SPETTACOLI- Pagina 2

In scena al teatro Astra la prima nazionale di “ShortCut”

Al teatro Astra, per Palcoscenico Danza, va in scena in prima nazionale, il 24 marzo prossimo, “ShortCut”, per la coreografia di Emanuela Tagliavia e le musiche di Giampaolo Testoni.

“ShortCut” rappresenta una scorciatoia nel tempo, un attraversamento di lampi e affinità segrete. Non una cronologia ma una costellazione di opere che si richiamano, si riflettono e si riconoscono. Frammenti di una biografia scenica emergono e si ricompongono nel segno di un linguaggio che, nel tempo, ha trovato la propria voce. Il corpo diventa archivio sensibile, luogo di memoria e trasformazione; la danza si fa spazio in cui si intrecciano musica, arti figurative, poesia quali strati di un’unica materia viva.

“ShortCut” ripercorre la ricerca coreografica a partire da “Combustioni”, nata per la riapertura del Teatro Continuo di Burri, a “Funanbolia” che inaugura la stagione di danza del teatro Gerolamo, da “Hopper Variations” e “Baltus Variations”, dialoghi silenziosi con la pittura, a “Deux à Tiroir”, ispirata a una scultura di Dalì; da “Prior to and after” che insegue il mito dell’ermafrodita fino a “Variation for five”, presentato a Al Bustan festival di Beirut. Si tratta di opere nate in tempi e contesti diversi uniti da una stessa urgenza: abitare il corpo come luogo di visione. Ogni estratto guarda al successivo come in uno specchio, seguendo un fil rouge intuitivo più emotivo che narrativo. A tenere unito questo percorso è anche il dialogo con le musiche originali di Giampaolo Testoni, presenza costante e necessaria che accompagna e modella il gesto. “ShortCut” non ricostruisce una storia, ma ne evoca le tracce, rappresenta un gesto di ritorno e di slancio, una mappa incompleta e intenzionale, un mostro scenico ibrido, non lineare, nato dalla collisione di tempi, dove il passato non è memoria ma materia in movimento.

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Achille Lauro e il duo Mario Venuti & Tony Canto

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Tom Meighan preceduto dai Boschi Bruciano.

Al Cafè Neruda è di scena Gigi Cifarelli.

Martedì. All’Inalpi Arena arriva Achille Lauro. All’Hiroshima si esibisce Nitro. Al ONE prende il via la rassegna What’s Jazz con il trio del pianista Emanuele Sartoris. All’Hiroshima è di scena il rapper NITRO.

Mercoledì. Al Blah Blah suonano i The History Of Gunpowder. Al Cafè Neruda si esibiscono i Doctor In Jazz. Al Vinile è di scena il Topside Quartet.

Giovedì. Alla Suoneria di Settimo si esibisce Mario Venuti e Tony Canto. Allo Spazio 211 suonano i Santamarea.

Venerdì. Allo Ziggy sono di scena i Spiritual Front. All’Hiroshima per 2 sere consecutive suonano i Patagarri. Al Peocio di Trofarello si esibiscono i Michael Schenker Expirence. Al Circolo Sud suona il duo Primule Rosse. Al Vinile sono di scena i Basso Tenore. Alla Divina Commedia si esibiscono Le Voci Sospese. Allo Spazio 211 sono di scena i Bardomagno. Al Blah Blah suonano i Plakkaggio.

Sabato. Alla Suoneria di Settimo si esibiscono le Cantetas. Al Magazzino sul Po suona la Sandrin Jazz Ensemble Orchestra. Allo Spazio 211 è di scena il cantautore Dotan. Allo Ziggy si esibisce Lili Refrain. Al Folk Club suona il duo Joachim Cooder e Adriano Viterbini.

Domenica.  Alla Divina Commedia sono di scena i Girinsoliti.

Pier Luigi Fuggetta

TorinoDanza Extra presenta Juliet & Romeo

Martedì 31 marzo prossimo, alle ore 19.30, al teatro Gobetti, torna Torinodanza Extra, percorso dedicato alla danza e al teatro performativo che, dopo il successo ottenuto nelle due passate stagioni, continua a definire e sottolineare il carattere multidisciplinare e contemporaneo della programmazione del Teatro Stabile di Torino.

