ilTorinese

Aimone di Savoia Aosta

Di Pier Franco Quaglieni
Dopo lunga riflessione e in base a ragionamenti storici e giuridici ho deciso di considerarmi vicino al Duca Aimone di Savoia -Aosta, vedendo in lui il capo di casa Savoia. Per me quanto la Consulta dei senatori del Regno ha deciso   in merito al passaggio della continuità della Dinastia Sabauda al ramo Aosta, credo abbia un valore difficilmente discutile  in termini giuridici. Ma soprattutto la storia personale del Duca Aimone, i suoi studi alla Bocconi, il suo lungo lavoro in Russia in posti di responsabilità apicale in una delle aziende italiane più importanti, l’aver svolto studi e servizio militare al collegio militare Morosini di Venezia, divenendo ufficiale di Marina come suo padre, sono per me motivo fondamentale per la mia decisione. Ho avuto il piacere di conoscerlo  e di parlargli in privato quando il Principe è venuto ad incontrarmi a Torino.  E’stato un bel colloquio informale, colto, se posso dirlo, amichevole. Ho notato di trovarmi di fronte ad una grande risorsa per il futuro dell’Italia. Ho letto anche delle sue interviste ed ho assistito ad una sua intervista televisiva. Egli si colloca nella scia degli Aosta: da Amedeo fratello di Vittorio Emanuele II e re di Spagna a Emanuele Filiberto comandante invitto della III Armata, al Duca degli Abruzzi, al Conte di Torino, al conte  di Salemi, al Duca Amedeo, eroe dell’Amba Alagi che morì prigioniero in Africa con i suoi soldati, al Duca Aimone ammiraglio che morì in esilio,  al padre di Aimone, il Duca Amedeo che seppe assumersi le sue responsabilità dinastiche in un momento di grave crisi dopo la fine dell’esilio. La figura di Aimone e’ tale perché lui riassume nella sua persona le qualità che dovrebbe avere un re. E’ simile a re Carlo d’Inghilterra con cui e’ anche imparentato. Non ama le sfilate delle guardie di  cui altri si circondano e che a volte sono personaggi un po’ patetici.  Segue una linea di sobrietà e di serietà che fu una virtù tutta piemontese dei Savoia regnanti e dell’ultimo Re Umberto II, che va ricordato con lo stile che egli seppe manifestare anche durante i lunghi anni di esilio. Aimone rappresenta una certa idea di storia italiana che anche i repubblicani possono apprezzare perché fondata su dati reali e verificabili, privi di retorica e di arroganza. Il mio amico Enrico Martini Mauri, capo delle divisioni alpine azzurre nella lotta di Liberazione e medaglia d’oro al Valor Militare, avrebbe apprezzato Aimone come soldato e come uomo. Ricordo che come storico sono stato due volte l’oratore ufficiale che ha ricordato Umberto II a Torino e a Racconigi.

Colpi su auto, negozi e cantine: 14 arresti nella zona nord di Torino

Furti nelle auto, nei negozi e nelle cantine dei condomini: 14 arresti. È il bilancio dell’ultima settimana di controlli della polizia nella zona nord della città, predisposti dalla Questura.

Tra gli arresti eseguiti dall’U.P.G. e S.P. c’è quello di un 55enne di origine ruandese, sorpreso in via Parma nella notte mentre si aggirava tra le auto in sosta e aveva forzato un veicolo. Gli agenti della volante lo hanno trovato sul posto con l’auto già manomessa. All’incrocio tra via Emilia e via Mondovì un 36enne di origine marocchina è stato sorpreso mentre rovistava in un’auto con il finestrino rotto. Gli agenti lo hanno bloccato subito.

Situazione simile in via Brindisi dove un residente ha notato due persone mentre cercavano di forzare un’auto in sosta. Alla vista della polizia i due sono fuggiti, ma uno è stato raggiunto poco dopo dagli agenti del Commissariato San Donato. Aveva con sé una tenaglia. In via Capponi un uomo è stato fermato dopo che il proprietario di un’auto in via Reiss Romoli lo aveva visto armeggiare nel vano motore. Ha provato a scappare in auto, ma è stato bloccato. Nel veicolo gli agenti hanno trovato i cablaggi rubati.

Per rapina impropria è stato arrestato un altro ladro d’auto. In via San Pietro in Vincoli il proprietario lo ha sorpreso dentro la sua vettura e lo ha inseguito. Il sospetto lo ha spinto e colpito con calci per garantirsi la fuga.

Il Commissariato Barriera Milano ha arrestato per tentata rapina un 26enne marocchino che in Largo Giulio Cesare, dopo aver preso un cellulare da un’auto in sosta, ha colpito più volte la vittima che cercava di riprenderselo. Sempre nell’ambito degli stessi controlli, un italiano e un cittadino moldavo sono stati fermati dopo essere entrati in un albergo del quartiere Regio Parco. Avevano con sé diversi oggetti sottratti dalla struttura, tra cui prodotti da bagno.

Inoltre, tre donne sono state arrestate per furto aggravato in concorso dopo aver nascosto capi di abbigliamento in borse e indumenti in un negozio del quartiere Madonna di Campagna. Nel quartiere Borgo Po, invece, un 24enne italiano è stato arrestato per aver preso soldi a un minore e averlo poi colpito al volto nel Parco della Colletta.

