SPETTACOLI- Pagina 2

Per i cinquant’anni del metodo Suzuki  il concerto della stagione Stefano Tempia  

Ottanta arpe insieme costruiscono un unico suono, un gesto collettivo in cui si ricostruisce il percorso del metodo Suzuki in Italia. Nell’ambito delle celebrazioni per il 50⁰ anniversario, la Stefano Tempia propone “Ottanta arpe, una voce”, concerto dedicato a Gabriella Bosio, figura centrale del metodo Suzuki applicato all’arpa. Sabato 2 maggio, alle ore 18, presso l’Auditorium Santo Volto di Torino, si incontrano allievi e musicisti di livelli diversi, riuniti in un unico organico. Il programma tiene insieme pratica, didattica e repertorio, sviluppandosi come un viaggio musicale fluido e variegato: danze e fantasie, canti della tradizione irlandese, gallese, sudamericana e italiana, fino a celebri pagine del repertorio operistico. Una selezione dhe riflette il lavoro nelle classi e la sua trasmissione nel tempo.

L’incontro con il metodo Suzuki, attraverso Lee Robert e Antonio Mosca, orienta il percorso di Gabriella Bosio verso una direzione all’epoca poco esplorata, quella di introdurre l’arpa in un sistema educativo fi dato sull’ascolto e sulla continuità dell’apprendimento. A Torino nasce così la prima classe di Arpa Suzuki, destinata ad estendersi progressivamente anche fuori dall’Italia. Accanto alla didattica, l’insegnamento del Conservatorio e il lavoro sulla musica d’insieme segnano in modo duraturo il suo percorso. L’Ensemble Trilli e Glissée, prima orchestra composta esclusivamente da arpe, attiva da oltre trent’anni, rappresenta uno dei principali esiti di questa ricerca. Da questa esperienza, prende forma l’European Suzuki Harp Ensemble, oggi protagonista del concerto. Un progetto che riunisce studenti e insegnanti di diversi Paesi, mantenendo al centro il lavoro collettivo. Il repertorio intreccia arrangiamenti di Flavio Gatti e Gabriella Bosio con musiche tradizionali classiche, affidate a formazioni che affiancano principianti a musicisti esperti. Sarà un’occasione per evidenziare il ruolo di Torino, della scuola Suzuki e della collaborazione con l’Accademia Stefano Tempia nel sostenere la formazione musicale.

Lo European Suzuki Harp Ensemble è stato formato nel 1999 e ha debuttato al Simposio Europeo dell’Arpa di Perugia, riunendo studenti e insegnanti di diversi Paesi, esibendosi in festival, convegni e stagioni concertistiche. Fin dall’inizio si distingue per la qualità artistica delle sue esecuzioni, l’eleganza interpretativa, la sua gioia autentica di fare musica che i suoi membri riescono a trasmettere al pubblico. Il repertorio attraversa la musica classica e la tradizione popolare con adattamenti pensati per diversi livelli di formazione. La formalizzazione stabile dell’Ensemble rappresenta anche un riconoscimento al lavoro di Gabriella Bosio.

Info: sabato 2 maggio, ore 18, Auditorium Santo Volto, via Val della Torre 11, Torino, European Suzuki Harp Ensemble “Ottanta arpe, una voce” – omaggio a Gabriella Bosio. Tiziana Loi direttore, musiche di P. Beauchant, G.F. Händle, J. Hoffenbach, G. Verdi e altri.

Concerto in collaborazione con l’Accademia Suzuki Talent Center – biglietti: intero 15 euro – Ridotto 10 euro – www.stefanotempia.it – info@stefanotempia.it

Mara Martellotta

“Intrecci Festival” Seconda edizione, a Chieri

Festival (a tutto giovani) “dove musica, parole, creatività e comunità” si intrecciano che é un piacere

Venerdì 1 e sabato 2 maggio 

Chieri (Torino)

E’ stato definito come Festival “dove musica, parole, creatività e comunità si incontrano e si contaminano”. Per il secondo anno consecutivo, i prossimi venerdì 1 e sabato 2 maggio, torna al “Parco PA.T.CH.”, in piazza Caselli, a Chieri, “Intrecci”, che per questa seconda edizione è stato intitolato “Intrecci 2 – Patch-ami-ancora” e che in agenda promette un amplissimo programma fatto di concerti live, mercatini artigianali e vintage, talk, laboratori ed attività per tutte le età, senza dimenticare food e drink.

