ilTorinese

Festa Cisl Piemonte tra crisi e ottimismo

Ho seguito, come si faceva una volta, per oltre 4 ore senza mai muovermi dalla sedia tutti i 23 interventi alla Festa regionale della CISL che si tiene due giorni dopo la analisi di Banca d’Italia che ha certificato come la nostra regione sia all’ultimo posto tra le Regioni del nord. L’area della festa CISL a 300 m da quelli che erano gli uffici dell’Avvocato in corso Marconi.
Mi ha stupito un po l’ottimismo  di Cristina Maccari della segreteria regionale che parla di situazioni di grave crisi ma anche di grandi opportunità. Un colpo al cerchio e un colpo alla botte . Così da 26 anni il Piemonte non va bene  E’ il refrain in voga da tempo  usato dal Sistema Torino per non assumersi le responsabilità e così dopo 25 anni siamo tra le Città col lavoro più povero etc.etc.
Nel 1970 quand’ero delegato Enel l’atteggiamento era più critico , ma allora il Piemonte era la seconda economia italiana,  c’erano  pochissimi NEET e meno lavoro povero , e ricordo la vertenza del sindacato contro la Regione guidata da Calleri. Ottimismo un po ‘ esagerato nell’ultima tavola rotonda , nessuna critica ai ritardi nella costruzione della TAV e nella logistica . Ritardi che costano al mondo del lavoro. Molto interessante l’intervento di Leonardis gran capo  del nuovo gruppo che ha acquisito la Stampa. Così come Interessante l’intervista sulla importanza della IA a cui di Carmine Festa del Corriere. Spumeggiante il dibattito sul lavoro giovanile guidato dal Direttore di Torino Cronaca.
Oggi si parla del futuro della Sanità e del Piemonte. Vediamo cosa ne esce?

Mino GIACHINO
UDC Torino

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 4)

Allora balliamo – Commedia drammatica. Regia di Amélie Bonnin, con Juliette Armanet e Bastien Bouillon. Alla vigilia dell’apertura del suo ristorante a Parigi, la chef Cécile si vede costretta, a causa di un malessere del padre, a tornare nel suo paese d’infanzia. Tra vecchie passioni e la gestione della trattoria dei suoi genitori, il suo passato riemerge inaspettatamente. Durata 98 minuti. (Nazionale sala 1)

Amarga Navidad – Commedia drammatica. Regia di Pedro Almodòvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sànchez Gijòn e Rossy De Palma. Due storie si alternano. La prima ha per protagonista Elsa, una ragazza di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raùl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raùl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raùl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. In concorso a Cannes. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne della Stampa: “Il film si configura come una esplorazione dell’ambiguità del rapporto (vampirizzazione o sublimazione?) fra vita e arte e nella spietata autoanalisi di una crisi di ispirazione che è anche crisi esistenziale: l’universo formale è quello di sempre, ma solo quando la cantante Amaia intona la struggente ranchera di Vargas “Las simples cosas” avvertiamo il battito del cuore di Pedro”. Scrive Paolo Mereghetti in quelle del Corsera: “Almodòvar si mette in gioco apertamente con una sincerità che sfiora l’autolesionismo. Raùl è lui, la sua difficoltà di fare i conti con il dolore, la depressione, l’età. Ogni tanto ci regala piccoli sprazzi di personalissima verità ma su tutto commuove l’ostinazione e la determinazione con cui solo il cinema sembra capace di aiutare a fare i conti con la realtà, per lui e per noi”. Durata 111 minuti. (Eliseo, Greenwich Village V.O., Nazionale sala 3)

L’amore che rimane – Drammatico. Regia di Hlynur Palmason. Anna e Magnus si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti ttascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Mentre l’unità familiare si sta sfaldando, Anna si concentra sul suo lavoro di artista, anche se i riconoscimenti tardano ad arrivare; il marito invece lavora su un peschereccio ed è quasi sempre in mare aperto. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Durata 109 minuti. (Classico)