Nel quartiere Barriera Milano un 49enne italiano è stato trovato mentre spingeva un carrello con oggetti rubati dai garage di uno stabile. Tra la refurtiva c’erano un ferro da stiro, un ventilatore, una soundbar, un subwoofer e un trolley. È stato arrestato per furto e denunciato per ricettazione.

Infine un 26enne marocchino è stato fermato dopo un lungo inseguimento iniziato in via Campiglia e finito in piazza Rebaudengo, dopo il passaggio per le vie di Madonna di Campagna. Poco prima aveva rubato il veicolo in corso Sempione, poi ha guidato a forte velocità e ha tentato la fuga a piedi prima di essere bloccato.

I procedimenti sono ancora nella fase iniziale e, fino alla sentenza definitiva, le persone coinvolte sono da considerare innocenti.

VI.G

Nascondeva in casa a Lucento quattro chili di droga

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi nel quartiere Lucento, un cittadino italiano di 33 anni per detenzione di sostanza stupefacente.
L’attività è nata da un’indagine condotta dalla Squadra Mobile che, da alcuni giorni, monitorava una presunta attività di spaccio all’interno di un appartamento di Corso Toscana, nella disponibilità di un trentatreenne.
Nel corso dei servizi di osservazione, i poliziotti hanno notato un continuo via vai di persone, non residenti nello stabile, che dopo aver fatto accesso in uno specifico appartamento ne uscivano rapidamente.
Nell’abitazione gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato, occultati in vari punti, oltre 4 chilogrammi di hashish, suddivisi in 41 panetti e diversi involucri, e circa 90 grammi di cocaina. Inoltre, sono stati sequestrati diversi bilancini di precisione, sostanze da taglio, materiale per il confezionamento delle dosi, nonché denaro contante per un importo pari a 500 euro, ritenuto provento dell’attività di spaccio.
Il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, pertanto, vige la presunzione di non colpevolezza a favore dell’indagato sino alla sentenza definitiva

Torna la Notte delle Arti Contemporanee, TAG Art Night 2026

 

Sabato 23 maggio dalle 19 alle 23, e TAG Art Coffee Breakfast sabato 23 e domenica 24 maggio dalle ore 10 alle ore 12 a ingresso libero

Nel mese torinese dedicato alla fotografia, TAG , Torino Art Galleries,  rinnova il proprio appuntamento con la città attraverso un programma che coinvolge gallerie, artisti, collezionisti, appassionati e tutto il pubblico.
In concomitanza con il festival EXPOSED Torino Foto Festival e con The Phair, le gallerie associate propongono un articolato percorso dedicato ai linguaggi della fotografia contemporanea e alle sue molteplici contaminazioni con la pittura, il paesaggio, il corpo, l’archivio, l’installazione  e la memoria.
Nel weekend del 23 e 24 maggio ritornerà la TAG Art Night, la notte delle arti contemporanee, promossa dalle gallerie associate, e delle Art Coffee Breakfast, le colazioni in galleria, che invitano il pubblico a vivere gli spazi espositivi in modo informale, aperto e partecipato.
Le gallerie aderenti, sabato 23 maggio 2026, dalle 19 alle 23, apriranno simultaneamente le proprie mostre per offrire un itinerario serale diffuso attraverso la città.
La TAG  Art Night conferma così la propria vocazione a trasformare Torino in una geografia condivisa dell’arte contemporanea, accessibile a visitatori e cittadini.
Il pubblico, nelle mattine di sabato 23 e domenica 24 maggio, dalle 10 alle 12, potrà  partecipare alle Art Coffee Breakfast, entrando nelle gallerie per incontrare artisti, curatori e galleristi in una dimensione di prossimità e di dialogo diretto.
“TAG continua a rafforzare la propria identità come rete culturale cittadina aperta e condivisa – sostiene la presidente Elisabetta Chiono – Il mese della fotografia rappresenta un momento importante nella programmazione delle gallerie, entusiaste di proporre al pubblico di appassionati nuove mostre, condividendo questo percorso con le altre iniziative del territorio”.
L’edizione 2026 conferma ancora una volta la capacità di TAG di costruire una rete culturale dinamica e trasversale, capace  di mettere in relazione realtà storiche della città, nuove ricerche artistiche e spazi non convenzionali. Infatti, accanto alle sedi espositive tradizionali, alcune mostre si svilupperanno anche in luoghi diffusi del tessuto urbano torinese, ampliando il rapporto tra arte contemporanea e spazio pubblico.
Fondata nel 2000, Torino Art Galleries riunisce oggi sedici gallerie di arte contemporanea e promuove iniziative condivise, percorsi espositivi diffusi e attività di valorizzazione culturale del territorio. In oltre venticinque anni di attività culturale, l’associazione ha contribuito in modo significativo a costruire l’identità contemporanea della città, sviluppando collaborazioni con fondazioni, istituzioni e partner pubblici e privati.

