ilTorinese

Alla scoperta dei mercatini di Natale a Torino e in provincia

Il Natale 2025 a Torino e in provincia promette di essere ricco di atmosfere suggestive e di eventi per grandi e piccini. In città, il mercatino di Natale di Piazza Solferino si svolgerà dall’8 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, offrendo ai visitatori casette in legno con prodotti artigianali, dolci tipici e prelibatezze locali, accompagnati da spettacoli e intrattenimenti per tutta la famiglia.

Sempre a Torino, in Via Giovanni Fattori, il 13 e 14 dicembre 2025 si terrà un mercatino natalizio con espositori di artigianato, decorazioni e idee regalo, creando un piccolo villaggio festivo nel cuore della città.

Anche nella provincia torinese il Natale porta con sé mercatini ricchi di fascino e tradizione. Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (Nichelino), l’evento “Natale è Reale” si svolgerà dal 29 novembre fino al 14 dicembre 2025, con laboratori creativi, il villaggio di Babbo Natale, spettacoli e bancarelle di artigianato per grandi e bambini.

A Susa, nelle giornate del 7 e 8 dicembre 2025, il mercatino “La Magia del Natale” proporrà esposizioni di prodotti locali e artigianali, accompagnate da intrattenimento musicale e animazioni, creando un’atmosfera calorosa e festiva.

A Pragelato, dal 6 all’8 dicembre 2025, il “Mercatino di Natale tra i Larici” offrirà bancarelle artigianali e prodotti tipici locali, immerse nella splendida cornice delle montagne olimpiche, perfetto per chi cerca regali originali e un’esperienza natalizia autentica.

Infine, ad Ivrea, il mercatino natalizio sarà attivo dal 16 novembre al 6 gennaio 2026 nei fine settimana, l’8 dicembre e fino al 21 dicembre 2025. Le casette allestite in Piazza di Città e in Piazza Ottinetti offriranno artigianato, prodotti locali e spettacoli, con luci e decorazioni che animeranno le vie del centro storico rendendo il Natale un’occasione speciale per famiglie e visitatori.

Il Politecnico per il 25 novembre

  • Inaugurazione di una Panchina Rossa antiviolenza al Castello del Valentino 25 novembre 2025 alle ore10, Viale Mattioli 39
  • CINECUG, proiezione del film “Outrage” di Ida Lupino

25 novembre 2025 alle ore 16.30, Aula Magna PoliTO Corso Duca degli Abruzzi 24

  • Convegno “La Convenzione di Istanbul e il contrasto alla violenza maschile contro le donne in Italia”, organizzato dai CUG del Politecnico di Torino, dell’Università di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale

28 novembre 2025 dalle 9.00 alle 13.00, Aula Magna Cavallerizza Reale Unito, Via Verdi

 

Nella settimana del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Politecnico di Torino organizza una serie di eventi per diffondere una cultura del rispetto, della parità di genere e della non violenza. Anche quest’anno la facciata della sede del Campus delle Ingegnerie sarà illuminata di arancione, aderendo alla campagna Orange the World promossa dalle Nazioni Unite contro la violenza di genere e rilanciata in Italia da UN Women Italy, che quest’anno ha come focus la violenza digitale contro le donne, fenomeno sempre più diffuso.

L’evento principale della settimana si svolgerà nella mattinata del 25 novembre, a partire dalle ore 10, quando al Castello del Valentino (viale Mattioli 39), sede del Campus Architettura, Design e Pianificazione, verrà inaugurata una nuova panchina rossa antiviolenza. Un’iniziativa promossa dal Comitato Unico di Garanzia-CUG del Politecnico di Torino, in collaborazione con il Centro Studi di Genere di Ateneo.

In programma anche un appuntamento della rassegna cinematografica CINECUG, organizzato dal CUG del Politecnico di Torino per il 25 novembre alle ore 16:30 presso l’Aula Magna del Politecnico in Corso Duca degli Abruzzi 24. Verrà proiettato il film “Outrage” di Ida Lupino. Seguirà il dibattito.

Inoltre, il 28 novembre i CUG del Politecnico di Torino, dell’Università di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale organizzano il convegno “La Convenzione di Istanbul e il contrasto alla violenza maschile contro le donne in Italia: a che punto siamo?”, in programma dalle ore 9:00 alle 13:00 presso l’Aula Magna Cavallerizza Reale dell’Università di Torino in Via Verdi 9, Torino.

