



Sono gravi le ustioni riportate da una donna sessantottenne di Rivara, nel Torinese, rimasta coinvolta nell’incendio della propria abitazione, situata in borgata Piano Prime Foglie. La donna, con il 50% del corpo ustionato, è stata trasportata con un urgenza in elicottero al Cto di Torino dal 118 di Azienda Zero. Sono in corso gli accertamenti, da parte dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri di Rivara, sulle cause dell’incendio.
Mara Martellotta
(foto archivio)


Per tutto il 2026, la Galleria dei Re del Museo Egizio di Torino ospiterà ogni mese, una domenica mattina ,dedicata alla musica. La rassegna “Onde”, ha riscosso molto successo lo scorso anno. L’iniziativa, che vede dodici concerti gratuiti, in un luogo molto speciale : il Museo Egizio. L’Orchestra Filarmonica di Torino, il Conservatorio Statale “Giuseppe Verdi” e la Fondazione Merz consolidano gli appuntamenti con un calendario che abbraccia stili diversi, dal barocco al jazz, fino alla musica contemporanea e agli intrecci tra Oriente e Occidente.
Christian Greco, direttore del Museo Egizio, sottolinea come la rassegna intenda rafforzare il dialogo tra le istituzioni musicali e il patrimonio archeologico: “Questo nuovo sodalizio rappresenta un modello di collaborazione virtuosa, dove la ricerca archeologica e le arti si incontrano per generare esperienze culturali innovative e accessibili gratuitamente alla comunità“. “Onde” conferma la vocazione del Museo Egizio a divenire laboratorio della contemporaneità, in cui la storia millenaria dell’antico Egitto si intreccia con linguaggi artistici attuali, attraverso un programma che unisce musica e arte in un percorso culturale raffinato e aperto a tutti.
Gabriella Daghero
Onde 2026 al Museo Egizio: il programma
Domenica 18 gennaio, ore 11
DALLE CORTI AL TANGO
Ivan Homolskyi, fisarmonica (Conservatorio “G. Verdi”)
Un giovane talento di 14 anni conduce il pubblico tra barocco, virtuosismo e tango, con composizioni di Scarlatti, Vivaldi, Piazzolla e De Sarasate.
Domenica 22 febbraio, ore 11 DIACRONIA
Gianni Gebbia, sax soprano e flauti bansuri; Willy Merz, harmonium indiano (Fondazione Merz)
Dialogo tra Oriente e Occidente con vibrazioni, microtoni e improvvisazioni tra armonie ancestrali e lirismo contemporaneo.
Domenica 15 marzo, ore 11 METAMORFOSI
Matteo Fabi, violoncello (Orchestra Filarmonica di Torino)
Percorso musicale tra epoche e culture diverse, dal barocco al Novecento e contemporaneo, con Koeppen, Sheng, Summer, Henryson e Sollima.
Domenica 19 aprile, ore 11
ORIENTE, OCCIDENTE & ALTRO
Mario Romeo, fisarmonica; Ugo Nastrucci, liuti e Ūd (Fondazione Merz)
Ponte tra culture e tempi diversi, con musiche da Dowland a Piazzolla, passando per influenze arabe, francesi ed egizie.
Domenica 24 maggio, ore 11 PERCUSSIONS TRASFORMER
Rossana Bribò, percussioni (Fondazione Merz)
Concerto per percussioni che attraversa stili e timbri differenti, da Debussy e Bach alla sperimentazione elettronica di Snowden e Akiho.
Domenica 28 giugno, ore 11 TRASPARENZE
Niccolò Susanna, flauto; Federica Mancini, arpa (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra flauto e arpa tra lirismo e eleganza, con musiche di Ibert, Hilse, Rota e Shankar.
Domenica 19 luglio, ore 11
RIFLESSI D’INCANTO
Elisa Giola, arpa; Giorgia Alice Arneodo, flauto (Conservatorio “G. Verdi”)
Duo flauto e arpa tra danze medievali, lirismo cinematografico e fantasie di Saint-Saëns e Ravel.
Domenica 23 agosto, ore 11
TWO OF A MIND
Dario Caiaffa e Antonello Gravela, sax; Michele Garbolino, contrabbasso; Lorenzo Demarchi, batteria (Conservatorio “G. Verdi”)
Jazz cameristico ispirato a Mulligan, Getz e Desmond, con repertorio di Gershwin, Parker e Morricone.
Domenica 20 settembre, ore 11 FUSIONI
Kymeia Duo: Serena Costenaro, violoncello; Fabio Saccavino, percussioni (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra violoncello e percussioni tra minimalismo, lirismo e ritmi rituali, con musiche di Vineis, Pärt, Piazzolla e Xenakis.
Domenica 18 ottobre, ore 11
SAX APPEAL
Quartetto di sassofoni del Conservatorio “G. Verdi”
Da Rossini a Bernstein e Morricone, un viaggio attraverso 185 anni di storia dello strumento, tra classici e colonne sonore.
Domenica 15 novembre, ore 11
A SPASSO PER L’EUROPA
Stefania Saglietti, arpa (Fondazione Merz)
Percorso musicale tra Grecia antica e contemporaneo, con autori europei da Limenius a Debussy, Händel e C.P.E. Bach.
Domenica 13 dicembre, ore 11 INVENZIONI
Quartetto Le Châtelier (Orchestra Filarmonica di Torino)
Quartetto d’archi tra barocco, classicismo e lirismo romantico, con composizioni di Händel, Raffaele Totaro e trascrizioni di Schubert.
Gli appuntamenti saranno prenotabili mese per mese sul sito ufficiale.
Quando
Data/e: 18 Gennaio 2026 – 13 Dicembre 2026
Orario: 11:00 – 13:00
Dove
Museo Egizio
Via Accademia delle Scienze, 6 – Torino
Prezzo
Evento gratuito con prenotazione. Posti limitati.
Altre informazioni
museoegizio.it
La direttiva ai Comuni della Città Metropolitana
Dopo la drammatica tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, torna al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei locali aperti al pubblico. Un episodio che ha riacceso con forza l’urgenza di un rigoroso rispetto delle normative in materia di sicurezza e prevenzione incendi, a tutela sia degli avventori sia degli operatori del settore.
In questo contesto, il Prefetto di Torino, Donato Cafagna, ha inviato una direttiva ai Sindaci della Città Metropolitana, alle Forze dell’Ordine, ai Vigili del Fuoco e alle associazioni degli esercenti, richiamando la necessità di un costante controllo delle condizioni di sicurezza nei locali di pubblico spettacolo e nei locali da ballo.
La direttiva sottolinea l’obbligo di verifiche puntuali sull’agibilità delle strutture, sul rispetto dei limiti di capienza, sulla presenza e funzionalità delle uscite di sicurezza, nonché sull’idoneità dei materiali strutturali e degli arredi utilizzati. Particolare attenzione è rivolta all’applicazione delle misure antincendio previste dal Decreto Ministeriale del 3 settembre 2021.
Il Prefetto ha inoltre evidenziato il ruolo centrale delle Commissioni Comunali di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, ricordando che i Comuni possono svolgere tali funzioni anche in forma associata, al fine di garantire controlli più efficaci e uniformi sul territorio.
Le prescrizioni richiamate si applicano non solo ai locali di pubblico spettacolo, ma anche a tutti i pubblici esercizi che ospitino, anche occasionalmente, eventi con elevata affluenza di persone, come feste danzanti, intrattenimenti musicali, celebrazioni o ricorrenze. Le stesse regole valgono anche per i locali privati, come circoli e sedi associative, quando vi si svolgono eventi con un numero significativo di partecipanti.
La direttiva ribadisce inoltre il divieto di utilizzare bar e ristoranti come sale da ballo, discoteche o locali di pubblico spettacolo in assenza delle specifiche autorizzazioni previste dalla normativa, o in violazione delle disposizioni in materia di sicurezza, ordine pubblico e incolumità delle persone.
Resta infine in capo ai datori di lavoro l’obbligo di garantire il pieno rispetto del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, assicurando l’adozione di tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie nei luoghi di lavoro.
Per quanto riguarda le verifiche sulle misure di “safety” e “security”, il Prefetto ha richiamato i contenuti della Circolare Piantedosi, che fornisce indicazioni operative per garantire elevati standard di sicurezza non solo negli eventi di pubblico spettacolo, ma anche in manifestazioni come sagre, fiere e rievocazioni storiche.
Il Prefetto Cafagna ha dunque invitato i Comuni a esercitare la massima attenzione e responsabilità nello svolgimento dei controlli di legge, sia in fase autorizzatoria sia nel monitoraggio periodico delle attività, assicurando il pieno supporto delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco per gli aspetti di rispettiva competenza.
Di Renato Verga
La Cenerentola ossia La bontà in trionfo di Gioachino Rossini, rappresentata per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817, nasce come una consapevole rilettura razionalistica della fiaba di Perrault. Jacopo Ferretti e Rossini rinunciano agli elementi più vistosamente magici – fata, zucca, topolini e pantofola – per costruire una favola morale di ascendenza illuministica, fondata sulla bontà premiata e sulla satira dei vizi sociali. La matrigna diventa un patrigno, Don Magnifico, la pantofola un braccialetto, e la magia viene trasferita dalla scena alla musica, che con i suoi crescendo, i concertati di precisione quasi meccanica e l’uso virtuosistico della coloratura diventa il vero motore drammaturgico dell’opera. In questo senso La Cenerentola rappresenta uno dei vertici assoluti dell’opera buffa rossiniana, capace di fondere comicità, critica sociale e finezza psicologica.
La produzione presentata al Teatro Regio di Torino, nata nove anni fa per il cortile di Palazzo Pitti, si colloca però su una linea interpretativa opposta. La regia di Manu Lalli reintroduce in modo massiccio proprio quegli elementi fiabeschi che librettista e compositore avevano deliberatamente escluso. Tornano così la zucca e la fata, moltiplicata in un gruppo di nove figure onnipresenti, che affollano palcoscenico e platea fino al lieto fine. Questa scelta, pur legittima, entra in contrasto con la natura dell’opera, trasformando la commedia di caratteri in uno spettacolo dal tono fiabesco-larmoyant e caricando l’azione di gag, movenze e sottolineature continue. L’eccesso di animazione scenica e l’insistenza su una recitazione sopra le righe – particolarmente evidente nelle due sorellastre – finiscono per appesantire la narrazione, generando un horror vacui che lascia poco spazio alla musica. Anche i recitativi, talvolta arricchiti da improvvisazioni, spingono il comico fino al limite, a scapito dell’equilibrio rossiniano.
La scenografia di Roberta Lazzeri, basata su quinte mobili dipinte, risulta invece nel complesso gradevole e funzionale, con un lontano richiamo alla storica Cenerentola di Jean-Pierre Ponnelle. L’aggiunta del fondale raffigurante la Galleria di Diana della Reggia di Venaria costituisce un omaggio efficace alla città ospitante e conferisce maggiore fasto al palazzo di Don Ramiro. Alcune scelte registiche, come la visualizzazione “a vista” dello scambio di ruoli tra principe e servo o l’insistenza sul simbolismo dei libri di Cenerentola, appaiono tuttavia didascaliche e poco fiduciose nella capacità dello spettatore di cogliere da sé i significati.
Se l’impianto visivo divide, la componente musicale emerge come il vero punto di forza dello spettacolo. Antonino Fogliani guida l’Orchestra del Teatro Regio con mano sicura, scegliendo tempi ampi nei momenti lirici e più incalzanti in quelli brillanti, senza mai perdere precisione né equilibrio tra buca e palcoscenico. Il coro maschile, preparato da Piero Monti, risponde con disciplina alle richieste sceniche, mantenendo una buona qualità vocale e un insieme compatto.
