Martedì e giovedì al Sant’Anna


Si ferisce lungo un sentiero e cade: recuperata in extremis dal Soccorso Alpino. È successo nel tardo pomeriggio di ieri a Noasca, in Valle Orco, quando una donna di 61 anni stava percorrendo un tratto in discesa del sentiero che scende dalla Casa di Caccia del Gran Piano, nei pressi della borgata Varda. L’escursionista accusava forti dolori alla schiena e alla zona cervicale. Sul posto sono intervenuti i tecnici del Soccorso Alpino, allertati da una chiamata al 112. La donna è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Cuorgné e affidata alle cure del personale del 118; le sue condizioni risultano stabili.
VI.G
Cade dal quinto piano e 91enne perde la vita. È successo a Beinasco nella serata di ieri, intorno all’ora di cena, quando l’anziano è caduto dal quinto piano di un palazzo in via Gaetano Donizetti.
Sul posto sono intervenuti i soccorritori della Croce Bianca di Orbassano, ma purtroppo per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Presenti anche i carabinieri: secondo una prima ricostruzione, si tratterebbe di un gesto volontario.
VI.G
Di origini astigiane, la sua scuola è stata l’Accademia Albertina di Torino, i suoi maestri Enrico Paulucci, Mario Davico, Mario Calandri e Francesco Franco, sue importanti mostre negli anni a Torino e Milano, a Firenze Bologna e Acqui Terme. Anna Lequio è ospite sino al prossimo 24 gennaio della galleria Fogliato di via Mazzini con la mostra “Acquerelli e disegni”, una quarantina di opere che nel loro lungo percorso artistico guardano alla realtà senza che impediscano a se stesse di lasciar trapelare “l’anima delle cose”, che fuoriesce dall’intimità delle stanze, dai piccoli oggetti di ogni giorno, dai tavolini e dalle lampade che sono non soltanto arredamento, dai luoghi aperti, dalle sinuosità dei corpi femminili, dalle cascate di mele a formare tappeti e di fiori, dalle viole leggere, timidamente accennate, che sono ricordo, abbozzo, accenno, semplice vaghezza impalpabile. Aveva in altro tempo l’artista denunciato a Marco Vallora: “…vorrei vedere se attraverso uno strumento tecnico così connotato storicamente come l’acquerello, che ha avuto modo di essere un luogo obbligato, di essere stato così usato al femminile, si possa invece suggerire una forza vera di emozione, cioè tentare di scavare sul piano tecnico tutto quello che questo modo di dipingere può regalare e sono delle sorprese notevolissime…”. Il desiderio di superare la tradizione, di sperimentare, di indagare passo dopo passo, occasione dopo occasione, di giocare con le macchie di colore ma altresì di offrire a chi guarda suggestioni e incanti stupendi, spingendosi a estrarre messaggi da quella geografia che è tutta sua, personalissima.
Non appena entrati in galleria, t’accoglie “Lo studio del pittore”, del 1988, di piccole dimensioni e infuocato di luce interna, una seggiola un lungo tavolo una piccola scultura, lo specchio di una esistenza e intimistico legame tra vita e arte, luogo di vita e di sensazioni, di sogni costruiti o sorti per caso, sul fondo un oblò di paesaggio che al confronto appare quasi freddo, anticipato dall’immagine di un albero notturno posata su quel tavolo; poco lontano “Felicitas” (12 x 20 cm), del 1994, un minuscolo cartoncino ad abbracciare un tavolino e una lampada e i versi di Lalla Romano (da “Vertigine”, “Allor non invocato / tu entri nei miei sogni…”); e “Marionette, maschere”, del 2014, già apprezzato una decina di anni fa in una mostra, “L’arte dell’acqua”, che chi scrive queste note curò nelle sale di palazzo Lomellini, a Carmagnola, un sapiente studio di luci e ombre, un fanciullesco “gioco dei fili” che, mentre ombreggia quanto è forse una recensione o un articolo di presentazione di un giornale, gioca di riflessi ambientali, in un luogo che è fuori dal tempo, e allo stesso tempo dentro una realtà che si astrae per divenire soltanto fervida emozione. Una introduzione alle più trattenute opere d’arte, ai suoi acquerelli, ai luoghi dell’anima, alle suggestioni che prendono ogni giorno l’artista. I paesaggi esplodono nelle “Rose in riva al mare”, dove Lequio prova “stupore di fronte alla realtà” quando “la vita è ossimorica”, all’interno