Pubblichiamo l’intervento postato sui social dall’ex sindaca di Torino Chiara Appendino
Ho scritto al Direttore de La Stampa per mettere fine alle ricostruzioni fantasiose sulle Olimpiadi invernali 2026.
Torino non le ha perse: ha scelto un altro modello. Da Sindaca ho candidato la città a ospitare le prime Olimpiadi che avrebbero recuperato e riusato impianti esistenti invece di creare nuove cattedrali nel deserto, ma il CONI si è opposto.
Quando ci ha chiesto di entrare in un progetto prevalentemente lombardo-veneto che avrebbe portato a Torino solo 2 discipline su 16 con costi incerti (siamo verso i 6 miliardi per Milano-Cortina 2026) e rischi finanziari elevati, mi sono opposta io.
Guardiamoci negli occhi: le ferite del 2006 sono ancora lì. Il villaggio olimpico diventato la più grande occupazione abusiva d’Europa che abbiamo liberato dopo anni, impianti costati milioni come la pista da bob di Cesana e i trampolini di Pragelato e lasciati a marcire, il debito cittadino esploso.
Io non volevo questo per la mia città.
Ho scommesso tutto sulle ATP Finals di tennis. Mi dicevano che era impossibile ottenerle, invece oggi abbiamo un evento che porta sul territorio 600 milioni di euro ogni anno, senza lasciare buchi nel bilancio e siamo in corsa per tenerlo per altri 5 anni.
Se tornassi indietro rifarei questa scelta altre cento volte, perché un Sindaco deve guardare alla prossima generazione, non al titolo di giornale del giorno dopo.
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