ilTorinese

Troppe aggressioni: guardie armate in ospedale a Chivasso

Aggressioni e tensioni sono sempre più frequenti nei Pronto Soccorso di molti ospedali piemontesi, dove la pressione sul personale sanitario continua a crescere. Negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo degli episodi di violenza, legato anche alla crescita delle fasce più fragili della popolazione: persone in difficoltà che, non trovando altri canali per far valere le proprie esigenze, finiscono talvolta per ricorrere a comportamenti aggressivi.

Per far fronte a questa situazione, l’Asl To4 ha introdotto la sorveglianza armata nell’ospedale di Chivasso, da maggio, una misura emergenziale pensata per garantire la sicurezza del personale, degli utenti e delle strutture. Si tratta di uno strumento già adottato in altri Pronto Soccorso, concepito come deterrente temporaneo e come supporto ad altre strategie più strutturali che devono essere sviluppate, a partire da una migliore organizzazione dei servizi.

San Vincenzo De Paoli: quasi un milione di euro, la prossimità diventa relazione


6.756 persone incontrate e 906 volontari: il Bilancio Sociale 2025 della ODV Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Torino racconta un modello
che supera l’assistenza e punta all’accompagnamento

TORINO – Il Bilancio Sociale 2025 della ODV Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Torino non è una semplice rendicontazione di cifre, ma il racconto di una missione che si fa vicinanza, accoglienza e speranza. Tra le pieghe del documento emergono storie di vita vissuta, di vicinanza e di difficoltà superate.

Con un investimento di 962.425 euro trasformati in gesti concreti e 6.756 persone incontrate, l’Associazione testimonia che la prossimità non è un’erogazione di servizi, ma un incontro.

«Il Consiglio Centrale di Torino offre un esempio concreto di ciò che significa coniugare identità vincenziana, prossimità e capacità di leggere i bisogni reali delle persone», afferma Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV.

«Un impegno che descrive – come sottolinea il Presidente del Consiglio Centrale di Torino Rodrigo SardiUna comunità che non si arrende e che continua a credere nella forza della carità», puntando su relazione, accompagnamento e prevenzione.

Secondo Federico Violo, Coordinatore Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta, la sfida oggi è: «Intercettare e prevenire le nuove forme di disagio».

LA VISITA AL DOMICILIO


Mentre il mondo dell’assistenza attende spesso che sia il povero a bussare, i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli scelgono di invertire la rotta: scelgono di 
farsi prossimi, di uscire, di entrare nelle case. La Visita al domicilio, pratica identitaria fin dalla fondazione dell’Associazione nel 1833, resta il cuore pulsante di questa missione.


Varcare quella soglia significa innanzitutto offrire un 
dono di sé: non si portano solo risposte materiali, ma ascolto, consiglio e quel calore morale che spesso manca più del pane. Attraverso appuntamenti costanti — settimanali o quindicinali — la visita trasforma un “utente” in una persona e il bisogno in una relazione di fiducia. È solo dentro questo legame profondo che l’aiuto materiale (il pagamento di un affitto, la bolletta, il pacco viveri) smette di essere un fine e diventa un mezzo: una mano tesa per innescare una scintilla di cambiamento e autonomia.

Come ricorda il consigliere spirituale Padre Erminio Antonello (Congregazione della Missione): «La carità deve nutrirsi di vita nello Spirito per riconoscere negli altri non solo un bisogno, ma un volto, una storia, un fratello».

SEMI DI RISCATTO E DIGNITÀ

Il percorso verso il riscatto sociale passa attraverso l’istruzione. Per questo la Società di San Vincenzo De Paoli ha intensificato gli sforzi per sostenere il futuro dei più giovani. Nel 2025, grazie a 727 ore di doposcuola e alla distribuzione di corredo scolastico per 300 bambini, si è cercato di spezzare il circolo vizioso dell’emarginazione. Una gioia grande arriva anche dall’Università: il sostegno a 23 studenti meritevoli ha portato a 4 nuove lauree in discipline come Ingegneria e Legge. Sostenere lo studio significa credere che le fragilità di oggi non debbano diventare l’esclusione di domani.


