Grazie al contributo di Strategia Fotografia 2026, il museo torinese arricchisce le proprie collezioni con tre lavori storici del ciclo Macchina drogata. Un’acquisizione che dialoga con la mostra dedicata all’artista e che, a più di cinquant’anni di distanza, interroga ancora il nostro rapporto con tecnologia, linguaggio e creatività artificiale.
Cosa accade quando una macchina smette di fare ciò per cui è stata costruita? Quando un oggetto progettato per calcolare viene sottratto alla sua funzione, alterato, spinto fuori dalla logica della precisione e trasformato in qualcosa di imprevedibile?
È da una domanda che oggi sembra appartenere pienamente al nostro tempo, sospeso tra intelligenza artificiale, automazione e creatività tecnologica, che prende forma una delle ricerche più radicali di Vincenzo Agnetti. E proprio a quell’universo la GAM di Torino dedica ora un nuovo e importante capitolo.
La Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea si è infatti aggiudicata il contributo di Strategia Fotografia 2026, l’avviso pubblico promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, destinato all’acquisizione di tre opere di Agnetti, Oltre il linguaggio, realizzate tra il 1969 e il 1970 e appartenenti al celebre ciclo della Macchina drogata. Un ingresso significativo nelle collezioni del museo che arriva mentre è ancora in corso, fino al 1° novembre 2026, la mostra dedicata alle sperimentazioni fotografiche dell’artista tra gli anni Settanta e Ottanta, nell’ambito del progetto Vincenzo Agnetti in occasione del centenario della nascita dell’artista e curato da Chiara Bertola con Virginia Lupo.
Una calcolatrice fuori controllo
La Macchina drogata nasce da un gesto tanto semplice quanto rivoluzionario: Agnetti interviene su una macchina calcolatrice, privandola della sua funzione originaria e trasformandola simbolicamente in una sorta di co-autrice dell’opera. La macchina, insomma, non deve più soltanto eseguire. Può sbagliare, deviare, produrre un risultato inatteso.
È qui che l’artista mette in crisi alcuni dei grandi miti della modernità: l’affidabilità della tecnica, la razionalità dei sistemi, la possibilità stessa di ridurre il linguaggio a un codice perfettamente controllabile. Il successivo intervento sul materiale fotografico restituisce immagini enigmatiche, sospese tra documento e invenzione, tra calcolo e poesia.
Guardate oggi, queste opere sembrano quasi aver attraversato il tempo con una certa dose di preveggenza. In un presente in cui affidiamo sempre più spesso alle macchine la capacità di produrre testi, immagini, idee e persino simulazioni della creatività, le domande poste da Agnetti oltre mezzo secolo fa acquistano una nuova e sorprendente risonanza.
Può una macchina essere creativa? Che cosa accade quando l’automatismo si inceppa? E, soprattutto, chi è davvero l’autore di un’immagine quando il processo creativo viene condiviso con uno strumento?
L’acquisizione delle tre opere non rappresenta soltanto un riconoscimento per il progetto espositivo dedicato ad Agnetti, ma contribuisce a costruire all’interno della GAM un nucleo sempre più organico attorno alla sua ricerca. Le opere entreranno nel percorso della collezione permanente nell’autunno del 2026, in occasione della presentazione del catalogo della mostra, realizzato in collaborazione con l’Archivio Agnetti. Andranno così ad affiancare Photo-graffia, già entrata nelle collezioni del museo nel 2024 grazie al sostegno della Fondazione Arte CRT. Un percorso che permette di raccontare con maggiore continuità la ricerca di uno dei protagonisti più originali dell’arte concettuale italiana del secondo Novecento, mettendola inoltre in dialogo con altri grandi nomi della fotografia italiana già presenti nelle raccolte della GAM, da Luigi Ghirri a Mario Giacomelli, fino a Claudio Abate.
Valeria Rombolà
Foto: Vincenzo Agnetti, oltre il linguaggio, 1969 (particolare) ingrandimento fotografico di colore verde su tela emulsionata. Opera acquisita nell’ambito del progetto vincitore di Strategia Fotografia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura
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