ilTorinese

Torino e’ una citta’ vecchia. Solitudine e squilibrio demografico

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I quartieri piu’ anziani: Borgo Po, Mirafiori e Pozzo Strada.

Torino è oggi una delle città più anziane d’Italia. I dati dell’ISTAT parlano chiaro: l’età media supera i 48 anni e oltre il 26 per cento dei residenti ha più di 65 anni. Un primato che non resta confinato alle statistiche, ma si riflette nella vita quotidiana, nei ritmi della città, nel modo in cui gli spazi vengono vissuti e attraversati.Molti anziani vivono soli con la speranza di restare autonomi; abitano in case grandi, pensate per famiglie che nel tempo si sono ridotte o scomparse. Oltre alla povertà economica, a pesare è la solitudine: una condizione diffusa e silenziosa che raramente diventa emergenza, ma che segna profondamente la qualità della vita. A Torino la solitudine è diventata una delle forme più diffuse di fragilità urbana.

Molti anziani conducono una vita ordinata e autonoma, ma con relazioni sempre più ridotte. Il quartiere, un tempo rete di conoscenze e vicinanza, si è progressivamente assottigliato. Le giornate scorrono tra casa, piccoli acquisti e qualche visita medica. Non è un isolamento drammatico, ma una solitudine lenta e quotidiana. Questo invecchiamento non è casuale, e’ il risultato di una storia lunga: Torino è stata città industriale, città del lavoro stabile, della permanenza.

Chi oggi è anziano ha spesso vissuto tutta la propria vita nello stesso quartiere, nello stesso palazzo: le radici sono profonde. I giovani, invece, arrivano per studiare o per le prime esperienze lavorative, ma difficilmente restano a lungo. La città forma competenze, ma fatica a trattenere le nuove generazioni. Il risultato è uno squilibrio demografico che tende a crescere nel tempo. Accanto a questa Torino anziana esiste però una città giovane e temporanea, migliaia di studenti arrivano ogni anno nelle università cittadine e si concentrano soprattutto in quartieri come San Salvario, Vanchiglia o Aurora. La loro presenza porta movimento, nuovi locali, affitti brevi, ma raramente si trasforma in radicamento stabile.

È una vitalità che anima i quartieri, ma che spesso resta di passaggio. Da un punto di vista territoriale, dunque, Torino non invecchia in modo uniforme: alcuni quartieri presentano una popolazione molto anziana, con un ricambio quasi assente. È il caso delle zone residenziali storiche come la collina torinese, Borgo Po, Mirafiori e alcune aree di San Paolo e Pozzo Strada, dove vivono soprattutto famiglie di lunga data e pensionati. In questi quartieri la città appare più ferma, i cambiamenti più lenti, le relazioni spesso consolidate ma ristrette. Ne emerge una Torino divisa anche per età, dove l’invecchiamento segue linee geografiche precise e contribuisce a creare città diverse dentro la stessa città. In questo equilibrio fragile svolge un ruolo importante anche il lavoro di cura.

In molte case torinesi l’assistenza agli anziani è affidata a donne straniere, soprattutto dell’Est Europa e dell’America Latina. Le badanti, infatti, sono diventate una presenza quotidiana insostituibile nei condomini e nei quartieri, svolgono, infatti, un ruolo fondamentale nel mantenere l’autonomia delle persone anziane, ma restano spesso invisibili nel racconto pubblico della città. Questa situazione pone una sfida importante.

Da un lato aumentano i bisogni di assistenza, di servizi di prossimità e di politiche per la non autosufficienza. Dall’altro, il rischio è quello di una città sempre più statica, poco attrattiva per chi è giovane. Eppure gli anziani non sono soltanto un problema da gestire, rappresentano, al contrario, una risorsa: tempo, esperienza, memoria, presenza nei quartieri. La vera questione è se Torino saprà trasformare il proprio invecchiamento in un progetto di città più solidale e inclusiva, oppure se continuerà semplicemente a invecchiare, lentamente, in silenzio.