Allo stesso modo, la 
Commissione Lavoro, nata nel Consiglio Centrale di Torino, agisce per restituire la dignità che solo l’occupazione può dare. Nel 2025 sono stati seguiti 29 percorsi personalizzati, portando a 8 assunzioni e 3 tirocini, curando non solo il curriculum, ma la ferita dell’autostima che spesso colpisce chi, superati i 50 anni, si sente rifiutato dal mondo produttivo.

IL PROGETTO ABITO


Nell’emporio solidale 
“Abito”, la prossimità si fa accoglienza premurosa. Non una distribuzione passiva, ma un vero negozio dove le persone possono scegliere i propri vestiti tra relle e manichini, preservando la propria dignità. Qui sono stati donati 45.000 capi e, attraverso la campagna “Non lasciateci in mutande”, oltre 7.300 capi nuovi di biancheria intima. Ma Abito è anche un luogo di educazione: qui 5 studenti hanno trasformato sanzioni scolastiche in percorsi di crescita, scoprendo il valore del servizio agli altri. Accanto a loro, la nuova Conferenza “Sant’Omobono”, nata nel dicembre 2025 proprio dentro l’emporio. La nuova realtà nasce per dare una forma strutturata all’aiuto, permettendo ai volontari di prendersi cura della persona a 360 gradi, integrando il servizio di vestiario con un supporto umano costante.

L’ABBRACCIO CHE NON DIMENTICA NESSUNO


Un impegno innovativo del 2025 è stato il contrasto alla povertà energetica. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Banco dell’Energia, la Società di San Vincenzo De Paoli non si è limitata a pagare le bollette, ma ha attuato un vero efficientamento domestico. Ciò ha significato analizzare i consumi delle famiglie e sostituire 126 elettrodomestici vecchi e “energivori” (come frigoriferi e lavatrici obsoleti) con modelli moderni a basso consumo. Questo intervento riduce stabilmente il costo delle bollette e insegna un uso consapevole delle risorse, trasformando un aiuto d’emergenza in un risparmio che dura nel tempo.

Dalla lotta alla povertà energetica, alla gestione di Casa Arietti a Candiolo, dove il social housing diventa condivisione, la Società di San Vincenzo De Paoli non lascia nessuno indietro. La missione dell’Associazione raggiunge persino il silenzio dei 58 monasteri di clausura sostenuti in tutta Italia dalla Conferenza San Pio X: un legame di preghiera e aiuto che unisce il trambusto della città alla pace delle grate.

Con 906 volontari e una storia iniziata nel 1850, il Consiglio Centrale di Torino continua a camminare accanto all’uomo attraverso una prossimità che non si arrende, cercando di rimuovere le cause della povertà per restituire a ogni persona la sua piena dignità.

Paolo Pininfarina, gli amici lo ricordano con un concerto

Il  7 maggio, alle ore 21, presso Le Roi, a Torino. Una serata benefica in favore dell’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS

A Torino il concerto in ricordo di Paolo Pininfarina da parte degli amici che suonavano insieme a lui, sarà improntato su musica, memoria e salute mentale. L’incasso sarà devoluto all’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS. Per il secondo anno consecutivo, gli amici dei gruppi musicali in cui Paolo Pininfarina suonava la batteria, “Paolo Pininfarina Music Ensemble”, lo ricordano giovedì 7 maggio prossimo, dalle ore 21, con un concerto nell’iconica sala di Le Roi, a Torino. L’introito sarà devoluto all’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS, i pensata in progetti di ricerca e sensibilizzazione in salute mentale per diffondere una cultura contro lo stigma. Si tratta di un evento che unisce memoria, musica e impegno concreto, riportando al centro la salute mentale attraverso un linguaggio accessibile e condiviso. È un ritorno che segue il successo dell’evento organizzato in città due anni fa, e che oggi si rafforza con una rete più ampia e nuovi progetti. Vi è la volontà di portare la salute mentale al di fuori dei contesti chiusi e dentro la comunità come esperienza collettiva, e non solo individuale, in linea con il percorso che l’associazione sta costruendo sulla base della ricerca e dell’inclusione.

“Eventi come questo nascono da un bisogno preciso: creare occasioni in cui le persone possano incontrarsi senza barriere e avvicinarsi al tema della salute mentale in modo naturale. La Cultura, la musica e la condivisione – afferma Giovanna Crespi, psichiatra e presidente dell’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS – diventano strumenti potenti per parlare di fragilità senza etichette e per costruire comunità che sappiano accogliere”.

