ilTorinese

Terapia domiciliare bloccata dalla neve: carabinieri soccorrono 85enne

Solo e anziano, con i figli all’estero, aspettava l’ossigenoterapia domiciliare che la neve aveva reso impossibile. I carabinieri sono intervenuti e lo hanno soccorso. È successo a Grondona, nell’Alessandrino, dove un 85enne, a causa delle difficili condizioni meteo, non ha potuto ricevere l’assistenza programmata.

La donna incaricata del servizio – che prevede il supporto di una badante per la gestione dei macchinari di ventilazione- è rimasta coinvolta in un incidente stradale e non ha potuto raggiungere la casa dell’uomo.

Il signore ha così deciso di chiamare i carabinieri. Giunti sul posto, nonostante la neve, i militari sono rimasti con lui fino alla fine, permettendogli di completare la terapia.

VI.G

Marilyn Monroe, una vita in salita

Chi fu davvero “La Bomba Bionda”?

 

La leggenda sexy del cinema nasce con il nome di Norma Jeane Baker Mortenson il 1° giugno del 1926, alle 9.30, presso il General Hospital di Los Angeles. Inizia così una vita tutta in salita. Sua madre, Gladys Pearl Monroe, affetta da gravi disturbi psichici, sta lasciando John Newton Baker per sposare Martin Edward Mortenson, pur avendo contemporaneamente altre relazioni, per cui la vera paternità della bimba è destinata a non essere mai chiarita del tutto. Alcuni mesi dopo la nascita, la madre, forse per evitare problemi legali legati all’illegittimità, le cambia il nome in Norma Jeane Baker Monroe.

Privata della stabilità affettiva di cui avrebbe invece disperatamente avuto bisogno, Norma Jeane, dopo troppe esperienze in famiglie affidatarie e orfanotrofi, cerca disperatamente la serenità sposandosi a sedici anni con James Dougherty, di soli cinque anni più grande.

Un’unione destinata a diventare un ulteriore dolore. La giovane coppia vive in casa con la famiglia e, quando Dougherty si arruola nella marina mercantile, la convivenza si fa difficile. È a questo punto che il destino entra in gioco.  Mentre Norma lavora come operaia presso una ditta che produce paracadute per l’industria aeronautica, il fotografo David Conover la immortala per la rivista Yank.

Da quel momento in poi, sotto la guida di Andrè De Dienes, Norma Jeane conquista le copertine delle riviste fino al momento in cui la Fox la nota e le si aprono le porte di Hollywood. Marilyn studia all’Actors Lab di Hollywood e recita al Bliss-Hayden Miniature Theatre di Beverly Hills prima di prendere parte al suo primo film. Siamo nel 1947 e a lei sono affidate poche battute in “The Shocking Miss Pilgrim” di George Seaton. Seguono piccole parti che a volte vengono tagliate in post produzione. In questi anni “muore” Norma Jeane e comincia a brillare Marilyn Monroe, anche se l’identità verrà legalmente cambiata soltanto nel 1956. Nel 1948 diventa Miss California Artichoke Queen, ma è una magra consolazione: nel frattempo la Fox rescinde il contratto e Marilyn si trova senza lavoro. Secondo alcune fonti sarebbe arrivata addirittura a fare la spogliarellista e a prostituirsi per potersi mantenere nonostante un breve periodo di collaborazione con la Columbia Pictures.

L’attrice, pur di lavorare, accetta anche di sottoporsi a piccoli ritocchi di chirurgia plastica al naso e al mento per “ammorbidire” il suo viso e posa nuda. Immagini che poi anche Playboy cercherà di utilizzare.

È ancora il destino a mischiare le carte quando a una festa di fine anno del 1948 incontra l’agente Johnny Hyde che si innamora di lei e la propone per alcune parti.  La inserisce nel cast di “Giungla d’asfalto di John Huston e poi convince Joseph L. Mankiewicz a scritturarla per “Eva contro Eva”. È la svolta decisiva.

