ilTorinese

Jannik Sinner, ancora re di Melbourne

 

Agli Australian Open Sinner si aggiudica l’ambito trofeo contro il tedesco Sasha Zverev. In una finale a senso unico per l’azzurro, Jannik conquista il primo trofeo Slam della stagione col punteggio netto di 6-3, 7-6, 6-3, bissando il successo dello scorso anno e lasciando sgomento e in lacrime il proprio avversario.

L’italiano che, con i suoi recenti tre successi Major (Australian Open 2024, US Open 2024 e ancora Australian Open 2025), ha vinto più titoli Slam nella storia del tennis nazionale, risultando vincente in tre finali su tre! Certo, quando si vince sembra tutto facile, ma riconfermarsi all’inizio di una nuova stagione non è mai semplice per nessuno, neppure per Jannik.

Ma vediamo come si è arrivati al primo grande appuntamento dell’anno nella terra dei canguri. Dopo i fasti dello scorso anno per i primi due Slam vinti, la riconquista della Coppa Davis, il primo trionfo alle Nitto Atp Finals di Torino e la conquista del prestigioso trofeo di numero 1 al mondo nella classifica Atp, celebrati in varie occasioni ufficiali, il rosso di San Candido si è concesso un po’ di relax e riposo, trovando rifugio e divertimento al cospetto delle Dolomiti e concedendosi una gita fuori porta per ammirare la rossa di Maranello, guidata dal suo concittadino Leclerc, in quel di Abu Dhabi negli Emirati. Tra allenamenti, il cenone di Capodanno con pochi intimi e selezionati amici, qualche gossip rosa, in relazione alla sua complicata relazione con la tennista russa Anna Kalinskaya (compresa una veloce fuga d’amore a Miami per festeggiare, forse senza successo, il compleanno dell’avvenente collega), e un paio di partite di esibizione, si è quindi arrivati velocemente al primo grande appuntamento tennistico della stagione 2025, gli Australian Open, con il difficile compito di riconfermare la vittoria dell’anno precedente contro il russo Daniil Medvedev e di dimostrare di nuovo e ancora di essere l’uomo da battere, il numero 1 al mondo, in un clima non propriamente ottimale per la nota vicenda Clostebol (si aspetta per il prossimo aprile la decisione finale dopo il ricorso della WADA al Tas di Losanna), che certamente  toglie serenità e forse qualche certezza al ragazzo di San Candido, per le assurde, ricorrenti, insopportabili e pesanti critiche del tennista australiano Nick Kyrgios (astioso forse e anche per motivi personali, passionali e sentimentali, avendo avuto in passato una relazione proprio con la Kalinskaya), e per le insinuazioni del giornale tedesco Bild (cui si aggiunge anche un atteggiamento sospetto e ondivago da parte del campione serbo Djokovich). E’ pur vero anche che, in questa divisione quasi manichea, la maggior parte dei tennisti di oggi e ieri si è schierata dalla parte del nostro Jannik, ma, si sa, fa più rumore e male un albero che cade piuttosto che una foresta in salute e ben salda nel terreno.

Con queste premesse e con un clima artatamente infuocato, oltre al caldo opprimente dell’estate australiana, al nostro Jannik non restava che la prova regina, l’unica valida, quella del campo, che gli avrebbe permesso di rispondere nel modo più convincente e appropriato. E il verdetto del campo è stato, ancora una volta, impietoso per i suoi avversari, caduti come birilli, uno a uno, nonostante un vistoso e preoccupante malore accusato al quarto turno, sotto la spinta potente dei suoi colpi e del suo servizio (Nicola Pietrangeli invita ad ascoltare il suono particolare e roboante dei fondamentali – dritto e rovescio – di Jannik). Dopo un primo turno sulla carta rischioso, contro il cileno Jarry (7-6, 7-6, 6-1), si è sbarazzato poi di Schoolkate (4-6, 6-4, 6-1, 6-3), Giron (6-3, 6-4, 6-2), del danese Rune (6-3, 3-6, 6-3, 6-2), dell’australiano De Minaur (6-3, 6-2, 6-1) e, in semifinale, dello statunitense Shelton (7-6, 6-2, 6-2).