Protagonista della serata sarà la Paolo Pininfarina Music Ensemble, che porterà sul palco del Le Roi un concerto capace di unire capacità musicale e partecipazione emotiva nel ricorso del loro batterista Paolo, prematuramente scomparso. Si tratta di un appuntamento pensato non solo come ricordo, ma come occasione per sostenere i progetti dell’associazione.

Dietro l’evento del 7 maggio vi è un lavoro corale che coinvolge partner e volontari e una collaborazione con il Rotaract distretto 2031, che rafforza il legame con il territorio e amplia la comunità attorno ai progetti dell’associazione. Questo è un segnale di come i tema della salute mentale possa uscire dall’isolamento per diventare un terreno condiviso, capace di unire competenze, generazioni e sensibilità diverse. L’appuntamento è per mercoledì 7 maggio alle ore 21, presso Le Roi, in via Stradella 8, a Torino.

Info: ritatosi@ritatosi.it

Mara Martellotta

L’Inter è Campione d’Italia: il 21° Scudetto è il trionfo della rinascita firmata Chivu

 

C’è qualcosa di profondamente simbolico, quasi poetico, nella conquista del 21° Scudetto da parte dell’Inter. Non è soltanto una vittoria sportiva: è la celebrazione di una ricostruzione, di un percorso umano e mentale prima ancora che tecnico. Ed è impossibile raccontare questo trionfo senza fermarsi sulla figura di Cristian Chivu, l’uomo che ha raccolto i frammenti di una squadra smarrita e li ha ricomposti con pazienza, visione e coraggio.

Perché questa Inter, a un certo punto, era davvero come un vaso rotto. I cocci sparsi sul pavimento: certezze svanite, fiducia incrinata, identità smarrita. Una squadra che sembrava aver perso il proprio riflesso, incapace di riconoscersi. In molti avrebbero provato a sostituire quel vaso, a buttarlo via e ripartire da zero. Chivu no.

Chivu ha scelto la via più difficile: raccogliere ogni singolo pezzo.

Con una calma quasi artigianale, ha rimesso insieme ciò che sembrava irrecuperabile. Non ha nascosto le crepe, non ha finto che non esistessero. Le ha accettate, comprese, trasformate. Ed è proprio qui che nasce la grandezza del suo lavoro: quel vaso, una volta ricomposto, non è tornato com’era prima. È diventato qualcosa di diverso. Più forte. Più autentico. Persino più bello.

Il merito più grande di Chivu non è stato solo tattico. È stato psicologico.

Ha lavorato sulla testa dei giocatori prima ancora che sulle loro gambe. Ha restituito fiducia a chi l’aveva smarrita, ha ridato centralità a chi si sentiva ai margini, ha ricostruito un senso di appartenenza che sembrava dissolto. Ha trasformato un gruppo fragile in una squadra consapevole, capace di soffrire e reagire, di cadere e rialzarsi.

Ogni partita vinta, ogni punto conquistato, è stato un piccolo passo in questo processo di ricostruzione emotiva. E quando la pressione si è fatta più intensa, quando il peso dello Scudetto ha iniziato a farsi sentire, l’Inter non si è spezzata. Ha resistito. Come quel vaso, ormai ricomposto, che porta i segni delle sue fratture ma proprio per questo è più resistente.

Il 21° Scudetto non è solo un numero. È un simbolo. È la prova che dalle crepe può nascere bellezza, che dalla fragilità può emergere forza. È il trionfo di un’idea di calcio che mette al centro l’uomo, prima ancora del giocatore.

E allora sì, questo titolo porta un nome chiaro e forte: Cristian Chivu. L’allenatore che non ha avuto paura dei cocci, che ha saputo vedere oltre la rottura, che ha trasformato una squadra spezzata in un’opera compiuta.

Un vaso nuovo, certo. Ma fatto della stessa materia di quello vecchio. Solo, infinitamente più prezioso.

