Prosegue il ciclo di visite guidate tematiche al parco storico del Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, presentate dalla Fondazione Cosso
Domenica 17 luglio alle 17 si terrà un percorso guidato alla scoperta delle Ortensie del parco.
Eva Boasso Ormezzano, Ortensiologa e profonda conoscitrice degli esemplari di Ortensie di cui il parco è ricco, accompagnerà i partecipanti in una piacevolissima passeggiata raccontando di questo meraviglioso arbusto, della bellezza dei suoi fiori, delle specie storiche già care alla Contessa Sofia di Bricherasio, antica proprietaria della dimora. Prenotazione consigliata.
Al termine della visita guidata, nella Caffetteria del Castello, avrà luogo un aperitivo con l’esperta, con prenotazione obbligatoria entro venerdì 15, alle 12.
Fino al 30 ottobre al Castello di Miradolo è visitabile la mostra “Pietro Porcinai. Giardino e paesaggio”, dedicata al più grande paesaggista italiano del ‘900, nell’anno in cui ricorre il trentennale dalla scomparsa.
Un percorso tra arte, architettura e natura, alla scoperta dei meravigliosi progetti di parchi e giardini realizzati in Italia dal paesaggista.
Massimo Iaretti


che qualcosa non tornasse c’erano già state sulla vicenda del Salone del Libro. Non sappiamo e non vogliamo esprimere giudizi di merito. Siamo preoccupati per quella che ci pare la totale assenza di politiche pubbliche. In altre parole il pericolo che la nostra città perda terreno. Negli uffici di Lingotto Fiere lavorano una trentina di impiegati e funzionari che non possono lavorare. Tutto “inchiodato” dalla Guardia di Finanza per le indagini. Di fatto il loro lavoro produce un indotto, altro lavoro sempre prezioso, ora ancora di più, preziosissimo, per la nostra città. Evidentemente non vuol dire negare l’importanza delle indagini ma richiederne la velocità, ci sembra una atto dovuto. Poi…i nodi vengono al pettine. Che cosa è successo? Che le varie iniziative fieristiche, dal Salone del Gusto al Salone del libro, che funzionavano, non rinnovandosi nell’offerta fieristica hanno
economicamente cominciato a “zoppicare”. La multinazionale francese che ha rilevato Da Cazzola Gl Events ha evocato a sé le politiche nel settore…ovviamente sbagliando, con la “complicità” e il non intervento della politica. Così si è determinata una situazione di stallo che rischia, ad esempio, il trasferimento del Salone del Libro a Milano. Proprio ciò che non deve avvenire. Chiara Appendino e Sergio Chiamparino devono partire da questo obiettivo. Sono tante le realtà fieristiche. Torino Esposizioni, lo stesso Lingotto Fiere e l’eredità lasciata in opere nel 2006 olimpionico. Sicuramente ora si tratta di “tamponare”, ma successivamente bisogna programmare. E uno dei compiti delle istituzioni è proprio quello di programmare, come garanti di sviluppo per la nostra città che ne ha tanto ma tanto bisogno.
