SPETTACOLI- Pagina 63

Il debutto della violinista María Dueñas con l’Orchestra RAI diretta da Andrés Orozco – Estrada

Il 10 e l’11 aprile, a Torino, la violinista ventiduenne spagnola María Dueñas propone la Symphonie Espaniole di Édouard Lalo. Ha incantato le giurie dei concorsi violinistici più prestigiosi, dalla Zhuhai International Mozart Competition a quello dedicato a Yehudi Menuhin, dove ha ottenuto anche il Premio del Pubblico, creandosi un seguito globale anche online. Suona con le principali orchestre e i direttori più prestigiosi, e mostra un talento poliedrico che l’ha portata a eseguire musica contemporaneamente a lei dedicata, ma anche a scriverne: il suo Farewell per pianoforte è stato premiato al concorso per giovani compositori “Von fremden Länden und Menschen”, e la sua composizione Homage 1970 per violino solo è stata pubblicata dalla Deutsche Grammophon. María Dueñas, giovedì 10 aprile alle 20.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, debutta con l’OSN RAI. La serata sarà trasmessa in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura e replicata venerdì 11 aprile alle ore 20.

La violinista nei suoi concerti suona un violino “Nicolò Galliano”, prestito dal fondo tedesco per gli strumenti musicali amministrato dalla Deutsche Stiftung Musikleben o lo Stradivari “Composedice” del 1710, in generoso prestito dalla Nippon Music Foundation, propone la Symphonie Espaniole in Re minore op.21 per violino e orchestra Édouard Lalo. Dedicata al virtuoso del violino Pablo de Sarasate, che la interpretò per la prima volta a Parigi nel 1875, è una delle poche opere del compositore francese entrate regolarmente nel repertorio, e richiama un certo folklore spagnolo evocando ritmi e canti ispanici nel rispetto della forma del concerto. Sul podio sale il direttore principale dell’OSN RAI Andrés Orozco – Estrada.

Nella seconda parte del concerto, Orozco – Estrada propone la Sinfonia n.3 in La minore per orchestra op.56 di Felix Mendelssohn Bartholdy, detta “Scozzese”, che fu ispirata dalla visita che il compositore fece all’arcipelago delle Ebridi nel 1829. Scritta tredici anni dopo, tra il 1841 e il 1842, l’opera fu concepita a Edimburgo, all’epoca dei primi entusiasmi per la maestosa natura nordica, la poesia ossianica e i romanzi di Walter Scott: una sinfonia di malinconia sognante in cui sono evocati paesaggi e brume di Scozia, che tanto affascinarono il compositore.

Biglietti: in vendita presso la biglietteria dell’Auditorium Rai Arturo Toscanini e online sul sito dell’OSN RAI.

Info: 011 8104653

 

Mara Martellotta

Stand by me, vita di un serial killer attraverso la danza

11-12 aprile 2025

Casa Fools, via Bava 39, Torino

 

 

Stand by me si ispira all’autobiografia di Dennis Nilsen, omicida seriale inglese che svela con dovizia di dettagli i suoi 12 omicidi tra emozioni, ragioni e rigorose ritualità. La banalità crudele della solitudine, l’assenza di libertà personale, nell’Inghilterra dei primi anni ’80 dove sfilano icone, giovani in fuga e l’omosessualità rimane antitesi della normalità famigliare, collocano l’orrore nella cornice della quotidianità. Una storia di amore e morte, dove sfilano archetipi antichi, stereotipi reiterati, una danza di specchi incrociati e immagini triplicate, tra visioni di sé e trasfigurazioni, dove frammenti di corpi e di ricordi trovano il loro posto in quello spazio vasto e senza tempo, che è l’animo umano.

 

In scena tre danzatori, due uomini e una donna di età diverse, che indossano per l’intera durata della performance la stessa maschera integrale: sono le tre differenti anime e funzioni di cui parla l’omicida riferendosi a sé stesso nel corso della vita. La coreografia si articola in un capovolgimento costante dei ruoli attivo, passivo e osservatore dell’azione danzata, elaborando il meccanismo di passività/reattività come forma sia estetica che poetica. L’assenza di attività muscolare, il rapporto col peso e con il movimento scheletrico del corpo, proprio e dell’altro, la caduta, la ripetizione, la manipolazione punteggiano una partitura di movimento eclettica, che si sfida nel cambiamento rapido e velocissimo degli ambienti secondo un criterio di montaggio cinematografico. Il ripetersi di scene, movimenti e paesaggi sonori con piccole ma costanti variazioni interne ricostruisce il complesso percorso che Nilsen compie nella propria quotidianità fino al punto ultimo e necessario, lo svelamento, la caduta della maschera, per l’inevitabile confronto con quella società che potrà così esorcizzare il male additando e imprigionando il mostro, e trasalendo per il suo aspetto così normale, così comune.

