ilTorinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il 2 giugno, il libro dimenticato di Prunas Tola e Rodolico e quello di Oliva, il Duca d’Aosta oggi – La Prof., Orwell e il fascismo – Lettere

Il 2 giugno, il libro dimenticato di Prunas Tola e Rodolico e quello di Oliva, il Duca d’Aosta oggi
Ad 80 anni dal referendum Monarchia / Repubblica che divise in due il Paese – che evitò una seconda guerra civile per la decisione di Umberto II di partire per il Portogallo in volontario esilio – mi sarei aspettato la ripubblicazione del “ Libro azzurro” di Vittorio Prunas  Tola e Niccolò Rodolico che documentò alcune “criticità“ del referendum e del suo svolgimento. Quel libro resta senza risposte. Invece di pubblicare libri di nessun valore storico sulla Regina di Maggio che meritava ben altri studi , riportare il discorso sul libro di Prunas e Rodolico  sarebbe stato molto importante per sentite l’altera pars ,indispensabile per un giudizio storico. Pubblico la copertina di due libri usciti per gli 80 anni della Repubblica. Sono modi non storici di porre il problema perché con la logica del viva e dell’abbasso si rimane fermi al manicheismo anche violento di 80  anni fa. Il romitiano Fornaro è l’esempio di un politico  che tenta continue incursioni storiche senza risultati positivi perché la sua sconfinata faziosità ,persino emotiva, gli impedisce di scrivere di storia con il distacco necessario  È rimasto un fedele attivista del figlio di  Romita, neppure del famoso ministro degli interni del 1946 che fu un acceso repubblicano.
La storia  del passaggio dalla Monarchia alla Repubblica deve partire almeno dal 25 luglio 1943 perché la sorte della Monarchia e la vittoria della Repubblica venne decisa in quel triennio 43 -46 in cui i politici repubblicani seppero imporsi e i monarchici affidarono le loro sorti nelle mani di uomini politicamente poco avveduti o troppo anziani, se si eccettua Falcone Lucifero, nuovo ministro della Real Casa. Umberto ebbe una nobiltà che rasenta l’utopia di non partecipare alla contesa elettorale , se non con qualche messaggio e alcune rapide visite in cui si limitò a salutare la folla accorsa a rendergli omaggio. Con dei  mastini repubblicani come Togliatti e Nenni  e un abilissimo politico come De Gasperi ,il Re ,con il suo stile super partes, fu una facile preda. Fu ricoperto di insulti ripresi dalle campagne  contro di lui dei giornali della Repubblica  di Salo’ che ricorsero a vistose falsità contro il Principe di Piemonte che combatteva con il rinato esercito italiano contro i tedeschi ,contribuendo a scrivere due eroiche pagine di storia a Monte Marrone e  Monte Lungo a rischio della sua vita.
La storia d’Italia non si può dividere in due pezzi come tentano di fare anche alcuni storici in verità un po’ improvvisati: gli 85 anni di regno cattivi, gli 80 anni di Repubblica ottimi. Il manicheismo impedisce di capire la realtà ,come diceva Bloch. Forse solo Gianni Oliva nel suo libro di 10 anni fa, di cui pubblico  la copertina, ha avviato un discorso storico sul Referendum che non ha avuto continuatori. Tutta la storia italiana ha avuto le sue luci e le sue ombre e rimanere fermi alle passioni partigiane  di 80 anni fa non fa bene all’Italia. Chi ha avviato di recente  il discorso di una revisione storica con un processo a Vittorio Emanuele III, ha indicato un metodo che rivela serietà, anche se una sentenza giudiziaria non è storia che si valuta  soprattutto dalle conseguenze politiche dei fatti e non solo  dalla loro legittimità.
La posizione riservata del Duca d’Aosta,  Aimone di Savoia, diventa condivisibile da tanti italiani monarchici e repubblicani. Il Duca per il suo lavoro di grande responsabilità alla guida della Pirelli in Russia , ha avuto dal presidente Mattarella una onorificenza importante consegnatale all’ambasciata italiana a Mosca. E’  un segno di equilibrio istituzionale ,arricchito da una storia famigliare e personale che rappresenta l’Italia. Anzi,” l’ Italia innanzi tutto”, come diceva il re Umberto dall’esilio di Cascais.
La Prof., Orwell e il fascismo