Dopo aver recitato in “Il magnifico scherzo” diretta da Howard Hawks, Marilyn nel 1952 ottiene il suo primo ruolo da protagonista in “La tua bocca brucia”. Dal 1953 si conferma una star con  “Come sposare un milionario”  di Jean Negulesco e  “Gli uomini preferiscono le bionde” di Howard Hawks, “La magnifica preda“, del 1954, di  Otto Preminger e “Quando la moglie è in vacanza” di Billy Wilder. Nello stesso anno sposa il famoso giocatore di baseball, Joe Di Maggio. Un’unione destinata a naufragare nel giro di un anno lasciando l’attrice sentimentalmente distrutta tanto da decidere di trasferirsi a News York per cercare un nuovo inizio. È l’ennesimo giro di boa: proprio qui conoscerà il commediografo, Arthur Miller (1915-2005). Un colpo di fulmine che culminerà con le nozze nel 1956. Convinta di aver raggiunto la stabilità e trovato l’uomo della sua vita, Marilyn fonda addirittura una casa di produzione, la Marilyn Monroe Productions, con cui gira un unico film destinato al fallimento: “Il principe e la ballerina”, con Laurence Olivier. Come attrice rinasce invece grazie a Billy Wilder con “A qualcuno piace caldo”. Nel frattempo entra in crisi il matrimonio con Miller e si profila all’orizzonte un nuovo amore: Yves Montand. È un momento magico e la diva, nel 1962, vince il Golden Globe come migliore attrice che la conferma nell’Olimpo di Hollywood. Ma il destino, come sempre, gioca con lei e nella sua vita arrivano il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e il fratello Robert. Per il presidente lei è una conquista, poco più di un gioco, per suo fratello è amore. Un pericoloso triangolo destinato a devastare ancora di più il delicato equilibrio della donna. Nel 1962 “Gli spostati”, scritto per lei dal marito Miller, da cui sta divorziando, è il suo ultimo film. È ormai una donna in crisi e, nella notte fra il 4 e il 5 agosto 1962, Marilyn viene trovata morta, apparentemente suicida, nella sua casa di Los Angeles, per un’overdose di barbiturici. Circostanze mai del tutto chiarite che fanno calare il sipario sulla vita terrena di una donna, ma non sul suo mito.

Debora Bocchiardo

Emergenze e incendi boschivi: nuova intesa tra Regione Piemonte e Vigili del fuoco

Protezione civile e incendi boschivi: Regione Piemonte e Vigili del fuoco rafforzano l’intesa

Regione Piemonte e Direzione regionale dei Vigili del fuoco compiono un passo decisivo nel consolidamento della collaborazione istituzionale in materia di protezione civile, lotta agli incendi boschivi e formazione del volontariato. Con la firma della Convenzione, avvenuta oggi a Palazzo della Regione, viene definito un quadro operativo chiaro e stabile che disciplina ambiti, modalità di intervento e risorse dedicate.

Alla sottoscrizione dell’accordo hanno partecipato l’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi, il direttore regionale dei Vigili del fuoco del Piemonte Alessandro Paola e la viceprefetto vicario di Torino Alessandra Tripodi.

La Convenzione rappresenta un passaggio strategico per il sistema regionale di prevenzione e gestione delle emergenze, superando una fase caratterizzata da interventi occasionali e strumenti non omogenei. L’intesa introduce infatti una cooperazione strutturata, continuativa e programmata tra le istituzioni coinvolte, rafforzando l’efficacia delle azioni sul territorio.

L’accordo prevede uno stanziamento complessivo di 800 mila euro per il biennio 2026–2027, pari a 400 mila euro annui, destinato al sistema regionale antincendio boschivo. Le risorse sosterranno le attività della Direzione regionale dei Vigili del fuoco, garantendo il funzionamento della Sala operativa unificata permanente (SOUP), il coordinamento degli interventi di spegnimento via terra e via aerea, l’impiego di personale specializzato e lo svolgimento di esercitazioni e attività di addestramento congiunto.

Accanto a questo investimento, la Regione Piemonte destina ulteriori 200 mila euro alla formazione, con l’obiettivo di rafforzare le competenze operative del sistema. Grazie a queste risorse saranno formate 456 unità di personale, per oltre 40 mila ore complessive di attività, attraverso percorsi dedicati alla gestione delle emergenze, alla sicurezza, agli interventi antincendio e al coordinamento tra le diverse componenti operative.

La Convenzione si inserisce in un percorso più ampio già avviato dalla Regione Piemonte con la sottoscrizione di un Accordo quadro con i Vigili del fuoco, volto a costruire una collaborazione trasversale su tutte le principali aree della protezione civile: dalla prevenzione dei rischi naturali alla gestione delle emergenze, dal dissesto idrogeologico al supporto tecnico-operativo sul territorio.