 

 

Arianna Montorsi ha commentato: “Secondo l’articolo 14 della convenzione di Istanbul le Università dei paesi aderenti possono portare avanti programmi sulla violenza contro le donne e il diritto all’integrità personale. Gli atenei piemontesi, e il Politecnico in particolare, in piena ottemperanza alla convenzione, si sono dotati di tutti i presidi più efficaci nelle loro sedi, dalla Consigliera di Fiducia agli sportelli antiviolenza, rendendo il Piemonte una regione all’avanguardia nell’ottemperare pienamente la convenzione.”

 

A seguire Claudia De Giorgi: “Con l’installazione di una panchina rossa anche all’ingresso del Campus Architettura, Design, Pianificazione confermiamo nelle nostre diverse sedi il messaggio chiaro sulla postura dell’Ateneo rispetto alla tematica della violenza contro le donne, segnalando l’ingresso in un luogo sicuro per loro. La targa apposta su ogni panchina riporta anche in italiano e in inglese le istruzioni per contattare i servizi antiviolenza di Ateneo”.

 

Alessandra Colombelli ha concluso: “Il cinema ci offre lo spunto per aprire un dibattito necessario su un tema che resta purtroppo attuale: la violenza contro le donne, nelle sue molteplici forme e nei traumi profondi che genera. Attraverso la visione di Outrage vogliamo creare uno spazio di confronto e ascolto, per riconoscere la complessità delle esperienze delle vittime di violenza e riflettere su quali strumenti, servizi e percorsi di supporto – anche nel nostro Ateneo – possano davvero fare la differenza.

 

 

 

La panchina rossa al Castello del Valentino (25/11 ore 10, Viale Mattioli 39)

Il progetto delle panchine rosse nasce in Italia nel 2016, ispirato alle installazioni delle “Zapatos Rojos” dell’artista messicana Elina Chauvet, per denunciare la lunga serie di femminicidi avvenuti nella città di Ciudad Juárez.
Da allora, la panchina rossa è diventata un simbolo universale di memoria e di impegno civile: un luogo che resta vuoto per ricordare le donne uccise da uomini che dicevano di amarle, ma anche uno spazio fisico di riflessione, dove la comunità è chiamata a fermarsi e a interrogarsi sulle proprie responsabilità nella prevenzione della violenza di genere.

Il Politecnico di Torino ha già collocato nel 2022 una prima panchina rossa nella sede di corso Duca degli Abruzzi, con l’obiettivo di diffondere, anche all’interno dell’ambiente universitario, un messaggio di condanna verso ogni forma di abuso, discriminazione e sopruso nei confronti delle donne.

Con l’installazione di una nuova panchina, nel cuore del Castello del Valentino, sede storica dell’Atene, il Politecnico intende ampliare la presenza di questi segni simbolici, consapevole che la conoscenza e l’educazione sono strumenti essenziali per spezzare il ciclo della violenza e per costruire una società più giusta, sicura e inclusiva per tutte e tutti.

Programma degli interventi

 

Ore 10 – Claudia De Giorgi – Vicerettrice per le Pari Opportunità, l’Inclusività e la Qualità della vita

Ore 10.05 – Alessandra Colombelli – Presidente CUG-Comitato Unico di Garanzia

Ore 10,10 – Arianna Montorsi – Direttrice Centro Studi di Genere

Ore 10,15 – Andrea Longhi – Referente del Rettore per la gestione strategica e pianificazione manutentivo-conservativa del Castello del Valentino

Ore 10,20 – Un minuto di rumore

Regione e Telefono Rosa: un video contro la violenza sulle donne

 CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE

L’assessore Chiarelli: “Non dobbiamo restare in silenzio, la violenza contro le donne riguardo tutti noi.

Con questo video vogliamo raggiungere tutte le persone, per dire che nessuna donna deve sentirsi da sola. Insieme possiamo prevenire la violenza”.

In vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre il 25 novembre, la Regione Piemonte lancia un nuovo video di sensibilizzazione realizzato in collaborazione con Telefono Rosa Torino, una delle realtà più attive nella tutela delle donne e nella promozione della cultura del rispetto.

La campagna, promossa dall’Assessorato alle Pari opportunità guidato da Marina Chiarelli, nasce per parlare soprattutto ai più giovani e per veicolare un messaggio chiaro: la violenza non è un fatto privato, non è inevitabile, e può essere prevenuta attraverso educazione, ascolto e responsabilità condivisa.

