Garlasco come il caso Dreyfus? il ragionevole dubbio di Vitelli – Zola

Se il “caso Garlasco” può essere considerato un nuovo caso Dreyfus, allora il magistrato Stefano Vitelli è certamente un nuovo Emile Zola e il suo saggio ” Il ragionevole dubbio di Garlasco” (Piemme, febbraio 2026, euro 18,90 con la collaborazione del giornalista della Stampa Giuseppe Legato ) un nuovo J’accuse. Certo i persecutori del capitano di origine ebraica Alfred Dreyfus e le irregolarità e le illegalità commesse nel corso del processo che lo vide condannato per alto tradimento, non sono da paragonare, al delitto più discusso d’Italia dal secondo dopo guerra, nei media e tra la pubblica opinione. Il parallelismo tra la condanna in Cassazione di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi e la condanna del capitano francese però, risulta leggendo questo testo, molto pertinente. Le parole di questo appassionato giudice italiano, in difesa dell’imputato da lui assolto in Appello, nell’ormai lontano 2009, sono certamente ispirate da senso di giustizia, esercizio meticoloso del dubbio filosofico e grande motivazione nella ricerca della verità. E se questo testo non scuoterà la coscienza di un Theodor Herzl tale da indurlo a scrivere Der Judenstaat, certo indurrà molti lettori italiani a capire attraverso quanti e quali errori epistemologici oggi sia in carcere da diciannove anni, un non desunto colpevole e presunto innocente. In centotrentacinque pagine molto scorrevoli e chiare, il giudice toscano rievoca i giorni tormentati, le scelte e le interpretazioni documentali, che lo hanno portato ad emettere una sentenza di assoluzione e che oggi alla luce della nuova istruttoria riaperta lo scorso anno e dell’incidente probatorio ancora in corso, aprono seri interrogativi sulla definitiva condanna subita dal “bocconiano dagli occhi di ghiaccio”.

Emessa nel  2014 in Appello bis, confermata in Cassazione nel 2015. Viene riesaminata la telefonata al 118 di Alberto Stasi, attraverso la commovente ‘consulenza’ di un amico ormai defunto del giudice viareggino, ritrovato e reincontrato in Garfagnana dopo gli anni del liceo. Questi gli fa da prova del ”doppio cieco”, confortandolo della spontaneità della voce impaurita del giovane studente universitario. Viene riportata la testimonianza della signora Bermani riguardo alla bicicletta da donna utilizzata dal misterioso assassino della povera Chiara che scagionerebbe il giovane della lomellina. Ripubblicata la Bpa ( analisi della formazione delle macchie e tracce di sangue ). Sono ricostruite le circostanze che portarono all’elaborazione della nuova perizia informatica, che permise di costruire un alibi abbastanza solido al giovane laureando pavese, in parallelo alle risultanze della prima autopsia. Rievocati i momenti di quel nefasto lunedì 13 agosto 2007, in cui Alberto Stasi scoprì il cadavere della compagna nella villetta di via Pascoli. Le incongruenze e assurdità controfattuali, nella mancanza delle impronte non repertate nella casa, nell’analisi della camminata del presunto reo. Rispetto al gravoso compito di decidere della vita delle persone ”il dubbio ragionevole non vuole distruggere, vuole anzi costruire, favorendo soluzioni solide, ponderate. Poco importa se occorre più tempo, più fatica. Poco importa se alla fine l’esito non è bianco o nero: sarà meno spettacolare, ma più giusto” così il dottor Vitelli nel finale del libro. Così in un abbraccio accorato il qui ”testimone di penna”.

Aldo Colonna

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