“Siamo qui perché la partita dei beni confiscati è fortemente simbolica. Il loro riutilizzo sociale ci ricorda che la lotta alle mafie non può essere delegata solo alle forze dell’ordine e magistratura, ma richiede una rivoluzione sociale e culturale che ci riguarda tutti. Non ci arrenderemo fino a quando il castello non verrà restituito alla collettività, con progetti capaci di produrre economia pulita, cultura e percorsi educativi”, ha spiegato Rossi.
L’assessore al Patrimonio, Gianluca Vignale, ha ricordato che la Regione ha stanziato più di 1,5 milioni di euro per la messa in sicurezza del bene e per rendere fruibile la struttura, con la realizzazione di un ascensore, a tutte le persone con disabilità e difficoltà motorie. È fondamentale – ha ancora sottolineato – accorciare i tempi di concessione perché non deve passare il concetto che un bene confiscato sottragga al territorio le ricadute economiche e sociali che il Castello può avere.
Per il consigliere Gianluca Godio (Fdi) “questa struttura è simbolica per il territorio, ma oggi ci crea qualche preoccupazione. Dovremo capire come trovare l’equilibrio tra la vocazione sociale con la sostenibilità economica per chi gestirà la struttura, ci saranno degli interventi da fare nel parco e nella casa del custode”.
“Va valorizzata la tempistica per valutare ogni incognita e mettere in sicurezza il bene – ha spiegato Annalisa Beccaria (Fi) – per porre al riparo anche i nostri sindaci e non mettere in difficoltà chi gestirà il castello. La sinergia tra i diversi attori darà i propri frutti”.
Al sopralluogo hanno partecipato i consiglieri Elena Rocchi (Lista Cirio), Giulia Marro (Avs), Pasquale Coluccio (M5s), i sindaci di Miasino e Ameno, e diversi amministratori del territorio.
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