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Rosso Beethoven: la stagione estiva del Teatro Regio

Nella splendida cornice della sala da ballo di  Palazzo Reale è stata  presentata la nuova stagione estiva 2025-2026 del teatro Regio, alla presenza del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, del Sovrintendente del teatro Mathieu Jouvin , del direttore artistico Cristiano Sandri e della Direttrice Generale dei Musei Reali di Torino, Paola d’Agostino.

Il Rosso, dopo aver attraversato la stagione 2025-2026  del teatro Regio come simbolo di passione, energia e destino, ora incontra Beethoven .

Saranno otto i concerti della stagione estiva, con quattro direttori e un unico grande protagonista. Dal 30 giugno al 22 luglio prossimo, nella corte d’Onore di Palazzo Reale, l’Orchestra del Teatro Regio proporrà un percorso di ascolto dedicato al grande compositore di Bonn in vista del bicentenario della sua scomparsa, che ricorrerà nel 2027. Si tratta di un itinerario che attraversa ribellione, tensione, audacia e luce, raccontando l’evoluzione creativa di un artista che ha trasformato per sempre il linguaggio musicale e la nostra modalità di ascolto.

Rosso Beethoven si realizza in virtù della collaborazione con i Musei Reali di Torino, con I quali il teatro Regio è lieto di proseguire la partnership avviata nell’estate del 2023.

Rosso Beethoven nasce dall’incontro tra due generazioni creative, da una parte il compositore che, fra i trenta e i quaranta anni, rivoluzionò il linguaggio musicale europeo con alcune delle sue opere più  celebri; dall’altra quattro direttori , che oggi  si confrontano con quella stessa eredità artistica, offrendo al pubblico prospettive nuove su un repertorio che continua a parlare al presente.

Il Teatro Regio rinnovato così il proprio impegno nella valorizzazione  delle nuove generazioni, affidando la stagione estiva ad Agata Zajac, Aram Khacheh, Alessandro Palumbo e Liubov Nosova.

Per Khacheh e Palumbo si tratta di un ritorno al teatro Regio . Il primo ha diretto “Pierino e il lupo” di Prokof’ev al Piccolo Regio  nel gennaio 2026. Il secondo ha collaborato in diverse nuove produzioni firmando nel 2023 l’orchestrazione di “Un mari à la porte” di Offenbach e dirigendo successivamente “Pierino e il lupo, The Tender Land” di Copland, presentata per la prima volta in Italia nella primavera del 2024 e “La traviata. La solitudine di una stella”, nel 2025.

Tutti i concerti avranno inizio alle ore 21, con la formula All inclusive Emozione Reale, grazie all’apertura straordinaria delle 19.30 si potrà visitare l’appartamento della Regina Elena a palazzo Reale, concedersi un passeggiata al fresco del Giardino Ducale  e godersi un aperitivo alla caffetteria Reale prima di assistere al concerto. In caso di annullamento il teatro ha previsto date di recupero per i concerti “Ribellione”(2/7), “Tensione” ( 9/7) e Luce (23/7).

Biglietteria

Vendita online e presso la biglietteria del Teatro Regio

Piazza Castello 215, Torino

Tel 0118815241/ 0118815242.

Orari: dal lunedì al sabato ore 11-19, domenica ore 10.30-15.30.

Nei giorni di concerto la biglietteria si sposta alzl Golden Box in piazzetta Reale a partire dalle 19.30

