Di Mino Giachino *
La realtà anche se alcuni vogliono nasconderla ogni giorno ci presenta il conto. Stamane Marianna Filandri professoressa associata di sociologia dice che il Piemonte e’ la regione peggiore del Nord per crescita di diseguaglianze. Se il Piemonte da 25 anni cresce meno della media nazionale , come dico dal 2008 inascoltato da chi amministra, anche il PIL procapite cala. Nel 2003 il PIL procapite piemontese era 120 sui 100 della media europea . Come ci ha ricordato Eurostat ora siamo sotto i 100. Certo come dice Banca d’Italia e’la diminuita crescita economica di Torino che abbassa il PIL regionale ma tant’è . Il PIL procapite è il livello cui vive la media dei piemontesi quelli che sono distanti dalle luci del centro città , che le vetrine le guardano con tanta tristezza. Quelli che vanno nei bar dove c’è anche il giornale in lettura, quelli che acquistano camice he maglie nei mercati , quelli che girano nei supermercati che costano di meno e mangiano una porzione di tacchino a poco più di 1 euro o 4 porzioni di minestrone a pochi euro. Come dice da tempo il Direttore della Caritas torinese la povertà è in aumento malgrado da 33 anni sia governata dalla sinistra con l’appoggio determinante di alcuni cattolici , di ex Dc e di alcuni torinesi simpatici che si proclamano moderati . Eppure ogni giorno c’è chi invece sui giornali o nelle interviste televisive racconta una realtà diversa. Fino a quando non si sa perché come è noto anche le formiche si incazzano. I giornali possono nascondere le voci scomode ma prima o poi la realtà prende il sopravvento. Certo anche la metà della Città che sta male deve fare sentire la propria voce andando a votare . Il voto è lo strumento più importante gratuito e offerto in modo eguale a tutti, belli e brutti, ricchi e poveri, anzi per i poveri vale molto di più perché consente nel segreto dell’urna di bocciare finalmente chi ha amministrato una Città senza accorgersi che più della metà della città era emarginata, impoverita e insicura. D’altronde dopo trentatré anni di amministrazioni di sinistra alleate al sistema Torino in qualsiasi parte del mondo cambierebbero.La firma degli accordi per il Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) tra il Presidente della Regione Alberto Cirio, l’Assessore Vignale e il Sindaco di Giaglione, Enzo Campo Bagatin, segna un passo decisivo verso l’autonomia energetica del territorio. L’intervento, focalizzato sulla transizione ecologica, si concentra sul completamento di una rete di teleriscaldamento alimentata a cippato di legno. Partendo dal primo lotto che ha riqualificato il municipio, il progetto entra ora nelle fasi cruciali (Lotto 2 e 3) con l’obiettivo di estendere i benefici del calore green all’edificio scolastico e alla struttura polivalente. Questa strategia non solo mira a sostituire i vecchi impianti a gasolio, ormai obsoleti e a rischio malfunzionamento, ma trasforma il centro abitato in un modello di gestione virtuosa delle risorse locali, garantendo continuità nei servizi pubblici e una drastica riduzione dei costi di gestione per la comunità. L’operazione si configura come un investimento strutturale che coniuga risparmio economico e tutela ambientale. Grazie al sovradimensionamento della centrale termica originaria, i nuovi lotti permetteranno di servire ulteriori immobili comunali, rendendoli energeticamente efficienti e riducendo al minimo le emissioni in atmosfera. La centralizzazione degli impianti è la chiave di volta di questo progetto: oltre a limitare l’impatto ecologico, la rete di teleriscaldamento permetterà di ottimizzare la manutenzione e abbattere le spese correnti dell’ente. L’adeguamento degli impianti interni e l’estensione della rete verso fabbricati ad uso plurimo rappresentano la chiusura di un cerchio che vede Giaglione all’avanguardia nella lotta allo spreco energetico, trasformando la biomassa solida in una risorsa strategica per il benessere collettivo e la salute del clima.