Luca Bellone
Tifoso interista doc

Testo raccolto da Enzo Grassano

Adesioni nel mese di maggio: export e imprese, dalla Regione 27 milioni per il triennio 2026-2029

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La Regione Piemonte ha avviato il nuovo ciclo dei Progetti integrati di filiera (PIF) per il periodo 2026-2029, con una dotazione complessiva di 27 milioni di euro, in aumento rispetto ai 17 milioni stanziati per il triennio precedente. Le piccole e medie imprese piemontesi potranno aderire fino al 21 maggio, rispondendo all’avviso pubblicato sul sito istituzionale.

«Con questo nuovo ciclo per gli anni 2026–2029, mettiamo in campo 27 milioni di euro per accompagnare le imprese piemontesi nei mercati internazionali, a testimonianza della consapevolezza della Regione Piemonte di quanto l’export sia un elemento importante per il nostro territorio – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – I Progetti Integrati di Filiera rappresentano uno strumento concreto e collaudato, capace di rafforzare la competitività delle nostre aziende e valorizzare le eccellenze produttive del territorio. Offriamo alle pmi un supporto operativo completo: dalla partecipazione a grandi eventi fieristici internazionali, quali quelli dedicati all’automotive e all’aerospazio, a incontri b2b con operatori esteri, iniziative di incoming e servizi di supporto personalizzato, oltre a percorsi di crescita e aggregazione – proseguono Cirio e Tronzano – È un investimento mirato per sostenere crescita, occupazione e innovazione, oltre che per presentare in una dimensione di sistema i settori di eccellenza dell’economia regionale, anche in una prospettiva di attrazione degli investimenti».

I progetti saranno gestiti da Ceipiemonte e sono rivolti a micro, piccole e medie imprese interessate a sviluppare o consolidare la propria presenza sui mercati esteri. Il programma coinvolge dieci comparti produttivi: automotive e trasporti, aerospazio, agritech e macchinari agricoli, cleantech e green building, microelettronica e automazione, salute e benessere, tessile, agroalimentare, abbigliamento-alta gamma-design e ICT. Le attività previste comprendono la partecipazione a fiere internazionali, missioni all’estero, incontri B2B con operatori stranieri, iniziative promozionali e servizi di consulenza per lo sviluppo commerciale.

«Consolidiamo un modello che funziona, basato su filiere, competenze e accompagnamento operativo: le imprese – aggiungono Cirio e Tronzano – vengono supportate con servizi qualificati, relazioni e opportunità reali di business. È così che rafforziamo la presenza del Piemonte nel mondo e creiamo condizioni favorevoli per attrarre investimenti, sostenere l’occupazione e generare crescita. Siamo di fronte a profonde trasformazioni delle dinamiche internazionali geopolitiche e commerciali e abbiamo la necessità di sostenere le nostre imprese nella ricerca di nuovi mercati. Nelle scorso settimane insieme al Comune di Torino, al sistema camerale e accademico, al Ceip e ai nostri centri di ricerca siamo stati in Canada, confermando il modello efficace delle missioni di sistema, proprio per consolidare rapporti commerciali e individuare filiere strategiche per le nostre imprese a partire da aerospazio e scienze della vita. E’ ciò che stiamo facendo anche con l’Asia, dopo la missione dello scorso anno in Giappone, guardando a un’area del mondo che offre straordinarie potenzialità per le nostre aziende in tutti i settori economici».

Con l’avvio della nuova programmazione, la Regione Piemonte prosegue dunque nella strategia di sostegno all’internazionalizzazione, puntando sulla competitività delle imprese e sulla loro presenza nei mercati globali.

Incidente stradale: un morto e due ragazze ferite

Un uomo di di 67 anni è  morto ieri  in un incidente sulla Strada di Cassano a Novi Ligure (Al). Sul posto la polizia locale, il  118, elisoccorso e vigili del fuoco, per verificare la dinamica. L’auto della vittima forse si è capottata per evitare una vettura da una via laterale, o a seguito dell’impatto con questo veicolo. Nell’urto sono rimaste coinvolte anche una ragazza di 21 anni e una di 15.

Casa del Pingone: un indirizzo che rimette a fuoco Torino

 

Nel cuore più raccolto di Torino, a due passi dai grandi flussi ma lontano dal loro rumore, c’è un indirizzo che sembra parlare sottovoce — e proprio per questo si fa notare. Casa del Pingone non è solo un luogo, è una dichiarazione d’intenti.

