ilTorinese

Cresci Piemonte, Conticelli – Valle (PD):”Faremo la nostra parte in Aula”

ANCE e Comune di Torino in II Commissione Urbanistica
Ieri la II Commissione (Urbanistica), presieduta dalla Vicepresidente Nadia Conticelli, ha audito i rappresentanti dell’Ance  e l’assessore all’urbanistica del Comune di Torino Paolo Mazzoleni in merito al cosiddetto “Cresci Piemonte”.
Il provvedimento, che prevede ‘disposizioni temporanee in materia urbanistica per l’accelerazione dello sviluppo economico regionale’ attraverso i fondi del PNRR, ha già avuto il via libera in Commissione e deve approdare in Consiglio regionale.
“Costruttori e Comune sono tornati a chiedere tempi certi per varianti e nuovi PRG, anche nell’ottica di sperimentare procedure più snelle in vista della nuova legge urbanistica, uno degli obbiettivi che la Regione si è data. Ridurre al minimo il cosiddetto “periodo di salvaguardia”, cioè il tempo in cui coesistono le norme del vecchio piano con quelle del nuovo piano, che richiede un investimento notevole in termini di lavoro e di tempo e rischia di paralizzare l’attività, è una richiesta che viene da più fronti, che non si può trascurare e che abbiamo raccolto e rappresentato più volte.
“Per questo siamo pronti a fare la nostra parte, in termini propositivi,  affinché con la giunta regionale si possa rispondere alle richieste dei Comuni e delle categorie produttive. Sono passati 8 mesi da quando la Giunta ha annunciato il provvedimento, è ora di chiudere questo percorso e dare finalmente risposte a amministrazioni locali e categorie produttive”
Lo dichiarano Nadia Conticelli, vicepresidente della II commissione e consigliera regionale PD
Daniele Valle, consigliere regionale PD

Elena, la piccola torinese che morì sola ad Auschwitz

 

Martedì 17 febbraio, alle ore 18, lo spazio incontri del Polo del ‘900 di Torino ospiterà la presentazione del libro di Fabrizio Rondolino “Elena. Storia di Elena Colombo. Una bambina sola nella Shoah”. L’evento è promosso dalla sezione Anpi “Giambone” di Torino Centro in collaborazione con Istoreto e Unione Culturale Antonicelli. Nell’occasione dialogherà con l’autore la direttrice dell’Istoreto, Barbara Berruti. La storia narrata nel libro rappresenta un caso particolare che ebbe inizio il 9 dicembre 1943 con l’arresto della famiglia Colombo a Forno Canavese dove si era rifugiata in seguito all’8 settembre e alla spietata caccia all’ebreo messa in atto da nazisti e fascisti. Ma mentre i genitori, Sandro e Wanda, vengono immediatamente trasferiti in carcere a Torino, la figlia Elena, una bambina di dieci anni ( ne avrebbe compiuti undici a giugno) venne affidata dalle SS a una famiglia di amici, i De Munari. “Un caso pressoché unico nella storia della deportazione italiana – come sottolinea Rondolino – poiché le famiglie erano sempre arrestate e deportate in blocco, dai nonni ai neonati. Quel giorno a Torino accadde qualcosa di incredibile. Elena si separa dai genitori convinta di rivederli presto, Sandro e Wanda la salutano convinti di averla messa in salvo”. Ma il destino sarà ben diverso: i genitori vengono infatti inviati ad Auschwitz dove arrivano il 6 febbraio 1944. Wanda è fra le quasi trecento donne che, caricate sui camion, sono subito condotte alle camere a gas di Birkenau. Sandro invece muore il 25 marzo 1944, cinquanta giorni dopo l’arrivo ad Auschwitz: era stato portato a Birkenau per essere ucciso il giorno stesso nelle camere a gas. La piccola Elena rimase invece a Torino e visse per tre mesi e mezzo con quella famiglia. Il 9 marzo i tedeschi la prelevarono, portandola all’Istituto Charitas dove venne arrestata dalle SS il 25 marzo 1944, esattamente lo stesso giorno in cui suo padre veniva spinto nella camera a gas. Il giorno successivo venne caricata su un treno e portata nel campo di concentramento di Fossoli (Modena) dove rimase fino al 5 aprile 1944 quando partì per il suo ultimo viaggio verso Auschwitz. Morì sola, “sostenuta dalla speranza, alimentata dai suoi carnefici, di rivedere la mamma e il papà”. Molti anni dopo, Fabrizio Rondolino ricevette una e-mail dal Museo Diffuso della Resistenza di Torino: stavano preparando la posa di alcune pietre d’inciampo e avevano ritrovato, tra le carte della Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei, una lettera scritta nel maggio 1946 da Marcella Colombo. Era una richiesta di aiuto per avere informazioni sulla sorte di suo fratello Sandro, di sua moglie Wanda e della loro figlia perché, scriveva, che non avevano mai più avuto notizie della bambina. Fabrizio Rondolino è partito da lì per ricostruire la breve vita di Elena, cugina prima di suo padre, l’unica bambina ebrea italiana che – come apprese durante le indagini – ha affrontato da sola l’arresto, la detenzione e la deportazione. È un percorso che attraversa archivi, testimonianze, vecchie foto, nomi quasi dimenticati. Un viaggio dentro la propria storia familiare alla ricerca di ciò che del passato continua a vivere, fosse anche solo un nome da ricordare. Oltre al libro, la memoria di Elena è impressa nel selciato al numero tre di via Piazzi a Torino dove sono state poste tre pietre d’inciampo per lei e i genitori; a Forno Canavese, dove le è stata intitolata la scuola primaria, e a Rivarolo Canavese dove è un’ area giochi a portare il suo nome.