“Intrecci Festival” si inserisce all’interno del progetto “Giovani intrecci” della “Fondazione della Comunità Chierese ETS”, sostenuta da “Compagnia di San Paolo”. L’evento nasce nel 2025 dal volere delle Associazioni e Gruppi giovanili del Chierese e, nella sua seconda edizione, è supportato dalla co-progettazione tra la “Fondazione” e il “Comune di Chieri” (con un contributo di circa 3800 euro). “Il Festival – dichiara l’assessora chierese alle ‘Politiche Giovanili’, Vittoria Moglia – è frutto del coinvolgimento di tante realtà del territorio che hanno contribuito a costruire un programma vario e articolato, che ha come tematica-guida quella del ‘lavoro’ ma che si propone anche come uno ‘spazio di svago, divertimento e decompressione’, dove sono i giovani ad essere protagonisti. Inoltre, sarà anche l’occasione per inaugurare, sabato 2 maggio, l’opera di ‘street art’ di Arianna Martucci sulle pareti laterali dello ‘skatepark’”. E aggiunge il presidente Riccardo Civera“Nel corso del 2025 la scelta strategica della ‘Fondazione della Comunità Chierese ETS’ è stata di investire in azioni rivolte al mondo giovanile. In questo progetto abbiamo voluto condividere le nostre competenze con le associazioni giovanili che avevano bisogno di un supporto organizzativo ed economico”.

Un’alleanza sul piano organizzativo ed esperienziale di sicuro effetto. E dai brillanti risultati. A testimoniarlo proprio questa festosa “due giorni”, in larga parte dedicata dalla Città al mondo giovanile locale. Ma non solo.

In sintesi, il programma

I cancelli di “Parco PA.T.CH.” apriranno venerdì 1 maggioalle 12Fino alle 20 sarà possibile apprezzare i “Mercatini” e le varie “Attività” delle Associazioni. Nel pomeriggio talk a tema “Tratta e Sfruttamento” e “Salute mentale”Dalle 20,30 “Cabaret” e “Musica live”. In scena l’attore Xhuliano Dule, radici albanesi e una delle voci più originali e taglienti dell’attuale “Stand-up Comedy” italiana. Dalle 21,30, grande “musica live” con Energia Stella Sofia, tra le voci più “taglienti e necessarie” del nuovo cantautorato torinese, capace di trasformare la “canzone” in uno spazio di “critica sociale” in grado di affrontare con grande coraggio i nodi più complessi ed irrisolti dell’attualità. A seguire, ecco arrivare (22,30) i “Melancholia”, trio umbro di Foligno impostosi all’attenzione del grande pubblico grazie a “X Factor 2020”, con una musica che è un mix di “audace ed oscuro” di elettronica, dark-pop e rap, con forti influenze “rock ed alternative”.

Sabato 2 maggio, il via sempre alle 12, con i “Mercatini”, le “Attività” associative e dibattiti su “Donne e lavoro” (ore 14,30) e “Rider e Sfruttamento” (ore 16). Alle 17,30, inaugurazione dell’opera partecipata di “street art” realizzata da Arianna Martucci, in collaborazione con i partecipanti al percorso “Skat.Paint.Care.Repeat”, in base al nuovo Regolamento comunale per l’accesso e l’uso dello skatepark del “Pa.T.Ch”.

Ore 20, inizio musica live. Sul palco Neno (“uno dei talenti più cristallini e versatili del nuovo “pop” piemontese, capace di muoversi con estrema naturalezza tra la canzone d’autore classica e le sonorità contemporanee dell’‘urban-pop’”) e, a seguire (ore 21) il Gruppo rock bresciano dei “Cara Calma”, per chiudere (ore 22,30) con la “Funky Club Orchestra”, anima pulsante della “scena black” torinese.

Per ulteriori info: Comune di Chieri, tel.011/94281 o www.comune.chieri.to.it

g.m.

Nelle foto: Parco “PA.T.CH.” a Chieri; Arianna Martucci; “Funky Club Orchestra” 

Al Valsusa Filmfest “Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco”

Tra gli appuntamenti più attesi del 30⁰ Valsusa Filmfest, edizione dedicata a Fabrizio De André, è in programma al teatro Magnetto di Almese l’incontro con Mauro Pagani, figura centrale della musica italiana contemporanea, produttore, polistrumentista e compositore. È sicuramente uno dei musicisti più importanti dagli anni Settanta a oggi, protagonista di un incontro nel segno del sodalizio con Fabrizio De André, in questa edizione a lui dedicata. Nel corso della serata, condotta dal giornalista Enrico De Regibus, Pagani dialogherà con il pubblico, ripercorrendo le tappe della propria carriera e il sodalizio artistico con Fabrizio De André, di cui divenne uno tra i più stretti collaboratori, contribuendo alla realizzazione di opere che hanno segnato profondamente la musica italiana. Verrà anche presentato il documentario dal titolo “Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco” della regista Cristiana Mainardi, vincitore del Nastro d’Argento 2026 per il Miglior Documentario nella Sezione Speciale “Musica”. Il film prende avvio da un momento delicato della vita dell’artista, una temporanea perdita di memoria, da cui si sviluppa un percorso di ricostruzione della propria identità attraverso la musica, gli strumenti e il confronto con amici e colleghi. Ad emergere è un ritratto originale e intimo che vuole restituire un racconto schietto e poetico, profondo e divertente al tempo stesso, costruito attraverso frammenti di memoria e capace di riflettere sui concetti di identità, memoria e creazione artistica. Il documentario non riguarda soltanto Pagani, ma raccoglie le testimonianze di alcuni tra I maggiori protagonisti della musica italiana contemporanea, tra questi Dori Ghezzi, Ornella Vanoni, Manuel Agnelli, Luciano Ligabue, Mahmood, Marco Mengoni, Arisa, Giuliano Sangiorgi e Badara Seck, oltre alla compagna di vita e lavoro, Silvia Posa, contribuendo a costruire una narrazione corale capace di attraversare linguaggi musicali e generazionali diversi.