Non restava che un ostacolo, in finale, quello rappresentato dal tedesco di orgine russa Alexander Zverev. Potenzialmente un pericolo per Sinner, se il tedesco fosse stato in giornata di grazia e avesse espresso un tennis deluxe, sontuoso, ricco di aces e vincenti, ma così non è stato. Shasha non sembrava in forma strepitosa, forse anche per la potenza del suo avversario, e il suo gioco, poco incisivo e aggressivo, quasi attendista (pessima tattica contro il nostro Jannik), non era minimamente in grado di impensierire l’altoatesino, per di più in buon stato di forma, che cercava spesso e volentieri il dritto del tedesco, il suo punto “debole”, spesso falloso. Il primo set si consumava in 45 minuti di gioco (6-3 per Sinner, con un break decisivo sul 4-3); più combattuto il secondo set, vinto sempre dall’azzurro al tie-break, e di nuovo in discesa per Jannik il terzo e ultimo set (6-3). La finale, dall’esito scontato ed evidente per quanto visto nelle fasi iniziali, salvo bizzarri e non ipotizzabili capovolgimenti di fronte, si consumava, in due ore e quarantacinque minuti di gioco, senza particolari emozioni, escludendo la frustrazione e il pianto di uno sconsolato Zverev a fine partita (che ha ricordato la delusione di De Minaur di poche ore prima, anche lui frullato da Sinner), conscio della totale superiorità dell’altoatesino, il quale, giusto per non smentirsi e dimostrarsi campione in tutti i sensi, ha interroto la cerimonia e i festeggiamenti per rincuorarlo e confortarlo. Prima li distrugge, poi li consola, si potrebbe dire così.

PATRIZIO BRUSASCO

Treno bloccato da bobina di rame sui binari

Un treno della linea Vercelli-Mortara, all’altezza di Palestro si è trovato di fronte una bobina di cavi di rame  sui binari e si è dovuto fermare per alcune ore. La circolazione è stata sospesa, con disagi per l’utenza. Non si è trattato di sabotaggio: la grossa bobina era sui binari per un tentativo di furto. I ladri non sono riusciti a farla rotolare oltre le rotaie.
NOTIZIE DAL PIEMONTE

La velocità e lo sconvolgimento del mondo di Marco Longo

Nelle sale della galleria Fogliato, sino al 22 febbraio

L’attimo d’ispirazione è l’immagine fotografica, il paesaggio urbano colto nell’imprimersi di un momento, d’una occasione: poi quella stessa immagine è posta sulla tela, ulteriormente sfocata, frammentata, dissezionata, nella ricerca continua di nuovi movimenti, nell’avventurarsi in percorsi che non lasciano nulla di definito, di stabile nel tempo che viviamo. Tempo di tangibile trasformazione, di accelerazione che non lascia più spazio ad un fermo “hic et nunc”, che si porta appresso la legge del “panta rei” della nostra quotidianità. Siamo travolti, come se continue folate di un vento impetuoso ci avvolgessero e ci trascinassero, come se la natura ci avesse escluso la possibilità di trovare un riparo o un appiglio di salvezza.

Impressioni, suggestioni, ricordi, squarci di vita di un Boccioni modernissimo, pagine scritte da Marco Longo – pressoché settantenne, diplomato al Liceo Artistico e frequenza all’Accademia Albertina torinese, diploma presso la “Scuola Internazionale di Grafica” a Venezia, numerose personali e collettive all’attivo in Italia e all’estero – in questa sua presenza nelle sale della galleria Fogliato (via Mazzini 9, sino a sabato 22 febbraio, da martedì a sabato 10,30 – 12,30 / 16 – 19) che ha per titolo “Direzioni pittoriche”, con la cura di Giovanni Cordero. Una trentina di oli, di differenti dimensioni, suddivisi sotto un triplice sguardo, “My City” e “Manhattan” e “Interior Space”, la Torino di oggi e l’altrove, l’avveniristico e l’antico.

