ilTorinese

La grande arte cinese di Yuchu Zhao al museo MIIT

Dal 10 al 19 aprile prossimo approderà al Museo MIIT di Torino, di cui è  direttore Guido Folco, la grande arte cinese di Yuchu Zhao  che, nell’agosto del 2025 ha presentato un’opera alla Galleria AOlab di Shanghai, seguita da un’altra personale al Museo d’Arte Contemporanea  Casoria di Napoli in ottobre. Ad aprile approderà al Museo MIIT in una mostra curata da Fei Xinyao e Guido Folco. La sua pratica si muove  tra pittura, incisione e installazione , pur mantenendo il metodo artistico coerente. Conversazioni parlate in mandarino e inglese vengono poi registrate, modificate e ridotte fino a quando non rimangono singole parole, che, a loro volta, vengono ricostruite fisicamente, senza più il supporto di contesto o sintassi. Ciò che si perde in chiarezza viene guadagnato in attenzione.
Gli spettatori sono invitati a concentrarsi sul tono, sulla spaziatura, sull’esitazione piuttosto che sul significato. La luce trasporta l’opera prima del significato. Le singole parole brillano debolmente nella galleria, ciascuna separata dalla successiva, fluttuano all’altezza degli occhi o poco sopra.
Le parole non formano affermazioni né invitano a una lettura sequenziale. Il linguaggio si comporta meno come comunicazione e più  come presenza. Ciò risulta evidente nell’opera “The Terminator”, un’installazione luminosa composta da termini isolati come “melodrammatico”, “idealismo”, “motivazione” e “azione”. Le parole, rese come oggetti illuminati, non svolgono più la loro funzione originaria, non accusano, non difendono, non persuadono.
Rimangono silenziose nello spazio, portando con sé le tracce delle situazioni emotive cui un tempo appartenevano. Rimosse dalla conversazione  le parole appaiono esposte, persino incerte. Il titolo suggerisce una conclusione,  ma l’opera resiste alla chiusura. Ciò che viene interrotto qui non è il discorso in sé,  ma la sua autorevolezza. La conversazione si è interrotta, ma qualcosa rimane. Lo spettatore incontra il linguaggio dopo l’uso, quando l’intenzione  si è  esaurita e rimane solo il tono.  Una logica simile informa “The Pensieve”, una serie di opere realizzate in acrilico che attingono ai ricordi adolescenziali di Zhao.

Non si tratta di scene ricostruite o storie raccontate; le opere sono costruite da pannelli trasparenti sovrapposti, con immagini e segni parzialmente nascosti allo spettatore. Nessun punto di vista unico offre completezza e i dettagli emergono brevemente , andando poi a scomparire dalla vista man mano che lo spettatore si muove. In questo processo l’acrilico svolge un ruolo molto attivo: la luce passa in modo non uniforme, creando variazioni di visibilità che dipendono dall’angolazione e dalla distanza. L’atto del guardare diventa fisico piuttosto che interpretativo e la memoria non appare come qualcosa di intatto recuperato, ma come un elemento che si riforma continuamente, attraverso strati di ostruzioni e sovrapposizioni.
Sebbene il materiale di partenza sia personale, l’opera resiste alla confessione. Zhao non  chiede allo spettatore di identificarsi con le sue esperienze o di decodificarne il significato, ma si concentra piuttosto sulla modalità in cui le esperienze prendono forma, una volta tradotte. Le parole diventano oggetti e i ricordi costruzioni. Entrambi sono soggetti ad alterazioni nel momento in cui lasciano la mente e entrano nello spazio.
L’opera, colta in diversi contesti culturali e architettonici, non modifica il suo linguaggio per adattarsi all’ambiente circostante,  ma permette al contesto di influenzarla.
Familiarità e distanza, riconoscimento e incertezza, diventano parte del modo in cui l’opera viene letta. Il significato non è  stabilizzato , ma è  negoziato da chiunque lo incontri. Ciò che Zhao offre non è ambiguità come atmosfera, ma precisione senza spiegazioni. Il linguaggio è ridotto fino a non poter più dominare. La memoria è  ricostruita fino a non poter più  fingere di essere completa. Ciò che resta è  qualcosa di silenzioso e duraturo , un invito a guardare, a fermarsi e a riconoscere quanta esperienza esista dopo il fallimento delle parole.