Un cambio di passo significativo che restituisce al Piemonte un modello di cooperazione istituzionale solido e coerente, capace di integrare pianificazione, prevenzione, formazione e capacità operativa.

Nel panorama delle iniziative territoriali si segnala anche l’impegno della Provincia di Novara, che con il presidente Marco Caccia e il consigliere delegato alla Protezione civile Lido Beltrame ha avviato un progetto strutturato a sostegno della formazione dei Vigili del fuoco volontari, rafforzando ulteriormente il sistema locale di sicurezza grazie a una collaborazione concreta tra enti e Comando.

«Oggi – ha detto l’assessore regionale alla Protezione Civile, Marco Gabusi – la Regione Piemonte compie un passo fondamentale per rafforzare il proprio sistema di Protezione civile. Questa Convenzione non è solo un atto amministrativo, ma il risultato di un grande lavoro di collaborazione istituzionale: per questo motivo intendo ringraziare il consigliere regionale Paolo Ruzzola, sempre vicino alla componente volontari, che ci ha consentito di mettere finalmente a sistema competenze, professionalità e risorse. Tutto ciò significa investire sulla sicurezza dei cittadini e sulla capacità reale di risposta alle emergenze».

L’assessore Gabusi ha poi aggiunto che «con questo atto, la Regione Piemonte rafforza in modo concreto la propria capacità di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dall’aumento dei rischi naturali, puntando su un sistema integrato, coordinato e strutturalmente preparato, fondato su cooperazione istituzionale, investimenti e formazione continua».

Il direttore regionale dei Vigili del fuoco del Piemonte, Alessandro Paola, ha evidenziato che «la sottoscrizione di accordi negoziali con Regione Piemonte consentirà di realizzare nuove strategie operative finalizzate al potenziamento della capacità di risposta alle emergenze e alla prevenzione dei rischi territoriali. Il ruolo dei Vigili del fuoco, con le proprie componenti operative permanenti e volontarie presenti in regione, sarà ancora più incisivo in virtù della collaborazione istituzionale nell’ambito del più ampio quadro di competenze che Regione Piemonte assicura nel proprio sistema di protezione civile. Parimenti la Direzione regionale dei Vigili del fuoco assicura, per tutte le attività oggetto di convenzione, la funzione di raccordo con la struttura unitaria centrale del Corpo dei vigili del fuoco, operante a livello nazionale».

A chiudere, l’intervento della viceprefetto vicario di Torino Alessandra Tripodi, che ha sottolineato come «la Protezione civile è fatta di una collaborazione costante e ormai consolidata, richiede uno spirito di squadra che qui è già realtà e che oggi trova un ulteriore coronamento con questo protocollo, soprattutto in scenari complessi come quelli degli incendi boschivi. La Prefettura può sempre contare su un Corpo composto, che garantisce risposte molto professionali e tempestive. Considerando che il territorio del Piemonte è particolarmente fragile, è necessario che tutte le componenti e le professionalità si integrino all’interno del sistema per dare risposte sempre più efficaci».

Margherita, la “Regina – madre degli Italiani” che cavalcò il futuro

Alla “Palazzina di Caccia” di Stupinigi, un “programma diffuso” per raccontare, nel Centenario della scomparsa, la regina più moderna d’Italia