Biglietteria@ teatroregio.torino.it

Mara Martellotta
Foto TorinoClick

Filomena Nitti, la scienziata dimenticata dietro un Nobel

TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono storie che la Storia racconta a metà. Storie in cui un nome rimane inciso nella memoria collettiva, mentre un altro, non meno importante, scivola lentamente nell’ombra. È il caso di Filomena Nitti e il Nobel negato, il libro della giornalista e scrittrice Carola Vai pubblicato da Rubbettino Editore.
Filomena Nitti fu una donna straordinaria. Ricercatrice, biochimica e pioniera della scienza italiana, visse un’esistenza intensa attraversando alcuni dei momenti più complessi del Novecento. Figlia di Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio e convinto antifascista, conobbe l’esilio, la fuga e la ricostruzione. Ma soprattutto dedicò la propria vita alla ricerca scientifica, perseguendo con determinazione una carriera che, per una donna del suo tempo, rappresentava una sfida tutt’altro che scontata.
Il libro di Carola Vai restituisce finalmente voce a una figura rimasta troppo a lungo ai margini del racconto ufficiale. Coetanea di Rita Levi-Montalcini, Filomena condivise con la celebre scienziata torinese talento, determinazione e passione per la ricerca, ma il destino riservò loro una diversa visibilità. Se Rita conquistò il Premio Nobel per la Medicina nel 1986, Filomena vide invece attribuire il massimo riconoscimento scientifico al marito e collega Daniel Bovet, insignito del Nobel nel 1957.
Eppure, i due lavoravano fianco a fianco. Firmavano insieme gli studi, conducevano le stesse ricerche e condividevano successi e risultati. Il contributo di Filomena fu determinante nei lavori che portarono a importanti scoperte nel campo della farmacologia moderna. A lei, insieme al fratello Federico Nitti e allo stesso Bovet, si devono ricerche fondamentali che aprirono la strada agli antistaminici e a nuovi approcci terapeutici destinati a cambiare la medicina del Novecento.
Ma allora perché il Nobel arrivò soltanto a Daniel Bovet?
È la domanda che attraversa l’intero volume. A cercare una risposta è Carola Vai, giornalista e scrittrice piemontese, già firma di importanti testate nazionali come La StampaLa Gazzetta del Popolo e l’AGI. Autrice della biografia Rita Levi-Montalcini. Una donna libera, grazie alla collaborazione di Maria Luisa Nitti, nipote della scienziata, ricostruisce per la prima volta l’intera esistenza di Filomena, restituendole il posto che merita nella storia della ricerca italiana. Il suo non è soltanto un lavoro biografico, ma una riflessione sul ruolo delle donne nella scienza del Novecento e sui riconoscimenti spesso negati a chi lavorava nell’ombra.
La biografia racconta anche la dimensione più privata di Filomena: madre di tre figli, moglie, ricercatrice, donna capace di affrontare lutti dolorosissimi senza rinunciare alla propria dignità. Una figura complessa e moderna, lontana dagli stereotipi, che scelse di vivere pienamente tutti i ruoli che la vita le offrì.
Particolarmente interessante è il parallelo con Rita Levi-Montalcini, altra protagonista del Novecento italiano e figura profondamente legata a Torino. Due donne diversissime, due percorsi opposti, ma unite dalla stessa passione per la conoscenza e dalla volontà di superare i limiti imposti dal loro tempo. Da una parte la scienziata che scelse di dedicarsi esclusivamente alla ricerca, dall’altra una donna che riuscì a conciliare il lavoro scientifico con la famiglia, senza mai rinunciare alle proprie ambizioni.
Con una scrittura accurata e documentata, Carola Vai restituisce dignità a una protagonista dimenticata della ricerca scientifica italiana, riportandola al posto che merita nella memoria collettiva. Perché la storia della scienza non è fatta soltanto di premi e riconoscimenti, ma anche di donne che hanno contribuito in modo decisivo al progresso senza ricevere gli onori che spettavano loro.
Filomena Nitti e il Nobel negato è molto più di una biografia: è un atto di giustizia storica e un invito a guardare oltre le versioni ufficiali dei fatti. Perché dietro ogni grande scoperta non c’è sempre un solo nome, e la memoria, talvolta, ha bisogno di qualcuno che riporti alla luce ciò che il tempo ha lasciato nell’ombra.
MARZIA ESTINI

Jonathan Guaitamacchi, Gran Torino

Ci sono città che si osservano. E poi ci sono città che si respirano, si attraversano e, lentamente, finiscono per abitare dentro di noi.

