ilTorinese

Confidi, cresce il credito direttamente alle imprese

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COMITATO TORINO FINANZA: RAPPORTO CONFIDI 2026

STOCK DI GARANZIE PER 7,4 MILIARDI ALLE PMI

 

A fine 2025 questi consorzi erano 164. In crescita l’erogazione di credito diretto alle imprese. Vladimiro Rambaldi: “Il sistema dei Confidi continua a rivestire un ruolo importante nell’affiancamento e nell’accompagnamento delle PMI”.

 

Alla fine del 2025 i Confidi in Italia erano 164, di cui 30 Confidi maggiori e 134 minori. Il numero è in diminuzione di 15 unità rispetto all’anno precedente (due Confidi maggiori in meno per effetto di fusioni; 13 in meno fra i minori). I Confidi italiani detengono complessivamente (31/12/2024) 7,4 miliardi di euro di stock di garanzie (-4,%). In un solo anno ne hanno emesse per circa 2,7 miliardi (-3%). In crescita l’erogazione di credito direttamente alle imprese da parte dei Confidi maggiori: oltre 600 milioni di euro a fine 2025, con un +6,7% rispetto al 2024. Sono i numeri più significativi che fotografano l’attività di questi consorzi la cui funzione fondamentale è agevolare l’accesso al credito alle PMI attraverso il rilascio di garanzie a favore delle banche. Lo stato di salute di questi enti viene valutato nel Rapporto 2026 dell’Osservatorio permanente sui Confidi, che il Comitato Torino Finanza ha presentato oggi a Roma.

I lavori sono stati introdotti da Vladimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Torino Finanza, e da Massimiliano Cipolletta, Presidente della Camera di commercio di Torino. Nel vari interventi si è parlato del futuro dei Confidi, che si devono confrontare con i sistemi statistici automatizzati (credit scoring) utilizzati da banche e finanziarie per vagliare l’affidabilità creditizia di chi richiede un prestito, con il peso sempre maggiore per le imprese dei fattori di sostenibililità (ESG), con il ruolo dell’intelligenza artificiale nei processi di valutazione del credito.

E’ dal 2005 che il Comitato Torino Finanza realizza questa ricerca con cui analizza il mercato italiano delle garanzie fidi, seguendone l’andamento anche alla luce dell’evoluzione normativa e proponendo alcuni spunti di discussione sulle politiche pubbliche di cui i Confidi sono destinatari e attuatori.

Il rapporto dimostra – afferma Vladimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Torino Finanza – che il sistema dei Confidi continua a rivestire un ruolo importante nell’affiancamento e nell’accompagnamento delle imprese di minori dimensioni e che si sta evolvendo per stare al passo con i tempi. E così vediamo che è divenuta una realtà ormai consolidata l’erogazione di credito diretto da parte dei Confidi maggiori, i quali svolgono in questo modo una importante funzione di supplenza, ovviando, almeno in parte, al fabbisogno di finanza proveniente dal tessuto delle micro e piccole imprese. Nel campo della sostenibilità i Confidi sono in grado di fare da cerniera tra la piccola impresa e la banca ed evitare che i cosiddetti fattori ESG, ormai destinati a incidere in maniera crescente sull’erogazione del credito, si trasformino in un ulteriore e incompreso fattore di complessità amministrativa. Infine, i Condidi sono consapevoli dell’ utilità dell’intelligenza artificiale nei processi di valutazione del merito creditizio e grazie alla loro prossimità, conoscenza del territorio e comprensione del contesto economico dell’impresa possono ridurre l’asimmetria informativa sulle PMI”.

Nel rapporto emerge che la solidità patrimoniale dei Confidi sia maggiori che minori è giudicabile come adeguata in relazione ai rischi assunti, anche se per quanto riguarda la sostenibilità economica del core business dei Confidi – l’erogazione di garanzie sul credito alle PMI – la quasi totalità fa registrare un rapporto fra costi e ricavi operativi della gestione caratteristica non sufficiente (87% dei Confidi maggiori e l’81% del campione dei Confidi minori).  Solo negli ultimi 3 esercizi (2022-2024) i Confidi maggiori e quelli minori del campione hanno cumulato un margine operativo negativo per 149 milioni di euro (-121 milioni i confidi maggiori, -28 milioni i confidi minori). Tale situazione è solo in parte compensata dagli aspetti non core della gestione, il principale dei quali è l’attività di investimento della liquidità detenuta.

Ma il punto chiave – è stato sottolineato dagli estensori del rapporto, Diego Bolognese e Gianmarco Paglietti – è che ormai il valore dei Confidi non sta solo nel mitigare il rischio, ma nel saperlo leggere meglio. Il futuro dei Confidi non si gioca solo sulla quantità di credito attivato, ma sulla qualità delle informazioni che sono in grado di produrre e governare. Perché, oggi, il vero vantaggio competitivo non è avere meno rischio, ma essere più leggibili.

