ilTorinese

Giornate di Raccolta del Farmaco a Rivoli 

Dal 10 al 16 febbraio 2026 tornano anche a Rivoli le Giornate di Raccolta del Farmaco, l’iniziativa nazionale promossa dalla Fondazione Banco Farmaceutico che coinvolge cittadini, farmacisti e volontari nella donazione di farmaci da banco destinati alle persone in condizione di povertà sanitaria.

Durante la settimana della raccolta, sarà possibile donare uno o più medicinali da banco nelle farmacie aderenti, contribuendo concretamente a sostenere gli enti assistenziali del territorio che si prendono cura delle persone più fragili. I farmacisti, in collaborazione con i volontari, indirizzeranno i cittadini verso le categorie di farmaci di cui vi è maggiore bisogno, tra cui antipiretici, analgesici, farmaci pediatrici, prodotti per la tosse, disinfettanti e altri medicinali di uso comune.

L’Amministrazione comunale di Rivoli sostiene e promuove l’iniziativa, ribadendo la propria attenzione ai temi della cura, della salute e del sostegno alle famiglie.

«Le Giornate di Raccolta del Farmaco rappresentano un gesto semplice ma di grande valore, perché parlano di cura concreta e attenzione verso le persone e le famiglie che vivono una condizione di fragilità – dichiara la Vicesindaco di Rivoli Silvia Romussi, Assessore ai servizi a sostegno delle famiglie –. Come Amministrazione crediamo fortemente nel lavoro di rete tra istituzioni, volontariato e territorio: iniziative come questa dimostrano che la solidarietà può trasformarsi in un aiuto reale e quotidiano. Garantire l’accesso alle cure significa prendersi cura della dignità delle persone e rafforzare una comunità più giusta e inclusiva».

Le Giornate di Raccolta del Farmaco si inseriscono in un percorso più ampio di impegno della città nel contrasto alla povertà sanitaria, rafforzato anche dalla recente apertura a Rivoli della nuova sede di Banco Farmaceutico Torino, presidio territoriale stabile che consolida il lavoro di rete tra istituzioni, volontari e realtà del Terzo Settore.

Le farmacie aderenti a Rivoli

Farmacia Comunale n. 10 – Corso De Gasperi 24

Farmacia Comunale n. 9 – Corso Francia 200/b

Farmacia Centrale Rivoli – Corso Francia 10

Farmacia dei Tetti – Via G.B.Rossano 62/B

Farmacia Dr.Max Rivoli Susa – Corso Susa 152/A

Farmacia Maestra – Via Fratelli Piol 35

Farmacia Reale – Corso Susa 23/A

Farmacia Santa Cristina – Corso Francia 127, Frazione Cascine Vica

Farmacia Sant’Eusebio – Corso Francia 77

 

Sarà possibile donare i farmaci per tutta la durata della raccolta anche in assenza dei volontari, durante i normali orari di apertura delle farmacie.

“Sarà meglio quando…” incontro sul  disagio adolescenziale 

A Villa Lascaris di PIanezza

Martedì 10 febbraio prossimo Villa Lascaris a Pianezza, in via Lascaris 4, ospiterà un incontro del ciclo “Sarà meglio quando…” dedicato al disagio adolescenziale e al modo in cui il mondo adulto lo interpreta e spesso lo amplifica.
I dati OCSE parlano di un aumento costante della sofferenza psicologica tra i più  giovani, con l’ Italia stabilmente ai primi posti per incidenza.
Secondo i dati OCSE, infatti, oltre il 50%  dei ragazzi di 15 anni manifesta sintomi multipli di disagio psicologico, quali tristezza permanente, stress, irritabilità e difficoltà nel sonno.
Se nel 2014 la percentuale di adolescenti che riferiva segnali di sofferenza mentale era pari al 37%, nel 2022 il dato è salito al 54%. Le ragazze risultano le più colpite  e il 68%  dichiara sintomi di disagio, contro il 36% dei coetanei.
Nelle ultime rilevazioni l’Italia registra il più alto tasso di disagio giovanile tra i Paesi OCSE, secondo una ricerca condotta nell’ottobre 2025.
Il disagio adolescenziale è  un fatto concreto e lo confermano i numeri. Più complesso è interrogarsi sulle sue origini e su come sia possibile affiancare in modo efficace ragazze e ragazzi in questa fase della vita. Forse è anche legittimo chiedersi se non siamo proprio noi adulti ad aver definito, sulla base dei nostri parametri, come dovrebbe essere un adolescente, caricando di pressioni e aspettative un’età già di per sé complessa e delicata.

Ospite della serata dal titolo “Sarà meglio quando … normalizzeremo l’adolescenza?, incontro che si terrà martedì 10 febbraio alle 21 a Villa Lascaris, sarà  Antonella Anichini, neuropsichiatra infantile e Responsabile del Day Hospital psichiatrico terapeutico post-ricovero dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino.
Come di consueto, il dialogo sarà condotto da don Gian Luca Carrega, collaboratore della Pastorale della Cultura, e da Alberto Riccadonna, direttore de La Voce e il Tempo.

