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La fiamma paralimpica arriva a Torino

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Martedì 24 febbraio Torino accoglierà il passaggio della Fiamma Paralimpica dei Giochi di Milano Cortina 2026. Un appuntamento dal forte valore simbolico che celebra i valori dello sport paralimpico – coraggio, determinazione, ispirazione, uguaglianza – e rinnova il legame della città con le discipline paralimpiche, a vent’anni dall’indimenticabile esperienza dei Giochi Invernali del 2006.

Quella di Torino è la prima tappa del viaggio della Fiamma, che ha preso il via al termine della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e che si concluderà il 6 marzo all’Arena di Verona, che sarà anche la sede della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici.

Martedì le celebrazioni si svolgeranno in piazza Castello a partire dalle ore 17, con sport, musica e testimonianze che si incontreranno per dare vita a un momento di festa e condivisione, in attesa dell’arrivo della Fiamma e dell’accensione del braciere, previsto tra le ore 18.45 e le 19.15.

La cerimonia si aprirà con un racconto dedicato ai Giochi Paralimpici e al viaggio della Fiamma, seguito da un momento istituzionale che vedrà sul palco l’assessore allo Sport e ai Grandi eventi della Città di Torino Domenico Carretta, la presidente CIP Piemonte Silvia Bruno, la delegata provinciale CONI Francesca Grilli e il consigliere federale FISG Giuseppe Antonucci. Sarà inoltre l’occasione per celebrare il ricordo dei Giochi Paralimpici Invernali Torino 2006, insieme alla presidente del Comitato organizzatore, Tiziana Nasi, e ad alcuni atleti che sono stati protagonisti di quella edizione, tra cui Gianmaria Dal Maistro (medaglie d’oro nel supergigante e medaglia d’argento nello slalom gigante) e i giocatori e componenti dello staff della squadra azzurra di Para Ice Hockey Danilo Bosio, Luigi Grill, Gianluca Cavaliere, Francesco Mancuso, Bruno Balossetti, Orazio Fagone, Adriano Rossetti, Gregory Leperdi, Claudio Massalin e Stefano Frassinelli.

La cerimonia si chiuderà con un talk con un Ambassador di Milano Cortina 2026.

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Morto il bimbo di cinque mesi caduto. La procura indaga per omicidio colposo

Profondo dolore a Pessione di Chieri, piccola frazione del Comune di Chieri, dove un bambino di appena cinque mesi ha perso la vita in seguito a un grave incidente domestico. Il piccolo è deceduto all’ospedale Regina Margherita di Torino, dove era stato trasportato d’urgenza e ricoverato in condizioni disperate.

Secondo quanto ricostruito finora, l’episodio si sarebbe verificato nella mattinata di sabato all’interno dell’abitazione di famiglia. La madre, una donna di circa quarant’anni, stava scendendo le scale con il figlio in braccio quando sarebbe stata colta da un malessere improvviso. A causa della perdita di equilibrio, il bambino sarebbe sfuggito alla presa, finendo sui gradini e riportando traumi gravissimi.

I soccorsi e il ricovero

L’allarme è stato lanciato immediatamente e sul posto sono intervenuti i sanitari del 118. Il neonato si trovava in condizioni critiche, con arresto cardiaco. I medici sono riusciti a rianimarlo prima sul luogo dell’incidente e successivamente durante il trasporto in ambulanza. Una volta giunto in ospedale, è stato affidato alle cure dei rianimatori, ma le lesioni riportate – in particolare alla testa e al torace – si sono rivelate troppo estese. Dopo alcuni giorni di ricovero, il suo cuore ha cessato di battere.

Gli accertamenti

Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo dalla Procura di Torino, un passaggio formale necessario per chiarire con precisione la dinamica dei fatti. Al momento non risultano persone indagate.

