Negli spazi della galleria Melinpensa, sino a sabato 23 maggio
“Intrecci visivi” è il titolo della mostra proposta negli spazi della Galleria Malinpensa by la Telaccia di corso Inghilterra 51 da Monia Malinpensa, presentando le opere di Daniela Rosso, in arte Prin, torinese, e Mauro Sanna, nativo di Sassari, ambedue rivolti a mostrare la natura che ci circonda ma con prestigiose angolature del tutto personali e differenti. Pur ravvicinate, esprimono emozioni nette, ben definite, inconfondibili. Ma altrettanto possibili a stabilire un punto d’incontro. Panorami che sono stati “fotografati” dentro un passato o angoli del cuore, gruppi d’alberi, tronchi e cespugli, rami e piccoli fiori che s’intrecciano in un brillante realismo (di Rosso, “Simbiosi” del 2022), accanto a libere composizioni che s’allineano oppure s’intersecano o si fanno amalgame suggestive in un oscuro accatastarsi (di Sanna, “L’ultima creazione” del 2024), nella ampiezza della tela, con tracce di puro astrattismo e di piena libertà compositiva, che appassionano, che intrigano l’occhio e la mente.

I primi interessi per lei, qualcosa che inizia come un gioco, la crescita sotto l’occhio di un attento paesaggista come Dino Pasquero, le osservazioni e le sperimentazioni, le esposizioni e i premi ottenuti in questi ultimi anni, un panorama che guarda con diverse tecniche, ci si rivolga all’olio o al gessetto, alla vita vissuta, con il desiderio di confrontarsi non soltanto con la natura, che carezza in composizioni decisamente emozionali, sempre piene di giusti effetti cromatici e di vaste profondità dentro cui chi guarda si ritrova ravvolto, ma anche con la musica e il teatro.
All’interno delle tele di Prin una luce che alimenta i colori e una poesia sempre autentica, una realtà e una immaginazione che diventano anche nostre, una ricerca di profondità e di effetti cromatici che non ce le fanno confondere con un comunissimo “effetto cartolina”, ma ne fanno nascere sincere vibrazioni, fortemente intime, una importante ricchezza di “gestualità sicura e fluida”, sottolinea Malinpensa, “la natura diventa protagonista assoluta, matrice simbolica e poetica, generatrice di bellezza e significato, capace di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza contemplativa.” La semplicità dello sguardo coinvolge il grumo dei fiori di campo come la simbologia dell’albero spezzato, la vivacità di un autunno rappresentato in una fitta rete di grappoli d’uva, dove lo sfondo è un cielo falsato in veloci colpi di pennello rosati, contrapposti alle “impressioni” calate nel verde del terreno, la macchia gialla della ginestra come il paesaggio lacustre, arricchito nei tanti piani visivi, di “Luci sull’acqua” (2023), il maggio della Burcina biellese con le proprie macchie di fiori e di colori.
Di “equilibrio compositivo compiuto” parla Malinpensa nel presentare le opere di Sanna, di una “creatività” liberata nei settori della serigrafia e della pubblicità di cui per anni l’artista si è occupato, della ceramica e della pittura chiaramente, impossessandosi ed esprimendo appieno un ragguardevole movimento di assoluta “vitalità” all’interno delle opere. Vitalità e libertà di gesto, libertà di luce, libertà di energia mai prive di una “solida padronanza tecnica”, dove larghe pennellate di colore o cariche d’ombra prendono corpo, strutture poste nello spazio che si vanno formando, un discorso d’astrazione che si consolida, riuscendo difficile se non indecifrabile a un primo sguardo, ma in seguito definitivamente coinvolgendo il visitatore che ne scopre le luci e le ombre, gli “intrecci visivi” e le razionali costruzioni, l’uso felice delle rette e delle forme sinuose, la bellezza dei gialli fulminanti come dei blu che spingono nella profondità (“Astratto XXI”, 2026). È, la pittura di Sanna, una sequenza di piani e di spazi scenografici, della costruzione di aperture e di chiusure, di fondali che in cromatica successione ne generano altri, di prospettive che oltrepassano con grandi ampiezze i confini della tela. Il tutto nella sinfonia del segno, ora impresso ora alleggerito, ora protagonista e ora chiamato a fare da comprimario, “in una resa formale ben definita”: sta a noi addentrarci, come dentro a una natura inesplorata, nel suggestivo reticolato che l’autore ci offre.
Elio Rabbione
Nelle immagini: di Daniela Rosso Prin, “Simbiosi”, olio su tela, 2022 e “Fiori di campo”, olio su tela, 2025; di Mauro Sanna, “Astratto XX”, olio su tela, 2026 e “Astratto XXI”, olio su tela, 2026.
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