Una prof. (abbreviativo più di profumiera che di professoressa, come amava dire Bruno Segre, riferendosi a certe stravaganti docenti sessantottine) ha pubblicato un post offensivo e strafottente  in cui mette in discussione l’entità delle lesioni ricevute da due poliziotti  durante la manifestazione violenta di Askatasuna del 31 gennaio a Torino. La docente si è lasciata andare a commenti che non sono semplici opinioni. Forse ella stessa si è resa conto di aver esagerato e dopo tre giorni ha eliminato il post. L’articolo 21 della Costituzione tutela il libero pensiero, ma  non tutela l’ingiuria e la diffamazione. La depenalizzazione in materia è stata devastante perché ha generato l’idea dell’essere liberi di offendere la dignità altrui. In ogni caso la prof., per la professione che ha scelto, è sottoposta al codice di comportamento dei pubblici dipendenti, valido anche per i docenti e persino per i bidelli che recita: “ Il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione”. La preside della docente ha ritenuto di doverla sanzionare con un provvedimento disciplinare, la censura, di una certa gravità, senza giungere alla sospensione. Mi auguro rispettando il diritto della contro deduzione  da parte della prof.
Se penso che la stessa sanzione venne comminata ad un professore perché aveva circuito un’allieva, qualche dubbio mi sorge.  Se penso ad un docente stimato e premiato con alti riconoscimenti  che venne fatto oggetto dell’apertura di un procedimento disciplinare perché, vittima di una indegna campagna di stampa durata mesi, avrebbe indirettamente  arrecato danno all’immagine della scuola, mi sorgono dubbi. Il procedimento dopo le contro deduzioni prodotte da un noto avvocato, venne subito archiviato, ma resta l’esempio di un infame modo di procedere contro un docente che doveva giustificarsi di aver prodotto dei clamori provocati dai suoi nemici. Un paradosso giuridico  vergognoso, disse un giurista insigne. Ma se penso alle centinaia di migliaia di docenti che hanno contravvenuto al codice  di comportamento  oltre che al codice penale,  in tanti anni di “onorato servizio“ , dando un’idea di scuola fucina di un ribellismo che violava ogni legge , mi viene da pensare che il lassismo  durato decenni può aver fatto pensare alla prof. di poter scrivere senza problemi  usando linguaggi non consoni. Solo chi ha conosciuto la scuola dei decenni 70-80 – 90  del secolo scorso può esprimere un giudizio anche su presidi della CGIL che forse non avevano il senso delle istituzioni. Ricordo personalmente che, quando giurai fedeltà alla Repubblica davanti ad un logoro tricolore che sembrava uno strofinaccio, entrando come professore di ruolo ordinario  il giuramento solenne) ci fu un mio collega (si fa per dire) che non voleva giurare davanti al tricolore. Alla fine ebbe ragione lui perché dopo non tanto tempo fu abolito il giuramento che non era certo quello imposto agli universitari dal fascismo nel 1931. Comunque non facciamo far passare per martire la prof.,  che forse potrebbe apparire un po’ troppo “amica” dei violenti di corso Regina  e che ritiene che siamo tornati al fascismo e al Grande Fratello, in effetti due dittature non proprio coincidenti. Orwell non era Mussolini ed era nemico di tutti i totalitarismi del secolo scorso. Orwell non sarebbe stato certo dalla parte dei violenti di Borgo Vanchiglia e della Valle di Susa. Ma forse la prof. fa un po’ di confusione con il Grande Fratello della rete berlusconiana …
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Le città rosse
Federico Rampini, noto giornalista ex comunista, dice che le città peggio amministrate sono le  città governate dalla sinistra. Cosa ne pensa? Giulia Casanova
