SPETTACOLI- Pagina 2

La Compagnia de Les Farfadais chiude  ‘Narrazioni Parallele Festival’

Nella cornice del Forte di Fenestrelle dal 12 al 15 agosto alle ore 21

‘Narrazioni Parallele Festival’ rappresenta la rassegna  multidisciplinare che, per la seconda annualità, ha immerso Torino, Bardonecchia e Fenestrelle nella musica, nel teatro, nella danza e nel circo contemporaneo.
Ideato da Willy Merz insieme a Claudia Lupo, per la direzione di Roberto Beccaria, il festival è stato accolto alla Fondazione Merz, al Politecnico e nelle montagne di Bardonecchia.

Ultima tappa sarà dal 12 al 15 agosto, alle ore 21, il Forte di Fenestrelle, con una delle compagnie più celebrate del nouveau cirque internazionale,  i francesi Les Farfadais, protagonisti di quattro serate al Forte. Porteranno in scena lo spettacolo, in prima nazionale assoluta, “La Nuit Fantastique- Avventura spettacolare nella Belle Èpoque”.
“La Nuit Fantastique- Avventura spettacolare nella Belle Èpoque ” trasporta lo spettatore in un immaginario caffè parigino dei primi del Novecento, in un’atmosfera dove pittori leggendari, compositori visionari e creature eccentriche prendono vita sulla scena.
Musica dal vivo, teatro, acrobazia e circo contemporaneo si fondono in un racconto capace di costruire un mondo di meraviglia e di stupore.
Le date dal 12 al 15 agosto rappresentano anche un modo per celebrare il Ferragosto con una pièce pensata per un pubblico adulto, ma anche per i piccoli, all’interno di una cornice storica eccezionale come il Forte di Fenestrelle.

Mara Martellotta

Monfortinjazz chiude con più di 5mila presenze

UN 50° ANNIVERSARIO DA RECORD

Nei sette concerti record assoluto nella storia del festival 

 

Si chiude con un bilancio straordinario l’edizione 2026 di Monfortinjazz, che ha celebrato il suo 50° anniversario con un risultato senza precedenti: 5.100 presenze complessive nei sette concerti, nuovo record assoluto nella storia del festival organizzato da MonforteArte ODV in collaborazione con Ponderosa Music and Arts. Un traguardo che conferma la forza di una manifestazione capace di unire qualità artistica, identità territoriale e partecipazione popolare, trasformando ancora una volta l’Auditorium Horszowski in un luogo di emozione condivisa.

L’edizione del cinquantenario ha registrato un’affluenza eccezionale, con quattro concerti sold out e il pubblico protagonista di serate accolte da un entusiasmo costante e da una risposta che ha superato ogni aspettativa. Accanto agli spettatori, il successo del festival è stato reso possibile dal lavoro dei più di 40 volontari, dei tanti sponsor che in questa edizione speciale hanno sostenuto la manifestazione, dei tecnici che aiutano a valorizzare una location bellissima, ma anche impegnativa. confermando Monfortinjazz come patrimonio culturale e comunitario di Monforte d’Alba e delle Langhe.

Grande soddisfazione anche da parte degli organizzatori, per un festival che nel 2026 ha saputo celebrare mezzo secolo di storia con un programma di altissimo livello, capace di attraversare generi e generazioni, dal jazz alla canzone d’autore, dal pop internazionale alla ricerca musicale.

L’edizione del cinquantesimo ha attraversato, serata dopo serata, una straordinaria pluralità di linguaggi e di atmosfere: dall’apertura affidata a Tony Hadley, capace di trasformare il debutto del festival in un omaggio energico e molto partecipato, al dialogo raffinato e giocoso tra Stefano Bollani ed Enrico Rava insieme al fiml Tutta Vita di Valentina Cenni, un incontro di grande intesa e libertà espressiva; dalla forza evocativa di Paolo Fresu con il progetto Heroes dedicato a David Bowie, alla finezza del trio L’Antidote con Bijan Chemirani, Rami Khalifé e Redi Hasa, apprezzato per la sua intensità sospesa tra Mediterraneo e Oriente; dalla scrittura limpida e magnetica di Suzanne Vega, che ha confermato la sua statura di grande narratrice contemporanea, fino all’eleganza cristallina dei Kings of Convenience, tornati a Monforte con un concerto di grande delicatezza emotiva, per chiudere infine con Vinicio Capossela, protagonista di una serata finale intensa e celebrativa, nel segno dei trent’anni de Il ballo di San Vito.

