SOMMARIO: Il referendum al bivio – Il libro su Giulio Cesare di Alberto Angela – Occhetto – Io sto con Buttafuoco – Un esempio unico – Lettere
Il referendum al bivio
Il referendum è uno strumento prezioso di democrazia. I Costituenti lo Inserirono nella Costituzione come via legittima per le modifiche costituzionali che non avessero i due terzi del voto parlamentar, un obiettivo non raggiungibile facilmente. Oggi del referendum si fa un uso politico strumentale in cui tutti dicono la loro, trasformandolo in un referendum pro o contro Meloni. Sicuramente ci sono stati gravi errori di alcuni Ministri che si sono gettati nella mischia in modo inopportuno, ma ci sono anche esponenti politici di opposizione che, senza competenze giuridiche di nessun tipo, demonizzano il Governo per tentare di mandarlo a casa a furor di popolo.

Una cosa simile accadde con Renzi che si buttò anima e corpo nel referendum costituzionale che fu la sua fine politica. Lo schieramento contro Meloni è molto simile a quello antirenziano. Sarebbe il caso di “tornare a bomba”, come diceva Bertrando Spaventa, insigne statista del passato. Tornare cioè a discutere se votare SI’ o NO in base al quesito referendario. Questa sarebbe maturità democratica come lo è anche la partecipazione al voto, che è un diritto e un dovere.
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Il libro su Giulio Cesare di Alberto Angela
Alberto Angela ha pubblicato un libro di successo su Giulio Cesare e “la conquista della eternità”. Interessato da sempre alla figura di Cesare anche perché io stesso studioso del Cesarismo moderno, ho letto volentieri il libro, ben sapendo che Angela non è la storica Cracco Ruggini, ma un semplice divulgatore. Ho letto il poderoso volume che a Natale era andato esaurito nelle librerie, ma sono rimasto deluso perché esso si chiude con la conquista delle Gallie. La figura di Cesare protagonista della guerra civile e della vittoria su Pompeo non viene affrontata nel libro. E neppure la storia degli oppositori di Cesare e dei suoi sicari.

Non parlare di Cesare che conquista il potere è un limite colossale in termini storiografici, a meno che Angela si riservi un secondo volume non annunciato. Il fenomeno storico del Cesarismo, che al dittatore romano si ispira(pensiamo, ad esempio, a Napoleone) non è neppure ipotizzato. Non si comprende perché Angela non abbia ridotto i particolari, a volte inutili, delle campagne galliche e abbia ignorato Cesare protagonista della politica a Roma che pose fine alla Repubblica e divenne un modello per l’autoritarismo successivo a cui lo stesso Mussolini si ispirò. Cesare fu un autocrate carismatico a cui alcuni politici di oggi guardano senza sapere che cosa sia il Cesarismo perché sono piuttosto ignoranti. Trump è un esempio classico. Ma Trump ama fare le guerre, senza saperle condurre e gestire come dimostrò di saper fare Cesare in Gallia e nella guerra civile. Fermarsi al Rubicone, come fa Angela, appare una scelta non spiegabile che impedisce una adeguata conoscenza del condottiero e politico romano.
Occhetto
Achille Occhetto ha compiuto 90 anni , ma quasi nessuno ha ricordato il suo compleanno. Ho letto la voce che lo riguarda su Wikipedia ed ho notato con stupore un curriculum che non corrisponde al vero. Si parla di un Ochetto con decenni di anticipo antisovietico, addirittura contrario all’invasione sovietica dell’Ungheria.

Bisogna dar atto ad Occhetto di aver posto fine al PCI. Una scelta sicuramente importante, ma arrivata dopo la caduta del Muro di Berlino. Se Occhetto fosse stato davvero antisovietico, avrebbe dovuto trarre delle conclusioni sul Comunismo reale prima e non dopo il crollo del Muro. Dopo la fine della sua segreteria del PDS Occhetto si alleò con Di Pietro. Suo compagno di strada fu un sovietico impenitente, quel Giulietto Chiesa che continuò a sentirsi un comunista orgoglioso. Occhetto si è rivelato non un leader , ma poco più che un funzionario di partito. Al confronto era tanto meglio di lui Togliatti, non a caso il Migliore.
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Io sto con Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco è un vero intellettuale e uno scrittore di talento. Mi legano a lui il ricordo di Carlo Delcroix che diventa anche protagonista di un suo romanzo. Nella polemica con il ministro Giuli sto dalla parte di Buttafuoco perché quest’ultimo difende una biennale di Venezia libera da pregiudiziali politiche che debbono restare lontane dagli eventi culturali. Venezia è sempre stata un crocevia di culture diverse e tale deve restare. Persino Trump invita ì calciatori iraniani negli USA! Gli accanimenti sono sempre insensati.

E il presidente Buttafuoco ancora una volta dimostra equilibrio. Bruciare i libri di Dostojeski o di Toltstoi appartiene a sub culture molto pericolose che vanno rifiutate totalmente sempre. La Biennale non può escludere a priori nessuno. Questo è un elementare principio liberale. Neppure i nemici della libertà.
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Un esempio unico
Il dottor Paolo Damilano è stato candidato sindaco a Torino ed è il primo escluso al Parlamento europeo, ma è soprattutto un grande imprenditore che ha esteso il campo d’azione della sua famiglia in ambiti gastronomici di nicchia come il ristorante “Gramsci” (un nome di per sé non attrattivo, anche se prende il nome dalla via, perché Gramsci evoca tutto, salvo la convivialità spensierata che si cerca a tavola).

