Finanziato con oltre 1,14 milioni di euro di risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nell’ambito del Piano Integrato Urbano promosso dal Ministero dell’Interno (Missione 5 C2 – I2.2), e con finanziamento dell’Unione Europea, l’intervento si inserisce nella strategia della Città di Torino per la riqualificazione del patrimonio scolastico e per la costruzione di servizi educativi più sostenibili, inclusivi e adeguati ai bisogni delle nuove generazioni.
Questo pomeriggio all’inaugurazione della riqualificata struttura a tagliare il nastro c’era il sindaco Stefano Lo Russo insieme a Carlotta Salerno, assessora alle Politiche educative della Città di Torino, e Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6.

“Dietro ogni taglio di nastro come questo c’è un enorme lavoro reso possibile grazie all’impegno di tante persone che ringraziamo – ha dichiarato il sindaco Stefano Lo Russo -. Stiamo portando a compimento i tanti interventi di riqualificazione che abbiamo sviluppato in tutta la città e che hanno visto protagoniste numerose scuole, consapevoli dell’importanza della qualità di questi spazi, frequentati ogni giorno da decine di bambine e bambini e dalle loro famiglie. Il quartiere di Barriera di Milano, dove ci troviamo oggi, è uno di quelli cui abbiamo destinato maggiori investimenti, non soltanto perché è uno dei quartieri dove vivono più bambine e bambini ma perché ritenevamo fosse importante investire nella qualità dello spazio pubblico e nella rigenerazione urbana. Come amministrazione abbiamo investito nelle periferie, da Barriera di Milano a Mirafiori, oltre 320 milioni di euro per interventi di rigenerazione urbana che, per avere una proporzione, è quanto la Città di Torino aveva speso nel 2006 per le infrastrutture olimpiche”.
L’intervento di riqualificazione ha interessato in modo diffuso l’intero edificio con l’obiettivo di migliorarne sicurezza, efficienza energetica e qualità degli spazi, nel rispetto delle caratteristiche architettoniche esistenti.
“Raccogliamo passo dopo passo i frutti del lavoro impostato durante gli anni, che ha visto interventi su un terzo degli edifici scolastici cittadini – ha affermato l’assessora Carlotta Salerno -. Siamo particolarmente contenti della ristrutturazione completa della scuola di via Tronzano poiché parte di tutto un ragionamento finalizzato a rilanciare l’area, ma soprattutto perché nonostante la portata dei lavori, tutto è stato organizzato in modo da non interrompere le attività educative, garantendo di fatto a bambine e bambini continuità didattica e alle famiglie un supporto costante”.
Nel dettaglio sono stati sostituiti gli infissi con nuovi serramenti per migliorare prestazioni energetiche e isolamento acustico, risanate e consolidate facciate e balconi, rifatta la copertura per una migliore impermeabilizzazione e una riduzione del surriscaldamento estivo e sostituiti i cupolotti per aumentare la luce naturale negli ambienti, migliorando il comfort e il benessere interno.


Sono inoltre stati completamente rinnovati i servizi igienici e le pavimentazioni di aule, corridoi, ingressi e spazi esterni, con un generale miglioramento di sicurezza e fruibilità. Infine si è intervenuti anche su recinzione perimetrale e accessi all’area scolastica, aumentando la protezione dei bambini e garantendo una migliore gestione degli spazi esterni.
Con la conclusione degli interventi, il nido e la scuola per l’infanzia “Giancarlo Perempruner” tornano al quartiere con una struttura rinnovata negli spazi, rafforzando la rete dei servizi educativi della Città e contribuendo alla qualità dell’offerta scolastica del territorio.
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I danni storiografici creati da Angelo Del Boca e Giorgio Rochat in relazione al colonialismo italiano in Africa Orientale sono ancora evidenti. Una trasmissione televisiva ieri sera, condotta da un giornalista tuttologo, ha descritto a fosche tinte la conquista italiana dell’Etiopia, applicando criteri di giudizio umanitario e buonista ad un passato in cui la guerra era considerata in modo profondamente diverso da ogni parte che si scontrasse con le armi. I buoni e i cattivi non esistevano. Giudicare con i criteri del presente il passato è un grossolano errore. Con questo non si intende disconoscere la durezza di quella campagna di guerra africana né si intende esaltare l’impero africano creato dal fascismo. Era però doveroso vedere la vocazione africana dell’Italia come inevitabile, direi inscritta nella sua storia dopo la raggiunta unità. Le pagine di Gioacchino Volpe in proposito servono ancora oggi a capire, mentre le vulgate di Del Boca e Rochat ci impediscono di intendere una vicenda in cui insieme ai cannoni si mescolano strade, ospedali , scuole e abolizione della schiavitù. Insieme all’asprezza del maresciallo Graziani non si può tralasciare di riconoscere il tentativo di pacificare la colonia del Duca Amedeo d’Aosta, il Savoia che insieme allo zio, il Duca degli Abruzzi, sentì il richiamo dell’Africa come un forte, profondo legame che coinvolse intimamente la sua vita. Il Duca Amedeo aveva studiato a Palermo diritto coloniale e non aveva nulla a che vedere con la rozzezza di Graziani. Eroe dell’ Aviazione italiana, era andato volontario nella grande guerra a 16 anni. Aveva scelto di andare a lavorare in Africa sotto falso nome nel Congo, aveva collaborato con il Duca degli Abruzzi nell’azienda agricola in Somalia. Queste specificità del Principe sono state dimenticate dalla trasmissione mentre sono aspetti molto importanti. E anche l’eroica resistenza e la inevitabile resa sull’ Amba Alagi nel 1941 dove ebbe dagli Inglesi l’onore delle armi, è stata ridimensionata nella sua epica ,drammatica grandezza paragonabile solo ad El Alamein. Perfino la morte di Amedeo che rimase prigioniero insieme con i suoi soldati, è stata ignorata. Carlo Delcrojx che conobbe assai bene il Duca, una volta mi disse che forse la storia d’Italia con la presenza del Duca dopo il 25 luglio sarebbe stata diversa. E’ una affermazione che merita di essere ripresa fi fronte agli studiati silenzi televisivi nei confronti di una figura che impedisce di ripetere la solita vulgata perchè ne dimostra la falsità storica.
