SPETTACOLI- Pagina 2

“Napoli nobilissima”, due atti unici di Raffaele Viviani

In scena al teatro Carignano da martedì 12 maggio  per la regia e interpretazione di Geppy Gleijeses

Martedì 12 maggio, alle ore 19.30, debutterà al teatro Carignano la pièce teatrale “Napoli nobilissima”, spettacolo composto di due atti unici di Raffaele Viviani, dal titolo “Don Giacinto” e “La musica dei ciechi”. La pièce vanta come regista Geppy Gleijeses, che sarà in scena con il figlio Lorenzo, Massimiliano Rossi, Chiara Baffi e undici attori-musicisti da poco diplomati al teatro Nazionale di Napoli. Lo spettacolo è  prodotto da Dear Friends e dal Teatro di Napoli, Teatro Nazionale e resterà in scena fino a domenica 24 maggio.

Geppy Gleijeses dirige due atti unici di Raffaele Viviani, il “Don Giacinto”, composto nel 1923, e “La musica dei ciechi” del 1928, offrendo uno spaccato della Napoli popolare e autentica. Nel primo il vecchio Giacinto, uomo di onore e dignità, si trova a dover fronteggiare le miserie umane e l’ipocrisia; nel secondo un’orchestrina di ciechi, guidata da un guercio e assistita da un pietoso venditore di ostriche, racconta una Napoli dolente e verace. Le musiche sono originali di Viviani  e si intrecciano a canti, danze e prosa, avvolgendo lo spettatore in un viaggio emozionante nel cuore del teatro partenopeo, restituendo la forza lirica dei bassifondi e immergendo il pubblico in una realtà cruda e poetica.

“Raffaele Viviani – spiega il regista e interprete Geppy Gleijeses –  rappresenta il più grande autore teatrale napoletano che ha esplorato, tranne che nell’ultimo periodo della sua attività,  la strada e i suoi eroi, miserabili, povera gente, i rifiuti della società  ( così come Eduardo, mio Maestro, penetrò i gangli più profondi dell’animo umano). Ma di Viviani ancora non si è scoperta e esaminata del tutto la grandezza universale. Vicino a Bertold Brecht, per tematiche e analisi umana, ma culturalmente assai lontano non avendolo mai conosciuto  o comunque preso come riferimento,  Viviani, incredibilmente, pur non sapendo scrivere la musica, la fischiettava a un maestro, e pur non conoscendo le sonorità di Weil e di Eisler, risulta estremamente vicino a quella temperie musicale.

Ho già diretto “Don Giacinto” nel 2000 per il Festival di Benevento. Si tratta della storia agrodolce  di un vecchietto dignitoso e nobilissimo, bersagliato dalla umanità  dolente e variopinta che lo circonda. “La musica dei ciechi” è  insieme  a “Sik Sik, l’artefice magico”, il più  bell’atto unico mai scritto da un autore napoletano, paragonato,  se non addirittura superiore a “I ciechi “ di Maeterlinck. Narra la vicenda di un’orchestrina ambulante di ciechi guidati da un guercio”.

Info teatro Carignano, piazza Carignano 6 Torino

Orari degli spettacoli martedì,  giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì  ore 20.45, domenica ore 16. Lunedì riposo.

Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino

Tel 0115169555

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Foto Tommaso Le Pera

“Grease”, un classico intramontabile della cultura pop al teatro Alfieri

Fino a domenica 10 maggio

Fino a domenica 10 maggio, presso il Teatro Alfieri di piazza Solferino 4, a Torino, la Compagnia della Rancia sarà in scena con l’amatissimo spettacolo di Jim Jacobs e Warren Casey, “Grease”, con la regia di Saverio Marconi e la regia associata di Marco Simone.

“Grease” rappresenta un vero fenomeno della cultura pop che, fin dalla sua nascita, ha saputo appassionare, divertire e commuovere generazioni di spettatori. Un rito che si rinnova stagione dopo stagione e che, solo al debutto, ha fatto registrare numeri altissimi di pubblico (circa 2 milioni di spettatori). Una storia d’amore senza tempo, quello tra i giovani Danny e Sandy, che nasce nelle sere d’estate e risuona tra le note dell’inconfondibile colonna sonora a ritmo di rock’n’ roll.

“Grease” ha debuttato a Broadway nel 1971, cui fece seguito, nel 1978, il capolavoro cinematografico con John Travolta e Olivia Newton-John nei ruoli dei due protagonisti. Un mito che dopo più di cinquant’anni mantiene intatte la sua energia e la forza travolgente dell’amore.

La produzione della Compagnia della Rancia vede la traduzione di Michele Renzullo, le liriche italiane di Franco Travaglio e Michele Renzullo, le scene di Gabriele Moreschi, i costumi di Chiara Donato, le coreografie di Gillian Bruce, il disegno luci di Enrico Porcelli, la direzione musicale e gli arrangiamenti vocali di Gianluca Sticotti, gli arrangiamenti e le orchestrazioni di Riccardo Di Paola.

Ultima replica al teatro Alfieri: domenica 10 maggio, ore 15.30.

