ilTorinese

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

Avatar – Fuoco e cenere – Fantascienza, azione. Regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sugourney Weaver, Kate Winslet e Oona Chaplin. Alla morte del figlio Neteyam, Jake Sully ritorna al combattimento e a questo allena i figli, la sposa Neytiri elabora nel silenzio il suo lutto. Partono dalla loro terra portando con sé Spider, il ragazzo umano che essi hanno un tempo adottato: nel viaggio alla volta dell’antica base, pieno di avventure, saranno attaccati dal popolo vulcanico dei Mangkwan, estremamente feroce, guidato dal temibile Varang. Terzo appuntamento con la gloriosa saga dell’autore di “Titanic”. Durata 198 minuti. (Massaua anche 3D, Ideal 3D, Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto anche 3D, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche 3D)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il bonomo viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Eliseo, Fratelli Marx sala Harpo, Greenwich Village, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Divine comedy – Commedia. Regia di Ali Asgari, con Sadaf Asgari e Bahram Ark. Bahram è un regista quarantenne, che ha trascorso l’intera carriera realizzando film in turco-azero, nessuno dei quali è mai stato proiettato in Iran. Il suo ultimo lavoro, a cui il Ministero della Cultura ha nuovamente negato l’autorizzazione, lo spinge al limite della ribellione. Con a fianco il produttore Sadaf, dalla lingua tagliente e in sella a una Vespa, intraprende una missione clandestina per presentare il suo film al pubblico iraniano, eludendo la censura governativa, l’assurda burocrazia e le proprie insicurezze. Durata 98 minuti. (Romano sala 2 anche V.O.)

Father mother sister brother – Commedia drammatica. Regia di Jim Jarmush, con Tom Waits, Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps. I panorami diversi del nord degli States, Dublino e Parigi, tre nuclei familiari che da troppo tempo hanno diradato rapporti e visite, un fratello e una sorella sui quaranta fanno visita a un padre che li chiama attorno a sé soltanto quando gli butta male sul lato economico, le due figlie di una scrittrice la raggiungono per l’appuntamento annuale di gustare insieme una tazza di tè e cercano di apparire una più dell’altra felici della loro situazione, due gemelli di vent’anni si ritrovano nell’appartamento che è stato dei genitori, morti in un incidente. Legano le coppie piccoli oggetti, piccole occasioni: un Rolex, chissà se vero o falso, delle parole, un brindisi con il tè o con il caffè, un gruppo di skaters che passa veloce, il disagio di ognuno. Leone d’oro alla 82ma Mostra del cinema di Venezia. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Autore e fautore di un cinema sempre più asciutto e minimalista, Jim Jarmush affida ai silenzi, agli imbarazzi, alle mezze parole e alle bugie dei protagonisti dei tre episodi che compongono il film il compito di acquerellare con un linguaggio poetico la natura ambigua e contorta dei rapporti familiari: gli affetti quanto gli orrori. Notevolissimo il cast, nel quale spicca la performance di un Tom Waits sardonico e irresistibile.” Durata 111 minuti. (Massimo anche V.O., Nazionale sala 3 e sala 4 anche V.O.)

Gioia mia – Drammatico. Regina di Margherita Spampinato, con Marco Fiore e Aurora Quattrocchi. Nico è un bambino di oggi, dipendente dal telefono e con lo smalto sulle unghie. All’improvviso viene strappato al suo mondo “del nord” per passare un mese d’estate in Sicilia, in compagnia di un’anziana zia, Gela. A casa della donna non c’è il wifi né l’aria condizionata, e si mangiano prelibatezze a cui il suo palato non è ancora pronto. Ci sono solo i giochi di carte, l’adorabile cagnolino Franck, e un condominio intero popolato di nonne e nipoti, più forse qualche spirito che abita gli appartamenti dell’ultimo piano ed è causa di strani rumori. Nico e Gela, ognuno radicato nelle proprie certezze ma con dolori simili nel cuore, dovranno pian piano cercare un linguaggio comune. Designato Film della critica dal SNCCI: “Felice esordio alla regia di Margherita Spampinato che scrive, dirige e monta una storia ad altezza di bambino che, in una molle estate siciliana, parcheggiato dall’anziana zia supera la sua linea d’ombra grazie a un rapporto alla pari. Ecco la scoperta di un altro mondo possibile, dove la religione convive con la superstizione e gli elementi magici e misteriosi richiamano sia un passato atavico e affascinante che un cinema d’altri tempi, quello della nostra infanzia”. Durata 90 minuti. (Romano sala 3)

La grazia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti e Milvia Marigliano. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere continuate attenuanti o se promulgare la legge dell’eutanasia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo. Durata 133 minuti. Il regista Paolo Sorrentino, che ha girato gran parte del film a Torino, sarà al Nazionale domenica 18 gennaio alle ore 18 per presentare il film e rispondere alle domande del pubblico. Da lunedì 19 sarà altresì possibile visitare lamostra fotografica “La Grazia” – Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino”, nelle stesse sale di palazzo Chiablese dove il regista ha ricreato gli ambienti del Quirinale. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, Fratelli Marx sala Groucho, Greenwich Village sala 2, Ideal, Lux sala 1, Nazionale sala 2, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

La mia famiglia a Taipei – Commedia drammatica. Regia di Shih-Ching Tsou. Shu-fen ha un chiosco nel mercato notturno di Taipei, serve noodle, è stata abbandonata da anni dal marito, sta ancora pagando i debiti, una figlia di vent’anni e una di cinque da allevare. La piccola I-Jing necessariamente indipendente vaga per la città avvolta nel buio, mentre la madre cade in depressione ed è costretta a stare attenta affinché la situazione non le sfugga di mano, considerate le avventure che le sue figlie non fanno che intraprendere. Durata 108 minuti. (Fratelli Marx sala Chico)

