Nel pomeriggio di oggi a Jouvenceaux, frazione di Sauze d’Oulx, una vettura ha investito il dehors di un bar. Un uomo e un donna 70enni hanno riportato traumi e sono stati trasportati in elicottero al CTO in codice rosso. Non sarebbero in pericolo di vita. Alla guida dell’auto una donna di mezza età che ha perso il controllo del veicolo.
Dal 3 all’8 agosto il tradizionale trekking tra il CAI di Volpiano e i randonneurs di Castries. Ventiquattro partecipanti per sei giorni di escursioni, condivisione e amicizia. Nel 2027 il passaggio di consegne: sarà Volpiano a ospitare gli amici francesi.
Dal 3 all’8 agosto le montagne del Jura francese hanno fatto da cornice all’edizione 2026 del tradizionale trekking che riunisce il CAI di Volpiano e i randonneurs di Castries, la città francese gemellata con Volpiano. Un appuntamento che negli anni è diventato molto più di un’esperienza escursionistica: un’occasione per rinnovare un rapporto di amicizia che coinvolge direttamente cittadini e associazioni delle due comunità e che rappresenta una delle espressioni più autentiche del gemellaggio tra Volpiano e Castries, avviato nel 2010.
Quest’anno il gruppo era composto da 24 partecipanti: 13 escursionisti del CAI di Volpiano e 11 randonneurs di Castries. Insieme hanno trascorso sei giorni tra sentieri, paesaggi e ambienti naturali del Jura, alternando le escursioni a momenti di incontro e convivialità.
Il trekking si è svolto nel migliore dei modi, in un clima sereno e rilassato che ha confermato ancora una volta quanto, con il trascorrere degli anni, il rapporto tra i partecipanti italiani e francesi sia diventato una vera e propria amicizia. Un ritrovarsi ogni volta con la naturalezza di vecchi amici, capaci di riprendere il cammino insieme come se non si fossero mai separati.
È proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’esperienza: il gemellaggio non rimane soltanto un rapporto istituzionale tra due Comuni, ma diventa un gemellaggio vissuto dalle persone, attraverso esperienze condivise, conoscenza reciproca e relazioni che si consolidano nel tempo.
L’organizzazione del trekking avviene ad anni alterni tra Italia e Francia. Il coordinamento del gruppo di Volpiano è affidato a Franco Rolando, mentre per Castries il referente è Serge Escuret. Al termine dell’edizione 2026, una stretta di mano tra Rolando ed Escuret ha rappresentato il simbolico passaggio di consegne tra Castries e Volpiano: nel 2027 saranno infatti gli escursionisti volpianesi ad accogliere gli amici francesi e a organizzare il nuovo appuntamento.
«Il trekking tra Volpiano e Castries rappresenta molto bene il significato che vogliamo attribuire al nostro gemellaggio – sottolinea il Sindaco di Volpiano Giovanni Panichelli –. I rapporti tra città acquistano ancora più valore quando riescono a uscire dalla sola dimensione istituzionale e diventano occasioni di incontro tra le persone. In questi anni, grazie anche all’impegno delle associazioni, sono nate relazioni e amicizie che continuano nel tempo. La stretta di mano che idealmente consegna a Volpiano l’edizione del prossimo anno è una bella immagine di questa continuità e saremo felici di accogliere nuovamente gli amici di Castries nel 2027».
Il trekking conferma così il ruolo fondamentale svolto dall’associazionismo nel mantenere vivi e concreti i rapporti di gemellaggio, favorendo occasioni di scambio che uniscono sport, territorio, socialità e conoscenza reciproca. Dopo le giornate trascorse sulle montagne del Jura, il cammino proseguirà dunque in Italia: nel 2027 toccherà a Volpiano raccogliere il testimone e ricambiare l’ospitalità, per aggiungere un nuovo capitolo a una storia di amicizia che continua, passo dopo passo, oltre i confini.
Foto: alcuni momenti del trekking 2026 nel Jura francese; la stretta di mano tra Franco Rolando e Serge Escuret che sancisce il simbolico passaggio di consegne a Volpiano per l’edizione 2027.
