Benvenuti nel nascondiglio di Carsico

Prendete il live di “Chelsea Hotel n2” di Leonard Cohen. I 3 minuti antecedenti l’inizio della canzone sono il fluire della sua voce calda e buia, bassa e profonda. Beh, quando Carsico mi saluta da dietro i suoi occhi piccoli e timidi, mi vengono in mente immediatamente quei 3 minuti.

Un suadente miscuglio sonoro tra le voci di Leonard Cohen e Barry White. “no, Barry White no, che fa subito Natale. Preferirei Eddie Vedder.” Scherza Francesco Cavecchi, in arte Carsico.

M “Quando ti sei accorto di avere la voce che hai?”

F “E’ stato faticoso lavorare sulla mia voce perchè ha un suono molto grave e io per indole l’ho sempre tenuta un po chiusa, nascosta, in gola. Poi un giorno una persona cara mi ha detto che i cavalli di razza vanno lasciati correre

M “il tuo ultimo album si chiama Carsico. E’ un nome curioso”

F “Carsico nasce due anni fa, dalla consapevolezza che il nome che era stato scelto per il disco dalla persona con la quale ho scritto il disco, Anna Barbero, era in verità espressione di una mia condizione generale. E’ un disco che ci ha messo tanto a venire fuori, perchè io per primo ci ho messo tanto a venire fuori”

M “Dietro ad ogni artista c’è sempre una musa. Chi è Anna?”

F “Non una musa, una compagna d’intenti. Anna è un’eccellente pianista e una donna di grande cultura. Alcune canzoni dell’album sono state scritte interamente da lei, tutti i pezzi sono stati da lei riarrangiati. Questo album è figlio d’entrambi. In un altro spazio e in un altro tempo saremmo stati qualcosa di altro, ma il destino ha voluto donarci la musica e ce ne siamo presi cura come abbiamo potuto”

M “di cosa parla Carsico?”

F “Tutto il disco è attraversato da una tensione: la compresione di sè e di sè rispetto all’altro. Carsico raccoglie brani distanti tra loro nel tempo, dunque brani che raccontano di stagioni lontane, come nell’ombra e al contempo di stagioni che ancora lasciano qualche traccia nel presente, come non sai. E’ un album carico di negazione: in molti titoli è presente l’avverbio non.”

M “Il tuo pezzo preferito?”

F “Non è per te. Un altro non. Mio malgrado avevo cercato di esorcizzare la fine scrivendo un pezzo sulla fine, e invece la fine è arrivata”

M “gira voce tu stia scrivendo un nuovo album”

F “Ebbene si. Dopo una grande sofferenza affettiva ci si emancipa da quel nucleo di dolore per abbracciare una porzione di mondo e di sentimento molto più grande. Ho cominciato ad affacciarmi ad una realtà molto più ampia di quella che non fosse solo il mio cortile sentimentale. Devo ringraziare Manuel Volpe che sta arrangiando questo disco, che ha creduto in me un po come lo aveva fatto Anna.”

M “quali differenze troveremo nel nuovo album, rispetto a Carsico? Carsico album e Carsico persona, intendo”

F “Nei testi vi è un respiro più ampio: parlo del difficile rapporto tra un padre e un figlio, all’amore per il primo cane stretto tra le braccia. C’è una maggiore consapevolezza non della propria forza quanto dei propri limiti. E poi la voce, la mia voce ora è più contundente. Stiamo cercando un nuovo editore, crediamo tanto in questo disco. Abbiamo interrotto le date dei live proprio per concentrare tutte le nostre forze su questa nuova scommessa”

M “regalaci un messaggio”

F “Seguite le piccole cose. Seguite quelli che non hanno un nome ma che sanno credere in un’idea”

.

Quello di Francesco è un nascondiglio con il tappetino di benvenuto sull’uscio, per chi ha capito oramai dove cercare: sono gli angoli bui a custodire il meglio delle persone. Come un piccolo fiore delicato, in un mondo di abeti grigi altissimi.

 

Martina Calissano

 

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