STORIA- Pagina 136

Libri, giardini e architettura nell’agenda della Fondazione Torino Musei

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APPUNTAMENTI  25 giugno – 1 luglio 2021

 

VENERDI 25 GIUGNO

 

Venerdì 25 giugno ore 16.30 – 17.30

LIBRI E GIARDINI

Palazzo Madama – appuntamento nel Giardino Botanico Medievale

Un pomeriggio, in compagnia del curatore botanico Edoardo Santoro, con una cesta da cui pescare a sorpresa alcuni libri scritti da famosi giardinieri o giardiniere, intellettuali, personaggi dello spettacolo, che mettono le mani in terra e raccontano esperienze di giardinaggio, piante curiose o avventurosi viaggi botanici.

Costo: € 4 (max 10 persone)

Info: il giardino è visitabile con un biglietto dedicato (5€, gratuito Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card) oppure con il biglietto di ingresso al museo.

Prenotazioni: madamadidattica@fondazionetorinomusei.it

 

Prossimi appuntamenti:

venerdì 30 luglio ore 16.30 – 17.30

venerdì 27 agosto ore 16.30 – 17.30

Venerdì 25 giugno ore 21

L’ARCHITETTURA DEL TEMPO

Palazzo Madama – visita online nell’ambito del progetto Connessioni d’arte

L’architettura di Palazzo Madama si presenta ai nostri occhi attraverso un accostamento di anime diverse: romana, medievale e barocca. La visita guidata on line condurrà i visitatori alla scoperta di questo magnifico edificio, attraverso fotografie e video riprese che permettono di poter entrare anche in luoghi difficilmente accessibili al pubblico. Un viaggio esplorativo, guidati da chi normalmente accompagna in presenza i visitatori in museo, che partirà dagli scavi archeologici per arrivare fino alle torri medievali, da dove si potrà godere di una magnifica vista panoramica sulla città di Torino. Si proseguirà nel percorso salendo uno degli scaloni più affascinanti d’Europa, realizzato dall’architetto Filippo Juvarra, fino all’entrata nelle sale barocche, un tempo abitate dalle Madame reali Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

Info e prenotazioni: visita guidata on-line 8€ intero; ridotto 7€ (possessori di Abbonamento Musei).

Prenotazioni al numero 011 5211788 oppure scrivendo a info@arteintorino.com ; a seguito della prenotazione saranno inviati dettagli ed estremi bancari per effettuare il pagamento con bonifico oppure sarà possibile effettuare l’acquisto on-line.

 

 

SABATO 26 GIUGNO

 

Sabato 26 giugno ore 16

UN ARCHITETTO D’ECCEZIONE PER PALAZZO MADAMA: FILIPPO JUVARRA

Palazzo Madama – visita guidata riservata Abbonati Musei

Nell’ambito dell’iniziativa “L’arte con chi ne fa parte”, promossa da Abbonamento Musei, Palazzo Madama propone un percorso guidato alla scoperta della residenza sabauda rinnovata tra Sei e Settecento da Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, duchessa di Savoia e seconda Madama Reale.

Con Maria Giovanna Battista si raccontano l’architettura e l’intervento di Filippo Juvarra a Palazzo Madama: partendo da Sala Senato, realizzata nel 1713 per celebrare il figlio Vittorio Amedeo II divenuto Re di Sicilia, si passa alla chiamata di Juvarra e alle trasformazioni del palazzo per farne una delle attrazioni della nuova capitale del regno: lo scalone e l’iconografia a celebrazione della Madama Reale, la facciata, la veranda sud e la sua decorazione.

Costo: visita guidata € 6

Info e prenotazioni: ingresso gratuito possessori di Abbonamento Musei. Prenotazioni telefonando ad Abbonamento Musei t. 800329329

MERCOLEDI 30 GIUGNO

 

Mercoledì 30 giugno ore 16.30 – 17.30

PASSEGGIATA BOTANICA

Palazzo Madama – visita guidata al Giardino Botanico Medievale

Il curatore botanico Edoardo Santoro, con l’aiuto dei volontari del progetto Senior Civico del Comune di Torino, accompagnerà i visitatori nelle diverse aree del giardino tra rose antiche, officinali mediterranee, medicinali indigene, fiori di campo e piante dimenticate.

Costo: € 4 (max 10 persone)

Info: il giardino è visitabile con un biglietto dedicato (5€, gratuito Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card) oppure con il biglietto di ingresso al museo.

Prenotazioni: madamadidattica@fondazionetorinomusei.it

Prossimi appuntamenti:

mercoledì 7 luglio ore 16.30 – 17.30

mercoledì 4 agosto ore 16.30 – 17.30

Mercoledì 30 giugno ore 21

IL PRIMATO DELL’OPERA. VIAGGIO NELL’ARTE DEL NOVECENTO

GAM – visita online nell’ambito del progetto Connessioni d’arte

La GAM propone un nuovo allestimento della collezione del Novecento storico che permette di restituire centralità all’opera d’arte. Il percorso guidato consente al visitatore di soffermarsi nei diversi ambienti del museo, cogliendo l’aspetto d’insieme delle sale e delle opere, per proseguire con la descrizione di dipinti, sculture e installazioni attraverso video e fotografie esclusive.

L’appuntamento con la guida è un’occasione per ripercorrere la storia dell’arte del Novecento dalle Avanguardie storiche all’Informale, dal New Dada e Pop Art all’Arte Povera attraverso il tesoro della Città di Torino.

Info e prenotazioni: visita guidata on-line 8€ intero; ridotto 7€ (possessori di Abbonamento Musei).

Prenotazioni al numero 011 5211788 oppure scrivendo a info@arteintorino.com; a seguito della prenotazione saranno inviati dettagli ed estremi bancari per effettuare il pagamento con bonifico oppure sarà possibile effettuare l’acquisto on-line.

GIOVEDI 1 LUGLIO

 

Giovedì 1 luglio ore 15.30

LA NATURA A ZONZO

Palazzo Madama – attività per famiglie

Un appuntamento per scoprire la natura attraverso le opere del museo e il Giardino Botanico Medievale. Dalle formelle in terracotta, alle decorazioni dei soffitti, dalle sculture lignee alla ricca varietà di piante che crescono nel giardino, un percorso sensoriale e un’attività creativa per stimolare la curiosità dei bambini ed esercitare i cinque sensi, sperimentando diverse tecniche artistiche attraverso la manipolazione di forme, colori e materiali naturali. Si prenderà confidenza con l’elemento TERRA per giocare con le sue tonalità.

Costo: bambini ingresso gratuito + € 7 per l’attività; adulti accompagnatori ingresso con tariffa ridotta

Info e prenotazioni: 011 4429629 madamadidattica@fondazionetorinomusei.it  

Prenotazione obbligatoria.

Theatrum Sabaudiae propone visite guidate in museo

alle collezioni (sabato ore 16; domenica ore 15) 

e alle mostre (giovedì ore 18; venerdì ore 16; domenica ore 16.30)

di Palazzo Madama, GAM e MAO.