Museo MIIT

Corso Cairoli 4, Torino “Yuchu Zhao, la grande arte cinese” dal 10 al 19 aprile 2026.

Orari: da martedì a sabato 15.30-19.30

Mara Martellotta

Un fiume azzurro invade i campi e altre storie

Bagliori di rosso”, sino al 3 aprile alla galleria Swann Art Gallery

Elegante, raccolta, chiusa in un doppio spazio l’uno appresso all’altro, intimamente godibile, sette mesi di vita alle spalle ormai dopo l’inaugurazione dello scorso settembre, popolata d’affollate presenze, guidata e ravvivata da Riccardo Dellaferrera, musica poesia e presentazione di libri come felici occasioni dello spazio, ma anche collaboratori e collaborazioni, per la lodevole legge della trasversalità, interessi tra matematica e filosofia lui, un nome che sa di tempo antico e di sperimentazioni, di recherche e di profumo di madeleine aggiornati al nostro tempo, la Swann Art Gallery di via Bertola 29/A – orari d’apertura dal martedì al sabato dalle 12,30 alle 19,00 – è un angolo artistico ricco di stimoli. Con il collettivo imagevintage.it presenta sino a venerdì 3 aprile la mostra fotografica “Bagliori di rosso e altre storie”, lo stesso Dellaferrera ad averne la curatela, un gruppo di sette fotografi (ne fa ancora parte Marilaide Ghigliano), sotto la guida di Lorenzo Avico, a esprimere innovazione e sensibilità, estrema attenzione alla natura e ai suoi particolari, raccoglimento e impercettibili figure umane a spargere richiami cromatici che, al di fuori di facili sentimentalismi o sovrapposizioni che rischiano di non avere un perché, innervano il bianco e nero che è il terreno unificante degli autori.

Formazione e linguaggi diversi sono i loro, il monocromo a legarli quindi, la scoperta dell’utilizzo di un accenno cromatico a “incrinare l’unità apparente dell’immagine e a trasformarsi in segno narrativo, simbolico e percettivo”, avverte Dellaferrera. E ancora: “Fin dalle origini del medium, il bianco e nero ha rappresentato la condizione primaria dell’immagine fotografica, diventando nel tempo sinonimo di essenzialità, memoria e testimonianza. Il colore, affermatosi pienamente solo nella seconda metà del Novecento, è stato a lungo percepito come eccedenza rispetto alla presunta oggettività dello sguardo fotografico. Riproporlo oggi come dettaglio selettivo all’interno del monocromo significa riattivare quella tensione storica in una scelta consapevole: il colore non come decorazione, ma come evento.” Non un supporto o una forzata intromissione ma la delicata presenza dell’artista, di ogni singolo artista, capace ancora una volta di cogliere l’attimo fuggente, aereo, pressoché impercettibile, uno sguardo nuovo rivolto alla realtà che lo circonda e al centro della quale lui vive, ed esiste, allo stesso tempo la volontà a far emergere, o a contaminare intelligentemente, il particolare in tutta la sua più completa intensità. Dando a chi guarda la “rapidità” e l’attenzione necessaria per impadronirsi della ri-visitazione che gli è proposta. Il ricordo, nello scritto di presentazione di Dellaferrera, va a Susan Sontag secondo cui “fotografare significhi appropriarsi del mondo, collezionarne frammenti, trasformare l’esperienza in oggetto. Le fotografie non sono la realtà, ma porzioni isolate di essa: costruzioni che modellano memoria, percezione e coscienza.”

