ilTorinese

Discoteche addio!

Se avete visto il film Piper o se avete avuto la fortuna di vivere quegli anni, ricorderete come da Londra sia partita quella musica beat che ha poi invaso il resto d’Europa. Negli anni successivi a fare tendenza sono stati i locali di Berlino, Barcellona e altri.

Ancora dieci anni fa le discoteche, seppure meno di un tempo, raccoglievano centinaia, se non migliaia, di persone in prevalenza giovani; per citare solo quelle di Torino e dintorni: Le Palace, Hennessy, Naxos, Ultimo impero, Rock city, oltre alle più piccole Manuia, Diagonal, Jimmy’z, Vaniglia, Heaven, Bagatelle, La Beccaccia e molte altre erano il must dove trascorrere il sabato sera.

Nell’arco di pochi anni sono state tutte abbandonate dai clienti, prima, e dalla proprietà dopo e alcune di loro sono ormai cattedrali nel deserto.

Cos’è successo? Cambiamenti sociali importanti hanno decretato un cambio di tendenza: l’alcoltest che può rovinarti la nottata è solo uno degli aspetti; a differenza di altri Paesi dove, a turno, uno decide di non bere e fare da autista agli amici, in Italia non è ancora entrato in testa che, non soltanto rischi di perdere la patente e di finire sotto processo, ma in caso di sinistro la compagnia assicuratrice può riservarsi di non pagare i danni. E se parliamo di lesioni permanenti o di decesso vi invito a fare i calcoli prima di mettervi alla guida.

Poi sono cambiati i gusti, specie dei giovani; meglio l’ubriacatura in pochi amici che bere moderatamente ascoltando musica o ballando o socializzando con sconosciuti.

La discoteca era spesso il luogo dove si sono formate coppie perché con la musica, il relax del fine settimana e l’alcool che scioglieva le inibizioni tutto era più facile anche per i casi più disperati.

Ora i giovani sono totalmente disinteressati dall’approccio con l’altro genere (ma anche con lo stesso genere sarebbe già meglio che niente) e riescono a stare seduti in cinque su una panchina, ognuno col proprio smartphone, totalmente avulsi dalla realtà che li circonda.

Non si fanno più incantare, attrarre, ipnotizzare da luci, dj famoso, musiche, alcool “che fa adulto” e ragazzine tutte in tiro semplicemente perché sono cambiati i gusti, è cambiato il carattere dei giovani, è cambiato quasi tutto intorno a noi.

Un cambiamento, tuttavia, non sempre è totalmente positivo o totalmente negativo; ci sono anche le vie di mezzo. Non è tutto bianco o nero, ci sono molte sfumature di grigio. Ma se questi giovani manifestano il loro disagio non solo non frequentando più i locali, non soltanto cambiando il loro grado di socializzazione ma anche, per esempio, non cercando il lavoro mi viene da dire che è la società che sbaglia o ha sbagliato qualcosa nei loro confronti.

Si dice che un frutto non cada mai lontano dall’albero: se i figli sono così, mi viene da dire (e nel 99% dei casi che conosco è così) che la colpa sia prevalentemente dei genitori che non sono intervenuti con autorevolezza e con impegno (oltre che con capacità, ma per fare figli non è richiesta la patente) per salvare il salvabile.

Nel Comune dove sono Sindaco al concorso per responsabile finanziario si sono iscritti in 19, si sono presentati in 7 ma due, appena lette le domande, hanno rinunciato: totale 5 candidati per 1 posto. Anni fa un concorso per dipendente comunale avrebbe richiamato gente anche da Saturno; ora aspettano che il datore di lavoro vada a bussare alla loro porta intuendo che loro sono senza lavoro.

Al di là dell’aspetto morale, c’è seriamente da preoccuparsi. Finite le riserve economiche che i nostri genitori ci hanno lasciato, considerando una popolazione sempre più anziana, un fattore di crescita demografica ben sotto lo zero, la disoccupazione quasi voluta c’è poco di cui stare allegri.

I giovani purtroppo, ma è una distorsione cognitiva tipica dell’età, non pensano al futuro; pensano che anno più anno meno, tutto vada bene; immagino quando gli attuali trentenni si troveranno soli, senza lavoro e, quindi, senza pensione e dovranno cominciare a vendere la casa avita per poter mangiare.