Dal Made in Italy dell’accoglienza più autentica a una visione contemporanea dell’ospitalità, qui si entra in uno spazio che tiene insieme storia e presente senza forzature. L’edificio — tra i più antichi della città, già dimora di Emanuele Filiberto Pingone, in Via della Basilica al civico 3 — conserva tracce medievali e stratificazioni artistiche che attraversano i secoli, dagli affreschi del piano nobile fino agli angoli più raccolti della struttura. Ma non è nostalgia: è materia viva.

Ed è proprio qui  il luogo gastronomico che spetta alla Torino della ristorazione , non format buttati a caso. Qui si viene per mangiare, certo, ma anche per restare. Per trattenersi a lungo, tra una cena e un cocktail, in quell’atmosfera intellettuale che non ha bisogno di esibizioni, ma che sa farsi contemporanea. Un posto dove piace fare tardi e che rispetta l’identità culturale della Torino di oggi che racconta la Torino che fu. E ai torinesi piace così.

Sotto il disegno di Federico de Giuli — nome già noto nell’accoglienza turistica e nella ristorazione torinese — Casa del Pingone prende forma come spazio ibrido e coerente: boutique hotel di sei suite, ognuna arredata con modernariato scelto, ambienti per incontri e lavoro, e una suite all’ultimo piano che si apre tra torre medievale, terrazzo e vista sulla collina e sul Palazzo Reale.

Al piano terra, il bistrot lavora su una cucina essenziale, rigorosa, senza fronzoli. Il territorio è il punto di partenza, ma non il limite: tecnica, ricerca e una sensibilità sempre più orientata al vegetale costruiscono una proposta che non ha bisogno di sovrastrutture. Accanto, il laboratorio interno di panificazione e pasticceria scandisce i ritmi della giornata, dalle colazioni alle ultime portate. E poi la caffetteria, aperta fino a mezzanotte: espresso, estrazioni specialty, vermouth piemontesi e miscelati che tengono il passo della città — o forse lo anticipano.

Lo chef: un percorso senza scorciatoie

C’è una linea abbastanza chiara, nel percorso di Lorenzo Cherubini, 28 anni, braidese, torinese d’adozione da due. Ed è quella della sostanza.

A 16 anni muove i primi passi all’Osteria del Boccondivino, a Bra, uno dei luoghi simbolo della cultura gastronomica langarola e legato all’universo Slow Food. Poi tre anni all’Osteria Syslak, sempre a Bra: una cucina schietta, territoriale, dove si impara davvero a trattare la materia prima senza compromessi.

Il passaggio all’Osteria Arborina, a La Morra, ristorante stellato Michelin guidato da Andrea Ribaldone, lo porta dentro una cucina gastronomica strutturata, fatta di tecnica e organizzazione di brigata.

Il ritorno a Bra segna una deviazione interessante: il ristorante giapponese Tako, dove resta un anno e mezzo per confrontarsi con tecniche e sensibilità completamente diverse. Poi di nuovo Torino, al Ristorante Consorzio, indirizzo centrale per chi cerca una cucina piemontese contemporanea, costruita su materie prime eccellenti e una continua tensione tra tradizione e creatività.

Oggi l’approdo alla Casa del Pingone, dove Cherubini arriva come Executive Chef. Qui può mettere insieme tutto: rigore, ricerca, semplicità. Senza bisogno di dimostrare, ma con l’urgenza di fare bene.

I piatti: niente riletture, solo sostanza

Qui non siamo nel territorio rassicurante della “tradizione che si rinnova”. No, finalmente. Il punto non è rifare le ricette piemontesi, ma scomporle. Prendere gli ingredienti simbolo e rimetterli al centro.

Le cervella fritte, per esempio, vengono trattate con rispetto ma senza timore: alleggerite, accompagnate da ortaggi di stagione, costruite attorno a una materia prima che arriva da Porta Palazzo, a due passi. Una cucina che parte dal mercato, davvero.

Sugli agnolotti si vede la mano piemontese: precisa, battuta. Ma anche qui niente nostalgia. La presentazione è giocosa — sì, anche con la “schiumetta” — ma è sostanza: formaggi piemontesi lavorati con intelligenza, qualcosa che diverte senza diventare trucco.