Dove sono questi “frammenti”? Sono nella presenza di porpora di Eleonora Olivetti, l’aspetto soffice di due piume messo a confronto con la solidità di un sasso (“Vola nel vento”, 2007, stampa ai pigmenti Fine Art su carta di cotone: “Vola nel respiro del vento/ un lieve sogno di porpora”, recitano i versi di Tiziana Avico che accompagnano il monocromo dell’autrice che non sarà mai “innocente registrazione”, e così sarà per il resto dei suoi compagni) o le luci di New York (1973), eguali continue fitte, con il loro brevissimo accenno di un’interferenza giallognola; sono nei “Colori del verde 2”, del 2013 (stampa ai sali d’argento su carta acquerello), autore Roberto Goffi, dove i “minimi interventi con colori all’anilina” interrompono di un pallido verde il ricamo grigio di un angolo di minuscola erba. Sono nelle creature che abitano i mari delle Maldive, screziandoli nelle opere di Maria Paola Soffiantino, tra l’azzurro e il rossiccio, presenze mai ingombranti nella piena tranquillità di quel profondo (“Nel profondo degli abissi/ il mio sguardo si perde in meraviglie./ Qui, tra giardini incantati,/ passeggia tranquillo un pesce azzurrino;/ più in là, danza un giglio di mare,/ vestito con sfarzo di porpora e blu”, ancora Tiziana Avico); sono il sorprendente riflettersi delle ombre “della luce” di Maria Erovereti, sono nei tenui scorci di una goccia azzurrina che tenta di afferrare il proprio spazio animato sulla superficie d’una foglia o il sentiero che avanza sotto le luci rossastre e irreali del fogliame che per un tratto lo allinea, in un suggestivo alternarsi, pronto a supportare qualsiasi favola, fiduciosa solitudine, ombre e nitidi dettagli, la luce di una prepotente luna dall’alto, che sono opera di Lorenzo Avico.

Sono la realtà sfuggente e i muri incombenti (“Rissani”) come l’eccellente “Cracovia”, del 2025, un paio di candele a far da punto d’origine luminosa e schietta e a rischiarare l’elegante sala di un antico palazzo, tele pregiate, poltrone, il lucido del pavimento, dovuti all’arte di Roberto Semenzato (autore anche delle non trascurabili “cornici”, ferrose, del tutto sui generis, che vanno a inquadrare anche le opere di certi compagni. Last but not least, Marcella Tisi: afferrano immediatamente il piacere e l’attenzione del visitatore le intromissioni pacifiche, azzurrognole, all’interno di una natura più o meno selvaggia, del sud dell’Italia, i dintorni di Matera, una striatura che dal basso con estremo rispetto s’avvicina alla pianura e alle radici dell’unico albero, come quella che più prepotentemente invade l’antico muro e s’inoltra tra i campi (“Camminare”, 2004), un senso d’interruzione, di felice abbandono, di eccellenza del colore, di uscita dal mondo a tratti contrario e dalla desolazione. Scrive l’Avico: “Un sentiero si affaccia sonante d’azzurro;/ un albero mi parla di verdi presagi./ Splende l’oro sull’orlo della terra -/ l’orizzonte è blu, e sempre blu è il mio viaggio.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, Marcella Tisi, “Camminare”; Roberto Goffi, “I colori del verde 2”; Lorenzo Avico, “Bagliori di rosso”; Eleonora Olivetti, “Luci di New York”.

Più di 30mila visitatori per AMTS

AMTS chiude la terza edizione con 32.000 visitatori in tre giorni, segnando una crescita del 20% rispetto allo scorso anno. Nei 90.000 mq di aree indoor e outdoor il flusso è stato costante, con tutte le attività molto partecipate: i 150 slot del taxi drift esauriti, spazi per bambini sempre pieni e lunghe code davanti ai mezzi delle Forze Armate. Torino si così riconfermata la capitale italiana della passione per i motori.

