ilTorinese

Lancio di un uovo dal balcone e scoppia la rivolta con aggressioni nel condominio

Momenti di paura ieri sera in corso Giolitti a Cuneo, davanti al liceo dove  i residenti denunciano  situazioni di degrado e spaccio. Come riportano le cronache locali de La Stampa, al termine di un pomeriggio di disordini e risse, verso le  19,30, dal balcone di uno dei palazzi, per l’esasperazione, qualcuno ha lanciato  un uovo verso un gruppo di extracomunitari colpendone uno al braccio, senza conseguenze. Si è scatenato un putiferio: alcuni  sono entrati nel condominio battendo  i pugni sulle porte degli appartamenti. Un donna ha aperto e ha sventato un tentativo di aggressione, richiudendo  la porta. Il marito della donna chiamato dalla moglie è arrivato a casa ma un gruppo di “assedianti” gli ha impedito di entrare. Dopo mezz’ora di urla e spintoni solo l’arrivo dei carabinieri, che hanno identificato gli aggressori ha riportato la calma.

NOTIZIE DAL PIEMONTE

25 luglio-8 settembre 1943: i 45 giorni che sconvolsero l’Italia

IL CONVEGNO DEL CENTRO PANNUNZIO

In Italia, scrive Ennio Flaiano, “la linea più breve tra due punti è l’arabesco. Viviamo in una rete d’arabeschi” e suggerisce di invitare alle tavole rotonde anche storici dell’arte per conoscere, in una forse vana, per l’Italia, ricerca della verità, “quale influenza può avere avuto il barocco sulla nostra psicologia”. Le parole, amare, di Flaiano sono state lo spunto di apertura del convegno organizzato dal Centro Pannunzio presso il collegio San Giuseppe lo scorso 21 settembre per rievocare quei drammatici 45 giorni e per incoraggiare, al contrario, una lettura degli avvenimenti basata su un doveroso apporto di chiarezza di analisi e di riflessione critica, grazie alla partecipazione di studiosi eminenti: il prof Gianni Oliva e il prof Pier Franco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio. Il previsto collegamento con la prof.ssa Carla Sodini dell’università di Firenze, è stato sospeso per problemi tecnici.

A 80 anni da quei cruciali avvenimenti, si sono ripercorse le tappe convulse che portarono, a causa della colpevole inerzia delle istituzioni di allora, dopo la caduta di Mussolini e del regime fascista, alle decisioni adottate dalla corona e dal governo Badoglio nelle trattativa con gli Alleati per giungere alla firma dell’armistizio reso pubblico l’8 settembre 1943, alla fuga da Roma del re e degli Alti comandi, e al tragico destino dei militari e dei civili nei due successivi, sanguinosi anni di guerra e di guerra civile.

Si è adottata una formula innovativa, così da valorizzare la lettura delle testimonianze dirette dei protagonisti di allora, accanto alle interpretazioni critiche di alcuni tra i più apprezzati studiosi del periodo e alle opere narrative che la letteratura di riferimento ha messo a nostra disposizione, alternate agli interventi degli storici. E’ stata pertanto proposta ad un pubblico attento e interessato una coinvolgente rievocazione di quei tragici avvenimenti che le voci dei lettori Maria Grazia Gotro e Mario Piazza hanno reso con particolare intensità. Si sono ripercorse le ore drammatiche della seduta del Gran Consiglio, le trame e le decisioni che portarono all’arresto del Duce, i timori e le posizioni contrastanti dei gerarchi, gli equivoci e le indecisioni degli Alti Comandi militari nella conduzione delle trattative che portarono all’armistizio di Cassibile e alla sua proclamazione l’8 settembre ‘43. Particolarmente efficaci sono risultate le investigazioni di storici quali Renzo De Felice ed Emilio Gentile, i dati tratti dalla memorialistica dell’epoca, tra cui i diari di Dino Grandi e di Giuseppe Bottai, le testimonianze dirette di protagonisti quali Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti, le narrazioni di scrittori, da Beppe Fenoglio a Curzio Malaparte, le memorie di chi, giovane allora, come Vittorio Bachelet, assistette con costernazione allo sfacelo dell’esercito e al dissolvimento dello Stato Maggiore, e i resoconti tragici, di chi, di fronte all’intimazione del nemico di cedere le armi, decise di anteporre il senso del dovere e l’onore della bandiera alla vita propria e dei propri sottoposti, come accadde a Cefalonia al generale Antonio Gandin e ai suoi 186 ufficiali, tutti con lui passati per le armi.

