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Torna Terra Madre nel ricordo di Carlin Petrini

Slow Food celebra Carlo Petrini: 40 anni di impegno per la biodiversità a Terra Madre Salone del Gusto 2026

Dal 24 al 27 settembre 2026, il centro di Torino ospita la 16ª edizione di Terra Madre Salone del Gusto, dedicata ai 40 anni di Slow Food Italia. Il tema scelto, “Biodiversity – Be Diversity”, richiama il valore della biodiversità in tutte le sue forme – naturale, agricola, gastronomica, culturale e sociale – e rende omaggio all’eredità di Carlo Petrini, fondatore del movimento.

Presentando l’evento, la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini ha ricordato come Slow Food sia nata per cambiare il modo di concepire il cibo e il tempo, ribadendo che il movimento è oggi più che mai impegnato a portare avanti la visione di Petrini.

La manifestazione coinvolgerà il cuore di Torino, da piazza Carlo Felice a piazza Vittorio Veneto, trasformando piazze, musei e luoghi storici in spazi di incontro, confronto e partecipazione. I primi eventi prenotabili sono disponibili sul sito ufficiale.

Il programma prevede il grande Mercato dei produttori, i Presìdi Slow Food, l’Arca del Gusto, conferenze, Laboratori del Gusto, incontri con cuochi, studiosi e attivisti internazionali, attività educative e l’Enoteca di Terra Madre. Attesi oltre 1.500 delegati da più di 120 Paesi, che parteciperanno anche all’Assemblea della Fondazione Slow Food ETS.

Tra gli ospiti figurano, tra gli altri, Satish Kumar, Alice Waters, Raj Patel, Eric Schlosser, Lella Costa, Moni Ovadia, Max Casacci e Fulvio Marino.

Le istituzioni locali, con le parole del governatore Cirio e del sindaco di Torino Lo Russo hanno sottolineato il valore dell’evento come occasione per rafforzare il ruolo internazionale di Torino e del Piemonte, promuovendo un modello alimentare sostenibile e valorizzando le eccellenze agroalimentari del territorio.

Per informazioni e prenotazioni: https://2026.terramadresalonedelgusto.com.

Vino piemontese, in Regione il confronto sulle misure per superare le difficoltà

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Un comparto che continua a dimostrare forza sui mercati internazionali, ma che allo stesso tempo deve fare i conti con una difficoltà che interessa numerose aziende e alcune delle principali denominazioni piemontesi. È questa la fotografia emersa durante la seduta della terza Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Claudio Sacchetto, dedicata al settore vitivinicolo, convocata dopo le sollecitazioni arrivate nelle ultime settimane da produttori, organizzazioni agricole e forze politiche.

Il confronto arriva dopo la richiesta del Partito Democratico per definire una strategia condivisa di sostegno al comparto.

Il presidente della Regione Alberto Cirio ha aperto la seduta ricordando come il settore viva oggi una fase caratterizzata da “luci e ombre”. Da un lato le difficoltà provocate dalle tensioni geopolitiche, dai dazi commerciali e dal rallentamento della domanda mondiale; dall’altro un dato che distingue il Piemonte dal resto del Paese: nel primo trimestre del 2026 è infatti l’unica regione italiana a registrare un incremento delle esportazioni di vino (+0,5%), mentre il dato nazionale evidenzia una contrazione dell’8,2%.

Per Cirio questo risultato “dimostra la capacità delle imprese piemontesi di reagire a uno scenario internazionale particolarmente complesso, conquistando nuovi mercati grazie alla qualità delle produzioni e alla capacità di intercettare nuove opportunità commerciali”.

Il presidente ha inoltre ricordato “l’impegno economico della Regione a favore del comparto. Le risorse complessivamente destinate al settore sono oltre 100 milioni di euro: circa 80 milioni per gli investimenti destinati al miglioramento delle aziende agricole, in larga parte vitivinicole; 10 milioni per favorire la diversificazione delle attività attraverso l’enoturismo e l’ospitalità; 18 milioni destinati alla promozione dei vini piemontesi sui mercati nazionali e internazionali; ai quali si aggiunge uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro per sostenere le produzioni maggiormente colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi”.

L’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha sottolineato come il Piemonte sia oggi la seconda regione italiana per esportazioni vitivinicole, alle spalle del Veneto, proprio grazie alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato mondiale.

“Le guerre, i dazi, le crisi economiche e il cambiamento delle abitudini di consumo non possiamo modificarli, ma dobbiamo imparare a interpretarli”, ha spiegato, indicando nell’apertura verso nuovi mercati la principale strategia per il futuro del comparto.

Per sostenere questo percorso nascerà il nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte, realizzato insieme all’Università di Torino e alla Fondazione Agrion. L’organismo utilizzerà anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l’evoluzione della domanda internazionale, individuare i mercati più promettenti e fornire alle aziende indicazioni sulle strategie commerciali e sugli investimenti più efficaci.

Bongioanni ha ricordato inoltre che nel solo 2026 sono programmati 66 eventi di promozione in Italia e all’estero nei quali il vino rappresenterà il principale ambasciatore dell’agroalimentare e del turismo piemontese. Parallelamente sono stati ricostituiti il Tavolo verde, con le organizzazioni professionali agricole e il mondo industriale, e il Tavolo vitivinicolo, al quale partecipano anche i Consorzi di tutela, per affrontare in modo strutturale e condiviso decisioni che toccano tutti i livelli, a partire dalla nuova programmazione europea Pac 2027-2035, al livello nazionale fino alle decisioni di competenza dei singoli consorzi.

