SPETTACOLI- Pagina 2

Al Teatro Gobetti la Mandragola di Machiavelli, regia di Jurij Ferrini

Debutto al teatro Gobetti, giovedì 28 maggio, alle ore 19.30, della Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Jurij Ferrini, che sarà in scena insieme a Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola, Angelo Tronca.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, resterà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 14 giugno prossimo.

“Non so perché,  ma almeno da un paio di decenni – spiega il regista Jurij Ferrini – mi pare che da queste latitudini non provenga più un buon vero teatro comico. Disaccoppiare le due maschere iconiche del teatro, quella tragica e quella comica, risulta pericoloso oltre che sbagliato. Perché  chi sta in alto e bene in vista, necessita di qualche graffio dagli artigli della satira, della comicità, della commedia. Essere in vista ha questo prezzo e se non s’intende pagarlo si corre il rischio di imporre poi una subdola censura. Imporre eccessiva serietà in Teatro e rendere pesante la riflessione culturale, come se cultura e divertimento fossero antitetici, non giova al pubblico, che è e deve restare il fine ultimo dell’evento unico e irripetibile dello spettacolo teatrale. Questo è il propellente che mi ha spinto per la terza volta , in poco più di trent’anni, a riallestire Mandragola di Niccolò Machiavelli per il Teatro Stabile di Torino.
La trama è celebre, l’autore ancora di più, non credo di poter aggiungere nulla di intelligente alle migliaia di pagine scritte su quest’opera e sul genio del suo autore. Potremo solo goderne ancora insieme, se tutto va per il meglio, divertendoci fino alle lacrime.
Se proprio posso indirizzare l’attenzione ad un paio di aspetti che mi hanno sempre colpito, vi dirò che cinquecento anni fa creare un personaggio come fra’ Timoteo che, per soldi, si dannerebbe l’anima sua e di tutti i parrocchiani, risultava concretamente pericoloso perché ad imbattersi nell’Inquisizione ci voleva davvero poco. Erano gli anni di Giordano Bruno e lo stesso Machiavelli a causa de ‘Il Principe’ era già  finito nelle segrete fiorentine. Eppure artisti e filosofi indicavano una visione di futuro e toccava loro patire le conseguenze del dono ricevuto con il talento”.

“L’altro aspetto – aggiunge il regista Ferrini – è  secondario perché riguarda solo questa messinscena. Nessuna epoca precisa è raffigurata dagli abiti e dalla non scenografia, perché non aiuterebbero assolutamente l’azione che, bene incarnata dagli interpreti, basta da sola a chiarire quel che di ostico la lingua talvolta può offrire, sempre in modo divertente. Inizia così, con un celebre prologo “Iddio vi salvi, benigni uditori” e in pochi istanti si gela la platea, fino a quando non parte davvero l’azione e poi tutto diventa chiarissimo e spassoso e va in crescendo […].”
La radice della pianta di mandragora ha fatto scaturire infinite leggende, più di tutte quella che potesse risolvere i problemi di sterilità e ha ispirato il titolo di un capolavoro teatrale che è  giunto fino a noi. Il regista Jurij Ferrini enfatizza la complessità morale dei personaggi e il paradosso tra apparenza e realtà.  La tensione tra virtù e malizia emerge con ironia sottile; ancora a distanza di secoli dalla sua composizione,  la commedia di Machiavelli non smette di parlare alla contemporaneità,  dominata da avidità, finzione sociale e manipolazione. La condanna divertente e divertita di un mondo corrotto e privo di valori in cui tutti sono corrotti e corruttori rappresenta la metafora dell’eterno gioco dei potenti verso i più deboli e ignoranti”.
Mara Martellotta

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Il 46esimo Concerto di Ferragosto si terrà a Rucas

 Nel territorio di Bagnolo Piemonte

Sarà la località Rucas, nel territorio di Bagnolo Piemonte, ad ospitare la 46ª edizione del Concerto sinfonico di Ferragosto, l’appuntamento che ogni anno porta la grande musica d’autore sulle vette delle Alpi piemontesi.

La decisione è stata assunta ufficialmente dalla Cabina di Regia, composta da Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Camera di Commercio di Cuneo, Provincia di Cuneo e ATL del Cuneese.