L’impegnativo lavoro di attenta documentazione, di ricerca e selezione delle fonti è stato condotto e coordinato dalla giornalista Maria Luisa Alberico a nome del Centro Pannunzio ed ha contribuito, accanto alle considerazioni e ai commenti dei relatori, a far emergere un denso e variegato quadro di verità storiche, sollecitando memorie , interrogativi ed emozioni, in un clima, a detta di molti partecipanti, di indiscutibile suggestione.

Dal prof. Quaglieni sono state rievocate la controversa figura del maresciallo Badoglio e le responsabilità del governo militare- tecnico da lui composto subito dopo la caduta di Mussolini, in continuo bilico tra necessità di adottare una strategia di uscita dal conflitto in accordo con gli Alleati, il costante timore della inevitabile reazione tedesca e la sproporzione tra la propria azione di comando militare e la carenza, in quei frangenti, di una efficace azione politica. Ed è stato sottolineato dal relatore il significato storico che, a posteriori, la nascita del Regno del Sud ed il secondo governo Badoglio, ebbero sul rapporto tra Italia e Alleati, un intreccio di diffidenze reciproche prima di giungere ad una cobelligeranza tesa a superare i limiti umilianti della resa incondizionata. Nel suo intervento lo storico prof. Oliva ha ripercorso lo sbandamento conseguente all’8 settembre in tutte le armi e nelle varie zone di guerra, in Italia e all’estero, risultato di una totale mancanza di coordinamento e di visione strategica tra i vertici degli Alti Comandi cui corrispose una ingiustificata condanna del ruolo di tutto l’esercito, una acritica, e purtroppo per tanti versi perdurante, sottovalutazione dell’azione fondamentale dei militari, sia nella formazione di un vero e proprio esercito nelle regioni meridionali non sottoposte all’oppressione tedesca, sia nella genesi delle nascenti formazioni che daranno vita alla Resistenza. Non è pertanto eccessivo indicare sconvolgenti quei 45 giorni come il travaglio di un popolo che se da un lato condusse, tra indicibili sofferenze, all’acquisizione di una coscienza nazionale in grado di ripudiare la guerra, produsse, a causa di equivoci, tradimenti, sopraffazioni e lutti una frattura dolorosa nella popolazione che ancor oggi impedisce di riconoscerci unitariamente parte di una nazione. Compito dei componenti di una nazione democratica dovrebbe essere, questo il portato del convegno, un serio lavoro che consenta di fare i conti con il nostro passato, con la maturità critica e il necessario distacco che un tempo così remoto può consentire. Forse in questo modo l’”arabesco” che confonde può trasformarsi nella complessità che cerca di palesarsi.

Maria Luisa Alberico

 

“Pierino e il lupo”, con testi e voce di Dario Fo al Teatro Concordia

Teatro Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Pierino e il lupo 

Domenica 24 settembre, ore 16

 

 

“Pierino e il lupo”, liberamente ispirato alla favola musicale di Sergej Prokofiev, con testi e voce di Dario Fo e scene di Emanuele Luzzati, è il primo appuntamento di “Favole a merenda”, il programma delle domeniche pomeriggio a teatro con le proposte teatrali dedicate ai più piccoli a prezzi popolari.