L’ingresso agli incontri del ciclo “Sarà meglio quando ..” è  libero, previa prenotazione via mail all’indirizzo eventi@villalascaris.it Per sostenere le attività culturali di Villa Lascaris è gradito un contributo volontario.
L’ultimo appuntamento con “Sarà meglio quando …” è  in programma martedì 24 febbraio alle ore 21, con Maria Pia Valetto, già deputata della Repubblica Italiana nella XIII legislatura  e avrà  come tema “Sarà meglio quando… le donne e torneranno ai fornelli?”.

Mara Martellotta

Asl TO4, umanizzazione delle cure oncologiche

Oltre la terapia, la persona

L’umanizzazione delle cure non è più solo un principio etico, ma una vera e propria strategia terapeutica. All’Oncologia dell’Asl TO4, il percorso di cura “guarda” alla persona assistita nella sua globalità, adottando un approccio olistico che integra mente e corpo.

Come raccontano alcune pazienti, il percorso offerto ha dato benefici tangibili: «Dopo l’intervento al seno – racconta Simona (nome di fantasia), che frequenta il gruppo di Biodanza – , sentivo il mio corpo come un estraneo, una fonte di dolore e di paura. La danza mi ha permesso di ritrovare una femminilità che pensavo perduta e di guardare allo specchio non più solo una ‘paziente’, ma una donna che sorride».

Marianna (nome di fantasia) racconta invece la sua esperienza nel gruppo di Estetica Oncologica: «Gli incontri mensili con l’estetista e la psicologa sono una boccata d’ossigeno. Truccarsi e prendersi cura del viso non è vanità: è un modo per riprendere il controllo sulla propria immagine e condividere con le altre compagne di viaggio dubbi e speranze in un clima di vera amicizia».

Nel 2026 l’offerta di attività integrative gratuite, già operativa da anni in alcune sedi, sarà ampliata in tutti i presidi anche con nuove iniziative, trasformando l’ospedale in un ambiente che sostiene il benessere psicofisico ed emotivo delle persone assistite attraverso la musica, la biodanza, l’estetica oncologica, la lettura, la pet therapy, il fitwalking e i gruppi di cammino.

Il Direttore del Dipartimento Oncologico dell’Asl TO4, Giorgio Vellani, sottolinea la validità scientifica dell’iniziativa: «Le evidenze cliniche confermano che attività come la musica, la biodanza, l’estetica oncologica migliorano il benessere emotivo e riducono l’ansia e gli effetti collaterali delle terapie mediche. Non sono semplici ‘attività di svago’, ma strumenti terapeutici complementari che migliorano l’aderenza ai trattamenti».

Nello specifico, l’offerta multidisciplinare gratuita dell’Asl TO4 si articola in sei attività fondamentali:

Progetto “Musica in Oncologia”

Il progetto, realizzato in collaborazione con il Liceo Newton di Chivasso che dispone anche di un indirizzo musicale, porta contenuti musicali nel Day Hospital onco-ematologico per favorire un clima sereno e accogliente. A loro volta, gli studenti coinvolti vengono formati su empatia e relazione di aiuto, contribuendo a un’esperienza di crescita e di responsabilità sociale condivisa tra scuola e sanità.

Biodanza

Un sistema di integrazione e di sviluppo delle potenzialità umane, che utilizza musica e movimento per aumentare la resistenza allo stress e per rinforzare l’autostima e l’identità corporea. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Associazione di volontariato Danzaperlavita.

Estetica oncologica

Le trasformazioni corporee indotte dai trattamenti oncologici, soprattutto chemioterapici, sono associate a una riduzione della qualità di vita, a disagi nelle relazioni sociali e a difficoltà legate alla sfera sessuale.

Gli incontri, guidati dal personale infermieristico con la presenza della psiconcologa e di estetiste esperte, hanno dimostrato di migliorare la percezione che le donne hanno di sé e il modo in cui si percepiscono verso gli altri.

Biblioterapia

Costruito in collaborazione con le Biblioteche civiche di Chivasso, di Ciriè e di Ivrea, il progetto – che sarà realizzato nel 2026 – offrirà alle persone assistite diverse opportunità: la possibilità, attraverso la creazione di “mini-biblioteche” di reparto, di poter fruire di libri di testo da consultare nel periodo di terapia o da prendere in prestito per proseguire la lettura e l’accesso facilitato ai servizi di prestito libri, anche digitali (e-book, audiolibri), delle biblioteche civiche.

Pet Therapy

Gli interventi assistiti con gli animali hanno dimostrato di favorire una riduzione dello stress, dell’ansia e della percezione del dolore, oltre a migliorare il tono dell’umore e a promuovere un senso di benessere generale.

In questi primi mesi del 2026, sarà avviata una prima esperienza sperimentale presso il Day Hospital onco-ematologico dell’Ospedale di Ciriè, condotta da operatori qualificati e da cani appositamente addestrati, in collaborazione con il personale sanitario, per garantire un vissuto positivo e sicuro.