Sabato 21 e domenica 22 marzo tornano le Giornate FAI di Primavera, il grande appuntamento che permette al pubblico di scoprire luoghi solitamente inaccessibili o poco conosciuti del patrimonio storico, artistico e naturalistico italiano. Durante questa manifestazione, giunta alla 34esima edizione, apriranno ben 780 luoghi in 400 città, visitabili grazie a 17mila apprendisti ciceroni su base volontaria, a contributo libero.
In Piemonte grande protagonista sarà Avigliana, la città medievale dal cuore verde, con ben cinque siti da scoprire, quattro dei quali ubicati nel centro storico. Ad organizzare queste aperture sarà la Delegazione FAI della Valle di Susa, guidata da Marilena Gally insieme al Gruppo FAI giovani.
L’iniziativa si svolge con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Avigliana ed è resa possibile grazie alla disponibilità del Liceo Norberto Rosa di Bussoleno; di Azimut Yachts e Fondazione Vitelli; dell’Asilo Picco; di Enrico Allais e del progetto Cultura a porte aperte.
Sarà possibile visitare le seguenti meraviglie:
– Palazzo Comunale e Piazza Conte Rosso: il pubblico potrà scoprire le bellezze di Piazza Conte Rosso, che nel medioevo era sede di mercati e fiere; qui aveva sede il tribunale e venivano pesate le merci con il peso pubblico comunale. La piazza, contornata da edifici a portici ogivali con riprese architettoniche barocche, è dominata dai ruderi dell’imponente maniero fatto costruire intorno al 960 d.C. dal Marchese Arduino III detto “il Glabro”. In questo maniero, distrutto definitivamente il 29 maggio 1691 dal generale francese Nicolas de Catinat, nacquero almeno tre sovrani: il Beato Conte di Savoia Umberto III il 4 agosto 1136; il Conte di Savoia Amedeo VII detto il “Conte Rosso” il 24 febbraio 1360 e la sfortunata Bona, Duchessa di Milano, il 10 agosto 1449.
Dopo aver visitato la piazza il pubblico, guidato dai narratori FAI, si traferirà nel Palazzo Comunale, dove accederà alla Torre civica del XIII secolo e successivamente all’ufficio del sindaco e alla vecchia sala consiliare, i cui arredi e decorazioni sono neo-medievali.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Turni di visita max 20 persone, con durata della visita di 30 minuti. Non è richiesta prenotazione.
– Scuola Picco: si trova in Piazza Conte Rosso. Nel 1870 un comitato di cittadini aviglianesi, su impulso di quello che accadeva nei comuni limitrofi, decise di dare vita ad una struttura dove accogliere i bambini da 3 a 6 anni d’età, d’ambo i sessi. L’obiettivo era quello di avere una scuola a vantaggio generale della popolazione e a beneficio di tutti i bimbi di Avigliana, aiutando le famiglie povere, in modo che i genitori potessero recarsi al lavoro senza il problema di dover lasciare soli i loro figli. Tra i 100 soci, il Comune si impegnò a versare 300 Lire. L’Asilo Picco venne istituito l’8 luglio 1871 con Regio Decreto di Re Vittorio Emanuele II e per i primi 5 anni ebbe sede nel salone messo gratuitamente a disposizione dalla Congregazione dei Sacerdoti presso la Casa Riva. Nell’estate 1872 si tenne un ballo di beneficenza con lotteria a premi a favore della scuola infantile. La signora Emilia Gaggiotti vedova Belitrandi mise a disposizione gratuitamente il suo ampio salone e la Società Filarmonica Santa Cecilia si esibì senza richiedere alcun compenso. I fondi raccolti furono utilizzati nel dicembre dello stesso anno per acquistare l’immobile che è tutt’oggi sede della scuola. Nell’ottobre 1876 l’educazione dei bambini venne affidata alle Suore della Piccola Casa della Provvidenza, che vi restarono fino all’anno scolastico 1982/83.
