ilTorinese

“1898. Una spy story nel Piemonte di fine Ottocento”

Tra intrighi, anarchici e verità scomode

TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono romanzi storici che si limitano a raccontare il passato e altri che riescono a farlo rivivere. 1898.Una spy-story nel Piemonte di fine Ottocento di Nanni Cristino appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ambientato nella Chieri di fine Ottocento, il romanzo trasporta il lettore in un’epoca attraversata da tensioni sociali, fermenti politici e profonde trasformazioni, restituendo con grande efficacia l’atmosfera di una città che, all’epoca, rappresentava uno dei più importanti centri tessili italiani.
La vicenda prende avvio nell’ottobre del 1898, durante il governo di Luigi Pelloux, in un momento particolarmente delicato della storia italiana. L’imminente visita del viceministro liberale Guido Meyer fa temere un attentato da parte di gruppi anarchici locali. Per questo motivo i servizi segreti del Regio Esercito inviano a Chieri il tenente Orso Falconeri, incaricato di infiltrarsi tra i sovversivi per scoprire la verità e sventare un possibile complotto.
Da questo spunto prende forma una narrazione che intreccia indagine, mistero e ricostruzione storica. Omicidi, evasioni, intrighi politici e incontri inattesi accompagnano il protagonista in un percorso che si sviluppa tra vicoli, osterie e piazze cittadine, fino a coinvolgere questioni che potrebbero cambiare il destino dell’intera nazione.
Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è proprio il legame con il territorio. Cristino riporta in vita una Chieri scomparsa ma ancora riconoscibile nelle sue radici: le antiche carceri di Palazzo Opesso, l’albergo del Cavallo Bianco in piazza delle Erbe, l’Osteria Aiassa e numerosi altri luoghi realmente esistiti diventano scenari vivi e pulsanti. Grazie a un accurato lavoro di ricerca condotto attraverso documenti d’archivio, vecchi giornali, riviste dell’epoca e cartoline storiche, l’autore ricostruisce con precisione una città attraversata dalle contraddizioni della fine del secolo.
Ma 1898. Una spy-story nel Piemonte di fine Ottocento non è soltanto un romanzo storico. È anche una riflessione sul rapporto tra potere, informazione e verità. Sullo sfondo delle proteste popolari e delle tensioni che caratterizzarono gli anni successivi ai moti repressi dal generale Bava Beccaris, emerge un interrogativo sorprendentemente attuale: chi decide quali siano i colpevoli? E quanto può essere manipolata la percezione della realtà quando entrano in gioco interessi politici e strategie di potere?
Al centro della storia troviamo Orso Falconeri, protagonista lontano dagli stereotipi dell’eroe impeccabile. Ruvido, disilluso, spesso in bilico tra dovere e coscienza, Falconeri si muove in una zona grigia dove nulla è davvero come appare. È un personaggio che conquista pagina dopo pagina grazie alla sua umanità e alla capacità di osservare criticamente il mondo che lo circonda.
Ad arricchire ulteriormente la narrazione c’è una figura femminile affascinante e sfuggente, capace di lasciare il segno senza mai rivelarsi completamente. Una presenza che contribuisce a rendere il romanzo non soltanto un’indagine politica, ma anche una storia di passioni, ambiguità e scelte difficili.
Nanni Cristino, nato e residente a Chieri, è laureato in Storia del Risorgimento ed è autore di numerosi testi scolastici per i licei pubblicati da De Agostini. Già apprezzato autore di thriller e romanzi noir, con 1898.Una spy-story nel Piemonte di fine Ottocento. affronta per la prima volta il romanzo storico, mettendo a frutto la propria conoscenza del territorio e delle vicende dell’Italia post-unitaria. Il risultato è un’opera che unisce il ritmo del thriller alla solidità della ricostruzione storica.
Per chi ama le storie che sanno intrattenere e allo stesso tempo far riflettere, 1898 Una spy-story nel Piemonte di fine Ottocento rappresenta una lettura coinvolgente. Un viaggio nella Chieri di oltre un secolo fa che, tra complotti, segreti e tensioni sociali, finisce per parlare anche del nostro presente. Perché la storia cambia protagonisti e scenari, ma alcune domande continuano a tornare, ostinate, attraverso il tempo.

Due le rassegne musicali per Organalia

Organalia 2026 celebra quest’anno il XXV anniversario della propria attività

La prima  sarà intitolata “Da Torino verso il Ciriacese e il Canavese” e si svolgerà dal 2 maggio al 5 luglio toccando Chivasso, Mathi, Moncalieri, San Maurizio Canavese, Chiaverano, Cirié, San Carlo Canavese, Nole, Villanova Canavese, Torrazzo Piemonte , Cuorgne’, Andrate, con un concerto straordinario a Vigliano Biellese, in provincia di Biella.
La seconda rassegna è  intitolata “Alla scoperta delle valli di Lanzo” e verrà  sviluppata dal 4 luglio al 10 ottobre a Ceres, Monastero di Lanzo, Balme, Mezzenile, Corio, Viù, Usseglio, Lanzo Torinese, con tre concerti straordinari a Moncalieri, Volpiano e Feletto.
La prima rassegna avrà inizio sabato 2 maggio, partendo dalla basilica di Superga dove fu avviata l’avventura musicale denominata allora Vox Organorum, mutata poi nel marchio Organalia.
La serata sarà aperta alle ore 21 da un momento altamente significativo , la consegna della targa “Organalia alla carriera” al professor Guido Donati, organista e compositore, già docente dal 1978 al 2014 al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, alla presenza dei suoi allievi e delle autorità.
Seguirà un concerto d’organo tenuto dal professor Gianluca Cagnani, già allievo del professor Donati e suo successore nella cattedra di Organo del Conservatorio torinese. Alla consolle dell’organo, costruito da Gioacchino Concone nel 1789, svilupperà un programma intitolato “Bach e l’arte dell’improvvisazione. Tra lo stylus phantasticus nord europeo e lo stile italiano”, con brani di Bach, Buxtehude, Benedetto Marcello e alcune improvvisazioni.
Questo appuntamento ha il patrocinio della Città di Torino e prevede la possibilità di una visita guidata alla basilica a cura della Fraternità della Speranza Sermig della durata di 45 minuti dalle 19.30 alle 20.15. Punto di ritrovo presso la biglietteria alle ore 19.15.

Domenica 3 maggio alle ore 17 a Castelnuovo don Bosco, nell’Astigiano, si terrà il secondo concerto di Organalia nella chiesa di San Bartolomeo. L’interprete sarà l’organista novarese Luca Canneto che, alla consolle dell’organo costruito da Giuseppe Calandra nel 1760, svilupperà un programma intitolato “L’arte di sonare: tra inventioni e passaggi”, con brani di Cima, Frescobaldi, Pasquini, Sabatini e Storace. Questo concerto si avvale dei contributi del Comune di Castelnuovo don Bosco e si svolge in collaborazione con l’associazione “When the Saints” e con il Lions Club Castelnuovo don Bosco.
Organalia si avvale del patrocinio della Regione Piemonte, Consiglio regionale del Piemonte e Città Metropolitana di Torino.
Tutti i concerti sono ad ingresso con offerta libera
È possibile scrivere ad Organalia all’indirizzo info@organalia.org

Mara Martellotta

Primo Maggio, Ravello (FdI): “A Torino violenza cercata e voluta“

“Chi sfila con i centri sociali copre e giustifica la guerriglia urbana”

“Ma quale ‘spezzone sociale’: sfilare con i centri sociali diventa, di fatto, una copertura volontaria della guerriglia urbana”. Così Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte, sugli scontri davanti ad Askatasuna tra Polizia e antagonisti a margine del corte del Primo Maggio.

“Non è più accettabile il copione del finto stupore e delle condanne di rito che seguono puntualmente gli scontri. Organizzatori e partecipanti continuano a fingere di non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Anche le reazioni di facciata come quella del Sindaco Stefano Lo Russo sono ormai prive di credibilità. La realtà – continua Ravello – è evidente: esiste un sodalizio radicato tra protesta e violenza”.

“Non c’è nulla di pacifico in chi marcia a braccetto con l’antagonismo più estremo e sovversivo. Chi sceglie di stare in quei cortei ne accetta consapevolmente dinamiche e conseguenze. È paradossale che nel corteo dei lavoratori trovino spazio i soliti ‘figli di papà’ che probabilmente non hanno mai conosciuto il lavoro. Una distorsione – aggiunge Ravello – che svuota di significato una giornata simbolo di diritti e dignità”.

“Torino – conclude Ravello – si conferma teatro dell’ennesimo episodio di odio e di attacco allo Stato. Non si può più tollerare che violenza e illegalità vengano sistematicamente giustificate o minimizzate. Serve una presa di posizione netta, senza ambiguità, da parte di tutti. Il tempo delle giustificazioni è finito: chi sta con la violenza ne è complice. Un ringraziamento va alle Forze dell’Ordine che, con consueta professionalità e coraggio, hanno evitato il peggio”.

Lo “spezzone sociale” si scontra con la polizia sotto Askatasuna

Al corteo del primo maggio lo spezzone  dell’opposizione sociale, composto dagli autonomi di Askatasuna, dal comitato di quartiere Vanchiglia, No Tav, pro Palestina e collettivi studenteschi, arrivato in piazza Castello, si è staccato dal resto della manifestazione e si è diretto verso il quartiere Vanchiglia, come preannunciato, per avvicinarsi il più possibile all’edificio di corso Regina. Qui ci sono stati scontri con la polizia ma la situazione è tornata normale poco dopo.

Giachino: “Primo Maggio sotto tono”

Manifestazione primo Maggio sotto tono proprio mentre a Torino il problema  del lavoro e’ cresciuto come mai. Aumentata la disoccupazione , aumentata la precarietà in particolare per i giovani ma in piazza nessuno parla della causa cioè la bassa crescita della economia torinese che dura da 25 anni che e’ la causa principale della crisi del lavoro e del commercio. Solo sette anni fa per dire SI alla TAV Torino riempi piazza Castello. Aver  puntato solo sul turismo e sugli eventi ha generato tanto lavoro a tempo parziale e quindi precario. Non basta dire che Torino è una Città industriale , l’industria andava e va difesa. Tragico l’errore del Governo CONTE PD di non mettere il golden power al momento della vendita della FIAT ai francesi. Occorre un patto Torino Governo Fiat sulla politica dell’auto . Noi come UDC sosterremo col Governo le ragioni della industria e del lavoro per un rilancio della economia che intacchi precariato e lavoro povero anche accelerando i lavori della TAV e aumentando il finanziamento  della Metro 2  I torinesi alle prossime elezioni comunali facciano la loro parte.
Mino Giachino

Come un’”Onda vegetale” le memorie di Fernando Montà

Sino al 15 maggio, negli spazi della galleria martinArte

Ognuno ha la sua “madeleine”, quel dolce – “dodu”, rigonfio, paffuto – che abbiamo incrociato anche di recente in altre occasioni torinesi e che nelle pagine della “Recherche” porta al narratore, tra uno sbocconcellamento e un sorso di tè, brani di ricordi e di memorie. Anche Fernando Montà – vive e lavora a Torino, già docente di Discipline Pittoriche presso il Liceo Renato Cottini, un percorso artistico dedicato all’incisione e alla pittura figurativa con temi legati all’ecologia e alla difesa dell’ambiente nonché alle “ferite” della natura, lette metaforicamente e rivolte all’animo umano, mostre in Italia (Piacenza, Roma, Pisa) e all’estero (Barcellona) -, che porta negli spazi della galleria martinArte (corso Siracusa 24/A) la mostra dal titolo “Onda vegetale”, a cura di Paola Barbarossa e con il testo critico di Riccardo Dellaferrera, ha la sua madeleine.

Che sono quei fili d’erba, verdi e fitti, tema caro all’autore e molteplice (tra gli altri “La collina”, 1997; o ancora “Omaggio ad Antonietta”, cm 100 x 120: squarci di “relazione tra essere umano e natura”), che riempivano i prati del suo biellese e che tornano alla mente per riflettere di protezione e di pericolo. Che possono trasformarsi in aculei, proteggono ma nascondono serpi. Che possono essere l’immagine di una giornata di vento, di libertà, di allegria. Dalla memoria dell’artista fuoriescono quei lembi di natura, dal ragazzo di un tempo, sono sequenze di moduli destinati a inquadrare il paesaggio, a circoscriverlo di occasione in occasione, un unicum come quattro, sei, otto, dodici visioni incorniciate, a spaziarci sopra, a volo d’uccello, a liberare e a inguainare, mai a soffocare, lasciando negli spazi azzurri dei cieli un contraltare ampio e a volte estremamente rassicurante del sentirsi libero. Momenti diversi di storia personale, in un lungo arco di tempo che si srotola dall’inizio degli anni Novanta sino a uno ieri molto prossimo, li diresti una sorta di rappacificazione di un’età matura i tanti riquadri che ti accolgono nella parete opposta all’ingresso della galleria – “Onda vegetale”, un lungo protendersi di fili d’erba, tra il verde e il blu e il violaceo, contro un cielo immensamente azzurro, isola di rasserenante momento meditativo -, se Montà non fosse pronto a correggerti nel dirti che quei fili hanno ormai alcuni decenni (1993).

Anche forme ovali – i nostri occhi, una spezzettatura e un inserimento magrittiani, espressi in larghe dimensioni, mentre ci sentiamo immersi nell’abbraccio di una natura che esplode nel suo dinamismo e nella sua monumentalità – a scorgere prospettiche inquadrature cinematografiche, tra spruzzi di nuvole arrotolate su se stesse nelle loro pennellate, accuratamente reinventate, dilatate ai lati da angoli di memoria che derivano direttamente da corse, sogni, giovinezze. O in dimensioni più piccole, con l’uso magari di colori inattesi, non abituali, con l’inserimento nell’opera di quasi impercettibili aperture – ritorna il tramite dell’occhio – che lasciano scorgere sul fondo specchietti che rimandano la nostra immagine o s’allontanano verso un infinito tutto da decifrare. Sottolinea nel suo testo Dellaferrera: “L’onda assume anche una valenza metaforica più ampia. La sua sinuosità richiama una dimensione generativa e accogliente riconducibile al principio femminile: una forma che protegge e avvolge, ma che nello stesso tempo richiede attenzione e rispetto… Siamo ciò che siamo grazie a ciò che impariamo e ricordiamo: la memoria costruisce la nostra conoscenza del mondo e la nostra capacità di entrare in relazione con esso.” Orari: dal lunedì al venerdì ore 15,30-19,30 (il martedì sino alle 20,30) – sabato e domenica su appuntamento. Cell 335 360545; e-mail paolabarbarossa@libero.it

Elio Rabbione

Nelle immagini, opere di Fernando Montà: “Onda vegetale” (1993), acrilico su tavola; “Omaggio ad Antonietta”, acrilico su tavola; “La collina” (1997), acrilico su tavola.

Fondi per borse di studio a 729 studenti

A conferma del suo impegno per garantire il diritto allo studio universitario la Regione Piemonte ha assegnato a Edisu ulteriori 4 milioni di euro per garantire le borse di studio a 729 studenti che hanno maturato i requisiti dopo la scadenza del bando principale. Si tratta di 599 immatricolati dopo il 30 novembre 2025 che nella graduatoria di dicembre risultavano sospesi, 112 iscritti alle scuole di specializzazione, 18 dottorandi di ricerca.

Sale così a 21.086 (1.944 in più rispetto all’anno 2024/2025) il numero degli studenti che hanno ottenuto la borsa di studio per l’anno 2025/2026 grazie a uno stanziamento record di 114 milioni di euro che consente, anche per quest’anno, di garantire la copertura del 100% degli aventi diritto.

«Dopo aver garantito a febbraio la copertura totale per oltre 20.000 studenti, dimostriamo oggi che gli impegni si mantengono con i fatti e aggiungiamo all’elenco altri 700 studenti che hanno maturato i requisiti nel corso dell’anno, così come previsto dal bando – evidenziano il presidente Alberto Cirio e l’assessore all’Istruzione e al Diritto allo studio universitario Daniela Cameroni – Nonostante il costante incremento degli aventi diritto e, di conseguente, l’aumento del fabbisogno economico, la Regione continua a coprire il 100 per 100 degli idonei nella convinzione che il sostegno al diritto allo studio e la vocazione universitaria del nostro territorio rappresentino un asset strategico per coltivare e attrarre talenti e per investire sul futuro».

Roberta Piano, presidente di Edisu Piemonte, comunica che «nei prossimi giorni gli uffici avvieranno le procedure amministrative per i pagamenti ai 729 ulteriori borsisti che, sempre secondo le tempistiche stabilite dal nostro bando, avverranno a partire da fine maggio. Grazie all’impegno della Regione Piemonte possiamo dunque ampliare ulteriormente il numero di studenti che Edisu sostiene nel loro percorso formativo».

Primo maggio “per un lavoro dignitoso”, il corteo a Torino. Scontri davanti ad Askatasuna

Gli attivisti di Askatasuna avevano annunciato iniziative parallele al corteo del primo maggio a Torino. E ci sono state alcune cariche di alleggerimento davanti all’edificio dell’ex centro sociale. Gli autonomi hanno lanciato schiuma e oggetti contro la polizia che ha risposto con gli idranti. Intanto però la manifestazione “per un lavoro dignitoso”  è iniziata al mattino con la sfilata partita da corso Cairoli per terminare in piazza Castello con gli interventi dal palco. Presenti le istituzioni cittadine, con il sindaco Lo Russo,  poi tanti lavoratori, delegati e associazioni.

Valli in vetrina a Ceres con Gianduja e Giacometta

Sindaci, amministratori, Gianduja e Giacometta della Famija Turinèisa e cittadini si sono così ritrovati giovedì 30 aprile nel Piazzale Grande Torino per l’inaugurazione dell’appuntamento tradizionale ceresino che ogni anno accoglie migliaia di visitatori.
≪Le Valli di Lanzo non sono solo un luogo, ma un modo di vivere. Sono fatte di lavoro, tradizioni e legami che resistono. nel tempo. Qui ogni gesto racconta una storia e ogni prodotto porta con sé un’identità. E’ questo amore per il territorio che oggi celebriamo insieme≫ così il primo cittadino di Ceres, Davide Eboli, ha aperto la dodicesima edizione di Le Valli in Vetrina.
«Con oggi si inaugura la dodicesima edizione di quello che è ormai diventato a tutti gli effetti un evento atteso e, di anno in anno, sempre più seguito – ha sottolineato il sindaco – una vetrina per le attività e i produttori del territorio. Sono proprio loro, infatti, gli espositori, la vera forza di questa manifestazione. Un grazie particolare va a tutte le associazioni, alla Pro loco, ai volontari per il loro fondamentale contributo e a Patrizia Borghesio che si occupa dell’allestimento della fiera».
Hanno poi preso la parola Jacopo Suppo, vicesindaco della Città Metropolitana di Torino, che ha ricordato Marmorito, il paese d’origine di suo nonno, lo stesso di don Celestino, il parroco che per anni è stato un elemento portante della comunità valligiana.
Poi l’intervento di Fabrizio Ricca, assessore regionale allo sport, Gian Luca Vignale, assessore regionale Personale, organizzazione e patrimonio e il comandante dei Carabilieri. Tutti hanno sottolineato l’importanza di sostenere e valorizzare il territorio valligiano, i suoi cittadini, le sue risorse naturalistiche, le potenzialità dell’offerta turistica e i suoi prodotti d’eccellenza che, dopo il taglio del nastro, è stato possibile assaporare. Gli espositori proporranno le loro creazioni e i loro articoli fino a domenica 3 maggio, fra mercatini hobbistici, laboratori creativi, musica, presentazione di libri e serate danzanti.
La serata  si è chiusa con il servizio eccellente di ristorazione che rimarrà aperto per tutta la kermesse e del divertimento con la serata di cabaret in compagnia di Marco e Mauro.
Franca Giusti

Un omaggio sincero e appassionato a Stevie Wonder

Venerdì 8 maggio, alle 21.30, andrà in scena al teatro Juvarra lo spettacolo dal titolo “Just Wonder”, un omaggio appassionato a uno degli artisti più influenti nella storia della musica mondiale, Stevie Wonder. Si tratta di una voce che valica il limite del tempo, capace di trasmettere un messaggio universale di amore, speranza e impegno sociale.

“Just Wonder” reinterpretazione in chiave jazz contemporanea di alcuni dei brani più celebri e significativi del repertorio di questo compositore. Gli arrangiamenti originali sono firmati da Enzo Orefice e offrono nuove prospettive armoniche e ritmiche, mantenendo inalterata l’emozione e la potenza espressiva delle versioni originali. Una vera e propria “mini big band” libera l’energia delle sezioni dei fiati, unita alla libertà improvvisativa tipica del jazz, dando vita a un’esperienza ricca di sfumature e coinvolgente. Il concerto propone capolavori come quelli dal titolo “Superstition”, “Sir Duke”, “Leightly”, “Isn’t she Lovely”, “I wish”, “Do I Do”, e molti altri con spazi dedicati all’improvvisazione e alla reinterpretazione creativa.

In scena tra le voci Roberta Bacciolo, Elena Bacciolo e Marta Piccichè; al sax alto Francesca Verace e Vincenzo Martire; al sax tenore Paolo Guerriero, al sax baritono Domenico Gugliotta, alla tromba Alessandro Grimaldi e Daniele Gentile, al trombone Enrico De Laurenti e Aldo Caramellino, al basso Luciano Saracino, alla chitarra Alessandro Sugameli, alle percussioni Gianluca Fuiano. Pianoforte e arrangiamenti di Enzo Orefice.

Venerdì 8 maggio 2026, ore 21.30 – intero 20 euro – teatro Juvarra – via Juvarra 13, Torino

info@teatrojuvarra.it

Mara Martellotta