Mara Martellotta

 Le Rosine per il Salone OFF: Zuleika Iegiani, “Chiamata alla bellezza”

Nell’ambito degli eventi del Salone OFF,  martedì 12 maggio alle ore 21, presso il Polo artistico e culturale delle Rosine, in via Plana 8/C, si terrà  la pièce teatrale dal titolo “Chiamata alla bellezza”, interpretata da Zuleika Iegiani.
L’ingresso è  a offerta libera a sostegno delle opere sociali della Fondazione Istituto Le Rosine.
Lo spettacolo si pone la domanda se riusciamo ancora a fermarci abbastanza a lungo da vedere davvero la bellezza che ci circonda.
Si tratta di una pièce teatrale che rompe le distanze e chiama direttamente in causa lo spettatore che diventa egli stesso protagonista. La scena si espande oltre il palco e diventa momento di incontro durante il quale l’attrice dialoga con il pubblico, lo ascolta e talvolta lo provoca.
“Chiamata alla bellezza” nasce come un libro e prende vita sul palcoscenico trasformandosi in un’esperienza viva, profondamente umana, capace di intrecciare ironia e poesia, leggerezza e stupore, senza offrire alcuna risposta preconfezionata.
Al centro vi è  un invito chiaro, quello di aprire gli occhi, di ascoltare e lasciarsi sorprendere, perché la bellezza non urla e non si impone, ma si rivela nei dettagli, nei momenti inattesi, nei gesti quotidiani.
La pièce teatrale rappresenta un’esperienza capace di emozionare e divertire, lasciando nello spettatore una traccia che va oltre le parole. Un atto teatrale che diventa occasione di scoperta e riflessione.

Mara  Martellotta

Teatro Regio di Torino, la stagione 2026-2027 è “Fatale”

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15 titoli, 9 nuovi allestimenti, 3 appuntamenti di danza e un capolavoro barocco. Inaugurazione il 15 ottobre con “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci”

“Fatale” è il titolo e il tema della stagione 2026-2027 del Teatro Regio di Torino, che indica il segno dell’ineluttabilità del destino e delle sue passioni più estreme, in cui la tensione tra eros e thanatos rivela proprio come nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano.

Come ha ricordato Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio di Torino, il Teatro inaugura con un progetto fuori dall’ordinario, una tetralogia “verista” concepita come un ciclo coerente di quattro capolavori del repertorio italiano di fine Ottocento. Il Regio, dopo il successo di “Manon, Manon, Manon”, si propone un obiettivo ancora più ambizioso, quello di riscoprire le radici del Verismo, un’estetica oggi più che mai attuale capace di raccontare passioni estreme e contraddizioni sociali con la medesima urgenza.

Dal 15 ottobre al 22 novembre andranno in scena quattro nuovi allestimenti della “Cavalleria rusticana”, tratta dalle scene popolari omonime di Giovanni Verga, melodramma in atto unico, di Pietro Mascagni, e i “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo su libretto del medesimo compositore, “La Bohème”, commedia lirica in quattro atti su libretto di Leoncavallo, e “Iris”, su musica di Pietro Mascagni, melodramma in tre atti su libretto di Luigi Illica. Sono firmati da due registi, Daniele Menghini, per Mascagni, e Francesco Micheli, al suo debutto al Regio, per Leoncavallo, sotto la direzione musicale di Andrea Battistoni. Dal 15 ottobre al 22 novembre, per 22 recite, il Teatro si trasformerà in una dimensione creativa di ampia respiro coinvolgendo Orchestra, Coro, Coro di voci bianche e maestranze, in un’impresa di grande complessità. Accanto ai singoli titoli, due fine settimana di novembre permetteranno di seguire l’intero ciclo in tre giorni consecutivi, rendendo Torino una meta privilegiata nel cuore del Verismo, come ricordato anche dal Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo.

“Con questo progetto – afferma il direttore musicale Andrea Battistoni, sul podio per tutti e quattro i titoli – il Regio accetta una sfida culturale coraggiosa, voluta con forza dalla Sovrintendenza e dalla direzione artistica per esplorare l’anima più autentica del melodramma italiano. L’Orchestra, il Coro e il Coro delle voci bianche dimostrano una duttilità fuori dal comune, sostenuti dalla maestranze tecniche ed organizzative del Teatro, in uno sforzo produttivo imponente”.

Ampio spazio verrà dato alla danza, che consolida la sua centralità nel cartellone del Teatro Regio, offrendosi come linguaggio privilegiato per esplorare la tensione del destino attraverso il corpo. Dal 2 al 4 dicembre prossimo tornerà il galà “Roberto Bolle & Friends”, icona della danza mondiale che, insieme al meglio delle stelle internazionali, celebra la bellezza e la perfezione tecnica in un viaggio tra il repertorio classico e le sfide della coreografia contemporanea, il gesto atletico e artistico. Per sei appuntamenti, dal 10 al 13 dicembre, debutterà al Teatro Regio il Tokyo Ballet con un ologramma capace di far convivere epoche e stili diversi: il percorso si aprirà con la sensibilità contemporanea del primo atto di “Kaguyahime” di Jo Kanamori, in prima rappresentazione italiana, che rilegge l’antico mito della “Principessa della Luna” sulle note di Debussy; seguirà “La perfezione cristallina del regno delle ombre” da La Bayader di Minkus, con coreografia di Petipà, per culminare con la potenza del “Sacre du printemps” di Stravinskij, nella scrittura immortale di Maurice Béjart. Si tratta di un inno alla forza che unisce l’uomo alla donna, una danza carica di eros che celebra il legame primordiale potente e inesauribile come il ritorno della primavera. La magia del Natale verrà celebrata dal 18 al 29 dicembre attraverso un appuntamento che ormai è tradizione viva nel cuore del pubblico, “Lo schiaccianoci” di Cajkovskij. A grande richiesta il Regio torna a invitare il Balletto dell’Opera di Tbilisi con la coreografia firmata da Alexej Fadeeĉev e dalla leggendaria etoile Nina Ananiashvili. Lo spettacolo sarà accompagnato da Orchestra e Coro di voci bianche del Regio. A fine gennaio, il 26, e fino al 6 febbraio, il Regio presenterà una rara versione originaria di “Edgar” di Puccini, versione originale in quattro atti, che restituisce al dramma la profondità narrativa e la ricchezza di sfumature sacrificate nelle revisioni successive da parte del compositore in tre atti, offrendo l’ascolto di un Puccini giovanile e audace. Il nuovo allestimento è coprodotto con l’Opéra de Nice e segna il debutto al Regio della regista Nicola Raab. La direzione è affidata a Carlo Rizzi, che rappresenta, dopo vent’anni, un gradito ritorno al Regio.