Bisognerebbe innanzi tutto  studiare la metamorfosi di Rampini che comunque è coraggiosa perché non è certo un tentativo di “andare in soccorso ai vincitori“ in quanto la partita tra i due fronti è apertissima e il voto  politico potrebbe mandare a casa  la Meloni e i suoi certo non brillanti ministri. Circa le città non ho più  la possibilità di girare l’Italia come ho fatto per tanti anni. Non conosco da vicino la situazione del Sud. da Napoli a Palermo, dove andavo spesso. Conosco però bene Torino, Milano, Venezia, Genova, Roma, Firenze. Non mi pare che ci siano eccellenze, ma forti criticità un po’ dappertutto. L’immigrazione incontrollata sta creando guasti paurosi , tanto per citare un esempio. L’amministrazione di Milano con  Sala è  un disastro, annullando il lavoro di sindaci come Albertini e Pisapia. Ho apprezzato molto l’amministrazione di Venezia forse anche perché è la città più amata. Su Torino sospendo il giudizio. Il fallimento lo si ebbe con i 5 Stelle con guasti vertiginosi. Stimo il sindaco attuale, non certi assessori: il disastro di piazza Baldissera è una macchia di questa amministrazione che ha un’assessora incompetente. Non approvo la spesa eccessiva per la pedonalizzazione di via Roma.  Sospendo il giudizio e mi esprimerò al termine del mandato. Temo che l’eventuale candidato del centro – destra non sia all’altezza di essere competitivo, così come giudico severamente una opposizione morbida, quasi complice, in certi casi inesistente e comunque non visibile. Non basta il bravo consigliere De Benedictis.
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Piazza Baldissera
Circa il caos recentissimo in piazza Baldissera, mi domando se una riunione religiosa possa portare alla paralisi una parte di città. Se fossero stati cattolici e non musulmani avrebbero consentito la manifestazione? Gli interessi collettivi di una città hanno sempre la priorità.    Beniamino De Caro
Bastava avvisare preventivamente gli automobilisti , mandare dei vigili che non si sono visti per ridurre i disagi. Concordo con Lei che gli interessi collettivi di una città devono sempre prevalere . Ma va anche aggiunto che i gravi disagi di qualche giorno fa rivelano che il problema di piazza Baldissera non è stato risolto. E qui i musulmani non c’entrano.
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Il 2 giugno
Ho letto il suo esemplare articolo sul 2 giugno 1946 sul “Corriere della Sera” che rivela  le sue qualità di storico che racconta i fatti senza commenti e fronzoli ideologici. Il suo articolo è destinato ad essere isolato perché sta incominciando la gran cassa celebrativa.   Biagio Suetti
Ho scritto nella rubrica  di oggi una riflessione più articolata e più ampia e non un’analisi del voto referendario a  Torino, come ho fatto sul Corriere. Il tema del 2 giugno resta divisivo  anche oggi persino tra i monarchici, allora sconfitti. Allora, di sicuro, erano almeno  oltre dieci milioni, poi la morte di tanti, le incompetenze, gli errori li  hanno ridotti al lumicino. Non ritengo tuttavia che la monarchia in sé sia da archiviare come superata: quella inglese è stata ed è un modello di democrazia liberale senza eguali. La repubblica americana di Trump è un esempio di come basti uno per distruggere un sistema di libertà di straordinario valore storico  che aveva entusiasmato il liberale francese Tocqueville a cui certo non guardarono i partiti repubblicani del 1946, tutti imbevuti di rabbia giacobina . “La Repubblica o il caos“ di Nenni fu un’indecenza. Il comportamento del ministro degli interni Romita non fu certo super partes in termini istituzionali, ma il clima infuocato dei tempi era quello. Non appaiono per nulla giustificati i laudatores acritici di oggi che esaltano Nenni, Romita, Togliatti. La stessa chiesa cattolica sentì la vittoria repubblicana come la definitiva sconfitta dell’Italia risorgimentale della Breccia di Porta Pia, una ferita che neppure il Concordato del 1929 aveva sanato.
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La Ferrari elettrica
E’ passato inosservato il fatto che Elkann abbia presentato a Roma una Ferrari elettrica che costa oltre 500 mila euro al Papa e a Mattarella i quali sono anche saliti alla  guida dell’auto. Cosa ne pensa?   Franca de Petris
Penso come Montezemolo e Calenda che sono stati in Ferrari. Fare una Ferrari elettrica appare fuori da ogni logica anche commerciale.  E’ un prodotto ibrido che cozza con la storia della Ferrari. Presentarla al Papa e al Presidente dopo aver esportato all’estero la Fiat, distruggendola a livello torinese e italiano  appare un atto temerario che solo la “faccia di tolla“ del nipote di uno che veniva con dileggio definito “Giuanin lamiera”, poteva concepire. Vada a presentarla a Trump.

