Ho trattato il tema del volontariato su queste colonne altre volte, ma ora cercherò di circoscrivere il problema perché mi piace analizzare ogni problema sotto diversi punti di vista.
Lo spunto per questo articolo mi è venuto da una conversazione avuta la settimana scorsa con il responsabile di una Pubblica Assistenza che lamentava la carenza di volontari, particolarmente negli ultimi anni.
Spesso accusiamo i giovani di essere privi di valori, pigri, demotivati, schizzinosi e, dunque, incapaci di assumersi responsabilità, impegni e portare a termine qualsiasi progetto iniziato.
Se, però, andiamo ad analizzare in fondo la realtà in cui i giovani vivono, ci accorgiamo che spesso sia la società la vera colpevole del loro disadattamento.
Mi spiego meglio: se guardiamo gli anni 2000 fino ad una quindicina di anni fa, ci accorgiamo che il volontariato era quasi un punto di orgoglio per i giovani, non importa se svolto nei VV.FF. o assistendo pazienti oncologici, insegnando all’Unitrè o comunque effettuato.
Per un’analisi obiettiva, però, dobbiamo confrontare anche i tempi in cui vivevano i nostri giovani rispetto a quelli attuali, quando lavorando dalle 8 alle 17 dal lunedì al venerdì, si aveva modo (e voglia) di dedicare almeno un sabato al mese al volontariato rispetto a ora, quando i giovani, specie se studenti, lavorano quando li chiamano, magari per 2 ore oggi, 3 ore domani e poi chissà, dopo aver studiato tutto il giorno e, magari, aver già svolto altri 3 lavori in settimana, altrimenti non possono permettersi affitto, vitto e università.
E’ evidente che la colpa di questo cambiamento non sia imputabile ai giovani che, anzi, sono le vittime di tale sistema perverso, ma che la vera causa sia da ricercare in quanti, con una specie di allucinata concezione del capitalismo, sfruttano le risorse umane come pedine prive di personalità, come numeri anziché esseri umani. Se tale tecnica funzionasse, permettendo alle aziende di espandersi, conquistare nuove fette di mercato e realizzando ogni anno utili superiori all’anno precedente, potremmo dire che un vantaggio lo ottengono; stante che la maggior parte delle aziende deve delocalizzare per sopportare i costi, ricorrono ad ammortizzatori sociali perché non riescono a stare sul mercato, è evidente che il loro modus operandi sia fallimentare.
In vita mia ho vissuto di persona l’esperienza di alcune aziende che, seguendo ad un certo punto le nuove tecniche di gestione del personale, sono riuscite a far naufragare tutto in pochissimi anni.
Il compianto Sergio Marchionne raccontava spesso le follie di alcune aziende; conosco anch’io aziende dove sei obbligato a prendere ferie per due settimane nel mese di agosto, perché così l’azienda risparmia, salvo non accorgersi che in realtà l’edificio avrà comunque personale in servizio (condizionamento, vigilanza, sistemi informativi, pulizie, ecc), il che rende nullo il risparmio. E questo è solo un esempio di come le nuove tecniche di management siano utili a spiegare cosa non fare se si dirige un’azienda o parte di essa.
Sempre Marchionne ci ricordava che parlando solo di diritti e mai di doveri, di diritti moriremo. I dipendenti reclamano giustamente i propri diritti, mente l’azienda ricorda soltanto i doveri delle maestranze, con il risultato che nessuno conoscerà entrambi.
In più i nostri giovani pagano lo scotto di aver avuto politici totalmente avulsi dalla realtà che hanno abrogato alcune garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori, di avere università che per quanto paghi di retta dovrebbero già versarti i contributi per la pensione; sicuramente vedono un mondo con gli occhi di chi non è ancora anestetizzato dalle promesse disattese, dalle mille parole usate da troppi governi tecnici e che chiedono di essere coinvolti nelle scelte del Paese che, per logica, deve affidare a loro il proprio futuro.
Sergio Motta
Pietro Scoppola, autorevole e qualificato storico cattolico, amava sostenere che un buon politico,

Dopo che qualcuno la dava per dispersa ieri, guidata dal Prof. Garibaldi, ha fatto nuovamente capolino la Alleanza x Torino, la riedizione della lista che nel 1993 porto’ Castellani a vincere le elezioni comunali sconfiggendo Diego Novelli. Chi si aspettava dal Professore di Economia una Analisi del sangue della situazione economica della Città che per diversi decenni ha trainato la economia italiana e’ andato deluso. I Professori sono abituati a bocciare gli altri ma non accettano di farsi bocciare dagli altri. Eppure dal 1993 Castellani presento’ ben due piani strategici senza mai presentare un Bilanciò consuntivo così non si accorse che solo col turismo, la cultura e il loisir la economia torinese non pareggiava ciò che stava perdendo nell’industria dell’auto. Così non si è ancora accorto adesso che dal 2001 la economia torinese ha una crescita economica inferiore alla media nazionale . Così non si è accorto che oggi Torino è la Capitale della cassa integrazione e che il 75% dei giovani ha un lavoro precario. Negli ultimi venticinque anni si è parlato tanto di Olimpiadi senza capire che la cosa più importante era difendere l’industria dell’auto . Così quando Elkann ha venduto la grande azienda alla Peugeot ne’ la Appendino ne’ il governo giallorosso pensarono di mettere il golden power sulla capofila della filiera industriale più importante d’Italia. La crisi dell’auto, e forse questo non l’ha neanche capito il governo Meloni, sta frenando l crescita della economia Italiana molto di più di quanto loro credano. In questa situazione , a un anno dalle elezioni comunali Lo Russo pensa solo a rivincere e sa che questa volta il suo problema è a sinistra e lui ,origine DC, per convincere la Schlein ha detto che la sinistra deve fare la sinistra per cui da oltre un anno tratta con Askatasuna e si tiene buoni la sinistra di AVS, l’unica sinistra con cui dialogano i ragazzi carini di Aska. Al centro ci pensano quel che resta del Sistema Torino, quello che per avere un grattacielo ha regalato tuto a Milano , Castellani e i tanti consulenti consultati in questi 33 anni, che sono molto di più di un ventennio, e che non vogliono assolutamente perdere il Comune. A ciò si aggiunga il nuovo Piano regolatore che è uno strumento fatto apposta per discutere e trattare con i tanti interessi della Città, dai costruttori, ai capitalisti proprietari di immobili e terreni, ai commercianti e magari qualcuno legato a qualche consigliere di opposizione. Quando c’è una maggioranza così longeva gli oppositori non sono tutti puri e duri come un GIACHINO qualsiasi , qualcuno che non ha idee magari è stufo di stare alla opposizione. Chi ci rimette però è Torino a partire dalla sue periferie sempre più dimenticate e lasciate in balia della insicurezza e del degrado. Anche i giornali non sanno che pesci pigliare così oggi danno una pagina intera a una proposta poco più che banale fatta dagli amici di Castellani che ora non parlano più di turismo e puntano ad attrarre studenti universitari copiando da Bologna che anche in questo campo si è dimostrata molto più brava di Torino attraendo quelli della Johns Hopkins.