Di Maria La Barbera

“Pinerolese e Valli”… un futuro turistico-economico d’eccellenza

Alla “Fondazione Malva Arnaldi” di Bibiana, un incontro fra le varie “anime” del territorio per definire un proficuo gioco di squadra

Giovedì 26 marzo, ore 14

Bibiana (Torino)

Siamo all’imbocco della Val Pellice, in uno dei punti nevralgici dell’Unione Montana del Pinerolese. Simbolico il luogo d’incontro. Quella “Fondazione Malva Arnaldi” di via San Vincenzo 48, a Bibiana (nata come “Ente Morale” nel 1931 e diventata “Fondazione del Terzo Settore” nel 2021, oggi presieduta da Danilo Breusa), che oltre a curare i “campi-collezione” di melepere uva, mette al centro di progetti di sperimentazione e aggregazione agricola antiche varietà di frutta, tanto da portare, nel tempo, al riconoscimento di “nuovi vini DOC” e alla nascita dell’Associazione “Antiche mele piemontesi”. Non si poteva dunque trovare luogo significativamente migliore per ospitare l’incontro dal titolo “Pinerolese e Valli: turismo, gusto, identità. Dalla vocazione alla destinazione”, promosso dal “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli” per riflettere sulle potenzialità di un’area “che chiede di passare da una semplice attitudine naturale a una vera e propria strategia di sistema”. Tema chiave della giornata sarà infatti “la necessità di fare rete per costruire un modello di turismo enogastronomico integrato, capace di mettere a sistema le diverse anime che compongono l’offerta del territorio”.

L’incontro vedrà la partecipazione di figure di spicco delle Istituzioni e del “settore agroalimentare”, impegnate in un confronto serrato e concreto a tracciare un possibile “percorso comune” che sia in grado di unire commercio, agricoltura e sport sotto un’unica visione di “sviluppo turistico”. Coordinatore il giornalista “Mediaset” Beppe Gandolfo, tra i relatori interverranno Maria Luisa Coppa, presidente di “Ascom Torino” e vicepresidente della torinese “Camera di Commercio”, e Paolo Bongioanni, assessore della “Regione Piemonte” con deleghe al “commercio, agricoltura, cibo, turismo e sport”, a testimonianza della trasversalità necessaria per far crescere la destinazione Pinerolese. Il dibattito entrerà nel merito delle dinamiche produttive e culturali con il contributo di Silvio Barbero, del Comitato esecutivo dell’“Università di Scienze Gastronomiche” di Pollenzo, che analizzerà il legame profondo tra la terra e la tavola come elemento di attrazione turistica consapevole. Ad arricchire la tavola rotonda, porteranno il loro contributo anche Luigi Caricato, scrittore e oleologoAnnalisa Renzi per la “Fondazione UNA – Uomo, Natura, Ambiente” e Rossana Turina, presidente del “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli”, che porterà l’esperienza diretta di chi ogni giorno lavora per la promozione di queste vallate”. Argomento in discussione nel pomeriggio, le strade da seguire per trasformare le “produzioni tipiche” e il “paesaggio agrario” in “esperienze turistiche memorabili”, capaci di attrarre un pubblico nazionale e internazionale interessato all’autenticità e alla qualità della vita.

“L’enogastronomia – dichiara Rossana Turina, presidente del ‘Consorzio Turistico Pinerolese e Valli’ –  non è solo un biglietto da visita, ma un vero motore del nostro sviluppo turistico. Il nostro obiettivo è stimolare un salto di qualità culturale: vorremmo che ogni operatore, dall’albergatore al ristoratore, diventasse il primo ambasciatore delle eccellenze del territorio. Conoscere i prodotti locali, proporli con orgoglio e raccontarne la storia significa elevare l’esperienza dell’ospite, trasformando un semplice soggiorno in un viaggio nei sapori autentici.  E aggiunge: “C’è di più: fare rete intorno ai nostri prodotti significa far crescere l’intero tessuto economico. Vogliamo innescare un meccanismo virtuoso che porti a ripensare le dinamiche della produzione in chiave turistica, creando un legame indissolubile tra chi coltiva la terra e chi accoglie il viaggiatore. Questo incontro vuole essere uno stimolo concreto per passare dalla consapevolezza all’azione: solo mettendo a sistema le nostre identità potremo dare al Pinerolese la forza di una destinazione competitiva e moderna”.

E alla Turina, fa eco Maria Luisa Coppa, presidente “Ascom Torino”: “Il Pinerolese e le sue Valli esprimono una vocazione turistica legata a un turismo dolce, slow, attento alla scoperta autentica dei luoghi, dei paesaggi e delle comunità. È un territorio che si presta in modo particolare a questo approccio perché unisce la dimensione ‘outdoor’, fatta di cammini, trekking e natura, a una forte identità storica e culturale, che va dalla tradizione cavalleresca di Pinerolo ai luoghi d’arte e di spiritualità diffusi sul territorio. L’enogastronomia rappresenta, in questo quadro, un autentico volano per il turismo, perché raccoglie e rende riconoscibile l’anima più profonda del territorio. La sfida, oggi, è compiere un passo ulteriore, trasformando questa ricchezza in un’offerta turistica sempre più strutturata e capace di generare valore diffuso per il territorio, per il commercio e per l’intero sistema delle imprese locali”. Per partecipare all’incontro, è necessario confermare la presenza all’indirizzo info@turismopinerolese.it . “Sarà un’occasione fondamentale – concludono i promotori – per passare dalle parole ai fatti, consolidando quella rete tra pubblico e privato che è l’unica base solida su cui fondare una destinazione turistica moderna, sostenibile e orgogliosa della propria identità”.

g.m.