Un veterinario e uno zootecnico inseguono il profumo della Menta Piperita Piemonte e trasformano Osasio in un luogo dove la terra, la distillazione e un palazzo restaurato tornano a raccontare
di Luis Cabasés
Osasio non si impone: ti avvolge. La pianura torinese lo circonda come un respiro lento, e quando arriva l’estate, l’aria si riempie di un profumo che sembra una promessa. La menta. Fresca, balsamica, quasi luminosa. È un odore che non si limita a essere odore: è un invito. E due uomini, un veterinario e uno zootecnico, hanno deciso di seguirlo. Alberto Ferrero e Loris Bergese si conoscono da anni. Amici prima che soci, complici prima che imprenditori. Alberto ha le mani che parlano la lingua della campagna, Loris quella delle filiere vive. Un giorno hanno camminato insieme tra le file di menta in fiore. Alberto si è fermato, ha guardato il campo, poi Loris: «Sembra che questo posto voglia raccontare qualcosa». Alberto ha annuito. «Allora ascoltiamolo». Più o meno è andata così: da quel momento hanno iniziato a farlo davvero, fondando Mintriga.
Un nome curioso, quasi birichino, che sembra cambiare significato a seconda di chi lo pronuncia, come se la menta si divertisse a sussurrare interpretazioni diverse a ogni orecchio. E loro, quel sussurro, hanno scelto di seguirlo fino in fondo: dal campo alla distillazione, passando per la distilleria a corrente di vapore della Cooperativa Erbe Aromatiche di Pancalieri, dove l’olio essenziale — sette quintali di pianta per ottenere sei litri di essenza — nasce da un rito antico, custodito da mani che conoscono la menta come si conosce un familiare. Lì la menta si trasforma: diventa essenza, diventa anima. E in quel momento Alberto e Loris hanno capito che questa storia non poteva restare chiusa nei campi, perché aveva già iniziato a camminare da sola. La menta piperita non è una pianta semplice.
«È molto esigente – è scritto nel sito aziendale – vuole terreno abbastanza sciolto per estendere i rizomi, acqua in abbondanza e sole per maturare». Serve pazienza, serve cura, serve un territorio che sappia accoglierla. E il Pancalierese, con i suoi suoli permeabili e il suo microclima, è da sempre il luogo dove la menta ha deciso di crescere al massimo delle sue possibilità. Quando la fioritura esplode, tra fine luglio e agosto, i campi diventano un mare violaceo che sembra muoversi da solo. Le mietitrebbiatrici avanzano lente, e l’aria si impregna di un aroma che non si dimentica. In paese, gli anziani parlano ancora della “cassa di Osasio”, quella rete di famiglie che ha attraversato difficoltà e stagioni affidandosi alla menta come risorsa, come lavoro, come identità. E mentre Alberto e Loris ascoltavano quei racconti, un altro luogo ha iniziato a prendere forma nella loro storia: il Palazzo. Il Palazzo non è solo un edificio. È un personaggio. Un gigante che ha visto passare generazioni, che ha ospitato la distilleria della famiglia Rossi, che ha respirato menta quando Osasio cercava nuove strade. Poi il tempo lo aveva fatto tacere.
È stato Osvaldo Ferrero, architetto e padre di Alberto, a ridargli voce. Ha restaurato il Palazzo con una cura che non si limita alla tecnica: ha rimesso insieme memoria, dettagli, materiali, luci. Ha restituito dignità alle stanze, ha riaperto corridoi, ha fatto tornare a respirare soffitti che sembravano aver dimenticato come si fa. Quando i lavori sono finiti, il Palazzo non era più un luogo del passato: era un luogo pronto ad accogliere il presente. E oggi è lo scrigno dove si può scoprire davvero il lavoro di Mintriga. Chi entra nel Palazzo entra dentro la menta: la coltivazione, la distillazione, la storia delle famiglie, la rinascita di un territorio.

Ogni stanza racconta un pezzo di ciò che Alberto e Loris hanno scelto di custodire. Ogni passo è un incontro con qualcosa che non è solo prodotto: è identità. La loro è stata una scommessa. Una scommessa romantica, quasi incosciente, che nasce solo quando due amici guardano la stessa cosa e vedono lo stesso futuro. Un veterinario e uno zootecnico che hanno deciso di trasformare una pianta in un racconto, un territorio in un destino, un profumo in una promessa.
