ilTorinese

Rinasce la zona ex Michelin tra corso Romania e strada Cebrosa

Prosegue il percorso di recupero di una delle aree industriali dismesse più estese di Torino, già sede dello stabilimento Michelin nel quadrante nord-est della città. La Giunta ha approvato  la delibera presentata dall’Assessore all’urbanistica Paolo Mazzoleni, relativa al progetto di fattibilità tecnico-economica delle opere di urbanizzazione e lo schema di convenzione relativo al permesso di costruire convenzionato per l’intervento edilizio sulle aree denominate “Cebrosa”.

Il nuovo centro commerciale principale, situato tra corso Romania e strada Cebrosa, è ormai pienamente operativo. Con il provvedimento odierno si dà seguito alle successive fasi di sviluppo dell’area, attraverso l’approvazione dell’intervento edilizio che prevede la realizzazione di tre strutture commerciali per una superficie complessiva di 15.576 metri quadrati, atto propedeutico al rilascio del titolo abilitativo.

Il progetto contempla inoltre la realizzazione di aree per servizi pubblici per complessivi 16.644 metri quadrati, di cui 13.315 metri quadrati destinati a parcheggio a raso, 2.307 metri quadrati a parcheggio in copertura e circa 1.000 metri quadrati a verde.

Le opere di urbanizzazione sono articolate in due lotti, per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Il primo lotto comprende: la realizzazione di nuova viabilità e segnaletica lungo l’asse di strada Cebrosa, con riqualificazione dei parcheggi pubblici esistenti; una nuova rete fognaria e l’adeguamento dell’acquedotto; l’illuminazione pubblica; la sistemazione a verde; un nuovo impianto semaforico all’incrocio Cascinette–Cebrosa; la riqualificazione della bealera dell’Abbadia di Stura lato Michelin e dell’alveo della bealera degli Stessi; la realizzazione di una pista ciclabile e di una banchina verde verso corso Romania; nonché l’installazione di una barriera acustica lungo strada Cebrosa e la posa di un manto fonoassorbente, finalizzate alla mitigazione delle criticità acustiche.

Il secondo lotto prevede la realizzazione di un parcheggio a uso pubblico sulla copertura piana del secondo fabbricato.

Per l’impatto residuo derivante dal consumo di suolo, per il quale non sono state individuate specifiche opere compensative, sarà corrisposto alla Città un contributo pari a circa 230.500 euro.

Uomini si diventa. Nella mente di un femminicida

Teatro Concordia

Venerdì 6 marzo, ore 21

 

Reading contro la violenza sulle donne con Alessio Boni e Omar Pedrini

 

Alessio Boni e Omar Pedrini con Uomini si diventa, Nella mente del femminicida affrontano un viaggio immaginario nella mente del carnefice in uno spettacolo scritto da otto autori, volutamente uomini, che si denunciano come rappresentanti di una categoria.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Venerdì 6 marzo 2026, ore 21

UOMINI SI DIVENTA. Nella mente del femminicida

Con Alessio Boni e Omar Pedrini

Chitarra, musiche e voce Omar Pedrini

Testi di Massimo Carlotto, Andrea Colamedici, Pino Corrias, Edoardo Erba, Maurizio De Giovanni, Marcello Fois, Daniele Mencarelli, Francesco Pacifico

Regia Alessio Boni

Ideato e prodotto da Teatro Carcano

Biglietti: intero 22 euro, ridotto 20 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

Il femminicida non è un malato, è un figlio sano del patriarcato. È uno di noi, cresciuto come noi, che pensa come noi. Che in maniera più o meno consapevole considera la donna un essere inferiore. Da “proteggere” e ingabbiare, da sminuire, soggiogare, quando non da picchiare, violentare, ammazzare. In Italia ne muore una ogni tre giorni, la stragrande maggioranza per mano di chi dovrebbe amarle. Non si contano i casi di stupro, di botte tra le mura di casa, di aggressioni o catcalling per strada, di plagio psicologico, di violenza economica, di mansplaining, di intimazioni tipo “Stai zitta!”: un sommerso di male che rende metà della popolazione vittima, l’altra metà carnefice. 

Questo progetto è un viaggio. Un viaggio immaginario nella mente del carnefice, che uccide in tanti modi, non solo con un’arma. Un viaggio ideato dal Teatro Carcano, scritto da otto autori, volutamente uomini, e interpretato da me e Omar Pedrini: insieme denunciamo noi stessi come rappresentanti di una categoria, in un momento di autocoscienza collettiva di cui, oggi più che mai, sentiamo il bisogno. Lo inauguriamo il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere, ma vorremmo ripeterlo ogni giorno, questo tentativo di affrancamento da un retaggio culturale patriarcale che ci ha formati, con cui abbiamo convissuto fino a ora e che adesso vogliamo provare a smantellare. Perché anche se ogni volta che leggiamo un titolo di cronaca istintivamente pensiamo “Io non sono così, io non lo farei mai”, nel nostro profondo sappiamo che, nel corso di una vita, qualche tipo di sopraffazione nei confronti delle donne, magari inconsapevolmente, l’abbiamo compiuta anche noi.

Alessio Boni

Fermato autista abusivo fuori da una discoteca

 

Stava attendendo i clienti con l’auto seminascosta tra gli alberi. È stato fermato dalla Polizia Locale dopo aver preso a bordo due ragazze e sanzionato per l’esercizio abusivo dell’attività di noleggio con conducente.

L’automobilista è stato controllato sabato 28 febbraio, durante un servizio di contrasto all’abusivismo nel trasporto di persone in orario notturno. Verso le 4 del mattino, il personale del gruppo specialistico antiabusivismo del Reparto Sicurezza Stradale Integrata ha notato, nei dintorni di un locale in zona San Salvario, una Fiat Grande Punto in sosta, con a bordo una persona in attesa. Dopo alcuni istanti due ragazze, appena uscite dal locale, sono salite a bordo sedendosi sui sedili posteriori. Dal controllo è stato accertato che l’uomo aveva pattuito un trasporto a pagamento.

Nei confronti del conducente del veicolo, un uomo di nazionalità albanese, sono state accertate diverse violazioni al Codice della Strada: dall’esercizio abusivo dell’attività di noleggio con conducente (art. 85, comma 4 CDS) che prevede una sanzione della Prefettura tra i 1.812 a 7.249 euro, la confisca del veicolo e la sospensione della patente da 4 a 12 mesi, alla mancanza del Certificato di Abilitazione Professionale con una sanzione amministrativa pecuniaria di 408 euro che contempla anche il fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni.

È stata accertata anche un’ulteriore violazione dell’articolo 116 che prevede una sanzione per “l’affidamento di un veicolo a persona sprovvista del titolo autorizzativo necessario”. Il verbale è a carico del proprietario dell’automobile e l’importo previsto dalla norma è di 397 euro.

Durante la stessa notte è stato controllato anche un Noleggio Con Conducente, munito di autorizzazione rilasciata da un altro comune, che è stato sanzionato per irregolarità del foglio di servizio. L’autista era sprovvisto del foglio di servizio nel giorno del controllo e nei 15 giorni precedenti. È scattata, quindi, una sanzione amministrativa di 178 euro, oltre alla sospensione della carta di circolazione per un mese. Il veicolo è stato sottoposto a fermo amministrativo per lo stesso periodo di tempo.

 

TORINOCLICK

Maxi controlli sul vino: sequestri per oltre 4 milioni di euro, coinvolto anche il Piemonte

Guardia di Finanza: sequestrati 2,5 milioni di litri, irregolarità anche in Piemonte

Maxi operazione della Guardia di Finanza in tutta Italia per verificare la correttezza della produzione e dell’etichettatura dei vini. I controlli, avviati nel 2024 nell’ambito dell’operazione denominata “Vinum Mentitum”, puntano a contrastare le frodi nel settore vitivinicolo e a garantire trasparenza sul mercato a tutela dei consumatori.

Nel corso delle verifiche non sono emerse violazioni di natura penale, ma sono state rilevate diverse irregolarità amministrative. L’attività investigativa si è concentrata soprattutto sull’individuazione di pratiche scorrette legate alla falsa indicazione di vini come Dop o IGP, all’utilizzo di uve e mosti non conformi ai disciplinari di produzione e alla dichiarazione di origini diverse da quelle effettive.

L’operazione ha portato complessivamente al sequestro di circa 2,5 milioni di litri di vino presentati come Dop o IGP senza averne i requisiti, per un valore superiore ai 4 milioni di euro. Inoltre 24 persone sono state segnalate alle autorità amministrative competenti.

Anche il Piemonte rientra tra le regioni interessate dai controlli. Tra le denominazioni coinvolte figurano Moscato d’Asti, Barbera, Dolcetto, Chardonnay e Piemonte Doc, con sequestri effettuati nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria.

Secondo quanto emerso dalle verifiche, tuttavia, per questi vini non sono state riscontrate uve provenienti da territori diversi da quelli previsti dai disciplinari. Le anomalie riguardano soprattutto aspetti amministrativi, come informazioni incomplete o non corrette riportate sulle etichette.

Durante le ispezioni sono state inoltre individuate diverse discrepanze tra le quantità di vino realmente presenti nelle aziende e quelle registrate nei documenti contabili del registro telematico Sian. In totale, su scala nazionale, le Fiamme Gialle hanno contestato 59 violazioni amministrative.

Riflessioni impaurite sulla guerra

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

La guerra all’Iran suscita forti perplessità e può far pensare che Trump sia  incapace di una strategia internazionale che sicuramente c’era quando si parlava di imperialismo americano, dimenticando quello russo. Oggi i due imperialismi  sono risorti in nuove forme. Gli Stati Uniti non perseguono più la Causa dell’Occidente anche se gli slogan possono portare a pensarlo ma scopi americani in senso stretto e miope. L’imperialismo russo ha ripreso vigore dopo il crollo sovietico, manifestandosi anche come erede della Grande Madre Russia degli Zar. Si dice, e sicuramente è vero, che l’ordine internazionale è sconvolto e che il diritto internazionale è stato calpestato. Peccato che alcuni si dimostrino difensori dell’ordine internazionale a corrente alternata.

La pace resta l’obiettivo prioritario di ogni civiltà non fondata sul dominio della guerra. I regimi democratici, di norma, si fondano sulla pace e perseguono la pace , ma non sono di per sé pacifisti. Quelli che citano solo le prime parole dell’articolo 11 della Costituzione, oltre a falsare il senso dell’articolo, sono eredi di quei “partigiani della pace” pronti a schierarsi con l’Urss in ogni circostanza in modo aprioristico.

Benedetto Croce

 

La guerra – diceva Croce – è un dato ineludibile della storia, ma certo questa constatazione terribile non significa giustificare la guerra che deve restare l’extrema ratio, ammesso che il ricorso alla forza abbia una ratio. In non tanti casi ha una giustificazione  politica, ma il ricorso alla guerra è uno dei dati più longevi e comuni della storia dell’umanità. Spesso la guerra viene giustificata da una frase erroneamente attribuita a Machiavelli: il fine giustifica i mezzi. Nella guerra del ‘900 e del nuovo secolo il discorso è inquinato dalle vittime civili coinvolte , dalle città distrutte, da uno stravolgimento che rende interi Nazioni territori di guerra. E ciò a prescindere dalle guerre nucleari e dai pericoli rappresentati da bombardamenti che colpiscano siti nucleari, provocando conseguenze devastanti. Mi stupisco, leggendo o ascoltando  i commentatori che parlano della guerra con una  vivace freddezza che non è lucidità,  ma esigenza spettacolare di intrattenimento  televisivo e di propaganda politica. Di fronte alla crisi iraniana, per usare un termine che si rivela assolutamente  inadeguato, appare ancora più evidente la pochezza di tanti politici italiani ed europei  e non solo loro, ovviamente. E’ possibile giustificare i mezzi brutali adottati nella guerra attuale  in nome di un fine?

Innanzi tutto i fini di Trump non sono affatto chiari, ma soprattutto viene spontaneo domandarsi chi possa giustificare i fini. Non esistono autorità in grado di stabilirlo. L’Onu è finita miseramente e il Papa è un’autorità morale e religiosa. A volte però  ribaltare il discorso aiuta a capire o tentare di capire. Oggi non possiamo illuderci di poter prevedere nulla. I vecchi generali in pensione reclutati in veste di commentatori sono penosi come i politici che si muovono in modo maldestro e goffo. Dei provinciali nati e cresciuti in paesi e cittadine non  sono in grado di capire. Alcuni non sono riusciti neppure a laurearsi , anche se una laurea oggi non basta… Liberare l’Iran dal regime oppressivo che lo domina dal 1979 potrebbe essere un fine lecito . Difendere Israele può essere un altro fine condivisibile. Ma fare un deserto e chiamarlo pace è cosa molto diversa. E’ realtà  vecchia che vedeva perfino Tacito che apparteneva ad un popolo guerriero ed era un realista che ispirò dopo secoli il Tacitismo. I costi umani della guerra quasi mai possono essere giustificabili e la diplomazia resta la via da seguire. Ma purtroppo il Conte di Cavour non ha avuto eredi. E neppure Kissinger. Le mie riflessioni di oggi sono impaurite e provvisorie. Impaurite perché sono nato e vissuto in periodo di pace e non so come si viva o si muoia in periodo di guerra. E impaurite anche per la piccolezza degli uomini: ha ragione Trump quando dice che  i  Churchill non ci sono più.

Il ritorno alla materia: scandinavo, Japandi, rustico e shabby chic

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Il nostro viaggio tra gli stili dell’abitare continua. Dopo aver attraversato l’eleganza della tradizione, le linee essenziali del contemporaneo e il carattere urbano degli spazi industriali riconvertiti, questa settimana entriamo in un territorio più intimo.

Gli stili naturali e accoglienti nascono da un bisogno sempre più evidente nel nostro tempo: riportare la casa a una dimensione di benessere, calma e autenticità. In un mondo veloce e urbano, l’abitare torna a cercare materiali naturali, luce, tessuti morbidi, atmosfere rassicuranti. Non si tratta solo di estetica, ma di qualità della vita.

Tra i linguaggi più diffusi oggi troviamo lo stile scandinavo, il Japandi – una delle tendenze più interessanti degli ultimi anni – il rustico contemporaneo e lo shabby-chic (il cui termine si è un pò abusato). Ognuno di questi interpreta in modo diverso il rapporto tra spazio, natura e comfort.

Stile Scandinavo

Lo stile scandinavo nasce nei paesi nordici, dove la luce naturale è preziosa e gli ambienti domestici diventano rifugi caldi durante i lunghi inverni. Per questo gli interni sono progettati per amplificare la luminosità e creare una sensazione di serenità.

Le palette cromatiche sono dominate da bianco, beige, grigi chiari e tonalità naturali del legno. I materiali sono semplici e autentici: legno chiaro, lana, lino, cotone. Gli arredi hanno linee pulite ma non fredde, con forme morbide e funzionali.

È uno stile particolarmente adatto ad appartamenti urbani di dimensioni contenute, dove la luminosità e la leggerezza visiva aiutano a far percepire gli spazi più ampi e armoniosi. Funziona molto bene in case contemporanee, ristrutturazioni di alloggi cittadini e nuove costruzioni con grandi finestre.

Japandi

Negli ultimi anni si è affermato uno stile che nasce dall’incontro tra minimalismo giapponese e funzionalità scandinava: il Japandi. Il risultato è un equilibrio raffinato tra essenzialità e calore.

Gli interni Japandi si distinguono per materiali naturali, colori neutri ma più profondi – sabbia, terra, tortora, carbone – e arredi dalle linee basse e leggere. Ogni oggetto è scelto con attenzione, evitando accumuli visivi. La filosofia è quella dell’essenziale: pochi elementi, ma di qualità.

Questo stile è perfetto per abitazioni contemporanee dove si desidera creare ambienti meditativi e ordinati. Si adatta molto bene a loft moderni, attici luminosi o case con spazi aperti, dove il dialogo tra architettura e arredamento può esprimersi con grande equilibrio.

Rustico contemporaneo

Quando si parla di stile rustico, spesso si pensa immediatamente alla casa di campagna tradizionale. Oggi però questo linguaggio si è evoluto, dando vita a una versione più contemporanea che mantiene il calore della materia ma con un’estetica più pulita.

Le caratteristiche principali sono travi in legno a vista, pavimenti in pietra o parquet importante, camini, superfici materiche. Gli arredi mescolano elementi artigianali e pezzi più moderni, creando un equilibrio tra tradizione e comfort attuale.

Questo stile trova la sua espressione ideale in cascine ristrutturate, case di montagna, casali di campagna o abitazioni immerse nel verde. Tuttavia, se reinterpretato con misura, può funzionare anche in città, soprattutto in appartamenti d’epoca dove materiali naturali e dettagli architettonici raccontano già una storia.

Shabby Chic

Lo shabby chic nasce invece da un’estetica romantica e delicata, ispirata alle case di campagna francesi e inglesi. Il termine “shabby”, letteralmente “consumato”, fa riferimento a mobili decapati o volutamente vissuti, che creano un’atmosfera morbida e nostalgica.

I colori sono chiari e polverosi: bianco latte, avorio, cipria, verde salvia, azzurro polvere. I tessuti sono leggeri e naturali, spesso con motivi floreali o texture morbide. Gli arredi hanno forme classiche ma alleggerite da finiture chiare.

È uno stile che si presta molto bene a case di campagna, seconde abitazioni al mare o contesti rurali dove si desidera creare ambienti romantici e rilassati. In città può funzionare in appartamenti luminosi o in piccoli alloggi dove si vuole ricreare un’atmosfera accogliente e personale.

Abitare con equilibrio

Ciò che accomuna tutti questi stili è una ricerca di autenticità. Legno, fibre naturali, luce, semplicità. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, la casa torna a essere uno spazio dove rallentare.

Naturalmente, come accade per ogni linguaggio dell’abitare, non esiste uno stile giusto in assoluto. Esiste lo stile giusto per uno spazio, per un contesto architettonico e soprattutto per la personalità di chi lo abita.

 

Ed è proprio questo il filo conduttore del nostro viaggio: comprendere gli stili non significa copiarli, ma imparare a interpretarli. Perché una casa ben riuscita non è mai la replica di una tendenza, ma il risultato di un equilibrio tra architettura, materiali e identità personale.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Debora Caprioglio, la tragedia di Artemisia e i femminicidi della nostra epoca

L’INTERVISTA

Appuntamento al teatro Erba per la Festa della Donna

Federico Valdi e Roberto D’Alessandro, che ne ha curato anche la regia, hanno scritto – con occhio attento ai verbali del processo e ai tanti scrittori grazie ai quali si sta ridando una giusta affermazione a una figura di donna-artista per troppo tempo offuscata dal nome paterno, da Anna Banti con il suo notissimo studio-romanzo ai più recenti Alexandra Lapierre e Melania Mazzucco, Costantino D’Orazio e Salvatore Tedesco – “Non fui gentile, fui Gentileschi”, un monologo affidato alla passione e alla bravura di Debora Caprioglio (in veste di produttrice con la società Quadrifoglio Produzioni, come lo è già stata per il precedente “Callas d’incanto”, proprio di questi mesi è la stesura del nuovo “L’elefante e la colomba”, stessi autori, sulla relazione tra Frida Kahlo e Diego Rivera) che porta Artemisia in palcoscenico da circa tre anni: un testo drammatico, “secco” lo ha definito qualcuno, che sviscera la più importante pittrice del Seicento. Figlia di un padre, Orazio, che fu un maestro messo di fronte al talento della figlia, da un’iniziale preparazione dei colori come a quella delle tele, dalla purificazione degli oli al confezionamento dei pennelli di setole e pelo animale, iperprotettivo come paternamente interessato al suo successo (scriverà alla Granduchessa di Toscana: “Mi ritrovo una figliuola femina con tre maschi, e questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nella professione della pittura, in tre anni si è talmente appraticata, che posso ardir de dire che hoggi non ci sia pare a lei”) e artefice di un matrimonio riparatore all’indomani delle torture e del processo contro Agostino Tassi (“serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto”), padre con cui coltivò rapporti filiali per affievolirli dopo quell’episodio che avrebbe segnato per sempre la sua esistenza e l’avrebbe spinta a trovare una propria piena indipendenza, in seguito tra Genova e Londra e Napoli.

Debora, in un’intervista hai detto che questo è uno spettacolo “secco”. Lo vuoi inquadrare meglio?

Tutta la parte finale dello spettacolo è il resoconto esatto degli atti del processo, abbiamo messo a sedere Artemisia su uno sgabello, ben ferma, le mani in grembo, priva di qualsiasi movimento, a descrivere tutto il suo strazio di donna oltraggiata. L’azione non coinvolge soltanto me come interprete ma bensì il pubblico tutto: in quel momento so di catturare la sua attenzione e di averlo portato dentro la storia, per cui anche chi non ha una smodata passione verso questi fatti o certe conoscenze nei confronti di un clima sociale che coinvolgeva non poco le leggi dei tribunali, rimane necessariamente coinvolto. Quando mi sono documentata per mettere in scena il testo, a dare voce ad un carattere tanto deciso e determinato e tormentato, confrontandomi con vari critici d’arte, mi sono resa conto che quell’episodio ha continuato a essere il punto di riferimento di una intera esistenza, al di là della eccezionalità della sua pittura, alla difficoltà nel voler esercitare una professione da cui nel suo secolo la donna era del tutto bandita, al privilegio, prima donna a goderne, di essere ammessa nel luglio 1616 alla prestigiosa Accademia delle arti del disegno di Firenze. Ne abbiamo cavato fuori – continua l’attrice che porterà il monologo domenica 8 marzo alle ore 16 all’Erba – tutta la drammaticità e la tragedia di questa donna, schiacciata da un mondo in cui sono compresi – d’un modo ben visivo e affermativo – esclusivamente gli uomini, che tracciano e dispongono, che dopo un processo per stupro, accompagnato da torture che avevano il fine di precluderne la futura professione e umilianti visite genealogiche e dalla presenza di falsi testimoni, vide la condanna dell’imputato risolversi in un nulla di fatto.”

Inevitabile che la vicenda di Artemisia porti a parlare non soltanto della sua epoca ma anche della donna di oggi, della violenza, dei femminicidi.

È una eterna lotta contro i soprusi. Anzi, ci stiamo avvicinando a fare un discorso di sopravvivenza, di quotidiane rivendicazioni. Ci siamo accorte che il vaso è colmo e che da qualche parte deve riversarsi, che è necessario reagire. Magari con gesti che per un attimo possono apparire esteriori, come le distese di scarpe rosse sulle piazze, o con certe etichette o slogan che non mi sono mai piaciuti. Io farei piuttosto un discorso di “donne” più che di femmine. Stiamo vivendo da alcuni anni, e in questi giorni si sta acuendo, una situazione molto preoccupante: e quella della donna non è da meno, io non posso pensare che arrivati al 2026 dobbiamo ancora leggere di continue uccisioni di donne, di compagne, di madri. Cosa necessaria è il rafforzamento delle pene, che troppe volte non sono pareggiabili agli atti di certi uomini.”

Nel monologo fai dire ad Artemisia “siamo fortunati a vivere di ciò che abbiamo”: ti riconosci in quelle parole?

È una frase che può andare benissimo per la Callas, altro personaggio che mi è piaciuto affrontare attraverso le confessioni della sua cameriera, o per Artemisia come per me, certamente. I miei inizi di attrice sono stati sicuramente chiacchierati, ho attraversato con Tinto Brass il cinema erotico e con lui, dopo “Paprika”, nel ’91, ho proprio debuttato all’Erba con “Lulu” di Wedekind, con Kinski e Lamberto Bava quello horror, con Castellano e Pipolo la commedia. Poi ad un certo punto ho voluto rivolgere la mia attività in ben altra direzione e mi sono affidata a Francesca Archibugi per “Con gli occhi chiusi” o a Ugo Chiti per “Albergo Roma”; o anche alle piccole partecipazioni, come quella fatta con Peter Greenaway per quel “Ripopolare la reggia” che ancora oggi potete vedere all’interno delle sale della reggia di Venaria, o alle grandi fatiche buttandomi in una “Isola dei famosi” che mi ha visto arrivare seconda: sino a trovare nel teatro una vera ragion d’essere e un successo bello e appagante. Un teatro fatto di quella disciplina che mi hanno insegnato i miei maestri, Mario Scaccia o Branciaroli o Mariano Rigillo, un teatro che è incontro quotidiano, che ti lascia esprimere il racconto o la passione di quel che facciamo, che ti porta a considerare maggiormente la tua maturazione di donna e di attrice, che magari a volte può non appagarti come vorresti per quel che riguarda il lato economico, ma dove le soddisfazioni sono più grandi, più immediatamente tangibili.”

Arrivata a questo punto, anche in fatto di libertà imprenditoriale, di personalità accresciuta, meglio il monologo o la vita all’interno di una compagnia, di coabitazione, di tournée?

Con il primo mezzo ti ritrovi sola in scena, capisci che la responsabilità è maggiore, che tutta una sala è venuta a vedere soltanto te, la macchina che devi guidare è in mano soltanto a te. Ti misuri veramente con la tua condizione di donna e di attrice e devi dare tutta te stessa. Come allo stesso modo considero vero quanto io ami lavorare in squadra, confrontarmi con gli altri ogni sera, ami la compagnia e lo spostarsi di piazza in piazza, di sala in sala, saggiare con i miei colleghi pubblici nuovi. Perché io sono un animale sociale.”

Elio Rabbione

Il Museo MIIT inaugura la mostra dedicata a Maria Pavlovska 

Dal 5 al 21 marzo il Museo MIIT, Museo Internazionale di Italia Arte, e la Galleria Folco dedicano una mostra internazionale alle donne, come ogni anno, in questo periodo.
Lo fanno organizzando quest’anno l’esposizione dal titolo “Visioni di donna”, la cui inaugurazione sarà  accompagnata dal libro di Vania Perale “Vorrei rinascere cormorano” della Phasar Edizioni.
Il Museo MIIT dedica una mostra alle donne, in occasione della loro festa e in considerazione delle tante problematiche di attualità che la società contemporanea esprime e su cui è necessaria una riflessione, per porre in essere adeguate misure sociali e culturali.
L’Arte può fare molto in questo settore  ed è per questo che il Museo MIIT da sempre cura esposizioni tematiche per sollecitare un cambiamento e promuovere una nuova e virtuosa cultura in merito all’universo femminile. Come in occasione del 25 novembre giornata Internazionale contro la violenza  sulle donne, anche in questo frangente la figura femminile diventa protagonista della mostra del MIIT, permettendo al pubblico di scoprire un universo artistico in continuo sviluppo e movimento. Non sono in mostra soltanto opere dedicate alla figura femminile, ma si tratta di un percorso emozionale che trova, nell’astrazione e nella scomposizione della forma, elementi profondi per esprimere interiorità e sensazioni. La mostra collettiva è accompagnata dalla importante esposizione personale delle opere di Maria Pavlovska, una tra le maggiori esponenti artistiche del panorama internazionale.
Il Museo MIIT presenta, infatti, la prestigiosa personale di Maria Pavlovska, che inaugura giovedì 5 marzo alle ore 18.

“Maria Pavlovska è  un’artista contemporanea ormai matura e risolta –  spiega il direttere del Museo MIIT e Italia Arte Guido Folco – perfettamente inserita nel contesto internazionale grazie alle sue molteplici presenze espositive nei principali appuntamenti artistici in tutto il mondo. In Asia, Stati Uniti, da Skopje a Lubiana, a Belgrado, Vienna, Berlino, Parigi, New York, Manila, Miami, Venezia, Firenze e Torino, la sua arte affronta i temi della polarizzazione e del globalismo, tanto cari alla società contemporanea.
L’arte di Pavlovska considera la pittura come un’estensione della propria esistenza, tra ombre, luce, felicità  e dolore, ed è  per questo che la sua arte  assume significati così intensi e personali, intimi e potenti, rappresentando nel profondo la propria energia vitale, tra sogni, speranze, esplosioni di vitalità e rarefatti momenti di meditazione.

L’artista incarna perfettamente, con il suo lavoro, lo spirito della società contemporanea, sempre in bilico tra salvezza e dannazione e nel contrasto tonale e cromatico assoluto delle sue composizioni si trova riflesso il senso della vita, in un dialogo continuo tra realtà e illusione. Nei segni rapidi, gestuali, essenziali che squarciano le tenebre di fondo delle sue opere maggiori pare si possa leggere un alfabeto dell’anima, in cui l’artista si esprime attraverso un linguaggio cifrato, criptico che narra moltissimo della sua interiorità.
Il bianco e il nero, il movimento vorticoso e continuo del segno altro non sono che il simbolo atavico dell’armonia e della complessità inafferrabile dell’universo, del confronto e del completamento degli opposti, in una sorta di bilanciamento dell’energia vitale e  creativa. L’osservatore può perdersi nel mondo poetico e creativo dell’artista, può ritrovare un po’ di sé stesso, alla continua ricerca dell’Io , dell’essenza dell’Essere.
L’utilizzo da parte della Pavlovska, sia nei disegni, sia nelle opere maggiori, di colori puri come il bianco e il nero, la rende immediatamente riconoscibile a livello internazionale.
Nel movimento inarrestabile del gesto l’artista declina il procedimento stesso della creazione, sempre in divenire e basata sugli opposti, sull’idea di una sperimentazione che si fa vita e materia, percorso esistenziale e ricerca.
Luce e buio, pieno e vuoto, bianco e nero si alternano, si  sovrappongono, si scontrano in un disegno meditato,  “sentito” dall’artista, mai casuale  poiché una tela o un  foglio di carta diventano l’espressione della propria esistenza su cui modulare emozioni e sentimenti.

Spazio, tempo, misura, infinito sono altri elementi fondanti l’arte di Maria Pavlovska. È  nella fusione e nell’interpretazione di tali elementi  che Maria scopre il senso della creazione della vita, dell’identità umana e divina. La sua è  arte spirituale perché va alla ricerca dello spirito umano,  cercando di cogliere l’essenza e la sintesi in un viaggio alla scoperta di sé stessa e dell’altro. Maria Pavlovska è  quindi da annoverare tra le massime interpreti dell’arte contemporanea internazionale sia per la sua potente espressività concettuale, sia per il suo corrente e sperimentale percorso che va ad unire la nuova espressività internazionale con la storia e gli esiti dei grandi maestri”.

Dal 5 al 21 marzo 2026 Museo MIIT Torino, corso Cairoli 4

Orario da martedì  a sabato 15.30-19.30

Appuntamenti per visite guidate e scolaresche

Info 0118129776

www.museomiit.it

Mara Martellotta

EXPOSED Torino Photo Festival: “Mettersi a nudo”

 

Novità del 2026 la direzione artistica di Walter Guadagnini con la cura e la realizzazione di CAMERA

Torino ospiterà dal 9 aprile al 2 giugno prossimo la terza edizione di EXPOSED – Torino Photo Festival, il cui tema scelto per quest’anno è “Mettersi a nudo”, un invito a guardare dentro di sé e oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità e rappresentazione, corpo e immagine, visibile e invisibile. Questo sguardo attraversa l’intero programma del festival, che si articola in mostre temporanee, incontri, eventi e iniziative diffuse, capaci di coinvolgere istituzioni e artisti nazionali e internazionali, animando alcune delle principali sedi torinesi e dei suoi spazi architettonici di pregio che si trovano nell’intero perimetro della città.

“Mettersi a nudo” diventa così non solo svelamento fisico, ma gesto simbolico e autentico per liberarsi dalle sovrastrutture, mostrarsi per ciò che si è e osservare se stessi e gli altri senza filtri. Una tensione che la fotografia, più di ogni altro linguaggio, sa rendere concreta nella verità di un volto, di un paesaggio, di un corpo e nella pluralità degli sguardi che attraversano i medesimi.

La cabina di regia che promuove la terza edizione di EXPOSED è molto ampia, e dimostra la vocazione di Torino come “città della fotografia”. Vi fanno parte la Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, in sinergia con Fondazione Arte CRT e Intesa Sanpaolo, e coordinata dalla Fondazione per la Cultura Torino, ed è curata e realizzata da CAMERA – Centro italiano per la fotografia.

Il festival segna un passaggio di fase e definisce con maggiore chiarezza la propria identità, affidando la direzione  artistica a Walter Guadagnini, tra le voci più autorevoli della fotografia contemporanea italiana e internazionale.

“Un festival per la città, un festival con la città – ha dichiarato Walter Guadagnini – questo vuole essere la terza edizione di EXPOSED, la grande kermesse che arricchisce Torino di un grande appuntamento fotografico. Per la città, per offrire la possibilità ai torinesi e a chiunque si trovi in Piemonte di vedere mostre sorprendenti, che vanno dallo storico al contemporaneo, dall’Italia al resto del mondo, per confermare Torino come il centro della fotografia nel nostro Paese. Con la città, perché il festival non si manifesterà solo nei musei e negli spazi espositivi, ma anche nelle strade, sotto i portici, in una cancellata, in una edicola e persino in un parcheggio. Tanti luoghi, tantissime immagini, tante storie di ieri e di oggi attraverso gli sguardi di autori e autrici celebri o sconosciuti, di giovani emergenti e di maestri storicizzati, una festa dove la fotografia mette a nudo le sue diverse anime inventando e raccontando il mondo”.

Il programma prevede 18 mostre temporanee indoor e outdoor, incontri, proiezioni e altri eventi realizzati grazie al coinvolgimento delle principali istituzioni torinesi, delle realtà indipendenti e dei protagonisti della scena artistica italiana. Il programma delle mostre indoor si articola in un percorso diffuso che attraversa alcune delle principali istituzioni della città, in quello che si potrebbe definire un vero e proprio “miglio della fotografia”, all’interno del quale sarà possibile passeggiare incontrando la fotografia nelle sue diverse forme. Il percorso costruisce una trama espositiva capace di mettere in relazione autori affermati e pratiche contemporanee, sguardi storicizzati e ricerche emergenti.

“Il miglio della fotografia” inizia da CAMERA, dalla sua Project Room, con la mostra di Toni Thorinbert dal titolo “Donne in vista”, una selezione di fotografie dedicate alla figura femminile scattate dal fotografo svizzero negli oltre 30 anni di carriera. Il progetto, nato da un’idea di Luca Beatrice, rappresenta un omaggio di Thorinbert e Guadagnini all’amico prematuramente scomparso. La cripta di San Michele Arcangelo presenterà l’ampia produzione fotografica del regista greco Yorgos Lanthimos, a cura di Giangavino Pazzola; il Museo Regionale di Scienze Naturali ospiterà la mostra dedicata a Bernard Plossu, dal titolo “Dopo l’estate”, a cura di Walter Guadagnini; il Circolo del Design accoglierà una mostra che riunisce tre serie del fotografo inglese Dean Chalkley, a cura di Walter Guadagnini; al Museo Nazionale del Risorgimento italiano, la mostra “Viva le donne. Il femminismo nelle fotografie di Paola Agosti”, curata da Giangavino Pazzola, celebra uno dei più importanti sguardi sulla nascita del movimento femminista italiano, con un focus particolare su quello romano degli anni Settanta; alle Gallerie d’Italia – Museo di Intesa Sanpaolo si potrà visitare dal 10 aprile al 6 settembre prossimo la mostra “Diana Markosian. Replaced”, a cura di Brandel Estes. Infine, all’Archivio di Stato di Torino, troveranno sede due mostre: la prima dal titolo “Messi a nudo. August Belloc, Wilhelm von Gloeden, Carlo Mollino”, curata da Barbara Bergaglio, che esplora l’opera di tre figure chiave del mondo della fotografia. La seconda esposizione è dedicata a Ralph Gibson, dal titolo “Self exposed”, curata da Giangavino Pazzola, presenta una selezione di 70 opere che, attraverso oltre 50 anni di carriera, rendono omaggio a uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento.

Le mostre outdoor estendono il festival nello spazio urbano, trasformando Torino in una piattaforma espositiva diffusa in cui la fotografia entra in dialogo diretto con l’architettura, i flussi quotidiani e le geografie sociali della città. Interventi eterogenei per scala e linguaggio che, nel loro insieme, ridefiniscono il rapporto tra immagine e spazio pubblico, tra visione e attraversamento. Alcune di queste mostre si trovano all’interno del “miglio della fotografia”, fungendo come una sorta di basso continuo visivo tra una serie e l’altra delle mostre indoor, mentre altre si sviluppano in un’area molto più ampia. Le mostre outdoor troveranno collocazione nella corte di Palazzo Carignano, dove il 2 aprile aprirà “Torino 4×4. Immagini per una nuova era” a cura di François Hébel e Marco Rubiola; il portico di Palazzo Carignano, su piazza Carlo Alberto, ospiterà due progetti outdoor; sotto i portici di piazza San Carlo, Paolo Ventura presenterà “Acrobati 2020-2025”, lavoro realizzato appositamente per questa occasione e curato con Walter Guadagnini.

I portici nord di via Po, da piazza Castello a via Rossini, ospiteranno “5000 lire per un  sorriso. Fotografie dal concorso dell’azienda cosmetica GI.VI. EMME 1939-1941”, esposizione curata da Barbara Bergaglio, che curerà anche una mostra dal titolo “La città in fotografia, la fotografia in città”, ospitata nella cancellata del giardino storico del Palazzo dal Pozzo della Cisterna.

Il Museo Nazionale del Cinema, sulla cancellata della Mole Antonelliana, presenterà l’esposizione “Fuoricampo. Il cinema svelato”, con venti immagini di grande formato tratte dalle proprie collezioni.

Cripta 747 presenterà al piano -2 del parcheggio sotterraneo Valdo Fusi la mostra “Mark Leckey. Catabasis”, curata da Caterina Avataneo, lavoro fotografico che esplora il sottosuolo come dimensione dell’immaginario collettivo.

Ventisei cimase diffuse per la città ospiteranno “I Tuffatori”, a cura di Walter Guadagnini: una mostra collettiva a cielo aperto che si sviluppa su ventisei superfici urbane dedicata a giovani autrici e autori.

“EXPOSED torna a Torino con un programma eccezionale e diffuso – afferma l’assessora alla Cultura della Città di Torino, Rosanna Purchia – che quest’anno ha saputo coinvolgere il meglio della fotografia. La possibilità di ospitare un festival internazionale di questo livello è una ricchezza importante da promuovere, anche per l’impatto attrattivo che un’offerta culturale di prestigio esercita sul comparto turistico. Questo grande appuntamento si è sviluppato grazie a un importante lavoro di squadra, ampio e sinergico, che ha coinvolto soggetti, pubblici e privati, uniti da un obiettivo comune: quello di costruire un festival internazionale capace di parlare al presente e alla comunità”.

Mara Martellotta

UDC: “Dopo 33 anni di sinistra a Torino è ora di cambiare”

Ritorna lo Scudo crociato con una conferenza stampa stamane al Caffè Torino

 
Torino dopo 33 anni di amministrazioni di sinistra con una economia molto  più debole , con le diseguaglianze aumentate non ha cambiato verso neanche  con la attuale Amministrazione. La Città impoverita , deve assolutamente cambiare guida. A quasi 4 anni e mezzo dal voto del 2021 non vi sono lavori pubblici ultimati , da piazza Baldissera al sottopasso di corso Giambone . Palazzo Nervi in condizioni di degrado inaccettabili, i lavori di sistemazione delle strade che verranno asfaltati con i soldi della Fondazione Cassa Risparmio non ancora iniziati…Nei primi trent’anni del dopoguerra   Con le amministrazioni DC di Peyron, Grosso, Anselmetti, Porcellana e Picco , la forte crescita diminuì le diseguaglianza, gli ultimi trent’anni di bassa crescita invece con la sinistra  le diseguaglianze sono aumentate  vista d’occhio. Periferie dimenticate. Un atteggiamento molto remissivo con gli eredi Agnelli nella difesa della FIAT, patrimonio anche della Città  Anzi appoggio in Europa alla delibera che ha messo in crisi l’industria dell’auto europea.  Eppure mentre nel 2021 in Italia venivano prodotte 673.000 auto o veicoli commerciali FIAT, in Spagna 495.000, in Francia 605.000. Nel 2025 in Italia venivano prodotte 379.706 auto e veicoli comm. Fiat, in Spagna 1.000.000, in Francia 661.000.Senza che il Sindaco di Torino chiedesse mai conto al Presidente di Stellantis… Torino da Capitale dell’auto a Capitale della cassa integrazione con l’impoverimento di decine di migliaia di famiglie..Tra le 44 Aree Metropolitane europee con oltre 1,5 milioni di abitanti Torino e’ 41a, Napoli  43a, Lione 11a. Per la Camera di Commercio un torinese su tre vive sotto la soglia di povertà.  Per l’Ufficio Pio del SanPaolo  la povertà è sempre più strutturale. Non è che nello stesso periodo otre Citt non vino fatto meglio perché come h detto Banca d’Italia il PIL a BOLOGNA è cresciuto 20 punti di più. La Città conta di meno a Roma. Persino la presentazione del Salone del Libro verrà fatta a Milano.Il lavoro si è  impoverito e come ha detto il Cardinal Repole  il 76% dei giovani ha un lavoro precario. Secondo il Rapporto Caritas il 61% dei nuovi indigenti ha meno di 25 anni. Per fortuna ci sono le Caritas parrocchiali che suppliscono. In sintesi dopo 33 anni di Amministrazioni di sinistra il motore economico della Città è indebolito , i problemi sociali sono aumentati , la Città e’ ancora in fase di transizione  (Castellani)
Tra le prime Città per mancanza di sicurezza, tra le prime Città per pessima qualità dell’aria , tra le ultime Città in Europa per numero di kilometri di Linee di Metropolitana.
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La Città in questa situazione deve assolutamente cambiar guida e marcia. L’UDC come hanno spiegato Mino GIACHINO , il leder dei SITAV, e Paolo Greco Lucchina sta preparando la lista con incontri nelle Bocciofile, nei circoli , nei mercati e si rivolgerà al mondo cattolico , al mondo sindacale, al commercio e ai giovani che trovano possibilità di lavoro non soddisfacenti. Secondo GIACHINO questi mondi non possono più essere corresponsabili e appoggiare un sinistra che non ha la cultura dello sviluppo nelle sue vene, che si è alleata col sistema Torino facendosi guidare e non incidendo sulle scelte anzi.
Per gli uomini dell’UDC Torino , con il Centro per la IA assegnato dal Governo , deve puntare a diventare una delle capitali della mobilità del futuro, e puntare sull’industria unico modo per offrire una opportunità di lavoro interessante e remunerativa ai 100.000 studenti torinesi e non . Non sarà infatti il PRGC affidato a un architetto milanese a rilanciare la Citt.  Per l’UDC MIRAFIORI deve restare zona industriale , ok a un secondo produttore . Occorre migliorare nettamente l mobilità urbana a partire dalle scale mobili della Metro così come occorre rilanciare la attività fieristica e dell’aeroporto di Caselle oggi solamente tredicesimo tra gli aeroporti italiani. Il rilancio della Città arriverà dalla TAV per cui si chiede di accelerare i lavori e contrattare col Governo un piano di rilancio, con la Zes o qualsiasi altra ipotesi. Torino come diceva Umberto Eco è fondamentale per il rilancio della stesa economia nazionale. Quarta corsia sulla Tangenziale tra Rivoli e Borgaro . Valorizzazione della Autorità dei trasporti . Valorizzazione delle competenze negli Ospedali e diminuzione delle Liste di attesa nella Sanità.
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Mino GIACHINO commissario UDC torinese,
Paolo GRECO LUCCHINA, vicesegretario nazionale UDC