Mara Martellotta

A Chieri “Nel segno di Don Bosco”

Al chierese “Museo Don Bosco”, la presentazione dei nuovi interventi strutturali e di “oggetti – reliquie” appartenuti al Santo “Patrono universale dei giovani”

Sabato 23 maggio, ore 15,45

Chieri (Torino)

Situato nell’ex-Seminario -“Complesso San Filippo” – di via Vittorio Emanuele II, dove il Santo (1815 – 1888, canonizzato da Papa Pio XI nel 1934), in arrivo dagli astigiani “Becchi” dell’odierna Castelnuovo Don Bosco, visse da seminarista i dieci anni cruciali (1831–1841) che segnarono profondamente la sua vocazione sacerdotale, il “Museo Don Bosco” di Chieri apre le porte ai visitatori, sabato prossimo 23 maggio(ore 15,45) per la “presentazione ufficiale” di nuovi elementi espositivi che permetteranno di avvicinarci in modo ancor più diretto alla figura del giovane Giovanni Bosco (che diventerà sacerdote a Torino il 5 giugno 1841) e agli anni, non facili, trascorsi nella Città collinare, dove ancor oggi è forte e attiva (attraverso oratori, scuole e parrocchie) la presenza salesiana, diretta memoria e fulgida eredità del Santo, fondatore delle “Congregazioni dei Salesiani” (1859) e, con Maria Domenica Mazzarello, delle “Figlie di Maria Ausiliatrice” (1872).

Ad aprire l’evento saranno il Sindaco Alessandro Sicchiero e l’Assessora alla “Cultura” Antonella Giordano, insieme al Direttore dell’Istituto Salesiano “San Luigi” don Genesio Tarasco e al Salesiano del “Colle Don Bosco” don Enrico Lupano.

Novità di maggior rilievo sarà l’esposizione di tre oggetti di straordinario valore storico e spirituale:una camicia appartenuta a don Bosco, il messale che egli utilizzava per la celebrazione della Messa e una reliquia del Santo donata ai Salesiani di Chieri da Adriana Tosco, moglie di Luigi Fasano. I preziosi cimeli sono concessi in comodato d’uso dalla “Congregazione Salesiana”.

La camicia e il messale sono collocati in una nuova “teca espositiva” appositamente realizzata e accompagnati da un pannello informativo che ne illustra la provenienza e il significato.

La “reliquia” proviene da Smirne, sulla costa turca dell’Egeo, dove fu acquistata dal domenicano padre Innocenzo Tosco (1888-1963), che la donò come regalo di nozze a Giovanni e Laura Tosco, genitori della donatrice.

Il percorso espositivo è stato inoltre integrato con quattro nuovi pannelli fotografici che aiuteranno i visitatori nella conoscenza di alcuni luoghi direttamente legati alla biografia di Don Bosco. In particolare due pannelli ospiteranno immagini d’epoca rispettivamente della “Cappella interna”e del “Cortile” del Seminario, mentre altri due mostreranno fotografie di “luoghi torinesi” strettamente connessi alla prosecuzione del percorso formativo del giovane Don Bosco: la “Chiesa della Visitazione” (via XX Settembre, 23) e la “Chiesa di San Francesco d’Assisi” (via San Francesco d’Assisi, 11).

Completano il rinnovamento alcuni elementi di arredo, che contribuiscono a rendere lo spazio più accogliente e funzionale per i visitatori. Le integrazioni sono state curate da “Mediacor”, la stessa società che aveva già seguito il restylingcomplessivo del Museo nel 2024, garantendo così continuità di linguaggio visivo con il percorso già esistente.

Il “Museo Don Bosco” custodisce, come detto, la memoria degli anni giovanili di Giovanni (Melchiorre) Bosco a Chieri dove (rimasto orfano di padre a soli due anni e cresciuto secondo i valori cristiani impartitigli dalla madre, Margherita Occhiena) dopo aver svolto per mantenersi umili lavori manuali (dal sarto al calzolaio al fabbro e al “garzone di caffè”), compì gli studi ginnasiali e maturò la sua vocazione sacerdotale.

“L’arricchimento del percorso espositivo – sottolineano a Chieri – si inserisce nel più ampio impegno di valorizzazione di questo patrimonio storico e spirituale”.

Per info: “Museo Don Bosco – Complesso San Filippo”, via Vittorio Emanuele II 63, Chieri (Torino); tel. 011/9428440 o 011/9428342 o www.turismochieri.it

Gianni Milani

Nelle foto: Dal “Museo Don Bosco” e antica immagine del Santo con i suoi giovani

L’arte emotiva di Fiorenza Maga

Tra Milano, Torino e mondi impossibili

Ci sono persone che nella vita seguono una strada sola. 

E poi esistono quelle rare anime irrequiete che sembrano nate per attraversarne molte, lasciando ogni volta una traccia diversa di sé.

Fiorenza appartiene decisamente alla seconda categoria.

Donna forte, elegante, determinata. Una di quelle presenze che entrano in una stanza con naturale autorevolezza.

Milanese nell’energia, torinese nell’eleganza mentale. Capace di muoversi con disinvoltura ovunque, senza mai perdere quella curiosità quasi bambina verso l’insolito, verso l’impossibile, verso ciò che gli altri non vedono. 

Perché sotto quella struttura solida vive un’anima profonda, e sensibile, talvolta perfino fragile nel senso più nobile del termine. 

Una donna che nella vita ha avuto il coraggio di reinventarsi più volte.

Per ventotto anni lavora nell’aviazione generale, un mondo preciso, tecnico, rigoroso.

Eppure, dentro di lei, la creatività continuava a bussare. 

Così cambia rotta davvero.

