ilTorinese

Guida ubriaco e finisce nel cantiere di piazza Baldissera

In stato di ebbrezza è finito con l’auto nel cantiere di piazza Baldissera, nella notte di lunedì 12 gennaio. Poco dopo l’una la centrale operativa del Corpo di Polizia Locale è stata avvisata di un incidente in piazza Baldissera con un solo veicolo coinvolto. Un’auto che circolava sulla piazza è andata fuori strada oltrepassando le recinzioni di cantiere e fermandosi su un cordolo in costruzione.

La pattuglia intervenuta, del Comando Barriera di Milano, ha sottoposto il conducente alla prova dell’etilometro che ha dato un esito quattro volte il consentito. Il conducente, un italiano di 35 anni, è quindi stato deferito all’autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 186 comma 2 lett. C. Sono state contestate anche alcune violazioni al codice della strada, come la perdita di controllo del veicolo (art. 141) e la guida con patente revocata (art. 116, sanzione amministrativa) ed è stato applicato il fermo sul veicolo.

Il procedimento penale oggetto del presente comunicato si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, pertanto vige la presunzione di non colpevolezza dell’indagato, sino alla sentenza definitiva.

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 “Il lutto si addice ad Elettra”, per la regia di David Livermore al Carignano

Al teatro Carignano, mercoledì 21 gennaio prossimo, alle 19.30, debutterà la pièce teatrale “Il lutto si addice ad Elettra” su testo di Eugene O’Neill, per la traduzione e l’adattamento di Margherita Rubino e con la regia di Davide Livermore. Saranno in scena Paolo Pierobon, Elisabetta Pozzi, Linda Gennari, Marco Foschi, Aldo Ottobrino, Carolina Rapillo e Davide Niccolini. I costumi sono di Gianluca Falaschi, le luci di Aldo Mantovani, le musiche di Daniele D’Angelo. Assistente alla regia Mercedes Martini. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Nazionale di Genova, rimarrà in stagione al Teatro Stabile di Torino fino al 25 gennaio prossimo.

Dopo aver messo in scena due anni fa l’Orestea, Livermore ha scelto il dramma di O’Neill, che costituisce un’interessante rilettura della trilogia di Eschilo, naturalmente aggiornata al Novecento e trasferita nell’America alla fine della guerra di secessione, con la psicanalisi freudiana che si sostituisce al giudizio degli dei, mentre il processo pubblico di Eschilo lascia il posto a un altro che si consuma nell’interiorità dei personaggi. Lo spettacolo si rifà a uno dei drammi simbolo della letteratura novecentesca, scritto nel 1931, che rappresenta un affascinante e inquietante viaggio tra mito archetipico e moderna psicanalisi, tra dramma borghese e tragedia classica. L’opera torna in scena a distanza di quasi trent’anni dal celebre allestimento di Luca Ronconi, datato 1997, che vedeva nel cast Elisabetta Pozzi nel ruolo di Lavinia, affidato in questo nuovo allestimento a Linda Gennari. In questa lettura di O’Neill l’attenzione del regista si è rivolta agli attori, calati in una scenografia fissa, uno spazio chiuso e profondo, con una regia semplice, asciutta, senza spettacolarità, quasi cinematografica.

“L’operazione di O’Neill – afferma David Livermore – è stata geniale. Fondare il teatro contemporaneo americano partendo dalla più grande trilogia della storia, di Eschilo, che parla alla contemporaneità in modo potente. Parla di eredità, di drammi e traumi familiari, anche a chi crede di non averne. Per me questo testo è l’affermazione della tragedia nella nostra epoca. La Tragedia non è qualcosa di immobile, si muove, si adatta in maniera plastica alla contemporaneità in cui viene riscritta. 2500 anni dopo, O’Neill non può non constatare il cambiamento della società, il senso collettivo non è più rappresentato dalla polis ma dall’individuo, ciascuno deve illuminare la propria strada ed essere tribunale di sé stesso. Nella tragedia di O’Neill, la componente freudiana si sostituisce alla presenza degli dei, e allora quel senso di giustizia assoluto e divino, cui tendeva il tribunale descritto da Eschilo, viene sostituito da un cammino di responsabilità personale che deve sorgere all’interno dello spettatore. Questa è la catarsi de ‘Il lutto si adduce ad Elettra’: l’indignazione, il rigore morale, la coerenza e il senso di azione che devono scaturire concretamente nella vita di ogni uomo. Pensiamo al coro, tanto potente nella tragedia classica: O’Neill prova a mantenerlo, ma non è più un coro che commenta, non più la collettività che giudica moralmente gli eventi. Quel che resta è poco più di un chiacchiericcio. L’Ottocento della fine della guerra di secessione, in cui è ambientato il dramma di O’Neill, perde i contorni per diventare una storia esasperata e amplificata. Abbiamo tolto la caratterizzazione storica a favore di quella psicologica dei personaggi, mettendo il fuoco sulla storia, le parole e le interpretazioni degli attori per uno dei migliori cast che ho avuto nella mia vita, fatto non solo di nomi, ma di interpreti che calzano perfettamente ai personaggi”.