È proprio da questo dialogo intimo con Torino che nasce Gran Torino, la nuova mostra personale di Jonathan Guaitamacchi, artista internazionale che, dopo aver vissuto e lavorato tra Londra, Milano e Cape Town, ha scelto il capoluogo piemontese come uno dei luoghi più significativi della propria maturazione umana e creativa.

La mostra raccoglie una trentina di opere inedite, realizzate appositamente per gli spazi della Galleria Biasutti & Biasutti e rappresenta molto più di una semplice indagine sul paesaggio urbano. È un viaggio dentro lanima della città, un racconto visivo che ne esplora la memoria, il carattere e le infinite stratificazioni.

Ma Gran Torino è anche il racconto di una scelta. Quella di un artista che, dopo anni trascorsi a Milano, città che gli ha offerto importanti opportunità professionali e culturali, ha sentito il bisogno di allontanarsi da una dimensione sempre più frenetica, dove spesso il valore dellarte rischia di misurarsi attraverso numeri, velocità e visibilità immediata.

La sua attenzione si è così rivolta a Torino. Una città diversa, più silenziosa e riflessiva, capace di custodire il proprio patrimonio culturale senza ostentarlo. Una città che continua a dialogare con la memoria, con lindustria, con il pensiero e con una straordinaria tradizione intellettuale. Un luogo nel quale larte può ancora essere vissuta come esperienza, ricerca e scoperta.

Lasciare il quartiere Isola di Milano per trasferire il proprio studio e la propria quotidianità a Torino non ha significato soltanto cambiare indirizzo. È stato un passaggio interiore, una trasformazione dello sguardo.

Qui Guaitamacchi ha trovato un tempo diverso, una diversa qualità dellascolto, una città capace di restituire profondità al gesto creativo.

Da questo incontro è nato un legame autentico. Torino non è diventata soltanto il soggetto delle sue opere, ma una presenza viva, una compagna di viaggio che ha alimentato nuove visioni e nuove prospettive artistiche. Nelle sue tele la città emerge così come un organismo complesso e pulsante, sospeso tra memoria e futuro, tra rigore e poesia, tra la forza della sua storia e la capacità di reinventarsi continuamente.

Attraverso grandi vedute dedicate allo skyline torinese e ai suoi simboli più riconoscibili , dalla Mole Antonelliana al Palazzo del Lavoro , Guaitamacchi costruisce una narrazione sospesa tra realtà e suggestione. Le sue immagini non si limitano a rappresentare luoghi: li trasformano in emozioni, in pensieri, in frammenti di una storia collettiva che appartiene a chiunque abbia vissuto, amato o semplicemente attraversato questa città.

Le architetture diventano presenze silenziose. Le strade si trasformano in percorsi della memoria. I quartieri emergono come organismi vivi, attraversati da una moltitudine invisibile di esistenze che si intrecciano, si sfiorano e si dissolvono nel tempo.

Nelle opere di Guaitamacchi il bianco e nero non è soltanto una scelta estetica: è un linguaggio. Elimina il superfluo per restituire lessenza. Ogni prospettiva inclinata, ogni orizzonte sospeso, ogni dettaglio urbano conduce lo sguardo oltre la semplice riconoscibilità dei luoghi, verso una dimensione più universale, dove la città diventa metafora della condizione umana.

Le sue vedute dallalto, quasi vertiginose, raccontano una Torino che va oltre la sua immagine più conosciuta. Una Torino fatta di energia silenziosa, di lavoro, di memoria e di futuro. Una città attraversata da infinite storie individuali che si fondono in un unico respiro collettivo.

Gran Torino diventa così il racconto di una rinascita reciproca: quella di una città che continua a sorprendere chi la sa osservare davvero e quella di un artista che, scegliendo di fermarsi ad ascoltarla, ha trovato nuove ragioni per guardare il mondo.

Perché nelle opere di Jonathan Guaitamacchi Torino non è soltanto una città da rappresentare. È una città da sentire. Un luogo dellanima che continua a parlare a chi è disposto a fermarsi, ad ascoltare e a lasciarsi attraversare dalla sua bellezza discreta e profonda.