Studia fashion design e nasce http://Lu.Vi, la sua linea di abbigliamento femminile.

Non semplice moda, ma una forma di espressione personale. Fiorenza non crea soltanto oggetti: crea piccoli frammenti di carattere da indossare.

Ma il suo percorso non si ferma lì. Continua in un mondo fantastico, reale e tutto da scoprire.

Dieci anni dopo arriva la pittura. 

E forse è proprio lì che la sua anima trova il linguaggio più libero.

Pop art e surrealismo diventano la sua casa emotiva. 

Colori forti, ironia visiva, energia, ma anche una profondità sotterranea che si percepisce immediatamente osservando le sue opere.

Nasce così Humanimal Eyes, il progetto che oggi la rappresenta più profondamente.

“Animali dagli occhi umani”. O forse esseri umani nascosti dentro gli animali.

Galli e galline, giraffe, geki tigri, paperi, tori, civette… Creature apparentemente leggere o ironiche diventano improvvisamente vive, intense, quasi disarmanti. 

Fiorenza non dipinge semplicemente animali: dipinge anime ed emozioni, e toglie la distanza tra il mondo animale e quello umano.

Ha scelto proprio gli occhi come centro della sua ricerca artistica, perché è lì che vede la verità di tutto. 

Ed è forse questo il dettaglio più raro della sua arte: la capacità di accorciare la distanza tra il mondo animale e quello umano.

Dietro quei colori pop apparentemente giocosi si nasconde qualcosa di molto più profondo: un invito all’empatia.

È una donna che conserva l’istinto emotivo degli artisti veri: quelli che cercano umanità ovunque. 

E forse Humanimal Eyes nasce proprio da questo, dal desiderio di ricordare che il mondo sarebbe meno crudele se imparassimo di nuovo a guardarci negli occhi. Tutti.

Perché a volte basta uno sguardo dipinto su una tela per capire una verità semplice che abbiamo dimenticato:  la sensibilità non ha specie, non ha razza, non ha forma. 

Ha soltanto occhi capaci di farsi riconoscere.

E viene quasi naturale sperare che questa sua anima così libera e curiosa scelga davvero Torino come uno dei luoghi principali del suo percorso artistico. Perché Torino, in fondo, ha ancora bisogno di persone capaci di ricordarle che l’eleganza più grande non è quella che si mostra, ma quella che riesce ancora a emozionare.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Il Torino Pride torna il 6 giugno: da venti anni in piazza per i diritti e l’autodeterminazione

Il Torino Pride, la parata per i diritti e l’autodeterminazione di tutte le persone LGBTQIA+, torna nelle strade della città il 6 giugno, vent’anni dopo quel primo Pride cittadino — allora Pride nazionale — che si svolse a Torino nel 2006.

L’appuntamento sarà al Parco del Valentino, con concentramento alle 14:30 e partenza alle 15:30. Il claim che accompagna la marcia per i diritti e il riconoscimento di tutte le identità LGBTQIA+ di quest’anno si svolge è Venti di lotte: un doppio richiamo al ventennale del Pride e ai venti che sospingono le battaglie della comunità LGBTQIA+. «Vent’anni in cui abbiamo capito che la conquista degli spazi e il sostegno reciproco tra persone e comunità non possono limitarsi a un appuntamento annuale — si spiega nel manifesto politico — Devono essere pratica quotidiana, gesto di cura collettiva e scelta politica necessaria».

La conferenza stampa di presentazione si è tenuta  nei locali di Magazzino sul Po, ai Murazzi. Uno dei luoghi simbolo della rete di Arci Torino, il Magazzino è spazio di cultura e partecipazione sociale, ma anche di musica e di vita notturna. Una scelta coerente con un Pride che compie vent’anni di lotte portate avanti insieme: nelle strade come nei locali, nelle piazze come negli spazi sociali. Un richiamo alle molteplici nature del Pride, che è momento di lotta e rivendicazione ma anche festa ed euforia.

“Venti di lotte”, e il plurale è voluto — racconta Chiara Tarantello, co-coordinatrice del Torino Pride — Questi vent’anni dimostrano che l’unica risposta possibile a questo momento storico è la lotta intersezionale: da quel primo giorno di più di vent’anni fa, il Coordinamento ha lavorato non solo per la nostra community ma per tutte le soggettività più marginalizzate, costruendo alleanze e reti che ci hanno fatto crescere. Il corteo è la parte visibile di un lavoro quotidiano di advocacy che si estende a livello locale, nazionale e internazionale. Anno dopo anno abbiamo trasformato la marcia perché assomigliasse sempre di più alle persone che la abitano, rendendola più accogliente e più plurale. Emma Goldman diceva “Se non posso ballare, non è la mia rivoluzione”: in questo clima, la gioia nelle strade è un atto politico, e noi vogliamo camminare tutti insieme”.