Nell’edizione di Ronconi di trent’anni fa, Elisabetta Pozzi aveva vestito i panni di Lavinia, accanto a Mariangela Melato, straordinaria Christine.

Teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino

Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 19.30 / domenica ore 16.

Biglietteria: Piazza Carignano 6, Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Quanto è attuale, quanto è banale questo “Otello”

Repliche al Carignano sino a domenica 18 gennaio

In una recente intervista (a Silvia Francia, nelle colonne de La stampa), Giorgio Pasotti ha sottolineato come nel mettere in scena, per lo Stabile d’Abruzzo di cui è direttore, “Otello”, abbia “voluto rendere questa storia più vicina alle nuove generazioni, più comprensibile per loro”. Ovvero riproporre quel “dramma di passioni, gelosie e tradimenti” – ci verrebbe da dire, con “tutti i particolari in cronaca”, come Scola – che da quattro secoli calca i palcoscenici di mezzo mondo. Ovvero la decisione – squinternata, azzardata, sempre più personalistica – di sfrondare, di attualizzare – termine che ormai s’accomoda in tutte le stagioni teatrali -, di defraudare, là dove tutto fa rima con banalizzare: chiamando all’appello Dacia Maraini a comporre una nuova drammaturgia, con buona pace del vecchio Willy a “rimodellare” il testo. Qualsiasi testo, che di questi tempi ci siamo abituati a vedere ormai rivoltato come un calzino, contraffatto, ripensato a piacimento di qualcuno che dall’oggi al domani decide di prendere in mano le redini di uno spettacolo, rabberciato, confezionato secondo l’idea principe del momento: ma svilito per carità no, un capolavoro fatto a pezzi, smollito, confuso con un brutto esempio di tivù casalinga, su un palcoscenico come quello del Carignano, per la Stagione dello Stabile torinese (repliche sino a domenica 18), pare eccessivamente troppo.

Sfrondo che ti sfrondo, cambio che ti cambio, integro che ti integro, questo “Otello” pecca sin dall’inizio, pur ritrovandosi sempre inevitabilmente le patate bollenti dei femminicidi e della negritudine, da una locandina che recita “di” Shakespeare mentre dovrebbe avere il coraggio di denunciare quer pasticciaccio brutto con un più esplicito “da”, da un programmino di sala che, al di là delle dichiarazioni del metteur en scène, recita di una durata di due ore (percepite decisamente decisamente scarse) e di un intervallo che non s’è visto – mah! E allora ecco che si punta il dito e l’attenzione e si spiega a viva voce come il “Moro”, sul cui viso non c’è traccia di alcun nerofumo, sia veneziano a pieno diritto anche se mammà viene dal cuore del continente nero, come l’offeso papà della dolce Desdemona, ma altresì “snaturata e ribelle”, sia padre e padrone e soprattutto “razzista”, di chiaro stampo leghista del nordest, ecco che ti piomba sulla scena un doge tutto svolazzante, cinguettante tra qualche english word e del genere queer sin nelle midolla, freddimercureggiante con tanto di baffetti da riordinare con apposita spazzola e di unghie da abbellire con tanto di limetta. Mai dire mai (al peggio): per cui, per farci ben presente la universalità della vicenda, ecco che Otello e l’infido Iago, che come ognun sa sta tessendo una tela che più perfida non si potrebbe, culminante nella faccenda di un rosso fazzoletto, scendono a singolar tenzone, con tanto di abbigliamento nipponico fatto di braghettoni, diciamo un pigiama palazzo da gran sera, e giacchetta, il viso protetto da una maschera a griglia e tra le mani tanto di katana (nella speranza di non sbagliare, non sono del mestiere, a differenza del signor Pasotti che – leggo in rete – è un campione di arti marziali, avendo praticato e praticando karate, kobudo e wushu: perché non approfittarne sulla seicentesca isola di Cipro?), costumi – firmati da Sabrina Beretta – che ci perseguiteranno in ogni personaggio (ritrovandoti nell’incubo di non saper bene dove sei capitato stasera, se dentro “Rashomon” o “Kagemusha”), onde per cui la sempre dolce snaturata eccetera eccetera Desdy (meglio famigliarizzarcela con la prima parte del nome!) arriverà ad un certo punto come se cascasse dal mondo di Suzie Wong, con tanto di colletto alla coreana e in testa un tondeggiante cappello bianco con tanto di punta.

