Ieri sulla Torino – Aosta una Dacia Duster si è schiantata contro un muro e il conducente è morto sul colpo. Il 118 ha inviato sul posto l’elicottero del Servizio Regionale di Elisoccorso. È stato chiuso il tratto di A5 tra Pont-Saint-Martin e Quincinetto, in direzione Torino.
Ex parroco condannato per le elemosine scomparse
Don Paolo Bianciotto, già parroco della chiesa di Madonna di Fatima a Pinerolo, è stato condannato in primo grado a due anni di reclusione per circonvenzione di incapace. La sentenza prevede la non menzione e la sospensione condizionale della pena, subordinata al versamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 5.000 euro in favore dell’unica parte civile costituita nel procedimento, assistita dall’avvocata Anna Baldacci. L’ammontare definitivo del risarcimento sarà invece stabilito in sede civile.
Con questa decisione si conclude il processo di primo grado nei confronti del sacerdote, indagato per essersi appropriato di somme di denaro appartenenti ad alcuni fedeli, approfittando della loro condizione di vulnerabilità. Secondo l’accusa, le persone coinvolte ritenevano di effettuare offerte e donazioni a scopo benefico, mentre il denaro sarebbe stato utilizzato dal religioso per far fronte ai debiti derivanti da una precedente esperienza imprenditoriale conclusasi senza successo. Le somme in questione, inoltre, non risulterebbero più nella sua disponibilità.
Aggressione e rapina in monopattino: un arresto
La difficoltà nel trovare personale continua a rappresentare una delle principali criticità per le imprese piemontesi. Secondo le elaborazioni di Confartigianato Imprese Piemonte, nel 2025 quasi un’assunzione su tre non è andata a buon fine a causa dell’assenza di candidati disponibili o adeguati ai profili richiesti.
Su un totale di 335.010 ingressi programmati dalle aziende piemontesi, ben 108.472 posizioni sono risultate difficili da coprire per la mancanza di aspiranti lavoratori. La quota di reperimento problematico raggiunge così il 32,4%, un valore superiore alla media nazionale, attestata al 30,2%, che colloca il Piemonte tra le regioni italiane maggiormente interessate dal fenomeno.
L’emergenza riguarda l’intero territorio regionale, con punte particolarmente elevate in alcune province. Alessandria registra la percentuale più alta di difficoltà nel reperimento del personale, pari al 37,1%, seguita dal Verbano-Cusio-Ossola con il 35,4%, da Cuneo con il 35%, da Biella con il 34,3% e da Novara con il 34,1%. Seguono Vercelli con il 33,1% e Asti con il 32%, mentre Torino, pur presentando un’incidenza inferiore rispetto ad altre province (29,9%), è quella che registra il numero più elevato di posizioni senza candidati, oltre 50 mila, a fronte di più di 167 mila assunzioni programmate.
Le difficoltà si concentrano soprattutto nei comparti tradizionalmente legati all’artigianato e alla manifattura. Le costruzioni risultano tra i settori più colpiti, con una quota di reperimento difficile pari al 39%, seguite dal comparto legno-arredo e dalle aziende operanti nei servizi energetici e nelle multiutility. Anche i servizi alla persona continuano a evidenziare carenze significative di manodopera.
L’artigianato rappresenta una componente fondamentale dell’economia piemontese. Le imprese del settore occupano oltre 210 mila lavoratori, equivalenti al 14,6% dell’occupazione regionale, e contribuiscono in maniera rilevante alla ricchezza del territorio, generando quasi il 10% del valore aggiunto complessivo del Piemonte.
Secondo il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, il problema non può essere spiegato soltanto dall’andamento demografico e dalla diminuzione della popolazione in età lavorativa, ma affonda le proprie radici anche in un cambiamento culturale.
«Occorre che le famiglie tornino ad educare i figli al lavoro come fondante della propria crescita e base della fiducia in sé stessi: saper fare è la chiave del benessere».
Felici sottolinea inoltre come le imprese continuino a cercare figure professionali che spesso non riescono a trovare sul mercato. «Il lavoro c’è, la difficoltà è trovare le figure. Mancano soprattutto lavoratori negli ambienti tradizionali: edilizia, costruzioni, muratori, idraulici, serramentisti e mancano competenze legate alla digitalizzazione. Nelle scuole non si insegna più la cultura del lavoro da molti anni. Abbiamo bisogno di tecnici, di professionalità e di riqualificare i ragazzi implementando anche il rapporto tra imprenditori e istituti professionali».
Per Confartigianato diventa quindi sempre più urgente rafforzare il collegamento tra il sistema educativo e il mondo produttivo, valorizzando la formazione tecnica e professionale e favorendo l’incontro tra le esigenze delle imprese e le aspettative delle nuove generazioni.