Da gennaio a luglio 2026

Secondo lo storico e saggista astigiano Ugoberto Alfassio Grimaldi, fu il personaggio politico dell’Italia unita che seppe destare, con tutti i “distinguo” d’obbligo, “dopo Giuseppe Garibaldi e Benito Mussolini, i maggiori entusiasmi nelle classi elevate e nelle classi umili”. Abbigliamento sempre elegante e ricercato, una costante affabilità e una profonda cultura, ma soprattutto un’assetata curiosità del “nuovo”, delle emergenti (fantascienza in allora) innovazioni tecnologiche, tanto da far pensare (ah, se avesse avuto fra le mani la micidiale arma di uno smartphone!) all’odierna figura di un’“influencer” decisamente ante litteram, la regina Margherita di Savoia (all’anagrafe Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia – Genova; Torino, “Palazzo Chiablese”, 1852 – Bordighera, 1926), andata in sposa a re Umberto I e prima regina consorte d’Italia, sarà la grande protagonista di un ricco calendario di iniziative, in programma alla “Palazzina di Caccia” di Stupinigi, per ben sette mesi, da questo gennaio al prossimo luglio, teso a celebrare, attraverso articolati “passaggi” della sua vita, il Centenario della sua scomparsa, avvenuta a 74 anni, nell’amata “Villa Margherita” (suo “buen retiro” invernale) di Bordighera. Un ricco calendario di eventi che vuole avere, quale filo conduttore, proprio il suo sorprendente desiderio di “modernità” (fu anche grande appassionata di alpinismo e prima donna a scalare nel 1889 la “Punta Gnifetti” sul Monte Rosa) e quell’innata capacità di universale “fascinazione” (anche oltre le mura reali) che le valsero significativi omaggi popolari e poetici: dalla celebre “pizza Margherita” creata per lei a Napoli da tal pizzaiolo Raffaele Esposito, alla famosa “ode” carducciana “Alla regina d’Italia”, scritta e a lei dedicata dal “poeta dei paesaggi maremmani”, subito dopo la visita bolognese dei sovrani nel novembre del 1878.

“Margherita. Un secolo di storia” è il titolo di un progetto trasversale che intreccia storia, costume, mobilità e gusto, sviluppato grazie alla collaborazione con il “MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile”, collezionisti privati e altre realtà non solo culturali, tra cui “Museo del Cioccolato e del Gianduja Choco-Story Torino” e “Pfatisch”.

Cuore del programma è la mostra “Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna”, in programma dal 5 marzo al 28 giugno nella “Citroniera di Ponente” e realizzata in collaborazione con il “MAUTO”“Undici automobili originali” di fine Ottocento e inizio Novecento (dalla “Benz Victoria”, 1893 alla “Fiat Tipo Zero A” del 1913), affiancate da “nove carrozze storiche” provenienti dalla prestigiosa collezione privata “Nicolotti Furno”, raccontano di quando cavalli e motori cominciarono a condividere le stesse strade e il futuro cominciò a “prendere velocità”. Un tema che riflette perfettamente la figura di Margherita, lei stessa dotata di “patente di guida” e proprietaria di una scuderia di ben “tredici automobili”.

Accanto alla mostra, il percorso “Le stanze di Margherita” (che s’insediò nella “Palazzina” fra il 1901 ed il 1919, prima della sua trasformazione in “Museo”) accompagna i visitatori all’interno dell’ “Appartamento di Levante” e in altri spazi, mettendo a confronto fotografie storiche e ambienti attuali. Ne emerge il ritratto di una regina stupenda “interior design”, capace di rendere abitabile e personale anche una residenza monumentale, dove introdusse nuovi comfort (dai servizi igienici con acqua calda e fredda all’ascensore a pompa idraulica recentemente restaurato), portando il suo “moderno” gusto personale e un modo diverso di abitare gli spazi reali.

In programma anche il progetto speciale “Le Perle della Regina”, un cioccolatino ideato dal “Museo del Cioccolato e del Gianduja Choco-Story Torino” e realizzato da “Pfatisch”: una creazione unica, nata dal “cuore di nocciola Piemonte IGP”, avvolto da un delicato guscio di cioccolato bianco, lucido e perlaceo, che richiama le preziose “collane di perla” (“margarìtes” in greco, da cui il nome Margherita) tanto amate dalla sovrana.

Il racconto si chiude, infine, con il ciclo di conferenze “Margherita a Stupinigi e il suo tempo” che affronta la figura della regina attraverso temi contemporanei – moda, automobili, cucina, design – le visite guidate mensili “Margherita e Stupinigi”, per culminare con la rievocazione storica “I giorni di Margherita”, in programma sabato e domenica 20 e 21 giugno, evento diffuso, a cura de “Le vie del tempo”, che “restituisce atmosfere, gesti e presenze del primo Novecento”.

Per ulteriori info: “Palazzina di Caccia”, piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino, Torino; tel. 011/6200634 o www.ordinemauriziano.it

Fino al mese di luglio 2026

Orari: mart. – ven. 10/17,30; sab. – dom. e festivi 10/18,30

Gianni Milani

Nelle foto: Ritratto della regina Margherita; La regina in auto, fine ‘800; La regina nella “Sala da gioco”; I cioccolatini “Pfatisch” e le perle della regina (Ph. Alessandro Rota)

ASA, Sergio Bartoli: «Con serietà la Regione tutela i Comuni ed evita gravi ripercussioni sui cittadini»

APPROVATO IL DISEGNO DI LEGGE 

Il Consiglio regionale ha approvato il Disegno di legge regionale che prevede l’erogazione di un contributo regionale di 1 milione di euro, vincolandolo alla sottoscrizione della transazione extragiudiziale e alla compartecipazione finanziaria degli enti locali per 8 milioni.

