SPETTACOLI- Pagina 2

 Lucilla Giagnoni al teatro Garybaldi con “Magnificat”

Al teatro Garybaldi di via Partigiani 4, a Settimo Torinese, per la stagione di teatro, danza, musica e circo contemporaneo vi sarà il gradito ritorno di Lucilla Giagnoni con il “Magnificat”. Hanno collaborato al testo Maria Rosa Pantè e le musiche sono di Paolo Pizzimenti. La pièce è stata realizzata grazie alla produzione di Teatro Piemonte Europa e Centro Teatrale Bresciano. “Magnificat” rappresenta un viaggio poetico e simbolico che attraversa epoche, miti, religioni e vissuti quotidiani, alla scoperta di uno sguardo nuovo sul mondo. Lucilla Giagnoni accompagna lo spettatore in un percorso ispirato a una sorta di gioco dell’oca, un itinerario a spirale fatto di ostacoli e rivelazioni, dove ogni casella è un’occasione per riflettere, emozionarsi e ritrovare il senso delle cose. Al centro dello spettacolo, il concetto di “sguardo poetico”, una lente capace di cogliere la bellezza nascosta nell’ordinario, la forza rigeneratrice del femminile e il potere trasformativo della parola e dell’arte. Con ironia, profondità e grande presenza scenica, l’attrice invita lo spettatore a rallentare, a guardare con occhi diversi, a riscoprire la forza del linguaggio come strumento di cura e unione. Tra sogno e realtà, accompagnata dai video evocativi di Massimo Violato e dalle musiche originali di Pizzimenti, Lucilla Giagnoni consegna un’esperienza teatrale intensa e commovente, che parla al cuore e all’intelligenza dello spettatore. “Magnificat” è un invito a credere nella bellezza e alla potenza del teatro come spazio d’umanità.

Lucilla Giagnoni è attrice, autrice e regista, formatasi alla bottega di Vittorio Gassman, a Firenze, lavorando con grandi maestri quali Vittorio Gassman e Jeanne Moreau. Ha collaborato con Teatro Settimo e lavorato con registi come Alessandro Baricco e Antonella Ruggero. Tra i suoi spettacol piu noti, “Vergine madre”, “Big Bang”, “Apocalisse”, “Ecce Homo”, “Furiosa Mente”, “Magnificat”, “Anima Mundi”, e le meditazioni teatrali come “La Misericordia” e “Pacem in Terris”.

Teatro Garybaldi – via Partigiani 4, Settimo Torinese – sabato 7 febbraio ore 21

Mara Martellotta

Ultimo appuntamento con la rassegna Note Libere

La musica classica e il Novecento, l’impegno civile e quello artistico sono i temi che verranno affrontati dal giornalista e presidente del Polo del ‘900, Enzo Sinigaglia, insieme al noto musicologo Enzo Restagno durante il talk del 9 febbraio prossimo, che chiuderà il ciclo dei dieci appuntamenti previsti della rassegna Note Libere, incontri in cui si è parlato di Torino, di musica e dell’ottantesimo anno dalla Liberazione. Al fianco del talk è prevista musica dal vivo targata Centro Civico di Formazione Musicale: sul palco, il sassofonista Claudio Chiara e il fisarmonicista Massimo Pitzianti porteranno in scena le musiche sincopate degli anni Quaranta, periodo in cui il jazz rappresentava un simbolo di resistenza.

Lunedì 9 febbraio – ore 18 – Auditorium di Palazzo San Daniele (Polo del ‘900), piazzetta Antonicelli, Torino.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito del Polo del ‘900

Mara Martellotta

 Musica e cinema, torna SEEYOUSOUND: “Make some noise” 

Si è giunti alla dodicesima edizione di SEEYOUSOUND International Music Film Festival , il primo festival in Italia interamente dedicato al cinema a tema musicale.  Si terrà a Torino dal 3 all’8 marzo prossimo. Per sei giorni la città diventerà una mappa sonora e cinematografica con ben 68 film, tra anteprime assolute e internazionali, live, dj set e performance audiovisive, mostre e una residenza artistica, nel segno del mantra 2026 “MAKE  SOME NOISE”.