“La scelta del percorso del Pride è sempre un momento importante — prosegue Margherita Anna Jannon, co-coordinatrice e segretaria del Torino Pride — Il nostro ruolo è anche quello della contaminazione: portare il Pride in vie e quartieri nuovi. Per questo nel 2026 cambiamo percorso, partendo per la prima volta da corso Massimo D’Azeglio per seguire strade mai percorse prima, fino a raggiungere gli spazi centrali più familiari. Attraversare luoghi nuovi significa anche creare disagio, ne siamo consapevoli, ma non è nulla rispetto ai disagi, alle discriminazioni e alle oppressioni che le nostre comunità subiscono ogni giorno. Noi scegliamo di invadere la città coi nostri corpi e le nostre identità, di rivoluzionarla, urlando che siamo qui e siamo ora, da vent’anni! Ma non c’è solo la parata: anche quest’anno abbiamo scelto di costruire tanti eventi insieme ad altre realtà alleate. Ricordiamo l’Evergreen Fest, che mette in programma incontri e spettacoli sulle tematiche LGBTQIA+, e il Torino Comics, che nell’edizione 2026 a Collegno ospiterà la mostra dei manifesti dei nostri vent’anni di lotte. Tante realtà insieme possono fare tante cose”.

Il Torino Pride 2026 si svolge in un momento in cui i dati italiani sono sconfortanti: il recente rapporto di ILGA Europe pone l’Italia al 35esimo posto su 49 Paesi per uguaglianza e diritti delle persone LGBTQIA+. Un arretramento che dà la misura concreta di politiche escludenti e di leggi che non tutelano, ma anche di silenzi istituzionali, nazionali ma anche locali, che diventano complicità silenziosa. Per questo il Coordinamento Torino Pride invita tutte le istituzioni — a partire da quelle locali — a non essere complici di questo scenario e a impegnarsi concretamente per invertirlo.

Il Torino Pride 2026 ha ricevuto il patrocinio della Città di Torino e della Città Metropolitana e, come ogni anno, entrambe le istituzioni sono invitate ad accogliere il documento politico del Pride e a farne strumento di approfondimento delle istanze delle comunità LGBTQIA+ che hanno contribuito a scriverlo.

“Il Torino Pride è un appuntamento fondamentale per la nostra città — commenta l’assessore ai diritti della Città di Torino Jacopo Rosatelli — un momento di visibilità, rivendicazione e partecipazione collettiva che negli anni è cresciuto insieme a Torino, rendendola più aperta, consapevole e inclusiva. Un merito che va riconosciuto innanzitutto al Coordinamento Torino Pride, a ogni attivista e associazione. Quest’anno, a vent’anni dalla nascita della rete RE.A.DY e a dieci anni dall’approvazione della legge Cirinnà, sentiamo ancora più forte la necessità di proseguire nel percorso dei diritti, rivendicando con chiarezza l’urgenza del matrimonio egualitario e di una piena uguaglianza giuridica e sociale. Torino guarda inoltre al futuro sostenendo con forza il percorso verso EuroPride 2027, un appuntamento di rilievo internazionale che rappresenterà un’importante occasione di crescita, apertura e partecipazione per tutta la comunità. In un contesto in cui diverse città italiane non patrocinano ancora i Pride, è necessario ribadire con determinazione il valore civile e democratico di queste manifestazioni. Difenderle, sostenerle e parteciparvi significa affermare con determinazione che i diritti e la dignità delle persone LGBTQIA+ sono parte integrante del patto democratico delle nostre comunità”.

LA PARATA

La parata del Torino Pride 2026 si svolgerà sabato 6 giugno, con concentramento dalle ore 14:30 per la prima volta al Parco del Valentino, e partenza prevista per le ore 15:30.

Il percorso si snoderà in corso Vittorio Emanuele II, corso Galileo Ferraris, via Cernaia, via Pietro Micca, piazza Castello, via Po. L’arrivo sarà in Piazza Vittorio, dove ci sarà i discorsi dal palco e le fasi finali della manifestazione.

L’accessibilità dell’intera parata è, come sempre, una priorità per il Coordinamento Torino Pride. Anche quest’anno, grazie alla collaborazione consolidata con il collettivo Mai Ultimi e Disability Pride, sono previste lungo il percorso delle aree di scarico sensoriale — spazi più silenziosi e protetti — e sarà presente il servizio mobile della Croce Rossa Italiana. Lo staff volontario accompagnerà il corteo per tutta la durata, disponibile a rispondere a qualsiasi esigenza. All’arrivo in piazza, davanti al palco, sarà allestita un’area di decompressione con posti a sedere; tutti gli interventi dal palco saranno tradotti in LIS.

Per chi ha difficoltà motorie, il bus City Sightseeing di Torino sarà disponibile in testa al corteo con posti a sedere, e al termine della parata un servizio navetta — in collaborazione con GTT — permetterà di raggiungere la zona.

TorinoClick

Protezione civile: il nuovo polo di Bussoleno


Domenica
24 maggio 2026 – Bussoleno (TO)

Un presidio strategico per la sicurezza e la Protezione Civile dell’intera Valle

Il Comune di Bussoleno annuncia l’inaugurazione ufficiale del nuovo Polo Valle Susa, in programma domenica 24 maggio 2026, nell’ambito del XV Campo Scuola di Protezione Civile e dell’Esercitazione “Polo ValSusa 2026” –organizzato da Vol.To – Centro Servizi per il Volontariatoe ospitato quest’anno sul territorio comunale.

La cerimonia inaugurale del 24 maggio sarà riservata alle istituzioni nazionali, regionali e locali, mentre la presentazione ufficiale alla cittadinanza avverrà attraverso un Open Day previsto per domenica 14 giugno 2026.