La scuola materna riuscì a svolgere la sua attività grazie a molti benefattori, tra i quali la Contessa Clementina Carron di San Tommaso, la Società Dinamite Nobel, la Cassa di Risparmio di Torino, la Società Militari in Congedo di Avigliana, la Società Filarmonica di Santa Cecilia, molti privati e molte famiglie. La scuola è stata recentemente riqualificata grazie alla Fondazione Paolo Vitelli. Il pubblico, guidato dai volontari FAI accompagnati dal Presidente della scuola, potrà visitare eccezionalmente i locali dell’asilo, che mantengono la struttura ottocentesca.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Gruppi di massimo 15 persone, con durata della visita di 30 minuti. Non è richiesta prenotazione.
– Casa Cantamerlo: ubicata in Via Norberto Rosa 2, uno degli stretti vicoli che sale al castello, è privata e verrà aperta eccezionalmente grazie alla disponibilità del proprietario. Così chiamata per via di un merlo dipinto sulla volta della sua torre, in passato era la casa canonicale della Parrocchia dei Santi Giovanni e Pietro. Nel 1860 fu venduta dal Parroco Giovanni Maria Vignolo all’avvocato, musicista, pittore, poeta e giornalista aviglianese Norberto Rosa, che qui visse fino alla sua morte, avvenuta nel giugno 1862. L’edificio, in stile neogotico nell’Ottocento, si sviluppa attorno ad una corte. Su uno dei muri è affrescata una copia della “Danza dei Folli”, la stessa che si ammira sulla facciata di un edificio nel Borgo Medievale del Valentino: l’opera originaria era presente sulla facciata di un’osteria di Lagnasco che oggi non esiste più. Molto caratteristica è la sua torre.
Il pubblico, guidato dagli apprendisti ciceroni della classe terza A ad indirizzo scientifico tradizionale del Liceo Norberto Rosa di Bussoleno, avrà la possibilità di scoprire l’interessantissima storia di questa dimora, dove vennero ospitati illustri personaggi, tra i quali Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena nel 1938.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Turni di visita di max 15 persone, con durata della visita di 30 minuti. Non è necessaria prenotazione.
– Oratorio del Gesù: ubicato in Via XX Settembre, nel centro storico, nel cuore del Borgo Vecchio, risale al XV secolo. All’interno presenta un aspetto barocco mentre all’esterno è caratterizzato da finestre a sesto acuto. L’altare è seicentesco. Quest’Oratorio faceva parte della residenza della nobile famiglia dei Le Cocq, il cui esponente più illustre è stato il Beato Antonio Le Cocq (Avigliana 1390 – Chiusa Pesio 1458). Nel luogo di culto si riuniva la Confraternita del Santissimo Nome di Gesù, fondata ad Avigliana da San Bernardino da Siena a metà Quattrocento.
Il pubblico sarà guidato dai narratori FAI.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30). Turni di visita di max 15 persone, con durata della visita di 30 minuti. Non è necessaria prenotazione.
– Azimut Yachts – luogo riservato agli iscritti FAI: Azimut Yachts, con sede ad Avigliana in Via M.L. King, 9, è un brand del Gruppo Azimut|Benetti, che fa capo alla famiglia Vitelli e che da ventisei anni detiene il primato di primo produttore al mondo di megayacht. Questo polo d’avanguardia unico rappresenta un distretto nautico d’eccellenza, dove lavorano oltre 1000 persone e vengono costruiti yacht fino ai 26 metri. Gli iscritti FAI, guidati dagli ingegneri e gli artigiani che quotidianamente danno forma agli yacht, avranno la possibilità di scoprire una realtà d’eccezione, normalmente non aperta al pubblico per tutelare la riservatezza delle innovazioni. Il percorso di visita terminerà nella piscina del cantiere, dove gli yacht superano il test finale per poi andare a solcare mari ed oceani.
Orari di visita: Sabato e domenica 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 16:30). Turni di visita di max 15 persone, con durata della visita di 90 minuti. Visite riservate agli iscritti FAI.