Il bacio della donna ragno – Drammatico. Regia di Bill Condon, con Diego Luna, Tonatiuh e Jennifer Lopez. Valentin, un prigioniero politico, condivide una cella con Molina, un vetrinista condannato per atti osceni in luogo pubblico. I due stringono una insolita amicizia mentre Molina racconta la trama di un musical hollywoodiano interpretato dalla sua diva preferita del grande schermo, Ingrid Luna. Durata 128 minuti. (Massaua, Fratelli Marx, Lux sala 1, Massimo sala Cabiria anche V.O., Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Backrooms – Fantascienza, horror. Regia di Kane Parsons, con Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi… Durata 90 minuti. (Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le città di pianura – Commedia. Regia di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran. Due spiantati cinquantenni sono ossessionati di bere l’ultimo bicchiere. Una sera incontrano un ragazzo, Giulio, timido studente di architettura (Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Sorrentino) e il modo di vedere il mondo e l’amore all’improvviso si trasforma pian piano mentre i tre girano tra i locali del Veneto. Un film e una storia che faticano nella prima mezz’ora a ingranare ma che poi fanno pensare e rallegrano, e di questi film ce ne fosse: mai banali, un occhio fermo ad un territorio (e chiamiamola terra!), un’amicizia e un’educazione sentimentale e di vita intera, un richiamo ai “Vitelloni” felliniani e alle loro notti vuote, un film di piccoli affettuosi ritratti che rimangono nella memoria. Un film che ha sbaragliato molti per aggiudicarsi otto David di Donatello, non certo ultimi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista. Da vedere e da rivedere. Durata 100 minuti. (Eliseo)

La cronologia dell’acqua – Drammatico. Regia di Kristen Stewart, con Imogen Poots e Jim Belushi. Dal romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch. Lidia ama il nuoto mentre vive la sua infanzia all’interno di una famiglia in pieno disfacimento, con un padre violento e colpevole di abusi, una madre fragile, una sorella che come lei cerca protezione. Potrà scappare da quell’inferno grazie alla vincita di una borsa di studio, ma dovrà ricominciare daccapo: ad aver fiducia nelle persone, a cercare l’amore sincero, anche a sopravvivere a un grave lutto che la colpisce, forse nella scrittura riuscirà a trovare la sua vera ragione di vita. Durata 128 minuti. (Centrale V.O.)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Reposi sala 4)

Disclosure Day – Fantascienza, drammatico. Regia di Steven Spielberg, con Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth. Tutto il mondo è sull’orlo del collasso per una serie di crisi geopolitiche, in particolare nella penisola coreana, Daniel Keller è braccato dagli agenti di una misteriosa organizzazione guidata dallo spietato Noah. Vogliono recuperare ciò che lui ha rubato e impedirgli di diffondere le informazioni ottenute grazie alle sue straordinarie capacità informatiche. Nel frattempo Margaret Fairchild, volto delle previsioni meteo di Kansas City ma aspirante presentatrice, viene avvicinata da un uccellino, un cardinale rosso, e inizia a manifestare inspiegabili capacità linguistiche: prima parla russo, poi coreano, lingue che non ha mai studiato. Soprattutto, riesce a vedere nel cuore delle persone ed empatizzare con loro al punto da convincerle a non ostacolarla. I due sono destinati a incontrarsi, almeno secondo Hugo, che li sostiene insieme a un gruppo di ribelli fuoriusciti dall’agenzia di Noah. Durata 145 minuti. (Massaua, Eliseo, Greenwich Village anche V.O., Ideal anche V.O., Lux sala 3, Nazionale sala 2 anche V.O., Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Fuze – Conto alla rovescia – Regia di David MacKenzie, con Aaron Taylor-Johnson e Sam Worthington. Il cuore di Londra sprofonda nel caos dopo il ritrovamento di una bomba inesplosa della seconda guerra mondiale in un cantiere. Mentre la città viene evacuata e le strade si trasformano in un campo di battaglia per arrestare l’impresa di una banda di criminali che ha organizzato una rapina. Durata 96 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Reposi sala 3, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