Per informazioni e prenotazioni: 011.52.11.788 – prenotazioniftm@arteintorino.com

Polo en plein air, il Polo del ‘900 si apre all’estate

LA CULTURA PRENDE SPAZIO NELL’AREA PEDONALIZZATA DI PIAZZETTA ANTONICELLI: CON LE BIBLIOTECHE CIVICHE TORINESI NASCE LA “POLOTECA”

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Dopo un anno e mezzo il Polo del ‘900 riapre le porte alla cittadinanza con “Polo en plein air“, programmazione estiva 2021 che da giugno a settembre anima gli spazi all’aperto del Polo con iniziative per studenti, bambini, giovani, famiglie nel rispetto delle norme anti-covid.

Oltre agli eventi nel cortile di Palazzo San Daniele in collaborazione con gli Enti partner, nuove attività partono nell’area pedonalizzata di Piazzetta Franco Antonicelli (via del Carmine, angolo corso Valdocco su cui si affaccia il Polo). Uno spazio di dibattito, incontro e svago dalla natura collaborativa in dialogo con il quartiere. Così dalla sinergia con le Biblioteche Civiche Torinesi nasce la “POLOTECA”.

Francesca Leon, Assessora alla Cultura e Maria Lapietra, Assessora ai Trasporti della Città di Torino “Siamo felici di annunciare questa nuova collaborazione tra le Biblioteche Civiche torinesi e il Polo del ‘900: la Poloteca, spazio all’aperto nell’area pedonalizzata di Piazzetta  Antonicelli in cui proporre un calendario congiunto di iniziative per l’estate e offrire  opportunità d’incontro e di arricchimento culturale, di lettura e di studio. Il progetto  vuole rendere sempre più fruibili, più vicini alle persone gli spazi cittadini e i servizi della Città, in un momento in cui è richiesto un grande impegno anche alle istituzioni culturali, per  sostenere la ripresa di Torino e della sua comunità”

 Vittoria PoggioAssessore alla Cultura della Regione Piemonte “Invito i giovani e gli educatori a prendere visione delle attività in programma poiché sono certa che troveranno l’ispirazione per nuovi interessi ed una nuova opportunità di assaporare la cultura da una prospettiva suggestiva custodita nel cuore di Torino.”

“La nostra Fondazione, nell’ambito della Missione Favorire Partecipazione attiva, opera  per favorire  la nascita di un nuovo spirito di condivisione con cui ripensare gli spazi culturali e civici, interpretandoli in una nuova prospettiva che li renda più inclusivi e coinvolgenti. Il Polo del 900 è riuscito anche durante i mesi di chiusura a trovare il modo di restare in contatto e coinvolgere i cittadini – dichiara Matteo Bagnasco, responsabile dell’Obiettivo Cultura della Fondazione Compagnia di San Paolo -. Siamo lieti che ora la sua attività riparta con un ricco programma estivo ed ancor più che possa sperimentare la pedonalizzazione della piazza antistante l’edificio: un passo in avanti del Polo perché sia percepito anche come un riferimento per la città e per il quartiere. Le sinergie di prossimità possibili sono moltissime, anche nell’uso di questo spazio pubblico da parte delle altre istituzioni culturali (Biblioteca Civica Centrale e Archivio Storico in via Piave, ma anche importanti per la Compagnia come il CCA e gli Artigianelli). Siamo convinti che quando la cultura esce dagli spazi convenzionali per invadere la città ed andare incontro ai cittadini allora veramente diventi motore per costruire una nuova cittadinanza attiva”.

Secondo Sergio Soave, presiedente del Polo del ‘900 “Il coraggioso tentativo dell’Amministrazione comunale di rendere pedonale ed abitabile la piazzetta Antonicelli, rappresenta un’ulteriore affascinante sfida per il Polo del’900: quella di collegare allo sviluppo e all’identità del quartiere un’attività culturale che non vuole sentirsi separata dalla vita della comunità su cui insistono le fascinose strutture architettoniche che lo ospitano. E speriamo davvero che ciò possa costituire una forte ripartenza, dopo la segregazione di un anno e mezzo di pandemia, in cui il contatto personale e pienamente umano è stato così fortemente mortificato”.

Alessandro Bollodirettore del Polo del ‘900 aggiunge “Con la pedonalizzazione di piazzetta Antonicelli si restituisce ai cittadini uno spazio urbano dove poter svolgere le più svariate attività quotidiane e culturali all’aperto, direttamente in strada, dopo tanti mesi di chiusura. La natura collaborativa di questa nuova area è una delle componenti essenziali, siamo in dialogo con le Biblioteche civiche, i commercianti del quartiere e le tante altre realtà che ruotano attorno al Polo per tornare a vivere gli spazi, per fare cultura, per tornare assieme perché è questo che la cultura deve fare. In parallelo, con i 26 enti partner proponiamo un ricco calendario di eventi al Polo e sul territorio”.

Massimo Guerrini, presidente della Circoscrizione 1 di Torino Centro-Crocetta “Abbiamo sostenuto la proposta di pedonalizzazione, pur consapevoli di alcune criticità circa la modifica della viabilità, perché vogliamo scommettere sulle potenzialità di questo nuovo spazio aperto, così suggestivo, offerto al quartiere. La pandemia ha disvelato la fragilità dei luoghi chiusi e la difficoltà a riconvertire altrimenti il nostro innato bisogno di socialità. Intendiamo sostenere le progettualità a cui il Polo, la rete delle Biblioteche civiche torinesi e gli altri attori del territorio stanno lavorando in queste settimane nella convinzione che Piazzetta Antonicelli possa diventare un esempio per l’interazione di proposte diversificate rivolte al Borgo juvarriano e ai suoi dintorni e occasione per sperimentare forme di aggregazione anche spontanea, unico antidoto efficace a solitudine, degrado e insicurezza”.

LA POLOTECA è un programma di iniziative e un luogo da abitare che dal lunedì al venerdì propone sotto i portici di Palazzo San Celso un’area attrezzata con 32 postazioni studio. Ogni martedì, invece, aiuto compiti (ore 9.30 – 12.30) per ragazzi dai 9 ai 13 anni in collaborazione con i volontari Senior civici e dell’Associazione A.M.E.C.E.. A implementare il servizio compiti la Portineria di comunità di Piazza della Repubblica in trasferta al Polo il mercoledì pomeriggio (ore 16 -18). Ai servizi si aggiunge un help desk di professionisti a partire da consulenze gratuite con un notaio e un punto prestito con una selezione di libri della Sala Lettura del Polo. Dopo gli incontri a distanza durante la pandemia, i gruppi di lettura tornano dal vivo nell’aria pedonalizzata ribattezzati “Gruppi di lettura in piazza”. Altro format “Gli incontri con gli editori torinesi” che nel prossimo incontro ospita l’autore Massimo Novelli con il libro “Ho molto desiderato la felicità. Storie avventurose e romantiche dei rivoluzionari del 1821, in collaborazione con Graphot Editore (23 giugno, ore 18). In programma anche reading per bambini. Da martedì 22 giugno ore 10.30, lettura dei libri finalisti del Premio Nati per Leggere, con possibilità di votare i libri preferiti e assistere alla premiazione durante la prossima edizione del Salone Internazionale del Libro. Info e prenotazioni a biblioteche.prenotazioneattivita@comune.torino.it

LA BELLA STAGIONE

Incontri per ragazzi e bambini anche con la BELLA STAGIONE, programma della Fondazione Compagnia di San Paolo in rete con molte altre realtà del territorio, fino al 30 settembre. Nel programma le letture performative di Bombetta Book rivolte ai centri estivi sui temi cari al Polo: coraggio, abbattimento di muri e pregiudizi, cittadinanza attiva, dal 30 giugno su prenotazione. Le attività di reading per bambini continuano con L’estate dei diritti per parlare di legalità con i libri della Biblioteca della Legalità e con le Biblioteche Civiche torinesi.

