SPETTACOLI- Pagina 2

Al via la nuova stagione di Hiroshima Mon Amour

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A Torino settembre non segna soltanto il ritorno degli appuntamenti culturali dopo la pausa estiva. È anche il momento in cui i luoghi della città tornano a interrogarsi sul proprio ruolo: semplici contenitori di spettacoli o spazi capaci di costruire una comunità, un immaginario, un modo di stare insieme? Hiroshima Mon Amour sembra scegliere, ancora una volta, la seconda strada. Passando dai suoni afro-funk dei Savana Funk alla stand up comedy, dall’elettro-pop delle Feste Antonacci alle colonne sonore ispirate al cinema di Wes Anderson significa attraversare mondi apparentemente lontani e scoprire che, sotto la superficie, parlano spesso la stessa lingua: quella della ricerca, dell’ironia, della contaminazione e della capacità di trasformare riferimenti diversi in qualcosa di nuovo.

Il 12 settembre, ad aprire questa saranno i Savana Funk, protagonisti di una carriera che arriva al traguardo dei dieci anni. Il loro nuovo album, Behind The Eyes, raccoglie dieci brani nei quali afro, funk, blues e rock convivono senza preoccuparsi troppo dei confini di genere. La loro dimensione live promette di amplificare ulteriormente questo carattere immersivo e ipnotico.

Il 15 settembre il palco cambia completamente registro con Comedy Garden: Underdogs, realizzato in collaborazione con Torino Comedy Lounge. Stand up e improvvisazione portano a Hiroshima alcune voci nuove della comicità italiana.  Nel corso degli anni la comicità contemporanea è diventata uno degli strumenti attraverso cui una generazione racconta il proprio rapporto con il lavoro, le relazioni, la politica, il corpo, l’assurdità quotidiana. Attraverso una narrazione comica ci si interfaccia, così, con i problemi quotidiani con spirito critico ed una risata, che diventa strumento di riflessione ed analisi.

Il 16 settembre arrivano invece Le Feste Antonacci, duo elettro-pop italiano nato a Parigi nel 2018 e composto da Leonardo Rizzi e Giacomo Lecchi D’Alessandro. Il progetto mette insieme elettronica, funk, armonie vocali e senso dell’umorismo, confermando quella vocazione alla leggerezza intelligente che attraversa buona parte della nuova scena indipendente.

A chiudere questa sequenza, il 17 settembre, sarà invece un progetto che porta sul palco un’altra forma di contaminazione: Wes Banderson, alla sua prima data italiana. Da Londra arriva una band che esegue dal vivo le musiche tratte dai film di Wes Anderson, accanto a composizioni originali ispirate ai propri album.

 

La scommessa più interessante della nuova stagione di Hiroshima Mon Amour è quella di non scegliere tra i linguaggi, ma lasciare che siano i linguaggi a scegliere di incontrarsi in una città come Torino, dove la cultura contemporanea vive anche della relazione tra underground e istituzioni, tra tradizione e sperimentazione. Savana Funk, Comedy Garden: Underdogs, Le Feste Antonacci e Wes Banderson saranno quindi quattro appuntamenti, ma anche quattro possibili porte d’ingresso allo stesso universo. Ed è questa la funzione di un luogo culturale aprire porte che non sapevamo ancora di voler attraversare.

Hiroshima Sound Garden
12 settembre, Savana Funk, ore 22.00, ingresso 15 €
15 settembre, Comedy Garden: Underdogs, ore 21.00, ingresso 15 €
16 settembre, Le Feste Antonacci, ore 22.00, ingresso 20 €
17 settembre, Wes Banderson, ore 22.00, ingresso 15 €

Foto credit: Hiroshima Mon Amour

Valeria Rombolà

Sta per tornare MITO SettembreMusica: Milano e Torino, vent’anni di musica insieme

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Con la XX edizione di MITO SettembreMusica, Milano e Torino rinnovano un patto culturale che, anno dopo anno, ha saputo unire le due città: vent’anni di musica insieme, di ascolto, di dialogo fra luoghi, pubblici e tradizioni diverse, fino a imporsi come modello di buone pratiche. Questa ricorrenza conferma la volontà corale che accomuna le due città nel voler continuare a costruire, attraverso la cultura, uno spazio comune, facendo sì che si scelga sempre di superare distanze e confini. Si tratta di una storia che appartiene alle nostre città e che ribadisce l’impegno verso la cultura pubblica, portandola nei luoghi della vita quotidiana, allargandola al pubblico con o casione di ascolto, conoscenza e incontro. Il tema della prossima edizione sarà “Harmonia”. L’armonia come nobilitazione delle differenze e volontà di farle convivere in equilibrio in una congiuntura contrassegnata da tensioni, fratture e conflitti, affinchè la musica ricordi che ogni voce trova senso compiuto solo nell’ascolto dell’altra. La nuova direzioe  artistica, di Speranza Scappucci, inaugura una fase nuova della storia del festival, ancora più aperta all’internazionalità e nel segno, come sempre, della qualità. Il programma mostra con evidenza la natura diffusa del festival: MITO SettembreMusica attraversa le città, i grandi teatri, chiese, spazi culturali, sedi di quartiere e luoghi dedicati ai giovani e alla formazione, contribuendo a disegnare una geografia culturale in cui ogni luogo diventa interprete di un’unica partitura cittadina.