Tre attori pasticcioni mettono in scena, o per meglio dire cercano di farlo, la ben nota favola musicale “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofiev. Già dal nome complicato iniziano i primi problemi, perché i tre non hanno proprio studiato e sono costretti a improvvisare ed inventare idee strampalate, cercando la complicità del pubblico, per orientarsi fra gatti, papere, lupi, corni e clarinetti. Per fortuna su di loro regna indiscussa la figura del Grande Narratore che, con la sua voce, li guida sicuro lungo il percorso della fiaba. Ma i tre attori, un po’ clown un po’ comici dell’arte, sono talmente distratti e confusionari che non seguono bene il racconto, provano a fare previsioni azzardate sui destini dei protagonisti della fiaba e spesso dovranno chiedere aiuto ai bambini per capire meglio la storia e permettere al Grande Narratore di proseguire. Come bimbi curiosi, i tre attori, proveranno a reinventare i personaggi: “Come cambierà il carattere del lupo se invece di affidarlo ai corni lo facciamo suonare agli archi?” e giocando insieme con il pubblico in una orchestra immaginaria, in un libero gioco di associazioni, scopriranno che in “Pierino e il lupo” la cosa importante è che la storia inventata faccia i conti con la musica e con i suoi vari momenti espressivi. Prokofiev ha scritto la sua fiaba musicale con un preciso scopo educativo: far conoscere ai bambini (e ai grandi) i principali strumenti dell’orchestra, il loro suono, il loro carattere espressivo. Per questo ha associato ad ogni strumento un personaggio e un particolare motivo musicale.

La voce narrante dello spettacolo, “il Grande Narratore “, è la voce di Dario Fo che, con il suo genio teatrale, rivisita la fiaba originale ridonandole una nuova giovinezza.

Sulla scena i tre attori utilizzano lazzi e gags per costruire un ponte fra la storia e il pubblico. La loro confusione diviene pretesto per puntualizzare e sottolineare passaggi didattici importanti. Il meccanismo di complicità con il pubblico fa in modo che, a volte, siano i bambini stessi a spiegare, impersonificando il ruolo di insegnante per questi tre alunni poco studiosi. Ogni piccolo spettatore può quindi, nei momenti di interazione, dare aiuto, chiarificazioni e suggerimenti, divenendo così protagonista di un percorso di apprendimento.

 

Domenica 24 settembre, ore 16

Pierino e il lupo

Età consigliata: 4-10 anni

Produzione: Fondazione Aida ets

Adattamento teatrale e regia: Nicoletta Vicentini

Con: Enrico Ferrari, Rossella Terragnoli e Annachiara Zanoli

Musiche: Sergej Prokofiev registrate dall’Orchestra Verdi di Milano per gentile concessione della rivista Amadeus

Scene: Emanuele Luzzati

Costumi: Maria Bellesini

Illustrazioni: Emanuele Luzzati

Tecnico audio e luci: Riccardo Carbone

Biglietti: adulto 10 euro – bambino 7 euro

Tutti gli eventi del Paulaner Oktoberfest Cuneo 2023

Saranno più di 60 gli spettacoli programmati dalla Sidevents sui due palchi del Paulaner Oktoberfest Cuneo 2023 che si terrà fino all’8 ottobre presso l’area del Palazzetto dello Sport di Cuneo (via Aldo Viglione 1, frazione di San Rocco Castagnaretta), dove il grande evento resterà aperto tre settimane consecutive dal giovedì alla domenica, per un totale di 12 giorni.
Domanidomenica 24 settembre, il Paulaner Oktoberfest Cuneo ospiterà il raduno del Vespa Club Cuneo, mentre l’area del garden sarà impegnata da pomeriggio a sera tra musica e danze country.
Nel padiglione principale, invece, i canti bavaresi dei Kuni Kumpel inizieranno già dall’ora di pranzo e torneranno per la cena.
Nel pomeriggio, il ritorno dei cheerleader dell’associazione Le Nuvole che si esibiranno sul palco e tra il pubblico con incredibili acrobazie e coreografie.
Per maggiori informazioni e aggiornamenti è possibile visitare il sito www.oktoberfestcuneo.it

Grandine e temporali, ma su Torino torna il sereno

Chicchi di grandine nelle scorse ore in periferia a Torino e acquazzoni nella notte in città e nel Torinese. In provincia sono stati chiamati i vigili del fuoco per alcuni allagamenti nella cantine. Si è registrato qualche rallentamento del traffico in tangenziale. Anche questa mattina il capoluogo regionale si è svegliato sotto un cielo plumbeo (nella foto di Mario Alesina) e la pioggia è stata intensa. Ma già a partire dalla tarda mattinata il tempo volgerà al bello per i prossimi tre-quattro giorni, con temperature in rialzo).