Hanno scelto la via più difficile: niente coloranti, niente scorciatoie, niente verde artificiale. Il liquore rimane limpido, come lo sciroppo di menta autentico che si beveva un tempo. «Quello che vedi è quello che la pianta ha dato», dice spesso Alberto. E forse è proprio questo il cuore della loro storia: la sincerità. Mintriga non è nato per essere un prodotto. È nato per essere un racconto. Un racconto che vive nei campi, negli fumi della cooperativa, nelle mani di chi coltiva, e soprattutto nel Palazzo restaurato dove ogni stanza sembra dire: “Benvenuto, qui la menta non è una coltura. È un destino.” E quando, nelle sere d’estate, l’aria si riempie di quel profumo fresco, sembra quasi che il territorio dica: «Grazie per avermi raccontato». 
La cerimonia si è svolta ieri sera sul palco dell’EuroPride di Amsterdam al termine della parata, sancendo simbolicamente il passaggio di consegne tra la capitale dei Paesi Bassi e il capoluogo piemontese, che dal 18 al 26 giugno 2027 accoglierà l’evento internazionale.
Alla cerimonia hanno partecipato l’assessore ai Diritti della Città di Torino Jacopo Rosatelli, cinque rappresentanti del Comitato EuroPride Torino 2027 e uno per il Servizio LGBT dell’Amministrazione comunale. La delegazione torinese ha preso parte anche alla Conferenza sui diritti umani, organizzata ad Amsterdam nell’ambito delle iniziative che hanno accompagnato l’EuroPride e il WorldPride 2026.
L’assegnazione dell’EuroPride 2027 a Torino era stata decisa nel novembre 2024 dall’Assemblea generale dell’European Pride Organisers Association (EPOA), riconoscendo il valore della candidatura del capoluogo piemontese, promossa dal Coordinamento Torino Pride con il sostegno della Città.
“La cerimonia è stata un momento emozionante e carico di significato. Ricevere il testimone da Amsterdam significa assumere una responsabilità importante e confermare l’impegno di Torino per i diritti, la libertà e l’inclusione di tutte le persone – dichiara Jacopo Rosatelli, assessore ai Diritti della Città di Torino -. Nei prossimi mesi continueremo a lavorare insieme al Comitato EuroPride 2027, alle associazioni del coordinamento Torino Pride e alle altre istituzioni per costruire un evento partecipato e capace di coinvolgere l’intera città. L’EuroPride è una grande manifestazione che serve a ribadire che i diritti fondamentali devono essere garantiti ovunque e a chiunque, contro ogni manifestazione.
È emblematico che qui ad Amsterdam si stiano celebrando i 25 anni del matrimonio egualitario, una conquista di civiltà che in Italia resta ancora da raggiungere e per la quale Torino, insieme alle altre città della rete Ready e alle amministrazioni impegnate sui diritti civili, continuerà a impegnarsi fortemente”.
Nato nel 1992, l’EuroPride rappresenta la più importante manifestazione europea dedicata ai diritti delle persone LGBTQIA+ e ogni anno viene ospitata in una diversa città del vecchio continente, nella quale richiama migliaia di partecipanti. Promosso dall’EPOA, l’evento rappresenta un’occasione di confronto sui temi dell’inclusione, dell’uguaglianza e della lotta alle discriminazioni.
Dopo Amsterdam, dal 18 al 26 giugno 2027 la manifestazione tornerà così in Italia, sedici anni dopo l’edizione di Roma del 2011, facendo di Torino la capitale europea dei diritti con una settimana di eventi culturali, sociali e politici di rilievo internazionale che culminerà con una grande parata per le vie della città.
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Mercoledì 12 agosto alle ore 17,30 nel Palazzo delle Feste di Bardonecchia Pier Franco Quaglieni in dialogo con Elisabetta Tolosano presenterà il libro “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa, laicità e laicismo nella storia d’Italia”, edito da Pedrini. La prefazione è di Giordano Bruno Guerri e la copertina opera dell’artista Ugo Nespolo.
Quaglieni è uno storico riconosciuto a livello nazionale ed internazionale sui temi della laicità dello Stato, a cui ha dedicato decenni di ricerca.
E’ morto a 87 anni a Torino il campione olimpico dei 200 metri di Roma 1960 (nella foto), Livio Berruti. Nel 2006 fu uno degli otto italiani porta-bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali torinesi. I funerali si svolgeranno in forma privata.
Commenta il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo:
“Dopo essere divenuto noto in tutto il mondo per il risultato alle Olimpiadi di Roma nel 1960 fu tra i protagonisti più attivi quando la fiaccola olimpica si accese nella nostra città, nel 2006, ricordandoci che le Olimpiadi sono un momento di sport ma anche un potente messaggio di fratellanza e di pace in tutto il mondo”.