Marco Travaglini

Spreco alimentare: in Piemonte e’ nata “Una Buona Occasione”

Un problema globale con responsabilità quotidiane

Ogni anno, nel mondo, circa un terzo della produzione alimentare finisce nella spazzatura. Oltre un miliardo di tonnellate di cibo sprecato, con conseguenze pesantissime sul piano ambientale, climatico ed economico. Secondo le stime internazionali, questo fenomeno è responsabile fino al 10 per cento delle emissioni globali di gas serra, oltre a comportare un enorme consumo inutile di risorse naturali come acqua, suolo ed energia. Anche l’Italia non è immune da questo fenomeno. I dati più recenti indicano che ogni cittadino getta mediamente oltre mezzo chilo di cibo alla settimana, pari a circa 29 chilogrammi all’anno. Un dato in lieve diminuzione rispetto al passato, ma ancora lontano dagli obiettivi fissati dalla Strategia europea “Farm to Fork” e dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che prevedono di dimezzare lo spreco alimentare pro capite entro il 2030. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, lo spreco non riguarda soltanto la fase di produzione agricola, la quota maggiore si concentra, infatti, nella distribuzione e, soprattutto, nel consumo domestico. Nelle case si buttano alimenti ancora commestibili per una pianificazione imprecisa della spesa, per la confusione tra data di scadenza e termine minimo di conservazione, per una cattiva conservazione o per porzioni eccessive che restano inutilizzate.

Eppure, ridurre lo spreco è possibile a partire da gesti semplici per esempio pianificare i pasti e la spesa in base alle reali abitudini familiari, leggere con attenzione le etichette, conservare correttamente gli alimenti rispettando le temperature adeguate del frigorifero e della dispensa. Importante è anche imparare a valorizzare gli avanzi: bucce, scarti commestibili e cibo non consumato possono trasformarsi in nuove ricette, dalle zuppe ai dolci, recuperando gusto e valore. Un ruolo significativo è giocato anche dalle scelte di acquisto: privilegiare prodotti locali e di stagione, oltre a sostenere le filiere del territorio, può ridurre fino al 70 per cento lo spreco come evidenziato da Coldiretti Piemonte. Proprio il Piemonte sta affrontando il tema attraverso strategie integrate di prevenzione, educazione e sensibilizzazione. La Regione ha avviato iniziative come il progetto “Una Buona Occasione”, che coinvolge cittadini, scuole, enti pubblici e imprese nel contrasto allo spreco e nel recupero delle eccedenze alimentari, in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Sebbene manchino dati ufficiali aggiornati sul totale delle tonnellate sprecate annualmente, in passato si stimava una produzione di circa 450 mila tonnellate di spreco alimentare all’anno, con solo una quota limitata recuperata attraverso le donazioni. Oggi, tuttavia, il territorio mostra segnali di crescente impegno: scuole, centri di ricerca e imprese locali promuovono formazione specifica, innovazione tecnologica e nuove strategie di valorizzazione dei residui agroalimentari. Ridurre lo spreco alimentare non è soltanto una necessità ambientale, ma una responsabilità etica e sociale. Significa rispettare il cibo, le risorse naturali e il lavoro di chi lo produce, ma anche rispondere a una disuguaglianza ancora troppo diffusa nell’accesso a un’alimentazione adeguata. Spesso basta un piccolo cambiamento nelle abitudini quotidiane per generare benefici concreti, per la comunità e per il pianeta.