Covid: Focus settimanale in Piemonte

In Piemonte l’occupazione dei posti letto ordinari si attesta  al 2,7%, quella dei posti letto in terapia intensiva è allo 0,8%, mentre la positività dei tamponi è al 14,2%.

Si conferma un andamento crescente ma più contenuto rispetto al periodo precedente,interpretabile come primo segnale di un rallentamento della crescita dei casi.

VACCINAZIONI

Dall’inizio della campagna vaccinale sono state somministrate in Piemonte 10.898.643 dosi, di cui 3.346.785 come seconde, 2.965.388 come terze, 817.103 come quarte, 162.145 come quinte.

Tra giovedì 14 settembre e giovedì 21 settembresono state vaccinate 118 persone: 11 hanno ricevuto la prima dose, 10 la seconda, 8 la terza, 45 la quarta, 44 la quinta.

FOCUS CONTAGI NELLE PROVINCE

In Piemonte nel periodo da giovedì 13 settembre amercoledì 20 settembre i casi medi giornalieri dei contagi sono stati 366.

Suddivisi per province: Alessandria 31, Asti 15, Biella 16, Cuneo 39, Novara 29, Vercelli 11, VCO 9, Torino città 83, Torino area metropolitana 120.

In totale, su base regionale, i casi degli ultimi 7 giorni sono stati 2.565 (+181). Questa la suddivisione per province: Alessandria 220 (-32), Asti 108 (-47), Biella 110 (+33), Cuneo 274 (+43), Novara 203 (+16), Vercelli 76 (-6), VCO 65 (+2), Torino città 581 (+44), Torino area metropolitana 839 (+130).

INCIDENZA DEL CONTAGIO NEGLI ADULTI

Nel periodo 13-20 settembre l’incidenza regionale (ovvero l’incremento settimanale di nuovi casi di Covid per 100.000 abitanti) è stata 60.3 in aumento(+7.6%) rispetto ai 56.1 del periodo precedente.

Nella fascia di età 19-24 anni l’incidenza è 25.2(-4.5%). Nella fascia 25-44 anni è 52.8 (+9.1%). Tra i 45 ed i 59 anni si attesta a 58.4 (+8.3%). Nella fascia 60-69 anni è 68.7 (+3.2%). Tra i 70-79 anni è 95.4 (+8.7%). Nella fascia over80 l’incidenza risulta 110 (+2.8%).

INCIDENZA DEL CONTAGIO IN ETÀ SCOLASTICA

Nel periodo 13-20 settembre, l’incidenza nella fascia 0-2 anni è 63.1 (-17.5%), nella fascia 3-5 anni 18.2 (-10%), nella fascia 6-10 anni 18.7(+201.4%), nella fascia 11-13 anni 17.3 (+17.7%),mentre nella fascia tra i 14 ed i 18 anni è 25.4(+122.8%).

La scommessa di Torino sulle auto di lusso

Torino punta a diventare capitale delle auto di lusso, segmento che non soffre crisi e continua a crescere, che a livello internazionale aveva un mercato intorno ai 15,2 miliardi di dollari nel 2021 e che si stima raggiungerà 224,5 miliardi di dollari entro il 2031 con un tasso annuo di crescita del 31,1% secondo Allied Market Research.

Per raggiungere l’obiettivo la Nuvola Lavazza ha ospitato Hypercar Event, organizzato da Regione Piemonte e Camera di commercio con Ceipiemonte nell’ambito dei progetti integrati della filiera Automotive&Transportation, Meccatronica, Aerospazio co-finanziata dal Piano di sviluppo e coesione 2000-2020.

Il mondo delle auto sportive e di lusso è fortemente radicato in Piemonte: 69 aziende locali e 20 internazionali rappresentate da 57 fornitori.

Sono oltre 400 gli incontri b2b preorganizzati ai cui prendono parte per due giorni i grandi nomi del lusso su quattro ruote.

