La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Sommario: Enzo Tortora e il garantismo liberale – Bologna e la matrice fascista – La piazza di Lauro – Lettere

Enzo Tortora e il garantismo liberale

È un atto di civiltà aver votato la giornata per le vittime degli errori giudiziari dedicata a Enzo Tortora. Non amo in modo particolare le giornate che sono oggi più di trenta, a partire da quella dedicata ai nonni, dove si mescola il familismo buonista al ricordo delle foibe del 10 febbraio.

Enzo Tortora con Giovanni Negri

Enzo Tortora è diventato un simbolo delle vittime della malagiustizia, un uomo che seppe affrontare con dignità e coraggio i processi e non si sottrasse ad essi. Appare incredibile l’astensione di Pd, Avs, 5 Stelle. Cosa significa astenersi? Il voto passerà in Senato e bisogna augurarsi che nel nome di Tortora si passi all’unanimità, anche se i 5 Stelle e non solo loro non conoscono cosa sia il garantismo liberale.

Ha ragione la figlia di Tortora, Gaia, ad esprimere rammarico per un’astensione incomprensibile.

Bologna e la matrice fascista

A tanti anni dalla strage di Bologna del 1980 e dalle sentenze definitive emesse, è ancora possibile che un presidente del Consiglio parli di quei gravissimi fatti che attentarono alla vita stessa della Repubblica, senza far riferimento alla loro matrice fascista?

Non dovrebbe esserlo, ma la presidente Meloni, diversamente dal presidente della Repubblica e dal presidente del Senato, ritiene possibile parlare genericamente di terrorismo. Non dovrà però lamentarsi se ci sarà chi la accuserà di non aver preso le distanze dal suo passato missino. È una conseguenza inevitabile.

Chi scrive è stato dubbioso sulla matrice politica della strage perché terrorismo rosso e nero nella tragedia italiana degli anni ’70 e ’80 non sono elementi così netti e distinti, anche perché il ruolo nefasto della P2, che fu ben presente nei fatti di terrorismo, servì a creare confusione.

Chi scrive fu dalla parte di Cossiga che negò la matrice fascista, ma dopo la sentenza della Cassazione del 1995 risulta arduo mettere in discussione le responsabilità. I condannati hanno negato le proprie, pur dichiarandosi colpevoli di altri delitti. Questo fatto ha portato a ritenerli innocenti, senza peraltro contribuire a chiarire le cose. Le ultime inchieste negli anni 2000 hanno allargato il numero dei responsabili, definendo anche la connivenza dei servizi segreti dello Stato.

Non ho mai condiviso il settarismo di parte con cui è stata considerata l’intera vicenda, ho sempre condannato la lentezza con cui le indagini sono state condotte, portando a sentenze dopo oltre vent’anni dai fatti.

Ma tutto ciò non può significare confondere le acque, con giudizi che non portano certo ad una verità storica, ma disconoscono la verità giudiziaria. A volte le due verità non coincidono, ma in attesa di una verità storica che si raggiungerà in futuro, non si può ignorare quella emersa nelle sentenze.

 

Diamoci del tu

Mi è tornato in mente qualche giorno fa che Mario Soldati, quando si candidò nel PSI, tollerava assai malvolentieri che i compagni di partito gli dessero del tu.

Era la regola tra socialisti darsi del tu – gli dissi – e anche scambiarsi saluti “fraterni”, malgrado a volte le correnti socialiste si manifestassero in modo assai poco fraterno con gli avversari interni.

Quaglieni e Soldati

Era nulla rispetto a quanto accade oggi, dove benzinai, camerieri e persino titolari di locali che non vorrebbero essere bettole si rivolgono al cliente dandogli del tu.

Posso capire che gli immigrati appena arrivati diano del tu. Non sono scolarizzati e quindi si esprimono in modo primordiale. Ma gente che lavora dovrebbe sapere che ci si rivolge con il tu solo quando esso sia reciproco e venga concesso da chi è più anziano e/o più autorevole.

Io ai colleghi più anziani ho dato del Lei anche quando mi dissero di passare al tu. Solo tra giornalisti ci si dà sempre del tu, come mi disse Montanelli.