Nel corso del dibattito Domenico Ravetti (Pd) ha ribadito la necessità di un confronto più ampio con tutto il comparto, sottolineando come la fase della cautela debba lasciare spazio a interventi concreti e differenziati. A suo giudizio il nodo comune resta quello della gestione delle eccedenze, pur nella diversità delle situazioni territoriali.

Vittoria Nallo (Sue) ha sostenuto che la Regione avrebbe dovuto attivare per tempo strumenti di prevenzione, chiedendo inoltre chiarimenti sugli effetti che i dazi internazionali stanno producendo sul sistema vitivinicolo piemontese.

Per Fabio Carosso (Lega) la qualità del vino piemontese non è in discussione e le difficoltà derivano da una crisi globale dei mercati. Ha evidenziato come le piccole aziende e un giornalismo dedicato abbiano maggiori difficoltà nel comunicare e nel raggiungere le giovani generazioni di consumatori.

Fabio Isnardi (Pd) ha chiesto quali misure concrete siano previste per sostenere le cantine sociali, ritenendo indispensabili interventi strutturali anche per evitare fenomeni speculativi.

Alberto Avetta (Pd) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di prevenire future criticità anche per produzioni oggi meno esposte, come l’Erbaluce di Caluso.

Giulia Marro (Avs) ha evidenziato le differenze tra piccoli e grandi produttori, chiedendo che le politiche regionali tengano conto delle diverse realtà aziendali e richiamando anche il tema delle condizioni di lavoro e del contrasto allo sfruttamento della manodopera.

Mauro Calderoni (Pd) ha indicato nei vini dealcolati uno dei segmenti sui quali il Piemonte potrebbe investire per ampliare la propria presenza sui mercati internazionali.

Infine, Marco Protopapa (Lega) ha invitato il settore ad affrontare con realismo i cambiamenti in corso, sostenendo la necessità di accompagnare gli agricoltori verso scelte come la riduzione delle produzioni, la diversificazione e un nuovo patto tra istituzioni e mondo agricolo.

MB Ufficio stampa CRP

La gallina Maddalena e gli opossum

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Nel santuario torinese di piazza Santa Rita da Cascia, con un gesto cristianamente dubbio e poco credibile considerate le sue convinzioni religiose, Carletto accese una candela davanti alla statua della santa degli Impossibili ringraziandola, confidando nella sua divina intercessione affinché venisse mantenuta nel tempo quella grandissima invenzione che gli anglofoni chiamavano smart working e gli autoctoni avevano tradotto in lavoro agile. A dire il vero, almeno per lui e per chi apparteneva a quello che alcuni ribattezzarono “il club degli opossum”, la parola lavoro provocava un naturale rigetto, una sorta di eritema dell’animo. Cerimonioso, abilissimo a svicolare gli impegni e a rendersi quasi invisibile per schivare il lavoro, Carletto aveva interpretato a modo suo il lavoro a distanza, da casa. Omettendo il riferimento a tutto ciò che significasse attività, servizio, impiego, mansione, compito, responsabilità, azione oppure risultato si era concentrato sulla parte dell’agile da intendere come un processo di inoperosità, massima aspirazione per coloro che non provavano alcun rimorso nell’essere dei perdigiorno, degli scansafatiche. Pazienza se poi questo atteggiamento sfociasse nell’imbroglio o nella truffa, ingannando il prossimo e principalmente chi gli aveva affidato il lavoro.