 

BOOKSTOP

Altro pilastro della POLOTECA è il ciclo BOOKSTOP realizzato dagli archivisti e dai bibliotecari del Polo. Protagonisti i libri delle biblioteche del Polo, fonte di riflessione e spunti per incontri e momenti informali sui temi della contemporaneità. Prossimo incontro 22 giugno ore 18.30 con Vittoria Vitaloni, oordinatore e Consigliere Associazione GEOS Onlus e il libro The book of joy, raccolta di pensieri di personaggi contemporanei, imprenditori, medici, educatori intorno alla domanda Chi sei tu per me? Che cosa desidero io per te?. A luglio, invece, “La fiabe alle porte del ‘900. Da Calvino a Yeats fino all’alba della censura” con lo scrittore Paolo Battistel in dialogo con Laura Pompeo, Assessore alla Cultura del Comune di Moncalieri

 

LE ATTIVITÀ CON IL QUARTIERE E LA CIRCOSCRIZIONE

Durante i fine settimana tra luglio e settembre saranno diverse le attività realizzate dal quartiere, dalle associazioni dei commercianti e dalla Circoscrizione I di natura culturale e ricreativa. Dai tornei di giochi da tavola, incontri sul benessere fisico, presentazione di libri, yoga, orienteering per famiglie nel Borgo Juvarriano a workhop e laboratori come quello del 3 luglio sulla Street Art alle 14 . La collaborazione con il Liceo Passoni, invece, porta al Polo i migliori elaborati grafici della maturità sui temi dell’ambiente e dei diritti dove saranno esposti per abbellire il cantiere e la piazza.

 

INIZIATIVE IN CORTILE E SUL TERRITORIO

Le attività di programmazione culturale realizzate dagli enti del Polo non si fermano qui, anzi, in estate si arriverà al momento clou dei principali progetti integrati 2021 della stagione di “Dove portano i venti” – con molte iniziative nel cortile di San Daniele. A partire da stasera 21 giugno un doppio appuntamento che conclude il progetto Donne, Genere, Generazioni con la maratona di lettura “Il ‘900 delle donne” (ore 18.30) accompagnata da liveset elettronica e violoncello dei Salgari Records e alle 21 spettacolo teatrale “La storia siamo noi. Il lavoro delle donne attraverso una genealogia al Femminile”. A luglio, invece, inaugura il progetto Avere vent’anni in… Turchia, Siria, Libano, Balcani, Egitto con laboratori di lettura e rassegne cinematografiche, entrando nel vivo con la prima giornata dedicata ai Balcani il 10 luglio. Anche con Sfide Sconfinate film, aperitivi, incontri tra sport, storia e attualità. Continua la rassegna i Venti dell’ambiente dedicata alle sfide ambientali con la proiezione del film Plastic China (6 luglio ore 21) mentre il Dirittibus comincia il suo rodaggio dal 22 giugno e parte in giro per le circoscrizioni con il Museo Diffuso della Resistenza che intanto apre la stagione espositiva con Identità Interstiziali, mostra personale dell’artista Claudia Virginia Vitari che dal 2014 si occupa di migrazione, rifugiati e richiedenti asilo (fino al 29 agosto da martedì a domenica ore 10-18 presso la Galleria delle Immagini del Polo). In cortile tante altre attività con partner esterni come il Festival Pirandello a luglio, CinemAmbienteFestival delle MigrazioniFestival delle Colline Torinesi e molto altro.

Piazza Antonicelli e le sue attività all’aperto si completano con Spes1970 caffetteria del Polo del ‘900 con un nuovo dehors nella piazzetta pedonalizzata, un bar e un progetto sociale che opera in ambito educativo, formativo e orientativo di persone in situazione di fragilità sociale con l’impresa sociale torinese EduCARE. Intanto parte una nuova partnership tra Polo del ‘900 e Gelati PEPINO 1884, tra tradizione e innovazione Pepino prende il suo gelato più iconico il Pinguino alla crema e a distanza di oltre 80 anni propone una limited edition con pack appositamente ideato per il centro culturale torinese.

Il calendario di “Polo en Plein air” continua ad arricchirsi. Il programma è consultabile al sito www.polodel900.it

San Giovanni al Museo del Risorgimento

Apertura gratuita e straordinaria fino alle ore 19, visita guidata tematica e corteo di carrozze storiche per le vie di Torino 

Anche il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano ha risposto all’invito della Città di Torino che trasformerà la Festa del Santo Patrono, San Giovanni Battista, in un grande festa animata da attività culturali diffuse in tutta la città. Giovedì 24 giugno 2021 l’ingresso sarà gratuito (è consigliabile prenotare telefonando al n.0115621147) e l’apertura prolungata straordinariamente fino alle ore 19.

Alle ore 17 verrà proposta la visita guidata tematica “24 giugno 1859: la Battaglia di Solferino e San Martino”. Un percorso nel fragore della battaglia più importante della Seconda Guerra d’Indipendenza,  che si sprigiona dai grandi quadri di Luigi Norfini e Felice Cerruti Bauduc e dalle tempere di Carlo Bossoli, passando attraverso la strategia politica di Camillo Cavour. La visita guidata avrà un costo di 4 euro a persona. Per parteciparvi sarà obbligatorio prenotare telefonando al n.0115621147 entro le ore 17 di mercoledì 23 giugno.

La Festa di San Giovanni  sarà l’occasione per ricordare ancora il 160° Anniversario dell’Unità d’Italia, con l’evento “Il Risorgimento per le vie della Città” organizzato dal Gruppo Italiano Attacchi in collaborazione con il Museo del Risorgimento e i Musei Reali. Un corteo di carrozze storiche con figuranti in costume partirà da Palazzo Reale, si fermerà in piazza Carlo Alberto davanti all’ingresso del Museo del Risorgimento e poi proseguirà fino al Castello del Valentino lungo un percorso che toccherà i luoghi in cui si svolsero le vicende che portarono all’Unità.

Tutte le informazioni sul sito www.museorisorgimentotorino.it

GAM, MAO e Palazzo Madama: San Giovanni al museo

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Per celebrare il Santo Patrono di Torino, i tre musei di FTM propongono ingresso gratuito alle collezioni e apertura straordinaria fino alle 21.