Nelle foto: Maria Luisa Coppa e Rossana Turina

Merlo: Referendum, serve una forza di Centro riformista e di governo

“I vincitori del referendum sulla giustizia sono, oggettivante, i magistrati, l’ANM, la sinistra
radicale, massimalista ed estremista del nostro pese. È inutile girarci attorno e va riconosciuto
onestamente sino in fondo. Al contempo, è altrettanto evidente che d’ora in poi il conflitto politico
sarà ispirato ad una vera e propria radicalizzazione della lotta politica. Senza esclusione di colpi,
per distruggere definitivamente l’odiato nemico politico.
Ed è proprio in questo contesto che quasi si impone la necessità, e il dovere politico, di dar vita
ad un luogo politico centrista, autenticamente riformista e di governo che cerchi di mettere in
discussione quella radicalizzazione violenta del confronto politico che ha caratterizzato, del resto,
la recente campagna elettorale referendaria. E che, soprattutto, può contribuire a salvare e a
rafforzare la qualità della nostra democrazia e la credibilità delle nostre istituzioni democratiche”.

On. Giorgio Merlo, Presidente nazionale Scelta cristiano popolare.

Nodes, un ecosistema di ricerca e innovazione

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A conclusione del programma NODES – Nord Ovest Digitale E Sostenibile, l’Ecosistema dell’Innovazione finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Next Generation EU, presenta i risultati delle attività realizzate e l’impatto generato su ricerca, imprese e territori nel corso di oltre tre anni di attività e il contributo offerto al rafforzamento del sistema della ricerca e dell’innovazione nel Nord Ovest e nel Paese.

Nato all’interno del programma nazionale degli Ecosistemi dell’Innovazione, NODES ha avuto l’obiettivo di rafforzare la capacità di collaborazione tra università, imprese e territori, accelerando il trasferimento tecnologico, sostenendo la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e favorendo lo sviluppo di competenze avanzate per accompagnare la doppia transizione digitale ed ecologica.

Con una dotazione complessiva di oltre 112 milioni di euro, il programma ha coinvolto 33 partner tra universitàcentri di ricerca e attori dell’innovazione, attivando un ampio sistema di collaborazioni tra università, imprese, pubbliche amministrazioni e territori. Le attività si sono sviluppate principalmente nei territori di Piemonte, Valle d’Aosta e nell’area occidentale della Lombardia, rafforzando allo stesso tempo la cooperazione con università e imprese delle regioni del Sud Italia, attraverso un investimento dedicato di circa 15 milioni di euro, in linea con gli obiettivi nazionali di sviluppo e coesione territoriale.

“Innovare oggi significa trasformare la conoscenza scientifica in valore concreto per imprese e territori. L’Ecosistema NODES ha contribuito a costruire ponti tra università, ricerca e sistema produttivo, accompagnando la trasformazione digitale ed ecologica del Paese. Il progetto ha rappresentato un’ottima palestra per testare le ricadute su tutto il territorio delle competenze tecnologiche e scientifiche messe a disposizione dagli atenei”, dichiara Stefano Corgnati, Presidente dell’HUB NODES e Rettore del Politecnico di Torino.

Un ecosistema di ricerca e innovazione

Il modello NODES si fonda infatti sulla collaborazione tra università, imprese e territori e sull’organizzazione delle attività in sette Spoke tematici, coordinati dagli Atenei partner dell’Ecosistema.

Gli Spoke hanno sviluppato progetti di ricerca e innovazione in ambiti strategici per lo sviluppo sostenibile, tra cui:

  • aerospazio e mobilità sostenibile
  • green technologies e industria sostenibile
  • turismo e industria culturale
  • montagna digitale e sostenibile
  • salute e silver economy
  • agroindustria primaria
  • agroindustria secondaria

Questo modello ha permesso di mettere in rete competenze scientifiche, infrastrutture di ricerca e capacità imprenditoriali, favorendo la nascita di nuove collaborazioni e la sperimentazione di soluzioni innovative con ricadute concrete sul territorio.

I risultati e l’impatto del programma

Nel corso dei tre anni di attività, NODES ha sostenuto numerosi progetti di ricerca applicata, trasferimento tecnologico e innovazione, contribuendo a rafforzare in modo concreto il dialogo tra sistema accademico e sistema produttivo.