“Abbiamo deciso di investire sempre di più in appuntamenti che mettano seduti intorno allo stesso tavolo aziende produttrici italiane e straniere – ha affermato l’assessore regionale all’Internazionalizzazione Fabrizio Ricca aprendo la manifestazione – per fare in modo che la cooperazione porti a un rafforzamento globale del comparto e a una sua crescita”.

Un atto rivoluzionario? Fare i congressi democratici nei partiti

LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo

A volte gli atti rivoluzionari che possono cambiare il destino della politica e del suo modo d’essere
nella società sono rappresentati da gesti apparentemente normali e del tutto scontati se non
addirittura banali. E, di conseguenza, antichi se non vecchi. Mi riferisco, nello specifico, alla
celebrazione dei congressi dei partiti. Attenzione, non mi riferisco a quei congressi dove vige la
regola non scritta della “democrazia dell’applauso”, come la definiva con precisione molti anni fa
Norberto Bobbio. Ovvero, congressi dove “il capo” si può solo applaudire e venerare salvo
l’emarginazione prima e la sostanziale espulsione poi dal partito stesso di chi osa dissentire o
contestare il “verbo” del capo.
Certo, non è affatto facile invertire la rotta e tornare a partiti autenticamente democratici e
realisticamente contendibili al proprio interno; a partiti dove c’è rispetto e tolleranza per la
minoranze e, in ultimo, ad una selezione democratica e trasparente delle varie classi dirigenti a
livello nazionale e a livello locale. Tasselli, questi, che appaiono quasi lunari da raggiungere in un
contesto dove prevalgono altri disvalori e altre prassi. E cioè, dal criterio della fedeltà assoluta al
capo partito al sostanziale annullamento della dialettica politica interna; dalla presenza di sole
correnti di potere – come capita prevalentemente nel Pd – alla cronica assenza di un “pensiero
lungo” che anima il confronto e il dibattito; dalla nomina centralistica dei vari dirigenti al cambio
repentino della strategia del partito perchè sempre in balia dell’umore del capo. Il tutto, come
ovvio, sacrificato sull’altare dei partiti personali, o del capo, o proprietari, o familisti. E, di
conseguenza, il dibattito politico non può che essere compresso e drasticamente limitato.
Ora, se interpellati, i vari capi partito giurano che i prossimi congressi – democratici e partecipativi
– scioglieranno tutte le contraddizioni che hanno caratterizzato in questi ultimi anni i vari soggetti
politici e assisteremo, quindi, ad assise democratiche, trasparenti e caratterizzate da metodi
ispirati alla meritocrazia, al consenso e alle regole. Presumibilmente, regole democratiche e
realmente partecipative. Come ovvio, si tratta di promesse che sino ad oggi non hanno avuto una
significativa traduzione nella prassi concreta della vita dei vari partiti nel nostro paese.
Ecco perchè, in assenza di segnali concreti e tangibili, forse è arrivato il momento che, al di là
delle dichiarazioni pubbliche e solenni che vengono quotidianamente pronunciate, è appena
sufficiente copiare – sì, copiare – quello che nella prima repubblica capitava nei congressi dei
partiti democratici. Cioè in quei partiti, la Dc soprattutto, dove la regola democratica era il
principio aureo che disciplinava e caratterizzava la celebrazione dei congressi interni. E q u e s t e
regole democratiche caratterizzavano la vita interna di quasi tutti i partiti, Pci escluso, perchè in
quel grande partito vigeva quel “centralismo democratico” che era la perfetta antitesi rispetto ad
una procedura e ad un metodo autenticamente democratici.
Per questi semplici motivi, e al di là dei solenni pronunciamenti, si tratta banalmente di
scopiazzare ciò che capitava nella Dc e in altri partiti per restituire i soggetti politici contemporanei
– ormai diventati prevalentemente cartelli elettorali – alla democrazia e ad una cultura fatta di
trasparenza e di collegialità. Al punto in cui siamo, però, conteranno solo i fatti, i comportamenti e
gli atteggiamenti concreti. Tutto il resto appartiene solo alla propaganda, alla demagogia e,
soprattutto, alla ipocrisia di chi dice una cosa e ne fa esattamente un’altra.
Giorgio Merlo

Torna il mercato della terra di Slow Food

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Questa domenica sul piazzale di fronte a Eataly Lingotto.