 Un San Giovanni sotto il segno dell’arte: è questa la proposta  per festeggiare il Santo Patrono di Torino.

Nella giornata di  giovedì 24 giugno i tre musei della Fondazione Torino Musei apriranno gratuitamente al pubblico le loro collezioni permanenti e alcune delle mostre in corso con orario prolungato fino alle ore 21: un’occasione imperdibile per tutti gli appassionati d’arte e per chi desidera trascorrere una giornata all’insegna dell’arte nei tre musei civici.

Per consentire al pubblico una visita in completa sicurezza, nel rispetto delle normative anti-Covid, è consigliata ma non obbligatoria la prenotazione al numero 011 5211788 o via mail a ftm@arteintorino.com.

Cosa si può visitare

Alla GAM | Oltre alle opere custodite nella Galleria del Novecento, alla GAM saranno visitabili gratuitamente le mostre Sul principio di contraddizione, una riflessione sulle opere di Francesco Barocco, Riccardo Baruzzi, Luca Bertolo, Flavio Favelli e Diego Perrone, Ancora Luce. Luigi Nervo, dedicata alla figura e all’opera dell’artista torinese, e Alighiero Boetti, terzo appuntamento del ciclo espositivo nato dalla collaborazione tra l’Archivio Storico della Biennale di Venezia e la VideotecaGAM.

La mostra Viaggio controcorrente. Arte italiana 1920-1945 dalle collezioni di Giuseppe Iannaccone, della GAM e dei Musei Reali di Torino sarà accessibile a pagamento con l’acquisto del biglietto della mostra.

Al MAO | Il pubblico potrà ammirare gratuitamente le opere esposte nelle cinque gallerie dedicate a Cina, Giappone, Asia meridionale e Sud-est asiatico, Himalaya e Islam e visitare le esposizioni temporanee China goes urban, mostra multimediale curata dal Politecnico di Torino e Prospekt Photographers dedicata al fenomeno dell’urbanizzazione cinese e globale, Khrisna divino amante, un’esposizione di dipinti religiosi indiani, e TOAsean Design, progetto realizzato in collaborazione con lo IED Torino e CNA.

A PALAZZO MADAMA | Oltre alla collezione permanente con opere databili dall’Alto Medioevo al Barocco, il pubblico avrà gratuitamente accesso alle mostre Ritratti d’oro e d’argento, che presenta una galleria di preziosi busti reliquiario dal Trecento al primo Cinquecento, e La Madonna delle Partorienti dalle Grotte Vaticane, l’affresco di Antoniazzo Romano esposto per la prima volta dopo un lungo e complesso restauro. Compresa nell’ingresso gratuito anche la visita al Giardino botanico medievale, che ospita la ricostruzione di un giardino di tardo Quattrocento, un’oasi verde nel cuore di Torino.

La mostra fotografica World Press Photo Exhibition 2021 sarà visitabile a pagamento con l’acquisto del biglietto.

In occasione della festività, i musei propongono inoltre le visite guidate:

GAM | ore 16: visita guidata alla mostra Sul principio di contraddizione

ore 18Controcorrente. L’arte tra le due Guerre – visita guidata alla mostra Viaggio controcorrente.

MAO | ore 16: Viaggio nelle new town cinesi – visita guidata alla mostra China goes urban

ore 18: Appuntamento in Museo – Gallerie dedicate a Cina e Giappone – visita guidata alle collezioni.

PALAZZO MADAMA | ore 16: World Press Photo Exhibition 2021 – visita guidata alla mostra

ore 18: Più di un profeta: la figura di San Giovanni Battista attraverso le collezioni – visita guidata a tema.

Costo della visita guidata: 6€ a partecipante. Prenotazione obbligatoria.

Informazioni e prenotazioni: 011 5211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com

ORARIO DI APERTURA: dalle 10 alle 21.

La biglietteria chiude alle 20. Prenotazione consigliata ma non obbligatoria

al numero 011 5211788 o via mail a ftm@arteintorino.com 

Un gran finale per “Barriera Stories”

Gran finale del primo tour di “Barriera stories” stasera alle ore 19 presso lArena Teatro Monterosa di via Brandizzo 65.

Levento coinvolge gli scrittori che hanno raccontato il quartiere sia nel volume pubblicato da Graphot Editrice e curato da Paolo Morelli e Rocco Pinto, sia nei loro romanzi: Paola Cereda, Margherita Oggero, Enrico Pandiani, Massimo Tallone e Dario Voltolini.

Continua, intanto, “Porta Palazzo stories”, che proseguirà fino al 30 giugno. Chiunque potrà partecipare inviando un contributo (al massimo 5000 battute spazi inclusi), meglio se corredato da unimmagine di proprietà dellautore, allindirizzo email: pontidiparole.to@gmail.com con oggetto Porta Palazzo stories”.

Con il volume nasce ufficialmente la collana Stories, dedicata al racconto collettivo dei quartieri cittadini e partita con “Borgo Rossini stories”. In questo secondo volume sono presenti 61 racconti per 62 autori diversi.

Le scuole e le botteghe storiche sono le coordinate di un reticolo di relazioni che tocca chiese, cinema, campi sportivi. Barriera di Milano è una realtà complessa, piena di sfumature incorniciate dai racconti di chi lha conosciuta. Parlare del quartiere risveglia e rafforza legami antichi: ci sono storie di politica e commercio, integrazione e cultura. Messe insieme, restituiscono limmagine ricca e variegata di una zona che è un pezzo di storia di Torino. Ci sono scrittori, artisti, organizzatori culturali, amministratori locali e volti importanti del tessuto sociale di Barriera. Ma soprattutto abitanti, ex abitanti o frequentatori del quartiere.

Gli autori: Lorenza Actis Foglizzo, Giuliana Alliaud, Beppe Beraudo, Andrea Biagiolini, Ettore Bianco, Claudio Bondioli, Alberto Bozzolan, Daniela Braidotti, Rita Bufano, Paola Busso, Alessandro Cagno, Marisa Calcio Gaudino, Daniela Calvo, Davide Cattaneo, Paola Cereda, Nadia Conticelli, Ermanno Cottini, Sandra Cerruti, Daniela De Prosperis, Nunzia Del Vento, Roberto Ferraris, Riccardo Franco, Davide Gambaretto, Massimo Garbi, Valter Gerbi, Biagio Irene, Numinato Dario Licari, Francesco Lombardi, Andrea Lupi, Anna Rosa Marengo, Isabella Martelli, Roberto Martin, Erika Mattarella, Gianfranco Moine, Paolo Morelli, Orges Musabelliu, Margherita Oggero, Giovanni Oteri, Marco Paganin, Enrico Pandiani, Michela Pini, Rocco Pinto, Margherita Prota, Marco Ranieri, Valentina e

Carlo Rosso, Carla Sacchetto, Simone Schiavi, Giuseppe Sciortino, Cristina Talarico, Massimo Tallone, Antonio Tarallo, Nadia Tecchiati, Anna Tolomeo, Laura Tori, Vincenzo Torraco, Patrizio Tosetto, Maurizio Tropeano, Beppe Turletti, Marta Vercillo, Giuliano Vergnasco, Dario Voltolini.