“Siamo profondamente orgogliosi di questo risultato, che premia il lavoro di una comunità intera e la fiducia di un pubblico straordinario. I numeri di questa edizione parlano da soli: Monfortinjazz, nel suo cinquantesimo anniversario, ha saputo rinnovare il proprio legame con il territorio e con la grande musica, offrendo serate indimenticabili e un’accoglienza che resterà nella storia del festival”, dichiara il presidente di MonforteArte Adolfo Ivaldi

Questo cinquantesimo anniversario ha confermato la forza della visione artistica di Monfortinjazz: un festival capace di tenere insieme eccellenza, libertà espressiva e relazione profonda con il pubblico. La risposta degli artisti, la partecipazione del pubblico e l’attenzione ricevuta dalla stampa sono state la testimonianza più bella della vitalità di questo progetto, aggiunge il direttore artistico Renato Moscone.

A rendere ancora più significativa questa edizione è stata anche la grande attenzione dei media: oltre 250 articoli e segnalazioni tra stampa di territorio, media regionali e testate nazionali hanno raccontato il festival, contribuendo a farne rimbalzare il valore artistico, culturale e identitario ben oltre i confini delle Langhe. Un’eco importante, alimentata anche dall’interesse suscitato dalla mostra “Wall of Sound 20.0” di Guido Harari, che ha arricchito il programma del cinquantenario.

Per celebrare il 50° anniversario, accanto alla mostra e al programma musicale, è stato inoltre pubblicato il volume “Note in foto. L’auditorium, le stelle, la musica”, edito da Editin: un libro che raccoglie le immagini di Guido Harari, Alex Astegiano, Pierangelo Vacchetto, Donatella Arione e Bruno Murialdo e che restituisce, attraverso lo sguardo dei fotografi, la memoria visiva e affettiva di Monfortinjazz, dalle origini a oggi.

Un ringraziamento speciale va al pubblico, agli artisti, agli sponsor, ai tecnici, ai volontari e a tutti coloro che hanno reso possibile questa edizione straordinaria, celebrata anche da recensioni e racconti che ne hanno sottolineato l’atmosfera, la qualità delle proposte e la capacità di emozionare. Monfortinjazz chiude così il suo cinquantesimo anniversario nel segno della gratitudine e di una promessa: continuare a essere, anche in futuro, uno dei luoghi più amati della musica dal vivo in Italia.

Una notte al Castello di Miradolo tra natura e cinema

Venerdì 7 agosto 2026  Rapaci notturni, suoni della natura e la proiezione di Hamnet.