ANDREA CARNINO
Nel centro storico di Casale Monferrato, tra le strade che custodiscono la cultura gastronomica del Monferrato, l’Osteria Amarotto rappresenta uno degli indirizzi più interessanti per chi desidera conoscere da vicino la cucina piemontese più autentica. Qui la tradizione non è soltanto un richiamo al passato, ma una pratica quotidiana che si rinnova attraverso piatti curati, ingredienti selezionati e una forte identità territoriale.
Una storia di famiglia lunga decenni
La storia dell’osteria affonda le sue radici negli anni Quaranta, quando la famiglia Amarotto avviò la propria attività nel settore gastronomico a Casale Monferrato. Da allora il locale ha attraversato generazioni, mantenendo sempre lo stesso obiettivo: proporre una cucina capace di rispettare le ricette della tradizione piemontese, senza rinunciare a una certa capacità di evolversi nel tempo.
Nel corso degli anni l’osteria è diventata un punto di riferimento per residenti e visitatori, grazie a una proposta culinaria che coniuga memoria gastronomica e sensibilità contemporanea.
I piatti simbolo della cucina piemontese
Il menù è costruito attorno ai grandi classici della cucina del territorio. Le preparazioni seguono fedelmente le ricette tradizionali, ma sono realizzate con attenzione alla qualità delle materie prime e alla stagionalità degli ingredienti.
Tra le specialità più rappresentative figurano la bagna cauda, la carne cruda all’Albese, gli agnolotti ripieni e i secondi piatti a base di carne, come il bollito o il brasato al Barolo. Non mancano salumi e formaggi locali, mentre la pasta fresca viene preparata artigianalmente in cucina. A chiudere il pasto, una selezione di dolci fatti in casa che richiama la tradizione delle antiche trattorie piemontesi.
Ogni proposta gastronomica punta a valorizzare i sapori genuini del territorio monferrino, offrendo un’esperienza culinaria che rimane fedele alla cultura locale.
Ingredienti di qualità e cucina espressa
Uno degli aspetti più apprezzati dell’osteria è la scelta di privilegiare ingredienti di provenienza locale e prodotti selezionati con attenzione. Molte materie prime arrivano infatti da aziende del territorio, una scelta che permette di mantenere un legame diretto con la filiera agricola del Monferrato.
La cucina viene preparata al momento, seguendo una filosofia che punta su freschezza e semplicità, due elementi fondamentali per esaltare i sapori della tradizione piemontese.
Il ruolo del vino
Accanto ai piatti, un ruolo centrale è riservato al vino. La carta propone numerose etichette piemontesi, con particolare attenzione ai grandi rossi della regione. Barolo, Nebbiolo e Barbera accompagnano il percorso gastronomico, permettendo agli ospiti di scoprire alcuni dei vini più rappresentativi del territorio.
Un indirizzo per scoprire la cucina del Monferrato
Grazie a un ambiente accogliente e a una cucina che affonda le radici nella tradizione locale, l’Osteria Amarotto continua a essere uno dei luoghi ideali per chi vuole conoscere la gastronomia del Monferrato. Un ristorante dove la cultura culinaria piemontese si esprime attraverso piatti genuini, attenzione ai dettagli e un’autentica passione per la buona tavola.
Scontro tra auto e moto, muore centauro torinese
Un motociclista torinese ha perso la vita nelle scorse ore in un incidente stradale avvenuto a Gabiano, nel Monferrato. L’uomo, poco più che sessantenne, era in sella alla sua moto quando si è scontrato con un’auto lungo la strada provinciale della zona.
Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i carabinieri, ma per il motociclista non c’è stato nulla da fare. La conducente dell’auto, una donna di 54 anni, è stata soccorsa e trasportata in ospedale in gravi condizioni.
Sono in corso gli accertamenti delle forze dell’ordine per chiarire la dinamica dell’incidente.
