SPETTACOLI- Pagina 2

“E ritorno ad amare con te”

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Music Tales, la rubrica musicale

“E ritorno ad amare con te
E mi sento sincero
Tanto da parlarti di me
Tanto per parlare di me”
Ritorno ad amare è uno dei brani più emblematici della scrittura di Biagio Antonacci: una canzone che non cerca l’effetto, ma la sottrazione. Nasce e si muove in una dimensione raccolta, quasi confessionale, dove l’attenzione è tutta rivolta al percorso interiore del protagonista.
Non è una canzone sull’amore trionfante, ma sull’atto delicato e faticoso di rimettersi in gioco dopo una ferita.
Il verbo chiave è “ritorno”: non c’è slancio, non c’è conquista, ma un movimento cauto, quasi timoroso. Amare non è presentato come un istinto naturale, bensì come una scelta consapevole, che arriva dopo il dolore, la paura, la disillusione.
Poi arriva lei, che di cover ne ha fatte molte ed alcune  anche molto interessanti.
Laura Pausini è indiscutibilmente una grande cantante, anche se non rientra tra le mie interpreti di riferimento. Proprio per questo, forse, resto spesso un po’ così, senza grande entusiasmo di fronte ai suoi videoclip, che raramente riescono a coinvolgermi davvero.
In questa occasione, purtroppo, meno che mai.
La cover di Ritorno ad amare sembra voler andare oltre la semplice rilettura del brano di Biagio Antonacci, trasformandolo in una performance dal respiro internazionale fin troppo programmatico. Fin dall’ingresso della batteria, che richiama in modo evidente l’andamento percussivo e marziale di “We Will Rock You”, il brano viene spinto verso un immaginario da “arena rock” che poco ha a che fare con l’intimità originaria della canzone a mio parere.
Attenzione, non mi dispiace l’arrangiamento ma credo non rispetti le vere intenzioni dell’autore né il significato del testo.
Il giubbottino giallo e l’atteggiamento scenico richiamano apertamente l’iconografia di Freddie Mercury, mentre i cori stratificati e solenni rimandano alle celebri armonizzazioni dei Queen di “Bohemian Rhapsody”.
Più che suggestioni, qui sembrano vere e proprie citazioni, accumulate senza particolare pudore. Non me ne vogliano i pausiniani; la mia opinione vale sempre solo uno, non si deve dimenticarlo.
Il risultato è un’operazione certamente ambiziosa, ma anche forse eccessiva: la fragilità emotiva del brano originale viene sacrificata a favore di una spettacolarità costruita, che finisce per sovrastare il senso stesso della canzone. Laura Pausini osa, ma questa volta l’azzardo appare più estetico che emotivo, più imitativo che necessario. Peccato ma sono certa ci regalerà altre emozioni come fa quasi sempre.
Fatemi sapere la vostra, mi fa piacere.
“Vi è nella natura, e continua a sussistere nell’uomo, una tendenza perenne all’eccesso.”
Georges Bataille
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Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica

Ultimi giorni per le iscrizioni alla VI edizione del “Concorso” dedicato ai giovani cantautori under 38. Ospite d’onore alla serata finale, Raphael Gualazzi

Fino a domenica 25 gennaio

Moncalieri (Torino)

I tempi s’accorciano. Mancano ormai pochi giorni per aderire al bando di iscrizione alla sesta edizione del “Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica”, promosso e organizzato dal “Comitato Moncalieri Cultura” con “Produzioni Fuorivia” e il contributo della “Regione Piemonte” e della “Città di Moncalieri”, nell’ambito del “Festival Moncalieri Legge”. Il “Premio”, che in pochi anni ha saputo diventare importante punto di riferimento per i giovani cantautori italiani ed internazionali, nasce come riconoscimento ed omaggio alla memoria e all’eredità artistica (forte ed indimenticata) di Gianmaria Testa, il “poeta in musica” (o il “cantautore ferroviere”, per gli anni di lavoro trascorsi quale “capostazione” allo scalo ferroviario principale di Cuneo) capace di “raccontare con profondità e leggerezza la fragilità del mondo contemporaneo”. Obiettivo: “valorizzare la scrittura musicale – sottolineano gli organizzatori – come forma d’arte, per scoprire e promuovere nuove voci che sappiano coniugare parola e melodia, nel segno di un’autenticità che attraversa le generazioni”. La partecipazione è aperta ad autori e compositori “under 38” di qualsiasi nazionalità, presentando uno o due brani inediti (o pubblicati da non più di sei mesi alla data d’iscrizione).