Nel nome del figlio: il parco storico si scopre dopo il tramonto Il Parco del Castello di Miradolo (TO) si anima anche dopo il tramonto con una serata dedicata alla scoperta della natura e al cinema all’aperto. Venerdì 7 agosto, alle 21.30, i visitatori potranno scegliere tra una visita guidata in notturna, dedicata ai rapaci che popolano il parco, e la proiezione del film Hamnet. Nel nome del figlio, ultimo appuntamento della rassegna Cinema nel Parco. Accompagnati dall’ornitologo e guida naturalista Gianluca Simonetta, i partecipanti alla visita “Tra luci, ombre e piccoli segreti” esploreranno il parco in un momento della giornata in cui l’atmosfera cambia completamente. Nel silenzio della sera, tra richiami lontani, fruscii tra le foglie e movimenti appena percettibili, sarà possibile imparare a riconoscere le voci della notte e scoprire gli animali che abitano questo luogo, con un’attenzione particolare ai rapaci notturni, come gufi, civette e allocchi. Sempre alle 21.30, il prato del Castello ospiterà l’ultima proiezione di Cinema nel Parco con Hamnet. Nel nome del figlio (Universal Pictures, 2026). Ambientato nell’Inghilterra del XVI secolo, il film racconta la storia di William Shakespeare e della moglie Agnes, soffermandosi sulla loro vita familiare e sul profondo dolore seguito alla perdita del figlio Hamnet, vicenda che diventa una possibile chiave di lettura dell’origine dell’Amleto. Con le cuffie Silent System, gli spettatori potranno seguire il film immersi nell’atmosfera del Parco, in un’esperienza di visione che unisce la qualità dell’ascolto al fascino della proiezione sotto il cielo estivo. Gli spettatori possono scegliere di ascoltare i film anche in lingua originale, multilingua e/o sottotitolati, ampliando così le possibilità di fruizione. Non sono previste sedute o posti assegnati: ciascuno è invitato a portare con sé un plaid e a scegliere il proprio angolo preferito sul prato per assistere alla proiezione.     Clicca qui per scaricare il comunicato stampa   INFO Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO) Venerdì 7 agosto, ore 21.30 Visita del parco in notturna Tra luci, ombre e piccoli segreti Costo: 4 euro + biglietto di ingresso Biglietti: 15 euro intero, 12 euro ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 10 euro ridotto 12-26 anni e universitari, gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori), 5 euro ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult Prenotazione obbligatoria. Posti limitati. Cinema nel Parco Hamnet. Nel nome del figlio (Universal Pictures, 2026) Costo: intero 8,50 euro; ridotto 0-5 anni 3 euro; gratuito per i bambini che non vogliono la cuffia Posti limitati. Informazioni: 0121 502761 prenotazioni@fondazionecosso.it www.fondazionecosso.com

Michele Di Mauro: “L’estate? Pochi giorni ma di qualità”

E poi anguria, gelato e calciomercato

L’INTERVISTA

Torinese, attore, regista, autore, insegnante e doppiatore, Michele Di Mauro ha iniziato il suo percorso artistico alla fine degli anni Settanta (dopo il Liceo Artistico) con il Teatro Stabile di Torino. Nel corso della sua carriera ha firmato spettacoli originali (su testi di drammaturgia contemporanea) tra cui Primo Amore, Causa di Beatificazione e Fedrah o della spietà dell’amore, e riletture di grandi classici (Il resto è silenzio, dall’Amleto, o Enrico 4 da Pirandello). Parallelamente ha svolto un’intensa attività di formazione, prima fondando la scuola TNT – Teatro Non Teatro e poi insegnando recitazione anche alla scuola del Teatro Stabile di Torino. L’esordio al cinema arriva negli anni Novanta con Portami via di Gianluca Maria Tavarelli. Seguono film come, Santa Maradona e A/R Andata + Ritorno di Marco Ponti, e La doppia ora di Giuseppe Capotondi. Negli ultimi anni è il protagonista di Non morirò di fame di U. Spinazzola e di Tutto a Posto di G. Romano per Rai Uno. Significativa anche l’attività televisiva che lo ha fatto conoscere al grande pubblico grazie a fiction e serie di successo come Questo nostro amore, Fuoriclasse, Non uccidere, L’Allieva, Studio Battaglia, I delitti del BarLume e Call My Agent Italia, confermando una grande versatilità interpretativa. In questa breve intervista racconta del suo rapporto con l’estate e le vacanze.

Michele, come sta andando l’estate?

Combatto il caldo, come tutti. E bevo acqua e mangio frutta! Tra qualche giorno andrò a Roma (dove ho casa) e da lì farò qualche gita al mare nei dintorni. Una settimana, non di più. Non sono un tipo da vacanze lunghe: il mio lavoro mi porta già a viaggiare tutto l’anno e, quando posso fermarmi, non sento il bisogno di spostarmi ancora. E comunque preferisco la qualità alla quantità: 4 giorni in un posto figo che mi piace davvero per me valgono di più di 15 in un altro meno attraente. E poi… adoro mangiare, magari in un ristorantino sulla spiaggia! E prendo il sole, quello sì. Mi brucio volentieri! Non vado al mare in cerca di tranquillità.

