Dopo il successo della serata inaugurale con Giuseppe Lavazza, nella serata di giovedì 12 febbraio, in un teatro Juvarra sold out, si è svolto “Voci fuori dal coro”, il secondo dei sette appuntamenti che compongono la rassegna “EnjoyBook”, promossa da Marco Francia, Maurizio Conti e Cristiana Ferrini.
Il talk è stato moderato dall’inviato Mediaset Marco Graziano e ha avuto come protagonista principale il direttore d’orchestra Beatrice Venezi, classe 1990, artista talentuosa che ha saputo portare sul palco la freschezza dei suoi 35 anni in armonia con una dialettica da veterana, supportata da una carriera che le sta procurando grande consenso e notorietà anche all’estero, e che non le ha fatto mancare la possibilità di misurare il proprio carattere di fronte a momenti di accese polemiche, innescate dalla recente nomina a direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, una decisione che ha suscitato contestazioni da parte di professori e direttori d’orchestra, oltre che dai lavoratori della Fenice.
La dimensione sociale in cui vive la donna oggi, la necessità di seguire con coraggio un sogno e il valore dei ricordi sono stati i temi dominanti di “Voci fuori dal coro”, che ha visto in scena, insieme a Beatrice Venezi, l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace, capace di un’ironia tagliente, acuta, che dedica da sempre gran parte del suo lavoro alla protezione e alla crescita del mondo femminile, e il poliedrico artista e produttore musicale Cesare Rascel, figlio dell’amatissimo attore Renato e dell’attrice Giuditta Saltarini, che ha portato all’Enjoybook il racconto dei suoi prossimi progetti, tra i quali una produzione per il prossimo Festival di Sanremo, e un momento di ricordo umano e artistico molto toccante legato ai suoi genitori.
“Tengo a essere definita ‘direttore’ e non ‘direttrice’ – ha esordito Beatrice Venezi – poiché tutto parte dal ruolo, quello di Maestro, il titolo accademico riconosciuto per il direttore d’orchestra, l’unico. Essendo di mentalità anglosassone, credo sia più importante concentrarsi esclusivamente sul ruolo che si ricopre, indipendentemente dal genere”.
“Il ruolo di direttore d’orchestra, storicamente, ha avuto un’impronta prettamente maschile. Ora le cose stanno cambiando, questo divario numerico sta cominciando a ‘chiudere la propria forbice’ aprendosi a una direzione d’orchestra anche femminile. Credo sia una questione prettamente culturale e geografica: tutto ciò che riguarda la parità di genere è molto più faticosa da conquistare nei Paesi latini che non in quelli anglosassoni o asiatici. Per quanto mi riguarda, cerco anche di non definirmi ‘giovane direttore’, nonostante i miei 35 anni, per non cadere in un facile stigma che non rappresenta l’esperienza più che decennale del mio lavoro. Io non arrivo da una famiglia di musicisti, mi sono costruita questo percorso con le mie forze, la mia resilienza e il coraggio nel gestire i momenti più delicati. L’amore per la musica è nato naturalmente, mi sono diplomata in pianoforte nel 2010 con Norberto Capelli, all’Istituto Superiore di Studi Musicali Rinaldo Franci di Siena, ho approfondito gli studi con Piero Bellugi a Firenze e in seguito con Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena, successivamente ho studiato Composizione con Gaetano Giani Luporini e, nel 2015, ho conseguito il diploma in Direzione d’orchestra presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, sotto la guida di Vittorio Parisi. Da quel momento è cominciata una carriera ricca di soddisfazioni e riconoscimenti, che mi ha portata a esibirmi anche in Argentina, quando al Teatro Colòn di Buenos Aires, di cui sono diventata Direttore Principale Ospite, ho diretto la Turandot nell’ambito della rassegna Divina Italia, e poi in Canada, in Francia, nel Regno Unito, in Corea del Sud, a Macao, dove ho diretto la Shenzhen Symphony Orchestra nel Galaxi Opera Gala con Placido Domingo”.