Mentre ci stiamo (quasi) abituando all’idea che si può fare in palcoscenico quel che si vuole – “come vi pare”, shakespearianamente parlando -, ecco che per le chiacchierate del più e del meno vengono sistemati in scena un tondo tavolino e due sedie di ferro da giardino: per farci imparati che “la gelosia è un mostro”, che Otello ahi lui coltiva conoscenza e immaginazione ma che è sempre alla ricerca della verità, che nella nuova visione sta dando di matto, ma matto serio, con notevoli mal di testa che in un processo d’oggi alleggerirebbero di parecchio la pena e con saltini tarantolati da bambino capriccioso, che Iago parla per enigmi e il suo condottiero lo sgrida, che il Moro vuole tirare il collo alla moglie non per il tradimento ma per la menzogna che gli ha detto. Amen. Invece no. Emilia, la povera moglie del traditore per la quale un coltello è pronto nell’ombra, ha ancora il tempo di mettere in bella vista una chaise longue – di quelle che io sono abituato a mettere sulla spiaggia ad agosto – su un impressionistico prato di margherite che manco Manet e compagni ed ecatombe generale nel finale, come ognuno da sempre sa (non foss’altro per aver visto di fretta e da qualche parte un certo Laurence Olivier o certi nostrani Gassman e Randone, Salerno e Foschi), preoccupazione sacrosanta del solito Moro, “Hai detto le preghiere della sera?” chiede lui, “Che il cielo abbia pietà di me” spera tremante lei, io ti strangolo e io mi scanno (con le armi nipponiche di cui sopra), Otello che trova ancora il tempo di raccontarci una favola nuova di zecca di una tribù della sua Africa (ma non era nato all’ombra di palazzo Ducale?) per poi darci dentro con un bel seppuku e il soldato Cassio sempre vilipeso a rubar la scena a Ludovico (ma non fa niente, tanto l’avevamo depennato dalla locandina) per il fuoco d’artificio finale. Mentre il suddetto doge a mo’ di ballerina anni Cinquanta si fa la sua bella ribalta in monopattino e con l’occasione mette il punto alla tragedia, sua e nostra. Quanto ad approfondire vicenda e motivazioni e personaggi, sarà per un’altra volta.

Artefici di quella, la tragedia dico, il Pasotti in primis, la pallida pallida Desdy della signorina Claudia Tosoni, il Giacomo Giorgio, viso ormai riconoscibilissimo e in ascesa artistica (?) da “Mare fuori” all’insulso “Carosello” al prossimo “Morbo K”, diligente soldatino preoccupato nelle facce e nella rabbia e nei movimenti di far bene il suo lavoro, con gli altri cinque colleghi rimasti della più folta distribuzione. Per lo meno ci siamo divertiti con il doge di Salvatore Rancatore, per lo meno ci hanno visivamente colpito le scene di Giovanni Cunsolo, un susseguirsi di fondali questa volta a pavimento, arrotolati da fantasmi neri a ogni cambio di scena, un ponte veneziano, un borgo e un giardino coloratissimi, una casa rossa di quelle che potresti trovare in terra di Spagna, quel giardino di margherite, il tutto riflesso in un grande specchio che sta alle spalle degli attori: inclinato, di modo che anche noi pubblico possiamo fisicamente far parte della storia, (increduli) spettatori, ma anche complici, ma anche colpevoli. Addirittura? Ebbè, sì. Usando ancora con rispetto la lingua del Nostro, il resto è silenzio.