Accesso al credito più difficile per le imprese piemontesi

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Per le imprese piemontesi continua a restringersi l’accesso al credito. La stretta sui finanziamenti non accenna ad allentarsi e colpisce in particolare le micro e piccole realtà produttive, che devono fare i conti con prestiti in diminuzione, costi del denaro elevati e prospettive economiche ancora fragili.

È quanto emerge dall’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sui dati della Banca d’Italia relativi alle erogazioni alle attività produttive piemontesi tra l’ultimo trimestre del 2025 e il primo del 2026.

Nel dettaglio, in Piemonte i prestiti destinati alle micro e piccole imprese hanno registrato nel 2025 una flessione del 3,6%, un dato leggermente migliore rispetto alla media nazionale del -4%, ma comunque indicativo di una situazione di forte difficoltà. Nello stesso periodo, il totale delle imprese piemontesi ha segnato un calo dello 0,2%, mentre a livello nazionale si è registrato un aumento dell’1,5%.

Tra le regioni con una contrazione ancora più marcata figurano Lombardia (-4,2%), Veneto (-4,9%) e Toscana (-5,8%). Parallelamente, continua a crescere il peso dei tassi di interesse: a dicembre 2025 il costo del credito per le imprese italiane risultava superiore di 189 punti base rispetto a giugno 2022. In Piemonte il divario arriva a 201 punti base, uno dei più elevati del Paese.

Una dinamica che, secondo Confartigianato Piemonte, penalizza da anni il tessuto produttivo locale, soprattutto le realtà artigiane e di dimensioni minori, spesso alle prese con condizioni di accesso ai finanziamenti sempre più complesse.

“La ripresa del credito in Piemonte, così come nel resto del Paese, continua a mostrarsi debole e poco uniforme, con le micro e piccole imprese che subiscono ancora il peso degli alti costi dei finanziamenti e della mancanza di una reale spinta alla crescita – dichiara Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – A fronte di Istituti di Credito sempre più versati all’attività finanziaria (i bilanci sempre più corposi danno loro ragione: c’è da riflettere sul fatto che questi crescano col progressivo atrofizzarsi dell’economia reale) le imprese artigiane sono sempre meno interessate ad investire. In fondo perché dovrebbero, visto il palese retrocedere dello Stato dal ruolo di garante, soprattutto in materia fiscale, come abbiamo visto col tira e molla sul bonus innovazione. Per non parlare del fatto che l’economia è così stagnante e la predazione fiscale così insensata da portare famiglie ed imprese a chiedere prestiti per pagare le tasse e far fronte al quotidiano più che per fare sviluppo”.

A pesare ulteriormente è il livello dei tassi applicati alle aziende piemontesi. Il TAE medio regionale si attesta infatti al 5,13%, superiore alla media italiana del 4,95%. La Calabria è la regione più penalizzata con il 6,81%, mentre l’Emilia-Romagna si conferma quella con il credito più conveniente, pari al 4,43%.

Guardando ai singoli comparti, il settore delle costruzioni è quello che sostiene il costo del denaro più elevato: in Piemonte il TAE raggiunge il 6,69%, contro una media nazionale del 6,04%. Più contenuti, ma comunque elevati, i tassi per le imprese dei servizi, ferme al 5,04%, mentre il manifatturiero esteso registra condizioni leggermente migliori con un tasso del 4,97%, pur restando sopra la media nazionale del comparto.

“Inutile parlare di innovazione e crescita – conclude Felici – quando il sistema creditizio è ingessato dai parametri di Basilea creati ad arte per allontanare il credito dall’economia reale. Lo Stato, posto che sia ancora in condizione di esplicare il suo ruolo di garanzia ed equilibrio, dovrebbe entrare in modo serio e attivo sul credito, non solo a supporto delle banche. La situazione rimane quindi delicata sia per gli imprenditori che hanno bisogno di credito per investire e crescere, sia per le famiglie che ricorrono ai finanziamenti per affrontare mutui e spese quotidiane”.

“Sia Luce”

Si celebra anche attraverso l’arte, nel quattrocentesco “Duomo – Cattedrale di Santo Stefano” di Biella, la Santa Pasqua di Resurrezione

Da marzo a domenica 7 giugno, giornata del “Corpus Domini”

