La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Don Ciotti e la maranza – I Signori del No –  Gobetti e la storia – La Mole – Lettere

Don Ciotti e la maranza
I miei contatti con don Luigi Ciotti sono stati pochi, anche se una volta per il premio “San Giovanni“ che  ricevemmo insieme in Comune, il sacerdote fu generosamente largo di elogi nei miei confronti: era il 1998, un’era geologica fa. Pur ammirandone l’impegno, non ho mai molto condiviso le sue idee. In una recente intervista ha affermato che con i giovani serve il dialogo e non la repressione .E ‘ il solito tema della inclusione applicato anche alle giovani canaglie dal coltello facile.

Riportare ordine nella convivenza civile e nella scuola può essere definito in vari modi, ma non può prescindere dal ripristino dell’autorità dello Stato. Definire rabbia la delinquenza mi appare un errore di prospettiva storica . Già la generazione Z aveva dato prova di sé con il suo cinismo devastante , ma oggi siamo caduti ancora più in basso perché nelle scuole, per futili motivi, ci sono giovani che ricorrono al coltello come in una nuova cavalleria rusticana recitata dalla maranza. Occorre nella scuola recuperare lo studio, la serietà, la necessaria selezione. Il todos caballeros dell‘inclusione, nella migliore delle ipotesi, è un’utopia disancorata dalla realtà.
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I signori del No

Ho scritto già da tempo che io voterò si’ al Referendum senza incertezze per ragioni che ho già spiegato e che illustrerò in interventi pubblici in febbraio e in marzo, girando l’Italia. Tra le altre cose me lo impone la mia amicizia per Enzo Tortora e per Marco Pannella.

Marco Pannella con Pier Franco Quaglieni
Ma c’è anche un’altra ragione che pesa nel mio voto per il sì: il fatto che votino no Barbero, Augias, Bindi, Serracchiani, Canfora, Ranucci e tanti le cui ragioni, malgrado la tolleranza laica, non condivido quasi mai. Sentirmi in quella compagnia mi creerebbe un forte disagio. Questo è ovviamente solo uno dei tanti motivi per cui i liberali voteranno sì alla separazione delle carriere unificate dal governo fascista del 1941. Mi piacerebbe sentire le obiezioni di Canfora che ha reso antico anche l’antifascismo, mentre considera sempre presente e attuale il fascismo.
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Gobetti e la storia
Dopo la Messa cantata a Roma per Valerio Zanone in cui personaggini minori hanno deciso chi invitare e chi escludere, adesso sono partite le Messe laiche, anzi le Messe gregoriane per Piero Gobetti che meriterebbe di essere storicizzato come ha fatto quasi solo Antonio Patuelli.
Piero Gobetti
Con lo stile un po’ settario di Zagrebelski si continuerà a pestare acqua nel mortaio , senza affrontare il nodo cruciale del pensiero gobettiano: il suo rapporto con Gramsci e il marxismo che fini’ di nascondere l’originario liberalismo . Il suo fu un pensiero in nuce che la morte a 25 anni nel 1926 in esilio a Parigi non gli consentì di approfondire.
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La Mole
“La Mole” è ‘stato un giornale fondato a Torino  da Enzo Fedeli nel 1946 e diretto successivamente da Nino Cavallotti. Attorno al giornale si formò il gruppo “La Mole” , un gruppo monarchico indipendente che portò in Consiglio comunale a Torino per 15 anni il Col. dei Bersaglieri Enzo Fedeli, unico  capo carismatico monarchico in Piemonte a cui sarebbe spettato il seggio in Parlamento che ebbe il PNM. Fedeli, valoroso combattente della seconda guerra mondiale e nella Guerra di Liberazione, era un giornalista e un oratore di straordinaria efficacia. I suoi discorsi al teatro “ Carignano“ ottenevano il massimo successo. Creò anche la casa editrice “Superga” che pubblicò libri importanti.
I monarchici del partito monarchico e della stessa Umi non riuscirono mai a fare un qualcosa di simile alla “Mole” che, come scrisse Carlo Delcroix , fu “il più vecchio e strenuo giornale“, diffuso in tutta Italia . Dopo Fedeli il gruppo fu presieduto dall’imprenditore Aldo Piazza. Affiancò Cavallotti come redattore capo del giornale Gian Luigi Boveri, futuro dirigente della Sanità pubblica piemontese. Fedeli fu un uomo eccezionale che, se fosse entrato in altri partiti, sarebbe diventato sicuramente parlamentare e forse anche ministro. Quel gruppo ebbe tanti soci importanti: dalla scrittrice Bianca Galimberti allo scultore Giovanni Reduzzi. Ma La Mole ebbe anche un gruppo Fiat e un gruppo di tramvieri, a dimostrazione del radicamento  popolare dell’associazione. Anche Angelo Pezzana scrisse a lungo sulla “Mole”. E’ una pagina di storia torinese meritevole di essere ricordata anche in consiglio comunale dove  Fedeli  fu consigliere molto autorevole e rispettato anche dagli avversari politici.
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Lettere scrivere a quaglieni@gmail.com

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Piazza Madama Cristina
L’ho vista qualche giorno fa comprare della frutta in piazza Madama Cristina e mi ha sorpreso vederla così disinvolto. Io in quella piazza sono stato borseggiato due volte e sono stato infastidito ogni volta da questuanti di diverse età ed etnie.  La nostra generazione rimpiange i negozi di frutta di via Nizza (oggi impraticabile) e di via Lagrange. Se la memoria non mi inganna, i mitici Scanavino. Quei negozi sono chiusi da decenni e il mercato di piazza Madama Cristina è sempre più decaduto negli anni.   Filippo Forneri
Foto Città di Torino
 Vado raramente a comprare, solo quando vado a far colazione al “Samambaia”, che ha mantenuto il suo rango inalterato nel tempo. In piazza c’è un banco speciale che ha spesso le fragoline che acquisto volentieri. Anch’io amavo i negozi di primizie che ormai sono un lusso del passato. Circa la delinquenza che circola nei mercati concordo con lei. Bisogna stare molto attenti. I vigili addetti ai mercati sono scomparsi e la sicurezza è molto precaria anche semplicemente camminando per strada.
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Viabilità torinese
In corso Sommeiller hanno creato una camera a gas a cielo aperto con code pazzesche di auto. La corsia preferenziale del 16 non dà reali vantaggi temporali al tram, mentre crea intasamento al traffico sul cavalcavia. Persino il capo dei taxisti si è detto contrario. L’adozione della velocità massima a 30 all’ora è un’altra follia, specie se non si perseguono i  viaggiatori  in monopattino che svettano a 50/ 60 all’ora anche sui marciapiedi. Siamo diventati ridicoli. La tutela dei pedoni è un optional.   Pino Ferraris
Concordo su tutto. Il TAR del Lazio ha bocciato i 30 km all’ora. Ma nessuno fa nulla per regolare i  monopattini che sono un vero pericolo pubblico. Aggiungerei inoltre che ad essere i più penalizzati sono gli anziani  che in alcune zone non possono entrare neppure in taxi. Di chi ha difficoltà a camminare nessuno si interessa. L’equilibrio di certe decisioni nel campo della viabilità appare del tutto inesistente. La chiusura di via Roma avrà ripercussioni nefaste sulla viabilità in centro e adesso parlano di chiudere anche piazza Carlo Felice e  via Po.
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