Tra i punti salienti che hanno caratterizzato il successo di questa edizione:

  • Heritage e auto uniche: Accoglienza trionfale per la leggendaria Lancia Stratos del 1976 e per l’iconica Dodge Charger HEMI del 1970, originale dal set del film Fast and Furious.
  • Innovazione e anteprime: Riflettori puntati sulla nuova Alpine A390 100% elettrica e sulle eccellenze della Vehicle Valley Piemonte, tra cui la hyper GT Battista Anniversario di Pininfarina e i dimostratori a guida autonoma del Living Lab ToMove.
  • Cultura e motori sulla Pista 500: La sinergia con la Pinacoteca Agnelli ha registrato il tutto esaurito per i giri mozzafiato a bordo della FIAT Balilla d’epoca sul celebre tetto del Lingotto in collaborazione con Mauto.
  • Il Tempio del Tuning: L’Oval Lingotto si è confermato il palcoscenico ideale con la 13esima edizione di ETT – Expo Tuning Torino e il prestigioso contest internazionale Be bETTer. Dalle ore 17.00 all’interno della cartella stampa, sarà disponibile una nota integrativa sul vincitore del contest “Be bETTer”.
  • Adrenalina pura: Sold-out lampo per il Taxi Drift , i test drive e per gli show mozzafiato di freestyle motocross, BMX e trial acrobatico portati dai Masters of Dirt.

Elezioni, O. Napoli: le carte al tavolo di Mattarella

Il referendum ha ribaltato completamente la narrazione a cui il centrodestra credeva di aver legato l’immaginario collettivo. Quei NO hanno detto a Meloni che la realtà ha fatto irruzione nella vita quotidiana degli italiani, e i suoi occhiali rosa hanno perso ogni potere e incantesimo.
Dal 23 marzo le carte al tavolo della politica non sono più nelle mani di Meloni ma sono passate in quelle del presidente Mattarella. Gli obiettivi che il governo si era proposto, penso alla legge elettorale, sono finiti all’aria come un castello di carte. Meloni non può decidere di andare al voto, e neppure può più imporre una legge elettorale ritagliata sulle sue ambizioni. Mattarella vigila dal Colle e rimane, dopo il 23 marzo, l’unico vero riferimento a cui guardano gli italiani. Mattarella non scioglierà certo il Parlamento perché lo chiede un partito o uno schieramento. Conosce il suo lavoro e le regole della Carta che lo guidano. Tutti faremmo bene a tesaurizzare i suoi interventi sulla situazione del Paese e nel pianeta. Nessuno può decidere al suo posto se e quando andare alle elezioni.

OSVALDO NAPOLI

Azione

Disposizioni Anticipate di Trattamento, a che punto siamo?

 

Un convegno il 31 marzo in Città metropolitana di Torino

Quanti di noi sanno che si può decidere in anticipo sulle cure da ricevere – o non ricevere – quando non saremo più in grado di scegliere? Le DAT, Disposizioni Anticipate di Trattamento, sono un’opportunità non ancora colta, un diritto a disposizione su cui la cittadinanza va sensibilizzata, e che potrà essere sempre più rilevante con il passare degli anni e l’invecchiamento della popolazione. D’altra parte, si tratta anche di un tema delicato, che coinvolge la sfera più intima di ogni persona, cioè quella della salute e in ultima analisi della fine della vita: implica aspetti etici, psicologici, sanitari e giuridici.
Per questo la Città metropolitana di Torino ha organizzato, martedì 31 marzo nell’Auditorium di Corso Inghilterra 7 a Torino a partire dalle 9,00, il convegno dal titolo “DAT, una pagina da scrivere – Diritto, medicina e amministrazione nelle disposizioni di trattamento“.
“L’appuntamento – spiega Rossana Schillaciconsigliera metropolitana delegata alle Politiche sociali e di parità – arriva alla fine di un lungo percorso di studio e dibattito che ha visto coinvolti gli ufficiali di stato civile dei maggiori Comuni del territorio, il Consiglio dei notai che attualmente sono abilitati a raccogliere le disposizioni, le ASL, medici, docenti universitari di diritto e associazioni impegnate sui diritti civili”. ” Il convegno – conclude la consigliera Schillaci – vuole essere anche un punto di inizio per una serie di attività di sensibilizzazione e divulgazione sul tema, che d’ora in avanti organizzeremo sul territorio”.
La mattinata si aprirà con i saluti delle principali istituzioni locali e degli ordini professionali, per poi entrare nel vivo con interventi dedicati ai confini giuridici e filosofici dell’autodeterminazione. Il cuore dell’evento sarà una tavola rotonda multidisciplinare: un confronto a più voci che vedrà dialogare esponenti del mondo medico, legale e notarile, esperti di bioetica e linguistica, rappresentanti del mondo religioso e dell’amministrazione pubblica. Questa varietà di competenze permetterà di analizzare il tema in tutte le sue sfaccettature — dal diritto sanitario alla gestione dei servizi demografici — concludendosi con il contributo di Roberta DottaPresidente IX sezione del Tribunale Ordinario Civile di Torino.
L’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Piemonte e Valle d’Aosta accredita l’evento con 3 crediti formativi e 1 crediti di natura deontologica o di ordinamento professionale.