Spesso il lavoro diventa anche un’occasione per vivere una vacanza?

Sì, mi è capitato parecchie volte. Ricordo Siracusa, per esempio, durante le rappresentazioni delle tragedie classiche, facevamo le Fenicie di Euripide: un mese di prove e poi lo spettacolo. C’era tutto il tempo lavorare e oziare e visitare luoghi meravigliosi (non io, che preferivo stanziare in Ortigia)!. Devo dire che, non piacendomi quasi per niente viaggiare, con la scusa del lavoro, poi, ho visto anche posti bellissimi.

Una abitudine estiva irrinunciabile?

Seguo il calciomercato. Sono juventino e mi piace guardare le partite estive: le amichevoli e l’inizio del campionato a fine agosto. Agosto, per me è: ANGURIA, fin da quando ero bambino, è sempre stata una festa, buttarmi su una fresca fetta! E poi un’altra, e poi un’altra. E lo faccio ancora, nei pochi chioschi rimasti, a Torino. A Palermo, invece (giusto per tornare in un posto bello in cui spesso capito per lavoro) mi stuzzicano i cartoccini di fritti, (pesciolini e verdurine in tempura): quello che oggi chiamiamo street food, ma che lì, in modo meno ricercato, sono decisamente più accattivanti! E poi non rinuncerei mai anche a un buon gelato o a una granita. Ma questo anche a Torino.

Cinema all’aperto?

Sì, ogni tanto ci vado. A Roma, soprattutto, In piazza San Cosimato (dietro casa mia). Però…preferisco il maxi schermo in salotto, con bibite ghiacciate e ventilatore a palla.

Un film che associa con la stagione calda?

Che domanda difficile! Però, visto che devo rispondere…direi ECCE BOMBO, di Nanni Moretti. Quando uscì lo vidi 5 volte. Lo sapevo a memoria.

Ci racconta un episodio curioso che accaduto durante un lavoro estivo?

Ricordo una scena girata con Corrado Guzzanti sulle moto d’acqua. Ci siamo alzati prestissimo ed è stata una giornata molto impegnativa, tra sole e fatica, per girare una scena che poi, montata, è risultata durare tipo…diciotto secondi. Eravamo sul set de I delitti del BarLume, (un parco giochi!).  La serie è arrivata ormai alla quattordicesima stagione; ma ogni volta è un piacere vero ritrovare il gruppo (e girare a Marciana Marina!).

La rivedremo nella prossima stagione di Call My Agent Italia?

Per il momento non ci sarà una nuova stagione. Forse, però, arriverà un film, come è successo in Francia. Magari nel ’27!

Spettacoli teatrali a Torino, invece?

Dal 6 al 25 ottobre sarò al Teatro Stabile di Torino con Una delle ultime sere di carnovale di Carlo Goldoni, per la regia di Valerio Binasco. Ci vediamo lì?