Associazione Ponti di parole

Nasce a Torino nel 2021 da unidea di Rocco Pinto e Paolo Morelli. Ne fanno parte i due ideatori, con Rocco Pinto nelle vesti di presidente, e il libraio Claudio Aicardi. “Ponti di parole” promuove il progetto Stories, che ha lobiettivo di raccontare i quartieri e le città attraverso le voci degli abitanti o dei frequentatori, con lintento di ricostruire una memoria collettiva e condivisa. L’associazione organizza iniziative sul territorio insieme ad altre realtà culturali, per promuovere la lettura, la scrittura, la memoria e il senso di comunità.

 

La storia della ricca famiglia di Luzzogno

Il nuovo studio di Armano Luigi Gozzano si  concentra sulla araldica e sul cognome della ricca famiglia di Luzzogno che incredibilmente seppe crearsi una posizione sociale di rilievo e potere economico durante la seconda guerra del Monferrato (1628-1631),che le permise di assumere e fregiarsi di uno stemma come segno distintivo verso il riconoscimento nobiliare.

La loro immagine é stata analizzata con gli stemmi dei palazzi Gozzani di Casale Monferrato, castello Gozzani di San Giorgio Monferrato,Cabreo di Giovanni Gozano del 1663, archivio della Slovenia del 1817, Stemmario della Valle Strona del 1995 del nobile Maurizio Bettoja.Questa importante famiglia era già qualificata nel 1500 come  “Dominus” sul Fondo Notai del Monferrato,
“Gran Signore” nel 1600 sui registri di Cereseto Monferrato, “Nobilissima e Illustre” nel 1600 da Don Felice Piana su “La Valstrona e Luzzogno” di Don Celso de Giuli del 1959. Queste qualifiche venivano attribuite ai ceti dominanti,i quali potevano permettersi di costruire palazzi eleganti,chiese con altari propri, cappelle votive con banchi di preghiera in giuspatronato.Lo stemma primordiale di questa casata é visibile sul ritratto di San  Carlo Borromeo,di autore sconosciuto,nella  chiesa sussidiaria di Santa Marta di Luzzogno,di fronte alla loro casa risalente al 1500.
In parte coperto dalla cornice, rappresenta un’arma avente come elemento parlante il gozzo pronunciato di giovane bianco alludendo al nome della famiglia,con giglio d’argento e fascia scaccata obliqua.La prima variante avviene sullo stemma feudale della  Valle Strona,dove la testa di giovane bianco viene sostituita dalla testa di giovane negro, più elegante e aristocratica con benda sulla fronte senza fascia scaccata.Lo stemma di  Varallo viene arricchito dalla fascia scaccata   trasversale, riprodotto anche su un piatto di  Savona della Pinacoteca di Varallo, proprietà del Conte Carlo Dal Pozzo.
L’enorme patrimonio definito il più grande di sempre del Monferrato fu accumulato dall’ intraprendente Giovanni Gozano detto il giovane (1594-1676), negoziante di ferrame,
argento,armi e armature per gli eserciti,in  società con il cugino Giovanni Gozano detto il vecchio nella loro bottega di Casale Monferrato, utilizzando come magazzino una
ex caserma militare.Durante la guerra di  successione di Carlo Nevers al Ducato di  Mantova e del Monferrato ebbe una idea  geniale:con una rischiosa azione speculativa ritirò a basso costo le monete stampate durante l’assedio spagnolo di Casale, approfittando del fatto che molti civili e  militari francesi , comandati dal maresciallo Toyras,non le accettavano temendo che non
avrebbero avuto più alcun valore.La pace  stipulata a Ratisbona nel 1630 stabilì che  Casale e Pinerolo venissero cedute alla  Spagna,e Giovanni riuscí nel suo intento: riscattò dai francesi il valore nominale delle  monete. Divenuto ricchissimo,acquistò il feudo di San Giorgio Monferrato diventandone Conte,e generò dalla prima moglie la linea di San Giorgio e dalla seconda moglie la linea di Treville.
Sulla  testata del Cabreo da lui commissionato  contenente le prime proprietà monferrine, autentificato dal notaio Nani della Collegiata di Ozzano Monferrato e agente del castello Gozzani di San Giorgio,le inquartature dello stemma sono identiche a quello di Varallo con l’aggiunta di piuma sul capo e fascia sul collo.Sui tanti feudi rappresentati nel suo interno,la sagoma della cornice é sempre diversa.Gli altri due Cabrei del 1748 e del  1767 non sono ancora stati recuperati. Nell’elegante palazzo Treville di Casale edificato tra il 1710 e il 1740 dal Marchese Giovanni Gozzani (1680-1762) lo scudo araldico accorpato a quello della moglie  Lucrezia Gambera é speculare allo stemma di Varallo,come pure quello in marmo posto sul timpano della chiesa di Odalengo Grande
edificata nel 1786 dal nipote Luigi Gaetano.
Lo splendido palazzo San Giorgio di Casale,ora palazzo comunale, edificato nel 1778 dal Marchese Giovanni Battista Gozzani (1727-1791) fu arricchito da numerosi stemmi di diversa natura. Nell’androne principale lo stemma con teste contrapposte di giovani bianchi senza fascia scaccata con benda sugli occhi e orecchino  é simile a quello in marmo di Palazzo Madama di Torino, che molto probabilmente proviene dal palazzo Gozzani San Giorgio di Torino situato tra via Bogino e via Gioda da lui stesso edificato dove ospitó nel 1769  l’Imperatore Giuseppe secondo, ma con fascia scaccata trasversale, benda sulla fronte e senza orecchino. Sullo scalone d’onore lo stemma in legno con testa di moro singola reca la benda sugli occhi e orecchino, ma sul caminetto in marmo giallo di Verona nell’ufficio della segreteria del Sindaco é incastonata la testa di moro singola in marmo bruno di Levanto con benda sulla fronte senza orecchino. Invece nell’ufficio protocollo lo stemma in gesso di Varallo con il galero e cordoni laterali con fiocchi di nappe appartiene al Vescovo di  Acqui Marchese Carlo Antonio Gozano  (1641-1721) della linea di Treville, figlio di Giovanni il giovane, morto 60 anni prima della costruzione di questo palazzo, con benda sugli occhi, fascia sul collo e orecchino. Ad Acqui i suoi stemmi sulla porta di ingresso del Duomo suddivisi in tre pannelli in legno applicati a pastiglia e sul monumento funebre al suo interno recano la sola benda sugli occhi, ma sui suoi primi  Sinodi del 1679 é raffigurato con due teste di giovani bianchi con fascia sulla fronte e orecchino.
Numerosi e di diversa natura gli stemmi di Varallo presenti nel misterioso castello Gozzani di San Giorgio risalente all’ anno mille: mosaico in pietra, marmo, ferro, dipinti su gesso e con le stesse  varianti del loro palazzo di Casale. Nel salone d’onore i colori  della fascia scaccata sono sempre diversi: oro-rosso, rosso-nero, e giallo-nero sul feudo di San Giorgio dell’antico Cabreo.La testa di moro é in ogni caso sempre rappresentata con benda sulla fronte o sugli occhi.
Il diploma di nobiltà austriaco concesso a Vienna in data 29-12-1817 dal Kaiser Franz primo e ratificato il 28-10-1845 dall’Alta  Segreteria di Stato Affari Esteri di Torino dei Reali di Savoia contiene il bellissimo stemma rappresentato sull’immagine di testata della linea austriaca Gozani di San Giorgio, emerso da poco nell’archivio provinciale di  Maribor (Slovenia). Sostituisce quello provvisorio manoscritto del 13-5-1817 di casa Gozani in Germania,ed entrambi raffigurano lo stemma feudale della Valle Strona senza fascia scaccata ma con l’inserimento dell’ orecchino.In Monferrato si  narra che il blasonatore ducale dei Gonzaga aveva penalizzato lo stemma dei Gozzani con il giglio a ricordo del favoritismo francese ,con benda sugli occhi e orecchino  a causa della loro bassa origine.Si racconta anche che il blasonatore in seconda della Corona dei Savoia fu interpellato dal Conte Sordi di Torcello, cognato dei Gozzani,per  modificare queste immagini di bassa nobiltà, ma in effetti queste sporadiche varianti sono state inserite 150 anni dopo le rappresentazioni emerse nella Valle Strona.
Gli edificatori dei palazzi di Casale conoscevano molto bene gli stemmi della loro vallata di origine,e Francesco Bernardino ultimo della famiglia ad emigrare da Luzzogno in Monferrato utilizzava lo stemma dei cugini Marchesi di San Giorgio, visibile  sul banco di preghiera ben conservato nel nostro Duomo cittadino.Il Marchese Felice Carlo della linea austriaca,ultimo proprietario del castello di San Giorgio,era sicuramente a conoscenza del loro stemma conferito dal  Kaiser Franz primo al nonno Felice Pio Venanzio emigrato da Casale in Slovenia,e non aveva modificato e unificato gli stemmi esistenti nel suo castello e nel suo palazzo San Giorgio. Anche Antonio Manno nel suo  importante Blasonario Subalpino attribuisce erroneamente lo stemma a colori del castello di San Giorgio alla linea austriaca dei Gozzani,non essendo a conoscenza della loro antica origine araldica.Ogni membro della famiglia assumeva in libera adozione uno stemma personale  identificativo delle varie proprietà nel tempo.Solo in alcuni casi particolari il blasonatore Reale concedeva lo stemma araldico.In altri casi si trattava solamente di un errore dell’artista a cui
 era stato commissionato il lavoro.
Stessa sorte subita dal loro cognome:sui registri del 1600 in tutte le  località di residenza in Piemonte era scritto Gozano.In seguito si trasforma in Gozani o
Gozzani (genitivo),Gozzanus ( nominativo), Gozzanum (accusativo) e in via definitiva in  Gozzano (dativo o ablativo).Nello Stato Civile di Casale i diversi esponenti della linea di San Giorgio e della linea di Treville risultano registrati sia come Gozani e sia come Gozzani anche nel primo novecento.L’ ultimo decesso della aristocratica famiglia fu della Marchesa di San Giorgio Cesarina Teresa
Rosa Gozani, avvenuto a Torino il 27-12-1946 e portata a Casale il 29-12-1946,ultima  intestataria del sepolcreto casalese ceduto alla famiglia Acuti al momento della morte come da suo testamento notarile. Il cognome Gozani appartenente all’ultimo Marchese vivente della linea austriaca e ai suoi discendenti in Germania e negli USA non ha subito variazioni dal 1817 ad oggi.
Giuliana Romano Bussola

