redazione il torinese

"Torino – Matera 2019: un dialogo culturale"

/

Se ne parla alla “Fondazione Giorgio Amendola”
L’appuntamento é per giovedì 10 gennaio, a partire dalle ore 18,30, presso la Fondazione Giorgio Amendola – Associazione Lucana in Piemonte Carlo Levi ed é inserito nell’ambito della retrospettiva “Carlo Levi e la Basilicata: dal confino a Italia ‘61”, ospitata sempre nelle sale della Fondazione in via Tollegno 52, a Torino, fino al prossimo 28 febbraio. Mostra perfettamente in linea e a tema con un dibattito che al centro vedrà proprio la discussione su quel “rapporto antico” fra Torino e la Basilicata cui molto contribuì l’impegno letterario ed artistico di Carlo Levi, durante e dopo i mesi del confino politico trascorsi ad Aliano, modesto centro in provincia di Matera, e teatro per lui di un’esperienza fortemente toccante sul piano umano, da cui nascerà, a metà degli anni ’40, il suo “Cristo si è fermato a Eboli”, appassionato e suggestivo diario intimo al pari dei quadri in cui il Levi-pittore seppe mirabilmente tradurre la cruda realtà di terre e uomini e donne “invisibili” al mondo in pagine di graffiante e vigoroso realismo. “Difficile pensare – sottolinea in proposito Prospero Cerabona, presidente della Fondazione Giorgio Amendolache ci sarebbe stata Matera ‘Patrimonio dell’Unesco 1993’ e ‘Capitale Europea della Cultura 2019’, senza l’impegno di Levi, indomito e convinto ‘torinese del Sud’”. Su questi concetti – ricordiamo che Matera sarà ufficialmente proclamata Capitale Europea della Cultura il 19 gennaio prossimo – si confronteranno nell’incontro di domani, Antonella Parigi, assessora alla Cultura della Regione Piemonte e Roberto Cifarelli, assessore alla Cultura della Regione Basilicata. A introdurre l’incontro, Domenico Cerabona (Fondazione Giorgio Amendola); moderatore, Daniele Valle, presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale del Piemonte.

g.m.

 
Carlo Levi: “Autoritratto”, olio su tavola, 1935 

Dalla Norvegia riparte il 2019 di Bardonecchia

BARDONECCHIA LANCIA UNA NUOVA CAMPAGNA DI PROMOZIONE NEL GRANDE NORD

In ricordo dei grandi saltatori norvegesi, i fratelli Smith, che sul trampolino di Bardonecchia nel 1909 stabilirono il record mondiale di salto con gli sci