In questi ultimi anni si stanno sovvertendo le regole della buona educazione. Ricordo che ci furono dei professori che per demagogia chiesero ai propri allievi di passare al tu. Sembrava una moda sessantottina destinata a passare. Invece è rinata più forte che mai.

Può sembrare un atto di superbia non ricambiare il tu, mi risulta tuttavia impossibile accettare passivamente un trattamento che Soldati non gradiva neppure dai compagni socialisti, Craxi e Pertini esclusi, ovviamente.

 

La piazza di Lauro

Nel 1956 il sindaco di Napoli Achille Lauro fece abbattere – notte tempo –  i lecci secolari della piazza antistante al Municipio, suscitando proteste tra i napoletani. Alda Croce, figlia del filosofo, fu tre le prime ad esprimere dissenso verso un’operazione che privava  il centro di Napoli del poco verde esistente.

foto Wikipedia

Lauro che era stato negli Stati Uniti, voleva americanizzare  Napoli, una follia  che si inquadra nel clima del film “ Le mani sulla città“ che documentò assai bene la speculazione edilizia e il saccheggio subito dalla città. Con il caldo tropicale che ci attanaglia, mi è venuta in mente, sessant’anni dopo, la pessima amministrazione laurina che fu una sciagura per la città.

 

 

 

LETTERE   Scrivere a quaglieni@gmail.com

Difendo Conso

L’on. Bignami sbaglia, dicendo che Scalfaro fece liberare oltre trecento mafiosi a cui il ministro Conso non rinnovò il 41 bis, ma restarono in carcere.

Scalfaro non aveva poteri in materia, ma Conso ebbe la piena responsabilità di tentare di evitare le stragi che venivano ordinate dai capi mafiosi al 41 bis.

Fu un atto discutibile, ma formalmente ineccepibile, animato dalle migliori intenzioni.

Io che non amo Scalfaro, difendo invece Conso, giurista sommo.

Lucia Empoli

Condivido la sua difesa di Giovanni Conso di cui mi onoro di essere stato amico. La sua attività di ministro della Giustizia venne fatta oggetto di attacchi ignobili che vennero ripetuti anche quando morì.

Conso era un vecchio galantuomo piemontese ed era un grande avvocato che sacrificò la professione per porsi al servizio dello Stato. Sarebbe stato un ottimo presidente della Repubblica, mille volte migliore di Scalfaro.

 

Esami di Maturità

I voti più bassi in Piemonte rispetto al Sud creano critiche da parte di molti presidi che vorrebbero voti eccellenti per i propri allievi, il che rappresenterebbe anche un riconoscimento alle scuole e ai loro dirigenti.

Accusare i commissari d’esame di troppo zelo mi sembra sbagliato e ingiusto. Andrebbero anche contate le giornate perse in cortei, in autogestioni e altre forme di protesta e di militanza antifascista e pro Pal.

I nodi vengono al pettine. Scuole troppo politicizzate come il D’Azeglio finiscono di perdere di vista gli obiettivi primari di una scuola.

Giacomo Bologna

I voti più alti al Sud ci sono sempre stati. Non sono una novità. I docenti più seri non regalano i cento e le lodi.

Il dato più eclatante è quasi il cento per cento dei promossi. Ricordo che una sciocca professoressa di un liceo torinese diceva: “Promuoviamoli perché anche se ripetessero non migliorerebbero”.

L’Esame di maturità andrebbe cambiato e dovrebbe essere più selettivo. Un esame di Stato deve essere selettivo o altrimenti è tempo perso.

 

La nuova via Roma con le piante

C’è chi propone le piante in via Roma. Si tratta di una vera corbelleria.

Già l’attuale verde è stato lasciato seccare dall’assessore alla cura della città, un assessorato che brilla per inefficienza e intempestività.

A parte che delle piante in via Roma sono inestetiche, va considerato che sotto via Roma c’è il parcheggio che impedisce di mettere piante con lunghe radici.

Elena Genta

Concordo con lei. Le piante snaturerebbero via Roma, trasformandola nel viale principale del Cimitero monumentale.

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