Visite guidate al castello di Marchierù

Domenica 27 giugno riprendono gli appuntamenti previsti dal Calendario 2021 con l’apertura di cancelli e portoni di castelli, palazzi ed antiche ville private normalmente non aperti al pubblico, aderenti all ’ Itinerario Dimore Storiche del Pinerolese, officiato dall’ ADSI ( Associazione Dimore Storiche Italiane) ed inserito nel circuito “Castelli e Dimore Storiche 2021” di TurismoTorino e Provincia

CASTELLO DI MARCHIERU’ ( Villafranca Piemonte  via S.Giovanni 77)
Visite guidate al parco, alla cappella gentilizia, alle scuderie settecentesche ed alle sale ammobiliate del Gli stessi proprietari accompagneranno gli ospiti facendo rivivere la vita dell’epoca con usi e costumi degli appartenenti al loro Casato, da cui discendono dal 1220.
( visite ore 10/11/12*15/16/17 )
Particolari allestimenti saranno predisposti in adesione all’ Anno Internazionale della Frutta e Verdura proclamato dall’ ONU e dalla FAO.
adulti € 8 * bimbi gratis fino a 10 anni* Passport e TorinoPiemontecard € 6
Prenotazione obbligatoria al 3394105153 * segreteria@castellodimarchieru.it
Obbligatoria la mascherina protettiva

 

La nuova vita della nave che sparò i primi colpi della Grande Guerra

E’ diventata un museo la Bodrog ( ora Sava), nave militare di costruzione austro-ungarica che sparò i primi colpi contro le difese serbe nei pressi di Belgrado il 28 luglio 1914, nel corso della prima notte della Grande guerra.

La cannoniera ha una storia lunga e avventurosa. Costruita nei cantieri magiari  nel 1903 e consegnata un anno dopo a Vienna, era un “monitore” – una nave corazzata adatta ad operare lungo i fiumi –  e faceva parte della temibile flottiglia imperiale del Danubio. La Bodrog  fu l’ultima nave, nelle fasi finali della guerra, a ritirarsi verso Budapest ma si arenò su un banco di sabbia a valle della “città bianca”  e, caduta nelle mani dei serbi, venne rinominata Sava, prestando servizio nel nuovo Regno di Jugoslavia. Nel 1941, dopo l’invasione tedesca della “terra degli slavi del sud”, catturata una seconda volta, venne consegnata agli ustascia croati di Ante Pavelić .Terminato il secondo conflitto mondiale servì la Jugoslavia socialista di Tito prima di essere messa a riposo nei primi anni ‘60. Due guerre, un lungo servizio sotto quattro bandiere e poi un lungo oblio, abbandonata e dimenticata. Il relitto della nave, nei giorni del centenario dell’attentato di Sarajevo e dell’inizio di quella che il Papa Benedetto XV definì “l’inutile strage”, giaceva sul Danubio, arenato nella penisola di Ada Huja all’estrema periferia di Belgrado. La cannoniera, lunga sessanta metri e dotata di due motori da 700 cavalli, armata con due cannoni da 120, se ne stava lì ad arrugginire e pareva che nessuno fosse interessato a recuperarla. Una parte dell’opinione pubblica si mobilitò denunciando lo stato disastroso del natante e la cannoniera che nel 1914 batteva bandiera austro-ungarica, dopo un lungo restauro reso possibile dall’intervento della Repubblica di Serbia, è tornata a Belgrado. Oggi è ormeggiata sulle sponde della Sava, in una piccola base della marina militare fluviale. La nave, ribattezzata con il nome di uno dei maggiori affluenti del Danubio (con il quale si congiunge proprio a Belgrado) è tornata all’antica forma, almeno esteriormente: tutta dipinta di bianco con i due cannoncini, la torretta con il timone, il fumaiolo e il nome jugoslavo sulla fiancata. A quasi 120 anni dal varo è stata  trasformata in un museo galleggiante e attende ora i turisti e i curiosi per farsi ammirare e raccontare gli eventi che l’hanno resa famosa.