Il Cammino come Cura (Fitwalking) e i Gruppi di Cammino

Si tratta di attività gestite da infermieri appositamente formati, che sono già state sperimentate e che si prevede di riprogettare nel 2026.

Il fitwalking è una camminata a ritmo sostenuto e con postura corretta, abbastanza intensa da produrre benefici cardio-respiratori senza sovraccaricare le articolazioni. Migliora l’energia e l’umore, aiuta a mitigare la neuropatia periferica e contribuisce a prevenire l’osteoporosi indotta dalle terapie ormonali.

I Gruppi di Cammino sono camminate organizzate per contrastare la sedentarietà e favorire la socializzazione.

«Il nostro obiettivo – dichiara il Direttore Generale dell’Asl TO4, Luigi Vercellino – è prenderci cura della persona nella sua interezza, non solo della malattia . Investire nell’umanizzazione significa riconoscere che la qualità dell’ambiente e delle relazioni incide direttamente sul percorso di cura. Con il potenziamento di questi servizi nel 2026, vogliamo che ogni persona assistita si senta accolta in un sistema che valorizza la sua dignità e le sue risorse emotive».

«L’umanizzazione delle cure – sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi – è una parte fondamentale della qualità dell’assistenza. L’esperienza dell’Oncologia dell’Asl TO4 dimostra che integrare cura clinica e attenzione alla dimensione emotiva della persona migliora il percorso terapeutico e il benessere complessivo dei pazienti. Come Regione continuiamo a sostenere con convinzione modelli di sanità che mettano davvero al centro la persona».

Spaccio e rapine, il bilancio dei controlli straordinari della polizia a Torino

Dall’inizio del 2026 la Questura di Torino ha pianificato 43 controlli straordinari del territorio di cui 18 ad alto impatto. I servizi, coordinati dalla Polizia di Stato, hanno riguardato tutte le aree cittadine e sono stati finalizzati al contrasto dei fenomeni di illegalità quali spaccio di sostanze stupefacenti e reati predatori.

Nel corso di questa attività sono state identificate oltre 3000 persone, e sottoposti a controllo 600 veicoli e 106 esercizi commerciali, tra locali di pubblico spettacolo e somministrazione alimenti e bevande, sale gioco e strutture ricettive. Complessivamente sono state arrestate 4 persone per ricettazione, maltrattamenti, evasione dagli arresti domiciliari e reati inerenti lo spaccio di sostanze stupefacenti, e 21 soggetti sono stati denunciati in stato di libertà; mentre sono una cinquantina gli illeciti amministrativi riscontrati per un totale di oltre 15000 euro per scarse condizioni igieniche sanitarie e violazione del regolamento di polizia urbana.

Tra le diverse operazioni, si segnala quella avvenuta nel quartiere Aurora negli ultimi giorni di gennaio, quando i poliziotti del Commissariato di P.S. Dora Vanchiglia hanno trovato, in un alloggio occupato illegalmente da due cittadini extracomunitari, un chilo e mezzo di hashish e 176 pezzi tra computer, strumenti musicali, tablet, telefoni cellulari, console, orologi, attrezzi da cantiere, monopattini e biciclette, di probabile provento furtivo. Tra il materiale rinvenuto anche un drone. L’immobile, occupato abusivamente, è stato poi restituito al legittimo proprietario.

Diversi anche i controlli all’interno di attività commerciali, che hanno portato all’emissione di sanzioni per diverse migliaia di euro. Tra questi, in un circolo di corso Moncalieri, gli agenti dal Commissariato Barriera Nizza hanno sequestrato 155 chili di alimenti in cattivo stato di conservazione destinati alla somministrazione. Gli stessi ambienti di lavoro sono risultati in pessime condizioni igienico sanitarie, con la presenza in tutti i locali di sporcizia e escrementi di roditori.

I controlli continueranno con cadenza regolare.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: La sottovalutazione della violenza – Un capro espiatorio? – L’uomo forte – Lettere

