ilTorinese

In bici uomo muore investito da camion dei rifiuti

Un uomo di 73 anni ha perso la vita dopo essere stato investito questa mattina all’incrocio tra corso IV Novembre e via Simioli, a Rivoli. La vittima, residente a poca distanza dal luogo dell’incidente, stava percorrendo la strada in bicicletta quando è stata travolta da un camion dell’azienda  della raccolta rifiuti.

A seguito dell’impatto l’uomo è andato in arresto cardiaco. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 di Azienda Zero, che lo hanno trasportato d’urgenza in ambulanza all’ospedale.

Record storico per l’edizione 2026 di CioccolaTò

Record storico per l’edizione 2026 di CioccolaTò, tornata per il secondo anno consecutivo in Piazza Vittorio Veneto: in cinque giorni la manifestazione ha registrato 200 mila presenze, con una media di 40 mila visitatori al giorno. La giornata più affollata è stata domenica 15 febbraio, con 65.580 ingressi.

La rassegna ha contato 2.500 prenotazioni per gli eventi ospitati in quindici location cittadine, quasi tutti sold out, con altre 1.200 persone in lista d’attesa. Il 91% degli espositori ha già manifestato l’intenzione di tornare nel 2027. Importante anche il risvolto solidale: oltre 5 mila euro raccolti a favore della Fondazione Paideia. Il Paese ospite della prossima edizione sarà il Belgio.

Grande soddisfazione da parte delle istituzioni. Il presidente della Camera di Commercio di Torino, Massimiliano Cipolletta, ha sottolineato il successo della nuova formula della manifestazione, apprezzata da espositori e pubblico, e ha annunciato l’avvio dei lavori per l’edizione 2027, che avrà un respiro sempre più internazionale.

Per l’assessore ai Grandi Eventi della Città di Torino, Domenico Carretta, il ritorno di CioccolaTò a febbraio nel cuore della piazza dove tutto è iniziato si è rivelato una scelta vincente, confermando Torino come capitale del cioccolato e rafforzando il connubio tra tradizione, innovazione e solidarietà.

Anche gli assessori regionali Paolo Bongioanni e Andrea Tronzano hanno evidenziato come il successo dell’edizione 2026 consacri Torino e il Piemonte tra le capitali internazionali del cioccolato, capaci di attrarre visitatori da tutta Italia e dall’estero.

Circa 60 produttori, il 45% provenienti da fuori Torino, 15 Maestri del Gusto e 70 stand hanno animato la piazza, affiancati dalla Casa del Cioccolato e dalla Fabbrica del Cioccolato, trasformando l’area in un grande laboratorio a cielo aperto. Quasi cento appuntamenti tra degustazioni, incontri e dialoghi culturali hanno scandito il programma, mentre la nuova area B2B ha favorito le relazioni tra professionisti del settore. Spazio anche ai più piccoli con l’area kids allestita presso la Scuola Primaria Francesco d’Assisi.

La scelta del Belgio come Paese ospite per il 2027 è maturata dopo la visita di una delegazione belga alla kermesse torinese e l’incontro dedicato alla cultura del cioccolato attraverso i musei Choco-Story, ospitato alla Casa del Cioccolato. Il Choco-Story Torino, inaugurato nel giugno 2024 e parte di una rete internazionale presente in quattordici sedi nel mondo, rappresenta un ponte naturale tra Torino e la tradizione cioccolatiera belga. Il progetto porta la firma dell’imprenditore e collezionista Eddy Van Belle, promotore dei musei del cioccolato a livello globale.

Nel 2027 il Belgio avrà uno spazio dedicato all’interno della manifestazione per raccontare la propria eccellenza artigianale e industriale, rafforzando il dialogo culturale ed economico tra due grandi tradizioni europee del cioccolato.

MARA MARTELLOTTA

Avs, sopralluogo a sorpresa nel Centro di permanenza e rimpatrio

Martedì 17 febbraio le consigliere regionali di AVS Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro hanno effettuato un sopralluogo a sorpresa nel Centro di permanenza e rimpatrio di Torino. 
 “Attualmente le persone detenute qui dentro sono 70, in tre delle sei aree disponibili. Tanti hanno meno di 25 anni, c’è anche un ragazzo appena 18enne: persone arrivate in Italia come minori stranieri non accompagnati, che invece di essere accolte finiscono in questo inferno. Dalla riapertura ne sono transitate ben 600, di cui 80 sono state realmente rimpatriate. Questo dimostra, ancora e per l’ennesima volta, che i CPR sono un esercizio di abietta e inutile crudeltà istituzionale, a maggior ragione se si considera che ci sono casi eclatanti come quelli delle persone marocchine: l’Italia non ha accordi di rimpatrio con il Marocco, questo significa che detenere delle persone marocchine, senza che esista la possibilità di essere riportate in patria è una pena inflitta senza alcuna ragione. Gli atti di autolesionismo si sono moltiplicati esponenzialmente: alcuni hanno ingoiato degli accendini e delle pile; altri ancora si rompono di proposito i piedi e le caviglie: lo fanno perché non hanno altro modo di far capire la sofferenza di stare in quella struttura senza alcuna prospettiva e senza poter fare nessuna attività.

Siamo molto preoccupate, ancora di più all’indomani della sentenza con cui la ex direttrice del Centro è stata ritenuta responsabile del suicidio di Moussa Balde e a pochi giorni dalla morte di un 25enne nel CPR di Bari. La situazione dentro il CPR di Torino è incredibilmente tesa, in netto peggioramento rispetto all’ultima volta che abbiamo visitato la struttura. Resta il problema della vulnerabilità delle persone trattenute, molte delle quali ricorrono a psicofarmaci: da questo punto di vista, ci preoccupa molto quanto sta avvenendo a Ravenna, dove alcuni medici sono indagati per aver fatto il loro lavoro e aver valutato la fragilità di alcune persone per le quali il CPR comporterebbe traumi irreparabili.

È esattamente quello che è previsto dalla legge e che noi chiediamo di applicare alle ASL anche in Piemonte, come previsto anche nel piano socio-sanitario grazie a un nostro emendamento. Il CPR è un posto inumano che tratta persone, che – ripetiamo – non hanno commesso alcun reato come animali da tenere in gabbia. Va chiuso quello di Torino, prima che si verifichi un’altra tragedia, e vanno chiusi tutti i CPR d’Italia”.  

Coldiretti Torino: “Basta speculazioni sul latte”

/

 

Richiamati gli industriali a un senso di responsabilità verso il territorio

“Le speculazioni sul latte stanno danneggiando uno dei settori di punta del sistema agroalimentare torinese – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – siamo uno dei territori italiani famosi per il contributo a quel cibo made in Italy che ci fa grandi nel mondo, eppure una parte degli industriali gioca con il fuoco. Se non cesseranno subito questi giochi al ribasso sulla pelle degli allevatori, rischiamo di perdere le stalle, le mucche e il latte, e dovremo dire addio al comparto lattiero caseario”.

Così il presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici  commenta le notizie, sempre più numerose, che giungono agli uffici di zona Coldiretti sulla concorrenza sleale praticata a danno degli allevamenti familiari, la tipologia più diffusa tra gli allevamenti torinesi.

Sotto accusa le importazioni di latte estero e le speculazioni dell’agroindustria torinese, che non valorizzano le produzioni locali. Oggi nel Torinese sono attive 803 stalle da latte per oltre 1300 addetti, con oltre 35 mila mucche, solo di razza Frisona, a cui vanno aggiunte razze, tipicamente alpine, come la Pezzata rossa e Pustertaler-barant. Si tratta di una capacità produttiva che garantisce ogni anno oltre 10 milioni e 500 mila litri di latte fresco, un latte che deve rispondere a precise caratteristiche di qualità richieste per la riduzione e di formaggi tipici del territorio, con buona presenza di proteine e grassi. Una qualità possibile solo con un alto livello di benessere animale e un’alimentazione bilanciata che incide anche sulla qualità dell’ambiente. La storica tradizione dell’allevamento torinese che affonda le radici nella storia, si basa sul fieno ricavato da prato stabile e coltivazioni di prossimità, soprattutto di mais. Le aziende agricole cercano di essere autosufficienti per il nutrimento degli animali, e questo rende l’ambiente delle nostre campagne ricco di prati aperti.

“La speculazione, unita ai forti costi di gestione e agli investimenti necessari per un moderno allevamento rispettoso del benessere animale e votato alla qualità del prodotto, ha fatto chiudere oltre il 20% delle stalle negli ultimi dieci anni – aggiunge Bruno Mecca Cici – Allevare costa. Non riconoscerlo significa uccidere i sogni dei giovani che vogliono intraprendere con passione questo lavoro, ma anche accettare che le nostre campagne diventino incolti o terreni buoni per la speculazione energetica e la cementificazione”.

In uno scenario in cui è calato il consumo di latte, e in crescita quello di formaggi freschi e yogurt, dove i formaggi stagionati continuano a essere vanto del made in Italy, proseguono le storture sul prezzo del latte praticato agli allevatori. C’è una parte di latte che sfugge alla contrattazione strutturata; a questa si aggiungono le importazioni a basso prezzo. Le importazioni di latte sfuso, cagliate per mozzarelle, latte in polvere e crema di latte avvengono soprattutto da Belgio, Germania, Francia e Olanda.

“Basta con le speculazioni dell’agroindustria piemontese, che continua a importare latte dall’estero per percependo i fondi regionali, che dovrebbero essere destinati alle produzioni locali – conclude Bruno Mecca Cici – porteremo la questione prezzi e l’intera criticità del comparto al tavolo latte, convocato in Regione il prossimo 23 febbraio, perché un’adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori è condizione imprescindibile per mettere al sicuro la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti di qualità, che sostengano l’economia, il lavoro e il nostro territorio”.

Gian Giacomo Della Porta

Carmina Burana di Orff: il trionfo dell’immediatezza e le ombre della semplicità

Di Renato Verga

Opera novecentesca di eccezionale fortuna, Carmina Burana irrompe nella vicenda creativa di Carl Orff quasi per folgorazione. È il Giovedì Santo del 1934 quando il musicista riceve una copia del manoscritto noto come Codex latinus 4660, rinvenuto nella biblioteca dell’abbazia di Benediktbeuern. Quelle pagine – pubblicate già nel 1847 – custodiscono canti medievali di ispirazione goliardica, attribuiti a numerosi autori, per lo più clerici vagantes: studenti erranti che nel basso Medioevo attraversavano l’Europa inseguendo maestri e università. Il titolo stesso richiama l’antico nome del monastero, Bura Sancti Benedicti, a suggellare una continuità culturale capace di riemergere, secoli dopo, con sorprendente vitalità.

Il contesto storico in cui Orff matura la propria scelta estetica è tutt’altro che neutrale. Negli anni Trenta il Nazionalsocialismo tende a subordinare l’arte alla politica: il pessimismo è bandito, le avanguardie sospette, tutto ciò che devia dai canoni ufficiali marchiato come Entartete Kunst, arte degenerata. In questo clima Orff elabora un linguaggio che si colloca in una zona ambigua e, per certi versi, strategica: evita tanto la piatta imitazione dei modelli tardo-romantici allora dominanti quanto le sperimentazioni più radicali. Una mediazione che diverrà insieme la sua fortuna e la sua dannazione critica.

Pochi titoli del Novecento possono vantare una popolarità paragonabile a quella dei Carmina Burana. Dalla sala da concerto alla pubblicità, dal cinema agli eventi sportivi, l’irresistibile energia di O Fortuna ha trasformato la cantata scenica di Orff in un fenomeno culturale trasversale. Ma proprio questa onnipresenza, sommata a precise opzioni stilistiche, alimenta da decenni un dibattito che merita di essere affrontato senza pregiudizi né indulgenze.

Il primo nodo riguarda il linguaggio musicale. Orff costruisce la partitura su cellule ritmiche elementari, ostinati martellanti, armonie statiche e una scrittura che privilegia l’impatto percussivo. Il risultato è dirompente, quasi ipnotico; tuttavia, tale insistenza può sfiorare la ripetitività. L’armonia, spesso modale o tonale semplificata, evita sviluppi complessi: la tensione nasce più dall’accumulo dinamico che dall’elaborazione tematica. L’efficacia teatrale è indiscutibile, la profondità percepita meno: si avverte talvolta una certa monocromia emotiva, una retorica del “sempre più forte” che sacrifica la sfumatura.

Un secondo aspetto concerne il rapporto tra testo e musica. I poemi goliardici medievali, intrisi di vitalismo, eros e ironia, vengono trattati con un’enfasi sonora che amplifica il lato sensoriale ma attenua quello satirico. L’umorismo caustico e la sottile ambiguità dei versi latini e medio-alti tedeschi rischiano di essere schiacciati dalla monumentalità corale. In numeri come In taberna quando sumus, la caricatura dovrebbe graffiare; invece, spesso si trasforma in baldoria sonora. La drammaturgia interna appare episodica: più successione di quadri che arco narrativo compiuto.

Si apre poi la questione dell’estetica. Orff rifiuta tanto il sinfonismo tardo-romantico quanto l’atonalità d’avanguardia, proponendo un “primitivismo moderno” fondato su ritmo, gesto e immediatezza. Salutare antidoto all’intellettualismo, certo, ma anche possibile regressione semplificatrice. L’idea di una musica arcaica e rituale affascina, ma comporta il rischio di una spettacolarità prevedibile, dove il colpo di scena coincide con il crescendo e l’esplosione percussiva.

Infine, la stessa popolarità dell’opera solleva interrogativi. L’abuso mediatico di O Fortuna ha generato assuefazione e stereotipi: ciò che in teatro dovrebbe scuotere, fuori contesto diventa formula. Il rischio è che l’intero ciclo venga percepito come una sequenza di “hit”, perdendo la dimensione rituale e ciclica concepita da Orff, quel ritorno al destino che chiude il cerchio. In questo spazio, sospeso tra potenza e limite, si colloca la vera sfida interpretativa: restituire all’opera non soltanto il fragore, ma anche respiro, sensualità e sorriso amaro dei testi medievali.

Carmina Burana, cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis. Così recita il lungo titolo: una cantata che prevede movimenti scenici, balli, mimi, immagini. Non a caso il lavoro è stato spesso messo in scena: memorabile l’adattamento coreografico di John Butler per la New York City Opera(1959); celebre la versione filmica di Jean-Pierre Ponnelle per la televisione tedesca (1975); visionaria la lettura della La Fura dels Baus (2009), tra teatro fisico, simboli visivi e persino profumi diffusi in sala.

Nulla di tutto questo nel concerto di Carnevale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI all’Auditorium Arturo Toscanini. L’esecuzione è puramente concertistica, abiti eleganti, nessun guizzo umoristico. Anche John Axelrod, che qui aveva osato l’elmo di Darth Vader dirigendo John Williams, sceglie la massima sobrietà.

Sul piano esecutivo, le insidie non mancano. La scrittura corale, solo in apparenza diretta, richiede precisione ritmica assoluta, dizione scolpita, controllo rigoroso delle dinamiche estreme. Senza disciplina ferrea, il suono diventa rumoroso. Non sempre il Coro Sinfonico di Milano diretto da Massimo Fiocchi evita queste trappole. Impeccabile invece il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino preparato da Claudio Fenoglio.

L’orchestra deve perseguire un equilibrio delicato tra slancio e trasparenza. Axelrod governa con sicurezza, brillando soprattutto nei passaggi strumentali che evocano movenze di danza care a Gershwin e Stravinskij. Altrove la massa timbrica tende a coprire le voci, come accade In taberna al baritono Alessandro Luongo le cui qualità emergono invece nel Cour d’amours. Spettacolare il tenore Sunnyboy Dladla in Olim lacus colueram; ironica e musicalmente salda Valentina Farcas, soprano.

Applausi calorosi, sala gremita fino alla galleria. Il concerto è tra i pochi ripresi in video dalla RAI: segno dei tempi, e scelta che fa discutere, soprattutto a fronte di appuntamenti sinfonici di ben altra portata.

Torna la “Notte Rossa Barbera”

Una maratona di note, vino e cucina, anticipa il lungo weekend del “Salone del Vino” di Torino 2026

Venerdì 20 febbraio

In alto i calici. Tovagliolo ben agganciato al collo o meglio, come vuole il galateo, disteso sulle ginocchia e … via, si dia spazio alla festa. Anche perché di festa breve trattasi, ma, in compenso, assai varia. E piacevolissima!

Per una notte, venerdì 20 febbraio, sotto la Mole torna la tradizionale “Notte Rossa Barbera” (con la veste rubiconda della sua IX edizione), rassegna inserita all’interno dell’ampio palinsesto “OFF” del “Salone del Vino 2026” che si terrà, da sabato 28 febbraio a lunedì 2 marzo, presso le “OGR” di Torino. Sagra diffusa del buon bere e cucina a prezzi popolari (per celebrare la classica “piola”, luogo simbolo della ristorazione sabauda), la “Notte Rossa Barbera” vedrà in campo 20 “piole”20 musicisti 20 produttori di “Barbera”, tutti impegnati a condurvi in un suggestivo e delizioso viaggio nella storia della cultura gastronomica e sociale piemontese.

Organizzata dall’Associazione “F.E.A.”, la serata nasce con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze enogastronomiche del territorio, magnificamente riassunte nel “Menù Rosso Barbera” (ispirato al rito intoccabile della “Merenda Sinoira”), combinate in un ideale mix con l’arte musicale di giovani talenti piemontesi. Ad aspettarvi, dunque, un ideale maratona di note e sapori tra i tavoli, che vedrà insieme protagoniste la “musica” e la buona “cucina”.

A colorare la manifestazione di rosso ci penserà il vino delle cantine che producono “Barbera” del territorio – il vitigno forse più rappresentativo della tradizione contadina – selezionati dal “Salone del Vino”, che, abbinati uno per “piola”, proporranno le loro migliori etichette. Otto le cantine “convocate”: Sant’Anna dei Bricchetti – Costigliole d’Asti (AT), Torchio1953 – Repergo (AT), La Torre di Castel Rocchero (AT), Boeri Vini – Costigliole d’Asti (AT), Carussin Winery – San Marzano Oliveto (AT), Tenuta “Il Nespolo” – Moasca (AT), Casa Pepita – Montegrosso d’Asti (AT) e Vaudano Enrico & Figli – Cisterna d’Asti (AT).

“Sarà una gradevole occasione – spiegano gli organizzatori – per far scoprire luoghi, sapori ed usanze del Piemonte a un pubblico di ogni età, ad iniziare dai più giovani”.

Le “piole” in cui si potrà gustare il “Menù Notte Rossa Barbera” (4 assaggi di antipasti + primo, un calice di vino, acqua e caffè: 25 euro) e assistere al concertino degli artisti sono: Bagni Pubblici di Via Agliè, Barbagusto di via Belfiore, Bocciofila del Meisino di Strada del Meisino, Capodoglio Murazzi ai Murazzi del Po Gipo Farassino, Cascina Falchera di Strada di Cuorgné, Circolo Risorgimento di via Poggio, Il Ramo d’Oro in Galleria Umberto I, Kontiki di via Cigliano, La Cricca Circolo in via Carlo Ignazio Giulio, La Piola di Reaglie in corso Chieri, Le Fonderie Ozanam in via Foligno, Nodo Borgo Dora di via Borgo Dora, Off Topic di via Giorgio Pallavicino, Osteria Bocciofila Madonna del Pilone in Viale Michelotti, Osteria Vanchiglia di via Vanchiglia, Osterie Torino di via Silvio Pellico, L’Ostu di via Colombo, Qucina San Salvario di via Oddino MorgariRistorante Ratatui di via San Rocchetto, Vermoutheria Peliti’s di via Baltea.

Gli artisti emergentiAlessio CappelloAnita FerrarisAurora MotelCorradoEliLeliCheNoiaEmash & FrancescaIMAInverniceKhamillaMabiMadiMagisteriMargotMartina RavettaMatteo TambussiMazarateeSimone VillaSolideaStefano CasettaGemma Grimoldi – stand up.

Come partecipare alla “Notte Rossa Barbera”: si può prenotare direttamente contattando i Ristoranti aderenti. I numeri telefonici si trovano nelle “schede dedicate” su: www.notterossabarbera.it

g.m.

Politica torinese in lutto, addio a Giancarlo Quagliotti

/
E’ morto oggi all’età di 83 anni, l’ex consigliere comunale  di Torino Giancarlo Quagliotti. Eporediese di nascita, Quagliotti era stato consigliere in Sala Rossa per il Partito comunista italiano dal 1970 al 1983. Fu uomo di spicco dell’apparato del Pci esponente dell’ala riformista del partito. Ebbe anche incarichi nel mondo delle autostrade. Negli due decenni era stato uno dei più attivi componenti dell’Associazione Consiglieri Emeriti DI tORINO , da lui presieduta tra il 2013 e il 2025.

Il Kappa FuturFestival amplia gli orizzonti

Il Kappa FuturFestival si prepara a tornare con la tredicesima edizione, in programma dal 3 al 5 luglio 2026 negli spazi del Parco Dora, e annuncia anche un’importante espansione internazionale con una nuova tappa in Messico.

Dopo il grande successo dell’edizione precedente, che ha registrato la presenza di circa 120 mila partecipanti provenienti da oltre 150 nazioni, la manifestazione ha ufficializzato le date del prossimo appuntamento a Torino. L’evento ospiterà più di 120 artisti di fama internazionale, consolidando il proprio ruolo tra i principali festival dedicati alla musica elettronica. Contestualmente è stata avviata anche la fase di prevendita dei biglietti.

Negli ultimi anni il festival ha assunto un peso sempre maggiore sia sul piano culturale sia su quello economico, con una ricaduta stimata intorno ai 30 milioni di euro e una platea digitale che raggiunge circa 110 milioni di utenti. Il riconoscimento ottenuto nella classifica dei migliori eventi musicali del 2025 stilata da DJ Mag, dove si è posizionato al sesto posto nella Top 100 Festivals, conferma la rilevanza internazionale della manifestazione.

Il Kappa FuturFestival guarda inoltre oltre i confini europei, preparando una nuova edizione intercontinentale che sarà ospitata in Messico. Ulteriori dettagli relativi a calendario e line-up artistica saranno comunicati prossimamente.

L’appuntamento torinese si svolgerà dal 3 al 5 luglio 2026, con orario dalle 18 alle 23.45, nell’area del Parco Dora, in corso Mortara all’angolo con via Orvieto.

Mara Martellotta

A Rivoli nasce la Consulta per i Diritti e il Benessere degli Animali

Al via il lavoro su colonie feline, aree cani e sensibilizzazione nelle scuole

La Città di Rivoli si dota di un nuovo strumento di partecipazione dedicato alla tutela degli animali: è nata la Consulta comunale per i Diritti e il Benessere degli Animali disciplinata dal regolamento approvato nel luglio 2025.

Si tratta di un organismo consultivo e propositivo, unico nella zona, pensato per mettere intorno allo stesso tavolo associazioni, medici veterinari, professionisti del settore e cittadini con esperienza nella tutela animale, anche provenienti dai Comuni limitrofi, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa e affrontare in modo coordinato i temi legati al benessere animale.

Nell’ultima seduta del 2 febbraio è stata eletta presidente Federica Pregnolato, veterinaria, che guiderà i lavori della Consulta insieme all’assemblea dei componenti. Un passaggio significativo che ha segnato l’avvio di una nuova fase operativa dell’organismo: con un coordinamento stabile e la definizione delle priorità di lavoro, la Consulta entra ora pienamente nel vivo della propria attività.

Tra i primi ambiti di intervento, la gestione delle 51 colonie feline presenti sul territorio comunale, riconosciuta come una questione complessa che negli anni si è retta esclusivamente sull’impegno dei volontari. L’ Amministrazione ha avviato un percorso di riorganizzazione che prevede il censimento aggiornato delle colonie da parte dell’Ufficio Ambiente, il coinvolgimento dei tutor, corsi di formazione dedicati alle tutrici, il riconoscimento ufficiale dei referenti e il miglioramento delle convenzioni per le sterilizzazioni, che restano a carico del Comune. Sono inoltre previsti progetti di sensibilizzazione nelle scuole e iniziative partecipative rivolte alla cittadinanza.

Accanto a questo tema, la Consulta ha iniziato ad affrontare anche la gestione e la riqualificazione delle aree cani, considerate importanti non solo per il benessere degli animali ma anche per la qualità degli spazi pubblici e la socialità urbana.

La Consulta potrà esprimere pareri in materia di benessere animale e proporre nuove progettualità, contribuendo a strutturare in modo più coordinato il rapporto tra volontariato, professionisti e istituzioni.

«La Consulta nasce per creare un luogo di confronto stabile sui temi della tutela animale — dichiara l’assessore al Benessere degli Animali Dorotea Gribaldo —. Mettere insieme associazioni, professionisti e cittadini significa sviluppare idee e soluzioni concrete, dalla gestione delle colonie feline alle attività di sensibilizzazione nelle scuole. Proprio la formazione dei tutor delle colonie sarà uno dei primi obiettivi: aiutare le volontarie a rafforzare le proprie competenze significa migliorare la tutela degli animali e favorire una convivenza più serena tra persone e animali in città».

Torino ospita alla Cavallerizza il forum europeo sull’economia sociale

 

Non è solo economia: è un’idea di sviluppo che mette al centro le persone e il loro benessere. In occasione della Giornata mondiale della Giustizia sociale Torino diventa la capitale europea dell’economia sociale, un settore che in Europa coinvolge milioni di lavoratori e migliaia di organizzazioni impegnate nei servizi, nell’inclusione e nello sviluppo delle comunità, generando valore economico e coesione sociale. Venerdì 20 febbraio, nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale, si terrà il forum “Business, Social, One Vision – Social Economy for Competitiveness and Social Justice”, promosso dalla Camera di commercio di Torino, da Torino Social Impact e dall’International Training Centre of the ILO.

L’incontro metterà a confronto rappresentanti delle istituzioni europee, del mondo accademico e delle organizzazioni internazionali per discutere il ruolo dell’economia sociale nelle politiche di sviluppo e nella riduzione delle disuguaglianze. Tra gli ospiti attesi figurano Olivier De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani, e Simel Esim, presidente della task force interagenzia delle Nazioni Unite sull’economia sociale e solidale. La loro presenza consentirà di collegare il dibattito torinese alle strategie in corso a livello globale.

Secondo la Commissione europea, nell’Unione operano circa 2,8 milioni di organizzazioni dell’economia sociale, che danno lavoro a oltre 13 milioni di persone. Cooperative, imprese sociali, società di mutuo soccorso e associazioni rappresentano una parte stabile del sistema economico europeo e sono oggi al centro di un Piano d’azione comunitario che punta a rafforzarne strumenti finanziari, competenze e riconoscimento normativo.

Il forum arriva in un momento in cui anche a livello locale si discute di come consolidare questo ambito. Torino negli ultimi anni ha sviluppato un ecosistema dedicato all’impatto sociale, favorendo la collaborazione tra imprese, finanza e Terzo settore. Il confronto di venerdì sarà anche un’occasione per fare il punto sulle prospettive della città e sul contributo che può offrire in una fase in cui competitività economica e coesione sociale sono sempre più intrecciate.

L’iniziativa è aperta al pubblico previa registrazione e si propone come momento di approfondimento rivolto non solo agli addetti ai lavori ma a chiunque voglia capire come le politiche economiche possano incidere concretamente sulla qualità della vita delle comunità.

TorinoClick