I militari dell’Carabinieri hanno raccolto le testimonianze dei genitori e stanno svolgendo gli approfondimenti tecnici per verificare ogni elemento utile a ricostruire l’accaduto. Gli inquirenti intendono accertare se la caduta sia stata effettivamente causata da un malore improvviso, come riferito dalla madre

Raccolta fondi del “Lorusso e Cutugno” per il Regina Margherita

Dalle mura della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino giunge all’unisono un monito di importante valore per i bambini del reparto di Pediatria dell’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, volto ad incoraggiare un futuro migliore per questi pazienti in tenera età.
Il Direttore dell’Istituto penitenziario, dottoressa Elena Lombardi Vallauri, ed il Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria, Primo Dirigente dottor Luca Morali, forti della generosa e sentita partecipazione di ogni singolo operatore che, a vario titolo, presta servizio all’interno della struttura detentiva, esprimono la loro vicinanza alle famiglie dei bambini in cura presso il reparto di Pediatra dell’ospedale Regina Margherita (diretto dal dottor Marco Spada).
Il progetto di raccolta fondi nasce durante le festività natalizie, proprio nel periodo dell’anno in cui la famiglia rappresenta ancor di più il punto cardine su cui si basa l’educazione, la crescita e lo sviluppo dei bambini. “Garantire ai più piccoli la speranza è compito di noi tutti” dice il Comandante Morali, traendo tale pensiero proprio dal motto della Polizia Penitenziaria: “Despondere spem munus nostrum”. Si aggiunge poi la Direttrice Vallauri: “Ringrazio tutti coloro che con un piccolo gesto hanno contribuito a sostenere quello che è l’impegno costante del reparto di Pediatria, volto a sostenere obiettivi e miglioramenti nella qualità delle cure dei bambini”.
Nella giornata di ieri è avvenuta la consegna del ricavato, devoluto interamente in beneficenza per una nobile causa. Un gesto contraddistinto dal grande cuore e dal costante spirito di Corpo che caratterizza chi ogni giorno garantisce il proprio impegno per consentire il recupero sociale delle persone che hanno sbagliato nella propria vita. Una prossimità silenziosa, ma che non passa inosservata, perché ci permette di guardare avanti con gli occhi di chi vuole ancora crederci e che fa bene soprattutto ai bambini, coloro che più di tutti meritano di continuare a sognare.

Piano Industriale del Piemonte: focus su infrastrutture, innovazione e attrazione investimenti

L’incontro annuale tra la Giunta regionale e l’associazione degli industriali ha aggiornato gli impegni in vista del 2026, prendendo le mosse dall’analisi dei risultati conseguiti sui 18 obiettivi del Piano industriale regionale.

Cirio e Amalberto: «Rispondiamo a una fase geopolitica complessa rafforzando la programmazione»

Si è tenuto oggi al Grattacielo Piemonte il vertice bilaterale tra Regione Piemonte e Confindustria Piemonte. All’appuntamento hanno preso parte il presidente Alberto Cirio e la vicepresidente Elena Chiorino, insieme agli assessori della Giunta; per il sistema industriale erano presenti il presidente regionale Andrea Amalberto, otto presidenti delle associazioni territoriali, i rappresentanti dei Giovani Imprenditori e della Piccola Industria, sei presidenti dei gruppi di lavoro e Ance Piemonte.

Dopo la sessione plenaria si sono svolti tavoli operativi tra amministratori e imprese per definire i traguardi 2026 del Piano Industriale del Piemonte (Pip), il documento che dal 2021 orienta la collaborazione tra Regione e Confindustria.