Ah, dimenticavo: nella intervista di cui all’inizio, Giorgio Pasotti confessava ancora: “Amo profondamente Shakespeare e continuo a studiarlo ogni giorno. Non passano settimane senza che io rilegga i grandi classici, in particolare Shakespeare e Kafka.”

Elio Rabbione

Nelle immagini di Chiara Calabrò, alcuni momenti dello spettacolo.

Treni: lavori tra Santhià e Novara

Modifiche alla circolazione dei treni per consentire interventi propedeutici all’attrezzaggio del sistema ERTMS (European Rail Transport Management System), il più evoluto apparato per la supervisione e il controllo del distanziamento dei treni.

Per agevolare le attività di cantiere, nei fine settimana la circolazione ferroviaria sarà interrotta tra Santhià e Novara. nei fine settimana del 17/18 e 24/25 gennaio.

Regionale di Trenitalia ha riprogrammato il servizio con bus dedicati tra Santhià e Novara a servizio delle linee Torino Porta Nuova – Milano Centrale e Ivrea – Novara.

Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia eccetto i cani da assistenza.

VIAGGIARE INFORMATI

È possibile consultare la sezione “Infomobilità” su sito e app Trenitalia, chiamare il call center gratuito 800 89 20 21 e rivolgersi al personale di stazione, presente quest’estate con un presidio più numeroso. I viaggiatori saranno anche informati tramite sms, e-mail e notifiche su app. I clienti del Regionale possono ricevere sms ed e-mail grazie al biglietto digitale acquistabile anche in tutte le biglietterie di stazione. Inoltre, è possibile attivare, tramite App Trenitalia, le notifiche Smart Caring.

Informazioni di dettaglio disponibili su www.trenitalia.com (sezione Infomobilità) e tramite Smart Caring personalizzato su App di Trenitalia. Per maggiori informazioni, attivo il call center gratuito al numero 800 89 20 21. A questo link è consultabile la campagna SCEGLI DI VIAGGIARE INFORMATO

La crema al cioccolato è più golosa con banana e avocado

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Un dolce al cucchiaio o una deliziosa e sana crema spalmabile per la merenda dei vostri bambini.

Pochissimi ingredienti golosi, pochissimi minuti di preparazione. Provatela, è perfetta per tutti.

Ingredienti

1 banana matura
1 avocado maturo
50gr. di cioccolato fondente
2 cucchiaini di miele (facoltativi)

Pelare l’avocado e la banana, frullarli nel mixer o schiacciarli bene con una forchetta. Sciogliere il cioccolato con poco latte e unirlo alla frutta. Unire a piacere il miele.
Conservare in frigo e servire fresca.

Paperita Patty

Scontri pro-Pal, Riva Vercellotti (FdI): “Bene le misure cautelari”

“.Manifestare è un diritto, devastare e assalire le Forze dell’Ordine è un crimine che non deve restare impunito”

Esprimo il mio più vivo apprezzamento alla Digos di Torino e alla Procura per l’operazione ‘Riot’ condotta questa mattina. Le misure cautelari emesse sono la dimostrazione che non c’è spazio per l’impunità quando si scambia il diritto di manifestare con la violenza gratuita e il saccheggio“.

Così il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Carlo Riva Vercellotti, commenta gli sviluppi investigativi sugli scontri avvenuti lo scorso 3 ottobre a Torino.

In quell’occasione – prosegue – abbiamo assistito a scene di guerriglia urbana inaccettabili: dodici agenti feriti, molteplici atti vandalici e persino devastazioni ai danni di strutture culturali come quelle di ‘Portici di Carta’. Chi attacca un uomo in divisa attacca lo Stato. Non si tratta di semplici ‘ragazzate’, ma di condotte criminali aggravate, come dimostra anche il presunto coinvolgimento di alcuni indagati in episodi di rapine e lesioni personali avvenuti nell’area metropolitana“.