 

Non mancherà nel programma 2026-2027 un vero gioiello barocco, che verrà rappresenta l’11 febbraio, la “Juditha Triumphans”. Questo oratorio, del 1716, è l’unico superstite di Antonio Vivaldi, e narra l’episodio biblico di Giuditta e Oloferne, simboleggiando allegoricamente la vittoria della Repubblica di Venezia a Corfù sugli Ottomani. In una città come Torino si è voluto omaggiare la presenza della quasi totalità degli scritti vivaldiani, custoditi a pochi metri dal Teatro Regio, nella Biblioteca Nazionale Universitaria. A dirigere ci sarà Gianluca Capuano, specialista del repertorio Barocco. Dal 27 febbraio al 10 marzo andrà in scena uno dei titoli più iconici e rappresentati al mondo, “La traviata” di Giuseppe Verdi. Una nuova produzione che vedrà il ritorno del regista Jacopo Spirei, già reduce dal successo di “Hamlet”, affiancato dallo scenografo Gary MacCann e dalla costumista Giada Masi, freschi vincitori del premio Abbiati 2025. A guidare l’Orchestra il direttore musicale Andrea Battistoni. A interpretare la protagonista sarà il soprano Ecaterina Bakanova, già amata dal pubblico torinese nei ruoli di Blanche e Manon, che si alternerà con Maria Novella Malfatti, al suo debutto al Regio di Torino. Il 20-21 e 25 marzo andrà in scena al Piccolo Regio Puccini, per la prima volta, “La Tragédie de Carmen”, che non è una semplice riduzione del capolavoro di Bizet, ma una riscrittura affascinante di Peter Brook che, con il libretto di Jean-Claude Carrière e la partitura di Marius Constant, priva il romanzo di ogni convenzione per far emergere la verità dei personaggi. Il nuovo allestimento è affidato alla regia di Cecilia Ligorio. Il progetto risulta essenziale, la durata ridotta, i cori eliminati e l’orchestra limitata a venti elementi. Sul podio il direttore artistico Sergio Alapont e in scena i talenti del Regio Ensemble. Uno spettacolo essenziale e potente, capace di restituire la forza del mito di Carmen alla luce di uno sguardo contemporaneo. Dal 6 al 17 aprile torna al Regio uno dei capolavori più seducenti e brutali di Strauss, “Salome”, che fu ospitata nel 1906 nella sua prima rappresentazione fuori dai Paesi di lingua tedesca. L’opera è trattato dal dramma di Oscar Wilde e racconta il connubio tra innocenza e perversione della Principessa Salomè, la cui danza per Erode culminerà nella richiesta della testa di Giovanni Battista.

L’allestimento porta la firma del regista cinematografico e teatrale ungherese Kornél Mundruczó, al suo debutto al Regio, che ambienta la storia in una dimensione di decadenza e potere, ispirandosi al cinema di Buñuel trasforma la Reggia di Erode in un banchetto borghese claustrofobico. Sul podio Axel Kober, anch’egli per la prima volta al Regio, che ottenne grande successo alla Scala, nel 2023, con il medesimo titolo. Il Piccolo Regio Puccini ospiterà il 18 e il 30 aprile, e il 2 maggio, un nuovo allestimento di uno spettacolo che rilegge il capolavoro di Puccini come un racconto di formazione cala e di parlare a pubblici di ogni età. Si intitola “La Bohème. Il primo amore”. La creazione è affidata a Lorenzo Ponte, talento emergente della Paolo Grassi di Milano. Il regista e direttore è Emanuele Quaranta, che costruisce una visione in cui la musica diventa memoria e la partitura un tessuto di ricordi. La “Carmen” di Bizet verrà presentata al Teatro Regio in un nuovo allestimento dal 15 al 29 maggio, segnando il gradito ritorno di Arnaud Bernard dopo il grande successo del progetto Manon. Pienamente inserita nel tema della prossima stagione, questa produzione esplora più  destino dal volto dell’azzardo. Il regista Bernard sovrappone una visione antropologica radicale, e il suo lavoro nasce da una rilettura del testo di Mérimé, spogliato di ogni lato pittoresco e riletto attraverso la lente di Pier Paolo Pasolini. A dirigere sarà la mano esperta di Daniel Oren, grazie al quale la musica di Bizet diventa voce di un conflitto accecante, prato a scattare tra le regole sociali e l’irresistibilità dell’eros. La stagione del Regio si concluderà con “Evgenij Onegin” di Petr Il’ic Cajkovskij dal 15 al 29 giugno. L’opera, tratta dal poema di Aleksandr Puškin, viene proposta in uno degli allestimenti più acclamati al mondo, per la celebre regia di Robert Carsen e nella produzione della Canadian Opera Company, creata per il Metropolitan Opera di New York che, nel 2027, compirà trent’anni. La regia, con le scene e i costumi di Michael Levine, esalta la bellezza malinconica di una Russia sospesa tra al semplicità della campagna e il rigore di San Pietroburgo.