Il CONI scrive: “Addio a Livio Berruti, olimpionico a Roma 1960. Campione inarrivabile. Bandiere a mezz’asta al CONI e minuto di silenzio.
Il mondo dello sport italiano saluta una delle sue più grandi icone, protagonista di una pagina indimenticabile della storia olimpica”.
Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato
Torino e l’acqua
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.
Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
1. Torino e i suoi fiumi
2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia
3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia
4. La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
5. La Fontana Nereide e l’antichità ritrovata
6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?
7. La Fontana Luminosa di Italia ’61 in ricordo dell’Unità d’Italia
8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma
9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta l’acqua
10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino
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2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

Torino, città magica per eccellenza, non può che contenere all’interno della sua planimetria numerosi angoli altrettanto misteriosi, come un puzzle incantato costituito da piccoli pezzi stregati. La Fontana Ceppi,conosciuta come “Fontana dei Dodici Mesi”, rientra in questa strana mappa esoterica, con tutta la sua bellezza tra il rococò e il barocco, con le sue numerose ed eleganti statue, tutte affacciate sullo specchio d’acqua contenuto nella vasca ovoidale in cemento.
Alla fontana si arriva passeggiando con spensieratezza, con lo sguardo che si perde tra i giochi di luce del sole dietro le foglie degli alti platani, attraverso il cangiante dei colori della natura, quasi dimenticando di essere in città. L’opera architettonica si trova nell’estremità meridionale del Parco del Valentino, per essere più precisi proprio nel punto in cui, secondo la leggenda, cadde il carro di Fetonte. Questa è la vicenda magicoa che interessa la fontana dei dodici mesi e che interseca una delle versioni mitiche della fondazione della città di Torino. Si racconta che Fetonte, figlio di Apollo, abbia chiesto un giorno al padre di poter guidare il carro alato, il dio del sole acconsentì, senza tener conto dell’inesperienza del figlio, che infatti, non riuscì a controllare il cocchio. Fetonte fece imbizzarrire i cavalli, bruciò il cielo, (si creò così la Via Lattea) e la terra (la Libia divenne deserto), incapace di fermarsi continuò a fare danni. Le altre divinità chiesero a Zeus di intervenire per fermare tale corsa rovinosa, ma l’unica soluzione possibile fu quella di far precipitare il giovane Fetonte nell’Eridano. Il luogo preciso in cui cadde pare sia proprio là dove oggi sorge l’imponente fontana Ceppi, vicino alle rive del fiume Po, un tempo conosciuto appunto come Eridano.
Le vicende più propriamente storiche vogliono la Fontana Ceppi come unico elemento architettonico ancora esistente del grandioso apparato di edifici costruiti per l’Esposizione Generale Italiana del 1898, organizzata a Torino per celebrare il cinquantenario dello statuto Albertino.
Il compito di progettare i padiglioni per la manifestazione venne affidato al torinese Carlo Ceppi, (11 ottobre 1829 – 9 novembre 1921) ingegnere e architetto di grande rilievo all’interno dell’ ambiente culturale piemontese; a lui si devono anche i progetti della stazione ferroviaria di Porta Nuova, diversi palazzi signorili del centro città e il pronao del santuario della Consolata.
Tutti i padiglioni vennero costruiti in gesso, legno e tela, unica eccezione fu la maestosa fontana a cui si decise di dare una struttura in cemento che durasse nel tempo. Ancora oggi la critica considera l’opera “una riuscita sintesi tra eclettismo accademico e apertura alle novità stilistiche e tecniche.”
Una volta arrivati davanti all’imponente fontana ci si accorge di ascoltare solo lo scrosciare dell’acqua, pare che il vento si affievolisca e che l’ombra degli alberi voglia proteggere quell’angolo di magia, custodendolo tra i rami come un gioiello prezioso da proteggere dall’usura degli anni. Le statue si affacciano nel bacino d’acqua circostante, silenziose e immobili, costrette ad una vanità eterna.