L’apertura del Polo rappresenta un passaggio strategico per l’intera Valle di Susa, che si dota così di una infrastruttura moderna, sicura ed efficiente al servizio del sistema territoriale di Protezione Civile.

La struttura nasce nell’ambito delle azioni di rigenerazione e potenziamento delle infrastrutture pubbliche sostenute con un investimento di quattro milioni di € – attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), finanziato dall’Unione Europea tramite il programma Next Generation EU, Missione M5C2 – Investimento 2.2 (PUI – Piani Urbani Integrati), attraverso gli interventi coordinati dalla Città Metropolitana di Torino.

«Il Polo Valle Susa rappresenta uno degli investimenti più importanti realizzati negli ultimi anni sul nostro territorio in tema di sicurezza e protezione della comunità» dichiara il Sindaco Antonella Zoggia: «Non si tratta soltanto di una nuova struttura, ma di un presidio operativo permanente al servizio dell’intera Valle di Susa, capace di rafforzare il coordinamento, la prevenzione e la capacità di risposta nelle emergenze.»

Con questo progetto, l’Amministrazione comunale ha completato la piena rifunzionalizzazione dell’edificio, con l’obiettivo di mettere a disposizione di un’area vasta e intercomunale una struttura adeguata alle esigenze di sicurezza territoriale.

«La finalità principale del Polo è consolidare un presidio operativo in grado di intervenire nelle emergenze straordinarie — dalle calamità meteorologiche, come l’alluvione del Rio Gerardo del settembre 2024, alle situazioni sanitarie e ambientali — garantendo rapidità di risposta, coordinamento ed efficienza.»

In condizioni ordinarie, il Polo Valle Susa sarà punto di riferimento per le realtà di Protezione Civile che operano quotidianamente sul territorio, tra cui:

  • A.I.B. Piemonte

  • Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese – Stazione di Bussoleno

  • Associazione di Protezione Civile Lupi dell’Orsiera

  • Associazione di Protezione Civile – Radioamatori West Wind

  • Croce Rossa Italiana – Comitato di Susa

  • Vigili del Fuoco Volontari

  • Vol.To – Centro Servizi per il Volontariato

Per ciascuna realtà saranno messi a disposizione locali dedicati, spazi per mezzi e attrezzature, oltre a una dotazione di ambienti comuni destinati alla formazione, all’informazione e alle attività di coordinamento.

Il Polo sarà inoltre la sede naturale del C.O.C. – Centro Operativo Comunale, fondamentale per la direzione e il coordinamento dei soccorsi in caso di emergenza, ed è già stato individuato dalla Regione Piemonte come polo logistico nell’ambito del sistema regionale di Protezione Civile.

«La sicurezza oggi significa soprattutto preparazione, collaborazione e capacità di fare rete» sottolinea ancora il Sindaco. «Questo Polo nasce proprio con questa visione: mettere insieme competenze, volontariato, istituzioni e servizi per costruire una comunità più pronta, resiliente e vicina ai cittadini.»

La struttura dispone di ampi spazi operativi, inclusa un’area attrezzata per l’accoglienza di almeno cinquanta persone in caso di emergenza. Gli ulteriori ambienti comuni saranno destinati a riunioni operative, pianificazione delle attività di prevenzione, corsi di formazione, aggiornamento ed esercitazioni rivolte al sistema territoriale e regionale di Protezione Civile.

«Cosa sarebbero in termini sociali, economici e anche infrastrutturali le nostre comunità senza l’apporto del volontariato? – sottolinea il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, anche nella sua veste di Sindaco di Condove – È passato poco più di un anno dall’ondata di maltempo che ha messo a repentaglio la sicurezza della Bassa Valle di Susa, delle sue strade e delle sue infrastrutture e tutti ricordiamo qual è stato il ruolo fondamentale dei gruppi di volontari nel garantire l’allertamento della popolazione, la messa in sicurezza dei luoghi e delle perone. Tutti noi, cittadini e amministratori locali non ringrazieremo mai abbastanza le donne e gli uomini mettono ogni giorno il proprio entusiasmo e le proprie competenze al servizio della comunità.

Ma ringraziare non basta e il Polo Valle Susa è la dimostrazione di quello che possono e debbono fare le comunità locali e chi le amministra a sostegno delle associazioni e delle persone che proprio in questi giorni si stanno addestrando ad affrontare le emergenze. In questo senso, la Missione 5 del PNRR e i Piani Urbani Integrati coordinati dalla Città metropolitana sono stati una grande occasione per essere vicini concretamente al volontariato. Ed è stato importante scegliere tra i Comuni su cui far ricadere le risorse anche quello di Bussoleno».   

Negli ultimi anni ha già svolto un ruolo significativo grazie alla collaborazione tra Croce Rossa Italiana e Protezione Civile regionale, accogliendo cittadini ucraini in fuga dal conflitto e successivamente, in convenzione con la Prefettura, persone migranti provenienti dagli sbarchi o dagli ingressi respinti al confine del Monginevro.

L’intervento di rifunzionalizzazione ecosostenibile ha interessato un’area complessiva di 10.850 m² e ha incluso lavori strutturali e impiantistici finalizzati all’adeguamento architettonico, energetico, antisismico e antincendio dell’edificio, oltre all’eliminazione delle barriere architettoniche e al rifacimento dei servizi interni.