del triplice piano che include un cielo tra l’azzurro e il rosato e fiori e mare, dove ogni parte appare sospesa, incantata, felice e pregna di vibrazioni e raffinata, lontana dal déjà vu, immaginifica e aerea, uno specchio e uno stralcio di vita forse vissuta, e ancora l’omaggio a Chagall (ancora “rose”, del 2021-’23); gli ambienti racchiusi in un bozzolo tutto proprio – “una stanza tutta per sé”, avrebbe detto Virginia Woolf – come in un obiettivo che inquadra lontano, la ventennale “Stanza degli amanti”, calchi a rappresentare corpi sfatti e abbracci di corpi nudi, un perdersi di stanze in case borghesi, macchie e accenni e velature ancora sospese, ambienti che trovano vita anche in angoli più impregnati d’oscurità ma dove sempre l’occhio del visitatore è guidato da un fascio di luce (“Risveglio”, 1995 come “”Nel museo”, 1991), ambienti che si popolano di fantasmi di forma improvvisa, che carezzano l’umanità (e i suoi dolori, “L’amore in vendita”, 2006, intrigante e bellissimo) nell’”attesa dell’ora”, un nudo di donna a esprimere la fragilità ma pure una sentinella a vegliare una luce sul fondo, a rischiarare, simbolica di speranza, un dialogo tra esterno e interno, tra silenzi e voci che verranno.
E poi i disegni. Al piano inferiore della galleria. Il trionfo delle grandi dimensioni, tra carboncini e gessetti, a raccontare corpi, di ragazzi e di donne, adagiati su una “coperta fiorita” (del 2008), a rispecchiarsi in una prospettiva felicemente superiore (“Narciso”, dei primi anni del millennio), muscolature perfettamente intese e poggiate su una liberissima parete di tratti nerissimi, un corpo giovanile che con trasporto guarda a certe sanguigne o a taluni inchiostri di De Pisis. Delicatezze, momenti di poesia, il piacere dell’acqua che scivola copiosa e tutta da trattenere e dei tratti del disegno: in una mostra assolutamente da vedere.
Elio Rabbione
Nelle immagini, di Anna Lequio “Il canto del glicine” (2016), “Interno con nudo” (2001) e “Rose e mele” (2003).
E’ in corso di discussione alla Camera il disegno di legge che introduce in Costituzione che Roma diventi una Città con ampie prerogative di autonomia in alcune materie. Perché solo Roma? Le grandi città italiane, le città metropolitane, non hanno la medesima necessità di poter gestire alcune funzioni come il turismo, l’artigianato, il trasporto pubblico e i relativi fondi.
La domanda se l’è posta Paolo Franco, già senatore della Repubblica, e coordinatore del Comitato Autonomia Veneto che ha trasmesso ai vari componenti della Commissione Affari Istituzionali tre proposte di emendamenti da presentare in quella sede in modo che vengano estesi a tutte le Città Metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina, Palermo.

Il Movimento Progetto Piemonte appoggia in pieno, e fa propria la proposta di Paolo Franco e del Comitato Autonomia Veneto, sostenuta anche dal Partito Popolare del Nord di Roberto Castelli.
A tal proposito Massimo Iaretti, presidente del Movimento Progetto Piemonte – MPP dichiara:“Le Città Metropolitane sono, ad oggi, un’opera incompiuta in quanto non hanno una loro caratteristica peculiare e i confini geografici ricalcano, nel caso della Città Metropolitana di Torino, esattamente quelli della fu Provincia di Torino. Qualcuno, anzi, potrebbe dire paradossalmente l’unica cosa che è cambiata è l’intestazione della segnaletica stradale e della carta intestata. Certamente la possibilità di poter gestire alcune funzioni, analoghe a quelle di Roma Capitale, darebbe loro una maggiore ed effettiva possibilità di governo dei territori metropolitani accompagnata dall’elezione diretta da parte del popolo degli organi di governo. Per la Città Metropolitana di Torino e per il Piemonte sarebbe anche una giusta restituzione storica: non dimentichiamo che Torino è stata la prima città Capitale d’Italia. Il Movimento Progetto Piemonte si attiva di subito per sensibilizzare, a tutti i livelli e con tutti i contatti, istituzionali, politici ed amministrativi, parlamentari del territorio, consiglieri regionali, provinciali e comunali al fine di arrivare a tale obiettivo che sarebbe una conquista non soltanto per il Piemonte ma per l’Italia intera.