No Good Men – Commedia. Regia di e con Shahrbanoo Sadat. Naru è l’unica opewratrice televisiva afghana. I suoi colleghi e superiori sono tutti uomini, ma a lei non importa, sa di essere brava nel suo lavoro. Testarda, determinata, madre di un bambino piccolo con un marito fedigrafo da cui si è allontanata, subisce la discriminazione in una società che considera le donne come subalterne. Siamo a Kabul, poco prima del ritorno al potere dei talebani, Naru non si fa imporre nulla da nessuno ed è pronta a dire la sua in ogni momento, tanto che si scontrerà persino con il noto giornalista d’inchiesta di Kabul News per cui si troverà a fare da operatrice. Durata 103 minuti. (Romano sala 1)

Il prigioniero – Regia di Alejandro Amen°bar, con Julio Pena e Alessandro Borghi. Siamo ad Algeri, intorno al 1575, epoca in cui Cristianesimo e Islam combattono per il predominio del Mediterraneo, mentre i corsari arabi catturano le navi cristiane, vendendo i passeggiari come schiavi. I prigionieri di alto rango sono trattenuti dal temibile Hasan Bajà, veneziano d’origine ma convertitosi alla religione di Maometto. Tra i suoi prigionieri c’è un giovanissimo Miguel de Cervantes, il futuro autore di “Dom Chisciotte”, accusato, e in seguito evaso, di aver avuto una relazione omosessuale con Juan Lopez de Hojos, suo maestro di lettere. Miguel racconta storie, Bajà lo ammira mentre un frate va raccogliendo notizie su di lui per ordine del Sant’Uffizio. Durata 134 minuti. (Romano sala 3)

Ricchi… da morire – Commedia, thriller – Regia di John Patton Ford, con Glen Powell, Margaret Qualley e Ed Harris. Becket Redfellow è un outsider cresciuto lontano dalla sua famiglia d’origine: una dinastia ricchissima che lo ha rinnegato alla nascita. Determinato a reclamare ciò che ritiene suo di diritto, Beckett mette in atto un piano tanto ambizioso quanto spietato: eliminare, uno dopo l’altro, tutti i parenti che lo separano dall’eredità miliardaria. Ma l’incontro e lo scontro con Julia Steinway rimetterà in discussione tutto, fino al confronto finale con il temuto capo famiglia, Whitelaw Redfellow. Durata 105 minuti. ((Massaua, Ideal, Romano sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Romerìa – Il mare dei ricordi – Drammatico. Regia di Carla Simòn. (Video)camera alla mano e diario della madre in mano, Marina parte alla volta della Galizia e della famiglia di suo padre, morto di Aids molti anni prima. Adottata “altrove”, ha bisogno di un certificato anagrafico per ottenere una borsa di studio. Ma dietro alla ragione ufficiale, si nasconde il desiderio di ricostruire la vita dei suoi genitori, su cui la famiglia mantiene un rigoroso riserbo. Negli stessi luoghi in cui sua madre e suo padre sono stati innamorati e felici, disperati e sconfitti, Marina troverà il suo posto e lo slancio per il futuro. Durata 115 minuti. (Centrale anche V.O.)

Ti auguro ogni bene – Drammatico. Regia di Tommy Dorfman, con Alexandra Daddario e Cole Sprouse. L’istante in cui il 16enne Ben annuncia ai genitori di essere non binario viene cacciato di casa. A ospitarlo è la sorella maggiore Hannah, che a sua volta se ne è andata da casa dieci anni prima dopo un violento litigio con quegli stessi genitori bigotti e conservatori. Ben si iscrive al liceo locale. Il suo compagno Nathan, apertamente gay, chiede a Ben di aiutarlo nei compiti. L’amicizia si trasformerà presto in amore e anche grazie a Nathan Ben comincerà una transizione che lo avvicinerà alla sua natura più profonda. Durata 93 minuti. (Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Classico)

Che caldo fa? Torino: a giugno temperature da piena estate

L’estate non è ancora entrata nel vivo, ma Torino e il Piemonte stanno già affrontando una fase di caldo particolarmente intensa. Dopo alcuni episodi di maltempo registrati all’inizio del mese, l’espansione dell’alta pressione ha riportato condizioni stabili e un sensibile aumento delle temperature.