Scrive Cordero nella presentazione in catalogo: “Sono registrati sulla tela momenti effimeri, inafferrabili e fluttuanti che riportano atmosfere sfuggenti perché la manipolazione dell’immagine crea nuovi mondi che non esistono nella realtà ma solo nella nostra percezione psichica.” Una inafferrabilità che trova ospitalità nelle nostre menti e che vive nello scattare di un attimo ma che si fa presenza concreta e realissima sulla tela. E in quell’attimo c’è lo spazio e il tempo di sempre. Non soltanto, dentro i confini di una città ovattata, le nebbie e i vapori che salgono dal fiume (lo scorcio del ponte di piazza Vittorio e gli alberi e la gran massa della Gran Madre sullo sfondo, “My City 1”) o gli asfalti lucidi di pioggia appena caduta, non soltanto le luci riverberate sui marciapiedi o dentro le vetrine che costeggiano le strade, magari esplose fortissime sui corsi della città attraversati da binari o costeggiati da cassonetti e dehors (è lo sguardo che occupa “My City 15”, significativo esempio di bellezza pittorica dalle ragguardevoli dimensioni, cm. 141 x 80,5), non soltanto le lunghissime scie entro cui trova posto lo scorrere incessante e anonimo delle auto, con i fanalini di coda a punteggiare quel buio reso con maestria attraverso la pacatezza del colore, quegli angoli indifferenti di vita in grigio, non soltanto gli innumerevoli punti di sguardo: ogni cosa sembra fuggire, dileguarsi, come a voler lasciare nient’altro che un ricordo di sé dietro i pennelli dell’artista. Ogni cosa sembra farsi sogno e quasi mistero, laddove la presenza umana è annullata e scompare. Città buttate nell’avvenire, in un simbolico vuoto dove s’aggirano fantasmi e rumori che Longo lascia intuire nel suo mare di silenzi.

Un’urbanizzazione dei nostri anni, delle tante costruzioni e delle sfide, delle metropoli e delle periferie, del loro disordine e della loro bellezza, nel loro avventurarsi verso l’alto e nel rimanere chiuse nei tanti quanto insuperabili agglomerati. La direzione “verticale” prende forma tra le costruzioni della Grande Mela – pare d’avventurarsi tra lo sconvolgimento delle architetture inventato da Christopher Nolan in “Inception”, anche se nell’occasione il regista ci portava in terra di Francia -, sguardi soprattutto dall’alto, grazie a quello che un tempo veniva definito “a volo d’uccello”, in un compito di cui si sono appropriati i tanti droni, a dare tutta la vertiginosità e il modernismo, “la metropoli americana come specchio che riflette gli istantanei cambiamenti della società odierna, scena di un palcoscenico instabile, in perenne trasformazione”, uno sguardo che va ben oltre “My City”, perché al suo interno tutto è labirintico, privo di contatti e relazioni, avvolto nel caos frenetico. Longo usa il termine “disorientamento” chiarendo anche quelle non relazioni che scavano nella incomunicabilità e raggelano le personali relazioni con se stessi, che paiono definitivamente annullate.

Ecco che tutto si fa ricordo in “Interior Space”, quale terza prospettiva, un mondo che appare sommerso e come riscoperto da uno Schliemann dei giorni nostri, “quasi pietrificato”, archeologia d’ambiente, tempo antico nelle ampiezze delle fabbriche dismesse e spazi desolatamente vuoti e angosciosi, quasi surreali, specchio di abbandono o di sopravvivenza ormai lasciata alla deriva, un immobilismo che chiude la porta ad un’ultima speranza. Non un’immagine che faccia ogni sforzo per portare con sé un che di positivo: un’immagine bensì di attesa e di incertezza, di gravosa solitudine, di scommessa sul come sarà il nostro futuro. Chiarisce in punta di penna Cordero: “In queste opere aleggia un sentimento di attesa e di sospensione temporale dove l’incertezza del luogo rende tutto misterioso e in questa solitudine esistenziale il vuoto dentro il tutto ci procura confusione e smarrimento.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune delle opere di Marco Longo presentate nella mostra “Direzioni pittoriche”.

“L’ultimo re” di Fabio Lucchetta, storie di guerra e di coraggio ai tempi di Augusto

Informazione promozionale

Sanguinosi scontri e cruente battaglie si susseguono, fino a sancire la sconfitta dei Salassi. I Romani riprendono la loro inarrestabile conquista e il compito di vigilare sui territori viene affidato a Lucio Valerio Fausto, centurione dotato di grande coraggio e forza d’animo

IL LIBRO

Durante il principato dell’imperatore Augusto, nel 25 avanti Cristo, le legioni avanzano lungo la Via delle Gallie agli ordini del console Aulo Terenzio Varrone Murena. Il Princeps Augusto gli ha ordinato di giungere fino ai valichi alpini e di sottomettere tutti i barbari lungo il suo cammino. I Salassi, un popolo celto-ligure, non hanno scelta: combattere per la propria libertà o soccombere. Sanguinosi scontri e cruente battaglie si susseguono, fino alla caduta di Cordelia, la loro capitale, al giorno d’oggi ormai dimenticata. Dalle sue rovine sorgerà Augusta Pretoria Salassorum, l’odierna Aosta. I Romani riprendono la loro inarrestabile conquista e il compito di vigilare sui territori viene affidato a Lucio Valerio Fausto, centurione dotato di grande coraggio e forza d’animo, ormai prossimo al congedo. La calma che ora regna nella valle e lungo i valichi alpini, però, è solo apparente: in gran segreto, i Salassi e i loro alleati stanno formando un grande esercito