Al Piccolo Regio Puccini verranno proposti altri tre titoli, “Pierino e il lupo” di Prokof’ev, “Il piccolo spazzacamino” di Britten, e il Giorno della Memoria verrà ricordato con la favola di Natale (Guareschi, Coppola), mentre per i più grandi sono previsti adattamenti d’autore come “La tragédie de Carmen” di Brook e il nuovo spettacolo “La Bohème. Il primo amore”.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio saranno affidati alla guida esperta di Gea Garatti Ansini, che dal mese di marzo 2026 ne cura la preparazione. Al loro fianco il Coro delle voci bianche del Regio sarà come sempre diretto da Claudio Fenoglio.

Per la stagione 2026-2027 tornano le “Conferenze-Concerto” pensate per accompagnare il pubblico alla scoperta delle opere e dei balletti in programma. Durante gli appuntamenti, musicologi e giornalisti dislogheranno con i protagonisti degli spettacoli facendo ascoltare dal vivo alcuni dei momenti musicali più celebri. Ingresso libero.

Mara Martellotta

SchoolVision 2026 Al via da Torino le finali 

Dogliani, “coraggiosa” Capitale della TV

Nel cuore delle Langhe e patria incontestata del “Dolcetto”, Dogliani s’appresta ad ospitare la quindicesima edizione del “Festival della TV”

Dal 29 al 31 maggio

Dogliani (Cuneo)

Un tema e un titolo che è, ad un tempo, una “dichiarazione d’identità” e una “sfida” a fare sempre di più e sempre meglio. Si intitola, infatti, “Dialoghi Coraggiosi” la quindicesima edizione del “Festival della TV 2026” (organizzato da “IL IDEE AL LAVORO”) che per tre giorni Dogliani, piccolo ma storico borgo di poco più di 4.600 abitanti, nel cuore di quelle Langhe, s’appresta ad ospitare, diventando centro internazionale del racconto italiano su TV e “Media”. Quindici anni di gran “coraggio” ed enorme impegno che torneranno a rivivere sui palchi delle tre principali piazze del Paese (che diede i natali a Luigi Einaudi, primo Presidente della nostra Repubblica, e al grande Michele Ferrero indimenticato imprenditore dell’omonima industria dolciaria) da venerdì 29 a domenica 31 maggio. E sarà ancora gran successo! Il successo di sempre. E, si spera, perfino qualcosina in più! Forti dei numeri delle passate edizioni. In quindici anni, infatti, il “Festival” ha ospitato 1.441 protagonisti della comunicazione, costruito 537 incontri, accumulato oltre 2.500 ore di interventi e raggiunto più di 3,2 milioni di persone. Numeri che raccontano qualcosa di raro: “la capacità – si sottolinea – di trasformare un luogo piccolo in un punto di riferimento nazionale per chi pensa, fa e racconta i media”.

Quest’anno, inoltre, il programma si fa ancora più diffuso con un nuovo palco, quello di Piazza Confraternita, che si aggiunge a Piazza Umberto I e Piazza Belvedere, e un’agenda densa di 49 incontri, più di cento ospitipremimusica dal vivo e vari appuntamenti collaterali.

A tagliare il nastro di partenza, venerdì 29 maggio, in Piazza Umberto I, sarà Gerry Scotti, graditissimo ritorno e scelta non casuale, per un conduttore televisivo che certamente rappresenta uno degli esempi più concreti di cosa significhi costruire un rapporto autentico con il pubblico e di chi sa esattamente cosa il pubblico vuole e come parlare a milioni di persone ogni sera, sette giorni su sette. Ad intervistare Gerry sarà Alessandra Comazzi, storica critica televisiva e nota firma de “La Stampa” torinese. Subito dopo, il passaggio di testimone è affidato a Ilaria D’Amico e a Marco Liorni, conduttore di successo del “daytime Rai”, intervistato da Chiara Maffioletti. La giornata si chiude idealmente con Urbano Cairo, editore e presidente di “RCS MediaGroup”, in conversazione con Mario Giordano, e con il monologo “Francesco: il primo italiano” di Aldo Cazzullo, che porta sul palco un racconto tra storia, teatro civile e identità nazionale. A seguire, e fin dal primo giorno, sul “nuovo” palco di Piazza Confraternita, si terrà una sequenza di incontri ad alta intensità narrativa, ad iniziare da “Voci di donne, voci di potere” con Marianna Aprile, giornalista del settimanale “Oggi” e volto di “La7”, per finire con “Voci spezzate. Dal caso Moro al caso Tortora” con Fabrizio Gifuni che riporta al centro una ferita ancora aperta della storia italiana.