Nel capoluogo piemontese i valori massimi si stanno avvicinando ai 35 gradi, mentre anche durante la notte il termometro fatica a scendere, aumentando il disagio soprattutto per anziani, bambini e persone con problemi di salute. L’afa, accentuata dall’urbanizzazione e dalla scarsa ventilazione, rende infatti più pesante la percezione del caldo nelle aree cittadine.

Le previsioni indicano che questa fase potrebbe proseguire ancora per diversi giorni, confermando una tendenza che vede il 2026 caratterizzato da temperature superiori alle medie stagionali. Per questo motivo le istituzioni invitano la popolazione a seguire alcune semplici precauzioni: bere molta acqua, evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde e prestare particolare attenzione alle categorie più fragili.

Per fronteggiare l’emergenza afa, il Comune di Torino ha inoltre attivato una rete di spazi climatizzati e servizi di supporto destinati alle persone maggiormente esposte ai rischi delle alte temperature.

Dopo una primavera segnata da repentini cambiamenti meteorologici, il caldo di queste settimane rappresenta un ulteriore segnale di una crescente variabilità climatica, con fenomeni estremi che tendono a manifestarsi con maggiore frequenza anche sul territorio piemontese.

Operaio muore colto da malore improvviso

Morte drammatica a Pasta di Rivalta dove un operaio di 63 anni ha perso la vita dopo essere stato colto da malore. L’uomo stava lavorando alla manutenzione del verde sulla strada provinciale 6. Era dipendente di un’azienda incaricata dello sfalcio dell’erba. All’improvviso si è accasciato a terra mentre tagliava l’erba. A nulla è valso l’intervento del 118.

Massimo Boario, tra le bande piemontesi e la stima di Pietro Mascagni


Dal Monferrato a Torino, il percorso di un musicista che trasformò la passione in un’opera di diffusione culturale.

Passeggiando per le vie centrali di Torino, mi sono imbattuta in una targa in via Bertola 24 che indicava che in quel palazzo aveva Massimo Boario, compositore ed editore musicale. Quel segno discreto, fotografato quasi per caso, ha acceso una curiosità che si è trasformata in un percorso di scoperta: la sua vita, la sua opera e il ruolo che ha avuto nello sviluppo della musica bandistica piemontese e italiana del Novecento. Un tassello di storia musicale che, ancora oggi, appare come motivo di orgoglio per la città e per il territorio. Nato a Murisengo, nel Monferrato, il 29 settembre 1880, Boario seppe trasformare una passione coltivata fin dall’infanzia in una lunga e intensa vicenda artistica e imprenditoriale.

Le condizioni economiche non gli permisero un percorso accademico regolare, ma non gli impedirono di dedicare l’intera esistenza alla musica, in particolare a quella popolare e bandistica, che considerava una vera scuola di cultura e socialità collettiva. Fin da giovanissimo mostrò un talento naturale. Studiò il clarinetto nella banda del paese e iniziò presto a comporre valzer, polke e mazurche, generi molto in voga all’epoca. La sua formazione fu essenzialmente autodidatta: determinazione e ascolto continuo lo portarono a sviluppare uno stile personale, fondato su melodie immediate, eleganti e di forte riconoscibilità. Dopo un periodo trascorso in Svizzera come musicista e direttore, rientrò in Piemonte arricchito da nuove esperienze professionali. La svolta decisiva arrivò nel 1924, quando si trasferì a Torino. Qui acquistò un negozio di strumenti musicali e fondò la Casa Editrice Musicale M. Boario, destinata a diventare un punto di riferimento per il mondo bandistico. Attraverso questa attività non si limitò a diffondere le proprie composizioni, ma contribuì anche alla circolazione del repertorio di molti altri autori.