Le iniziative dell’Ecosistema hanno coinvolto centinaia di ricercatori, innovatori, studenti e professionisti, favorendo lo sviluppo di nuove competenze e modelli di collaborazione tra ricerca e imprese. In questo contesto, un ruolo centrale è stato svolto dalle attività di supporto alle imprese e alle startup innovative, attraverso programmi di accompagnamento all’innovazione, formazione imprenditoriale e strumenti di accelerazione.

In particolare circa l’80% delle imprese coinvolte in NODES riconosce l’impatto positivo del ruolo degli Atenei nei processi di innovazione delle imprese.

Nel complesso, NODES ha generato un impatto significativo sul territorio, rafforzando le connessioni tra università, imprese e istituzioni e sostenendo la diffusione di conoscenze e competenze avanzate. Le attività sviluppate hanno contribuito ad aumentare la capacità dei territori di generare innovazione, attrarre talenti e favorire la crescita di imprese ad alto contenuto tecnologico, consolidando il ruolo del Nord Ovest come uno dei principali poli italiani della ricerca e dell’innovazione.

Un risultato particolarmente rilevante riguarda lo sviluppo tecnologico dei Proof of Concept Accademici: le soluzioni sviluppate hanno registrato un avanzamento medio di due livelli di maturità tecnologica (TRL 4 → 6), avvicinandosi alla fase di applicazione sul mercato. I PoC accademici si sono anche rivelati un potente catalizzatore di nuove collaborazioni con aziende, enti industriali e partner territoriali. Un percorso che si traduce anche in nuove imprenditorialità: 10 startup e spin-off avviati, con 2 ulteriori realtà in fase di costituzione.

L’impatto sulle imprese dell’Ecosistema è altrettanto significativo: il 92% ha sviluppato nuovi prodotti o servizi o innovato quelli esistenti, risultato che contribuisce alla crescita e all’espansione dei mercati di riferimento già nel breve-medio termine, mentre l’89% ha introdotto innovazioni di processo, rafforzandone efficienza e competitività nel medio-lungo periodo. Inoltre, il 79% delle imprese dichiara di aver coinvolto giovani neo-laureati o alla prima esperienza professionale nelle attività di ricerca e innovazione, lasciando emergere una forte domanda di nuove competenze e una crescente apertura delle imprese verso giovani talenti.

Uncem: che fare per acqua, foreste, ghiacciai

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Si celebrano insieme, in due giorni, acqua, foreste, ghiacciai. Tre Giornate internazionali, evocate anche  a Che tempo che fa e in tante situazioni dai media. Due giorni che cosa lasciano? Uncem da sempre lavora su questi temi chiedendo percorsi politici. Chiedendo che siano la Politica, le Istituzioni, a tracciare pecorsi senza arretrare, guardando avanti. Ma siamo tutti noi Politica. Attivi. Non diamo la colpa, non gettiamo veli e non chiediamo sempre ad altri. Impegniamoci noi, Comuni, Enti locali montani. Anche noi dobbiamo cambiare passo. Le Green Community sono il naturale perimetro di queste azioni che passano dalla valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali, dalla costruzione di scelte oltre i singoli campanili. Sui servizi ecosistemici, è necessario dare pieno valore all’acqua e alle foreste. Togliamo di mezzo ideologie e millantatori sui crediti di carbonio forestali. Facciamo ordine dicendo che sono il mezzo e non il fine per la pianificazione e la gestione forestale sostenibile. Sull’acqua, si introduca in tutte le Regioni una percentuale della tariffa del ciclo idrico integrato, senza aumentarla, che torni al territorio montano, attraverso gli Enti locali sovracomunali, per la prevenzione del dissesto e la tutela delle fonti. Ci sono 200milioni di euro potenziali annui, con una percentuale tra il 3 e il 5% di quello che le famiglie pagano l’anno. Sul legno, si creino accordi tra proprietari forestali, Enti locali, imprese: le filiere foreste-legno-energia sono pezzo portante delle rinnovabili. Scegliere il legno è presente. Per fare calore, per fare case, per essere meno dipendenti dall’estero. Serve la Politica. Servono azioni di giustizia sociale, necessarie, come scrive la Laudato Si, come recita un sano e duraturo Green Deal. No alle semplificazioni. È un percorso politico complesso quello in cui vogliamo essere. Non basta dire che investiamo qualche risorsa economica, è greenwashing. Non bastano promesse o dichiarazioni. La montagna garantisce l’acqua perché le foreste sono gestite e non più abbandonate. Perché ci sono comunità che vivono i territori, i paesi. I ghiacciai dipendono dalla nostra capacità di essere lungimiranti. Anche qui, serve la Politica. Che sappia essere impegnata negli investimenti, non solo di soli e nel riconoscere i ruoli dei territori connessi tra loro, i flussi tra Città e Montagne. Ne abbiamo bisogno, e i Comuni insieme sono chiamati a fare la loro parte”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Torino ospita una nuova tappa del Net Forum 2026

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Martedì 24 marzo, nella cornice di Palazzo Barolo

Torino ospita una nuova tappa del Net Forum 2026, il percorso di confronto e approfondimento sui cambiamenti del sistema produttivo e del mercato del lavoro. L’appuntamento è per martedì 24 marzo alle ore 14.30, nella cornice di Palazzo Barolo, nel cuore cittadino.