Il Romanico in Piemonte

A cura di Piemonteitalia.eu

Il Piemonte vanta un ricco patrimonio artistico e culturale, riconosciuto tale anche dall’UNESCO, molto apprezzato nel panorama artistico internazionale. Oltre alle memorie barocche tipiche delle residenze sabaude, nella regione vi sono numerose testimonianze del “romanico”, l’arte di età medievale – X secolo. È possibile infatti percorrere un itinerario in grado di proiettare il visitatore nel medioevo dei pellegrini e della Via Francigena, dei percorsi devozionali e della complessa simbologia del mondo romanico, attraverso abbazie, monasteri e “luoghi di strada” che hanno ospitato schiere di viaggiatori lungo le strade medievali.

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/il-romanico-piemonte

Autista GTT preso a pugni finisce in ospedale

Un autista del gruppo GTT è stato aggredito violentemente mentre si trovava al bar della stazione di Rivarolo, in attesa di prendere servizio.

Fuori dal locale è scoppiata una lite con un uomo in evidente stato di alterazione, che ha malmenato l’autista. Quest’ultimo è stato portato in ospedale per accertamenti.

Nasce la Total Team Valsusa Impresa Sociale Srl

SAUZE D’OULX – Guide Valdisusa si evolve: nasce la Total Team Valsusa Impresa Sociale Srl.

E lo fa con il patrocinio del Comune di Sauze d’Oulx.

La storica Total Team Valsusa ASD , braccio operativo delle Guide Valdisusa, annuncia ufficialmente la propria trasformazione in Total Team Valsusa Impresa Sociale Srl.

Una missione orientata al valore sociale

Il passaggio a Impresa Sociale riflette la volontà delle Guide di coniugare l’eccellenza tecnica dell’accompagnamento in montagna con una struttura aziendale più solida, capace di reinvestire gli utili in progetti a beneficio della comunità locale e della sostenibilità ambientale. A testimonianza di questa crescita, si uniscono ufficialmente al gruppo come soci le guide Paolo Brunatto, Marco Bertaglia e Luca Mandanici, professionisti che porteranno alla nuova realtà la propria preziosa esperienza e competenza sul campo.

Le storiche guide Ezio Ujetto e Luca Abbondi spiegano il passaggio: “Abbiamo scelto di diventare Impresa Sociale per dare una veste giuridica a ciò che facciamo da sempre: vivere la montagna non solo come terreno di sport, ma come bene comune da proteggere e valorizzare”.

Un progetto che vede il rafforzamento della sinergia con il Comune di Sauze d’Oulx.

Ezio Ujetto e Luca Abbondi sottolineano l’importanza di questa sinergia: “Un pilastro fondamentale di questa evoluzione è il consolidamento del rapporto con le istituzioni locali. La Total Team Valsusa Impresa Sociale Srl opererà in stretta sinergia con il Comune di Sauze d’Oulx , dal quale ha ricevuto il prestigioso patrocinio. Questa collaborazione mira a sviluppare progetti congiunti di promozione turistica ecosostenibile e a rendere il comprensorio un modello di eccellenza per l’outdoor alpino, unendo le competenze tecniche delle guide alla visione lungimirante dell’Amministrazione Comunale”.