«La scelta di procedere con una legge ad hoc – spiega Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML), che ha svolto il ruolo di relatore del Disegno di legge, accompagnandone l’iter secondo il percorso istituzionale definito, a partire dall’esame nella seduta congiunta tra la I Commissione consiliare Bilancio e la V Commissione Ambiente di cui ricopre la carica di presidente – è stata dettata dalla complessità e dalla delicatezza della vicenda. Non si è perso tempo, ma si è scelto un metodo serio e responsabile, in grado di garantire una soluzione giuridicamente solida e finanziariamente sostenibile. Credo che sia un risultato apprezzabile raggiunto dall’Ente Regione Piemonte nel suo insieme e che non sia corretto tentare di costruirsi meriti personali che, invece, sono solo frutto di un approccio condiviso all’insegna del buon senso».

«Da ex Sindaco di uno dei 52 Comuni canavesani coinvolticonclude Bartoli – esprimo il sollievo perché finalmente si intravvede una soluzione concreta a una situazione che, dopo la definizione del debito di ASA in oltre 70milioni di euro, rischiava di compromettere l’attività di decine di Enti Locali: oggi abbiamo posto le basi per evitare che questa situazione molto grave ricadesse, anche con un forte impatto economico, sui cittadini».

Torino-Bardonecchia, tir perde cisterna pericolosa in galleria

Trasportava una sostanza pericolosa e, da un tir, il semirimorchio si è improvvisamente sganciato dalla motrice, provocando l’incidente. È successo sulla Torino-Bardonecchia a Exilles, nel tardo pomeriggio di ieri, quando nella galleria Cels il mezzo pesante viaggiava in direzione della Francia.

Per mettere in sicurezza la cisterna, questa è stata portata all’esterno della galleria, per essere travasata in una seconda cisterna di soccorso. Sul posto sono intervenute otto squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale di Torino, per un complessivo di 24 unità. Le operazioni di travaso, durate ben 2 ore, sono state condotte dal nucleo travasi di Torino durante la notte. La tratta è stata chiusa nelle ore successive per consentire lavori di manutenzione programmati. Fortunatamente non sono risultate persone coinvolte. Sul posto è giunta anche la polizia stradale di Susa e gli ausiliari della Sitaf.

VI.G

Sommersi e abusivi: 57mila imprese piemontesi pagano il prezzo più alto

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In Piemonte oltre 57mila imprese artigiane, pari al 50,3% del totale, sono quotidianamente schiacciate dal peso della concorrenza sleale e delle pratiche commerciali scorrette.

Un vero e proprio esercito composto soprattutto da muratori (17.140 imprese), attività di acconciatura ed estetica (10.478), manutenzione e riparazione di autoveicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188) e idraulici (5.111). A questi si aggiungono i riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), i tassisti (2.234), i manutentori del verde (1.896), oltre a fotografi (751), videoperatori (179) e traslocatori (107).
In totale 57.211 imprese che operano sotto pressione a causa di una concorrenza che evade il fisco, ignora le regole e non garantisce sicurezza.

La fotografia regionale è netta: edilizia, benessere, riparazione dei veicoli, impiantistica e manutenzioni risultano tra i settori più colpiti dalla presenza di operatori sommersi che sfuggono a costi, obblighi normativi e responsabilità.

A livello provinciale, il fenomeno è particolarmente evidente a Torino, dove sono 30.963 le imprese artigiane penalizzate dalla concorrenza sleale (52,1% del totale). Seguono Cuneo con 8.015 imprese (46,9%), Alessandria 4.962 (49,9%), Novara 3.960 (45,6%), Asti 2.952 (49,4%), Biella 2.287 (51,1%), Vercelli 2.185 (51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola 1.867 (47,3%).