La carriera di Mauro Pagani ha avuto inizio nei primi anni Sessanta, con la fondazione della Premiata Forneria Marconi, formazione con cui avrebbe ottenuto un grande riconoscimento internazionale. Nel corso degli anni, sviluppò un percorso artistico articolato che lo portò a collaborare con alcuni tra i più importanti artisti italiani, divenendo produttore e arrangiatore, firmando colonne sonore per il cinema. In questo percorso risulta centrale il lavoro con Fabrizio De André, con il quale dà vita a progetti musicali di grande rilievo, frutti di una ricerca  approfondita. La regista Cristiana Mainardi è al suo esordio nel campo della regia proprio con questo documentario, dopo lunga esperienza nel mondo del cinema e della comunicazione. Giornalista professionista, sceneggiatrice e produttrice, la Mainardi ha sviluppato nel corso degli anni una carriera che ha intrecciato narrazione, impegno civile e attenzione ai temi sociali. Per numerosi anni ha lavorato a progetti cinematografici collaborando, con registi come Silgio Soldini e Marco Tullio Giordana.

“Un altro domani” è il titolo del documentario incentrato sulla violenza nelle relazioni, con cui ha dato vita a un progetto di ricerca e indagine che ha avuto circolazione nelle scuole e enelle università, oltre a ottenere un seguito televisivo significativo.

“Questo evento rappresenta un’occasione speciale per approfondire, attraverso la vice diretta di uno dei protagonisti, un’esperienza artistica e umana che ha segnato la storia della musica italiana recente – hanno dichiarato gli organizzatori del Valsusa Filmfest”

La 30esima edizione del Valsusa Filmfest si svolge fino al 24 maggio nei Comuni della Valle di Susa e a Torino, coinvolgendo scuole, associazioni, enti locali e una fitta rete di realtà sul territorio. Tra gli appuntamenti risultano la serata del 22 maggio al teatro Fassino di Avigliana “La vice dell’anima sarda – ricordo di Andrea Parodi”, curata e condotta da Enrico De Regibus, con i Tazenda, Elena Ledda e Mauro Palmas. Tra i momenti significativi dell’edizione vi saranno i Premi “Bruno Carli”, l’incontro dedicato a Mario Soldati, le proposte per le scuole, le mostre dedicate al cinema e alla memoria civile.

Martedì 28 aprile, ore 21, teatro Magnetto di via Avigliana 17, Almese. Ingresso: 7 euro – prenotazione a segreteria@valsusafilmfest.it

Info sul sito www.valsusafilmfest.it

Mara Martellotta

Al Gobetti “Breve apologia del caos…” del drammaturgo Sanguinetti

Al teatro Gobetti in scena da martedì 28 aprile la pièce teatrale intitolata “Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan”

Martedì 28 aprile , alle ore 19.30, debutterà  al teatro Gobetti la pièce teatrale “Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan” scritto dal drammaturgo uruguayano Santiago Sanguinetti e tradotto da Teresa Vila. Adattamento e regia sono di Simone Luglio, che sarà in scena insieme a Daniele Marmi, Eleonora Angioletti e Giorgio Castagna. Disegno, luci e suoni sono di Piermarco Lunghi.

Chiusi in un anonimo appartamento newyorchese, quattro disadattati sognano di incendiare il mondo. Sono persone comuni, fuori posto, allergiche al sistema, che, però, hanno un’idea, quella di rovesciare il capitalismo colpendo il suo cuore pulsante. In che modo? Con un virus che altera con le biotecnologie le caratteristiche biochimiche di tutti gli individui, per arrivare a distruggere così le fondamenta del modello socioeconomico che prevale in tutto il pianeta. Una mutazione che amplifica il testosterone, accende gli istinti più primordiali e trasforma l’umanità  in una massa guidata da sesso, potere e caos.
Questa commedia irriverente narra il disincanto, la depoliticizzazione, la perdita di quadri di riferimento  che caratterizzano così tanto la nostra epoca. Attraverso l’umorismo, il grottesco e la farsa, l’autore interroga momenti chiave del passato e del presente, smonta discorsi riduttivi e manipolatori, invitando lo spettatore alla riflessione.