L’Assessore al Turismo Davide Allemand commenta: “In questi anni abbiamo lavorato molto bene con la Total Team Valsusa ASD, che ospitiamo presso i locali del nostro Ufficio del Turismo. Plaudiamo alla loro scelta di diventare Impresa Sociale e siamo certi che questa evoluzione della società potrà portare importanti ricadute sul nostro territorio, proprio in quell’ottica di turismo sostenibile e destagionalizzato che stiamo perseguendo come Amministrazione Comunale”.

Benvenuto Arneis 2026

Roero Arneis DOCG
Roero Arneis DOCG è un vino bianco piemontese prodotto quasi esclusivamente da uve Arneis coltivate sulle colline sabbiose del Roero, sulla sponda sinistra del fiume Tanaro, di fronte alle zone di Barolo e Barbaresco. È noto per la sua freschezza, eleganza e profumo fruttato, ed è considerato una delle espressioni più raffinate dei bianchi italiani.
Dati principali
• Zona di produzione: Roero, provincia di Cuneo (Piemonte, Italia)
• Canale
• Montà
• Santo Stefano Roero
• Vezza d’Alba
• Altri comuni limitrofi della provincia di Cuneo (Piemonte)
• Classificazione: Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG, dal 2004)
• Vitigno: Arneis (minimo 95%)
• Grado alcolico minimo: 11% vol. (fermo), 11,5% vol. (spumante)
• Temperatura di servizio: 8–10 °C
• Resa massima uva: circa 10 tonnellate per ettaro
• Resa uva → vino: max 70%
• Tutte le operazioni devono avvenire nell’area definita
 
Caratteristiche del vino
Roero Arneis DOCG
• Colore: giallo paglierino
• Profumo: fruttato (pera, mela), floreale
• Sapore: secco, fresco, armonico
• Gradazione minima: ~11% vol
Roero Arneis DOCG Riserva
• Invecchiamento minimo: 16 mesi (di cui almeno 6 in bottiglia)
• Struttura più complessa e intensa
 
Immissione al consumo
• Versione base: generalmente dal  marzo dell’anno successivo alla vendemmia
• Riserva: dopo il periodo di affinamento previsto
Caratteristiche del vitigno
• Origine: Piemonte, in particolare zona del Roero
• Nome: “Arneis” in dialetto significa birichino → perché è difficile da coltivare
• Grappolo: medio, compatto
• Acino: piccolo, buccia sottile
• Maturazione: precoce
• Sensibilità: delicato, soffre malattie e ossidazione
👉lIn vigna richiede molta attenzione ma può dare vini di grande finezza.
🍷 Caratteristiche del vino
👁️ Colore
• Giallo paglierino
• A volte con riflessi verdolini (da giovane)
Origini e territorio
👃 Profumo
Molto tipico e riconoscibile:
• Fruttato: pera, mela, pesca
• Floreale: fiori bianchi, camomilla
• Talvolta note di:
• mandorla
• nocciola
• erbe aromatiche
👅 Gusto
• Secco
• Fresco ma non troppo acido
• Morbido e armonico
• Corpo medio
• Finale leggermente amarognolo (mandorla)
 
 Evoluzione
• Si usa bere giovane (1–3 anni)
• Le versioni più strutturate (es. Roero Arneis DOCG Riserva) possono evolvere meglio:
• note più complesse
• maggiore rotondità
Le prime menzioni dell’Arneis risalgono al 1478, segno del legame antico tra vitigno e territorio. Le colline del Roero sono composte da sabbie e marne ricche di fossili marini, residuo di un antico fondale mediterraneo. Questi terreni, morbidi e ben drenanti, favoriscono vini profumati e di grande finezza aromatica. La denominazione comprende 19 comuni, per circa 1.158 ha di vigneti, di cui quasi l’80 % dedicato all’Arneis.
Ecco i vini che mi sono particolarmente piaciuti :
Con numeri di riferimento nella Degustazione