MARIA LA BARBERA

Visita guidata e concerto all’Eremo di Santa Caterina del Sasso

 Con il Doré Quartet il 6 agosto

Musica e storia si incontreranno giovedì 6 agosto all’Eremo di Santa Caterina del Sasso, dove il programma del Festival Lago Maggiore Musica 2026 propone una serata dedicata al repertorio per quartetto d’archi. Al concerto sarà abbinata la possibilità di partecipare a una visita guidata, per conoscere la storia e gli spazi di uno dei luoghi più suggestivi del lago Maggiore,  prima di ascoltare la musica nella cornice dell’antico complesso affacciato sull’acqua.
La visita guidata,  a cura di Archeologistics  inizierà alle 20, su prenotazione obbligatoria. L’iniziativa è aperta anche a chi non parteciperà al concerto, offrendo un’occasione per approfondire le vicende storiche, artistiche  e religiose dell’Eremo, costruito a picco sulle acque del lago lungo la parete del Sasso Ballaro. Il percorso consentirà di approfondire la storia del complesso religioso, le sue architetture e il rapporto che nei secoli ha legato questo luogo alla spiritualità monastica.
La visita, a cura di Archeologistics, è della durata di un’ora prima dell’inizio del concerto, ha un costo di 10 euro  ed è accessibile anche a chi non parteciperà all’appuntamento musicale.
La prenotazione deve essere obbligatoria e effettuata separatamente rispetto a quella del concerto.
Alle 21 prenderà il via il concerto dal titolo “ Vienna e America: un viaggio in quartetto” affidato al Doré Quartet, formazione composta da quattro musicisti italiani, Ilaria Taioli, Samuele di Gioia ai violini, Salvatore Emanuel Borrelli alla viola e Caterina Vannoni al violoncello.
Il titolo scelto per la serata anticipa un itinerario musicale capace di porre in relazione la tradizione europea, con Vienna come uno dei principali punti di riferimento e di sviluppo della musica da camera, e le esperienze compositive  provenienti dagli Stati Uniti.
Il quartetto d’archi diventa così uno strumento di un viaggio attraverso epoche, linguaggi e sensibilità differenti, valorizzando il dialogo tra i due violini, la viola e il violoncello.
Il concerto, che rientra nel calendario del Lago Maggiore Musica 2026, vede impegnato il Doré Quartet all’Eremo, in grado di unire la proposta musicale alla possibilità di vivere il complesso monumentale nelle ore serali, quando il paesaggio del lago e gli ambienti storici  accompagnano l’esperienza dell’ascolto.

MM

Paesaggi e oltre, prosegue l’estate nelle terre Unesco

Teatro, narrazione, performance e musica incontrano i paesaggi vitivinicoli tutelati dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità,  in una rassegna diffusa tra borghi, cascine e spazi all’aperto.

Gli spettacoli di questa 25° edizione della rassegna dialogano con la natura, la memoria e l’identità dei luoghi, offrendo esperienze immersive nelle colline tra Langhe e Monferrato.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/paesaggi-e-oltre-teatro-e-musica-nelle-terre-dellunesco-1

Stagione lirica e di Balletto del teatro Regio: inaugurazione il 15 ottobre

 

Con il Festival Verismo e le opere ‘Cavalleria rusticana’ e ‘Pagliacci’

Giovedì 15 ottobre prossimo, alle ore 19, si alzerà il sipario sull’opera lirica “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci”, primo appuntamento nell’ambito del Festival del Verismo dedicato a Mascagni e Leoncavallo, con Andrea Battistoni sul podio e la duplice regia di Daniele Menghini e Francesco Micheli.
Una tetralogia inedita per riscoprire le radici del melodramma italiano moderno, con quattro opere di due compositori e due registi e un unico direttore d’orchestra , che daranno forma all’apertura ambiziosa della Stagione d’opera e di Balletto 2026-2027 del teatro Regio di Torino.
Giovedì 15 ottobre la stagione si inaugurerà con il festival Verismo, proprio a partire dalla Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.
Il ciclo proseguirà fino al 22 novembre con la Bohème di Leoncavallo e Iris di Mascagni, per un totale di 22 recite. Sul podio dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche del teatro Regio salirà il direttore musicale Andrea Battistoni. Le regie sono affidate a Daniele Menghini per le opere di Mascagni e a Francesco Micheli, al sul debutto al Regio  per quelle di Leoncavallo.

Il Festival, sostenuto nel dittico della Cavalleria Rusticana e Pagliacci da Intesa Sanpaolo, nasce da un paradosso. Il successo straordinario delle due opere prime “Cavalleria rusticana” e  “Pagliacci” ha finito per oscurare il resto della produzione dei loro autori.
Il Teatro Regio, legato storicamente ai grandi successi di Puccini di quegli anni, si ripropone ora di riscoprire la “Bohème” di Leoncavallo, nata dal confronto creativo con quella del Maestro, e “Iris”, vertice di raffinatezza orchestrale che anticipa atmosfere e suggestioni destinate a ricomparire in “Madama Butterfly”.
Si tratta di un’operazione culturale che, come accaduto nelle ultime inaugurazioni dalla Juive alla Manon alla Francesca da Rimini, si propone di contribuire a riabilitare opere ingiustamente trascurate, fornendo così  un’occasione preziosa per il pubblico nazionale e internazionale.
Una scelta, questa, sostenuta e rafforzata dall’affidamento a due sguardi registici di autore che convergono in una visione scenica organica e, sul fronte musicale, alla fronte impronta iinterpretativa di uno specialista del repertorio quale è  il direttore musicale.

Per oltre cinque settimane il Regio si trasformerà in un grande laboratorio produttivo e creativo, coinvolgendo orchestra, coro, coro di voci bianche, tecnici, laboratori e maestranze in un’impresa di particolare complessità. Si tratterà di una lettura che, nel suo complesso, liberarà il Verismo  dai luoghi comuni che a lungo lo hanno confinato tra il repertorio immediata presa, ma di presunto minor valore artistico. Un atto d’amore verso una stagione fondamentale della nostra storia musicale.
La programmazione offre al pubblico diverse modalità di fruizione lungo l’intero periodo oppure nell’arco di tre giorni consecutivi.

Festival Verismo 15 ottobre – 22 novembre

Teatro Regio di Torino  piazza Castello 215

Mara Martellotta

Il fantasma di Tom Joad si aggira ancora per l’America

Tom Joad è il protagonista del romanzo più famoso di John Steinbeck, The Grapes of Wrath ( i grappoli d’ira) uscito negli Stati Uniti nel 1939 e conosciuto in Italia con il titolo Furore. Un capolavoro senza età dal quale John Ford trasse uno storico film (con Henry Fonda nel ruolo di Tom Joad). Il libro racconta un’epopea ambientata negli anni Trenta  del Novecento, durante la Grande Depressione negli Stati Uniti, narrando la storia di una famiglia costretta a lasciare la propria casa e la propria terra a causa della crisi economica, per trovare un nuovo futuro in un altro stato della grande nazione a stelle e strisce. Il capolavoro di Steinbeck giunse in Italia in epoca fascista e il regime immaginò di utilizzarne la storia in versione antiamericana, allo scopo di diffondere una immagine violenta e piuttosto primitiva dell’America di quegli anni.

Pubblicato da Bompiani venne comunque censurato perché, in fondo, quella ricerca ostinata di una speranza assumeva quei caratteri universali che al Duce e al suo entourage non piacevano per niente. Pagina dopo pagina John Steinbeck ci accompagna nella biblica trasmigrazione della famiglia Joad, assieme ad altre centinaia di poveri, dall´Oklahoma attraverso il Texas, il New Mexico e l´Arizona, lungo le famosa Route 66 ( che conoscerà altre storie letterarie, da Kerouac a tanti altri), fino alla California, “il paese del latte e del miele”, in cerca di una vita nuova e un poco di fortuna. Una speranza che viene ben presto delusa perché vi troveranno amarezze e stenti, al limite della sopravvivenza: paghe da fame, padroni duri e cinici, lavori da schiavi. Erano gli anni della grande crisi dopo il crollo di Wall Street nel 1929, dell’America dura e disperata, della lotta di classe più aspra, dei sogni che s’infrangevano a contatto con la  realtà. Woody Guthrie, il “menestrello della Grande Depressione”, padre putativo del folk revival degli anni ’60, scrisse una grande ballata su Tom Joad nel 1940, quasi dieci anni prima che Bruce Springsteen, il “boss” del rock, venisse al mondo. Influenzato da Guthrie e dalla storia, molti decenni dopo Springsteen trasformò Tom Joad in uno spirito, capace aggirarsi ovunque come un fantasma alla ricerca di una giustizia e una rivalsa in un mondo nel quale il destino degli emarginati è inevitabilmente un destino segnato da una cruda realtà che non smette di riproporre la propria attualità. The Ghost of Tom Joad è una canzone che parla di diseredati, di povertà e di un sistema economico spietato e ingiusto.