Rosina, sua socia in tutto e per tutto (aspetti sentimentali a parte), la pensava ovviamente alla stessa maniera. Erano davvero una bella coppia e, affidandosi all’immortale capolavoro di Collodi, non si faticava a identificarli con il gatto e la volpe. O con l’opossum e la sua nota strategia di fingersi morto per scoraggiare i predatori. Solo che, nel caso dei due, si trattava di un buon modo per schivare lavoro e impegni, infrattandosi al fine di rendersi indivisibili e silenziosi. Il lavoro reclamava attenzione e presenza? Chissenefrega e buonanotte ai suonatori, tanto c’era sempre qualcuno sul quale si poteva, in qualche maniera, scaricare le incombenze. Rosina era nipote di Mario, conosciuto dai più come “il Mario pulito”, uno stradino originario della provincia di Rovigo il quale, mantenendo fede al suo soprannome, aveva sempre e tenacemente operato per ottenere con il minimo sforzo la massima resa dalla sua attività. A differenza di sua moglie Maria che si “tirava nera” a lavorare, lui era diventato famoso per la proverbiale abilità a sdraiarsi ai bordi della strada dove, disteso su un vecchio plaid, allungava le mani nelle cunette per estirpare le erbacce con movimenti tanto lenti quanto studiati. Ben attento a non faticare troppo e a non sporcarsi gli abiti. Se ne accorse anche il vecchio cavaliere Hoffman, pentendosi amaramente di avergli offerto il lavoro di giardiniere nel parco della sua villa. Il buon Mario si sdraiava sotto gli alberi sul finire dell’estate in pigra attesa che le foglie cadessero e solo quand’erano tutte a terra, con una gran flemma, iniziava a raccoglierle, una ad una. E lo stesso in primavera quando, dopo la sosta invernale dove veniva pagato per non far nulla, attendeva che l’erba crescesse fino ai polpacci per rasare il prato con il tosaerba riservandosi tutto il tempo che riteneva necessario. La nipote non poteva certo smentire quell’attitudine perché, come si usa dire, buon sangue non mente. Eppure i due, nonostante tutto, erano simpatici e nemmeno lontanamente paragonabili a Stella, conosciuta come “la gallina Maddalena”, parafrasando una canzone di Roberto Vecchioni. A parte l’idiosincrasia per il lavoro che, forse, poteva accomunarla a Carletto e Rosina ma in una versione molto più acuta, la sua personalità era contorta e poco raccomandabile. Falsa come il peccato di Giuda, cattiva d’animo e terribilmente pettegola, anche lei come la gallina Maddalena si credeva una faraona e ingrassava “senza fare mai le uova”. Piena di se e sempre pronta a cambiar bandiera, tagliuzzava i vestiti addosso al prossimo con la sua linguaccia ma non voleva essere criticata (“io, le cose, non le mando mica a dire… Io, le cose, non le faccio alle spalle. Non è vero che io non abbia mai torto: sono gli altri che non hanno mai ragione”). Quel posto di lavoro per lei era solo un rifugio all’ombra del politico compiacente e lo smart working lo intendeva non come lavoro a distanza ma la maggior distanza possibile dal lavoro che, peraltro, non era in grado di fare a causa dei propri limiti e dell’assenza di un seppur piccolo barlume di volontà. Ma come spesso capita le cose possono cambiare improvvisamente e non è detto che i cambiamenti siano in meglio. Anzi. E così capitò che un giorno finì il suo credito con la fortuna e dovette ridare indietro tutto ciò che aveva ottenuto con intrighi e piccole furbizie. In poche parole, dalla sera alla mattina, la gallina rimase “senza penne sul di dietro”. Ancora una volta quella canzone del grande maestro ritornava quasi fosse una condanna (“Maddalena dei lamenti, che stà lì, che aspetta e spera; Maddalena senza denti, vittimista di carriera; Maddalena dei padroni che van bene tutti quanti: le stanno tutti sui coglioni, però manda gli altri avanti”). Quelli che definiva i suoi santi in Paradiso caddero in disgrazia e per quanto manifestasse la sua disperazione, le toccò andare a lavorare in un fast food. Tra le otto e le dieci ore al giorno a friggere ali di pollo e patatine senza il conforto di un aeratore che funzionasse erano il risultato dell’applicazione della legge del contrappasso per chi, come lei, aveva sempre riso in faccia a chi era costretto a faticare per mettere insieme il pranzo con la cena. E lì la presenza al lavoro era obbligatoria, non facoltativa. Qualche volta capitò che dei conoscenti ai quali aveva riservato in passato le sue attenzioni, delle quali avrebbero fatto volentieri a meno, si fermassero a fare un boccone in quel locale canticchiando “Maddalena, Maddalé, Maddalena dei funamboli: prima c’era e poi non c’è, Maddalena, Maddalé; Maddalena dei tuoi comodi: basta che va bene a te; Maddalena dei pronostici: “io l’avevo detto che…”. Maddalena dei colpevoli: tutti quanti tranne te, Maddalena, Maddalé”.

Marco Travaglini

Torino, Usic: “Assenza di parte della maggioranza alla consegna delle benemerenze offende le istituzioni”

 

“La Segreteria Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri esprime massima solidarietà e vicinanza ai due agenti della Polizia di Stato insigniti delle benemerenze civiche dal Comune di Torino dopo essere rimasti feriti nei gravi scontri legati al centro sociale Askatasuna.

Il riconoscimento conferito ai due operatori rappresenta un segnale importante di vicinanza istituzionale verso chi, ogni giorno, rischia la propria incolumità per garantire legalità, sicurezza e tutela dei cittadini. Al tempo stesso, l’USIC non può esimersi dal constatare con profondo rammarico e sconcerto l’assenza programmata di una parte della maggioranza comunale alla cerimonia ufficiale. Una scelta che assume un significato politico estremamente preoccupante, soprattutto perché riguarda la consegna di un riconoscimento a servitori dello Stato feriti nell’adempimento del proprio dovere.

Le istituzioni democratiche e la solidarietà verso chi rischia la vita per difenderle non dovrebbero mai essere oggetto di divisioni ideologiche o di calcoli politici. Quando un appartenente alle Forze dell’Ordine viene ferito mentre svolge il proprio servizio, la risposta della città e di chi la amministra deve essere unanime,compatta e priva di tentennamenti.

Chiediamo quindi al Sindaco Stefano Lo Russo cosa pensi del fatto che una parte della sua stessa maggioranza abbia scelto di disertare la consegna di un riconoscimento così solenne a due servitori dello Stato feriti dalle frange antagoniste. Scegliere di non partecipare a una cerimonia decisa dal suo stesso esecutivo non rischia forse di apparire come un messaggio politico contrario alle istituzioni, alla legalità e alla stessa linea assunta dalla Giunta?

Riteniamo che le Forze dell’Ordine, siano esse Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza o Polizia Locale, meritino rispetto assoluto e non una solidarietà a giorni alterni, subordinata agli equilibri delle coalizioni politiche locali.

Restiamo in attesa di una replica e di un segnale chiaro, capace di rassicurare non solo il personale in divisa che opera quotidianamente sul territorio torinese, ma tutti i cittadini che credono nello Stato, nella legalità e nelle sue regole”.

Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).

Torino, 8 luglio 2026

Agricoltori e medici insieme per la salute dei bambini

Venerdì 10 luglio, Ospedale Infantile Regina Margherita, Fondazione FORMA e Coldiretti Torino saranno insieme in ospedale per una giornata di sensibilizzazione sull’emergenza sanitaria legata ai cibi che fanno male e causano malattie rispetto al cibo che fa bene, previene complicazioni e migliora la qualità della vita.

A partire dalle 7:30 e fino alle 13:00, in piazza Polonia, di fronte all’Ospedale Regina Margherita, sarà presente il mercato degli agricoltori di Campagna Amica con i prodotti freschi delle aziende agricole e i prodotti confezionati realizzati dalle stesse aziende con pochi ingredienti mantenendo le caratteristiche nutrizionali di frutta, verdura, carne, latte, uova, grano etc.