L’opera architettonica si presenta come un’ampia vasca ovale sovrastata da una terrazza ellittica sulla quale si ergono quattro gruppi statuari rappresentanti i fiumi che bagnano la città di Torino. Ai lati della parte centrale della balaustra vi sono altre figure, questa volta allegorie dei dodici mesi. L’acqua si getta nella vasca attraverso tre getti a cascata posti in posizione centrale, creando un borbottio ininterrotto che rimbomba tra le pareti in cemento. I gruppi statuari che simboleggiano i fiumi sono la Stura, rappresentata da tre sensuali nudi femminili, eseguiti da Luigi Contratti, il Po, identificato da una seriosa figura barbuta eseguita da Edoardo Rubino, la Dora, personificata da una spensierata e giovane pastorella ad opera di Giacomo Cometti, e, infine, il Sangone, sotto forma di un genio che sorride quasi beffardo a due amanti, realizzato da Cesare Reduzzi. Le altre statue presenti riflettono l’allegoria dei dodici mesi. Soffermandoci a guardarle, poste nelle loro plastiche posizioni, solide e leggiadre al contempo, paiono danzare al ritmo dell’acqua che scroscia, ognuna in armonia con le altre, eppure eternamente impossibilitate a raggiungere gli altri partecipanti del ballo. Una volta scoperta, quasi inaspettatamente, dal visitatore, l’opera si presenta con un’aura romantica e misteriosa insieme, affascinante ed incantatrice.La particolare atmosfera che si viene a creare è facilitata dal contesto naturalistico che avvolge la fontana, ossia il Parco del Valentino, conosciuto per il ricco patrimonio di flora e di fauna. A tutt’oggi il luogo ospita numerose manifestazioni, iniziative pubbliche, eventi di rilievo e vari spettacoli d’intrattenimento. Nota distintiva della zona è la presenza del celebre Borgo Medievale di Torino, edificato per rendere omaggio alle antiche tradizioni storiche e culturali del Piemonte e delle regioni limitrofe. All’interno del parco sono presenti, oltre alla fontana Ceppi, altre importati opere, come la statua di Massimo D’azeglio, il busto di Ascanio Sobrero, lo scopritore della nitroglicerina, il busto di Cesare Battisti e l’Arco del Valentino anche conosciuto come Arco dell’Artigliere o Arco di Trionfo.

Il Parco è il più conosciuto della città. L’origine del nome è incerta, pare che fin dal XIII secolo sorgesse proprio su tale luogo un’antica cappella dedicata a San Valentino, all’interno della quale erano conservate le reliquie del santo. In seguito la cappella cadde in rovina, ma la zona continuò a essere identificata con il nome del Santo. L’area del Parco divenne proprietà di Emanuele Filiberto di Savoia intorno alla metà del XVI secolo. Tra il 1630 e il 1660 viene eretto il castello omonimo ad opera di Carlo e Amedeo di Castellamonte, edificio usato come residenza estiva dei Savoia. Oggi è proprietà del Politecnico e vi sono i corsi di Architettura. Nel XIX secolo iniziarono i lavori di modifica secondo il progetto del paesaggista francese Barillett-Dechamps, che diede alla zona l’aspetto che ad ora possiamo ammirare. Nel parco sono state realizzate negli anni numeroso mostre floreali, (come ad esempio Flor 61), di cui rimangono ampie aiuole fiorite, il Giardino Roccioso e il Giardino Montano. Nel corso del XXI secolo tutto il Parco fu fortemente riqualificato, con attenzione particolare all’area dietro Torino Esposizioni, arricchita anche di nuove opere artistiche, quali la panchina dei “lampioni innamorati” e i percorsi sensoriali che attraversano il Giardino Roccioso. Nei pressi del Borgo Medievale si trova una inaspettata curiosità: la colonna che segna le piene del fiume Po e il livello delle acque raggiunto all’interno del parco. Ormai luogo attivo e accogliente per gli eventi culturali torinesi, in tempi assai recenti il Parco ha ospitato al suo interno il Salone internazionale del Gusto e la quarta edizione del Salone dell’Automobile di Torino.
Questo articolo si rivolge principalmente ai curiosi non torinesi, e ai torinesi che si sono dimenticati che si può fuggire dalla città anche senza andare troppo lontano.
Alessia Cagnotto
LA GAM DI TORINO TRA I VINCITORI DEL PAC 2026
Piano per l’Arte Contemporanea promosso dalla
Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Sarà acquisita un’opera di Sabrina Mezzaqui
La GAM di Torino è tra i vincitori dell’Avviso pubblico PAC 2026 – Piano per l’Arte Contemporanea (Ambito 1) dedicato all’acquisizione di opere realizzate negli ultimi 70 anni, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il progetto, a cura di Elena Volpato, Conservatore del museo, prevede l’acquisizione dell’opera di Sabrina Mezzaqui I quaderni di Hannah Arendt, 2017-2021.