La sua produzione è imponente: oltre cinquecento opere che comprendono marce, ballabili, pezzi da concerto, musica sacra e numerose composizioni per banda. Le sue musiche conquistarono direttori e musicisti per l’equilibrio tra semplicità espressiva e solidità tecnica, entrando stabilmente nel repertorio delle bande italiane ed europee e risuonando per decenni nelle piazze, nelle feste patronali e nelle celebrazioni pubbliche.

Il Cigno di Murisengo”, come veniva talvolta chiamato per la sua eleganza melodica, fu molto più di un compositore prolifico: fu un autentico divulgatore musicale. Era convinto che la musica dovesse essere accessibile a tutti e non riservata ai soli contesti elitari. Per questo motivo non cercò mai la carriera nei grandi teatri, ma preferì la dimensione viva delle bande, delle piazze e della partecipazione popolare. Mantenne sempre un legame profondo con le sue origini contadine e con il Piemonte, territorio che percorse a lungo insegnando, dirigendo complessi bandistici e sostenendo la nascita di nuove formazioni. Il suo lavoro contribuì in modo decisivo a rafforzare una tradizione che ancora oggi rappresenta uno dei pilastri della cultura musicale locale e nazionale.

Quando morì a Torino il 2 agosto 1956, lasciò un patrimonio artistico e umano di grande valore. La sua eredità continua a vivere sia attraverso le composizioni ancora eseguite, sia attraverso l’attività editoriale che porta il suo nome e che ha contribuito a preservarne la memoria e la diffusione. A completare il profilo umano e professionale di Boario, Pietro Mascagni gli dedicò una formula di stima autografa, definendolo “Egregio Maestro”, segno di considerazione all’interno dell’ambiente musicale dell’epoca. Massimo Boario resta così l’esempio di un musicista che ha saputo trasformare il talento in servizio alla comunità, facendo della musica un linguaggio capace di unire persone, territori e generazioni.

Maria La Barbera

Superga, si inaugura primo lotto della foresteria

RIQUALIFICAZIONE

Nuova vita e nuove opportunità di fruizione turistica per lo storico complesso della Basilica di Superga, uno dei simboli di Torino immediatamente riconoscibili in Italia e all’estero, dal 2021 gestito dal Sermig.
Sabato 20 giugno 2026 alle ore 15.00 sarà inaugurato il primo lotto dei locali adibiti a foresteria.

Si tratta di uno dei primi interventi previsti dal protocollo di intesa siglato nell’estate 2024 tra l’Agenzia del Demanio, proprietaria del bene monumentale, il Ministero della Cultura, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Regione Piemonte, la Città di Torino e la Città Metropolitana di Torino. Le attività di valorizzazione generale sulla Basilica coinvolgono anche i soggetti privati del territorio con il supporto della Consulta Valorizzazione Beni Artistici e Culturali di Torino.

L’iniziativa rientra nel progetto di prima infrastrutturazione del Cammino di San Michele, realizzato dalla Città Metropolitana di Torino e cofinanziato per 205.000 euro dalla Regione Piemonte e dal Ministero del Turismo tramite il Fondo Unico Nazionale del Turismo 2023.

Con l’apertura di questo primo lotto della foresteria si è concretizzato un progetto di rigenerazione urbana che migliora significativamente la fruibilità culturale e turistica della Basilica e del territorio circostante. La gestione del Sermig permetterà l’utilizzo dello spazio per piccoli gruppi in cammino lungo la collina, con taglio ambientale, sportivo, educativo e spirituale.