 

L’AUTORE

Fabio Lucchetta nasce a Milano il 3 dicembre 1961. Vive con la compagna a Gassino Torinese, non troppo distante dai luoghi in cui è ambientato il libro. Ha un diploma di Perito Tecnico in Arti Grafiche e dall’età di 18 anni si è sempre occupato di stampa, svolgendo incarichi di responsabile commerciale per il mercato estero.

Appassionato di Storia, è un avido lettore di libri del genere. Il suo sogno è sempre stato quello di rinascere legionario agli ordini di Giulio Cesare, durante l’assedio di Alesia. Da poco in pensione, ha trovato il tempo per scrivere il romanzo che avrebbe sempre voluto leggere.

“L’Ultimo Re” di Fabio Lucchetta è disponibile su Amazon e in libreria

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LINK DELL’EDITORE

L’ultimo Re – Fabio Lucchetta

“Liberazioni”, tutte le iniziative a Torino per il Giorno della Memoria

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Il calendario civile da sempre rappresenta per il Polo del ‘900 e per i suoi Enti partner un momento importante per affermare il proprio ruolo di presidio civile; in questa ottica si inserisce Liberazioni, il programma di eventi ed iniziative coordinato dalla Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci, sviluppato in occasione dell’Ottantesimo anniversario della Liberazione: dal Giorno della Memoria, passando per il 25 Aprile e ampliando lo sguardo a scala europea, il progetto ripercorre le diverse tappe del calendario civile con le liberazioni dei campi di concentramento, le strade della Resistenza partigiana e costruzione dell’Italia democratica.

Sono molte le iniziative in programma in occasione del Giorno della Memoria, sviluppate dal Polo del ‘900, insieme agli Enti partner della Fondazione, la Città di Torino e con il sostegno del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte.
Dichiarano Davide Nicco, presidente del Consiglio regionale del Piemonte, e Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione: “Su una lapide del cimitero monumentale di Torino sono incisi i nomi dei 495 ebrei che non fecero ritorno, inghiottiti dal buco nero della Shoah, la più imponente macchina di morte mai costruita. Il 27 gennaio è il Giorno in cui abbiamo il dovere di fare Memoria. Fare Memoria di quei luoghi di crimini efferati e di torbide aberrazioni che furono i campi di sterminio, dove vennero reclusi migliaia di italiani (ebrei, internati militari, partigiani ed antifascisti di diverso credo politico). Fare Memoria dei tredici milioni di esseri umani che vennero uccisi tra l’estate del 1939 e il maggio del 1945. Fare Memoria dell’infamia delle leggi razziali del 1938, che resero l’Italia complice dello sterminio. Fare Memoria, perché i testimoni diretti della Shoah e della Resistenza ci stanno lasciando e non possiamo permettere che prevalga l’oblio, dimenticando, o peggio cancellando, il passato. Un impegno che come Comitato Resistenza e Costituzione portiamo avanti anche quest’anno, sostenendo il ricco calendario di iniziative organizzate dal Polo del ‘900 e dai vari Enti, che siamo certi riusciranno a interessare anche le generazioni più giovani”.