“Ho sempre pensato che questo testo – spiega il regista Santiago Sanguinetti –  che parla di un gruppo di uruguayani che si recano con grande fatica ed esborso di soldi  a  New York per mettere in atto un piano strampalato di rivoluzione, nel suo adattamento italiano potesse risultare (per usare aggettivi tendenziosi) datato, obsoleto e sorpassato. I temi trattati dall’utopia rivoluzionaria contro il capitalismo, Stalin, la Coca-Cola e l’antiamericanismo, per il pubblico italiano apparivano secondo me ormai sbiaditi, e questo rischiava di influire sul risultato dell’intera messa in scena.
La materia rivoluzione non è  mai semplice da trattare anche perché ogni qual volta si progetta qualcosa di rivoluzionario, c’è  sempre il rischio che l’idea che ha generato il desiderio di rivoluzione risulti già datata, obsoleta, sorpassata. Proprio questo ragionamento mi ha portato a focalizzare la mia attenzione sui protagonisti di questa storia, sul perché ognuno di loro fosse lì, quale fosse la motivazione che li spingesse ad essere lì.  E così mi sono ritrovato a parlare della solitudine, una solitudine mossa da un’apparente comunione di intenti alla ricerca di un’utopia sociale.

C’è  il vecchio e nostalgico Nicolas che spera in un ultimo e disperato tentativo di riscatto per resistere ed esistere. C’è  il giovane nipote Benjamin che, intriso dei racconti utopici dello zio, crede di aver trovato la soluzione per realizzarli e per questo coinvolge la sua fidanzata Belen , totalmente all’oscuro del piano che, ribaltando l’ordine gerarchico maschilista, scoprirà di essere la pedina fondamentale per realizzarlo. Poi c’è Riccardo, che tutti chiamano Richard, che sogna un futuro da cantante nelle metropolitane di New York.
Abbiamo cominciato in scena a porci le giuste domande senza la presunzione di trovare le giuste risposte , perché a occuparsi dell’utopia si finisce sempre per trattarla come se fosse materia ragionabile. Ecco perché Belen, Benjamin, Nicolas, Riccardo, pur non interessandosi di utopia, riescono a cavalcarla fino in fondo, tanto da scoprire che ormai è troppo tardi e non resta che combattere finché vinca il più forte”.

Info teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino.
Orario degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domenica ore 16
Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino.
Tel 0115169555 email biglietteria@teatrostabiletorino.it
Orario: da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Seven Springs e il Torino Jazz Festival

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Settimana quasi tutta incentrata sul Torino Jazz Festival. Tra i tanti appuntamenti da segnalare Al teatro Juvarra  i Morgenbarn. Al Teatro Alfieri si esibiscono i Funk Off + Vox Artificiosa. Al cinema Massimo viene proiettato “Miles Ahead, Di Don Cheadle”. Talk alla biblioteca civica centrale “Sette Pezzi pop per Bacharach”. Allo Spazio 211 suonano i The Rumpled.

Martedi. Inaugurazione del Festival Seven Springs alla Scuola Holden. Vi sarà un cambio di programma per questo primo concerto. Per motivi familiari, il soprano Barbara Hannigan non potrà esibirsi. Il pianista Bertrand Chamayou che doveva suonare con la Hannigan, eseguirà “ la “Fantasia in do maggiore op .17” di Robert Schumann e “Gaspard de la nuit” di Maurice Ravel. Prosegue il TJF. Al Teatro Monterosa sono di scena Norma Winstone & Glauco Venier.  Al teatro Juvarra suonano gli Sliders. Al Polo del 900 il talk “The Sound of Change :MILES DAVIS e la rivoluzione del silenzio”. Al museo di Anatomia Umana per 2 giorni consecutivi suona Giorgio Li Calzi & Simone Sims Longo. Al teatro Concordia si esibiscono Le Bambole di Pezza.

Mercoledì.  Il TJF propone al teatro Monterosa Franco D’Andrea Trio. Alla Scuola Holden sono di di scena Monica Demuru e Cristiano Calcagnile. Alla Biblioteca Civica Italo Calvino, “Memorie di una balllerina”. Al Folk Club si esibisce Ilaria Pilar Patassini Trio. Alla galleria civica d’arte moderna  e contemporanea, il talk “The Great Flood” raccontato da Bill Morrison. Al cinema Massimo “Petricore & Instabile Ma non Troppo.

