ilTorinese

 Passepartout all’appartamento di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi

Nei fine settimana del 6-7 dicembre e del 27-28  dicembre , alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, nel Torinese, sarà eccezionalmente possibile visitare l’appartamento di Ponente prima della conclusione dei lavori di restauro prevista per la prossima primavera.

Per quattro giornate ritorna dunque accessibile al pubblico il percorso Passepartout  nell’appartamento di Carlo Felice , speculare a quello di Levante, per una visita guidata straordinaria alla riscoperta degli spazi segreti normalmente chiusi al pubblico. Attualmente in corso di restauro, l’appartamento di Ponente  comprende gli ambienti un tempo appartenuti al re Carlo Felice e alla duchessa Cristina di Borbone.

Gli spazi furono ampliati nel Settecento,  sotto la direzione di Benedetto Alfieri, per accogliere le stanze di Vittorio Emenuele, duca d’Aosta e figlio di re Vittorio Amedeo III.
L’appartamento si apre con una spazio impreziosito da due statue in marmo dei fratelli Collino, raffiguranti Meleagro e Atalanta. Seguono due anticamere decorate nella seconda metà del Settecento.  Nella prima parte sono esposte grandi marine di Francesco Antoniani e nella seconda si trovano scene di vita agreste realizzate da Angela Palanca, grandi tele che venivano utilizzate come cartoni preparatori per gli arazzi. Le sovraporte , datate 1755, raffigurano vedute marine e sono attribuibili alla maniera dell’Antoniani.

Le visite guidate passpartout sono indicate nei seguenti giorni: sabato 6, domenica7, sabato 27 e domenica 28 dicembre  alle ore 10.30, 12, 14.30.
Possono partecipare solo adulti e ragazzi al di sopra dei 12 anni e i gruppi non possono essere superiori alle 15 persone. È necessario indossare un abbigliamento comodo e calzature chiuse. Lo spazio non è accessibile a persone con disabilità.

Mara Martellotta

Le linee operative per la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura

Si è riunito il Tavolo Strategico per la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033, che vede coinvolti Comune e Città Metropolitana di Torino, Regione Piemonte, Camera di commercio, Politecnico e Università degli Studi di Torino, Fondazione CRT e Fondazione Compagnia di San Paolo.

Presieduto dal sindaco Stefano Lo Russo, l’incontro ha visto la partecipazione dell’assessora regionale Marina Chiarelli, dell’assessora comunale Rosanna Purchia, del presidente della Camera di commercio Massimiliano Cipolletta, della vicerettrice del Politecnico Silvia Barbero, della rettrice dell’Università Cristina Prandi, della presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi e di Matteo Bagnasco per la Fondazione Compagnia di San Paolo. La riunione ha rappresentato un tassello decisivo nel percorso verso la presentazione del dossier, offrendo agli enti l’occasione di fare il punto sulle attività in corso, consolidare una visione comune e delineare le priorità per i prossimi anni.

Nel corso del 2025 sono stati compiuti passi significativi: sono nati tre think tank dedicati a intelligenza artificiale, libro e democrazia, che hanno coinvolto università, fondazioni, realtà culturali e imprese in processi di ricerca e co-progettazione. Parallelamente, Università, Politecnico, CeVIS e Torino Social Impact hanno avviato la creazione di un sistema sperimentale di valutazione dell’impatto, mentre la Città ha mappato l’intero ecosistema culturale urbano e metropolitano. Grazie all’accordo con Fondazione Piemonte dal Vivo e Hangar Piemonte sono inoltre partiti percorsi di partecipazione e formazione rivolti a operatori culturali, reti civiche e cittadinanza, estesi all’intero territorio regionale.

Ha preso avvio anche un ampio programma di partecipazione civica: più di 200 volontarie e volontari stanno portando il progetto tra le persone in occasione di eventi e appuntamenti pubblici. A questo si aggiunge il progetto di creative bureaucracy, che coinvolge 60 dipendenti comunali in un percorso formativo orientato a favorire innovazione sociale e collaborazione tra uffici e settori.

La candidatura dispone ora anche di un logo ufficiale, ideato con la collaborazione di oltre cento studentesse e studenti delle scuole primarie e secondarie torinesi e presentato in occasione del concerto di San Giovanni in piazza Vittorio Veneto, portando il progetto in uno dei momenti simbolici della vita cittadina.

Sul piano europeo, Torino ha intensificato le relazioni con numerose città del continente, sviluppando un rapporto privilegiato con i Paesi Bassi – partner nel ciclo delle Capitali Europee della Cultura 2033 – e partecipando a reti e conferenze internazionali che hanno contribuito a posizionare la candidatura come luogo di sperimentazione e cooperazione culturale.

Il Tavolo Strategico ha definito le direttrici operative per il 2026, anno in cui si passerà dalla mappatura alla progettazione concreta, attraverso percorsi condivisi con istituzioni culturali, scuole, presidi sociali e reti artistiche. A livello internazionale, l’obiettivo sarà consolidare i rapporti con le Capitali Europee della Cultura passate e future e definire più compiutamente la dimensione europea della candidatura, in linea con le indicazioni dell’Unione Europea.

A commento della riunione, il direttore della candidatura Agostino Riitano ha dichiarato:
“Questa riunione del Tavolo segna un passaggio significativo del nostro percorso – spiega Agostino Riitano, direttore della candidatura – e dimostra che Torino sta assumendo la candidatura a Capitale Europea della Cultura non come un esercizio formale, ma come un processo collettivo di interpretazione del presente e di immaginazione del futuro. In questi mesi abbiamo costruito un metodo, una rete e un orizzonte. Il metodo è quello della cooperazione tra istituzioni, università, fondazioni, comunità culturali e cittadini; una collaborazione che non si limita a sommare energie, ma produce una visione condivisa. La rete è quella che stiamo tessendo con le città europee, con cui non cerchiamo semplicemente alleanze, ma uno scambio di prospettive, linguaggi e responsabilità comuni. L’orizzonte è quello di una Torino che mette al centro le persone, che valorizza i talenti e le risorse vitali, che affronta le complessità del presente con curiosità, coraggio e spirito di apertura. Il 2026 sarà l’anno decisivo per trasformare gli indirizzi in progettualità, le intuizioni in programmi, le relazioni in partenariati strutturali. Sarà l’anno in cui il dossier inizierà a rivelare la sua forma, la sua architettura e la sua ambizione: raccontare una città che vuole proporre all’Europa un modello culturale fondato sul dialogo, sull’innovazione sociale, sulla prossimità, sulla qualità della vita urbana e sulla capacità di costruire fiducia. Torino sta dimostrando di avere una visione ampia, un’identità forte e una comunità pronta a partecipare. È da questa energia civile che nasce la candidatura e da questa energia continuerà a crescere”.

Il cammino verso il 2033 continuerà con il sostegno della Fondazione per la Cultura Torino, attraverso il coinvolgimento attivo di cittadini, istituzioni culturali, scuole, imprese e società civile. Nei prossimi mesi saranno presentati nuovi incontri pubblici, progetti di co-progettazione, azioni di comunicazione e iniziative territoriali che accompagneranno la redazione del dossier e il rafforzamento della dimensione europea della candidatura.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: A Lucca con il “Pannunzio” –  Il Procuratore Generale Maddalena e l’avvocato Bernardini de Pace – Terenzio Magliano – Lettere

A Lucca con il “Pannunzio”
A Lucca si è tenuto nel fine settimana un Convegno del Centro “Pannunzio” organizzato da Carla Sodini per conto della locale sezione della città d’origine  di Mario Pannunzio. Ho avuto modo di apprezzare l’amministrazione comunale di Lucca finalmente in mano ad Amministratori all’altezza della storia lucchese. I giornali “La Nazione“ e il “Tirreno“ hanno dato ampio spazio alle due giornate di studio. Il tema del convegno ha riguardato il giornalismo e la satira nella storia della Repubblica. Dopo la dittatura fascista che aveva mal tollerato persino la satira apolitica, vietando totalmente quella politica, la Repubblica e la Costituzione avevano aperto la vita italiana ad un giornalismo autenticamente libero garantito dall’articolo 21 della Costituzione, mai citato a senso unico ,come accade oggi. Di conseguenza la satira ebbe modo di manifestarsi liberamente. Nel convegno si è parlato di Longanesi, Pannunzio, Guareschi, Maccari e tanti altri. Non è stata una scelta ideologica trascurare la satira dell’area  politica comunista, perché la seriosita’ bacchettona dei comunisti e di Togliatti ha impedito a sinistra una benché minima  capacità di non prendersi solo e sempre sul serio. La sinistra rinnegò Galantara,  Scalarini e  l’anticlericalismo in nome dell’articolo 7 della Costituzione che recepì il Concordato fascista del 1929. Guareschi scolpì nei suoi disegni l’obbedienza cieca  e persino demenziale dei comunisti con una ironia irresistibile di cui erano privi i trinariciuti e in parte i cattolici del bigottismo clericale. Anche il mondo clericale infatti  non seppe uscire dal grigiore delle sacrestie  e delle censure nel mondo dello spettacolo, della Tv e dei giornali. Solo i laici liberali e la destra ebbero la capacità di caricaturizzare sè stessi.
Oggi noi leggiamo la storia del secolo scorso attraverso le caricature più che attraverso i tomi di una pseudo – storia marxista dei vari Candeloro e Tranfaglia. Ho voluto che il Convegno fosse dedicato al ricordo di Giorgio Forattini, maestro di satira e di giornalismo senza pari. Se, quando lo invitai, le condizioni di salute glielo avessero concesso, avrebbe sicuramente partecipato al Convegno di Lucca. Poi il destino, purtroppo, ha deciso per lui.A noi resta il dovere del suo  ricordo.
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Il Procuratore Generale Maddalena e l’avvocato Bernardini de Pace
Sono da sempre un ammiratore del Procuratore Generale Marcello Maddalena che  conosco fin da quando frequentai il grande grecista Antonio Maddalena che invitai a ricordare Vincenzo Ciaffi dopo il rifiuto un po’  meschino di Italo Lana che non seppe andare oltre la morte con il distacco e la generosità del maestro. Con Marcello Maddalena ho avuto tante occasioni di incontro: dal ricordo dell’avvocato Claudio Dal Piaz , a un dibattito, suo ospite nell’Aula Magna del Tribunale, sul terrorismo in Germania e in Italia.
Poi ci ha legato il libro di Valdo Fusi “ Fiori rossi al Martinetto “ di cui il Procuratore generale ha scritto una lucida prefazione. In luglio abbiamo ricordato insieme Valdo Fusi nella Sala Rossa del Consiglio Comunale di Torino. Lunedì sera ho cenato con l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace. Una conversazione amabile, come fossimo stati vecchi amici. Il vecchio amico avv. Rossotto le  aveva parlato forse troppo bene di me. Ad un certo punto, parlammo inevitabilmente di magistrati. Quando io citai Maddalena, la Bernardini si lasciò andare ad un elogio illimitato: un mito. Anche per questo comune sentire il nostro rapporto nato una sera è destinato a proseguire. La comune stima per Maddalena è la credenziale di un idem sentire con indipendenza ed equilibrio in un mondo infettato dal settarismo e dall’odio.
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Terenzio Magliano
Mi è tornato alla mente il senatore Terenzio Magliano, socialdemocratico che nel 1975 fu l’unico in consiglio comunale a votare contro la proposta di Novelli e dei comunisti di bloccare i lavori della Metropolitana  che stavano iniziando  sotto la guida di un grande tecnico come il prof. Vittorino Zignoli che fu anche assessore liberale , ma fu soprattutto un tecnico di fama internazionale.
Fu il solo Magliano a saper vedere lontano, tutelando un progetto che rimase bloccato per dieci anni  di giunte rosse e anche oggi è rimasto bloccato perché una sola linea è del tutto insufficiente.
Poi Magliano fu un politico molto clientelare e spregiudicato che ebbe in gioventù precedenti fascisti che la sinistra non gli perdono’ perché socialista anticomunista . Quel suo voto di cinquant’anni fa va ricordato e rivalutato. Non era solo un cacciatore di voti e di cariche .Era impossibile intrattenere con lui rapporti di amicizia – posso confermarlo per esperienza personale –  perché era troppo cinico e spregiudicato. Ma il merito acquisito nel difendere la Metro gli va riconosciuto . Neanche la Dc capì il gravissimo errore di Novelli che lo definiva sprezzantemente l’onorevole ”mariuolo“.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Gli ordini cavallereschi nella Repubblica italiana
Un mio vicino di casa che non è neppure ragioniere (perché non ha finito gli studi) ha festeggiato con annunci e feste la nomina a cavaliere di un ordine cavalleresco sabaudo, senza neppure precisarlo. Gli ho fatto amichevolmente presente che forse tale titolo cavalleresco era illegale, ma lui mi ha trattato in malo modo, dicendomi di occuparmi dei c …. miei e mi ha revocato in modo brusco e assai poco… cavalleresco  l’invito ad un brindisi condominiale. Lei che è uno studioso di storia e di diritto cosa ne pensa? Non mi firmo per disteso  per non guastare definitivamente il rapporto con il neo cavaliere vicino di casa che è diventato irriconoscibile. Oggi è un ridicolo personaggio da operetta.  U. T.
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Cerco di essere sintetico, riportando fonti documentate senza dare giudizi personali che sarebbero favorevoli ad una rilettura della storia meno manichea: oggi le onorificenze non riconosciute dallo Stato italiano sono illecite e fregiarsene costituisce un reato sia che si precisi l’ordine , sia che- cosa ancora più grave – non si indichi l’ordine di appartenenza , creando confusioni con l’OMRI. In particolare è ancora più  grave se pubblici dipendenti e componenti delle Forze Armate si fregino di titoli non consentiti. Anche chi ricopre cariche pubbliche deve stare attento a certe nomine che magari accetta senza pensarci .Riferendoci all’Ordine Mauriziano in particolare, esso è stato trasformato in ente ospedaliero  dall’art . 14 della norma transitoria e finale della nostra Costituzione (che prevede anche  il non riconoscimento dei titoli nobiliari). È una norma mai abrogata. Detta norma, secondo insigni giuristi consultati dal senatore Dario Cravero, ex presidente dell’Ordine Mauriziano,  impedisce implicitamente  altri utilizzi del nome in Italia, anche se l’ente ospedaliero è stato sciolto  per il deficit accumulato e sopravvive  solo una fondazione Mauriziana con compiti amministrativi sulla parte residua  delle proprietà dell’ Ordine originario. E‘  soprattuto  la legge 3 marzo 1951 n. 178 che regola l’uso delle onorificenze e che vieta l’uso di quelle non riconosciute . Parlare di ordini dinastici è un escamotage che la legge non prevede e non consente.
I cittadini italiani, ai sensi dell ‘articolo 7 della citata  legge, “non possono usare ed esibire onorificenze loro conferite da ordini non nazionali (gli ordini sabaudi hanno sede a Ginevra, malgrado l’abrogazione dell’esilio) senza aver avuto preventiva autorizzazione con Decreto del Presidente della Repubblica.  Nel caso specifico sarebbe quasi un ossimoro un ordine sabaudo autorizzato dal Quirinale e quindi il richiesto riconoscimento risulta impossibile. Chi viola la legge è sottoposto ad ammende fino 2.500.000 lire. Anche l’Ordine della Santissima Annunziata e’ soppresso  a termini di legge e quindi non è un ordine dinastico per la legge italiana. C’è una circolare del ministero degli esteri del 2005 che ribadisce i divieti. C’è da aggiungere che anche il Duca Aimone di Savoia – Aosta si ritiene Gran maestro degli stessi Ordini e capo della Casa. Non sono stato in grado di verificare se anche lui conferisca  onorificenze in Italia. Forse il rigore della legge del 1951 che portò nei decreti di nomina di Umberto II da Cascais a riportare a stampa che “in Italia vigono precise norme che vietano  di fregiarsi di onorificenze non riconosciute dallo Stato“, potrebbe essere mitigato. Ma forse, secondo altri, è giusto così perché il “todos caballeros“ è un aspetto di scarsa serietà tutta italiana. Solo l’onestà assoluta del re Umberto portava a precisare nei diplomi da lui  firmati quella frase che di fatto rendeva nulla la nomina almeno  in Italia. Adesso quella frase è scomparsa non si sa bene perché. Oggi ci sono migliaia di cavalieri, commendatori, dame   ed altro che partecipano a cene e galà di beneficenza, ma anche a cerimonie inequivocabilmente politiche. Ci sono sacerdoti che si dichiarano cappellani, per non parlare della guardie d’onore al Pantheon che intervengono in tutta Italia (e non solo al Pantheon) e che, secondo una circolare, hanno persino  dei loro “comandanti”, forse parola dal sen fuggita. Un‘associazione per il culto delle tombe del Pantheon di Roma o una associazione paramilitare, come alcuni vorrebbero o sognerebbero? Il ministero della Difesa dovrebbe effettuare più stringenti controlli per le Guardie che secondo alcuni sono un ibrido vagante ai limiti della legge. Mi limito a riportare giudizi, sempre pronto ad accogliere valutazioni diverse come è nel mio stile. Molti degli insigniti di ordini non riconosciuti non distinguono neppure le differenze . A loro basta avere la rosetta e versare un obolo annuale che giustifica l’appartenenza.  Ovviamente meriterebbero un’analisi a sé gli Ordini dinastici borbonici in cui hanno un ruolo due donne: Maria Carolina & Maria Chiara de Bourbon. Si tratta di cinque ordini tre dei quali vengono conferiti anche oggi. In base a che criteri giuridici? La cosa non è affatto chiara. La legge andrebbe rispettata da tutti, vanesi,  furbi e profittatori, ingenui e cortigiani,  onesti  e gentiluomini,  senza eccezioni per nessuno. Questo è lo spirito della Repubblica che non riconosce privilegi a nessun cittadino. Ho conosciuto in passato un impiegato  torinesissimo della Fiat  innamorato dei Savoia che aveva scritto sul biglietto Barone, se non ricordo male, di Castellammare di Stabia o comune limitrofo Conobbi anche un monarchico sabaudista  fiorentino a capo di una “legione azzurra”, che venne nominato conte da un Gran Duca di Toscana. In realtà ce n’è davvero per tutti i gusti . La norma 14^ della Costituzione è finale, ma non è affatto transitoria. Va ricordato che vige sempre anche oggi.
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Umberto al Principe di Piemonte di Viareggio
Ricordo la Sua proposta di porre nell’ hotel Principe di Piemonte di Viareggio un ritratto del principe Umberto di Savoia a cui era dedicato,ma vedo che nulla è accaduto .Mi sembrerebbe doveroso. Lei e’ rimasto uno dei pochi difensori della storia.  Carlo Ceruli
Feci la proposta che cadde nel vuoto assoluto. Non c’era in me nessun intento nostalgico ,anche se Umberto II lo frequentai più volte ,ebbi con lui uno scambio epistolare anche attraverso il ministro Lucifero.Quando mi sposai, Umberto  mi invio’ un suo dono di nozze .C’era , essendo stato cliente più volte dell’ hotel , la  sola  e ben viva consapevolezza di uno iato  tra le origini dell’ albergo e il suo presente del tutto sradicato dal suo passato che anche oggi ne giustifica il presente .Avevo proposto non solo una fotografia ,ma anche un breve testo che ricordi in modo “asettico” l’ultimo Re perché davvero con Umberto II è finita ,in modo moralmente altissimo ,la storia della Monarchia in Italia .Il suo esilio, per evitare una nuova guerra civile ,è storicamente riconosciuto da tutti o quasi gli storici
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Il caso Garlasco
Il caso Garlasco continua a dominare l’attenzione morbosa del pubblico dei delitti che c’e’ sempre stato. Pensiamo al caso Montesi che solo Pannunzio rifiutò di cavalcare contro il Dc Piccioni  che ebbe la carriera politica distrutta, malgrado l’assoluzione del figlio Piero. Mi sembra che sul caso Garlasco stiano esagerando.   Gabriella Filippini  Rossi
Concordo, anche se credo che la ricerca della verità almeno processuale sia una priorità anche molto  difficile da raggiungere dopo sentenze contrastanti e molti pasticci accomulatisi nelle  diverse indagini. Ma credo vada posto anche un altro problema: il costo che si sta dilatando a dismisura. Pongo il problema che alle persone di buon senso viene spontaneo. Quanto ci costa e ci è costato il caso Garlasco? Scrissi la scorsa estate che ero contro a chi voleva non riaprire il caso con argomenti poco credibili. Ma ogni caso non può neppure andare all’ infinito. La  povera Chiara Poggi ha tra l’altro anche il diritto al silenzio e non deve essere usata per diatribe che nulla hanno a che fare con la giustizia.

Buongiorno, grazie, scusa. La cortesia sta bene su tutto

L’educazione è come una camicia bianca, non passa mai di moda” diceva Toto’.

Purtroppo questa affermazione del famoso attore, commediografo e poeta napoletano ultimamente non trova molto fondamento perché sembra, invece, che le buone maniere e la cortesia stiano perdendo importanza.

Quando ero piccola ricordo che i miei genitori mi dicevano di salutare, di ringraziare e di dire per favore quando chiedevo qualcosa; era doveroso cedere il passo agli anziani, tenere la porta a chi veniva dopo di te e chiedere scusa in caso di piccoli incidenti, ma soprattutto se ci si comportava male. Cosa sta succedendo alla gentilezza? Perché si stanno perdendo quelle forme di cortesia che rendono la nostra quotidianità  più cordiale e civile? Senza dover ricorrere alle regole del Galateo che, seppur aggiornate alle nuove consuetudini, non sono sempre e comprensibilmente applicabili, sarebbe invece importante utilizzare alcuni comportamenti essenziali per facilitare le relazioni non solo tra persone reciprocamente note, ma anche nei confronti di sconosciuti che non incontreremo mai più.

Un “buongiorno” (possibilmente con un sorriso) è necessario se si incontra qualcuno di nostra conoscenza, quando si entra in un negozio, in un bar o prima di chiedere un’ informazione per la strada; un “grazie” è d’obbligo quando si riceve qualcosa, se qualcuno ci aiuta o se una persona ci dedica del tempo; un bel “per favore” è indispensabile prima di chiedere qualsiasi cosa anche se, in apparenza, non ce n’è bisogno; infine la più difficile, domandare  “scusa”, un’ espressione di  dispiacere in seguito ad una mancanza,  una specie in via di estinzione, difficilissima da pronunciare e persino da contemplare.

Se poi vogliamo andare oltre l’argomento “buone maniere”, di cui attualmente ci si sorprende come di fronte ad una apparizione, è utile sapere che un saluto, anche solo con un cenno del capo se proprio ci sentiamo timidi, un segno di gratitudine e porgere le proprie scuse  sono motivo di benessere e ci mettono in contatto con il lato migliore del nostro io. Uno studio della International Journal of Psychophysiology afferma, infatti, che essere gentili supporta l’autostima, aiuta il sistema cardiovascolare, diminuisce i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e aiuta la produzione di endorfine (i neurotrasmettitori che alleviano il dolore e lo stress).

Se i nostri gesti di gentilezza, poi, non dovessero trovare una risposta secondo le nostre aspettative, non molliamo la nostra battaglia per la civiltà, perseveriamo, proviamo a creare un circolo virtuoso e ad andare in controtendenza a queste inclinazioni di ultima generazione che ci vogliono troppo avari di cordialità e attenzioni.

Vestitevi di educazione e gentilezza. Sarete sempre eleganti”.

MARIA LA BARBERA

a Chieri la Giornata della Legalità e dell’Anticorruzione

Lunedì 1 dicembre 2025 – ore 15.00

Auditorium “Leo Chiosso” – Via Conceria, 2 – CHIERI

GIORNATA DELLA LEGALITÀ E DELL’ANTICORRUZIONE

 

Lunedì 1 dicembre, a partire dalle ore 15.00, presso l’Auditorium “Leo Chiosso”in via della Conceria 2, a CHIERI, si svolgerà la Giornata della Legalità e dell’Anticorruzione, un momento di approfondimento aperto alla cittadinanza e valido per la formazione obbligatoria in materia di anticorruzione.

Spiega l’assessore alla Prevenzione e Sicurezza, Anticorruzione e Trasparenza Biagio Fabrizio CARILLO: «Anche quest’anno il Comune di Chieri rinnova il suo impegno nella promozione della legalità, della prevenzione e della trasparenza amministrativa proponendo un momento di riflessione con la partecipazione di relatori qualificati, sia per sensibilizzare la cittadinanza sia per offrire ai dirigenti e funzionari degli Enti locali e ai Sindaci del territorio che sono stati invitati, conoscenze utili a contrastare i fenomeni corruttivi. In particolare ci soffermeremo sulla legge Severino del 2012 per poi arrivare alle normative più recenti».

 

Interverranno:

  • Dott. Biagio Fabrizio Carillo
    Assessore alla Prevenzione e Sicurezza – Anticorruzione e Trasparenza del Comune di Chieri
  • Dott. Michele Pappone
    Viceprefetto aggiunto della Prefettura UTG di Torino
  • Dott. Niccolò Ghirardi
    Consigliere comunale del Comune di Chieri
  • Magg. Massimiliano Monaco
    Comandante della Compagnia Carabinieri del Comune di Chieri
  • Dott. Giuseppe Formichella
    Segretario Generale e RPCT della Città Metropolitana di Torino

 

L’incontro si articola in due sessioni: la prima (15.00–16.30) aperta a tutti, la seconda (16.30–18.00) riservata a EQ e dirigenti.

Info: 011/9428323, anticorruzionetrasparenza@comune.chieri.to.it

Nuova rotatoria sulla Provinciale 143 a Tetti Francesi

 

 

Sono stati approvati e aggiudicati i lavori per la modifica migliorativa, in termini di sicurezza per l’utenza debole, dell’intersezione a rotatoria lungo la strada provinciale 143 al km 7+100, al confine tra i Comuni di Orbassano e Rivalta di Torino, in corrispondenza dell’ingresso alla frazione Tetti Francesi. I lavori, finanziati integralmente dalla Città metropolitana di Torino, partiranno all’inizio del 2026 e avranno una durata di circa due mesi.

Il progetto nasce dalle segnalazioni del Comune di Rivalta, che ha richiesto un miglioramento della sicurezza dell’attraversamento pedonale posto lungo il ramo nord della rotatoria, (caratterizzato da due corsie per senso di marcia), dove si innestano Strada Piossasco e via I Maggio. L’apertura di un nuovo supermercato ha infatti aumentato sensibilmente il flusso pedonale nell’area.

Già nell’autunno 2024 era stata avviata una sperimentazione temporanea con new jersey in plastica e segnaletica lampeggiante, volta a ridurre l’ampiezza delle corsie in uscita ed entrata in rotatoria, e a testare la nuova configurazione dell’isola spartitraffico.

L’esito positivo della prova ha portato alla progettazione definitiva delle modifiche, che comprendono la realizzazione di nuove isole spartitraffico, il rifacimento della pavimentazione stradale dell’anello giratorio, l’installazione di nuovi punti luce a LED ed implementazione della segnaletica indicante l’attraversamento sospesa, oltre al completo aggiornamento della segnaletica orizzontale e verticale.

L’investimento complessivo ammonta a circa 115.000 euro.

«Il progetto conferma l’impegno della Città metropolitana di Torino nel garantire la sicurezza stradale e nell’ascoltare le esigenze espresse dai Comuni del territorio – sottolinea il vicesindaco Jacopo Suppo –. Interventi come questo dimostrano l’importanza di un coordinamento continuo tra amministrazioni locali e struttura

Controlli in Barriera di Milano: trovato un chilo di cocaina

La Polizia di Stato ha arrestato un ventunenne italiano per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio e denunciato alla locale Procura della Repubblica due persone nel quartiere Barriera Milano.

Durante un servizio di controllo del territorio Alto Impatto, con il concorso di personale del Reparto Prevenzione Crimine Piemonte, del Reparto Mobile e di una unità cinofila della Polizia di Stato, i poliziotti dell’ufficio investigativo del Commissariato di P.S. Barriera Milano hanno notato un giovane sospetto. Sottoposto a controllo, il 21enne è stato trovato in possesso di un borsone, al cui interno celava 1 kg di cocaina ancora da tagliare. Il giovane è stato pertanto arrestato.

La Procura della Repubblica ha richiesto e ottenuto la convalida dell’arresto, disponendo la misura degli arresti domiciliari.

L’attività, effettuata anche con l’ausilio di personale della Guardia di Finanza, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia Locale, si è poi concentrata in Corso Giulio Cesare, Via Cigna, Via Martorelli, via Brandizzo, Largo Sempione e vie limitrofe, consentendo di rilevare delle irregolarità in alcuni degli esercizi commerciali controllati, fra cui delle sale scommesse.

In una di queste, il titolare è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per l’assenza del preposto durante l’orario di apertura.

Inoltre, una volante del Commissariato è intervenuta in una panetteria di corso Vercelli, dove ha rilevato un allaccio abusivo alla corrente elettrica del palazzo; qui, il titolare è stato denunciato alla Procura della Repubblica sia per l’allacciamento abusivo che per istigazione alla corruzione, in quanto offriva agli agenti del denaro allo scopo di evitare la denuncia.

Ma dove il Centro può dettare l’agenda?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Come tutti ben sappiamo, e da sempre, in politica conta chi detta l’agenda politica. E
programmatica. Al di là e al di fuori della stessa forza numerica ed elettorale. Basti pensare ad
alcune correnti, come ad esempio alla sinistra sociale di Carlo Donat-Cattin nella Dc dove,
malgrado la sua percentuale largamente minoritaria all’interno del partito, riusciva a condizionare
la costruzione del progetto complessivo del partito. O all’esperienza del Ppi di Franco Marini e
altri dirigenti Popolari dell’epoca che parteciparono attivamente all’elaborazione del progetto della
coalizione di centro sinistra al di là, appunto, della forza numerica del partito. E gli esempi si
potrebbero, come ovvio, moltiplicare. Perchè nella politica, come quasi sempre capita anche se
viviamo in un contesto post ideologico e a volte, purtroppo, anche post politico, il “potere delle
idee”, come lo chiamava sarcasticamente Sandro Fontana, continua ad essere non una variabile
indipendente ai fini della credibilità e della levatura della classe dirigente. Politica
amministrativa. A livello locale come a livello nazionale.

Ora, e per venire all’oggi, c’è un aspetto che non possiamo non evidenziare. E cioè, dov’è
possibile per chi crede nel progetto di un Centro riformista e di governo, plurale e autenticamente
democratico e soprattutto per chi vuole praticare una credibile “politica di centro”, riuscire a
dettare l’agenda politica? Pur non essendoci più quel ”potere delle idee” che ha caratterizzato
larga parte delle classi dirigenti dei partiti della prima repubblica. Tuttavia, al netto del
cambiamento profondo della geografia politica italiana, è indubbio che si tratta di un’impresa
quasi impossibile nel campo dell’attuale sinistra italiana. Per ragioni obiettive se non addirittura
oggettive, come è ovvio per chiunque non sia accecato dall’ipocrisia o dalla propaganda. E
questo perchè gli azionisti di maggioranza di quel campo sono semplicemente riconducibili alle
diverse espressioni della sinistra italiana: da quella radicale a quella massimalista, da quella
populista a quella estremista, da quella ideologica a quella classista e pan sindacale. Per il resto,
come si suol dire, c’è posto solo in tribuna per osservare la partita.

Nel campo avverso del centro destra, l’indubbia ed altrettanto oggettiva leadership politica,
carismatica e di governo di Giorgia Meloni è talmente forte e palese che gli altri contributi politici
e culturali sono certamente importanti ma drasticamente ininfluenti ai fini della concreta possibilità
di condizionare il progetto politico complessivo della coalizione alternativa alla sinistra. Chi
sostiene il contrario sa di dire una cosa non vera e neanche oggettiva.

Forse, e sempre restando sull’importanza di dettare l’agenda politica per quanto riguarda il
progetto di un Centro riformista e di governo, forse è arrivato il momento di rileggere e riscoprire
l’iniziativa di quel “Patto per l’Italia” elaborato nel lontano 1994 da Franco Marini, Mino
Martinazzoli, Mario Segni e molti altri leader politici dell’epoca che ebbero il coraggio e
l’intelligenza di costruire un autentico “polo di centro” che poi fu decisivo nelle elezioni
successive. Un “Patto” culturalmente plurale, politicamente riformista e socialmente avanzato che
oggi dovrebbe avere anche il compito di mettere in discussione quel bipolarismo selvaggio e
quella radicalizzazione del conflitto politico che sono all’origine della crisi della politica
contemporanea e, forse, anche di un sempre più inquietante astensionismo elettorale.

Ecco perchè il progetto di Carlo Calenda se adeguatamente costruito e radicato nei territori
potrebbe essere una ghiotta occasione per far sì che il Centro riformista e di governo ritorni a
dettare l’agenda politica.

“Hanno rubato l’orologio a mia moglie in carrozzina in piazza Castello”

UN LETTORE CI SCRIVE

Oggi in Piazza Castello a Torino, mia moglie Anna — che è disabile e si muove in sedia a rotelle — è stata vittima di uno scippo.

Le hanno strappato dal polso il suo orologio: un Cartier Tank Solo in acciaio, al quarzo, cinturino nero, quadrante bianco.

Siamo ancora scossi: è davvero triste che qualcuno arrivi a rubare persino a una donna in carrozzina.
Non abbiamo ancora sporto denuncia.

Se qualcuno dovesse vedere o ricevere proposte sospette che corrispondono a questo modello, vi prego di scrivermi in privato.

Condividete, per favore: può aiutare sia a ritrovare l’orologio sia a evitare che succeda a qualcun altro.

Grazie a tutti.
GF

 

Un episodio davvero vergognoso. Abbiamo pubblicato questo post di Facebook inviatoci dal marito della signora derubata. Per eventuali segnalazioni utili a individuare l’orologio e gli autori del furto scriveteci a redazioneweb@iltorinese.it 

IL TORINESE