Torinodanza Extra si articolerà, nella stagione 2025-2026, in tre appuntamenti. Il primo sarà  Juliet & Romeo, ideato e diretto da Ben Duke, talento visionario della scena britannica e sviluppato dallo stesso Duke insieme a Solène Weinachter, a partire dall’opera di William Shakespeare. In scena la performer e coreografa Emily Terndrup e il danzatore John Kendall.

Regista associata Raquel Meseguer, la progettazione delle luci è di Jackie Shemesh, la scenografia e i costumi sono di James Perkins.

Lo spettacolo è  stato rappresentato più  di 140 volte in sette Paesi diversi ed  è prodotto da Lost Dog e commissionato da Battersea Arts Centre e da The Place, con il supporto di Arts Council England.

Juliet & Romeo debutta a Torino in prima nazionale e rimarrà in scena al Teatro Gobetti per la stagione in abbonamento dello Stabile fino a giovedì 2 aprile e sarà  proposto in lingua inglese con sottotitoli in italiano.

E se Romeo e Giulietta fossero sopravvissuti per vivere davvero la loro storia d’amore? Immaginiamoli in crisi di mezza età, costantemente derisi dal loro sé adolescenti e tormentati dalle passioni di essere la coppia simbolo dell’amore romantico.

Decidono di affrontare le loro difficoltà mettendo in scena uno spettacolo su se stessi, nonostante il parere negativo del loro analista. Ben Duke affronta la nostra ossessione culturale per la giovinezza e i problemi legati alla longevità. Si tratta di un viaggio sottile tra risata e malinconia, dove il mito dell’amore perfetto si scontra con la disarmante realtà quotidiana. Uno spettacolo per tutti, in cui la danza incontra l’archetipo dell’amore contrastato.

“Ho visto Romeo e Giulietta per la prima volta quando ero adolescente – spiega il regista Ben Duke – era una produzione della Royal Shakespeare Company. Sapevo, fin dall’inizio dello spettacolo, che nel giro di circa due ore sarebbero morti, quindi ero riluttante ad affezionarmi a loro […], ma quegli attori della RCS erano talmente bravi e Shakespeare sa quello che fa, così mi sono lasciato coinvolgere, mi sono affezionato, ho ceduto controvoglia all’energia emotiva. Come esseri umani siamo con rare eccezioni predisposti a farlo. Non vogliamo che le persone a cui teniamo muoiano, quindi non volevo che Giulietta e Romeo morissero. In produzioni successive mi è capitato di provare l’opposto, perché i due protagonisti erano molto irritanti, ma in quella prima esperienza volevo la vita. C’erano così tante occasioni che li avrebbero fatti sopravvivere: se solo Romeo avesse ricevuto il messaggio di Giulietta, se solo Giulietta avesse bevuto qualche milligrammo di pozione in meno si fosse svegliata trenta secondi prima, se solo Paride fosse stato più abile con la spada e avesse ritardato l’ingresso di Romeo di un minuto o due. Come pubblico dovevamo assistere a quanto vicino fossero andati a restare in vita, e lo trovavo quasi insopportabile, e così questo spettacolo nasce da una mia antica avversione per la morte, e dalla progressiva consapevolezza che nel mio lavoro ero perfettamente in grado di riscrivere quell’episodio che mi aveva frustrato per qualche tempo. Volevo che Giulietta e Romeo vivessero e questo è stato il punto di partenza.

All’inizio tutto è stato esaltante e tutto possibile. Dove sarebbero andati e come avrebbero vissuto? Eravamo travolti dalle possibilità. Secondo gli esperti, il filtro d’amore che percepiamo come amore romantico dura soltanto tre anni, in cui si passa gradualmente dall’ideale al reale, e Giulietta e Romeo avevano una caduta particolarmente difficile da affrontare. Mi interessava questa seconda parte della loro relazione, quella successiva all’amore romantico, meno drammatica e più ripetitiva. Se la loro passione iniziale era alimentata dalle famiglie in guerra, che tipo di relazione nasceva nella quotidianità e nell’ordinarietà? Il processo creativo ha in qualche modo rispecchiato questa discesa nell’ordinario. Abbiamo iniziato con leggerezza e ottimismo, che ci hanno permesso di giocare con la storia di Shakespeare e di trovare il lato ridicolo di questa presunta tragedia. Abbiamo trascorso quanto più tempo possibile a guardare le numerose versioni dei balletti di MacMillan e Nureyev, e i film di Zeffirelli e di Lurhman, lasciando che tutte queste versioni si confondessero nella nostra mente. Ed ecco Juliet & Romeo raccontato nel technicolor di parole e movimento, un esperimento alchemico che sfida la morte e afferma la vita, trasformando gerbilli in tartarughe e rimodellando questa iconica storia di amore e morte in qualcosa di molto più ordinario”.

Teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino – orari: martedì, giovedì ore 19.30; mercoledì ore 20.45

Biglietti: da euro 12 a euro 28 – biglietteria presso il teatro Carignano (piazza Carignano 6, Torino) – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Al Regio “Dialoghi delle Carmelitane” di Francis Poulenc

Venerdì 27 marzo, alle ore 20, al Teatro Regio, per l’Anteprima Giovani, in scena nella produzione di Robert Carsen

Venerdì 27 marzo andrà in scena al Teatro Regio, alle ore 20, la pièce “Dialoghi delle Carmelitane” di Francis Poulenc, riservato al pubblico under 30. I biglietti a 10 euro sono disponibili online e in biglietteria fino a esaurimento posti disponibili. È possibile acquistare un massimo di due biglietti a persona e l’ingresso è riservato agli under 30 e ai minori di 14 anni  accompagnati da un maggiorenne under 30.

Per la prima volta approda a Torino uno dei più intensi capolavori del Novecento, presentato nella celebre riproduzione di Robert Carsen con scene di Michael Levine, creata nel 1997, per il Dutch National Opera di Amsterdam, e diventata negli anni un punto di riferimento internazionale per la regia d’opera contemporanea. Sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio debutta Yves Abel, direttore franco-canadese, profondo conoscitore della partitura, che diresse già alla nascita questa produzione nel 1997.

Protagonista nel ruolo di Blanche de La Force, è Ekaterina Bakanova, affiancata da un numeroso cast di solisti internazionali chiamati a ricoprire i 16 personaggi della locandina. Il coro del Teatro Regio, che in quest’opera vanta pagine memorabili, è preparato da Gea Garatti Ansini, recentemente nominata Maestro del Coro del Regio.

“Dialoghi delle Carmelitane” è ispirata alla vera storia di 16 Carmelitane ghigliottinate durante il Terrore giacobino. Siamo nella Compiègne nell’anno 1794, la Rivoluzione irrompe nella clausura e trasforma la vita di un convento in una domanda radicale: che cosa significa avere fede dove tutto crolla? I “Dialoghi delle Carmelitane” di Francis Poulenc è un teatro dell’interiorità, dove la musica altera tensione e contemplazione, luce e ombra, mettendo a nudo la paura che condiziona, la violenza del potere e la scelta del sacrificio. Le sedici religiose furono ghigliottinate il 17 luglio 1794, appena dieci giorni prima della caduta di Robespierre e Saint-Just, evento che avrebbe segnato la fine del Terrore che le aveva condannate.

Per Robert Carsen, “Dialogues des Carmélites” rappresenta un’opera tipica rispetto al melodramma tradizionale , dove al centro non c’è il consueto aspetto di passione e morte, ma emergono piuttosto questioni esistenziali come la paura, la fede, la violenza e la storia. Il titolo stesso lo suggerisce, è il dialogo il vero motore drammatico. I personaggi parlano, si sfiorano, si incontrano senza riuscire davvero a comunicare. Nei silenzi, negli sguardi e nelle distanze emerge la verità dei loro rapporti. Per restituire questa dimensione, Carsen sceglie uno spazio scenico simbolico ed essenziale, fatto di luce e movimenti. L’assenza di realismo permette allo spettatore di partecipare con la propria immaginazione, trasformando la vicenda in una riflessione sull’essere umano. In un’epoca in cui ci si interroga sul ruolo dell’opera nel presente, “Dialoghi delle  Carmelitane” dimostra come questo testo possa parlare al nostro tempo. Al centro dell’opera c’è Blanche de La Force, una giovane e fragile donna dominata dalla paura del mondo. Il convento sembra offrire protezione, ma il suo percorso diventa presto un confronto profondo con sé stessa. Nel corso della vicenda, Bianche attraversa dubbi e fragilità, fino a scoprire una forma attesa di coraggio.

È proprio questo percorso interiore a rendere “Dialoghi con le Carmelitane” sorprendentemente vicino alla sensibilità di oggi, una storia che parla di paura, identità, libertà e capacità di restare fedeli alle proprie convinzioni, anche quando tutto cambia.

