Falsi Speedy Gonzales, videoslot con frode

I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Torino hanno svolto, sotto il coordinamento della
locale Procura della Repubblica, un’articolata attività investigativa nel settore del gioco e dell’intrattenimento,
finalizzata al contrasto della contraffazione e alla tutela del diritto d’autore.
L’operazione, convenzionalmente denominata “Leggenda svelata” e svolta dal Nucleo di polizia economico-
finanziaria Torino, ha riguardato alcune realtà imprenditoriali operanti nella produzione e commercializzazione
di una specifica tipologia di apparecchi da intrattenimento, denominati “AWP/NewSlot2” , collegati al
totalizzatore nazionale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
Le attività traggono origine dal monitoraggio del territorio torinese nello specifico settore, che ha portato
all’individuazione in alcune “sale slot” di apparecchi NewSlot2 su cui erano installati giochi che utilizzavano
immagini di noti personaggi dei cartoni animati.
A seguito dell’apposito interessamento della Procura della Repubblica di Torino, venivano da questa disposte, in
fasi successive, estese di attività di perquisizione, eseguite in varie località del territorio nazionale, in particolare
nelle province di Torino, Imperia, Cesena, Roma, Milano e Ravenna.
All’esito di tali interventi è stato rilevato come nelle schede di gioco presenti in più apparecchi distribuiti dalle
imprese d’interesse investigativo, installati o da installarsi all’interno di numerosi esercizi pubblici sull’intero
territorio nazionale, fossero utilizzati software che riproducevano abusivamente le iconografie di personaggi
registrati quali marchi figurativi e/o protetti da diritto d’autore: Speedy Gonzales; Flash; protagonisti della saga
Batman (Joker, Catwoman, Harley Quinn e Riddler).
Si è contestualmente proceduto al sequestro probatorio delle molteplici schede ove erano caricati tali software,
operato – allo scopo di interrompere la diffusione e l’impiego dei dispositivi illeciti – anche con la collaborazione
dei competenti Uffici dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, cui l’Autorità Giudiziaria ha demandato le
attività di coordinamento con i concessionari di gioco finalizzate alla disconnessione dei dispositivi dal
totalizzatore nazionale nonché al ritiro dei titoli autorizzativi di gioco e delle schede in questione dal mercato.
Queste ultime sono state poi concentrate presso l’impresa produttrice delle stesse, avente sede in provincia di

Attraverso l’analitico esame della considerevole mole di documentazione contabile, extra-contabile e informatica
acquisita nel corso delle perquisizioni effettuate è stato altresì possibile ricostruire la filiera distributiva e i
flussi/volumi di vendita dei beni di interesse investigativo, pervenendo anche alla individuazione dei soggetti
economici che rifornivano la società produttrice delle schede con i software recanti marchi contraffatti e
contenuti lesivi del diritto d’autore.
È stato in tal modo ricostruito un quadro indiziario utile – all’attuale stadio del procedimento penale e ferma
restando la presunzione di innocenza fino a compiuto accertamento delle responsabilità – a rilevare le
responsabilità delle persone coinvolte, cui vengono contestati, a vario titolo, i reati di contraffazione e violazione
della legge sulla protezione del diritto d’autore. In particolare, trattasi degli amministratori e dei titolari di
imprese che hanno partecipato alle diverse fasi della produzione su scala industriale e della commercializzazione
delle schede in argomento, nei distinti momenti della:
• fabbricazione delle schede di gioco e degli apparecchi;
• produzione e dello sviluppo dei software, anche con detenzione del relativo “codice sorgente”;
• realizzazione della grafica dei giochi.
In tale quadro, si è complessivamente pervenuti all’individuazione e al materiale sequestro:
• di oltre 4.600 schede di gioco, pronte per l’uso o già installate sugli apparecchi da intrattenimento presenti su
tutto il territorio nazionale in molteplici esercizi commerciali e/o sale scommesse;
• dei “codice sorgente” dei relativi software;
• degli archivi grafici utilizzati (custoditi presso le società che rifornivano dei software l’impresa produttrice
delle schede);
• di circa 43 mila pezzi tra vetrofanie e manuali esplicativi, riportanti iconografie contraffatte.
Il tutto per un controvalore quantificato in circa € 9,5 milioni.
L’attività esperita dal Nucleo di polizia economico-finanziaria Torino rientra nel quadro dell’azione di contrasto
alla criminalità economico-finanziaria posta in essere dalla Guardia di finanza al fine di reprimere condotte
delittuose che rappresentano anche una forma di concorrenza sleale in danno delle imprese oneste e, nel
contempo, una grave violazione delle norme poste a tutela del corretto funzionamento del mercato e della
proprietà intellettuale.

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