Giovedì. Per il Torino Jazz Festival alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani, suona la Italian Instabile Orchestra presentando “Plays Ellington”. Al teatro Monterosa si esibisce Francesca Tandoi Trio + Jazz Acoustic Strings Quartet. Al Conservatorio talk con Emanuele Cisi che racconta i taccuini di Sonny Rollins. All ‘auditorium dell’ Arsenale della Pace Giacomo Serino & Saverio Zura Quintet. Allo Spazio 211 si esibisce Pietra Tonale. All’Inalpi Arena è di scena Annalisa. Al Blah Blah sono di scena i The Cotton Dukes.

Venerdì. Il TJF propone tra i tanti appuntamenti all’auditorium Agnelli Bill Frisell & Eyvind Kang con “The Great Flood” di Bill Morrison. Al teatro Juvarra suona Lisa Ullèn. Al Mauto la Giovane Orchestra di Liberi Suoni. All’Educatorio della provvidenza suona Stefano Battaglia Trio. Al Folk Club si esibisce Lanzoni  & Evangelista & Ballard. All’Hiroshima Mon Amour Irreversible Entanglement. Al Circolino suona Dimitri Espinoza Trio. Allo Ziggy si esibiscono Ozone Dehumanizer + Emilio Paranoico.

Sabato. Ultimo giorno per il Torino Jazz Festival. Al teatro Colosseo suona John Scofield. & Gerald Clayton. Al teatro Monterosa è di scena Emanuele Cisi Quartet. Al teatro Vittoria si esibisce Federico Calcagno Octet. Allo Spazio 211 sono di scena i Kolosso. All’Amen Bar suona il duo Giulia Firpo & Fabio Gorlier. Al Blah Blah si esibiscono i Violet Blend. Al teatro Concordia è di scena Emis Killa.

Domenica. Al teatro Colosseo arriva Tony Hadley ( ex cantante dei Spandau Ballet).

Pier Luigi Fuggetta

“Il berretto a sonagli” di Pirandello. Ciampa è Silvio Orlando

Approda al teatro Carignano martedì 28 aprile

Ritorna in scena Silvio Orlando al teatro Carignano di Torino debuttando con la pièce teatrale di Luigi Pirandello “Il berretto a sonagli” martedì 28 aprile prossimo, alle 19.30, per la regia di Andrea Baracco. Lo spettacolo, prodotto da Cardellino Srl in coproduzione con il Teatro Stabile dell’Umbria e il Teatro Stabile di Bolzano, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 10 maggio.
Mercoledì 29 aprile, al Circolo dei Lettori, Silvio Orlando e gli attori della compagnia dialogheranno con Leonardo Mancini nell’ambito di Retroscena.
Silvio Orlando porta in scena il personaggio di Ciampa, protagonista de ‘Il berretto a sonagli’, figura tragica e grottesca al tempo stesso nata da una novella e trasformata poi da Pirandello in commedia nel 1917. Non è il dramma ad interessare l’autore, ma lo scandalo , la verità che si nasconde e la follia come rifugio. Ciampa è  un uomo umile, che cerca quiete e dignità,  ma viene spinto allo scontro. Il salotto borghese diventa palcoscenico di un ring, le parole fendenti , le risate trovano sfumatura di angoscia. Pirandello stesso lo definiva  “strapieno di tragica umanità, non vivo ma arcivivo”, un personaggio che vive nelle mosse d’anima più che nei discorsi.

“Pirandello non è  autore per tempi di pace – spiega il regista Andrea Baracco – ma di guerra.  È  il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità, la tragica disintegrazione dell’Io, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra,  se la realtà chiama, Pirandello sa cosa rispondere,  intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ‘ismi’, della ricerca affannosa di una filosofia, e allora emergono i pirandelliani “essere è apparire”, “conflitto tra vita e forma”, quell’insopportabile ‘pozzo’ del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro, la concretezza degli accadimenti per passare altrove, in un luogo generico e astratto.
Inchiodare in una formula un autore è sempre pericoloso, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni metafisiche, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si coglie allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio.
Proprio per questo credo sia necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche, da tutte le etichette concettuali, in una parola dal pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà, quella effervescenza fantastica che oggettivamente possiede”.

Cinque anni dopo aver scritto la novella ‘La Verità’,  Pirandello la trasforma nei due atti de ‘Il berretto a sonagli’, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel 1917 al Teatro Nazionale di Roma. In una delle lettere indirizzate a Musco, che metteva in dubbio le qualità della commedia e del suo protagonista, Ciampa, Pirandello ammette come questo “ sia un personaggio molto ricco di umanità,  non vivo ma arcivivo” e parla del testo in  questione come di un’opera “nata e non fatta”, sottolineando con forza come qualora negli interpreti mancasse l’anima si ritroverebbero in bocca “l’imbroglio di discorsi lunghi, incisi, da portare alla fine senza sapere come! Bisogna leggere non le parole, ma l’azione parlata , perché è sempre tale il mio dialogo, non fatto mai di parole, ma di mosse di anima”.

Teatro Carignano.  Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello, regia di Andrea Baracco, con Silvio Orlando,

Revisione linguistica di Letizia Russo e Andrea Baracco, scena di Roberto Crea

Info Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino.

Orario degli spettacoli: martedì,  giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domenica ore 16. Sabato 2 maggio è Carignanouna replica aggiuntiva alle ore 16.

Biglietteria Teatro Carignano, piazza Carignano 6.

Telm0115169555

Biglietteria@teatrostabiletorino.it

Orario: da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.

La Biglietteria sarà sempre attiva un’ora prima dell’inizio di ogni spettacolo, esclusivamente per l’acquisto dei biglietti per la recita del giorno stesso.

Mara Martellotta

Accademia di Musica di Pinerolo e Torino, doppio appuntamento

Lunedì 27 aprile al teatro Sociale di Pinerolo, e martedì 28 aprile al teatro Vittoria di Torino

La Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e Torino sarà protagonista in due eventi d’eccezione lunedì 27 aprile  alle 20.30, al teatro Sociale di Pinerolo, con il gran finale della stagione concertistica “Ascolti”, e martedì 28, alle 19.30, al teatro Vittoria di Torino, per il Concerto di Primavera”, quest’ultimo organizzato dalla Fondazione Accademia di Musica con il supporto della Fondazione CRT. In scena l’orchestra da camera Accademia, fiore all’occhiello dell’istituzione, composta da 19 giovani musicisti selezionati tra i migliori allievi dei corsi di alta formazione. Con loro, come solista d’eccezione e maestro concertatore, Massimo Polidori, primo violoncello solista dell’orchestra del teatro alla Scala. Musicista di grande esperienza cameristica e fondatore del trio Johannes e del quartetto d’archi della Scala. Si tratta di appuntamenti imperdibili non solo per gli appassionati di classica, ma di esperienze immersive pensate per chiunque voglia farsi travolgere dalla bellezza del quartetto d’archi dal vivo. Sul leggio un viaggio affascinante che attraversa due secoli di storia della musica, mettendo in luce la versatilità dei giovani talenti dell’Accademia e la maestra del M⁰ Polidori, che lo descrive come “un programma classico viennese, nel quale il virtuosismo s la magia del suono esaltano uno dei Lied più belli della storia della musica. In apertura il concerto in do maggiore Hob. VIIb:1 di Franz Joseph Haydn, seguito dal Quartetto D. 810 di Schubert “La morte e la fanciulla” nella ricca trascrizione orchestrale di Gustav Mahler.

Info e prenotazioni: 0121 321040 – 393 9062821 – organizzazione@accademiadimusica.it – www.accademiadimusica.it

Mara Martellotta

“Le ragazze” di Diego Ruiz, divertimento e applausi come se piovesse

Al Gioiello, ultime repliche stasera e domani pomeriggio

È soprattutto uno spettacolo che nasce da una scrittura compatta, tutta scintille, piena di piccole sottotracce tutte quante godibili, “Le ragazze son tornate” (ancora al Gioiello stasera alle 21 e domani alle 16), ben amalgamata tra i momenti di divertimento (tantissimi) e quelli di rimpianto, a raccontarci le piccole o grandi amarezze del passato (pochissimi), capace di costruire una storia che, nascondendo anche un piccolo quanto innocuo risvolto di sapore “giallo”, non calerà mai nei momenti di noia o di stallo fastidioso. La si deve – con il sacrosanto impegno a far trascorrere allo spettatore i 120’ nella più completa spensieratezza, ricavata alla faccia di quanto di intristito ci può stare più o meno intorno, dentro e fuori casa – alla penna più che abituata ai successi di Diego Ruiz, intrecci e leggerezza e sapienza di svolgimento tutti dalla sua parte; che anche in veste di regista non sbaglia un colpo, muovendo, calibrando, buttando in palcoscenico e coinvolgendo fatti e azioni e personaggi.

