La strage di Pola del 1946 rimasta impunita

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il 18 agosto 1946 – ottant’anni fa – sulla spiaggia di Vergolla, a Pola, ci fu una strage terroristica con oltre cento morti italiani, rimasta impunita. Pola era ancora italiana, ma era sotto il controllo inglese. Malgrado le indagini, i veri responsabili – i partigiani comunisti di Tito – non vennero mai individuati. Col Trattato di pace del 1947 Pola venne annessa alla Jugoslavia, malgrado fosse un’enclave di oltre 20 mila Italiani.

Chi scrive andò vent’anni fa, alla guida di una delegazione del Centro Pannunzio, a portare fiori legati da un tricolore su quella spiaggia. Tenni anche un breve discorso che fu troncato dall’intervento della Polizia che verificò i documenti di tutti i presenti, partendo dal mio. Ebbi il tempo di concludere gridando “Viva l’Italia”. E poi fui costretto a tacere. A 80 anni da quei fatti appare un’anomalia che in Italia neppure si parli di quella strage di italiani. Giustamente si ricorda la strage fascista di Bologna, ma quella con molti più morti di Pola non viene ricordata in nome della “convivenza pacifica”. Può anche essere comprensibile, ma non è giusto perché la storia dell’altra sponda dell’Adriatico va ricordata. A mala pena salvammo Trieste solo nel 1954.

L’iniquo trattato di pace del 1947 ci tolse terre italiane, obbligando i loro abitanti all’esodo di massa in Italia. Molti italiani erano già stati infoibati e c’è chi adesso in modo vergognoso tenta di giustificare persino quelle stragi inumane.

L’Ottantesimo dell’atto terroristico di Pola non deve passare nell’oblio. Lo esige la dignità dell’Italia.

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