 

La drammaturgia si compone a partire dall’autobiografia di Dennis Nilsen, History of a drowning boy, e dalla visione di documenti dell’epoca. È strutturata secondo un modello di scrittura cinematografica che accosta frammenti e ripetizioni in maniera non lineare: questo per dare conto della scissione psichica del protagonista e della serialità del rituale. La drammaturgia sonora è composta da brani sempre connessi con la biografia di Nilsen o con gli anni della sua vicenda, nella quale si insinua il sound design che rielabora il sonoro per definire gli ambienti e per calare la danza nella concretezza dell’azione.

 

COMPAGNIA SANPAPIÉ

Sanpapié nasce a Milano nel 2008 da un gruppo di studenti della scuola Paolo Grassi e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con l’obiettivo di esplorare contaminazioni, derive, possibilità e limiti del linguaggio fisico. Diretto da Lara Guidetti, Sanpapiè è un nucleo artistico in costante apertura composto da danzatori, coreografi, attori, compositori, registi e artisti visivi che si nutre di collaborazioni progettuali e artistiche da cui scaturisce uno stile che volutamente allontana qualsiasi definizione. Le tecniche della danza classica e contemporanea si incrociano con pratiche fisiche come l’acrobatica, il ballo popolare e lo studio del teatro fisico e di parola, arrivando così a raggiungere e costruire pubblici diversi, aprire nuove direzioni per la ricerca, connettersi con stimoli nuovi e immaginare scenari possibili.

Più di 50 opere hanno portato la compagnia a muoversi tra Italia, Europa, Cina e Arabia Saudita, intercettando realtà appartenenti non solo al settore spettacolo ma anche sociale e pedagogico. Per Sanpapié il corpo è contemporaneamente campo d’indagine e strumento, perciò la sperimentazione di nuove pratiche artistiche non si limita agli spettacoli ma cerca sempre nuove forme di condivisione, divulgazione e provocazione.

 

CONSONANZE

Stand by me è l’ultimo spettacolo di “Consonanze”, la stagione teatrale 2024-2025 di Casa Fools, composta da 21 repliche di 10 diversi titoli, che propone un calendario multidisciplinare che promuove linguaggi espressivi di classici contemporanei attraverso la riscrittura di grandi capolavori o nuove opere e adattamenti in chiave pop che affrontano temi universali. Lo spettacolo è stato selezionato dal Collettivo Cartellone Condiviso all’interno del progetto di direzione artistica partecipata di Casa Fools.

 

CASA FOOLS

Casa Fools è una Casa con un Teatro dentro. Codiretto da Roberta Calia, Luigi Orfeo e Stefano Sartore, da anni Casa Fools lavora per ricostruire la comunità attraverso l’arte e abbattere le barriere e i pregiudizi legati a certi luoghi della cultura. Non solo attraverso una politica dei prezzi contenuta, ma anche facendo partecipare attivamente il pubblico alla vita del teatro, coinvolto fin dall’inizio nella direzione artistica tramite un’esperienza di decisione collettiva del cartellone.

 

Per la stagione 2024-25 Casa Fools ha aderito a “Teatri Aperti Torino”, progetto in collaborazione con sei spazi e sei compagnie torinesi che si occupano di teatro contemporaneo: Bellarte, Cubo Teatro, San Pietro in Vincoli Zona Teatro, Spazio Kairos, Cineteatro Baretti e Casa Fools. Obiettivo è la promozione congiunta del teatro contemporaneo in città attraverso sinergie artistiche e produttive e circuitazione dei pubblici, contribuendo in modo congiunto allo sviluppo dell’identità culturale della città di Torino.

 

La stagione Consonanze ha ricevuto il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo all’interno del bando “Linee guida per progetti nell’ambito della cultura contemporanea 2024” ed è sostenuta dal contributo della Fondazione CRT nell’ambito del bando “Note e Sipari” e dal patrocinio oneroso 2024 del Consiglio Regionale del Piemonte.