Si torna a celebrare la “Biennale”, in concomitanza con la “Marcia Nazionale” promossa da “Libera”
Dal 18 al 22 marzo
Alpignano (Torino)
Sono tanti i nomi “celebri” – celebri in quanto carichi di memoria, di storie famigliari custodi di valori morali apertamente dichiarati fino al sacrificio della vita, in nome della Giustizia, della Legalità e della Lotta, coraggiosa ed esemplare, contro la criminalità, l’arroganza e i soprusi di tutte le mafie – che troviamo nel lungo elenco degli ospiti partecipanti alla seconda edizione della “Biennale della Legalità”, organizzata dall’“Associazione Calabresi per la Legalità ODV”, con sede a Caselette e in programma da mercoledì 18 a domenica 22 marzo prossimi. Cinque date scelte non a caso, in modo di “andare in scena” negli stessi giorni in cui Torino ospiterà, sabato 21 marzo, la “Marcia Nazionale” per la XXXI “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” (Giornata istituita nel ’96 in Campidoglio a Roma e celebrata ogni anno il primo giorno di primavera) promossa da “Libera” di don Ciotti, con lo slogan “Fame di verità e giustizia”.
Il Festival, come nella prima edizione, è gratuito e diffuso, animando i Comuni di Alpignano (Scala della Legalità, Opificio Cruto, Audido, Scuola Tallone e la Casa della Legalità Lea Garofalo, un bene confiscato alla mafia e restituito alla collettività nel maggio 2025), Caselette (Sala 150 e Scala della Legalità) ed Almese (Teatro Magnetto). Previsti anche appuntamenti nelle scuole (Liceo Berti di Torino e scuole di Almese).
Sottolinea Pasquale Lo Tufo, presidente dell’“Associazione Calabresi per la Legalità”: “Siamo orgogliosi di presentare la seconda edizione della ‘Biennale’, un progetto che nasce dalla profonda convinzione che la memoria non debba essere solo una ricorrenza, ma un esercizio quotidiano di cittadinanza attiva … Il nostro obiettivo è coinvolgere le istituzioni e i cittadini in un percorso condiviso dove la legalità diventi il fondamento della nostra comunità”. E aggiunge: “La ‘Biennale della Legalità 2026’ rappresenta un momento cruciale di incontro tra la storia delle vittime di mafia e il pubblico. Grazie alla collaborazione con i comuni di Alpignano, Caselette e Almese, abbiamo costruito un programma che parla di diritti, verità e impegno sociale, portando le storie di coraggio direttamente nelle scuole e nelle piazze”. Nutrito, si diceva, il numero degli ospiti illustri. Tra loro Franco La Torre, figlio di Pio, storico segretario del “PCI” siciliano e, da parlamentare, ideatore della legge “Rognoni-La Torre” (che introdusse il reato di “associazione mafiosa” e la “confisca dei beni” ai boss), ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982; Luisa Impastato, nipote di Peppino, il fondatore di “Radio Aut”, assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978. E ancora, Marisa Garofalo, sorella di Lea, una donna che seppe ribellarsi alla cultura patriarcale e oppressiva della ‘ndrangheta e fu vittima di “femminicidio” nel 2009. Per finire, ma solo per citarne alcuni, con Angelo Rizzotto, nipote di Placido, sindacalista, politico e partigiano, simbolo del riscatto dei contadini siciliani nel dopoguerra, rapito, massacrato di botte e gettato in un crepaccio il 10 marzo 1948. Di particolare interesse sarà anche, giovedì 19 marzo (ore 18), nella “Sala 150” della “Biblioteca” di Caselette, l’incontro con il reporter Antonio Vassallo, primo fotografo ad arrivare a Capaci, dopo la strage (23 maggio 1992), in cui “Cosa nostra” uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo ed Antonio Montinaro.
Il via, dunque, mercoledì 18 marzo (ore 18), con l’inaugurazione alla Casa della Legalità “Lea Garofalo” di Alpignano (via Venaria, 18) della mostra “Peppino Impastato. Ricordare per continuare”. In chiusura del Festival, domenica 22 marzo (ore 17), sempre ad Alpignano, nella sede dell’Associazione “Audido” ( via Pianezza, 36), presentazione del libro “Sulle orme dei veri eroi” del docente e attivista calabrese, trapiantato a Brescia, Mario Bruno Belsito, “operaio dell’antimafia” come lui stesso ama definirsi.
