Draghi e il nuovo Giggino - Il Torinese

Draghi e il nuovo Giggino

Stavolta Giggino ci ha decisamente stupito. Raggiante ha comunicato: esco dai cinquestelle con altri 60 parlamentari e facciamo un gruppo autonomo. Ora i cinquestelle non sono più il partito con più parlamentari.  Disperato Beppe Grillo: la sua creatura si sta sciogliendo come neve al sole. Alla fine i dilettanti allo sbaraglio sono sbaragliati. Un altro disperato è Travaglio, lui giovane liberale ora icona dell’ estremismo di sinistra. Draghi vuole intraprendere una strada?  Lui ne vuole imboccare sicuramente un’altra. Altro dato da non sottovalutare: Giggino da oggi non si può e non si deve chiamare più Giggino.  Luigi di Maio  da tre anni Ministro degli Esteri. Chi l’avrebbe detto?  Non è ancora avvezzo alle lingue straniere ma sulla guerra in Ucraina, ammettiamolo, ha tenuto il punto. Ma le novità sul piano nazionale non finiscono qui. Sergio Mattarella non gradirebbe la Meloni presidente del Consiglio. Troppo chiassosa.  Unico rimedio: modificare l’ attuale legge elettorale passando al proporzionale con qualche sbarramento.  Sbarramento al 3 % . Ci sarebbe posto per tutti.  Successivamente il Caos e dunque di nuovo Mario Draghi, attualmente sempre più defilato sulle questioni interne e sempre più proiettato sulle questioni internazionali. Mi sembra fantapolitica ma ci può stare.  Comunque la vedo dura che questo Parlamento faccia qualcosa. Una cosa è certa: Luigi di Maio  uscendo dai cinquestelle con 60 fedelissimi ha messo in salvaguardia il governo. Questo governo finirà la legislatura. Forse era raggiante per questo. Come era raggiante dopo il reddito di cittadinanza.  Abbiamo sconfitto la povertà! Non è avvenuto.  Ma tutto fa buon brodo.
Patrizio Tosetto

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