Le candidature dovranno essere inviate fino e non oltre domenica 25 gennaio, all’indirizzo premiogianmariatesta@moncaliericultura.it , seguendo le modalità indicate nel regolamento disponibile su www.visitmoncalieri.it e www.premiogianmariatesta.it .

Una Giuria d’eccezione , composta da protagonisti del mondo musicale e culturale italiano e presieduta da Paola Farinetti (“Produzine Fuorivia”, nonché moglie di Testa) sarà chiamata a selezionare i cinque finalisti che si esibiranno dal vivo nella serata finale di lunedì 9 marzo alle “Fonderie Teatrali Limone” (via Pastrengo, 88) a Moncalieri.

L’ospite speciale della serata conclusiva della sesta edizione che, come da tradizione, affiancherà sul palco i finalisti sarà quest’anno Raphael Gualazzi, tra gli artisti più originali e versatili dell’odierna scena musicale nazionale e internazionale.
Nel corso della serata, i finalisti presenteranno il proprio brano originale in concorso e interpreteranno una canzone di Gianmaria Testa, “creando un ponte tra memoria e contemporaneità”.
Il vincitore assoluto riceverà un premio di 1.500 euro, una targa e un diploma, oltre alla possibilità di esibirsi in rassegne musicali piemontesi; un premio speciale di 800 euro sarà assegnato alla miglior esibizione live. Durante la serata finale sarà presente anche la direzione artistica di “Resetfestival” (il torinese “backstage festival” della nuova musica inedita italiana) che selezionerà tra i finalisti un artista da invitare sul palco della prossima edizione del festival.

Particolarmente attesa e di certo azzeccata (per la sua capacità, al pari di Gianmaria Testa, di far dialogare a un tempo linguaggi musicali diversi, dalle improvvisazioni jazz, al blues e fusion fino alle melodie più lineari della tradizione italiana) la partecipazione dell’urbinate (classe ’81), cantautore e pianista di fama internazionale, Raphael Gualazzi, già vincitore a “Sanremo Giovani” nel 2011 con “Follia d’amore” (e secondo classificato all’“Eurovision Song Contest” dello stesso anno), nonché ospite sui grandi palchi di tutto il mondo e autore di musiche per cinema, televisione e grandi eventi, tra cui l’“Inno del Giro d’Italia 2024”.

Sottolinea Antonella Parigi, assessora alla “Cultura” della “Città di Moncalieri”: “Il ‘Premio Gianmaria Testa’ è diventato negli anni un luogo d’incontro tra generazioni, uno spazio in cui la canzone d’autore torna a essere racconto e ricercaÈ una tappa significativa del percorso con cui Moncalieri costruisce la propria candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028’, investendo su progetti che intrecciano arte, parole e comunità”.

Ogni anno – racconta, da parte sua, Paola Farinetti – il ‘Premio’ ci sorprende. Le parole e la musica dei finalisti ci ricordano che la canzone d’autore non è un genere del passato, ma un linguaggio vivo, capace di narrare il presente con poesia e verità. Gianmaria credeva nella forza delle parole ‘levigate fino alla trasparenza’, e credo che oggi più che mai servano artisti che abbiano il coraggio di farle risuonare in modo autentico. Questo ‘Premio’ nasce per loro, per chi prova a raccontare il mondo con delicatezza e profondità.

g.m.