Terza giornata del Torneo “4XBaseball”

Torino 2 aprile, 2026

Si è svolta mercoledì 1° aprile, presso l’impianto di via Passo Buole a Torino, la terza giornata del Torneo “4XBaseball”.

Italia in campo in entrambe le partite disputate, prima contro la Francia e poi contro l’ Argentina. Prosegue la crescita degli azzurri, sconfitti dai transalpini per 9-4 (al tie-break) ma vittoriosi con i sudamericani con il punteggio di 15-14.

FRANCIA-ITALIA 9-4

La partita è equilibrata, ben giocata da entrambe le squadre. L’avvio sorride ai francesi, avanti di tre punti al termine del secondo inning. Buona la reazione degli azzurri, che agguantano il pari nel quinto. L’Italia ha anche l’occasione per fare sua la partita all’ultima ripresa ma senza riuscirci. Al tie-break la Francia gioca meglio e si aggiudica il match.

Francia: Bamberger, Perez, Montagne, Goubet, Chaligne, Limouzin, Girondeau, Gerberon, Picard, Chevet.

Italia: Lomi, Marinangeli, Resca, Prizzon, Cantelli, Suarez, Bighignoli, Ruberto, Bissa, Larice.

ITALIA-ARGENTINA 15-14

Primo successo italiano nel torneo, ottenuto contro la forte formazione argentina, nell’incontro sinora più lungo. Dopo 3 ore e mezza di gioco esultano gli azzurri, protagonisti di un avvio folgorante (7-1 al termine del primo inning) e poi capaci di rispondere colpo su colpo agli agguerriti avversari. Lo staff tecnico può prendere atto dei progressi del collettivo, la cui condizione fisica, in particolare dei lanciatori, non è ancora al meglio.

Italia: Lotti, Rizzi, Resca,Prizzon, Suarez, Pasotto, Ruberto, Destro, Angioi, Zani.

Argentina: Gutierrez, Galindo, Villasanti, Bruno, Baldovi, Abarca, Anselmi, Garcia, Lampret, Prince.

Oggi (giovedì 2 aprile) si torna in campo: presso l’impianto del JFK Basebal in località Passionisti a Mondovì, a partire dalle 16, è in programma Francia-Argentina.

L’intera iniziativa si svolge con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo

“Chi guarda chi. Who’s watching who”. Torna il Lovers Film Festival

Dal 16 al 21 aprile prossimo si terrà la 41esima edizione

Il Lovers Film Festival, lo storico film festival italiano che indaga i temi LGBTQI+ (lesbiche, gay, trans, bisessuali, queer e intersessuali) diretto da Vladimir Luxuria, fondato da Giovanni Minerva e Ottavio Mai, torna a Torino dal 16 al 21 aprile prossimo al cinema Massimo, la multisala del Museo Nazionale del Cinema.

“Il Lovers Film Festival, il più longevo festival in Italia dedicato ai temi LGBTQI+, si appresta a inaugurare la sua 41esima edizione, e rappresenta un appuntamento centrale nel panorama culturale nazionale e internazionale. Il festival trova nel cinema un linguaggio ideale per sviluppare il proprio racconto – sottolineano Enzo Ghigo e Carlo Chatrian, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema – portando a Torino opere e autori provenienti da tutto il mondo: storie che attraversano relazioni e identità di genere offrendo al pubblico sguardi sempre nuovi e plurali sul presente. Attraverso queste narrazioni, il festival promuove inclusione, rispetto delle differenze e una riflessioni condivisa contro ogni forma di discriminazione. Il Museo Nazionale del Cinema sostiene con convinzione questa manifestazione che, negli anni, ha saputo rafforzare la propria identità mantenendo viva l’attenzione verso nuovi linguaggi e nuove generazioni di autori. Lovers è oggi non solo una vetrina cinematografica, ma un luogo di incontro e dialogo che contribuisce ad arricchire il dibattito culturale e sociale”.

Per il settimo anno, Lovers è diretto da Vladimir Luxuria, attivista, scrittrice, personaggio televisivo, attrice, cantante e drammaturga, celebre anche per la sua attività politica. La direttrice artistica sarà affiancata da Angelo Acerbi, vicedirettore artistico e responsabile della selezione, dai selezionatori Elisa Cuter e Alessandro Uccelli, oltre che dal collaboratore Nicolò Gossi.