Il lavoro comprende 29 quaderni rilegati a mano con copertine in stoffa ricamata con motivi ispirati all’estetica del Bauhaus, copiati con inchiostro blu notte su carta per atti giuridici e amministrativi.
I quaderni di Hannah Arendt sono un’opera emblematica dove si coglie non solo l’attenzione tipica di Mezzaqui per la parola scritta, ma emerge una pratica artistica fatta di lettura e scrittura intese come atti creativi di contemplazione, grazie ai quali il pensiero viene “ripensato”, prendendo forma nella materia, attraverso un esercizio di riflessione e copiatura.
L’opera riesce a far emergere tutta l’attuale urgenza dei testi di Arendt, raccolti in “Nel deserto del pensiero – Quaderni e diari 1950-1973”, dove la stessa filosofa, a sua volta, ricopiò testi di altri autori e dove diede espressione all’immagine del “deserto”, rappresentazione della condizione moderna dove si insinua l’assenza di pensiero.
Una dimensione critica a cui corrisponde però, nella volontà dell’autrice, la necessità di forme di resistenza che Arendt mette in atto attraverso la scrittura e Mezzaqui fa rivivere nella sua opera e nel suo studio, attraverso un lento percorso di copiatura e meditazione, in un tempo di sospensione e isolamento.
I quaderni di Hannah Arendt sono una tra le opere di maggior impegno realizzate dall’artista negli ultimi anni. Si inserisce in un progetto più ampio di copiatura calligrafica di quaderni e diari di pensatrici del Novecento.
Con la medesima processualità ha infatti realizzato “I quaderni di Simone Weil”, nel 2010-2013, e ha in animo di dedicarsi nei prossimi anni alla copiatura dei diari di Etty Hillesum.
L’opera sarà presentata in occasione di una mostra alla GAM, negli spazi della Videoteca, in dialogo con un’opera video, in via di realizzazione, dove Mezzaqui torna a riflettere sul Senso dell’ordine, titolo di un noto saggio di Ernst Gombrich, dedicato alle arti decorative, pubblicato nel 1979. Un testo al quale Mezzaqui dedicò un’ampia opera su carta nel 2002.
L’esposizione aprirà al pubblico il 3 dicembre 2026 fino al 4 aprile 2027 in occasione della Quinta Risonanza della programmazione della GAM e sarà accompagnata da un quaderno pubblicato da Edizioni Corraini dedicato a I quaderni di Hannah Arendt che entrano a far parte della collezione del museo.
Nota biografica
Sabrina Mezzaqui è nata a Bologna nel 1964. Vive e lavora a Marzabotto. Conduce un lavoro condiviso (Tavolo di Lavoro di Marzabotto). Insegna all’Accademia Belle Arti di Bologna. Lavora con la Galleria Massimo Minini e con la Galleria Continua. Ha esposto in spazi pubblici in Italia tra i quali: Fondazione Luigi Rovati; Palazzo da Mosto – Fondazione Palazzo Magnani; Pilotta – Galleria Nazionale, Parma; Museo Civico d’Arte, Modena; GAM di Torino; Triennale, Milano; e all’estero: PS1, New York; INOVA, Milwaukee – WI; Musée d’art moderne et contemporain, Saint-Étienne – F; One Severn Street, Birmingham – GB; Raid Projects Gallery, Los Angeles; Istituto Italiano di Cultura – MOCA, Buenos Aires; Bengal Art Lounge, Dhaka – Bangladesh. Sue opere, di natura diversa da quella in oggetto, sono conservate presso la GAM di Torino, il Museo del Novecento di Milano, il MAMbo, Castel Sant’Elmo a Napoli e alla Galleria Civica di Parma.
Didascalia dell’immagine:
Sabrina Mezzaqui
I quaderni di Hannah Arendt, 2017-2021 (dettaglio)
29 quaderni rilegati a mano con copertine in stoffa ricamata con motivi ispirati all’estetica del Bauhaus, copiati con inchiostro blu notte su carta per atti giuridici e amministrativi
Opera acquisita nell’ambito del progetto vincitore del PAC 2026 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Ph. Lorenzo Palmieri
Alto e basso canavese, sino alla prima cintura di Torino, abbracciando anche la collina della città
metropolitana. Sono queste le aree che hanno interessato una parte degli ultimi arresti per
detenzione ai fini di spaccio da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Torino.