Fratelli d’Italia continuerà a sostenere ogni iniziativa volta a garantire la sicurezza dei cittadini e la tutela di chi, ogni giorno, rischia la vita per proteggerci. Torino non può e non deve essere il teatro di sfogo per gruppi di violenti che, protetti da una presunta bandiera ideologica, pensano di poterla mettere a ferro e fuoco. Grazie alle indagini odierne, il messaggio è chiaro: chi sbaglia, paga“, conclude Riva Vercellotti.

“I Giovedì della Prevenzione” del Koelliker

La salute spiegata a tutti, tra divulgazione medica e intrattenimento

 

Un giovedì al mese, per tutto il 2026, l’Ospedale Koelliker di Torino apre le sue porte alla cittadinanza con un nuovo ciclo di incontri divulgativi gratuiti dedicati alla prevenzione, all’informazione medica e al benessere di tutte le età.

Dopo il successo della prima edizione, tornano anche quest’anno “I Giovedì della Prevenzione”. Appuntamenti aperti a tutti, pensati per avvicinare il grande pubblico ai temi della salute in modo chiaro, accessibile e coinvolgente, offrendo strumenti concreti per prendersi cura di sé e delle persone che ci stanno accanto, grazie all’intervento dei medici specialisti del Koelliker e di ospiti.

 

Il calendario 2026 affronta temi di strettissima attualità e di grande interesse, capaci di parlare a generazioni diverse. Gli incontri dei primi sei mesi sono pensati in particolare per un pubblico trasversale, che coinvolge bambini, adolescenti, genitori e adulti, con argomenti che spaziano dalla salute pediatrica alle dipendenze, fino alle nuove sfide legate ai comportamenti e alla vita digitaleSi parlerà di disturbi del comportamento alimentare, di asma e febbre nei più piccoli, dei pericoli del fumo tradizionale e della sigaretta elettronica, di HPV e dell’importanza della vaccinazione anche maschilefino ai rischi legati all’uso dei social network.

Accanto al rigore scientifico e alla competenza degli specialisti dell’Ospedale Koelliker, l’edizione 2026 introduce una importante novità nel linguaggio e nel formato degli incontri. Per i temi che coinvolgono più discipline, oltre ai medici dell’ospedale, sono previsti contributi esterni e ospiti capaci di offrire punti di vista diversi e complementari: dalla Polizia Postale, che interverrà sull’uso consapevole dei social e sui pericoli della rete, a letture teatrali a tema che aiuteranno a introdurre e raccontare le tematiche in modo più immediato ed emotivo. Non mancheranno, nel corso dell’anno, interventi divulgativi e testimonianze provenienti dal mondo della comunicazione, della cultura e dell’arte.

L’obiettivo è quello di affrontare temi seri e complessi anche da un altro punto di vista, senza banalizzarli, rendendoli più comprensibili e coinvolgenti per il grande pubblico. Un approccio più informale favorisce la partecipazione attiva, stimola le domande e aiuta le persone a sentirsi libere di intervenire anche su argomenti difficili, come i disturbi alimentari o le dipendenze, superando il timore del giudizio e dello stigma.

 

Per l’Ospedale Koelliker la prevenzione e l’informazione medica restano infatti alla base di una società più sana e consapevole, e il dialogo diretto con i cittadini è uno degli strumenti più efficaci per costruire salute nel tempo.

 

Gli incontri si svolgeranno un giovedì al mese, generalmente il terzo, dalle ore 18 alle 20presso l’Ospedale Koelliker di Torino. Dopo una prima parte informativa, gli specialisti saranno a disposizione del pubblico per domande, dubbi e confronto diretto.

 

Calendario – primi 6 mesi 2026

22 gennaio – Febbre nei bambini
19 febbraio – HPV e prevenzione
19 marzo – Disturbi del comportamento alimentare
16 aprile – Asma nei bambini
21 maggio – I pericoli del fumo e della sigaretta elettronica
11 giugno – I pericoli dei social network

 

La partecipazione è gratuita.