Biglietteria e informazioni: www.teatroregio.torino.it e presso la biglietteria del Teatro Regio in piazza Castello 215, a Torino  –  biglietteria@teatroregio.torino.it – info@teatroregio.torino.it

Mara Martellotta

Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera

Teatro Concordia

Venerdì 27 marzo, ore 21

L’arte di leggere i classici di Guendalina Middei – Professor X

 

 

È stato il caso editoriale del 2024, quando il suo libro Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera è diventato il best seller dell’anno. Nel 2019 ha aperto la pagina Facebook Professor X e nel 2022 il profilo Instagram, oggi punti di riferimenti per oltre 500mila lettori appassionati o incuriositi dalla letteratura. Guendalina Middei porta a teatro Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera accompagnando gli spettatori, con passione e originalità, alla scoperta di nove giganti della letteratura e, superando l’idea che serva una cultura enciclopedica per comprenderli e amarli, contagia con il desiderio irresistibile di leggere Leopardi, Tolstoj, Manzoni, Mann, Kafka, Dostoevskij, Austen, Tomasi di Lampedusa e Orwell.

In questo viaggio attraverso alcuni dei loro capolavori, Guendalina Middei presta ascolto alle voci che, come magiche zattere, si levano dalle loro pagine, alla ricerca di quelle stelle polari che indicano la rotta in questa strana cosa che si chiama esistenza. Nei personaggi, che si muovono tra gli inciampi, le emozioni e la ricerca di un senso profondo, l’autrice sente risuonare le tante domande che bruciano dentro di noi. Così, Anna Karenina non è solo la storia di una relazione clandestina e tragica, ma quella di una donna che, riappropriandosi dei suoi desideri, rinasce alla vita. Delitto e castigo racconta di un giovane che sente e pensa troppo intensamente, interrogandosi sul dolore e su come superarlo. In Leopardi si ritrova l’ansia tormentosa di un ragazzo che vorrebbe aprirsi al mondo e scoprire quale posto occupare. E, ancora, a quanti è capitato di vivere una metamorfosi interiore tanto inaspettata come quella di cui parla Kafka? Chiunque ami il gusto di letture che non smettono di sorprendere per la loro ricchezza troverà suggestioni preziose per accostarle e lasciare che parlino, superando con piccoli stratagemmi le difficoltà che pongono.

 

GUENDALINA MIDDEI, BIO

Guendalina Middei, alias Professor X, è nata a Roma nel 1992. Fin da adolescente coltiva la sua grande passione per la letteratura e la cultura classica. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere e un master in Giornalismo culturale, si è dedicata all’insegnamento nei licei e alla scrittura. Ha collaborato con diverse riviste letterarie, tra cui “Culturificio”, “Critica Letteraria” e “Sintesi dialettica”.

Nel 2019 ha aperto la pagina Facebook Professor X e nel 2022 il profilo Instagram. Nel 2021 ha esordito nella narrativa con il romanzo storico Clodio, seguito nel 2023 da Intervista con un matto, pubblicati da Navarra Editore. Con Feltrinelli ha pubblicato i saggi divulgativi Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera (2024) e Sopravvivere al lunedì mattina con Lolita (2025).

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Venerdì 27 marzo 2026, ore 21

Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera

Di e con Guendalina Middei – Professor X

Produzione Charlotte Spettacoli

Biglietti: intero 18 euro, ridotto 16 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

“La Tempesta” di Alfredo Arias al teatro Astra: nessuno pensa di essere il male

Vi è un momento, ne “La Tempesta” di Shakespeare, in cui il mago Prospero, ex Duca di Milano esiliato con sua figlia Miranda dal fratello Antonio, che ne aveva usurpato il Ducato con l’aiuto del Re di Napoli Alonso, uscendo dalla sua caverna sull’isola, luogo d’esilio e teatro magico di una vicenda  dove lo spirito dei venti, Ariel, interagisce con i personaggi in una vicenda teatrale sinfonica, impone il tema centrale e il senso dell’opera con una battuta iconica, che mette in relazione il mistero del sogno, della letteratura e della vita stessa: “Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, parole che evidenziano non tanto l’illusorietà della vita, quanto la verità del sogno.