Momenti clou, anche le commemorazioni alle “Scale della Legalità” (riportanti ai lati 21 formelle di terracotta in memoria delle “vittime di mafia”) di Caselette (venerdì 20 marzo, ore 9) e di Alpignano (venerdì 20 marzo, ore 11), con la partecipazione del senatore Giuseppe Lumia, tra gli autori del “Codice Antimafia”.
Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Per ulteriori info e programma nel dettaglio: “Associazione Calabresi per la Legalità ODV”, Caselette (Torino), via Alpignano, 88; tel. 339/1929796 o info@calabresialpignano.it
Gianni Milani
Nelle foto: Marisa Garofalo con Pasquale Lo Tufo; Luisa Impastato; Antonio Vassallo; “Scala della Legalità” a Caselette
Piemonte: ecco le strade chiuse per maltempo
Anas, a causa delle condizioni meteo avverse e dell’allerta arancione che interessa la regione Piemonte, ha chiuso temporaneamente al traffico alcuni tratti della rete stradale di competenza.
La strada statale 337 “della Val Vigezzo” è chiusa al traffico dal km19 al km 29,680 a Trontano (VCO) a causa delle fitte nevicate in corso con conseguenza caduta di rami sul piano viabile.
La strada statale 549 “di Macugnaga” è temporaneamente chiusa al traffico dal km 9,950 al km 10,150, e dal km 11,950 al km 12,150 a Colasca e Castiglione (VCO). La chiusura è stata attivata per l’allerta meteo arancione secondo quanto previsto dall’Ordinanza Anas 971/2025.
La strada statale 33 “del Sempione” è chiusa al traffico dal km 141 al km 144,430 in località Iselle (VCO) come la strada statale 659 “di Valle Antigorio e Val Formazza” in località Roccette, nel territorio comunale di Formazza (VCO) ove permane la chiusura al traffico. Le chiusure sono state attivate secondo quanto previsto dall’Ordinanza Anas 773/2025 in caso di pericolo di valanghe.
La regolare transitabilità sarà ripristinata non appena ristabilite le condizioni di piena sicurezza per il transito.
Il Book Retreat, rigenerarsi con i libri
Una pratica di cura di sé tra silenzi, natura e condivisione
C’è un modo nuovo di avvicinarsi ai libri: rallentare, isolarsi dal rumore quotidiano, dedicare tempo e attenzione alla lettura o alla scrittura in un luogo pensato per nutrire mente e immaginazione. È questo il cuore del book retreat, una formula che sta conquistando lettrici e lettori in tutto il mondo. Si tratta di soggiorni di durata variabile, da un weekend a una settimana, pensati per chi desidera immergersi completamente tra le righe di un libro. A differenza di una semplice vacanza, il book retreat ha come centro l’esperienza letteraria: ore dedicate alla lettura, momenti di silenzio, confronto con altri partecipanti e talvolta incontri con scrittori, editor o formatori. Le prime esperienze di questo tipo nascono nei paesi anglosassoni, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sull’onda dei writer’s retreat e dei silent retreat. Nel frattempo l’idea si è diffusa anche in Europa trovando spesso sede in luoghi immersi nella natura: casali di campagna, monasteri riconvertiti, rifugi di montagna e piccoli borghi lontani dal turismo di massa.Ciò che distingue un book retreat è la qualità del tempo che si vive. Le giornate sono scandite da ritmi lenti: lettura individuale, scrittura libera o guidata, passeggiate, pasti condivisi, talvolta meditazione o yoga. La tecnologia è ridotta al minimo, se non addirittura assente, e il silenzio diventa un alleato prezioso. Alcuni ritiri sono tematici, altri puntano sull’esperienza comunitaria, altri ancora sul raccoglimento individuale. Anche in Piemonte si organizzano iniziative che richiamano lo spirito del book retreat. Esempi concreti includono ritiri di lettura e mindfulness nelle risaie vercellesi, combinando lettura, meditazione, natura e condivisione. Sul territorio ci sono inoltre festival letterari e circoli di lettura, come l’Independent Book Tour, che attraversa Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, offrendo incontri con autori, presentazioni e momenti di scambio culturale in un’ottica di “bibliodiversita’”. Sebbene i ritiri strutturati di più giorni siano ancora pochi, l’offerta sta crescendo grazie a biblioteche, agriturismi e B&B che propongono esperienze culturali immersive. Organizzare un book retreat è importante perché offre più di un semplice momento di lettura: crea uno spazio di profondità mentale e benessere emotivo, riduce lo stress, migliora la concentrazione e permette di ritrovare calma e piacere nella quotidianità. La lettura diventa una pratica di cura di sé, un modo per riflettere, assorbire nuove idee, ristabilire equilibrio e creare legami con chi condivide la stessa passione. In un mondo che corre, fermarsi a leggere significa fare spazio per pensare, sentire e immaginare.