 

Ospedale Koelliker

Corso Galileo Ferraris, 247-255 | Torino

Per informazioni e prenotazioni:

www.osp-koelliker.it
eventi@osp-koelliker.it

Auditorium Rai, Patrussi solista del concerto per oboe dedicato a Strauss

Giovedì 15 e venerdì 16 gennaio, all’Auditorium Rai di Torino, debutterà sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai il direttore d’orchestra iraniano Hossein Pishkar nel concerto che verrà trasmesso in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura. La replica, a Torino, sarà venerdì 16 gennaio alle ore 20. Pishkar, che sostituisce Ottavio Dantone, indisposto, ha collaborato con prestigiose compagini internazionali, tra le quali la Beethoven Orchester di Bonn, la NVR Radio Philarmonie di Hannover, l’Orchestre Philarmonique de Strasbourg e la Royal Danish Opera, fermandosi inizialmente in pianoforte e composizione da Teheran e approfondendo gli studi a Düsseldorf.
La serata è interamente dedicata a Richard Strauss, con la scelta di opere appartenenti a diverse fasi della sua carriera, ma che sembrano tutte rivolgersi indietro, verso un mondo ormai perduto, fatto rivivere con infinita nostalgia. Si inizia con tre brani dalla Tanzsuite aus Klavierstücken von François Couperin TrV 245, una raffinata suite orchestrale composta nel 1923, nella quale Strauss rielabora, rendendo omaggio alla sua arte, alcuni brani per clavicembalo di Couperin. Articolate in otto movimenti, dei quali ne vengono eseguiti tre, l’opera alterna danze nobili a momenti più vivaci, e rappresenta un sofisticato omaggio al barocco, realizzato con la straordinaria padronanza tecnica di Strauss. A seguire, Concerto in re maggiore per oboe e piccola orchestra, eseguito dalla prima oboe dell’Orchestra Rai Nicola Patrioti, qui in veste di solista. Fu l’incontro con John De Lancie, giovane soldato americano e oboista  dell’Orchestra di Philadephia, a spingere Richard Strauss, ormai nella fase tarda della sua vita, a comporre nel 1945 il Concerto per oboe in re maggiore. L’opera fu scritta tra le mura di Garmisch, e rappresenta un pagina luminosa che comunica tranquillità e un ritorno al passato, in piena contrapposizione agli sconvolgenti eventi storici che si verificavano in quel periodo. Il brano, eseguito per la prima volta a Zurigo nel 1947, si è imposto rapidamente come uno dei capisaldi del repertorio oboistico. A chiudere il concerto, la suite da Der Bürger als Edelmann (il borghese gentiluomo) op.60, che contiene i momenti più significativi delle musiche di scena composte nel 1912 per un allestimento del Borghese gentiluomo di Moliére, curato dal grande scrittore Hugo von Hoffmannsthall, che aveva realizzato per lo stesso Strauss il libretto de “Il Cavaliere della rosa”, andato in scena un anno prima con straordinario successo. Il riferimento è a Jean-Baptiste Lully, che aveva corredato con le sue musiche le prime rappresentazioni della commedia nel 1670, a Castello di Chambord, sotto l’egida di Luigi XIV. Alcuni pezzi di Strauss rielaborano alcune parti di Lully, armonizzazione con una composizione genialmente in bilico tra antico e moderno. La rivisitazione di Strauss impegna spesso individualmente i musicisti dell’orchestra, e in particolare il primo violino, dipingendo l’epoca del Re Sole come una sorta di Paradiso Perduto, forse più evocato oniricamente che non storicamente, sempre mantenendo una vivacità teatrale incontenibile, che illumina ciascuno dei 9 pezzi della Suite, anche in una esecuzione strumentale privata dell’azione scenica.
Biglietti: da 9ma 30 euro – in vendita sul sito OSN Rai e presso la biglietteria fisica dell’Auditorium Rai di Torino
Info: 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it
Mara Martellotta

Doppio appuntamento con “Me-We: crescere verso il successo”

Programmati gli incontri con Antonio Satta e Fabrizio Clary

“Agatina & Petronilla”. Allo Spazio Kairos l’economia circolare per i bimbi

Allo “Spazio Kairos” di via Mottalciata a Torino, “Santibriganti Teatro” spiega dal palco l’“economia circolare” ai bambini

Domenica 18 gennaio, ore 16,30

Un “viaggio di formazione”. Sul palco una bimba e una formica. La prima si chiama Agatina, ha le lentiggini e profuma di fragola. Ecco il perché del nomignolo di “Fragolina”, regalatole con tanto affetto dalla nonna. La seconda è Petronilla, una formica “agente-speciale” al suo primo incarico.