A confermare la gravità del quadro è il 20° Rapporto “Galassia” di Confartigianato Imprese, che stima il valore dell’economia sommersa in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL nazionale. Di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. Un fenomeno in forte crescita: +7,5% in un solo anno, trainato da un aumento dell’11,3% del lavoro irregolare.
Nei servizi – che includono benessere, cura della persona e attività creative – il tasso di irregolarità raggiunge il 13,1%, mentre nelle costruzioni si attesta al 10,3%. Complessivamente, sono 588.150 le imprese artigiane italiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale.

«La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua, ma una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. A pagarne il prezzo non sono solo le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori insicuri, privi di garanzie e di qualsiasi tracciabilità. Servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Nel settore del benessere, ad esempio, l’abusivismo non è solo un problema economico, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli rigorosi. L’impressione è che troppo spesso si colpisca chi è tracciabile, perché più facile, mentre chi opera fuori dalle regole continua a danneggiare clienti e a screditare interi settori fondati su professionalità e investimenti».

Cosa c’è nel bilancio di previsione: dalla Regione sostegno a imprese e territori

Il Bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Piemonte, approvato dal Consiglio regionale, conferma secondo la Giunta regionale guidata da ALberto Cirio “una linea di rigore e responsabilità finanziaria, assicurando stabilità dei conti, sostegno a imprese e territori e tutela dei servizi essenziali”.

«È un bilancio di buon senso, di equilibrio e di serietà. Quella serietà che ha fatto sì che dal 2019 a oggi la Corte dei Conti abbia sempre parificato senza eccezioni i conti della Regione Piemonte – afferma il presidente Alberto Cirio – Ha ottenuto il parere favorevole dei revisori, mette in sicurezza il pagamento dei debiti del passato e, nello stesso tempo, non taglia i servizi, garantisce gli investimenti per il futuro e continua a darsi delle priorità, soprattutto sulla salute delle persone e sul futuro dei nostri figli».

Nel 2026 il bilancio presenta entrate e spese per 18,35 miliardi di euro, nel pieno rispetto dei vincoli nazionali ed europei. Prosegue il percorso di riduzione del disavanzo: il disavanzo di amministrazione presunto scende a 1.586 milioni di euro, in miglioramento rispetto agli anni precedenti.

Il disavanzo da ripianare nel 2026 ammonta a 103,9 milioni di euro, in linea con il piano concordato con la Corte dei conti e aggiornato alla Legge di Bilancio dello Stato. «Il contenimento del disavanzo – evidenzia l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano – non è solo un obbligo normativo, ma un segnale di serietà nei confronti dei cittadini e delle imprese. Continuiamo a ridurre progressivamente il debito senza tagliare i servizi. Abbiamo garantito risorse stabili per tutti i comparti, sensibili e non: dalla sanità alla cultura, dal welfare allo sport».

Le principali voci

La manovra privilegia investimenti e sviluppo: nel 2026 le spese in conto capitale superano 1,14 miliardi di euro, mentre le spese correnti ammontano a 12,83 miliardi.

La sanità è la voce principale del bilancio, con oltre 9,3 miliardi di euro destinati al sistema sanitario regionale. Proseguono gli investimenti in edilizia ospedaliera, anche grazie alle risorse Pnrr, FSC e Inail. «Difendiamo un modello sanitario pubblico e accessibile – ribadisce Tronzano – e sappiamo valorizzare anche il contributo del privato, in un’ottica di sussidiarietà intelligente che migliora l’efficienza e amplia l’offerta di servizi».

Sul fronte produttivo, la Regione sostiene imprese, artigianato, innovazione e internazionalizzazione attraverso bandi e strumenti finanziari, in sinergia con fondi europei e Programma operativo complementare. Tra le risorse principali: 865 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione 2021–2027, 756 milioni per lo sviluppo rurale e oltre 3,5 miliardi di fondi Pnrr già assegnati.

Il bilancio 2026 prosegue infine la razionalizzazione della spesa: i costi del personale restano stabili e la rinegoziazione dei mutui consente una riduzione degli oneri finanziari. «In linea con quanto previsto dalla Legge di bilancio statale – puntualizza Tronzano – utilizziamo tutti gli strumenti disponibili per alleggerire il carico finanziario della Regione. Le risorse liberate vengono reinvestite per rafforzare la sanità».