“Ci sono anniversari che ci ricordano il cammino fatto più del tempo trascorso. La XX edizione di MITO SettembreMusica rappresenta uno di questi momenti, un’occasione per ritrovarci, per guardare quello che è stato costruito e, di conseguenza, per rinnovare il senso di un progetto che continua a unire Milano e Torino nella creazione e diffusione della cultura musicale – afferma il Presidente del Festival, Alberto Meomartini – era il 2007 quando le due città scelsero di dare vita a una grande e unica proposta culturale: da allora il festival ha accompagnato generazioni diverse di ascoltatori, abitato spazi urbani consueti e meno consueti, portato la musica dove il pubblico già la cercava e dove avrebbe potuto incontrarla per la prima volta. Uno dei grandi punti a favore di MITO è di essere un progetto condiviso. La visione che accomuna Torino e Milano è un concetto relazionale, e anche per questo sono felice delle parole che la direttrice artistica Speranza Scappucci ha scritto per questa edizione: ‘ovunque risuonano concetti e parole di vicinanza, comune denominatore l’armonia’, da cui deriva il nome dell’edizione. Harmonia rappresenta quindi lo spirito di questa edizione nella quale, la grande tradizione, dialoga con il presente, la dimensione sinfonica incontra la voce, la musica antica si affianca alla nuova creazione, e i grandi maestri si alternano ai giovani e ai progetti di formazione. Dai concerti inaugurali alla Scala e all’Auditorium Rai, fino agli appuntamenti conclusivi, il festival attraversa pagine che parlano di pace, memoria, trasmissione e futuro”.

“Il tema dell’edizione 2026 di MITO SettembreMusica è ‘Harmonia’, una parola simbolica, diretta e apparentemente naturale per un festival di musica, ma che racchiude in sé molteplici sfaccettature e richiami profondi – afferma la direttrice artistica, Speranza Scappucci – la domanda che mi accompagna è solo in apparenza semplice: come tenere unite differenze reali, di città, pubblici e repertori, luoghi, generazioni senza cancellarne l’individualità. In un tempo segnato da fratture e polarizzazione, l’armonia mi sembra uno dei valori più necessari e uno dei più fraintesi. In musica l’armonia non è solo assenza di tensione, è anche relazione fra voci diverse, una forma di equilibrio costruito attraverso l’ascolto, l’attrito e il movimento. L’armonia non è eliminare il conflitto ma trasformarlo in ascolto. Questo ha guidato la scelta di artisti e contenuti. Ho immaginato un’edizione in cui tradizione e contemporaneità potessero dialogare in modo autentico, dalla musica antica a quella contemporanea. A Torino, Simon Young inaugurerà il festival lunedì 7 settembre alle ore 20, presso l’Auditorium Rai, con il concerto ‘War requiem’, accompagnata dall’OSN Rai, dal Coro e dal Coro di Voci Bianche; Riccardo Chailly si esibirà con la Filarmonica della Scala, Michele Mariotti con l’OSN Rai, William Christie con Les Arts florissants, Jakub Hroŝ con i Banberger Symphoniker, il Pomo d’Oro, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, solo per citarme alcuni. Ho invitato giovani ensemble italiane e straniere di straordinaria vitalità: artisti che forse il pubblico non conosce ancora ma che lo trascineranno con un’energia, una libertà e una qualità musicale capace di lasciare un segno fin dal primo ascolto. Accanto alla tradizione figurerà la musica del presente. Il festival ospita ‘Caos’ di Paola Prestini, compositrice italiana tra le più originali della scena contemporanea, con un brano commissionato appositamente per questa edizione. Verrà poi eseguito un concerto speciale dedicata ai giovani studenti e studentesse del Conservatorio di Milano e Torino, diretto e offerto da me alle due città, un momento importante di crescita per le generazioni future. Due saranno gli anniversari significativi: il 2026 segna i cinquant’anni della morte di Benjamin Britten, uno dei compositori più importanti del XX secolo. Il programma si apre con il ‘War requiem”, monumentale capolavoro pacifista scritto nel 1962 e ancora attualissimo, e la sua musica risuona anche in altri momenti del programma sinfonico e cameristico. Con l’integrale dei Quartetti per Archi di Beethoven, affidata al Quartetto d’archi della Scala, volgiamo lo sguardo al centenario della morte del grande compositore, che si celebrerà nel 2027 in un progetto che dispiega tra questa e la prossima edizione”.