La Norvegia e l’Italia alpina, rappresentata nella presente circostanza dalla municipalità di Bardonecchia, pur essendo fisicamente e geograficamente distanti, sono indiscutibilmente unite da un analogo predominante contesto montano, da una grande vocazione per gli sport invernali, in particolare lo sci, ma soprattutto da importanti radici sportive comuni, in quanto il 31 gennaio 1892 il più antico trampolino per il salto con gli sci esistente al mondo fu inaugurato come salto naturale sulla collina di Holmenkollen a Oslo (in Norvegia), nel 1901 a Bardonecchia si tennero i primi Campionati Italiani di sci e nel 1909, sul primo trampolino di salto italiano costruito a Bardonecchia nel 1908,  Harald Smith saltò 43 metri, stabilendo il record mondiale, trattandosi del salto più lungo eseguito fino ad allora, e unendo per sempre il proprio nome e la propria nazionalità a quello di Bardonecchia, dandole grande lustro e ricevendone da essa altrettanto. ulla base di tali premesse il 28 dicembre scorso in Consiglio Comunale è stato approvato un patto di collaborazione tra la municipalità di Bardonecchia e la Federazione sciistica norvegese, SKIFORBUNDET, nella persona del Direttore della Sezione di Salto con gli Sci Clas Brede Bråten. Il patto, che ha trovato da subito sostegno e interesse in tre co-partners importanti: Colomion SPA, Consorzio Turismo Bardonecchia e Turismo Torino e Provincia, verrà firmato a Oslo, presso il prestigioso trampolino di HomenKollbakken il 10 gennaio 2019.  Seguiranno una cena di gala per la presentazione turistica della Località al cospetto del Direttore della sezione di salto con gli sci della Federazione norvegese, Clas Brede Bråten, dell’Ambasciatore italiano a Oslo, del Presidente della Camera di Commercio italo-norvegese, di Enit, di Visit Oslo e Oslo Turist Forenig, gli enti del turismo norvegese, e di tour operator e giornalisti sportivi e, dall’11 al 14 gennaio, la partecipazione con uno stand brandizzato rigorosamente in norvegese, all’importante fiera turistica scandinava Rejselivsmesse. biettivi: raggiungere il mercato individuale e organizzare un workshop per operatori sulle nostre montagne a marzo 2019. n rappresentanza del Comune il Sindaco, Francesco Avato, e il Consigliere con Delega al Turismo, Carola Scanavino; del Consorzio Turismo Bardonecchia il Presidente, Giorgio Montabone;  di Colomion Spa, il Direttore commerciale, Enrico Rossi 
In rappresentanza di Turismo Torino e Provincia il Responsabile del Turismo Montano e Sportivo, Alberto Surico n grande progetto di interscambio, dunque, reso possibile grazie alla preziosa e imprescindibile collaborazione e intermediazione della SKIFOBUNDET DI OSLO allo scopo di stabilire un vincolo duraturo di cooperazione solidale per favorire la conoscenza reciproca e l’istituzione di relazioni di collaborazione attraverso scambi, iniziative ed esperienze che abbiano come obiettivo quello di sensibilizzare rispetto alle comuni radici sportive, valorizzandole in ogni modo, e promuovere scambi sportivi e turistici per le motivazioni suddette. 

 

(cs)

CIC. VIGNALE (MNS): “L’INTERRUZIONE DEL CONTRATTO CON CSI METTE A RISCHIO I LAVORATORI”

“BLOCCA I SERVIZI INFORMATIVI REGIONALI. COSA FA LA REGIONE?”

La questione del CIC, Consorzio per l’Informatizzazione del Canavese, e con essa il problema del futuro degli 60 dipendenti oggi in essere, torna in Consiglio Regionale grazie ad un’interrogazione urgente di Gian Luca Vignale, presidente del gruppo consiliare Movimento Nazionale per la Sovranità. Il contratto in essere tra i due consorzi terminava infatti il 31 dicembre scorso e il CSI Piemonte non ha provveduto a prorogarlo “né ad affidarlo a terzi – tuona Vignale – con l’unico risultato che i servizi regionali affidati tramite il CSI al CIC sono sospesi e i dipendenti del consorzio canavesano impegnati a rispondere al numero verde della Regione o gestire alcuni applicativi regionali si trovano dall’oggi al domani con la scrivania vuota. Poiché era tutto ampiamente prevedibile un’amministrazione lungimirante avrebbe dovuto evitare questa situazione. Ora l’augurio è che si riesca, anche con nostra sollecitazione, a prorogare il servizio e a risolvere questa situazione paradossale”. Il CIC è un’azienda consortile costituitasi nel 1985 con l’intento di erogare servizi ITC a enti e aziende pubbliche, venduta, ad una cifra simbolica, nel 2015 al CSP, che si impegnava a farsi carico dei debiti in essere, dei lavoratori e a mantenere la sede della società nel canavese, ottenendo in cambio commesse pubbliche garantite fino al 2018. Tra queste anche il contratto di servizio con il CSI Piemonte, che prevedeva l’erogazione, per conto della Regione Piemonte, di alcuni servizi di contact center informativo e di servizi di trattamento dati per la tassa automobilistica, di assistenza applicativa in ambito lavoro e formazione professionale, agricoltura e finanziamenti FEASR, energia, edilizia, bandi e campagne ad hoc indette dalla Regione Piemonte.

“Ora queste commesse sono scadute – spiega Vignale – ma mentre alcuni enti, come l’ASL e il Comune di Ivrea, hanno deciso di prorogare di due mesi il contratto, il CSI nulla ha fatto lasciando che il servizio venisse interrotto, non curandosi dei piemontesi né dei dipendenti della società di Banchette. Un atto ingiustificato e che dimostra ancora una volta l’incapacità e la disattenzione dei vertici regionali”.

