Il libro di Natale che offre uno sguardo inedito su Torino, tra luci e nebbia, tra caffè e vecchie leggende
Partecipare alle presentazioni al Circolo dei lettori è sempre una esperienza piacevole e arricchente, se poi l’incontro avviene nella Sala Biblioteca, la più piccola ma anche la più suggestiva, il tutto assume una connotazione ancora più affascinante. Per un libro come Natale a Torino. La città del fantastico non c’è niente di meglio che vedersi catapultati in uno scenario degno del film Harry Potter, una sala colma di edizioni meravigliose che riempiono le mensole di librerie d’altri tempi, in un’atmosfera tra il magico e il sogno. Il 12 novembre scorso, proprio nel magnifico luogo sopracitato, si è respirato uno stato d’animo più luminoso del suo inverno con la presentazione del bel libro natalizio, edito da Neos Edizioni e curato da Teodora Trevisan.
Nell’elegante cornice di via Bogino si è parlato di storie e di magia, di luci e di ombre, di quella particolare bellezza che la città sa esprimere nei mesi più freddi, quando la fantasia sembra scaldare anche l’aria più tersa. Il volume raccoglie diciassette racconti che offrono uno sguardo inedito su Torino, città che da sempre custodisce un’anima doppia: concreta e operosa, ma anche misteriosa e incantata. I protagonisti di queste pagine si muovono tra piazze illuminate, portici avvolti nella nebbia, caffè che profumano di cioccolato e vecchie leggende. Il Natale, qui, non è soltanto una cornice, ma una chiave per leggere la città con occhi diversi, come se dietro ogni angolo potesse nascondersi una storia capace di stupire. A dialogare con la curatrice, Silvia Maria Ramasso, che ha moderato l’incontro, e alcuni degli autori e delle autrici, tra cui Loredana Cella, Davide Monopoli e Silvia Cascinali, mentre le letture di Bruna Parodi hanno dato voce ai racconti, restituendo il ritmo e la suggestione della scrittura. Ne è nato un confronto vivo e appassionato su come la narrativa fantastica possa raccontare Torino meglio di tante cronache: una città che, pur restando sé stessa, sa ancora lasciarsi attraversare dal sogno.
Natale a Torino. La città del fantastico è un libro che invita a passeggiare con la mente e con il cuore, a scoprire nei luoghi familiari un riflesso di meraviglia. Un piccolo dono d’inverno per chi ama Torino e la sua capacità di trasformare la realtà in racconto, soprattutto quando le luci del Natale la rendono, davvero, una città del fantastico. Torino e il Natale, quale miglior connubio per creare una meravigliosa realtà onirica e incantata? Il volume è disponibile in libreria e online, pubblicato da Neos Edizioni.
Maria La Barbera


A fronte del concreto dibattito che caratterizza il sindacato italiano in questa precisa fase storica e politica, possiamo dire tranquillamente che c’è una grande opportunità per dimostrare, oggi, che cosa dev’essere concretamente il sindacato. E questa opportunità oggi ha un nome e cognome. Si chiama Cisl. E questo non lo dico per antica, nonchè convinta, appartenenza politica, culturale e valoriale allo storico “sindacato bianco”. Ma per la semplice ragione che, “allo stato dei fatti” – per dirla con una felice espressione di Carlo Donat-Cattin – una parte consistente del sindacato italiano ha assunto posizioni che sono, oggettivamente, persino imbarazzanti da commentare. Se ci fermiamo, ad esempio, alla principale organizzazione sindacale italiana, cioè la Cgil, non possiamo non sottolineare che quella sigla ha cambiato radicalmente la sua reale collocazione nella vita pubblica del nostro paese. Certo, tutti noi conosciamo lo storico profilo politico, culturale e sociale della Cgil, cioè di un sindacato che per moltissimi anni è stato la storica e strutturale “cinghia di trasmissione” con il partito di riferimento. Prima il Pci e poi i partiti che sono succeduti al Pci stesso. E cioè, il Pds, poi i Ds e infine il Pd. Ma mai si era arrivati alla radicale trasformazione del sindacato in un soggetto politico da un lato e, dall’altro, ad un’azione tutta e solo concentrata sui temi politici. E non è un caso che, se nel passato era il partito che dettava l’agenda politica al sindacato, adesso è l’esatto contrario. E cioè, è il sindacato che detta l’agenda politica e programmatica al partito di riferimento e, di conseguenza, all’intera coalizione di sinistra e progressista. Se, cioè, sui temi della giustizia è l’ANM, di fatto, che condiziona la politica del cosiddetto ‘campo largo’, sui temi economico/sociali e sulla stessa politica estera è il sindacato che fissa i paletti rispetto alla concreta azione politica dell’alleanza di sinistra e progressista. Una trasformazione radicale che ha portato alla rottura verticale con la Cisl e persino con la Uil e addirittura con gli estremisti dei sindacati di base. Che sono e restano i veri concorrenti politici della nuova Cgil di Landini.