Con questo spiritus, mettendo fortemente in luce un mostro nascosto dentro ognuno di noi, un demone bugiardo che ci fa vedere il Male sempre al di fuori dei nostri confini e lontano dalla nostra anima, il regista argentino Alfredo Arias ha messo in scena al teatro Astra di Torino, per la stagione 2025-2026 “Mostri”, un allestimento poetico e originale, universale, intimamente legato, nei gesti e nelle azioni degli interpreti, al senso della sopracitata battuta di Prospero, il cui ruolo è stato affidato a un intenso e spiritato Graziano Piazza, attore affermato sulla scena nazionale e internazionale. Arias sembra giocare con questa particolare sostanza che accomuna la vita e il sogno, andando perfino oltre la traduzione di Agostino Lombardo, che indica come “sostanza” il termine inglese “stuff”, parola antica del XIII secolo, arcaismo utilizzato da William Shakespeare e ripreso nel suo senso originale, “stoffa”, nella traduzione del poeta e drammaturgo Roberto Mussapi.

“Stuff” indica la prima stoffa creata dall’uomo, un semplice canovaccio, un insieme di fili che intrecciandosi danno forma a qualcosa di riconoscibile, simbolico e caratterizzante: è la stoffa dei costumi degli attori in scena, quello che il poeta inglese Yeats definiva il corpo come indumento dell’anima, attingendo a Plotino.

Shakespeare voleva indicare che questa tramatura non è un’affermazione relativa, come spesso viene intesa, ma il contrario: la nostra vita ha la capacità di durata e di eternità del sogno, che scompare, ma essendo immateriale ha una durata inattaccabile, anche se muta e fuggente.

In questa versione di Alfredo Arias de “La Tempesta”, un labirinto funge da teatro dell’intera vicenda, luogo metafisico e simbolo di perdizione fisica e spirituale, una sorta di gabbia in cui i personaggi (tra loro legati dalla responsabilità dell’esilio di Prospero sull’isola), vittime della tempesta voluta da Prospero e innescata da Ariel, interagiscono in quanto vittime della magia vendicativa del mago in un continuo confronto con le conseguenze delle loro azioni e il pentimento. L’uscita dal labirinto muta in fonte di luce, nel miracolo del perdono che prende forma grazie all’amore tra Miranda, figlia di Prospero e vera protagonista dell’opera, il cui nome evoca l’oggetto dello spettacolo, la meraviglia da guardare, e Ferdinando, figlio del Re di Napoli Alonso. Sarà proprio l’amore la grande magia dell’intera opera, il bene che porta il mago Prospero a riconsegnare la sua bacchetta agli abissi marini, scegliendo così la via del perdono e della salvezza per i traditori.

 “Il regista Alfredo Arias, con il suo stile unico e inconfondibile, mette in scena La Tempesta di William Shakespeare nella nuova coproduzione del Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE – Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con Estate Teatrale Veronese. Per Arias è un ritorno alla direzione di quest’opera, tra le più complesse e ricche di simbolismi scritta dal grande autore inglese, che ha rappresentato nei primi decenni della sua carriera, nell’ambito del Festival di Avignone del 1986.

Sull’isola-palcoscenico il regista argentino realizza un allestimento poetico e originale, capace di coinvolgere il pubblico, facendolo immergere nel suo mondo costruito con un linguaggio universalmente riconoscibile. Il protagonista è Graziano Piazza che interpreta Prospero: mago, demiurgo, sovrano dell’isola su cui approdano i naufraghi di una tempesta che egli stesso ha scatenato. Piazza, che nella sua prestigiosa carriera ha lavorato in ruoli da protagonista con i più grandi registi della scena nazionale e internazionale, ne La Tempesta incarna perfettamente la “forza magica” di questo testo immortale, reso unico dalla direzione di Arias”.

Adattamento e regia di Alfredo Arias; in scena Graziano Piazza, Guia Jelo, Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia e Rosaria Selvatico; le scene sono di Giovanni Licheri e Alida Cappellini, i costumi di Daniele Gelsi e le luci di Gaetano La Mela. Lo spettacolo è prodotto da Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Estate Teatrale Veronese.

Lo spettacolo, consigliatissimo, rimarrà in scena al teatro Astra fino a domenica 22 marzo 2026.

Gian Giacomo Della Porta

 

Al Teatro Colosseo arriva Prima Facie

Il teatro che interroga la giustizia e scuote le coscienze

Il 26 e 27 marzo il  di Torino accoglie uno degli appuntamenti più intensi e necessari della stagione: Prima Facie, il testo della drammaturga australiana Suzie Miller che negli ultimi anni si è imposto come uno dei fenomeni teatrali più rilevanti del panorama internazionale. A portarlo in scena, in una versione italiana firmata da Daniele Finzi Pasca, è Melissa Vettore, protagonista di una prova attoriale di grande forza, capace di attraversare con precisione e profondità ogni piega emotiva del racconto.