La sottovalutazione della violenza
A partire da Odifreddi a Don Ciotti, al redivivo Bertinotti  ad alcuni  docenti universitari e commentatori vari non c’è da stare  molto allegri, se pensiamo alle reazioni ai fatti di sabato 31 gennaio. E’ la sottovalutazione di sempre  della violenza che giunge alla sua giustificazione in quanto il sistema sarebbe di per sé violento. Argomentazioni che puzzano lontano un miglio di ‘68 e che  già in passato tentarono di giustificare “Lotta Continua” e le Br. Poi c’è’ Salvini che, orfano del generale ,propone una cauzione per poter manifestare in piazza, cosa consentita  economicamente forse solo alla Cgil e ad alcuni partiti. Il diritto a manifestare pacificamente e senz’armi è un principio irrinunciabile. Alcuni non hanno neppure capito che i violenti non erano una frangia del corteo, ma erano gli organizzatori e i propugnatori   del medesimo. Ha ragione Ugo  Volli a dire che il grosso del corteo non ha più l’età e la forza fisica per far casino, ma aderisce pienamente ai compagni che combattono anche per loro. Patetico l’intervento della leghista che, dopo anni di silenzio, è intervenuta, dicendo che lei ha partecipato al corteo, ma non sta da una parte né dall’altra.
Non trascurabili sono anche i silenziosi, gli opportunisti che se la cavano con una generica  e stantia condanna della violenza. Ancora più incomprensibili sono i silenzi di  certi vecchi professori  emeriti ,noti per essere maestri di democrazia. L’analisi della Procuratrice Generale della Corte d’Appello si è  rivelata, poche ore prima dei fatti, lucida e profetica, ma quasi nessuno ha tratto le conclusioni dovute.
Giampiero Leo, che durante la contestazione del 1977 fu selvaggiamente picchiato, ha fatto una delle poche dichiarazioni condivisibili senza cadere nel rigorismo di alcuni leghisti. La situazione è grave e certo non basta inasprire le norme. Occorre anche che il Ministero degli interni esamini se la sua strategia sabato 31 si è rivelata adeguata. Nessuno può dare suggerimenti e formulare critiche perchè noi cittadini non conosciamo la situazione reale . Ha ragione Cerno a collegare l’orda dei violenti alla Val di Susa, diventata quartier generale della guerriglia No Tav. E’ li’ che va estirpata la radice profonda della violenza che trova in Askatasuna l’altra centrale dell’ eversione.  Lo squadrismo rosso va stroncato insieme al brodo di coltura formato dai vecchi malvissuti che sono totalmente  complici dei “ragazzi” della generazione Z . Qui non è in gioco un governo, qui è in gioco la democrazia e il diritto dei cittadini di vivere la loro vita senza i traumi che crea una situazione intollerabile come quella generata  da Askatasuna. Gli esegeti della giustificazione della  violenza  sono i nuovi “cattivi maestri”che hanno rovinato una generazione di giovani con le loro faziosità e intolleranze. Ad essi bisogna dire basta anche perché in Francia non c’è più un Mitterand ad accoglierli. La scarcerazione immediata dei tre arrestati suscita perplessità. I domiciliari agli aggressori dei poliziotti determinano vaste  reazioni  popolari negative perché oggi il buonismo garantista a Torino non trova un facile  consenso. E’ quasi un paradosso: a ridurre il valore del garantismo sono gli estremisti che si travestono da nuovi partigiani per sostenere il dissenso contro il  nuovo regime.
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Un capro espiatorio?
Ho appreso, navigando su Facebook, che gli ordini cavallereschi sabaudi si pubblicizzano sui social, mettendo addirittura il numero di telefono a cui rivolgersi. Resto esterrefatto se penso allo stile di Umberto II e a quello dei suoi collaboratori Umberto Provana di Collegno, Vittorio Prunas Tola, per  non parlare del ministro Falcone Lucifero. Tutti si rivolterebbero nella tomba. Ho ascoltato  anche un discorso di pochi minuti tenuto dal pretendente al trono italiano  che non c’ è più dal 1946, il quale stranamente porta il nome del Duca d’Aosta Emanuele Filiberto,  comandante della III armata durante la Grande Guerra: incredibili giochi della storia, anche se non osarono battezzarlo con il nome della discendenza, cioè quello di Umberto, che oggi è  il nome del  figlio di Aimone di Savoia. Il pretendente ha dichiarato in modo apodittico che Vittorio Emanuele III  fu un capro espiatorio della storia. Frase inconsistente storicamente perché 46 anni di regno vanno valutati nelle loro luci e nelle loro ombre. L’età giolittiana, ad esempio, fu una gloria del re Vittorio e anche il periodo della Grande Guerra non fu, secondo molti storici, da buttare: fu il re soldato che completò il Risorgimento. I problemi sorsero  con il fascismo quando il re commise degli errori indiscutibili. Io andai a Vicoforte insieme al  principe Sergio di Jugoslavia a visitare la tomba del re e della regina Elena e pronunciai anche qualche parola di rispetto e di ammirazione soprattutto per la Regina. Non ho mai accettato i codardi oltraggi nei confronti dei vinti che ridussero Vittorio Emanuele a “re sciaboletta”, come fosse  un Brunetta qualsiasi. Ma oggi ,dopo certe manifestazioni quasi paramilitari che ho visto sui social, a Vicoforte non tornerei più. Vittorio Emanuele III  è responsabile di aver aperto le porte del governo nel 1922 a Mussolini in seguito alla marcia su Roma. Marcello Soleri, che gli  propose di firmare lo stato d’assedio per fermarlo, come scrive nelle sue memorie, lo ritenne ,insieme a Facta, responsabile dell’avvento al potere di Mussolini. In modo cinico dopo il delitto Matteotti il re non mosse un dito per ripristinare l’ordine statutario compromesso da quel delitto. Nei confronti del fascismo fu sempre più succubo del regime, fino alla firma delle leggi razziali e della sciagurata  dichiarazione di guerra. Prima ancora accettò che il Parlamento venisse stravolto nella Camera dei fasci e delle corporazioni e che il senato del Regno venisse fascistizzato. Attese un golpe interno al fascismo il 25 luglio 1943 per chiedere a Mussolini le dimissioni. Il successore da lui  scelto nel maresciallo Badoglio, fascistissimo duca di Addis Abeba, fu un disastro.