Movimento Progetto Piemonte – MPP è un movimento politico regionalista nato nel 2009 a Casale Monferrato, aderente alla Confederazione del Nord.
Nella foto: Massimo Iaretti
Il numeratore, che segnerà l’inizio ufficiale della raccolta fondi, si accenderà sabato 13 dicembre in prima serata su Rai 1, durante la puntata di “Ballando con le Stelle” condotta da Milly Carlucci. A chiudere la trentaseiesima edizione sarà Marco Liorni con “L’Eredità”, uno speciale per Fondazione Telethon domenica 21 dicembre in prima serata su Rai 1.
Sarà possibile sostenere la ricerca di Fondazione Telethon scegliendo i Cuori di cioccolato in oltre 4.500 punti di raccolta in tutta Italia e in 97 punti di raccolta in Piemonte, distribuiti dagli oltre 9.000 volontari di Fondazione Telethon, Uildm, Avis, Anffas, Unpli, Azione Cattolica e presso le edicole di SI.NA.GI aderenti. Le piazze in cui saranno presenti i volontari saranno disponibili sul sito www.fondazionetelethon.it.
Fino al 31 dicembre sarà possibile donare chiamando da rete fissa o inviando un sms al numero solidale 45510.
Torna la campagna di Natale di Fondazione Telethon, con la maratona sulle reti Rai dal 14 al 21 dicembre: sarà una settimana all’insegna della solidarietà, dell’impegno e della partecipazione, con tanti appuntamenti per sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare.
La campagna di quest’anno è dedicata alla rarità, in tutte le sue sfumature: quella che incanta, come una meraviglia della natura, e quella che fa paura, come una malattia genetica che nessuno conosce, che nessuno studia. Ognuno di noi può trasformare questa paura in speranza, sostenendo la ricerca.
In tutta Italia, il 20 e 21 dicembre sarà possibile trovare oltre 4.500 punti di raccolta dove scegliere i Cuori di cioccolato a fronte di una donazione minima di 15 euro. In Piemonte saranno 97 i punti di raccolta dove trovare i Cuori. A distribuirli saranno gli oltre 9.000 volontari di Fondazione Telethon, di UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, di AVIS – Associazione Volontari Italiani Sangue, di Anffas – Associazione Nazionale di Famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, di UNPLI – Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, di Azione Cattolica Italiana, e le edicole aderenti al SI.NA.GI – Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia.
I Cuori di cioccolato sono il perfetto regalo di Natale: disponibili nei classici gusti cioccolato fondente e al latte, sono racchiusi in due magnifiche scatole scrigno con chiusura magnetica, declinate nei colori rosso (per il fondente) e verde (per il cioccolato al latte), ideali per essere conservate e riutilizzate. Ogni confezione contiene 15 cioccolatini grandi a forma di cuore avvolti in un incarto colorato con stampate dolcissime dediche che parlano di affetto, impegno e speranza.
Grazie alla ricerca, possiamo donare speranze, terapie e futuro ai bambini e a tutte le persone con una malattia genetica rara, e alle loro famiglie.
È possibile trovare i Cuori di cioccolato anche sullo shop online di Fondazione Telethon (shop.fondazionetelethon.it).
La Maratona RAI
Il numeratore, che segnerà l’inizio ufficiale della raccolta fondi, si è acceso sabato 13 dicembre in prima serata su Rai 1, durante la puntata di “Ballando con le Stelle” condotta da Milly Carlucci.
La Maratona andrà in onda per tutta la settimana, all’interno di numerosi programmi del palinsesto Rai e in un’ideale staffetta su Rai 1, Rai 2 e Rai 3, e proseguirà con lo studio dedicato a Fondazione Telethon dal pomeriggio di giovedì 18 dicembre fino alla seconda serata di domenica 21 dicembre, in diretta dagli Studi Dear “Fabrizio Frizzi” di Roma.
