ilTorinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il tema della sicurezza – L’Odissea – La pizza ligure – Lettere

 

Il tema della sicurezza
Sarà la sicurezza percepita effettivamente dai cittadini a far vincere o perdere le politiche del 2027. I decreti non bastano , le buone intenzioni non servono. Occorrono i fatti e oggi i cittadini sono vittime di una paura reale che si diffonde nell’aria  sia nelle barriere che nel centro delle città. L’altro ieri ero in camicia a maniche corte e avevo dimenticato un orologio al polso  che diventava così una pericolosa ostentazione. Un’amica incontrata  per strada mi consigliò subito di toglierlo. Una cosa analoga mi accadde a Milano nel giardino del ristorante “Don Lisander” in via Manzoni a pochi metri dalla Scala: un cameriere mi avverti’ che era pericoloso restare con l’orologio.
 Due piccoli fatti che ci dicono l’insicurezza che ci pervade anche nella più banale quotidianità. Il governo finora non ha fatto abbastanza per non parlare del l’inerzia di sindaci come Sala. E poi c’è il problema dell’ordine pubblico che si aggrava  sempre di più, come dimostra la manifestazione di Bologna convocata dal sindaco della città, senza neppure avvisare prefettura e questura. Un terzo elemento è l’immigrazione irregolare  che non viene affrontata in modo efficace. Molti ministri sono inadeguati e anche questo ha  purtroppo un suo peso. Al di là della legge elettorale il voto si giocherà su questi temi . La sinistra non ha le idee chiare e concordi, ma anche la destra non riuscirà probabilmente a portare a casa risultati tangibili rispetto alle promesse elettorali del 2022.
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L’Odissea
Ulisse ha sempre mantenuto un suo fascino particolare, mitizzato e riletto da Dante e da tanti scrittori come Joyce, che imita il viaggio omerico all’interno della psiche umana.

Tra gli eroi omerici è il più vivo e ricordato. Il recentissimo film di tre ore, opera di Nolan, sta ottenendo un grande successo di pubblico, anche se travisa la figura del re di Itaca che ingannò i Troiani con il famoso cavallo.

Molti spettatori, forse, sono andati a vederlo per stare al fresco dell’aria condizionata. È l’ultima americanata che si cimenta su una classicità estranea alla cultura superficiale degli USA. Non c’è un ritorno reale di interesse verso il mondo classico. In Tv ho sentito un’intervistata che discettava sulla questione omerica, ma dimostrava di non avere la cultura per farlo. Oggi la stragrande maggioranza delle persone non sa neppure che sia esistita una questione omerica, che il mio professore di Greco al liceo considerava importantissima. Forse era solo sterile nozionismo, perché poi non ci spiegò mai il valore poetico delle opere di Omero, fissato com’era sulle regole grammaticali e sintattiche.

Ho scoperto che il film di Nolan ha portato a un incremento delle vendite dell’Odissea. Un miracolo. Hanno superato un incremento del 25 per cento. Chissà quali traduzioni sono state scelte? Non penso che sia resistita la traduzione di Ippolito Pindemonte e neppure quella del geometra Salvatore Quasimodo, che tradusse senza conoscere il greco.

Il fatto di acquistare un libro è sempre un fatto positivo, ma la mia generazione tradusse dal greco parte delle opere omeriche. Fu una perdita di tempo? Non lo penso, anche se i tempi di Manara Valgimigli, allievo del Carducci, grande grecista e filologo sommo, sono davvero lontani. Il film aiuta a vendere, ma non certo a capire.

Nella mia giovinezza, andando a Bordighera in vacanza, mangiavo una deliziosa pizza ligure con olive nere, soffice e leggera. Era la squisitezza di un negozietto che aveva un nome strano: La Ragnatela.

La pizza ligure

La pizza ligure era cosa diversissima da quella napoletana, con la mozzarella contrabbandata come se fosse realizzata con latte di bufala fresco. Era buona soprattutto per la sua sottigliezza. Era nota anche come Sardenaira, condita anche con acciughe e aglio. Quella di Bordighera era molto semplice.Pizza a Lievitazione naturale

Ad Alassio non si trova perché le pizzone tagliate a pezzi hanno finito per prevalere. Sono pizze fatte per accontentare un pubblico di bocca buona che si accontenta. Anche a Sanremo è prevalsa una pizza che definirei extracomunitaria – senza offesa per nessuno, sia chiaro, perché i pizzaioli veri sono scomparsi anche a Napoli, dove furoreggia la pizza Margherita, ideata in onore della Regina, ma non certo particolarmente buona.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Meglio Casalegno di Fallaci?