Nei quarantacinque giorni non fece nulla se non liquidare  con la violenza delle ripicche personali come l’omicidio di Ettore Muti e lasciò che i tedeschi si impadronissero dell’ Italia, abbandonando l’esercito sparso sui campi di battaglia, senza ordini. E l’8 settembre scappò insieme al re al Sud perché non c’era più altro da fare che trasferirsi da Roma ormai pronta ad essere occupata dai tedeschi .Si mise al sicuro sotto la protezione anglo – americana, pur riuscendo a rimettere in piedi un piccolo esercito di liberazione che non fu merito suo. Diceva Delcroix: da invasori in pochi giorni diventarono liberatori.  Anche in questa ultima vicenda il re non fu capro espiatorio, ma primo responsabile insieme a Badoglio della capitolazione di un esercito abbandonato a sé  stesso. Moralmente e politicamente fu responsabile anche dell’eccidio di Cefalonia e dell’internamento in Germania di 600mila soldati che paradossalmente furono fedeli al giuramento prestato al loro re, ma furono fatti prigionieri perché abbandonati a  se’ stessi dai loro superiori più altolocati. Fu inoltre responsabile della politica tra il 1943 e il 1946 perché non volle abdicare se non a pochi giorni dal referendum. Questo restare abbarbicato al potere danneggiò moltissimo la Causa Monarchica, come una volta mi disse con franchezza il ministro della Real Casa Lucifero. Le mie poche righe non bastano a dare un giudizio su 46 anni di regno, ma le semplificazioni manichee non bastano a giustificare il “piccolo grande re“ come diceva in televisione Alfredo Covelli. La storia non è cosa da cortigiani, ma da  studiosi. Sono d’accordo a continuare a leggere Gioacchino Volpe, ma non i depliant propagandistici di personaggi che disonorano quello che resta di Casa Savoia. La difesa del re tentata dal suo fedelissimo Alberto Bergamini sarebbe ancora oggi, la traccia da seguire per difendere il re d una condanna faziosa e totale, ingiusta al pari della difesa incolta ed aprioristica.
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L’uomo forte
L’idea dell’uomo forte ha sempre suggestionato alcuni utopisti autoritari da Junio Valerio Borghese a Edgardo Sogno che pure fu un resistente. Sogno guardava a De Gaull , ma non aveva le idee chiare sul terreno politico. Fu di moda la parola golpe, come poi avvenne drammaticamente  in Cile con altri generali e prima in Grecia con i colonnelli.
Fecero disastri politici e massacri di oppositori. Lasciamo che in Italia i generali  facciano i generali e non diventino aspiranti leader politici. Non sono preparati a ruoli politici e potrebbero solo portare danno. Se poi scrivono anche libri, bisogna preoccuparsi. Occorre uno Stato democratico forte, non il generale di turno. De Gaulle era uno statista a sé, nessuno può chiamarlo in causa anche perché la storia francese è altra rispetto a quella italiana e le incapacità di Macron hanno vanificato la Quinta repubblica Gaullista.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Cavour e il “Pannunzio”
Ho visto il manifesto del Centro Pannunzio in cui si afferma in modo fantasioso che che Cavour sarebbe potuto essere socio del centro Pannunzio. Su che  cosa si sono basati i suoi grafici un po’ troppo fantasiosi ? La storia va rispettata.    Rag. Tino Diotallevi
I grafici hanno seguito le mie personali indicazioni. Esiste un precedente degli anni Cinquanta in cui due partiti si contesero nei manifesti  l’immagine e l’eredità politica di Cavour. Il” Corriere della sera“ si presentò a Torino con l’immagine di Cavour. Nel caso specifico fu Stefano Reggiani nel 1975 a scrivere dei racconti in cui il Conte di Cavour era abituale frequentatore del Centro Pannunzio, a volte insieme al re. Non era una fantasia campata in aria. Reggiani era un giornalista colto e sapeva che Pannunzio teneva dietro la sua scrivania di direttore un ritratto di Cavour. E sapeva anche la difesa tenace di Cavour da me fatta nel corso degli anni , seguendo l’amico e Maestro Rosario Romeo . Nessuno a Torino è stato più cavouriano del Centro “ Pannunzio“ che ha nel suo atrio di ingresso un busto di Cavour. Penso che abbia capito il senso di pensare ad un Cavour redivivo socio del Centro Pannunzio. I liberali con i liberali, potremmo dire parafrasando Matteotti.
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Piazza Solferino  e il centro
Perché piazza Solferino è così trascurata e priva di eventi, se si eccettua il Natale? E’ una piazza storica importante e  dimenticata. Angela Bianchi
E’ una piazza speciale perché la viabilità scorre parallela alla piazza e guai se a qualche assessore venisse in mente di rendere pedonale tutta la piazza, condannandola alla morte. Resta comunque una piazza piuttosto ampia. Per le Olimpiadi invernali pensarono di dotarla di due orribili “Gianduiotti“ che poi dovettero rimuovere e  demolire: le idee di una estrosa assessora al turismo che certamente non ha brillato per capacità neppure per le Olimpiadi. Dopo si sono tenute poche manifestazioni, una per l’intitolazione di parte  della piazza ad Alfredo Frassati.   Gli spazi utili ci sarebbero , ma forse manca la fantasia e la volontà. Chi autorizza un supermercato in piazza Castello, si rivela inadatto ad esercitare certe funzioni. Torino manca di gente capace di  vera fantasia progettuale .Vivono nel passato delle “luci di artista”, lasciando nel buio più pericoloso piazza Carlina: una follia.  Non è solo piazza Solferino a soffrirne. C’è gente malata di demagogia che vuole portare tutto in periferia. Forse è questa la spiegazione per capire come mai piazza Solferino è stata declassata. L’idea di una città con molti centri è nefasta perchè priva il centro vero  di attrattiva. La pedonalizzazione di via Roma avrà esiti esiziali perché i torinesi useranno come sempre  i portici e la via pedonalizzata, negata alla circolazione ,sarà preda di sfaccendati e artisti di strada.
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Pitigrilli
Ho letto il libro del giornalista Ternavasio su Pitigrilli e sono rimasta molto delusa. Il solito tuttologo che non approfondisce nulla. Per parlare dei rapporti con il fascismo di Pitigrilli si fonda su tale Colombini, una estremist , non  una studiosa. Che delusione!   Rosina Roberti
Non ho letto il libro e quindi non so dirle nulla, anche se concordo su Colombini. NResta insuperato il libro di Anna Antolisei su Pitigrilli che evidenzia l’aspetto più riuscito dell’opera dello scrittore torinese, l’aforisma, di cui Antolisei è grande studiosa. I biografi di mestiere che passano indifferentemente da un tema all’altro, quasi fossero enciclopedici, non sono mai molto affidabili. Gli studiosi seri ed approfonditi, ma non seriosi  come Antolisei, sono tutt’altra cosa.