Il Festival, infatti, esplora il “rumore “ quale impulso creativo,  linguaggio delle controculture  e metafora della contemporaneità, proponendo un ricco programma di documentari, film di finzione, cortometraggi, videoclip e sonorizzazione, che spaziano dal funk alla house, dal jazz al punk, fino al black metal e all’elettronica.

Tra i titoli più attesi la prima internazionale di “Bowie, The final act” con il regista Jonathan Stiasny in sala  e  l’anteprima assoluta di Micah  P. Hinson “The tomorrow man” con live esclusivo dell’artista.

Trenta i titoli in anteprima italiana come “Pauline Black: A 2- Tone Story” di Jane Mingay, dedicato alla carismatica voce dei The Selecter che sarà ospite insieme alla regista; “Herbie”, omaggio all’innovativo sperimentatore Herbie Hancock, tratteggiato da Patrick Savey in sala per la prima; “Wolves”, racconto di formazione ambientato ai margini della scena balck metal europea, diretto da Jonas Ullrich, ospite del festival; Boy George & Culture Club (sabato 7 marzo) di Alison Ellwood, regista pluripremiata già autrice del recente documentario su Cyndi Lauper; “Ray Vonn”, viaggio immersivo nella notte berlinese e i film su Sun Ra, che approfondisce la filosofia di questo visionario musicista, pioniere e poeta dell’afrofuturismo, e “Sul Butthole Surfers”, una delle band più scandalose e influenti dell’underground americano. Accanto alle proiezioni un ricco programma live, con l’evento speciale “Casino Royale – Suono/Visione/Suono”, una produzione originale nata dall’incontro tra il festival e la storica band che, per l’opening night di Seeyousound, presenterà una performance inedita; il set di Mikah P. Hinson, l’esibizione di Giorgio Licalzi e Stefano Risso; due jam session dedicate agli ultimi quarant’anni della scena torinese, con ospiti speciali a sorpresa, legati ai film “Nostra Torino oscura” e “Falene”. Seguiranno il progetto audiovisivo Kitbashing, di Abadir, con Nicolò Cervello, e le performance di Francesco Corvi e Jolanda Moletta, oltre al party postfunk “From screen to dance floor”, che avrà luogo presso i Magazzini sul Po, con le dj Lavalamp e Catu Diosis (in arrivo dall’Uganda). Il programma prevede 68 titoli in sei giorni di proiezioni, quest’anno senza repliche, e collaborazioni con il Torino Jazz Festival, che realizzerà il 5 marzo il concerto per pianoforte di Sergio Giachino a chiusura del documentario Herbie. Il programma si estenda anche al campo delle arti visive, con la mostra “Quiet not absent” da Alberto Anhouse, presso la galleria Recontemporary, dove la mostra sarà aperta dal 19 febbraio al 21 marzo, e l’esposizione “Visioni soniche”, cover afrofuturiste da Visualgrafika, spazio Miele dedicata all’immaginario proprio dell’afrofuturismo.

Seeyousound XII edizione ha uno slogan preciso: “Make some noise”, e si svolgerà dal 3 all’8 marzo. Le proiezioni si terranno al Cinema Massimo e si tratta di un appuntamento unico nel panorama italiano.

Mara Martellotta

“Callas, Callas, Callas” per Palcoscenico Danza

Per Palcoscenico Danza al teatro Astra giovedì 5 febbraio alle ore 20 andrà in scena il balletto “Callas, Callas, Callas”, con le coreografie di Adriano Bolognino, Carlo Massari e Roberto Tedesco .

Nel centenario della nascita di Maria Callas l’omaggio di COB Compagnia Opus Ballet, diretta da Rosanna Brocanello, assume una particolare valenza anche per l’originalità che l’ha ispirato, affidare a tre giovani, ma già affermati coreografi dal linguaggio contemporaneo, una creazione a serata, che rifletta la loro personale visione della leggendaria artista, senza però volerla raccontare descrivendola.
Tre sguardi differenti, quindi, tre approcci e restituzioni in danza che il bel titolo già evidenzia. Titolo che è anche un invito per lo spettatore  a scoprire o ritrovare tra le pieghe di un movimento o la coralità di un ensemble, tra le sonorità elettroniche o i frammenti di arie celebri disseminati nell’architettura coreografica, tra una luce o un costume che evidenzia gesti e posture, la propria Callas. O magari un’altra, inedita, che la danza astratta può suggerire, evocare, imprimere nell’atmosfera e nella memoria. Riconosceremo sicuramente tre celebri arie dalla Tosca di Puccini , dalla Norma di Bellini e dalla Carmen di Bizet.

La compagnia Opus Ballet è  nata nel 1999 ed è  stata diretta sin dalla sua fondazione da Rosanna Brocanello, che si è  impegnata nella formazione di giovani coreografie e danzatori , con l’intento di creare , promuovere e coordinare iniziative a carattere artistico e culturale, nel campo della danza in relazione alle altre espressioni artistiche quali quelle della musica, delle arti visive e della performance.

Mara Martellotta

(foto archivio Palcoscenico Danza)

“Stand up for Giuda”, interpretato da Ettore Bassi alle Fonderie Limone

 

Il regista Leonardo Petrillo ricostruisce la sua vita

Dal 5 all’8 febbraio prossimo, l’attore Ettore Bassi sarà in scena alle Fonderie Teatrali Limone con il monologo “Stand up for Giuda”, dopo aver vestito, vent’anni fa, i panni di San Francesco d’Assisi. La pièce è firmata e diretta da Leonardo Petrillo. Lo spettacolo è stato presentato a Roma, a fine luglio scorso, nel corso di due serate evento nel Tempio di Venere in occasione del Giubileo, ottenendo un gran successo di pubblico.

Nel mito collettivo, Giuda è il traditore per eccellenza, e Leonardo Petrillo ricostruisce la sua vita a partire dall’incontro con Gesù, alla fase del visionario dubbioso, fino al momento in cui ,’istinto prende il sopravvento. Giuda lo ama più di tutti gli Apostoli, tradendo affinché si compisse il disegno divino. Quando Gesù si lascia crocifiggere senza usare poteri soprannaturali, Giuda comprende che non è Dio, ma un uomo, e che il disegno divino risulta incomprensibile.

Sul palco Ettore Bassi, apprezzato interprete televisivo e cinematografico che restituisce a Giuda la sua umanità, tra rimorso e ribellione, contro la coscienza collettiva che lo ha condannato. In sala assistiamo a un assolo emozionante della rivendicazione di Giuda. Sua è la versione dei fatti sulla verità dell’evento. Se Gesù avesse spiegato il mistero della Resurrezione senza far ricorso a metafore incomprensibili, lui e gli Apostoli avrebbero compreso il significato di quella morte e non si sarebbero smarriti. Con l’apparizione di Cristo, il mistero viene svelato agli altri, ma non a Giuda, che si è tolto la vita per il rimorso del suo tradimento. La versione che Giuda ci consegna è quella di un uomo che, sentendosi discriminato ingiustamente nei secoli, si ribella alla coscienza collettiva che lo ha definito “traditore”. La condanna di Giuda non è eterna, la sua speranza resta viva fino a quando, come ricordava Papa Francesco, orgoglio, cupidigia e vanità saranno estirpate, e l’uomo liberato dai pregiudizi.

Fonderie Teatrali Limone – via Pastrengo 88, Moncalieri (TO)– “Stand up for Giuda” – 5-8 febbraio 2026

Orari: 5-6 febbraio ore 20.45 -7 febbraio ore 19.30 – 8 febbraio ore 16

Mara Martellotta

Michel Gondry al Museo del Cinema per la “Stella della Mole”

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospiterà, dal 27 al 29 maggio prossimi, il poliedrico artista Michel Gondry, una delle figure più originali del cinema contemporaneo. Premio Oscar nel 2005, Gondry riceverà il premio “Stella della Mole” e terrà una masterclass oltre ad accompagnare gli spettatori in una retrospettiva dei suoi apprezzati lavori. Grazie a un’importante partnership, la Scuola Holden ospiterà dal 22 al 31 maggio prossimo “L’Usine de films amateur”, laboratorio pratico ispirato al suo film “Be kind rewind”. Si tratta di un evento partecipativo volto alla realizzazione di cortometraggi che, in linea con lo spirito della Holden, vuole rendere accessibile a tutti il cinema, permettendo di vivere il processo di produzione.

“Siamo molto contenti di questa collaborazione con la Scuola Holden – dichiara Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema – uscire dagli spazi fisici della Mole Antonelliana e trovare le interconnessioni con il territorio rappresenta uno degli asset della nostra Fondazione, che si propone di comunicare la cultura e di incuriosire le nuove generazioni alla scoperta della settima arte. Siamo sempre pronti a collaborare con Enti e istituzioni, poiché siamo convinti che dalle sinergie possano nascere grandi e interessanti momenti culturali”.

“Pochi artisti hanno colto e tradotto l’impatto che la rivoluzione del digitale ha operato sulle nostre vite e nel nostro modo di percepire la realtà come Michel Gondry – ha sottolineato Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema  – a partire dalla sua collaborazione con Bjork, per continuare con i suoi cortometraggi, il regista e sceneggiatore francese ha saputo sorprendere combinando materiali scenografici digitali ad effetti tradizionali. Affidandosi a star del cinema come Jim Carrey e Kate Winslet, Gaël Garcia Bernal e Charlott Gainsbourg , e sposando un modello di produzione a basso budget, Gondry ha dato al cinema, come atto visionario e onirico, una nuova dimensione”.

Affermandosi negli anni Novanta con videoclip musicali innovative, ha ottenuto un successo internazionale sul grande schermo con il film “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, del 2004, scritto insieme a Charlie Kaufman. Il film, diventato un manifesto d’estetica del nuovo millennio, combina fantascienza e dramma sentimentale, esplorando il tema della memoria, dell’amore e dell’identità. Tra le sue opere più note figurano “The Science of Sleep” del 2006, commedia romantica che indaga il confine fra sogno e realtà, “Be kind rewind”, film dal tono giocoso e nostalgico che celebra il cinema come esperienza collettiva artigianale, e “Mood indigo” (2013), adattamento cinematografico del romanzo di Boris Vian, una storia d’amore tragica ambientata in un universo surreale, in cui le emozioni influenzano la realtà fisica in un mondo visivo ricchissimo. Lo stile di Michel Gondry si distingue per un approccio artigianale e sperimentale, prediligendo effetti pratici, scenografie costruite a mano, tecniche analogiche, come lo stop motion, e riducendo al minimo l’utilizzo del digitale, con soluzioni visive che rendono tangibile il mondo interiore ed emozionale dei suoi personaggi.

Mara Martellotta

La smisurata gelosia di don Peppino Priore

Sabato domenica e lunedì” in scena al Carignano sino a domenica 8 febbraio

Ce ne sono parecchie nuvole in quel cielo che Marta Crisolini Malatesta ha disegnato a sovrastare la casa di Peppino e Rosa Priore, avvalorate dalle luci di Gigi Saccomandi, di quelle nuvole tra il biancastro e il grigio che c’immaginiamo a poco a poco gonfiarsi, diventare minacciose e poi, con l’oltrepassare quei sette vetri e ante, che danno sul terrazzino e di continuo sono per l’intera serata aperti e chiusi a seconda degli umori del padrone di casa, esplodere in lampi secchi, luminosi ma a loro modo terribili. Non ce ne rendiamo immediatamente conto ma il temporale prima o poi arriverà. Sì, perché tutto all’inizio di questo “Sabato domenica e lunedì”, che Eduardo scrisse con immediato successo nel 1959, periodo che s’era lasciato alle spalle ormai gli odori acri di una guerra e assaporava una vita di prosperità e di piccole soddisfazioni, e pose, nell’ordine delle proprie commedie, nella”Cantata dei giorni dispari” – ovvero in quei giri d’orologio che di tanto in tanto nascono e crescono un poco sghembi, nelle azioni e ancor più nelle persone -, appare tranquillo, sotto controllo, con Rosa intenta a preparare – a dar vita -, “nell’ampia e linda cucina”, il suo prezioso ragù: “Più ce ne metti di cipolla più aromatico e sostanzioso viene il sugo. Tutto il segreto sta nel farla soffriggere a fuoco lento. Quando soffrigge lentamente, la cipolla si consuma fino a creare intorno al pezzo di carne una specie di crosta nera”. Un presepe delicato, vivacissimo, al cui interno gravitano il vecchio nonno che ha dato il via a una avviata economia, un figlio con i piedi ben piantati per terra e tutto casa e bottega più un altro che ama ancora travestirsi da Pulcinella e fare il verso al grande Antonio Petito, i figli, i tre del primo, le nuove generazioni divise a seguire la professione come le improvvisate gonnelle femminili o le burrasche che possono succedere con il giovane moroso. E la zia Memè, genitrice iperprotettiva e pronta a sganciarsi da ogni ingranaggio e ad abbracciare qualche minimo protofemminismo con la scrittura di un libro, e il medico che le dà una mano nella stesura, e la servetta che aiuta in cucina e porta in tavola, e la coppia vicina di casa, ognuno un quadretto a sé, bel delineato, luci e ombre – certo, tanto Goldoni nelle pagine di Eduardo, ma anche certe stanchezze, certi colpi di pistola che vanno a vuoto, certo vedersi vivere, certi giorni che corrono sempre eguali dietro ai giorni: come in Cechov -, una battuta a effetto, un attimo per l’applauso.

Come quella cipolla che vive del suo fuoco lento, così appare l’unione di Peppino e Rosa, tutta vivacità un tempo ma da quattro mesi non più la stessa, lui sempre in un angolo con quelle frecciatine che nessuno al momento comprende, lei che non gli fa più trovare pronti camicia e pedalini, lui che s’è fatto scontroso e mugugnoso, lei che cova un segreto, interiore e sopito, l’invidia per quei complimenti che una domenica lui fece smaccati smaccati alla pasta di maccheroni della nuora. Quisquilie e pinzillacchere, avrebbe detto un tempo qualcuno, cose di piccolo conto, ma tanto poco basta a mettere dei sassolini nell’ingranaggio. Il sassolone sono quelle continue piccole premure che Luigi Ianniello, l’espansivissimo vicino di casa dimostra nei confronti di donna Rosa, in grande sincerità e senza alcun secondo fine, ma ragione dei sospetti che hanno riempito la testa di Peppino, il tarlo della gelosia che s’insinua e non se ne vuole più andare via: sicché tutte quelle nubi e quei lampi. Perché per il pranzo della domenica Rosa Priore ha invitato i coniugi Ianniello e il ragù è da gustare perché come lo fate voi donna Rosa non lo fa nessuno ed eccovi le pastarelle che vi ho portato quelle che vi piacciono tanto, eccetera eccetera. Non una parola in più che Peppino sbotta e i lampi s’accendono. Eduardo ricompone ogni cosa il lunedì, ci parla di fragilità e magari lambisce quei piccoli terremoti della famiglia che nei decenni successivi avrebbero sconquassato maggiormente le istituzioni, ma è per un attimo, cancellata quella tempesta in un bicchier d’acqua, le scuse e l’abbraccio di Peppino e il lavoro della settimana che riprende, i sorrisi che tornano e i figli che si sono fatte delle belle risate al pensiero di mamma con il ragionier Ianniello, la coperta di lana sotto cui Rosa si rimette dallo svenimento, coperta che scalda e accudisce e ricompone, che magari continuerà a nascondere qualche piccolo sasso, come ha sempre fatto.

Ecco, è tutta qui “Sabato domenica e lunedì”, commedia di un grande autore, vogliamo chiamarla capolavoro?, per cui per la sua riproposta – non si sono ancora spenti del tutto nella memoria certi momenti di grazia di una precedente edizione con Toni Servillo nella doppia veste di interprete e regista e con una grande Anna Bonaiuto – si sono messi al lavoro tre Stabili, Roma Torino Bolzano, con il Teatro Biondo di Palermo e il LAC Lugano Arte e Cultura, con la regia di Luca De Fusco. Che ci appare come il campione della serata, perché insegna a tanti registi o ritenentisi tali, tra le nuove generazioni e non soltanto, a fare teatro, a condurre un testo, a non sovrapporsi troppe volte stupidamente, perché ha di quel che si ritrova tra le mani il massimo rispetto, la consapevolezza riverente, non andando a reinventare letture o (s)piegando un testo che da circa settant’anni vive di vita tutta propria, splendida, concreta, naturale, in piena autonomia, ma osservandolo, entrandoci dentro in punta di piedi e allo stesso tempo scavando e dispiegando ogni più impercettibile attimo, ogni silenzio e ogni risata, i bisticci e il rasserenarsi, le tensioni con il detto e il non detto, le commedie comiche di una famiglia napoletana e le piccole tragedie, i gesti e le parole dei sedici personaggi, tutti in stato di grazia. Tutti estremamente autentici, non più attori a fare la parte di ma a essere, in una sola parola, senza se e senza ma. Un ingranaggio perfetto: perché “Sabato” è un rito, una messa cantata e le messe cantate non si toccano, perché De Fusco dimostra una grande onestà, tutto qui. È, sembrerebbe, pochissimo ma di questi tempi appare tantissimo, su un palcoscenico. “La ‘scrittura scenica’ – ha scritto -, teoria molto in voga negli anni ’70 e ’80, secondo cui il vero autore di uno spettacolo è il regista, si infrange sui capolavori eduardiani che chiedono, a mio avviso, un regista interprete e non un demiurgo, un direttore d’orchestra e non un compositore, per la semplice ragione che il compositore c’è già e la sua vitalità è ancora inalterata”: il piacere dell’onestà.

Il vivere secondo i propri riti come pure le esplosioni Teresa Saponangelo li rende appieno nella sua Rosa, il valore della parole che ricerca e che mette in campo (“noi, io e te, siamo stati tanti anni insieme, abbiamo fatti tre figli, e non siamo riusciti a raggiungere quell’intimità che ti fa dire pane al pane, vino al vino”), gli affetti ritrovati e il ruggito con cui riniziare la settimana e l’esistenza di sempre; come Claudio Di Palma costruisce un Peppino tutto di ferro ma pronto a sciogliersi per rimettere in piedi quella “mia famiglia” che forse Eduardo ha cercato per tutta una vita. Accanto ai protagonisti, Anita Bartolucci (zia Memè) e Antonio Piscopo (il nonno), Paolo Cresta che anima la maschera napoletana, Maria Cristina Gionta (la sua Elena ha trovato un equilibrio delicato ma duraturo, “io non dico che sono entusiasta, ma mi accontento e sono soddisfatta”), i giovani Renato De Simone (un godibilissimo Attilio) e Mersila Sokoli che è Giulianella. Forse un posto a parte lo daremmo a Paolo Serra, che non poche volte grazie al suo Ianniello, invadente, incapace di comprendere a quali danni può arrivare, genuinamente semplice, riempie e si prende la scena. Repliche al Carignano, per la stagione dello Stabile, sino a domenica 8 febbraio. Assolutamente da non perdere.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Tommaso Le Pera, alcuni momenti dello spettacolo.

Elio Germano e Theo Teardo: “La guerra com’è”

Al Teatro “Superga” di Nichelino, lo spettacolo teatrale e musicale tratto dall’ultimo libro (postumo) di Gino Strada

Martedì 10 febbraio, ore 21

Nichelino (Torino)

Alla coraggiosa lezione di una vita pressoché interamente dedicata alla cura degli “ultimi” (nelle ultime Terre del mondo falcidiate dall’inarrestabile tragicità della guerra) e raccontata da Gino Strada, anima e cuore di “Emergency”, nel suo ultimo libro “Una persona alla volta” (uscito postumo nel 2022, per i tipi di “Feltrinelli”), trae fervida ispirazione “La guerra com’è”, testo teatrale che vedrà in scena, martedì 10 gennaio (ore 21), al Teatro “Superga” di Nichelino, Elio Germano e Theo (Mauro) Teardo. Un attore – regista e un musicista – compositore, noti al grande pubblico e capaci di ricreare sul palco momenti di intensa e toccante resa emotiva. Romano il primo, friulano di Pordenone il secondo, i due tornano a rinnovare in scena  la loro collaborazione e piena sintonia, dopo il successo ottenuto con “Il sogno di una cosa”, tratto dall’omonimo primo romanzo di Pier Paolo Pasolini, scritto nel 1949-’50, ma pubblicato solo nel 1962 ed originariamente intitolato “I giorni del Lodo De Gasperi”. Ancora una volta, la proposta che arriva agli spettatori dal duo Germano – Teardo è quella di un “teatro civile” che racconta, come sottolinea il titolo, tutta la drammaticità della guerra, contrapposta all’esigenza pressante e al bisogno (insito, almeno primariamente, nella natura umana) di “diritti” e “umanità”. Attraverso le esperienze del medico chirurgo di Sesto San Giovanni (dove Strada nasce nel 1948 per finire la sua corsa terrena in Francia, a Honfleur nel 2022) quello narrato sul palco del Teatro “Superga” è “un viaggio appassionato tra esperienze vissute in prima linea, riflessioni sul diritto universale alla salute e la forza di chi ha scelto di ricucire vite invece che dividerle”.

 

Un viaggio e un suggestivo racconto di tutte le non facili esperienze che hanno condotto Gino Strada (“Right Livelihood Award” o “Premio Nobel Alternativo per la Pace”) dalla sua natia “Stalingrado d’Italia” – come Sesto San Giovanni venne definita, quale simbolo della locale “Resistenza operaia” contro il nazifascismo – dopo importanti esperienze professionali negli Stati Uniti fino alle spesso improvvisate sale operatorie in Pakistan, Etiopia, Perù, via via fino all’Afghanistan, al “Centro Salam” di Cardiochirurgia in Sudan e ai Paesi più lontani, per seguire in modo instancabile l’idea portata avanti con estremo coraggio dalla sua “ONG”, fondata nel 1994 insieme alla moglie Teresa Sarti, scomparsa nel 2009: “Salvare vite umane e lottare per i loro diritti”. Impegni di vita, cui Strada fu fedele in ogni istante dei suoi giorni e raccontati con chiarezza e passione nel suo libro – testamento “Una persona alla volta”“Un libro – sottolinea Elio Germano – forte e semplice nel linguaggio che restituisce la voce di Gino, il modo di dire le cose di una persona molto competente che ha vissuto esperienze importanti e non può fare a meno di raccontarle, senza retorica. Il racconto di chi la guerra l’ha vissuta dalla parte di chi ricuce, di una persona che non è interessata ai colori degli schieramenti, ma a rimettere insieme pezzi di umanità scomposta. Cosa forte e rivoluzionaria in questo momento storico”. Parole cui fanno eco quelle di Theo Teardo“Quando leggo le pagine scritte da Gino Strada vengo travolto da un’energia irresistibile che mi fa venir voglia di fare, di costruire qualcosa, di reagire. Anche quando arrivano dall’epicentro di una tragedia umanitaria, dal mondo che va in frantumi. Lo faccio con la musica che è ciò con cui mi sintonizzo con il mondo”.

Scriveva Gino Strada“Gli impegni internazionali, gli equilibri geopolitici, la deterrenza…persino i posti di lavoro vengono evocati da decenni per dire che no, non è possibile togliere soldi alla guerra. E invece un modo diverso di vivere su questo pianeta è possibile. È possibile vivere in una società che rispetta alcuni principi, indiscutibili e non negoziabili: i diritti umani. Non è una questione di risorse che mancano, ma di scelte che non si fanno. È arrivato il momento di decidere che priorità ci diamo come società: la vita delle persone o la guerra? Salute, istruzione gratuita, un lavoro dignitoso e protezione o fame e sofferenza per molti? Non è troppo”. Monito di altissima attualità per chi (i “potenti” che tengono in mano le redini di un mondo miseramente abbrutito) ha orecchio e cuore e volontà d’intendere.

“Curare le vittime e rivendicare i diritti, una persona alla volta … Persona dopo persona, diritto dopo diritto”. Grazie, Gino!

Per info: Teatro “Superga”, via Superga 44, Nichelino (Torino); tel. 011/6279789 o www.teatrosuperga.it

Gianni Milani

Nelle foto: Gino Strada (Ph. Giles Duley); Elio & Theo; Cover “Una persona alla volta”

Unione Musicale, al Conservatorio il quartetto Consone e il pianista Gadjev

 

Protagonista del concerto al Conservatorio Verdi di Torino di mercoledì 4 febbraio, alle 20.30, dell’Unione Musicale per la serie “Dispari”, è il quartetto Consone. Sono protagonisti musicisti di fama internazionale, come il pianista goriziano Alexander Gadjev e l’ensemble Consone, formata da Agata Daraŝkaite, Maddalena Loth-Il al violino, Elisabetta Bogdaniva alla viola e George Ros al violoncello. L’ensemble si è formata al Royal College of Music di Londra, e ha scelto per il nome un vocabolo latino, adottando la parola Consone in riferimento al suono armonioso che li caratterizza. L’aspetto caratteristico che li contraddistingue è quello di operare su strumenti storici. Il quartetto, il primo di strumenti d’epoca, selezionato come BBC New Generation Artist, guiderà l’ascoltatore in questo viaggio con una freschezza e una sincerità che catturano subito l’attenzione. Vincitore di premi prestigiosi come il Borletti Buitoni Trust Fellowship, il Consone ha conquistato grandi palchi europei, incantano per la loro onestà ed espressività. Al loro fianco, Alexander Gadjev, artista in residenza all’Unione Musicale, tra gli interpreti più in vista della sua generazione. Premiato al concorso di Sidney e al premio Chopin di Varsavia, Gadjev è ammirato per la sua musicalità e un’intensità travolgente.

Gadjev in questo concerto si presenta con un pianoforte storico, un Pleyel del 1958, indicato per eseguire il concerto n.2 composto da Chopin fra il 1829 e il 1830, nella trascrizione per pianoforte e quartetto d’archi del polacco Kominec. La seconda parte del concerto vedrà l’esecuzione del Quintetto op.44, una delle prime composizioni cameristiche scritte da Schumann, risalenti al 1842.

Unione Musicale – mercoledì 4 febbraio 2026, ore 20.30 – Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, via Giuseppe Mazzini 11, Torino

Mara Martellotta