 

Ritorna dopo la pausa estiva l’appuntamento domenicale con il Mercato della Terra di Slow Food: domenica 24 settembre, dalle ore 9 e fino alle 19 sul piazzale di fronte a Eataly Lingotto in via Fenoglietti 14.

Anche questa volta sarà coinvolta una selezione di produttori tra i migliori del territorio: produttori di Presìdi, Maestri del Gusto, aderenti al Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino e molto altro. Al centro dell’attenzione stagionalità, biodiversità e filiera corta.

I produttori presenti domenica saranno:

  • Cascina Bonetto | Lusernetta (TO). Antiche varietà di mele piemontesi Presidio Slow Food: fresche e trasformate (succo, aceto, pacioc)
  • Cascina Piola | Capriglio (AT). Peperone di Capriglio Presidio Slow Food: fresco e trasformato
  • Cucun | Saluzzo (CN). Trasformati a base di Ramassin della Valle Bronda Presidio Slow Food: succo, sciroppo, liquore, composte
  • Green Italy | Borgomasino (TO). Trasformati a base di canapa
  • Il miele di Laura G. e Beelovers | Portacomaro (AT). Miele di alta montagna Presidio Slow Food
  • La Bessa | Magnano (BI). Nocciola Tonda Gentile Trilobata
  • La Monetina d’argento |Torino. Lollipop alla frutta e composte.
  • Mosto Ardente | Castellino Tanaro (CN). Senape di Langa e salse al peperoncino
  • Pane Urbano | Cantavenna (AL). Pane artigianale da farine biologiche e lievito madre
  • Società Agricola Pozzatello | Orbassano (TO). Sedano rosso di Orbassano Presidio Slow Food e frutta e verdura di stagione
  • Zafferano di Pralormo | Pralormo (TO). Zafferano bio

Al Mercato della Terra di Torino naturalmente non si farà soltanto la spesa. Come accade in tutti gli altri mercati contadini di Slow Food, alla compravendita si affiancanoattività di didattica: occasioni perfette per approfondire e scoprire le eccellenze e le tradizioni del territorio e non solo. In particolare, assieme a Mosto Ardente la Scuola di Eataly organizza l’esperienza “La senape dal chicco al piatto”: laboratorio pratico per imparar ei segreti per un’ottima senape, come quella di Dijon ma nella versione langarola. Bisogna prenotare il proprio posto suwww.torino.eataly.it.

Il mio vestito non è un invito

Anche quest’anno, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, organizzerò una serie di eventi.

Ho sempre pensato che le panchine rosse, le scarpe rosse, i girotondi e analoghe manifestazioni siano perfettamente inutili, perché non sono necessarie a ricordare a chi abbia perso una sorella, la madre o la figlia per mano di un femminicida o se la ritrovi sfigurata dall’acido che il fenomeno non soltanto è vivo e ben radicato, ma i casi sono in aumento, almeno nel nostro Paese.

Tuttavia è opportuno far conoscere a chi sia vittima di stalking, di violenza psicologica, fisica e sessuale quali mezzi e quali supporti la legge metta a disposizione delle vittime perché troppo spesso queste si sentono abbandonate, lasciate in balìa di persone che sembrano più curiose che interessate ad aiutare e, ancor più, portare a conoscenza di eventuali vittime in che modo altre vittime siano riuscite a recidere il legame con l’orco.

Il cosiddetto codice rosso, cioè la serie di norme approvate nel 2019 (legge 69), ha apportato sostanziali modifiche al codice penale ed a quello di procedura penale in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Si pensi, per esempio, che nel caso di vitriolage (cioè la deturpazione del viso mediante acido) è prevista una pena da 8 a 14 anni di reclusione; se dal fatto deriva la morte della vittima, la pena è dell’ergastolo.