 Maria La Barbera

Al teatro di Bosconero Neil Simon: “Un giardino di aranci fatti in casa”

Al teatro di Bosconero, in provincia di Torino, venerdì 13 febbraio prossimo andrà in scena la commedia “Un giardino di aranci fatti in casa”, tratta da un testo di Neil Simon, uno dei più amati rappresentanti del teatro contemporaneo. Si tratterà di una serata all’insegna del sorriso intelligente e della comicità agrodolce, che da sempre contraddistingue la penna del celebre drammaturgo americano.

Ambientato in un contesto familiare, apparentemente ordinario, la commedia mette in scena personaggi vividi e profondamente umani, alle prese con fragilità, speranze, incomprensioni e slanci d’affetto. I dialoghi sono serrati, le situazioni paradossali e la comicità non è mai fine a se stessa. Neil Simon accompagna il pubblico in uno spettacolo divertente e toccante, capace di far ridere e riflettere al tempo stesso. “Un giardino di aranci fatti in casa” tratta i  temi dei legami, della crescita e di quella sottile linea che separano il disincanto dalla tenerezza. Si tratta di una storia in cui l’ironia diventa strumento di racconto dei difficili legami umani, e la necessità universale di sentirsi accolti. Tra gli interpreti, Marco Costantini, Antonella Calderola e Martina D’Antoni.

Teatro Civico di Bosconero – via Villafranca 5, Bosconero – Officina dell’arte – biglietti: 10 euro – info: 389 3126525 – 328 2198601

Mara Martellotta

Padel, a Torino fino al 15 febbraio il Torneo FIP Promises

 AL CENTRO DEL PADEL GIOVANILE MONDIALE:

Dal 9 al 15 febbraio, oltre 200 giovani talenti per la tappa italiana del circuito FIP Promises

 

Torino ospita uno degli appuntamenti più prestigiosi del padel giovanile internazionale con la seconda tappa italiana del Torneo Internazionale FIP Promises, in programma al Palavillage dal 9 al 15 febbraio. L’evento fa parte di un circuito mondiale promosso dalla Federazione Internazionale Padel (FIP), che tocca solo alcune città selezionate nel mondo e pochissime in Italia, a conferma del ruolo centrale che Torino riveste oggi nello sviluppo e nella promozione del padel a livello globale.

La tappa piemontese rappresenta dunque non solo un momento di grande sport, ma anche un riconoscimento importante per la città e per il lavoro svolto dalla FITP, che continua a investire con decisione sui giovani, considerati il vero patrimonio e il futuro di questa disciplina in continua espansione. Essere inseriti nel calendario mondiale FIP Promises significa entrare in un circuito di eccellenza, dove organizzazione, qualità degli impianti e visione sportiva devono rispondere a standard internazionali elevatissimi.

 

Sono presenti oltre 200 ragazzi e ragazze, provenienti da tutta Europa ma anche da Paesi extraeuropei come Egitto e Doha, a testimonianza della dimensione realmente globale del torneo. Giovani atleti delle categorie giovanili si confronteranno in un contesto altamente competitivo, pensato per favorire la crescita tecnica, mentale e sportiva, offrendo loro l’opportunità di misurarsi con coetanei provenienti da culture e scuole di padel diverse.

Il valore tecnico dell’evento sarà ulteriormente impreziosito dalla presenza dell’allenatore Mariano Amat, figura di riferimento nel panorama internazionale del padel, il cui contributo rappresenta un’occasione di crescita e ispirazione per atleti e staff tecnici. La filosofia del circuito FIP Promises va infatti oltre il risultato sportivo: l’obiettivo è formare atleti completi, consapevoli, pronti ad affrontare il percorso verso il professionismo.