Per affrontare il problema Vignale ha presentato un’interrogazione urgente che sarà discussa nel Consiglio Regionale di domani. “Chiediamo alla giunta – conclude – di attivarsi non solo per garantire ai piemontesi un servizio efficiente ma anche per salvare l’occupazione di decine di dipendenti. Un modo sarebbe quella di prorogare per altri tre mesi il servizio e contemporaneamente chiedere agli Enti che hanno commesse in essere con il CIC di inserire la cosiddetta “clausola di salvaguardia” nei nuovi bandi, che imporrebbe ai nuovi fornitori di utilizzare i lavoratori del consorzio canavesano impegnati sulla commessa”.

 

CIC. VIGNALE (MNS): "L’INTERRUZIONE DEL CONTRATTO CON CSI METTE A RISCHIO I LAVORATORI"

“BLOCCA I SERVIZI INFORMATIVI REGIONALI. COSA FA LA REGIONE?”

La questione del CIC, Consorzio per l’Informatizzazione del Canavese, e con essa il problema del futuro degli 60 dipendenti oggi in essere, torna in Consiglio Regionale grazie ad un’interrogazione urgente di Gian Luca Vignale, presidente del gruppo consiliare Movimento Nazionale per la Sovranità. Il contratto in essere tra i due consorzi terminava infatti il 31 dicembre scorso e il CSI Piemonte non ha provveduto a prorogarlo “né ad affidarlo a terzi – tuona Vignale – con l’unico risultato che i servizi regionali affidati tramite il CSI al CIC sono sospesi e i dipendenti del consorzio canavesano impegnati a rispondere al numero verde della Regione o gestire alcuni applicativi regionali si trovano dall’oggi al domani con la scrivania vuota. Poiché era tutto ampiamente prevedibile un’amministrazione lungimirante avrebbe dovuto evitare questa situazione. Ora l’augurio è che si riesca, anche con nostra sollecitazione, a prorogare il servizio e a risolvere questa situazione paradossale”. Il CIC è un’azienda consortile costituitasi nel 1985 con l’intento di erogare servizi ITC a enti e aziende pubbliche, venduta, ad una cifra simbolica, nel 2015 al CSP, che si impegnava a farsi carico dei debiti in essere, dei lavoratori e a mantenere la sede della società nel canavese, ottenendo in cambio commesse pubbliche garantite fino al 2018. Tra queste anche il contratto di servizio con il CSI Piemonte, che prevedeva l’erogazione, per conto della Regione Piemonte, di alcuni servizi di contact center informativo e di servizi di trattamento dati per la tassa automobilistica, di assistenza applicativa in ambito lavoro e formazione professionale, agricoltura e finanziamenti FEASR, energia, edilizia, bandi e campagne ad hoc indette dalla Regione Piemonte.

“Ora queste commesse sono scadute – spiega Vignale – ma mentre alcuni enti, come l’ASL e il Comune di Ivrea, hanno deciso di prorogare di due mesi il contratto, il CSI nulla ha fatto lasciando che il servizio venisse interrotto, non curandosi dei piemontesi né dei dipendenti della società di Banchette. Un atto ingiustificato e che dimostra ancora una volta l’incapacità e la disattenzione dei vertici regionali”.

Per affrontare il problema Vignale ha presentato un’interrogazione urgente che sarà discussa nel Consiglio Regionale di domani. “Chiediamo alla giunta – conclude – di attivarsi non solo per garantire ai piemontesi un servizio efficiente ma anche per salvare l’occupazione di decine di dipendenti. Un modo sarebbe quella di prorogare per altri tre mesi il servizio e contemporaneamente chiedere agli Enti che hanno commesse in essere con il CIC di inserire la cosiddetta “clausola di salvaguardia” nei nuovi bandi, che imporrebbe ai nuovi fornitori di utilizzare i lavoratori del consorzio canavesano impegnati sulla commessa”.