Tra gli interpreti spicca il Don Magnifico di Carlo Lepore, esemplare per fraseggio, accenti e scolpitura della parola, autentico fulcro satirico dell’opera. Accanto a lui, Roberto de Candia offre un Dandini gustoso e musicalissimo, formando con Lepore una coppia di grande intelligenza teatrale, protagonista di uno dei momenti più riusciti della serata. Il Don Ramiro di Nico Darmanin si distingue per affidabilità tecnica, con acuti sicuri e buon legato, pur senza particolare brillantezza timbrica. Maharram Huseynov affronta con solida sicurezza l’impegnativa aria di Alidoro, mentre Albina Tonkikh e Martina Myskohlid danno voce efficace alle sorellastre Clorinda e Tisbe, penalizzate però da una caratterizzazione registica eccessivamente caricata.
Molto attesa, infine, Vasilisa Beržanskaia nel ruolo di Angelina: la cantante russa offre una prova elegante e vocalmente raffinata, con un timbro luminoso venato di scuro e agilità precise, seppur prudenti. La sua interpretazione conquista per classe e controllo, più ammirata che realmente commovente. Il pubblico applaude con calore direttore e cast, mentre riserva qualche perplessità alle scelte registiche, confermando come in La Cenerentola la vera magia resti, ancora una volta, affidata soprattutto alla musica.
Sta per arrivare a Torino, nella giornata di sabato 31 gennaio prossimo, un’esperienza unica nel suo genere, un progetto che unisce esoterismo, storia e gastronomia, ideato e organizzato da Valentina Gaido, founder di Virgo Torino, punto di riferimento in città per l’esoterismo, e Isotta Rosboch, gastronoma, comunicatrice e consulente gastronomica in Italia e all’estero.
The Portal sarà un percorso guidato alla scoperta di tutte quelle strade e piazze torinesi cariche di magia, un vero e proprio cammino immersivo nella città, tra i suoi luoghi energicamente potenti e simbolici, nascosti e misteriosi.
Durante il cammino, numerose realtà di spicco del panorama gastronomico torinese, e non solo, prenderanno parte all’esperienza realizzando assaggi inediti, pensati appositamente per The Portal, concepiti come veri e propri simboli gastronomici, in dialogo con i luoghi attraversati e con l’immaginario esoterico della città.
Valentina Gaido e Isotta Rosboch, che oltre ad essere le ideatrici dell’evento sono anche le guide del tour, hanno concepito The Portal come un momento di esplorazione sensoriale e culturale, in cui i partecipanti saranno invitati ad “assaggiare” Torino in una forma diversa dal consueto, attraverso preparazioni non convenzionali, cariche di significato e suggestione.
Quattro ore di esperienza che rappresentano il primo appuntamento di una serie che, durante l’anno, andrà a comporre e completare il progetto The Portal in forme e percorsi differenti, mantenendo sempre al centro il dialogo tra città, simboli, gusto e dimensione rituale.
Info e prenotazioni: virgo.torino@gmail.com – isotta.rosboch@gmail.com
Gian Giacomo Della Porta
Venerdì 23 gennaio, ore 21
Racconigi (Cuneo)
Quante volte ci è capitato di sfogliare un album di fotografie? Più o meno lontane nel tempo, più o meno cariche di memorie, piacevoli e spiacevoli, che ti strappano un sorriso o ti impediscono di trattenere una lacrima. Dentro c’è tutta una vita. Dentro ci sono tante vite. “Lavori” conclusi e “lavori” ancora in corso”.
A farcene buon ricordo è “Album”, lo spettacolo teatrale portato in scena, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 21) – nell’ambito della terza edizione della Rassegna “Raccordi” – negli spazi della “SOMS”, antica “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, oggi luogo vivo di teatro e altri eventi culturali, sito in via Carlo Costa 23, a Racconigi (Cuneo). Ospite sul palco la Compagnia bolognese, fondata nel 2015 e fresca vincitrice del “Premio UBU” per il miglior spettacolo dell’anno, “Kepler 452”, Compagnia dallo strano nome – preso a prestito da un “esopianeta” simile alla Terra, ma fuori dal nostro “Sistema Solare” e scoperto per l’appunto grazie al “telescopio spaziale Kepler” – per simboleggiare la ricerca di realtà lontane, trasformando storie vere di persone comuni in spettacoli di “teatro civile e politico”.
Vincitore del bando “Stronger Peripheries”, “Album” vuole essere un’indagine scenica incentrata sul rapporto tra memoria, malattia di Alzheimer e catastrofi ambientali, creato a partire dall’esperienza vissuta dalla Compagnia durante la drammatica alluvione del maggio 2023 in Emilia Romagna. In scena Nicola Borghesi su testi di Enrico Baraldi, dello stesso Borghesi e di Riccardo Tabilio. Tutti concordi nello spiegare: “Un album di fotografie è una macchina del tempo: ogni immagine custodisce una storia, ogni storia apre una finestra su un altrove, verso noi stessi di ieri, verso i nostri cari, verso i luoghi che abbiamo vissuto. Lo spettacolo esplora il confine tra ricordo e oblio, tra memoria che sfuma e memoria che resiste: quella fisiologica, segnata dal tempo e dalle malattie; quella materiale, travolta da catastrofi come un’alluvione che cancella tracce di vita; quella sociale, che dimentica ciò che siamo stati e ci rende incapaci di immaginare ciò che potremmo diventare”.
Attraverso una “spazialità non frontale”, proiezioni audiovisive e forme teatrali di presa diretta, la compagnia raccoglie storie e immagini da comunità di tutta Italia e Europa, componendo un vero “album scenico” che ci invita a riflettere sulla memoria “come filo invisibile che ci lega al mondo e agli altri”.
Ispirandosi a un fenomeno naturale straordinario – le anguille che percorrono migliaia di chilometri per ritrovarsi e rinascere – lo spettacolo diventa “un viaggio poetico sulle tracce della vita, del tempo e del destino condiviso”.
E anche “Album”, al pari di tutti i “formati teatrali” realizzati da “Kepler 452”, si muove, dunque, nell’ambito del “teatro documentario”, spaziando dal coinvolgimento in scena di “non-professionisti” (o “attori-mondo”, come i “Kepleriani” preferiscono chiamarli), al “reportage”, alla creazione di “percorsi audioguidati” e ad altri dispositivi di emotiva interazione con lo “spazio urbano”.
Un modo singolare e felicemente bizzarro di “giocare sul serio al teatro”, che alla Compagnia bolognese ha portato premi e apprezzabili riconoscimenti. Tra i vari Premi, “Kepler 452” vince il “Premio Rete Critica” nel 2018 per “Il Giardino dei Ciliegi, trent’anni di felicità in comodato d’uso”, in cui il testo di Cechov incontra la storia di uno “sgombero abitativo” realmente accaduto. Nel 2020 vince, per il proprio percorso, il Premio “Gli asini”, attribuito dall’omonima rivista diretta da Goffredo Fofi e nel 2023 il “Premio Speciale Ubu” per il percorso di ricerca nell’ambito della realizzazione de “Il Capitale, un libro che non abbiamo ancora letto”.
g.m.
Nelle foto: immagini da “Album” (Ph. Elisa Vettori)
È stata inaugurata giovedì 22 gennaio scorso la mostra dal titolo “Seeing Auschwitz” all’Archivio di Stato di piazzetta Mollino, dove rimarrà visibile gratuitamente fino al 31 marzo prossimo.
La mostra presenta un centinaio di scatti mai esposti prima in Italia e realizzati tra il 1941 e il 1944 all’interno del campo di sterminio nazista. Le immagini compongono un reportage di straordinaria forza documentaria sulla vita e la morte di oltre un milione di prigionieri, offrendo un triplice sguardo sul più grande centro di sterminio della storia.
Da un lato vi sono le fotografie scattate in gran parte dai carnefici nazisti che documentano le diverse fasi del processo di eliminazione dei deportati, dall’arrivo nel campo fino alle camere a gas. A queste si affiancano alcuni rari scatti realizzati clandestinamente dai prigionieri, che restituiscono il punto di vista delle vittime. Completa poi il percorso lo sguardo degli Alleati che, sorvolando l’area, riprendono dall’alto ciò che accade.
Fa così tappa a Torino la mostra commissionata da ONU e Unesco e realizzata dall’ente culturale spagnolo Musealia in collaborazione con il Museo Statale di Auschwitz Birkenau. L’esposizione è già stata ospitata in importanti sedi internazionali tra cui Madrid, Londra, Parigi e diverse città degli Stati Uniti. Il suo arrivo a Torino è stato reso possibile grazie alla Comunità Ebraica di Torino, alla Fondazione di Studi Gaetano Salvemini e all’Ambasciata di Polonia in Italia e all’ospitalità dell’Archivio di Stato.
La mostra si articola in nove aree tematiche distribuite in quattro spazi. “Le straordinarie immagini dell’orrore di Auschwitz” , come sono state definite da Dario Disegni , presidente della Comunità Ebraica di Torino,, sono comunque concepite come una mostra divulgativa pensata per essere proposta anche alle scuole.
Mara Martellotta
Scorcio serale in Piazza Corpus Domini: l’ora blu esalta i contrasti tra il cielo e la calda luce dei palazzi storici. Foto di Alessandra Macario
Il team di MPB ha condotto un nuovo studio per scoprire cosa pensano gli italiani delle immagini generate dell’intelligenza artificiale online, e dove il pubblico sia più propenso a confondere con immagini autentiche. Secondo la ricerca, Torino, prima di Bari, Genova, Catania, Bologna e Milano, si posiziona al primo posto in Italia per persone che hanno confuso immagini IA per reali (78,9%). Agli italiani è stato chiesto inoltre quali aspetti delle immagini generate dall’IA li preoccupano maggiormente: a Torino, la principale preoccupazione è la possibile falsificazione o distorsione di persone ed eventi (51%l, seguita dalla diffusione di fake news o disinformazione (44%), e dal rischio di scambiare fotografie IA per immagini reali (40%).
Con l’aumento smisurato delle immagini sui social e market place, un nuovo studio condotto dagli esperti di fotografia MPB rivela che la fiducia nei confronti dei cintenuti visivi è sempre più messa a dura prova: basata su un sondaggio condotto tra il pubblico italiano, la ricerca esplora il modo in cui gli italiani percepiscono le immagini generate da IA, se si fidino dei marchi che le utilizzano e cosa significa questo cambiamento per il futuro della fotografia e della narrazione visiva. Solo il 26% degli italiani si sente sicuro di poter identificare le immagini create con l’IA, il 55% ammette di aver confuso immagini IA per fotografie reali, il 63% concordato sul fatto che utilizzare immagini IA al posto di foto di stock sia fuorviante, il 74% vorrebbe l’etichettatura obbligatoria delle immagini generate con IA e teme che rendono più difficile la fiducia verso ciò che si vede online. Il 66% nutre preoccupazioni etiche nei confronti delle immagini IA e il 77% è preoccupato per l’impatto ambientale causato dalle tecnologie IA.
I dati raccolti tramite social listening mostrano che il sentimento nei confronti delle immagini IA, in Italia, è sostanzialmente neutro: il 22% negativo supera quella positivo, 9%. Regioni come la Sicilia e l’Emilia Romagna evidenziano molto scetticismo. Etica e creatività sono messe a dura prova: oltre alla fiducia, gli italiani stanno mettendo in discussione l’impatto generale delel immagini IA. Mentre più della metà non ha nulla in contrario al fatto che l’IA venga addestrata su immagini con copyright previo consenso, il 40% non ritiene etico che l’IA replichi lo stile unico di un artista. Con il rapido aumento dei contenuti generati dall’IA, che hanno raggiunto il livello di decenni di stock reali in soli 3 anni, il rapporto indica che la novità sta sfumando, venendo rimpiazzata dallo scetticismo e dal rinnovato apprezzamento verso immagini reali e trasparenti.
https://www.mpb.com/it-it/contenuto/mpb-news/rapporto-sulla-fiducia-e-trasparenza-nell-ai
Mara Martellotta