La Filarmonica della Scala si esibirà anche a Torino, presso l’Auditorium Agnelli del Lingotto, con Riccardo Chailly direttore. Venerdì 11 settembre, alle 20, presso il Conservatorio G. Verdi si esibirà il quartetto Pessoa, in un omaggio a Morricone. Sempre al Conservatorio, il 12 settembre, il Quartetto Pessoa dedicherà un omaggio ad Astor Piazzolla. Domeni a 13 settembre, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, si esibirà l’Orchestra Suzuki di Torino per festeggiare i cinquant’anni dalla sua nascita.

Beethoven verrà celebrato il 14, 16 e 18 settembre al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino dal Quartetto d’Archi del teatro alla Scala.

Infine, Britten verrà celebrato sabato 19 settembre in due appuntamenti al Conservatorio Verdi, alle ore 17, in “Canticles” con Brian Zeger al pianoforte, Kelsey Lauritano come mezzosoprano, Matthew Swensen tenore e Debora Maffeis al Corno, e lo stesso giorno, all’Auditorium Agnelli del Lingotto, con il concerto “In memoriam” con l’Orchestra Sinfonica di Milano, Levy Sekgapane tenore e Alessio Allegrini al corno e alla direzione.

La giornata conclusiva di MITO SettembreMusica sarà il 20 settembre, alle 15, presso l’Auditorium del Lingotto, con Hrusa/Brahms; alle 15.30 e 18 alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani con l’Orchestra dei Piccoli Pomeriggi Musicali di Milano che eseguiranno “L’usignolo” di Andersen. Infine, alle 20, al Conservatorio Verdi, David Frai al Pianoforte eseguirà “Le Variazioni” di Goldberg.

Lunedì 7 settembre, alle ore 16, al Teatro Regio foyer del Toro, si terrà un incontro con Giorgio Pestelli, Walter Vergnano, Carlo Viano, coordinati da Susanna Franchi, dal titolo “Ricordare Giorgio Balmas”. A vent’anni dalla sua scomparsa, il festival ricorda il suo fondatore. Nel 1975, a Torino, venne fondato il primo Assessorato per la Cultura. Diego Novelli, allora Sindaco, nominò assessore Giorgio Balmas, fondatore dell’Unione Musicale Studentesca.

Mara Martellotta

Monferrato On Stage chiude con Chiara Buratti, Ettore Scarpa e Andrea Cerrato

Trepida attesa per gli ultimi due appuntamenti della undicesima edizione di ‘Monferrato On Stage’, rassegna itinerante creata e gestita da Fondazione MOS ETS , che unisce le eccellenze gastronomiche alla musica, per valorizzare e accrescere il senso di identità e appartenenza al territorio situato tra le province di Torino, Asti e Alessandria.
Il lungo weekend con cui si concluderà la undicesima edizione del Festival prenderà il via venerdì 28 agosto ad Albugnano, nell’Astigiano.
Per la prima volta ‘Monferrato On Stage’ approderà al Belvedere Motta di Albugnano con una tappa, inizialmente prevista il 6 giugno, realizzata in collaborazione con il Comune di Albugnano, Riviera del Monferrato e la Monferrato Rural Food.
Protagonista dell’appuntamento al Belvedere Motta sarà l’attrice Chiara Buratti con il suo monologo “ Quattro donne” scritto insieme a Giannino Balbis e ispirato al brano “Four Woman” di Nina Simone. Chiara Buratti interpreterà quattro donne accomunate da una sensibilità fuori dal comune, mescolando momenti di riflessione, commozione e ironia. Per rendere omaggio al Monferrato e ai vini simbolo del territorio, lo spettacolo, solo per questa data speciale,  diventerà  “Quattro donne per quattro vini” e regalerà al pubblico di Albugnano un’esperienza immersiva tra teatro live electronics, a cura di Antonio Gatti, e suggestioni sensoriali.
A condurre la narrazione un angelo messaggero interpretato da Ettore Scarpa, alla regia Tommaso Massimo Rotella, i costumi che impreziosiscono lo spettacolo sono di Alessandra Maregazzi, i copricapi sono realizzati da Doria 1905 e i profumi di Hilde Soliani.
L’inizio dello spettacolo sarà  alle 21,30 a ingresso gratuito.
Dalle ore 19 sarà possibile accedere all’area dedicata al Food & beverage con “Banchetto & libagioni” a cura della Monferrato Rural Food, Brigata del Monferrato.
La proposta dei vini, come sempre composta solo ed esclusivamente da vini del Monferrato, sarà supportata dall’Enoteca Regionale  dell’Albugnano,  Riviera del Monferrato e del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato con la partecipazione della Wine & Food  educator Martina Doglio Cotto.
In occasione dell’undicesima edizione della rassegna, dopo l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato, si è  aggiunta l’Enoteca Regionale di Albugnano, che collabora nell’organizzazione e nella gestione dei vini durante le diverse serate del Monferrato On Stage .
La presenza come partner delle enoteche regionali che rappresentano due aree diverse del territorio incarna lo spirito della rassegna, ovvero l’unione di grandi territori e grandi zone sotto un unico nome, quello del Monferrato.