Il focus dell’incontro, dal titolo “Dalla fabbrica al territorio: competitività, competenze e governance” è costruire una base comune di lettura del sistema economico produttivo, andando oltre una fotografia settoriale e frammentata. La sessione inaugura i lavori del workshop con un approccio sistemico alle filiere industriali, con particolare attenzione al comparto della meccanica, strategico per il territorio piemontese e nazionale. Obiettivo centrale dell’incontro è quello di fornire strumenti di interpretazione condivisi sulle trasformazioni in atto, mettendo in relazione dinamiche produttive, territori e mercato del lavoro, per favorire un dialogo efficace tra istituzioni, imprese e sistema formativo.

L’evento è co-progettato con Sviluppo Lavoro Italia, il quale darà un contributo chiave attraverso l’analisi basata sui dati di Labour Market Intelligence, che offre un inquadramento aggiornato delle principali dinamiche occupazionali e delle criticità legate al mismatch di competenze lungo le filiere industriali.

L’analisi consentirà di individuare i nodi strutturali tra domanda di lavoro e offerta di competenze, ponendo le basi per il lavoro di approfondimento successivo. Nel corso della sessione, verrà inoltre illustrato il disegno dell’indagine “Quali-quantitativa” che Sviluppo Lavoro Italia approfondirà nelle prossime settimane. L’indagine, attraverso il coinvolgimento di testimoni privilegiati, mira a rilevare in modo puntuale il disallineamento tra fabbisogni professionali delle imprese e offerta formativa, fornendo evidenze utili nell’orientamento delle politiche del lavoro e della formazione più efficaci.

L’evento si rivolge a rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, delle parti sociali, della formazione e della ricerca, e rappresenta un’occasione di confronto aperto sui grandi temi dello sviluppo, del lavoro e delle competenze.

Mara Martellotta

Spettacolare tappa finale del circuito di Coppa Italia Boulder

DAL ZOTTO E SALVATORE TRIONFANO 

SALVATORE E GIACANI SOLLEVANO IL TROFEO DI CIRCUITO

È andata in scena al Crazy Center di Prato la spettacolare tappa finale del circuito di Coppa Italia Boulder.

La tracciatura dei blocchi, impostata dal team di tracciatori FASI capitanati da Igor Simoni, ha portato a un notevole impegno fisico e mentale degli atleti, in tutte le fasi di gara.

Durante le qualifiche maschili è stato subito evidente il tasso di complessità dei tracciati proposti: solo i primi due classificati sono riusciti a chiudere tutti e 5 i blocchi. Niccolò Antony Salvatore (Fiamme Rosse) ha realizzato 4 top flash su 5 e Nicolo Sacripanti (The Change SSD) 2 top flash su 5. Si è piazzato in terza posizione Giovanni Bagnoli (Crazy Center), sostenuto dal tifo di casa, con 4 top (di cui 2 flash) e 1 zona.

Nelle qualifiche femminili solo le quattro atlete in testa alla classifica hanno risolto tutti e 5 i blocchi: Irina Daziano (InOut) e Stella Giacani (Fiamme Gialle) hanno condiviso la prima posizione, mentre in terza piazza si sono piazzate Federica Papetti (Rock Brescia) e Giulia Rosa (Ragni di Lecco).

Le semifinali si sono rivelate tecniche, strategiche e complesse, giocate sulla lotta punto a punto fra i vari atleti. Sul fronte maschile Niccolò Antony Salvatore ha bissato il primo posto delle qualifiche, essendo stato l’unico a portarsi a casa il secondo blocco. Coi suoi 3 top ha tenuto la testa della classifica, seguito dal fratello Mattia Salvatore (Gollum Climbing Academy) e da Giovanni Bagnoli (Crazy Center).

Nel comparto femminile si è posta in testa al gruppo la Giacani, con 3 top (di cui 2 flash) e 1 zona, seguita da Giulia Previtali (Climberg ASD), con 3 top e 1 zona. All’inseguimento Irina Daziano, Miriam Fogu (Arrampicata Libera) e Caterina Dal Zotto (We Rock).