Il progetto completa e valorizza inoltre le manutenzioni straordinarie e ordinarie realizzate negli anni dagli enti del Terzo Settore coinvolti nella gestione e nell’utilizzo della struttura.

«Con il Polo Valle Susa lasciamo al territorio una infrastruttura concreta, utile e destinata a durare nel tempo» conclude Zoggia. «È un investimento nella sicurezza delle persone, nella capacità perativa del sistema di Protezione Civile e nella qualità dei servizi che possiamo offrire alla nostra comunità e all’intera Valle di Susa.»

INFO: www.rigentrezionebussoleno.it

CS

Il filo e le sue arti, una mostra-convegno a Palazzo Barolo

Per approfondire le Arti del Filo, da giovedì 21 a sabato 23 maggio

A Palazzo Barolo un evento nazionale, dal titolo “Verità, miti e leggende sul filo e le sue arti”, rappresenta un’occasione unica per immergersi nelle Arti del Filo. Attraverso l’esposizione di tecniche raffinate come il ricamo, il merletto e la tessitura, i visitatori potranno ammirare dei manufatti che spaziano dall’arredamento all’abbigliamento, fino alla creazione e di gioielli e di oggettistica originale. Da giovedì 21 a sabato 23 maggio, si terranno un convegno e delle conferenze su storia e tecniche di ricamo, merletto e tessitura accompagnate da dimostrazioni pratiche. In mostra, le opere sono il frutto del talento delle socie della Corporazione delle Arti, provenienti da dieci regioni italiane e dalle allieve della Scuola di Ricamo di Gisella Tamagno, che qusst’anno celebra il suo 30esimo anno di attività. Il percorso espositivo non vuole essere soltanto una celebrazione estetica, ma un approfondimento multidisciplinare che coinvolge i curatori di prestigiosi musei italiani e ospiti internazionali provenienti dalla Francia e dall’Europa dell’Est. Insieme a collezionisti e nuovi artisti, verranno esplorate le Arti di Filo sottile profilo storico, socio-economico, umanitario e terapeutico. Il pubblico avrà la possibilità di assistere a dimostrazioni dal vivo scoprendo come strumenti semplici, guidati da ingegno e pazienza, si possano trasformare in capolavori.

Gli appassionati potranno ricevere spunti, idee e curiosità, scoprire un modo di colori insoliti, assistendo a dimostrazioni e acquistando manufatti, libri e kit. Questo patrimonio immenso affonda le sue radici in una storia antica e si propone come una risorsa vitale capace di adattarsi alla moda e ai gusti contemporanei, proiettandosi verso il futuro.

Oltre alla mostra, gli appartamenti dei Marchesi di Barolo, al piano nobile, sono visitabili su visita guidata nei seguenti orari: da martedì a domenica alla 15, alle 16 e alle 17. Il programma del convegno è disponibile sulla pagina web di Opera Barolo: www.operabarolo.it, e aperto a tutti. La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso a Palazzo Barolo. Orari: giovedì, venerdì, sabato dalle 10 alle 18

Si consiglia di verificare l’apertura nei giorni d’interesse o telefonando al numero 338 1691652 o scrivendo a biglietteria@palazzobarolo.it

Palazzo Barolo – via delle Orfane 7, Torino

Mara Martellotta

Regione Piemonte protagonista al Salone del libro

La Regione Piemonte è stata protagonista al Salone internazionale del Libro 2026 con una presenza rinnovata, più strutturata e visibile, orientata alla valorizzazione del patrimonio culturale come elemento fondamentale per lo sviluppo, la coesione e la crescita dell’intero territorio.

Innanzitutto, l’Arena Piemonte (Padiglione 2 M01L02) ha cambiato volto. La Regione, tramite la Fondazione Circolo dei lettori, l’ha completamente ripensata. L’allestimento si è evoluto da zona espositiva a luogo contemporaneo di incontro, racconto e produzione culturale, in base ad una precisa scelta strategica: costruire un luogo riconoscibile, aperto, immersivo e autorevole, capace di rappresentare il ruolo che il Piemonte vuole assumere oggi nel panorama culturale nazionale. All’ingresso dell’Arena, un grande libro monumentale e iperrealistico ha accolto i visitatori trasformandosi in una vera e propria architettura sensoriale. Un varco simbolico e fisico che ha introdotto il pubblico in un percorso immersivo fatto di luci, suoni, immagini e contenuti multimediali. All’interno del volume e sui ledwall laterali si è sviluppato il racconto cinematografico e culturale del Piemonte: sequenze di film realizzate sul territorio dialoganti con immagini che attraversano le Alpi, i laghi del Novarese, le colline del Monferrato e le risaie del Vercellese nel corso delle stagioni. Le immagini intrecciavano con le parole di grandi autori che hanno raccontato il Piemonte nelle loro opere – da Natalia Ginzburg a Mark Twain, da Ernest Hemingway a Beppe Fenoglio, da Sibilla Aleramo a Giorgio Bocca, fino a Stendhal e Francesco Petrarca – restituendo il profilo di un territorio capace di generare cultura, immaginario e identità. L’intero spazio è stato concepito per superare una visione puramente istituzionale dell’allestimento fieristico, trasformando l’Arena Piemonte in un luogo vivo e partecipato, capace di mettere in relazione linguaggi culturali diversi, territori, istituzioni, autori e pubblico.