LE PRINCIPALI ATTIVITÀ IN PROGRAMMA
Il 23 gennaio sono state posate a Torino altre 6 Pietre di Inciampo dedicate a deportati politici e razziali. Stolpersteine (Pietre d’Inciampo) è un monumento diffuso e partecipato dell’artista tedesco Gunter Demnig. Per ricordare le singole vittime del nazionalsocialismo, l’artista produce piccole targhe di ottone poste su cubetti di pietra che sono poi incastonati nel selciato davanti
all’ultima abitazione scelta liberamente dalla vittima. Le Pietre di Inciampo restituiscono la storia personale e ridanno nome a chi ne fu privato per via dell’applicazione dell’ideologia nazifascista.
Il 25 gennaio, si è tenuta al Salone Concerti del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, “La Musica dei Giusti: altri ritratti musicali”: “Chi salva una vita salva il mondo intero” così recita un verso del Talmud. Parole che sono il simbolo delle azioni di donne e uomini non ebrei che, durante la Seconda guerra mondiale, salvando la vita anche a un solo ebreo, sono stati riconosciuti Righteous Among the Nations (Giusti tra le nazioni) dallo Yad Vashem di Gerusalemme. Il Concerto del 25 gennaio 2025 ricorderà nuovamente Raoul Wallenberg, già celebrato nel Concerto del 2018, e altri personaggi; in particolare, verranno realizzati ritratti musicali di due diplomatici che hanno agito nella Lituania dei terribili anni successivi all’invasione tedesca: Chiune Sugihara e Jan Zwartendijk.
Il 27 gennaio, al Polo del ‘900, si terrà l’inaugurazione di “Tornare; Mangiare; Raccontare. 1945: Primo Levi e la liberazione di Auschwitz”, suggestiva installazione multimediale visitabile fi no al 15 febbraio, che guida il visitatore a incrociare lo sguardo dei liberatori e dei liberati, a incontrare sul proprio cammino chi non ha fatto ritorno, a misurarsi con l’urgenza di testimoniare dei superstiti. Elementi testuali e visuali, insieme agli oggetti esposti – la casacca di un prigioniero, dono di Primo Levi all’ANED; il dattiloscritto autografo di Storia di dieci giorni, poi diventato l’ultimo capitolo di Se questo è un uomo – offrono un simbolico percorso di rifl essione per “Non dimenticare”.
Sempre il 27 gennaio, Rai Radio 3 realizza – in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi e con il Polo del ‘900 – una lettura di “Storia di dieci giorni”, ultimo capitolo di “Se questo è un uomo: Fuori dello spazio e del tempo. Primo Levi, Storia di dieci giorni: Auschwitz 18-27 gennaio 1945”. Sono le pagine in cui Primo Levi fa la cronaca dei suoi “dieci giorni fuori del mondo e del tempo”, tra la fuga dei nazisti e l’arrivo dell’Armata Rossa ai cancelli del Lager. Le letture sono affi date a Gabriele Vacis, con la scenofonia di Roberto Tarasco, e il commento di Fabio Levi, Domenico Scarpa e Roberta Mori. La serata, aperta al pubblico, sarà trasmessa in diretta radiofonica per il programma Radio 3 Suite.
Infine, il 27 gennaio, al Polo del ‘900 un ricordo di Furio Colombo, promotore e primo fi rmatario della legge con la quale il Parlamento italiano nel 2000 fissò la data del Giorno della Memoria nel nostro calendario civile. Cinque anni dopo l’Assemblea delle Nazioni Unite ne fece una ricorrenza internazionale. Durante l’evento verrà proiettata l’intervista a Furio Colombo, curata da Alberto Saibene ed Enrico Morteo nell’ambito di un progetto realizzato dall’Archivio Nazionale Cinema Impresa nel 2009, che ha raccolto le testimonianze di 20 collaboratori di Adriano Olivetti. Prima della proiezione, rivedremo insieme sette minuti dell’intervista con la quale il Polo del ‘900 aprì il concerto del Giorno della Memoria nel 2023. Con Paolo Borgna, Valentino Castellani, Franco Debenedetti, Fabio Levi. L’evento è patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte.
Il 29 gennaio, “Del coraggio silenzioso”: in anteprima a Torino, reading teatrale di e con Marco Baliani, padre del teatro di narrazione, con musiche dal vivo eseguite da Roberto Izzo. Sulle note di un violino, prende forma il rifi uto di Rosa Parks a cedere il posto a un bianco sul bus, l’arresto a Lampedusa del pescatore tunisino Zenzeri Abdelbasset, salvatore di immigrati, l’archeologo Khaled alAsaad massacrato a Palmira, la poetessa Ilse Weber assassinata a Auschwitz, la resistenza del monaco tibetano Palden Gyatso.
Il 6 febbraio “L’eredità della guerra. L’esodo giuliano dalmata e altri esodi”. Nel seminario si presenteranno il Portale Atlante dei campi di assistenza per profughi istriani-giuliani-dalmati, dell’Istituto Parri, dedicato al tema dell’accoglienza degli esuli, sullo sfondo del dopoguerra italiano; il volume di G. Spinelli, Dopo l’esodo: da profughi a cittadini (Brescia 2024) sul processo di integrazione di giuliani e dalmati a Brescia alla presenza dell’autore; le esperienze didattiche condotte con i materiali dell’applicazione Istoreto L’esodo istriano-fi umano-dalmata in Piemonte; la traduzione delle interviste degli Esuli della Prussia orientale, parte del progetto Voci di tedeschi in fuga del Dipartimento di Lingue dell’UniTO.
Infine il 7 febbraio, il seminario “Nodi storici del conflitto israelo-palestinese. Memorie, diritti e speranze per una pace giusta”. Vi sono libri che divengono rapidamente essenziali punti di riferimento per l’analisi e la ricerca di soluzioni a problemi all’apparenza irrisolvibili nella loro drammaticità. A tale descrizione corrisponde la questione israelo-palestinese a cui Anna Foa dedica pagine illuminanti ne Il suicidio di Israele (Bari-Roma 2024). È intorno ai quesiti e alle proposte che vi ritroviamo contenute che si terrà un seminario di studi con la partecipazione dell’autrice e di autorevoli esperti appartenenti a campi diversi: giuristi, magistrati, storici e giornalisti che analizzeranno i temi proposti alla luce delle loro specifi che competenze, a partire da questa domanda: come conciliare le memorie del passato e la giustizia alla ricerca di una pace giusta e durevole?