Un testo che non lascia spazio ai dubbi: “L’autostrada è viva questa notte e dove va a finire tutti lo sanno, io sono seduto qui accanto alla luce del fuoco ad aspettare il fantasma di Tom Joad. Ora, Tom diceva: – Mamma, ovunque ci sia un poliziotto che picchia un ragazzo, ovunque un neonato pianga per la fame, ovunque ci sia una battaglia contro il sangue e l’odio nell’aria, cercami mamma, io sarò là. Ovunque ci siano uomini che lottano per un posto dove stare o per un lavoro decente, o per una mano che li aiuti, ovunque ci sia gente che sta lottando per essere libera, guarda nei loro occhi, Mamma, e tu vedrai me –“. Il fantasma di Tom Joad è ancora ben presente nell’America di oggi, e anche se sono passati quasi ottant’anni l’impressione è che per gli ultimi ben poco sia cambiato. The Ghost of Tom Joad  è stato l’undicesimo album in studio di Springsteen, pubblicato nel 1995 dalla CBS Records. Presidente degli “states” era il democratico Bill Clinton che, di lì a poco, sarebbe stato rieletto alla guida della nazione. Un anno dopo, nel 1996, Springsteen, ne parlava così: “La maggior parte delle cose che ho scritto riguardano l’America di oggi, anche se trovano le loro origini nel passato. Anche la canzone di Tom Joad non è storica, ma è sull’America degli anni ’90“.

E, possiamo aggiungere, anche su quella odierna al tempo del secondo mandato di Donald Trump. Nella canzone si parla dell’autostrada, luogo simbolo del sogno americano, esaltato dalla generazione beat. Un immaginario ancora ben vivo ma popolato da gente senza speranza, il cui destino è un fuoco acceso sotto un ponte per scaldarsi. I Tom Joad di oggi sono i nuovi poveri, le vittime della grande recessione e della crisi economica che prese avvio negli Stati Uniti d’America nel 2007 in seguito allo scoppio della bolla immobiliare dei subprime, i disgraziati messi in ginocchio dalla pandemia del Covid, gli afroamericani e i latinos, gli homeless e in migranti, le principali vittime del nuovo ordine mondiale che piace al 47° Presidente degli Stati Uniti e al suo amico Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, sempre più affollato di gente senza lavoro e disperata, con poche libertà e scarso futuro.

Marco Travaglini

Il Teatro va in montagna!… A San Sicario

Al Cinema – Teatro “San Sipario” della nota frazione di Cesana Torinese, ritorna “Onda Larsen” con “Spettacoli di mezza estate … in vetta”

Dal 6 al 17 agosto

San Sicario – Cesana (Torino)

“Non ci piace stare fermi!”: a confessarlo, in un’ autopresentazione, sono loro stessi. Parlo dei “Magnifici Quattro” della Compagnia Teatrale torinese (affiliata “Arci Torino”) “Onda Larsen”, maggiorenne da quest’anno (2008, l’anno di nascita) e “accasata” sotto la Mole nello “Spazio Kairòs” al civico 7 di via Mottalciata, tra “Aurora” e “Barriera di Milano”, sito un tempo di una vecchia Fabbrica di colla e ammoniaca. Tre attori (Riccardo De Leo, Gianluca Guastella e Lia Tomatis) e un’organizzatrice, Chiara Aguì: si deve ancora una volta a loro l’organizzazione – ed è questa la seconda edizione – di “Spettacoli di mezza estate … in vetta”, in programma ai 1700 metri di San Sicario, frazione di Cesana Torinese in Alta Valle Susa, da giovedì 6 a lunedì 17 agosto, presso il Cinema-Teatro “San Sipario” (frazione San Sicario Alto, C1 3/b). Spettacoli – si precisa – pensati per coinvolgere ogni fascia di età. Comprese, oltre ai tre “testi” in calendario da venerdì 7 a domenica 9 agosto, anche tre “proiezioni”, assecondando il tema della più ampia Rassegna “Sansi Summer Village 2026” dal titolo “Amplifica i tuoi sensi”. Rassegna che “ci ha stimolato – spiegano da ‘Onda Larsen’ – ad andare a cercare artisti e show che potessero effettivamente vedere coinvolti tutti i cinque sensi: la vista, ovviamente, con il teatro, l’udito con la musica, il tatto, con la magia, il gusto cantando a squarciagola le canzoni dei Beatles e di Bob Dylan. E l’olfatto? Beh, ad ogni spettacolo il suo profumo”.