E poi l’agnello, forse il terreno più personale. C’è conoscenza totale dell’animale, delle sue parti, e un approccio concreto all’antispreco: gli scarti diventano fondi, brodi, profondità. Tornano nel piatto, a sostenere e amplificare la carne.

È una cucina che lavora per sottrazione, ma con idee chiarissime. Silenziosa, precisa, necessaria. E in una Torino che a volte confonde novità con rumore, questa è già una presa di posizione.

Chiara Vannini

Regina Elena O.d.v. Premio di giornalismo La Rosa d’Oro, i vincitori

Il primo premio a Mauro Pigozzo, seguito da Evelina Frisa e Lisa Bernardini.

Milano Conclusa a Milano la nona edizione del Premio Internazionale di giornalismo e comunicazione “La Rosa d’Oro” dell’Associazione Internazionale Regina Elena O.d.v. patrocinata dal Comune di Milano, Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e dalla Federazioni Relazioni Pubbliche Italiana.

Con la cerimonia di premiazione ospitata dalla Scuola Militare “Teuliè”, sono stati premiati i vincitori e consegnate le menzioni speciali 2026.

Primo classificato il giornalista Mauro Pigozzo (Veneto), il secondo premio è stato assegnato alla collega Evelina Frisa (Abruzzo) e terza classificata Lisa Bernardini (Lazio). Una menzione speciale è andata alle giornaliste Anna Paola Lacatena (Puglia) e Michela Valoppi (Friuli Venezia Giulia).

Le Menzioni speciali per la comunicazione sono andate a: Gabriele Albertini, Arianna Augustoni, Istituto del Nastro Azzurro sezione di Como, Rivista “Borc San Roc” di Gorizia e il giornalista John Pedeferri.

I premi sono stati consegnati dal Presidente nazionale dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, Ilario Bortolan e dal Delegato nazionale ai rapporti istituzionali e alla comunicazione Biagio Liotti.

Nel corso dell’evento l’Associazione ha assegnato il 49° Premio Internazionale per la Pace “Principessa Mafalda di Savoia” alla Scuola Militare Teuliè, l’80° Premio “Amm. Sq. Antonio Cocco” al Colonnello Antonio Calligaris, Comandante della Teuliè e l’81° Premio “Amm. Sq. Antonio Cocco” a Iolanda Bajona presidente del PASFA di Milano. Il 20° Premio “Barone Roberto Ventura” al Conte Dr. Giuseppe Rizzani.

Numerosi messaggi di adesioni sono pervenuti dall’Italia e dall’estero e sono stati ricordati il presidente d’onore Cav. Gr. Cr. Prof. Avv. Emmanuele Emanuele di Villabianca Barone di Culcasi, il primo vice presidente nazionale Cav. Gr. Cr. Gen. D. Dott. Giovanni Albano e il Delegato di Ancona, Comm. Giovanni Luciano Scarsato, scomparsi pochi giorni fa.

Il premio di giornalismo e comunicazione nasce come riconoscimento all’impegno professionale di giornalisti e comunicatori per incentivare la corretta informazione.

Il fascino della storia “granata”

Maggio, tra le molte altre cose, è anche un mese “granata”. Certo, quando si parla di sport, e di calcio soprattutto, le date più o meno storiche si rincorrono rapidamente. Ma quando si parla del Torino, o del Toro per dirla con i suoni tifosi, o della maglia granata, il mese di maggio nessuno lo dimentica. Perchè proprio nel mese di maggio ci sono due date che restano scolpite nella storia di questo storico club.