Biella

“Immagini di soglia”. Così sono state, a ragione, definite le opere del chioggiotto Riccardo Albiero, solo due, esposte nella maestosa solennità della quattrocentesca “Cattedrale di Santo Stefano” a Biella (fatta costruire dalla Comunità locale nel 1402, a seguito di un voto fatto alla Madonna di Oropa per la scampata pestilenza del 1399 e diventata “Cattedrale” nel 1772, con la titolazione della “Città della Lana” a sede vescovile) in quel tempo pasquale che tradizionalmente invita a riflettere sul passaggio “dalla notte alla luce”, “dalla morte alla vita”. Attraverso “immagini di soglia”che sono “preghiera muta” e “apparizione fugace”, per l’appunto. Solo due, si diceva, perfettamente inserite nel Progetto “Sia Luce”, promosso dalla “Parrocchia di Santo Stefano” (patrono di Biella), a cura di Irene Finiguerra per “BI-BOx – APS”, nell’ambito del Bando “CulturHUB” di Città e Cattedrali e della “Consulta Regionale per i Beni Ecclesiastici”. “The Silent Choir” (“Il suono del silenzio”, olio e acquerello su tela, di grandi dimensioni) e “A Sorrowful Charm” (“Un fascino doloroso”, olio su tavola), i titoli dei dipinti, entrambi datati 2025, entrambi espressione tecnicamente rigorosa di “un universo silenzioso e contemplativo dove la pittura si fa gesto spirituale, evocazione ed offerta”.

In tal senso, é da leggersi la pittura di fragile realismo, pur nella tecnica di perfetta definizione, di Riccardo Albiero. Figura ascetica, le braccia lungo i fianchi, una postura composta in silente, intima preghiera nel suo fisso osservarci quali amichevoli presenze cui chiedere gesti di comune devota condivisione, quella del giovane (autoritratto?) dallo sguardo profondo e penetrante di “The Silent Choir”. Alle sue spalle un “telo sospeso” (quasi sipario teatrale) in cui vediamo muoversi “ombre di colombe in volo” (simbolo eterno di pace cristiana e riconciliazione divina), riflesse in un gioco di smosso chiaro-scuro nell’ampia camicia chiusa ai polsi, fiori appena accennati nella delicatezza di morbide cromie e un “cardo” disegnato in basso a sinistra. Il volto del giovane “non descrive un’ identità definita–sottolinea Irene Finiguerrama una presenza interiore, come una figura che affiora come memoria dell’anima, come tracce di un mistero che non si lascia afferrare ma solo intuire”. E mistero, realtà simbolica è ancora il “cardo” che si ripete da “The Silent Choir” al più piccolo “Sorrowful Charm”, dove appare tenuto in mano forse dallo stesso giovane del precedente dipinto. Anche qui, non semplice  grafica ornamentale di una comune “pianta” erbacea, ma, in ambito religioso, elevato simbolo associato al dolore, alla corona di spine e alla passione del Cristo, del Cristo che si fa uomo e assume su di sé la maledizione della Genesi per redimere l’umanità. Ancora Irene Finiguerra:“Queste opere parlano a chi crede, ma anche a chi è in ricerca. A chi riconosce nel tempo pasquale un mistero di fede e a chi, semplicemente, attraversa la Cattedrale in cerca di silenzio. Non chiedono appartenenza, ma disponibilità all’ascolto. In un tempo spesso segnato dal rumore e dalla fretta, invitano a sostare senza difese, a lasciarsi toccare da una luce che non impone risposte ma apre domande. Fino a giugno, nel tempo disteso che segue la Pasqua e conduce verso la pienezza della luce estiva, queste immagini continuano a parlare di vita che rinasce e di presenza che si fa discreta. Non proclamano, non spiegano: accompagnano. Sono come preghiere mute affidate alla pittura, offerte silenziose che chiedono soltanto di essere accolte”.

Preghiere. Preghiere che fanno volare alto sentimenti d’amore. E che, personalmente, mi sollecitano ricordi e domande su altre accorate musicali invocazioni:

“Ti guardo camminare in chiese così alte/Ti sento parlare e fai esplodere il mio cuore/Sento il …/Sento il coro silenzioso/

E tu, ti prendi cura di me?/E tu, pensi mai a me? …/

Invocazioni, interrogativi riportati in musica “stile – coldwave” nel brano “The Silent Choir” (stesso titolo del dipinto di Albiero) pubblicato nel 2018 dal duo musicale svizzero-britannico degli “Lebanon Hanover”. Puro caso? Mia casuale suggestione? O anche per Riccardo Albiero, fascinosa fonte d’ispirazione? In ogni caso, restano le motivazioni di un dolce incantesimo e “la connessione profonda tra anime solitarie – come si è scritto – che non hanno bisogno di parole per comprendersi”.