Tradotto in oltre venti lingue e rappresentato in quasi cinquanta Paesi, Prima Facie ha saputo conquistare i palcoscenici di tutto il mondo, dal debutto a Sydney al trionfo nel West End londinese, fino a Broadway. Ma il successo di quest’opera non si misura soltanto nei riconoscimenti ottenuti o nell’eco internazionale che l’ha accompagnata. La sua forza risiede soprattutto nella capacità di trasformare il teatro in uno spazio di confronto urgente sui temi della violenza di genere, del consenso e delle contraddizioni del sistema giudiziario quando si confronta con le vittime di reati sessuali. Al centro della vicenda c’è Tessa, giovane avvocata penalista brillante e determinata, cresciuta professionalmente dentro una fede assoluta nella legge, nei suoi codici, nella logica rigorosa del processo. Per lei il diritto è una struttura solida, un meccanismo che funziona purché ciascuno svolga il proprio ruolo con competenza e distacco. Ma quando la violenza irrompe nella sua vita privata, quella stessa architettura di certezze si incrina improvvisamente. Tessa si ritrova dall’altra parte del sistema che ha sempre difeso e ne sperimenta in prima persona la freddezza, il sospetto, la richiesta incessante di prove, la messa in discussione della parola di chi denuncia.

È qui che Prima Facie rivela tutta la sua potenza: non come semplice racconto di una vicenda individuale, ma come riflessione dolorosa e lucidissima sul confine tra verità e dimostrabilità, tra giustizia formale e giustizia sostanziale. Il testo di Suzie Miller, avvocata oltre che drammaturga, nasce infatti da una conoscenza profonda dei meccanismi processuali e delle loro zone d’ombra. Ed è proprio questa consapevolezza a rendere lo spettacolo così incisivo: la denuncia non passa attraverso slogan o semplificazioni, ma attraverso la complessità di una storia che costringe lo spettatore a interrogarsi.

La regia di Daniele Finzi Pasca accompagna questo materiale drammaturgico con la misura e la sensibilità che contraddistinguono il suo linguaggio scenico.  In questo spazio scenico asciutto e vibrante, Melissa Vettore sostiene il peso e la complessità del monologo con intensità e controllo, seguendo Tessa nella sua progressiva trasformazione: dalla sicurezza quasi granitica dell’inizio alla frattura, dalla lucidità professionale alla vulnerabilità più nuda, fino a una nuova e dolorosa consapevolezza. La sua interpretazione, già salutata dalla critica come una prova straordinaria, si annuncia come uno dei punti di forza assoluti di questo allestimento.

L’arrivo di Prima Facie a Torino rappresenta dunque molto più di una tappa teatrale di rilievo. È l’occasione per confrontarsi, attraverso il linguaggio dell’arte, con una materia viva, scomoda, profondamente contemporanea. Uno spettacolo che non cerca consolazione, ma comprensione; che non offre risposte facili, ma pone domande necessarie. E che proprio per questo si impone come uno degli eventi culturali più significativi di questo finale di stagione al Colosseo.

Valeria Rombolà

I suoni sorprendenti del Torino Jazz Festival

Stupire il pubblico con sonorità non comuni. The Sound of Surprise, questo è il titolo coniato dal giornalista americano Whitney Balliett nel 1959, che il direttore artistico del TJF Stefano Zenni ha voluto far suo per presentare la XIV edizione del Festival. La kermesse si svolgerà dal 25 aprile al 2 maggio con una ricca anteprima dal 22 al 24 aprile. 297 musicisti , 72 sedi, 101 eventi, 5 produzioni originali, 8 esclusive e ben 81 concerti diffusi in tutta la città.

Il Festival prevede l’esibizione di 3 giganti della chitarra (Marc Ribot, Bill Frisell e John Scofield). Ampio spazio per il jazz italiano con : Bruno Tommaso, Franco D’Andrea , Fabrizio Bosso, Emanuele Cisi con Dado Moroni, Giorgio Li Calzi, I Funk Off. Ad aprire il festival il 25 aprile sarà Moni Ovadia & Kassiber Ensemble, con i Der Ghetto Swingers, musicisti ebrei che suonavano nel campo nazista di Terezin. Il TJF celebra i centenari di Miles Davis e John Coltrane con talk concerti, proiezioni. Tanti concerti gratuiti e quelli a pagamento a prezzi popolari. Biglietti in vendita da venerdì 27 marzo nella nuova biglietteria di piazza Palazzo di Città e online.

Pier Luigi Fuggetta

Il teatro Erba promette nuovi sold out

Il “ salotto delle arti integrate”, a due passi dal Po, ospiterà due proposte tra loro diversissime, entrambe cariche di fascino. Il primo è l’intenso spettacolo di prosa, reduce dal successo di otto anni di tour, dal titolo “Alda Merini”, in programma venerdì 20 marzo alle ore 21 e già sold out.
Il secondo è l’esilarante musical con musica dal vivo “Mammamiabella”, sabato 21 marzo alle ore 21, con replica domenica 22 marzo alle ore 16.
La pièce teatrale intitolata “Alda Merini. Una donna sospesa tra il dolore e la gioia” è tratta dal libro di Antonio Nobili con Giorgia Trasselli e Valerio Villa. Si tratta di uno spettacolo che racconta quattro giorni immaginari nel caotico appartamento della poetessa dei Navigli, tra poesia, vita quotidiana e momenti di grande intensità emotiva. Con forte valenza biografica, affronta tematiche attuali, quali l’integrazione sociale,  la solidarietà, la questione femminile e lo stigma nei confronti dei disturbi psichici. I loro quattro giorni insieme porteranno entrambi ad un profondo cambiamento, rivelando il confine tra dolore e bellezza che solo i poeti riescono a raccontare.
Mammamiabella è un musical per la regia di Elena Sofia Ricci con anche in scena Sabrina Pellegrino, Valentina Olla, Stefano Mainetti e Federico Perrotta. Si tratta di una commedia sulla maternità adatta a tutta la famiglia, per una produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo.
Valentina, una trentasettenne in carriera, è  impegnata a far spazio nel suo armadio per la nuova vita che arriva. Il fondo della cabina armadio si apre e di volta in volta lascia entrare personaggi con i quali la futura neo mamma si confronta nel periodo meraviglioso, sconvolgente e apocalittico di metamorfosi che è  la gravidanza. Ecco avvicendarsi,  in questa storia a suon di musica e parole, i genitori di lei, la suocera, l’amico gay, la migliore amica, i ginecologi, l’impiegato addetto all’assegno di maternità  e tanti altri probabili dispensatori di consigli di una materia in cui è  impossibile laurearsi perché quando nasce un bambino nasce anche una mamma.
Per il papà il cambiamento maggiore. Dopo essersi innamorato di una donna sexy, con tacchi a spillo e t shirt alla moda, viene il tempo in cui si trova di fronte a body, pannolini, ma soprattutto ansie, preghiere e aspettative di lei e di lui, facendo trapelare un improbabile manuale d’amore per la nuova vita.

Informazioni e prevendite per gli spettacoli Alda Merini e Mammamiabella direttamente al sito wwww.torinospettacoli.it e www.ticketone.it,
al numero Whatsapp 3209050142, alla biglietteria del teatro Erba di Torino ai numeri 0116615447/0116618404

Mara Martellotta

“DEsPRESSO”… tutti a teatro con i calzini spaiati

Al torinese “Spazio Kairos” si celebra la “Giornata Mondiale della Sindrome di Down” con uno spettacolo teatrale per famiglie

Domenica 22 marzo, ore 17,30

Lo spettacolo è programmato per la prossima domenica 22 marzoalle 17,30. Ma lo stesso spettacolo vuole celebrare una ricorrenza che, da calendario e da anni, cade esattamente, a livello  internazionale, il giorno prima, ovvero il 21 marzo. Primo giorno di Primavera, almeno nell’emisfero boreale (il nostro) e giorno in cui vi è in tutto il mondo un concentrato incredibile di celebrazioni che è davvero una fatica, non da poco, ricordarsele tutte. Fra queste, importantissima e da non scordare (quanti lo sapevano?) la “Giornata Mondiale della Sindrome di Down” riconosciuta ufficialmente dalle “Nazioni Unite” per sensibilizzare sull’inclusione delle persone nate con la cosiddetta “trisomia del cromosoma 21”. Di qui anche la scelta della data atta a richiamare la “triplicazione” del 21° cromosoma. E fra le varie iniziative messe in calendario per celebrare questa particolare giornata, è certamente lodevole l’evento promosso a Torino dalla  Compagnia “Onda Larsen” nel teatrale “Spazio Kairos”, un tempo fabbrica di colla e oggi “Circolo Arci con un teatro dentro” sito in via Mottalciata – fra i “vivaci” Quartieri Aurora e Barriera di Milano – a Torino.