 

Il Palavillage, già protagonista di grandi eventi sportivi internazionali, consolida così la propria posizione come punto di riferimento per la FITP e per la FIP, diventando una piattaforma privilegiata per lo sviluppo del padel giovanile mondiale. La scelta di Torino come una delle sedi italiane del circuito FIP Promises conferma la capacità della città di attrarre manifestazioni di alto profilo e di offrire un contesto organizzativo, logistico e culturale di primissimo livello.

Accanto all’attività agonistica, il torneo offrirà ai giovani partecipanti anche la possibilità di vivere e scoprire la città, con momenti dedicati alla visita di Torino e al suo patrimonio storico e culturale. Un’esperienza che arricchisce il valore umano e formativo dell’evento, trasformando la competizione sportiva in un’occasione di scambio, crescita personale e apertura internazionale.

La tappa torinese del FIP Promises è un evento di grande rilevanza sportiva e simbolica: un investimento concreto sui ragazzi, una vetrina mondiale per il padel giovanile e un’ulteriore conferma di Torino come città chiave nel panorama sportivo internazionale.

 

“Il sistema padel italiano – dichiara Simone Licciardi di Palavillage – continua nel suo percorso di creare delle basi solide tra i giovani, per poter garantire un costante ricambio generazionale e costruire i nuovi talenti del futuro. Essere, per il terzo anno di fila, una delle pochissime sedi italiane inserite in un circuito internazionale di questo livello è motivo di grande orgoglio e conferma la qualità del lavoro svolto sul territorio. Investire sui giovani significa costruire il futuro di questo sport, non solo dal punto di vista agonistico ma anche educativo e valoriale».

 

Luciano Lopedote, Assessore alle politiche dello sport di Grugliasco ha dichiarato: “Siamo molto orgogliosi di ospitare questo evento sul nostro territorio . Questo evento dimostra ancora una volontá di Palavillage di investire sui giovani . La sinergia tra amministrazione e Palavillage è solida e lo dimostra anche la loro presenza all’evento “made in Grugliasco” del 13 febbraio. Un evento questo che è un ‘opportunitá di scoprire il Padel anche come opportunitá lavorativa“.

 

https://www.palavillage.com/

GiovedìScienza: appuntamento con Nerina Dirindin 

In un momento storico in cui il diritto alla salute è sempre più al centro del dibattito pubblico, GiovedìScienza dedica un nuovo appuntamento, previsto per giovedì 12 febbraio  alle 17.45, presso la Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze Albertine, a uno dei temi più urgenti e decisivi per il futuro del Paese: la tenuta del sistema sanitario pubblico.

Riuscireste a vivere in uno Stato in cui se vostro figlio avesse bisogno di un trapianto di cuore potreste non riuscire a garantirgli le cure, nonostante la medicina possa salvarlo?

È uno scenario che sembra lontano ma che in alcune realtà è già concreto. Eppure la sanità non è solo una voce di spesa: è un investimento sociale, economico e civile. Parlare oggi di sanità
significa parlare di equità, di diritti e di futuro.
A guidare i partecipanti in questa riflessione sarà Nerina Dirindin, una delle voci più autorevoli del panorama italiano sui temi della sanità pubblica e del welfare. Economista pubblica, già docente all’Università di Torino, Dirindin ha unito ricerca accademica e responsabilità istituzionali di primo piano: è stata direttrice generale del Ministero della Salute, Assessore alla sanità della Regione Sardegna e Senatrice della Repubblica. Da anni è inoltre in prima linea nella difesa del Servizio sanitario nazionale come promotrice e coordinatrice della rete “Non possiamo restare in silenzio. La società civile per la sanità pubblica”.

Attraverso dati, esempi e una profonda conoscenza dei meccanismi decisionali, la relatrice offrirà al pubblico gli strumenti per comprendere cosa sta cambiando nel nostro sistema sanitario e perché difenderne i principi fondativi di universalità, equità, solidarietà è una responsabilità collettiva.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

La conferenza si svolge in presenza e sarà disponibile online sul canale YouTube di GiovedìScienza a partire dalle ore 17:45 di venerdì 13 febbraio 2026.