Vannacci e l’esaltazione della sinistra

LO SCENARIO POLITICO DI GIORGIO MERLO

NACCerto, effettivamente fa un certo effetto registrare l’esaltazione del “razzista” o fascista” o
“estremista”- questi sono i termini più frequenti quando si parla del generale Vannacci da parte
della stampa e della politica progressista e di sinistra – da parte dello schieramento della sinistra
italiana. Da Gruber a Floris in attesa di Formigli, Gramellini, Augias e la solita compagnia, dalla
Schlein a Renzi c’è una gioia immensa nel valutare le futura gesta di questo generale dopo la
scelta di rompere con il suo partito, la Lega, e di dare vita ad un partito ispirato alla destra
estremista e radicale.
Ora, su questo tema si presenta un doppio problema per la sinistra poltica, culturale, giornalistica,
televisiva ed accademica ed universitaria.
Il primo problema è come continuare a sostenere, come si è fatto sino ad oggi, che l’attuale
governo è l’espressione più autentica di una cultura para fascista, illiberale, autoritaria e
repressiva quando, adesso, alla sua destra nasce un partito che non disdegna affatto quei
richiami politici e culturali. Anzi, almeno così pare, li cavalcherà sino in fondo. E quindi, saranno
ancora tutti para fascisti, autoritari ed illiberali o ci sarà una gradazione di questi rischi drammatici
nel giudizio della sinistra italiana? E cioè, l’odio implacabile nei confronti di Giorgia Meloni come
sarà declinato dopo la formazione di una forza politica che si ispira chiaramente e nettamente alla
destra estrema?
In secondo luogo, e questo è indubbiamente l’aspetto più comico e più divertente, sarà curioso
verificare come la politica e l’informazione quotidiana di sinistra supporteranno ed esalteranno le
gesta di Vannacci che, almeno secondo i loro giudizi, saranno decisivi per cercare di danneggiare
la coalizione guidata da Giorgia Meloni. Un’operazione certamente nè facile e nè semplice perchè
mentre con l’esperienza politica di Gianfranco Fini di tanti anni fa l’appoggio politico e mediatico
immediato della sinistra era del tutto naturale e non creava problemi di sorta, con Vannacci si
tratta di valutare un progetto politico che, francamente, è del tutto alternativo e agli antipodi
rispetto alla scala valoriale e politica della sinistra ex e post comunista.
Ora, al di là dei giudizi o dei consigli – veri o inventati che siano fa poca differenza – che sono
arrivati a Vannacci da parte di esponenti della sinistra, un dato è certo. D’ora in poi, al di là dei
compagni – pardon, dei camerati – che seguiranno Vannacci nel suo percorso politico, l’aspetto
più divertente sarà proprio quello di verificare passo passo come la grancassa mediatica della
sinistra esalterà il progetto di Vannacci a danno del nemico politico giurato, cioè Giorgia Meloni.
Perchè si tratterà di un’operazione politica, spacciata ovviamente per giornalistica, che deve
tentare di mettere in crisi Meloni attraverso il partito di Vannacci ma senza condividere nulla di ciò
che dice e di ciò che fa l’ormai celebre e famoso generale della Folgore. Un’acrobazia a cui non
potremmo non prestare una forte attenzione perchè, appunto, rappresenta un fatto del tutto
originale nell’informazione politica di sinistra del nostro paese.
Giorgio Merlo