I colleghi giornalisti sono cordialmente invitati ad intervenire, sarà l’occasione per verificare i tempi e risultati dell’attività appena conclusa

Il MAO e il Castello del Valentino ospitano il festival “Learning from Satoyama”

Il festival “Learning from Satoyama – la via giapponese alla sostenibilità dell’ambiente costruito”, è il titolo del festival organizzato in partnership dal Politecnico di Torino, Japan Hub, Waseda University di Tokyo e MAO Museo di Arte Orientale di Torino, dal 22 al 26 giugno prossimo presso il Politecnico di Torino Castello del Valentino, e MAO.

Il festival affronterà i temi della sostenibilità dell’ambiente costruito, dall’architettura al territorio, attraverso la collaborazione tra esperti, italiani e giapponesi, studiosi, professionisti e studenti. Il concetto di Satoyama rappresenta l’equilibrio tra la società e l’ambiente in cui è insidiata, a partire dall’uso circolare delle risorse naturali proprie del modello rurale tradizionale, fino alla ricerca contemporanea di sostenibilità ecologica, nell’abitare e nella trasformazione del territorio e della città. Le teorie e i principi che guidano la progettazione e la trasformazione dell’ambiente, tra tradizione e sfide contemporanee, saranno affrontate attraverso tre attività: un seminario di studi riservato a ricercatori, un workshop di progettazione dedicato a studenti e docenti del Politecnico, e due conferenze aperte al pubblico. Attraverso questo festival, il Japan Hub del Politecnico di Torino si apre alla collaborazione con le istituzioni culturali della città, in particolare Fondazione Torino Musei e Fondazione per l’Architettura. Il festival coinvolge i giovani protagonisti dell’ideazione di nuovi spazi e modalità di fruizione per il MAO e della presentazione finale. Attraverso le conferenze, si rivolge anche al pubblico dei professionisti, e più in generale di chi vuole approfondire la progettazione dell’ambiente costruito, permettendo Attraverso un dialogo con gli esperti del Politecnico di comprendere i punti di sorprendente comunanza e di grande differenza tra le due culture.

Le conferenze di “Learning from Satoyama-la via giapponese alla sostenibilità dell’ambiente costruito” saranno tre: la prima, il 23 giugno, alle 17.30, presso il MAO, nella sala polifunzionale, la conferenza dal titolo “Cultivating incomplete circulations-mediating ecologies of living and production”, che sarà introdotta dal Prof. Michele Bonino, e prevede l’incontro con Kobayashi Keigo, del dipartimento di architettura dell’Università di Waseda. La conferenza è in lingua inglese e la prenotazione si può effettuare su Eventbrite.

Il 26 giugno, al MAO, nella sala polifunzionale, verranno presentati gli esiti del workshop, con gli interventi del Dott. Davide Quadrio, direttore del MAO, Yagi Koji, console generale del Giappone a Milano, del Prof. Alberto Sapora, vicerettore per l’internazionalizzazione del Politecnico di Torino, e del Prof. Giuseppe Quaglia, direttore del Japan Hub del Politecnico di Torino. Alle ore 19 si terrà l’incontro Ariga Takashi, del dipartimento d’architettura dell’Università di Waseda, dal titolo “Design for sustainable urbanism – leasing from the idea of Satoyama”. Introduce e modera la Professoressa Claudia Cassatella. La conferenza è in lingua inglese e la prenotazione è effettuabile su Eventbrite.

Mara Martellotta

Ridurre il divario di genere nel mondo del lavoro. L’impegno dei giovani imprenditori torinesi

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EMPOWERMENT FEMMINILE

Al Campus Onu l’assemblea del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali Torino dedicata alle buone pratiche in tema di Diversity, Equity & Inclusion e al ruolo dell’imprenditoria femminile nelle discipline Stem. Sandrone: “Dobbiamo promuovere una cultura fondata su inclusione, responsabilità e impatto”.