Ma le novità più importanti introdotte dal codice rosso sono il patrocinio gratuito per le vittime, cioè pagato dallo Stato senza riferimento ad altri requisiti (reddito, ecc.), e la procedibilità d’ufficio. Cosa significa questo? Prendiamo, ad esempio, l’art. 572 c.p. “Maltrattamenti contro familiari e conviventi”. Si può procedere d’ufficio, quindi anche in assenza di una querela sporta dalla vittima ma, ad esempio, quando il vicino di casa della vittima chiama le forze dell’ordine perché sente urlare, piangere o la madre della vittima percepisce che qualcosa non vada. Da notare che il minorenne che assiste ai maltrattamenti è considerato persona offesa dal reato.

La procedibilità d’ufficio ha risolto uno dei principali impedimenti della giustizia: la paura da parte della vittima di ritorsioni da parte del compagno violento per averlo denunciato.

Vista così l’intera questione della violenza di genere sembrerebbe andare verso una soluzione; purtroppo no, anzi. La riforma Cartabia, dal nome dell’allora Ministro che ne fu l’autore, nelle intenzioni dell’ideatrice avrebbe dovuto snellire tutta la giustizia accorciando i tempi, digitalizzando, e così via  Peccato che, prevedendo il ricorso a personale a tempo determinato fino ad un massimo di neanche tre anni, abbia visto una fuga di questi addetti verso lavori a tempo indeterminato con il risultato che alcuni tribunali ora non riescono a smaltire gli arretrati con il rischio di far cadere in prescrizione numerosi procedimenti.

Finora, però, abbiamo parlato solo dell’aspetto punitivo del problema; sarebbe opportuno, in una società che si reputa civile, educare i cittadini al rispetto non soltanto delle donne o di qualcuno, ma di tutte le persone, indipendentemente da genere, religione, ceto sociale, reddito, ideologia politica o tendenze sessuali.

Escludendo i soggetti di interesse psichiatrico, quali gelosi patologici e schizofrenici, sembrerebbe evidente che i comportamenti che generano poi la violenza domestica e fisica siano prevalentemente di origine culturale: la femmina dev’essere sottomessa al maschio, la moglie deve servire ed obbedire mentre il maschio sviuppa le piaghe da decubito sul divano davanti alla tv, il marito può uscire con gli amici e andare alla partita di calcetto mentre la moglie, riordinata la casa e messi a nanna i figli, potrà guardare un reality alla televisione.

Una speranza sembra venire dai giovani che, complice gli scambi culturali con Paesi più evoluti del nostro e lontani da slogan mediatici inutili, hanno appreso cosa sia la parità di genere, hanno capito che in una coppia entrambi devono contribuire alla gestione della casa e della vita comune, che hanno entrambi gli stessi diritti e doveri; forti preoccupazioni destano alcuni stranieri per i quali la moglie è un intermezzo tra il marito ed il materasso o un punching ball di carne.

Io ritengo che l’educazione debba partire innanzitutto dalla famiglia, arrivando alla scuola quando ormai l’imprinting è avvenuto e, con esso, talvolta la deprivazione affettiva: in alcune famiglie arretrate si continua a sperare che il figlio sia “maschio”, neanche dovesse zappare la terra o portare in spalla il cemento, dimenticando che ora è possibile assegnare ai figli entrambi i cognomi e che, dunque, è possibile perpetuare il cognome della famiglia anche in assenza di eredi maschi. Che dire poi dei ruoli tipicamente maschili o femminili, quali operaio, magazziniere, vigile del fuoco, imbianchino o taxista che sono ancora visti come mestieri tipicamente maschili o, per contro, segretaria d’ufficio o cassiera del supermercato, tipicamente femminili.

Molti uomini commentando la mia attività in favore delle donne mi domandano chi me lo faccia fare a perorare una causa che non mi riguarda; rispondo che non è questione di aiutare una donna o che io sia maschio. Se le donne ricevessero il rispetto che meritano e gli uomini guardassero alle donne come ad individui aventi pari diritti e non ad esseri sottomessi, non sarebbero soltanto le singole donne a trarne vantaggio ma l’intera società, alla quale appartengo anch’io, come loro.

Sergio Motta