Torna per i commercialisti il “Forum Aldo Milanese”

Torna a poco più di cinque anni di distanza il “Forum Aldo Milanese”, l’evento organizzato dall’Ordine dei Commercialisti di Torino che coinvolge il mondo delle professioni, dell’industria, dell’università, della finanza, della cultura, del giornalismo. E’ un momento di dialogo, riflessione e proposta per la città e per il Paese. Tema di questo secondo Forum:

LE RELAZIONI CREANO VALORE…

E LE DIVERSITÀ CONTRIBUISCONO AD EVITARE OMOLOGAZIONI

Centro Congressi Lingotto

Via Nizza 280, TORINO

27 GENNAIO- ore 15-18

“Dopo il primo Forum Aldo Milanese – dice Luca Asvisio, Presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Torino – riproponiamo un confronto ad ampio spettro, fedeli a quel “Modello Torino” che caratterizza il nostro Ordine e che vuole valorizzare le competenze e le specificità di tutti gli attori per puntare sulla capacità della società di aggregarsi sulla base di obiettivi condivisi. Abbiamo chiesto agli Ordini dei Consulenti del Lavoro, degli Ingegneri, degli Avvocati e dei Notai di essere al nostro fianco convinti che le nostre professioni costituiscono un patrimonio di competenze e di capacità al servizio della città e delle giovani generazioni. Ma, soprattutto, abbiamo invitato le Fondazioni Bancarie, le Università, imprenditori di successo, rappresentanti di associazioni datoriali e di enti che operano in settori innovativi, opinion maker per chiedere loro idee e proposte. Torino vive ancora un non facile momento di transizione. Non si deve piangere addosso, ma aprirsi a un mondo in rapida trasformazione e coglierne tutte le opportunità per un nuovo Rinascimento”.

Conduce Andrea Bignami, caporedattore Economia e Impresa Sky tg24.Tre le tavole rotonde, introdotte dallo scrittore Alessandro Baricco, dal giornalista Federico Buffa e dall’ex Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Commercialisti, Claudio Siciliotti.

Sono previstigli interventi di

Alberto CIRIO, Presidente Regione Piemonte

Stefano LO RUSSO, Sindaco di Torino

Dario GALLINA, Presidente Camera di Commercio di Torino

Fabio PAMMOLLI, Presidente AI4I (Fondazione per l’Intelligenza Artificiale)

Luca DAL FABBRO, Presidente Iren,

Bernardino CHIAIA, Presidente Infra.to

Stefano GEUNA, Rettore Università

Filippo MOLINARI, Vicerettore Politecnico per il Piano Strategico

Marco GILLI, Presidente Compagnia di San Paolo

Anna Maria POGGI, Presidente Fondazione CRT

Giuseppe BUONOCORE, Presidente UGDCEC

Alessandro SALLUSTI, Direttore Il Giornale

Marco GAY, Presidente Unione Industriali di Torino

Fabrizio CELLINO, Presidente API Torino

Serena LANCIONE, Amministratrice Delegata GTT

Stefano BUONO, Amministratore Delegato Newcleo

Dario PEIRONE, Presidente Ceipiemonte

Enrico PISINO, Amministratore Delegato CIM 4.0

Dimitri BUZIO, Presidente Legacoop

Luca ASVISIO, Presidente Ordine Dottori Commercialisti ed

Esperti Contabili

Fabrizio BONTEMPO, Presidente Ordine Consulenti del Lavoro

Giuseppe Andrea FERRO, Presidente Ordine Ingegneri

Simona GRABBI, Presidente Ordine Avvocati

Alessandro SCILABRA, Presidente Ordine Notai

 