“I giorni di Margherita” a Stupinigi
Due giorni alla Corte di Margherita. La “Palazzina di Caccia” di Stupinigi celebra la Regina e il suo stretto legame con la Residenza
Sabato 20 e domenica 21 giugno, dalle 10 alle 18,30
Stupinigi – Nichelino (Torino)
Un viaggio nel primo Novecento, alla Corte della Regina Margherita di Savoia (Torino, 1851 – Bordighera, 1926) negli “interni” della regia Residenza di Stupinigi e nel “giardino storico” di quell’autentico capolavoro del Barocco, magistralmente progettato dallo Juvarra, che fu residenza ufficiale sabauda dedicata alle battute di caccia e ai grandi eventi cerimoniali del tempo, nonché dal 1997 “Patrimonio Universale dell’Umanità – UNESCO”. Parliamo ovviamente della “Palazzina di Caccia” di Stupinigi, che, nel fine settimana, sabato 20 e domenica 21 giugno, dedica alla prima ed unica Regina d’Italia (al secolo Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia-Genova) una due giorni di coinvolgenti iniziative “in cui si intrecciano storia, costume e memoria” nel segno del profondo rapporto che la legò alla Residenza alle porte di Torino, dove Margherita ebbe a soggiornare a lungo, trasformandola in una delle sue dimore più amate. L’appuntamento si inserisce nel programma di celebrazioni per il centenario della morte della Regina e coincide con l’anniversario del suo arrivo a Stupinigi nel giugno del 1901.
Cuore dell’iniziativa sarà l’esposizione, per la prima volta al pubblico, dello “Strascico Reale della Regina Margherita”, proveniente dalla “Collezione Datrino” del “Castello di Torre Canavese”. Il prezioso manto, indossato dalla sovrana in occasione di una visita ufficiale in Vaticano e realizzato dalle maestranze torinesi al servizio della “Casa Reale” nei primi anni del Novecento, sarà presentato nel “Salone Centrale della Palazzina”. Lungo quattro metri e riccamente decorato con seta dorata, damasco, fili d’argento e il caratteristico “nodo Savoia” (o “nodo d’amore”) lungo il bordo di passamaneria, rappresenta una testimonianza dell’arte tessile e della cultura di corte dell’epoca.
Per l’occasione, sabato 20 giugno, “Poste Italiane” attiverà anche un “servizio filatelico temporaneo con bollo speciale”, recante la dicitura “Centenario scomparsa Regina Margherita di Savoia”. Dalle 10 alle 16 i visitatori e i collezionisti potranno far timbrare con l’“annullo commemorativo” le proprie corrispondenze nella postazione allestita nella “Palazzina” e, in seguito, il bollo confluirà nella collezione storico-postale del “Museo Storico della Comunicazione” di Roma.
Ad animare la “due giorni”, all’interno della Residenza, saranno le varie “rievocazioni storiche”, curate dall’Associazione “Le Vie del Tempo” con esperti “rievocatori” provenienti da più regioni d’Italia e dalla Francia, impegnati a far rivivere la “vita di corte” dei primi del Novecento, attraverso allestimenti, documenti e personaggi che vi gironzoleranno attorno agghindati in perfetti abiti d’epoca.
Nell’“Appartamento del Re”, il percorso “La corte di inizio Novecento” mette in dialogo le “architetture rococò” e la moda della “Belle Époque” nello studio privato della marchesa Paola Pes di Villamarina, prima dama di compagnia della Regina Margherita. In esposizione abiti originali dal 1890 ai primi del ‘900, provenienti dalle Collezioni “Times Travel Italia”, insieme a documenti storici e originali lettere d’epoca. Nell’“Appartamento della Regina”, ecco invece “I Menù di Margherita”. Per l’occasione, l’anticamera dell’appartamento si trasformerà in uno spazio di accoglienza attraverso la ricostruzione della “tavola reale”, prendendo spunto dal “menù” preparato in occasione del battesimo di Aimone di Savoia e della cresima di Umberto Maria, Conte di Salemi del 3 dicembre 1900. Nei giardini, infine, “Scene di vita quotidiana” rievocherà l’atmosfera dei pomeriggi di svago e delle passeggiate all’aria aperta, tra racconti, aneddoti e incontri. Sempre nel “giardino storico”, si terrà anche “La promenade de la Reine”: “tour” di mezz’ora a bordo delle “Carrozze Landau”, con “Gli Amici di Pegasus”, a sostegno della “Fondazione Ospedale Regina Margherita” di Torino e di “Casa Breast” dell’Ospedale Cottolengo.
Per le famiglie ci sarà anche il laboratorio “Margherita, che Pizza!”, attività creativa che prende spunto da uno degli episodi più celebri legati alla sovrana: la nascita della celebre “pizza Margherita”, dedicata alla Regina nel 1889 dal pizzaiolo napoletano Raffaele Esposito.
