A Torino è stato assolto un ventenne finito a processo con l’accusa di stalking e lesioni ai danni della fidanzata minorenne. Tra gli episodi contestati vi era anche una frase minacciosa, “ti sciolgo nell’acido”, che, secondo quanto dichiarato dal giovane, sarebbe stata pronunciata durante un litigio senza alcuna reale intenzione di metterla in pratica.
La Procura aveva richiesto una condanna a due anni di reclusione, descrivendo l’imputato come un ragazzo geloso, con atteggiamenti aggressivi e possessivi. Il ventenne, difeso dagli avvocati Vittorio e Francesco Pesavento, ha invece respinto tutte le accuse.
In merito alle lesioni segnalate dalla ragazza, il giovane ha sostenuto di non sapere come si fossero verificate.
Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 

Poche righe per la morte a 95 anni del giudice Corrado Carnevale, presidente della prima sezione della Corte di Cassazione dove giunse a 55 anni, il più giovane in assoluto in Cassazione. Giorgio Bocca lo definì “ l’ammazzasentenze” perché bocciava sentenze fatte male che contenevano errori e carenze di motivazione. La Cassazione ha questo compito nell’annullare sentenze inadeguate e Carnevale lo ha svolto con diligenza e indipendenza , augurandosi inutilmente che la qualità delle sentenze migliorasse, come mi disse una volta. Aveva la schiena diritta e dopo l’assoluzione, già in pensione , pretese di recuperare gli anni perduti, ottenendo la reintegrazione nel grado e nella funzione. Fu un magistrato esemplare vincolato solo alla legge. Non si lasciò mai invischiare nella politica come capitò ad altri giudici anche di Cassazione. A lui accomuno almeno in parte un altro insigne magistrato, Filippo Mancuso, che fu ministro con Dini, dimissionato a forza per il suo spirito libero. In politica Mancuso commise errori, ma si ritirò a vita privata. Carnevale seppe invece essere coerente con sè stesso e venne odiato perché mise in evidenza i limiti inaccettabili dei magistrati dalla condanna facile, ma caratterizzati da un incompetenza tecnico – giuridica disarmante che Carnevale non esitò a censurare. Oggi balzano fuori nella loro ignoranza e malafede anche i giornalisti che lo crocifessero.