Ho letto sul Corriere della Sera una dichiarazione del presidente del Polo del Novecento, di cui si sente il guardiano e il giudice storico. In essa il prode Sinigaglia oppone alla candidatura di Oriana Fallaci quella di Carlo Casalegno per la toponomastica torinese. Dice di essere stato tanto amico e collega di Oriana da ritenere che la Fallaci non gradirebbe il riconoscimento. Non mi risulta che la Fallaci abbia avuto rapporti con lui.

Invece propone, nel 2027, di ricordare Casalegno, giornalista degno, eroico, ma certo non confrontabile con lei. È un uso strumentale del giornalista ucciso dai brigatisti, che un direttore de La Stampa definì pubblicamente uomo di destra. Fa tenerezza l’uso ambiguo delle parole, dicendo che Oriana potrebbe venire strumentalizzata.

Lei cosa ne pensa?    Nino Ferri

Non penso nulla. Conosco Sinigaglia da quasi mezzo secolo e non mi aspettavo nulla di più di quanto ha scritto. So che molti lettori sono stati irritati nel leggere le sue parole. Io invece resto indifferente. Con questo caldo non ne vale la pena. Nel 2027 sarò il primo a proporre un ricordo toponomastico per l’amico Casalegno, che ho ricordato in decine di eventi e sul quale ho scritto. Io sì posso dire di aver avuto rapporti sia con Oriana sia con Carlo.

Il gioielliere di Grinzane Cavour

Forse sarebbe ora di darsi una regolata e finire la dose quotidiana giornalistica di Roggero, che ha dimostrato con la sua arroganza di non meritare attenzione. Un caso umano, non certo un caso politico come alcuni credono. È una contesa tra il generale e il capitano per farsi pubblicità politica. Umberta De Carolis

Concordo con lei. Non ho mai avuto simpatia per il gioielliere pistolero che prende a calci un moribondo che ha ucciso. E ovviamente non ho simpatie per i banditi. Cercare di lucrare voti sul suo caso mi appare indecente.

Affitti disinvolti

Il proprietario torinese di oltre millequattrocento alloggi affittati in modo disinvolto non fa neppure più notizia, malgrado le condanne. Giorgio Molino è sempre nell’occhio del ciclone, senza mai dare un segno di ravvedimento. Una cosa incredibile. Adesso è accusato di reati pesanti.  Franca Agostino

In effetti è un nome sulla scena da molti anni, che passa da una condanna a un articolo di giornale senza mai fare una piega. Appare incredibile. Ha 83 anni. Adesso ha patteggiato una pena di tre anni da scontare ai domiciliari.

Me ne parlava con raccapriccio già mia madre, a cui toccò amministrare il patrimonio immobiliare del padre, morto improvvisamente, e che venne in contatto con lui. Già allora non godeva di buona fama. Sono passati oltre 60 anni! E lui, in qualche modo, si ritiene pure una vittima di accuse montate contro di lui.

Ode alla pausa

L’estate non è solo una stagione, è il momento per rallentare, dimenticare, ritrovarsi, parola di scrittori e psicologi.

In vacanza, il tempo prende una forma diversa: si allarga, si appiattisce, e noi ci muoviamo dentro come in un paesaggio senza orizzonte. Nel saggio “Le vacanze” (contenuto in Le piccole virtù), Natalia Ginzburg riflette con ironia su come la vacanza modifichi il rapporto con il tempo e la percezione delle cose: Una pausa che non è solo uno spazio neutro, ma anche una dimensione psicologica che modifica il rapporto con ciò che ci circonda. Cesare Pavese, lo scrittore italiano che meglio ha raccontato l’estate come tempo sospeso e malinconico ne “La casa in collina la luna e i falò” scrive che l’estate è rifugio e inquietudine. Mentre Virginia Woolf nel suo libro “Una gita al faro” racconta questo ciclo come simbolo di un’armonia fragile, di una pausa che diventa uno specchio delle dinamiche interiori e familiari.

L’estate, dunque, non è solo un periodo climatico, ma rappresenta un momento di pausa condiviso che risponde al bisogno umano di rigenerarsi, di pacificare il proprio interno con quello che lo circonda; si vive una sorta di apertura nei confronti dell’esterno, ma anche un momento di riflessione sul piano interiore; ci si scopre, le relazioni sociali si fanno più intense, ma si saggia, allo stesso tempo, una pausa dalle attività lavorative e di studio come un intervallo per rinascere.