Info: gs@centroscienza.it – 0118394913

Mara Martellotta

San Valentino e Carnevale a Teatro… in alta quota

Al Cinema-Teatro “San Sipario” di San Sicario Alto, l’Amore si festeggia con l’Opera Pop e il Carnevale con lo show del “Mago J”

Sabato 14 e domenica 15 febbraio, ore 21 e 18,30

San Sicario Alto – Cesana Torinese (Torino)

Sarà un tantino freddo, di sera, agli oltre duemila metri della bella San Sicario, in Alta Valle Susa, ma, è ben risaputo, l’Amore (quello con la “A” maiuscola) riscalda i cuori … e forse anche le membra (più o meno), così anche “in alta quota” sarà dato di doverosamente celebrare la Festa di “San Valentino”. Tanto più se detta Festa si terrà al calduccio del Cinema-Teatro “San Sipario” che, per l’occasione, offrirà alle “coppiette” e (per carità!) a tutti gli appassionati di teatro, magari dopo un’intensa giornata sulle nevi, un’esperienza dal fascino inedito e sorprendente.

Sabato 14 febbraio, alle 21, il sipario del “Teatro” di San Sicario Alto, si alzerà infatti su “Opera Pop: Elisir d’Amore”, un’originale produzione della Compagnia torinese “Casa Fools” scritta e interpretata da Luigi Orfeo, attore e regista napoletano, fondatore nel 2005 della stessa Compagnia “I Fools”. Inserita nella mini rassegna del Comune valsusino, la serata è organizzata da “Onda Larsen”, in collaborazione con l’Associazione “Non Solo Neve”, partner del progetto. E quale occasione migliore della “Festa degli Innamorati” per lasciarsi liberamente trasportare dalle note di Gaetano Donizetti in un viaggio appassionato attraverso una delle opere liriche più romantiche di sempre?

In una narrazione serrata di cinquantacinque minuti, Luigi Orfeo mette in scena un riadattamento giocoso che intreccia le celebri vicende di Adina e Nemorino a un mix eclettico di “linguaggi teatrali”: dalla pura narrazione alle più fantasiose “giullarate” e al teatro di figura, dove anche le “marionette” diventano protagoniste insieme ai brani musicali più iconici che hanno fatto la storia della lirica.

Spiegano gli organizzatori: “L’unicità di questo appuntamento di San Valentino risiede nella capacità di Orfeo di agire come traghettatore culturale e sentimentale”. Durante la performance, l’interprete coinvolge il pubblico, spiegando con brio e semplicità i segreti dell’orchestra e le ragioni profonde che rendono l’“Elisir” un capolavoro immortale del celebre compositore bergamasco. Gli spettatori non sono dunque semplici osservatori, ma vengono “accompagnati per mano” nel cuore dell’opera, mentre Orfeo interpreta, con rara maestria, ogni elemento della scena: dai personaggi al coro, fino alla scenografia e alla maestosità del sipario “bordò”“Lo spettacolo è davvero un invito a riscoprire la magia della lirica in una chiave ‘pop’ e coinvolgente, perfetta per chi desidera vivere la sera del 14 febbraio tra arte, sorrisi e l’eterno incanto dell’amore”.

Tutto questo il sabato sera, in onore di un colto, ma senza esagerare, “San Valentino” da trascorrere sulle nevi di casa.

E il “Carnevale”? Tranquilli! Ancora una volta, in quel di San Sicario Alto, c’è sempre la coinvolgente magia del Teatro a venirci in soccorso, con la proposta di un tardo pomeriggio di giochi e di festa, in compagnia di tutta la famiglia, con bambini (soprattutto bambini) a seguito.

Domenica 15 febbraio, infatti, sempre il “Cinema-Teatro Sansipario”a partire dalle 18,30, ospiterà “Mago J Show”, spettacolo scritto e realizzato dal piemontese “prestigiatore anomalo” Jefte Fanetti, artista poliedrico con oltre venticinque anni di esperienza maturata tra “magia comica”, “ mimo”, “circo contemporaneo”, “teatro di strada e acrobatica”. Multiforme combinazione professionale, tutta riversata e ben visibile ed apprezzabile in quel suo “Mago J Show”, che ha già superato il prestigioso traguardo delle 1500 repliche, confermandosi come un “piccolo classico” del teatro per l’infanzia capace di incantare un pubblico “dai tre anni in su”“In sessanta minuti di ritmo serrato, Fanetti, più simile a un maldestro ‘merlo’ che al leggendario ‘Merlino’, costruisce un mondo dove, come accade a Carnevale, l’impossibile diventa quotidiano e dove la comicità nasce dall’errore, dalla sbadataggine e dalla meraviglia”.

