Tre persone sono state arrestate con l’accusa di rapina in concorso per un episodio avvenuto a Torino il 29 aprile, quando in tre aggredirono e picchiarono un rider che portava cibo, fino a fargli perdere conoscenza. Gli ultimi due arresti sono stati eseguiti il 7 luglio dai carabinieri e hanno riguardato un uomo di 38 anni e una donna di 20 anni, mentre un terzo indagato era già stato raggiunto dalla misura cautelare a giugno, quando si trovava già in carcere per un’altra vicenda. Secondo le indagini, i tre avrebbero ordinato del cibo tramite Glovo e, durante la consegna in via San Massimo, sarebbe scoppiata una lite per il resto del pagamento. La discussione sarebbe poi degenerata nell’aggressione al rider, uno studente egiziano di 29 anni, successivamente soccorso dai carabinieri e condotto in ospedale.
Per il festival “L’arte nel pagliaio 2026”, realizzato da Associazione Elisa’s Network e Cascina Duc, con il patrocinio del Comune di Grugliasco, andrà in scena venerdì 17 luglio, alle ore 21.30, presso Cascina Duc, in strada del Portone 197, a Grugliasco (TO), lo spettacolo “De-estinzione di massa”, scritto e interpretato dall’attrice e standup comedian Elena Lia Ascione.
La pièce è incentrata sull’ipotetico futuro che ci attenderà a seguito di una sesta estinzione di massa, paventata da alcuni scienziati, causata da deforestazione, inquinamento e sovrasfruttamento del terreno e delle energie. In un mondo in cui la ricerca scientifica si adopera per riportare in vita specie estinte, lo spettacolo inventerà risposte ai quesiti più importanti: sarà necessario adottare un piccolo di mammuth? Comprare casa sull’isola di plastica al largo del pacifico ? E durante i safari che tanto amiamo, si potrà fotografare la tigre con i denti a sciabola?
Cascina Duc- strada del Portone 197, Grugliasco (TO)
Inizio spettacolo ore 21.30 – prima dello show, dalle 19.30, sarà possibile cenare con i prodotti della cascina (prenotazione consigliata).
Info e prenotazioni: arte.pagliaio@gmail.com – 338 6792260
Mara Martellotta
Sopralluogo del Sindaco al cantiere
Il sindaco Stefano Lo Russo ha visitato il cantiere del Borgo Medievale, dove si avviano a conclusione gli interventi di restauro e rifunzionalizzazione.
I lavori, affidati a SCR Piemonte S.p.A., si inseriscono nel più ampio progetto “Torino, il suo parco, il suo fiume: memoria e futuro” e sono stati finanziati con fondi del PNC – Piano Nazionale per gli investimenti Complementari al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per un valore complessivo di 6 milioni di euro, andando a sommarsi ad interventi di manutenzione straordinaria precedentemente già finanziati con fondi del Ministero della Cultura e della Città per altri 2,8 milioni. Obiettivo è rendere gli spazi del Borgo più funzionali e accessibili, con particolare attenzione al superamento delle barriere architettoniche, alla riqualificazione energetica e all’efficienza impiantistica del complesso, conservando e valorizzando gli elementi architettonici delle strutture originarie.
Gli interventi, iniziati nel marzo 2024, hanno superato il 90% dello stato di avanzamento e si concluderanno alla fine del mese dopo gli ultimi interventi di completamento e finitura. Il collaudo è previsto entro fine anno. A queste opere seguiranno altri due lotti di lavori con l’obiettivo di restituire completamente rinnovato l’intero complesso. Per la gestione e la rifunzionalizzazione dell’intero complesso del Borgo Medievale la Città ha ricevuto una proposta di partenariato speciale pubblico-privato (ai sensi dell’art. 134 del Dlgs 36/2023) presentata dalla Fondazione Compagnia di San Paolo attraverso la società XKÉ? ZEROTREDICI che è stata ritenuta di interesse pubblico dall’amministrazione e che sta proseguendo l’iter tecnico amministrativo previsto.
“La strategia dell’amministrazione – spiega il sindaco Stefano Lo Russo – mira a inserire il Borgo Medievale in un ecosistema culturale integrato nel Parco del Valentino, in sinergia con la nuova Biblioteca Civica, il Teatro Nuovo e gli spazi del Politecnico dedicati alla ricerca. Su questa area abbiamo investito una quantità rilevante di risorse europee, oltre 160milioni di euro, consapevoli che potranno rafforzare la sua importante vocazione locale, di servizio alla comunità, ma generare anche nuova attenzione da parte di un turismo culturale e sostenibile in costante crescita. Generazioni di torinesi hanno passeggiato almeno una volta qui, tra le botteghe del Borgo Medievale, e il nostro obiettivo è far sì che torni un luogo del cuore, conservando la sua storia e la sua bellezza e arricchendosi di nuove funzioni”.
Nello specifico, le opere hanno riguardato il completamento del restauro di Casa d’Ozegna, la riqualificazione e l’efficientamento energetico degli spazi dell’ex ristorante San Giorgio, la rifunzionalizzazione degli spazi di Casa di Mondovì, con destinazione d’uso a caffetteria e locali cucina, di Casa di Pinerolo e Casa di Chieri, il restauro dei locali di Casa di Malgrà e Casa di Borgofranco e la ripavimentazione della via Maestra che avrà una pavimentazione in calcestre, in continuità con la riqualificazione del suolo del Parco del Valentino e più fedele al piano di camminamento in ghiaia previsto in occasione della edificazione del Borgo nel 1884.
Il progetto ha previsto inoltre la razionalizzazione delle reti impiantistiche, nuovi impianti elettrici con una nuova illuminazione della via Maestra e il collegamento degli edifici del Borgo all’energia rinnovabile geotermica.
Il restauro del Borgo Medievale si inserisce nel percorso di valorizzazione dell’area del Valentino, con la riqualificazione del Parco del Valentino, la riqualificazione del Teatro Nuovo e la nascita della nuova Biblioteca Civica Centrale, con l’obiettivo di restituire alla città spazi rinnovati, accessibili e più efficienti, nel rispetto del valore storico e architettonico di uno dei complessi più riconoscibili del patrimonio cittadino.



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Un modello di vacanza lenta che sta crescendo anche Piemonte.
Quante volte diciamo che in vacanza vorremmo rallentare il ritmo, vivere con lentezza, fermarci per guardare un paesaggio o semplicemente assaporare i sapori o i profumi di luogo e sentirsi trasportati anche temporalmente. Dove? In sistemazioni che non sono semplici hotel e nemmeno case vacanza, ma alberghi diffusi che rappresentano una filosofia dell’ospitalità nata in Italia che mette al centro il territorio, la sua storia e la comunità che lo abita. In un momento in cui sempre più viaggiatori cercano esperienze autentiche, lontane dai grandi circuiti turistici e dai modelli standardizzati, questa formula offre qualcosa di diverso: la possibilità di sentirsi, almeno per qualche giorno, abitanti di un borgo e non semplici visitatori.
L’idea è semplice ma rivoluzionaria: invece di costruire nuove strutture ricettive si recuperano abitazioni già esistenti, spesso chiuse da anni o destinate all’abbandono, trasformandole in camere e appartamenti distribuiti all’interno del paese. La reception, i servizi comuni e la gestione restano centralizzati, ma l’ospite vive davvero il luogo: attraversa le strade del borgo, incontra i residenti, frequenta negozi, ristoranti e botteghe artigiane. La forza dell’albergo diffuso non è soltanto turistica, ma soprattutto sociale e culturale. Recuperare vecchie case, infatti, significa salvare una parte della memoria collettiva: architetture tradizionali, materiali locali, antichi cortili e modi di vivere che rischierebbero di scomparire. Il borgo non diventa un museo a cielo aperto, ma torna a essere un luogo abitato.
Il turista porta nuove energie economiche, ma anche nuove relazioni: sostiene il commercio locale, incontra produttori e artigiani, scopre tradizioni che non vengono semplicemente raccontate, ma vissute. Per i piccoli comuni, soprattutto quelli montani e collinari, questa formula può diventare uno strumento contro lo spopolamento. Il recupero di immobili inutilizzati crea opportunità per giovani imprenditori, favorisce nuove attività e permette di valorizzare un patrimonio edilizio che rappresenta spesso la vera ricchezza dei territori marginali. È un modello di sviluppo che punta meno sulla quantità dei visitatori e più sulla qualità della permanenza.
Anche il Piemonte guarda con interesse a questa forma di accoglienza. La normativa regionale riconosce gli alberghi diffusi come strutture capaci di valorizzare borghi, nuclei storici e territori caratterizzati da autenticità culturale e paesaggistica. La caratteristica fondamentale è proprio la distribuzione degli alloggi in edifici diversi, inseriti nel tessuto del paese e non isolati dal contesto.L’esempio piemontese più conosciuto è l’Albergo Diffuso Ceaglio, nella borgata Vernetti di Marmora, in Valle Maira. Nato dal recupero di antiche abitazioni in pietra e legno, rappresenta un vero progetto di rinascita della montagna cuneese. Qui il soggiorno diventa un’immersione nella cultura occitana, nei paesaggi alpini, nei sentieri e nelle tradizioni gastronomiche della valle. Non è soltanto un luogo dove dormire, ma un modo per entrare in relazione con un territorio.Il contesto sembra favorevole. Il Piemonte negli ultimi anni ha registrato una crescita importante dei flussi turistici con una forte componente internazionale. La crescita del turismo lento, dei cammini, dell’enogastronomia e delle esperienze legate alla natura apre spazi interessanti proprio per formule come l’albergo diffuso. La prospettiva futura è quindi quella di un turismo sempre più attento alla sostenibilità e alla ricerca di autenticità. Il Piemonte possiede un patrimonio enorme di piccoli centri, dalle valli alpine alle colline, dove questa formula potrebbe trovare nuove applicazioni. La sfida sarà riuscire a coniugare accoglienza, servizi moderni e tutela dell’identità locale. Nella nostra regione, oltre alla Locanda Ceaglio in Valle Maira, troviamo anche : Casa Toma’ a Masera (VB), e Le Petit Fenestrelle nell’omonimo paese.
Maria La Barbera

UWE 2026: tre giornate di incontri
«Accogliamo con favore la tempestiva attenzione dimostrata dalla Regione Piemonte, che ha convocato il tavolo agricolo sull’emergenza caldo e siccità. È un segnale importante di sensibilità verso una problematica che riguarda da vicino il comparto agricolo, motore dell’economia del nostro territorio».
Lo dichiara il presidente di Cia Agricoltori Italiani Piemonte e Valle d’Aosta, Gabriele Carenini, intervenendo a margine del tavolo convocato dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, insieme agli assessori regionali all’Ambiente Matteo Marnati e all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni, per fare il punto sulla situazione determinata dalle alte temperature e dalla persistente carenza di precipitazioni.
«Nel corso dell’incontro – prosegue Carenini – abbiamo chiesto alla Regione di attivare uno specifico Protocollo emergenziale che preveda misure straordinarie per ridurre i consumi idrici non prioritari, attraverso una regolamentazione dell’utilizzo dell’acqua per il riempimento delle piscine, le attività ludiche, il lavaggio delle autovetture e altri impieghi non essenziali, così da garantire un maggiore rilascio della risorsa idrica a favore dell’agricoltura. Una scelta che si rese necessaria già nel 2022 e che oggi rischia di tornare indispensabile».
Secondo il presidente di Cia Agricoltori Italiani Piemonte e Valle d’Aosta, il perdurare dell’ondata di caldo estremo rende il quadro particolarmente preoccupante: «Per certi aspetti – conclude Carenini – la situazione che si sta delineando potrebbe diventare persino più grave di quella vissuta nel 2022. Le alte temperature persistenti, unite all’assenza di precipitazioni significative e alla progressiva riduzione delle disponibilità idriche, stanno mettendo sotto forte pressione le coltivazioni e le aziende agricole. Per questo è fondamentale agire subito, con interventi tempestivi e condivisi, per salvaguardare la produzione agricola e tutelare un settore strategico per l’economia e la sicurezza alimentare del Piemonte».
Al siciliano “Museo Mandralisca” di Cefalù,Cefalù, fino al 4 novembre / Torino, dal 12 novembre al 22 febbraio 2027
Cefalù (Palermo)
Il più celebre di sempre è, fuor di dubbio, quello dell’eterna “Monna Lisa”(1503-1506). Il suo “sorriso”. Quell’accenno di incerto sorriso, misterioso e sfuggente della “Gioconda”, realizzato, con la tecnica a olio dello “sfumato” che ammorbidisce i contorni e “fonde le ombre intorno agli occhi e alla bocca”, dall’infinito Leonardo. Ma altrettanto certo è che la “Storia dell’Arte” e della “Ritrattistica” nella fattispecie è un oceano infinito e variegato di “sorrisi”, più o meno celebri e indagati. Volti, sguardi e “sorrisi”, specchi di anime, graffianti, ironici, bizzarri e sognanti, crudeli e compassionevoli, ribelli o dolci da toccare fino al fondo le corde del cuore. Due su tutti. A firma, entrambi, del grande Antonello da Messina (1435-1479), il principale pittore siciliano del Quattrocento, per i contemporanei addirittura “Non humani pictoris”, “pittore sovrumano”, firma usata solo dal figlio Jacobello, pare, in un dipinto del 1480, per omaggiare la grandezza artistica di cotanto padre. Due, dunque, si diceva, i “Ritratti” eccellenti di Antonello, degni di posare al fianco della leonardesca “Gioconda”: il “Ritratto d’uomo” o “Ritratto Trivulzio” (1476; nome derivato dalla storica milanese “Collezione Trivulzio”, cui l’opera è appartenuta) custodito nel “Palazzo Madama” di Torino e il “Ritratto d’Uomo” o “Ritratto d’ignoto marinaio” (1465; marinaio locale o potente ambasciatore siciliano o possibile “autoritratto” dell’artista stesso) proprietà del “Museo Mandralisca” di Cefalù. E proprio nel “Museo” cefaludese sono da alcuni giorni messi in dialogo e a confronto, fino a mercoledì 4 novembre, i due “Ritratti” antonelliani; ritratti che segnarono la nascita della “ritrattistica moderna” e la “scoperta psicologica dell’Io”, esposti all’interno di un “Mostra” (di eccezionale rilievo scientifico e culturale) dal titolo “L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino”, nata dalla collaborazione tra la “Fondazione Culturale Mandralisca ETS” (in omaggio al 160° anniversario della nascita della stessa e del cinquantennale dall’uscita de “Il sorriso dell’ignoto marinaio” dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo, che contribuì ad accrescere la fama del capolavoro del Maestro messinese) e il sabaudo “Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica” di Torino.
Sottolineano a ragione gli organizzatori: “La mostra non nasce da una logica comparativa tradizionale, ma da una precisa ipotesi critica: rendere visibile la ‘trasformazione del ritratto come luogo di costruzione dell’identità moderna’, in cui il volto diventa spazio della coscienza, della relazione e del pensiero. Il dialogo tra le due opere, tra i due sorrisi — quello ironico e mobile di Cefalù, quello trattenuto e concentrato del ‘Trivulzio’ – consente di leggere la trasformazione del soggetto quattrocentesco: dall’individuo come carattere sociale all’individuo come presenza interiore”. Tecnicamente, ancora una volta e in entrambi i casi, i due “Ritratti” testimoniano, anche dal punto di vista storico, la grande “lezione” di Antonello, quella sua esemplare capacità nell’unire “due culture diverse”, la luce, i colori e i piccoli dettagli dei pittori fiamminghi (in particolare quelli provenienti da Bruges e Bruxelles, da Petrus Christus a Hans Memling e a Jean Fouquet in particolare) con lo spazio, la geometria e le forme solide tipiche, per linguaggio stilistico, dell’arte italiana. Il tutto, attraverso l’uso particolare di quella “tecnica a olio” (Antonello fu uno dei primi artisti italiani ad usarla) che permetteva di stendere il colore in successive velature trasparenti, ottenendo effetti di precisione, morbidezza e luminosità impossibili ad ottenersi con l’uso della tempera. Pittore “apripista”, dunque in tal senso a quella “pittura tonale” i cui principi seppe, generosamente, trasmettere soprattutto nel suo soggiorno veneziano, ai “maestri lagunari” del grande “Rinascimento veneto”. E non solo. Mentre nel torinese “Trivulzio”, dove si custodisce uno degli esiti più compiuti della stagione lagunare, il dialogo si rovescia: “il volto mediterraneo incontra la forma universale”. “Il percorso espositivo ripercorre idealmente il cammino dell’artista: dal crocevia meridionale alla dimensione europea, dal dato individuale alla sintesi assoluta”.
Alla tappa siciliana, seguirà quella torinese: dal 12 novembre 2026 al 22 febbraio 2027, il “Ritratto d’uomo” del “Mandralisca” sarà ospite di “Palazzo Madama”, dove dialogherà con il “Ritratto Trivulzio”, nella concezione di “un gesto – come ha sottolineato a Cefalù Vincenzo Garbo, presidente della ‘Fondazione Mandralisca’ – che non riduce, ma amplifica il suo significato”. Concetto ribadito anche dal direttore di “Palazzo Madama”, Giovanni Carlo Federico Villa: “Tra queste due opere non c’è opposizione, ma continuità trasformativa. Palazzo Madama accoglie questo dialogo come parte della propria missione istituzionale: non solo conservare le opere, ma attivare relazioni di senso, generare nuove letture, aprire prospettive critiche. Il ‘Ritratto Trivulzio’, inserito in questo contesto, non viene isolato, ma restituito alla sua dimensione storica e culturale più ampia”.
Per ulteriori info: “Museo Mandralisca”, via Mandralisca 13, Cefalù (Palermo); tel. 0921/421547 o info@museomandralisca.it
Gianni Milani
Nelle foto: Giovanni Carlo Federico Villa e Vincenzo Garbo all’inaugurazione della mostra a Cefalù; Antonello da Messina “Ritratto d’uomo -Trivulzio”, olio su tavola, 1476 e “Ritratto d’ignoto marinaio”, olio su tavola, 1465;
Carceri, detenuto sale sul tetto
VERCELLI: “POLIZIA PENITENZIARIA LASCIATA SOLA”
Momenti di tensione nella Casa circondariale di Vercelli dove domenica un detenuto ha inscenato una protesta salendo sul tetto dell’istituto penitenziario. La situazione è stata costantemente monitorata dalla Polizia Penitenziaria, impegnata a gestire l’episodio garantendo la sicurezza dell’istituto e delle persone presenti. All’esterno del carcere erano presenti anche i Vigili del Fuoco e personale della Polizia di Stato, che presidiavano l’area a scopo precauzionale, mentre il dispositivo di sicurezza predisposto garantisce il controllo della situazione. A renderlo noto è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
“L’uomo, di nazionalità tunisina e con fine pena marzo 2029, è di corporatura particolarmente esile e stava effettuando l’ora d’aria nel cortile passeggi “, spiegano Vicente Santilli e Mario Corvino, rispettivamente segretario nazionale e vicesegretario regionale SAPPE per il Piemonte. È riuscito a salire sul tetto, dove è rimasto circa sei ore, dalle 16 alle 22. Una protesta estemporanea, che ha reso ancora più evidente la complessità del soggetto e la professionalità con cui la Polizia Penitenziaria è chiamata a gestire situazioni ad alto rischio.” “Il merito dell’esito positivo va all’opera di mediazione e negoziazione condotta dal personale di Polizia Penitenziaria, che ha operato con professionalità, equilibrio e straordinario senso dello Stato”, afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE. Per il leader del primo Sindacato del Corpo, “quanto accaduto conferma come la Polizia Penitenziaria sia chiamata quotidianamente a gestire situazioni di estrema complessità, nelle quali preparazione, autocontrollo e capacità di dialogo sono determinanti quanto gli aspetti operativi”. Capece conclude ribadendo che “episodi come quello di oggi dimostrano quanto sia urgente intervenire sugli istituti più problematici del Paese, a partire da Vercelli, assicurando adeguati organici, migliori condizioni operative e una gestione della popolazione detenuta che tenga conto delle reali capacità ricettive degli istituti. Non è più accettabile chiedere alla Polizia Penitenziaria di supplire, con il solo spirito di servizio, alle carenze del sistema”.
Il SAPPE auspica infine che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria voglia conferire un riconoscimento ministeriale agli operatori che, con competenza e spirito di servizio, hanno evitato conseguenze ben più gravi.