Nelle foto: Gianmaria Testa; Raphael Gualazzi e Antonella Parigi

Sette serate in libertà al teatro Juvarra, torna “Enjoybook”

Storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica

Ritorna a Torino la rassegna “Enjoybook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica”, un ciclo di incontri capace di trasformare il teatro Juvarra in uno spazio aperto di racconto, ascolto e confronto. Si tratta di sette serate “in libertà”, da gennaio ad aprile 2026, dove il pubblico sarà protagonista di un percorso costituito da testimonianze, emozioni e riflessioni, in cui le parole degli ospiti diventano materia viva, capace di restituire storie e visioni autentiche. La rassegna nasce con l’obiettivo di creare un contesto libero, non ideologico o convenzionale, dove idee ed esperienze possano circolare in libertà. Non si tratta di lezioni frontali, né di tesi precostituite, ma di narrazioni personali incentrate su percorsi professionali e scelte di vita, passioni, dubbi, cadute e rinascite che raccontano la dimensione più autentica dell’essere umano. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di pensiero e sensibilità, che invita a riconoscersi, dialogare e confrontarsi in un clima aperto e inclusivo.
Tutti gli appuntamenti si svolgono al teatro Juvarra di Torino, in via Juvarra 15, e prevedono musica dal vIvo e un aperitivo di benvenuto, rendendo ogni serata un’esperienza completa, che unisce parola, ascolto e convivialità. Questa rassegna culturale è un’occasione di aggregazione e condivisione, un format innovativo che rompe le convenzioni tradizionali e trasforma ogni serata in un’esperienza viva e partecipata. Non si assiste passivamente come a teatro, ma il pubblico è parte integrante di ciò che accade, dialoga, si confronta e contribuisce a creare un’atmosfera. Si tratta di momenti in cui la musica dal vivo, il buon cibo e il buon bere fanno da cornice a conversazioni autentiche e informali, favorendo scambi di idee e nuove connessioni. Ogni incontro è irripetibile e nasce dall’energia delle persone presenti.

Primo appuntamento condotto da Marco Graziano (inviato Mediaset), sarà giovedì 29 gennaio prossimo, alle 20.15, dal titolo “Il gusto dell’impresa”, con ospite Giuseppe Lavazza. Si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 12 febbraio, alle 20.15, la serata avrà come titolo “Voci fuori dal coro” ed ospiti Beatrice Venezi, Annamaria Bernardini de Pace e Cesare Rascel. Conduce Marco Graziano e si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 febbraio, alle 20.15, ospiti della serata “Controcorrente per scelta” Tommaso Cerno e Vladimir Luxuria. Conduce Marco Graziano.

Giovedì 5 marzo, alle 20.15, nella serata intitolata “Identità Reale”, sarà ospite Emanuele Filiberto di Savoia. Conduttore Marco Graziano e vi sarà la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 marzo, alle 20.15, sarà ospite della serata intitolata “La libertà di raccontare”, Roberto Parodi. Conduce Marco Graziano e sarà consegnato il Gianduiotto d’Oro, come nella serata di giovedì 9 aprile, alle 20.15, intitolata “La sfida della libertà”, in cui sarà ospite Maria Luisa Rossi Hawkins.

La serata di giovedì 16 aprile sarà invece condotta da Nicola Roggero (telecronista Sky) e sarà dedicata al mondo del calcio, dal titolo “Capitano, mio capitano”, con ospiti Cristiana Ferrini, Riccardo Scirea, Beppe Dossena, Giorgio Chiellini e Marco Rizzo.

I biglietti sono acquistabili al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo, sul sito https://www.mailticket.it/evento/50878/storie-di-libert%C3%A0-e-visione

Mara Martellotta

Fazil Say pianista e compositore con l’orchestra Nazionale della Rai

Giovedì 22 e venerdì 23 gennaio Fazil Say racconterà le devastazioni climatiche nella doppia veste di pianista e compositore con l’Orchestra Nazionale della Rai, con Diego Ceretta sul podio. Diego Ceretta, giovedì 22 gennaio alle 20.30, debutterà sul podio dell’OSN Rai in un concerto di stagione e in programma all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, trasmesso in diretta su Radio3 e in streaming sul portale di Rai Cultura, e replicato, sempre a Torino, venerdì 23 gennaio alle ore 20. Si tratta di una figura tra le più promettenti del panorama musicale odierno, che ha consolidato la sua carriera lavorando con maestri del calibro di Daniele Gatti e Fabio Luisi. Direttore principale dell’Orchestra della Toscana, ha diretto le più prestigiose orchestre sinfoniche italiane, come quella del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Regio di Torino, la Filarmonica Toscanini e l’Orchestra Sinfonica di Milano. Nel suo primo concerto con la compagine RAI, è affiancato dal celebre pianista e compositore Fazil Say, figura fra le più poliedriche e magnetiche del panorama musicale, che fonde una tecnica classica impeccabile con una straordinaria capacità improvvisativa. La sua carriera è costellata di successi discografici e premi prestigiosi, tra cui 4 “Echo Classic”.