“Noi guardiamo i film che a loro volta ci guardano dentro. Ogni regista e creatore, nelle sue creazioni, intende osservare, scavare e muovere le nostre coscienze attraverso il racconto, le emozioni e il cinema – ha commentato la direttrice artistica Vladimir Luxuria – si tratta di un anno particolarmente fruttuoso nella produzione di film che amerete, pregni di una passione forte, probabilmente una reazione creativa all’oscurantismo sui diritti in molte parti del mondo dove, da tempo, ci sono repressioni sulla comunità LGBTQI+, e ‘new entry’ di Paesi occidentali dove si sono fatti, più che passi, dei veri balzi indietro. Lovers è socializzazione, cultura e intrattenimento. Oltre ai lunghi e cortometraggi e documentari, sono previsti talk, musica e spettacoli. Lovers è intersezionale. Sullo schermo e sul palco si parla di ‘omobilesbofobia’, misoginia, razzismo e discriminazioni di ogni tipo. Lovers è transgender, attraversa i generi sessuali e artistici, l’arte è fluida e non ha barriere. Nei film c’è musica, poesia, fotografia, letteratura di storie e dialoghi. Entriamo in sala, spegniamo luci e cellulari e lasciamoci trasportare dalla magia di film da guardare e che ci guardano”.

La 41esima edizione del Lovers Film Festival si aprirà giovedì 16 aprile alle 19.30 nell’aula del Tempio della Mole Antonelliana, simbolo della Città di Torino e sede del Museo Nazionale del Cinema, in via Montebello 20, con il consueto saluto della madrina d’eccezione Donatella Finocchiaro. Alla serata interverranno il sopranista Federico Fiorio, che intonerà alcune arie di Farinelli, accompagnato dal pianista Luigi Trevisano. Il film d’apertura sarà alle 21.15, nella sala 1 del cinema Massimo, e si tratta del lungometraggio “Mas Palomas” di Aitor Arregi e Josè Mari Coinaga, preceduto dal cortometraggio “Mike and the Magazine” di Marcello Paolillo, entrambi presenti in sala.

Sono in programma 50 film provenienti da 21 nazioni. Tra i film fuori concorso al festival, oltre alla pellicola di apertura “Blue film” di Elliot Tuttle, girato negli Stati Uniti nel 2025, in programma venerdì 17 alle 21.30 in sala 1. “Strange journey. The story of Rocky Horror” di Linus O’ Brien, girato nel Regno Unito nel 2025 verrà proiettato domenica 19 aprile, alle 16, in sala 3.

Il film di chiusura del festival sarà “Plain clothes”, girato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna da Carmen Emmi, che sarà proiettato martedì 21 aprile in sala 1.

Tre sono le sezioni competitive principali: All the lovers, premio “Ottavio Mai” concorso internazionale lungometraggi – Real lovers, concorso internazionale documentari – Futures Lovers concorso internazionale cortometraggi.

Le tre giurie saranno presiedute dall’attore Lorenzo Balducci, dal critico Vincenzo Patanè e dall’artista Josefine Yole Signorelli, in arte “Fumetti brutti”.

Mara Martellotta

Piazza Benefica, troppe cadute al mercato: quando l’estetica non basta

 

I nuovi pavimenti della piazza sollevano dubbi sulla sicurezza: tra avvallamenti e griglie metalliche, diversi frequentatori del mercato hanno perso l’equilibrio

Questa mattina, durante una passeggiata al mercato della piazza Benefica, a Torino, ho fatto una brutta caduta. Non è un “relata refero”, non è un “ricevo e inoltro”: è successo a me. Camminavo tra i banchi quando, all’improvviso, ho perso l’equilibrio e sono letteralmente volata a terra. Il punto in cui sono inciampata è uno di quei tratti del nuovo pavimento della piazza dove si trovano piccoli avvallamenti accanto alle reti di metallo inserite nella pavimentazione.

Per fortuna sono accorsi subito alcuni operatori del mercato che mi hanno aiutata con grande gentilezza a rimettermi in piedi. Nulla di grave, per fortuna, ma lo spavento è stato notevole. E soprattutto, parlando con loro, ho scoperto che non si tratta affatto di un episodio isolato.

Mi hanno raccontato che qualche giorno fa un signore anziano è caduto rovinosamente, arrivando addirittura a rotolare sotto un banco. Altre persone, mi hanno detto, hanno perso l’equilibrio negli stessi punti. Piccoli incidenti, per ora, ma abbastanza frequenti da far nascere una domanda semplice e inevitabile: questi lavori sono stati realizzati davvero tenendo conto della funzionalità e della sicurezza, oppure si è privilegiato soprattutto l’aspetto estetico?