 

Come moltiplicare l’impatto sociale

Firma di un protocollo d’intesa, della durata di 5 anni, che vede i due poli universitari impegnarsi per lo sviluppo socio economico del territorio e del Paese

 

 

Si stringe l’alleanza tra Università e Politecnico di Torino: sull’esempio della costituzione del Competence Center piemontese, che vede una intensa e fattiva collaborazione tra le due istituzioni universitarie torinesi, e attraverso un processo che parte dalla formazione e dalla ricerca, i due Atenei lavoreranno insieme in modo ancora più sinergico con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo del territorio e del Paese attraverso la trasmissione e la crescita della conoscenza e dell’innovazione e la condivisione dei risultati della ricerca con il sistema produttivo, per massimizzare l’impatto sociale della propria azione.

Il protocollo d’intesa sarà siglato nel corso di una CONFERENZA STAMPA:

 

Mercoledì 9 gennaio 2019, ore 12.15

Sala Blu – Rettorato, Università degli Studi di Torino

Via Verdi, 8 – Torino

 

 

Interverranno:

 

Gianmaria Ajani – Rettore dell’Università degli Studi di Torino

Guido Saracco – Rettore del Politecnico di Torino

Come moltiplicare l'impatto sociale

Firma di un protocollo d’intesa, della durata di 5 anni, che vede i due poli universitari impegnarsi per lo sviluppo socio economico del territorio e del Paese

 

 

Si stringe l’alleanza tra Università e Politecnico di Torino: sull’esempio della costituzione del Competence Center piemontese, che vede una intensa e fattiva collaborazione tra le due istituzioni universitarie torinesi, e attraverso un processo che parte dalla formazione e dalla ricerca, i due Atenei lavoreranno insieme in modo ancora più sinergico con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo del territorio e del Paese attraverso la trasmissione e la crescita della conoscenza e dell’innovazione e la condivisione dei risultati della ricerca con il sistema produttivo, per massimizzare l’impatto sociale della propria azione.

Il protocollo d’intesa sarà siglato nel corso di una CONFERENZA STAMPA:

 

Mercoledì 9 gennaio 2019, ore 12.15

Sala Blu – Rettorato, Università degli Studi di Torino

Via Verdi, 8 – Torino

 

 

Interverranno:

 

Gianmaria Ajani – Rettore dell’Università degli Studi di Torino

Guido Saracco – Rettore del Politecnico di Torino

Baracca in fiamme, uomo muore carbonizzato

DALLA LIGURIA   E’ ancora mistero sul corpo carbonizzato di un uomo che è stato trovato questa mattina dai vigili del fuoco durante lo spegnimento di  un incendio di una baracca a Cornigliano, sotto il ponte dell’autostrada. La vittima potrebbe essere un senza fissa dimora rifugiatosi nella baracca. 

Rock sommerso anni ’60 con Marchisio

Domenica 13 gennaio alle 17 nella Sala Colonne della Biblioteca Astense Giorgio Faletti torna Passepartout en hiver, il ciclo di 8 incontri promossi dalla Biblioteca e dalla CNA di Asti

 