Completano la due giorni i “percorsi espositivi”: “Le Stanze di Margherita” e la mostra “Sulle Strade della Regina”, nella “Citroniera di Ponente”, dedicata all’evoluzione dei “mezzi di trasporto” dell’epoca, attraverso il confronto tra “automobili storiche” e “carrozze ottocentesche”. Sarà inoltre possibile visitare l’esposizione “Giacomo Puccini: musica, cinema e storia”, inaugurata nella “Galleria di Levante”, in cui si racconta del legame tra la Regina Margherita e il compositore lucchese attraverso gli “abiti originali” realizzati per il film “Puccini” di Carmine Gallone del 1953 e materiali provenienti dall’“Archivio Luigi Rovere”. E infine, dulcis in fundo, ispirata alla personalità di Margherita, sarà presentata anche una “nuova fragranza”. Provarla, per credere!
Per ulteriori info: “Palazzina di Caccia” di Stupinigi, piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi-Nichelino (Torino); tel. 011/6200601 o www.ordinemauriziano.it
g.m.
Nelle foto: La “Palazzina” di Stupinigi; Strascico Reale; Margherita e le macchine
Orticola del Piemonte, dopo il grande successo di Flor al Parco del Valentino, presenta la seconda edizione di Botanical Groove, evento che riunisce centinaia di piante, ma anche cultura, yoga e musica, in una giornata di divertimento green ai Murazzi in occasione della Festa della Musica.
Torino torna ad ospitare la seconda edizione di Botanical Groove, il nuovo format lanciato lo scorso dicembre da Orticola del Piemonte e dedicato alle nuove generazioni di amanti delle piante. L’appuntamento è presso la Contrada Murazzi domenica 21 giugno prossimo, a partire dalle 10 fino alle 22 . Si tratterà di una giornata intera pensata per chi ama il verde , per chi vorrebbe amarlo ma “non ha il pollice” e per chi cerca semplicemente un luogo in cui far convivere natura, creatività e musica.
Botanical Groove trasformerà gli spazi di Contrada Murazzi in una vera e propria festa green, animata da piante, talk e momenti di benessere e dj set.
Il programma della giornata è variegato, si passa dallo yoga sulle rive del Po a talk e workshop di approfondimento su terrarium e su altri temi legati al giardinaggio e alla natura.
Il clou dell’evento sarà naturalmente il plant market con centinaia di piante di varietà diverse, dalle easy care da appartamento alle chicche da collezionisti. Tutto disposto su carrelli e allestimenti immersivi, con esperti pronti a consigliare la pianta perfetta per il mood del momento, per il salotto di casa o per la propensione al verde di ognuno. Vi saranno piante verdi, cactus, succulente, bonsai e molto altro.
Coloro che si sentono più fortunati possono mettere alla prova la sorte con la Plant Lottery: con soli due euro si può partecipare alla lotteria e portarsi a casa una delle splendide piante in palio. Saranno assegnati dieci premi e per i primi tre fortunati sono riservate delle vere chicche botaniche.
A partire dalle 18.30 fino alle 22, sarà dato spazio alla musica, con il DJset in compagnia di Crisi Metropolitana, Onda Pacifica e Neeca.
Per maggiori informazioni sul programma della giornata visitare il sito web www.orticolapiemonte.it
Mara Martellotta
L’INTERVISTA Carlo Patetta Rotta
Advisor e investitore (Business Angel) in varie startup, Carlo Patetta Rotta è attualmente impegnato nella strutturazione della startup Jatapay che opera nel mercato dei pagamenti dilazionati.
Dottor Carlo Patetta Rotta, può spiegare com’è nata la startup JataPay e la sua collaborazione con essa?
Mi sono avvicinato a JataPay abbastanza recentemente, in realtà. La startup è nata nel 2021, grazie all’impegno di Erik Sogno, cuneese, CEO e fondatore dell’azienda, nonché esperto di lunga data del settore del Buy Now Pay Later (BNPL) in Italia, nel quale è inserita JataPay.
Erik ha fondato l’azienda insieme ad altri due co-founder: Ileno Verga, il CTO (Chief Technology Officer) al quale si deve lo sviluppo della piattaforma e Luca Vicinelli, responsabile dell’assistenza clienti. Ad essi si è poi aggiunto recentemente Domenico Trodella col ruolo di direttore commerciale. Anche Domenico è nel settore dei pagamenti digitali dall’inizio della sua carriera, fatto che l’ha portato nel 2023 a effettuare una ‘exit’ di successo proprio in questo settore. Insomma, il team è completo, competente, affiatato e molto determinato.
Quindi JataPay è una piattaforma online legata al Buy Now Pay Later. Può entrare nel dettaglio e approfondire le dinamiche di questo settore?
