Venerdì 6 marzo, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, il sipario si alza su una storia che attraversa i secoli e continua a parlarci con la voce inquieta e luminosa della giovinezza. Va in scena “Juliet+Romeo”, l’adattamento firmato da Mario Restagno, con le musiche originali di Paolo Gambino, proposto da Accademia dello Spettacolo.
Non è solo una riscrittura. È un gesto. È un cambio di prospettiva. È la scelta di mettere Juliet davanti, nel titolo e nello sguardo. Quello che venerdì 6 marzo andrà in scena alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino è una storia antica dal cuore contemporaneo.
Quattro secoli fa, William Shakespeare raccontava l’amore assoluto e tragico di due adolescenti travolti da un mondo adulto incapace di ascoltarli. Ma cosa resta oggi di quella lingua, di quegli usi, di quei codici sociali così lontani dalla sensibilità dei ragazzi e delle ragazze del nostro tempo?
Da questa domanda nasce “Juliet+Romeo”: un lavoro di riedizione che traduce emozioni senza tradirle. La lingua si fa più vicina, le dinamiche più riconoscibili, le tensioni più immediate. L’obiettivo è uno solo: permettere agli adolescenti di oggi di sentire sulla pelle lo stesso turbamento, lo stesso slancio vitale che il pubblico elisabettiano provava nel 1595.
E in un’epoca in cui tutto corre, si consuma, si espone e si dimentica in fretta, questa storia diventa un invito a fermarsi e a chiedersi: che cosa significa amare davvero?
«È la festa della giovinezza, dell’energia vitale che contraddistingue questa fase della vita, questa volta raccontata dal punto di vista di Juliet», afferma il regista.
L’inversione dei nomi nel titolo non è un vezzo grafico: è una dichiarazione d’intenti.
Il Coro, nel prologo, afferma che «da sempre gli uomini cercano la guerra, da sempre le donne subiscono la guerra». È un segnale forte. È un cambio di sguardo che interroga il presente e le sue fragilità. Juliet non è più solo l’innamorata. È coscienza, è desiderio, è scelta. È una voce che reclama spazio.
In scena 22 artisti, di cui 18 under 30. Una compagnia che respira all’unisono con i suoi protagonisti. Juliet è interpretata da Beatrice Frattini, Romeo da Andrea Cantore, insieme a Daniela Freguglia, Renato Ligas, Jacopo Siccardi, Riccardo Marangoni, Fabrizio Merlo, Matteo Ardengo, Ester Barbarossa, Giorgia Chianello e agli studenti della Scuola Formazione Attore: Sara Zanirato, Gloria Puglisi, Alice Cavazzini, Suammy Bellini, Marta Marandola, Amanda Amador Silva, Lorenzo Beltrami, Amir Madih, Giulia Schivalocchi, Erika Orsini, M. Ignacia Loyola Diaz, Lucia Meneghini. Le coreografie sono di Marco Arbau.
Il progetto coinvolge i giovani esordienti della Bottega dello Spettacolo 3.0, un percorso che nasce per rispondere a una ferita concreta del mondo teatrale: la difficoltà, per chi ha appena concluso un percorso formativo, di trovare un immediato inserimento professionale. Il mercato spesso premia chi è già noto, chi ha un curriculum consolidato. Gli altri rischiano l’inattività, la frustrazione, la perdita di fiducia.
Con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, questo progetto diventa un ponte tra formazione e professione. Un atto di fiducia verso il talento giovane.
Abbiamo raggiunto il cast per alcune domande. Beatrice Frattini lei interpreta Juliet.
Che cosa significa oggi, per una ragazza della tua età, difendere un amore contro tutto e tutti?
Interfacciarmi con Juliet e il suo amore da difendere a tutti i costi è stata una sfida. A tratti l’ho sentita incomprensibile, poi abbiamo fatto pace.
Sento che la vera difesa dell’amore che si concretizza nel dover spiegare perché cerco di vedere il buono nella vita, nelle persone e soprattutto nel credere che tutto andrà bene; penso che la nostra esistenza sia attraversata da un amore immenso.
Cerco di guardare le situazioni con un occhio meno il meno polemico possibile, trovando l’amore per me stessa e per ciò che mi circonda.
