redazione il torinese

Il sorriso di Pippi Calzelunghe per Portici di Carta

Sabato 6 ottobre 2018 e domenica 7 ottobre 2018. Dalle ore 10.30 alle ore 18. Piazza San Carlo, Torino

Il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli torna a collaborare con Portici di Carta coinvolgendo il pubblico in una grande azione di pittura collettiva, in cui ritrovare tutti i dettagli che hanno caratterizzato il personaggio di Pippi Calzelunghe e arricchito l’immaginario di molti, dai più piccoli ai più grandi. Una storia che dal 1958 riaffiora sempre fresca, divertente e irriverente. “I suoi capelli color carota erano stretti in due treccioline, ritte in fuori; il naso pareva una patatina ed era tutto spruzzato di lentiggini. E sotto il naso si apriva una bocca decisamente grande, con due file di denti bianchissimi e forti. Il suo vestito era originalissimo: Pippi se l’era cucito da sola. Veramente la sua idea sarebbe stata di farlo blu, ma poi, non bastandole la stoffa, ci aveva applicato qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, le copriva le gambe magre. E non bisogna dimenticare le sue scarpe nere, lunghe esattamente il doppio dei piedi: gliele aveva comperate il suo papà nel Sud America, grandi così perché i piedi di Pippi potessero crescervi a loro agio, e lei non ne aveva mai volute altre” (Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe).  Insieme, in piazza, in collaborazione con le Biblioteche Civiche, oltre all’azione di pittura si realizza la serigrafia, ormai oggetto da collezione legato a ogni edizione di Portici di Carta che ognuno potrà portare con sé.  Un nuovo segno creato da Paola Zanini e donato dal Dipartimento Educazione per l’occasione, lo renderà riconoscibile e come per le precedenti edizioni connoterà l’evento.

Iscriviti alle Biblioteche e avrai una serigrafia di Portici di Carta
Si ripete la tradizione della serigrafia ideata dal Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea e realizzata in piazza San Carlo insieme al pubblico di Portici di Carta. Quest’anno è riservata a tutti quanti si iscriveranno ai servizi delle Biblioteche Civiche.

 

Contatti Dipartimento Educazione Castello di Rivoli

educa@castellodirivoli.org Tel. 011.9565213 www.castellodirivoli.org/dipartimento-educazione
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Librolandia, un notaio alla guida

E’ il notaio torinese Giulio Biino il nuovo presidente del Circolo dei Lettori di Torino che si attiverà per organizzare il Salone del Libro edizione 2019, in sostituzione del dimissionario Massimo Bray. Ne dà notizia il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che ricorda le importanti competenze che Biino ” ha voluto mettere al servizio di questa istituzione regionale. Siamo sicuri – dice – che saprà fare un ottimo lavoro di squadra con gli altri organi della Fondazione”.        (foto: il Torinese)

FIAT Torino basket: in attesa della prima di campionato!

Dopo lo sfortunato epilogo della prima in Eurocup, conclusasi con la vittoria all’overtime dei tedeschi del Fraport di Francoforte, ci si appresta a vivere un nuovo esordio in trasferta della nuova FIAT Torino basket

