Giovanni Goria, 30 anni dopo

C’era il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a ricordare Giovanni Goria a 30 anni dalla
scomparsa nella “sua” Asti. Nel prestigioso Teatro Alfieri nel centro della città, c’era tutta la Asti
che conta. Dal Vescovo al Sindaco, dal Presidente della Regione ai parlamentari del territorio, dal
Ministro a tutti i sindaci della “provincia contadina” oltre a centinaia di astigiani assiepati nello
storico Teatro. E, su tutti, i famigliari e i dirigenti della Fondazione Goria, nata 20 anni fa e guidata
– come Direttore – dall’infaticabile Carlo Cerrato, già caporedattore della Tgr Rai Piemonte e
dirigente politico della Democrazia Cristiana.
Ma, al di là dei partecipanti e dei numerosi e qualificati interventi che hanno ripercorso il cammino
umano, politico ed istituzionale del Premier più giovane d’Italia prima di Renzi, quello che merita
di essere evidenziato – rileggendo il curriculum di Goria – è il profilo che ha accompagnato lo
statista piemontese per tutta la sua vita, che purtroppo si è interrotta prematuramente a soli 51
anni. E cioè, quando si cita Goria si parla di un tecnico che ha scoperto la politica e l’impegno
pubblico partendo dalla sua professione come ricercatore presso la Camera di Commercio di Asti.
Lo potremmo definire quasi un politico anomalo all’interno della Dc anche se è approdato
giovanissimo a Montecitorio all’età di 33 anni alle elezioni politiche del 1976. Non è mai stato un
capo corrente nè un notabile all’interno del partito. Eppure, sia per i prestigiosi incarichi
istituzionali ricoperti e sia, soprattutto, per il vasto consenso popolare di cui godeva – quasi 650
mila preferenze alle europee del 1989 – Goria era un uomo di partito. Faceva parte della corrente
di Base – quella di Marcora, De Mita e Misasi solo per citare i leader principali – ed era
unanimemente riconosciuto come il tecnico che faceva politica. Cioè un leader che partiva
sempre dall’analisi concreta della società per arrivare, però, ad individuare delle soluzioni
altrettanto concrete e pragmatiche. Dicevo un politico anomalo perchè, a differenza dei grandi
leader democristiani – anche di quelli della sua corrente della Base – non si dilungava in lunghe ed
articolate analisi politiche e culturali ma era dedito a ricercare con maggior elasticità e rapidità la
ricetta da mettere in campo per sciogliere i principali nodi sul tappeto.
Certo, possiamo dire tranquillamente che Giovanni Goria è stato un vero uomo di governo. E, non
a caso, la cultura di governo è stata la cifra per eccellenza che l’ha sempre caratterizzato e
contraddistinto. E la suggestiva ed interessante iniziativa di Asti lo ha, ancora una volta,
confermato.
Una sola nota finale. La rilettura, seppur breve anche se autorevole, del suo magistero politico,
civile e di governo che si è fatta a 30 anni dalla sua scomparsa ad Asti, ci trasmette un impegno e
una responsabilità a cui noi cattolici democratici, popolari e sociali non possiamo ritrarci. E cioè,
tocca anche e soprattutto a noi rileggere e ricostruire il pensiero dei grandi democratici e cristiani.
E Giovanni Goria rientra a pieno titolo in questo filone. Cioè, nella miglior tradizione di un partito
che, comunque sia, ha saputo dare un contributo fondamentale e decisivo per la crescita
economica, lo sviluppo civile e il consolidamento democratico del nostro paese.

Giorgio Merlo

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