Galleria d’Arte Biasutti & Biasutti
V. Alfonso Bonafous, 7/L,  Torino
tel.: 011/8173511

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

La Regione punta sulla digitalizzazione delle imprese

La Giunta regionale del Piemonte ha approvato su proposta dell’assessore al Bilancio, Sviluppo delle Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano, la nuova misura “Voucher digitalizzazione PMI 2026”, con una dotazione finanziaria di 18 milioni di euro nell’ambito del Programma Regionale FESR 2021-2027.

L’intervento sostiene i progetti di digitalizzazione delle micro e piccole imprese piemontesi e dei professionisti, favorendo l’adozione di tecnologie innovative, l’acquisto di beni e servizi digitali, attività di consulenza specializzata e percorsi di formazione.

La misura si inserisce nella strategia regionale per rafforzare la competitività del sistema produttivo piemontese e accompagnare le imprese nei processi di innovazione e trasformazione digitale.

Con questo provvedimento mettiamo a disposizione del tessuto produttivo piemontese ulteriori 18 milioni di euro per sostenere investimenti concreti in innovazione e digitalizzazione. Il Piemonte continua a investire sulla competitività delle imprese, creando le condizioni perché anche le realtà più piccole possano accedere alle tecnologie necessarie per crescere, innovare e affrontare con maggiore forza le sfide dei mercati – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano Le prime due edizioni del bando hanno registrato complessivamente 3.336 domande, un risultato che conferma la forte attenzione delle imprese piemontesi verso gli strumenti di innovazione e trasformazione digitale. Con questa nuova misura – aggiungono Cirio e Tronzano – rafforziamo un percorso già avviato e mettiamo a disposizione risorse importanti per accompagnare la crescita delle aziende, migliorare la produttività e favorire l’adozione di tecnologie sempre più avanzate. La digitalizzazione rappresenta oggi uno dei principali fattori di competitività e sviluppo del nostro sistema economico”.

Il bando sarà rivolto alle PMI iscritte al Registro Imprese delle Camere di commercio e ai professionisti. Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributi a fondo perduto, con intensità variabile tra il 50% e il 70% delle spese ammissibili, in funzione della dimensione aziendale e delle caratteristiche dei progetti presentati.

La collaborazione con Unioncamere Piemonte rappresenta un valore aggiunto per questa iniziativa. Grazie all’esperienza maturata nella gestione dei bandi per le imprese e al cofinanziamento di 1,2 milioni di euro garantito dal sistema camerale – concludono Cirio e Tronzano – possiamo mettere a disposizione uno strumento ancora più efficace e vicino alle esigenze delle aziende piemontesi. L’apertura del bando è prevista a ottobre e consentirà a migliaia di imprese di programmare investimenti strategici in innovazione e digitalizzazione”

Andrea Busto: precisazioni sul Museo Ettore Fico

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

Gentili Amici del Museo Ettore Fico,

mi duole tediarVi con lettere non pertinenti all’arte ma il Comune di Torino e in particolar modo la dottoressa Purchia, mi obbligano a rettificare quanto scritto su «La Stampa» di oggi (15 giugno 2026).

Negli ultimi quattro anni ho scritto alcune e-mail che testimoniano la mia volontà (fin da subito) di offrire alla Città quanto era in mio possesso come patrimonio artistico e immobiliare del Museo Ettore Fico.

La prima e-mail, indirizzata al Sindaco Lo Russo e all’Assessore Purchia, data 30 settembre 2022 ore 08:03 (cito testualmente):

«Il Museo Ettore Fico espone per la prima volta le proprie collezioni […] La raccolta riguarda opere contemporanee, etniche, extraeuropee e di arte antica classica.

Presentiamo in Barriera di Milano, con grande orgoglio, una riflessione approfondita su ciò che potrebbe diventare patrimonio stabile della Città di Torino. È con piacere che Vi invito a una visita privata per farVi conoscere le oltre 140 opere esposte e per illustrarVi i progetti futuri del Museo.»