A condurre lo studio di Fondazione Telethon, in una serie di fasce di programmazione in onda sulle tre reti Rai, si alterneranno Tiberio Timperi, Elenoire Casalegno, Arianna Ciampoli, Paolo Belli, Paola Perego, Benedetta Rinaldi, Elisa Isoardi, Monica Setta, Francesca Fialdini, Ilaria D’Amico, Gianluca Gazzoli, Daniela Ferolla, Ingrid Muccitelli, con la partecipazione di vecchi e nuovi amici, fra i quali Marco Carrara, Mario Benedetto, Marco Di Buono, i Gemelli di Guidonia e Gigi Marzullo.
A chiudere questa trentaseiesima edizione sarà Marco Liorni con “L’Eredità”, uno speciale per Fondazione Telethon dedicato al sostegno della ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare, domenica 21 dicembre in prima serata su Rai 1. A seguire, in seconda serata su Rai1, lo Studio di Fondazione Telethon si riaprirà per i saluti finali.
Anche quest’anno Rai Cinema realizzerà un cortometraggio per Fondazione Telethon, dal titolo “Achille”, con la regia di Greta Scarano e prodotto da Groenlandia con Rai Cinema.
Oltre alla televisione, Radio Rai rinnova il proprio impegno a favore della ricerca sulle malattie genetiche rare. In particolare, Rai Radio 2 affiancherà la Fondazione con una speciale collaborazione che coinvolgerà l’intero palinsesto nel corso della settimana di sensibilizzazione sulle reti Rai.
L’impegno dei partner aziendali
A testimonianza di un impegno condiviso, in questo periodo dell’anno alcuni partner aziendali, tra i quali bofrost*, Gamelife Srl, Eurospin, Mercati Città La Prima, Pata S.p.A., PayPal, scelgono di attivare iniziative di raccolta fondi che coinvolgono anche i propri clienti. A dare continuità e forza a questo impegno è il contributo quotidiano delle aziende partner, che supportano la migliore ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. Ci sostengono con grande convinzione BNL BNP Paribas, partner storico da oltre 30 anni, insieme ad Arval BNP Paribas, Gruppo Greenvision, DHL Express Italy, Engie Italia, Esselunga, Fondazione Ferrarelle ETS, Findomestic Banca S.p.A., Iveco Group, Italo – Nuovo Trasporto Viaggiatori S.p.A., Poste Italiane, Reale Foundation, Sofidel, Telesia e VIVI Energia. Anche quest’anno DHL Express Italy è il vettore ufficiale della campagna di piazza con i Cuori di cioccolato.
Il numero solidale: 45510
Dal 1° al 31 dicembre 2025 sarà attivo il numero solidale 45510.
Il valore della donazione è di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari WINDTRE, TIM, Vodafone, iliad, PosteMobile, Fastweb, Coop Voce, Tiscali.
È possibile donare 5 o 10 euro anche chiamando da telefono fisso TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb, Tiscali e Geny Communications e 5 euro da TWT, Convergenze e PosteMobile.
Donazione con carta di credito
È possibile donare con carta di credito su www.fondazionetelethon.it oppure telefonando da rete fissa al numero verde 800 11 33 77 dal 1° al 31 dicembre (02.34989500 dall’estero).
Come continuare a sostenere Fondazione Telethon
È possibile sostenere Fondazione Telethon tutto l’anno attraverso il sito web con una donazione (fondazionetelethon.it/sostienici) o scegliendo un prodotto solidale (shop.fondazionetelethon.it)
PER VEDERE DOVE SARANNO DISTRIBUITI I CUORI VISITATE:
https://www.fondazionetelethon.it/partecipa/eventi/siamo-in-piazza-con-tutto-il-cuore/
Magnifica Torino / Il Monte dei Cappuccini e il Circolo degli Amici sul Po
Tra il 16 e il 17 dicembre l’Accademia delle Scienze di Torino ospiterà studiosi e accademici internazionali per per celebrare cinquant’anni di scoperte archeologiche in Siria.
La due giorni dal titolo “E la Siria incontrò l’Egitto: 50 anni di scoperte in Siria” vedrà la partecipazione di relatori provenienti da Francia, Italia e Siria per fare il punto su mezzo secolo di ricerche archeologiche, che hanno rivoluzionato la conoscenza di questa civiltà.
Era il 1975 quando gli archeologi portarono alla luce gli archivi reali di Ebla, a 60 km da Aleppo. Le migliaia di tavolette cuneiformi rovesciarono completamente la visione che fino ad allora si aveva della Siria antica: non più una semplice terra di passaggio tra Egitto e Mesopotamia, ma una civiltà ricca e potente già nella seconda metà del III millennio a.C., con fiorenti centri urbani e intensi scambi commerciali.