«Abbiamo voluto ripensare completamente l’Arena perché il Piemonte voleva essere ancora più riconoscibile – hanno sostenuto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli – La nuova Arena ha rappresentato una scelta precisa: affermare con forza il ruolo che il Piemonte vuole avere oggi all’interno del sistema culturale nazionale. Abbiamo scelto uno spazio contemporaneo, immersivo e identitario, capace di raccontare una Regione che investe nella cultura come leva strategica di sviluppo, crescita e partecipazione. Uno stand non solo istituzionale o celebrativo, ma un luogo vivo, aperto e dinamico, dove si producono relazioni, confronto e produzione culturale contemporanea. Il nuovo allestimento ha raccontato questa visione: un’Arena pensata per essere immediatamente riconoscibile, capace di parlare linguaggi contemporanei e di restituire al Piemonte una presenza forte e centrale all’interno del Salone del Libro».

Nell’intervento alla conferenza stampa finale, l’assessore Chiarelli ha sostenuto che «la vera forza di questo Salone è stata la capacità di fare sistema. La sinergia costruita tra istituzioni, operatori culturali, editori, territori, partner e tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte ha dimostrato che quando il lavoro viene fatto bene e insieme i risultati arrivano. È questa la differenza che il Piemonte ha voluto dimostrare. Grazie all’investimento della Regione e a una collaborazione sempre più forte tra tutti i soggetti coinvolti, questa edizione ha saputo mettere al centro la cultura, facendo prevalere contenuti, partecipazione e qualità. I numeri confermano una crescita importante del Salone, ma il dato più significativo è vedere migliaia di giovani partecipare agli incontri, confrontarsi e cercare strumenti per interpretare il presente. La cultura non è un settore marginale: è una infrastruttura strategica capace di generare crescita, lavoro, identità e coesione sociale. Il successo di questa edizione, senza polemiche, non rappresenta un punto di arrivo. Da domani – ha concluso – si torna al lavoro per costruire la 39ª edizione con l’ambizione di renderlo ancora più internazionale, partecipato e vicino alle nuove generazioni».

Per il presidente Cirio «ancora una volta il Salone è stato una straordinaria occasione di confronto, libero pensiero e cultura e anche di economia per la nostra città e il nostro Piemonte. Sono cresciuti i visitatori, gli espositori, sono aumentate le adesioni delle scuole e i partecipanti agli eventi: i numeri quindi ci confermano un ennesimo successo e noi, in qualità di soggetti organizzatori attraverso il Circolo dei Lettori, siamo molto soddisfatti, perché sono anche i numeri a certificare l’effettiva portata di un evento, che è a pieno titolo il più grande evento culturale dedicato al libro in Italia e tra i primi in Europa». A una domanda dei giornalisti sulle polemiche politiche il presidente ha risposto che «il Salone è il luogo in cui meglio si realizza ciò che è scritto nella nostra Costituzione, ovvero la garanzia di libertà di pensiero da parte di tutti. E dunque ben vengano le libere opinioni. L’unica cosa che mi ha fatto sorridere – e, ripeto, lo dico sorridendo – è che mai come quest’anno abbiamo assistito a una sfilata di tanti politici della sinistra italiana che sono venuti a far politica al Salone per dirci che non bisogna far politica al Salone. Ma questo è il bello della democrazia».

La Regione ha chiuso l’edizione 2026 con un bilancio estremamente positivo, confermando il proprio ruolo centrale all’interno di uno dei più importanti appuntamenti culturali europei. Gli spazi della Regione, con quasi 200 appuntamenti, si sono confermati i luoghi simbolo del Salone: immersivi e contemporanei, pensati per raccontare il Piemonte attraverso cultura, idee, libri, cinema, memoria, innovazione e nuove generazioni. Un successo la partecipazione di pubblico e un forte interesse su temi che hanno spaziato dalla lettura ai giovani, dall’editoria all’innovazione, dal cinema alla formazione, fino ai territori e alle nuove politiche culturali con filo conduttore la valorizzazione della lettura come strumento di emancipazione e crescita. Un territorio che legge è un territorio che innova e che sa tenere unite le diverse generazioni.

Cosa è successo in Arena Piemonte Spazio Arancio Spazio Argento Spazio Editori piemontesi Nel Padiglione Bookstock è ritornato Nati per Leggere Piemonte, progetto sostenuto dalla Regione e dedicato a bambine e bambini da 0 a 6 anni.

L’impegno della Regione si è tradotto anche in azioni concrete a sostegno dei lettori più giovani. Tornata l’iniziativa del “Buono da leggere“, pensata per avvicinare i ragazzi al mondo del libro e sostenere la filiera editoriale. Sono stati tremila i voucher da 10 euro messi a disposizione dei giovani visitatori, utilizzabili per l’acquisto di libri negli stand, a cui si affiancano i buoni destinati alle scuole: dieci voucher da 10 euro per ogni classe delle scuole dell’infanzia e primarie, fino a esaurimento dei fondi. Si è trattato di un incentivo economico che riflette una scelta politica precisa: investire su chi legge oggi per formare i cittadini consapevoli di domani. Dare agli studenti la possibilità di scegliere, sfogliare e portare a casa un libro significa garantire un fondamentale diritto di cittadinanza culturale.