Sono state richieste dalla procura di Ivrea 24 misure interdittive di sospensione dal servizio per un anno a carico di altrettanti operatori sanitari al lavoro all’ospedale di Settimo Torinese. La Stampa ha anticipato oggi che l’accusa è di maltrattamenti nei confronti di 14 pazienti, molti dei quali fragili o in carrozzina. La prossima settimana si terranno gli interrogatori di garanzia di medici e infermieri coinvolti.
Con il progetto di digitalizzazione che comprende i servizi del TG Rai in onda dal 1952 al 1985
La Rai ha vinto il premio “Fiat/Ifta in Media Preservation Award”, riconoscimento prestigioso che equivale a un Oscar, assegnato la scorsa settimana a Rai Teche, la struttura della Rai che si occupa della conservazione e della valorizzazione del materiale audiovisivo prodotto e trasmesso dall’azienda. Questo progetto, che ha vinto sulla terna finalista delle televisioni di Singapore e Polonia, è stato voluta dal Ministero della Cultura, e coinvolge 320 mila pellicole di 600 mm, l’equivalente di 8 ore di servizi, prima che la cosiddetta sindrome acetica li deteriorasse. con i servizi dei TG Rai in onda dal 1952 al 1985, ivi comprensivi due anni di fase sperimentale, visto che la prima trasmissione televisiva italiana risale al 1954. Questo patrimonio monumentale di vecchie pellicole trasformate in file digitali, con standard di alta qualità e una risoluzione superiore ai 2K, ci permettono di ripercorrere trent’anni della storia italiana e mondiale che confluiscono nel catalogo multimediale Rai. Entro fine anno verrà completata tutta la digitalizzazione, mentre ora siamo all’80%. Il prossimo step, entro il 2026, sarà quello di inserire il materiale sul portale pubblico gestito dal Ministero della Cultura, e quando il sito sarà online ognuno di noi potrà ripercorre i momenti salienti della storia d’Italia e di Torino.
Mara Martellotta
Esplode il 43mo TFF, s’inizia il 21 novembre, inaugurazione al Teatro Regio
Gli occhi azzurri di Paul Newman – catturati da Eva Sereny nel 1981 durante le riprese di “Diritto di cronaca” di Sidney Pollack -, sin dall’inizio, a marchio indelebile di questo 43mo Torino Film Festival che prenderà avvio da venerdì 21 novembre. A lui è dedicata la retrospettiva (la passata edizione, la prima del reame Base, aveva visto l’omaggio al grande Brando), 24 titoli (dai debutti degli anni Cinquanta alle sfide vinte al botteghino, dai grandi successi internazionali alle prove più intense e mature: si rivedranno tra gli altri “Il colore dei soldi” che gli valse quell’Oscar nel 1986 in cui forse non sperava più, nemmeno la sua prova migliore, arrivato un anno dopo quello alla carriera che poteva essergli già parso come un contentino, e “Nick mano fredda”, “Hud il selvaggio” e “Lo spaccone”, “L’uomo dei sette capestri” e “La lunga estate calda”, “Lassù qualcuno mi ama” e “Era mio padre” e “La dolce ala della giovinezza”, ad ogni tappa splendidamente guidato da Houston e Scorsese, Ritt e i fratelli Coen, Rossen e Penn, Mendes e Wise; considerando qui che mettere in calendario almeno un paio delle cinque opere che lo videro nelle vesti di regista non sarebbe poi stato del tutto sbagliato).
Ottimi soggiorni e buon setacciamento del direttore Giulio Base e della di lui consorte Tiziana Rocca – “Global Talent and International Relation”, che più di lui se possibile sembra sapere in quali angoli cinematografici di mezzo mondo o intero andare ad allacciare rapporti – nei tanti festival e nelle mecche del cinema che contano e che la coppia nel calendario dei dodici mesi ha frequentato, vale a dire non soltanto Cannes e Venezia ma un giro che nemmeno il gentleman Pholeas Fogg compì tra le pagine di Verne. Questo per cominciare a dire dei 120 titoli (una scelta che è il frutto dei 5500 titoli arrivati in selezione, il medesimo numero di titoli della passata edizione, “non un accumulo bulimico – specifica Base – ma una scelta accurata”) suddivisi nelle tre sezioni di concorso (lungometraggi, documentari e cortometraggi), affidate alle buone cure di altrettante rappresentanti del mondo cinematografico al femminile, Ippolita di Majo, Giovanna Gagliardo e Lina Sastri, avvicinate al Fuori Concorso e allo Zibaldone, titoli di sicurissimo interesse, con vari interpreti che riempiranno le sale di fan e appassionati e cinefili e curiosi, a presenziare e reclamizzare opere che, speriamo nella maggior parte, vedremo in stagione nelle nostre sale. Tra gli ospiti che hanno già detto sì, Barbora Bobulova e Pippo Delbono, James Franco e Matilde Gioli, Franco Nero e Dominique Sanda e Hanna Schygulla; mentre, ad ampliare il già lungo elenco delle “Stelle della Mole”, arriveranno tra gli altri, Juliette Binoche e Jacqueline Bisset, Terry Gilliam e Spike Lee (che presenterà il recentissimo “Highest 2 Lowest” passato a Cannes, Denzel Washington protagonista), Claude Lelouch a rivedere con noi “Un uomo, una donna” del lontano 1966 e la nostra Sandrelli superstite dal “C’eravamo tanto amati” di Scola, l’immensa Vanessa Redgrave che accompagnerà il figlio regista Carlo Gabriel Nero per la presentazione di “The Estate”, dove per i debiti una famiglia aristocratica inglese rischia di perdere la vecchia dimora di campagna, infelice situazione accompagnata da apparizioni che iniziano a perseguitarne i componenti, costringendoli a confrontarsi con le ingiustizie che loro stessi e altri proprietari terrieri, passati e presenti, hanno provocato.
Sarà lo stesso direttore Base, con la collaborazione di Laura Chiatti – che nessuno s’azzardi a chiamarla madrina ricordandosi bene del suo ruolo di coconduttrice -, nel prestigioso Teatro Regio, ad aprire le danze. In una invidiabile serata piena di stelle del firmamento cinematografico, con la consegna delle “Stelle della Mole”, il regista David Freyne presenterà in anteprima la sua commedia “Eternity”, di prossima programmazione, portandoci in un aldilà in cui ogni anima ha sette giorni per scegliere con chi condividere la propria vita eterna, tra gli interpreti Miles Teller e Da’Vine Joy Randolph; mentre, dopo la affollata lunghissima scorpacciata – tanto per farci una veloce idea: 23 anteprime mondiali, 11 anteprime internazionali, 9 anteprime europee e 42 anteprime italiane, a voi il coraggio di affrontarle tutte – e consegna dei premi, la chiusura sarà affidata a James Vanderbilt e al suo “Nuremberg”, con Rami Malek e Russell Crowe nei panni di Goering, storia di un giovane psichiatra dell’esercito americano incaricato di valutare lo stato mentale degli imputati per stabilire se siano in grado di affrontare il processo.
Sottolinea ancora il direttore del Festival guardando alle scelte fatte, al pacchetto confezionato per chi sino a fine novembre vorrà riempire le sale del Massimo e del Romano (a proposito, saranno sufficienti alle richieste?): “Nessuna serie televisiva: il cuore del nostro festival continua a essere il cinema concepito per la sala”, e sin qui ragionissima, con buona pace di Netflix e piattaforme cantando e dei salotti futuri di casa nostra. Carlo Chatrian, direttore del Museo del Cinema, parla di Torino e del “suo” festival, di come la città sia pronta a riceverlo con il solito mix di “curiosità, passione e orgoglio”: “Dai grandi ospiti, che ancora una volta verranno a illuminare il red carpet, ai nomi nuovi che speriamo segneranno gli anni a venire, il Torino Film Festival si conferma un punto di riferimento del panorama nazionale e internazionale e un appuntamento imprescindibile per chi cerca nel cinema non solo intrattenimento, ma ricerca, libertà e scoperta.” Un festival che è altresì “un’estensione naturale” della missione che il Museo svolge, ovvero “rendere il cinema accessibile, vivo e capace di interpretare il presente attraverso sguardi sempre nuovi”, chiosando – e questo è fermo nel cuore di chi stende queste note – con l’idea di “collettività” che, pur oggi forse “fragile”, abbraccia il pubblico quando si spengono le luci di una sala e le prime immagini iniziano a scorrere, un rito che da circa centotrent’anni incanta e accomuna. Durante la presentazione romana del festival, gli ha fatto eco l’assessore alla Cultura della Regione Marina Chiarelli: “Investire nel cinema significa investire nelle pewrsone. Il Piemonte vuol essere una casa per chi crea aperta, generosa, capace di riconoscere e valorizzare i talenti che scelgono di raccontare storie qui. La cultura non è un accessorio, ma una radice profonda del nostro vivere comune. Il cinema ci unisce, ci fa crescere, ci rende comunità.”
cinema
Al centro della grande festa, il Concorso Lungometraggi, 16 film che si sperano “d’autore”, pronti a darsi battaglia per la conquista del premio per il miglior film da 20.000 euro, provenienti da Francia e Canada e Perù/Colombia, dal Giappone e dalla Turchia, dal Ciad e dagli States, dalla Slovenia e dall’Estonia, dall’Italia che presenterà “Eva” di Emanuela Rossi, con Carol Duarte ed Edoardo Pesce – la sparizione di un gruppo di bambini e una donna misteriosa che incendia un campo di girasoli – e “Il protagonista” di Fabrizio Benvenuto – storia di un attore che non trovando più ruoli decide di recitare nella vita quotidiana, inventando identità e personaggi. Vite di giovani donne, vite di rivoluzionari andini del XVIII secolo o di contadini nel Giappone del XIX secolo, tra fatica e solitudine, il regime dei talebani e un undicenne che nella baraccopoli di Manila sogna di diventare un gangster come nella Polonia di oggi un ragazzo ventenne sogna di fuggire dalla fattoria di famiglia, il mondo del cinema che guarda all’umanità di oggi tra problemi e speranze, tra spettacolo e riflessioni.
Elio Rabbione
Nelle immagini: a Vanessa Redgrave e Spike Lee verranno consegnate, nella serata inaugurale del Festival, le “Stelle della Mole”; scene tratte dai film italiani in concorso, “Eva” di Emanuela Rossi e “Il protagonista” di Fabrizio Benvenuto.
Torino torna capitale mondiale del tennis. I migliori tennisti al mondo hanno sfilato ieri sera sul blue carpet allestito in piazza Castello, prima di raggiungere il Teatro Regio, dove si è tenuto l’incontro con i giornalisti e l’evento “Meet the Champions”, con la partecipazione speciale di Riccardo Cocciante.
Una folla di appassionati ha accolto i campioni con grandissimo entusiasmo, assiepandosi ai lati del tappeto blu per scattare selfie, chiedere autografi e immortalare i propri beniamini. L’ennesima testimonianza del calore del pubblico torinese per questo grande evento sportivo.
L’accoglienza più calorosa è stata, come prevedibile, per il campione in carica Jannik Sinner, attesissimo idolo di casa e candidato a un ruolo da protagonista sul campo dell’Inalpi Arena. Applausi e cori anche per Carlos Alcaraz, lo spagnolo che contenderà all’altoatesino sia il trofeo delle Finals sia il vertice della classifica ATP di fine anno.
Per questa edizione, il gruppo dei partecipanti non è ancora completo: sei i giocatori presenti a Torino, mentre gli ultimi due posti saranno assegnati domani. Tutto dipenderà dalle decisioni di Novak Djokovic, che deve ancora confermare la sua presenza, e dall’esito del torneo ATP di Atene. In caso di vittoria, Lorenzo Musetti entrerà di diritto tra i Magnifici 8 dell’edizione 2025, portando due giocatori italiani sul palcoscenico mondiale delle Nitto ATP Finals.
TorinoClick
Protesta “incendiaria” nel carcere di Torino
Due fratelli di 33 e 42 anni sono stati arrestati a Nichelino con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio in concorso. Sono ai domiciliari per aver fornito droga ai giovani del posto. I carabinieri hanno documentato numerose cessioni di droga nei pressi di un chiosco della zona e nel corso di una perquisizione domiciliare, i carabinieri hanno trovato nove panetti di hashish.
Libri e autori nella magia del foliage
Proseguono gli incontri e gli eventi della sesta edizione di “Bellezza tra le righe”, la rassegna che anima le dimore storiche della Regione
Domenica 9 novembre
Piossasco / San Secondo di Pinerolo / Racconigi
Sono ben cinque gli appuntamenti programmati per la prossima domenica 9 novembre, nell’ambito della sesta edizione (nata con il patrocinio di “Adsi – Associazione dimore storiche italiane”) della Rassegna “Bellezza tra le righe”, che, nella magia unica del “foliage” autunnale, invitano alla riscoperta del piacere della lettura nel contesto singolare di “Casa Lajolo” a Piossasco, del “Castello di Miradolo”, a San Secondo di Pinerolo e della “Tenuta Berroni”, a Racconigi.
Alla settecentesca “Casa Lajolo”, in via San Vito 23 a Piossasco, alle 15, è previsto l’incontro con Franco Faggiani. Lo scrittore romano presenterà “Basta un filo di vento” (Fazi Editore), l’ultimo suo romanzo: una storia di amore, amicizia e solidarietà che narra l’attaccamento alla terra da parte di una comunità capace di creare legami solidi e duraturi che possono salvare e proteggere. In dialogo con lui, ci sarà Sante Altizio, presidente dell’ “APS BookPostino”.
Faggiani ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo e ha scritto manuali sportivi, guide, biografie e romanzi ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Esplorazioni che gli hanno fatto vincere, fra i tanti, il “Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2023”, il “Premio Gambrinus Mazzotti 2023” e il “Premio Selezione Bancarella 2024”. I suoi romanzi sono stati tradotti con successo in Olanda, Ucraina, Bulgaria e Francia dove, con “L’inventaire des nuages”, ha vinto il “Grand Prix du Salon International du Livre de Montagne de Passy 2024”.

A San Secondo di Pinerolo, in via Cardonata 2, al “Castello di Miradolo” (appartenuto fino al 1950 al Casato dei “Conti Cacherano di Bricherasio” che vantò il titolo di “vicerè dei Savoia” e dal 2008 sede della “Fondazione Cosso”), alle 10,30, si inizia invece la giornata con un’attività pensata per i più piccoli (0-6 anni): si intitola “Piccole storie all’ombra delle foglie” ed è a cura della stessa “Fondazione Cosso”. “Cosa c’è di più bello – dicono gli organizzatori – che ascoltare una storia stando seduti sull’erba, con il cielo sopra la testa e gli alberi tutto intorno? Tra coperte e foglie, si darà voce a libri illustrati, filastrocche e piccole-grandi avventure”.
Quindi, alle 11, l’incontro con Marcello Petitta, fisico e climatologo, ricercatore all’“Università di Tor Vergata” a Roma dove lavora sulle questioni energetiche e climatiche. Petitta presenta “La tempesta perfetta e altre storie sul clima”. Al centro della presentazione e del volume, l’obiettivo di scoprire come funzionano il clima e i maggiori eventi climatici e, di conseguenza, tentare di comprendere i cambiamenti in corso e le loro conseguenze.
“Petitta, anche a Miradolo – si spiega – si pone una sfida: rendere comprensibile il clima, anche là dove sembra più difficile parlarne. Perché capire il clima significa anche capire le leggi che lo governano: per questo, usa un linguaggio il più possibile semplice e metafore esemplificative”.

Alle 12,30, si terrà il cosiddetto “pranzo letterario” nel restaurato “Atelier” della Contessa Sofia.
Domenica 9 novembre, infine, nella settecentesca “Tenuta Berroni” (proprietà oggi della contessa Castelbarco Visconti) di Racconigi (Cuneo), da quest’anno nel circuito di “Bellezza tra le righe”, alle 15,30, è previsto l’incontro con la scrittrice e “dottore forestale” Cristina Converso (nata a Torino ma oggi residente in Val di Susa) che, intervistata dal giornalista Fabio Marzano, co-fondatore del “Festival del Verde” di Torino, presenterà “A radici nude”.
Tre storie, tre vite che si intrecciano nel volume come radici che mostrano la loro bellezza e fragilità, la loro tenacia e il legame fortissimo con la terra e le presenze che la abitano: Converso, nel suo, libro accompagna nel cuore della Val di Susa, dove un contesto naturale unico come l’“Orrido di Chianocco” (canyon naturale con paesaggi mozzafiato e una ricca diversità di flora e fauna, la cui conservazione è fondamentale per preservare la biodiversità per le future generazioni) rischia “di essere minacciato – scrive – dalla sete di potere e dall’ambizione, da un presunto progresso, mentre segreti sepolti, parole taciute e antichi incanti ancora sussistono, in una danza silenziosa e potente che si rinnova generazione dopo generazione”.
Per maggiori info: www.bellezzatralerighe.it
G.m.
Nelle foto: Franco Faggiani; Letture bimbi all’ombra delle foglie”; Marcello Petitta
“Ma cos’era mai questo Toro?”
Sabrina Gonzatto e la passione granata a vent’anni dall’uscita del suo libro
Sabrina Gonzatto, torinese, scrittrice “per caso”, riservata ma luminosa, laureata in lingue, esperta di comunicazione e appassionata granata, ha vissuto per un periodo in Francia dove ha approfondito i suoi studi di marketing. Amante della pittura ha organizzato mostre d’arte arricchendo il suo patrimonio professionale; un giorno risponde ad un annuncio di lavoro pubblicato su La Stampa, come si faceva qualche anno fa, e viene assunta dopo una lunga selezione, in quella che oggi si chiama Università ECampus. La prima sede dell’azienda, a Corso Vittorio Emanuele 77, è stata l’ex quartier generale del Torino scelta dal presidente Orfeo Pianelli, coincidenza suggestiva? “Era scritto che dovessi vivere in quella sede, era il destino”. 
Il Toro è una passione di famiglia?
Si, dopo essere andati a visitare la nostra prima sede aziendale sono tornata a casa e i miei genitori mi hanno detto subito che quella era la ex sede granata. Dopo qualche tempo, senza avere l’intenzione di scrivere un libro, ho cominciato a buttare giù delle pagine sul Toro supportata da mio padre con cui avevo un rapporto speciale; da piccola lo accompagnavo allo stadio, un luogo che mi attraeva per l’atmosfera e per tutte quelle persone appassionate, lui tifava molto e a volte tornava a casa senza voce. Dopo qualche tempo questi scritti hanno preso forma, li ho mostrati a mio marito Giulio Graglia che, a mia insaputa e con mia grande sorpresa, ne ha creato un progetto teatrale.
È così che è diventata una scrittrice?
Esatto, al libro “Ma cos’ era mai questo Toro?” uscito la prima volta nel 2005, ne sono seguiti altri come la biografia “Orfeo Pianelli – Il presidente del Toro campione” dedicato alla figlia Cristina. Il fatto di essere entrata nella comunità granata e non essere più unicamente una tifosa, mi ha incoraggiato ad occuparmi maggiormente della mia squadra di calcio; posso dire di essere la capostipite, nel periodo contemporaneo, ad aver dedicato diversi libri al Toro, questo primato mi rende molto orgogliosa, ma allo stesso tempo riconosco di non essere sola in questa importante attività “sentimentale”.
Il libro e lo spettacolo teatrale raccontano di Marco, del suo diario e del suo amore granata?
Sì. Marco torna a casa dei suoi genitori e trova il suo diario di quando era adolescente, ma anche figurine Panini e tra le foto una di sua figlia da piccola. Con questa immagine di Carlotta inizia un dialogo/monologo immaginario fatto di confidenze, di ricordi e della sua passione granata. Il titolo “Ma cos’era mai questo Toro?” è la considerazione della figlia Carlotta al parlare con grande enfasi e slancio del Toro del suo papà. Nel libro racconto anche della tragedia di Superga, dello scudetto del 1975/76, mi fermo calcisticamente agli anni ’90.
L’ho dedicato a tutti i papà, ma soprattutto al mio che mi ha insegnato l’amore per il Grande Torino.
Maria La Barbera

Polpettone al forno con patate
Una ricetta della tradizione dagli antichi sapori di pranzi in famiglia. Questo è il polpettone, un secondo gustoso ed economico che racchiude un goloso e succulento ripieno.
Un piatto che rende felice tutti.
Ingredienti
600gr. di carne trita di manzo
2 uova
50gr.di grana grattugiato
4 grissini ridotti in polvere
3 fette di prosciutto crudo
100gr. di toma o fontina
Sale, pepe q.b.
5 patate
1 rametto di rosmarino
Sale, olio q.b.
In una ciotola impastare la carne con le uova, il parmigiano, la polvere di grissini, il sale ed il pepe. Stendere l’impasto su un foglio di carta forno, dare una forma rettangolare, sistemare le fette di prosciutto e sopra, il formaggio a tocchetti.
Arrotolare la carne aiutandosi con la carta forno e sigillare bene. Chiudere a caramella e sovrapporre un altro foglio di carta forno sigillando bene. Sistemare il polpettone al centro di una pirofila da forno, aggiungere le patate tagliate a cubetti condite con olio e rosmarino.
Infornare a 180 gradi per 30 minuti. Estrarre il polpettone, togliere la carta e rimettere in teglia per altri 15 minuti.
Servire caldo.
Paperita Patty
La solitudine delle donne
Sole, ma non per scelta, e fra mille difficoltà. Palazzo Lascaris ha ospitato il convegno “La solitudine delle donne”, organizzato dalla Consulta femminile regionale, per approfondire e portare alla luce la solitudine femminile nelle sue diverse sfaccettature, psicologiche, sociali, professionali.
“Questo convegno affronta un tema spesso taciuto, ma che ha invece bisogno di attenzione da parte della società civile e delle istituzioni”, ha dichiarato la consigliera segretaria Valentina Cera. “Sempre più sono i casi di donne anziane sole che hanno bisogno di trovare nella società una rete di supporto e vicinanza. Come sempre di più sono i casi di ragazze che si auto isolano dalla società, affrontando periodi di estrema difficoltà psicologica. Bisogna fare di più in termini di servizi per la salute mentale delle giovani generazioni. Si tratta quindi di un convegno importante, che deve portare i decisori politici a riflettere e approfondire la tematica della solitudine. Ringrazio la Consulta per impegnarsi a essere stimolo culturale rivolto alla cura delle fragilità delle donne. Un importante lavoro che, come consigliera regionale dell’Ufficio di presidenza, delegata alla Consulta, condivido e ho voluto fare mio”.
“L’iniziativa di oggi è una lente che attraversa tutta la vita di una donna: tutte le età, tutte le condizioni, dall’adolescenza al lavoro, dalla malattia alla famiglia”, ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco, che pur non riuscendo a presenziare ha voluto condividere la sua riflessione. “E l’attenzione si focalizza sui segmenti più fragili e più invisibili: le bambine e le adolescenti, le imprenditrici e le libere professioniste, le donne che combattono malattie non riconosciute, le anziane sole, le caregiver che reggono pezzi di welfare informale. L’istituzione che rappresento deve essere – e sarà – alleata nel portare luce dentro le ombre che in questi tempi si stanno annidando. Perché riconoscere la solitudine significa assumere una responsabilità: quella di costruire reti, servizi, strumenti che rendano la società più vicina, più presente, più capace di prevenire e proteggere”.
La solitudine è una condizione piacevole solo se viene scelta, diventa invece una ferita profonda quando è imposta o subita”, ha affermato la presidente della Consulta femminile regionale Fulvia Pedani. “Con questo incontro, che ha coinvolto esperti provenienti dal mondo accademico, sanitario ed economico, abbiamo voluto porre l’attenzione su un tema tanto complesso e attuale che colpisce tutte le fasce d’età, per promuovere una più consapevole presa di coscienza collettiva. Dalla pandemia di Covid-19 in poi, solitudine e isolamento si sono acuiti accompagnando le giornate di molte persone, segnando considerevolmente la loro quotidianità. Nelle donne, in particolare, questa condizione assume sfumature ancora più complesse: dal disagio emotivo al peso della gestione familiare, fino alla responsabilità sempre maggiore nei contesti professionali e imprenditoriali. Raccontare questa realtà significa riconoscerne il valore e la sofferenza. Creare una maggiore consapevolezza su questo problema sommerso può rappresentare un punto di partenza per costruire insieme quel cambiamento e impegno condiviso per tessere relazioni, reti di sostegno e risposte più eque e umane.”
Riccardo Torta, oncologo e psiconcologo dell’Università di Torino, ha approfondito gli aspetti clinici e gestionali della solitudine, mentre Maria Ludovica Franchini dell’Osservatorio Violenza e Suicidio Piemonte ha messo in evidenza le criticità riguardanti bambini e adolescenti, tra disturbi alimentari e rischio di suicidio. Il carico di responsabilità che devono affrontare le donne imprenditrici e le libere professioniste è stato analizzato da Silvia Ramasso e Serena Bonfanti, di Giunta Apid, Imprenditorialità Donna e sullo stesso tema Alessandra Colombelli del Politecnico di Torino ha fornito alcuni dati relativi all’indagine svolta dal progetto “La solitudine dell’imprenditrice”. Le difficoltà emergenti dell’era del post-Covid per la donna lavoratrice, fra smart working e burn out sono state esaminate da Valentina Ieraci dell’Ordine degli psicologi di Torino, mentre la sociologa Valentina Di Liberto, ha illustrato il fenomeno in preoccupante crescita del ritiro sociale e della sindrome Hikikomori fra le giovanissime. Il disagio psicologico e relazionale è stato al centro della relazione della scrittrice Tea Ranno. Alessandro Bonansea, direttore della Struttura complessa di psicologia sovrazonale Aslto3, Aslto4, Aou San Luigi ha sottolineato il peso della solitudine nella gestione famigliare e Claudia Tavernari, economista Forensic and Fraud Investigation, ha evidenziato i costi sociali della solitudine.
Riconoscere il ruolo dei caregiver quale vero e proprio lavoro, retribuito, è stata infine la proposta lanciata dalla presidente Pedani al consigliere regionale Silvio Magliano, intervenuto per sottolineare l’impegno del Consiglio regionale in diversi ambiti dove agisce la solitudine. Magliano ha ricordato quattro leggi di cui è stato promotore, ovvero quella per la prevenzione e cura dei disturbi alimentari e quella per il riconoscimento della fibromialgia quale malattia invalidante, approvate nella scorsa legislatura. Il consigliere ha poi ricordato nell’attuale legislatura la legge per il contrasto delle truffe affettive online e la norma che istitutiva della Giornata regionale dell’ascolto e dell’osservatorio regionale per la prevenzione e il contrasto di solitudine e abbandono.