Varietà di forme e materia alla Galleria Malinpensa

C’è materia e sperimentazione nelle opere di Marco Palma, ingegnere cinquantenne prestato all’arte. Un percorso che lo ha portato a raggiungere la pittura e la poesia, idee che si realizzano grazie ai materiali usati. Espone sino al 23 aprile presso la Galleria d’arte Malinpensa by la Telaccia di corso Inghilterra 51, la curatrice Monia Malinpensa a sottolineare: “Forma, colore e volume interagiscono all’interno della composizione attraverso un dialogo costante generando una struttura dinamica, aperta e in continua evoluzione. La superficie si espande verso una dimensione prossima alla scultura, autonoma e in mutazione costante, capace di accogliere una libertà espressiva che si rigenera nel tempo e si rinnova nello spazio.” È l’impiego e il riunirsi coinvolgente di materiali industriali di recupero (“non solo come scelta etica, ma come potente strumento comunicativo”), il risultato di uno sviluppo lineare come di una tridimensionalità fatta di colorate forme triangolari in plexiglas, di grumi di catrame come di più o meno accennate superfici di sughero, di sporgenze gommose prepotentemente nere, di luci – attraverso elementi LED – che alleggeriscono, come in “Notturno” del 2019, quello che potrebbe risultare esclusivamente un cupo panorama. Ricerca continua, in una – diremmo quasi pressante – evoluzione mai banale, una coniugazione di intenti e di finalità che trovano spazio in simbologie di non sempre facile lettura ma oltremodo interessanti, che spingono lo spettatore a guardare con sempre maggior desiderio dentro l’opera. Nascono “Aliens escaping from black hole”, una tecnica mista del 2025, le “Serie Nero Cromo” (2021), trionfo di materiali particolareggiati, rigorosamente scuri, distribuiti orizzontalmente e verticalmente, lisci e striati, ondulati, chiusi in minime circolarità, riflettenti, opachi e lucidi, nascono le ingentilite “Serie Dream Space”, catrame e trucioli dorati ad ampliare ancora una volta lo spazio. Nascono, belli, lucenti, suggestivi, “opere al nero” alleggerite con sapienza da inserti vitrei – “Scrittura in nero” o “Percorsi della memoria”, del 2025 entrambi -, forme diseguali che s’incuneano, i gialli e i rossi, i blu e i verdi, in una grande affermazione liberatoria.

Con Palma, Lavinia Salvatori, nata a Roma nel 1984, Laurea a Viterbo e studi londinesi, un Master in Arte Terapia, materiali classici e poveri, un interesse verso la scultura raku e la ceramica, un percorso “verso un linguaggio più astratto e personale che potesse esprimere ed esplorare la realtà interna emotiva.” Un desiderio ad esprimersi in maniera improvvisa e scomposta, contenuta ed eccessiva allo stesso tempo, il passaggio dell’”atto artistico” tra il vissuto e un diverso utilizzo di vita sulla tela nel momento della resa pittorica, sino a utilizzare – nelle parole della pittrice – “approfonditamente il metodo dello scarabocchio, un utilizzo del segno come elemento descrittivo in sé, sganciato dalla necessità di rappresentare una struttura figurativa” che non può (con più o minore interesse) lasciare indifferente chi guarda. Monia Malinpensa sottolinea “l’equilibrio (che) nasce dal dialogo costante tra ordine e impulso”, chi scrive guarda ai tanti “senza titolo” che in uno slancio caotico gettano sulle tele la luminosità del bianco assoluto come il tenue di colori trattenuti, gli accenni dorati, i tratti neri colti all’improvviso, le figure impercettibili che ti attraversano la mente, l’autonomia irrefrenabile che invade chi opera.

Nelle immagini, di Marco Palma “Scrittura in nero”, tecnica mista su tela, 2025; di Lavinia Salvatori, “Senza titolo”, tecnica mista e foglia oro su tela, 2026.

Elio Rabbione

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