Tra giugno e luglio, si cambia ritmo, le città si svuotano e i rumori abituali lasciano spazio ad un silenzio amplificato. L’estate entra nella testa e nel corpo e nei desideri; e’, dunque, solo un lasso di tempo che per convenzione interrompe molte attività oppure corrisponde anche ad un bisogno umano di riposarsi e riprendere le energie esaurite nel corso dell’anno?

Secondo gli psicologi, il nostro cervello non è progettato per la produttività continua. Il sistema nervoso ha bisogno di fasi di riposo per elaborare emozioni, rinvigorire la memoria e ridurre lo stress. Il “burnout” non è solo una parola di moda: è un segnale di un sistema che ha dimenticato l’importanza del “vuoto”. La pausa estiva permette alla mente di rigenerarsi, non è un lusso, né un capriccio, è un’esigenza: il “non fare” è attivo, creativo, generativo.

Il bisogno di staccare, inoltre, non è solo psico-fisiologico, corrisponde infatti ad usanze e riti culturali e antropologici consueti nel passato. Le ferie, come le conosciamo oggi, sono un’invenzione recente, nell’antichità, i momenti di sospensione del lavoro erano spesso connessi al calendario agricolo e religioso; la “festa” era un tempo sacro, dedicato al rinnovamento collettivo. In molte culture tradizionali, esistono ancora pratiche legate al riposo rituale: basti pensare alla siesta nei paesi caldi, ai digiuni cerimoniali, ai periodi di ritiro spirituale, tutti modi per legittimare tempo “improduttivo”. In questo periodo liminale, le regole si sospendono, i ruoli sfumano, ci si trova a metà tra la pausa e la trasformazione, si ferma l’ordinario per cercare lo straordinario.

Se si guarda all’estate dai diversi punti sopracitati si può affermare che ci troviamo in un periodo   in cui ci si può, e si dovrebbe,  prendere veramente cura di sé stessi e in cui il riposo è un atto dovuto e in antitesi con l’attitudine odierna alla frenesia, alle corse, alla performance e alle prove estenuanti.

Ode all’estate, come scriveva Pablo Neruda, elogio al riposo!

Di Maria La Barbera

Scontri No Tav, la Regione: “E’ delinquenza, la Torino Lione non si ferma”

Dopo gli ennesimi scontri sull’Alta Velocità, la RegionePiemonte non fa marcia indietro sulla Torino-Lione e condanna duramente gli episodi di violenza aidanni delle forze dell’ordine e del cantiere Tav.

Il presidente della Regione Piemonte AlbertoCirio e l’assessore Enrico Bussalino sugli scontri  in Valsusa

“Per l’ennesima volta, assistiamo a un assalto organizzato ai cantieri della Tav e alle forze dell’ordine. Dietro il paravento della manifestazione pacifica, la Valle di Susa è stata ancora una volta trasformata nel teatro dell’azione di centinaia di violenti, arrivatianche dall’estero, con un obiettivo preciso: seminare violenza, distruggere e sfidare apertamentelo Stato e le regole della convivenza civile.

Assaltare e ferire gli uomini e le donne in divisa, incendiare i loro mezzi, lanciare pietre e bombe carta, devastare le aree di cantiere e paralizzare la viabilità di un’intera valle nel pieno della stagione turistica non è esercitare il diritto di manifestare. È delinquenza, è un attacco alle istituzioni e un danno gravissimo ai cittadini, alle imprese e all’immagine del Piemonte.

Alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine va la mia profonda gratitudine, insieme alla piena solidarietà della Regione Piemonte, per il coraggio e la professionalità con cui, ancora una volta, hanno difeso la sicurezza e la legalità”, dichiara ilpresidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.

“L’assalto al cantiere e gli attacchi contro le Forze dell’ordine rappresentano un’escalation di violenza che deve essere condannata con la massima fermezza. Piena solidarietà e il mio sincero ringraziamento agli uomini e alle donne delle Forze dell’ordine che, con professionalità, coraggio e grande senso dello Stato, hanno difeso un’infrastruttura strategica garantendo la sicurezza del territorio e dei cittadini. Allo stesso tempo, rivolgo la mia vicinanza ai lavoratori del cantiere, che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con competenza e responsabilità e che non possono essere esposti a episodi di violenza e intimidazione mentre sono impegnati nella realizzazione di un’opera pubblica. La Torino-Lione è un’infrastruttura fondamentale per il futuro del Piemonte, per la competitività del nostro sistema economico e per i collegamenti europei. Non saranno le azioni violente di una minoranza di estremisti a fermare un progetto che il Governo, la Regione Piemonte e le istituzioni stanno portando avanti con determinazione. Continueremo a sostenere senza esitazioni la realizzazione della Torino-Lione, affiancando i territori con le opere compensative e restando sempre dalla parte della legalità, delle istituzioni, dei lavoratori e di tutti quei cittadini che credono nello sviluppo e nel rispetto delle regole”, dichiara l’assessore alla Sicurezza e alle Infrastrutture strategiche della Regione Piemonte, Enrico Bussalino.

54esima Traversata a nuoto del Lago di Viverone

 

 Circuito Nobile dei Laghi

01 Agosto 2026

Il prossimo 01 Agosto 2026 alle ore 14,30, avrà luogo la 54esima edizione de La Traversata a Nuoto del Lago di Viverone.

Piero Sarasso, Presidente dell’ASD Lago di Viverone,  porta avanti questa tradizione che ormai ha un carattere nazionale, senza però dimenticare il principio amatoriale dell’evento.

Ancora oggi, da una parte c’è lo spirito agonista in sfida coi propri limiti e dall’altra lo spirito del turista in cerca di splendidi paesaggi e momenti emozionanti.

La tradizione di un luogo ne garantisce la memoria storica, e soprattutto oggi è necessario ricordare la tradizione che, però, cresce e si consolida negli anni.

Anche quest’anno, grazie al patrocinio del Consiglio Regionale del Piemonte  e Comune di Viverone  ,si è potuto garantire una giornata di sport e svago, assicurando tranquillità ai partecipanti ed agli ospiti con un adeguato supporto alla sicurezza del nuotatore.

E’ proprio nell’ottica di queste tradizioni e della passione per lo sport soprattutto a livello amatoriale che, nel 2011 fu inserita nel circuito “Nobile dei Laghi” rientrando così nelle 11 traversate più importanti d’Italia oggi divenute 17. E quindi anche a Viverone: “Acque libere e Nuoto per tutti!”

 “Le traversate a nuoto in acque libere stanno diventando un appuntamento ormai presente in tutti i laghi e per Viverone deve rappresentare un momento di incontro dove competizione, solidarietà, storia e tradizione di una comunità si fondono da 54 anni” così a Piero Sarasso, presidente del sodalizio, piace esternare. Al tempo stesso riconosce l’importanza dell’inserimento nel circuito “Nobile dei Laghi” per dare visibilità ai luoghi e a quasi mezzo secolo di competizioni a bracciate in questo lago.

La distanza prevista è  di circa 4 km. La partenza avverrà alle 14,30 dal Molo di Anzasco di Piverone e l’arrivo in frazione Masseria presso il Rist. Pescatori,

Il tempo massimo di percorrenza, per l’intera traversata è valutato in due ore e trenta minuti. 

La premiazione di tutti i partecipanti è prevista per le ore 18.00.

Nell’attesa della premiazione un aperitivo per celebrare tutti i partecipanti.

Le iscrizioni sono già iniziate, a oggi si contano gia’ piu’ di 40 atleti aderenti  provenienti da piu’ parti del nord e centro Italia, diverse le adesioni anche da atleti stranieri. Ci si può iscrivere on line sino  alle ore 18.00 del giorno 31 Luglio.

Si vorrebbe consigliare di iscriversi on line entro tale data perche’  con il nuovo sistema di accreditamento già collaudato lo scorso anno si potrebbe non avere garantita l’iscrizione oltre tale data,

Sole e  voglia di lasciare il segno nella più storica delle traversate fanno auspicare di toccare, anche in questa edizione, una  straordinaria quota di nuotatori.

La macchina organizzativa è in fase di ultimazione e puo’ contare su 1 idroambulanza con medico a bordo,2 moto d’acqua con operatori, 2 pedalo per assistenza e 2 mezzi a riva della Croce Rossa Italiana con 12 persone addette, un squadra della Protezione Civile di Viverone, 2 imbarcazioni dell’organizzazione e un gruppo di una decina un di volontari con canoe al seguito e per i servizi a terra, il  sistema di accreditamento e staff di cronometristi, il tutto seguito e diretto da Piero Sarasso coadiuvato dall’intero consiglio dell’associazione: Busca Roberto e Daniela, Busca Mauro, Pastoris Michela, Cristina Francios, Fausto Zola, Cavagnetto Franco (protezione civile locale).

Sponsor tecnici saranno Biverbanca come sempre al fianco delle iniziative locali, Tenute Stefano Farina importante polo vinicolo tra Piemonte, Toscana e Puglia per proporsi in un territorio particolare come il Canavese e main sponsor per le premiazioni,  Acqua del Gruppo San Benedetto.

 Altri sponsor sono in fase di conferma e presto verranno annunciati.

Per avere informazioni a riguardo, procedere con iscrizione e pagamento, invio documenti si invita a visitare il sito www.asdlagodiviverone.com   oppure mandare mail a info@asdlagodiviverone.com 

Scontri No Tav: la solidarietà di Mattarella e Meloni agli agenti feriti

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Di fronte agli scontri avvenuti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contattato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per manifestare la propria vicinanza alle forze dell’ordine impegnate nelle operazioni. Il Capo dello Stato ha espresso «gratitudine e vicinanza agli agenti feriti», riconoscendo il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne in divisa a tutela della sicurezza.

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato gli episodi di violenza con un messaggio pubblicato sui social: «Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell’Ordine non sta difendendo un’idea, sta attaccando lo Stato». La premier ha quindi aggiunto: «A loro va la mia solidarietà e quella del Governo» e ha ribadito che «la violenza non piegherà lo stato : chi serve l’Italia non sarà mai lasciato solo».

Le indagini sono ora concentrate sull’identificazione dei responsabili delle violenze, mentre il dispositivo di sicurezza predisposto nell’area rimane operativo per prevenire nuovi disordini.

Antonello da Messina. Torino – Cefalù, andata e ritorno

Al siciliano “Museo Mandralisca” di Cefalù,Cefalù, fino al 4 novembre / Torino, dal 12 novembre al 22 febbraio 2027

Cefalù (Palermo)

Il più celebre di sempre è, fuor di dubbio, quello dell’eterna “Monna Lisa”(1503-1506). Il suo “sorriso”. Quell’accenno di incerto sorriso, misterioso e sfuggente della “Gioconda”, realizzato, con la tecnica a olio dello “sfumato” che ammorbidisce i contorni e “fonde le ombre intorno agli occhi e alla bocca”, dall’infinito Leonardo. Ma altrettanto certo è che la “Storia dell’Arte” e della “Ritrattistica” nella fattispecie è un oceano infinito e variegato di “sorrisi”, più o meno celebri e indagati. Volti, sguardi e “sorrisi”, specchi di anime, graffianti, ironici, bizzarri e sognanti, crudeli e compassionevoli, ribelli o dolci da toccare fino al fondo le corde del cuore. Due su tutti. A firma, entrambi, del grande Antonello da Messina (1435-1479), il principale pittore siciliano del Quattrocento, per i contemporanei addirittura “Non humani pictoris”, “pittore sovrumano”, firma usata solo dal figlio Jacobello, pare, in un dipinto del 1480, per omaggiare la grandezza artistica di cotanto padre. Due, dunque, si diceva, i “Ritratti” eccellenti di Antonello, degni di posare al fianco della leonardesca “Gioconda”: il “Ritratto d’uomo” o “Ritratto Trivulzio” (1476; nome derivato dalla storica milanese “Collezione Trivulzio”, cui l’opera è appartenuta) custodito nel “Palazzo Madama” di Torino e il “Ritratto d’Uomo” o “Ritratto d’ignoto marinaio” (1465; marinaio locale o potente ambasciatore siciliano o possibile “autoritratto” dell’artista stesso) proprietà del “Museo Mandralisca” di Cefalù. E proprio nel “Museo” cefaludese sono da alcuni giorni messi in dialogo e a confronto, fino a mercoledì 4 novembre, i due “Ritratti” antonelliani; ritratti che segnarono la nascita della “ritrattistica moderna” e la “scoperta psicologica dell’Io”, esposti all’interno di un “Mostra” (di eccezionale rilievo scientifico e culturale) dal titolo “L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino”, nata dalla collaborazione tra la “Fondazione Culturale Mandralisca ETS” (in omaggio al 160° anniversario della nascita della stessa e del cinquantennale dall’uscita de “Il sorriso dell’ignoto marinaio” dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo, che contribuì ad accrescere la fama del capolavoro del Maestro messinese) e il sabaudo “Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica” di Torino.

Sottolineano a ragione gli organizzatori: “La mostra non nasce da una logica comparativa tradizionale, ma da una precisa ipotesi critica: rendere visibile la ‘trasformazione del ritratto come luogo di costruzione dell’identità moderna’, in cui il volto diventa spazio della coscienza, della relazione e del pensiero. Il dialogo tra le due opere, tra i due sorrisi — quello ironico e mobile di Cefalù, quello trattenuto e concentrato del ‘Trivulzio’ – consente di leggere la trasformazione del soggetto quattrocentesco: dall’individuo come carattere sociale all’individuo come presenza interiore”. Tecnicamente, ancora una volta e in entrambi i casi, i due “Ritratti” testimoniano, anche dal punto di vista storico, la grande “lezione” di Antonello, quella sua esemplare capacità nell’unire “due culture diverse”, la luce, i colori e i piccoli dettagli dei pittori fiamminghi (in particolare quelli provenienti da Bruges e Bruxelles, da Petrus Christus a Hans Memling e a Jean Fouquet in particolare) con lo spazio, la geometria e le forme solide tipiche, per linguaggio stilistico, dell’arte italiana. Il tutto, attraverso l’uso particolare di quella “tecnica a olio” (Antonello fu uno dei primi artisti italiani ad usarla) che permetteva di stendere il colore in successive velature trasparenti, ottenendo effetti di precisione, morbidezza e luminosità impossibili ad ottenersi con l’uso della tempera. Pittore “apripista”, dunque in tal senso a quella “pittura tonale” i cui principi seppe, generosamente, trasmettere soprattutto nel suo soggiorno veneziano, ai “maestri lagunari” del grande “Rinascimento veneto”. E non solo. Mentre nel torinese “Trivulzio”, dove si custodisce uno degli esiti più compiuti della stagione lagunare, il dialogo si rovescia: “il volto mediterraneo incontra la forma universale”“Il percorso espositivo ripercorre idealmente il cammino dell’artista: dal crocevia meridionale alla dimensione europea, dal dato individuale alla sintesi assoluta”.

Alla tappa siciliana, seguirà quella torinese: dal 12 novembre 2026 al 22 febbraio 2027, il “Ritratto d’uomo” del “Mandralisca” sarà ospite di “Palazzo Madama”, dove dialogherà con il “Ritratto Trivulzio”, nella concezione di “un gesto – come ha sottolineato a Cefalù Vincenzo Garbo, presidente della ‘Fondazione Mandralisca’ – che non riduce, ma amplifica il suo significato”. Concetto ribadito anche dal direttore di “Palazzo Madama”, Giovanni Carlo Federico Villa“Tra queste due opere non c’è opposizione, ma continuità trasformativa. Palazzo Madama accoglie questo dialogo come parte della propria missione istituzionale: non solo conservare le opere, ma attivare relazioni di senso, generare nuove letture, aprire prospettive critiche. Il ‘Ritratto Trivulzio’, inserito in questo contesto, non viene isolato, ma restituito alla sua dimensione storica e culturale più ampia”.

Per ulteriori info: “Museo Mandralisca”, via Mandralisca 13, Cefalù (Palermo); tel. 0921/421547 o info@museomandralisca.it

Gianni Milani

Nelle foto: Giovanni Carlo Federico Villa e Vincenzo Garbo all’inaugurazione della mostra a Cefalù; Antonello da Messina “Ritratto d’uomo -Trivulzio”, olio su tavola, 1476 e “Ritratto d’ignoto marinaio”, olio su tavola, 1465;

Centro, ora serve una Costituente

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

È ormai sempre più evidente che esiste un’alternativa politica, culturale e programmatica realisticamente praticabile rispetto agli “opposti estremismi” oppure, con maggiore finezza lessicale, agli “opposti populismi” che stanno caratterizzando e inquinando la vita democratica del nostro Paese.

Un’alternativa che deve crescere, allargarsi econsolidarsi se non vogliamo che le peggiori derive di stampo antidemocratico e anticostituzionale si diffondano ulteriormente. Del resto, dobbiamo prendere atto che i due schieramenti maggioritari sono ormai attraversati da una vena populista, estremista eradicale che difficilmente potrà essere ridimensionata.

Il profilo politico e culturale della sinistra è oggisegnato dal radicalismo massimalista di Elly Schlein, dal populismo demagogico del Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, dall’estremismo ideologico del trio Fratoianni-Bonelli-Salis e dal pansindacalismo classista della CGIL di Maurizio Landini. Il tutto accompagnato e amplificato da ungiornalismo televisivo che, da anni, contribuiscead alimentare questa impostazione.

Sul versante del centrodestra, il sovranismorappresenta ormai una cifra politica consolidata, tanto da non richiedere ulteriori approfondimenti. Anche in quella coalizione il Centro è ormaisoltanto un pallido ricordo, mentre l’irruzionedel generale Roberto Vannacci è destinata adaccentuare ulteriormente questa deriva.

Sul fronte opposto, invece, la nuova e aggiornata”gioiosa macchina da guerra”, per richiamare una celebre espressione della Seconda Repubblica, sembra aver abbandonato ogni ambizione autenticamente riformista per tornare a una logica di alleanze riconducibile ai vecchi “partiti contadini” della tradizione sovietica, sotto l’attenta regia politica di Goffredo Bettini.

Un Centro autonomo e riformista

È proprio in questo contesto che si rafforza lanecessità di un Centro autonomo, autenticamentedemocratico, rigorosamente riformista, culturalmenteplurale e politicamente orientato al governo.

Un’alternativa che non può mancare in una stagione segnata da una pericolosa radicalizzazione del confronto politico, dove ogni posizione responsabile, equilibrata, rispettosa e riformista viene sistematicamente sacrificata sull’altare della polarizzazione ideologica.

Una deriva che finisce inevitabilmente per trasformare l’avversario in un nemico da eliminare, anziché in un interlocutore con cui confrontarsi democraticamente.

La necessità di una Costituente

Per costruire una prospettiva davvero credibile di Centro, riformista e democratica, è arrivato ilmomento di dare vita a una Costituente nazionaleche rappresenti concretamente la volontà di mettere in campo un progetto politico largo, plurale, articolato e capace di intercettare letante domande che provengono dalla societàe che, negli ultimi anni, non hanno trovato un interlocutore politico serio, credibile e affidabile.

Una Costituente che, partendo dall’iniziativagià avviata da Pina Picierno, Carlo Calenda e da numerosi gruppi, associazioni, movimenti e partiti, sappia raccogliere anche il contributo di tuttequelle culture politiche che, per loro natura, non possono riconoscersi nelle derive del radicalismo, dell’estremismo, del massimalismo e del populismo.

Una scelta per la democrazia

Ecco perché oggi si impone una nuova, aggiornata e contemporanea Costituente di Centro.

Non soltanto per dare finalmente forma compiuta a un progetto politico che ancora non esistenella sua piena organicità, ma soprattutto per salvaguardare e rafforzare la qualità della nostra democrazia, evitando che continuino ad affievolirsii principi e i valori fondanti della Costituzione.

Più di 50 agenti feriti. Pietre e bombe carta contro la polizia, come previsto degenera l’Alta felicità

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INCENDIATI SEI MEZZI DEI CARABINIERI 

Al corteo organizzato in concomitanza con il Festival “Alta felicità” in Val di Susa un gruppo di manifestanti No Tav ha tentato l’assalto al cantiere dell’alta velocità di San Didero. Diverse decine di attivisti dell’area antagonista hanno lanciato pietre e bombe carta contro le forze dell’ordine che hanno risposto con un lacrimogeni. Sono state incendiate sei camionette dei carabinieri, sono più di 50 gli agenti feriti e altrettanti i manifestanti. Molti  a volto coperto si sono diretti verso il cantiere di Chiomonte. La marcia con migliaia di partecipanti era partita nel  pomeriggio da Venaus. Alcuni tratti della A32 sono stati chiusi e i treni sospesi.

Scontri No Tav, il Siulp dice “basta!”

Torino, 25 luglio 2026 – In seguito ai violenti scontri avvenuti in Val di Susa, il Segretario Generale Provinciale del SIULP Torino, Eugenio Bravo, interviene con una dura presa di posizione sul bilancio degli eventi e sulla tutela degli appartenenti alle Forze dell’Ordine.

«Ancora una volta ci troviamo a commentare un bilancio inaccettabile: circa un centinaio di appartenenti alle Forze dell’Ordine feriti durante gli scontri avvenuti in Val di Susa. Un copione che si ripete puntualmente ogni anno e che non può più essere archiviato con le solite dichiarazioni di circostanza e con l’ennesima solidarietà di facciata.

È ormai evidente che il cosiddetto Festival dell’Alta Felicità rappresenta da anni il contesto all’interno del quale centinaia di antagonisti, delinquenti e violenti italiani ed europei si organizzano per assaltare, travisati, il cantiere e attaccare violentemente uomini e donne in divisa. È undato di fatto che si ripete sistematicamente e che non può più sorprendere nessuno.

Risulta incomprensibile come vi siano ancora politici e commentatori che fingano stupore davanti a quanto accade. È un’ipocrisia che offende chi, ogni anno, paga il prezzo più alto con ferite, ricoveri ospedalieri e conseguenze fisiche e psicologiche per aver semplicemente svolto il proprio dovere al servizio dello Stato.

“Basta”

Se davvero si vuole prevenire il ripetersi di queste violenze, occorre assumere decisioni chiare e coraggiose. Non è più accettabile consentire che situazioni già note da anni continuino a degenerare in gravissimi episodi di guerriglia urbana. La prevenzione non si realizza con le parole, macon scelte politiche e amministrative concrete.

Siamo stufi della mediocrità di chi prende decisioni con leggi sulla sicurezza praticamente “inutili”. E siamo stanchi delle passerelle istituzionali e delledichiarazioni di solidarietà rilasciate a giochi fatti. Di quella solidarietà non sappiamo più cosa farcene.

La solidarietà non impedisce che decine di poliziotti, carabinieri e finanzieri finiscano in ospedale. Non protegge chi ogni giorno indossa una divisa ed è mandato ad affrontaresituazioni di estrema violenza.

“Si è sfiorata la tragedia”

In questa occasione si è addirittura sfiorata la tragedia. Si è sfiorato il morto. E non è nemmeno la prima volta. Non possiamo consentire che il rischio di perdere la vita tra gli appartenenti alle Forze dell’Ordine diventi un fatto da archiviare con rassegnazione.

Chi indossa una divisa, in questi contesti, non si trova semplicemente a gestire una manifestazione, ma viene esposto a veri e propri attacchi con strumenti e modalità che mettono concretamente a rischio la vita degliOgni volta si sfiora l’irreparabile, ogni volta si promettono interventi, ogni volta tutto torna come prima. È una deriva inaccettabile per uno Stato di diritto.

Chi indossa una divisa, in questi contesti, non sitrova semplicemente a gestire una manifestazione, ma viene esposto a veri e propri attacchi con strumenti e modalità che mettono concretamente a rischio la vita degli operatori: bombe incendiarie, ordigni artigianali, bombe carta, pietre lanciate anche attraverso strumenti rudimentali come fionde, razzi e altri oggetti contundenti.

Le richieste del SIULP

Da decenni il SIULP di Torino denuncia criticità, propone soluzioni e chiede interventi normativi e organizzativi efficaci. Da decenni, però, le nostre richieste restano inascoltate.

Chi ha avuto responsabilità politiche e istituzionali in questi anni dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere che, di fronte a problemi così evidenti e ripetuti, non sono state date risposte adeguate.

Il cantiere TAV rientra tra gli obiettivi sensibili strategici nazionali e la sua tutela rappresenta una priorità dello Stato. Per questo motivo, l’impiego di militari, con compiti e responsabilità ben definiti, non può essere considerato una scelta folle o straordinaria, ma uno strumento possibile per garantire una migliore gestione delle risorse e consentire alle Forze dell’Ordinedi essere maggiormente disponibili per gli altri contesti urbani e territoriali.

Allo stesso modo, di fronte a una situazione che si ripete da anni con le medesime modalità violente, riteniamo che vietare manifestazioni che rappresentano il presupposto per questi episodi debba essere valutato come unascelta necessaria e inderogabile nell’interessedella sicurezza pubblica.

L’appello alla politica

Se una classe politica sulla scena nazionale da decenni non è in grado di garantire il rispetto dello Stato di diritto, di far applicare le leggi e di assicurare la tutela degli operatori di polizia, dovrebbe avere il coraggio e la responsabilità di fare un passo indietro, lasciando spazio ad altri che, ci auguriamo, siano maggiormente capaci di affrontare e risolvere questi problemi.

Il SIULP Torino non intende più assistere passivamente a questa continua orribile situazione. Se la politica continuerà a dimostrarsi incapace di garantire un’adeguata tutela agli appartenenti alle Forze dell’Ordine, il sindacato valuterà ogni iniziativa legittima e consentita per difendere con maggiore forza la dignità, la sicurezza e i diritti di tutti gli operatori di polizia.

Torino, 25 luglio 2026

Ufficio Stampa SIULP