Tra gli espedienti più curiosi c’è quello risalente ad alcuni giorni fa tra Chieri e Pino Torinese.
È stato un vistoso cappello da donna dallo stile tirolese indossato dal conducente di un crossover ad
attirare l’attenzione dei militari della Sezione Radiomobile di Chieri. L’equipaggio, insospettito
anche da una brusca manovra dell’autovettura, ha fermato il veicolo all’altezza di Corso Chieri, in
direzione di Pino Torinese. Il conducente, di origine nordafricana e in regime di detenzione
domiciliare, si accompagnava con un passeggero centrafricano. Visibilmente nervosi durante le fasi
del controllo, i militari hanno rinvenuto nell’auto, nascosti in una borsa frigo, 2.3 kg di cocaina, 4.200
euro in contanti e un’accetta. Entrambi sono stati arrestati per detenzione ai fini di spaccio di
sostanze stupefacenti e tradotti al Lorusso e Cutugno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria
A Cuorgnè, in Frazione Salto, i Carabinieri della locale Stazione, insieme ai militari di Rivarolo
Canavese e di Castellamonte, hanno tratto in arresto un anziano di 72 anni che nel suo giardino
coltivava 17 piante di canapa, di cui 5 con infiorescenze; oltre che al possesso di diversi barattoli in
vetro con all’interno marijuana, dal peso di oltre mezzo kg. Le piante, successivamente estirpate,
hanno rivelato un peso complessivo rilevante, pari a ben 9,9 kg. In questo caso, l’intervento era
scaturito in modo del tutto insolito, a seguito di una banale lite tra vicini. L’anziano, infatti, aveva
appiccato un fuoco di sterpaglie nel terreno del vicino di casa, scatenando il dissidio con il vicino
che aveva richiesto l’intervento dei Carabinieri. L’uomo è stato poi collocato presso la propria
abitazione in regime di arresti domiciliari in attesa di convalida. Competente la Procura di Ivrea.
Un altro espediente curioso per celare sostanza stupefacente è stato quello utilizzato da un 48enne
residente nella prima cintura. L’uomo, sorpreso a cedere nei pressi della sua abitazione 0,71 grammi
di cocaina, al suo ritorno a casa ha pensato di nascondere ulteriore sostanza stupefacente (pari a 76
grammi) all’interno di un calzino riposto nel portaombrelli del vano condominiale. I militari
della Sezione Operativa e Radiomobile della Compagnia di Venaria, estendendo il controllo anche in
casa, hanno potuto poi attribuirne il possesso al 48enne a seguito del rinvenimento dell’altro
calzino, per marca e caratteristiche identico a quello nascosto nel portaombrelli. Nell’abitazione,
l’uomo è stato trovato in possesso anche di un bilancino di precisione e 830 euro in contanti.
L’arresto è stato poi convalidato dall’Autorità Giudiziaria di Torino che ha disposto il regime
degli arresti domiciliari.
Infine, sempre dalla Sezione Operativa e Radiomobile di Venaria, a Nole Canavese è stato arrestato
in flagranza un uomo di 73 anni, anch’egli sorpreso a cedere della sostanza stupefacente ad una
donna. All’atto del controllo, l’uomo è stato oggetto di perquisizione personale veicolare.
Nell’abitacolo, occultata vicino allo sterzo, i Carabinieri hanno rinvenuto un involucro
termosaldato di cocaina. L’esito positivo della perquisizione ha poi portato gli investigatori ad
approfondire il controllo anche in casa, dove, all’interno di un pacchetto di gomme di masticare,
sono stati trovati 18 grammi circa di cocaina, 16 grammi di sostanza da taglio, un bilancino di
precisione, materiale per confezionamento, 1.650 euro in contanti e diversi manoscritti riportanti
importi e nominativi di presumibili soggetti acquirenti.
L’uomo risulta attualmente sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla
Polizia Giudiziaria, come disposto dalla Procura di Ivrea, che procede.
I grandi interventi finanziati dal Pnrr cominciano a tradursi in opere e risultati concreti, raccontati attraverso le immagini e le testimonianze delle persone che li stanno realizzando. È questo l’obiettivo di “Racconti PNRR – Storie da un territorio in continua evoluzione”, il progetto multimediale istituzionale della Regione Piemonte che accompagna il pubblico alla scoperta delle principali iniziative realizzate grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Nel complesso, la Regione ha gestito 2.419 interventi, per un valore di 1,78 miliardi di euro, raggiungendo il 100% degli obiettivi programmati.