Serie A – Fiorentina-Torino 2-2: un punto buono Un pareggio che vale più della classifica

 

Il Torino strappa un 2-2 al Franchi grazie a un colpo di testa di Maripan al penultimo minuto di recupero, evitando l’ennesima sconfitta stagionale e tornando a casa con un punto importante che mantiene la squadra di Baroni a più nove in classifica sui viola,lontani dalla zona retrocessione.
La gara si era aperta nel migliore dei modi per i granata, capaci di sfruttare una madornale dormita della difesa viola nel primo tempo: Casadei svetta di testa e firma il vantaggio. Poi, però, la Fiorentina sale in cattedra e ribalta tutto con i gol di Solomon e Kean, approfittando anche di cambi granata apparsi ancora una volta cervellotici e dannosi.
Quando la sconfitta sembrava ormai inevitabile, ecco la zampata decisiva: in pieno recupero Maripan trova il tempo giusto per un preciso colpo di testa che regala al Toro un pareggio prezioso e la sensazione di una classifica finalmente un po’ più serena.

Enzo Grassano

“Ditegli sempre di sì”, la pazzia (e le risate) di Michele Murri

Domenica 8 al Gioiello ultima replica

Fu scritta nel 1927 per Vincenzo Scarpetta con il titolo Chill’è pazzo, un atto unico in dialetto napoletano, protagonista la maschera scarpettiana di Sciosciammocca; cinque anni dopo Eduardo la riprese, italianizzandola in due atti, tra cancellazioni e modifiche, diede corpo e anima al nuovo Michele Murri, facendo tuttavia confessare all’autore di non esserne particolarmente soddisfatto, meno equilibrio, sottotracce tralasciate, luoghi comuni che non lo convincevano. Infatti non troppe edizioni si ebbero in seguito per la commedia che la storia del teatro conobbe in maniera definitiva come Ditegli sempre di sì, inserita da una terza edizione del 1962, all’indomani di un passaggio televisivo, nella Cantata dei giorni pari, divertente intreccio – e non soltanto – attorno al mondo della pazzia.

Michele Murri, di professione commerciante, se ne torna a casa dopo un anno trascorso in manicomio, la sorella Teresa ha fatto di tutto per tenere ogni parente e vicino all’oscuro delle vere cause di quell’allontanamento, su richiesta del medico asseconderà in ogni cosa le parole e i desideri del fratello, al di là di ogni briciola di miglioramento che l’uomo possa presentare. Ma non è sufficiente dire sempre di sì, Michele travisa ogni situazione e immagina e confonde e ingarbuglia parole che arrivano a confondere le intenzioni e il vivere di tutti i giorni di quanti passano per la sua casa. Combina matrimoni, comprende come qualcuno abbia vinto un terno al lotto mentre al contrario costui sta per essere messo dentro per un ammanco di trentamila lire, crede con un ridicolo errore che un amico sia passato a miglior vita, facendogli recapitare una corona di fiori da parte del fratello con cui quello non parla da anni. Tutti rimangono coinvolti, fidanzate speranzose, la servetta che va e viene scombussolata per casa, un presunto attore pronto a declamare poemi al cuore della ragazza che vorrebbe impalmare, un amico che vorrebbe tranquillamente festeggiare il compleanno, Michele persino, che arriva a confondere la propria identità. A Teresa non resterà che ricondurlo “là”, in quel manicomio che ha sempre cercato di nascondere a tutti.

Un meccanismo di comicità dove ogni ingranaggio è al posto suo, quelli della risata che nascono facilmente, la sembianza della farsa pronta a farsi tragedia personale: laddove Eduardo guarda con attenzione e reverenza al suo maestro Pirandello, laddove rimpagina le corde di Ciampa, in special modo la civile, e richiude il protagonista dentro la propria pazzia, quasi un nuovo Enrico IV tra le sale del castello, nell’unica compagnia dei suoi armigeri. “Il pazzo è un sognatore da sveglio”, aveva detto Immanuel Kant, la voce di Eduardo, ad inizio spettacolo, ci avverte con un guizzo nuovo e tutto suo che “non c’è filosofia nella farsa che recito stasera, ma un personaggio della vita vera, un tal dei tali affetto da follia… allora è un dramma, mi direte voi, io vi rispondo è una tragedia nera, ma non è nostra, e la tragedia vera diventa farsa se non tocca a noi: divertitevi dunque”. Riandando di prepotenza a quell’umorismo, amaro seppur corrosivo, che è lo stesso delle pagine di Pirandello, l’imperativo – confessa il giovane regista Domenico Pinelli, fatto di genuinità e di autenticità in quel suo timore, nell’”inciampo” lo chiama lui, lui “giovane attore alla sua prima vera esperienza da regista” – ad andare oltre, a far proprie lezioni antiche facendo affiorare quell’amarezza che circola anche attraverso i sorrisi, dando maggior spessore ai piccoli o grandi personaggi, lasciando che ogni traccia s’espanda alla “condizione umana”, generalizzata.