Da allora oltre di 110 missioni archeologiche internazionali hanno lavorato in Siria, riportando alla luce città leggendarie: Ebla, Mari, Ugarit, Palmira, e soprattutto Aleppo, la città abitata ininterrottamente da più tempo al mondo, documentata già nel 2350 a.C. E’ progredita così la comprensione di una civiltà sviluppatasi a cavallo tra Asia centrale, Mediterraneo ed Egitto.
Dopo i saluti istituzionali del presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino, Marco Mezzalama, di Stefano Ravagnan, Ambasciatore italiano a Damasco, di Mohammed Yassin Saleh, Ministro della Cultura di Siria, di Anas Zeidan, Direttore generale delle Antichità della Siria, interverranno studiosi dell’Università di Lione, del CNRS francese, della Sapienza di Roma, dell’Università di Torino, del Politecnico e del CNR di Catania.
Tra i momenti particolarmente attesi ci sono gli interventi del professor Stefano De Martino dell’Università di Torino su “Il regno di Mittani e l’Egitto in Siria nel II millennio a.C.: nuove evidenze degli ultimi 50 anni” e l’intervento conclusivo del dottor Ahmad Karbotly, studioso siriano rifugiato in Italia, che affronterà il tema della distruzione del patrimonio culturale siriano dal 2011 al recente cambio di regime dell’8 dicembre 2024, tracciando prospettive per la ricostruzione futura.
Il convegno è aperto al pubblico con ingresso libero.
tanti anni fa, più di mezzo secolo, ci trovammo giovanissimi a militare nella Gioventù Liberale Italiana. Non ci trovammo sulle stesse posizioni, ma rimase sempre inalterato un rispetto reciproco, anche quando fummo su posizioni lontane. Ho letto con la dovuta attenzione l’articolo scritto insieme al tuo collega Mittone sul referendum relativo alla magistratura in seguito alla Legge Nordio. Il limite di questa legge è che essa non riguarda la responsabilità dei giudici, tema mai affrontato e risolto, ma non mi pare di cogliere un tuo particolare interesse per questo argomento come, invece, dimostrarono i radicali con Tortora che venne abbandonato a sé stesso proprio dai liberali di Zanone. Un momento infelice della storia del PLI, se si esclude Alfredo Biondi che fu uno dei difensori di Enzo. Si può discutere sulla Legge Nordio ed anch’io non la considero l’optimum; essa tuttavia è un lodevole tentativo di superare l’esagerato potere delle correnti politiche all’interno della Magistratura, un potere davvero patologico se si pensa allo scandalo devastante di Palamara che non si può accantonare come un incidente casuale e solo personale. L’eccessiva politicizzazione di una parte di Magistrati va arginata a tutela del diritto da parte del cittadino ad una giustizia giusta e indipendente. L’ indipendenza del giudice non è solo un diritto, ma un dovere dei magistrati. Molte delle tue osservazioni possono essere condivisibili anche perché provengono da un’esperienza di mezzo secolo di avvocatura iniziata nello studio della comune amica Magnani Noya, sicuramente garantista anche nelle sue scelte politiche che non esitò a stare dalla parte di Craxi dopo il suo tramonto politico e le condanne. Quello che si stenta a capire è se tu e il tuo collega voterete Sì o No al referendum. La stragrande maggioranza degli avvocati voterà Sì, anche ambienti qualificati della sinistra hanno annunciato un voto favorevole alla separazione delle carriere e ai due CSM che rappresentano il punto più importante della riforma. Tu sembri a metà strada tra il Sì e il No, anzi più favorevole al No come l’avvocato Grosso che ha scelto di presiedere il Comitato per il No, memore anche dei suoi illustri precedenti famigliari. Io invece non posso dimenticare la grande lezione liberale di Vittorio Chiusano, principe del Foro, che accompagnò con favore la riforma Vassalli, vedendone tuttavia la incompletezza. Vorrei anche ricordare la lezione di Pannella e di Sciascia e la tragedia di Tortora che sembrano interessarvi poco. Ma per i liberali valgono più che mai quelle posizioni autenticamente radicali nel senso storico della parola: da Pannunzio a Pannella, a Mellini. Quei nomi restano una guida e una bandiera più che mai oggi.
PIER FRANCO QUAGLIENI