Tutto questo nel programma del primo giorno. E non di meno promettono e manterranno le due giornate successive (tutto il programma nel dettaglio su: www.festivaldellatv.it ), in un alternarsi costante di nomi eccellenti della televisione e del giornalismo di casa nostra: da Enrico Mentana – solo per citarne alcuni – a Serena Dandini e a Paolo Gentiloni, fino a Corrado Formigli e a Carlo Lucarelli, in dialogo con giornalisti, direttori di testata, economisti, “creator” e voci della nuova generazione.

“Festival della TV”, ma non solo. Anche questa quindicesima edizione non mancherà infatti alla sua caratteristica di grande “Festa della Musica”. Momento clou, in tal senso, il ritorno a Dogliani, sabato sera, della grandissima e davvero “donna d’arte coraggiosa e battagliera” (quale scelta migliore in omaggio al tema festivaliero di quest’anno?) Noa – Achinoami Nini – una delle voci più prestigiose della world music, che dopo l’incontro con il pubblico regalerà una speciale esibizione dal vivo, trasformando Piazza Umberto I in un palcoscenico internazionale sotto le stelle, mentre domenica sera, sempre in Piazza Umberto I, andrà in scena “Suoni dal futuro”, il progetto di Manuel Agnelli, musicista e storico frontman degli “Afterhours”: un palco dedicato alle “nuove band” scoperte e selezionate da Agnelli, per raccontare la musica che verrà e dare spazio a chi sta muovendo  i primi passi. E proprio pensando alla cosiddetta “Generazione Z”, nel cuore del Festival (tra vie e piazze, il passaggio di persone e street food di qualità) si darà vita quest’anno anche allo “Spazio della Consulta Giovani di Dogliani”, un ambiente allestito nel centro storico e trasformato in un piccolo studio di produzione in cui si svolgeranno gli incontri “Dialoghi coraggiosi: il Festival chiama e la Gen Z risponde”: un osservatorio sulle nuove generazioni fatto di interviste, workshop, momenti di confronto con ospiti giovani e creator, che si affiancherà al programma ufficiale, coinvolgendo anche le “Consulte Giovani” della provincia di Cuneo e rafforzando il legame tra il Festival, il territorio e il futuro pubblico della televisione e dei media. Il conto alla rovescia è iniziato. CORAGGIO, si parte. Dogliani vi aspetta!

Gianni Milani

Nelle foto: Palco Piazza Umberto I (Ph. Paolo Properzi); Gerry Scotti; Noa (Ph. Daniele Solavaggione)

Il Piemonte apre Cannes Classics con “L’Age d’or”

 LA REGIONE PIATTAFORMA INTERNAZIONALE DEL CINEMA

 

Il presidente Alberto Cirio: «Il Piemonte oggi è un territorio competitivo a livello internazionale, in grado di attrarre produzioni, valorizzare le proprie professionalità e generare ricadute reali su imprese, lavoro e indotto. L’apertura di Cannes Classics con un film realizzato in Piemonte è un risultato che racconta in modo concreto la direzione che abbiamo scelto: investire sull’audiovisivo come leva strategica capace di unire cultura e sviluppo economico».

 

Gli assessori Marina Chiarelli e Andrea Tronzano: «Portare il Piemonte a Cannes significa molto più che partecipare a un festival internazionale: significa affermare un modello culturale capace di connettere creatività, formazione, lavoro e territori. In questi anni abbiamo scelto di investire sull’audiovisivo non solo come settore culturale, ma come leva strategica di sviluppo e opportunità per le nuove generazioni».

 

Girato tra Piemonte e Francia con il sostegno del bando regionale Piemonte Film Tv Fund e di Film Commission Torino Piemonte, il film di Bérenger Thouin inaugura la sezione del Festival dedicata alla storia del cinema di Cannes.

Non è solo un film in apertura a Cannes, ma è la conferma di una scelta strategica della Regione Piemonte. “L’Age d’or”, opera prima del cineasta francese Bérenger Thouin, il film d’apertura di Cannes Classics è una coproduzione internazionale tra Francia e Italia che porta al centro il Piemonte, dove il film è stato realizzato per due settimane di lavorazione lo scorso marzo.

Prodotto da Gogogo Film e dalla torinese Graffiti Film di Enrica Capra, con il contributo della Regione Piemonte grazie al bando Piemonte Film Tv Fund nell’ambito del PR FESR 2021–2027 e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte, il progetto rappresenta un esempio concreto della capacità della Regione di attrarre produzioni internazionali e generare valore sul territorio. Il lungometraggio sarà distribuito da Pyramide Films in Francia e da Lucky Red per l’Italia, mentre le vendite internazionali saranno affidate a Films Boutique.

Il film – che vede protagoniste Souheila Yacoub e Yile Vianello – racconta la storia di Jeanne e Celeste, due figure femminili che attraversano la prima parte del Novecento, muovendosi tra le grandi trasformazioni della Storia e le tensioni del proprio tempo. Un linguaggio originale, che intreccia immagini d’archivio e recitazione, per costruire una narrazione visiva potente e contemporanea.