Marco Travaglini

La Cittadella di Alessandria invasa da piante e rifiuti

Chissà se il cosiddetto “Quarto potere” avrà la forza necessaria per cambiare lo stato delle cose e recuperare come dovrebbe essere fatto uno dei gioielli d’architettura militare più preziosi d’Italia, la Cittadella di Alessandria del Settecento che sta lentamente morendo e scomparendo nell’indifferenza generale.

Per adesso ci vuole davvero un machete per farsi strada nella giungla di piante infestanti che hanno aggredito e coperto in gran parte il forte alessandrino. Nei giorni scorsi sulle colonne del “Corriere della Sera” Gian Antonio Stella scriveva: “Che vergogna, c’è da arrossire davanti alle discariche di immondizia tra i ruderi degli edifici crollati. Alle vagonate di amianto, frigoriferi scassati e rifiuti velenosi abbandonati in un capannone in disuso dalla saracinesca sventrata. Ai resti di libri bruciati buttati qua e là. Alle tegole schiantatesi a terra, alle muraglie di vegetazione dietro le quali puoi solo intuire l’esistenza dei bellissimi bastioni settecenteschi. Agli alberelli che spuntano tra i comignoli. Agli alberi che si sono ingoiati i tetti facendoli crollare..”. Attualmente la Cittadella è affidata al Comune di Alessandria. Da una decina di anni i volontari del Fondo Ambiente Italiano (Fai) se ne prendono cura ma il denaro non basta e nessun ente, nessuna amministrazione sembra disposta a investire del denaro per salvarla. Intanto l’ailanto o albero del Paradiso ne approfitta, la pianta di origine cinese che può raggiungere i 30 metri di altezza, terribilmente infestante, si allunga con estrema rapidità sulle facciate e sui tetti e sta occupando poco alla volta la Cittadella. Nel 1994 la fortificazione, progettata dall’architetto Ignazio Bertola, fatta costruire da Vittorio Amedeo II a partire dal 1728 e considerata un capolavoro di arte militare unico nel suo genere con mura e fossati a forma di stella a sei punte, fu invasa dalle acque del Tanaro durante quella terribile alluvione. Venne abbandonata e oggi è in condizioni pessime per l’assenza di manutenzione. Secondo gli storici la Cittadella è stata nel Settecento uno dei più importanti monumenti europei nell’ambito delle fortezze militari e ancora oggi è un colpo d’occhio notevole per chi la guarda da lontano. Imponente, grandiosa e padrona del territorio circostante, ben lontana da case, cascine e palazzi che almeno in parte la nasconderebbero. Il 10 marzo 1821, in cima ai bastioni della Cittadella, venne innalzata la bandiera tricolore per la prima volta nella storia d’Italia e da qui partirono i primi moti rivoluzionari.
Filippo Re

Torino e i suoi musei. Il Castello di Rivoli

Torino e i suoi musei

Con questa serie di articoli vorrei prendere in esame alcuni musei torinesi, approfondirne le caratteristiche e “viverne” i contenuti attraverso le testimonianze culturali di cui essi stessi sono portatori. Quello che vorrei proporre sono delle passeggiate museali attraverso le sale dei “luoghi delle Muse”, dove l’arte e la storia si raccontano al pubblico attraverso un rapporto diretto con il visitatore, il quale può a sua volta stare al gioco e perdersi in un’atmosfera di conoscenza e di piacere.

1 Museo Egizio
2 Palazzo Reale-Galleria Sabauda
3 Palazzo Madama
4 Storia di Torino-Museo Antichità
5 Museo del Cinema (Mole Antonelliana)
6 GAM
7 Castello di Rivoli
8 MAO
9 Museo Lomboso- antropologia criminale
10 Museo della Juventus

 

7 Il Castello di Rivoli

La collezione di arte contemporanea presente al Castello di Rivoli è sicuramente rivolta agli esperti e ai “dottoroni” della contemporaneità, ma anche ai profani più coraggiosi. A questi prodi consiglio di arrivare a destinazione scarpinando su per la salita –non troppo ripida- che porta fino alla sommità della collina, dove sorge l’ex residenza sabauda e da dove si può godere una splendida vista su Torino. L’edificio, progettato da Juvarra su commissione di Vittorio Amedeo II di Savoia, sorge sulle fondamenta di un castello risalente all’XI secolo.
Nel Seicento, Carlo Emanuele I decise di edificare nel luogo in cui era nato un grande palazzo, il progetto fu seguito da Ascanio Vitozzi e di fatto portato avanti da Carlo di Castellamonte, che però non riuscì a terminare i lavori e lasciò incompleta la parte centrale dell’edificio comprendente l’atrio e gli scaloni d’onore.
All’inizio del XIX secolo la proprietà divenne un onere eccessivo per i Savoia che lo diedero in affitto al Comune di Rivoli, il quale in un secondo momento riuscì ad acquistarlo.
Inizialmente il castello servì da alloggio per le guarnigioni militari e solo nel lontano 1978 l’edificio venne risanato e ristrutturato, e le strutture preesistenti furono messe in relazione con materiali moderni. Nel 1984 il Museo d’Arte Contemporanea Castello di Rivoli apre al pubblico le sue trentotto sale, la cerimonia d’inaugurazione fu affidata alla mostra “Ouverture”, curata dall’allora direttore del Museo Rudi Fuchs, con l’intento di proporre un modello di collezione internazionale articolata tra gli storici ambienti del primo e del secondo piano.
Il mio consiglio, prima di entrare, è proprio quello di riprendere fiato, fare anche una breve passeggiata attorno all’edificio, guardare giù dal muretto che perimetra la collina e il cortile del castello, giocando a riconoscere le vie e i quartieri della città che dall’alto sembra fatta con i “Lego”.