Innanzitutto il 4 maggio 1949. Una data tragica e sconvolgente. E cioè la data che ricorda la tragica scomparsa del Grande Torino. Superga, la Basilica di Superga, di ritorno da Lisbona, dopo aver disputato un’amichevole contro la squadra del Benfica il cui capitano era un grande amico di Valentino Mazzola, storico capitano e guida dello squadrone granata. L’aereo, come tutti sappiamo, si schianta contro il muraglione posteriore della Basilica. Ormai conosciamo quasi a memoria le dinamiche di quel tragico schianto in una giornata caratterizzata da una tempesta di pioggia e di vento gelido che nascondeva Torino e la sua collina. Appunto, nascondeva agli occhi del pilota la Basilica di Superga. Ma da quel giorno il 4 maggio è diventata una data dove il calcio si ferma e riflette. E non solo a Torino e in Piemonte. O nella vasta ed articolata comunità granata. Ma in tutta Italia. Anche perchè la scomparsa del Grande Torino, una squadra che in quegli anni non aveva rivali in campo da potere contendere trofei e scudetti, ha segnato la storia del calcio nazionale, europeo ed internazionale. Una tragedia che, infatti, non solo viene ricordata ogni anno a Torino con l’ormai celebre marcia sino alla Basilica di Superga ma che viene raccontata attraverso i media e i social in tutto il mondo. Appunto, una tragedia che ha segnato in profondità la storia, la cultura, la tradizione e il cammino del club granata. E anche quest’anno, come tutti gli anni del resto, il 4 maggio vedrà la presenza del “popolo granata” ai piedi della Basilica.

Ma, accanto alla tragedia, maggio ricorda anche un’altra data. Questa volta una gioia, una immensa gioia che purtroppo non si è più ripetuta. Parliamo dell’ultimo Scudetto conquistato, il 16 maggio 1976. Che si aggiunge agli Scudetti conquistati, appunto, dal Grande Torino negli anni ‘40. Ma quel 16 maggio del ‘76 fu una giornata importante non solo per lo Scudetto conquistato meritatamente sul campo ma perchè coincise anche con una stagione difficile se non addirittura drammatica per il nostro paese. E per la stessa città di Torino. Basti ricordare che il giorno dopo la conquista dello storico Scudetto con uno splendido goal di Paolo Pulici, vero “mito” granata, pareggiando nell’ultima giornata contro il Cesena al Comunale, proprio a Torino iniziava lo storico processo alle Brigate Rosse guidato e coordinato dal giudice Gian Carlo Caselli. Lo ha ricordato molte volte il magistrato stesso, grande tifoso granata e presente lui stesso il 16 maggio allo Stadio Comunale.

Ecco perchè il club granata rappresenta una storia che è destinata a fare epoca nel calcio mondiale. Vittima di una tragedia che non sarà mai cancellata dai ricordi dei suoi tifosi e degli stessi appassionati di calcio ad ogni latitudine del mondo e avaro, al tempo stesso, di gioie vere. Quelle, per intenderci, che vengono maturate sul campo verde. E non è un caso, del resto, che lo Scudetto conquistato ben 50 anni fa sarà celebrato e ricordato con una grande manifestazione popolare e di massa. Non solo con una partita allo stadio Grande Torino presenti le “vecchie glorie” che conquistarono quel trofeo – anche se non scenderanno in campo per la partitella…- ma anche con incontri e momenti pubblici che ricorderanno, appunto, quella memorabile giornata.

Perchè, come recitava uno dei tanti celebri slogan della tifoseria granata quando il Torino purtroppo tornò in serie B, “la fede non retrocede”. E il ricordo del passato fatto di gioie e dolori, tragedie e vittorie, per noi granata resta un grande patrimonio culturale, sportivo e forse anche etico con cui fare i conti tutti i giorni. Insomma, non possiamo non ricordare, ancora una volta, il “maggio granata”.

Giorgio Merlo

Anziano si allontana per ore, la polizia lo ritrova

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha rintracciato un anziano di 87 anni, dopo essersi allontanato dalla propria abitazione per diverse ore.
L’intervento è nato a seguito della segnalazione avvenuta da parte della moglie che, preoccupata per l’allontanamento del marito a causa di precedenti problemi di salute, contattava la Centrale Operativa, che inviava una pattuglia del Commissariato di P.S. San Paolo in via Osasco, dove risiedono i due.
Acquisendo tutte le informazioni necessarie per la ricerca dell’uomo, gli agenti apprendevano che l’anziano si era allontanato da diverse ore e che abitualmente passeggiava nelle zone limitrofe alla propria abitazione, per poi rientrare dopo circa mezz’ora.
I poliziotti effettuavano i primi controlli estendendo le ricerche anche nelle aree verdi della zona, sino a quando l’anziano veniva ritrovato su una panchina di un parco.
Dopo aver instaurato un sereno dialogo e instaurato un rapporto di fiducia con l’uomo, gli operatori di polizia, lo riaccompagnavano presso la propria abitazione, tranquillizzando anche la consorte.