“Sia Luce”

Il Progetto mette al centro del suo interesse il complesso della “Cattedrale di Biella”, come fulcro della spiritualità della città e del suo territorio. Dall’ottobre del 2019, anno di nascita del progetto a oggi, sono state più di settanta le iniziative ospitate. “Sia Luce” è dunque un’occasione per approfondire la conoscenza della “Cattedrale” e di tutto il complesso di “architettura sacra” che si è sviluppato, su Piazza Duomo, nel corso dei secoli. Una periodica esposizione di opere d’arte contemporanee legate al tema del “sacro” consentono di integrare e far dialogare i beni artistici che la “Cattedrale” o il “Battistero” custodiscono con un linguaggio nuovo e accattivante.

Per info: tel. 392/5166749 o info.bibox@gmail.como www.bi-boxartspace.com

Gianni Milani

 

Nelle foto: Allestimento interno opere Riccardo Albiero; “The Silent Choir”; “A Sorrowful Charm”; Biella, Piazza Duomo (Ph. Davide Corona)

Giornata senza tabacco: i mozziconi minacciano ambiente e salute

 

“The Best of Cycling 2025” al Forte di Bard

Il meglio della quinta edizione del concorso fotografico organizzato dal grande Roberto Bettini

Fino al 26 luglio

Bard (Aosta)

Un campione assoluto. La mano destra spalancata, ben in vista – a chiaro monito – le cinque dita. E un grido di vittoria che vola alto al cielo. Cristallizzato in una foto di straordinaria potenza emotiva, l’immagine ci riporta al quinto successo dello sloveno Tadej Pogačar (simbolo dell’annata 2025 del ciclismo mondiale) allo scorso “Giro di Lombardia”. La “Classica delle foglie morte”, partita da Como, si concludeva a Bergamo, sabato 11 ottobre di un anno fa. Lo scatto del milanese Gian Mattia D’Alberto è scatto davvero “da manuale” e, di certo, non poteva scegliersi immagine migliore quale simbolo della nuova edizione (la quinta come i successi per l’appunto di Pogačar nella “Classica” lombarda), della mostra fotografica “The Best of  Cycling” che si terrà fino a domenica 26 luglio prossimo al sabaudo “Forte di Bard” ed inaugurata lo scorso sabato 2 maggio, alla vigilia della prossima edizione, numero 109, dell’atteso “Giro d’Italia” (partenza 8 maggio, da Nassebar-Bulgaria ed arrivo il 31 maggio, a Roma), che, anche quest’anno tornerà a solcare, nell’ambito delle sue 21 tappe, la Valle d’Aosta.

Nelle sale delle “Scuderie” del “Forte” troviamo oggi esposte, a cura di Federico Bona, giornalista eporediese che da anni lavora con l’organizzazione del “Giro d’Italia”, una sessantina di immagini selezionate fra quelle che hanno partecipato al “Concorso” (IX Edizione) organizzato da Roberto Bettini, il decano dei fotografi del ciclismo e cofondatore (insieme al figlio Luca, fedele seguace delle orme paterne) con la spagnola “Photo Games Sport Cycling” della “Sprint Cycling Agency”, seconda al mondo solo all’americana “Getty Images”.

Ogni anno, dal 2017, Roberto Bettini coinvolge i colleghi di tutto il mondo per realizzare una “Rassegna” di immagini (rigorosamente riferite alla precedente stagione) che raccontino gli eventi ciclistici degni di memoria; non solo i più importanti ma anche quelli di nicchia, i Grandi Giri e le piccole corse di paese, la strada, la pista e il fuoristrada, il ciclismo degli uomini, delle donne, dei bambini e delle bambine. La Giuria – formata da Lido Andreella (fotografo e organizzatore del Festival Internazionale di fotografia “Dia sotto le Stelle” e del “Busto Arsizio Photo Contest”), Enrico Della Casa, presidente dell’“Unione Ciclistica Europea”, Ornella Badery, presidente del “Forte di Bard”, Ettore Giovannelli, giornalista di “Rai Sport” e Davide Cassani, ex atleta e presidente di “Apt Emilia Romagna” – ha selezionato le migliori tra le oltre 150 foto pervenute in concorso.

Sul gradino più alto del “podio” è salita quest’anno una giovane fotografa italiana, la varesina Sara Cavallini, con uno scatto che, grazie alla tecnica del bianco e nero, rende ancora più suggestivo il panorama delle “Crete Senesi” attraversate dal gruppo durante le “Strade Bianche Women”, corsa in linea femminile che si svolge annualmente (dal 2015) in provincia di Siena. Il secondo posto è andato al belga Stijn Bastens, che è riuscito a catturare l’entusiasmo dei tifosi, birra in mano, mentre tifavano Matthieu van der Poel, l’“Olandese volante”. Il terzo posto è stato assegnato allo scatto dell’olandese Joris Knapen, realizzato durante una tappa del Giro d’Italia, tra gli “anfratti” di un portone. Gran genialata!

