Il tema richiama i principi essenziali della danza – corpo, gesto, composizione, relazione tra spazio e tempo – e la capacità di immaginare nuove connessioni tra artisti, luoghi, pubblici, operatori italiani e stranieri, istituzioni e territori, favorendo opportunità di crescita, collaborazione e circuitazione oltre confine.
La scelta delle quattro città riconosce al territorio la capacità di presentarsi come un vero ecosistema culturale diffuso, integrato e riconoscibile a livello nazionale e internazionale. Sono stati infatti individuati luoghi già segnati da processi di rigenerazione urbana e culturale: Lavanderia a Vapore a Collegno, Fonderie Limone a Moncalieri, Teatro Astra, OGR, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani a Torino, Reggia di Venaria Reale.
Saranno 18 le proposte capaci di offrire un’ampia mappa della scena coreografica italiana: la sezione Programmazione presenterà 14 spettacoli, Open Studios 4 lavori in fase di sviluppo. Ad alternarsi autrici, autori, compagnie consolidate, nuove generazioni, linguaggi ibridi, formati diversi e pratiche che attraversano danza, teatro fisico, performance, immagine, parola, suono, relazione con lo spazio e rapporto con il pubblico. Si aggiungeranno inoltre due produzioni ospiti, scelte per le caratteristiche che le rendono completamento del panorama artistico della programmazione.
Nel corso della presentazione della manifestazione, svoltasi a Roma nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli ha messo l’accento sul fatto che «la presenza della NID in Piemonte non rappresenta soltanto l’arrivo di una manifestazione importante sul nostro territorio. È il riconoscimento di un sistema culturale che ha investito con continuità sulla danza come linguaggio artistico, come ambito di ricerca e come componente strategica delle politiche per lo spettacolo dal vivo. La NID Platform 2026 sarà anche un’occasione per raccontare il Piemonte attraverso una geografia culturale ampia: teatri, centri di residenza, spazi industriali riconvertiti e patrimonio storico-architettonico concorreranno a costruire una piattaforma diffusa, restituendo l’immagine di un territorio in cui la cultura non è concentrata in un unico luogo, ma vive attraverso una pluralità di spazi, funzioni e comunità».
L’edizione 2026 della NID Platform è sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Piemonte ed è coordinata dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, soggetto capofila e attuatore designato dall’Associazione Danza Esercizio e Promozione con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

La scelta di intervistare l’onorevole missino Boetti Villanis come rappresentante monarchico piemontese lascia perplessi. Boetti è una degnissima persona che per ragioni anagrafiche durante la guerra civile aveva solo 12 anni, anche se anelava arruolarsi nella repubblica sociale. Il suo fascismo è successivo al 25 aprile 1945, sia pure venato di monarchismo per l’estrazione aristocratica della sua famiglia. Quando Boetti sembro’ aver desiderato i gladi dei repubblichini alle stellette militari sia pure come un desiderio impossibile, negò chi per quelle stellette è stato prigioniero in Germania, gli IMI, nega il valore del generale Perotti, dei martiri militari del Martinetto, di Montezemolo, che morirono per la loro fedeltà al Re. Nega il valore delle divisioni alpine di Martini Mauri. E’ lecito che Boetti lo faccia in democrazia, ma è fortemente disinformativo che “La stampa” scelga come esempio di monarchico lui, con il suo passato. I Monarchici veri furono ufficiali come il colonnello Enzo Fedeli e il conte Prunas Tola. Basta documentarsi. Questa scelta del giornale porta il lettore a pensare che i monarchici anche durante la Repubblica di Salò fossero con Mussolini. Un vero falso storico. Lo storico Piero Operti, monarchico e antifascista, venne cacciato dall’insegnamento. E potremmo citare tanti altri monarchici nella Resistenza come la MOVM Paola del Din .

Nel pomeriggio, Patrizia Valduga ha dato continuità a questa riflessione con un linguaggio diverso: quello della poesia. Ha parlato della guerra e del dolore degli innocenti senza trasformarli in un tema letterario, ma lasciandoli nella loro durezza. Le sue parole sono sembrate nascere dal bisogno di non restare indifferenti davanti a ciò che accade nel mondo. In questo senso, la poesia non rappresenta un modo per allontanarsi dal presente, ma per viverlo con maggiore verità. Forse anche questo appartiene alla Pentecoste: trovare una parola che non copra ciò che fa male, ma aiuti a ricordare, discernere e testimoniare, quando il silenzio rischia di diventare una forma di accettazione implicita.