Qualcuno mi ha anche riferito che il problema sarebbe già stato segnalato. Tuttavia, almeno per ora, sembra che nessuno sia intervenuto. E allora torna un dubbio che purtroppo accompagna spesso la gestione degli spazi pubblici: bisogna aspettare che accada qualcosa di più grave prima di prendere provvedimenti?Il mercato della piazza Benefica è uno dei più frequentati della città. Tra i banchi si muovono ogni giorno centinaia di persone: molti anziani, famiglie con bambini, persone che camminano con borse della spesa pesanti. Proprio per questo motivo la sicurezza delle superfici e dei percorsi dovrebbe essere una priorità assoluta.Le piazze possono essere anche belle, certo. Ma prima di tutto devono essere sicure per chi le attraversa ogni giorno.

Maria La Barbera

Il Piemonte dodicesimo in Italia per spirito pasquale

E sulla Pasquetta batte quasi tutto il Sud

L’analisi casinos.com, su cinque anni di ricerche Google, premia il Piemonte sul lunedì dell’Angelo, anche se la regione rimane al dodicesimo posto per spirito pasquale. È quanto emerge dall’indice dello spirito pasquale ISP, la classifica elaborata da casinos.com su cinque anni di dati Google Trends, che ha analizzato l’interesse regionale su quattro punti: la Settimana Santa, colomba di Pasqua, uovo di Pasqua e Pasquetta. Con un punteggio ISP di 48,5 punti, il Piemonte si colloca nella fascia medio-bassa della classifica, ma nasconde un dato che poche regioni del Nord possono vantare, che riguarda la Pasquetta. Il Piemonte registra 79 punti, al quarto posto nazionale, alle spalle della Sardegna (100 punti), della Puglia (99 punti) e l’Abruzzo (82 punti). Si tratta di un primato che illustra una regione in cui il lunedì dell’Angelo è avvertito con un’intensità insolita per il Nord Italia, terra di colline, vigne e spazi aperti che invitano alla scampagnata. Più contenuti i valori sulla colomba di Pasqua (47 punti), l’uovo di Pasqua (44 punti) e Settimana Santa (24 punti), che completano il profilo di una regione in cui la Pasqua si vive più all’aperto che non in chiesa o a tavola. Il Piemonte è la regione che meglio rappresenta il modello pasquale nordico, con scarso interesse per i riti religiosi, gastronomia nella media, ma Pasquetta sentita come un appuntamento irrinunciabile. Le Langhe, il Monferrato e il Canavese sono territori che a Pasquetta si riempiono di famiglie in gita, sagre e grigliate all’aperto. Un rito laico e conviviale che i dati Google Trends fotografano con precisione.

Mara Martellotta

Hiroshima Mon Amour: due notti, un unico racconto tra visioni e cori condivisi

Nel cuore pulsante della notte torinese, Hiroshima Mon Amour continua a essere molto più di un palco: è una fucina sonora dove le traiettorie musicali si incontrano, si contaminano e prendono forma davanti a un pubblico che non si limita ad ascoltare, ma attraversa l’esperienza.

Giovedì 2 aprile – Marta Del Grandi + Maju (opening act)
 
C’è una linea sottile tra sogno e realtà, e Marta Del Grandi la percorre con eleganza inquieta. Sul palco dell’Hiroshima Mon Amour porta Dream Life, il nuovo album pubblicato il 30 gennaio 2026 per Fire Records: dieci tracce che si muovono come visioni notturne, sospese tra ricerca sonora contemporanea e riflessione politica.
Il live promette un’immersione densa, quasi cinematografica, dove la voce si fa strumento e racconto. Ad aprire la serata, Maju, in un dialogo musicale che prepara il terreno a un viaggio tutt’altro che lineare.
Ore 22.00 – Ingresso 15 €
Venerdì 3 aprile – HardKoro
Qui il copione si ribalta: niente palco, niente pubblico, niente distanza. HardKoro è un coro pop-up che funziona come un esperimento collettivo. Si entra senza audizioni, si riceve un testo, e in poco più di un’ora si costruisce insieme un brano polifonico che prende vita tra prove e riprese.
Tre voci al massimo, armonizzazioni immediate, energia condivisa: un laboratorio lampo che trasforma perfetti sconosciuti in un unico organismo sonoro. Il risultato? Un video che, pochi giorni dopo, approda su YouTube come traccia tangibile di un’esperienza irripetibile.
All’Hiroshima Mon Amour, la musica non si guarda: si abita.
Ore 20.30 – Ingresso 10
Valeria Rombolà

“Le Madri della Repubblica Italiana” all’Urp del Consiglio regionale

Inaugurata nelle sale dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Consiglio Regionale, in viaArsenale 14 G

In occasione dell’ottantesimo anniversario del voto alle donne è  stata inaugurata nelle sale dell’ufficio Relazioni con il Pubblico del Consiglio Regionale , in via Arsenale 14 G, a Torino, la mostra dal titolo “Le Madri della Repubblica Italiana”. L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Consulta femminile regionale e l’associazione Toponomastica femminile, è composta da 15 pannelli con immagini e testi.
Vengono presentate le targhe stradali con cui, in tutta Italia, sono ricordate le ventuno donne che hanno partecipato tra il 1946 e il 1948 all’Assemblea Costituente, composta complessivamente da 556 deputati.