Una buona sessantina, s’è detto, gli scatti fotografici esposti. Tutti di notevole spessore e indubbia tecnica. Pur oltre il podio. Tra queste, quella relativa al folto “gruppone” di atleti in transito proprio sotto le mura ottocentesche del “Forte” valdostano – oggi “polo culturale d’eccellenza” nel cuore delle Alpi – durante la ventesima e penultima tappa (Verrés – Sestriere) dello scorso “Giro d’Italia”, tenutosi dal 9 maggio al 25 giugno 2025, 108^ edizione vinta dal britannico Simon Yates. Era sabato 31 maggio. Vincitore di tappa, l’australiano Chris Harper e autore di quella potente immagine, in magnifica contrapposizione alla potenza del “complesso fortificato” della Vallée, proprio quel Luca Bettini, ravennate e figlio di cotanto padre, già prima citato. Uno scatto realizzato esattamente al posto giusto e nel momento giusto. In un perfetto equilibrio di forme e contrasti visivi. Come solo a un grande “creativo” è dato fare. Del resto, che dire, se non “buon sangue non mente”. E ai Bettini, “great cycling photographers”, tutti gli onori!

Gianni Milani

“The Best of Cycling 2025”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 26 luglio

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19

Nelle foto: Immagini di Gian Mattia D’Alberto, Sara Cavallini e Luca Bettini

Tutto pronto per il ritorno del SuperEnduro a Sauze d’Oulx

Sauze d’Oulx torna capitale dell’enduro: il 6 e 7 giugno la terza tappa del circuito nazionale Superenduro MTB

Tutto pronto a Sauze d’Oulx per il ritorno nel panorama nazionale della mountain bike.

Sabato 6 e domenica 7 giugno le montagne dell’alta Valle di Susa ospiteranno la terza tappa del circuito nazionale Superenduro MTB, organizzata da Red Bike, uno degli appuntamenti più attesi della stagione, aperto sia alle bici tradizionali che alle e-bike.

Ma non solo la gara di Sauze d’Oulx, per la sola categoria MTB-Enduro (id. gara 178785), è Internazionale ed assegnerà punti preziosi per la qualificazione alle gare di Coppa del Mondo UCI.

Entriamo nel vivo del programma di questo intenso weekend a due ruote

Venerdì 5 giugno alle ore 14,30 apertura allestimento area paddock e track walk opzionale.

Si entra nel vivo sabato 6 giugno: dalle 8 alle 14 verifica tessere e dalle 8,30 alle 16 prove ufficiali del percorso. Al termine, alle ore 16,30 riunione tecnica e alle ore 17,30 Power Stage per e-MTB. In occasione della III tappa Superenduro a Sauze, sabato 6 giugno alle ore 19, si terrà la premiazione del circuito All Enduro 2025.

Domenica 7 giugno la gara. La partenza del primo concorrente è fissata per le ore 8,30. Nel pomeriggio, alle ore 17 circa, le premiazione di fine gara.

Gli organizzatori ricordano che le iscrizioni si chiudono giovedì 4 giugno.

Nella prima gara stagionale del 26 aprile a Pogno in provincia di Novara ha vinto la classifica assoluta Tommaso Calonaci che ha preceduto Francesco Olivetti Masiero e Davide Cappello.

Domenica 10 maggio a Castino in provincia di Cuneo, nella seconda gara stagionale la vittoria è andata a Tommaso Francardo che ha superato Davide Cappello e Andrea Colombo.

La tappa di Sauze d’Oulx diventa quindi decisiva ai fini delle classifiche in vista dell’ultima gara che si disputerà poi il 12 e 13 settembre a Santo Stefano d’Aveto in provincia di Genova.