Sabato 29 agosto, nel parco Conte di Camerano a Camerano Casasco, nell’Astigiano, si terrà l’ultimo appuntamento della rassegna, realizzato in partnership con il Comune di Camerano Casasco e la Pro Loco di Camerano Casasco.
Protagonista dell’ultima tappa sarà il cantautore Andrea Cerrato, la nuova voce pop che unisce musica e storytelling digitale con naturalezza e personalità che, con il suo live, farà stringere il pubblico di Monferrato On Stage in un abbraccio collettivo, dove grandi e piccini canteranno, balleranno e si emozioneranno a ogni brano.
Il concerto prenderà avvio alle ore 22 a ingresso gratuito. Alle 21.15 si terrà un opening act a cura di Camilla Musso.
A fare da sfondo al live la proiezione delle opere di PABLO T, considerato oggi uno tra i maggiori pittori astrattisti Internazionali,  fondatore e maestro dell’astrattismo extrasensoriale, con atelier nel Monferrato. Oltre alle numerose monografie che gli sono state dedicate, nel 2025 ha aperto la rassegna di arte contemporanea con la sua personale sotto il logo di Giubileo Pellegrini di Speranza e ha esposto, tra gli altri, all’Abbazia di Polirone, tra le opere di Correggio e Bonsignori, sotto la tutela dei Beni Culturali. Ha ottenuto due Leoni d’Oro per le Arti Visive a Venezia e diversi premi internazionali.

Dalle ore 19 sarà aperta l’area dedicata alla degustazione dei piatti di qualità preparati dalla Pro Loco di Camerano Casasco con prodotti tipici del territorio.  Il cocktail bar che segue le serate di Monferrato On Stage prosegue per questa edizione la collaborazione con lo storico partner Distilleria Bosso e altri produttori locali.
Gli appuntamenti saranno arricchiti da una mostra fotografica interattiva “Pictures of you- On the road”, su progetto di Henry Ruggeri e Rebel House, con la collaborazione di Chiara Buratti.
Attraverso l’app Notaway ogni immagine prende vita e, inquadrando con il proprio smartphone le fotografie realizzate da Henry Ruggeri ad alcuni tra i più importanti protagonisti della scena musicale internazionale, i visitatori potranno accedere a contenuti video esclusivi realizzati dallo scrittore e giornalista Massimo Cotto, tra le voci più autorevoli del giornalismo musicale, scomparso nel 2024.

MM

Raf Vallone. Sempre in movimento!

Di Debora Bocchiardo

 

Raf Vallone, nome d’arte di Raffaele Vallone, nasce a Tropea il 17 febbraio 1916 e la sua vita è stata un susseguirsi di metamorfosi!

Nei suoi 86 intensi anni di vita è stato partigiano, giornalista, attore di cinema, teatro o fotoromanzi… e persino calciatore!

Appassionato di sport,  di calcio in particolare, milita tra le fila del settore giovanile del Torino ed esordisce in Serie A nella stagione 1934-1935, disputando una partita con nell’anno in cui la squadra vince la Coppa Italia.

In totale accumula 25 presenze in campo, sempre giocando nei granata, e abbandonerà l’attività calcistica nel 1941 per dedicarsi al giornalismo.

Anche in questa sua nuova veste si distingue subito. Fu redattore capo delle pagine culturali dell’Unità, anche se mai s’iscrisse al Pci per evidenziare al sua posizione critica nei confronti dello stalinismo. Divenne poi critico cinematografico per La Stampa.

Solo successivamente inizia a d interessarsi alla recitazione.

La sua prima apparizione risale al 1942, nel film Noi vivi, dove interpreta un marinaio.

Nel teatro debutta nel 1946, al Teatro Gobetti di Torino, con Woyzeck di Georg Büchner, per la regia di Vincenzo Ciaffi.

La svolta della sua carriera arriva nel 1949 con la pellicola che lo consacra nell’immaginario collettivo: Riso amaro, di Giuseppe De Santis.

A questo capolavoro ne seguono altri, tutti indimenticabili.

Nel 1950, con Lucia Bosè, lavora a Non c’è pace tra gli ulivi, sempre di De Santis.

Con Il cammino della speranza, di Pietro Germi, riesce ad imporsi come uno fra gli attori più importanti del neorealismo e decide di dedicarsi unicamente al cinema.

Curzio Malaparte lo definì “l’unico volto marxista del cinema italiano” e lo volle in Il Cristo proibito,  ma gli anni 50 per l’attore sono un fucina di opere indimenticabili e proprio sul set incontrerà anche la futura moglie: Elena Varzi.