Tra i primi progetti raccontati c’è quello dedicato alla tutela dei parchi e dei giardini storici, un patrimonio verde formatosi nel corso dei secoli e oggi considerato parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico piemontese. L’intervento, inserito nella Missione 1, Componente 3 del Pnrr, ha un valore complessivo di 721 mila euro e punta a coniugare la conoscenza scientifica del paesaggio con la formazione di nuove professionalità specializzate nella cura dei giardini storici.
Una parte fondamentale del progetto è stata la realizzazione del censimento e della catalogazione di 400 parchi e giardini storici di particolare pregio. Le informazioni sono state raccolte attraverso schede georeferenziate elaborate con il contributo di esperti del mondo universitario. L’attività, sostenuta con 120 mila euro, rappresenta una base conoscitiva utile anche per future strategie di valorizzazione turistica e culturale.
La mappatura comprende alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio piemontese: dall’Abbazia di Vezzolano – Giardino del Chiostro di Albugnano al Castello di Miasino, dalle Cascine e Serre del Castello di Racconigi al Giardino di Villa della Regina a Torino, fino al Giardino del Sacro Monte di Varallo, al Giardino di Villa Schneider a Biella, al Parco del Castello di Marengo ad Alessandria e a Villa San Remigio a Verbania.
Il progetto non si è però limitato alla conoscenza e alla catalogazione del patrimonio. Una quota significativa delle risorse Pnrr è stata destinata alla formazione di nuove figure professionali. Attraverso il sistema regionale delle agenzie formative accreditate sono stati infatti attivati otto percorsi specialistici, finanziati con oltre 600 mila euro, che hanno consentito a 111 persone di ottenere una qualificazione come giardinieri d’arte.
La formazione ha previsto una combinazione di lezioni teoriche e attività pratiche. Gli allievi hanno potuto affiancare maestri d’arte e tecnici specializzati, svolgendo centinaia di ore di tirocinio direttamente all’interno di alcune delle più importanti dimore storiche piemontesi.
«Valorizzare la professione dei giardinieri d’arte significa investire nella tutela di un patrimonio unico, trasformandolo in opportunità di sviluppo, occupazione qualificata e competenze altamente specialistiche – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Formazione Daniela Cameroni –. Per una Regione che ha scelto l’eccellenza come motore della propria crescita, formare professionalità dedicate anche alla cura della botanica storica significa fare del patrimonio culturale e paesaggistico una leva concreta per costruire il futuro».
Secondo Cirio e Cameroni, le Residenze Reali e più in generale il patrimonio storico, artistico e paesaggistico piemontese rappresentano un’importante risorsa per il turismo e per l’economia regionale, con ricadute sull’occupazione e sull’intera filiera della valorizzazione culturale. In questo sistema, spiegano, i giardinieri d’arte assumono un ruolo centrale nella conservazione di un patrimonio che appartiene all’identità del Piemonte.
La professione richiede infatti una preparazione specifica, perché intervenire su un giardino storico significa prendersi cura di un’opera che, a differenza di un bene architettonico, è composta anche da elementi viventi. La manutenzione di siepi secolari, alberi monumentali, fontane e specchi d’acqua richiede conoscenze botaniche, capacità tecniche e una particolare attenzione alle caratteristiche storiche e paesaggistiche del luogo.
Il racconto multimediale della Regione porta così il pubblico anche dietro le quinte delle attività di conservazione, mostrando attraverso fotografie e video il lavoro quotidiano degli operatori impegnati nella tutela del patrimonio verde.
«La scelta del linguaggio visivo ci consente di mostrare alla cittadinanza le azioni concrete delle istituzioni, offrendo uno sguardo diretto sul lavoro svolto tra rilievi tecnici e momenti di apprendimento quotidiano – concludono Cirio e Cameroni –. Il progetto dimostra l’efficacia di un intervento strategico: da un lato mappare e valorizzare con un rigore scientifico senza precedenti l’immenso patrimonio verde regionale, dall’altro investire sui giovani e sulle competenze, creando nuove opportunità di lavoro qualificato con la figura del giardiniere d’arte».
Un intervento che punta quindi a unire tutela del patrimonio, formazione e occupazione, trasformando la conservazione dei giardini storici in una concreta occasione di valorizzazione culturale ed economica per il Piemonte.