Il video è già visibile sul sito e sulle piattaforme social della Regione, oltre che sui canali di Telefono Rosa Torino, e verrà rilanciato attraverso scuole, università e reti territoriali.

«La violenza contro le donne è una ferita che riguarda tutti. Con questo video, realizzato insieme a Telefono Rosa Torino e diffuso su tutte le piattaforme regionali, vogliamo raggiungere le persone là dove si informano e vivono il loro quotidiano, soprattutto i giovani, per dire con forza che nessuna donna è sola, che la violenza si può fermare e che non bisogna restare in silenzio», sostiene l’assessore Chiarelli, aggiungendo che «l’illuminazione del Grattacielo è un segnale che parla a tutto il Piemonte: alle donne che chiedono aiuto, agli uomini che devono assumersi la responsabilità del cambiamento, alle comunità che hanno il dovere di non voltarsi dall’altra parte. Serve un impegno collettivo, costante e consapevole: costruire rispetto è un lavoro di tutti».

Inoltre, dalla sera di domani il Grattacielo Piemonte sarà illuminato di arancione, il colore della campagna “Orange the World” delle Nazioni Unite per eliminare la violenza contro le donne, per accompagnare tutta la comunità verso il 25 novembre e rendere visibile un impegno che deve essere quotidiano.

La Regione Piemonte rinnova così il proprio impegno a fianco dei Centri antiviolenza e delle case rifugio (l’elenco è consultabile su https://www.regione.piemonte.it/web/temi/diritti-politiche-sociali/diritti/antiviolenza/centri-antiviolenza-mappe-attivita-per-donne-vittime-violenza), di Telefono Rosa Torino e di tutte le realtà che lavorano ogni giorno per garantire ascolto, protezione e percorsi di autonomia alle donne che subiscono violenza.

Da Atene a Torino: trapiantato un cuore che non ha mai smesso di battere

Per la prima volta un cuore prelevato ad Atene è stato trapiantato a 1.600 chilometri di distanza, all’ospedale Molinette di Torino, senza che il suo battito venisse mai interrotto.

Nel quarantesimo anniversario del primo trapianto di cuore eseguito in Italia, è stata così superata una nuova frontiera: l’organo non solo è rimasto battente durante il trasporto, ma ha continuato a battere anche durante l’intero intervento di impianto. È quanto avvenuto pochi giorni fa al Centro Trapianti di Cuore e di Polmone dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino. Incredibilmente, il cuore ha ripreso a pulsare già in Grecia, è stato mantenuto attivo per tutto il viaggio e non è mai stato fermato, nemmeno mentre veniva inserito nel torace del ricevente, per un totale di circa otto ore. Una rivoluzione che permette di superare i limiti imposti dall’ischemia: grazie alla perfusione continua garantita dalla macchina OCS Heart (Transmedics), il cuore non subisce più danni da mancanza di sangue, superando così il tradizionale limite delle quattro ore di ischemia massima.

La segnalazione della donatrice, ricoverata in un ospedale di Atene, è arrivata dal Centro Nazionale Trapianti e dal Centro Regionale Trapianti del Piemonte al Centro Trapianti di Cuore della Città della Salute di Torino. Un’équipe delle Molinette – composta dalla dottoressa Erika Simonato, dal dottor Matteo Marro, dal professor Andrea Costamagna e dalla dottoressa Domitilla Di Lorenzo – è partita da Torino nel tardo pomeriggio e ha raggiunto la capitale greca con un jet privato. Intorno a mezzanotte è iniziato il prelievo. Una volta inserito nella macchina di perfusione, il cuore è stato riattivato e mantenuto battente per tutto il percorso verso Torino.

Nel frattempo, un paziente 65enne affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa post-infartuale, in attesa di trapianto da circa un anno, è stato preparato in sala operatoria. Al suo arrivo, il cuore continuava a battere nella macchina di perfusione da circa sei ore. Il ricevente, già in circolazione extracorporea e con il cuore malato rimosso, ha potuto ricevere l’organo senza che questo venisse mai arrestato: il cuore nuovo è stato collegato direttamente al sistema di circolazione extracorporea del paziente, mantenendo la perfusione e il battito fino al completo impianto.