Il concerto si apre con i “Valses Nobles et Sentimentales” di Maurice Ravel, composti nel 1911 nella versione per pianoforte e poi orchestrati per il balletto “Adélaide ou le language des fleurs” (Adelaide o il linguaggio dei fiori), andato in scena per la prima volta a Parigi nel 1912 con lo stesso Ravel sul podio. Nella loro versione orchestrale, che venne utilizzata come suite da concerto, gli otto valzer, ispirati al modello schubertiano, ebbero maggior fortuna di quelli pensati per pianoforte. A seguire il concerto per pianoforte e orchestra op.111 dello stesso Fazil Say, dal titolo “Mother Earth”, impegnato nella doppia veste di compositore e solista, proposto in prima assoluta il 23 maggio del 2025 alla Osaka Symphony Hall, in occasione dell’Esposizione Universale della città giapponese. Il brano, articolato in sette movimenti, lancia un  drammatico appello alla mobilitazione contro la crisi climatica. Il preludio, introdotto dal pianoforte solo, rappresenta il tema  portante dell’intera partitura. I movimenti centrali 2,3,5,6 offrono una narrazione sonora della natura e dei suoi equilibri attuali, dai terremoti alle frane, dai suoni della foresta alle devastazioni, fino al contrasto con la forza vitale dell’acqua. Nella seconda parte del concerto sono in programma ”Quadri di un’esposizione” di Modest Musorgskij, proposti nell’orchestrazione del 1922 di Ravel. L’occasione di una visita a una mostra postuma dell’amico architetto Viktor Hartmann fornì al compositore nel 1874 lo spunto per una suite di pezzi pianistici di potente fantasia che, tra una “promenade” e l’altra, nelle sale dell’Esposizione, descrive dieci quadri che celano altrettanti stati d’animo. Ravel fu a tal punto affascinato dai quadri che ne realizzò una versione orchestrale divenuta celebre per la sua ricchezza coloristica.

I biglietti da 9 a 30 euro sono in  vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso l’Auditorium RAI di Torino, piazza Rossaro.

Tel 0118104996

biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Fertili Terreni Teatro: “You have to be deaf to understand”

Domenica 25 gennaio in scena in prima regionale, nella sala di Bellarte

Per la stagione Iperspazi del cartellone condiviso di Fertili Terreni Teatro, domenica 25 gennaio andrà in scena in prima regionale, nella sala piccola di Bellarte, lo spettacolo “You have to be deaf to understand”, una produzione di Fattoria Vittadini diretta da Diana Anselmo. Lo spettacolo è in visual sign e conclusione in LIS con traduzione vocale integrata.
Da sempre attenta e sensibile al rapporto tra scena e comunità non udente, anche quest’anno la programmazione di Fertili Terreni Teatro dedica al tema un approfondimento specifico ospitando il collettivo Fattoria Vittadini con la pièce teatrale “You have to be deaf to understand”, pièce direttamente ispirata all’omonima poesia scritta negli anni Settanta da Willard J. Madsen , professore sordo di letteratura inglese alla  Gallaudet University, in cui  è descritta in prima persona l’esperienza in società del corpo sordo e della lingua dei segni.
Se è  vero che la lirica è stata tradotta in molte lingue tra cui l’italiano scritto, bisogna considerare che la riscrittura, ad opera di un traduttore udente, contiene inevitabilmente tracce di linguicismo, fonocentrismo e appropriazione. Con la performance in programma si intende fare un passo indietro e ricollocare lo scritto nella sua corretta posizione restituendole una traduzione sorda ed appropriata.
Per far ciò i performer utilizzano una traslazione scenica che fa uso di una forma poetica propria della lingua dei segni ( Visual Sign), in grado di essere compresa da chi non ha in comune questo linguaggio dei segni.
Da queste premesse prenderà forma in scena una minuziosa partitura fisica dalle forti figurazioni,  necessariamente arricchita dal potere immaginifico del Visual sign, con cui riprodurre in concreto cosa significasse per Madsen vivere ogni  giorno la condizione di sordo . Alla performance si accompagna un’indagine sul dibattuto tema della traduzione, palesando al pubblico come spesso quello che sembra un atto innocuo possa in realtà accompagnarsi, in maniera del tutto inconsapevole, ad episodi di linguismo, fonocentrismo e appropriazione culturale.