Questi gli elementi base di “Agatina & Petronilla”, la rappresentazione teatrale, firmato dalla Compagnia moncalierese “Santibriganti Teatro”, in programma domenica prossima 18 gennaioalle 16,30, presso lo “Spazio Kairos” di via Mottalciata 7, a Torino. Scritto da Mariagrazia Cerra, per la regia di Claudio Sportelli, sul palco Arianna Abbruzzese e la stessa Cerra, si tratta di uno spettacolo per famiglie, adatto a bambini dai cinque anni in avanti. Organizza “Onda Larsen” che, alle 16, offre la merenda ai bimbi in sala.

Dunque. E che ci faranno mai insieme, dopo il loro incontro (non casuale) in un prato alle porte di una non precisata città, una bimba simpatica e birichina, come Agatina – Fragolina e una formica con l’incarico niente meno che di “agente-speciale”, matricola 346446? Si presenteranno, cammineranno fianco a fianco e … parleranno. Non a caso. Perché nell’intento dell’agente-speciale Petronilla, quel loro camminare insieme vuole essere, come dicevamo prima, un “viaggio di formazione”. Un viaggio alla scoperta (tema di grandissima attualità) dell’“economia circolare”. E qui le cose si fanno serie. E sì, perché allora vien da chiederci: Come vedono i bimbi la Terra sempre più arsa e piena di cemento? Quanta consapevolezza hanno sul rischio che stiamo correndo, continuando ad abusare delle risorse che abbiamo a disposizione?

Constatazione: Molti di loro sono abituati alle realtà virtuali di uno schermo e si stupiscono quando scoprono che sono le mucche a produrre il latte, le galline a fare le uova e che l’insalata non cresce direttamente sugli  scaffali del supermercato.

Accorrono in nostro aiuto gli organizzatori dello spettacolo: Attenzione! Lo stupore dei bimbi però,  al contrario di quello degli adulti, è privo di giudizio, è curioso e aperto al nuovo e il teatro li aiuta a nutrire questa curiosità. Grazie allo strumento dell’immedesimazione, si ritrovano nei panni delle due protagoniste e con loro guardano il mondo che le circonda.

Procediamo quindi con la trama. Si era rimasti all’incontro di Agatina e Petronilla. Incontro (già detto) non casuale, bensì voluto dalla “grande capa formica” del “Gran Casato” delle “Montagne Ghiacciate d’Oriente”.

Perché? Perché la bimba  ha il viziaccio di sprecare il cibo e di lasciare troppi rifiuti in giro, incurante  a ciò che la circonda ed ecco perché serve un “agente speciale”, o “specializzato” come dice lei, per farle capire che la Terra ci ospita e perciò  dobbiamo rispettarla e non sporcarla, proprio come si fa quando si è in casa d’altri.

E così,  dopo essere ricorsa al “formulario magico”, la formica Petronilla diventa grande come un “umano” e si scontra con la bimba, che dopo l’iniziale diffidenza (Agatina non è una bimba cui la si fa facilmente)  si fa attrarre dalla simpatia di Petronilla e delle sue “compagne operaie”.

Il loro muoversi assomiglia a una danza e per Agata, che sogna di diventare una ballerina, la musica è la cosa più bella che c’è.

Così Petronilla accompagna la bimba in un giro di perlustrazione della natura circostante, dove incontrano Scorri: la mucca che fa le “puzzette” riconvertibili in bollicine per l’aranciata e che s’intende di  “economia circolare”,  le api che pungono per difendere la loro famiglia e   un pesciolino che rischia di rimanere soffocato da un sacchetto di plastica.

Meraviglia e discariche a cielo aperto si mescolano e portano Agatina a vedere per la prima volta ciò che le sta intorno. Chissà se la sua amica (amica, ora sì) formica sarà riuscita a portare a termine la sua prima missione?

Io penso proprio di sì. E voi? La storia di “Agatina & Petronilla” vi aspetta!

Per info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: immagini dallo spettacolo