Ma se tutti immetteranno sul mercato un immobile da vendere non solo il valore diminuirà, ma ci sarà più offerta che domanda.

Dedicate cinque minuti ad analizzare questo problema.

Sergio Motta

Torino: perché è stata la prima capitale del cinema italiano

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

C’è stato un tempo in cui, prima di Roma e molto prima di Cinecittà, il cuore del cinema italiano batteva a Torino. Una città elegante, industriale, riservata, che oggi associamo più facilmente all’automobile, ai viali alberati e ai caffè storici, ma che a inizio Novecento fu uno dei luoghi più vivi e innovativi del cinema europeo. Capire perché Torino sia stata la prima capitale del cinema italiano significa tornare a un’epoca di sperimentazione, entusiasmo e ambizione, quando il cinema non era ancora un’industria consolidata ma una scoperta, quasi una scommessa.

Alla fine dell’Ottocento Torino era una città perfettamente pronta ad accogliere il nuovo linguaggio cinematografico. Era una capitale da poco perduta, ma non aveva perso la sua centralità culturale e tecnologica. Aveva infrastrutture moderne, una borghesia colta e curiosa, una forte tradizione fotografica e scientifica. Quando il cinematografo fece la sua comparsa in Europa, qui trovò un terreno fertile. Le prime proiezioni entusiasmarono il pubblico e, nel giro di pochi anni, dalla semplice visione si passò alla produzione vera e propria.

Non è un caso che le prime case di produzione italiane siano nate proprio a Torino. In una città abituata a pensare in grande e a investire nel futuro, il cinema venne subito percepito non come un passatempo, ma come un’arte e un’industria. Studi di posa, laboratori, troupe stabili: tutto cominciò a prendere forma con sorprendente rapidità. Torino iniziò così a raccontare storie per immagini, anticipando linguaggi e soluzioni narrative che avrebbero fatto scuola.

La nascita di un’industria cinematografica

Nei primi anni del Novecento Torino diventò un vero e proprio laboratorio cinematografico. Qui nacquero produzioni ambiziose, kolossal ante litteram, film storici e mitologici che richiamavano l’antica Roma, la Grecia classica, le grandi epopee. Una delle case di produzione più importanti fu Itala Film che portò il cinema italiano su un livello internazionale. Con mezzi tecnici avanzati e una visione moderna del racconto filmico, gli studi torinesi iniziarono a competere con le grandi produzioni francesi e americane.

Il cinema torinese non era improvvisato. Era frutto di una progettualità precisa, di una città che sapeva unire rigore industriale e gusto estetico. Registi, tecnici e attori lavoravano in modo continuativo, sperimentando nuove soluzioni visive, movimenti di macchina, scenografie monumentali. Torino diventò una fabbrica di immagini, ma anche un luogo di pensiero, dove si rifletteva sul linguaggio cinematografico quando altrove si era ancora legati alla semplice ripresa teatrale.

In questo contesto emerse la figura di Giovanni Pastrone, uno dei grandi pionieri del cinema mondiale. Con lui, il cinema italiano fece un salto decisivo in avanti, dimostrando che anche in Italia si potevano realizzare opere spettacolari, complesse e capaci di dialogare con il pubblico internazionale.

Cabiria e il sogno di Torino capitale del cinema

Il simbolo assoluto di quell’epoca d’oro è Cabiria, un film che segnò un punto di svolta non solo per il cinema italiano, ma per la storia del cinema tout court. Girato in gran parte a Torino, fu un’opera colossale per durata, ambizione e innovazione tecnica. I suoi movimenti di macchina, le scenografie imponenti e la struttura narrativa influenzarono registi di tutto il mondo, compresi alcuni futuri giganti di Hollywood.

Con Cabiria, Torino dimostrò di poter essere non solo la culla, ma anche il vertice del cinema italiano. Per qualche anno sembrò davvero possibile che la città piemontese diventasse stabilmente il centro dell’industria cinematografica nazionale. Le sale erano numerose, il pubblico rispondeva con entusiasmo e le produzioni torinesi circolavano all’estero con successo.