L’isola del libro

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

Annie Ernaux con Frédéric Yves Jeannet “La scrittura come un coltello” -L’orma Editore- euro 18,00

Questo è un libro-intervista che Frédéric Yves Jeannet (scrittore e docente di Letteratura comparata) dedica al Premio Nobel 2022 Annie Ernaux; un lungo dialogo nel corso del quale emerge il rapporto dell’autrice francese con la scrittura, la memoria e la realtà.

Di fatto uno smilzo, ma denso, viaggio nella vita della Ernaux: le sue opere, la realtà, la memoria e le riflessioni sulla vita connessa alla sua poetica che diventa strumento di verità.

L’impellenza di scrivere e trasformare il vissuto in letteratura è iniziata a 16 anni; quando nel negozio materno ha preso in mano un quaderno, segnato la data ed iniziato ad affidargli pensieri, emozioni, il dolore che era di natura amorosa e soprattutto sociale.

Il concetto di scrittura dell’autrice francese è profondamente radicato nella realtà, lontano dal principio di evasione: più che altro è una sorta di indagine che analizza ogni evento, lo viviseziona, cataloga e rielabora. Scrittrice che da sempre sfida le convenzioni sociali con una prosa asciutta che è anche atto politico. In questa intervista- memoir sono infinite le riflessioni più profonde sull’esistenza, sempre molto complessa e piena di spunti.

 

 

Mario Fortunato “Il giardino di Bloomsbury” -Bompiani- euro 20,00

E’ affascinante e coinvolgente questo affresco del famoso gruppo di intellettuali che prese il nome dal quartiere in cui nacque, Bloomsbury. In queste pagine, il critico Mario Fortunato concentra l’attenzione soprattutto sulla casa di campagna a Charleston, poco distante da Londra, di Vanessa Bell, sorella di Virginia Woolf.

E’ la sede bucolica acquistata nel 1916 (i restauri si conclusero almeno in parte nel 1941, l’anno del suicidio della Woolf), immersa nel verde, dove si riunivano alcune delle menti più brillanti dell’epoca.

Un’enclave composta da 16 intellettuali, che segnarono un’epoca.

Tra i nomi di spicco: Leonard Woolf (marito di Virginia); Vanessa –Nessa- Bell; l’autore di “Camera con vista” e “Passaggio in India” E.M. Foster; il biografo di “Eminenti vittoriani” Lytton Strachey; l’inventore degli “Omega Workshop” Roger Fray; l’economista J.M.Keynes; il poeta T.S. Eliot.

Il libro ripercorre i rapporti di questa comunità libera dalle convenzioni dell’epoca vittoriana, incasellati tra le due guerre mondiali. Charleston è il rifugio campagnolo di Bloomsbury e corrisponde al periodo migliore delle vite dei protagonisti che erano soprattutto amici.

Lì sperimentano, sciorinano cultura, giocano, s’innamorano, litigano e discutono, si allontanano ma poi tornano sempre a condividere cene e feste nelle quali se qualcosa va storto, alla fine se ne ride insieme.

Una sorta di salotto e giardino informali in cui -tra discorsi banali, ma anche elevatissimi- vanno in scena legami complessi che veleggiano tra amicizia, innamoramenti e amore, i cui confini spessi si elidono.

 

 

Catherine Bardon “Flor de oro” -edizioni e/o- euro 19,50

Flor de oro è il nome -delicato e portatore di armoniosa bellezza- che le diede suo padre; Rafael Trujillo, sanguinario dittatore di Santo Domingo, detto anche il Jefe, “l’Orco dei Caraibi”, che dominò l’isola per oltre un trentennio, dal 1930 al 61.

Un nome che pareva foriero di amore e cure paterne. Invece tutta la vita di Flor fu dominata da quel padre ingombrante, che le condizionò l’esistenza, determinandone scelte errate, dipendenza affettiva ed economica costante, tonnellate di dolore condite da depressioni e solitudine profonda. Una vita che partiva carica di promesse e poi si trasformò quasi in una Via Crucis.