Anche quest’anno l’evento sarà trasmesso in diretta nazionale su Rai3 con uno speciale Tgr a cura della redazione del Piemonte e del Centro di Produzione Rai “Piero Angela” di Torino.

«Il Concerto di Ferragosto è ormai molto più di un evento: è un simbolo della nostra terra e un appuntamento atteso da migliaia di persone che amano la montagna e la grande musica – afferma l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Siamo felici di annunciare che sarà Rucas ad ospitare questa nuova edizione, offrendo un palcoscenico naturale straordinario all’Orchestra Bruni. È un momento di comunità e di orgoglio identitario che ci permette di far conoscere le nostre valli a un pubblico sempre più vasto. Grazie alla vetrina della Rai, la bellezza e la magia delle nostre montagne entreranno ancora una volta nelle case di tutti gli italiani, confermando quanto sia unico il patrimonio delle terre alte e quanto sia importante continuare a valorizzarlo insieme. Ringrazio i membri della Cabina di Regia istituzionale, coordinata dalla Regione, che anche quest’anno accompagnano questo appuntamento con il proprio fondamentale contributo».

L’evento, che vedrà protagonista l’Orchestra “Bartolomeo Bruni” di Cuneo, si conferma come uno dei momenti più iconici dell’estate piemontese, in grado di richiamare migliaia di escursionisti in quota e di connettere milioni di telespettatori attraverso il piccolo schermo. La manifestazione, che ha attraversato oltre quattro decenni di storia, rappresenta ogni anno un’occasione di promozione straordinaria per le valli cuneesi e per l’intero sistema montagna piemontese.

Con l’ufficializzazione della sede, la macchina organizzativa entra ora nella sua fase operativa per definire gli aspetti logistici e il programma artistico dell’evento, che saranno illustrati nel dettaglio nei prossimi mesi nel corso della conferenza stampa di presentazione.

 

Torna il Festival delle Colline Torinesi

E’ giunto alla sua 31esima edizione, con una collaborazione tutta al femminile con la condirezione di Isabella Lagattolla e Federica Rosellini in qualità di condirettrice

Ritorna dal 6 al 18 ottobre prossimo il Festival delle Colline Torinesi, giunto ormai alla sua 31esima edizione, con la condirezione di Isabella Lagattolla, che si conferma alla guida del Festival per conto dell’Associazione Festival delle Colline Torinesi, e Federica Rosellini, in qualità di condirettrice designata dalla Fondazione TPE. Sergio Ariotti, Presidente del Festival delle Colline Torinesi, si occuperà per conto dell’Associazione di eventi collaterali, di un documentario e di un progetto relativo all’archivio del Festival. La durata si modifica: da un mese a 13 giorni di fitta programmazione, in cui si concentreranno 19 performance, 11 prime nazionali e un ricco programma di masterclass e incontri. Molti degli artisti in programma quest’anno sono donne o non binarie under 45, e la maggior parte dei nomi stranieri quali Janaina Leite, Flinn Works, Hashem Hashem, Núria Guiu Sagarra, approdano per la prima volta in Italia.

Punto nevralgico del Festival sarà il Teatro Astra, la Casa del TPE, che verrà sfruttato al massimo nella maggior parte degli spettacoli in programma, immaginando tre sale distinte ricavate dagli spazi del teatro, tra cui la sala prova, affiancato dalla Fondazione Merz, con un fruizione più immediata, e dal Coro di Santa Pelagia, sede dell’Opera Munifica.

“Lagattolla e Rosellini” non rappresenta solo un connubio al femminile che conferisce un segnale forte nell’ambito delle direzioni teatrali italiane, ma è anche la fusione di tradizione e innovazione, da sempre la cifra distintiva del Festival, la cui storia ha preso avvio nel 1996 e che ha mantenuto uno sguardo costante sulla creazione contemporanea e sulla scena internazionale del teatro e dell’arte. Isabella Lagattolla risulta una delle personalità di spicco nell’ambito dell’organizzazione teatrale europea, affiancata da Federica Rosellini, classe 1989, regista, performer e drammaturga.

La programmazione di questa 31esima edizione offre la possibilità non solo di prendere parte singolarmente a uno spettacolo, ma di immergersi in focus dedicati ai singoli artisti e alla loro poetica. Preludio del cartellone, alla Fondazione Merz, sarà un nuovo titolo di Romeo Castellucci, “Credere alle maschere”, in programma martedì 6 e mercoledì 7 ottobre. Un eventi performativo capace di riflettere sul conflitto tra immagine e legge, violenza del linguaggio e responsabilità collettiva, servendosi di due elementi iconici: una maschera e un’opera di Andy Warhol.