“Siamo qui per celebrare le donne – ha esordito il presidente del Consiglio Regionale Davide Nicco, al momento dell’inaugurazione della mostra – per la prima volta esse poterono votare nel 1946 ed elessero queste donne qui ricordate sulle targhe delle strade, le 21 donne che hanno contribuito a scrivere la Costituzione. Noi oggi possiamo essere orgogliosi di loro e abbiamo il dovere di ricordarle”.

“Spesso abbiamo visto queste madri Costituenti – spiega la consigliera segretaria Valentina Cera- donne che hanno letteralmente scritto la storia, non giustamente riconosciute. Invece c’è un percorso culturale che insieme dobbiamo continuare a fare, anche attraverso l’intitolazione delle strade che percorriamo ogni giorno, per ricordarci di loro e di quanto hanno fatto per noi ottanta anni fa”.

“Oggi gli storici della Resistenza stanno finalmente aprendo delle finestre sul ruolo che le donne hanno avuto in quei venti mesi – ha dichiarato Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione – Le donne non sono soltanto figure che hanno accudito e supportato, ma anche vere protagoniste, determinanti per le sorti della Liberazione. Posso solo immaginare i sentimenti di gioia e di soddisfazione che provarono le donne andando a votare per la prima volta nel 1946. Vorrei che oggi avessimo anche solo una parte di quell’entusiasmo per la partecipazione alla democrazia”.
La presidente della Consulta femminile regionale, Fulvia Pedani, ha ricordato in particolare le tre donne piemontesi che hanno fatto parte dell’Assemblea Costituente, Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce, figure significative della politica del dopoguerra che noi abbiamo il dover di non dimenticare .

La mostra intitolata ” Le Madri della Repubblica Italiana” sarà  visitabile all’URP del Consiglio Regionale fino al 30 aprile prossimo, dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 15.30. Venerdì dalle 9 alle 12.30. Ingresso libero