 Come nelle scorse edizioni, a ogni autore verrà affiancato un pittore della CNA Artisti che offrirà l’interpretazione grafica del tema proposto. Gli artisti, coordinati dalla pittrice Marisa Garramone, illustreranno le proprie opere. Protagonista del primo incontro sarà Giancarlo Marchisio con “Il mondo sommerso del rock americano dal 1965 al 1968”. L’incontro intende focalizzare l’attenzione sulla realtà musicale americana che venne a formarsi con l’impetuosa ondata della British Invasion e sulle bands “meteora” nell’ambito del genere garage rock americano tra il 1965 ed il 1968. Si farà riferimento (anche con esempi musicali) soprattutto alle realtà “a stelle e strisce” ingiustamente cadute nell’oblìo, alle venues che furono terreno fertile per la nascita di miriadi di gruppi, in particolar modo nei generi garage/proto-punk. Si intende far luce sul contesto americano anni ‘60 delle battle of the bands, sulla funzione dei managers musicali di quei tempi, l’attività di intermediarii e talent scouts e sulle differenziazioni dei sottogeneri musicali in relazione alle aree geografiche (atlantic, pacific, middle-west etc.). Giancarlo Marchisio, astigiano, diplomatosi in pianoforte nel 2002 al Conservatorio “Guido Cantelli” di Novara, si laurea a pieni voti nel 2004 in Discipline della Musica presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi in Estetica Musicale su Hector Berlioz critico musicale. Dopo il periodo accademico, tra 2005 e 2013 si è occupato per la Regione Piemonte di censimento, inventariazione e catalogazione di svariate raccolte di documenti musicali manoscritti e a stampa presso biblioteche, archivi ed enti ecclesiastici a Torino, Casale Monferrato, Cuneo, Racconigi, Fossano e Saluzzese. Si è inoltre impegnato nel portare a termine il complesso lavoro di localizzazione e collocazione, nel sistema SBN, di dati catalografici relativi ai libretti d’opera di area torinese presenti nella base dati piemontese SBN Musica. Parallelamente ha studiato la storia delle cappelle musicali e dei maestri di cappella piemontesi tra XVII e XIX secolo (in particolar modo in area torinese e casalese); ha partecipato come relatore a convegni musicologici in area piemontese e lombarda anche con il patrocinio della SIdM (Società Italiana di Musicologia) a Pella (Lago d’Orta), Saluzzo e Pavia; da sempre è anche attento alla storia delle compositrici europee di area francese e tedesca. Compositore autodidatta e pianista, dal 2014 ha mutato decisamente l’ambito di indagine e ha intrapreso lo studio specifico della storia del rock americano della seconda metà degli anni ‘60 (generi garage rock/proto-punk e rock psichedelico); sull’argomento tiene regolarmente una rubrica mensile sul quotidiano online “il Torinese”, intitolata “Caleidoscopio rock USA anni ‘60”. Artista ospite Nicola Colucciello: decoratore e restauratore, è diplomato al Liceo Artistico di Brera e in Scenografia presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Tra i suoi lavori di restauro, tra i più importanti va citato quello svolto presso la chiesa di San Nicolao, a Monteu Roero. Per quanto riguarda, invece, l’ambito decorativo, è doveroso il riferimento ai lavori eseguiti presso il castello di Lavezzole.

***

Questi i prossimi appuntamenti di Passepartout en hiver: 20 gennaio Ilaria Montiglio e Cristina Ghiringhello “Dall’Egitto al Piemonte: Iside e i suoi misteri”; 27 gennaio Alberto Bazzano e Ottavio Coffano “Macbeth, Shakespeare, Verdi”; 3 febbraio Alessandro Negrisolo “Videogiochi: hobby o lavoro?”; 10 febbraio Don Luigi Berzano “Islam e modernità: una convivenza possibile?”; 17 febbraio Guido Michelone e Armando Brignolo “Per capire e amare il jazz: ricordo di Gianni Basso”; 24 febbraio Giulio Guderzo e Giovanni Currado “Ferrovie nel Piemonte preunitario: uomini e scelte all’avanguardia della modernità”; 3 marzo Anita Dudek Origlia “La cultura giapponese… in una tazza di tè”. Tutti gli eventi avranno inizio alle ore 17. Si ringraziano per il sostegno: Città di Asti, Banca C.R. Asti, Fondazione C.R. Asti, Fondazione CRT e Reale Mutua.

Rock sommerso anni '60 con Marchisio

Domenica 13 gennaio alle 17 nella Sala Colonne della Biblioteca Astense Giorgio Faletti torna Passepartout en hiver, il ciclo di 8 incontri promossi dalla Biblioteca e dalla CNA di Asti

