Quel giorno sul treno al rientro dal funerale di Guido Rossa

in POLITICA
“Compagno Guido Rossa te lo giuriamo, ogni terrorista lo denunciamo”. Per questo è stato ucciso. E’ stato ucciso per la denuncia di un terrorista rosso. Pioveva il giorno dei funerali. Pioveva a dirotto. Il cielo si toccava con la terra ed in pieno giorno era tutto buio.Tutto era amplificato. Angoscia, dolore, pianti e soprattutto rabbia. Rabbia per ‘l assassinio di un compagno, rabbia perché chi l’ aveva ammazzato diceva di essere un compagno. Sicuramente la notizia della sua morte fu un fulmine. Ma ci sconvolse. Alcuni non ne furono stupiti. Da alcuni anni nel triangolo industriale ed in particolare nelle fabbriche non si contavano morti e feriti Terrorismo rosso. Non accettavano ciò che si considerava un ossimoro. Rosso come colore politico era l’antitesi di terrorismo. Dopo l’omicidio del compagno non ci furono più dubbi. Gli assassini erano tra di noi. A Genova veniva giù il mondo. La pioggia compattava tutto e tutti. La rabbia di Luciano Lama e di Sandro Pertini, il Presidente partigiano, il primo partigiano d’Italia. Poi la granitica classe operaia genovese, gli operai dell’Italsider che si chiedevano dove avevano sbagliato, sapendo che Guido Rossa era stato lasciato solo in questa sua denuncia dei terroristi. Ed i camalli del Porto che sfilavano con i giubbotti di pelle. Era dal 1960 contro il governo Tambroni che non succedeva. Riprendemmo il treno per tornare a Torino. Qualcosa comunque non quadrava.  La verità compiuta avrebbe fugato i dubbi. Primo: non fu Guido Rossa che vide. Ma fu Guido Rossa che ebbe il coraggio di denunciare. Secondo: lo Stato non garantì un servizio di protezione. Ma ben più grave non lo garantì il Partito Comunista così come il sindacato.  Guido Rossa fu lasciato solo. Dura ammetterlo, ma la verità è rivoluzionaria. L’ assassinio aveva tragicamente determinato la svolta totale nella lotta al terrorismo rosso. Sempre sul treno di ritorno pensavo che la strada era ancora in salita. Da lì a mesi successivi ecco Dino Sanlorenzo presidente del consiglio regionale del Piemonte. Era anche Presidente del comitato antifascista. Effervescente e combattivo propose un questionario contro il fenomeno del terrorismo. Aderirono tutti ma una domanda che chiedeva se si era a conoscenza di fatti delittuosi scatenò la discussione.Chi accusava di voler incentivare la delazione. Chi è contro lo Stato è contro le Br. Addirittura ci fu chi (giovane comunista) propose di mettere ai voti questa proposta: ristampare il questionario togliendo la domanda. Non si votò perché l’imbarazzo prevalse. Anni dopo il Procuratore capo Giancarlo Caselli affermò che grazie a 54 di quelle anonime risposte si arrestarono numerosi terroristi rossi.Non c’era niente da fare. La sconfitta del terrorismo è avvenuta per il 50% con la politica e per il restante con la giustizia e la legge.Il terrorismo rosso non minava il sistema capitalistico ma minava il sistema democratico. Ed è triste che dopo 40 anni qualcuno che si dice della vera sinistra non l’abbia ancora capito.
Patrizio Tosetto