DAL 22 AL 24 SETTEMBRE A COLLEGNO
LA 29ª EDIZIONE
L’Associazione Amici della Scuola Leumann organizza, dal 22 al 24 settembre, la 29ª edizione di “Filo lungo filo, un nodo si farà”. Un filo che si snoderà in città per collegare idealmente due luoghi della storia: il Villaggio Leumann e la Certosa Reale di Collegno.
Filo lungo filo, un nodo si farà, nato nel Villaggio Leumann nel 1995 per mantenere la memoria della tessitura in un borgo sorto a fine ‘800 intorno ad un’azienda tessile e come momento di riflessione e incontro tra artigiani tessitori e studiosi dell’arte tessile, anno dopo anno ha testimoniato e continua a testimoniare l’impegno, a volte quasi eroico, di perpetuare un patrimonio storico artigianale che rischia di andare perduto.
L’evento ha ormai raggiunto una dimensione internazionale, grazie ai tanti ospiti dall’Europa e dal mondo che hanno contribuito a valorizzarla e renderla sempre più ricca e interessante, tanto da diventare una delle poche manifestazioni riconosciute dagli operatori del settore, capace di offrire uno spazio a tessitori provenienti da ogni luogo, ciascuno portavoce della propria terra, della propria tradizione. Attraverso la manifestazione si ripercorre il filo del tempo, il filo della Storia, con l’intento di ritornare alle origini e documentare l’evoluzione della tessitura. Durante la manifestazione, luogo condiviso del sapere, del saper fare e del fare, artigiani e artisti del tessile provenienti da tutta Italia hanno l’opportunità di condividere e scambiarsi tecniche ed esperienze.
Quest’anno l’evento manterrà il contatto con le sue origini organizzando laboratori di Arti Tessili il 22 settembre al Villaggio Leumann, mentre il 23 e 24 settembre trasferirà la mostra-mercato e le mostre in un altro luogo storico e rilevante di Collegno: la Certosa Reale. Il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli rinnova la storica collaborazione con la manifestazione proponendo una nuova esperienza condivisa con le scuole del territorio: “Over the rainbow”, workshop-installazione basato su materiali sostenibili e di recupero, frammenti capaci di restituire, con i loro bagliori luminosi nella declinazione dello spettro cromatico dell’arcobaleno, la percezione di uno speciale tessuto di luce.
L’iniziativa, che rientra tra gli eventi della Settimana della Cultura promossa da UNI.VO.C.A., viene realizzata con il patrocinio della Città di Collegno, della Regione Piemonte, del Consiglio regionale e della Città Metropolitana di Torino e la collaborazione del Coordinamento Tessitori e delle Associazioni del territorio.
Il programma dettagliato della manifestazione è sul sito: www.villaggioleumann.it
Per informazioni: info@villaggioleumann.it – tel. 347 3596056
Passano anche a Chieri, alcuni solo il tempo necessario per rifocillarsi e riprendere il cammino da poveri crociati, altri invece si fermano molto più a lungo e costruiscono, nell’attuale via Roma, una “domus” templare, la chiesa di San Leonardo, l’unico tempio in provincia di Torino posseduto dal potente Ordine medievale di monaci-cavalieri. Un tempo fu precettoria templare e poi divenne un ospedale dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, i futuri cavalieri di Malta le cui croci ottagone si stagliano sulla facciata dell’edificio. Non tutto però fila liscia, templari e chieresi non sempre vanno d’accordo. Deve intervenire addirittura Federico II, l’imperatore svevo nato a Jesi, che tanto amava la nostra penisola. Cerca di fare da paciere tra il neonato comune di Chieri e i Templari per contrasti riguardanti la vendita di case e terreni. Risolve tutto e il documento firmato a Torino tra le parti nel 1245 pone fine alla disputa.
Con la caduta di Acri (oggi Akko in Israele) nel 1291, conquistata dai Mamelucchi, i cavalieri di San Giovanni furono costretti a fuggire dalla Terrasanta per riparare prima a Cipro e poi nell’isola di Rodi diventando i Cavalieri di Rodi. Obbligati a lasciare l’isola all’arrivo della flotta ottomana nel 1522 ottennero dall’imperatore Carlo V l’isola di Malta e dal 1530 sono conosciuti come Cavalieri di Malta. Il cavaliere di Rodi Tommaso Ulitoto nei primi anni del Quattrocento fece ricostruire l’ospedale e la chiesa di San Leonardo che però cadde in uno stato di totale abbandono. Nell’Ottocento diventò perfino un’officina e il campanile fu abbattuto. Nei primi anni Trenta chiesa e domus templare furono acquistate dai salesiani e divennero parte integrante dell’attuale Oratorio di San Luigi. Della chiesa di San Leonardo è ancora visibile la piccola navata centrale ma non resta nulla dell’ospedale di Santa Croce dei Cavalieri di San Giovanni. All’interno della precettoria sono tornati alla luce, dopo lunghi restauri, preziosi affreschi del Quattrocento che illustrano la Passione di Cristo.