L’intervento, eseguito con successo dal professor Massimo Boffini, dal professor Antonino Loforte e dalla dottoressa Barbara Parrella, con la collaborazione dell’anestesista Rosetta Lobreglio, è stato completato con il cuore che batteva naturalmente, prima tra le mani dei chirurghi e poi nella sua sede definitiva, all’interno del cavo pericardico. Il decorso post-operatorio è stato regolare e il paziente è stato trasferito dalla Terapia Intensiva al reparto di degenza ordinaria dopo pochi giorni.

Questo trapianto rappresenta un traguardo di enorme rilievo, riducendo lo stress dell’organo prima dell’impianto e aprendo prospettive prima impensabili per la trapiantologia moderna.

“La straordinaria competenza dei nostri professionisti ha reso possibile un intervento che segna una nuova frontiera nei trapianti di cuore, confermando ancora una volta il valore e l’eccellenza della Città della Salute e della Scienza a livello europeo”, ha dichiarato il Direttore generale CDSS, Livio Tranchida.

“Ancora una volta, il Sistema Trapianti della Regione Piemonte si colloca ai vertici italiani ed europei, con un trapianto di eccezionale complessità tecnico-organizzativa. Un’ulteriore conferma del ruolo di CDSS come IRCCS Trapianti”, ha aggiunto l’Assessore alla Sanità regionale, Federico Riboldi.

E’ morto il banchiere Maurizio Sella

E’ morto a 83 anni Maurizio Sella Cavaliere del Lavoro. Il banchiere piemontese ha dedicato quasi sessant’anni alla guida dell’azienda di famiglia, accompagnandone la crescita e il rinnovamento. Durante il suo lungo percorso, il gruppo bancario  ha rafforzato il proprio ruolo nel sistema finanziario italiano, distinguendosi per capacità innovativa, apertura internazionale e solido legame con il territorio. La comunicazione diffusa da Banca Sella ricorda anche il suo impegno di lunga data nelle istituzioni e nelle organizzazioni di rappresentanza del settore bancario e dell’imprenditoria, sia a livello nazionale sia europeo.

Croce senza cuore”, al Teatro Erba con Miriam Mesturino e Barbara Cinquatti

Sul palcoscenico del Teatro Erba, per l’occasione sapientemente trasformato nell’ambiente di un monastero salernitano grazie a un semplice ed efficace gioco di luci e ombre, che segna anche lo spostarsi, in continui balzi spazio temporali, nei luoghi della memoria, dei ricordi e di quel fil rouge che lega indissolubilmente il passato al presente, è andato in scena lo spettacolo “Croce senza cuore”, per la regia di Pietro Bontempo. Miriam Mesturino e Barbara Cinquatti, rispettivamente nei ruoli di Trotula de Ruggiero, dottoressa mitica della celebre scuola medica di Salerno, e della nobildonna Ermelinda, amica di vecchia data di Trotula e ormai radicata nei valori e nella cultura del monastero che abita, sono protagoniste magistrali di un intenso e intimo dialogo che sfocia nello scontro umanistico tra lo spirito della conoscenza e lo spirito conservatore, tra la curiosità verso la luce e la necessità del buio, sempre con Dio sullo sfondo, affacciato alle finestre del cielo.

Un’indagine dai toni polizieschi che diventa, nel tempo della vicenda, intima e filosofica: un’indagine nell’indagine sul rapporto con Dio, nel paradossale contesto in cui la scienza di Trotula sembra essere la sola ad affidarsi ai doni divini, rappresentati dai rimedi naturali con cui si prende cura dell’altrui sofferenza, fisica e spirituale, lasciando a Ermelinda il compito di esprimere tutto il torbido che ammanta il conservatorismo religioso quando diventa nascondiglio di nefandezze e immorale tornaconto.

Domina, nella pièce, il tema del ruolo della donna, delle pesanti catene che erano recinti e tradizioni della società nell’Alto Medioevo e di cui, sfortunatamente, arriva l’eco nel nostro presente. Il vestito rosso indossato da Miriam Mesturino/Trotula sembra un inno alla libertà che si contrappone alla violenza e all’oscurantismo, simbolo di sangue cristiano che lenisce il dolore e sacrificio sull’altare della conoscenza, di quella passione che relega alla solitudine il suo portatore, in quanto soggetto estraneo, non conforme a una società che sembra riconoscersi nel bianco austero di una falsa divisa indossata dalla bravissima e intensa Barbara Cinquatti/Ermelinda.

L’interpretazione di Miriam Mesturino evidenzia quanto siano non casuali le ricorrenti caratteristiche del “diverso” nei personaggi della storia, della letteratura e dello spettacolo che abbiamo amato di più: dai più grandi pensatori,filosofi e scienziati all’eccentricità degli investigatori nati dall’immaginazione di Agatha Christie, Simenon e Conan Doyle, dal geniale e solitario Dr. House della nota serie televisiva ai concetti di “spirito” e “oltreuomo” rappresentati dal Capitano Nemo e Achab, i grandi protagonisti di “20 mila leghe sotto i mari” e “Moby Dick”. Tutti accomunati da quella scintilla che li rende liberi, diversi e potenzialmente pericolosi agli occhi della massa, “piccoli fiori di campo che non hanno urgenza di morire” nel corpo fragile e bellissimo di una rosa.

Lo spettacolo sarà replicato domenica 23 novembre alle ore 16, presso il Teatro Erba di Torino.

Gian Giacomo Della Porta

Coltivare il sogno del cinema

Continuano le proposte del 43° TFF

Strano caos di vita quello coltivato da Annapurna Sriram, cresciuta a Nashville, città cara a Robert Altman, adolescenza ribelle e un periodo di riformatorio, poi (“anni di lotta come attrice di un’accademia di New York”) laurea in recitazione presso una Universy del New Jersey, sempre a coltivare un sogno, a mescolare la realtà con qualcosa di superava la realtà: “Anch’io aspettavo l’occasione per interpretare la sgualdrina sentimentale in un film cult kitsch, ma quel ruolo sempre sognato non è mai arrivato. In quanto attrice di razza mista, è stato difficile costruire una carriera al di fuori degli stereotipi razziali e dei cliché del cinema.” Se altri non l’avessero aiutata, si sarebbe data da fare da sola. Così è nato “Fucktoys” che aspettava nel cassetto dal 2017, buttato fragorosamente sullo schermo, tra tonalità crude e colori pastello allo stesso tempo. Nel bel mezzo di un isolotto adagiato sull’acqua, AP viene a sapere da una chiromante, con la pretesa di un bel mucchio di quattrini e il sacrificio di un agnellino per liberarla, che una maledizione pesa su di lei. Quei quattrini non li ha e intende recuperarli con il mestiere più vecchio del mondo, semplice semplice, nel ventre oscuro di Trashtown. Inizia così quello che viene definito un “viaggio pop”, tra l’assurdo e il grottesco, dove è facile prevedere una sequenza abbastanza ricca di situazioni e di umani fenomeni, lo spettatore voyeur è accontentato. Veniamo avvertiti: “Una commedia nerissima che esplora l’intimità della donna e affronta temi come lo sfruttamento e la lotta di classe, tra paesaggi industriali e cieli color zucchero filato.” “Fucktoys”, lontani da un giudizio moralistico, è un film folle, squinternato, che non si muove dal percorso obbligato sesso-droga, che non rende un gran servizio all’altra metà del cielo, che si sogna ideali eccelsi ma che è pronto a far botteghino rasentando il porno. Non saranno i tanti incontri con svariati particolari e annessi e connessi, il ridicolo che più volte serpeggia, fanno incazzare quei 106’ spacciati per cinema (e accolti in un festival, ma si sa la scelta e la libertà d’espressione continuano a rimanere libere) che arriveranno sempre a “esporre” senza mai affrontare un giudizio, elaborare un panorama che sappia “costruire”. Una risata e uno sberleffo non portano a nulla.

S’aggira pure Fabrizio Benvenuto – laurea, primo cortometraggio dieci anni fa, una menzione speciale ai Nastri d’Argento, serie televisive, oggi al suo primo lungometraggio – dalle parti del sogno cinematografico, delle scritture per un attore che tardano ad arrivare, per le sceneggiature e le regie che non sembrano mai trovare la strada giusta. Quel sogno ce lo descrive con “Il protagonista” e lo fa decisamente assai meglio della collega americana. Esplicito, sincero, dolorante d’anticamera: “Questo film nasce dal desiderio profondo di creare un’opera che possa essere un compagno di viaggio per chiunque stia inseguendo un sogno. E inseguendolo smarrisce la scintilla primordiale che lo aveva fatto nascere.” Non sono recriminazioni, non è nemmeno colpa del sistema cinema, il film “si limita a mostrare con autenticità surreale la vita di chi ha bisogno di filtrare le proprie emozioni attraverso un mezzo, una maschera, qualcos’altro di diverso da noi.” Per cui, tenendo fino a un certo punto ben salde le redini di un odierno pirandellismo, il “protagonista” Giancarlo Mangiapane, trentenne, alle spalle qualche pubblicità, un caffè da reclamizzare, nessun colpo grosso che mostri la sua faccia al pubblico delle sale, prende a recitare nella vita di tutti i giorni, a Roma, tra via del Corso e il colonnato di San Pietro. Ma l’occasione a riempire il vuoto di una vita arriva, glielo assicura il suo agente (una sbruffonata di Adriano Giannini), stanno cercando per “Clochard” un attore che rivesta il ruolo di Gustavo Noradin, campione di tip tap degli anni Cinquanta ma caduto in disgrazia per le sue dipendenze da alcol e donne. La faccia, le inflessioni venete, le movenze, tutto pare andare a posto a poco a poco, Giancarlo supera anche le raffinate pretese di una casting director, sembra fatta. L’immedesimazione si fa totale e il ragazzo andrà a mescolarsi tra i tanti derelitti che occupano i marciapiedi, tra la richiesta di una sigaretta e un goccio dalla bottiglia. Umano, arricchito di piccoli episodi che lo sanno costruire con intelligenza e con estrema sincerità (per la volontà di attore Pierluigi Gigante, sotto la azzeccata ombra di Fregoli, e regista/sceneggiatore di mettersi veramente in gioco), realissimo ma anch’esso capace di inserire note surreali di tutt’altro sapore, “Il protagonista” appare sincero nella ricerca di una identità e di un successo.

Arriva lo Spike Lee già presentato a Cannes, bella chicca del direttore Base, “Highest 2 Lowest”, ed è grande cinema, quello di un vero maestro qui in forma perfetta che sa attingere alla fonte di “Anatomia di un rapimento” di Kurosawa, che sa raccontare (ancora il riscatto di un figlio, ma con complicazioni, nel mondo dorato e apparentemente tranquillo di un magnate discografico, con fanalino di coda rassicurante: siamo dalle parti del più adrenalinico “Ransom” con Mel Gibson, là con una ricca compagnia aerea privata ) e svolgere l’intera vicenda con un ordine raffinato e scene madri che non guastano – David King è deciso a riconquistare la maggioranza delle azioni della sua etichetta per riassumerne il completo controllo proprio nel giorno in cui riceve una telefonata anonima che renderà difficili le sue decisioni -, che guarda con partecipazione al dilemma morale che già alla metà del film si pone, con una ambientazione da capogiro (i Basquiat appesi alle pareti dell’appartamento megalussuoso del protagonista Denzel Washington farebbero girare la testa a chiunque, le scene sono di Mark Friedberg), con l’apporto d’eccezione della fotografia di Matthew Libatique – soltanto la guida panoramica tra i grattacieli di New York dall’alto varrebbe il costo del biglietto -, con il montaggio che dobbiamo a Barry Alexander Brown (da godersi appieno l’inseguimento del rapinatore e degli zaini neri che passano di mano in mano, da motocicletta a motocicletta), a creare zone di alta tensione. Avremo ancora voglia di riparlarne quando il il film uscirà sugli schermi, per adesso segnatevelo nel promemoria.

Elio Rabbione

Rock Jazz e dintorni a Torino: Elisa e il quartetto Dobler-Di Castri- Moroni-Zirilli

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Martedì. Al teatro Colosseo si esibisce Rkomi.

Mercoledì. Al Blah Blah suonano gli Eden4All + Marides.

Giovedì. Allo Ziggy sono di scena Slaughter & The Dogs + Fuori Controllo. Allo Spazio 211 si esibisce Dutch Nazari. All’Off Topic suonano : Juma, Ellie Cottino , Sista Sofy, Edera, Euphonia. Al Magazzino sul Po si esibisce Speedy. Al Cafè Neruda suona il Tessarollo- Ruggeri Duo. Al Vinile è di scena il C:C:C. Gospel Choir + Alberto Marsico.

Venerdì. All’Inalpi Arena arriva Elisa. Al Magazzino sul Po si esibiscono i Planet Opal. Alla Divina Commedia suonano i Novo Look. All’Hiroshima Mon Amour sono di scena gli Elephant Brain. Al Circolo Sud si esibisce Giulia B. Al Vinile per 2 sere consecutive suonano R.J Mischo + Umberto Porcaro+ Good Gheddo trio.

Al Circolino si esibisce l’ Hammond Quartet.

Sabato. Al Blah Blah si esibiscono Dune Aurora + Aganoor. Al Folk Club suonano Thomas Dobler, Furio Di Castri, Dado Moroni, Enzo Zirilli. Alla Divina Commedia sono di scena i Revenge.

Domenica. Alle OGR suona Abdullah Miniawy Trio. Al Teatro Concordia si esibiscono I Cani.

Pier Luigi Fuggetta

Basta violenza. Le iniziative della Città di Torino per il 25 novembre

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La Città di Torino, costantemente impegnata nel promuovere e sostenere iniziative di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, anche quest’anno aderisce alla “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, ricorrenza internazionale istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite.

Per celebrare l’importante appuntamento del 25 novembre, l’Amministrazione comunale – attraverso il Servizio Promozione della Salute, Pari Opportunità e Politiche di Sussidiarietà e il Centro Antiviolenza della Città, in collaborazione con le associazioni e gli enti aderenti al Coordinamento Contro la Violenza sulle Donne (CCVD) – propone un articolato programma di iniziative di informazione e sensibilizzazione.

Il 25 novembre, dalle ore 16 alle 18, la Sala Colonne di Palazzo Civico ospiterà il convegno “Violenza di genere nelle famiglie. Come prevenirla, affrontarla e superarla”, dedicato all’analisi delle dinamiche di violenza e conflitto intrafamiliare in un’ottica di genere. L’incontro affronterà aspetti giuridici, psicologici e sociali, con particolare attenzione agli strumenti di tutela e protezione a disposizione delle donne e dei loro figli, grazie al contributo di relatrici e relatori che interverranno a titolo gratuito. L’appuntamento vedrà in apertura gli interventi istituzionali della vicesindaca della Città di Torino Michela Favaro, dell’assessore ai Diritti e Pari opportunità Jacopo Rosatelli e della consigliera delegata alle Politiche Sociali e di Parità della Città Metropolitana Rossana Schillaci. Nei giorni che precedono la Giornata, le locandine promozionali dell’evento saranno diffuse nelle Biblioteche civiche e negli uffici aperti al pubblico.

“Il 25 novembre ci ricorda, con forza, quanto la violenza contro le donne sia ancora oggi una ferita aperta nelle nostre comunità – dichiara Jacopo Rosatelli, assessore ai Diritti e alle Pari Opportunità della Città di Torino –, e le iniziative che proponiamo vogliono essere un invito a riconoscere la complessità del fenomeno, a parlarne pubblicamente e ad agire in modo concreto. Quest’anno abbiamo deciso di dedicare il nostro convegno al focus famiglie, famiglie quale luogo nel quale possono purtroppo nascere e prodursi violenze, ma anche luogo in cui la prevenzione è più efficace e si costruisce una cultura del rispetto.
La Città continuerà a lavorare con associazioni, professioniste e professionisti, per rendere sempre più efficace la rete di supporto e per affermare, ogni giorno, il diritto delle donne alla libertà e all’autodeterminazione. Per questo è importante che tutte le istituzioni si impegnino in questa battaglia di civiltà, per smontare i pregiudizi e gli stereotipi di genere, propri di una cultura patriarcale, che spesso sono la base da cui possono poi prodursi azioni violente”.

Accanto al convegno, la Città promuove una campagna di comunicazione istituzionale dedicata al 25 novembre e al Centro Antiviolenza, realizzata attraverso l’affissione di due circuiti di 380 manifesti la cui grafica è stata curata dal Coordinamento Comunicazione Ente del Gabinetto del Sindaco.

A questa si affianca il rilancio della campagna “LEI È”, promossa dalle associazioni Lofficina, SeNonOraQuando?, Break the Silence Italia e Torino Città per le Donne, con il patrocinio della Fondazione Pubblicità Progresso e della Città. La campagna, composta da tredici soggetti grafici dedicati ai diritti delle donne e al contrasto della violenza, giunge nel 2025 alla sua fase conclusiva. I materiali, stampati in formato cartolina e distribuiti nelle biblioteche civiche e negli uffici comunali, saranno diffusi anche grazie alla collaborazione gratuita di GTT che li renderà visibili sulle locandine elettroniche dei mezzi di superficie. Due brevi video saranno inoltre trasmessi nelle stazioni della metropolitana.