Il book retreat, dunque, non è solo un evento culturale, ma un’esperienza che rallenta il tempo, rigenera la mente, nutre le emozioni e rinnova la relazione con i libri. Un viaggio interiore che continua ben oltre i giorni del ritiro, trasformando la lettura in un atto di cura.
Maria La Barbera

21 marzo, Giornata Mondiale della Sindrome di Down
CEPIM – Torino festeggia i suoi quasi cinquant’anni con una giornata aperta alla città
In occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down, CEPIM-Torino Centro Persone con Sindrome di Down ODV, promuove un’iniziativa di particolare significato per l’associazione e per la collettività. L’evento dal titolo “Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare” è una giornata d’incontro che segna l’avvio di una nuova fase di riapertura e coinvolgimento della comunità. La sala Atlas di Combo Torino, in corso Regina Margherita 128, dalle 8.30 alle 13, ospiterà una mattinata di incontri e testimonianze condivise, con la partecipazione di persone con Sindrome di Down, famiglie, volontari, scuole, realtà sportive e lavorative, professionisti e istituzioni. L’incontro seminariale intende valorizzare l’impatto sociale generato dall’associazione, rafforzando la collaborazione con le realtà locali. La partecipazione è su iscrizione fino a esaurimento posti. La giornata proseguirà alle ore 21 con lo spettacolo teatrale “Mezzogiorno di fuoco a RiverTown”, portato in scena dalla compagnia ARTONAUTI di CEPIM-Torino, presso il teatro Don Bosco di Cascine Vica, in via Stupinigi 1.
La compagnia è composta da persone con Sindrome di Down e volontari, unisce talenti differenti per creare performance autentiche e inclusive, in cui ciascuno contribuisce con la propria unicità. Il teatro diventa così strumento educativo e di sensibilizzazione, capace di dare voce ai ragazzi e coinvolgere il pubblico sui temi dell’identità, della relazione e della dignità della persona; non solo un racconto, ma un invito concreto a partecipare e prendersi cura del futuro della comunità, occasione con cui l’associazione rinnova il proprio impegno nel promuovere inclusione, autonomia e diritti.
Info e prenotazioni al numero 011 3090158 – oppure scrivendo a cepim@cepim-torino.it
“Questa giornata non è solo una celebrazione, ma un’occasione per raccontare un percorso costruito su cinquant’anni di impegno accanto a persone con Sindrome di Down e le loro famiglie – spiega Mirella Flecchia, presidente di CEPIM – Torino – guardiamo al futuro con la convinzione che inclusione e autonomia non siano obiettivi astratti, ma diritti concreti che prendono forma ogni giorno insieme alla comunità. ‘Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare’ esprime il nostro impegno: non fermarsi ai limiti, ma agire quotidianamente per ampliare le opportunità di autonomia, lavoro e partecipazione. Questa giornata è un invito rivolto a tutti per fare un passo insieme a noi”.
Gian Giacomo Della Porta