Quale, dunque, il programma messo in piedi per domenica prossima 21 marzo?

Il pomeriggio di festa si apre alle 17,30, con l’ormai tradizionale offerta di merenda alle famiglie. Questo per introdurre il pubblico di ogni età, a partire dagli otto anni, in un’atmosfera di “accoglienza” e “condivisione” che rispecchia i valori portanti dell’iniziativa. Attenzione! Pienamente accettato, anzi consigliato, il “dress code” con “calzini spaiati” o “colorati”, simbolo scelto perché la loro forma richiama quella dei “cromosomi”, nonché per ricordare l’unicità, la diversità e l’inclusione.

A proseguire, alle 18, lo spettacolo “DEsPRESSO”, produzione firmata dal “Collettivo Clochart” di Trento, nata dalla penna e dalla regia di Michele Comite con le coreografie di Hillary Anghileri: protagoniste sul palco Giorgia Benassi e Stefania Favero, quest’ultima in alternanza con Viviana Pacchin.

Lo spettacolo si sviluppa attorno all’incontro tra “due fragilità speculari”: Viviana, una giovane donna prigioniera dell’apatia e del buio della depressione, e Giorgia, una ragazza con la “Sindrome di Down” che decide di mettere in campo ogni risorsa a sua disposizione per aiutarla. Attraverso il linguaggio universale e poetico del “teatro-danza” e della “clownerie”, la narrazione scardina i pregiudizi comuni e invita gli spettatori a ribaltare il “punto di vista tradizionale” su chi sia realmente “il diverso”. Quello da aiutare, da comprendere, da includere. Lo stesso titolo, “DEsPRESSO, con la maiuscola posta strategicamente sulla parola “Presso”, suggerisce una doverosa riflessione “sulla prossimità e sul bisogno intrinseco di connessione che accomuna ogni essere umano, indipendentemente dalle proprie condizioni cognitive o emotive”.

“Il fulcro drammaturgico dello spettacolo – sottolineano i responsabili – risiede nel ‘paradosso della normalità’. Il pubblico è portato a interrogarsi se sia più ‘normale’ l’approccio pessimistico e disincantato con cui spesso affrontiamo la quotidianità o lo slancio vitale e positivo di Giorgia, che non si stanca mai di ‘celebrare l’esistenza’ … L’opera non si limita però solo all’analisi del presente, ma apre uno squarcio necessario sul tema del ‘dopo di noi’, esplorando con delicatezza il destino delle persone con disabilità nel momento in cui viene meno il supporto genitoriale e sottolineando l’urgenza di costruire reti di solidarietà e legami significativi che garantiscano, in ogni momento, una vita piena e dignitosa”.

Parole cui fanno eco quelle altrettanto significative e importanti degli organizzatori di “Spazio Kairos”“L’impatto visivo e performativo di ‘DEsPRESSO’, capace di alternare momenti di leggerezza clownesca a sequenze coreografiche di grande potenza espressiva, permette di trattare temi complessi come la ‘salute mentale’ e l’‘inclusione sociale’. Il legame che si instaura tra le due protagoniste diventa così il simbolo di una società che sa ‘guardarsi negli occhi’, dimostrando che la comprensione reciproca è l’unico strumento efficace per superare la solitudine”“E proprio in questa cornice – concludono – lo ‘Spazio Kairos’ conferma la sua vocazione di luogo dedicato a un teatro che non è solo intrattenimento, ma uno spazio di crescita collettiva e di indagine profonda sull’umanità contemporanea”.

Appuntamento teatrale davvero consigliabile, ricco di alte autentiche emozioni e in grado di farci doverosamente riflettere sui temi concreti e quotidiani connessi alla “diversità”: quel non essere tutti uguali che deve spingerci a creare percorsi univoci e solidali da affrontare “insieme” … “tutti insieme”. Mano nella mano … e con un unico cuore.

Per ulteriori info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; Tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena