Il primo spettacolo del nuovo anno promosso dal collettivo Torino Comedy Lounge è in programma martedì 11 gennaio al Cubo Teatro di Off Topic.
L’ospite sarà Chiara Becchimanzi, sul palco di via Pallavicino 35 con la sua Terapia di gruppo: una performance innovativa in cui la stand up comedian romana coinvolgerà direttamente il pubblico e “costruirà” con quest’ultimo uno show improvvisato, dando vita a un esilarante flusso di coscienza che tenterà di decostruire retaggi vetusti, futili stereotipi e incontrollabili paure.
Il risultato è, dunque, uno spettacolo catartico e sempre diverso, in grado di alleggerire gli spettatori con risa liberatorie e spensierate e farci sentire meno soli.
Chiara Becchimanzi, oltre a essere un’autrice e attrice di successo, è anche una comica particolarmente nota sul piccolo schermo, grazie alla partecipazione ai programmi di Comedy Central Stand Up Comedy e Comedians Solve the World Problems e alla trasmissione Battute?, in onda su Rai 2. Recentemente, ha anche pubblicato il suo romanzo d’esordio, A ciascuna il suo.


Con e dopo il processo l’avrebbero definita “la vedova nera”, Patrizia Reggiani, la pietra angolare di una storia di “assassinio, follia, fascino e avidità”, se vogliamo prendere a prestito il sottotitolo del libro di Sarah Gay Forden, “House of Gucci”, da cui Ridley Scott è partito per dare vita ad una “Dinasty” della Milano più che bene e tutta da bere degli ultimi decenni del secolo scorso. Prima, umili origini, una nascita nella piana modenese, a Vignola il paese delle ciliegie, un padre biologico mai conosciuto, la madre che ricostruisce una vita per sé e per la figlia sistemandosi nel piccolo impero di un trasportatore, un bel numero di camion e di dipendenti, l’adozione e la tranquillità economica. Certo però che imbattersi, ventiduenne, nel rampollo Maurizio Gucci ad una festa, scambiandolo per il barman di turno, è un affare di tutt’altro tono e mica da tutti i giorni: il nome alletta anche se il bel Maurizio è al momento in rotta con il padre Rodolfo (un passato di attore, con vari film in curriculum, che nel cinema trovò pure una moglie) e del marchio con la doppia G non sa che farsene. Per il momento. Ma il nome alletta, certo, e Patrizia amerà travestirsi da gatta spregiudicata, innamorata, chi glielo nega? ma pur sempre inevitabile arrivista – femme fatale, a metà strada tra Cenerentola e Lady Macbeth -, per festeggiare un matrimonio osteggiato e un ravvicinamento, la nascita delle figlie soprattutto, per sfoderare, una volta messo il naso in azienda, tutta la spietata freddezza, come l’appoggio ad un marito piuttosto debole e inconcludente, sempre da spingere, sempre da consigliare, per ambientarsi assai facilmente nell’attico newyorkese e tra i nuovi amici come Jacqueline Kennedy Onassis, tra i disegni inconfondibili degli abiti, tra i conti bancari e le proprietà, tra i giochi al massacro che serpeggiano in quel covo di vipere, da cui nessuno è escluso. Figli contro padri, cugini contro cugini, zii contro nipoti, tutta una enorme lotta per porsi alla cima della piramide dei luccicanti quattrini (che tornano a circolare, italianissimi, e a scricchiolare amaramente, nella filmografia del più che ottantenne Scott, dopo “Tutti i soldi del mondo” sul rapimento del giovane Getty).