 

Info

Casa Fools I Teatro Vanchiglia, via Bava 39, Torino

11-12 aprile 2025, ore 21

Stand by me

Una produzione Sanpapié

Con Sofia Casprini, Gioele Cosentino, Fabrizio Calanna

Coreografia e regia Lara Guidetti

Drammaturgia Saverio Bari, in collaborazione con Gianluca Bonzani

Elaborazioni sonore Marcello Gori

Maschere Maria Barbara De Marco

Scenografia Maria Croce

Costumi Fabrizio Calanna

Con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura

Biglietti: intero 12 euro, ridotto 9 euro

www.casafools.it

Torino Creativa presenta LEVEL UP! Fotografia e urban art al Cortile del Maglio

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Venerdì 11 aprile, a partire dalle ore 18.30, nell’HUB della Creatività al Cortile del Maglio (via Vittorio Andreis 18 – int. 18/L, TO) sarà inaugurato il nuovo LEVEL UP, l’iniziativa di Torino Creativa dedicata alla creatività giovanile.

L’evento inaugurale prevede l’apertura di una mostra di fotografia e urban art, con l’esposizione delle opere di Daniele Calabretti e Hasan, e l’accompagnamento con la performance musicale del progetto MAGRìTTE.

La mostra sarà visitabile anche sabato 12 aprile, dalle ore 10.30 alle ore 14, e domenica 13 aprile dalle 10.30 alle 17. L’ingresso è libero.

Per questo appuntamento del LEVEL UP abbiamo spostato lo sguardo verso la città, osservando le strade, i fiumi, i palazzi, il movimento, le persone che vivono o attraversano Torino. Per catturarne alcuni istantanee non solo come spettatori, ma come partecipanti attivi, che a loro modo incidono e fanno parte di questo grande movimento collettivo, abbiamo invitato un fotografo, un writer e un cantautore a far dialogare le loro opere nutriti dalla contingenza dell’evento: musica dal vivo, voci che si amalgamano in sottofondo, sguardi che si intrecciano, altri racconti e storie di città.

DANIELE CALABRETTI
lo sono Daniele Calabretti, ho 29 anni e faccio fotografia da sette anni. La mia ricerca svaria dalla fotografia di strada, ai cortei politici, dal teatro e dalla ritrattistica. II tutto unito da un filo conduttore: rappresentare la condizione umana sociale ed emotiva. Le mie ispirazioni vanno dal cogliere l’attimo di Cartier-Bresson al teatro povero di Grotowski, dai collettivi alla fototerapia. Per me fotografare è la massima forma di rappresentazione della realtà, di espressione artistica e coinvolgente forma di comunicazione. Cerco di restituire il momento esatto in cui si è manifestata un’emozione con nuovi punti di vista.

HASAN
Io sono Hasan, un artista di graffiti iracheno. Ho iniziato nel 2014 e, dopo poco, è diventato il mio lavoro. All’inizio disegnavo lettere in inglese in stile tridimensionale, ma da quando sono in Italia ho trasformato il mio stile usando la scrittura araba. L’arte mi ha aperto molte porte, permettendomi di incontrare persone, scoprire nuove culture e crescere. Ogni murale è un dialogo tra me e la città, un ponte tra le mie radici e il mio presente.

MAGRÌTTE
MAGRÌTTE è un progetto nato nel raccoglimento solitario della provincia di Torino. La sua gestazione è frutto di un’intensa ricerca di accettazione personale e artistica, legata all’esperienza con la neurodivergenza e il disagio sociale. Partendo dal suo fidato ukulele elettrico, MAGRÌTTE produce la propria musica, da sempre legata alla scrittura e alla poesia. La trilogia di singoli del 2024 – co-prodotti con Claudio Lo Russo – rappresenta un esordio in sfumature: Ikigai, il cambiamento; Un passo avanti, la caduta; (S.O.S.) Scrittore o scienziato, il processo di consapevolezza. Con un repertorio di inediti già nutrito, che sta delineando il primo disco, si prepara a portare le sue canzoni nel sottobosco torinese in
una formazione inedita. Come parte dello stesso progetto artistico intersezionale, sta lavorando al suo primo romanzo e a un saggio che relazioni neurodivergenza e musica.

TORINO CLICK

Rock Jazz e dintorni a Torino: Jovanotti e Jon Gomm

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al Dorado è di scena Mark Eitzel. Al Lambic si esibisce Paolo Jannacci in duo con il trombettista Daniele Moretto.

Martedì. Al Blah Blah suona Jesse Dayton. Al Vinile è di scena Alex Vaudano. 

Mercoledì.  All’Inalpi Arena arriva Jovanotti per 6 concerti: 9, 10, 12, 13, 15, 16. All’Osteria Rabezzana suona il quartetto di Dario Lombardo. Al Vinile si esibisce il trio Girinsoliti. Al Blah Blah suonano gli Ora Nefasta.

Giovedì. Allo Ziggy sono di scena Kill Your Boyfriend e Valerian Swing. Al Blah Blah suonano i Bittersweethearts+ Aurora Motel. Allo Spazio 211 si esibisce Massimo Silverio. Al Magazzino sul Po è di scena Cigno. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Dente. All’Osteria Rabezzana suona lo S. Rwe Quintet. Al Cap 10100 si esibiscono i Gazebo Penguins.

Venerdì. Al Texido è di scena Garbo. Al Blah Blah suonano i Monaci del Surf. All’Off Topic sono di scena gli Amore Audio. Al Folk Club si esibisce Michael McDermott. All’Hiroshima sono di scena i Les Votives. Al Circolino suona il Tokyorama Instabile Quartet.

Sabato. Al Magazzino sul PO si esibiscono i Jumpin’Quails. Al Folk Club suona Jon Gomm.

Domenica. Alla Divina Commedia sono di scena i Tramps.

Pier Luigi Fuggetta

Il Ballo del Colonnello Elefante

Al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino martedì 8 aprile il concerto “Il ballo del colonnello elefante” con gli Archi dell’OFT

Martedì  8 aprile, al Conservatorio Giuseppe Verdi, in piazza Bodoni, si terrà il concerto dal titolo “Il ballo del colonnello elefante”, di cui saranno protagonisti gli archi dell’OFT, Orchestra Filarmonica di Torino, guidati dal maestro concertatore Sergio Lamberto. Ospite della serata il grande trombonista Diego Di Mario, al quale sono affidate le parti soliste di un programma sfaccettato e accattivante.

L’energia travolgente del trombone e la versatilità dei legni rappresentano la cifra che caratterizza l’appuntamento di aprile della stagione concertistica “One way together” dell’Orchestra Filarmonica di Torino.  In “Il ballo del colonnello elefante” a salire sul palco del Conservatorio Giuseppe Verdi saranno gli Archi di OFT guidati dal maestro concertatore Sergio Lamberto.

Il trombonista solista, Diego di Mario, è stato definito il miglior trombonista solista della sua generazione. 

Il concerto si sviluppa attraverso una serie di opere novecentesche che, pur appartenendo a stili diversi, esplorano la forza del contrasto tra tradizione e innovazione, lungo un fil rouge  che va dalla riflessione sulla funzione sociale della musica, alla scoperta di nuovi orizzonti timbrici, fino a un approfondimento della tradizione popolare.

L’apertura è  affidata al Concertino per trombone e orchestra d’archi op. 45 n. 7 di Lars-Erik Larsson, brano che unisce eleganza e virtuosismo.  Il compositore svedese, che lo scrisse nel 1946, evoca attraverso la delicatezza degli archi e la presenza del trombone una musica che oscilla tra la bellezza lirica e il dinamismo, creando una tensione affascinante tra suoni orchestrali e solistici.

Minimax-Repertorium für Militärmusik, di cui viene proposta una selezione, ci trasporta negli anni Trenta di Paul Hindemith. Il compositore tedesco gioca con il repertorio militare, creando una parodia della musica da banda, per sollevare interrogativi sulla funzione propagandistica della musica. Minimax, scritto durante il regime nazista nel 1936, mescola infatti, la precisione formale alla critica sottilmente nascosta, in un incrocio tra musica di marcia e sperimentazione timbrica.

La Suite per trombone, contralto e quartetto d’archi del compositore contemporaneo piemontese Corrado Maria Saglietti, qui proposta in un adattamento per orchestra d’archi, ci introduce in un dialogo intimo e raffinato, dove il trombone contralto si confronta con l’armonia ricca e sfumata degli archi. Saglietti, con una scrittura dettagliata, riflette una musica moderna che esplora le possibilità timbriche e il potenziale espressivo di un incontro tra fiato e corde.

Il concerto culmina con le danze popolari rumene  BB76 nelle quali Bela Bartók, che le scrisse a inizio Novecento, porta la sua ricerca etnomusicologica sul palco e trasforma le tradizioni musicali rumene in una suite ritmica e modale che evidenzia l’energia delle danze popolari. Con una scrittura potente e ritmi irregolari, Bartók mescola il folklore con una visione musicale modernista.

Il viaggio musicale di aprile sul van targato OFT è accompagnato dalla divertente grafica-collage realizzata dal creativo Gabriele Mo. Un percorso completato dal microracconto che apre il concerto in Conservatorio, scritto appositamente per OFT dal giornalista e musicista Lorenzo Montanaro .

La lettura del testo è affidata all’associazione liberipensatori Paul Valery e all’Accademia di Formazione Teatrale Mario Brusa di Torino.

Il concerto è  preceduto da due momenti di prova aperti al pubblico, la prova di lavoro domenica 6 aprile dalle 10 alle 13 in via Baltea 3 e la prova generale al teatro Vittoria, in via Gramsci 4, lunedì 7 aprile alle ore 18.30.

Per info tel 011533387 biglietteria@oft.it

Mara    Martellotta

Il viaggio di Vega

Domenica 6 aprile, ore 16. Casa Fools, via Bava 39, Torino

 

 

Maschere, marionette e attrici in carne e ossa per parlare di persecuzioni, di ieri e di oggi

 

 

Il viaggio di Vega è uno spettacolo di formazione che utilizza il linguaggio del teatro danza e teatro di figura con maschere, marionette e attrici in carne ed ossa – Natasha Czertok, Martina Mastroviti e Lisa Bonini – per raccontare una storia che parla di antiche persecuzioni non senza far riflettere su quelle di oggi, riservate alle donne e non solo.

Il diario di Vega passando di mano in mano, di nipote in nipote, ha attraversato i secoli per arrivare fino a Matilde che oggi lo riceverà in dono dalla nonna per il suo compleanno. Aprendolo scoprirà una storia che attraversa la Santa Inquisizione, superstizioni e sospetti legati al rapporto con la natura e con i culti arcaici femminili, una storia fatta di scelte difficili ma anche di incontri importanti e viaggi avventurosi. È arrivato il momento che Matilde sappia da dove viene e chi fosse Vega, la sua coraggiosa antenata. Uno sguardo femminile sul mondo, il diario di una fuga che è anche il flusso di coscienza di una giovane donna alla ricerca della propria identità.

Maschere, marionette e attrici in carne ed ossa si avvicendano sulla scena per dare vita a due dimensioni: quella del presente, il salotto della nonna di Matilde e quella del passato e dell’immaginazione di Matilde. Il diario è il limen attraverso il quale si scopre la storia.

 

L’appuntamento è alle ore 16 per una merenda, golosa e sana, seguita alle 17 dallo spettacolo.

 

DOMENICHE SPETTACOLARI

Il viaggio di Vega è l’ultimo appuntamento della stagione di “Domeniche Spettacolari” la rassegna di teatro dedicato alle famiglie per divertire bambini e adulti, ma anche coinvolgere e sensibilizzare i più piccoli sui temi ambientali, sulla diversità, sulla lingua italiana e sul genere. Sul palco, marionette, attori in carne e ossa e artisti di strada hanno messo in scena quattro spettacoli-laboratori o teatro di figura e danza adatti ai bambini e ai genitori che li accompagnano.

 

CASA FOOLS

Casa Fools è una Casa con un Teatro dentro. Codiretto da Roberta Calia, Luigi Orfeo e Stefano Sartore, da anni Casa Fools lavora per ricostruire la comunità attraverso l’arte e abbattere le barriere e i pregiudizi legati a certi luoghi della cultura. Non solo attraverso una politica dei prezzi contenuta, ma anche facendo partecipare attivamente il pubblico alla vita del teatro, coinvolto fin dall’inizio nella direzione artistica tramite un’esperienza di decisione collettiva del cartellone.

Info

Casa Fools I Teatro Vanchiglia, via Bava 39, Torino

Domenica 6 aprile

Ore 16: merenda, ore 17: spettacolo

Il viaggio di Vega

Con Natasha Czertok, Martina Mastroviti, Lisa Bonini

Regia Natasha Czertok

Maschera e pupazzo di Alessandra Faienza

Aquiloni Maurizio Cenci-Vulandra

Costumi e scene Maria Ziosi con Gianandrea Munari

Disegno luci Franco Campioni

Produzione Teatro Nucleo

Con il sostegno del MiC e della Regione Emilia Romagna

Biglietti:

8,50 euro a persona

7,50 euro per i gruppi superiori a 4

70 euro carnet 10 ingressi

Tessera ARCI obbligatoria per gli adulti (costo: 12 euro/anno)

www.casafools.it

FB @casafools IG @casafools

 

“Sarabanda”, il male di vivere e altre tragedie

L’ultima opera di Ingmar Bergman al Carignano, sino a domenica 6 aprile

Con “Sarabanda”, girato per un pool di televisioni europee, tra cui la Rai, con tecniche digitali, l’ineguagliato Ingmar Bergman firmò nel 2003, a quattro anni dalla morte, il suo testamento artistico, tornando a visitare i personaggi di “Scene da un matrimonio”, a distanza di trent’anni. Ancora Marianne e Johan, ancora Liv Ullman e Erland Josephson. Marianne è tornata, all’improvviso, senza un vero perché (o, al contrario, in una opposta visuale, c’è in quella visita qualcosa di precostruito, il desiderio di mettersi ancora una volta nella vita del suo uomo? “pensavo che tu mi stessi chiamando”, una sua suggestione), da quell’uomo da cui da decenni s’è divisa, con cui ha trascorso tradimenti e desideri affettuosi e fisici di ricongiungersi, vivendo e dimenticando (“l’arte di nascondere la spazzatura sotto il tappeto” s’intitolava uno degli episodi di quella serie televisiva); lo ritrova chiuso e solitario nella propria casa tra i boschi, agguerrito misantropo, circondato dai libri, vicino di casa di un figlio, Henrik, chiuso anch’egli in una piccola proprietà con la figlia diciannovenne Karin, con cui non colloquia, alimentandosi tra gli squarci di incomprensioni e di autentico odio che potrebbero sfociare anche nella violenza. Di entrambi è forte l’amore per la ragazza, del primo affettuoso (per vero affetto? o per una qualche inconfessata convenienza?), dell’altro, musicista e facilmente improvvisatosi ferreo insegnante, oltremodo ossessivo e soffocante, ore di studio per l’implacabile perfezione del violoncello. Prove difficili, un obbligo a primeggiare – un futuro da solista – a cui Karin sente che non sarà mai pronta, il desiderio di fuggire, di viaggiare a scoprire nuovi giovani colleghi, luoghi diversi, atmosfere ben lontane da quella in cui è cresciuta: mentre sui loro momenti aleggia il sospetto di un suggerito incesto.

Un abbandono che su Henrik ha traumi di autodistruzione – “maledetto Henrik maledetto, povero idiota” urlerà il vecchio patriarca -: e Marianne che continua a osservare quel gioco al massacro, nel trascorrere dei giorni e delle stagioni, coinvolta e muta, a correggere, a sostenere, a tentare di costruire un’affettuosità che non potrà mai esistere. Ad intromettersi, la presenza sospesa di Anna, la moglie scomparsa di Johan (in un incidente), un’assenza ingombrante, una fotografia poggiata sul tavolino che ha il peso dell’immagine sacra sopra un altare. La disperazione, un rinfacciare continuo, le continue incomprensioni e il rancore, un’angoscia che s’è ormai impadronita e non si può più cancellare e che alla fine esplode, il tentativo d’imporsi sempre, la fuga, gli acidi sentimenti e la rabbia che si spargono attraverso dieci scene, più un prologo e un epilogo, omaggiando altresì musicalmente, tra Bach e Brahms, quella “sarabanda” che oltre a suonare come titolo è un movimento di danza rispettato nella presenza, durante i cento minuti della durata, sempre, di due soli personaggi, scena dopo scena. È il rapporto guasto di padri e figli, del frantumarsi della famiglia, quei dolorosi pezzi di vita e quelle ferite che non si rimarginano. Tutto si anima di urla e di parole e di silenzi, di sguardi e di piccoli gesti, ogni cosa pronta a investire quel quartetto che tenta di risorgere ma che nel finale è ancora lì a contorcersi e a buttar fuori lamenti muti. Portando la vicenda sul palcoscenico (con la traduzione di Renato Zatti), Roberto Andò – uomo di teatro e di cinema (dal “Manoscritto del principe” sino agli ultimi successi “La stranezza” e “L’abbaglio”, passando attraverso quella “Storia senza nome” che s’ispirava al furto nel ’69 della “Natività” di Caravaggio mai più ritrovata) e di lettere (il suo più recente romanzo è “Il coccodrillo di Palermo”, edito dalla Nave di Teseo) -, con una coproduzione dei Teatri di Genova e Napoli e del Biondo di Palermo, sino a domenica 6 aprile presenta al Carignano, nella stagione dello Stabile di Torino – Teatro Nazionale, l’ultima fatica del regista svedese.

La sua direzione, dalle cadenze precise, lavorando sempre in levare, geometrica e prosciugata dei gesti e delle parole, cadenzate una a una, limpide, e di tutte le conclusioni che potrebbero suonare superflue, non soltanto s’impagina tra le tavole di un palcoscenico ma prima di tutto guarda al cinema, quasi un meccanismo inventato, quasi un susseguirsi di piani cinematografici, di dissolvenze e di primi piani, come del resto le scene spoglie, da Gianni Carluccio, nel preciso svolgersi dei vari capitoli aperti e richiusi da pareti mobili, orizzontali e in verticale, quasi musicalmente un movimento che s’incunea nel movimento successivo. All’interno, tra luci catturate nel loro intrecciarsi di luci e di zone oscure dalle opere caravaggesche (certi tagli in obliquo da cappella Contarelli) e da quanti tra i seguaci al pittore possano essere riferiti, operano quattro attori in vero stato di grazia. Renato Carpentieri crede di essere l’uomo ormai staccato da tutto e da tutti ma in realtà è il padre che si sta consumando nell’angoscia, grande attore capace di costruire scena dopo scena un prova eccellente, Caterina Tieghi che preferiamo nella contenitura del suo dramma, a tratti un po’ troppo sopra le righe, Alvia Reale nel ruolo della eccellente osservatrice. La mia personale palma va alla prova di Elia Schilton, di cui alla prima si sono ammirati appieno la pacatezza e gli scatti di rabbia, le parole rotte o trattenute, il ricamo che riesce a imprimere al proprio Henrik di gesti che sono un raro esempio di equilibrio e di calibratura, visibilmente il più disperato componente di questo gruppo di famiglia dentro a un nerissimo interno, espressione tutti del male di vivere. Le musiche che accompagnano lo spettacolo sono di Pasquale Scialò, da centellinare, come ogni momento che ci ritroviamo ad applaudire: uno dei migliori, affascinanti, intelligenti spettacoli visti sin qui nella stagione, decisamente.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di Lia Pasqualino.

Torna a Torino uno dei più grandi concerti gospel d’Europa, il Sunshine Gospel MASS Choir

Due ore di concerto che spazieranno dai grandi brani della tradizione Gospel, ricchi di spiritualità, alle composizioni più recenti con trascinanti sonorità soul e funky.

Interazione, canto, aggregazione e condivisione sono i temi fondamentali su cui si sviluppa il progetto del Sunshine Gospel MASS Choir che rappresenta una vera e propria esperienza formativa, una possibilità di creare connessioni tra le persone, immergendosi nella cultura gospel più pura e veritiera, in compagnia delle sue eccellenze.

Padrone di casa dell’evento il Sunshine Gospel Choir al gran completo che, dopo aver conquistato il Golden Buzzer di Joe Bastianich nell’edizione 2020 di “Italia’s Got Talent”, è stato eletto nel 2024 il miglior coro d’Europa presso la prestigiosa Royal Albert Hall di Londra, vincendo il concorso “How Sweet The Sound”, uno dei concorsi americani Gospel di maggior prestigio. Oltre ad essere stato protagonista in mondo visione della cerimonia di apertura delle FISU World University Games Winter 2025 e delle Special Olympics World Winter Games.

Sul palco gli immancabili:

  • Maestro e Minister Alex Negro

  • la cantante e vocal coach Rosanna Russo

  • il Bluesman Joe Nicolosi.

Performers speciali dagli Stati Uniti cinque stelle internazionali del gospel:

  • Noreda Graves, cantante degli Harlem Inspirational

  • Pastor Edward “Busta” Fields da Filadelfia

  • Overseer” Rodney Bradley da New York

  • Minister Tyree Miller da Filadelfia

  • Pastor Maryta Fields, vincitrice del concorso “Best Afro-American voice” presso l’iconico Apollo Theatre di New York

Il concerto sarà accompagnato dalla band live composta da Silvano Borgatta e Paolo Gambino al piano e tastiere, Michele Bornengo al basso, Mario Bracco alla batteria e Federico Memme alla chitarra.

 

Alex Negro, anima e cuore del Sunshine dichiara: “Questi ultimi anni sono stati assolutamente eccezionali per il nostro coro. Abbiamo ricevuto così tanta energia e calore che era doveroso restituirne almeno una parte. Torino è la nostra casa e non potevano che organizzare qui l’evento eccezionale che è il MASSChoir, tra la gente che ci vuole bene, stretti in un grande abbraccio. Il Gospel è condivisione, ha la capacità magica e curativa di creare aggregazione e rete tra le persone, di fare del bene. Per questo abbiamo voluto sposare ancora una volta una causa del cuore devolvendo parte dell’incasso dell’evento all’AITF, Associazione Italiana Trapianti di Fegato. Nel 2015 siamo riusciti ad acquistare grazie al MASS un’ambulanza per la Croce Rossa; quest’anno contiamo di fare meglio, con l’aiuto del nostro pubblico.”

INFO BIGLIETTI

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I biglietti per l’evento sono in vendita:

Per maggiori informazioni o per la prenotazione di gruppi è possibile scrivere all’indirizzo e-mail info@sunshinegospel.com

e consultare il sito ufficiale

www.sunshinegospel.com

“Granda in Rivolta” a Fossano

Per i tradizionali incontri letterari, serata di poesia e musica con Francesco Macciò e Carlo Dardanello

Lunedì 7 aprile, ore 21,15

Fossano (Cuneo)

Torna puntuale come un orologio svizzero l’appuntamento del primo lunedì del mese con “Granda in Rivolta”, la rassegna di incontri letterari che “si propone di scuotere la provincia cuneese con la poesia”; intento scritto nero su bianco su un “Manifesto” in versi dagli stessi organizzatori, i poeti piemontesi Elisa Audino e Romano Vola, che condividono la direzione artistica della rassegna con Maurizio Regis, titolare dello storico “Vitriol” di via Ancina 7, a Fossano, dove si tengono per l’appunto le serate culturali.

Di grande interesse l’appuntamento del prossimo lunedì 7 aprile che vedrà la felice accoppiata di Francesco Macciò e Carlo Dardanelloimpegnati in una performance di poesia e improvvisazione polistrumentale.

Partendo dal suo nuovo poemetto “Ritratto di donna al mare con bambino”, da poco uscito per “Puntoacapo”, Macciò si racconterà, attraverso le sue poesie accompagnandosi ai suoni di un tamburo a cornice, intervallato da momenti al “bawu cinese” (flauto realizzato con tubi di bambù) e al “low whistle” (grosso flauto a fischietto di origine inglese). Insieme a lui, Carlo Dardanello farà volare al cielo (con la consueta abilità) le note del suo clarinetto e del suo sax.

Spiega lo stesso Macciò: “Scandire versi accompagnandoli con un suono destrutturato, che può essere una semplice vibrazione prodotta da una corda di cetra o dalla pelle di un tamburo, è un sostegno importante alla memoria, come sa bene chi ne ha fatto diretta esperienza. Si creano degli interstizi ritmici tra i versi, tra le strofe, dei grappoli di suoni e di silenzi che agganciano la memoria e preparano la pronuncia, l’intonazione del verso successivo. Ma il suono, appunto, deve essere ‘destrutturato’, così almeno mi piace definire questo profilo di note disancorate dai sistemi tonali ed eseguite a sostegno della parola poetica e allo stesso tempo capaci di fondersi con essa. Disegnare una precisa linea melodica, infatti, genererebbe confusione, sovrapponendosi alla musica che ogni poesia reca sempre con sé ed entrando inevitabilmente in conflitto con essa”.

Poche, doverose, note biografiche del duo Macciò – Dardanello:

Francesco Macciò è ligure di Torriglia e oggi vive a Genova, dove ha insegnato italiano e latino in un Liceo cittadino. Fra le sue opere, ricordiamo la pubblicazione del volume di saggistica “L’universo in periferia. S-Oggetti sparsi intorno alla Poesia” e, sotto pseudonimo, il romanzo “Come dentro la notte”. Molte le raccolte di poesia. L’ultima, la citata “Ritratto di donna al mare con bambino”. Ha vinto il “Premio Cordici” di poesia mistica e religiosa (2009), il “Satura Città di Genova” (2012) e il “Carlo Bo – Giovanni De Scalzo” (2024). E’ ideatore della Rassegna “Incontri con gli scrittori” presso il Liceo “Sandro Pertini” di Genova.

Da Vicoforte (Cuneo) arriva invece Carlo Dardanello, già avvocato ecclesiastico e consulente welfare e previdenziale in Istituti di Credito. All’attivo ha, anche lui, svariate pubblicazioni di opere poetiche sia in italiano sia in lingua “naturale” ed i suoi scritti compaiono su riviste e antologie in Italia ed in Francia. A partire dal 2012 ha intrapreso studi musicali con i maestri Gianni Virone, Fabio Gorlier e Roberto Regis con cui ha studiato “armonia” ed “improvvisazione jazz”. Allo studio del sax, del clarinetto e del clarinetto basso, ha affiancato lo studio della musica elettronica con una ricerca rivolta soprattutto all’improvvisazione esplorata nei suoi rapporti con la parola e nella creazione di paesaggi sonori.

In tal senso l’accoppiata Macciò – Dardanellofunziona che è un vero piacere.

L’appuntamento al “Vitriol” sarà come semprealle 21,15, ma organizzatori e autori saranno già presenti al civico 7 di via Ancina a partire dalle 19,30 a completa disposizione del pubblico.

Si consiglia di prenotare al numero telefonico 389/2595316

g. m.

Nelle foto: Francesco Macciò e Carlo Dardanello, Macciò al tamburo e Dardanello al sassofono