«Il confronto costante e la collaborazione con le categorie economiche, e con Confindustria in particolare, rappresentano per noi una priorità strategica per lavorare insieme per la crescita e lo sviluppo del Piemonte in un contesto internazionale complesso, all’interno del quale il nostro territorio sta affrontando la sfida della transizione industriale con buone prospettive di crescita in comparti come l’aerospazio, che sta accompagnando e compensando le difficoltà di altri ambiti industriali. È un percorso che oggi trova riscontro anche nei dati di crescita, con il Piemonte che recupera punti di Pil rispetto alle altre regioni del Nord d’Italia e sul lavoro: in Piemonte registriamo i livelli di disoccupazione più bassi degli ultimi 26 anni – dichiara il presidente della Regione Alberto Cirio –. Quella di oggi è una giornata importante perché ci consente di fare il punto su alcuni obiettivi, a partire dalla realizzazione delle grandi infrastrutture, lo sviluppo della logistica, l’innovazione, la formazione e l’attrazione degli investimenti. Come Regione stiamo lavorando su una serie di provvedimenti a partire dalla creazione di una Zes davvero efficace per alcune aree del Piemonte, con incentivi fiscali e sburocratizzazione: un’operazione che ho già condiviso con il governo e con il ministro Urso. Inoltre, nella programmazione europea 2028-2034 attiveremo un fondo per la bonifica dei siti industriali dismessi in modo da renderli a disposizione del mercato e di chi vuole investire qui. A questo si aggiungono le nostre politiche energetiche, con le gare per le concessioni idroelettriche e la possibilità di avere quote di energia a prezzi calmierati a supporto del sistema produttivo e la semplificazione urbanistica. Proprio domani – ha concluso il presidente – è arriva in Consiglio regionale il Cresci Piemonte, un provvedimento speciale fortemente voluto anche dalle associazioni di categoria, che dimezza le tempistiche delle procedure urbanistiche in capo alla Regione, mentre prosegue il più complessivo lavoro di riforma della legge urbanistica che presenteremo entro la fine dell’anno».

Nel corso del confronto, la Regione ha ribadito la centralità delle politiche per accrescere l’attrattività del territorio, a partire dall’ipotesi di istituire in alcune aree – in particolare nel Torinese e nel Basso Alessandrino – una Zona economica semplificata con benefici fiscali concreti, crediti d’imposta e iter amministrativi più snelli. Il tema sarà portato all’attenzione della Commissione Industria del Senato. Parallelamente, nella futura programmazione europea 2028-2034 si punta a introdurre un fondo destinato alla bonifica delle aree industriali dismesse, così da favorirne il riutilizzo produttivo.

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Rinascere tra le pagine: Una nuova me di Isabel Venuti

TORINO TRA LE RIGHE
Rinascere non è mai un gesto eclatante. Non è un’esplosione di forza, non è una dichiarazione pubblica. È qualcosa di più silenzioso, quasi impercettibile: un passo minuscolo fatto quando tutto dentro sembra crollato. Una nuova me di Isabel Venuti nasce proprio in quel punto fragile e potentissimo insieme.
Isabel Venuti, nata e cresciuta nel cuore di Torino, trae ispirazione dall’anima discreta della sua città, dalle storie che restano sottovoce tra i portici e dalle relazioni che si intrecciano nelle sue strade. Laureata in giurisprudenza, a trentanove anni ha scelto di affiancare alla razionalità degli studi una scrittura intima e diretta, mettendo al centro un tema che attraversa tutta la sua produzione: la fiducia nelle relazioni e il percorso, spesso doloroso, verso la consapevolezza.
Il suo esordio, Ho le prove, nasce dall’esperienza del tradimento vissuta in prima persona e affronta il bisogno di chiarezza quando i sospetti minano una relazione. ConAdesso scelgo me, l’autrice sposta l’attenzione sulle relazioni tossiche e sull’importanza di riconoscere i legami che svuotano anziché nutrire, accompagnando il lettore verso un primo atto di autodeterminazione. Una nuova me rappresenta il passaggio successivo e forse più maturo: non più soltanto capire o scegliere, ma rinascere. Non più interrogarsi su ciò che è accaduto, ma ricostruire ciò che resta. E soprattutto, ciò che può diventare.
È un cammino narrativo che procede per tappe — dal dolore alla consapevolezza, dalla scelta alla rinascita — e che riflette un’esperienza profondamente contemporanea: quella di chi impara, a volte dopo molte cadute, che l’amore non può prescindere dal rispetto di sé.
 “Ci sono ferite che non fanno rumore. Ci sono addii che ti spezzano in punti che nemmeno sapevi di avere.” Le parole dell’autrice entrano senza filtri in quel territorio conosciuto da molte donne: il momento in cui l’amore che sembrava casa diventa il luogo in cui ci si perde. È lì che il libro prende forma, nel buio in cui ci si sente sole, nell’istante in cui il cuore trema ancora e si ha la sensazione di essersi rotte per sempre.
E invece no. Non sei rotta. Stai cambiando.
Il volume raccoglie 101 lezioni emozionali, brevi, essenziali, pensate come piccole soste lungo un percorso di guarigione. Non è un manuale che promette soluzioni rapide, né un testo motivazionale che impone di essere forti a ogni costo. È piuttosto una mano tesa. Una voce che ricorda che si può capire il dolore senza esserne travolte, che si può lasciare andare ciò che non ci sceglie più, che si può ritrovare dignità e voce anche quando ci si sente svuotate.
Alcune lezioni colpiscono per la loro semplicità disarmante. “Sei già una donna che ha superato molto.” Una frase che invita a guardarsi indietro con onestà, a riconoscere le notti in cui si è rimaste in piedi per dovere, i giorni affrontati con il cuore pesante, i momenti in cui ci si è tenute insieme con mani che tremavano. La forza, suggerisce Venuti, non è nel non cadere, ma nel rialzarsi quando dentro si è stanche.
“Lasciare andare è un atto d’amore verso te stessa.” Non significa smettere di amare, ma smettere di farsi male per restare. Significa accorgersi che si sta stringendo qualcosa che non stringe più, che si sta dando troppo a ciò che lascia sempre con meno. E ancora: “Non tornare dove hai iniziato a svalutarti.” Un invito a ricordare non solo ciò che manca, ma ciò che costava rimanere. Fino ad arrivare alla lezione 99: “Sei ciò che scegli.” Non la caduta, non l’errore, non le parole che hanno ferito. Ma la scelta quotidiana di proteggersi, anche quando la nostalgia confonde e la strada conosciuta sembra più semplice.
Una nuova me si colloca in quella zona di confine tra scrittura intima e crescita personale che oggi intercetta un bisogno reale: sentirsi viste, comprese, nominate. Non è un libro da leggere tutto d’un fiato, ma da aprire nei giorni in cui non ci si basta e in quelli in cui, lentamente, si ricomincia a bastarsi. È un testo che parla alle donne che hanno amato troppo, che sono rimaste anche quando il cuore diceva “vai”, che ora vogliono riprendersi la vita — non quella di prima, ma una nuova, finalmente loro.
In una Torino elegante e riservata, capace di custodire fragilità dietro facciate austere, la voce di Isabel Venuti si inserisce con coerenza: discreta ma determinata, emotiva ma lucida. Perché la rinascita non avviene quando tutto è facile. Nasce quando tutto crolla e si sceglie, comunque, di rialzarsi.
E allora la domanda resta sospesa, tra le pagine e dentro chi legge: quante volte, nella nostra vita, abbiamo confuso la resistenza con l’amore… e quante volte, invece, scegliere noi stesse è stato il vero inizio?
MARZIA ESTINI

La monarchia dopo lo scandalo del principe Andrea

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Lo scandalo e l’arresto del principe Andrea, fratello del re d’Inghilterra, stanno scuotendo la monarchia inglese. I repubblicani inglesi hanno colto la palla al balzo per riproporre la questione istituzionale. Non darò giudizi storici sulla monarchia inglese, anche se è difficile valutarla negativamente perché ben radicata nella storia inglese. La monarchia del Regno Unito non si è mai macchiata di colpe come quella italiana, che ha ceduto al fascismo, tradendo lo Statuto e conducendo a una guerra devastante. I re e le regine inglesi hanno saputo stare al loro posto. Alcuni componenti della famiglia reale non sono stati esemplari e sicuramente molti appannaggi appaiono ingiusti e anacronistici.

Lo storico Mario Viana scrisse un libro dal titolo che poteva sembrare paradossale: La monarchia (italiana) costava meno. Allora le affermazioni di Viana sembravano veritiere, ma oggi è impossibile fare confronti perché la monarchia è finita nel 1946. Il costo del regime monarchico è uno dei temi più frequenti della propaganda repubblicana e, in effetti, le corti con i loro dignitari e cortigiani appaiono fuori dalla realtà moderna: un privilegio non giustificabile. Ma non sempre sono trasparenti i costi reali delle istituzioni. La virtus repubblicana ha un fascino di sobrietà, a partire dalla repubblica ateniese e romana, che può superare quello monarchico fondato sulla tradizione. La repubblica appare il sistema più vicino alle istanze popolari, ma nessuna posizione va assolutizzata perché il giudizio definitivo è legato solo alla dura lezione dei fatti.

La monarchia dovrebbe offrire una certa imparzialità che la repubblica non può garantire, ma il discorso va verificato caso per caso, a diretto contatto con la storia politica di un popolo. Lo scandalo della monarchia inglese è grave perché gli “arcana imperii” sono stati cancellati da una situazione che la società mediatica non consente più di nascondere. E questo vale per tutti i regimi democratici, perché quelli autoritari o totalitari sono ancora in grado di occultare la realtà. Ad esempio, della vita privata di Putin e dei suoi familiari non sappiamo nulla. Certo, il fatto che gli scandali vengano a galla può anche essere di per sé un fatto positivo, e non da oggi. Già il Vangelo lo metteva in evidenza. Il discredito che si addensa sulla famiglia reale mette invece in crisi il sistema monarchico, soprattutto perché la pulizia attorno al principe è stata fatta in ritardo e non dalla famiglia reale, che ne esce fortemente indebolita.

Ad ottant’anni dalla fine della monarchia italiana dobbiamo ricordare l’alto profilo morale del re Umberto II, che partì per l’esilio per evitare una possibile guerra civile. Quel re diceva che la monarchia non poteva accontentarsi del 51 per cento dei consensi: una riflessione che può valere anche per la monarchia inglese. La figura di Umberto e la sua dignità vengono oggi compromesse dalla leggerezza un po’ guascona di chi si vanta, in modo disinvolto e strafottente, di essere venuto più volte in Italia a pranzare quando il nonno era destinato a morire in esilio. A Ginevra, nell’anniversario della sua morte, una casa d’aste batterà molte onorificenze appartenute all’ultimo re. Non c’è ovviamente nessuno scandalo, ma la notizia appare piuttosto squallida e sta suscitando forti critiche. C’è da sperare che sia una notizia infondata o distorta. Attorno agli ultimi Savoia lo scandalismo è stato spesso di casa e ha avuto effetti devastanti, a volte in modo ingiusto o esagerato.

L’Unione Montana Via Lattea agli “Stati Generali dei Piccoli Comuni”

SAUZE D’OULX L’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea ha partecipato al convegno nazionale “Stati Generali dei Piccoli Comuni” tenutosi a Roma il 19 e 20 febbraio con il Consigliere e Sindaco di Pragelato Massimo Marchisio, accompagnato dalla funzionaria dell’ente Alessia Prin.

Un appuntamento di rilievo dedicato al futuro delle realtà territoriali di minori dimensioni e al loro ruolo strategico nelle politiche di coesione, innovazione e sostenibilità.

Il Sindaco Massimo Marchisio commenta la partecipazione: “La partecipazione dell’Unione rientra in un percorso di crescita e di rafforzamento delle proprie competenze amministrative e progettuali, avviato grazie alla collaborazione con lo staff di Piccoli, che ha recentemente affiancato i dipendenti dell’Ente in un corso di formazione e accompagnamento tecnico finalizzato alla costituzione dell’Ufficio Europa. L’Ufficio Europa avrà il compito di promuovere la partecipazione dell’Unione e dei Comuni aderenti ai bandi europei e nazionali, favorire la creazione di reti territoriali con enti, associazioni e imprese del territorio, supportare la realizzazione di progetti di gemellaggio, cooperazione e scambio culturale con altri territori a livello europeo. La presenza dell’Unione agli Stati Generali dei Piccoli Comuni ha rappresentato un’importante occasione per condividere esperienze, creare sinergie e delineare prospettive comuni su temi strategici come lo sviluppo strategico territoriale, la coesione e la gestione associata”.

PAYSAGE + Aimable: Italia e Francia per il turismo slow e del benessere

Tra Piemonte, Liguria e Alpi Marittime prende forma un nuovo modello di offerta turistica transfrontaliera, PAYSAGE + aimable, che avvia la sua fase più concreta con l’obiettivo di ampliare e diversificare l’offerta turistica  dell’area di confine, puntando su un turismo lento, sul benessere, l’accessibilità e l’identità dei paesaggi.

Dopo una serie di incontri partecipativi già realizzati a Menton, dal 4 al 6 aprile 2025, a Cortemilia dal 21 al 24 agosto 2025 e a Nice il 3 ottobre 2025 e Mondovì il 26 gennaio e 6 febbraio 2026, il progetto consolida  il proprio percorso con il confronto con territori e operatori finalizzati alla costruzione di un “prodotto turistico condiviso”, capace di generare ricadute economiche lungo tutta la filiera dell’accoglienza.
PAYSAGE +aimable è  in corso e coinvolge le aree delle Alpes Maritimes, Cuneo e Imperia. Avviato il 6 maggio 2025 Il progetto mobilita un budget  complessivo di 2.313.000 euro, con 1.850.400 euro di contributo FESR, a sostegno di azioni coordinate tra Italia e Francia.
Per i territori coinvolti significa costruire massa critica e posizionarsi con un’offerta leggibile e vendibile, un turismo slow & wellbeing capace di integrare esperienze outdoor, family,  wellness, accessibilità e enogastronomia, valorizzando paesaggio e cultura locale come motori di attrattività e permanenza.
Cuore della strategia è  la creazione di un Club di prodotto transfrontaliero, in cui una rete di attori pubblici e privati, tramite analisi, atelier partecipativi e percorsi formativi, co progetterà standard e proposte, aumentando la visibilità dell’offerta verso gli operatori e il grande pubblico.
Gli atelier hanno messo a fuoco percezioni, punti di forza, criticità, traducendo il dialogo con i territori in indicazioni operative per la progettazione, secondo un metodo che mira ad un prodotto non calato dall’alto, ma co-creato, più competitivo e sostenibile nel tempo.

Il progetto può già contare su risultati significativi, quattro territori coinvolti ad oggi, con un percorso di allargamento ancora in corso, cinque temi di lavoro, outdoor, wellness, enogastronomia, family,  accessibilità, 700 questionari raccolti a supporto dell’analisi territoriale, 140 operatori turistici coinvolti direttamente negli atelier partecipativi, ottocento persone coinvolte complessivamente  tra incontri, consultazioni e attività progettuali.
Questi dati confermano la forte partecipazione territoriale e la volontà condivisa di costruire  un’offerta turistica strutturata, riconoscibile e competitiva sui mercati.
Per guidare la progettazione, il partenariato ha costituito un’équipe multidisciplinare che lavora su cinque assi strategici, product management e costruzione del prodotto, outdoor e wellness, enogastronomia, natura e produzioni locali, family e accessibilità, digitale, comunicazione e storytelling.

Mara Martellotta