Le riprese hanno coinvolto numerose location piemontesi tra Torino, Agliè, Collegno e Savigliano e tra i luoghi scelti: Palazzo Carignano, il Museo del Risorgimento, i Docks Dora, il Villaggio Leumann, la Certosa di Collegno, il Castello Ducale di Agliè e il Museo Ferroviario di Savigliano.  Accanto alle maestranze francesi, il progetto ha valorizzato competenze e professionalità locali, con una significativa presenza di tecnici piemontesi nella troupe, a conferma della solidità e della competitività del sistema audiovisivo regionale.

In questi anni la Regione Piemonte ha scelto di costruire un sistema capace di attrarre produzioni internazionali, sostenere le imprese e valorizzare i territori. Il Piemonte oggi è una piattaforma credibile, competitiva e riconosciuta a livello europeo. Con “L’Age d’or” il Piemonte rafforza il proprio posizionamento nel panorama internazionale dell’audiovisivo, confermando una visione che mette insieme cultura, industria e sviluppo territoriale.

«Il Piemonte oggi è un territorio competitivo a livello internazionale, in grado di attrarre produzioni, valorizzare le proprie professionalità e generare ricadute reali su imprese, lavoro e indotto. L’apertura di Cannes Classics con un film realizzato in Piemonte è un risultato che racconta in modo concreto la direzione che abbiamo scelto: investire sull’audiovisivo come leva strategica capace di unire cultura e sviluppo economico» dichiara il presidente Alberto Cirio.

«Portare il Piemonte a Cannes significa molto più che partecipare a un festival internazionale: significa affermare un modello culturale capace di connettere creatività, formazione, lavoro e territori. – dichiarano l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli e l’assessore all’Internazionalizzazione Andrea Tronzano – In questi anni abbiamo scelto di investire sull’audiovisivo non solo come settore culturale, ma come leva strategica di sviluppo e opportunità per le nuove generazioni. Oggi il Piemonte è credibile perché ha costruito un sistema: competenze, imprese, professionalità e una rete territoriale capace di attrarre produzioni internazionali e generare valore duraturo. Cannes rappresenta un riconoscimento importante di questo percorso e della direzione che abbiamo scelto di costruire».

Secondo la Presidente di Film Commission Torino Piemonte, Beatrice Borgia: «La presenza del lungometraggio L’age d’or a Cannes rappresenta una nuova e prestigiosa occasione di visibilità internazionale per il comparto piemontese – capace di confermare il proprio valore di hub creativo e industriale – e di evidenziare ancora una volta la crescita e la qualità del sistema produttivo locale, qui rappresentato da Graffiti Film di Enrica Capra».

«‘L’Età dell’oro’ è una cavalcata nella storia del ‘900 attraverso la figura di due donne atipiche, l’aspirante borghese Jeanne, figlia di macellai che diventa contessa, e l’intrepida Celeste, italiana rivoluzionaria e idealista. Intorno a loro, la Storia si invita nel film sotto forma di magnifici filmati d’epoca, che si integrano nella finzione e con cui gli attori interagiscono con naturalezza. Il perfetto sincronismo di archivi e finzione è frutto di anni di preparazione, e il film è già un piccolo caso cinematografico. Il suo successo è un grande risultato per tutto il comparto piemontese, dove il film è stato in gran parte girato e post-prodotto, e per tutto il sistema cinema della regione» dichiara Enrica Capra di Graffiti Film.

Torinodanza 2026, svelato il programma. Da settembre alle Fonderie Limone di Moncalieri 

“Un festival è una creatura viva e, come tale, si trasforma nel tempo assumendo forme e dinamiche diverse. Nel corso degli anni, Torinodanza ha creato una straordinaria fidelizzazione di pubblico, ‘EXTRA’ nel mettere in dialogo danza e teatro. Torinodanza è un luogo di spettacolo ma anche di riflessione, esperienze e relazioni internazionali. Cuore pulsante è la manifestazione autunnale che, nell’edizione 2026, si configura come una vera e propria geografia del movimento, in cui le compagnie, provenienti da tutta Europa, America e Asia, delineeranno una mappa di estetiche che dialogano tra tradizione, sperimentazione, riflessioni sul presente e sguardi sul mondo”.

Con queste parole introduttive di Anna Cremonini, direttrice artistica del Festival Torinodanza, è stato svelato il programma di Torinodanza 2026, dal titolo “Dance Matters”, che si svolgerà dal 9 settembre all’11 ottobre prossimi presso le Fonderie Limone di Moncalieri. Un programma che si annuncia ricco di grandi nomi e che, anche per questa edizione, darà spazio ad artiste e artisti internazionali tra i più rappresentativi del settore, oltre che rappresentare una grande occasione di visibilità per nuovi talenti di prospettiva.

Saranno 17 le compagnie che si esibiranno e 17 le rappresentazioni in totale, tra cui 4 prime assolute, 7 prime nazionali e 4 coproduzioni che andranno a sommarsi ad appuntamenti laboratoriali, masterclass e le date di Torinodanza EXTRA, che avranno luogo al teatro Carignano, arricchendo così la stagione del Teatro Stabile di Torino con spettacoli di danza e teatro performativo.