Il via, giovedì 6 agosto (ore 21,30) con la proiezione del docu-film di Riccardo Topazio “Nomadi di montagna”, un’intensa opera che racconta le sfide quotidiane della pastora nomade Sara cui è affidata, insieme alla famiglia, la guida del gregge attraverso le stagioni delle Alpi, combattendo una guerra su due fronti, la “predazione silenziosa dei lupi” e l’“invasione dei turisti”. Il tutto mentre Sara cerca di trasmettere al piccolo Diego“il senso di una vita circolare che rischia di chiudersi per sempre”.

Il giorno successivo, venerdì 7 agosto, i motori vanno su di giri con “Beatlemaniac”, un travolgente “viaggio musicale” guidato da Vico Righi, voce dei “Finger Pie”, la nota “cover band” torinese dei Beatles, che ci accompagnerà in un viaggio musicale e narrativo dedicato ai “Fab Four”, in un turbinio di  pezzi musicali (da “Please Please Me” alla psichedelia di “Magical Mistery Tour”) che hanno fatto la storia della musica, intervallati da aneddoti, storie e voci di personaggi mitici! Tra omaggi fedeli e libere reinterpretazioni, Righi vi teletrasporterà nell’atmosfera anni ‘60, proprio su quei palchi che i “Beatles” smisero di calcare con “The End” nel 1969, dopo l’ultimo tour americano. Ma “il sottomarino giallo non si ferma, salite (o restate) a bordo!”.

Sabato 8 agostoAndrea Redavid, attore e “mago mentalista” torinese, lascerà tutto il pubblico a bocca aperta con “Cervello”, spettacolo già campione di incassi per tre anni al “Fringe Festival” di Avignone, uno dei più importanti “Festival di Teatro” europei. Spettacolo interattivo, quello portato in scena da Redavid, punterà dritto dritto a sfidare tutte le nostre certezze cognitive, fondendo scienza, ironia e magia.

La grande narrazione d’autore prosegue domenica 9 agosto con la Compagnia “Accademia dei Folli” che, in “How does it feel? Something about Bob Dylan” propone un suggestivo “portrait” teatrale e musicale sulle origini e le metamorfosi del giovane Bob Dylan, colui che cambiò nome tantissime volte, prima di diventare leggenda. Da Robert Zimmermann a Robert Allen e poi a Robert Allyn a Robert Thomas e a Bob Dillon: un “calvario” di nomi fino a quando, un bel giorno si trovò sotto il naso un mucchio di fogli con su scritto: “Columbia Records”. Doveva solo firmare. E sapete cosa fece? Prese la penna, e così, per istinto, automaticamente, senza neanche pensarci, ci scrisse sopra il suo immutabile nome: Bob Dylan.

Martedì 11 agosto si torna al grande “cinema di montagna” con il pluripremiato documentario “Walter Bonatti a Bardonecchia”, firmato ancora da Riccardo Topazio, che racconta i due anni (1955-1956) trascorsi dal celebre alpinista, reduce dalla storica spedizione del “K2”, a Bardonecchia. Chiamato dal “Comune”, Bonatti vi lavorò come “guida alpina” e “maestro di sci”, venendo adottato dalla comunità che gli conferì la “cittadinanza onoraria”.

E infine, la chiusura, lunedì 17 agosto, con il toccante docu-film “Lupi Nostri” di Samer Angelone e Gian Luca Catalfamo, indagine scientifica ed emotiva sul complesso rapporto tra predatori e uomo nel cuore delle nostre valli e in un’Italia polarizzata tra i difensori dei lupi e i loro acerrimi “avversari”.

Per info: tel. 349/4179852

g.m.

Nelle foto: Compagnia “Onda Larsen”; Vico Righi “Finger Pie”; “Accademia dei Folli”