All’Astra il Festival si apre in prima nazionale con lo “Stabat Mater” di Janaina Leite, giovedì 8 ottobre alle 21, con replica venerdì 9 alla medesima ora. Nello spettacolo, Leite lavora con sua madre e un pornoattore mascherato. Affermata artista brasiliana, per la prima volta in Italia, è un punto di riferimento per la ricerca sul teatro-documentario, sulle scritture autobiografiche in scena, sul corpo e la sua valenza sessuale e pornografica. Proporrà anche le due performance “Deeper” e “The material and immaterial body. It’s borderline. Lecture performance”. Una novità di questa edizione è Industria Indipendente, collettivo artistico e di ricerca di Erica Galli e Martina Ruggeri. Il debutto al festival è con il dittico sul “Don Chisciotte”, dal titolo “Quixote – dammi i brividi – ma non per la paura (video) e “Quixote – a rose is not a rose“ e Katy Acker, che vedono in scena Anna Maria Ajmone e in video Silvia Calderoni, in prima nazionale sabato 10 ottobre alle ore 18. Lo stesso giorno, alle ore 17, presso la Fondazione Merz, Sara Leghissa, artista, ricercatrice e performer con base a Milano, presenterà “Muscles”(public literature), una riflessione sull’opera di Katy Acker con un testo che afferma il corpo come spazio politico, trasformato dall’artista in un manifesto militante contro il linguaggio ordinario. La palestra diventa un campo di lotta queer dove muscoli e desiderio sabotano norme e morte e strutture oppressive attraverso una letteratura pubblica e ribelle. Domenica 11 ottobre, alle ore 19, al Teatro Astra, si esibirà per la prima volta al Festival la SchoƁ Company della cantante e performer Lisa Tatin e della video light designer Simona Gallo. La compagnia svizzera sviluppa una ricerca interdisciplinare capace di unire voce, musica, elettronica e performance visiva, come nel lavoro “Mon corp n’obéit plus”, prima italiana che immagina un corpo che capta e disturba, fatto di sensori che lo rendono un interfaccia sensibile, e “Personne ne ramasse ma langue”, una pièce a due voci che attraversa il pubblico unendo corpo e parola, dando vita ai testi poetici di una serie di autrici impegnat*, quali Lisette Lombè, Laura Vazquez, Stéphanie Bovor e altre. Parte integrante del programma è Marco Donnarumma, artista perfor,attivo dell’audio e dei new media, italiano che vive e opera a Berlino. “Ex silence” verrà rappresentato in prima nazionale insieme a “Niranthea” lunedì 12 ottobre prossimo alle ore 19, al Coro di Santa Pelagia. Il primo, in prima nazionale, reinventa l’ascolto come atto politico, tra corpo, suono e tecnologia, un rituale sensoriale abita la sordità come altra percezione, protesi e algoritmi diventano organi condivisi, non correggono ma amplificano mondi. “Niranthea” è un cortometraggio ibrido che unisce documentario e AI per esplorare sordità, protesi e cyborg. Martedì 13 ottobre, presso il Teatro Astra, Francesca Grilli presenterà una performance partecipativa che rovescia il rapporto di potere tra adulto e bambino. Attraverso la lettura della mano, l’infanzia diventa guida e custode di visioni. Martedi 13 ottobre, sempre all’Astra, i Madalena Reversa si cimenteranno con la composizione di “Olivier Messiaen pour la fin du temps” e con l’invenzione di un’installazione luminosa e sonora. Il quartetto fu scritto nel campo di concentramento di Görlitz e viene considerato uno dei più grandi esempi di musica da camera. I testi sono tratti da “L’uomo in rivolta” di Albert Camus, le interviste di Radio France a Olivier Messiaen. Mercoledì 14 ottobre, in prima nazionale, al Teatro Astra, approda Margherita Pevere, che presenta “Lament”, un’opera che guarda al fuoco oltre l’evento spettacolare, concentrandosi sulle conseguenze meno visibili, dove suolo, comunità ed ecosistemi sono esposti all’erosione e alla rigenerazione. “Asteroide” è il titolo della pièce che approderà al Teatro Astra giovedì 15 ottobre, protagonista Marco D’Agostin, Premio Ubu per la danza nel 2025, che propone uno spettacolo di teatro e parola. Il protagonista è un misterioso paleontologo che si presenta al pubblico per discorrere di ossa, estinzione e materiale cosmico. Alla Fondazione Merz, venerdì 16 ottobre e sabato 17 ottobre, in prima nazionale, approda in Italia il collettivo berlinese Flinn Works, che propone un esercizio di riflessione sui crediti di carbonio e sulla questione del green washing con carbon negative, spettacolo tra laboratorio e performance che invita il pubblico a scegliere, riflettere e agire su un futuro climatico possibile. Quest’anno torna la scema artistica libanese, che rappresenta un elemento di continuità rispetto alle passate edizioni del Festival. Protagonista Hashem Hashem, poeta e performer di Beirut e parte attiva in diverse organizzazioni LGBTQIA+, con lo spettacolo “The Sound that Remains”, una performance che intreccia scrittura poetica e sound design con un set che richiama i lavori di Kae Tempest, restituendo un paesaggio sonoro vivo e politico. Il periodo temporale preso in considerazione è quello compreso tra l’esplosione del porto di Beirut nel 2020 e le nuove guerre israeliane del 2024 e 2026. A concludere il festival, il 17 e 18 ottobre al Teatro Astra, Núria Guiu Sagarra, pluripremiata coreografa e danzatrice catalana che approda per la prima volta in Italia con i suoi spettacoli, portando in scena “Supermedium”, in cui otto corpi femminili o non binari agiscono come medium. L’trista proporrà anche il suo ultimo lavoro, l’assolo “POV”, che esplora un corpo posseduto da molteplicità di altri corpi, immagini o immaginari, provenienti da tempi e spazi diversi, reali o fittizi.