Anche qui, il pubblico – dai bimbi, ai genitori e a parentela varia della più varia età – non è mai “semplice spettatore”, ma il vero “motore dell’azione”, fra continui “colpi di scena” e “scoperte inaspettate”. “Attraverso il gioco e l’ironia, lo spettacolo conduce verso un finale poetico e divertente in cui si scoprirà che, in fondo, i piccoli spettatori possiedono un potere magico superiore a quello del ‘Mago J’ stesso. Un appuntamento imperdibile per festeggiare il carnevale tra le montagne”.

Per info: “Onda Larsen”; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

g.m.

Nelle foto: Scene da “Opera Pop. Elisir d’amore” e “Mago J Show”

‘Tuccio Costruzioni’, Tar Lombardia annulla interdittiva antimafia

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Il Tar della Lombardia, con la sentenza n. 00230/2026 del 19 gennaio scorso, ha sciolto e fugato ogni riserva di dubbio sulla trasparenza della ‘Tuccio Costruzioni Srl’, annullando definitivamente il provvedimento interdittivo antimafia, ritenuto illegittimo poiché fondato su sospetti meramente apparenti.

Il Prefetto di Milano, ove ha sede l’azienda, aveva infatti adottato la misura afflittiva in data 28 aprile 2025, ora stravolta dai Giudici amministrativi milanesi. L’interdittiva aveva portato infatti alla revoca immediata delle autorizzazioni al subappalto da parte dei Comuni di Nichelino e Vinovo e del Politecnico di Torino, esponendo fattivamente la ‘Tuccio Costruzioni’ e i suoi dipendenti a danni gravissimi che il Tar della Lombardia aveva già scongiurato accogliendo l’istanza di sospensione cautelare del provvedimento ora annullato.

Fatto sta che, in virtù di un sospetto meramente apparente, la ‘Tuccio Costruzioni’, allora amministrata dall’imprenditore Rosario Tuccio mai indagato per reati di stampo mafioso,  dimessosi prudenzialmente da ogni carica sociale durante tutto l’iter giudiziario – sarebbero sfumati lavori pubblici e privati, con  danni d’immagine, stante la pubblicità negativa data da organi di stampa locali e nazionali al caso poi tradottasi in appalti persi, contratti risolti, commesse revocate.

A favore della ‘Tuccio Costruzioni’ e dell’onorabilità dell’omonimo Rosario si era apertamente schierato da subito  il giornalista radiotelevisivo Maurizio Scandurra, anche opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’.

Leggendo il dispositivo, frutto del lavoro dell’Avvocato Amministrativista Riccardo Vecchione del Foro di Torino, i Magistrati milanesi a proposito dell’indagine evidenziano, nella stesura delle motivazioni di piena assoluzione, un “Eccesso di potere per contraddittorietà, irragionevolezza, illogicità e inopportunità”, e pari grado anche un “Eccesso di potere per carenza di istruttoria e motivazione”, sottolineando, di fatto, la totale inconsistenza delle accuse mosse nei confronti della ‘Tuccio Costruzioni’.

E parlano, riguardo al buon nome dell’Amministratore e all’intero gruppo di imprese che attorno a lui gravitano, di “consistenti sopravvenienze positive al Tuccio idonee di per sé da far virare in modo irreversibile l’impresa dalla situazione negativa alla fuoriuscita definitiva dal cono d’ombra della mafiosità”, certificando ulteriormente in più come “L’assenza del giudizio di attualità del rischio di infiltrazione è stata, peraltro, valorizzata dal medesimo Consiglio di Stato nella recente sentenza n. 7330 del 16.9.2025”, dovuta al fatto che “In tale circostanza il Supremo Consesso ha ritenuto fondato l’appello proposto dalla C.E.T. in relazione ai profili di difetto d’istruttoria e di motivazione tanto con riferimento alla misura interdittiva in sé quanto al diniego della concessione di misura di prevenzione collaborativa di cui all’art. 94 bis del D. lgs. N. 159/2011”.