Il Sindaco non venne.

Seguirono alcuni incontri con l’Assessore Purchia a cui comunicai la mia volontà di lasciare la direzione del Museo e donare l’edificio e le collezioni alla Città.

Seguì una e-mail in data 10 febbraio 2025 ore 11:38:

«Buongiorno Assessora Purchia,

Le scrivo a proposito del nostro precedente incontro, avvenuto in data 13 giugno 2024, per informarLa che nel frattempo ho incontrato l’8 gennaio us. il dottor Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei, a cui ho espresso la mia volontà di continuare la mission del Museo Ettore Fico oltre la mia permanenza come direttore e presidente dell’istituzione.

L’anno scorso il mio mandato è scaduto in concomitanza del pensionamento e, per queste ragioni, vorrei trovare una soluzione favorevole alla continuità del progetto culturale e sociale legato al MEF.

Ho proposto al dottor Broccio, come l’avevo proposto a Lei, di sondare l’eventualità di un interesse a sostituirmi nella direzione del museo e nella possibilità di una sua continuità espositiva e organizzativa in Barriera di Milano.

La mia proposta è stata così formulata:

Vorrei che un Ente Pubblico, possibilmente il Comune di Torino coadiuvato dalle Fondazioni Bancarie regionali, si facesse carico dell’affitto dello spazio per un tempo indeterminato e che poi ne diventasse il proprietario definitivo al mio decesso. Si tratterebbe di una nuda proprietà con utilizzo immediato dal gennaio 2026. Il valore dell’immobile è stato stimato in 4.000.000€.

L’accordo comprenderebbe anche un cospicuo lascito di opere di Ettore Fico, Luigi Serralunga e oltre 200 opere di artisti contemporanei da Hiber a Armleder, da Lavier a Kiki Smith, da Fratino a Castelli e altri nazionali e internazionali per un valore attuale di mercato di circa 10/15.000.000 €. […]

Ci legge in copia anche il dottor Broccio a cui avevo comunicato che ho attualmente in corso una proposta di ente privato per l’affitto dell’immobile e a cui dovrò dare riscontro entro il 31 marzo 2025.

Invio la stessa mail in copia anche alla segreteria del Sindaco e all’Assessora Salerno.»

Non ricevo alcuna risposta e in data 1° marzo 2025 ore 09:21 invio una nuova mail:

«Gentile Assessora Purchia,

spero che questa mia La trovi bene.

Riprendo in sintesi quanto espresso nella precedente email, inviata il 10 febbraio scorso, a cui non ho avuto riscontro da parte del suo Assessorato.

Poiché mi sta molto a cuore la continuità del progetto avviato nel 2014 in Barriera di Milano, mi preme sapere se vi è qualche interesse da parte della Città a non interrompere le attività culturali ed espositive del museo Ettore Fico.

Come già scritto, ho una proposta in atto che dovrò sottoscrivere il 31 marzo prossimo.

Andrea Busto

Rivoli: Corso Kennedy più sicuro e scorrevole: approvato il progetto

sono partiti  lunedì 15 giugno i lavori di ampliamento di corso Kennedy nel tratto compreso tra via Bruere e via Camogli, uno dei punti più critici della viabilità cittadina. L’intervento, del valore complessivo di oltre 540 mila euro, consentirà di eliminare l’attuale restringimento della carreggiata, migliorare la sicurezza stradale e rendere più scorrevole la circolazione lungo un asse sempre più utilizzato dai cittadini.

Da anni il tratto è regolato da un semaforo a senso unico alternato che, soprattutto nelle ore di punta, provoca rallentamenti e code. Una situazione resa ancora più evidente dall’aumento dei flussi veicolari legati ai lavori per il prolungamento della metropolitana e all’utilizzo crescente di percorsi alternativi alla viabilità principale.