Damilano ha subito un furto con scasso allo storico caffè Zucca che ha fatto rinascere per la gioia dei torinesi che sanno cosa era Torino fino agli Anni 70/80: il Cucolo in via Roma, il Gran Giardino a Torino esposizioni, la Vecchia Lanterna in corso Re Umberto, i Due Lampioni in via Carlo Alberto, il Ferrero in corso Vittorio. Damilano è un benemerito della difesa della tradizione subalpina anche con il pastificio De Filippis che tiene alto il nome del corridore ciclista e pastaio eccelso. Damilano, dicevo, ha avuto un furto che è finito sui giornali. Pur rincresciuto del danno, ha ricordato la drammatica insicurezza delle periferie torinesi. Un esempio unico di uomo pubblico – èconsigliere comunale in carica – che sa anteporre gli interessi della città a quelli suoi personali.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com.
Pannella
Ho letto il Suo pezzo sui referendum e su Pannella. Ha messo bene in evidenza l’equilibrio con cui Pannella affrontò il confronto. Io voglio ricordare la legge “Fortuna – Baslini”, una legge saggia per un divorzio responsabile “non all’americana”, come si disse allora. C’erano 5 anni tra la separazione legale e il divorzio un limite che poi venne eliminato. Io usufruii della Legge e divorziai. I cinque anni mi parevano assurdi. Con il senno di poi devo riconoscere che quell’intervallo mi evitò almeno due matrimoni che sarebbero stati fallimentari. E vissi anche una nuova giovinezza libera che mi ripagò di un matrimonio troppo precoce. N. A.

Pubblico volentieri la lettera. I legislatori di allora erano avveduti. Chi volle far coincidere la separazione con il divorzio fece una scelta che poteva anche essere logica perché i cinque anni erano un’ intrusione nella vita privata discutibile. Ma il divorzio immediato ha portato a prendere sotto gamba il matrimonio. Oggi comunque è tutto superato perché i giovani convivono senza sposarsiUna scelta libera che spiega anche l’inverno demografico. Si tratta di problemi difficili che meriterebbero una riflessione adeguata. Il calo dei matrimoni anche civili e il calo dei figli sono due dati su cui bisognerebbe riflettere.
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La capo gabinetto
La capo gabinetto del ministro Nordio deve tacere e non può rilasciare dichiarazioni più o meno avventate sul referendum. E’ inacettabile. Vittorio Giulio Olivetti

Concordo con Lei. Nordio dovrebbe rimuoverla dal posto occupato. L’ imparzialità della pubblica amministrazione è un un obbligo costituzionale.
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Minacce ai giornali
Le minacce del procuratore Gratteri (dopo il referendum faremo i conti) appaiono surreali, inquisitorie. Se vere, sono molto preoccupanti del clima che stanno creando. Giuseppe Giglio

Condivido. Il procuratore di Napoli, come quello di Vercelli , di Cuneo , di Canicattì dovrebbero avere atteggiamenti conformi al ruolo che ricoprono. Danno in pasto all’opinione pubblica un’idea sbagliata della Magistratura che in larghissima parte è diversa da Gratteri e anche da Palamara . La politica deve restare fuori dalle Aule di Giustizia.
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Un Piemonte scomparso
La seguo nella Sua rubrica da quando venne con Lorenzo Mondo a ricordare a Leini’ Carlo Casalegno nel centenario della nascita. Vorrei condividere con lei due ricordi: il ristorante “Scudo di Savoia” del prof. Bigio mitico vicepreside dell’ istituto alberghiero di Torino. Era un apparente modesto locale con una cucina però davvero eccellente e di altissima qualità. E’ chiuso ormai da molti anni ed è un peccato perché in paese e nei dintorni non c’è più nulla di simile.Vorrei inoltre ricordare il suo amico Maurizio Corgnati (su cui lei scrisse un bellissimo ricordo) che curiosamente pubblicizzava su una Tv privata una celebre – allora – macelleria. Il famoso regista marito di Milva era anche un buongustaio, amico di Mario Soldati. Un Piemonte scomparso. Gino Accati

Ha ragione: un Piemonte scomparso che i giovani non immaginano neppure. Ricordo il grande Bigio con i suoi baffi. Il locale era pubblicizzato anche al cinema. La qualità della sua cucina altissima. Una volta invitai il cav. del lavoro Aldo Bugnone che aveva la fabbrica a Volpiano. Il grande imprenditore divenne un cliente abituale di Bigio. Senza il suo proprietario il locale decadde in modo irrimediabile. Mi fa piacere che ricordi anche Corgnati amico di Mario Soldati con cui giocava a scopa. Averlo conosciuto è stato per me un grande piacere. Era un uomo colto, aveva anche scritto un bel libro su Cavour, scegliendo l’editore sbagliato che non consentì al libro di decollare. Il ricordare Cavour non è fuori luogo. Era il Piemonte del Risorgimento che riviveva anche a tavola. Non distante c è Agliè con il Castello dei Duchi di Genova e la villa di Gozzano. Vicino ad Aglié c’è Cuceglio dove c’era un ottimo e rinomato ristorante. Anche qui un altro mondo finito. Spero non per sempre, anche se, come diceva mio padre, “non ho fiducia nei giovani d’oggi”. Spero ovviamente di sbagliare e attendo le prove contrarie al mio pessimismo.


