I problemi della Sanità nelle carceri

Sono intervenuti rappresentanti dei tredici Istituti penitenziari per adulti piemontesi – Alba, Alessandria, Asti, Cuneo, Biella, Fossano, Ivrea, Novara, Saluzzo, Torino, Verbania e Vercelli – e dell’Istituto minorile di Torino e delle rispettive Asl.

Gli auditi hanno denunciato, in particolare che per i medici che operano nelle carceri sono previsti contratti poco premianti, che non prevedono la possibilità di svolgere altri incarichi, rendendo il posto di lavoro e le possibilità di carriera poco attrattive e a rischio di continui turn over.

Sussiste, in particolare, carenza di diversi specialisti, di psicologi e di psichiatri oltre che di infermieri, talvolta reclutati attraverso le cooperative.

Accanto a diversi punti critici, non mancano i lati positivi, come i tentativi – sviluppati soprattutto nel periodo della pandemia e incrementati – di far uso sempre più estensivo della telemedicina e di adeguare, per quanto possibile, le strutture ai bisogni.

Tra le buone pratiche va certamente annoverata, come ha sottolineato il presidente Stecco, “quella dell’Asl di Torino che, con l’Ospedale Maria Vittoria, ha stabilito di mettere in organico delle specialità una persona in più appositamente dedicata alle visite al carcere Lorusso e Cutugno”.

Mellano ha annunciato la realizzazione, in collaborazione con i garanti comunali, di una scheda sanitaria per ogni Istituto detentivo del Piemonte.

Con il presidente Stecco sono intervenuti, per richieste di spiegazioni, la consigliera Francesca Frediani (M4o-Up) e il vicepresidente Domenico Rossi.

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