Eppure, questo primato durò poco. Le ragioni furono molteplici: cambiamenti economici, la Prima guerra mondiale, lo spostamento progressivo delle produzioni verso Roma, dove il clima, gli spazi e le scelte politiche favorirono la nascita di un nuovo polo cinematografico. Torino, fedele al suo carattere, non fece rumore. Continuò a produrre cultura, ma lasciò che il centro del cinema italiano si spostasse altrove.

L’eredità cinematografica di Torino oggi

Anche se non è più una capitale produttiva come lo è stata agli inizi del Novecento, Torino non ha mai smesso di essere una città di cinema. La sua eredità è viva nei festival, nei musei, nelle scuole di cinema e in un rapporto con l’immagine che resta profondo e consapevole. Il cinema, qui, non è solo intrattenimento: è memoria, ricerca, racconto del reale.

Camminando per Torino si percepisce ancora quel legame originario. Nei suoi palazzi austeri, nei cortili, nelle piazze ordinate, c’è una naturale predisposizione alla messa in scena. Non stupisce che tanti registi contemporanei continuino a sceglierla come set, attratti da una città che non si impone ma si lascia scoprire, proprio come il cinema delle origini.

Essere stata la prima capitale del cinema italiano non è per Torino un titolo da esibire, ma una storia da custodire. Una storia fatta di intuizioni, di rischio, di visione. E forse è proprio questo che rende il suo rapporto con il cinema così autentico: Torino non ha mai cercato di essere protagonista a tutti i costi. Lo è stata quando serviva, e ha saputo farsi da parte senza dimenticare ciò che aveva costruito.

.

NOEMI GARIANO

 

Avs – SE: “Inaccettabile chiusura scuole per operazioni di polizia”

 “Il diritto allo studio non si sospende, le scuole riaprano in serenità e non con clima di paura”
Torino, 2 gennaio 2026 – “È inaccettabile che, per un’operazione di polizia, tre scuole pubbliche siano state chiuse senza preavviso, privando centinaia di bambine e bambini del diritto allo studio e di un momento importante della vita scolastica come le feste di fine anno.” È quanto denunciano Marco Grimaldi, vicecapogruppo AVS alla Camera dei Deputati, Alice Ravinale, consigliera regionale AVS Piemonte, e i consiglieri comunali di Sinistra Ecologista Sara Diena ed Emanuele Busconi.
Giovedì 18 dicembre, in concomitanza con lo sgombero di Askatasuna in corso Regina Margherita 47, sono state chiuse la scuola dell’infanzia Gianni Rodari, la scuola primaria Leone Fontana – appartenenti all’Istituto comprensivo statale Gino Strada – e il nido comunale Il Giardino delle fiabe. La comunicazione alle famiglie è arrivata con appena mezz’ora di anticipo, due giorni prima della chiusura prevista per le vacanze natalizie.
“Quelle scuole sono frequentate da circa 400 alunni e alunne, che il 18 dicembre si sono trovati davanti a cancelli sbarrati e cordoni di polizia” proseguono gli esponenti di AVS e Sinistra Ecologista. “La petizione lanciata da genitori e cittadini, che ha raccolto centinaia di firme in poche ore, dimostra quanto sia stata sentita questa ferita nella comunità. E resta il dubbio su cosa accadrà il 7 gennaio, visto che in Vanchiglia continua ad esserci un dispiegamento imponente di forze dell’ordine, che vede centinaia di mezzi e di agenti impiegati in una dimostrazione di forza fine a se stessa – peraltro mentre a poche centinaia di metri continuano spaccio e spaccate notturne, alla faccia della sicurezza.
Non possiamo accettare che il rientro in aula avvenga in un clima militarizzato, con bambini costretti a varcare cordoni di polizia come in un check point. Le scuole devono essere luoghi di serenità, non di paura.”
Per questo motivo abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno per chiedere garanzie immediate sul ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza per l’accesso agli istituti scolastici coinvolti. “Il diritto all’istruzione e alla serenità dei più piccoli non può essere sacrificato sull’altare di spettacolari operazioni di ordine pubblico. Il Prefetto dia risposte chiare e agisca subito.”
CS

Addio a Renata, la “pasionaria” di Porta Palazzo

È mancata il 31 dicembre 2025 Renata Fop, la “pasionaria” di corso Giulio Cesare, del quartiere Aurora e di Porta Palazzo, o meglio l’apripista dei Comitati di tutta quella zona. Lo “zoccolo duro” di quei Comitati spontanei di quartiere nati attorno agli anni ’90 quando è cominciata l’immigrazione in arrivo dal Nord- Africa e di lì si sono manifestati i primi episodi di delinquenza legati allo spaccio. Renata Fop ha sempre preso molto a cuore negli anni le problematiche del territorio, è sempre stata molto incalzante ed era conosciutissima dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine, ed aveva sempre la battuta pronta. Il suo Comitato si chiamava “Comitato Spontaneo San Gioacchino” ed abitando all’inizio di corso Giulio Cesare si era ritrovata con tutte queste problematiche sotto casa. “Renata è stata una veterana dei Comitati ed io l’ho conosciuta – ci racconta la compagna di tante battaglie Adriana Romeo – prima degli anni 2000 quando lei era già una “combattente” perché si occupava da tempo di sicurezza. Era una donna molto schietta, diretta… Dal 2003 sino al 2009 abbiamo collaborato insieme a tanti altri Comitati di Porta Palazzo ed abbiamo sempre fatto fronte comune. Ricordo che una di quelle cause che aveva molto a cuore era la riqualificazione dell’area sferrata del Ponte Mosca dove una ventina di anni fa era nata l’idea di fare un polo multifunzionale e lei si era battuta molto ma poi il progetto naufragò.” Nella foto: Renata Fop e Adriana Romeo a Ponte Mosca durante un sit-in per contestare la decisione del Comune che intendeva collocare lì il mercato di libero scambio.

IGINO MACAGNO

Tutto quanto fa spettacolo. La Torino del Reuccio 

Un secolo fa, il primo gennaio 1926, nasceva a Roma, a Trastevere, Claudio Villa: verace, popolano e popolare per il pubblico era semplicemente “il reuccio”. Pochi sanno che nel lontano 1949, quindi ancora giovanissimo,  Claudio incise un brano, una orecchiabile marcetta orchestrale jazz, che poi era il lato b di “Rosso di sera”, dal titolo “Torino a primavera” che trovate su youtube, nella quale si definiva la nostra città placida, e che “s’addormenta nelle sere tra le prime luci d’or”. Per proseguire con: ” Pei viali della felicità l’amore a tutte le tote un sogno sa regalar”; ed il  primo fans club torinese pensate, venne fondato nel 1959 difatti da una giovane Mercedes Bresso che prima di intraprendere la carriera universitaria e politica con la sorella Paola scrissero insieme per il Reuccio anche il testo del “Furibondo Twist”. Villa venne spesso a Torino soprattutto ad esibirsi nella storica sala da ballo “Le Roi” di Attilio Lutrario, in via Stradella, al Palasport ed in televisione a TeleCupole fece anche un duetto con la mitica cantautrice torinese Vanna Ravinale all’indimenticabile “Trattoria dei ricordi”.

Si è esibito in molte canzoni italiane memorabili, anche nel 1980, all’Auditorium della RAI di via Rossini durante la trasmissione televisiva per la Rete 2 e la regia di Mauro Macario “Concerto all’italiana”, accompagnato dall’Orchestra RAI diretta dal Maestro Nello Ciangherotti, interpretando brani come “Luna rossa”;  “Vivere; “Addio Addio” e “Non pensare a me” con i quali vinse il Festival di Sanremo nel 1962 e nel 1967 in coppia con Iva Zanicchi. La torinese Gilda Scalabrino, la vincitrice del Festival di Sanremo 1975, il Reuccio ne vinse ben 4, lo ricorda così: “L’ho conosciuto, ho fatto serate con lui, era una persona divertente e squisita; in una serata in quel di Muggia, nel Friuli – Venezia Giulia, mi costrinse poi a fare un mini giro in moto con lui ed io che preferirei lanciarmi col paracadute piuttosto di salire su una moto feci buon viso… Quando scesi mi disse: che ero nata per essere un centauro; a  distanza di 45 anni non ho ancora capito se ci fosse dell’ironia e se io avessi recitato alla grande!”