No Other Choise – Non c’è altra scelta – Thriller, drammatico. Regia di Park Chan Wook. Man-Su, specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza, è così soddisfatto della vita da poter dire con tutta sincerità: “Ho tutto”. Finché un giorno viene improvvisamente informato dalla sua azienda di essere stato licenziato. Si sente come se gli avessero tagliato la testa con un’ascia: Man-Su giura di trovare un nuovo lavoro entro i successivi tre mesi per il bene della famiglia. Nonostante la sua ferma determinazione, trascorre oltre un anno passando da un colloquio a un altro, finendo per lavorare in un negozio al dettaglio. Si ritrova a rischio di perdere quella stessa casa che ha faticato così tanto per comprare. Disperato, si presenta senza preavviso alla Moon Paper per presentare il curriculum ma viene umiliato dal responsabile dal responsabile di linea Sun-chul. Sapendo di essere più qualificato di chiunque altro per lavorari lì, prende una decisione: se non c’è un posto vacante per me, dovrò farmi assumere creandone uno. Durata 139 minuti. (Eliseo, Nazionale sala 1 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Norimberga – Drammatico. Regia di James Vanderbilt, con Russell Crowe, Rami Malek e Michael Shannon. Film di chiusura del recente TFF. In quell’occasione scrivevo: “…le ultime immagini del festival appartengono alla macabra apparizione di Herman Göring – che ha le sembianze ormai irrimediabilmente possenti di Russell Crowe, eccellente – in Nuremberg, scritto (è stato tra laltro lacclamato sceneggiatore di “Zodiac” di Fincher) e diretto da James Vanderbilt – qui alla sua opera seconda in qualità di regista, dopo Truth – Il prezzo della verità”, 2015 -, a raccontare con parole ben lontane da quelle del difficilmente dimenticabileVincitori e vintidi Kramer la tragedia dellOlocausto (con immagini di repertorio) e il giudizio che le nazioni vincitrici della terra ne dettero durante i giorni e il processo di Norimberga, Ribbentrop e Hess e Seyss-Inquart e gli altri a subire morti e ergastoli. Vanderbilt focalizza il proprio racconto sullincarico che lo psichiatra americano Douglas Kelly (lo interpreta Rami Malek, meritato Oscar come Freddie Mercury) – un altro che non cede è il giudice della Corte Suprema degli States Robert Jackson (un validissimo Michael Shannon) – riceve allo scopo di valutare lo stato mentale dei prigionieri nazisti e di stabilire se essi siano idonei a sostenere il dibattimento per crimini di guerra. Affermativo: ma lui che è scivolato su un errore compiuto con il gentil sesso che ha le vesti di una curiosa giornalista che fa il suo mestiere ed è pronta a sottrargli notizie riservate, verrà estromesso. Salvo venire reintegrato nel dibattimento grazie a certi suoi studi che porteranno nuove luci sugli atti e sulla personalità del principale imputato. Costruendo in dialoghi che non hanno certo la sensibilità di un duello in punta di fioretto ma che pur scavano a fondo nella fredda ferocia del Reichmarschall, numero due del regime hitleriano, un duello sottile e psicologico che approfondisce, che mattone dopo mattone costruisce il progredire di un rapporto e di due personalità, che contribuisce a portare a una condanna che scavalcherà la morte per impiccagione, preferendo come la Storia ci ha testimoniato Göring darsi la morte con il cianuro – verremo a sapere nelle didascalie di coda che anche Kelly, colpito dai fantasmi di quella esperienza e datosi in seguito al bere, si tolse la vita allo stesso modo, nel 1958, dopo averne ricavato un volume che non ebbe alcun successo. Incisivo nel/per il racconto lurlo che Göring getta in faccia a Kelly nel disperato tentativo di mantenere ben salda la sua supremazia, la sua eternità: “Io sono il libro, tu non sei altro che una nota a piede pagina!Il film, di uscita natalizia, che è quasi un obbligo vedere per ripassare una pagina di Storia che non dev’essere dimenticata”. Durata 148 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Ideal, Lux sala 3, Reposi sala 4, Romano sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Prendiamoci una pausa – Commedia. Regia di Christian Marazziti, con Claudia Gerini, Paolo Calabresi, Fabio Volo, Ilenia Pastorelli e Marco Giallini. Walter fa coppia con Fiorella, hanno avuto due figli, lui dedica le sue giornate nel ristorante di cui è davvero l’anima. Fiorella è stanca di quella unione dove uno dei due è sempre assente e lei deve seguire tutto quanto da solo, non ultima cosa la gravidanza della figlia. Valeria è stanca di Fabrizio, Erica oltre ad un’amica gay ha trovato in internet un ragazzo di cui perde ben presto le tracce, Gianni continua a essere sicuro che l’uomo è poligamo nel DNA. In un’ di disordine nella vita di ognuno: per cui non resta che prendersi una pausa e ripensare al proprio futuro. Durata 105 minuti. (Ideal, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Primavera – Drammatico. Regia di Damiano Michieletto, con Michele Riondino e Tecla Insolia. Cecilia è stata affidata all’Ospedale della Pietà nella Venezia del 1716, ha imparato a leggere e scrivere, ha imparato a suonare il violino. Le allieve più dotate, non potendo apparire in pubblico, si esibiscono al riparo di una grata, relegate in quel luogo sino a che un nobile o un ricco borghese non le chieda in sposa dietro una pingue borsa di soldi. Un giorno incontrerà gli insegnamenti di Antonio Vivaldi, malato e in disgrazia, pronto tuttavia a cogliere il talento e la passione della ragazza. Durata 110 minuti. (Eliseo, Fratelli Marx sala Chico e sala Harpo, Romano sala 1)

Lo sconosciuto del grande arco – Drammatico. Regia di Stéphane Demoistier, con Claes Bang e Xavier Dolan. 1982. François Mitterand lancia un concorso architettonico anonimo, senza precedenti, per la costruzione di un edificio iconico lungo l’asse del Louvre e dell’Arco di Trionfo. Con sorpresa generale, vince un architetto danese di 53 anni, sconosciuto in Francia. Da un giorno all’altro, Johan Otto von Spreckelsen si ritrova al timone del più grande progetto edilizio dell’epoca. E mentre intende costruire il suo Grande Arco, come l’aveva immaginato, le sue idee si scontrano rapidamente con la complessità della realtà e i capricci della politica. Durata 106 minuti. (Classico)