Il Comitato Unico di Garanzia della Città parteciperà attivamente alle iniziative attraverso la pubblicazione di un numero speciale della newsletter digitale “InformaCUG”, dedicata alla Giornata, e con la presenza della Presidente del CUG al convegno “Prevenire e Intervenire: Molestie e violenza di genere nei luoghi di lavoro: a che punto siamo?” che si terrà il 20 novembre all’Auditorium del Centro Servizi del Grattacielo Piemonte. L’intervento permetterà di presentare le buone pratiche sviluppate dalla rete cittadina dei CUG in occasione del decennale.

Nel pomeriggio del 25 novembre, la Bottega InGenio – nata da un progetto del Dipartimento Servizi Sociali, Socio Sanitari e Abitativi della Città – realizzerà, insieme a un gruppo di volontarie e volontari, un’opera collettiva di ricamo e cucito e ospiterà, a titolo gratuito, la presentazione del libro di Gabriella Dario “Se non vivi sotto un sasso”.

In occasione della Giornata, un’altra iniziativa significativa sarà la mostra “Com’eri vestita?”. Realizzata da Amnesty International in sostegno alla campagna “IoLoChiedo – Il sesso senza consenso è stupro”, l’esposizione, promossa dal Consiglio Comunale di Torino in collaborazione con la Consulta Femminile Comunale, invita a riflettere sui pregiudizi e sui meccanismi di colpevolizzazione delle vittime di violenza sessuale, attraverso la ricostruzione delle loro storie, insieme agli abiti che indossavano al momento della violenza subita, con l’obiettivo di abbattere uno dei pregiudizi ancor oggi più radicati sulle violenze di genere, ovvero quello secondo il quale la vittima “avrebbe potuto evitare lo stupro se solo avesse indossato abiti diversi”. L’inaugurazione della mostra avverrà mercoledì 19 novembre alle ore 11 nella sala Colonne di Palazzo Civico e vedrà la partecipazione della Presidente del Consiglio Comunale Maria Grazia Grippo. L’esposizione sarà poi visitabile fino al 28 novembre nel loggiato antistante la sala Colonne, con orario 9–17 dal lunedì al venerdì e 9–12 il sabato.

Anche per il 2025, inoltre, la Città partecipa alla campagna “Posto Occupato”, con il posizionamento di una sedia simbolica in luoghi ad alta frequentazione per ricordare l’assenza delle donne vittime di femminicidio. Una partecipazione rafforzata dall’adesione alla Giornata del Torino Film Festival, che durante la manifestazione cinematografica vedrà un cartello di “Posto Occupato” posizionato su una sedia in ogni sala di proiezione, e che la sera del 25 novembre vedrà la partecipazione dell’assessore Rosatelli alla kermesse.

Infine la sera del 25 novembre, la Mole Antonelliana, monumento simbolo di Torino, sarà illuminata di arancione, aderendo alla campagna internazionale “Orange the World / UNiTE” promossa da UN Women Italy, grazie alla collaborazione gratuita di IREN.

Tutte le iniziative promosse dalla Città, dalle associazioni e dagli enti aderenti alla rete del CCVD saranno rese note tramite il sito istituzionale, i canali social della Città e il portale IRMA. A supporto della diffusione delle informazioni, il Servizio Promozione della Salute, Pari Opportunità e Politiche di Sussidiarietà realizzerà un opuscolo informativo online che raccoglierà le attività organizzate sul territorio torinese.

A conferma dell’impegno costante della Città emergono inoltre i dati relativi all’attività del Centro Antiviolenza nel corso del 2024. Sono state 188 le nuove prese in carico, alle quali si aggiungono 125 situazioni già aperte negli anni precedenti, per un totale di 313 donne accompagnate nel loro percorso di uscita dalla violenza. Nel complesso, il Centro ha registrato 985 contatti, dei quali 64 consulenze dedicate, 609 contatti telefonici e 312 scambi via mail, dati che testimoniano la funzione fondamentale del servizio come presidio di ascolto, supporto e protezione per le donne del territorio.

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