“La bacchetta del direttore d’orchestra – conclude Beatrice Venezi – ha una simbologia anche magica, non a caso i maghi usano le bacchette. Nel nostro caso il prodigio si verifica quando l’energia del gesto viene trasmessa dalla bacchetta a tutta l’orchestra. La stessa musica, suonata dalla medesima orchestra ma interpretata da direttori differenti, verrà percepita sicuramente in maniera diversa. Vorrei che la mia storia e la passione con cui porto avanti il mio lavoro possano essere d’esempio ai giovani per continuare a credere nei loro sogni”.
“Penso che Beatrice Venezi sia un orgoglio italiano – ha sottolineato Annamaria Bernardini De Pace – un’eccellenza che, paradossalmente, solo in Italia può succedere di voler affossare. Lei rappresenta il presente e il futuro della grande tradizione musicale italiana. Nel mio lavoro da avvocato ho sempre cercato di infondere alle donne quel senso di protezione e coraggio che sono fondamentali per costruirsi un’immagine piena e una vita indipendente. Sono davvero troppe le donne che, ancora oggi, sopportano umiliazioni e violenze per paura di non poter acquisire un’indipendenza, e non si rendono conto di mettere in atto comportamenti che si alimentano in maniera transgenerazionale, appesantendo la catena un anello dopo l’altro. Sono storie che sento tutti i giorni, storie comuni di vita familiare a cui cerco in prima persona di dare una svolta, lavorando sulla consapevolezza”.
L’avvocato Annamaria Bernardini De Pace ha concluso il suo intervento ricordando i tanti anni d’amicizia con Ornella Vanoni, il profondo senso d’umanità che la caratterizzava e il reciproco sostegno in diverse fasi della vita.
“Provo un grande amore verso il mondo femminile – ha raccontato Cesare Rascel – mi sono sempre trovato in armonia con le donne e, per qualche ragione, sarà perché sono stato cresciuto prevalentemente da mia mamma, Giuditta Santarini, umanamente e professionalmente ne sono sempre stato circondato, e l’ho sempre percepita come una grande fortuna. Inoltre ho una figlia di 12 anni e posso affermare con certezza quanti grandi valori e, se mi permettete, quante ‘marce in più’ dimostrano le donne fin dalla giovane età. Il rapporto con mio padre è stato particolare: intanto c’erano tra noi 61 anni di differenza, aspetto che ci ha limitato nel vivere alcune delle esperienze comuni tra padre e figlio, ma ho costruito insieme a lui, nel tempo, un bel rapporto umano, sincero, che lo ha portato anche a fidarsi molto delle mie opinioni rispetto al suo lavoro di attore”
Cesare Rascel, che vive oggi tra l’America e l’Italia, parteciperà al Festival di Sanremo 2026 come produttore.
“A più di sessant’anni dalla vittoria di mio padre, in coppia con Tony Dallara, con la canzone ‘Romantica’ – conclude Cesare Rascel – un Rascel torna a Sanremo: in questo caso a supporto del mio socio Beppe Stanco e di quei fantastici artisti che sono Blind, El Ma & Soniko, in gara con il brano ‘Nei miei DM’ nella categoria delle Nuove Proposte della 76esima edizione del Festival”.
A Beatrice Venezi è stato consegnato il Gianduiotto d’Oro, assegnato nell’ambito della rassegna EnjoyBook 2026.
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Giovedì 19 febbraio, al teatro Juvarra, Tommaso Cerno sarà ospite dell’EnjoyBook per un incontro dal titolo “Controcorrente per scelta”, insieme a Vladimir Luxuria.

I biglietti sono acquistabili su Mailticket al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo.
https://www.mailticket.it/rassegna-custom/301/enjoybook-2026–storie-di-libert%C3%A0-e-visione
Gian Giacomo Della Porta
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