Piemonte, la rivoluzione verde: via libera alle rinnovabili, stretta sui data center

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Transizione energetica

Indipendenza energetica, innovazione e tutela del territorio sono i principi alla base della strategia illustrata dall’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia Matteo Marnati durante il Forum per la transizione energetica del Piemonte, svoltosi   al Grattacielo della Regione con la partecipazione dei rappresentanti di Enel Green Power Italia, Terna, Gruppo Iren ed Elettricità Futura.

Nel corso dell’incontro, Marnati ha presentato i due principali strumenti sui quali la Regione intende costruire il proprio percorso verso la decarbonizzazione: il nuovo Piano regionale per l’individuazione delle zone di accelerazione destinate agli impianti da fonti rinnovabili e il disegno di legge che disciplinerà l’insediamento dei data center secondo criteri di sostenibilità ambientale.

L’obiettivo è perseguire la transizione energetica senza ricorrere a soluzioni uniformi, puntando invece sulla neutralità tecnologica. In questo quadro si inserisce anche il Piano Invasi, promosso dalla Regione per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici attraverso la realizzazione di nuovi bacini idrici, indispensabili per garantire riserve d’acqua, sostenere l’agricoltura e incrementare la produzione di energia idroelettrica.

Accanto a questa misura prosegue lo sviluppo della Hydrogen Valley piemontese e viene incentivato l’impiego di biocarburanti avanzati, ritenuti strategici soprattutto per ridurre le emissioni del trasporto pesante e delle industrie ad alto consumo energetico.

Il mix energetico regionale comprende inoltre il ricorso alla geotermia per il riscaldamento degli edifici e la valorizzazione della biomassa legnosa locale, trasformando residui forestali e agricoli in una fonte energetica programmabile e a filiera corta.

Sul fronte autorizzativo, la Regione ha avviato la procedura di Valutazione di impatto ambientale del nuovo Piano delle zone di accelerazione terrestri. Il provvedimento prevede un iter semplificato per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, con procedure ancora più snelle rispetto a quelle previste per le aree idonee ordinarie e con l’obiettivo di ridurre sensibilmente i tempi necessari per ottenere le autorizzazioni.

La pianificazione esclude in modo esplicito parchi, aree protette e siti appartenenti alla Rete Natura 2000, privilegiando invece superfici già urbanizzate o compromesse, come coperture di capannoni industriali, ex aree produttive superiori ai cinque ettari, parcheggi, discariche e terreni da bonificare.

Grande attenzione è riservata anche allo sviluppo digitale. Il Piemonte, infatti, sta ricevendo numerose manifestazioni di interesse da parte delle grandi aziende tecnologiche per la realizzazione di infrastrutture dedicate al cloud e all’intelligenza artificiale. Per governare questa crescita ed evitare un impatto eccessivo sulle risorse idriche ed energetiche, la Regione ha aperto la consultazione pubblica sul nuovo disegno di legge dedicato ai data center.

Il testo introduce criteri stringenti, tra cui l’obbligo di adottare sistemi di raffreddamento ad alta efficienza, basati sull’utilizzo dell’aria o di circuiti chiusi per limitare il consumo di acqua, il recupero del calore prodotto dai server da destinare alle reti di teleriscaldamento a servizio di edifici pubblici come scuole e ospedali, l’integrazione con impianti alimentati da fonti rinnovabili per l’autoconsumo energetico e la localizzazione preferenziale all’interno di aree industriali già riqualificate.

«La transizione ecologica non si subisce, si governa – ha dichiarato l’assessore Marnati – Con il piano sulle aree idonee dimostriamo che è possibile correre verso gli obiettivi europei proteggendo i nostri campi e l’eccellenza del nostro agroalimentare. Al tempo stesso, diciamo sì allo sviluppo digitale e all’arrivo dei data center, ma solo alle nostre condizioni: chi vuole investire in Piemonte deve garantire il massimo rispetto delle risorse idriche, l’autosufficienza energetica e la restituzione del calore di scarto alle comunità locali. Regole chiare significano trasparenza per le imprese e sicurezza per il territorio».

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