Federico Motta presidente Aie resta fermo sulle posizioni degli editori: faremo il Salone dove ci saranno le migliori condizioni per farlo. Così all’uscita dall’incontro con il presidente Chiamparino e la sindaca Appendin
popolare (repubblicani moderati, socialisti, comunisti e cattolici baschi autonomisti). I rivoltosi confidavano di ottenere in pochi giorni un successo pieno, ma le forze governative, appoggiate da operai e contadini, stroncarono la ribellione a Madrid, Barcellona e in molti centri industriali del Nord e dell’Est. Ciononostante i ribelli riuscirono ad imporsi in Navarra, Galizia e Nuova Castiglia e ad occupare le principali città dell’Andalusia come Cadice, Cordoba e Siviglia. Migliaia di uomini e donne accorsero volontariamente ad ingrossare i reparti della milizia popolare in difesa della Repubblica e in quasi tutte le fabbriche si crearono battaglioni di operai. Il peso dei primi combattimenti fu sostenuto da questi reparti non addestrati e male armati ma furono proprio quest’ultimi ad impedire il compimento del colpo di stato, attaccando, spesso disarmati, le caserme, recuperando armi, convincendo i soldati di leva a passare dalla parte del popolo. Iniziò così la sanguinosa guerra civile che durò tre anni, fino al 1939.Francisco Franco chiese aiuto a Italia e Germania, che non si fecero pregare, inviando immediatamente una flotta aereo-navale in grado di fare da ponte tra il Marocco e il sud della Spagna. I falangisti del Generalísimo, furono così in grado di sostenere una guerra di lunga durata, grazie all’aiuto delle truppe italo-tedesche e degli ingenti mezzi militari e denaro. Il contingente inviato da Benito Mussolini arrivò a sessanta mila soldati nel gennaio 1937. Un numero ben superiore ai seimila tedeschi della divisione Condor ( gli esecutori del bombardamento della città basca di Guernica, episodio che venne immortalato nel
celebre ed omonimo quadro di Pablo Picasso). A fianco del legittimo governo, presieduto dal socialista Francisco Largo Caballero, si schierarono solo l’Unione Sovietica e il Messico che, seppur non entrando ufficialmente in guerra, cercarono di sostenere i repubblicani di Spagna con ogni mezzo. Le grandi democrazie europee (Gran Bretagna e Francia in testa) mantennero invece una posizione ambigua e di sostanziale neutralità che finì per favorire tragicamente i franchisti.Lo sdegno per quanto avveniva in terra iberica scosse le coscienze di gran parte dell’opinione pubblica democratica e migliaia di volontari accorsero da tutto il mondo per dare vita alle Brigate Internazionali, combattendo in difesa della Repubblica. Carlo Rosselli, socialista e antifascista (che nel 1937 venne ucciso in Francia insieme al fratello Nello da sicari legati al regime fascista ) pronunciò una frase rimasta nella storia: “Oggi a Madrid domani a Roma, siamo antifascisti poiché non misuriamo la patria a cannoni e a frontiere, la nostra patria corrisponde con quella di tutti gli uomini liberi”. I volontari “internazionali” furono sessantamila ( dei quali quattromila italiani) , provenendo da più di cinquanta nazioni dei cinque continenti. Uomini che, attraversando i confini, solcando i mari e rischiando la propria vita si impegnarono su diversi fronti in oltre due anni di battaglie come quelle di Madrid e Guadalajara, nelle grandi offensive repubblicane su Belchite, Teruel e sull’Ebro. Tra questi, intellettuali del calibro di George Orwell, Ernest Hemingway, John
Dos Passos, che combatterono, scrissero romanzi e reportages, osservarono e raccontarono. Nel tardo autunno del 1938, pressato dalle democrazie occidentali impegnate nella politica del “non intervento“, il governo repubblicano decise il ritiro dal fronte delle Brigate internazionali, che tennero una memorabile parata di addio – la “despedida” – il 29 ottobre del 1938 a Barcellona,salutati da Dolores Ibárruri, la “pasionaria” con un memorabile discorso di commiato. Pochi mesi dopo, il 28 marzo 1939, i nazionalisti – dopo la caduta di Barcellona e della Catalogna – occuparono Madrid e Valencia. La guerra civile, dopo tre anni di violenti combattimenti e più di un milione di morti, finiva con la caduta della Repubblica e l’inizio della lunga dittatura del “Caudillo” Francisco Franco. Si era ormai alla vigilia della seconda guerra mondiale e la guerra civile spagnola ne aveva rappresentato, nei fatti, la prova generale. In quei giorni Adolf Hitler intimava la “restituzione” di Danzica e di lì a poco avrebbe ordinato alla Wehrmacht di varcare i confini della Polonia, invadendola. Al secondo conflitto mondiale la Spagna, dilaniata dal conflitto interno, non prese parte, permettendo al regime franchista di sopravvivere fino al 1975, a differenza di quelli fascista e nazista, continuando a reprimere gli oppositori con la “feroz matanza“.

Angelo Morbelli, pittore divisionista, amico e corrispondente di Pellizza da Volpedo visse ed operò nella frazione Colma di Rosignano Monferrato, comune collinare distante a circa una decina di chilometri da Casale Monferrato.
La Società Meteorologia Italiana e l’Osservatorio di Moncalieri sono stati destinatari di un importante riconoscimento d
E’ ora definitiva la condanna per Giuliano Soria, l’ex patron del premio letterario Grinzane Cavour, che è stato processato per l’uso illecito dei contributi pubblici