Ci vuole un particolare stato di rilassatezza per accettare che un cavallo appeso sia in effetti un’opera d’arte e non una maldestra citazione de “Il Padrino”.
Purtroppo riconosco che la quotidianità non mi permette di andare a visionare quanto spesso vorrei le esposizioni temporanee presenti a Rivoli, anche se cerco di non perdermene troppe. Tuttavia, nonostante siano passati alcuni anni, la mostra “mia preferita” rimane “MAdRE” (2014), di Sophie Call. Un doppio percorso, unito e contrapposto giocato sul dialogo di due importanti progetti: “Rachel, Monique” e “Voir la mer”. Ricordo ancora vividamente quanto mi avessero colpito quegli schermi giganti su cui erano proiettati i filmati dedicati alle persone di Istanbul che avevano visto il mare per la prima volta. Erano volti emozionati, segnati dall’incredulità, inondati da un sentimento intenso ed ingombrante come l’acqua che stavano scoprendo, nonostante vivessero in una città circondata dal mare. Un mare azzurro-blu, che accomuna e accoglie ma che può anche travolgere e distruggere, un elemento complesso dunque che chiama in causa emozioni e sentimenti contrastanti. L’opera di Sophie Call è delicata e straziante, volta ad indagare temi quali il distacco, la rottura amorosa e l’intimità. Una delle artiste contemporanee che apprezzo di più, una donna coraggiosa che non teme di esporre opere come “Silenzio”, particolare realizzazione costituita da un’edicola in legno contenente una fotografia alla cui base è applicata una targa in metallo con la seguente incisione: ‹‹ Ogni volta che mia madre passava davanti all’Hotel Bristol, si fermava, si faceva il segno della croce e ci pregava di tacere: “Silenzio, diceva, è qui che ho perso la mia verginità” ››. Ma lasciamo il 2014 e torniamo a noi. Una delle peculiarità del Castello di Rivoli sta nello stretto rapporto che gli artisti riescono ad instaurare con il Museo, specificità che non solo permette agli stessi autori di scegliere quali opere esporre, ma ha comportato la realizzazione di grandi installazioni permanenti ideate dagli artisti appositamente per la Residenza. L’attività museale si fonda su quattro concetti cardine: aderenza all’attività museale, rilevanza internazionale, attenzione alle più attuali ricerche e la selezione di “masterpiece” nella produzione di ciascun artista. Le opere della collezione permanente sono collocabili tra gli anni Sessanta fino ai giorni nostri e sono riconducibili all’Arte Povera, (dalla Transavanguardia al Minimal), alla Body Art e alla Land Art, fino alle più recenti tendenze artistiche.

Visitare il Castello di Rivoli significa mettersi in gioco, costringersi ad aprire la mente ad un mondo diverso e purtroppo troppo spesso distante, è un’esperienza totalizzante, che chiama in causa tutti i sensi e costringe i visitatori a cambiare punto di vista, ad ammettere che non si ha sempre ragione. L’arte contemporanea ci sfida apertamente a fare “tabula rasa” e ad ascoltare altre versioni ed opinioni, attraverso la ricerca di significati che non sono mai quello che sembrano.
Tra la moltitudine di artisti spicca lui, “l’appenditore di banane” più incompreso al mondo, nonché uno degli artisti più ricchi e discussi della scena odierna.
Maurizio Cattelan utilizza nelle sue opere un approccio critico che si muove nella direzione dell’avanguardismo novecentesco, corrente artistica sviluppatasi nel XX secolo, nella convinzione che la vita futura possa acquisire un senso immanente e assoluto e successivamente venga messa in crisi dal capitalismo e dal crollo delle ideologie.
Togliamoci subito il dente e proviamo a dire due parole su quest’ultima opera (“Comedian”) che sembra proprio una costosissima presa in giro. Non ci siamo andati lontano in effetti, poiché l’artista voleva proprio provocare, con l’ennesimo gesto ironico, quel meccanismo inarrestabile che senza troppe riflessioni ha subito riconosciuto il titolo di “capolavoro” ad una banana attaccata con un pezzo di scotch. Ci siamo tutti arrabbiati, ma forse perché ci siamo sentiti colpiti nel vivo: l’opinione comune si è irritata, rifugiandosi dietro frasi cliché che riconoscono l’arte solo nei maestri rinascimentali, barocchi ed ottocenteschi, ossia “quando gli artisti sapevano disegnare”. Ma così ci si dimentica che da Duchamp in poi ciò che conta sono l’idea ed il gesto. L’idea dietro “Comedian”? Azzerare tutte le idee, far emergere il vuoto assurto a meccanica indiscussa, riflettere nichilisticamente sulla condizione dell’oggetto artistico, portato al livello di merce consumistica pagata a peso d’oro secondo quanto imposto dal mercato.

Cattelan da sempre vuole fondere vita e arte, realtà e finzione, attraverso azioni sempre più mass-mediatiche e stranianti come “A perfect Day”, “Hollywood”, “La rivoluzione siamo noi”, la teatrale “Him”. L’artista si comporta secondo lo standard della notizia televisiva, le sue opere fanno scandalo e di conseguenza fanno notizia, trasformandosi in informazioni di tendenza. Lo dimostrano installazioni come “La nona ora”, statua di Giovanni II colpito da un meteorite, esposta proprio in Polonia, presso la Galleria Zacheta di Versavia nel 2001, oppure “L.O.V.E.” acronimo di “libertà, odio, vendetta, eternità”, più comunemente conosciuta come “Il Dito”, una scultura in marmo di Carrara posta di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Milanese, che raffigura una mano intenta nel saluto romano con però tutte le dita mozze tranne una, quella del medio. La scultura si trasforma in un gesto irriverente, reso ancora più ironico dallo stile classico e monumentale che dialoga con l’architettura del ventennio del Palazzo Mezzanotte e se la prende con il mondo della finanza. Forse la più scandalosa rimane l’installazione del 2004, “Tre bambini impiccati in Piazza XXIV Maggio”, lavoro decisamente disturbante, costituito da tre manichini di bambini a piedi scalzi e con gli occhi sbarrati, impiccati ad una quercia. Lo stesso autore aveva così controbattuto alle critiche della cittadinanza: “La realtà che vediamo in questi giorni in TV supera di molto quella dell’opera. E quei bambini hanno gli occhi aperti: un invito a interrogarsi”.

A Rivoli ci si imbatte subito nell’ironia dell’artista, poiché dove c’è la biglietteria si trova “Il bel paese, 1994”, un enorme tappeto circolare, gigantografia dell’omonimo formaggio: il lavoro rimanda all’espressione che Dante e Petrarca avevano riferito all’Italia, che qui si concretizza in un tappeto continuamente calpestato e sporcato dai visitatori.
Realizzazione dedicata alla crudeltà umana è “Charlie don’t surf” del 1997, il cui titolo è una citazione del film “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, relativa alla scena in cui gli americani distruggono un villaggio per poter accedere ad una spiaggia e fare “surf”. Si tratta di una scultura di un bambino seduto ad un banco di scuola, appositamente messo di schiena ed apparentemente diligente, se ci si avvicina ci si accorge che l’innocente è forzatamente immobilizzato da due matite conficcate nelle mani.
Nello stesso anno Cattelan realizza “Novecento”, il celebre cavallo imbalsamato e appeso al soffitto mediante un’imbragatura. Si tratta di un’inedita “natura morta” in cui prevalgono senso di insicurezza, fallimento e impossibilità di azione.

Non c’è quindi sempre da ridere, bensì occorre riflettere. A criticare siamo bravi tutti.

Alessia Cagnotto