A inaugurare il Festival 2026, il 9 settembre alle 20.45, sul palco della Sala Grande delle Fonderie Limone, sarà il coreografo e direttore artistico della compagnia Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan, Cheng Tsung-Lung, con la sua creazione dal titolo “Sounding Light”. Una prima nazionale del tutto originale, in cui i danzatori saranno chiamati a dar vita alla stessa colonna sonora dello spettacolo, trasformandosi attraverso la danza, il respiro e la voce in veri e propri strumenti musicali. Il coreografo greco Christos Papadopoulos si esibirà il 12 settembre prossimo, presentando “My Fierce Ignorant Step”, un progetto incentrato sulla memoria intima e biografica dell’artista, la cui coreografia verrà evidenziata da una sincronizzazione di passi e movimenti complicati. Dal 17 al 19 settembre è in programma il grande ritorno di Hofesh Shechter, coreografo inglese che porterà al Festival “In the Brain”, insieme a una formazione giovanile da lui fondata e denominata “Shechter”. Si tratta di uno spettacolo che fonde concetti rave e rituali, liberando un’energia travolgente e trasportando il pubblico in un’esperienza totalizzante. Due giovani danzatori, protagonisti della serata di mercoledì 23 settembre, creeranno in scena la coreografia di “Fantasie minor”, una rivisitazione di “Fantasia in fa minore” di Franz Schubert che segna il ritorno del coreografo portoghese Marco da Silva Ferreira in questa nuova edizione di Torinodanza, dopo il grande successo ottenuto nel 2024. Il 26 settembre sarà la volta di una novità per Torinodanza, che ospiterà Rachid Ouramdane, coreografo francese e direttore del Chaillot-Theatre National de la Danse, in scena con lo spettacolo “Contre-nature”, un’esplorazione di nuovi linguaggi che mutano in un crocevia tra danza e volo. Prima nazionale per “Amae no kozo”, diretto e interpretato dall’italiana Eliana Stragapede e dal croato Borna Babic, che insieme daranno vita al duo Paper Bridge, in scena il 26 e 27 settembre. Molto atteso anche il ritorno del coreografo belga-francese Damien Jalet, che presenterà in prima nazionale lo spettacolo “Thrice”, iapirato alla poesia “Vento, acqua, pietra” di Octavio Paz.

Viola Scaglione, la prima fra gli artisti italiani ad esibirsi, il 17 settembre, porterà in scena l’intimo assolo, da lei interpretato, “”Secondo quarto di luna”. Seguirà, il 23 settembre, “Smoking Rooms” di Michele Di Stefano, un’esplorazione che evoca la dimensione di quei luoghi in cui i corpi si ritrovano in una prossimità forzata, come nel caso delle sale d’attesa, le smoking lounge o l’anticamera di un ufficio. Il 30 settembre sarà la volta della prima nazionale di “Coraggio: la sfortuna non esiste”, portato in scena dai giovani interpreti Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali, incentrato sui temi del cambiamento e del destino come scelta di esistere e possibilità di diventare. Sempre nella serata del 30 settembre, la compagnia MM Contemporary Dance Compani di Michele Merola si esibirà in tre lavori ispirati a grandi titoli del repertorio ballettistico e finalizzati a una valorizzazione della creazione contemporanea. “Michel – The Animals I Am” sarà lo spettacolo che Chiara Bersani porterà a Torinodanza il 3 ottobre prossimo, proponendo al pubblico una performance che vedrà protagonisti tre interpreti portatori di disabilità e che indagherà i molteplici volti della bellezza. Il 7 ottobre debutterà in prima nazionale “We Are Who We Are”, nuova creazione di Michael Incarbone e Max Gomard. La coreografia, interpretata dagli stessi Incarbone e Gomard, celebra l’incontro tra due artisti coetanei che scelgono di condividere un terreno di creazione dando vita a un processo di co-autorialità in cui si rispecchiano, si confondono e si ridefiniscono a vicenda. La stessa sera, il 7 ottobre, debutterà in prima nazionale anche “Dido and Aeneas”, nuova creazione di Dewey Dell e Vito Matera. Dopo il successo de “La sagra della primavera”, Agata e Teodora Castellucci tornano quest’anno con una riscrittura elettroacustica dell’omonimo capolavoro barocco di Henry Purcell. Il 10 ottobre sarà presentato in anteprima nazionale “Madeleine”, il nuovo progetto di Stefania Tansini, concepito nel corso di Étape Danse 2025 e ispirato al celebre passaggio della madeleine di Marcel Proust. La giovane coreografa, che sarà in scena insieme ad altre quattro performer, indagherà come le esperienze sensoriali possano far collassare passato e presente, risvegliando corpi non addomesticati.

Chiuderà la rassegna l’americano Kyle Abraham, che porterà in scena il 10 e l’11 ottobre, in prima nazionale, uno spettacolo dedicato alla cultura degli anni Ottanta, intitolato “Cassette vol. 1”.

Torinodanza 2026 rappresenterà l’occasione per celebrare al meglio i cento anni della grande pioniera della danza moderna e figura di spicco del panorama culturale italiano, Susanna Egri. Per festeggiare il centenario, il 16 luglio sarà in programma al teatro Carignano una serata fuori abbonamento che includerà  “Istantanee” (coreografia di Susanna Egri), “Cantata Profana: Il Cervo Fatato” (coreografia di Raphael Bianco), “Brides Of Gods” (prima assoluta – coreografia di Raphael Bianco), “La Volontà Del Mare” (scritto e diretto da Giorgio Ferrero). Serata fuori abbonamento.