Certamente. JataPay rientra nel settore dell’innovazione legata al settore finanziario, per cui si dice che è una Fintech. Nello specifico il suo ambito di operatività è quello del Buy Now Pay Later, che è il termine tecnico per riferirsi alla dilazione dei pagamenti. Jatapay fornisce lo strumento tecnologico, la piattaforma, alle PMI, agli studi professionali e agli esercenti per permettere loro di ottenere un doppio vantaggio: di non perdere le vendite da parte di quei clienti che, per diverse ragioni, non possono pagare in un’unica soluzione e di gestire in maniera facile e immediata la gestione dei flussi di cassa legati alle dilazioni concesse ai propri clienti. La sofisticazione della nostra piattaforma, risultato di anni di ricerca e sviluppo che ci ha infatti indotto a registrane il brevetto, permette infatti all’esercente di personalizzare in pochi minuti il piano di pagamento, in termini sia di numero di rate che di importo delle stesse, che poi la piattaforma gestirà in maniera automatizzata per tutti gli anni del piano. In questo modo l’esercente è in grado di creare un piano di pagamento concordato con lo specifico cliente in modo tale che quest’ultimo si senta sicuro di potere onorare tutti i pagamenti. Il risultato è che l’esercente aumenta notevolmente il numero di vendite, a fronte di una percentuale storica di insolvenza molto bassa, meno del 2%.
Può essere considerata una startup innovativa?
Sicuramente si. Rispetto alle già esistenti attività di Buy Now Pay Later classiche, che anticipano al cliente dell’esercente i fondi per il pagamento rendendo la transazione particolarmente costosa per l’esercente, nel nostro caso questo non succede (o sarebbe comunque uno dei vari servizi accessori offerti). Come già menzionato, JataPay fornisce soluzioni e strumenti per una gestione virtuosa del credito, senza assumerne il rischio finanziario. L’obiettivo è quello di tornare a dare potere commerciale agli esercenti nella gestione del proprio credito diretto. Proprio come si faceva fino a qualche decennio fa. Allora l’esercente prendeva nota del debito dell’avventore abituale, che poi passava nei giorni seguenti a saldare. Si crea così tra esercente e i suoi clienti un rapporto di fiducia che permette transazioni più frequenti, seppure dilazionate nel tempo.
In che modo JataPay trae profitto da questa attività?
JataPay ha un duplice modello di guadagno: la PMI riconosce un abbonamento mensile per l’utilizzo della piattaforma (si tratta infatti di Saas, Software As A Service) e una percentuale sulle rate dei piani di pagamento. Si tratta di costi che rendono il servizio comunque molto profittevole non solo per le PMI ma anche per i piccoli esercenti, le società di servizi e gli studi professionali.
Lei che ruolo svolge all’interno di JataPay?
Contattato da Erik Sogno, sono entrato nell’azienda circa tre mesi fa e sono coinvolto sia come advisor che come investitore. Insieme ai tre fondatori sto rivedendo le strategie da implementare per strutturare ulteriormente le diverse aree societarie per essere pronti ad affrontare una crescita commerciale importante. Strategie che riguardano anche l’aspetto finanziario visto che è nostra intenzione aprire a breve il capitale sociale ad investitori terzi. Inoltre, sto definendo il mio futuro ruolo di socio attivo della società, i fondatori infatti mi hanno offerto questa opportunità considerando che da circa 15 anni opero nel mondo delle startup come ‘business angel’. Questa è la definizione anglosassone che viene usata per definire un investitore privato che, in funzione della sua esperienza imprenditoriale, delle sue competenze e del suo ‘business network’ oltre ad investire capitali si impegna a lavorare nel tempo al fianco dei fondatori per supportare la crescita aziendale.
Mara Martellotta
“Clustering Life Sciences & Health: dagli ecosistemi di innovazione ai modelli integrati di sviluppo della filiera della salute”
Torino, 16 giugno 2026 – Come trasformare la salute da centro di costo a motore di sviluppo economico, innovazione e competitività? È stata questa la domanda che ha attraversato l’intera giornata di lavori di “Clustering Life Sciences & Health: dagli ecosistemi di innovazione ai modelli integrati di sviluppo della filiera della salute”, appuntamento promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia insieme a BioIndustry Park Silvano Fumero, bioPmed Piemonte Innovation Cluster, Federated Innovation @MIND, Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia, Polo Tecnologico Alto Adriatico e AstraZeneca Italia e svoltosi oggi al Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino.
L’evento ha segnato un passaggio cruciale: non più solo ecosistemi territoriali, ma reti di ecosistemi connessi, capaci di operare come piattaforme nazionali di innovazione e sviluppo, superando la frammentazione tra territori per rispondere alle grandi sfide dei sistemi sanitari contemporanei.
La salute come piattaforma di sviluppo. Ad aprire i lavori, i saluti di Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Marco Gay, Presidente Unione Industriali Torino, Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte e Federico Riboldi, Assessore Sanità, Livelli essenziali di assistenza, Prevenzione e sicurezza sanitaria, Edilizia sanitaria – Regione Piemonte.
Fedriga ha sottolineato il ruolo delle Regioni nel possedere le leve – normative e finanziarie – per orientare gli investimenti e favorire la collaborazione, trasformando il sistema sanitario da voce di spesa a motore di innovazione. Cirio ha evidenziato l’urgenza di superare la tradizionale separazione tra sistema sanitario, ricerca e sistema produttivo, lavorando su filiere integrate. Gay ha richiamato il ruolo dell’industria nel costruire ponti stabili tra ricerca e mercato, mentre Riboldi ha posto l’accento sull’importanza di infrastrutture organizzative e logistiche come elementi abilitanti dell’ecosistema.
“I sistemi sanitari e dell’innovazione devono muoversi in maniera coordinata, perché la grande sfida che abbiamo davanti è migliorare la risposta ai bisogni di salute dei cittadini. La ricerca e le nuove tecnologie ci mettono a disposizione strumenti straordinari, ma è necessario ripensare profondamente i processi organizzativi. La telemedicina e l’intelligenza artificiale possono migliorare il monitoraggio dei pazienti cronici, superare le distanze, soprattutto nelle aree interne, e garantire una presa in carico più costante. Tuttavia, se non cambiano le modalità operative e l’organizzazione del lavoro, il rischio è che l’innovazione resti solo sulla carta. Non basta fornire dispositivi ai pazienti: occorre adeguare i modelli organizzativi e professionali alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie” ha affermato Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.
“Il Piemonte sta ampliando e diversificando le proprie vocazioni economiche, investendo con decisione in settori ad alto contenuto di innovazione come le Life Sciences, che rappresentano una delle principali direttrici di sviluppo per il futuro della nostra regione. In questo ambito le collaborazioni internazionali sono strategiche: per questo abbiamo promosso missioni e partenariati in Paesi come il Canada e il Giappone, con l’obiettivo di attrarre investimenti, competenze e nuove opportunità di ricerca. Possiamo contare su eccellenze riconosciute a livello internazionale come il Bioindustry Park di Colleretto Giacosa e su un sistema della ricerca e della sanità sempre più forte, come dimostra il riconoscimento IRCCS dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria. Sono risultati che confermano il ruolo del Piemonte come uno dei principali poli italiani dell’innovazione nelle scienze della vita” dichiarano Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte, Federico Riboldi, Assessore Sanità, Livelli essenziali di assistenza, Prevenzione e sicurezza sanitaria, Edilizia sanitaria – Regione Piemonte e Andrea Tronzano, Assessore sviluppo economico, Regione Piemonte.
Dagli ecosistemi alle filiere integrate della salute. La keynote introduttiva di Pietro Presti, CEO di Sharing Progress in Cancer Care, Direttore Generale della Fondazione Tempia e componente del Comitato Scientifico di Bioindustry Park, ha offerto la cornice strategica della giornata. Al centro dell’intervento il passaggio dagli ecosistemi dell’innovazione alle vere e proprie filiere integrate della salute, in un contesto caratterizzato da sfide sempre più complesse: invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie croniche, medicina personalizzata, utilizzo dell’intelligenza artificiale e sostenibilità dei sistemi sanitari.
Presti ha lanciato il messaggio chiave della giornata: “Non basta generare innovazione: bisogna trasformarla in impatto concreto. I cluster non sono semplici reti di relazioni, ma infrastrutture strategiche di capitale relazionale. La competizione del prossimo decennio non sarà tra singole organizzazioni, ma tra ecosistemi”.
Nel suo speech ha invitato tutti gli attori – istituzioni, sanità, ricerca, industria, investitori – a superare la logica del progetto fine a sé stesso per abbracciare quella della piattaforma permanente di collaborazione, capace di trasformare l’innovazione in valore economico, sociale e sanitario, ponendo particolare attenzione all’equità di accesso e alla sostenibilità.
Prima tavola rotonda – Dalla ricerca all’innovazione: collaborazione tra accademia, industria e sanità – La prima tavola rotonda ha approfondito il tema della collaborazione tra ricerca, industria e sistema sanitario come condizione indispensabile per accelerare il trasferimento dell’innovazione verso il mercato e verso i pazienti.
La tavola rotonda ha visto confrontarsi: Fabrizio Grillo, Presidente Federated Innovation @MIND, Marta Betti, Responsabile Clinical Trial center DAIRI – AOU Alessandria, Erika Cecchin, Direttore Farmacologia sperimentale e clinica – IRCCS CRO Aviano, Giandomenico Nollo, Dip. Ing. Industriale Università di Trento, Consorzio iNEST, Presidente SIHTA, Davide Minniti, Direttore AOU San Luigi Orbassano e Roberta Lauro Campania Bioscience.
È emersa con chiarezza una visione condivisa: l’innovazione nelle Scienze della Vita non nasce più all’interno di singole organizzazioni ma lungo filiere collaborative integrate che coinvolgono ricerca clinica, università, ospedali, imprese e cluster territoriali.
Seconda tavola rotonda – Clustering in azione: casi concreti della filiera salute. La seconda sessione ha portato l’attenzione sui modelli concreti di costruzione degli ecosistemi territoriali, mostrando come il clustering possa diventare uno strumento di accelerazione dello sviluppo economico e dell’innovazione.
I modelli di governance congiunti Regione–Cluster che devono allineare ricerca, politiche sanitarie e strategie industriali, sono stati al centro della prima parte della seconda sessione. Sono intervenuti: Alessia Rosolen, Assessore lavoro, formazione, istruzione, università, ricerca e famiglia – Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha evidenziando la necessità di una visione di lungo periodo capace di superare la frammentazione tra politiche e territori; Alberta Pasquero, Bioindustry Park, ha illustrato come un modello efficiente di governance pubblico-privata possa svolgere al meglio il ruolo di cerniera operativa tra ricerca, imprese e sistema sanitario, favorendo open innovation e sviluppo industriale, con ricadute sulla crescita dei territori in termini di creazione di competenze e competitività; Andrea Paolini, Direttore Generale Toscana Life Sciences, ha evidenziato il valore delle reti nazionali e internazionali: gli ecosistemi territoriali creano valore quando mettono in rete competenze e si aprono al mondo, costruendo collegamenti con altri territori e con le principali reti nazionali e internazionali dell’innovazione; Mauro Casotto , Direttore Area Progetti e Attività Strategiche di Sistema – Trentino Sviluppo, ha dimostrato come territori geograficamente periferici possano diventare nodi strategici grazie a infrastrutture, specializzazione e connessioni.
Uno dei temi centrali della giornata ha riguardato la capacità di trasformare la ricerca in impresa e sviluppo industriale. Per questo motivo, la seconda parte della seconda sessione, è stata incentrata sull’approfondimento del modello economico e organizzativo che collega ricerca, clinica e azienda lungo tutto il percorso di sviluppo dell’innovazione. Al panel hanno partecipato Giorgio Ciron, Direttore InnovUp, Area Director Life Sciences, Healthcare & Startup Assolombarda e Rosilari Bellacosa, CTO e fondatrice SynDiag; Ambassador GammaDonna).
Il confronto ha evidenziato come il valore della ricerca non possa essere misurato esclusivamente dalla qualità scientifica prodotta, ma anche dalla capacità di generare startup, attrarre investimenti e accompagnare le imprese innovative nelle fasi di crescita e industrializzazione.
Infrastrutture, dati e logistica: gli acceleratori invisibili dell’innovazione – Le infrastrutture rendono possibile il funzionamento degli ecosistemi delle Life Sciences. Caterina Petrillo, Presidente Area Science Park, ha evidenziato il valore delle grandi infrastrutture di ricerca e delle piattaforme tecnologiche aperte, come PRP@CERIC, che sono capaci di mettere competenze e strumenti avanzati a disposizione di imprese e ricercatori, abilitando di fatto gli ecosistemi. Parallelamente, Massimo D’Angelo, Direttore Azienda Zero Piemonte, ha richiamato l’attenzione sul ruolo strategico dei dati sanitari, la “nuova materia prima” dell’innovazione sanitaria.
Accanto a questi temi è emersa, nelle parole di Ilaria Catalano , Vicepresidente LIPHE, anche la centralità della logistica sanitaria e farmaceutica, un pezzo “invisibile” ma sempre più determinante per garantire che farmaci innovativi, dispositivi medici e terapie avanzate possano raggiungere rapidamente e in sicurezza i pazienti.
Il valore della collaborazione pubblico-privato: Investire insieme nel futuro della salute
La parte dedicata agli investimenti ha posto al centro la necessità di rafforzare la collaborazione tra finanza pubblica e capitale privato per sostenere la crescita del comparto.
I relatori hanno condiviso la convinzione che il successo delle Life Sciences dipenda dalla capacità di costruire ecosistemi attrattivi per gli investitori, nei quali ricerca, imprese, infrastrutture e sistema sanitario operino come parti di una stessa strategia. Con gli interventi di Mario Alparone, Direttore Generale Finpiemonte, Raffaele Fantelli, Presidente Agorai Innovation Hub, Elisabetta Borello, Co-founder, VP Strategy & External relations Bio4Dreams, Luigi Gallo, Responsabile Public Advisory Invitalia e Claudio Longo, Componente Comitato di Presidenza di Farmindustria.
Dal confronto è emersa la necessità di superare la logica del finanziamento dei singoli progetti per orientarsi verso il sostegno di ecosistemi territoriali capaci di generare effetti moltiplicativi in termini di innovazione, occupazione e sviluppo industriale.
Lancio dell’edizione 2027 – Alessia Rosolen, Assessore lavoro, formazione, istruzione, università, ricerca e famiglia – Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Andrea Tronzano Assessore sviluppo economico, Regione Piemonte e Francesco Marcolini, Presidente Lazio Innova, hanno rilanciato la prospettiva di una collaborazione strutturata e permanente tra ecosistemi regionali. I tre rappresentanti hanno indicato nella costruzione di reti interterritoriali delle Life Sciences uno degli elementi chiave per affrontare le sfide globali della salute, della ricerca e della competitività industriale.
È stato inoltre ufficialmente annunciata l’edizione 2027 dell’evento, che si concentrerà sulla costruzione di “Innovation Valleys della salute” e su un programma operativo condiviso tra Regioni, cluster, imprese, centri di ricerca e sistema sanitario.
Considerazioni finali: dalla visione all’azione, costruire una rete nazionale di ecosistemi – Nell’ultima sessione, Francesca Patarnello, Vicepresidente Market Access & Goverment Affairs AstraZeneca Italia e Alessandra Gelera, Presidente Cluster Tecnologico Nazionale ALISEI hanno raccolto i principali spunti emersi nel corso della giornata, sottolineando come le sfide future richiedano una collaborazione sempre più stretta tra territori, competenze e filiere diverse.
Il messaggio condiviso è stato chiaro: le differenze territoriali non rappresentano un limite, ma una risorsa da valorizzare all’interno di una strategia nazionale capace di mettere in connessione le eccellenze regionali.
Alessandra Gelera ha lanciato un appello alla costruzione di una strategia nazionale delle Life Sciences: la competitività del nostro Paese non dipende dalla forza dei singoli territori, ma dalla capacità di fare rete. I cluster sono il ponte tra eccellenze locali e visione comune. La competitività del Paese non dipende dalla forza dei singoli territori, ma dalla capacità di condividere competenze e trasformare le eccellenze in una forza collettiva. La sfida è passare dalla costruzione di singoli ecosistemi alla costruzione di vere e proprie Innovation Valleys della salute connesse.
Le differenze territoriali non sono un ostacolo, hanno concluso, ma un valore da mettere a sistema. Solo lavorando come rete si potrà trasformare l’innovazione in sviluppo economico, attrazione di talenti, competitività industriale e benefici concreti per i cittadini e i pazienti.
“La collaborazione che da alcuni anni stiamo sviluppando con il Polo Tecnologico Alto Adriatico, gestore del Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia, e con Federated Innovation @MIND ci ha portati a confrontarci sul potenziale dei nostri ecosistemi. Oggi possiamo contare su vere e proprie infrastrutture dell’innovazione capaci di connettere ricerca, sanità, industria, startup, investitori, dati e competenze lungo l’intera filiera delle Scienze della Vita. Con l’incontro di oggi abbiamo compiuto un ulteriore passo avanti nella costruzione di una visione condivisa di sviluppo, fondata sulla collaborazione tra territori e sulla valorizzazione delle rispettive eccellenze in una reale capacità di sistema. Crediamo che il ruolo dei cluster sia quello di agire come piattaforme di connessione tra ricerca, sistema sanitario, imprese e investitori, favorendo il trasferimento tecnologico, l’open innovation e la crescita di ecosistemi sempre più integrati. Se vogliamo accelerare l’innovazione nella salute, non dobbiamo progettare soltanto nuove tecnologie: dobbiamo progettare le connessioni che permettono a ricerca, sanità, imprese e istituzioni di lavorare insieme, trasformando l’innovazione in valore concreto per i pazienti e per i territori” ha concluso Sara Falvo, Responsabile dell’Innovazione Strategica Bioindustry Park e Cluster Manager bioPmed.
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Vittoria di tappa per Vighetti e Nicelli. Coppa Italia assoluta per Nicelli e Tomatis |
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L’ADEL Climbing Wall di Campitello di Fassa ha ospitato l’appuntamento decisivo della Coppa Italia Lead 2026, con la terza e conclusiva prova del circuito nazionale FASI. Dopo le prove di Pero e Varese, i migliori specialisti italiani della difficoltà sono tornati in parete per giocarsi non solo le medaglie di tappa, ma anche gli ambiti trofei finali di Coppa Italia. Le qualifiche maschili hanno visto porsi al comando i 3 atleti che hanno conquistato il top su entrambe le vie: Andrea Ludovico Chelleris (Fiamme Oro), Giorgio Tomatis (Centro Sportivo Esercito) e Pietro Vidi (Arco Climbing), mentre sul fronte femminile sono state 8 le specialiste di corda e imbrago a totalizzare 2 top: Claudia Ghisolfi (Fiamme Oro), Emma Gregorotti (King Rock Climbing), Savina Nicelli (Fiamme Oro), Valentina Arnoldi (Ragni di Lecco), Federica Mabboni (Crazy Center), Sofia Brenna (Arco Climbing), Margherita Pernigotti (Escape) e Matilda Liù Moar (AVS Brixen), In semifinale ha conquistato la testa del gruppo Andrea Ludovico Chelleris, unico a chiudere la gara al top. Subito all’inseguimento Giorgio Tomatis ha raggiunto la presa 45, mentre Tommaso Lamboglia (Rock Dreams) è arrivato alla presa 42+. Nella semifinale femminile ha dominato Valentina Arnoldi, con 48+, mentre si sono piazzate al secondo posto a pari merito Federica Mabboni e Savina Nicelli, con 47+. Gli 8 protagonisti della finale maschile sono stati il pordenonese Chelleris, il buschese Tomatis, il romano Lamboglia, il trentino Vidi, il segusino Gianluca Vighetti (Escape), il pinerolese Michele Reusa (Kuota 8.10), i torinesi Giovanni Giachino e Luca Malosti (entrambi di Escape). Mentre le 8 semifinaliste sono state la lecchese Arnoldi, la rivana Mabboni, la lodigiana Nicelli, la veronese Gregorotti, la vipitenese Moar, l’arcense Brenna e le torinesi Ghisolfi e Maia Marinescu (MilanoArrampicata). Nella finale femminile grande prova di Savina Nicelli, che ha conquistato la vittoria di tappa scalando con grande abilità tecnica e sicurezza, e chiudendo al top, davanti a Emma Gregorotti, anche lei al top, ma medaglia d’argento per via del piazzamento maturato in semifinale. La scalatrice veronese, vice Campionessa Italiana U19, ha fatto valere le sue capacità fra le colleghe Senior, così come Sofia Brenna, che ha raggiunto la presa 48+ e conquistato il bronzo. L’atleta arcense, Campionessa Italiana U19, ha confermato ancora una volta le sue potenzialità, in costante crescita. Tra gli uomini successo per Gianluca Vighetti, che è salito sul gradino più alto del podio con 51+. L’atleta di Susa in questa stagione ha già conquistato il bronzo al Campionato Italiano U19 e si è confermato come una delle giovani leve da tenere attentamente sott’occhio. Alle sue spalle Andrea Ludovico Chelleris e Giorgio Tomatis, entrambi a quota 50+. La tappa trentina ha definito anche le classifiche finali di circuito: Savina Nicelli ha realizzato una doppietta d’oro, aggiungendo alla medaglia di tappa il titolo di Coppa Italia Lead assoluta (con 2455 punti). Dopo l’argento in Coppa Italia del 2025 e l’argento al Campionato Italiano 2026 questa atleta si conferma ai massimi livelli nazionali e questo weekend sarà impegnata anche a livello internazionale, nella tappa di World Climbing Series a Innsbruck. Argento per Claudia Ghisolfi (con 1950 punti), che riesce sempre a far valere la sua notevole esperienza, e bronzo per Valentina Arnoldi (con 1845 punti), che dopo il bronzo al Campionato Italiano e il debutto in Coppa del Mondo, ha messo a frutto le sue capacità e il suo desiderio di emergere. Nelle fila maschili è stato Giorgio Tomatis ad aggiudicarsi il trofeo di circuito (con 2380 punti): l’atleta piemontese porta a casa l’ambito trofeo sottolineando la sua capacità di essere sempre competitivo in modo continuativo, in una stagione agonistica che lo vede impegnato anche in World Climbing Series. Si è accaparrato l’argento Andrea Ludovico Chelleris (con 2105 punti), Campione Italiano U19 che ha già saputo meritare la convocazione mondiale, mentre il bronzo è andato a un sempre più performante Ernesto Placci (con 1525 punti), che dimostra di gara in gara una notevole crescita tecnica e mentale e che sta vivendo l’emozione di una stagione agonistica in World Climbing Series. Nella classifica a squadre successo per il gruppo sportivo delle Fiamme Oro, davanti a Escape S.S.D. a r.l. e AVS Brixen. Un weekend intenso, combattuto e spettacolare, che ha chiuso nel migliore dei modi il circuito nazionale della difficoltà.
Per consultare i risultati di tappa: https://fasi.results.info/event/1198/ Per consultare il ranking di Coppa Italia assoluta: https://fasi.results.info/rankings/cup/244/0 Per rivedere le finali: https://tv.sportface.it/watch/3f7d00a8-b295-4204-81dd-bf9dc8fff56f
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