Ridurre il divario di genere nel mondo del lavoro torinese richiede un’azione condivisa, continua e ben strutturata. È questo il messaggio emerso durante l’assemblea annuale del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali Torino, intitolata Tides. New Leadership Standards, ospitata negli spazi del Campus Onu del capoluogo piemontese.

“Scegliendo la parola tides, che vuol dire maree in inglese, abbiamo voluto riassumere l’insieme di esperienze, modelli, buone pratiche e persone che stanno già forgiando una generazione di giovani leader in tutto il mondo che supererà le attuali diseguaglianze tra uomini e donne: per loro questo cambiamento non è una probabilità ma una certezza. A noi giovani di Confindustria spetta la responsabilità di realizzare quell’orizzonte nel tempo più breve. Dobbiamo avere il coraggio di esprimere una leadership che non replica i modelli del passato, ma che include, innova, investe: nelle persone, nel merito, nella qualità e nella volontà. Nella determinazione e nella passione”, ha dichiarato Federico Sandrone, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali Torino, nel corso della sua relazione.

Alla sessione pomeridiana hanno preso parte Marie-Christine Oghly, presidente di Fcem (Les Femmes Chefs d’Entreprise Mondiales), Elena Lavezzi, ceo di ZNext, Cristina Tumiatti, Business Development Chief di Sea Marconi e referente del Tavolo Diversity, Equity & Inclusion dell’Unione Industriali Torino, Martina Di Gioia, Managing Director e responsabile degli investimenti privati diretti di Samhita, e Paola Babos, direttrice aggiunta dell’International Training Center dell’Ilo.

Durante l’evento è stata inoltre illustrata una ricerca realizzata dal Centro per l’Imprenditorialità e l’Innovazione (EIC), in collaborazione con il Centro Studi di Genere del Politecnico di Torino. Lo studio, basato sui dati della survey internazionale Guesss (Global University Entrepreneurial Spirit Students’ Survey), ha esaminato le aspirazioni imprenditoriali degli studenti universitari torinesi.

Dall’analisi emerge che soltanto il 29,3% delle donne coinvolte frequenta corsi Stem, a fronte del 60,4% degli uomini. Una differenza che si riflette anche nelle prospettive professionali: il 26,4% delle studentesse manifesta l’intenzione di fondare un’impresa, contro il 40,4% degli studenti. Il gap risulta ancora più marcato nelle discipline Stem, dove solo il 23,2% delle donne immagina di diventare founder, rispetto al 39,4% degli uomini.

Anche tra coloro che stanno già lavorando alla creazione di una nuova attività imprenditoriale permane una significativa disparità: le imprenditrici nascenti rappresentano il 5,9% del campione femminile, mentre tra gli uomini la quota sale al 14%.

Lo studio evidenzia però un dato particolarmente interessante: le studentesse Stem dichiarano livelli di fiducia superiori rispetto ai colleghi maschi in attività quali l’individuazione di opportunità di business, lo sviluppo di nuovi prodotti, la gestione dell’innovazione, la costruzione di reti professionali e la guida di team di lavoro. A frenare le donne non sembrano quindi essere competenze o motivazioni personali, bensì la percezione di un ambiente meno favorevole, meno accessibile e meno inclusivo.

Una problematica che va oltre i confini torinesi e assume una dimensione internazionale. Le barriere culturali e sistemiche continuano infatti a rappresentare un ostacolo diffuso a livello globale. I Giovani Imprenditori hanno scelto di riportare il tema al centro del dibattito anche perché proprio a Torino sono stati sviluppati strumenti e iniziative concrete per affrontarlo. All’interno del sistema Confindustria sono oggi attivi oltre venti progetti dedicati a questi temi, promossi dalle associazioni territoriali e di categoria lungo tutta la penisola e realizzati anche in collaborazione con l’Unione Industriali Torino, in particolare attraverso il Tavolo Diversity, Equity & Inclusion.