C’è inevitabilmente voglia di nuove avventure in queste tre donne che hanno superato da un bel po’ i primi anta e che un tempo avevano stretto amicizia eterna e un patto d’acciaio, che si sono sgretolati al primo tradimento. È andata che Claudia abbia rubato il consorte a Teresina – un improponibile nome d’anagrafe presto cambiato in un Tara che fa molto più sfavillante mondo dello spettacolo – quando i due non stavano più insieme, o forse sì, chi lo può stabilire, e da quel fatterello a cui la prima dà nessunissima importanza è venuto fuori il patatrac. “Manifesto della rinascita e dell’indipendenza” è stato definito questo “Ragazze”, un congegno che parte dalla loro riunione, nel cuor dell’estate, in un lembo di terra nel cuore del Mediterraneo, ben orchestrata da un’agente, più legata a loro di quanto ognuno possa pensare, che ha deciso di ridare nuova vita al gruppo. Arenatasi l’una a comparsate in tivù per rispolverare antichi amori e ricordare commedie cinematografiche o cinepanettoni di non primissimo ordine e certe di non dover passare tra i saggi di cinema, girate a far rimuovere i centimetri dei vestiti, con il contorno di innumerevoli docce; l’altra uscita da un mondo teatrale fatto di registi “tutti comunisti” e di testi all’insegna del “che noia!” e l’altra ancora, affermata cantante, che rivendica un grande successo che ha veramente sfondato e che ora, anche con quell’unico intervento estetico che non fa altro che mandare al diavolo, pentitissima, s’è ridotta a legarsi a quei cooking show, pieni di successo per carità, ma certo non proprio quella cosa a cui lei ha sempre aspirato. Con piccole rivalità, con i sorrisi ritrovati, con i tanti ripensamenti che andranno a buon fine, con un passato che a poco a poco ritorna a galla ma tacitamente, il nuovo reality è dietro l’angolo.

E non diciamo oltre. Ruiz ha messo in campo tre attrici coi fiocchi, Daniela Poggi, Debora Caprioglio e Fiordaliso, intente a ricavare quanto più possono dai loro personaggi: ognuna con la propria isola di ricordi e di capricci, di rivalse e di personalità che ha la giusta pretesa di saltar fuori, ognuna con perfetti singoli momenti a cui dare spazio – Poggi che si diverte a “rivisitare” il flautato di Valentina Cortese, Caprioglio che ammicca alla frequentazione di certe pellicole, Fiordaliso che si piglia i suoi applausi con una sgangherata canzone in pseudoenglish. Perché le tre signore non hanno badato a spese, e si sono buttate: per cui, se ci deve essere una sovrapposizione tra personaggio e attrice, ben venga, nel divertimento del pubblico – specialmente al femminile, che alla prima non facevo altro che applaudire – scoprire i tasselli da sistemare nella vita e nella carriera di ognuna. Al successo della serata, contribuiscono con non poco peso Giorgia Guerra e Nicola Paduano, entrambi a nascondere una relazione che è sotto gli occhi di tutti, lei a raccogliere i cocci di un passato al femminile e a rimetterli perfettamente in ordine, come se mai nulla fosse successo, lui a giostrarsi davvero bene nel tenere a bada chi fa in fretta a dimenticarsi che i settanta sono arrivati e in mezzo a un mare di doppi sensi che hanno tutta la gioia dello spettatore. Un successo, che se avesse una ripresa e un ulteriore spazio nel medesimo teatro la stagione prossima – non in un assolato fine settimana primaverile di ponti – sarebbe più che ben accetto. Per ora, approfittate di queste ultime poche repliche.

Elio Rabbione

Per la stagione di Fertili Terreni Teatro, un inedito Domenico Modugno

Per “Iperspazi”, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, a San Pietro in Vincoli andrà in scena martedì 28 e mercoledì 29 aprile, alle ore 21, la pièce teatrale “Modugno. Prima di volare”, uno spettacolo di Teatro Koreja, scritto da Angelo De Matteis, in collaborazione con Salvatore Tramacere, per la sua stessa regia.

A più di trent’anni di distanza dalla sua morte, ancora oggi è considerato uno dei padri della musica leggera italiana. Artista politico che, nel corso della sua lunga carriera, ha inciso più di 200 canzoni, interpretato una quarantina di pellicole per il grande e piccolo schermo, oltre che preso parte ad alcuni pregevoli spettacoli teatrali. Stiamo parlando dell’indimenticabile Domenico Modugno, cui il teatro leccese Koreja dedica uno spettacolo-indagine con cui far luce sulle vere origini dell’artista di Polignano a Mare, la città che gli diede i natali senza esaurire il dibattito intorno alla sua nascita. Punto di partenza della ricerca dello spettacolo “Modugno. Prima di volare” sarà l’insieme del variegato materiale composto da pubblicazioni recenti e ritagli di giornali dell’epoca, fotografie private e altrettanto preziose testimonianze orali di chi visse insieme a lui gli anni del dopoguerra in un piccolo paese del Nord Salento, lo stesso che lasciò per andare a Roma e realizzare il suo sogno di diventare attore: il tentativo di approfondire il tema legato alle sue origini, recuperando la memoria di un ben definito contesto storico e culturale nel quale, il giovane Modugno, nutrì la sua vena creativa, sarà l’elemento funzionale per rintracciare le connessioni culturali e linguistiche che hanno poi preso forma nella sconfinata produzione artistica.

Di certo prima di “Volare”, Modugno si sentiva proprio come un ragazzo di quel sud di cui con un viaggio a ritorno nel tempo, un ritorno alle radici, si delineeranno i confini tra pagine ingiallite di vecchi giornali, fotografie custodite nei cassetti di famiglia e parole di chi ha condiviso insieme a lui gli anni della giovinezza, dando forma a un’Italia che rinascita dopo la guerra.

“Molti credevano che fosse siciliano, complice una curiosa sovrapposizione culturale e linguistica-afferma il regista Salvatore Tramacere – in realtà Modugno nacque a Polignano a Mare, ma le sue vere radici affondano nel Salento, a San Pietro Vernotico, il paese della sua infanzia e della sua formazione artistica, il luogo in cui imparò ad ascoltare le storie degli anziani, il suono della parlata locale, la musica delle feste di piazza (…). Si racconta che negli anni Cinquanta Frank Sinatra si fosse interessato a una sua canzone: da lì la leggenda prese forma, il dialetto salentino, così simile a quello siciliano, e la sua voce calda e profonda, alimentarono l’equivoco che Modugno fosse nato in Sicilia. Lui non si affrettò a smentire, anzi, in un’Italia ancora divisa tra Nord e Sud, tradizione e modernità, qiepl’aura di mistero poteva solo giovargli. Ma il cuore della sua arte batteva altrove, nelle strade polverose della sua giovinezza tra gli ulivi, davanti al mare, nei suoni e nei racconti che avrebbero alimentato la sua vena creativa”.

Biglietti: intero 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento – ridotto 11 euro se acquistato online, 13 euro in cassa la sera dell’evento. Possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o Satispay. Possibilità di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani. Biglietti online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Mara Martellotta

Ritorna BTT Moves, danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino

Ritorna la stagione di danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino  BTT Moves. Dal 7 maggio al 22 dicembre prossimo un programma diffuso attraverserà teatri, spazi di creazione e luoghi della cultura della Città  Metropolitana di Torino, trasformandoli in un ecosistema vivo di pratiche, visioni e incontri. Si tratta di un itinerario tra corpi e luoghi dove la danza attiva relazioni, genera prossimità e costruisce senso.
L’edizione 2026 pone in dialogo figure affermate della scena nazionale e internazionale  con le produzioni del BTT. Sei gli appuntamenti, undici i titoli di cui sei firmati da artisti e compagnie ospiti.
Le compagnie presenti sono Alessandro Sciarroni, Corpo Celeste, Compagnia Zappalà danza, TIR Danza , MP Ideograms, Balletto teatro di Torino, Compagnia Arearea, Rebecca Moriondo. Si tratta di un programma che restituisce una visione plurale della scena contemporanea, un disegno curatoriale che accosta poetiche, linguaggi e formati  eterogenei, attivando cortocircuiti sensibili tra estetiche e generazioni.
A inaugurare la stagione il 7 maggio prossimo, negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo- Museo di Arte Contemporanea,  alle 19 e alle 21, sarà  Alessandro Sciarroni, Leone d’Oro alla Carriera per la Danza, con due repliche Op. 22 n. 2 assolo creato per e con Marta Ciappina, Premio Danza & Danza 2022 e Premio Ubu 2023 come miglior Performer.
Un appuntamento che intreccia Danza e arti visive, mettendo in dialogo il gesto performativo con un contesto museale, dove la prossimità con lo spettatore amplifica la dimensione percettiva. Le due repliche previste si svolgono all’interno della mostra dal titolo “Theatre of the mind” di Lenz Geerk, allestita in Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e aderiscono al programma diffuso del Festival Prima Persona Plurale 2026, primo festival in Italia dedicato alla vita indipendente per persone con disabilità,  promosso dalla Fondazione Time 2.
Si inserisce e completa questa prima parte della stagione l’appuntamento con il N.O.I, un progetto di ricerca e incontro aperto alla comunità Danzante.
Il BTT invita interpreti, autori e autrici con pratiche e sguardi differenti, creando una spazio di confronto tra visioni anche distanti tra loro.  Al centro rimane il processo creativo, si esplora, si sperimenta, si rischia, in un campo di possibilità in cui la ricerca prende forma nella relazione, in un contesto volutamente svincolato da traguardi produttivi e esiti performativi.
Quello dell’11 e 12 maggio con Marta Ciappina inaugura un percorso che proseguirà a novembre e dicembre con due altri appuntamenti, con Francesca Pennini e il CollettivO CineticO il 21 e 22 novembre e Daniele Ninariello / Codeduomo il 12 e 13 dicembre prossimi.

Mara Martellotta