 
 Come nelle scorse edizioni, a ogni autore verrà affiancato un pittore della CNA Artisti che offrirà l’interpretazione grafica del tema proposto. Gli artisti, coordinati dalla pittrice Marisa Garramone, illustreranno le proprie opere. Protagonista del primo incontro sarà Giancarlo Marchisio con “Il mondo sommerso del rock americano dal 1965 al 1968”. L’incontro intende focalizzare l’attenzione sulla realtà musicale americana che venne a formarsi con l’impetuosa ondata della British Invasion e sulle bands “meteora” nell’ambito del genere garage rock americano tra il 1965 ed il 1968. Si farà riferimento (anche con esempi musicali) soprattutto alle realtà “a stelle e strisce” ingiustamente cadute nell’oblìo, alle venues che furono terreno fertile per la nascita di miriadi di gruppi, in particolar modo nei generi garage/proto-punk. Si intende far luce sul contesto americano anni ‘60 delle battle of the bands, sulla funzione dei managers musicali di quei tempi, l’attività di intermediarii e talent scouts e sulle differenziazioni dei sottogeneri musicali in relazione alle aree geografiche (atlantic, pacific, middle-west etc.). Giancarlo Marchisio, astigiano, diplomatosi in pianoforte nel 2002 al Conservatorio “Guido Cantelli” di Novara, si laurea a pieni voti nel 2004 in Discipline della Musica presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi in Estetica Musicale su Hector Berlioz critico musicale. Dopo il periodo accademico, tra 2005 e 2013 si è occupato per la Regione Piemonte di censimento, inventariazione e catalogazione di svariate raccolte di documenti musicali manoscritti e a stampa presso biblioteche, archivi ed enti ecclesiastici a Torino, Casale Monferrato, Cuneo, Racconigi, Fossano e Saluzzese. Si è inoltre impegnato nel portare a termine il complesso lavoro di localizzazione e collocazione, nel sistema SBN, di dati catalografici relativi ai libretti d’opera di area torinese presenti nella base dati piemontese SBN Musica. Parallelamente ha studiato la storia delle cappelle musicali e dei maestri di cappella piemontesi tra XVII e XIX secolo (in particolar modo in area torinese e casalese); ha partecipato come relatore a convegni musicologici in area piemontese e lombarda anche con il patrocinio della SIdM (Società Italiana di Musicologia) a Pella (Lago d’Orta), Saluzzo e Pavia; da sempre è anche attento alla storia delle compositrici europee di area francese e tedesca. Compositore autodidatta e pianista, dal 2014 ha mutato decisamente l’ambito di indagine e ha intrapreso lo studio specifico della storia del rock americano della seconda metà degli anni ‘60 (generi garage rock/proto-punk e rock psichedelico); sull’argomento tiene regolarmente una rubrica mensile sul quotidiano online “il Torinese”, intitolata “Caleidoscopio rock USA anni ‘60”. Artista ospite Nicola Colucciello: decoratore e restauratore, è diplomato al Liceo Artistico di Brera e in Scenografia presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Tra i suoi lavori di restauro, tra i più importanti va citato quello svolto presso la chiesa di San Nicolao, a Monteu Roero. Per quanto riguarda, invece, l’ambito decorativo, è doveroso il riferimento ai lavori eseguiti presso il castello di Lavezzole.

***

Questi i prossimi appuntamenti di Passepartout en hiver: 20 gennaio Ilaria Montiglio e Cristina Ghiringhello “Dall’Egitto al Piemonte: Iside e i suoi misteri”; 27 gennaio Alberto Bazzano e Ottavio Coffano “Macbeth, Shakespeare, Verdi”; 3 febbraio Alessandro Negrisolo “Videogiochi: hobby o lavoro?”; 10 febbraio Don Luigi Berzano “Islam e modernità: una convivenza possibile?”; 17 febbraio Guido Michelone e Armando Brignolo “Per capire e amare il jazz: ricordo di Gianni Basso”; 24 febbraio Giulio Guderzo e Giovanni Currado “Ferrovie nel Piemonte preunitario: uomini e scelte all’avanguardia della modernità”; 3 marzo Anita Dudek Origlia “La cultura giapponese… in una tazza di tè”. Tutti gli eventi avranno inizio alle ore 17. Si ringraziano per il sostegno: Città di Asti, Banca C.R. Asti, Fondazione C.R. Asti, Fondazione CRT e Reale Mutua.

Ladri gentiluomini, befane e (affettuosamente) gli altri

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

 

Parafrasando nel titolo il buon vecchio e insostituibile Sautet, vogliamo riconsiderare quel che s’è (abbiamo) visto sugli schermi natalizi e magari in questo inizio d’anno? Sulla cima più alta metteremmo senza ripensamenti il Pawlikowski di Cold War, premiato a Cannes, in un perfetto bianco e nero tutto carezze di luci e ombre, un omaggio del regista ai suoi genitori, una storia d’amore che ha inizio nella Polonia degli anni Cinquanta vittima del grigiore quotidiano dell’occupazione sovietica, una voglia di libertà e di realizzazione, la fuga di lui verso l’Occidente mentre lei non ha il coraggio di seguirlo. Si rincontreranno nella Parigi della musica e del’arte, con nuove relazioni ma consapevoli che molto di un antico amore sia rimasto, magari più vivo di un tempo: e allo stesso tempo ancora instabile, tempestoso, osteggiato sempre da qualche ostacolo, politico o psicologico che sia. La bellezza dei personaggi, in special modo quello femminile, il racconto che attraversa anni cruciali della Storia, gli sguardi e le incertezze e il ritrovarsi, a tutto il regista offre uno sguardo lucido e appassionato, coinvolgente, senza azioni o parole di troppo.

Il fascino, pur su di tutt’altro livello, resta per quel che s’è detto il canto del cigno di Robert Redford, dal momento che l’interprete dei Tre giorni del Condor pare proprio che con questo crepuscolare Old man & the gun voglia smettere di mostrare sullo schermo il suo viso ormai senilmente occupato da una bella ragnatela di rughe. Continuerà a stare dietro la macchina da presa e porterà ancora avanti quel festival di Sundance, che dirige da quarant’anni. Per l’ultima prova, calato in quelle atmosfere e in quelle ballate che a Hollywood andavano di moda negli anni Settanta e Ottanta, è Forrest Tucker, realissimo personaggio noto alle cronache – il film ha le basi su un articolo di David Grann, pubblicato nel 2003 nel New Yorker -, svaligiatore seriale dai modi ineffabili, vero ladro gentiluomo, ancora pieno di fascino, cui basta lasciar intravedere alle vittime la propria pistola perché gli riempiano la borsa di dollari. È quasi un gioco, un passatempo che un altro della sua età se ne andrebbe all’osteria a farsi un goccetto (“Non si tratta di guadagnarsi da vivere, si tratta di vivere”), un’attività sacrosanta da portare avanti con un paio di amici (Danny Glover e Tom Waits, redivivi), un’occasione che ti ha reso vivo in passato, anche la fuga da San Quintino è stato un bel diversivo, e che continua a farlo, aggiungendosi al tutto l’incontro con una gentile signora (Sissy Spacek, uno dei volti belli di un “vecchio” cinema) che non fa troppe domande e che davanti ad un piccolo gioiello e al tentativo di lui di svignarsela senza pagare il conto mette sul banco la sua normale dose di onestà. Sull’intero gruppetto veglia il poliziotto Casey Affleck, in giusta posizione come sempre, avvilito e forse senza più uno straccio di ideale, cui le gesta di Tucker ridanno fervore, il desiderio di rimettersi in gioco, instaurandosi un rapporto di dipendenza reciproca che è il sale primo del film. Il ritmo del racconto, le rughe, il passo spigoloso e rallentato, il lato sentimentale, l’ironia, gli sguardi gentili, le corse in mezzo ai campi durante le fughe, tutto questo il regista David Lowery maneggia con cura, rendendoci anche il “divertimento” dei tanti spezzoni della vita di questo “bandito”. E Redford ancora una volta (proprio l’ultima?) è lì, sullo schermo, a raccontarci un pezzo d’America.

* * *

Julian Schnabel, pittore oltre che regista, affrontando il disordine e l’infelicità continua della vita di Vincent van Gogh, impagina un film che sarà un piccolo gioiello per gli amanti dell’arte. Sia sotto il punto di vista tecnico, attraversando gli spazi del sud della Francia cari al pittore con la macchina a mano, instancabilmente, in un rincorrersi d’immagini sfrenate che non lasciano sosta, di pienissimo movimento, che un effetto flou nella parte sottostante dello schermo in gran parte virato al giallo, come a sottolineare i difetti dell’occhio dell’artista. Sia narrativamente, concentrandosi sulle ultime tappe di una vita, tra Arles e Auvers-sur-Oise o tra le mura dell’ospedale di Saint Remy, la necessità di ritrarre la natura e il desiderio continuo di immergersi in essa, il rapporto pieno di conflitti con Gauguin, l’affetto che lo legava al fratello Theo, mercante d’arte e unico a sostenerlo e a tentare di dare un valore alla sua arte, i segni della malattia, la morte qui presentata in modo inaspettato, tralasciata l’idea del suicidio per abbracciare quella proposta pochi anni fa da due studiosi americani secondo cui un paio di ragazzi avrebbero accidentalmente ferito van Gogh mentre stava dipingendo all’aperto ed egli, già prostrato fisicamente e in piena depressione nonché ben consapevole di quanto potesse loro succedere, non li accusò di nulla, lasciando intendere la sua piena responsabilità nell’accaduto. Al centro della vicenda il viso scavato di Willem Dafoe e il suo corpo, magrissimo, anch’essi immagine della disperazione dell’artista, spesso pienamente sovrapponibili a quella che i tanti autoritratti ci hanno tramandato.

Quelli che furono fan di Julie Andrews e della sua tata saranno certo stati delusi dal Ritorno di Mary Poppins, una copia sbiadita dell’originale, non tanto per colpa della nuova Emily Blunt, quanto piuttosto per una sceneggiatura che mette in un panorama di commozione la vicenda dei tre ragazzini orfani di madre, che non ha trovate maggiormente spiritose per la rediviva Mary con il rischio anzi di metterla in secondo piano, che immette i personaggi in un mondo di cartoni troppo stiracchiato e fuori misura, che affida il lampionaio ad un Lin-Manuel Miranda per noi pressoché sconosciuto, non certo con il divertimento che si portava dietro un Dick Van Dyke, qui relegato in un divertentissimo cameo.

* * *    

Su ben altro versante, delude pure Vice, ovvero gli aspetti peggiori della vita e della carriera di Dick Cheney, estremamente irritante per l’unilateralità della visione politica (gli anni universitari del protagonista certo non splendidi e rassicuranti, lo stupido ritratto che si è ricavato di Bush jr, la corte dei presidenti repubblicani e l’arrivismo vampiresco che sembra troneggiare soltanto da quelle parti, il medesimo gioco visto nel privato ad opera della consorte Lynne, interpretata da una Amy Adams in stato di grazia) come per le manie registiche di Adam McKay (virtuosismi che sono tutt’altro, come il narratore buttato nel film senza criterio, quelli che dovrebbero essere i titoli di coda fatti scorrere a metà della vicenda, il pistolotto finale del protagonista, certe scenette costruite come un teatrino dei pupi). Christian Bale, straripante nei venti chili aggiunti per raggiungere la stazza dell’interessato ha già vinto un Golden Globe ma ha dato prove ben migliori.

Come delude Mario Martone per Capri-Revolution, ovvero la presa di coscienza, prima che scoppi il primo conflitto mondiale, della povera Lucia, che non ha fatto altro che accudire alle sue capre tra il roccioso terreno dell’isola del golfo. Si accorge che il mondo può andare in maniera diversa e a lei è possibile uscire dai propri confini dinanzi ad un gruppo hippie ante litteram, corpi nudi e idee nuove, una sorta di Sessantotto tutto luci e profumo di limoni: mentre ogni scena difetta di approfondimenti e noi rimpiangiamo i patrioti di Noi credevamo e Leopardi.

Ma la ciliegina delle feste la possiamo considerare La Befana vien di notte di Michele Soavi, dove la maestrina Paola della Cortellesi (mai così forzatamente spaesata) come ogni italiano che si rispetti tiene un doppio lavoro, quello della vecchina dal naso adunco appunto, qui obbligata a sfuggire al rapimento che in epoca di maggior andare e venire a cavallo della scopa le prepara un antico allievo (le sarà d’aiuto un gruppetto interraziale di pargoli scatenatissimi al bisogno). Siamo dalle parti della favoletta condita di un leggero spirito horror: ma il male non è quel pizzico di paura che può stringere alla gola le nuove generazioni, il male è la mancanza di una sceneggiatura, di quelle sagge, e non soltanto rimpinzata di trovatine già viste e riviste per farci toccare con mano “come viviamo oggi”. Se poi si considera il secondo posto negli incassi dell’insulsa storiellina, credo che qualche domanda ce la dovremmo porre.

.

Nelle immagini grandi, nell’ordine scene tratte da “Old man & the gun”, “Van Gogh”, “Vice” e “Capri-Revolution”