La finale maschile è stata dominata da Niccolò Antony Salvatore, che ha affrontato ogni salita con concentrazione, capacità di lettura del blocco e grande sicurezza esecutiva, dimostrando notevole padronanza delle scelte tecniche e strategiche.

Ha suggellato la sua vittoria conquistando in modalità flash il quarto blocco, che era stato inafferrabile per tutti i suoi rivali. Sul secondo gradino del podio è salito un ottimo Giovanni Bagnoli, con 3 top, e sul terzo Mattia Salvatore, con 2 top e 2 zone. Niccolò, con questo ennesimo oro, dopo quello conquistato nella tappa di Cuneo e il quinto posto della prova di Mozzate, ha conquistato con indubbio merito anche il titolo di circuito.

Per Salvatore si tratta della seconda vittoria consecutiva della Coppa Italia assoluta, solo che quest’anno l’ha conseguita con la maglia del Gruppo Sportivo dei Vigli del Fuoco, nel suo primo anno da atleta professionista. Sul podio di circuito con lui sono saliti due atleti diciassettenni, che hanno dimostrato di essere in continua crescita, sia dal punto di vista tecnico che nell’approccio mentale: Giovanni Bagnoli, acclamato dal pubblico pratese, che ha conquistato l’argento, e il romano Tommaso Milanese, che ha fatto suo il bronzo.

Nella sfida fra le 8 specialiste dei blocchi approdate alla finale, è stata la ventiduenne trevigiana Caterina Dal Zotto ad aggiudicarsi la vittoria, con una grandissima prova di carattere, decisione e abilità tecnica. È stata infatti l’unica atleta che è riuscita a risolvere il quarto blocco, e con 3 top e 1 zona ha conquistato la sua prima, meritatissima, vittoria in Coppa Italia. Per la piazza d’onore si è disputato un appassionante testa a testa fra Irina Daziano e Stella Giacani. È stata la chiusana Daziano a conquistare l’argento, con 2 top e 2 zone (69,8 punti), mentre l’anconetana Giacani si è aggiudicata il bronzo con 2 top e 2 zone (68,6 punti). Poco dopo però ha dovuto salire due posizioni più in alto sul podio, per festeggiare la meritatissima vittoria del trofeo di circuito. Dopo l’oro a Cuneo e il bronzo a Mozzate ha nettamente confermato di rappresentare una delle certezze più luminose del parterre di atlete della scena agonistica nazionale.

Irina Daziano si è aggiudicata l’argento anche nel podio di circuito, grazie alla sua grinta e alle sue capacità tecnico-atletiche, confermando saldamente il suo ritorno nel giro delle migliori specialiste dei blocchi italiane.

Caterina Dal Zotto, che aveva collezionato dei buoni piazzamenti nelle tappe precedenti, con l’oro odierno è riuscita anche a guadagnarsi il terzo gradino del podio assoluto di circuito.

Si è proceduto infine alla premiazione del circuito a squadre: bronzo per la Star Wall Climbing Roma, argento per il Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle e oro per il Crazy Center di Prato.

A premiare i protagonisti di questa giornata di competizioni sono intervenuti il referente del CONI di Prato, Massimo Taiti, il Presidente FASI, Davide Battistella, il DT delle squadre Nazionali, Davide Manzoni, e la Presidentessa del Comitato regionale Toscana della FASI, Lisa Pellegrini.

Un grazie speciale va proprio a Lisa Pellegrini e Cristiano Ticci, padroni di casa del Crazy Center, per aver ospitato con un’ottima organizzazione questa importante tappa di Coppa.

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Le dichiarazioni:

Niccolò Antony Salvatore: “Oggi mi sentivo fisicamente molto bene, e anche per questo diciamo che mentalmente è stata un po’ più difficile, soprattutto in finale. Perché partire per ultimo lo soffro sempre un po’. E come ho gestito mentalmente la gara è la cosa di cui vado più fiero oggi, soprattutto dopo il piccolo problema che ho avuto al braccio – che per fortuna adesso non ha risentimenti -. Ho cercato di scalare senza pensarci, perché sennò sono sicuro che mi avrebbe limitato molto. Il mio desiderio principale per quest’anno è di tornare a gareggiare in Coppa del Mondo: mi sento in forma e spero di andare e fare del mio meglio. Ringrazio i miei allenatori e il Gruppo Sportivo dei Vigili del Fuoco che mi permettono di fare della mia passione il mio lavoro.”

 

Caterina Dal Zotto: “Sicuramente negli ultimi due anni, dalla prima finale a Bressanone, sono cresciuta sia fisicamente che mentalmente. Ho assunto un po’ di consapevolezza sulle mie capacità e su quello che posso fare. Oggi ho scalato libera, volendo fare questi top. E questo è il risultato. Grazie al mio allenatore Riccardo e a tutte le figure che mi stanno accanto, grazie mamma e papà.

Fisicamente stavo molto bene, mentalmente ho preso questa gara come se fosse un allenamento, in vista dei Trials della prossima settimana, in cui spero di fare del mio meglio.”

 

Stella Giacani: “Questa vittoria per me è molto importante perché rappresenta il raggiungimento di uno degli obiettivi che io e il mio allenatore ci eravamo prefissati per questa stagione. Ci sono stati grandi progressi in questi anni, ma sono anche consapevole del grande lavoro che c’è stato dietro, per questo non do nulla per scontato. Ora mi piacerebbe godermi questa vittoria e non vedo l’ora di mettermi in gioco nelle prossime sfide più motivata che mai!”

 

Cristiano Ticci e Lisa Pellegrini del Crazy Center di Prato: “È stata una due giorni avvincente, di grandissimo livello, con un’ampia partecipazione di pubblico. Una manifestazione che per noi si è conclusa nel migliore dei modi, con la vittoria della medaglia d’oro nel circuito a squadre, e con il secondo posto di tappa e assoluto per il nostro Giovanni Bagnoli nella competizione maschile. Un sentito grazie va a tutti i nostri ragazzi, Federica Mabboni, Simone Mabboni ed Emiliano Zingrini, alla Federazione, ai dipendenti del Crazy Center che hanno reso possibile un evento di tale portata, e a tutti coloro che ci sono sempre al fianco”.

 

Davide Battistella, Presidente F.A.S.I.: “Si conclude il circuito di Coppa Italia, un circuito di alto profilo e molto combattuto. Gare molto belle, ottimamente tracciate, un’ottima partecipazione di pubblico. Come Federazione siamo molto molto soddisfatti e ringraziamo le ASD che ci hanno supportato in questo percorso, che hanno ospitato le competizioni.

Questo weekend si terrà al Centro Tecnico Federale di Arco un trial di selezione per le gare internazionali, dopodiché partirà la stagione agonistica internazionale e siamo fiduciosi che arrivino bei risultati, i ragazzi sono in forma. Il lavoro che viene svolto proprio sul Boulder, ad Arco, con i tecnici nazionali, coordinati dalla direzione tecnica di Davide Manzoni, è molto intenso, molto proficuo, e sono convinto che darà i suoi frutti. Un grande in bocca al lupo ai nostri atleti.”

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 Torino tra le righe

Le ottanta domande di Atena Ferraris: quando capire se stessi è il mistero più difficile
Ci sono romanzi che si leggono per scoprire come va a finire. E poi ci sono storie come Le ottanta domande di Atena Ferraris di Alice Basso, che si leggono per restare dentro una mente, un modo di vedere il mondo, una voce che continua a farti compagnia anche dopo l’ultima pagina.
Atena Ferraris non è una protagonista qualsiasi. È una di quelle persone che osservano tutto, analizzano, cercano risposte dove gli altri si accontentano di intuizioni. Le domande, per lei, non sono un vezzo: sono una necessità. E quando le risposte non arrivano, il mondo diventa un luogo ancora più difficile da abitare.
Nel cuore di una Torino contemporanea, fatta di relazioni, lavoro e fragili equilibri quotidiani, Atena si muove con cautela, cercando di decifrare non solo un mistero – quello di una lettera minatoria che coinvolge una sua amica – ma soprattutto se stessa. Perché, in fondo, il vero enigma non è mai quello che sembra.
Autrice amatissima da librai e lettori, Alice Basso è nata a Milano ma vive e lavora a Torino, città che spesso fa da sfondo alle sue storie. Dopo il grande successo della serie dedicata a Vani Sarca, ha saputo conquistare ancora una volta il pubblico con il personaggio di Atena Ferraris, confermando una cifra stilistica riconoscibile: ironia intelligente, personaggi profondi e una straordinaria capacità di raccontare le relazioni umane senza mai appesantirle.
Alice Basso costruisce attorno ad Atena un microcosmo vivo, fatto di personaggi che non sono semplici comparse, ma presenze reali, con un peso emotivo preciso. Tra questi, spicca Jacopo: non un eroe ingombrante, non un salvatore, ma una presenza. E in un panorama narrativo spesso dominato da figure maschili eclatanti, è proprio questa sua discrezione a renderlo interessante. Jacopo non invade, non travolge: resta. E, restando, cambia le cose.
La forza del romanzo sta tutta qui: nella capacità di raccontare relazioni autentiche senza mai scivolare nel melodramma. L’ironia sottile di Atena alleggerisce anche i momenti più complessi, trasformando la leggerezza in una vera e propria strategia di sopravvivenza. Si ride, sì, ma mai per distrazione: si ride per restare in piedi.
E mentre il “giallo” scorre in sottofondo, quasi come una trama parallela, emerge con sempre più forza il cuore del libro: la ricerca di un’identità. Le famose “ottanta domande” diventano il simbolo di un bisogno profondissimo – quello di definirsi, di trovare un ordine, una spiegazione, forse persino un’etichetta. Ma cosa succede quando quella definizione rischia di diventare una gabbia?
Atena lo sa bene: dare un nome alle cose può aiutare, ma può anche limitare. E allora la vera sfida non è trovare tutte le risposte, ma imparare a convivere con le domande.
Lo stile di Alice Basso è, ancora una volta, una certezza: fluido, ironico, mai banale. I dialoghi scorrono con naturalezza, come frammenti rubati alla vita reale, e la narrazione riesce a essere insieme intelligente ed emotiva, senza mai risultare forzata. È una scrittura che accoglie il lettore, lo accompagna, e poi – quasi senza che se ne accorga – lo porta a riflettere.
Le ottanta domande di Atena Ferraris è un romanzo che intrattiene, certo, ma soprattutto fa qualcosa di più raro: fa compagnia. Perché nelle fragilità di Atena, nelle sue esitazioni, nelle sue paure di essere definita o fraintesa, è facile riconoscersi.
E forse è proprio questa la domanda che resta, una volta chiuso il libro:
abbiamo davvero bisogno di tutte le risposte… o possiamo imparare a vivere anche con qualche domanda in più?
MARZIE ESTINI