Mara Martellotta

Dentro lo sguardo di Mauro Guglielminotti

C’è qualcosa di profondamente torinese nel modo in cui Mauro Guglielminotti racconta il mondo: non tanto per geografia, quanto per stratificazione.
Come certe architetture industriali che sembrano silenziose ma custodiscono voci, odori, memorie. La sua storia si apre proprio lì, in una Torino che oggi non esiste più, ma che continua a respirare sotto la pelle della città.
Non è una fotografia, all’inizio, ma un odore: quello del cioccolato. Denso, quasi caldo, che si infilava tra le strade fino a piazza Massaua.
Guglielminotti lo racconta come si racconta un’infanzia che non si è mai del tutto chiusa: la Venchi Unica, i capannoni, poi il vuoto. La dismissione. Il silenzio improvviso di un luogo che prima era vita. È lì che nasce il suo sguardo, non come gesto artistico, ma come necessità di trattenere qualcosa che stava scomparendo.
Prenderà poi forma il suo primo libro, La Manifattura Tabacchi di Torino, in cui la città si trasforma in una vera e propria mappa emotiva: Manifattura Tabacchi, Molini Dora, Casa Ozanam. Non semplici architetture, ma organismi feriti, corpi industriali che continuano a parlare sottovoce, per chi è disposto a fermarsi. E lui si ferma, ascolta,sempre.
Due vite, un solo sguardo
C’è una crepa interessante nella sua biografia, ed è proprio quella che la rende potente: Guglielminotti non nasce fotografo, ma ingegnere.
Non abbandona mai davvero quella parte di sé. La porta dentro le immagini: precisione, struttura, capacità di leggere i sistemi. Mentre lavora in Fiat, poi in IBM e infine in una startup americana, costruisce una seconda traiettoria, parallela e quasi invisibile: quella del fotografo che osserva.
Non c’è romanticismo bohémien, ma una forma più concreta di libertà. Il lavoro finanzia lo sguardo. I viaggi di lavoro diventano territori di esplorazione. Le città non sono mete, ma casi di studio umani.
Due vite, sì. Ma un unico filo: capire come funzionano le cose quando iniziano a rompersi.
Belfast, Istanbul, Detroit: la geografia della crisi
Se Torino è l’origine, il mondo diventa il laboratorio.
A Belfast e Derry entra dentro la frattura. Non la osserva da fuori: la attraversa. Parla con chi la vive, incontra chi abita il conflitto. Non cerca lo scatto spettacolare, ma il punto in cui la storia si incrina nella vita quotidiana.
Poi Istanbul, città che implode e si ricostruisce nello stesso respiro. Quartieri cancellati, tensioni urbane, identità che si ridefiniscono sotto pressione.
Ma è Detroit a diventare la sua ossessione lenta, il suo romanzo visivo più lungo. Venticinque anni. Ogni gennaio. Sempre nello stesso periodo, come un rito. Torna, osserva, registra.
All’inizio è il crollo: fabbriche chiuse, case abbandonate, una città che sembra aver perso la propria funzione nel mondo. Poi, lentamente, qualcosa cambia: orti urbani, persone che restano, nuovi investimenti. Una rinascita mai lineare, mai semplice.
Per lui, Detroit è uno specchio. La chiama la Torino americana. Non per nostalgia, ma per struttura: entrambe città costruite sull’industria, entrambe costrette a reinventarsi quando quell’industria cede.
Archivio, memoria, ritorno
Negli ultimi anni, il suo sguardo si piega verso l’interno. Riscopre l’archivio, rilegge le immagini, le ricontestualizza. È come se il tempo, finalmente, gli restituisse ciò che aveva raccolto.
E poi c’è il ritorno. Sempre Torino. Non come rifugio, ma come nodo irrisolto.
C’è un luogo che ancora manca: Mirafiori. Un luogo simbolico, che sente necessario raccontare per chiudere — o forse riaprire — un cerchio.
Il momento in cui lo sguardo si riconosce
Quando capisce che la fotografia può diventare il suo modo di leggere il mondo, la risposta non arriva da una teoria, ma da un’esperienza concreta.
«Il primissimo istante in cui l’ho capito è stato legato al viaggio. Facevo grandi viaggi con gli amici dall’altra parte del mondo e c’era la mania della serata tra amici in cui si facevano vedere le diapositive e si facevano vedere le foto del viaggio, noiosissime e mi sono reso conto che le mie foto erano diverse da quelle degli altri e da ciò che c’era intorno. Erano foto da reportage già lì: lì ho capito di poter fare qualcosa di più. Inoltre il confronto con De Biasi mi ha gratificato e ho ricevuto qualche apprezzamento e ho deciso di perseguire questa partita. Una persona non è capace di giudicare se stessi
Dentro questo racconto c’è già tutto: lo scarto, il dubbio, il riconoscimento che arriva dall’esterno.
La fotografia non nasce come dichiarazione, ma come differenza.
Istanbul: il progetto che resta sospeso
E poi, quasi naturalmente, quello sguardo esce dai confini della città. Non per abbandonarla, ma per metterla alla prova altrove.
Guglielminotti prende un libro, lo sfoglia. Istanbul.
«Questo è un libro legato ad Istanbul con Orsola Casagrande nel 1997 quando siamo andati ad un primo maggio dei curdi ed è stato un lavoro estremamente interessante. Da quel lavoro siamo andati a realizzare una serie di interviste a diversi protagonisti della scena culturale – scrittori, artisti, registi – ed avevamo ipotizzato una serie di storie legate alle “città che conosciamo”, chiedendo loro di raccontare la città, ma alla fine non è stata realizzata perché non abbiamo trovato la casa editrice
C’è qualcosa di incompiuto in questo passaggio. Un progetto rimasto sospeso, ma proprio per questo rivelatore.
È lì che la città smette di essere solo spazio e diventa racconto plurale, voce, identità restituita da chi la abita.
Raccontare o tradire
Alla domanda se la fotografia racconti o tradisca la realtà, Guglielminotti non cerca rifugi.
Alla domanda se la fotografia racconti o tradisca la realtà, Guglielminotti non cerca rifugi.
«Molto spesso la tradisce, ma tutto dipende da chi fa la fotografia
Per lui, l’immagine non è mai neutra.
«La fotografia è l’espressione di quello che una persona vede in quel momento, dal suo punto di vista personale, anche quando prova a essere il più oggettiva possibile.»
È qui che entra in gioco la responsabilità del fotografo. «Io, prima di fare un reportage, studio molto. Devo sapere cosa vado a fotografare, chi c’è, qual è il contesto
Torino: una radice che non si sposta
Alla domanda sul rapporto con Torino, la risposta è immediata.
«Torino è la mia città e lo sarà sempre comunque e quello in cui siamo è l’alloggio in cui sono nato anche se vivo principalmente a Parigi. Torino è la città in cui sono cresciuto ed ho visto la Fiat crescere e gli anni in cui fiat era tutto ed il momento della sua caduta. Per questo ho sempre sperato che si potesse fare di più con le foto di Torino in Torino affinché potessero essere una rinascita. La base di Torino è sempre rimasta in me come cuore.»
Non è solo appartenenza. È una forma di orientamento.
Fotografare le città
Le città, nei suoi lavori, non sono mai fondali. Sono organismi vivi.
«Direi come la gente vive quella città e quel posto, le crisi, il potenziale che può esserci è l’aspetto più interessante ed affascinante.»
Ma prima dello scatto, c’è sempre un tempo sospeso.
«Mi piace molto sedermi da qualche parte e capire che cosa succede intorno a me prima di fotografare. Mi piace vivere la città e capirla ed avere qualche intuizione e dopo scattare le foto.»
Lo sguardo arriva dopo. Sempre.
«Il libro era nato quando c’era stata la proteste al parco di Gezi. Il governo aveva distrutto un quartiere per costruire degli edifici moderni: era un quartiere molto povero e comune ed era quindi facile abbattere.»
Uno sguardo personale
 