L’Assessore al Turismo Davide Allemand che ha seguito tutto l’iter della gara fa il punto della situazione: “Chiaramente per noi è un onore poter nuovamente ospitare questa gara su un circuito storico. I nostri sentieri infatti hanno contribuito a far nascere e crescere la disciplina dell’enduro in quanto Sauze d’Oulx è località simbolo di questo sport sin dal 2008. Questa gara mancava da 6 anni e ringraziamo l’organizzazione di Red Bike per aver riportato in paese una manifestazione di questo livello. Per noi l’enduro è infatti uno degli asset strategici per lo sviluppo turistico estivo della nostra località. Il ritorno di una tappa nazionale così prestigiosa rappresenta un segnale forte, che premia il lavoro fatto in questi anni sulla rete sentieristica e sull’offerta bike. Sauze d’Oulx si conferma una destinazione dinamica, capace di coniugare sport, natura e accoglienza di qualità. Ricordo inoltre che a partire dalle ore 7 di venerdì 5 giugno e sino alla mezzanotte di domenica 7 giugno sarà in vigore l’ordinanza che stabilisce il divieto di sosta in piazza III Reggimento Alpini e nel piazzale sovrastante l’autorimessa interrata di viale Genevris”.

Pianezza incontra l’ambasciatrice del Vietnam

Mario Salvatore Castello (Lista Civica Cirio Presidente): «Sviluppo culturale ed economico assi di un rapporto con la zona Ovest di Torino che cresce ogni anno»

«Le aziende italiane possono essere partner strategici del Vietnam grazie alle loro competenze e alla loro tecnologia nella trasformazione verde e digitale»; così l’ambasciatrice del Vietnam in Italia, S.E. Nguyen Phuong Anh, durante un incontro a Pianezza con il Sindaco, Antonio Castello, Davide Nicco, Presidente del Consiglio regionale, e Mario Salvatore Castello (Lista Civica Cirio Presidente PML), Consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale.

«L’incontro con l’ambasciatrice, S.E. Nguyen Phuong Anh offre un nuovo impulso alle già significative relazioni tra il nostro territorio e il Vietnam, in particolare per quanto riguarda la collaborazione con la Camera di Commercio vietnamita – commenta Mario Salvatore Castello -; tra il 3 e il 5 settembre prossimi, nel corso di un evento denominato Sourcing Vietnam, le aziende del Distretto industriale Torino ovest potranno incontrare 600 aziende vietnamite del mondo della subfornitura durante un evento dedicato a Saigon, intavolando al contempo relazioni importanti per l’esportazione di tecnologia digitale e green».

Chiude Mario Salvatore Castello: «Siamo fieri, come area Ovest della provincia di Torino, di offrire alle nostre aziende e al nostro territorio, e a tutto il Piemonte, opportunità così importanti di relazioni e sviluppo, particolarmente in una congiuntura evidentemente molto complicata a seguito delle problematiche internazionali: guardare a mercati e opportunità anche in terre lontane è sicuramente una prospettiva che può apportare grande contributo alle nostre imprese».

Undicenne si tuffa nel fiume e non riemerge

Si è tuffato nel fiume Sesia e non è riemerso. E da  24 ore vigili del fuoco, carabinieri e polizia stanno cercando un ragazzino di 11 anni di origini nordafricane, residente a Vercelli, studente della scuola media Gioberti. Lui e due amici  avevano deciso di passare il pomeriggio sul fiume nel tratto tra il ponte ferroviario e quello di corso Novara.

La procura indaga sull’appalto per i lavori della Città della Salute di Torino

La Procura di Torino ha avviato accertamenti sull’assegnazione dei lavori per il nuovo Parco della Salute, l’opera destinata a diventare il più importante cantiere cittadino dei prossimi anni. Il progetto, che prevede un investimento superiore al miliardo di euro, porterà alla realizzazione del nuovo polo ospedaliero chiamato a sostituire le strutture delle Molinette e del CTO. Nell’ambito dell’inchiesta, i magistrati hanno disposto una serie di perquisizioni affidate alla Guardia di Finanza, che ha acquisito documentazione e supporti informatici per ricostruire le fasi della procedura di gara e verificare eventuali irregolarità.

Al centro delle verifiche vi sarebbe un contatto avvenuto poco prima dell’aggiudicazione dell’appalto tra la stazione appaltante e il consorzio poi risultato vincitore. Secondo quanto emerge dagli accertamenti, alla società sarebbe stata comunicata un’informazione ritenuta particolarmente rilevante: il ritiro degli altri potenziali concorrenti dalla gara. Una circostanza che, se confermata, avrebbe consentito al consorzio di definire la propria offerta economica con un ribasso contenuto, ma comunque sufficiente per ottenere l’assegnazione dei lavori. Gli inquirenti intendono chiarire se, nella fase finale della procedura, il consorzio aggiudicatario abbia beneficiato di un trattamento di favore rispetto agli altri operatori coinvolti.