Sono gli anni in cui dà corpo a capolavori come Anna e La spiaggia, entrambi di Alberto LattuadaRoma ore 11 di Giuseppe De Santis e, nel 1952,  interpreta anche Garibaldi in Camicie rosse, di Goffredo Alessandrini,

In Francia, nel 1953, con Simone Signoret, diretto da Marcel Carné, lavora in Teresa Raquin, mentre nello stesso anno torna ad essere calciatore, ma sul grande schermo, con  Gli eroi della domenica di Mario Camerini.

In teatro diventa l’indimenticabile protagonista del dramma di Arthur Miller Uno sguardo dal ponte, portato in scena a Parigi nel 1958 e in Italia nel 1967.

Nel frattempo, come molti talenti del suo tempo, anche Vallone si avvicina alla televisione con opere di indubbio valore culturale e intellettuale, oltre che educativo, come  Il Mulino del Po, del 1963,  e alternò l’attività teatrale (Il costruttore Solness, di Henrik Ibsen1975Nostalgia, di Franz Jung1984Luci di Bohème, di Ramón del Valle-Inclán1985Il prezzo di Arthur Miller1987La medesima strada1987Tito Andronico1989Stalin di Gaston Salvatore1989) a quella cinematografica (La ciociara1960Una voglia da morire1965L’altra faccia di mezzanotte1977Il magnate greco1978Retour à Marseille1980Lion of the Desert1981A Time to Die1982Il padrino – Parte III1990).

Nel 2001 pubblicò la sua autobiografia L’alfabeto della memoria, edita da Gremese. Rimase sposato per cinquant’anni con l’attrice Elena Varzi, dalla quale ebbe la figlia Eleonora e i gemelli Saverio e Arabella.

SaltinPiazza: gli Equilibri invisibili e l’arte della Fragilità

Sta per arrivare la 36esima edizione di SantinPiazza, il festival di teatro di strada più longevo del Piemonte e tra i più storici d’Italia, che trasformerà  il paese di Viarigi il 29 e 30 agosto prossimi, nel cuore del Monferrato astigiano, in un grande palcoscenico a cielo aperto dove il programma artistico prenderà una forma unitaria. Non si tratta, infatti, di un semplice calendario di eventi, ma di un progetto culturale nel quale compagnie italiane e internazionali, attraverso il circo contemporaneo, il teatro, la danza, la musica e la performance partecipativa, offriranno diverse interpretazioni sul tema “Equilibri Invisibili: l’Arte della Fragilità “, che rappresenta il fil rouge dell’intera edizione.

Dal 2016 la direzione artistica è  affidata a Milo Scotton, artista, autore e regista di fama internazionale, già interprete del Cirque du Soleil, fondatore della compagnia ArteMakìa e della Chapitombolo Academy, progetto di circo rurale nato nella provincia astigiana di Monale. Nel corso degli anni il suo lavoro ha contribuito a definire l’identità culturale del festival, sviluppando un progetto nel quale ogni edizione prende forma attorno a un tema capace di porre in dialogo spettacoli, compagnie, linguaggi artistici e territorio.
Con il riconoscimento del Fondo nazionale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura, questo percorso ha trovato ulteriore slancio attraverso un progetto triennale dal 2025 al 2027. Dopo il tema “Il volo- anime leggere”, proposto nel 2025, l’edizione 2026 sviluppa “Equilibri Invisibili: l’Arte della Fragilità”, affidando agli artisti il compito di esplorare, ciascuno con il proprio linguaggio, le sue molteplici sfaccettature.

Ad aprire il festival sarà la compagnia internazionale Accompany ME con “A Mesure – Handle  with Care”, creazione di circo contemporaneo che esplora la fragilità delle relazioni umane attraverso il linguaggio del corpo, della roue cyr e un delicato gioco di equilibrio e di fiducia reciproca.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca il ritorno dei The Black Blues Brothers, acclamati già nell’edizione 2021, e che tornano con il secondo capitolo della saga sui Blues Brothers, uno spettacolo ricco di acrobazie spericolate e fragilità vertiginose al ritmo scatenato della musica cult dei Blue Brothers.
Di particolare rilievo anche “Frailty” della compagnia ‘Noto Ignoto’ con la partecipazione  della soprano guatemalteca Alejandra Flores. Un progetto dal respiro internazionale nel quale la lirica e le performance acrobatiche vengono a fondersi in un linguaggio scenico di grande eleganza e raffinatezza, dando vita ad una delle proposte più originali dell’edizione.
La Compagnia ArteMakìa, riconosciuta dal Ministero della Cultura e diretta da Milo Scotton, presenterà “La solitudine dei dispari”,  intensa creazione tra stunt acrobatico, danza contemporanea e arti circensi, dedicata al conflitto interiore dell’artista e alla ricerca della sua ispirazione.
La riflessione sul limite e sulla trasformazione prosegue con lo spettacolo di teatro-danza verticale “Limen”, portato in scena dalla compagnia ‘Eterea Arte Aerea’. Sulla parete della Torre dei Segnali, storico monumento che domina Viarigi, il corpo dei performer si muoverà in verticale trasformando l’architettura in spazio scenico. Una coreografia sospesa tra terra e cielo che esplora il sottile confine tra equilibrio e caduta, darà forma a un’intensa esperienza poetica e visiva.

Tra i momenti più significativi del festival figura anche “Sogno” di Stalker Teatro, storica compagnia torinese che, da oltre cinquanta anni, sviluppa una ricerca sul teatro partecipativo, coinvolgendo direttamente gli spettatori nella costruzione di una installazione- performance capace di unire creazione artistica, gioco collettivo, rito comunitario e festa.
Ampio spazio sarà poi dato alla formazione con “Deep in my Soul” restituzione scenica del percorso dell’Artistic Group della Chapitombolo Academy, diretta da Milo Scotton, rivolto ad adolescenti tra i 13 e i 18 anni di età. Attraverso circo contemporaneo, teatro, danza, musica e pratiche del movimento, lo spettacolo racconta un percorso di esplorazione, di interiorità, crescita personale, consapevolezza e scoperta della propria identità.
Altra proposta artistica riguarda “Lusin” della compagnia Hanami, nata dall’incontro tra Andrea Cerrato e Micol Veglia. Attraverso roue, cyr, mano a mano, discipline aeree, danza e teatro fisico, lo spettacolo accompagna il pubblico in un viaggio poetico dedicato alla ricerca del sé e al desiderio universale di inseguire i propri sogni.
Il cartellone è  completato da “Far Away” della compagnia ‘Amanti di Paglia’, poetico racconto teatrale  sull’amore e sulla distanza, “FrailTryo” dei Jumpin Jacks, uno spettacolo di clownerie acrobatica che trasforma il gioco in  virtuosismo e divertimento; “ Boy Band” di ZeGnis, teatro di strada ricco di comicità  e coinvolgimento del pubblico e il progetto musicale Lindal, capace di intrecciare la tradizione occitana alla sperimentazione elettronica attraverso interventi itineranti, e il concerto conclusivo del festival.

Per due giorni il festival inviterà il pubblico a vivere Viarigi nella sua interezza, trasformando piazze, vicoli e quelli che sono i luoghi simbolo del paese in scenari di incontro tra arte, comunità e territorio, valorizzandone il patrimonio storico e paesaggistico, arricchito dalla presenza di punti street food e dallo stand gastronomico curato dalla Pro Loco Viarigi.

“SaltinPiazza  è  molto più di un festival di teatro di strada – afferma il sindaco di Viarigi Francesca Ferraris – Si tratta di un progetto culturale che negli anni ha saputo  crescere, coinvolgere la comunità  e valorizzare il proprio territorio attraverso la forza dello spettacolo dal vivo. La qualità delle proposte artistiche, l’attenzione alla formazione delle nuove generazioni e la capacità di mettere in relazione artisti, cittadini e visitatori rendono questa manifestazione un appuntamento di grande valore per il nostro Paese e per l’intero Monferrato. Si tratta di un progetto reso possibile dal lavoro condiviso tra amministrazione comunale, direzione artistica, volontari, associazioni, partner e cittadini, capaci di rendere questa festa aperta a tutti”.

Mara Martellotta

Cinema, musica e spettacoli: l’estate continua nei quartieri

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Musica, cinema, laboratori e iniziative animeranno anche il weekend di Ferragosto grazie a “Che Bella Estate!”, il programma promosso dall’Assessorato alla Cultura della Città di Torino e realizzato da Fondazione per la Cultura Torino, che fino a settembre propone occasioni di cultura e socialità in diversi luoghi della città, tra parchi, giardini, piazze e spazi culturali.

Il 15 agosto si comincia con la musica al Parco della Tesoriera, dove il violinista ucraino Anton Gerasymov sarà protagonista di un concerto che intreccia tradizione e contemporaneità. Nel pomeriggio e fino a sera, l’Imbarchino del Valentino ospiterà “Ferragosto all’Imbarchino”, mentre in serata il Parco Rignon farà da cornice alla proiezione del film Le cose non dette. Nella stessa giornata sarà inoltre possibile visitare l’Orto Botanico di Torino, aperto anche a Ferragosto.

La programmazione proseguirà domenica 16 agosto. Al Parco della Tesoriera spazio alla musica jazz con il concerto del JazzLag Quartet, mentre al Mausoleo della Bela Rosin sarà in scena lo spettacolo teatrale Ottava meraviglia, dedicato alla figura del celebre giocoliere Enrico Rastelli. Il cinema all’aperto proporrà invece I colori del tempo nell’Area Spettacolo di piazza Don Delpiano e Lazzaro Felice all’Imbarchino. Anche domenica sarà possibile visitare l’Orto Botanico, che conferma l’apertura per tutto il fine settimana festivo.

Il calendario degli eventi viene aggiornato costantemente e permette di scoprire giorno dopo giorno gli appuntamenti in programma per vivere Torino tra cultura e intrattenimento durante tutto il periodo estivo. Maggiori informazioni e il programma completo sono disponibili sul portale degli eventi della Città di Torino: eventi.comune.torino.it.

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Concerto di Ferragosto alla Tesoriera con il violinista ucraino Anton Gerasymov

Al parco della Tesoriera di Torino si terrà  il giorno di Ferragosto alle ore 11, davanti alle Scuderie della Tesoriera, un concerto a ingresso gratuito che fa parte dell’Evergreen Fest.
Protagonista il celebre violinista ucraino Anton Gerasymov, che condurrà il pubblico attraverso un  viaggio musicale indimenticabile, proponendo alcuni dei brani più conosciuti del repertorio della musica classica, tra cui l’Estate  di Antonio Vivaldi,  l’Ave Maria di Schubert e il Valzer n. 2 di Dmitrij Sostakovič.
Nel periodo dell’agosto edition il punto ristoro di Evergreen Fest non sarà  operativo.
In merito ai concerti per maggiori informazioni è  possibile contattare il numero 3477059959 o scrivere alla mail  coordmusicale@libero.it.
Il concerto è organizzato in collaborazione con il coordinamento Associazioni Musicali di Torino.

Mara Martellotta

“Occit’amo Festival”… Grande Ferragosto!

Al “Santuario di San Magno” a Castelmagno le “alte” note dei “Lou Dalfin” guidati dal mitico Sergio Berardo. A seguire il “Giro di Viso” in musica

Sabato 15 agosto, ore 16

Castelmagno (Cuneo)

Con il mese di agosto, il programma di “Occit’amo Festival” (rassegna itinerante di musica, danza e cultura delle Valli Occitane e delle Terre del Monviso, nata nel 2015 ed organizzata dalla “Fondazione Amleto Bertoni” di Saluzzo) entra nel clou e nel gran finale con prestigiosi ospiti e appuntamenti divenuti, nel tempo, una piacevole consuetudine. Così, dopo la storica “Cobla Sant Jordi” – formazione musicale tradizionale catalana, fondata nel 1983 e “Cobla” ufficiale di Barcellona – esibitasi in “grande spolvero” a Sampeyre mercoledì 5 agosto e a Saluzzo e a Cuneo giovedì 6 e venerdì 7 agosto scorsi, altro imperdibile appuntamento sarà il tradizionale concerto del celebre Gruppo folk-rock piemontese – fondato nel 1982 da Sergio Berardo– dei “Lou Dalfin”, letteralmente in lingua occitana “Il Delfino”, simbolo storico del “Delfinato”, antica regione delle “Terre d’oc” o valli occitane alpine tra Piemonte e Francia. Il concerto è in programma proprio nel pomeriggio ferragostano di sabato 15 agosto (ore 16) al “Santuario di San Magno” a Castelmagno, in Alta Valle Grana (a circa 1760 metri di altitudine) e come sempre sarà occasione di ritrovo per gli appassionati di musica e balli della tradizione occitana, provenienti da tutta Italia  e da diversi Paesi d’Oltralpe.

“ ‘Quest’anno potete fare ben alti i fuochi di San Giovanni, perché la terra occitana si sta sollevando’. Sono le parole del poeta catalano Joan Maragall, tratte da ‘Poésies I’ (1912) che fanno riferimento alla rivolta dei viticoltori occitani del 1907 e che, ancora oggi – spiega Sergio Berardo leader, come detto, dei ‘Lou Dalfin’, nonché direttore artistico di ‘Occit’amo’ – restituiscono il senso profondo di una fratellanza antica tra le terre occitane e quelle catalane. E’ da questo paradigma che, dalle montagne delle nostre valli fino alla metropoli di Barcellona, cerchiamo ancora oggi di aggiungere il nostro piccolo tassello a un rapporto culturale e politico che ha radici ben profonde. Su questa linea, il prossimo Ferragosto a San Magno torna a essere una delle consuetudini più attese del Festival: un appuntamento che richiama persone dalle valli e da oltre confine, in uno dei luoghi più magici e suggestivi del nostro territorio. Senza dimenticare i tanti altri appuntamenti nelle terre del Monviso, vetrina di una scena musicale occitana ricca ed articolata, con gruppi di generazioni diverse, molti dei quali composti da giovani. E proprio questa è la dimostrazione più concreta che la musica occitana non appartiene solo al passato o ad una sola generazione, ma è, al contrario, una tradizione viva, capace di rinnovarsi e di essere ancora oggi vissuta, suonata e condivisa”.

E passionalmente danzata. Sempre sabato 15 agosto, infatti, alle 11, in frazione Chiappi di Castelmagno, si potranno ammirare e (perché no?) partecipare alle “danze occitane” guidate dalla caragliese Daniela Mandrile, la “Signora della Danza Occitana” (la prima ad aver codificato l’insegnamento e avviato un percorso di ricerca e divulgazione delle danze occitane), dal 2011 alla direzione dell’Associazione Culturale “Lou Balet”. A partire dal patrimonio tradizionale delle Valli occitane, passando per la Provenza, per arrivare fino alla Guascogna e al confine basco, la Mandrile guiderà, per l’occasione, i suoi allievi dei tanti corsi da lei avviati in un “viaggio” a passo di danza nella sconfinata produzione artistica qual è quella delle danze tradizionali.

La stessa Daniela Mandrile, terrà un altro “stage” di danze occitane, mercoledì 19 agosto(ore 17,30) a Brondello, in Valle Bronda, dove, nella stessa data (ore 21) il ritmo coinvolgente dei “Le Randoulines” si unirà alla musica folk ed occitana dei “Jonglars”. Ingresso gratuito.

E per finire, da giovedì 20 a domenica 23 agosto, per la prima volta, “Occit’amo Festival” propone il “Giro di Viso” in musica. Il tradizionale “percorso escursionistico ad anello” intorno alla vetta del Monviso sarà accompagnato da “violino”, “organetto” e “fifres” (“pifferi”) tradizionali suonati da Chiara Cesano, Roberto Avena e Jean Paul Faraut che, di tappa in tappa, porteranno la musica occitana tra i “rifugi” storici del “gran giro”. Appuntamento conclusivo, domenica 23 agosto, con la “Festa del Rifugio Vallanta” ed i “Lindal” in concerto.

Per ulteriori info: www.occitamo.it

g.m.

Nelle foto: Concerto dei “Lou Dalfin” al “Santuario di San Magno”; Sergio Berardo e Daniela Mandrile

La Regione investe sulla cultura. In un anno 10 milioni per sostenere più di 300 realtà sul territorio

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Marina Chiarelli, assessore alla Cultura: «Un sostegno concreto rivolto a tutte le realtà culturali che ne hanno fatto richiesta.  Dietro questi numeri ci sono persone e operatori del settore che ogni giorno fanno vivere la cultura nei grandi centri e nelle periferie».

 

Oltre 10 milioni di euro nel 2026 per sostenere 334 realtà culturali distribuite in tutte le province piemontesi: Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, per consentire e garantire continuità alla programmazione, ampliando la platea dei beneficiari, a sostegno dell’intero sistema culturale diffuso sul territorio regionale, ovverosia i settori del cinema, dello spettacolo dal vivo, delle attività espositive, della divulgazione culturale, della musica popolare amatoriale, delle rievocazioni storiche e dei carnevali e della promozione educativa.  È un risultato importante perché significa dare continuità e prospettiva a un patrimonio straordinario di associazioni, fondazioni, enti e operatori che ogni giorno fanno vivere la cultura, anche nei centri più piccoli, generando partecipazione, identità e occasioni di crescita per le comunità. Questo risultato è il frutto di un lavoro di ascolto, di dialogo e di confronto col mondo culturale ed anche di diffusione il più possibile capillare dei criteri e delle modalità di accesso ai contributi regionali.

In questo quadro si inserisce anche la collaborazione con CRT e con le altre importanti Fondazioni di origine bancaria piemontesi con cui Regione Piemonte ha siglato appositi protocolli, che hanno nel proprio statuto il sostegno di attività considerate utili per la comunità. Tra queste, la cultura ha un ruolo fondamentale e, nel concreto, significa finanziare musei, teatri, festival, biblioteche, restauri, associazioni culturali, progetti educativi e iniziative che valorizzano il patrimonio e rendono più viva la vita esperienziale dei territori.

«Questo è un sostegno concreto rivolto a tutte le realtà culturali che ne hanno fatto richiesta. – dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte – Dietro questi numeri ci sono persone e operatori del settore che ogni giorno fanno vivere la cultura nei grandi centri e nelle periferie. Sostenere la cultura significa creare un ecosistema molto più ampio di un singolo evento, vuol dire patrimonio, conoscenza, creatività e partecipazione. Dentro ci stanno i musei, i teatri, la musica, il cinema, i libri, le biblioteche, gli archivi, le mostre, i festival, le tradizioni popolari, la tutela dei beni storici e artistici, ma anche i progetti educativi e le attività che aiutano una comunità a conoscere e valorizzare la propria identità. E che la creatività in Piemonte sia un fiore all’occhiello non lo diciamo noi lo dicono i numeri di chi la cultura la fa di mestiere e di chi la respira non solo nei luoghi a ciò deputati, ma nelle vie nei borghi e nelle piazze che raccontano la storia e l’evoluzione delle nostre comunità».