«Questo bilancio – conclude Tronzano – è il frutto di un lavoro collegiale, trasparente e condiviso. Ringrazio la Commissione Bilancio, i dirigenti, i tecnici e tutti i consiglieri, anche di opposizione, che hanno contribuito con proposte e osservazioni. In un momento delicato per i conti pubblici, la Regione Piemonte dimostra che è possibile coniugare rigore, sviluppo e tutela sociale, senza chiedere nuovi sacrifici ai cittadini».

Se vuoi, posso accorciarlo ancora di più (versione comunicato stampa breve) oppure renderlo più divulgativo per un pubblico non tecnico.

Giachino: “Lo Russo Si sposta a sinistra per coprire le gravi colpe di AVS” 

 

I gruppi cattolici che hanno appoggiato negli anni le Giunte di sinistra ,di fronte a una Torino indebolita economicamente e socialmente e ferita da due manifestazioni che hanno dato fiato all’estremismo violento e distruttivo , continueranno a fare come le tre scimmiette?

 
Caro Direttore,
sono rimasto deluso dall’intervento del Sindaco in Consiglio Comunale che aldilà di citazioni importanti ha difeso la sua componente di sinistra AVS grande supporter di Askatasuna  cui è legata sin dalla lotta NOTAV. La DC che Lorusso ha avuto tempo di conoscere, dopo la giornata di sabato avrebbe tolto le deleghe a AVS e avrebbe dato vita a una Giunta monocolore per portare la Città alle elezioni.  Così oggi Askatasuna ha una propria rappresentanza nella Giunta Comunale, mentre Castellani nel 1998 allontano’ Stefano Alberione di Rifondazione Comunista che troppo vicino ai Centri Sociali. Una Città in cui aumenta la cassa integrazione riducendo la domanda di consumi che penalizza da anni il nostro commercio. Una Città governata dal 1993 dalla sinistra, con la parentesi della Giunta Appendino, che non ha  saputo gestire la vicenda di questo stabile di corso Regina Margherita occupato da trent’anni . Lorusso ha avuto certamente il merito di cercare una soluzione ma ha fatto un errore gravissimo. La precondizione per sedersi attorno al tavolo con i Garanti dei Centei sociali era l’abbandono definitivo dalle lezioni di violenza come metodo di lotta politica. Ecco perché anche per governare le Città ver avuto una esperienza di governo nazionale e’ importantissima.
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Così mentre i garanti discutevano i loro assistiti andavano ad assaltare il cantiere della TAV, a bloccare la stazione, ad assaltare la redazione de La Stampa. Partecipavano alle manifestazioni Pro PAL istruendo i ragazzi più giovani alla lotta. La trattativa inoltre ha dato una patente di legalità ad un gruppo quelli di Aska che invece ha la violenza come metodo che sublima la lotta politica. Non è bastata la violenza del Sabato prenatalizio conclusosi con l’annuncio della grande manifestazione di sabato 31 gennaio lanciata con il programma “Ci prenderemo la Città”. Non è che i ragazzi di Askatasuna avessero nascosto i programmi . Avevano detto che sarebbero arrivati i loro amici dall’estero . Avevano preannunciato tre cortei per prendersi la Città. Dopo la grande Assemblea a Palazzo Nuovo lo avevano scelto come ospitalità agli amici che arrivavano d fuori. Negli ultimi giorni erano giunte segnalazioni di elementi non proprio raccomandabili con sacchi e zaini ospitati dai loro amici torinesi. Alcuni giornali enfatizzavano il crescere delle adesioni. Mentre fiorivano le adesioni di dirigenti della sinistra politica e sociale che avrebbero dovuto cogliere prima di tutti i segnali di chi stava arrivando in Città. Sabato mattina, forse tardi, la Procuratrice del Piemonte, Lucia Musti, nel commentare le violenze nelle piazze spiegava con chiarezza e coraggio il clima culturale  che le rende possibili. Per la Procuratrice a Torino c’è un’area grigia ,colta e borghese, (upper class, che dico io ha sempre appoggiato le Giunte di sinistra) benevola con gli antagonisti. Sono d’accordo con l’ex pm Rinaudo che gli attacchi al cantiere della TAV, il blocco delle stazioni ferroviarie e gli scontri con le forze dell’ordine si possono considerare come attacchi allo Stato.

Come può un Amministrazione comunale come quella di Torino, medaglia d’oro della Resistenza , avere nella sua Amministrazione esponenti che dialogano amichevolmente con la gente di Askatasuna che ha questi programmi?  Come fa il Sindaco a non fare questa analisi? Un contro è essere contrari alla TAV in Parlamento o nelle sedi Istituzionali, un conto è andare ad attaccare il cantiere definito dal Parlamento di interesse nazionale. Tenuto conto della durezza degli scontri io faccio i complimenti alle Forze dell’ordine perché avrebbero potuto ripetersi le scene del G8 di Genova.  Sono sempre più convinto che il Sindaco se avesse consultato gli amici autorevoli che frequentava nei primi anni 2000 gli avrebbero consigliato di togliere le deleghe a AVS o di dar vita a una Giunta monocolore. Tutto questo però interpella i cattolici impegnati in politica a partire da chi arriva dalle file della DC. Torino dopo trentatré anni di amministrazioni di sinistra e’ ancora in cerca di futuro, e” la capitale della cassa integrazione,  ha una grande precarietà nel lavoro giovanile, non ha saputo difendere la sua grande industria ed ha grossi problemi nei suoi collegamenti con autostrade vecchie, un aeroporto poco sviluppato , una tangenziale incompleta ed è in grave ritardo a realizzare la TAV e la Linea 2 della Metro. Torino è sempre più spaccata in due con i quartieri periferici sempre più abbandonati. Sabato pomeriggio sono passato dall’Oratorio della Resurrezione in Barriera dove un centinaio di ragazzi festeggiavano Don Bosco e mi sembrava di essere in un altro mondo malgrado a due kilometri c’erano gli scontri aperti dagli estremisti contro le forze dell’ordine.

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Mino GIACHINO 

Responsabile UDC TORINO 

Noi siamo con voi: “la violenza è cieca contrapposizione”

I gravissimi fatti di sabato pomeriggio a Torino interrogano tutti i
credenti soprattutto su come non confondere gli inaccettabili eccessi
di alcuni con il sentimento mite della maggioranza e con la sofferenza
silenziosa di tanti che vivono la povertà e l’emarginazione. Dobbiamo
essere consapevoli che dietro queste violenze non c’è opposizione
politica, ma contrapposizione cieca, non ci sono strategie, ma
tattiche di guerriglia urbana che si rinnovano ad ogni occasione, con
azioni organizzate e pianificate.

Ma c’è di più. La stessa procuratrice generale del Piemonte, Lucia
Musti, parla non solo di violenze di piazza ma di clima culturale
che, a suo dire, le rende possibili. Denuncia la presenza di «una area
grigia di matrice colta e borghese» che rispetto alle violenze degli
antagonisti a Torino nutre un atteggiamento di «benevola tolleranza», e
denuncia una «lettura compiacente» da parte di “taluni soggetti della
classi sociali più intellettualmente preparate”, i quali con il loro
scrivere, il loro condurre a normalizzazione, il loro agire in
appoggio, immiseriscono quella parte di società che invece “dovrebbe
svolgere una illuminata azione di deterrenza e di rispetto delle regole
democratiche”.

Per questo occorre promuovere il dialogo – come scrive Papa Leone XIV –
e non arrendersi ad una polarizzazione estremista e ingannevole che
riduce la realtà ad una sua parodia, le radici culturali e religiose
quasi ad etichette da esibire, il pensiero ad un calcolo.

Noi del Coordinamento Interconfessionale del Piemonte non vogliamo
accontentarci di una fede marginale e privata. Vogliamo essere voce
che denuncia e propone, in un mondo spesso afono e dove troppi non
hanno voce. Questo è amore politico perché l’indifferenza è il cancro
della democrazia. L’impegno di chi crede dà senso a quel Tavolo della
Speranza nato nel luglio scorso, proprio a Torino, per contrastare
l’odio, le divisioni e disarmare il linguaggio.

Educare alla speranza significa vivere incentrando l’esistenza nel rispetto per la dignità della persona e la promozione di una cultura che si sposa con l’inquietudine e la
condivisione del sapere, di un atteggiamento che è un avventurarsi con
umiltà nel mistero della vita.

A nome del Coordinamento interconfessionale dell Piemonte Noi siamo con voi”

Giampiero Leo, Younis Tawfik, Dario Disegni, Walid Bouchnaf, Antonio Labanca, Amir Younes, Stefania Palmisano, Idris Bergia, Loredana Annaloro, Maria Requena, Giuseppe Cicogna, Walter Nuzzo