“Non credo sia un elemento di debolezza parlare di questo tema, trattarlo è fondamentale per riguarda l’intera società. Pensiamo vada raccontato a tutti i livelli, partendo dalla scuola fino ad arrivare nelle imprese. Il nostro vuole essere un racconto del possibile, portando esempi positivi come quelli che hanno partecipato a Tides, ma anche lavorando a stretto contatto con le istituzioni e con le altre associazioni datoriali, e più in generale con il mondo dell’associazioni e del Terzo Settore – spiega ancora Sandrone – per realizzare concretamente, promuovere una cultura della leadership fondata su inclusione, responsabilità e impatto”.

Tre rifugi dal caldo a un’ora da Torino: luoghi tranquilli dove ritrovare il silenzio

Il caldo e’ arrivato come tutti gli anni, forse piu’ in ritardo dell’estate 2025, ma oramai ci dobbiamo fare i conti fino a settembre, almeno. Da che si desiderava togliere i cappotti e godere del calore dei raggi del sole ora si comincia a cercare il fresco, l’ombra, ma spesso anche la pace e il silenzio.

In questi casi non sempre è necessario affrontare lunghi viaggi per trovare un po’ di refrigerio. A meno di un’ora e mezza dalla città esistono ancora angoli poco conosciuti, lontani dalle folle che affollano laghi e località turistiche più celebri; luoghi dove il fresco dei boschi, il rumore dell’acqua e il ritmo lento della montagna permettono di staccare davvero dalla quotidianità.

Tra le destinazioni da riscoprire spicca senza dubbio la Valchiusella. Questa valle del Canavese conserva ancora un’anima autentica, fatta di piccoli borghi in pietra, boschi ombrosi e torrenti dalle acque limpide. Salendo verso Traversella, il paesaggio si fa sempre più verde e la temperatura scende sensibilmente rispetto a Torino. Qui non si trovano grandi attrazioni turistiche né stabilimenti affollati, ma sentieri facili, aree dove sostare all’ombra degli alberi e numerosi punti in cui ascoltare semplicemente il suono dell’acqua che scorre. È una meta ideale per chi cerca tranquillità, per chi ama leggere all’aperto o per chi desidera trascorrere una giornata immerso nella natura senza allontanarsi troppo dalla città.

Ancora più appartata è la Val Soana, una delle vallate meno conosciute del Piemonte. All’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si trova il Pian dell’Azaria, un vasto pianoro circondato da pascoli, larici e montagne. Qui il tempo sembra rallentare. Le temperature estive restano piacevoli anche nelle giornate più calde e il silenzio è interrotto soltanto dal canto degli uccelli o dai campanacci delle mandrie al pascolo. Il luogo è facilmente raggiungibile in auto e rappresenta una scelta perfetta per chi desidera una passeggiata semplice, un picnic all’ombra o qualche ora di contemplazione lontano dal traffico e dalla frenesia urbana.

Per chi ama i boschi, una terza destinazione da annotare è il comprensorio del Mont Mars, nella Valle Elvo, ai piedi delle Alpi Biellesi. Si tratta di una zona ancora poco frequentata dal turismo di massa, caratterizzata da grandi faggete e da sentieri che attraversano ambienti freschi e ombreggiati. Anche nei periodi più torridi l’aria mantiene una piacevole freschezza, rendendo la camminata particolarmente gradevole. I percorsi non presentano difficoltà particolari e consentono di immergersi in una natura rigogliosa senza affrontare escursioni impegnative.

Valchiusella, Pian dell’Azaria e Mont Mars hanno qualcosa in comune: sono luoghi che non cercano di stupire con attrazioni spettacolari o eventi affollati. Il loro fascino risiede proprio nella semplicità. Sono destinazioni dove si può ancora ascoltare il silenzio, respirare aria più fresca di quella cittadina e concedersi una pausa autentica. In un’estate in cui sempre più persone cercano esperienze sostenibili e lontane dal turismo di massa, questi tre angoli di Piemonte rappresentano un invito a rallentare e a riscoprire il piacere delle cose essenziali.

 Maria La Barbera