Roero Arneis Serra Lupini 2025 – Angelo Negro, Monteu Roero

 

Roero Arneis Bastia 2025 – Battaglino Fabrizio, Vezza d’Alba

Roero Arneis San Michele 2025 – Battaglino Fabrizio, Vezza d’Alba

Roero Arneis 2025 – Ca’ di Caire, Montà

Roero Arneis Anterisio 2025 – Cascina Chicco, Canale

 

Roero Arneis Cornarea 2025 – Cornarea

Roero Arneis 2025 – Matteo Correggia

 

Roero Arneis 2025 – Mario Costa

 

Roero Arneis San Michele 2025 – Deltetto

 

Roero Arneis 2025 – Filippo Gallino

Roero Arneis Bric Varomaldo 2025 – Generaj

Roero Arneis Pradvaj 2025 – Malabaila

 

Roero Arneis Jemej 2025 – Nizza Silvano

Roero Arneis Pace 2025 – Pace

 

Roero Arneis Monfrini 2025 – Ponchione Maurizio

Roero Arneis 2025 – Marco Porello

 

Roero Arneis Cayega 2025 – Tenuta Carretta

Roero Arneis 2025 – Tibaldi, Pocapaglia

 

ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Deejay Ten Torino: 14mila i partecipanti alla prima tappa dell’edizione 2026

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Foto Credits Edoardo Veronese

 

Torino conferma il suo entusiasmo per la Deejay Ten: sono 14mila i runner che oggi hanno partecipato alla prima tappa dell’edizione 2026 della corsa itinerante non agonistica firmata Radio Deejay e ideata da Linus, che da oltre vent’anni continua a coinvolgere centinaia di migliaia di persone in giro per l’Italia.

La grande fiumana colorata di corridori di tutte le età e capacità atletiche ha percorso oggi le vie del centro cittadino indossando le maglie firmate adidas di colore verde acqua per la 10 km e di colore rosa per la 5 km.

A dare il via alla corsa alle 9.30, da via Pietro Micca angolo piazza Castello, il direttore artistico ed editoriale di Radio Deejay, Linus insieme al Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo e all’assessore allo sport Domenico Carretta. Presenti alla manifestazione, che vanta il Patrocinio della Città di Torino, anche alcune delle voci più amate del mondo Deejay, come Diego Passoni, La Vale, Danilo da Fiumicino, Furio, Giorgio e Vic.

Dopo aver superato lo start, i corridori hanno attraversato i Giardini Reali e all’ombra della Mole hanno percorso corso San Maurizio, via Giovanni Francesco Napione e corso Regina Margherita dove, raggiunto il fiume Po si sono divisi: gli iscritti alla 5km sono ritornati verso il Lungo Po Niccolò Machiavelli che hanno costeggiato fino a piazza Vittorio Veneto dove hanno imboccato via Po per raggiungere l’arrivo in piazza Castello; gli iscritti alla 10 km hanno continuato la loro corsa sul lato opposto del Po per poi attraversarlo da Ponte Sassi e proseguire per corso Casale fino a Ponte Vittorio Emanuele I, raggiunto il Parco del Valentino sono tornati poi sul Lungo Po Armando Diaz e hanno tagliato il traguardo in Piazza Castello.

Per due giorni Piazza Castello ha ospitato il Deejay Village, luogo di ritrovo dove è stato possibile richiedere informazioni, ritirare pettorale e maglia, ma anche partecipare ai riscaldamenti muscolari precorsa a ritmo di musica e alle attività proposte agli stand degli sponsor.

Dopo la tappa di Torino, la Deejay Ten approderà a Bari il 19 aprile, proseguirà a Treviso il 17 maggio e arriverà a Milano per il gran finale il 4 ottobre.

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