“Torinodanza si conferma un punto di riferimento per la scena coreutica italiana e internazionale e, nell’edizione di quest’anno, assume un significato ancora più rilevante per il Piemonte – ha dichiarato Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte – la nostra regione si prepara infatti ad accogliere la NID Platform – Nuova Piattaforma della Danza Italiana, uno degli appuntamenti più importanti per la promozione e la valorizzazione della danza contemporanea nel nostro Paese. È un riconoscimento importante per Torino e per il Piemonte, che conferma la solidità di un sistema culturale capace di attrarre progettualità di livello nazionale e internazionale, mettendo in relazione istituzioni, artisti, compagnie, operatori e pubblici. In questo percorso, Torinodanza rappresenta un presidio fondamentale, un festival che, negli anni, ha saputo costruire identità, qualità artistica e capacità di dialogo con il presente. Torinodanza conferma la qualità di un lavoro costruito nel tempo insieme al Teatro Stabile di Torino, con il sostegno della Regione Piemonte, della Città di Torino e dei partner pubblici e privati. Una collaborazione solida, che ha permesso al Festival di crescere come spazio di ricerca, produzione culturale e confronto internazionale. La Regione Piemonte sostiene con convinzione questo progetto perché ne riconosce il valore strategico all’interno del sistema culturale regionale. La danza è linguaggio, ricerca, innovazione, ma anche strumento di relazione tra comunità, generazioni e territori. Attraverso Torinodanza, il Piemonte rafforza la propria vocazione ad essere una terra che accoglie cultura, produce visione e accompagna la crescita delle arti performative. Ospitare la NID significa aprire una nuova fase: non solo accendere i riflettori sulla danza italiana, ma consolidare il ruolo del Piemonte come piattaforma culturale dinamica, capace di generare connessioni, opportunità e nuove traiettorie di sviluppo. È in questa direzione che prosegue il nostro impegno: sostenere la qualità, promuovere l’accesso alla cultura e valorizzare quei linguaggi contemporanei che aiutano a leggere il presente e a immaginare il futuro”.

Torinodanza Festival 2026 è sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo, Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Città di Torino, Città di Moncalieri. Il Festival si arricchisce grazie alle seguenti collaborazioni: Fondazione per la Cultura Torino con MITO SettembreMusica, Fondazione Piemonte dal Vivo con la Lavanderia a Vapore di Collegno – Centro di residenza per la danza, Associazione Culturale Mosaico Danza con il Festival Interplay, Fondazione TPE con il Festival delle Colline Torinesi, Orsolina28 Art Foundation.

Mara Martellotta

A Torino atteso ritorno del violinista armeno Sergey Khachatryan

Sarà  protagonista del concerto di giovedì 7 maggio alle 20.30 all’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, il violinista armeno Sergey Khachatryan, il più giovane vincitore della storia del concorso Sibelius di Helsinki, e solista abituale di orchestre come i Berliner Philharmoniker, la London Symphony Orchestra e l’Orchestra Concertgebouw  di Amsterdam. Il concerto sarà  trasmesso  su Radio 3 e in diretta streaming su raicultura.it, con replica venerdì 8 maggio alle ore 20.
Sul podio sarà impegnato Robert Trevino, di origini messicane, già direttore ospite principale dell’Orchestra RAI e attuale direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca, oltre che consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö.

Ad aprire il concerto sarà l’Ouverture da “Der Freischütz”, “Il franco cacciatore” , capolavoro di Carl Maria von Weber, per la prima volta eseguito a Berlino nel 1821. L’opera segna la nascita del Romanticismo tedesco, celebrandone il folklore, il soprannaturale e le foreste misteriose. La trama ruota intorno a Max, un cacciatore che, per amore, accetta sette proiettili magici dal demoniaco Samiel, ignorando che sarà l’ultimo colpo a tradirlo. Dal punto di vista musicale l’ouverture è  rivoluzionaria per l’uso di legni e corni, capaci di creare atmosfere cariche di tensione e oscurità,  al limite del cinematografico.
Seguirà  il concerto n. 1 in sol minore op. 26 per violino e orchestra di Max Brunch, interpretato da Sergey Khachatryan. Si tratta dell’unica pagina della produzione del compositore tedesco entrata stabilmente in repertorio, grazie alla sua espressività eloquente  e spontanea. Questo concerto è dedicato al leggendario Joseph Joachim e fonde il virtuosismo tecnico con un calore melodico che ha da sempre affascinato il pubblico dalla sua prima esecuzione nel 1866.
La serata verrà conclusa dal poema sinfonico di Arnold Schönberg “Pelleas und Melisande”, dall’omonimo dramma simbolista di Maurice Maeterlinck. Il lavoro, composto a Berlino tra il 1902 e il 1903 ed eseguito per la prima volta a Vienna dallo stesso Schönberg nel 1905, fu suggerito al giovane autore da Richard Strauss nel medesimo periodo in cui Debussy stava per portare in scena il suo Pélleas et Melisande. A parte il titolo, nella partitura di Schönberg non c’è nulla della sofisticata rarefazione sonora di Debussy. La scrittura si fa immediata, l’impeto tardo romantico incandescente, due segnali di un autore che presto avrebbe trovato la sua via di espressione principale nell’Espressionismo.

I biglietti per il concerto, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino.
Info: 0118104653
biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta