Quell’ottobre di 40 anni fa

Ottobre di 40 anni fa a Torino. Il clima era cambiato repentinamente. Non solo il clima atmosferico.

Clima tra la città e la Fiat e tra la Fiat ed i sindacati ed anche tra i sindacati e gli operai. Capivamo che qualcosa era diverso. Precisamente intuivamo ma  non capivamo fino in fondo o, forse non volevamo ne’ potevamo capire. Distanti anni luce da quello che sarebbe accaduto e soprattutto da come e dove sarebbe accaduto.
Nessuno,  ma proprio nessuno capi’ che i cosiddetti quadri intermedi sarebbero scesi  in piazza. Giocammo la carta della solidarietà con gli operai Fiat. Solidarietà degli studenti e solidarietà di tutta l‘Italia con Torino e con i suoi cittadini. Non fu una passeggiata, molti erano contrari ad una manifestazione nazionale.

Noi avevamo la testa dura e così si parti’ per Roma per convincere i sindacati nazionali. Delegazione composta da due studentesse del liceo classico Massimo D‘Azeglio. Carolina De Donato e Anna Rossomando diventata una importante avvocato del foro di Torino e ( ora ) Vicepresidente del Senato. 2 operai: Ulderico Verniano del Lingotto e un operaio della Lancia di Chivasso. Io proposto dal mitico Passarino capo politico della Lancia che aveva montato una tenda davanti ai cancelli, vivendo difatto 24 ore il suo impegno contro i licenziamento diventato ( direi a pieno titolo ) un dirigente della Fiom torinese e regionale .
Viaggio in cuccetta. Partenza alle 22 ed arrivo a Roma alle 8. Non dormimmo e parlando tanto ognuno diceva la sua ed organizzammo la giornata successiva. E poi c’era tanta passione. In particolare Anna che , nonostante la giovane età voleva dire sempre la sua. Arrivo a Roma, colazione e poi una passeggiata fino a via della Vite sede dei Giovani Comunisti nazionali. Non faticoso perché la strada era tutta in discesa. Piazza Barberini e poi via. Breve riunione coi dirigenti nazionali e poi conferenza stampa dietro il Ministero di Grazia e Giustizia.
Trattoria di Trastevere , tipico , 40 anni fa anche a Roma si poteva mangiare con poco.

 

Pomeriggio dedicato ad incontri con i sindacati. Ritorno sempre in cuccetta per Torino. Ci eravamo riusciti:  11 ottobre manifestazione nazionale. Arrivarono da tutta Italia. Che emozione, che emozione vedere tutti quei giovani. In particolare all’inzio. 7.30: Piazza San Carlo,  un boato ci fece voltare. Da via Roma i compagni dalla Capitale  appena scesi a Porta Nuova: Compagni di Torino tenete duro. L‘attacco della Fiat non ha futuro.
Esaltante, ma avevano torto. Poi il corteo si snodo’ per via Nizza e corso Unione Sovietica fino alla Palazzina degli impiegati a Mirafiori.
Eravamo veramente in tanti, ed Anna, Carolina, Ulderico ed io orgogliosi di quello che avevamo fatto. Ci sentiamo vincenti e , perché non ammetterlo, invincibili. Ci sbagliammo, ovviamente, comunque ci stavamo provando. E comunque non avevamo altra strada da percorrere.
La botta arrivò il lunedì successivo.
Eravamo in Federazione ed arrivarono telefonate concitate: i capi Fiat erano al Teatro Nuovo per manifestare. Erano tanti.
In auto si raggiunse corso Massimo D’Azeglio giusto in tempo per vederli uscire. Corteo fino in piazza San Carlo. Non erano avvezzi ai cortei. I più vestiti da ufficio con giacca e cravatta. Qua e là cartelli improvvisati. Il messaggio era, comunque inequivocabile: Novelli Novelli fai aprire i cancelli. Non saranno stati 40mila ma erano tanti, tantissimi. Cavolacci se erano tanti. Venne poi fuori che nell’organizzare la manifestazione, la direzione Fiat promise di pagare la giornata. Non avvenne ma poco importava. Quella manifestazione diede la spallata finale e dopo 48 ore fu firmato l‘accordo. 24mila in cassa integrazione.

 

Ora col senno di poi si potrebbe dire: tanto rumore per nulla. Si tornava all’inizio con la proposta di Cesare Romiti. Eravamo basiti e tramortiti L‘accordo si fece a Roma al Ministero. Praticamente non c‘erano alternative. Dopo la firma dell’accordo Asemblea di tutti i conflitti di fabbrica Fiat. Una bolgia indescrivibile. Si capiva che la maggioranza era contraria all’accordo, anche perché la maggioranza dei possibili cassaintegrati erano delegati sindacali. L’estremismo colpi’ il giorno dopo L’ auto blindata di Pier Carniti, Segretario generale CISL che fu letteralmente distrutta e il Sindacalista messo in salvo dal servizio d’ordine del PCI. Partito che volle comprare l’auto. Diciamola in questo modo: si sentiva in colpa perché sapeva che alcuni dei suoi c’entravano.  Addirittura Giuliano Ferrara pare sia stato visto tirare pietre. L’estremismo colpiva anche un cosiddetto riformista convinto con il romano Ferrara. Anni dopo lascio’ Torino ed il Pci abbracciando il Craxismo e  dimostrando che le vie del Signore sono infinite. Indubbiamente quell’Ottobre di 40 anni fa cambio’ la Storia di Torino, d‘Italia e dell’industria a Torino e in Italia. Eravamo al settimo cielo il sabato con la manifestazione dei giovani spazzata via da quella del lunedì dei capi. Parafrasando un film di Robert De Niro Domenica a messa e lunedì all’inferno. Per Torino comincio’ il lungo declino che ha portato la Fiat a non esserci più. Con l‘attuale situazione di un preoccupante oblio.
Sicuramente è troppo presto per sperare di avere una memoria condivisa. Una cosa è certa, almeno per ora  la nostra città trova in questo oblio il dramma di non essere riuscita ad essere diversa da quella che è  stata. Quando ci si oppone, non capendoli, soprattutto non volendoli capire questi cambiamenti, si arriva a questo punto di oblio.

Patrizio Tosetto

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