Sirāt – Drammatico. Regia di Oliver Laxe, con Sergi Lòpez e Bruno Nùnez. Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una fotografia della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce e che vorrebbe ritrovare. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non soltanto per le asperità del terreno, “un viaggio accidentato e pericoloso verso un ignoto dentro e fuori di noi: solo il nulla del paesaggio minato”, ha scritto Maurizio Porro nel Corriere della Sera. Premio della Giuria a Cannes. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Oliver Laxe dirige un film di rara potenza, devastante nella forma e dalla narrazione continuamente vissuta sullo strapiombo di avvenimenti tragici, un on the road tra musica martellante e danze tribali, alla ricerca di persone scomparse e del senso ultimo della vita, rappresentata in modo nichilistico, in un paesaggio di bellezza agghiacciante, muovendosi costantemente su un terreno minato.” Durata 115 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6, Massimo sala Cabiria anche V.O.)

Sorry, baby – Drammatico. Regia di Eva Victor, con Eva Victor, Naomie Ackie e Lucas Hedges. Una violenza sessuale, la vittima è Agnes. La ragazza cerca di superare il suo dramma. L’amica Lydie, al contrario, è felice, vive a New York, si è sposata e le racconta di aspettare un bambino. Nell’occasione di una riunione di classe i ricordi riaffioreranno. Durata 103 minuti. (Centrale anche V.O.)

Ultimo schiaffo – Commedia drammatica. Regia di Matteo Oleotto, con Massimiliano Motta, Adalgisa Manfrida e Giuseppe Battiston. Le montagne del Friuli, tra il freddo e la neve del Natale, la storia di due fratelli, Petra e Jure, senza un padre e una madre ricoverata in una casa di riposo, malata, a cui il ragazzo tutte le volte che la va a trovare legge dei racconti. Sono legatissimi tra loro Petra e Jure, ma due perdenti rifiutati dal mondo, fanno qualche lavoro di poco conto per sopravvivere e s’inventano qualche espediente, quanto lecito insomma. Il grosso desiderio di Jare è quello di portare sua madre al mare, quello di Petra è fare soldi, magari tanti, per fuggire per sempre da quelle montagne. Durata 101 minuti. (Romano sala 2)

Una di famiglia – Thriller. Regia di Paul Feig, con Sydney Sweeney, Amanda Seyfried e Brandon Sklenar. Millie trova un posto da governante in casa della agiata famiglia Winchester, dovrà badare alla piccola Cecelia, per lei è davvero una svolta nella vita. Ma quell’occupazione si rivela l’inizio di un incubo, dal momento che la padrona di casa la maltratta e le affida mansioni del tutto impossibili. Anche la bambina le è ostile, mentre il marito e padre pare più paziente, pronto a sistemare una situazione familiare preoccupante. Ma dove sta la verità, in chi? Durata 131 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

La villa portoghese – Drammatico. Regia di Avelina Prat, con Manolo Solo e Maria de Madeiros. Fernando insegna geografia all’università, è colto e appassionato, vive con Milena, una donna di origine serba. Lei abbandona la casa, senza una spiegazione, e lui s’accorge di non conoscerla affatto, di non sapere nulla di lei, di non sapere dove cercare di rintracciarla. Fernando sceglierà una vacanza in Portogallo, incontrerà Manuel e una nuova vita e una nuova casa, appartiene a una donna di nome Amalia. Durata 114 minuti. (Centrale)

Vita privata – Drammatico. Regia di Rebecca Zlotowski, con Jodie Foster, Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric e Aurore Clément. Tra thriller psicologico ed eccentrica commedia familiare (il terreno privilegiato fino a oggi dalla regista, autrice di “Un’estate con Sofia” e “I figli degli altri”), la storia di Lilian, psicanalista razionale e sicura di sé 8una Foster superlativa anche in versione francofona), che comincia a “deragliare” quando una sua paziente muore suicida. Sospettando che si tratti di un omicidio, Lilian comincia a indagare e, ovviamente, a dubitare di se stessa e delle proprie capacità, fino a sottoporsi a una seduta di ipnosi. E qui i mondi si confondono. Dubbi, certezze, insicurezze, il passato, altre vite, sospetti s’inseguono sulla faccia altera e impagabile di Jodie Foster, circondata da Daniel Auteuil (l’ex marito) e da Virginie Efira e Amalric (la vittima e l’ambiguo compagno di lei). Durata 105 minuti. (Nazionale sala 4)

Colpito da arresto cardiaco letale, salvato alle Molinette dopo 45 minuti di massaggio cardiaco

Il cuore si è fermato all’improvviso, mentre era in casa, nella normalità di una giornata qualunque. Andrea ha 47 anni, nessuna avvisaglia, poi il crollo. È la fidanzata a capire subito che qualcosa non va: chiama i soccorsi e inizia le manovre di rianimazione, senza fermarsi. Minuti che sembrano interminabili, mentre il tempo diventa il nemico più pericoloso.
Quando arriva il personale del 118 di Azienda Zero, la situazione è già chiarissima: Andrea è in arresto cardiaco. Le manovre continuano, una scarica dopo l’altra, farmaci, massaggio cardiaco. Ma il cuore non riparte. È lo scenario più temuto da chi interviene in emergenza: un arresto cardiaco refrattario, che non risponde alle cure standard.
In passato, casi come questo avevano un destino segnato.
Andrea viene portato all’ospedale Molinette di Torino senza che il cuore abbia mai ripreso a battere in modo efficace. La rianimazione non si interrompe mai: dalla casa all’ambulanza, dall’ambulanza al pronto soccorso delle Molinette. In totale, 45 minuti di rianimazione continua. Un tempo lunghissimo, che di solito non lascia spazio alla speranza.
La causa è un’aritmia maligna, una tempesta elettrica che manda il cuore fuori controllo. Un evento spesso fatale proprio perché, anche quando si riesce a “riaccendere” il cuore, questo non è più in grado di sostenere la circolazione.
E invece, questa volta, qualcosa cambia.
I medici decidono di tentare l’ultima strada possibile: l’ECMO, una macchina che può sostituire temporaneamente il cuore e i polmoni, mantenendo in vita il paziente mentre si cura la causa dell’arresto. È una scelta complessa, che richiede tempi rapidissimi, competenze specialistiche ed una perfetta organizzazione.
Andrea viene collegato all’ECMO. Il sangue continua a circolare, il cervello viene ossigenato, il tempo – finalmente – smette di essere solo un nemico. Il cuore può riposare, i medici possono intervenire.
Una situazione che, fino a poco tempo fa, non avrebbe lasciato alcuna possibilità di sopravvivenza.
Oggi, invece, questa storia ha un lieto fine. Andrea è vivo e può oggi riprendere in mano la sua vita.
Il programma di rianimazione con ECMO presso la Città della Salute e della Scienza di Torino è attivo da circa cinque anni presso la Rianimazione di Pronto Soccorso delle Molinette (diretta dalla dottoressa Marinella Zanierato), in collaborazione con la Cardiochirurgia (diretta dal professor Mauro Rinaldi). È questa integrazione tra territorio e ospedale a fare la differenza. Una sinergia fondamentale, che consente di identificare precocemente i pazienti candidabili a questo tipo di trattamento e di trasportarli rapidamente in ospedale con le manovre rianimatorie in corso.
Da quando questo programma di assistenza avanzata è stato attivato presso l’ospedale Molinette di Torino negli ultimi due anni (2024-2025) sono stati trattati 16 pazienti in arresto cardiaco refrattario provenienti dall’extraospedaliero con 8 sopravvissuti. L’introduzione della rianimazione con ECMO cambia radicalmente la prospettiva dell’arresto cardiaco. La sopravvivenza è diventata del 50%. Dati che assumono un significato ancora più rilevante se confrontati con la prognosi tradizionale: nei pazienti con arresto cardiaco refrattario alle manovre standard, la sopravvivenza è inferiore al 10%.
Un risultato che dimostra come, anche nelle situazioni più critiche, l’integrazione tra tecnologia avanzata, competenze specialistiche e lavoro di squadra — dal territorio all’ospedale — possa trasformare un evento apparentemente senza via d’uscita in una storia di salvezza. Una possibilità in più, là dove prima non ce n’era nessuna.

“Cinema e Montagna” e una serata al cinema d’autore

Due appuntamenti da non perdere sono mercoledì 21 gennaio e sabato 24 gennaio prossimi, a Biella, presso palazzo Gromo Losa. Una serata sarà dedicata a “Cinema e Montagna” e un’altra al cinema d’autore in 16 mm. Mercoledì 21 gennaio, alle ore 21, è previsto l’evento su Cinema e Montagna, che fa parte delle serate culturali del Festival “La magia della luce. Pellicola che passione!”. Durante la serata saranno proiettati filmati storici: il primo sulla spedizione di S.A.R. sul K2, di Vittorio Sella, del 1909, e il secondo riguardante la spedizione sul Cervino, di Mario Piacenza, del 1911. Saranno ospiti gli alpinisti Enrico Rosso e Gianluca Cavalli, oltre al presidente del CAI di Biella Andrea Formagnana e al vicedirettore del Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi – CAI Marco Ribetti. Sabato 24 gennaio, alle ore 10, l’appuntamento sarà con “Bianco e nero: il cinema d’autore in 16 mm”. Verrà proiettato “L’eterna illusione” (You can’t take it with you), diretto da Frank Capra nel 1938, con un giovane James Stewart. Il film è tratto da una commedia vincitrice del premio Pulitzer, scritta da George S. Kaufman e Moss Hart. Vincitore di due premi Oscar, fu il film di maggiore incasso del 1938. In concomitanza con gli eventi culturali, continuerà a essere visitabile, presso la Fondazione Cultura della Cassa di Risparmio di Biella, la mostra dedicata alla storia del cinema del Novecento, dove si potrà ammirare un set cinematografico appositamente ricostruito dall’artista Paolo Angelillo, una serie di macchine per il cinema, rare e preziose, cineprese e proiettori, e una scelta di video realizzati anche con pellicole d’epoca, tutte provenienti da importanti  collezioni museali pubbliche e private. Con questa mostra si potrà riscoprire la bellezza del cinema di un tempo e ripercorrere la tecnica cinematografica in pellicola del Novecento. La mostra, visitabile fino al 26 febbraio prossimo, è ideata dal giornalista e regista Franco Fratto, direttore del festival e co-curatore insieme a Marco Galloni, docente all’Università di Torino e già presidente ASTUT. La mostra propone un percorso che unisce scienza e arte, tecnica e immaginazione.

“Abbiamo voluto far scoprire la poesia della macchina cinematografica- spiega Sabrina Sottile, presidente dell’associazione culturale ‘Sabrina Sottile-eventi d’arte di Torino’, ente organizzatore del festival – quel battito meccanico che ha dato vita alle immagini e che ancora oggi emoziona senza proiettare immagini”.

“Rivedere un film in pellicola significa riaccendere un rito – spiega Franco Fratto – la sala  he si oscura, il fascio luminoso che attraversa lo spazio, il suono intermittente del proiettore. Un’esperienza che riporta il pubblico all’essenza stessa del cinema”.

“La magia della luce inaugura allo Spazio cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella a pochi giorni dal solstizio d’inverno – ha dichiarato Michele Colombo, presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Biella – impreziosendo con le sue proiezioni il periodo in cui le notti sono più lunghe. Un fascino antico quello del cinema, nato forse dall’incanto dei primi uomini per le ombre proiettate dal fuoco sulle pareti delle grotte e sviluppato in un’arte tecnica e poetica insieme”.

Tutti gli eventi sono gratuiti, nel segno della sostenibilità e dell’accessibilità.

“La magia della luce. Pellicola che passione!” nasce con l’intento di creare un dialogo tra cinema, territorio e comunità valorizzando il patrimonio culturale e umano di Biella e del Piemonte.

Mercoledì 28 gennaio, dalle 21 alle 23.30, vi sarà una serata a cura di Alessandro Bechis, curatore del Ferragna Film Museum della città di Cairo Montenotte, in provincia di Savona, dedicata alla proiezione di filmati amatoriali, girati in Super8 Ferragna, parodia dei grandi film nelle sale, realizzati dai dipendenti Ferragna.

La proiezione di sabato 31 gennaio, dalle 10 alle 13, sarà un omaggio al cinema d’autore in bianco e nero in 16 mm, con “Au hasard Balthazar”, un film in bianco e nero del 1966 diretto da Robert Bresson e presentato in concorso alla 27esima mostra del Cinema di Venezia e considerato uno dei suoi capolavori.

Maggiori informazioni su www.lamagiadellaluce.it

Sedi: spazio cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella per la mostra. Palazzo Gromo Losa per le serate culturali. La sala convegni di Fondazione CR di Biella per le proiezioni di film in bianco e nero e laboratori per bambini.

Mara Martellotta

Sospesa per sette giorni la licenza della discoteca Tabata di Sestriere

Criticità nelle condizioni di sicurezza

E’ stata sospesa per sette giorni, dal Questore di Torino, la licenza della discoteca Tabata di Sestriere. Dopo una segnalazione per sovraffollamento all’interno del locale, avvenuta fra il 30 e il 31 dicembre scorso, una rissa natalizia che ha portato al ferimento di due uomini e un successivo controllo, datato 11 gennaio, da parte dei Vigili del Fuoco che hanno rilevato criticità nelle condizioni di sicurezza in materia, il Questore ha disposto la sospensione, per sette giorni, della licenza per pubbliche feste da ballo alla nota discoteca montana.

Mara Martellotta

A proposito del libro su Luigi Capriolo

Caro Direttore,

nella mia funzione di curatore dell’Archivio Lorenza e Luigi Cavallo invio la seguente dichiarazione sottoscritta dagli autori e con il loro accordo, grato se vorrà pubblicarla.

“Nel volume di Aldo Agosti e Marina Cassi, Un eroe senza medaglie. Luigi Capriolo dall’antifascismo alla Resistenza, Donzelli, Roma 2024 a p. 88 si è creato uno spiacevole equivoco nell’interpretazione di quanto scritto da Lorenza Pozzi Cavallo nel suo libro Luigi Cavallo. Da Stella Rossa alla rivolta operaia di Berlino, Golem Edizioni, Torino 2022 (p. 415). Gli autori prendono atto che l’autrice non ha imputato ai magistrati Luciano Violante e Raffaele Guariniello e alla Magistratura, la sottrazione, nei lontani anni Settanta, del manoscritto del diario di Luigi Capriolo, allora conservato nell’archivio del giornalista Luigi Cavallo, la cui trascrizione dattilografata del 1946 è stata attualmente depositata presso l‘Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Torino. La trascrizione è stata messa a disposizione degli autori Agosti e Cassi per gentile concessione di Lorenza Pozzi Cavallo, che ha destinato all’Istituto l’intero “Archivio Lorenza e Luigi Cavallo.

Aldo Agosti e Marina Cassi”

Un testo analogo è stato pubblicato dal professor Agosti sulla sua pagina Facebook, mentre la Casa Editrice Donzelli ha provveduto a correggere la pagina 88 della versione digitale del volume.

Un fascicolo con relativi allegati, redatto dalla signora Lorenza Pozzi Cavallo e contenente le sue osservazioni sul volume dedicato a Capriolo, viene unito alla documentazione già presente presso l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza come parte integrante dell’Archivio Lorenza e Luigi Cavallo.

La ringrazio, gentile Direttore, per la pubblicazione della presente lettera e Le porgo i più cordiali saluti.

Luciano Boccalatte

Giachino: “Assemblea soft sui problemi di Barriera organizzata dal PD”

Il PD cerca di riaprire il dialogo con Barriera di Milano, che insieme a Aurora da anni vive in condizioni di degrado e di insicurezza pesanti da sentirsi figli di un Dio minore, ma ormai è molto imborghesito cosicché la riunione che tenutasi ieri sera  nella bellissima sede della Fondazione Amendola in mezzo a quadri d’autore e’ filata via con toni molto bassi. Il Sindaco ha spiegato molto bene la difficile situazione dei conti del Comune con un buco lasciati dai Cinquestelle con un Buco di  90 miliardi. Cosicché sorge la prima domanda. Se Lo Russo vuole tentare di rivincere le elezioni dovrà fare la alleanza con i cinque stelle che ha sempre disistimato e che gli hanno lasciato 90 milioni di buco? Il Sindaco ha proseguito spiegando che la Metro finalmente inizierà i lavori nel 2027 ma entrerà in funzione se va bene solo nel  2033, ventisette anni dopo la inaugurazione della linea 1. Così l’area Gondrand è quella della Piscina Sempione.  Logico il commento del Presidente del Comitato Angelo Martino, Dramisino, “Sindaco così dovremo aspettare ancora 7-8 anni a vedere risolti i nostri problemi“. Significativo l’intervento di una Consigliera di circoscrizione del PD che ha raccontato  di un’altra Barriera dove non ci sono i problemi che per anni hanno sollevato due Parroci qui molto amati come Don Stefano Votta e Don Luca Ramello.

Mentre a chi scrive non è stata data democraticamente (?) la parola, ci ha pensato la Signora Simonetta a raccontare le tante iniziative non ascoltate a proposito della degradatissima area della Piscina Sempione.   Nessuno che ricordi come siano stati deportati proprio nella zona più difficile di Barriera in via Palestrina il centinaio di abitanti delle ex MOI. Se al PD va bene una assemblea molto ovattata in cui la difficoltà di vivere della zona centrale di Barriera non vengono accennate o discusse , a chi come il sottoscritto si emoziona a vedere invece le difficoltà umane di famiglie che non possono neanche pensare di trasferirsi da qualche altra parte  perché gli appartamenti si sono molto svalutati o dei tanti che senza gli aiuti della Caritas della Parrocchia della  Pace o dal terrore in cui vivono gli abitanti della zona in cui opera una Bar-discoteca di via Palestrina. Barriera non si può capire se non si studiano bene  i dati socioeconomici della zona. Negli ultimi trent’anni il PIL procapite del Quartiere e’ sceso ai livelli delle zone del Sud. Il calo economico ha fatto esplodere le diseguaglianze. La risposta più importante è quella di portare lavoro proprio lì. Da mesi ho lanciato la proposta di spostare lì il Centro per la IA che avrebbe in un colpo solo dato speranza ai giovani e cambiato la immagine di Barriera. Non solo non si è lavorato su questa soluzione ma oggi arriva la notizia che una quarantina di dipendenti di Infrato verranno spostati da via Bologna al Grattacielo dell’Area Metropolitana. Ecco perché vale la pena farsi sentire firmando e facendo firmare la mia Petizione su Change.org che ha raggiunto 1500 firme. A dimostrazione che analisi e proposte di qualità non dipendono dalla quantità dei voti raccolti dai partiti. Sempre che i giornali si ricordino che il pluralismo è il valore che deve essere maggiormente promosso dalla stampa libera e democratica.

Mino GIACHINO responsabile UDC Torino

Presidio di studenti al rettorato UniTo: No all’assemblea di Askatasuna

La decisione di UniTo di disporre una sala del Campus Einaudi per l’assemblea nazionale di Askatasuna non è stata accettata da una parte degli studenti che, nel pomeriggio di venerdì 16 gennaio, hanno protestato in rettorato. Una decina di studenti appartenenti al Fuan-Azione Universitaria non hanno tollerato che fosse l’Università di Torino a fare da spalla al “lutto” del noto centro sociale. Uniti sotto lo striscione “UniTo ostaggio di Antifa”, gli studenti hanno ottenuto un incontro con il prorettore Gianluca Cuniberti per ribadire che per giustizia si dovrebbe dar voce a tutte le liste dei centri sociali, compreso il Fuan, in Università, non solo a chi ha nel suo “modus operandi” l’odio politico e la violenza. L’incontro con Cuniberti ha registrato un esito positivo, e il prorettore si è dichiarato favorevole ad aprire gli spazi universitari a chi sottoscriva una dichiarazione in favore della libertà d’espressione di tutte le liste.

Mara Martellotta

Il mito di Giovanni Testori “Cleopatras” rivive con Arianna Scommegna

Andrà in scena al teatro Gobetti la pièce teatrale “Cleopatras” di Giovanni Testori, per la regia di Gigi Dall’Aglio, con Arianna Scommegna come interprete principale, dal 20 al 22 gennaio prossimo.

La voce e il corpo sono elementi travolgenti in “Cleopatras”, monologo di Giovanni Testori, autore visionario capace di fondere il sacro e il profano in una lingua unica. In questa rivisitazione intensa e personale del mito, la regina d’Egitto è una donna che vive la passione per Antonio con forza carnale e struggente. La pièce è ambientata in un regno reinventato che si fonde con la topografia della Valassina, la valle del fiume Lambro. La narrazione esplora temi d’amore, perdita e redenzione. In questo allestimento, una delle ultime regie del compianto Gigi Dall’Aglio, scomparso nel 2020, la parola regna sovrana, sostenuta dalla musica di un violoncello. Arianna Scommegna attraversa la scena e penetra l’animo dello spettatore in una interpretazione che le è valsa un riconoscimento importante dai critici di teatro per il lavoro di ricerca sui personaggi femminili. Le musiche in scena di violoncello sono di Chiara Torselli.

Recite: 20-22 gennaio ore 19.30 – 21 gennaio ore 20.45

Teatro Gobetti – via Gioacchino Rossini 8, Torino – biglietteria@teatrostabiletorino.it – 0115169411

Mara Martellotta

Corsi di formazione gratuita per chi esce dalla scuola media

251 corsi gratuiti di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) approvati dalla Regione Piemonte per l’anno formativo 2026-2027 permetteranno a circa 5.000 giovani in uscita dalla scuola secondaria di primo grado di assolvere il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione e di acquisire una qualifica o un diploma professionale che permetta di rispondere a molte competenze richieste dalle imprese.

Questi corsi costituiscono infatti un’alternativa al percorso di istruzione scolastica quinquennale per le ragazze e i ragazzi che si trovano a scegliere cosa fare dopo la terza media, con lo scopo di ridurre il rischio di dispersione e abbandono scolastico e consentire loro di ottenere un titolo di studio immediatamente spendibile nel mondo del lavoro. Il 66% dei qualificati e dei diplomati nel sistema IeFP trova un’occupazione entro i tre anni e, di questi, oltre il 70% lavora in un settore coerente con la formazione ricevuta.

“L’Istruzione e Formazione Professionale è una scelta di campo – osserva Elena Chiorino, vicepresidente e assessore all’Istruzione e Merito della Regione Piemonte – Significa credere nel valore del lavoro, delle competenze e del merito come strumenti di crescita e metterli a disposizione dei nostri ragazzi. Con questi corsi gratuiti il Piemonte investe sui giovani che vogliono costruirsi un futuro concreto, senza scorciatoie ideologiche e senza false promesse. Qui non si coltivano illusioni, ma capacità reali, richieste dalle imprese e spendibili subito. È offrendo percorsi seri, qualificanti e radicati nei territori che si combattono dispersione scolastica e marginalità e ed è così che si alimenta il Made in Italy. Tramandare la capacità di saper fare è essenziale per tenere viva l’eccellenza delle nostre produzioni che tutto il mondo ci invidia. La Regione Piemonte sceglie di stare dalla parte di chi si mette in gioco, di chi ha voglia di fare e di imparare un mestiere”.

L’offerta formativa

I percorsi sono triennali per il conseguimento della qualifica professionale e quadriennali per il conseguimento del diploma professionale.
Numerosi gli indirizzi tra cui scegliere in base alle proprie attitudini e alla propria voglia di mettersi in gioco velocemente nel mondo del lavoro: agricoltura e ambiente, industria, artigianato, servizi alla persona, ristorazione, informatica.

Ogni indirizzo, pur garantendo una formazione culturale di base adeguata, mira a insegnare agli studenti a svolgere un mestiere o un’attività lavorativa specifica. Il percorso si articola in lezioni svolte in aula, attività pratiche di laboratorio, apprendimento svolto in modalità duale, in contesti di impresa simulata e in alternanza rafforzata all’interno di imprese del settore con stage o contratti di apprendistato di primo livello.
Un elemento di novità è rappresentato dalla costituzione di filiere formative tecnologico-professionali che, attraverso una rete tra scuola, agenzia formativa e Istituti Tecnici Superiori (ITS), favoriscono i passaggi tra i vari percorsi di studio e consentono di proseguire la formazione nei percorsi di istruzione terziaria, fino al conseguimento di un titolo di alta specializzazione tecnica.

Per rafforzare il contrasto alla dispersione scolastica e formativa, sono previsti anche progetti specifici (individuali e/o di gruppo) a supporto dei percorsi di qualifica e di diploma professionale, finalizzati a favorire nuovi ingressi in percorsi già avviati, sostenere i passaggi fra istruzione e formazione professionale e recuperare gli abbandoni.

Dopo il conseguimento della qualifica professionale, si potrà scegliere di entrare direttamente nel mondo del lavoro, continuare il percorso formativo frequentando il IV anno IeFP per conseguire il diploma professionale, proseguire nella scuola per poi ottenere un diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Per maggiori informazioni cliccare qui

Per le iscrizioni online (fino al 14 febbraio 2026) https://unica.istruzione.gov.it/portale/it/orientamento/iscrizioni

Diritti umani negati: Torino scende in Piazza per l’Iran

Sabato 17 gennaio alle 15, in Piazza Carignano, ci sarà la Grande Manifestazione Unitaria, per un Iran laico, repubblicano e democratico.

L’INTERVISTA / GIAMPIERO LEO

Fortemente voluta e patrocinata da Giampiero Leo, vicepresidente del Comitato Diritti Umani del Consiglio regionale, la manifestazione che si terrà in Piazza Carignano sabato 17 gennaio sarà un’occasione di confronto politico e sociale per capire cosa sta succedendo in Iran e per esprimere solidarietà e vicinanza a un popolo martoriato da una tremenda repressione. Ma l’Iran non è l’unico paese in cui vengono calpestati i fondamentali diritti umani.

Abbiamo intervistato Leo.

Come interpreta l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela e quali ripercussioni potrebbe avere sulla già fragile situazione dei diritti umani e delle libertà civili nel Paese e nella regione?”

Prima cosa: io sono da sempre un sostenitore del diritto internazionale, che è stata una conquista di civiltà insieme alle Nazioni Unite dopo il dramma della terribile Seconda guerra mondiale. Ovviamente non posso condividerlo. Dire però che questo possa influire sui diritti umani, parlando del Venezuela, mi sembra una barzelletta. È come se qualcuno tirasse un petardo a Gaza o in Ucraina e gli dicessero: “Non pensi che questo possa fare danno, spaventare”, riferendosi a luoghi dove ogni momento, senza pietà, piovono missili.
Trump ha compiuto un’azione illegale colpendo però un governo e un regime che sono totalmente illegali, e che rappresentano un esempio contemporaneo di dittatura sudamericana feroce e corrotta, come quelle di altri tempi. Penso al Cile, all’Argentina, all’Uruguay. Situazioni per cui mi sono mobilitato personalmente. Ho partecipato a campagne e iniziative internazionali contro queste dittature. Conoscendo e avendo parlato con centinaia di donne, uomini e giovani venezuelani che sono fuggiti o rimasti, non vedo differenza tra la dittatura di Maduro e quelle fasciste del passato. Dobbiamo lavorare affinché il Venezuela torni alla democrazia.

Sta venendo meno il rispetto del diritto internazionale?

Assolutamente sì, e questo è gravissimo. Il diritto internazionale, a spicchi e bocconi, era stato violato in passato ma, secondo tutti gli studiosi di diritto, il colpo mortale lo ha dato l’invasione dell’Ucraina. A tutela dell’Ucraina era stato firmato dal governo russo l’accordo di Budapest, che in cambio della restituzione delle armi nucleari e della flotta del Mar Nero prevedeva che la Russia non avrebbe mai aggredito l’Ucraina.

“Le proteste in Iran sono state accompagnate da dure repressioni. Quanto può questa frattura interna condizionare la politica estera di Teheran e la sua credibilità in tema di diritti umani?”

Io credo che la credibilità del regime dittatoriale teocratico iraniano sia pari a zero. A suo tempo solo Grillo e qualche 5 Stelle poteva sostenere il regime iraniano come un’altra forma di democrazia. Anche perché, e lo dico da credente, una delle forme di dittature più orrende e disgustose è quella teocratica. Per me, credente e consapevole dei difetti storici delle varie religioni, il messaggio di una fede è amore, fratellanza, sorellanza, rispetto della vita, altruismo, bene comune. Una dittatura disumana che cerca giustificazioni e presenta come giustificazione una fede è proprio una bestemmia.
Spero che il popolo iraniano ritrovi la libertà e che, a differenza di altri Stati dell’area che non hanno una tradizione culturale e democratica elevata come quella iraniana, possa scegliere liberamente e coscientemente il tipo di governo che vuole.

Ho chiesto a Tahmina, una giovane iraniana che studia in Piemonte, se voleva farle due domande. Le riporto quanto mi ha scritto.

Tahmina: “Signor Leo, lei ha spesso promosso l’NCRI (Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana) come alternativa democratica all’attuale regime. Tuttavia, ogni iraniano che io abbia mai visto o con cui abbia parlato nella mia vita considera questo gruppo non come una soluzione, bensì come una ‘setta terroristica’ universalmente disprezzata dagli iraniani, indipendentemente dal contesto politico o religioso delle persone.

La mia domanda è: è consapevole di questo profondo divario tra il suo sostegno e il reale sentimento del popolo iraniano? Perché continua a sostenere un gruppo che molti considerano fondamentalmente antidemocratico e storicamente compromesso?”

Cara Tahmina, le devo dire con assoluta franchezza e onestà che io non ho nessuna preferenza per qualsivoglia forma o organizzazione di opposizione al regime iraniano.
L’organizzazione che lei cita è quella che non a livello personale, ma come Comitato per i diritti umani della Regione Piemonte (che racchiude tutti i partiti e moltissimi esponenti della società civile), ci ha contattati e sensibilizzati – in maniera molto civile e rispettosa – soprattutto questa organizzazione. Altre componenti che sappiamo esistere e stimiamo dell’opposizione iraniana, non sappiamo perché, non hanno ritenuto di prendere contatto con le forze democratiche italiane.
Quindi, con tutto il rispetto, le ribalto la domanda: perché queste componenti non hanno preso iniziative, non si sono rivolte agli organismi democratici pluralisti italiani che li avrebbero accolti con le braccia aperte?

Per parte nostra, e per nostra impostazione, il modello che l’Italia ha sperimentato nella resistenza al regime fascista, e che io condivido da sempre, è quello del CLN, Comitato di Liberazione Nazionale: un’organizzazione che raccoglieva insieme tutte le forze che si opponevano al regime fascista, dai comunisti ai monarchici, passando per i liberali e i cattolici.
In Iran, e per la libertà dell’Iran, secondo noi bisognerebbe fare la stessa cosa: combattere compatti tutti insieme contro questo regime e, una volta abbattuto, lasciare decidere liberamente il popolo, come avvenuto in Italia dopo la Seconda guerra mondiale.

A tal proposito, la tesi mia e delle tante e autorevoli persone con cui lavoro è che idealmente dovunque bisognerebbe dare la parola al popolo. In Iran come in Venezuela, nel Donbass come a Gaza. Questa sarebbe la vera democrazia.

Tahmina: “E perché l’Occidente tratta l’“intervento straniero” come un tabù, quando il regime sta già usando milizie straniere per uccidere il proprio popolo?

L’argomentazione secondo cui l’intervento “non funziona” ignora la storia – ha salvato l’Europa nella Seconda Guerra Mondiale e ha impedito alla Corea del Sud di diventare come la sua vicina del Nord. Mentre l’Occidente tace per evitare una “escalation”, il regime sta già portando avanti l’escalation importando miliziani iracheni per schiacciare iraniani disarmati.

Inoltre, l’Occidente non sta forse commettendo un gigantesco errore strategico? Privilegiando legami economici di breve periodo con lobbisti regionali come Qatar o Arabia Saudita, non sta forse ignorando il fatto che un Iran democratico sarebbe il suo alleato più forte per la pace? Un Iran libero smantellerebbe le reti terroristiche regionali che minacciano l’Occidente, mentre restare in silenzio significa soltanto invitare caos a lungo termine e più terrorismo alle porte stesse dell’Europa. Perché l’Occidente sta rischiando la sua sicurezza a lungo termine per un profitto a breve termine?”

Di fronte a questa, che non è solo una domanda ma un ragionamento molto colto, profondo e di grande spessore storico e sociologico, devo dire che in questo caso rimango imbarazzato. Anche perché noi italiani, con la sola – pur nobilissima – Resistenza, non avremmo liberato il Paese dai tedeschi. Effettivamente, senza gli Alleati, con le loro forze armate e il sacrificio di migliaia di giovani di altri Paesi per la libertà dell’Italia, da sola la Resistenza non sarebbe assolutamente bastata, pur avendo dato una testimonianza straordinaria e che non va mai dimenticata.
Quindi, le cose che lei dice sono profondamente vere, anche perché la Repubblica islamica ha connivenze internazionali spregiudicate; penso al Venezuela di Maduro o alla Corea del Nord. Mentre l’Occidente è rimasto scottato da gravi errori di valutazione, come nel caso dell’Iraq e dell’Afghanistan, non riuscendo a capire che, per storia e cultura, l’Iran è profondamente diverso da quei Paesi.

Grazie per il tempo dedicato all’intervista e a questo punto ci vediamo domani in Piazza Carignano alle 15.

Sono io che ringrazio di cuore voi per questo preziosissimo confronto che dimostra la vostra sensibilità. Vorrei aggiungere un’ultima considerazione che ritengo fondamentale.
Oggi abbiamo parlato della tragica situazione in Iran, ma la mia idea è che dovremmo alzare enormemente il nostro livello di empatia, solidarietà e impegno per tutte le situazioni simili a quella iraniana. Non dobbiamo dimenticarci di Gaza e della Cisgiordania, non possiamo cedere alla disinformazione putiniana sull’Ucraina né al neocinismo trumpiano, ma dobbiamo contemporaneamente continuare ad avere a cuore situazioni come quelle del Congo, dei civili massacrati dalle milizie fondamentaliste in Sudan, dell’eroismo delle donne del Kurdistan, della mortificazione assoluta delle donne afghane.
In sostanza, l’appello che rivolgo – anche a nome del nostro Tavolo della Speranza – è avere il cuore e l’anima aperti verso tutte le donne, i bambini e tutti coloro che soffrono, e non mobilitarci soltanto, come spesso accaduto nella storia e recentemente, per cause che riflettono nostre simpatie politiche e ideologiche. Ideologia e umanità non vanno d’accordo.

Lori Barozzino