Al telefono direttamente da Cuba lo ricorda per “Il Torinese” anche la cantante di fama mondiale oggi residente lì in America Latina, dal 1990 dove è diventata un importante punto di riferimento culturale tra i due paesi, Lucia Altieri: “Claudio per me è stato un caro amico; al Festival di Napoli del 1962 abbiamo anche cantato in coppia una canzone di Ennio Morricone ” Tu staje sempe cu me”. In quella  occasione si era incavolato moltissimo  perchè Ennio mandò solo a me un telegramma complimentandosi per la mia interpretazione. In Spagna dove ci incontravamo spesso invitati dalla TVE  mi ha invece fatto scoprire tutti  locali caratteristici di flamengo che lui conosceva bene ed una volta mi invitò anche a vedere una corrida perchè toreava “El Cordobes”, un popolare torero spagnolo: quell’esperienza però finì male perchè  io facevo il tifo per il toro il quale venne purtroppo infilzato a pochi metri da noi e io quella volta non ce l’hofatta e sono svenuta… Ti posso solo dire che Claudio l’ho ammirato sempre per il suo grande talento e la sua grande professionalità come tutti gli italiani ed i suoi innumerevoli fan sparsi in tutto il mondo ancora oggi”.

Igino Macagno

Saldi al via da sabato. Spesa di 137 euro a persona, giro da 400 milioni in Piemonte

ATTESA PER LO SHOPPING DEI TURISTI

 

Ascom, la Presidente Coppa:  In questi giorni di vacanza, per molti il saldo è un’esperienza di slow shopping, da assaporare con tranquillità

 

 Saranno 16 milioni le famiglie che si dedicheranno allo shopping nel periodo dei saldi a partire da sabato 3 gennaio, a parte la Valle d’Aosta che inizia oggi. Secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, la spesa pro capite sarà di circa 137 euro e di 303 euro a famiglia, per un giro di affari di 4,9 miliardi di euro, di cui circa 400 milioni in Piemonte, dove i saldi dureranno sei settimane. 

STIMA DEI SALDI INVERNALI 2026 2026
VALORE SALDI INVERNALI (miliardi di euro) 4,9
NUMERO FAMIGLIE CHE ACQUISTA IN SALDO (milioni) 16
ACQUISTO MEDIO A FAMIGLIA PER SALDI INVERNALI (euro) 303
ACQUISTO MEDIO A PERSONA NEI SALDI INVERNALI (euro) 137

Fonte: stime Ufficio Studi Confcommercio

«I saldi invernali rappresentano ancora un’occasione importante per molti consumatori, dove il valore non sta solo nello sconto, ma in un’esperienza di acquisto più ampia – sottolinea Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia – in un contesto urbano animato e vissuto non solo dai cittadini, ma anche da numerosi turisti che stanno scegliendo Torino per le vacanze invernali. In questi giorni di vacanza, per molti il saldo è un’esperienza di slow shopping, da assaporare con tranquillità alla ricerca di un capo conveniente. 

Secondo i dati raccolti dalla nostra associata Fiavet, registriamo un +15% di arrivi turistici in città rispetto all’anno scorso, con una forte componente nazionale: famiglie, coppie e visitatori provenienti da altre regioni italiane, attratti dalla cultura, dall’offerta museale, dalle montagne vicine ma anche dallo shopping di qualità. 

Per i saldi le persone fanno scelte sempre più attente, informate e consapevoli. La qualità del prodotto, la serietà del commerciante, la durata dell’investimento sono ormai criteri centrali per chi acquista. E il commercio di vicinato, con la sua capacità di offrire fiducia, consulenza e cura, risponde pienamente a queste nuove esigenze».

Confcommercio ricorda le regole base dei saldi:

Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (Art. 129 e ss. D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato (art. 135 bis del D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo). Per gli acquisti online i cambi o la rescissione del contratto sono sempre consentiti entro 14 giorni dalla ricezione del prodotto indipendentemente dalla presenza di difetti, fatta eccezione per i prodotti su misura o personalizzati (artt. 52 e ss. del D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo).

Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimessa alla discrezionalità del negoziante.

Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante e vanno favoriti i pagamenti cashless.

Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.

Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e, generalmente, il prezzo finale. In tutto il periodo dei saldi il prezzo iniziale sarà il prezzo più basso applicato alla generalità dei consumatori nei 30 giorni antecedenti l’inizio dei saldi (Art. 17 bis D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo introdotto dal D.Lgs. n. 26/2023 di recepimento della Direttiva UE «Omnibus»).

Confcommercio segnala, inoltre, le varie iniziative promosse sull’intero territorio nazionale da Federazione Moda Italia come “Saldi Chiari e Sicuri”, “Saldi Trasparenti”, “Saldi Tranquilli”. 

Truffa del “finto maresciallo”: arrestata 36enne con Rolex da 15mila euro

Il copione è quello del “finto maresciallo”, ma questa volta la vicenda si è conclusa con l’arresto. Una donna di 36 anni è finita in manette a Chieri con l’accusa di truffa aggravata, dopo aver tentato di sottrarre a due anziani coniugi un bottino che includeva un Rolex da 15mila euro.

Prima la telefonata, la donna contatta la vittima fingendosi un maresciallo: riferisce che il marito è in caserma perché la sua auto sarebbe stata usata per una rapina in gioielleria. Chiede quindi di raggruppare i gioielli di famiglia per un “perito” che passerà a breve nell’abitazione per verificare se tra quelli ci sia della refurtiva.

Poi la truffa. Si presenta alla porta dell’anziana, che le consegna tutto, tra cui un Rolex da 15mila euro.

Infine l’arresto. Gli agenti della Squadra Mobile, già sulle tracce della sospettata, intervengono tempestivamente bloccando la donna e recuperando l’intera refurtiva, subito restituita alla proprietaria. Il giudice ha convalidato l’arresto su richiesta della Procura di Torino, mentre proseguono le indagini per identificare eventuali complici.

VI.G

Cremosa crostata al cioccolato fondente

/

Decisamente golosa questa crostata, un mix perfetto tra pasta frolla fragrante e cioccolato fondente.

Una dolce tentazione assolutamente da assaggiare.

Ingredienti

Frolla:
250gr. di farina 00
120gr. di burro
80gr. di zucchero
2 tuorli
Un pizzico di sale

Farcia:
200gr. di cioccolato fondente 70%
200ml. di panna fresca liquida
100gr. di zucchero a velo
Una noce di burro
Frutta secca per guarnire

Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti, se dovesse risultare troppo dura, aggiungere 1-2 cucchiai di acqua. Stendere la pasta frolla in una teglia con fondo amovibile, bucherellare il fondo e riporre in frigorifero per almeno 2 ore.
Coprire la frolla con carta forno, riempire la base con fagioli o riso e cuocere a 160 gradi per 30 minuti. Lasciar raffreddare.
Preparare la farcia. Scaldare la panna fino quasi a bollore, togliere dal fuoco, aggiungere lo zucchero a velo ed il cioccolato ridotto a pezzetti e la noce di burro. Lasciar sciogliere bene gli ingredienti fino ad ottenere una crema vellutata.
Rimpire la frolla con il cioccolato fuso, livellare bene e decorare con pistacchi o nocciole a piacere.
Servire a temperatura ambiente.

Paperita Patty

Distanze cimiteriali, Bartoli: “Un risultato atteso dai Comuni”

RECEPITA DAL GOVERNO LA PROPOSTA DEL PIEMONTE

“E’ frutto di un lavoro condiviso e lungimirante”

Con l’approvazione da parte del Parlamento della modifica all’articolo 338 del Testo Unico delle leggi sanitarie, viene finalmente recepita a livello nazionale una proposta normativa nata in Piemonte e approvata dal Consiglio regionale, che introduce una maggiore flessibilità nella disciplina delle distanze cimiteriali.

Si tratta di un risultato concreto e molto atteso da numerosi Comuni, in particolare quelli di piccole dimensioni e delle aree montane, che per anni hanno dovuto fare i conti con un vincolo rigido e ormai superato, spesso causa di blocchi urbanistici e difficoltà nella pianificazione del territorio.

