Profondo rosso a teatro, Morano: "E' un modello sbagliato"

regio 2morano1“Per la cultura, bisogna pensare oggi a un modello fondato maggiormente sul sostegno privato, visto che il pubblico non è più in grado di finanziare questo settore così come altri, inclusi servizi di base come la manutenzione stradale. Il sostegno del settore pubblico al sistema cultura va ripensato e razionalizzato in profondità”

 

L’ “outing” del Teatro Regio e dello Stabile, che hanno tirato fuori il classico sassolino dalla scarpa, sta scatenando il dibattito sulla gestione finanziaria delle istituzioni teatrali torinesi. Le due importanti realtà culturali subalpine, a dire il vero, non hanno detto nulla di nuovo: si sa che i conti sono disastrosi e che i pagamenti da parte di Regione e Comune sono in perenne ritardo. Ma il fatto che Regio e Stabile abbiano contemporaneamente riportato il problema all’attenzione dei media è significativo. Abbiamo ricevuto l’opinione del notaio Alberto Morano, probabile candidato alla carica di sindaco (del centrodestra?) alle prossime elezioni comunali.

 

“Si tratta dell’ennesima riprova che il modello è sbagliato – afferma Morano – .E’ illusorio credere o far credere che le attività culturali, finanziate dal pubblico, possano essere esenti da un profondo ripensamento e riqualificazione della spesa, operazione questa che è stata affrontata da ogni famiglia, ogni azienda italiana, e anche nei settori più consapevoli della pubblica amministrazione”.

 

E continua: “Per la cultura, bisogna pensare oggi a un modello fondato maggiormente sul sostegno privato, visto che il pubblico non è più in grado di finanziare questo settore così come altri, inclusi servizi di base come la manutenzione stradale. Il sostegno del settore pubblico al sistema cultura va ripensato e razionalizzato in profondità”.

 

Conclude Morano: “Il modello di oggi è insostenibile già nel presente per via di costi ridondanti e di sovrapposizioni ingiustificate: non ha senso, per esempio che solo sul teatro di prosa, siano attivi ben cinque soggetti cui partecipano come soci istituzionali (con impegni sistematici di finanziamento cui non riescono a far fronte) la Città di Torino e la Regione Piemonte”.

 

 

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