Quaglieni: Referendum, le riflessioni di uno storico

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

I risultati del referendum sulla giustizia ha visto un’ampia partecipazione al voto di  cittadini che rappresenta un fatto molto positivo, se si considera l’assenteismo che stava caratterizzando la democrazia italiana da molti anni. Un quesito apparentemente tecnico si è rivelato fortemente politico, forse esageratamente politico perché i due fronti in lizza lo hanno politicizzato anche in modo strumentale. La gente è andata al voto e la sinistra ha dimostrato una capacità di mobilitare le masse che la destra non ha mai avuto. Si è parlato di manipolazione della Costituzione e questo argomento ha fatto breccia. Il fronte del SI’, come già più volte avevo sommessamente evidenziato ,si è rivelato inadeguato nei suoi sostenitori, accettando tra le proprie file personaggi come Di Pietro e Malara. Certe espressioni estreme del ministro Nordio si sono rivelate controproducenti perché sono state il corrispettivo delle sparate del procuratore Gratteri. Il Si’ poteva far leva su valori liberali che non sono stati spiegati: quei valori sono stati lasciati in mano alla Fondazione Einaudi romana che ha organizzato una maratona di “smargiassi”  in piazza in cui hanno avuto spazio oves et boves indistintamente. Einaudi si è rigirato nella tomba. Ci sono stati sostenitori del No che hanno criminalizzato la riforma, dando l’impressione di una rinata egemonia politica che sembrava ridimensionata. E’ tornato in vetta l’antifascismo come fossimo tornati al 1945. Oggi ci troviamo di fronte ad un elettorato quasi  spaccato a metà. La stagione delle riforme appare archiviata sine die e la sconfitta del Sì avrà quasi sicuramente ripercussioni anche sul Governo. La situazione internazionale creata da Trump e i gravi contraccolpi economici derivati hanno giocato un ruolo anche  sul voto degli Italiani. In questo ultimo anno di legislatura sarà difficile predisporre una riforma elettorale che pareva sbagliata prima del referendum e oggi appare quasi impossibile da proporre, se non si vuole esasperare le divisioni del Paese. Parlare di premi di maggioranza a chi raggiunge il 40 per cento potrebbe essere considerato “golpismo” o qualcosa di molto simile. Si apre un anno difficile, tutto in salita con un’opposizione  galvanizzata dall’esito referendario. Essa non deve tuttavia illudersi perché un’aggregazione in nome del No non significa affatto la concretizzazione di una maggioranza capace di governare. Meloni dovrebbe cogliere l’occasione di un rimpasto  per sostituire ministri inadeguati e sottosegretari screditati. E’ indispensabile un tagliando al governo, se Meloni vuole sperare in un successo elettorale nel 2027. Tutto il Piemonte – salvo la provincia di Torino – ha votato per il Sì. Un dato che va meditato e studiato.

Foto: TorinoClick