«Questa modifica rappresenta una risposta pragmatica a un’esigenza reale dei territori – dichiara Sergio Bartoli, Consigliere regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente – ed è il frutto di un lavoro istituzionale serio, portato avanti in Consiglio regionale e condiviso con la Giunta, che ha saputo interpretare e tradurre le richieste dei sindaci in una proposta normativa concreta».

Bartoli sottolinea in particolare il ruolo dell’Assessore regionale all’Urbanistica Marco Gallo, ringraziandolo per la visione e la capacità di ascolto dimostrate lungo tutto il percorso:
«Voglio ringraziare l’Assessore Gallo per la lungimiranza con cui ha affrontato una questione sentita da tempo dagli amministratori locali. Il lavoro condiviso tra Consiglio e Giunta ha permesso di costruire una proposta equilibrata, capace di arrivare fino al Governo e di essere recepita nella Legge di Bilancio».

La modifica consente ora, a determinate condizioni e nel rispetto delle valutazioni sanitarie, di intervenire all’interno delle fasce di rispetto cimiteriali, restituendo ai Comuni margini di autonomia e strumenti più adeguati alle attuali condizioni igienico-sanitarie e alle moderne pratiche di sepoltura.

«È un segnale importante – conclude Bartoli – che conferma come il Piemonte sappia essere propositivo e credibile a livello nazionale. Un risultato che rafforza il ruolo delle istituzioni regionali come cerniera tra territori e Stato e che dimostra l’efficacia del lavoro svolto all’interno della Lista Civica Cirio Presidente, sempre attenta alle esigenze concrete delle comunità locali».

Al Castello di Miradolo “C’è oggi una fiaba”

Al  Castello di Miradolo il nuovo progetto espositivo della Fondazione Cosso si intitola “C’è oggi una fiaba” ed è appunto dedicato al ruolo della fiaba, alle sue funzioni e alle sue caratteristiche nel mondo contemporaneo. A partire dalla celebre riflessione di Gianni Rodari ‘le fiabe sono alleate dell’utopia, non della conversazione’ , la mostra rappresenta un invito a entrare in un racconto e a riscoprire, attraverso l’arte, il potere immaginifico e trasformativo della fiaba.
Curata da Roberto Galimberti con il coordinamento generale  di Paola Eynard e la consulenza iconografica di Enrica Melossi, l’esposizione sulla fiaba intreccia gli elementi ricorrenti del racconto fiabesco con opere di arte moderna e contemporanea. Si dà così vita ad un percorso fatto di luoghi simbolici, personaggi metaforici e oggetti pensanti in cui perdersi, ascoltarsi e ritrovarsi.
Le opere di Bagetti, Sofia Cacherano di Bricherasio, De Dominicis, Pinot Gallizio, Gilardi, Jorn, Kosuth, Licini, Melotti, Mondino, Blinky Palermo, Pistoletto, Schütte, Kiki Smith, Sturani, Veronesi trasformano il castello di Miradolo in uno spazio intimo e condiviso, capace di accogliere nuove storie e nuovi sguardi.
Le opere provengono tutte  da istituzioni torinesi, quali la GAM, Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea, il Museo della Frutta, i Musei Reali, il Museo di Antichità e il teatro Regio, importanti collezioni private e gallerie internazionali.
Il percorso è  arricchito da una selezione di rare edizioni  di fiabe e da una installazione  sonora inedita curata da ‘Avant-dernière pensée’ che si ispira a “Ma mère l’oye”,  “Mamma oca”, una suite di Maurice Ravel, originalmente composta  per pianoforte a quattro mani  nel 1910, che  si articola in dieci brani ispirati ai racconti di Charles Perrault, di Madame d’Aulnoy e Madame Leprince di Beaumont, libri di fiabe per l’infanzia.
Parallelamente si sviluppa il progetto “Da un metro in giù “, un percorso didattico per visitatori di tutte le età che invita ad osservare l’arte e la realtà  attraverso il gioco.
Grande attenzione è riservata all’accessibilità,  con la presenza di testi in più lingue, strumenti inclusivi come la LIS, percorsi dedicati e lo Spazio calmo, che rendono la mostra fruibile a tutti.
Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo, Torino
Mara Martellotta