Ma c’è di più: “L’inidoneità dei fatti contestati al Sig. Rosario Tuccio – si legge ancora scorrendo la Sentenza – per far ritenere sussistente il rischio d’infiltrazione nell’attività imprenditoriale della CET rilevando come “sia la socia di maggioranza, sia il di lei marito (Signor Tuccio) – oggi amministratore di altra società (Tuccio Costruzioni), sia il socio di minoranza (signor Tallarico) non sono mai stati attinti da provvedimento sanzionatorio penale”; né, tantomeno, motivano ancora i Giudici, “Non sono stati introdotti elementi da cui evincere una gestione del Sig. Tuccio nella società in questione né indizi di interferenza dello stesso con le scelte societarie della moglie”.

 In conclusione, “Alla luce di quanto sopra esposto, il decreto prefettizio gravato risulta, pertanto, illegittimo per carenza del necessario giudizio di attualità del rischio di infiltrazione (omissis). Per le ragioni sopra esposte il ricorso è fondato e, per l’effetto, deve essere annullato il gravato decreto prefettizio Prot. Fasc. 12B7/2023-020951 del 28 aprile 2025”.

Ringrazio i Magistrati della Prima Sezione del Tar della Lombardia per aver accertato in maniera inoppugnabile la mia buona condotta. Se fossi stato un mafioso, mai avrei fondato un gruppo di aziende che porta fieramente il mio nome e il cognome di mio padre, uomo da cui ho imparato a fare del lavoro onesto un Vangelo quotidiano. In un momento delicatissimo per il futuro della Giustizia in Italia, oggi tiro un sospiro di sollievo pur contando i cocci e le occasioni di lavoro perse. E adesso riparto dalla sola strada che conosco: umiltà, impegno, lavoro, coraggio e successo”, commenta Rosario Tuccio (nella foto).

Maurizio Blini e le periferie del domani

C’è sempre una frontiera, nei romanzi di Maurizio Blini, e raramente coincide con quella geografica. È un confine umano, fragile, attraversato da inquietudini e rabbie che abitano le periferie delle grandi città. È lì che Blini torna a cercare i suoi personaggi nel nuovo romanzo, E se domani, in uscita il 24 febbraio come allegato de La Stampa e presentato il 19 febbraio alle 18,30 alla Libreria Belgravia di Torino.

Nel suo sguardo la provincia e la periferia non sono mai semplici sfondi. Sono organismi vivi, pulsanti, che respirano con le stesse contraddizioni dei loro abitanti. «Nei miei romanzi — racconta Blini — mi concentro sugli emarginati, sui disillusi, su chi tenta ancora di ribellarsi all’ingiustizia sociale. In E se domani ho voluto accendere i riflettori su un fenomeno che sta cambiando le nostre città: le baby gang, soprattutto latinoamericane, formate da ragazzi giovanissimi, spesso minorenni. Ci troviamo impreparati di fronte ai loro linguaggi, alle loro regole, al loro modo di stare nel mondo. È una sfida, anche per i miei investigatori.»

Il domani” di questi giovani, spiega Blini, non nasce dall’integrazione ma dalla specificità: un’identità rivendicata, tatuata sulla pelle, gridata attraverso la musica e la rabbia. Vivono in simbiosi, nei clan, in quartieri ai margini di città come Torino o Milano, dove i muri parlano di appartenenza, di padri e cartelli della droga, di violenze che sanno di antico e di inevitabile.

Le fragilità dei protagonisti di E se domani non sono confessioni da romanzo psicologico, ma fenditure aperte nella carne sociale. Dietro simboli, numeri e ferite tatuate, questi ragazzi nascondono la fierezza e la temerarietà di chi ha visto troppo presto la morte e non la teme più. «I loro equilibri precari — continua Blini — nascono dalle contraddizioni che li circondano. Spesso non esiste un contraltare che possa salvarli: il loro senso di appartenenza e fratellanza è più forte di ogni regola. Il loro rapporto con la morte è quasi metafisico; la sfidano, la ammirano. Le loro storie crescono da ferite profonde, e forse per questo credono di aver già vissuto abbastanza.»

E se domani, Blini non offre redenzioni facili, ma uno specchio in cui guardare il volto disincantato del presente. Le sue periferie — vive, rumorose, ferite — sono il luogo da cui il “domani” dei suoi personaggi prova ancora, ostinatamente, a nascere.

Valeria Rombolà