Quanto c’è di personale nelle sue immagini?
«Molto, perché altrimenti non avrebbe senso.»
«Sono un fotografo documentarista ma non nel senso “duro e puro” del termine ma nell’accezione di trasmettere quello che ho visto io.»
E torna ancora Torino.
«Sto pensando a desiderare di fotografare Torino visto che ci sono così legato. Secondo me è necessario parlare di Mirafiori ed è essenziale parlarne proprio in questo momento. Sto cercando di muovermi in qualche modo per lavorare di nuovo nella mia città
Il tempo contro il rumore
 
Viviamo in un’epoca di immagini veloci, quasi rumorose. Ma cosa distingue davvero un progetto?
Guglielminotti risponde partendo da un’esperienza concreta, nato da un’idea condivisa con Riccardo De Gennaro, ex giornalista de la Repubblica.
«Era un trimestrale di grosso valore stilistico e con fotografi di alto livello. Io ho fatto il photoeditor per alcuni anni, poi sono uscito e Riccardo ha proseguito da solo. Avevamo fatto un lavoro anche con Franco Arminio ed avevamo fatto una selezione di fotografi che poi sono finiti anche sul World Press Photo.»
Un progetto forte, che però non ha trovato spazio.«Non ha preso il volo
Ma la lezione resta.
«Un progetto di valore si qualifica nel tempo che una persona dedica ad esso. La foto di oggi è molto veloce, ma un buon reportage deve essere visto con calma e tempo
Il punto è lì.
«Il reportage richiede tempo e studio molto approfondito. È il tempo che differenzia il lavoro. La foto mordi e fuggi non ti lascia niente
Memoria e trasformazione
Guardare indietro non è semplice.
«Molte immagini sono diventate memoria.»
 
E insieme alla memoria arriva anche una crisi.
«Ho avuto un momento di crisi perché non mi ero adeguato alla nuova visuale. Le mie foto non erano più adeguate al tempo ma perché bisogna adeguarsi al tempo ma senza perdere la propria radice.»
Ma la risposta non è rinnegare.
«È da qui che nasce il nuovo percorso: progetti più lunghi, ricerca, fine art, gallerie.Sto cercando di dare un nuovo sguardo delle foto.»
Le immagini che mancano
 
E poi resta una domanda, la più difficile.
Qual è la fotografia che ancora non ha fatto?
«Forse in questo momento c’è una foto geografica in Patagonia che è un viaggio che vorrei fare da quando sono bambino e mi piacerebbe fare una foto che è nel mio immaginario: una zona arida e mitologica.»
«E un’altra mi piacerebbe a Torino e poter riandare in un luogo del lavoro e rifare una foto simbolo
Non è nostalgia. È un ritorno consapevole.
Perché, in fondo, ogni sua fotografia si muove nello stesso spazio:
quello in cui qualcosa sta finendo e qualcos’altro, lentamente, sta provando a ricominciare.
VALERIA ROMBOLA’
Foto di Federico Solito

“EXPO della Sostenibilità”: presentata la 4^ edizione

Arte, educazione ed innovazione per un futuro sostenibile: 12 le città coinvolte fra Piemonte e Valle d’Aosta

Dal 17 aprile al 30 maggio

Roddi (Cuneo)

Rimboccarsi le maniche, ben su! Perché se aspettiamo che a pensarci siano altri (chi?) possiamo stare freschi. Tutti dobbiamo fare qualcosa! Soprattutto i giovani – mi permetto d’aggiungere io – giovani di buona volontà e belle positive concrete e concretizzabili idee. Le mie parole si aggiungono a quelle precedenti pronunciate e rese materia su cui lavorare e impegnarsi, senza perdere tempo in chiacchiere e inutili proclami, da parte di un gruppo di ragazzi e ragazze che dal 2023 ha deciso di non aspettare che qualcuno risolva un tema di urgente attualità, qual è quello della “crisi ambientale” al posto loro. Insieme hanno creato in quel di Roddi (Cuneo), con sede in via Roma 34, l’Associazione “Wild Life Protection ETS” e immaginato l’“EXPO della Sostenibilità”: un progetto nato piccolo piccolo ad Alba (Cuneo) e poi cresciuto anno dopo anno fino a diventare una “piattaforma” diffusa e vivace di incontri e iniziative che oggi tocca 12 città tra Piemonte e Valle d’Aosta.

La quarta edizione 2026 si terrà tra aprile e maggio, con oltre venticinque giornate di appuntamenti: attività nelle scuole, eventi aperti al pubblico, spazio alle startup e premi per i Comuni più virtuosi, “per un mese intero di cose da fare, da vedere, da ascoltare”.

Ad aprire ufficialmente l’“EXPO”venerdì 17 aprile (ore 21), al medievale “Castello” di Roddi (Piazza Umberto I), noto per essere stato di proprietà della famiglia Pico della Mirandola (e per essere parte dei “Castelli DOC – UNESCO, oltre che sede della “Scuola Internazionale di cucina del Tartufo Bianco d’Alba”), sarà la mostra “Just Open Your Eyes”, ispirata ad un’opera dell’artista albese Valerio Berruti, presentata recentemente a “Palazzo Reale” di Milano. Attraverso l’antica tecnica dell’affresco, la scultura e la video animazione, Berruti, laureato in “Critica d’arte” al “DAMS” di Torino, crea – nella piccola chiesa sconsacrata di Verduno, da lui acquistata anni fa e diventata suo studio – suggestive ed essenziali immagini ispirate al mondo dell’infanzia (“Sono nato bambino, mi sono trovato bene e lo sono rimasto”, parole del pittore concittadino Pinot Gallizio che Berruti condivide e ama citare), creando un “percorso immersivo in cui arte e coscienza ambientale si incontrano”, allorquando le pareti del Castello si trasformeranno in una sorta di grande schermo. Berruti (sua, fra l’altro, “Alba”, la celebre scultura in acciaio inox alta 12,5 metri installata in piazza Ferrero ad Alba) porterà all’“EXPO della Sostenibilità” la sua ultima video-animazione “Lilith” – una bambina alle prese con un incubo legato alla crisi ambientale – che verrà proiettata sulla facciata del Castello, rendendola visibile anche da lontano. Lo stesso video, accompagnato dalla colonna sonora realizzata appositamente dal Maestro e polistrumentista Rodrigo D’Erasmo, sarà presentato anche all’interno dello spazio espositivo. La mostra sarà visitabile gratuitamente tutti i fine settimanadal 18 aprile al 24 maggiodalle 9 alle 19Ogni sabato e domenica, al tramonto, la proiezione tornerà ad animare le antiche mura.

E non finisce qui.

Tra fine aprile e inizio maggio il programma si sposterà nelle Scuole del territorio con “EXPO Educazione”: un tour tra diverse città piemontesi e valdostane dedicato alle scuole che hanno partecipato al Progetto “Green School: Road to the future” lavorando per ottenere la “certificazione ambientale”. L’evento diventerà l’occasione per “premiare chi si è messo in gioco davvero fra studenti, insegnanti, dirigenti” e per “costruire insieme un dialogo tra giovani, istituzioni e divulgatori che non si esaurisca in una sola mattinata”.

Venerdì 22 maggio, infine, ad Alba arriva “EXPO LIVE”, una serata di dialogo e confronto sui temi ambientali, mentre sabato 23 maggio a Mondovì, e successivamente ancora ad Alba, sarà il turno dell’“Innovation Hub”, incontro dedicato all’innovazione agricola e sostenibile con la presentazione di startup e progetti “AgriTech”.

Il sipario sulla quarta edizione del Progetto scenderà sabato 30 maggio, al “Centro Incontri” della “Provincia di Cuneo” con la cerimonia degli “EXPO Award – Comuni Sostenibili”, riconoscimenti dedicati alle Amministrazioni locali “che non si sono limitate a firmare dichiarazioni di intenti, ma hanno trasformato l’impegno in azioni concrete”.

Il Bando, promosso dalla “Provincia di Cuneo”, si apre in questi giorni e i Comuni interessati potranno candidarsi entro lunedì 4 maggio“L’iniziativa mira a valorizzare il grande lavoro delle Amministrazioni locali, favorendo lo scambio di buone pratiche e stimolando nuove progettualità nel segno della sostenibilità ambientale e sociale”.

Per info sul programma nei dettagli: www.expodellasostenibilita.it  

 g.m.

 

Nelle foto: Castello di Roddi (Cuneo); Valerio Berruti “Lilith”, video-animazione, 2026; Le ragazze ed i ragazzi di “EXPO della Sostenibilità”