Bisogna proprio dire che quest’anno la “sorte dei sorteggi” non ha di certo favorito la crescita progressiva della squadra, in quanto ogni esordio è sempre lontano da casa e, diciamolo pure, non proprio con avversari morbidi.Si dice che i tedeschi fossero non proprio fortissimi, ma il tempo dirà chi aveva ragione. Di sicuro la FIAT ha avuto poco, pochissimo tempo per allenarsi insieme e quindi tra qualche tempo avremo la possibilità di valutare in maniera più completa una squadra dal potenziale molto alto, di sicuro nel gruppo dei 6 stranieri, mentre il lato “italiano” deve ancora prendere completamente in mano la propria condizione fisica per poter finalmente dare un contributo sostanziale alla causa cestistica di Torino. Ora incalza la prima di campionato contro una delle due potenze economiche del campionato: quella Reyer Venezia che due anni fa vinse lo scudetto e che quest’anno sembra aver investito molto (e tanto per “strappare” a Torino due vecchi idoli dei tifosi quali Washington e Mazzola) pur di cercare di tornare a quel livello. Ha, come Milano, una squadra composta quasi solo da titolari che si alternano in campo, differenziandosi solo per caratteristiche ma non per qualità. Torino ha dalla sua la capacità innovativa di essere tornata a far vedere un basket che piace, aggressivo (ma mai violento) in difesa e grintoso, atipico e incisivo in attacco. Ci è mancato ancora l’acuto, ma il tempo passato allenandosi insieme è veramente poco. “The Human Legend” Larry Brown sta instillando poco a poco il suo credo nei giocatori e sembra proprio che stia piano piano crescendo. Sono tutti molto giovani, e i margini di crescita sia di esperienza che di rendimento fisico sono ancora ampissimi. Il tempo però fa come l’Auxilium: corre! E quindi bisogna muoversi in fretta per non dover sentire i classici “rimbrotti” dei tifosi da divano che dicono “io lo sapevo”, ma soprattutto per trovare forza e condizione nei propri mezzi. Si sa che le vittorie aiutano a vincere e quindi una sana affermazione vale molto più di tante belle parole, ma è anche vero che non osservare quanto succede e come sia successo sarebbe un’imprudenza di un osservatore di basso profilo. Il lavoro, di chi è in campo e di chi esegue fuori tutto il necessario affinché tutto accada nel migliore dei modi, ha trovato quest’anno difficoltà elevate in tanti ambiti, ed essere pronti ai nastri di partenza con una squadra che il mondo cestistico in toto aspetta con grande curiosità è sicuramente un merito della società e della proprietà in particolare. Il mondo cestistico torinese è pronto ad osservare “la prima” dai vari canali mediatici e i più fortunati e “coraggiosi” già in trasferta al Talliercio di Venezia, ma la prossima settimana si parte con Eurocup (mercoledì sera) e Campionato con Trieste (sabato sera ore 20.45): siamo tutti in attesa di vedere un campionato che si prospetta interessante, con una squadra composta per fare bene e con una voglia di fare veramente coinvolgente. E che siano in tanti ad essere coinvolti è una speranza che farà sì che il circolo virtuoso che conduce alla vittoria e all’ampliamento degli orizzonti internazionali della FIAT Torino Basket possa completarsi nel più breve tempo possibile. Nel frattempo: Go AUX, e che la vittoria sia con te!

Paolo Michieletto

Prof delle superiori ucciso: il corpo carbonizzato trovato dal figlio

DALLA LOMBARDIA Un professore delle scuole superiori di Bergamo, Cosimo Errico, di 58 anni,  è stato ucciso nella notte  a Entratico. Il cadavere è stato trovato carbonizzato dal figlio. sul corpo sono emerse anche  ferite da arma da taglio. L’uomo era assente da casa dalla sera, quando era andato in una cascina didattica che gestiva, dov’è stato poi trovato il corpo senza vita. I carabinieri stanno svolgendo le prime  indagini.

Tav e Terzo Valico, Chiamparino scrive al premier

Sul sistema delle infrastrutture il Piemonte ha bisogno di “parole chiare”. Lo scrive in una lettera al premier Giuseppe Conte il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Nella missiva si chiede di “intervenire autorevolmente per dissipare le incertezze” che stanno fermando la  Torino-Lione e il Terzo Valico e che rischiano di compromettere anche la Asti-Cuneo e la Pedemontana Biella-Ghemme. Per  Chiamparino la situazione sta preoccupando il mondo produttivo, economico e sindacale del Piemonte. Torino-Lione e il Terzo Valico sono, scrive il governatore,  “fondamentali per far diventare il Nord Ovest una piattaforma logistica competitiva con le grandi piattaforme del nord Europa”. Chiamparino chiede quindi che sia dato il via  alle gare della Tave di sbloccare i fondi per il quinto lotto del Terzo Valico.

