Al 112 erano arrivate ripetute chiamate di cittadini che lamentavano di un individuo, palesemente ubriaco, che dava in escandescenze nella centrale piazza Cavour di Vercelli molestando gli avventori di più locali. Il giovane, un marocchino pregiudicato di 29 anni, portato in ambulanza al Pronto soccorso, riprende ad agitarsi e sferra un violento pugno al petto di un’infermiera di 35 anni che riporta lievi lesioni allo sterno e al torace. Il ragazzo finisce in manette e nei suoi confronti scattano gli arresti domiciliari nella sua abitazione. Il giorno successivo patteggia sei mesi di reclusione: per i benefici previsti dalla legge, non li sconterà in carcere.
NOTIZIE DAL PIEMONTE

In questa società sempre più sciatta il portare la cravatta e’ diventato un optional sempre più raro. Le magliette hanno sostituito le camicie e la camicia con il collo aperto e’ diventata una regola. A Torino i negozi dell’eleganza maschile, forse salvo uno, hanno chiuso da parecchi anni e nessuno ricorda più il mitico Ruffatti. Oggi tutti vogliono l’abbigliamento comodo: un individualismo accettabile in casa o all’osteria, ma non compatibile con altri luoghi.
Per altri versi, le ascendenze del consigliere “radicale “ si ritrovano proprio nel clima infuocato e contemporaneamente rilassato di quei maledetti anni di piombo in cui si giunse putroppo alle violenze più inaudite, oltre che al modo di vivere del “libero amore“ all’insegna di un libertarismo sessuale molto individualistico. Non c’è’ bisogno di essere l’”inutile“ Conte Giovanni Nuvoletti che scrisse un libro sulla cravatta per capire il valore simbolico di un certo modo di vestire. Nuvoletti era entrato nella famiglia degli Agnelli dove gli eredi sono spesso molto disinvolti come il prode Lapo, ad esempio, nel modo di vestire.