Per il biglietto intero il costo è di 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento. Per il biglietto ridotto il costo è  di 11 euro se acquistato online , 13 euro in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay e di entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.

I biglietti sono disponibili anche online sul sito di www.fertiliterreniteatro.com

You have to be deaf to understand

Bellarte. Sala piccola. Via Bellardi 116. Torino.

Domenica 25 gennaio ore 19.

Ugo Dighero, “Lu santo jullare Francesco” al teatro Concordia

Teatro Concordia

Mercoledì 21 gennaio, ore 21

 

Lu Santo Jullare Francesco

Ugo Dighero

 

 

L’attore mattatore Ugo Dighero in Lu santo jullare Francesco celebra un doppio anniversario: gli 800 anni dalla morte di San Francesco e i 100 anni dalla nascita del Premio Nobel Dario Fo con una fabulazione sulla vita del santo di Assisi e del giullare per eccellenza del teatro italiano.

 

Lu santo Jullare Francesco di Dario Fo è una fabulazione sulla vita del santo di Assisi che riprende nel virtuosistico e teatralissimo linguaggio del grammelot gli stili e le forme del narrare del mitico Mistero Buffo dell’autore Premio Nobel. Lavorando su leggende popolari, testi canonici del Trecento e documenti emersi negli ultimi anni, Fo costruisce una narrazione potente, giocosa e certamente non agiografica del “Giullare di Dio“, come Francesco amava definirsi all’epoca, proprio negli anni in cui i “joculatores” erano perseguitati e banditi, per editto dell’imperatore, in quanto osceni e volgari buffoni. Ma il racconto di Fo è anche spiritualità e mito, favola e satira, e disegna un Francesco uomo che si spoglia di ogni ricchezza per avvicinarsi ai diseredati, rifiutando ogni privilegio o ipocrisia, per predicare a uomini, lupi o uccelli un messaggio di fraternità e pace, per comporre e mettere in musica il suo “Cantico delle Creature”.

Ma portare in scena oggi questa meravigliosa giullarata non può non tener conto che dal 2013 il compianto cardinal Bergoglio, divenuto Papa, ha scelto, emblematicamente, politicamente, e per la prima volta nella storia, il nome di Francesco: il santo della pace e del sorriso, della custodia del creato, della chiesa povera per i poveri. Temi di grande attualità e delicatezza in un momento in cui la Chiesa contemporanea è attraversata da scandali finanziari, corruzione, abusi e scelleratezze. Seguendo la lezione di Fo, lo spettacolo si muove così su due percorsi paralleli, ripercorrendo la realtà storica del viaggio di Francesco nel mondo cristiano e contemporaneamente raccontando la rivoluzione riformatrice, ricca anche di ostacoli e tradimenti, che il compianto Papa Francesco ha avviato nella Chiesa del nostro tempo, spesso non molto francescana.

A dare voce a questo viaggio funambolico, spirituale e civile è Ugo Dighero, attore mattatore, già interprete per anni di Mistero Buffo, su “benedizione“ e spinta dello stesso Fo, artista di grande talento e sensibilità, perfetto istrione e giullare dell’oggi.

 

È un anno speciale il 2026 per ricordare Dario Fo. Ne ricorrono l’anniversario della nascita ed i dieci anni dalla scomparsa. Impossibile non celebrarne lo straordinario percorso teatrale, innovatore e di impegno politico e sociale. Per questo il progetto avviato con il regista Giorgio Gallione assume un valore ancora più prezioso, significativo, necessario. Ecco il pensiero del regista genovese:

Mettere in scena il Jullare di Fo a cent’anni dalla nascita del “nostro“ geniale, teatralissimo premio Nobel è una preziosa occasione (pure a 10 anni dalla scomparsa di Dario) per omaggiare, rivisitare, esplorare un testo non solo di pregnante attualità ma pure profondamente identitario della specificità espressiva, etica, poetica e politica di un grande drammaturgo. Emblematica in questo senso la motivazione legata all’assegnazione del Nobel a Fo, così intimamente legata alla vicenda francescana: “perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità degli oppressi“. Una scrittura popolare e satirica perciò, poggiata su solide fonti storiche ma sempre decisamente agganciata al presente che è tipica del grande affabulatore e satiro e giullare che Dario è stato. Di colui che ha fatto suo il “castigat ridendo mores” affisso un tempo sui portoni dei teatri, vicino al busto di Arlecchino. Uno spettacolo ancora più necessario e imprescindibile oggi, dove un Papa di nome Francesco, primo nella storia, cerca di riportare la Chiesa a quella purezza francescana così lontana, in questo momento storico, dalla sensibilità e dal dettato del santo di Assisi che arrivò a definire il denaro e le trame per impossessarsene “lo sterco del diavolo”. E in tema ancora di ricorrenze entriamo nell’ottavo centenario della morte di San Francesco (1226/ 2026) che avrà diverse celebrazioni nel segno della straordinaria attualità del suo esempio.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Mercoledì 21 gennaio 2026, ore 21

Lu Santo Jullare Francesco

Di Dario Fo e Franca Rame

Con Ugo Dighero

Adattamento e regia: Giorgio Gallione con Ugo Dighero

Scene e costumi: Lorenza Gioberti

Disegno luci: Aldo Mantovani

Aiuto regia: Marion Constantin

Coproduzione: Teatro Nazionale di Genova, CMC/ Nidodiragno

Con la collaborazione del Teatro della Juta

Biglietti: intero 15 euro, ridotto 13 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

“L’altro suono”, il Duo Repicco al Vittoria

Per la serie “L’altro suono”, sezione della stagione dell’Unione Musicale dedicata alla musica antica, al Teatro Vittoria si esibirà il Duo Repicco

Lunedì 19 gennaio, alle ore 20, al Teatro Vittoria di Torino, per la serie “L’altro suono”, sezione della stagione dell’Unione Musicale dedicata alla musica antica, affiancata da proposte più moderne della scena europea, si esibirà il Duo Repicco con Kinga Ujszàszi al violino e Jadran Duncumb al liuto. Per l’occasione presenteranno la musica per il Re Sole, un programma che riunisce una serie di pezzi per violino e liuto composti pernil diletto di Luigi XIV. Il percorso musicale si aprirà con de Visée, suite in sol minore di questo compositore liutista di corte, intrisa di nobile malinconia e colori preziosi. Si procede poi con Concerts Royaux di Couperin, autentici gioielli di equilibrio e gusto. I due autori si intrecciano nella misteriosa  e  immaginifica “Les Sylvains” di Couperin de Visée. Seguirà poi un’audace imitazione delle campane di Johann Paul von Westhoff, dove si manifesta lo stile tedesco, e dove suggestioni acustiche diventano puro teatro musicale. Conclude il concerto la Suite in re di de Visée. Il Duo Repicco è acclamato per la sua finezza stilistica e l’affiatamento unico, sospeso fra la sensualità francese e il virtuosismo di matrice nordica. La critica inglese li definisce artisti dalla “brillante intesa”, capaci di passare dalla finezza più sottile alla più sfrenata energia con estrema naturalezza (Bachtrackt), mentre in Germania si parla di una sintesi perfetta tra rigore storico e interpretazione viva, piena di sorprese (Haz).

Teatro Vittoria – via Antonio Gramsci 4, Torino

Unione Musicale: 011 5669811

Mara Martellotta

La Grazia. Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino

Film Commission Torino Piemonte ha curato la mostra che si inaugura lunedì 19 gennaio a Palazzo Chiablese 

In occasione dell’uscita del film, con l’obiettivo di celebrare le riprese torinesi de “La Grazia” e coinvolgere le varie location del progetto, Film Commission ha curato, in collaborazione con Freemantle, The Apartment, Numero 10 e Piper Film, e con la Sovrintendenza dell’Archeologia, Paesaggio e Belle Arti della Città metropolitana di Torino, l’inaugurazione della mostra che resterà allestita fino al 10 aprile, dedicata agli scatti del fotografo di scena Andrea Pirrello. Questa esposizione, attraverso 30 scatti del backstage del film, scritto e diretto dal Premio Oscar Paolo Sorrentino, ripercorre le riprese torinesi de “La Grazia”, film d’apertura della Biennale di Venezia, valso la Coppa Volpi all’attore protagonista Toni Servillo. Le immagini di Andrea Pirrello rivelano i luoghi di Torino e dintorni scelti per le scene del film, per raccontare il “semestre bianco” del Presidente Mariano De Santis, interpretato appunto da Servillo, chiamato a decidere su due delicate richieste di grazia. Torino e il Piemonte svolgono un ruolo fondamentale all’interno del film: ambientato a Roma, ha realizzato a Torino, grazie al sostegno di Film Commission Piemonte, la quasi totalità degli interni dei palazzi della politica, nello specifico gli ambienti del Quirinale, dove risiede il protagonista. Un percorso di visita che permette di addentrarsi dietro le quinte del film, mostrando i luoghi iconici della città unitamente a quelli più nascosti e meno noti, dall’Accademia delle Scienze alla Bocciofila, alla Tesoriera, la Casa Circondariale Lorusso Cotugno, il Castello del Valentino, il Castello di Moncalieri, i Musei Reali, in particolare Palazzo Reale, passando per Palazzo Chiablese, che ospita la mostra, oltre ad avere accolto cast e troupe per due settimane di riprese. La mostra “La Grazia. Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino” sarà visitabile gratuitamente all’interno dei tour di Palazzo Chiablese, promossi dall’ Associazione Amici di Palazzo Reale di Torino.

Mara Martellotta

Il 2026 inizia al teatro Regio con la Cenerentola

 

E tre debutti, di Antonio Fogliani sul podio del teatro Regio, di Manu Lalli alla regia e della grande Vasilisa Berzhanskaya quale protagonista

Martedì 20 gennaio prossimo, alle ore 20, andrà in scena al teatro Regio La Cenerentola di Gioachino Rossini, gioiello del melodramma giocoso che trasforma la celebre fiaba in un racconto sul potere della bontà e del perdono.  Sono tre gli importanti debutti  da cui è impreziosita la produzione: sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio salirà Antonino Fogliani, tra le bacchette di riferimento del repertorio belcantista; la regia, già  proposta al Maggio Musicale Fiorentino, è affidata a Manu Lalli. Nel ruolo di Cenerentola il mezzosoprano Vasilisa Berzhanskaya, dalla straordinaria estensione vocale. Accanto a  lei un cast che assicura energia teatrale e smalto rossiniano con Nico Darmanin nel ruolo di don Ramiro, Roberto De Candia in quello di Dandini, Carlo Lepore in Don Magnifico, Maharram Huseynov nei panni di Alidoro e le artiste del teatro  Regio Ensemble Albina Tonkikh  e Martina Myskohlid nei panni delle sorellastre Clorinda e Tisbe.
Il Coro del Teatro è preparato dal maestro Piero Monti, che ha dato la sua disponibilità a sostituire il maestro Ulisse Trabacchin.
La “Cenerentola ossia la bontà in trionfo” fu composta in sole tre settimane e andata in scena per la prima volta al teatro Valle di Roma nel 1817 e rappresenta un concentrato di invenzione teatrale e musicale.
A partire dall’allestimento di Jacopo Ferretti della fiaba di Charles Perrault, l’opera trasforma la storia di Cenerentola in un capolavoro scintillante dove il gioco dei travestimenti va ad esplorare il tema dell’identità capovolta. Il principe si fa servitore, il servitore si finge principe, mentre l’unica a restare se stessa è Cenerentola.  Gli equivoci scardinano le apparenze, la magia lascia il posto all’ingegno e i simboli tradizionali della fiaba, fata, matrigna e scarpetta, divengono personaggi e oggetti nuovi: il filosofo Alidoro, il patrigno don Magnifico, “intendente dei bicchier e presidente al vendemmiar” e la scarpetta diventa il celebre braccialetto. È la virtù interiore della protagonista, più che un incantesimo, a guidare il lieto fine.
Con “La Cenerentola ossia la bontà in trionfo”, andata in scena per la prima volta nel 1817, l’anno successivo al debutto del Barbiere di Siviglia, Rossini aggiunse alla sua vis comica, che gli aveva procurato successo in tutta Europa, nuove sfumature sentimentali. La fiaba di Perrault viene adattata da Jacopo Ferretti con alcune varianti, su tutte la matrigna diventa qui patrigno e la scarpetta braccialetto, e offrì a Rossini l’occasione  di tingere i suoi  crescendo di nuances malinconiche, aprendo i suoi ritmi forsennati a tocchi di poesia. Il risultato è  quello di un’opera in  cui Cenerentola e il principe don Ramiro cantano i loro sentimenti effondendovi tutta la fragilità della giovinezza. Gli antagonisti , il patrigno don Magnifico e le sorellastre, fanno da contraltare con un umorismo sapido e grottesco, di derivazione napoletana, non dimentico della radice europea della fiaba di Cenerentola nella terra di Basile. Come suggerisce il nome il soggetto dell’opera è tratto dalla celebre fiaba di Charles Perrault, anche se il romano Jacopo Ferretti si rifà ad altri due libretti d’opera, “Cendrillon” di Charles Guillaume Etienne e “Agatina , o la “virtù premiata” di Stefano Pavesi.
Il riferimento principale rimane quello della fiaba di Perrault , soprattutto per ragioni morali. A differenza di alcune versioni più aspre e violente del racconto, lo scrittore francese enfatizzò nella sua favola gli elementi del perdono e della virtù,  valori molto vicini alla sensibilità del tempo e certamente graditi al vaglio pontificio. Sullo sfondo della vicenda fa capolino una società degradata, calata a pennello nell’atmosfera romana di quegli anni, pervasa dalla corruzione, da una nobiltà decadente e da gravi disagi anche tra i ceti più poveri.
Sotto le spoglie di un buonismo obbligato dalla pesante censura pontificia si intravede la lettura sarcastica di una fiaba amara.
Il debutto, pur non provocando uno scandalo paragonabile a quello del Barbiere di Siviglia, si rivelò un insuccesso. L’opera incontrò il favore del pubblico, diventando molto popolare sia in Italia sia all’estero, dopo alcune recite.
Pur nella sua veste sorridente e giocosa, La Cenerentola è un’opera dal forte valore simbolico; la protagonista incarna un ideale di bontà che non si lascia contagiare dall’odio, ma lo disinnesca con il perdono e con la scelta di non rispondere alla violenza con altra violenza. In un mondo popolato da arrivismo, vanità e meschinità, Cenerentola diventa pacificatrice, ricuce i rapporti spezzati, dà una seconda possibilità anche a chi l’ha umiliata. La sua ascesa sociale non è frutto di incantesimi, ma di intelligenza, pazienza e compassione. Il vero riscatto non coincide  solo con il  matrimonio principesco, ma con  la vittoria della conoscenza e della bontà su ogni forma di prepotenza. Si tratta di un messaggio che conserva intatta la propria forza: nella Cenerentola rossiniana il perdono non diventa debolezza, ma una forza trasformativa che muta il destino dei personaggi e, idealmente, lo sguardo di chi ascolta.

La Cenerentola andrà in scena dal 20 al 27 gennaio al teatro Regio di Torino, piazza Castello 215.

Tel 0118815241, 0118815242
Orari di apertura della biglietteria da lunedì a sabato dalle 11 alle 19, domenica dalle 10.30 alle 15.30 e un’ora prima degli spettacoli.
Per la vendita online dei biglietti delle manifestazioni al teatro Regio Vivaticket.

Mara Martellotta