Il primo trauma di Flor era stato il forzato allontanamento dall’adorata madre; la prima moglie del Jefe sposata in chiesa, poi messa da parte e soppiantata da altre consorti inanellate con rito civile, più una nutrita schiera di amanti che avrebbero partorito figli illegittimi.

Il padre -che dalla figlia pretendeva standard elevati- la spedì ancora bambina a studiare in un collegio francese, dove Flor patì l’isolamento e il disprezzo per quella goccia di sangue nero ereditata dal Jefe.

Tornata in patria a 17 anni Flor inizia la sua vita da feuilleton. Convola a nozze con ben 9 mariti; il primo a 17 anni (in parte per sfuggire al padre-padrone) fu un colpo di fulmine e l’unico vero amore della sua vita.

Era Porfirio Rubirosa: affascinante playboy, militare di scarso valore, giocatore di polo, diplomatico e spia, che finirà per schiantarsi con la sua Ferrari contro un albero del Bois de Boulogne, dopo l’ennesima notte di bagordi. Flor sapeva dei suoi continui tradimenti e stravizi dissoluti; eppure, anche dopo un doloroso divorzio, lei continuò ad amarlo fino all’ultimo.

Dopo di lui una carneficina di matrimoni, dietro i quali c’era sempre il padre che la manipolava, condannandola a una sudditanza dalla quale Flor tentò inutilmente di emanciparsi. L’unico affetto positivo fu quello del solo uomo da cui non divorziò: un medico che l’aveva guarita dalla dipendenza da alcol e droghe e dai disturbi alimentari. Ma il destino fu comunque impietoso perché lui morì in un incendio.

Un romanzo che ripercorre la tormentata esistenza di Flor, e che non lascia certo indifferenti.

 

 

Amor Towles “Eve a Hollywood” -Neri Pozza- euro 19,00

Questo romanzo è più cose: uno spaccato del mondo di Hollywood in piena esplosione, i suoi retroscena scabrosi, poi anche una sorta di thriller. Siamo nel 1938 e la giovane Evelyn Ross è sul treno che dovrebbe portarla da Chicago a New York dove l’attendono i genitori. Non ci arriverà mai perché durante il viaggio conosce l’ex poliziotto Charles Granger e decide di proseguire fino in California, dando una svolta al suo destino.

A Los Angeles prende una suite nel famoso Beverly Hills Hotel, affollato di personaggi attratti dalla Mecca del Cinema e dal miraggio di successo e fama. E’ lì che Evelyn incontra un vecchio attore in piena discesa della china, Prentice Symmons, vanesio ed elegante, ma totalmente disilluso.

Nella città degli angeli si muovono celebri produttori, padroni delle grandi case cinematografiche, del calibro di Warner e Selznick. Poi attori in cerca di notorietà, e quelli che invece nella gloria stanno già sguazzando; da Bette Davis, Jean Harlow e Katherine Hepburn a Clark Gable e Spencer Tracy.

Il caso vuole che la nostra intraprendente protagonista incontri la giovane e casta Olivia De Havilland, in lizza per diventare una delle interpreti del colossal “Via col vento”. Tra Olivia ed Evelyn è simpatia immediata, e l’inizio di una serie di colpi di scena continui che ci portano dietro le quinte del mondo Hollywoodiano nei luccicanti Anni Trenta.

A dare il via alla trama che sconfina nel thriller è una busta anonima recapitata a Olivia; contiene una serie di foto che la immortalano nuda sullo sfondo di un paesaggio tropicale. Evelyn decide di aiutare l’amica che con quelle immagini rubate sta rischiando tutto. E mette insieme una squadra investigativa che include anche l’ex poliziotto incontrato nel viaggio. Cosa succederà?

MPS, Ruffino: “Ok se tutti rispettano regole di mercato”

Ci sono le regole europee e le regole di mercato e queste devono valere per tutti, anche MontePaschi, Mediobanca e Generali. Tutelare il risparmio degli italiani è un dovere per il governo e un diritto per i risparmiatori. A condizione che tutti, governo e risparmiatori, non dimentichino l’impegno del nostro esecutivo e di altri 26 governi per completare l’Unione bancaria europea. La tutela del risparmio, non solo quello degli italiani, ha altre istituzioni che vigilano e probabilmente lo fanno senza un retropensiero di opportunità politica. Quanto alla presenza dello Stato, sono d’accordo con chi sostiene la necessità di uscire dal capitale di Mps. Per la ragione che tutelare il risparmio non giustifica nessuna ingessatura del mercato. Così l’on. Daniela Ruffino (Azione)