Si rompe tubatura, hotel 5 stelle evacuato

Circa duecento  gli ospiti dell’NH Collection, l’ hotel cinque stelle di piazza Carlina, che sono stati evacuati all’alba per un allagamento causato dalla rottura di una tubatura, ai piani superiori. Numerose le camere inagibili. Sono  intervenuti i vigili del fuoco per risolvere il problema.

 

(foto: il Torinese)

Piazza San Carlo: udienza del 23 ottobre, ultimi giorni per costituirsi

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO  In relazione al processo relativo ai fatti di Piazza San Carlo, che si sta svolgendo avanti al Giudice per l’Udienza Preliminare presso il Tribunale di Torino, l’Unione Nazionale Consumatori – Comitato del Piemonte avvisa i tifosi danneggiati che, se vogliono costituirsi parte civile, devono farlo entro e non oltre il 23 ottobre p.v., data della prossima udienza, per chiedere il riconoscimento del risarcimento del danno ed il ristoro delle perdite subite. L’associazione di consumatori, l’unica ad essersi opposta all’archiviazione della posizione di alcuni indagati, quali il Prefetto, chiede agli eventuali interessati di far pervenire la propria richiesta di interesse entro il 15 ottobre 2018 contattando lo sportello di Torino al tel. 011/5611800 o inviando un’email a uncpiemonte@gmail.com, così da poter ricevere assistenza e chiarimenti.

La masca di Serra Capelli e altre storie

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce
Folletti e satanassi, gnomi e spiriti malvagi, fate e streghe, questi sono i protagonisti delle leggende del folcklore, personaggi grotteschi, nati per incutere paura e per far sorridere, sempre pronti ad impartire qualche lezione. Parlano una lingua tutta loro, il dialetto dei nonni e dei contadini, vivono in posti strani, dove è meglio non avventurarsi, tra bizzarri massi giganti, calderoni e boschi vastissimi. Mettono in atto magie, molestie, fastidi, sgambetti, ci nascondono le cose, sghignazzano alle nostre spalle, cambiano forma e non si fanno vedere, ma ogni tanto, se siamo buoni e risultiamo loro simpatici, ci portano anche dei regali. Gli articoli qui di seguito vogliono soffermarsi su una figura della tradizione popolare in particolare, le masche, le streghe del Piemonte, scontrose e dispettose, mai eccessivamente inique, donne magiche che si perdono nel tempo e nella memoria, di cui pochi ancora raccontano, ma se le loro peripezie paiono svanire nei meandri dei secoli passati, esse, le masche, non se ne andranno mai. Continueranno ad aggirarsi tra noi, non viste, facendoci i dispetti, mentre tutti fingiamo di non crederci, e continuiamo a “toccare ferro” affinchè la sfortuna e le masche, non ci sfiorino. (ac)
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4 / La masca di Serra Capelli e altre storie
A Serra Capelli (nei pressi di Alba), c’erano le masche. Rumori improvvisi e inspiegabili echeggiavano nella notte, strani uccelli stridenti scuotevano i rami degli alberi e alcune case che dovevano essere disabitate sembravano animate da bizzarre presenze. C’era una casa in particolare di cui in paese si parlava tanto, e si diceva che sicuramente lì ci viveva una masca; la casa suscitava una tale apprensione che il signorotto di Alba che l’aveva acquistata ci andava solo nei fine settimana e persino un po’ controvoglia. Dopo di lui la villa tornò ad essere messa in vendita, ma nessuno la volle per sé, e la motivazione era sempre la stessa, senza scusanti o metafore: “Io non la compro perché pare sia abitata dalle masche”. La paura vinse la passione degli affari. Forse ce n’erano anche di più di masche, a Serra Capelli, e forse non vivevano tutte nella casa abbandonata, e forse non erano nemmeno tutte malvagie. Si dice che in quella contrada vivessero due sposi. La moglie, incinta, adorava passeggiare con il pancione ingombrante per i campi, e una sera essa incontrò una masca, che le sfiorò lievemente la pancia e le offrì una mela da mangiare. La donna non si ritrasse, accettò la carezza e la mela e ringraziò con un sorriso, infine entrambe proseguirono ciascuna per la propria strada. Arrivò il giorno della nascita e il bimbo venne al mondo forte e piagnucoloso, come la maggior parte dei neonati. Nulla di strano, ma subito i genitori si resero conto che il piccolo non voleva prendere il latte e non c’era proprio verso di convincerlo: il bimbo piangeva, gridava e non mangiava. Mamma e papà si spaventarono di quell’atteggiamento così scontroso, che non riuscivano a spiegarsi, e si corrucciarono a tal punto da passare intere notti insonni, fino a quando la giovane moglie non si ricordò dell’incontro con la masca. L’indomani i due giovani decisero di andare dal prete, il quale consigliò loro di chiedere cortesemente aiuto proprio alla masca: gli sposi sarebbero dovuti andare presso la casa della strega e con gentilezza avrebbero dovuto pregarla di uscire dall’abitazione e dare loro un saggio consiglio. La notte i due genitori presero con sé il pargoletto piangente e si avviarono verso la casa abbandonata, si appostarono vicino all’ingresso e fecero come aveva consigliato il prete. La masca uscì di casa senza adombrarsi, anzi, con cura prese il bambino e lo girò dall’altra parte, nella stessa posizione lo ridiede con cautela alla madre. “Non è mica niente” disse la masca, “invece di prenderlo in braccio in questo modo, giratelo con le gambe all’incontrario”. E tutto terminò così, il bambino smise di piangere e iniziò a gustare il latte e i genitori, pur sbigottiti, tornarono a casa sollevati e felici. E la masca rientrò all’interno della casa che doveva essere disabitata.
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C’era una volta la masca Laidin, in verità Adelaide, la masca che, se ti toccava, ti veniva la gobba. Era una di quelle a cui piaceva procurare fastidio e provocare scherzi e un giorno attirò il postino in un incantesimo. Si sapeva che quest’ultimo percorreva sempre i medesimi itinerari, passava a piedi per le stesse strade e ogni tanto capitava nei pressi del bosco chiamato “bosco delle pecore”. Una sera, proprio mentre era vicino alle altissime e fitte piante, si ritrovò immerso in una lussuosa e splendente sala da ballo: personaggi luminescenti danzavano in abiti eleganti, sorridevano gli uni agli altri e gentilmente questi lo invitarono ad unirsi a loro. Il postino, lusingato, non declinò il richiamo e danzò fino al sorgere del giorno. Quando poi venne intonata l’Ave Maria del mattino, a quel punto tutto scomparve, e il giovane, dimentico dell’incantesimo, incredulo si sentì esausto ancor prima di iniziare una nuova giornata, senza potersi spiegare il perché di tanta stanchezza. Un’altra volta, invece, la masca si era tramutata in albero di more e tutte le volte che il postino passava di lì, gli rubava il cappello con i rami, ma una volta il poveretto tentò di ribellarsi tenendosi stretto il cappello e strattonando con forza il ramo su cui questo si era impigliato; il giorno successivo l’albero non c’era più, come se non fosse mai esistito, invece la masca Laidin la videro con un braccio ingessato. Ogni tanto la donna amava trasformarsi in agnello, si metteva a belare in mezzo alla strada, attendendo che qualcuno la trasportasse in spalle, a quel punto iniziava a parlare. Certo, Laidin non era malvagia, era piuttosto scherzosa, ma la gente del villaggio la temeva perché portava maleficio. Si racconta che un giorno essa sfiorò il viso di una bimba paffutella e immediatamente la piccola si ricoprì di formiche. Quando poi Laidin decise che era il momento di morire, in attesa di qualcuno a cui concedere i propri poteri, iniziò a gridare in giro: “Lascio! Lascio!”, ma nessuno si fece avanti e lei si rintanò nella sua abitazione. Per tanto tempo non arrivò nessun pretendente, poi un giorno passò lì vicino una famiglia con un neonato. I tre si trovarono proprio vicino alla finestra della decrepita Laidin, che riuscì ad allungare un braccio e a toccare il bimbetto, al quale immediatamente comparve una gobba sulla schiena.
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C’era una pecora con le corna che si aggirava nel bosco, spuntava all’improvviso dai cespugli e aggrediva le persone che erano in cerca di tartufi. Una mattina prestissimo essa assalì il nonno, che però riuscì a difendersi e a colpire l’animale sulle zampe, e lo fece scappare via. Quando rientrò in casa, ricordo che ci disse di aver incontrato una masca tramutata in pecora con le corna; lo raccontò anche ai suoi amici più stretti e proprio mentre narrava l’accaduto passò di lì, zoppicante, la signora Madlinin, la moglie acida e perfida di un vicino di borgata. Il nonno la osservò e pensò tra sé che quella poteva essere proprio la masca-pecora che lo aveva attaccato in precedenza. Si confidò con gli amici, i quali ci pensarono su e si resero conto che in effetti quella donna aveva degli atteggiamenti strani, osservava la gente come se volesse lanciar loro delle maledizioni e si comportava in modo azzardato quando doveva spuntare la luna piena. Anni dopo Madlinin si ritrovò in fin di vita, ancora più inacidita dagli anni e senza figli, e, si sa, una masca non può morire se non passa i poteri a qualcuno, ma proprio non si trovava nessun erede, e la masca non sapeva più come fare per lasciare questa terra. Si dice che una notte una donna ebbe pietà di lei, le portò un manico di scopa e glielo mise tra le mani, in modo che potesse scaricare sul pezzo di legno i poteri magici. Madlinin spirò e subito il manico di scopa venne bruciato nel focolare, tutto fu purificato e i misteriosi poteri demoniaci si allontanarono dalla casa.
Alessia Cagnotto

Migranti: “In 5mila diventeranno irregolari”

L’assessora regionale all’Immigrazione, Monica Cerutti, intervenuta in via Pedrotti a Torino durante la presentazione del decimo Rapporto sulla contrattazione sociale in Piemonte, della Cgil, lancia un allarme: “Dove andranno a finire le circa 5mila persone destinate a diventare irregolari, delle 10380 richiedenti asilo e rifugiate, ospitate oggi nei Centri d’accoglienza straordinaria del Piemonte (strutture gestite dalle prefetture)? Ho la certezza che per Salvini sarà impossibile rimpatriarle tutte. Il rischio è che le occupazioni come quella dell’ex-Moi si moltiplichino o che i migranti vengano assoldati dalla criminalità organizzata”. In un anno i richiedenti asilo nella nostra Regione sono passati da 14210 a 11743, per via del calo degli arrivi come da trend nazionale. “Tutto  ciò testimonia che non siamo di fronte ad un’emergenza come invece sostenuto dal Decreto sicurezza”, sostiene l’assessora. Nel frattempo, “grazie anche all’azione congiunta della Regione con alcune prefetture, sempre più Comuni (oggi sono circa una sessantina) hanno compreso l’importanza dell’ospitare queste persone in modo strutturale, avviando 40 progetti Sprar. Tanto che oggi, nella nostra Regione, questo sistema (creato per ospitare richiedenti asilo e rifugiati e gestito proprio dagli enti locali), ha visto più che raddoppiare i posti a disposizione. Questi sono passati da 958 a 1986 nel giro di due anni”. “Il sistema che è stato creato– prosegue  Monica Cerutti – ha consentito di gestire l’accoglienza, soprattutto da parte dei Comuni, in modo egregio. Adesso però il decreto Salvini rischia di avere conseguenze devastanti. Per questo ho invitato tutti i sindaci dei Comuni dove sono presenti Sprar a una riunione in Regione, per decidere cosa fare. Le conseguenze di uno smantellamento del sistema potrebbero essere devastanti”. Una nota della Regione aggiunge che “tra i 40 progetti Spar ce ne sono alcuni che non dovrebbero essere smantellati dal decreto Salvini: i tre che riguardano minori non accompagnati e i 2 per persone con disagio mentale o disabilità. Ben altra sorte subirebbero i 35 ordinari che secondo il decreto sicurezza sarebbero destinati ai soli rifugiati e non più ai richiedenti asilo. Tutto ciò farebbe venir meno la loro ragione d’essere, a vantaggio dell’accoglienza straordinaria gestita dalle prefetture”.