Il Festival è un progetto di Associazione Festival delle Colline Torinesi e Fondazione TPE Teatro Piemonte Europa, con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Piemonte e Città di Torino, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

Teatro Astra – via Rosolino Pilo 6, Torino

Fondazione Merz – via Limone 24

Coro di Santa Pelagia – via San Massimo 21

Biglietti e abbonamenti disponibili dal 30 maggio 2026

Mara Martellotta

Teatro Regio, il maestro Battistoni dirigerà il gran finale di stagione

La prima assoluta commissionata a Matteo Franceschini, con Rota e Stravinskij

L’ultimo appuntamento della stagione dei concerti 2025-2026  del Teatro Regio, è in programma venerdì 22 maggio alle ore 20, con “Slancio”. Si tratta di un percorso articolato e potente che attraversa oltre due secoli di musica, dall’ultimo Settecento alla contemporaneità, tra grandi ritorni e riscoperte, fino a una prima esecuzione mondiale. Il 22 maggio, il direttore musicale del Regio, Andrea Battistoni, salirà sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio per un programma che incarna la visione musicale del suo mandato, Val ea dire far emergere le voci delle compagini artistiche del Teatro e, al tempo stesso, valorizzare il patrimonio sinfonico italiano dal Novecento alla contemporaneità. Al centro del concerto, la prima assoluta di “Ballet”, la nuova composizione commissionata dal Teatro Regio a Matteo Francheschini, artista dalla personalità graffiante e autore di una musica onirica in continua trasformazione.

“Ballet nasce da un gesto semplice, quasi primordiale – dichiara Matteo Franceschini – un passo di danza, un movimento terrario che pulsa come un respiro. Da questa cellula iniziale, il materiale musicale si espande e si trasforma, la regolarità si incrina, le linee si spezzano e si sospendono alternando momenti rarefatti a slanci improvvisi. Come un corpo che danza e disegna lo spazio intorno a sé, il suono genera direzioni e paesaggi sempre diversi. Il brano è un omaggio al movimento, alla danza, quale forza di abitare spazio e tempo, in cui il gesto si fa suono”.

“Ballet” è incorniciato dalla Suite tratta da “La strada” di Nino Rota, evocativo omaggio a Fellini, e la Suite numero 2 da “L’oiseau de feu” di Igor Stravinskij, vertice del repertorio storico del Novecento che alterna colori incandescenti ed esplosioni ritmiche in un finale di energia travolgente.

Biglietteria: piazza Castello 215, Torino – 011 8815241/242 – biglietteria@teatroregio.torino.it

Info: www.teatroregio.torino.it

Biglietti: prezzo intero da 15 a 35 euro e ridotto da 12 a 30 euro.

Mara Martellotta

Interplay, 26esima edizione del festival di danza contemporanea

Dal 26 maggio a Torino  diretto da Natalia Casorati

Il festival Interplay è giunto alla sua 26esima edizione e torna a Torino come uno degli osservatori più lucidi sulla danza contemporanea in Italia. Sotto la direzione artistica di Natalia Casorati e curata dall’associazione culturale Mosaico Danza, la rassegna vedrà protagonisti dal 26 maggio al 27 giugno 2026, con due appuntamenti speciali il 3 luglio e il 16 settembre, tre teatri, cinque spazi multidisciplinari e numerosi contesti outdoor, dai quartieri centrali alle periferie, in un dialogo costante tra arte e città.

Il cartellone conta 28 spettacoli e 9 prime nazionali: 14 creazioni italiane, 12 proposte internazionali da 7 Paesi europei e 3 extraeuropei, per un confronto dinamico che intreccia visioni poetiche, astratte, coreografiche e eterogenee. Tra le voci internazionali figura la compagnia belga WOOSHING MACHINE, che apre il festival con “Ma l’amor mio non muore/Epilogue”: Carlotta Sagna, Alessandro Bernardeschi e Mauro Paccagnella pongono con graffiante autoironia una domanda bruciante sul destino dei nostri corpi. Lëila KA presenta “Maldonne”, creazione corale per cinque danzatrici, nominata per l’International Dance Prize 2025 al Sadler’s Wells di Londra: fragilità, ribellione e identità plurali del femminile in una partitura che va da Shostakovich a Lara Fabian.

Il collettivo (LA)HORDE, direttori del Balletto Nazionale di Marsiglia, coreografi del Celebration Tour di Madonna, propone “People Used to Die” per i 15 danzatori di Equilibrio Dinamico, trasformando i codici del club underground in una riflessione potente su massa e memoria del corpo. Completano il panorama GN/NC, Gui Nader e Maria Campos, con “Natural order of things”, la compagnia spagnola ERTZA con il duo mozambicano UN’WE, sulle diseguaglianze del mondo globalizzato, e il coreografo libanese Bassam Abou Diab, con una creazione partecipativa nata in residenza al Living Lab di Mosaico Danza.

Il programma nazionale restituisce con forza la vitalità della danza contemporanea italiana: la compagnia Zebra, di Chiara Frigo e Silvia Gribaudi, propone “Pas de cheval”, ironico duetto di Andrea Costanzo Martini e Francesca Foscarini, che smonta con ironia le dinamiche di potere nello spettacolo dal vivo. La pluripremiata Lost Movement  porta nel quartiere di Barriera di Milano “dancehALL”, creazione techno-urban in cui quattro stili di ballo diventano un rito collettivo pulsante. Il focus nazionale si infittisce con la prima nazionale di “Studi per M.” di Stefania Tansini, Premio UBU 2022, ispirata a Marcel Proust e alla memoria sensoriale del corpo, e con il ritorno di Daniele Ninarello, che trasforma la trasmissione del movimento in gesto politico e poetico. A chiudere la sezione Francesco Marilungo, Premio UBU 2024 come miglior spettacolo di danza, con “Cani lunari”: ritualità, trance e immaginari del femminile arcaico sono sospesi tra terrestre e divino con il paesaggio sonoro di Vera di Lecce, tra elettronica ibrida e tradizione salentina. Il focus nazionale si concluderà il 3 luglio con Claudio Massari, che proporrà “STRANO”, un universo interiore caotico e poetico, dove il corpo diventa campo di tensione tra desiderio, costrizione e immaginazione.

Interplay è da sempre un festival che intercetta il talento nascente: Adriano Bolognino, reduce dall’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, propone un duetto sulla fragilità dei legami umani; Francesca Santamaria, selezionata da Aerowaves, propone la sua satira sulla performatività digitale; Parini Secondo, con il musicista Bienoise, trasforma il salto della corda in partitura sonora. Vittorio Pagani indaga i meccanismi di produzione della danza; Pablo Ezequiel Rizzo mette in dialogo iconografie antiche e contemporanee con il premiato “Sex.exe”; a chiudere sarà il collettivo Lattea con “Moraine Capitolo I”, anteprima attenta alla sostenibilità con costumi della Fondazione Pistoletto, perché anche il modo in cui si crea la danza è già un atto politico e poetico.

Interplay non è soltanto un festival che vuole mostrare, ma anche pensare: il 26 maggio il talk “Le forme della danza” apre una riflessione sull’eredità artistica di Anna Sagna, pioniera torinese della danza moderna, con il professor Alessandro Pontremoli dell’ateneo torinese e il collettivo Vie. Il 4 giugno “PANIC ROOM. Giovani corpi, urgenze del presente” trasforma il palco in laboratorio: artisti come Bolognino, Porcelli e (LA)HORDE dialogheranno con il direttore della Fondazione TRG Emiliano Bronzino e l’associazione Tiarè su identità, immaginazione e costruzione di sé nelle nuove generazioni.

Info: per il programma completo e le modalità d’accesso agli spettacoli visitare il sito www.mosaicodanza.it

Mara Martellotta

In scena al teatro Carignano “Prima del temporale”, di Umberto Orsini e Massimo Popolizio

Martedì 26 maggio prossimo, alle 19.30, debutterà al teatro Carignano “Prima del temporale”, pièce teatrale nata da un’idea di Massimo Popolizio, che ne è anche il regista, e di Umberto Orsini, che sarà in scena insieme a Flavio Francucci e Diamara Ferrero. Le scene sono di Marco Rossi e Francesca Sgariboldi, i costumi di Gianluca Sbicca, le luci di Carlo Pediani, il suono di Alessandro Saviozzi. Lo spettacolo è prodotto dalla compagnia Umberto Orsini e resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino al 31 maggio.

Protagonista dello spettacolo un vecchio attore che, nella mezz’ora che lo separa dall’ingresso in scena come protagonista del “Temporale” di Strindberg, si ritrova a rivivere alcuni momenti della propria vita, con un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni. La colonna sonora del teatro che si anima al di fuori del suo camerino diventa il pretesto, a tratti commosso p spensierato, per ricordare e dialogare con i fantasmi del passato. Popolizio utilizza una scenografia di forte impatto evocativo e si sofferma sulla figura dell’attore con la delicatezza di chi tenta di svelare segreti destinati a rimanere misteriosi. Umberto Orsini si affida alla sua regia per intrecciare frammenti della propria vita con la storia del nostro Paese dal Dopoguerra in avanti.

“L’idea – afferma Massimo Popolizio – nasce dal libro autobiografico di Umberto Orsini ‘Sold out’ di Editori Laterza 2019, ambientato in una città qualunque prima dell’ultima replica del testo di Strindberg, in una situazione bernardiana. Si tratta della storia di un ragazzo italiano che, negli anni Cinquanta, parte dalla provincia con pochi soldi e approda nella grande città di Roma con il sogno di iscriversi all’Accademia d’Arte Drammatica e, nonostante l’accento novarese, viene accettato”.

“Il titolo ‘Prima del temporale’ – dichiara Umberto Orsini – testimonia un progetto che da tempo avevo in mente, quello di allestire ‘Il temporale’ di Strindberg con la regia di Massimo Popolizio e nuovi interpreti, progetto azzerato dallo scoppio della pandemia di Covid. Massimo mi ha spinto a raccontare la mia vita dialogando con due figure tipiche del mondo teatrale: la sarta di compagnia e un addetto del teatro.

Biglietteria: Teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino – orario: da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19 – lunedi riposo

Info: biglietteria@teatrostabiletorino.it – www.teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Fondazione Pietà dei Turchini, “Giulia Principessa di Napoli”

L’Accademia del Ricercare conferma la sua solida sinergia con Casalborgone, in provincia di Torino, in cui a fine luglio avrà luogo il corso internazionale di musica antica. Il 21 maggio, alle 21.15, per Antiqua 2026, proporrà presso la chiesa di Maria Maddalena, in piazza Statuto, il concerto della Fondazione Pietà dei Turchini, con “Giulia Principessa di Napoli” in prima rappresentazione assoluta.

Paolo Giovanni Maione, che ha dato una consulenza musicologica al concerto, ha ricostruito un itinerario storico e musicale intorno alla figura di Ciulla della Pignasecca, ovvero Giulia De Caro, che verso la metà del Seicento fu celebre cantante, impresario d’opera e anche prostitute d’alto bordo, capace di conquistare Viceré e trasformarsi nella vera principessa di Napoli. Questa attività multiforme non durò più di 7 anni. Dal 1669 al 1676, quando cantò la sua ultima opera, il “Giulio Cesare di Boretti” su libretto di Aureli. Furono capolavori teatrali del maestro di quel secolo, Francesco Provenzale, come “Lo schiavo di sua moglie”, a determinare il successo di Giulia De Caro e il teatro di San Bartolomeo. Oltre alle opere, alla bella Giulia furono dedicate numerose cantate, come quelle composte dal Principe di Cursi, Giovanni Cicinelli, un altro dei suoi amanti illustri, rimaste manoscritte nella biblioteca del Conservatorio di Napoli e qui presentate per soprano e basso continuo.

Ingresso gratuito – info e prenotazioni scrivendo a segreteria@accademiadelricercare.com

I concerti di Antiqua 2026 sono accompagnati da un piccolo allestimento d’arte realizzato dall’Associazione La Voce dei Venti.

Mara Martellotta

All’Auditorium Rai il maestro Treviño e il violoncellista Ferrández

Verranno eseguiti la Sinfonia da “Il nuovo mondo” di Dvořák e il Concerto per violoncello di Schumann con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Giovedì 21 maggio, alle 20.30, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, trasmesso in diretta RAI su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura, replicato venerdi 22 maggio alle ore 20, si terrà il concerto, con la partecipazione del violoncellista Pablo Ferrández, che torna a suonare con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Nato a Madrid nel 1991, Ferrández è oggi uno dei violoncellisti più richiesti, avendo suonato con orchestre come la Los Angeles Philarmonic, la San Francisco Symphony e l’Orchestre National de France, e ospite regolare di festival internazionali come quelli di Verdier, Salisburgo, Dresda, oltre a quello dedicato a Dvořák, a Praga. Per il suo ritorno con l’Orchestra Rai, con la quale aveva debuttato giovanissimo nel 2017, Ferrandez propone il concerto in la minore per violoncello e orchestra op.129 di Schumann, composto a Düsseldorf nell’arco di una sola settimana. Il brano rappresenta uno dei massimi capolavori della letteratura violoncellistica e non lascia trasparire le difficili condizioni mentali del compositore che, in poco tempo, sarebbero precipitate.

Sul podio, è impegnato Robert Treviño, già direttore ospite dell’Orchestra Rai e direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca, consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö, di origine messicane e cresciuto in Texas, imponendosi all’attenzione internazionale al teatro Bol’šoj di Mosca. Nella seconda parte del concerto, Treviño proporrà la Sinfonia n.9 in mi minore op.95 dia Antonin Dvořák. Scritta durante il soggiorno americano del compositore boemo, da lui inviata agli amici in patria come un messaggio “dal nuovo mondo”, da cui il soprannome, la sinfonia fu eseguita per la prima volta nel 1893 alla Carnegie Hall di New York, sotto la direzione di Anton Seidl. Evoca, in un susseguirsi di ritmi e temi incantevoli, sia la freschezza proveniente dai canti neri e dalle melodie degli indiani d’America sia dai sentimenti di nostalgia per la propria terra lontana.

I biglietti per il concerto, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Info: 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it

Auditorium Rai – piazza Rossaro, Torino

Mara Martellotta

Foto PiùLuce

“La vita di San Genesio” al Teatro Baretti

Giovedì 21 maggio alle 21 e venerdì 22 maggio alle 20 il Teatro Baretti ospiterà, nell’ambito della stagione Aurea Familia, “La vita di San Genesio”, nuovo progetto della compagnia CTRL+ALT+CANC con Mattia Lauro, Raimonda Meraviglia e Francesco Roccasecca. Testo e regia sono firmati da Alessandro Paschitto.

Il ritorno della compagnia sul palco del Baretti è tra gli appuntamenti più attesi della stagione. Nato nel 2020, il collettivo si è distinto per una ricerca teatrale capace di indagare il reale attraverso un linguaggio condiviso, aperto e fortemente contemporaneo. Una cifra artistica che trova piena maturazione proprio in “La vita di San Genesio”, spettacolo che affronta il rapporto tra rappresentazione e verità scenica.

La figura al centro del racconto è quella di San Genesio, patrono degli attori, dei giullari e dei guitti. Mimo e interprete nella Roma dell’epoca di Diocleziano, intorno al 300 d.C., Genesio stava portando in scena una parodia quando qualcosa cambiò improvvisamente: la finzione si trasformò in esperienza autentica, l’interpretazione lasciò spazio a una visione che lo condusse alla conversione. Quel presunto gioco teatrale si trasformò così in un evento miracoloso, destinato a costargli la vita. Torturato e ucciso poco dopo, Genesio divenne martire e simbolo di un teatro capace di oltrepassare la semplice rappresentazione.

Da questa vicenda prende forma uno spettacolo che riflette sul confine sottile tra rito e scena, interrogandosi su ciò che accade quando il teatro tenta davvero di generare ciò che racconta. La messinscena si sviluppa come un dispositivo teatrale che, progressivamente, si svuota e si trasforma in una celebrazione alienata, quasi una parodia dei gesti e delle abitudini quotidiane.

In un presente attraversato da smarrimento e precarietà, dove anche le soluzioni più semplici sembrano irraggiungibili, emerge il desiderio ostinato di un miracolo. Tra algoritmi, sistemi che promettono controllo e nuove inquietudini collettive, resta una richiesta sommessa, un appello lanciato nell’incertezza nella speranza che qualcosa possa ancora rispondere.

“Vita di San Genesio” attraversa questi interrogativi mescolando registri e linguaggi differenti: il dialogo diretto con il pubblico, il rito, l’immaginario pop e la performance convivono in una narrazione che mette in discussione le forme tradizionali del teatro per cercare, più che risposte definitive, un gesto vivo e necessario.

Per informazioni: 011 6551187.

Mara Martellotta

Giovanni Vernia, risate e canzoni all’Alfieri

Dopo il pieno di risate e applausi della prima serata, Giovanni Vernia torna sul palco del teatro Alfieri stasera con “Vernia o non Vernia – Sbrilluccicoso Edition”, uno spettacolo che è molto più di un semplice one man show: è una parabola personale e artistica, raccontata con ironia, ritmo travolgente e una sorprendente capacità di passare dal racconto intimo alla comicità più esplosiva.
Per un’ora e mezza Vernia non si risparmia mai. Corre, canta, interpreta, improvvisa, cambia voce, volto ed energia in continuazione: un vero grillo sul palco, capace di tenere la scena senza pause, trascinando il pubblico dentro il suo universo comico.
Lo spettacolo ripercorre le origini della sua follia creativa, partendo dall’infanzia tra Genova e le influenze degli eccentrici parenti pugliesi e siciliani, fino agli anni da ingegnere, una professione che probabilmente gli stava troppo stretta per contenere tutte le suggestioni, i personaggi e le voci che già gli ribollivano dentro. Ed è proprio da quel conflitto interiore che nasce il comico che il pubblico ha imparato ad amare.
Sul palco prendono così vita le tante anime che abitano Vernia: maschere, tic, tormentoni, intuizioni surreali e osservazioni pungenti sulla contemporaneità, in uno show che alterna stand up, imitazioni, momenti musicali e improvvise accelerazioni teatrali. Una comicità che diverte, ma che affonda anche nelle esperienze personali dell’artista, trasformando il racconto autobiografico in uno specchio ironico dei nostri tempi.
“Vernia o non Vernia” diventa così un gioco identitario, una domanda esistenziale riletta in chiave comica: seguire le regole e uniformarsi oppure lasciare spazio alla parte più istintiva, imprevedibile e “sbrilluccicosa” di sé.
E il pubblico, ieri sera, ha scelto senza esitazioni da che parte stare.
Per chi ancora non lo conoscesse, Giovanni Vernia è uno dei volti più popolari della comicità italiana contemporanea. Negli anni ha conquistato pubblico e televisione passando da Zelig al Festival di Sanremo, fino ai recenti successi con il GialappaShow, dove spopolano le sue irresistibili imitazioni di personaggi come Jannik Sinner, Damiano David e Achille Lauro. Parallelamente è anche una delle voci di RDS, dove conduce “I Peggio più Peggio”, confermando una versatilità artistica che spazia dalla radio alla tv, dal teatro ai social.

Giuliana Prestipino