Dalle 10:00 alle 12:00 sarà attivo nei reparti un laboratorio di educazione ambientale con la Fattoria didattica Roggero di Rivoli.
Dalle 11:00 alle 12:30 si terrà il convegno: L’importanza di una corretta alimentazione sulla salute dei bambini e sul futuro di salute in età adulta” con Luciana Accornero, presidente fondazione ospedale infantile Regina Margherita; Carlo Loffreda, direttore coldiretti Torino; Adriano Leli, direttore generale Azienda ospedaliera universitaria Regina Margherita OIRM Sant’Anna; Carlotta Salerno, assessora istruzione Comune di Torino; Federico Riboldi, assessore alla Sanità Regione Piemonte; Cristina Brizzolari, presidente Coldiretti Piemonte; Franca Fagioli, direttrice Dipartimento di patologia e cura del bambino – ospedale Regina Margherita; Michele Pinon pediatra gastroenterologo Ospedale infantile Regina Margherita; Marta Barosio psicologa Ospedale infantile Regina Margherita; Elisa Strona dietista Ospedale infantile Regina Margherita; Bruno Mecca Cici, presidente Coldiretti Torino.

La giornata fa parte dell’evento nazionale: “Campagna Amica per la salute” che prevede, venerdì 10 luglio, mercati contadini in settanta ospedali italiani per lanciare il primo patto nazionale tra agricoltori e medici per la salute dei cittadini, con l’obiettivo preciso di riportare al centro delle abitudini di consumo il cibo che fa bene, previene le malattie e migliora la qualità della vita, contrastando la diffusione degli alimenti che, al contrario, sono nocivi e aumentano il rischio di ammalarsi.

L’iniziativa, unica nel suo genere, è promossa da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia insieme agli ospedali coinvolti.

«Con questa iniziativa – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo collaborare con il mondo sanitario nel diffondere tra i cittadini la consapevolezza che una corretta alimentazione dei bambini è una vera e propria patente di salute per il futuro. Allo stesso modo, vogliamo ribadire che gli agricoltori sono a disposizione con i loro prodotti a Km Zero venduti in forma diretta al banco o in azienda agricola. Vogliamo marcare la netta differenza di salute tra i prodotti naturali di origine contadina e i cibi che subiscono manipolazioni come nel caso dell’olio che viene miscelato per farlo diventare extravergine, passando per il grano trattato con il glifosate in pre-raccolta (pratica consentita in altri Paesi extra-ue e vietata in italia) fino ad arrivare ai cibi ultraformulati su cui esiste un collegamento diretto tra questi e ben 32 effetti avversi che riguardano in particolare la salute gastrointestinale, metabolica, respiratoria e cardiovascolare, oltre all’obesità. Da questa emergenza sanitaria nasce l’alleanza per difendere i cittadini e promuovere corretti modelli di consumo incentrati su cibi sani come primo fronte della prevenzione, rispetto ai rischi legati anche agli energy drink e prodotti pieni di additivi chimici».
«Abbiamo subito accolto con entusiasmo questa iniziativa – dichiara Luciana Accornero, Presidente di Forma – perché ci permette di finanziare più progetti legati all’alimentazione in età pediatrica, come ad esempio il recente acquisto di un’apparecchiatura per misurare lo stato di salute del fegato, il finanziamento di borse di studio dedicate ai disturbi alimentari ed il recente corso di cucina per i pazienti celiaci, affetti da morbo di Crohn e con steatosi epatica».

«Ringraziamo Coldiretti e Forma per questa lodevole iniziativa – dichiara Adriano Leli, direttore generale Ospedale Infantile Regina Margherita Sant’Anna -. Un evento all’insegna dell’educazione alimentare. È fondamentale aiutare i nostri bambini e le loro famiglie a comprendere le basi per una corretta alimentazione che possa garantire sempre più un futuro di salute».

Alla Camera dei Deputati conferito riconoscimento al prof. Quaglieni

Per i 60anni di attività al Centro Pannunzio

“Da Cavour alla Repubblica”

 

 E’ stato presentato con successo alla Camera dei Deputati martedì 7 luglio, che segna per la quarta volta la presenza della nostra Casa editrice a Montecitorio, il saggio del prof. Pier Franco Quaglieni “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa laicità e laicismo nella storia d’Italia”.

In volume si presenta con oltre 300 pagine, la cui copertina è stata realizzata da Ugo Nespolo e la prefazione è opera dello storico Giordano Bruno Guerri. La conferenza è stata proposta su interessamento dell’On. Alessandro Giglio Vigna Presidente della XIVa Commissione Politiche Unione Europea, moderatrice d’eccezione Cristina Del Tutto CEO di Radio Parlamentare, e dal dir. editoriale della Casa Editrice Pedrini che ha pubblicato il libro.

Ennio Pedrini nel corso dell’evento che ha registrato la presenza di numerosi ospiti e giornalisti è intervenuto sottolineando che: “Si tratta di un’opera importante, che manca nel panorama editoriale nazionale, e di cui si avvertiva la necessità. Nell’indice appare evidente, l’ampia scelta degli argomenti trattati, tra i quali, partendo dal Concordato del 1929 voluto da Mussolini sino ai Patti Lateranensi, per arrivare alla loro revisione con Craxi e alla posizione di Pannella. Il libro è un’opera documentata, solida, che affronta il tema non solo in termini politici ma anche culturali e filosofici. Personalmente, non posso che complimentarmi con il prof. Quaglieni, e sottolineare che il saggio è inserito a pieno titolo nella nostra Collana i Classici della Letteratura e segnalare per l’apporto al volume: i dottori: Ambrosini, Fracchia, Cavallera, Finetti, Vecellio e Vullo”. La presentazione del saggio è stata accompagnata dalla proiezione di un trailer realizzato da Enrico Benevenuta di Racconti e Territori Svelati. Al termine della presentazione è avvenuto il conferimento al prof. Quaglieni, della targa a riconoscimento dei 60anni di attività a favore del Centro Pannunzio di Torino, che sarà consegnata a Torino il 7 ottobre al Museo del Risorgimento. Il saggio è disponibile sul sito: edizionipedrini.com sulle principali piattaforme editoriali nazionali, ed in libreria.

Nelle foto:

Ospiti e giornalisti alla Camera dei Deputati. Il conferimento al prof. Quaglieni, della targa a riconoscimento dei 60anni di attività a favore del Centro Pannunzio di Torino. Il dir. editoriale Ennio Pedrini, al centro l’On. Giglio Vigna e la moderatrice Cristina Del Tutto Ceo di Radio Parlamentare in conferenza

Nova Coop dona 290 kg di alimentari alla parrocchia di Vanchiglietta


Le eccedenze del supermercato Coop di corso Belgio, chiuso temporaneamente per lavori di ristrutturazione fino al 26 agosto, sosterranno le attività di aiuto alimentare della parrocchia.

In occasione della chiusura temporanea del supermercato Coop di corso Belgio 151/D, per consentire un importante intervento di ristrutturazione degli spazi, Nova Coop ha destinato tutte le eccedenze alimentari fresche rimaste invendute alla Parrocchia San Giulio d’Orta, storico partner della Cooperativa nell’ambito del progetto Buon Fine, dedicato al recupero degli alimenti non più commercializzabili ma ancora perfettamente consumabili.

La donazione, effettuata il 5 luglio, ha riguardato 290 kg di prodotti alimentari freschi, pari a circa 680 confezioni, contribuendo a sostenere l’attività di distribuzione alimentare della parrocchia e a evitare lo spreco di cibo. Nel corso del 2025 il punto vendita Coop di corso Belgio aveva già devoluto alla Parrocchia prodotti alimentari per un valore commerciale complessivo di 18.700 euro attraverso il progetto Buon Fine.

Il supermercato Coop di corso Belgio resterà chiuso dal 5 luglio al 26 agosto compreso, per consentire un intervento di completa rigenerazione del punto vendita, che interesserà gli spazi di vendita, il magazzino e le aree di lavorazione. La riapertura al pubblico è prevista per giovedì 27 agosto.

Durante il periodo di chiusura resterà disponibile per gli abituali clienti del punto vendita il servizio di spesa online Coopshop.it, con ritiro presso il locker di corso Belgio oppure con consegna a domicilio. Per quanto riguarda il Prestito Sociale, i soci prestatori potranno effettuare le operazioni presso gli altri punti vendita Nova Coop oppure utilizzare i servizi online disponibili sul sito www.novacoop.it.

Per qualsiasi informazione sul Prestito Sociale o sulle attività della Cooperativa è possibile contattare il numero verde 800 238380.

 

Una vetrina di tre giorni, per guardare all’Architettura di domani

Negli spazi dell’ex mercato ittico di Porta Palazzo

Con le immagini che provengono da Italia, Estonia e Svezia, Danimarca e Paesi Bassi e Regno Unito, tre titoli firmati da Raffaello Pacini e dalla coppia Maia Molloy/Louis Jongsma, si è conclusa nello spazio del Bistrot Culturale Il ramo d’oro, nella Galleria Umberto I, la prima giornata del Festival di Architettura Torino, “frutto dell’impegno e delle competenze di un tavolo tecnico-scientifico multidisciplinare, composto da figure con profili diversi e complementari”. Responsabile dell’evento Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’Architettura / Torino, affiancata da Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino. Gli altri componenti del tavolo di cui sopra Luca Molinari, critico e curatore di architettura, Emanuele Piccardo, architetto e critico di architettura, Francesca Canfora, architetta libero professionista e curatrice indipendente e Giorgia Barbano, architetta, amministratore delegato e direttore tecnico di IPE Consulting. Tre giornate, dal 7 al 9 luglio, ogni giorno dalle 17,30 alle 22,30, composte di talk – incontri tematici che affrontano alcune questioni che oggi stanno trasformando il progetto dell’abitare, una necessità abitativa sempre maggiore, il rapporto tra architettura, intelligenza artificiale e innovazione digitale, le politiche abitative del territorio messe a confronto con le esigenze poste in campo europeo -, keynote speech – vari protagonisti della scena architettonica internazionale a relazionare il proprio approccio progettuale, la ricerca sempre più approfondita, le esperienze messe a frutto nei tempi più recenti -, installazioni dedicate al tema dell’abitare, non ultima quella “effimera” dovuta a Raffaele Salvoldi (“la fragilità della bellezza genera responsabilità”), una costruzione composta da decine di migliaia di tavolette di legno sovrapposte senza colle né incastri, una costruzione che cresce durante le tre giornate per concludersi alla fine con un crollo a effetto domino, fragile specchio di un’opera (di un’operazione) non da contemplare ma un “processo da attraversare” -, laboratori educativi per bambini e ragazzi, proiezioni cinematografiche, un’occasione per i giovani progettisti under 35, “Future Homes Europe”, tre progetti che attraverso elaborati, immagini e scenari progettuali vogliono dare una risposta a come debba essere ripensato il tema dell’abitare “di fronte alle trasformazioni sociali, ambientali, tecnologiche ed economiche” attuali.

Per il momento siamo qui, a far nostra la domanda di Ettore Sottsass, “chi abiterà le case vuote”, iniziando a considerare “il vuoto delle case non come assenza, ma come spazio di possibilità”, nel luogo perno della manifestazione – il termine festival a chi scrive continua ad apparire piuttosto mastodontico, ci si aspetterebbe una maggiore durata e un più ricco frazionamento delle proposte, nella affettuosa domanda di un prolungamento per le edizioni successive: vogliamo per ora ridurlo a “vetrina”? -, quanto di più afoso si possa immaginare in una giornata afosa, in questo ottocentesco ex mercato ittico di Porta Palazzo che vede una benvenuta nuova inaugurazione, dopo una chiusura che data 2021, dentro questo mare di insegne luminose e no, di piastrelle bianche e azzurre, di angoli che ancora reclamizzano antichi venditori, luogo pronto a intraprendere una futura strada di eventi musicali, artistici e gastronomici che lo riapriranno al pubblico, posto nelle sue forme chiare al centro di questo mercato a cielo aperto che rimane il più vasto d’Europa.

Ci troviamo qui ad applaudire all’appuntamento, a veder tagliare obbligatoriamente il nastro di partenza, a dover sottostare a un sonorissimo chiacchiericcio di giornalisti e architetti e di ospiti che con nessuna fatica quasi nascondono gli interventi, degli odierni padroni di casa e delle autorità, di chi avrebbe il compito di buttare là una spiegazione, con un saluto, di quanto sta per prendere il via. S’avvicendano il sindaco Stefano Lo Russo e il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, prendono con signorilità e qualche fatica la parola le responsabili Siviero e Inghiramo. Ha sottolineato la Presidente della Fondazione per l’architettura: “Ci siamo chiesti come garantire abitazioni accessibili, sostenibili, di qualità e capaci di rispondere ai bisogni della società. Abbiamo creato una piattaforma di confronto e produzione culturale che mette in dialogo progettisti, istituzioni, università centri di ricerca, imprese, operatori culturali, giovani e cittadini per costruire una visione condivisa sul futuro dell’abitare, della città e della transizione ecologica. Questi tre giorni di festival rappresentano un evento straordinario per il nostro territorio, non solo per l’alto profilo degli ospiti coinvolti, ma anche per la rilevanza dei contenuti che guideranno ogni dibattito.” Un’occasione che è un punto di partenza, importante e abbracciata con differenti patrocini da Comune e Regione, da Città Metropolitana e Camera di Commercio, nonché sostenuta da Banca Reale, Dierre, Fresia Alluminio, Idrocentro, Sikkens, Traiano Luce 73 e dott.gallina. Un’occasione che guarda al futuro, tassello che verrà riproposto negli futuri e pronto ad accompagnarci verso quel 2033 che vede per Torino una candidatura a capitale europea della Cultura.

Dice Roberta Ingaramo: “Le trasformazioni che interessano le nostre città richiedono una rinnovata attenzione alla qualità del progetto e al valore pubblico dell’architettura. Temi come l’accesso alla casa, la rigenerazione del patrimonio esistente, la sostenibilità delle operazioni di trasformazione e l’inclusione sociale non possono essere affrontati senza una progettualità capace di mettere in relazione esigenza e di costruire risposte concrete ai bisogni delle comunità.” Sfide della professione, da portare avanti con il tempo, nell’importanza della “cultura del progetto”, nel fine non ultimo “di migliorare la qualità della vita degli abitanti e dei fruitori.” Tutto questo mentre i dati proposti parlano chiaro: quasi una casa su tre, in Italia, non è occupata, mentre l’ultimo Censimento ISTAT afferma che sono 9,58 milioni su 35,3 milioni di case censite, menttre a Torino il paradosso si legge ancor meglio nei numeri elaborati dal CRESME, per i quali tra il 2019 e il 2024 la città ha perso 4714 abitanti (943 l’anno, mentre i calcoli ci fanno sapere che nei prossimi dieci anni la città ne perderà oltre 12.200), ma ha guadagnato 13.590 famiglie, con un conseguente meno persone e più domanda di case. Proprio Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME – Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato per l’Edilizia e il Territorio – nel suo intervento ha lamentato: “In questo momento, quasi d’un tratto, in molti si trovano a parlare di casa: il fabbisogno abitativo è tornato sul tavolo della politica europea e italiana.” Ci si pongono in questi giorni delle domande, anche i numeri delle abitazioni che nei prossimi anni dovranno essere costruite non sono chiari, tra le tante suggestioni sarà necessario guardarsi indietro, all’inizio degli anni duemila e chiedersi l’origine della convinzione della negazione di un problema abitativo, dovrà essere affrontata quella nuova esigenza che sentiamo oggi, lo sguardo alla qualità che è necessario coltivare. Forse le tre giornate del Festival d’Architettura potranno dare anche alcune risposte a quelle tante e sfaccettate domande. Nei pomeriggi e nelle serate di oggi e domani, a rispondere e motivare, Barbara Caputo,Agostino Nikl, Andrea D’Antrassi, Raoul Forsoni, Ezio Micelli, Michael Obrist, Joan Cambronero Fernàndez, Anna Puigjaner e Francesca Canfora.

Elio Rabbione

Le immagini dell’ex mercato ittico sono di Daniele Ratti.

Regolamento verde: “La delibera non è quella di iniziativa popolare”

Riceviamo e pubblichiamo

“LA DELIBERA SULLA MODIFICA DELL’ART. 45 DEL REGOLAMENTO DEL VERDE
NON È QUELLA DI INIZIATIVA POPOLARE PROPOSTA DA 2500 CITTADINI, È IL SUO ROVESCIO”

“PD, Sinistra Ecologista e Torino Domani si schierano con i tecnici comunali contro i cittadini,
sacrificando democrazia, ecologia e buon senso”

I consiglieri di maggioranza del Comune di Torino sembrano guardare ai cittadini con lo stesso fastidio con
cui i cortigiani di Versailles consideravano il popolo suddito. Nella seduta consiliare del 06/07/2026 PD,
Sinistra Ecologista e Torino Domani hanno “diversamente bocciato” la delibera di iniziativa popolare per
salvaguardare gli alberi sani modificando l’art. 45 del Regolamento del Verde. L’hanno cioè approvata dopo
averla riscritta da cima a fondo, compresa la premessa. Non si sono accontentati di riportare il testo
dell’articolo, mediante i loro emendamenti, a una versione affine e anche peggiore di quella di partenza, ma
si sono pure permessi di intervenire sulle considerazioni preliminari che motivavano la proposta.
A questo revisionismo di stampo orwelliano hanno cooperato diversi soggetti. Gli emendamenti portano la
firma della consigliera Anna Maria Borasi (PD), che sino all’ultimo ha sostenuto assurdamente che la
maggioranza consiliare condivide la sensibilità dei firmatari, mentre allo stesso tempo rivendicava la scelta
politica di non vietare nettamente la rottamazione delle alberate torinesi, anche se comprendenti esemplari
non a rischio crollo. Sotto l’etichetta di manutenzione straordinaria si potranno ancora tirar giù viali, interi o
a tratte, come avvenuto in corso Chieti e corso Umbria.
È chiaro però che Borasi ha scritto gli emendamenti salienti sotto dettatura dell’assessore Tresso e dei
funzionari del Verde Pubblico, che vogliono difendere a ogni costo la loro libertà d’azionamento delle
motoseghe. Verde, Parchi e Tutela Animali sono (per sfortuna del verde, dei parchi, degli animali e nostra)
assegnati per delega alle competenze di Tresso e per nomina alla dirigente Bertolotto, autrice di un parere
tecnico negativo che persino il consigliere Cerrato ha dovuto ammettere essere “extraprocedurale”, ossia
non conforme alla procedura prevista dal TUEL: anziché attestare la regolarità tecnica della delibera proposta
dai cittadini, la dipingeva (e respingeva) come un attentato alla “discrezionalità” degli uffici. Quel
pronunciamento negativo anomalo, per usare un eufemismo, è stato sottoposto ai consiglieri delle 8
Circoscrizioni (che a loro volta dovevano esprimersi sulla delibera), e ha influenzato anche i membri della
Commissione Ambiente.
A demolire la delibera si è impegnata anche la presidente del Consiglio Grippo che, lungi dal mantenersi
neutrale come sarebbe stato suo dovere, durante l’iter si è più volte “sbagliata”, sostenendo che anche il
parere di regolarità contabile fosse negativo (falso) e che quello della Consulta non fosse chiaro (era
favorevole).
I drammatici effetti del cambiamento climatico, sempre più percepibili in queste ultime settimane – e si
tratta anche di aumento dei ricoveri in ospedale e dei decessi – non hanno smosso di un millimetro i
cortigiani di Lo Russo e Tresso. Costoro blaterano di partecipazione, ma appena si trovano allo stesso tavolo
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con persone che non sono ingessate da vincoli istituzionali, ma semplici cittadini, manifestano un’arrogante
ostilità, quasi un’allergia.
L’esercizio della democrazia diretta sotto forma di petizioni e proposte di delibere e di referendum richiede
ai cittadini dispendio di energie e risorse, tra elaborazione, burocrazia, raccolta di firme, confronti nelle
Circoscrizioni e in Comune… I consiglieri a parole ringraziano i proponenti, ma è chiaro che in realtà le
interpretano come un’insolente prova di forza. I cittadini si aspettano forse che i loro sedicenti rappresentanti
si limitino ad approvare, senza emendarle, le loro vili proposte, miranti a conservare con gli alberi la loro
frescura, il loro ossigeno, i loro abitanti alati e canori, a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, a costo
zero? Niente affatto! Non sia mai che i cittadini pensino di poter legiferare direttamente, anche con la
modesta modifica di un articolo di uno dei tanti Regolamenti comunali! Per questo, tra tutti gli interventi, il
più ridicolo è stato quello della consigliera Ciampolini di Torino Domani, che per l’ennesima volta ha
annunciato imminenti modifiche alle regole sulla partecipazione, e si è detta addirittura orgogliosa della
“mediazione” raggiunta (che non solo non c’è stata con i cittadini, ma a quanto pare non si è avuta neanche
all’interno della maggioranza, come hanno affermato i Moderati, astenutisi dalla votazione).
Come Comitato informeremo più compiutamente chi ci segue sui social su chi ha votato cosa, appena i dati
saranno pubblicati sul sito del Comune.
Al momento i cittadini conservano un senso di solitudine, nella loro piena consapevolezza della necessità di
salvaguardare il patrimonio arboreo. Quella di lunedì 6 luglio era l’ottava seduta di Consiglio cui hanno
assistito in silenzio nella galleria sopra la Sala Rossa. E solo alla fine, dopo che erano stati approvati tutti gli
emendamenti che stravolgevano la delibera, hanno osato manifestare il loro dissenso. Immediatamente sono
stati richiamati all’ordine dalla presidente del Consiglio Grippo, che ha chiesto che il pubblico fosse
accompagnato fuori dagli agenti di servizio.
E fuori, i semplici cittadini dei Comitati, dovrebbero, secondo la maggioranza consiliare, restare anche dal
futuro “gruppo di lavoro” per la revisione del Regolamento del Verde, al quale saranno ammessi, insieme
ai tecnici comunali, soltanto soggetti accademici e istituzionali. Si mira a stravolgere ulteriormente il
Regolamento, stabilendo, come suggerito in una Commissione dal prof. Marco Devecchi, livelli di servizi
ecosistemici al di sotto dei quali sia possibile decretare lo stato di “fine ciclo” di un viale e procedere a
sostituire platani, aceri e tigli con peri cinesi e parrotie persiche. Questa miniaturizzazione delle alberate,
rinnovabili secondo scadenze fisse, è funzionale a ridurre i costi di gestione e ad aumentare gli introiti delle
imprese coinvolte nelle sostituzioni, mentre si riduce la città a un rendering invivibile. Si presterà, la Consulta
per l’Ambiente e per il Verde, a sedere a un tavolo dal quale saranno esclusi i Comitati di cui anch’essa in
passato ha chiesto la partecipazione?
Fuori, peraltro, d’estate e d’inverno, al caldo e al freddo, ci sono sempre più persone, che stanno sempre
peggio. Ma anche gli strumenti di partecipazione più formali, come le petizioni, le delibere, i referendum,
non danno loro voce, che si tratti di alberi, acqua o di un tetto sopra la testa. Lo ripetiamo: le sedi degli organi
politici di tutti i livelli, in cui i nostri rappresentanti discutono di cacche di cani e di blackout, di metropolitane
che si arenano e di finanziamenti al TAV, di tangenziali est e di ospedali nei parchi, di decreti sulla caccia e di
riarmo, assomigliano sempre di più alla reggia di Versailles.

Torino, 8 luglio 2026

Comitato Salviamo gli Alberi di corso Belgio salviamoglialbericb@gmail.com
Comitato Salviamo il Meisino salviamoilmeisino@gm

Automotive, la filiera rallenta: produzione e fatturato in flessione, incertezza sul futuro di Mirafiori

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L’automotive italiano continua a vivere una fase di forte difficoltà e il Piemonte, storica capitale dell’industria automobilistica nazionale, ne sta pagando le conseguenze più pesanti. La frenata della produzione, il calo del fatturato registrato da molte aziende della componentistica e un mercato che fatica a ripartire alimentano le preoccupazioni di imprenditori, lavoratori e istituzioni.

La crisi non nasce da un solo fattore. Sulla competitività del comparto incidono la lenta diffusione delle auto elettriche, il rallentamento della domanda europea, i costi energetici ancora elevati, la crescente concorrenza dei produttori asiatici e l’incertezza sulle future politiche industriali. A questo si aggiungono le difficoltà di una filiera che, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi.

In Piemonte l’industria dell’auto rappresenta ancora uno dei principali motori dell’economia regionale. Migliaia di imprese operano nella produzione di componenti, nella progettazione, nell’ingegneria e nei servizi collegati, dando lavoro a decine di migliaia di persone. Quando rallenta la produzione dei grandi stabilimenti, l’effetto si riflette inevitabilmente su tutto il sistema industriale, coinvolgendo anche numerose piccole e medie imprese.

Le maggiori preoccupazioni continuano a concentrarsi su Mirafiori, simbolo della tradizione automobilistica torinese. Lo stabilimento vive ormai da tempo una situazione caratterizzata da produzioni ridotte rispetto agli anni passati e da frequenti periodi di sospensione dell’attività attraverso gli ammortizzatori sociali. Sindacati e lavoratori chiedono risposte chiare sui futuri investimenti e sull’assegnazione di nuovi modelli che possano riportare volumi produttivi adeguati e garantire stabilità occupazionale.

Il tema riguarda ben oltre i cancelli della fabbrica. Intorno a Mirafiori ruota infatti una vasta rete di fornitori, aziende specializzate e attività di servizio che dipendono direttamente dall’andamento dello stabilimento. Un eventuale ridimensionamento della produzione avrebbe inevitabili ripercussioni sull’intero sistema economico torinese e piemontese, già alle prese con una trasformazione industriale particolarmente complessa.

La necessità di definire una strategia per il rilancio del settore è stata al centro del primo incontro dell’Osservatorio strategico sull’automotive e sulla componentistica, istituito dalla Regione Piemonte dopo la richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali. La riunione, ospitata nel Grattacielo Piemonte, ha visto la partecipazione del vicepresidente e assessore al Lavoro Maurizio Marrone, degli assessori Daniela Cameroni e Andrea Tronzano e dei rappresentanti delle principali sigle sindacali del comparto.

Nel corso del confronto sono state analizzate le criticità che interessano l’industria automobilistica regionale, con particolare attenzione alla situazione di Mirafiori e agli effetti della transizione tecnologica sull’intera filiera. L’obiettivo dell’Osservatorio sarà quello di creare un luogo di confronto permanente tra istituzioni e parti sociali, così da monitorare l’evoluzione del settore e individuare possibili interventi a sostegno delle imprese e dell’occupazione.

La Regione ha inoltre annunciato che porterà queste istanze al tavolo nazionale sull’automotive convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La delegazione piemontese, guidata dal presidente Alberto Cirio, chiederà che il Governo definisca una politica industriale capace di rafforzare la competitività del comparto, incrementare la produzione negli stabilimenti italiani e offrire prospettive concrete ai lavoratori e alle aziende della componentistica.

Al termine dell’incontro, gli esponenti della Giunta regionale hanno ribadito che il settore automobilistico rappresenta un patrimonio industriale e occupazionale irrinunciabile per il Piemonte. Per questo motivo il confronto con sindacati e imprese proseguirà anche nei prossimi mesi, con l’intenzione di costruire un percorso condiviso che accompagni la trasformazione del comparto senza disperdere competenze, professionalità e capacità produttive che hanno fatto di Torino uno dei principali poli europei dell’automobile.