Mi sento fortunata a vivere nell’amore e voglio difendere questo mio modo di stare nella vita, anche se può essere strano per qualcuno, anche se a volte può non sembrare logico.
(Beatrice Frattini)
È ribellione o bisogno di essere ascoltata?
Per Juliet c’è un impellente bisogno di essere vista, non importa in quale modo, penso che sia un misto tra ribellione verso un sistema che non le appartiene, un odio che non sente affine alla sua essenza di giovane ragazza, dall’altra parte penso che sia un bisogno di essere vista da qualcuno, Romeo soddisfa pienamente questo suo bisogno.
Essere ascoltata non è contemplato per Juliet, lei sa che non avrà modo di poter dire la sua opinione; per questo agisce, comprende che solo nell’azione otterrà ciò che vuole.
Per me, Beatrice, non c’è nessuna ribellione o bisogno di essere ascoltata. Juliet però mi ha fatto comprendere quanto l’adolescenza colpisca nel profondo, le emozioni sono amplificate ed è un privilegio rientrare in quello stato grazie a Juliet.
(Beatrice Frattini)
Andrea Cantore è invece Romeo che spesso è raccontato come impulsivo e romantico. In questa versione, quali fragilità emergono di più?
In questa versione si fa spesso riferimento al destino e Romeo si affida ad esso perché guidi il suo percorso, ma presto si ritrova tradito dal destino stesso che lo trascina in una spirale di morte: prima il suo migliore amico Mercuzio viene ucciso da Tebaldo e Romeo, accecato dalla rabbia, lo vendica. Con le mani sporche di sangue e scoperta la morte di Giulietta, si rende conto di essere stato giocato dal fato e perde ogni legame con la vita e con il mondo che lo circonda.
(Andrea Cantore)
In una società dove le giornate scorrono scandite dai social e dove spesso ci si nasconde dietro a uno schermo, esistono ancora uomini come Romeo pronti a tutto per difendere il loro amore?
Secondo me sì. I social stanno plasmando la nostra società in modi che ancora non conosciamo. A mio parere, i social permettono una diffusione del significato dell’amore sano, specialmente nelle nuove generazioni che sono molto più consapevoli delle proprie emozioni e agiscono per abbattere i pregiudizi e le violenze.
(Andrea Cantore)

E infine, abbiamo rivolto due domande anche agli allievi della Bottega dello Spettacolo 3.0.
Quanto è importante, per voi, poter debuttare in un progetto che vi mette al centro non solo come interpreti ma come generazione?
Non importante, direi fondamentale: dei ragazzi che parlano a dei ragazzi. Siamo già abituati a sentire discorsi di persone più grandi di noi che forse neanche capiscono di cosa abbiamo realmente bisogno, ma che ci trasmettono nozioni sul loro modo di vivere e di comportarsi che, ai nostri occhi, a volte risultano obsolete e poco interessanti. Quanto è bello invece quando sono dei ragazzi, con grandi opere come questa, a lanciare messaggi così importanti come amicizia, amore e rispetto. Messaggi che, se fossero trasmessi dagli “adulti”, verrebbero considerati “parole al vento”, mentre qui, in forma d’arte, riescono a essere recepiti molto meglio che su un qualsiasi banco di scuola. In questo modo diventano più vicini, più veri, e soprattutto più facili da comprendere.
(Matteo Ardengo)
Se doveste raccontare l’amore della vostra generazione con una sola immagine, quale scegliereste e perché?
“Gli amanti” di René Magritte incarnano perfettamente come noi giovani oggi viviamo l’amore. Viviamo in un mondo frenetico che ci porta a trascurare i piccoli gesti e le sfumature, finendo per non vedere davvero la persona che abbiamo davanti. Per paura di soffrire o di affezionarci, spesso scegliamo relazioni superficiali e passeggere, perdendo così il significato più profondo dell’amore.
(Gloria Puglisi)
“Juliet+Romeo” non è soltanto uno spettacolo. È un laboratorio di possibilità. È un atto di fiducia nei confronti dei giovani. È un invito a guardare l’amore non come un cliché romantico, ma come una forza capace di mettere in discussione guerre, famiglie, convenzioni. E oggi, più che mai, ne abbiamo un estremo bisogno.
Lori Barozzino
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