Il progetto prevede l’ampliamento della piattaforma stradale attraverso l’arretramento del muro che costeggia il convento delle Suore Carmelitane Scalze, soluzione che consentirà di superare l’attuale strozzatura e realizzare un nuovo marciapiede a servizio dei pedoni. L’arretramento e la ricostruzione del muro saranno eseguiti a cura e spese del soggetto privato coinvolto nell’intervento.

È inoltre previsto il rialzamento dell’intersezione tra corso Kennedy, via Bruere e via Sestriere, misura finalizzata a moderare la velocità dei veicoli e ad aumentare la sicurezza in un punto particolarmente delicato della rete viaria cittadina.

L’intervento è stato reso possibile grazie a un accordo con la proprietà dell’area interessata, evitando il ricorso a procedure di esproprio e consentendo di accelerare l’avvio dell’opera.

«Con l’avvio di questo cantiere diamo finalmente risposta a una criticità che cittadini e automobilisti conoscono bene. – dichiarano il sindaco Alessandro Errigo e l’Assessore alla viabilità Marco Tilelli – Corso Kennedy è diventato negli anni un collegamento sempre più importante per la mobilità cittadina e l’attuale restringimento rappresenta un punto di rallentamento che incide sulla fluidità del traffico e sulla sicurezza. Questo intervento consentirà di migliorare la circolazione, aumentare la sicurezza dei pedoni e rendere più efficiente uno degli assi viari più utilizzati della città.»

Stellantis, Avs: “Mirafiori merita risposte”

A seguito al corteo e al presidio organizzato dalla Fiom contro il declino industriale ed economico di Torino e del Piemonte La capogruppo AVS in Consiglio Regionale Alice Ravinale dichiara: <<Il Presidente Cirio aveva promesso a inizio 2026 l’avvio di un osservatorio con le parti sociali volto a rilanciare il settore ed evitare di rincorrere le crisi. Nulla di tutto questo è successo, e non vi è stata nessuna reazione nemmeno di fronte a un piano industriale di Stellantis che abbandona definitivamente il Piemonte: persino sulla 500 ibrida Castellano ha dichiarato che “deciderà il mercato”, mentre le produzioni vengono spostate in altri paesi. Per questo abbiamo chiesto con urgenza un consiglio regionale aperto. Da quando esiste il ministero del Made in Italy, la filiera dell’auto in Piemonte è stata sostituita da un’incredibile e assurda filiera di promesse tradite e annunci buttati a cui nessuno poi dà seguito. A farne le spese non è solo Mirafiori, che negli ultimi anni nonostante le rassicurazioni ha avuto solo assunzioni interinali, ma tutto l’indotto che sta venendo soffocato dalle scelte industriali di Stellantis>>.

<<Questa mattina abbiamo partecipato al corteo e al presidio organizzato dalla Fiom contro il declino industriale ed economico di Torino e del Piemonte per ribadire la necessità di attuare politiche serie per il futuro del territorio e dell’indotto. Abbiamo inoltre espresso la nostra contrarietà al piano industriale previsto da Stellantis per Mirafiori in vista dell’audizione di Filosa in Commissioni Attività produttive e Industria di Camera e Senato. Oggi a Torino gli Elkan investono di più in buoni uscita che in lavoro.  Solo a Torino sono stati persi 6.000 posti di lavoro: da anni le istituzioni, a partire dal Governo, hanno promesso tavoli di lavoro, ma ancora non abbiamo visto nessuna azione concreta per fermare il declino di Mirafiori. Pretendiamo che si investa in lavoro e transizione ecologica, senza perdere tempo in ulteriori bluff come quello su green campus, mentre all’Italia e a Torino vengono destinate solo le briciole>> dichiara il consigliere comunale SE Emanuele Busconi.

Aggiunge la capogruppo in Comune Sara Diena: <<Tutte le istituzioni, a partire dal Comune, devono fare la loro parte per pretendere investimenti: serve una seconda linea a Mirafiori per garantire occupazione e futuro. Non possiamo accontentarci di promesse non mantenute, come quelle sui numeri di produzione della 500 ibrida, che sono già stati smentiti dai fatti. Per coinvolgere ancora di più la comunità cittadina e per fare la nostra parte chiederemo che venga fatto il prima possibile un Consiglio comunale aperto>>.

Ravinale (AVS), Busconi (SE), Diena (SE)

Voucher scuola: la discussione in Consiglio

Prosegue in Consiglio regionale la discussione sulla riforma dei voucher scuola. Il confronto tra maggioranza e opposizioni entra nel vivo: 6.224 emendamenti presentati dalle minoranze e la richiesta di contingentamento dei tempi avanzata dalla Giunta.

Dopo un avvio di seduta caratterizzato dall’utilizzo degli strumenti procedurali da parte delle opposizioni, l’Aula ha respinto 18 questioni pregiudiziali e 7 sospensive, dando così il via alla discussione generale del provvedimento.

Nel tentativo di evitare uno stallo prolungato, l’assessore regionale all’Istruzione Daniela Cameroniha chiesto il contingentamento dei tempi, con l’obiettivo di arrivare a una conclusione in tempi certi.

Nella discussione generale sono intervenuti: per la maggioranza Gianluca Godio (FdI) e per le opposizioni, Emanuela Verzella (Pd) e Sarah Disabato (M5S).

Dopo una sospensione dell’Aula necessaria per consentire l’organizzazione dei lavori, ha preso il via la lunga maratona delle votazioni.

Il centrodestra difende la riforma, sostenendo che le modifiche proposte puntano ad ampliare la platea dei beneficiari e rafforzare il sostegno alle famiglie, attraverso l’adeguamento delle soglie Isee e l’incremento dei contributi.

Di contro, le minoranze giudicano il provvedimento sbilanciato a favore delle scuole paritarie e penalizzante per la scuola pubblica, in particolare sul fronte del sostegno a libri, trasporti e materiale didattico, con il rischio – sottolineano – di ridurre la platea dei beneficiari e gli aiuti per le famiglie.

L’Aula, oltre alle convocazioni già calendarizzate per domani e per mercoledì 17, è convocata anche per i giorni 18, 19, 22 e 23 giugno.

Ufficio Stampa CRP

La polizia blocca il “free party” ai Giardini reali

Nell’ambito delle consuete attività di prevenzione e controllo, operatori della Polizia di Stato sono venuti a conoscenza di una festa techno (“Disconi Reali”) da svolgersi nella tarda serata di venerdì, ai Giardini Reali di Torino, e che si sarebbe protratta in avanti per l’intera nottata.
L’iniziativa, riconducibile all’area eterogenea del  dissenso sociale, quello dei “free party”, contraddistinto da logiche di autogestione e  che utilizza la musica elettronica come spazio di espressione antagonista e di dissenso nei confronti dei modelli sociali tradizionali, è stato impedito sul nascere in virtù di servizi predisposti dalla Questura di Torino, con contingenti della Forza Pubblica di pronto impiego e  Funzionari della Polizia di Stato a coordinamento dell’attività di prevenzione, proseguita per tutta la notte fra venerdì e sabato.
Analogamente, nella notte fra sabato e domenica, specifici servizi dedicati ad eventuali iniziative estemporanee musicali non autorizzate sono stati coordinati dalla Polizia di Stato all’interno del Parco della Colletta, ove nelle ultime settimane si è registrata la presenza di soggetti di origine sudamericana e di area antagonista che organizzano feste con musiche ad alto volume, richiamando sul luogo centinaia di persone.
Con la collaborazione di personale dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale, già a partire dalle ore pomeridiane, l’intera area del Parco, che presenta 3 accessi principali e due strade sterrate di collegamento, è stata vigilata con numerosi passaggi appiedati e con le Volanti, al fine di assicurare il presidio di tutti i punti sensibili ed impedendo il transito a furgoni per il trasporto dell’attrezzatura necessaria per lo svolgimento dell’evento, che di fatto non ha avuto  luogo.
I controlli continueranno con cadenza regolare.