Certo, le radici della farsa esistono, svilirle sarebbe come svilire quelle di Edoardo stesso: ma Pinelli vince la scommessa, come regista soprattutto vorrei dire, artefice di grande quanto rispettosa filologia, preciso indagatore del “sentimento” bacato del suo protagonista (e dei suoi compagni), delle verità e delle sovrapposizioni, della finzione e della vita stessa; mentre l’attore Pinelli si fa maschera eduardiana, s’abbandona a gesti precisi, a sospensioni ammiccanti di voce e di parole, a certezze che immediatamente divengono dubbi per ritornare verità sacrosante, a simpatici giochi di parole, il tutto con leggerezza e padronanza di grande mestiere. Gli viene spavaldamente, senza risparmio, appresso il suo compagno d’avventura Mario Autore (sue anche le musiche) – dico compagno ripensando a quell’altra loro avventura, lui Eduardo e Pinelli Peppino nel film di Rubini “I fratelli De Filippo”, di ormai cinque anni fa -, infaticabile autore/attore Luigi Strada, strapazzato dalla vita e dall’insuccesso, che sfogliando un variopinto e azzeccato trio delle risate e con la faticosa dicitura di una sua poesia d’amore si ritaglia momenti di vero apprezzamento e applausi a scena aperta. Con loro Anna Iodice come affettuosa e salvifica Teresa, Mario Cangiano come spaesato spasimante e tutti gli altri, dodici attori in scena, bello sforzo produttivo – con ogni rispetto pallido di fronte a quel “Sabato domenica e lunedì”, visto qui in settimana, per cui si sono rimboccati le maniche fior di Stabili e altri enti vari – per una produzione davanti alla quale il giovane Pinelli s’è visto tremare le vene e i polsi: ma l’operazione, tra grumi di tristezza e fragorose risate, lui, non passi le notti in bianco, non l’ha sbagliata davvero. Al Gioiello, ultima replica – ed è davvero un peccato – domenica 8 febbraio, ore 16. Applausoni alla prima, inconfondibili. Un consiglio, se amate il teatro, quello che vi rimette in sesto: andate e vedervelo e, come insisteva Eduardo, “divertitevi dunque!”. Di quanto ne abbiamo bisogno, lo sappiamo tutti.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Francesco Maria Attardi e Giulia Cher, alcuni momenti dello spettacolo.

Jas Gawronski, il cosmopolitismo come categoria etico – politica

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Giungono da tutta Italia, anche dall’estero, gli auguri per i novant’anni di Jas Gawronski, giornalista famoso, deputato europeo del Pri e poi di Forza Italia, Senatore della Repubblica che sarebbe stato giusto nominare senatore a vita. E’ uomo libero che è stato amico di Papa Wojtyla, di Giovanni Agnelli e di Silvio Berlusconi , ma ha sempre saputo mantenere la sua indipendenza di giudizio inalterata. E’ amico di Giuliano Ferrara, senza condividerne gli estremismi. E’ stato molto amico di Enzo Bettiza che lo iniziò al giornalismo e ha deciso di lasciare i suoi libri in dono alla storica  Biblioteca dei Chiostri di Ravenna che ha già ricevuto quelli di Bettiza. Un gesto molto importante apprezzato dal presidente Antonio Patuelli.
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E’ stato con slancio generoso  impegnato nel sostenere il Centro “Pannunzio“ di cui è presidente onorario, ma non si può assolutamente definire un “pannunziano“ intransigente – che poi sarebbe un ossimoro – perché l’essere di padre polacco lo ha portato naturaliter  ad un cattolicesimo profondo – mai dogmatico – a cui è legato anche dal fatto di essere nipote di San Pier Giorgio Frassati. Anche la sua candidatura nel PRI e poi in Forza Italia non va confusa con un’ottusa militanza di partito che gli è  stata assolutamente estranea. Jas è nipote di Alfredo Frassati, senatore del Regno e della Repubblica, ambasciatore a Berlino, liberale antifascista e sa mantenere la schiena diritta come il nonno. In tutta la sua lunga carriera di giornalista in America, in Francia e in Russia in giro per il mondo  non ha mai dato segni di essere lottizzato come tanti giornalisti Rai.

Marcello Sorgi, Jas Gawronski, Pier Franco Quaglieni, Umberto Agnelli
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Jas Gawronski è  grande italiano cittadino del mondo, uno dei pochi italiani conosciuti e stimati a livello internazionale. La madre di Jas, Luciana Frassati Gawronska, donna davvero fuori ordinanza, l’ha certo educato in modo esemplare, ma il figlio ha saputo scegliere le sue strade in autonomia per non lasciarsi condizionare da una famiglia così autorevole e prestigiosa. Aver avuto modo di collaborare con lui per molti decenni mi ha sprovincializzato e mi ha fatto capire cosa sia il cosmopolitismo come categoria etico – politica da contrapporre alle angustie del populismo sovranista.