Gianni Oliva

Gianni Oliva, “45 milioni di antifascisti” Il voltafaccia di una nazione 

Il noto storico torinese Gianni Oliva, classe 1952 (laureatosi al tempo con Alessandro Galante Garrone, famoso studioso del Risorgimento), ha pubblicato nel 2024, con Mondadori, un libro coraggioso ed impegnativo, che tocca uno dei nervi scoperti della nostra giovane Repubblica e, proprio per questo, più che mai contemporaneo per le riflessioni che stimola.

Cosa successe nel nostro Paese fra il 1940 e il 1945 e, domanda ancora più complessa, quali furono le adesioni nei due fronti opposti fra il 1945 e la Liberazione? Chi fu Repubblichino, chi e per quale motivo entrò a far parte della Resistenza?

Questi interrogativi risalgono, ovviamente, ai vent’anni precedenti.

Un sarcastico Winston Churchill, riferendosi al nostro Paese, scrisse in un documento: “In Italia, fino al 25 luglio, c’erano 45 milioni di fascisti, ma non mi risulta che l’Italia abbia 90 milioni di abitanti”. Il primo ministro inglese aveva toccato il tasto dolente di un’intera nazione, ed è necessario chiedersi come sia stato possibile si fosse già dimenticata di tutto questo quando, solo un pugno di anni prima, vi fu una proterva dichiarazione di guerra a Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America.

La poca stima verso Roma da parte degli alleati derivava dalla sensazione che la guerra scatenata in Europa non appartenesse veramente alla volontà di un intero popolo, ma solo a quella di Benito Mussolini, dei suoi gerarchi e del Re.

Gianni Oliva non fa sconti e ammette che il Paese fu per lo più coeso con il regime: fedi sincere, ma anche opportunismo, accidia, impreparazione culturale, atavica indifferenza verso potenti che, nei secoli, contribuirono a formali ed egoistiche individualità.

Nel volume Oliva affronta anche il tema di una Repubblica Italiana, nata dalle ceneri della seconda guerra mondiale, portandosi sulle spalle le macerie del Ventennio, quindi la fine di una monarchia, le leggi razziali e l’infausta alleanza con la Germania nazista. I recenti misfatti furono attenuati da un eccellente Alcide de Gasperi, che seppe esaltare la Guerra di Liberazione partigiana (anche se limitatissima, nei numeri complessivi) durante i trattati di Pace nel 1946. Questo fuoco luminoso non risultò, tuttavia, abbastanza intenso da nascondere l’oscurità rappresentata da un riciclaggio politico di stampo fascista in posti chiave della nascente democrazia, tra cui spicca quello di Gaetano Azzariti e di Ciro Verdiani, rispettivamente Presidente del Tribunale della Razza ( e dopo 20 anni Presidente della Corte Costituzione), e Capo dei Servizi di Sicurezza dell’Italia Liberale (in Polizia dal 1916), poi di quella Fascista ed infine di quella Repubblicana.

Questo fatto è da analizzare rivolgendo uno sguardo al recente passato: la nuova nazione aveva bisogno di figure con particolari competenze, e queste non potevano che essere lentamente cresciute e stabilizzate nei decenni antecedenti il 1948. Il veloce riciclaggio di uomini del Ventennio (anche ad opera di Togliatti e grandi nomi della Resistenza) ha impedito al nostro Paese di fare un salto, chiudere definitivamente con il passato dittatoriale e ripartire da zero. Un passato che risulterà non estraneo ai fatti riguardanti i decenni successivi, tra i quali figurano mancati colpi di Stato, gli anni di Piombo e lo stragismo.

Gianni Oliva, con il suo lungo lavoro, ha perfettamente inquadrato gli scenari che hanno creato l’Italia di oggi, la nostra incapacità di chiudere il libro del passato e aprire quello del presente. Nomi, incarichi, situazioni a lungo celate come le foibe, gli alibi della Resistenza, incredibili violenze perpetrate da ‘italiani brava gente’ implacabilmente descritte con attenzione alle fonti.

“45 milioni di antifascisti” ci fa capire i motivi per cui il nostro futuro sia ancora purtroppo intriso di antichi orrori, segreti innominabili, pene non comminate, vendette non ricostruite.
“Attendiamo quindi impazienti nuove generazioni per chiudere tanto passato della nostra pagina nazionale”, l’augurio più bello e importante.

Ferruccio Capra Quarelli

Gianni Oliva, “45 milioni di antifascisti – Il voltafaccia di una nazione che non ha fatto i conti con il ventennio” (Le Scie Mondadori, Milano, 2024)

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