SPETTACOLI- Pagina 2

Hiroshima Mon Amour, la settimana dei riti live: Marlene Kuntz e Venerus

 

A Torino ci sono luoghi che non si limitano a ospitare concerti: li trasformano in esperienze, li accendono, li restituiscono alla città come piccoli riti contemporanei. Tra questi, lHiroshima Mon Amour resta un epicentro emotivo prima ancora che musicale. Un palco che ha visto passare generazioni, linguaggi, trasformazioni. E che questa settimana torna a vibrare con due appuntamenti che parlano a pubblici diversi ma con la stessa intensità.

Mercoledì 8 aprile e giovedì 9 aprile all’Hiroshima Mon Amour, non sarà semplicemente un concerto. Sarà una sorta di convocazione collettiva, un ritorno alle origini per chi c’era e una scoperta per chi arriva adesso. I Marlene Kuntz portano in scena Il Vile, album culto che ha segnato una linea netta nella musica italiana degli anni ’90. Dopo il successo del tour celebrativo dei trent’anni del loro esordio, la band torna a immergersi in uno dei dischi più ruvidi, viscerali e necessari della propria discografia. Non nostalgia, ma materia viva: suoni che graffiano ancora, parole che non hanno perso peso.Il live si annuncia come un rituale sonoro, una liturgia laica in cui il pubblico diventa parte integrante del racconto. L’Hiroshima, con la sua anima ruvida e autentica, è il luogo perfetto per questo tipo di collisione emotiva. Ore 22.00. Ingresso 32 € (biglietti disponibili su Vivaticket – seconda data già sold out)

Venerdì 10 aprile cambia il respiro, ma non l’intensità. Venerus arriva a Torino con il suo Speriamo – Il Tour 2026, portando sul palco un universo sonoro stratificato, liquido, in continua mutazione. Il concerto, ospitato al Teatro Concordia, si preannuncia come un’esperienza immersiva più che una semplice esibizione: un flusso emotivo che attraversa le canzoni dell’ultimo album Speriamo e i brani che hanno definito il suo percorso artistico.Sul palco, le tracce si dilatano, si trasformano, respirano. Non esistono versioni definitive, ma continue riscritture. E quel “speriamo” che dà il titolo al tour diventa quasi un codice condiviso con il pubblico: fragile, necessario, profondamente contemporaneo. Ore 21.00. Ingresso 32 €.

Due serate, due linguaggi, due modi diversi di abitare la musica dal vivo. Da una parte la tensione elettrica e carnale dei Marlene Kuntz, dall’altra la dimensione fluida e visionaria di Venerus. Nel mezzo, Torino. E luoghi come l’Hiroshima Mon Amour, che continuano a essere non solo spazi, ma crocevia di storie, suoni e identità.

Valeria Rombolà

K-pop GOLDEN Experience

“We can’t fix it if we never face it”
(massima delle Kpop Demon Hunters)

Dopo palazzetti e teatri di tutto il mondo, il fenomeno K-pop arriva per la prima volta live a
Torino, con fruizione gratuita del pubblico, ad Area12 Shopping Center.

Sabato 11 aprile – ore 16
Area12 Shopping Center
Strada Altessano 141 – Torino

K-Pop Golden Experience è lo spettacolo tributo, liberamente ispirato al film d’animazione di
Sony Pictures Animation per Netflix del 2025 “K-Pop Demon Hunters”.
Prende il suo nome da “Golden”, la canzone più famosa inclusa nella pellicola.

Lo show, della durata di un’ora, avrà inizio alle ore 16 e verrà realizzato nella parte esterna
dello Shopping Center, all’ingresso ove è presente l’installazione artistica raffigurante la
maglietta da calcio con il numero 12.

Protagoniste tre talentuose e poliedriche perfomers, a rappresentare le idol K-pop, Rumi, Mira
e Zoe, alias le Huntrix. Come nel film, Rumi è la più esperta e leader del gruppo, Mira è la
ballerina d’eccellenza un po’ ribelle e Zoey è la rapper. Tutte vestite in stile cosplayers con gli
abiti della pellicola.

Le tre ragazze canteranno, balleranno e reciteranno in uno spettacolo che saprà
emozionare non solo i più piccoli, ma tutti gli appassionati del genere.

Prima dell’inizio dell’esibizione, verranno regalati ai più piccoli, come gadgets a tema, dei
bastoncini luminosi che serviranno a creare lo scenario perfetto per accompagnare lo
spettacolo. Al termine, le “Huntrix” incontreranno i fans in uno speciale meet&greet per
scattare una foto ricordo. Il pubblico presente sarà anche coinvolto in un piccolo contest dove
verrà testata la conoscenza del film “K-Pop Demon Hunters”. A chi risponderà correttamente
alle domande, in regalo dei coloratissimi stickers.

Gaetano Maugeri, neo Direttore di Area12 Shopping Center, racconta la decisione di ospitare
questo format: “Siamo sempre attenti ai fenomeni del momento e alle animazioni che possano
appassionare il nostro pubblico, con un particolare occhio di riguardo ai bambini. Perché poter
far abbracciare ai più piccoli i loro idoli è sempre un’emozione impagabile, per noi e anche per
i genitori che, fruendo gratuitamente dell’evento, riescono ad accontentare i propri figli senza
dover rinunciare ad altro. In particolare abbiamo scelto di proporre K-Pop Golden Experience
perché i messaggi che permeano il film di animazione, così come questo tributo, sono
estremamente educativi. Raccontare ai bambini che affrontare insieme i problemi consente di
risolverli e di sconfiggere i propri “demoni”, è un messaggio non solo eccezionale, ma quanto
mai attuale, per combattere nuove piaghe come il bullismo e la non inclusività. Questo è il
primo di una serie di eventi che uniranno la parte ludica di entertainment a un sottotesto
sociale”.

 

Prosegue il Valsusa Filmfest tra memoria storica, cinema e riflessione civile

Prosegue il trentesimo Valsusa Filmfest con tre giornate di appuntamenti al Cinema Comunale di Condove dove dal 9 all’11 aprile il Festival propone un percorso tra memoria storica, cinema contemporaneo e riflessione civile, con proiezioni, incontri con gli autori e le opere del concorso cinematografico.

Si comincia giovedì 9 aprile alle ore 21 con la proiezione del docufilm “La luna sott’acqua” di Alessandro Negrini, presentato dal regista.
Il film è  ambientato a Erto, uno dei paesi segnati dalla tragedia del Vajont e costruisce nel tempo un ritratto della sua comunità, ancora oggi impegnata a preservare la memoria di quanto accaduto e a rivendicarne dignità e riconoscimento.  Realizzato nell’arco di oltre dieci anni, il documentario segue da vicino le vicende del territorio e dei suoi abitanti, intrecciando dimensione reale e visione poetica. Ne emerge un racconto che attraversa passato e presente, mettendo in luce il conflitto tra il bisogno di custodire la memoria di un evento traumatico e il desiderio di rinascita, in un luogo profondamente segnato dal più grande disastro provocato dall’uomo in tempo di pace nel nostro Paese.

Il programma proseguirà venerdì 10 aprile alle ore 20.45  con le prime proiezioni selezionate per le fasi finali del concorso cinematografico.  Si comincia con la sezione intitolata “Le Alpi” dedicata a film della durata massima di 30 minuti che raccontano la montagna da molteplici punti di vista, a partire dall’alpinismo all’esplorazione, dalla salvaguardia dell’ambiente e delle specie animali fino alla cultura, alla vita e alle tradizioni delle comunità alpine.
Tra i titoli in programma figurano  TA BO, Opening Paths, Angola Expedition, di Jesus Soria  che racconta la diffusione dell’arrampicata in Angola, America, di Javier Arias Stella ambientato nelle Ande peruviane e Moving Mountains, di Adam Selo, storia di integrazione tra le montagne del Sudtirolo.
Sabato 11 aprile alle ore 15.30 sarà  la volta del film Shooting, di Roberto Loiacono, presentato dal regista e dagli interpreti Federica Martoglio e Luca Casale.
Il mediometraggio racconta la storia di un gruppo di personaggi, tra cui una coppia clandestina, un portiere d’albergo, un tecnico video e una ragazza punk, le cui vite si incrociano per motivi apparentemente casuali, ma che si rivelano parte di un disegno orchestrato da una figura nascosta  che li osserva e li dirige.  Costruito come un thriller dalle tinte pulp, il film sviluppa una narrazione non lineare, caratterizzata da un intreccio di punti di vista e da una costruzione visiva  dinamica, con l’uso di tecniche  come split screen, flashback e flashforward. Girato a Torino e realizzato interamente da Loiacono anche per quanto riguarda sceneggiatura, fotografia e montaggio, Shooting propone una riflessione sulla costruzione delle storie e sul ruolo dello sguardo, mettendo in discussione il confine tra realtà e rappresentazione .
A seguire verranno proiettate le opere selezionate delle selezioni di concorso Disertare  e Cortometraggi.

La sezione Disertare è  una novità assoluta di questa edizione ed è dedicata  a Ugo Berga, partigiano e uomo di pace. Raccoglie opere che promuovono una cultura di pace e di rifiuto della guerra,  come “Non è un pranzo di gaia” di Dario Cambiano, accanto a lavori internazionali come Hanguk Sukie, di Luis Angel Mendana del Rio  e Westernmagia di Angel Rodriguez Fernández, entrambi provenienti dalla Spagna.

La 36esima edizione del Valsusa Filmfest è dedicata  a Fabrizio De André  e proseguirà  fino al 24 maggio in otto Comuni della Valle di Susa  e a Torino, coinvolgendo scuole, associazioni, enti locali e una fitta rete di realtà sul territorio.
Mara Martellotta

Julia Hagen, il debutto su musiche di Elgar e Rachmaninov

Giovedì 9 aprile, alle ore 20.30, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino è in programma il concerto su musiche di Elgar e Rachmaninov. Protagonista l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta da Andrès Orozco-Estrada, che segnerà il debutto di Julia Hagen.

Vitalità, audacia interpretativa e calore comunicativo, unite a una completa padronanza tecnica, sono le caratteristiche distintive della violoncellista Julia Hagen, protagonista del concerto dell’Orchestra Sinfonica della Rai, che sarà trasmesso in diretta su Radio 3 e, alle 22.50, in televisione su Rai 5, con replica a Torino venerdì 10 aprile alle ore 20. Classe 1995, Julia Hagen ha vinto nel 2024 il prestigioso UBS Young Artist Award, riconoscimento che l’ha portata al Festival di Lucerna come solista con i Wiener Philarmoniker, diretti da Christian Thielemann. La sua carriera è scandita dalle collaborazioni con istituzioni musicali tra le più prestigiose al mondo e dalla presenza costante nei festival più esclusivi, come quello di Salisburgo. Per il suo debutto con l’Orchestra Rai, propone il concerto in mi minore per violoncello e orchestra op.85 di Edward Elgar. Scritto nel 1919, è il suo ultimo capolavoro, oltre che testamento spirituale che precede il silenzio creativo negli ultimi anni della sua vita. Nonostante l’insuccesso della prima esecuzione, dovuto alla scarsità di prove a disposizione, l’opera è oggi un pilastro nel repertorio classico per la sua profondità tragica, culminante nell’intenso “Adagio”.

Strutturato in quattro movimenti, il concerto riflette lo stile del musicista, unendo slancio popolare e rassegnazione malinconica. Sul podio è impegnato Andrès Orozco-Estrada, direttore principale dell’OSN Rai. Nella seconda parte del concerto, il direttore Orozco-Estrada propone la Sinfonia n.2 in mi minore op.27 di Sergej Rachmaninov, scritta tra il 1906 e il 1907. Contrariamente alla prima Sinfonia, che fu un fiasco e condusse l’autore a una crisi che lo portò a diversi anni di inattività, la seconda riscosse un enorme successo, alla prima esecuzione, del 1908, a San Pietroburgo, con Rachmaninov sul podio.

Auditorium Rai Arturo Toscanini – piazza Rossaro, Torino

Biglietti da 9 a 30 euro in vendita online sul sito www.bigliettionline.rai.it o presso la biglietteria dell’Auditorium – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Ancora le pagine nichiliste di Albert Camus, dopo l’insuccesso di Visconti

Sugli schermi “Lo straniero” di François Ozon

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Si sa quanto lunga e travagliata sia stata la gestazione dello “Straniero” di Luchino Visconti (1967) – lui che di opere letterarie, nazionali e no, s’intendeva e con esse aveva firmato capolavori -, attraverso vari anni, quando già in precedenza si erano fatti avanti registi e attori di prima linea ad aspirare ai diritti. La vedova di Albert Camus (che pretendeva adesione completa al romanzo) aveva dettato le proprie leggi – il breve romanzo apparve nel 1942, l’autore era scomparso nel gennaio del ‘60 – per un adattamento, accanto alla coppia Visconti/Suso Cecchi D’Amico aveva preteso due sceneggiatori francesi suoi fedeli, era scomparso dall’orizzonte il preteso Alain Delon, in altri progetti impegnato e declassato dall’arrivo/apparizione sulle nevi di Klagenfurt di Berger. Per il regista il romanzo – scrisse circa quarantacinque anni fa Gaia Servadio nel suo saggio/biografia – era un “punto di partenza, non di arrivo”, nei personaggi dello “Straniero” intendeva “spiegare i paras, la tortura, tutta l’Algeria di oggi.” Così aveva spostato l’azione al tempo della guerra franco-algerina: malcontento, i non abituali collaboratori, burocrazia, una storia che non decollava e non riconosceva più, legata a un anonimo calligrafismo, Mastroianni insicuro e fuori parte. Per cui il film venne giudicato “uno dei film meno riusciti di Visconti”: anche per il regista stesso. Oggi, a distanza di quasi sessant’anni, nello splendido bianco e nero (se ne era già servito splendidamente per “Frantz”) di Manu Dacosse, pieno d’eleganza e a tratti accecante, la vicenda dell’”apatico pied-noir”, un freddo impiegato della Algeri del 1938, indifferente quanto possono essere indifferenti i personaggi di Moravia, abulico, assurdamente vivo, per cui “una vita non può essere che eguale a un’altra”, straniero al mondo e alla sua gente come a ogni parvenza di partecipazione e sentimento, ha trovato in François Ozon (affamato di cinema, ventiquattro film in ventisette anni) il lettore perfetto (in certe parti non sono mancati i pollici versi), capace di superare l’esame di fronte a un testo che rimane un caposaldo del Novecento e che nei decenni ha interessato, forse stregato, intere generazioni.

L’inizio suona un omaggio al cinema a cavallo tra i Trenta e i Quaranta, allinea i loghi delle case di produzione, filmati d’archivio delle actualités Gaumont, una cartina del Africa settentrionale a spiegare il dove e la situazione; l’inizio, smosso con i pochi secondi che già ci mostrano il protagonista nella semioscurità del carcere, collima con l’indimenticabile inizio del romanzo, “oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so”, lei ospite di un ospizio in cui Meursault arriva: il rifiuto a vederne il corpo, il caffè e la sigaretta accanto alla bara, il funerale, non un’emozione né una lacrima, l’età approssimativa della madre a chi gliela chiede. Il giorno dopo, l’incontro in spiaggia con una giovane collega, Marie, che non vede da tanto tempo, a vedere un film dopo, in un cinema in cui un cartello proibisce l’ingresso “aux indigènes” – le risate con Fernandel e “Le Schpountz” di Marcel Pagnol – e a far l’amore a casa, la ragazza innamorata e subito pronta al matrimonio anche se la risposta è che sì, per lui va bene sposarsi ma che non farlo sarebbe la medesima cosa. E con la stessa indifferenza Meursault si ritroverà a uccidere con cinque colpi un arabo con la pistola che l’amico Sintès, del tutto inaffidabile, losco nei suoi affari e nel suo vuoto vagabondare, gli ha messo in mano, o affronterà il processo (dove si sottolinea non tanto l’assassinio, “non sei il primo a uccidere un arabo e non sarai certo nemmeno l’ultimo”, quanto il suo comportamento all’indomani della morte della madre, quanto quel carico d’indifferente amore che prova per Marie; dove l’imputato non si difende, non collabora, non chiarisce, non giustifica, svuotato di tutto come se quei fatti, quelle azioni appartenessero a un altro) e la ghigliottina – sopraggiungendo nel finale uno dei momenti più alti del film, l’unione mai cancellata tra un cinema “alto” e il teatro, il tentativo del prete a entrare nei meccanismi del condannato e a cercare altri motivi, altre spiegazioni, a cercare per un attimo Dio, “nient’altro che una perdita di tempo”. In un incontro che aspirerebbe a far incontrare Bernanos e Besson e Ozon, ma ogni cosa è assurda e suona impossibile. L’ultimo desiderio di Meursault è che una numerosa folla, piena di odio nei suoi confronti, assista alla sua esecuzione.

Nelle mani di François Ozon, “Lo straniero” (presentato a Venezia, tre Prix Lumière e un solo César) diventa non soltanto la trascrizione moderna, estremamente disincantata dell’uomo e della società – degli anni Trenta, di oggi -, raccontati guardando in faccia il male (ancora e sempre “l’atomo opaco”?) che ci circonda e ci fa suoi, il rifiuto alle domande e ai perché, la fotografia fredda e tagliente dell’apatia circolante – “non sono pentito, sono annoiato”, s’esprimerà Meursault durante il processo -, il facile scivolare verso la violenza dell’attimo. In un susseguirsi, nella pagina scritta (alcuni brani dalla voce narrante allo spettatore) e nell’immagine, di fatti che appaiono del tutto “lineari” e incorruttibili – ma Camus e Ozon scavano! -, si ritaglia uno spazio tutto suo, preciso e deciso a giocare di sottrazione ad ogni momento, Benjamin Voisin (già visto in “Estate ’85” dello stesso Ozon e nelle “Illusioni Perdute” di Giannoli), essenziale, tutto silenzi e monosillabi e frasi mozzate, sguardi che non arrivano a nulla, il desiderio di lasciarsi spregiudicatamente vivere, eccellente interprete del percorso intrapreso e ingigantito da Meursault, esempio nichilista che continua a incantare e a sedurre chi lo avvicina, che s’accompagna per ogni sua azione al “caso” e per il caso muore. Qualcuno ha scritto che “Lo straniero” è per il regista francese una scommessa perduta, perduta forse in partenza, (come sempre) intraducibile: al contrario io credo che abbia – se possibile – dato spessore alle pagine e a ogni singola frase, abbia seguito il suo antieroe immergendolo appieno nella storia e nella atmosfera che lo circonda, lo ha invaso di sole e d’ombra, lo ha reso acidamente grandioso, abbia tratteggiato un’epoca e una nazione, con i rimandi e la modernità che erano necessari a una nuova trascrizione. Chiosando le immagini con i titoli di coda sovrapposti ai The Cure mentre eseguono “Killing an Arab”. Poco prima Djamila, la sorella dell’arabo morto, ci è stata mostra accanto alla tomba, nel vuoto del deserto – una pagina nuova che non appartiene a Camus, l’impercettibile tassello di una guerra che scoppierà nel ’54 per durare otto lunghi anni.

Il comune di Feletto festeggia i 200 anni dell’organo Serassi

Il comune di Feletto si prepara a celebrare un’importante traguardo storico-culturale, il 200esimo anniversario dell’organo Serassi. Per l’occasione, la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta ospiterà un concerto celebrativo d’eccezione. L’appuntamento è fissato per sabato 11 aprile alle 21. Protagonista della serata sarà l’organizzazione Paolo Tarizzo, che siederà alla console dello storico strumento per dar voce a un repertorio di grande spessore artistico. La serata offrirà un viaggio nel tempo attraverso le note di grandi compositori, tra cui Cabanilles, Couperin, J.S.Bach, Carl Philip Emmanuel Bach, Petrali e Padre David da Bergamo. L’evento è organizzato dall’associazione organistica del Canavese in stretta collaborazione con antichi organi del Canavese e la parrocchia di Feletto, e vanta il supporto del comune di Feletto e i patrocini della Diocesi di Ivrea, della Città metropolitana di Torino e dell’associazione Giuseppe Serassi.

Mara Martellotta

“Ivan e i cani” a OFF TOPIC, un assolo dolce e disperato nella Russia  anni Novanta

Per “Iperspazi”, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, andrà in scena presso OFF TOPIC in via Pallavicino 35, a Torino, lunedì 13 e martedì 14 aprile in prima regionale, lo spettacolo “Ivan e i cani”, testo di Hattye Naylor, tradotto da Monica Capuani, per un progetto ideato, diretto e interpretato da Federica Rosellini.

Lo spettacolo è programmato in collaborazione con Piemonte dal Vivo, nell’ambito del progetto Cortocircuito. Drammaturga inglese, co-fondatrice della compagnia Gallivant, Hattye Naylor, con “Ivan e i cani”, testo candidato all’Olivier Award nella categoria Outstanding Achievement, ha riscosso grande successo sui palcoscenici di mezzo mondo, dall’Inghilterra agli Stati Uniti e al Brasile, passando per Olanda, Belgio, Georgia e Grecia.

In scena, il protagonista Ivan racconta una storia di quando aveva 4 anni, e lo fa come se stesse accadendo all’interno di una fiaba dei Fratelli Grimm. In realtà la narrazione è da ricondurre a quanto avvenuto a un bambino nella Russia degli anni Novanta, la Russia poverissima di Boris Eltsin, dove la popolazione era talmente in difficoltà che padri e madri cominciarono a sbarazzarsi di ciò che si mangiava e si beveva, addirittura degli animali da compagnia come i cani, i primi ad essere forzatamente abbandonati. A peggiorare un quadro già di per sé ingarbugliato, la presenza del compagno della madre, uomo dedito a un consumo sfrenato di vodka che non lesina quotidiane violenze sulla donna, di fronte alle quali Ivan decide di fuggire una volta per tutte. Indossato un cappotto pesante e guanti di lana per combattere il Generale Inverno, con in tasca due pacchetti di patatine, il giovane esce per le strade di Mosca alla ricerca di un posto dove dormire, tra gente che sembra ti voglia sbranare. L’elemosina è ormai merce rara, non vi è più spazio per la pietà, e la realtà assume foschi contorni destinati a risolversi in una tragica Odissea, con un’annessa morte solitaria, se Ivan non incontrasse una muta di cani randagi, anime affini che lo accolgono tra loro e gli regalano l’inaspettata sopravvivenza. Questo è l’inizio della storia…

Federica Rosellini, ad oggi tra le più apprezzate interpreti della scena italiana, nella veste di musicista e performer con la sua strumentazione elettronica, racconta e compone contemporaneamente, fa interagire la voce della propria madre, registrata in russo, con melodie, nenie, pulsazioni ritmiche, tracciando con le dita la partitura sonora. “Ivan e i cani” diventa un assolo dolce e disperato, spettacolo tenerissimo nel suo farsi canto d’anima intimo e personale, capace di raccontare inaspettatamente l’infanzia di tutti noi.

Biglietti: 13 euro se acquistato online,15 euro la sera dell’evento. Ridotto: 11 euro se acquistato online, 13 euro in cassa la sera dell’evento – resta la possibilità di lasciare un biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie alla collaborazione con Torino Giovani.

Mara Martellotta

“Maleficamente Disney”, il Musical a Corte si tinge d’ombra e mistero

 Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Musical a Corte giunge al suo ultimo appuntamento, incentrato sul lato oscuro del mondo Disney, che si terrà nel Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi alle ore 19 di domenica 12 aprile. Un musical le cui note si tingeranno di ombra e mistero.
“Maleficamente Disney”, già sold out, è un viaggio musicale attraverso le storie più amate, ma raccontate dalla prospettiva di chi, nell’oscurità, ha tessuto trame indimenticabili. Dai sortilegi di Ursula alla vanità di Madre Goethel, dalle risate snob di Crudelia De Mon ai piani ambiziosi di Scar, ogni canzone evocherà il fascino irresistibile dei grandi antagonisti Disney che, con la loro complessità, hanno reso indimenticabili le storie note a tutti. Si riscoprono dunque la bellezza ambigua e la profondità emotiva che si nascondono dietro ogni villain perché, spesso e volentieri, sono proprio i cattivi a rubare la scena.

In programma un medley di “Ursula-In fondo al mar”, “Baciala” e “Darò”, tratti da La Sirenetta; a seguire un pezzo de La Bella e la Bestia, “Gaston”; “Resta con me”, tema musicale di Rapunzel, e ancora “Be prepared” tratto da Il Re Leone, “Cavoli e Re” e “Il tricheco e il carpentiere” da Alice nel Paese delle Meraviglie”, “Voglio essere come te” da Il Libro della Giungla, “Crudelia De Mon” da La Carica dei 101, “Mine, mine, mine” di Pocahontas, “Frollo”, “Campane a Notre Dame”, “Santuario”, “Là fuori”, “Hell fire” da Il Gobbo di Notre Dame, “Oogie boogie song” da Nightmare before Christmas, e a conclusione della serata un medley di “Cani e gatti-Bella la notte” di Lilli e il Vagabondo, “Les poissons” de La Sirenetta e “Ev’rybody wants to be a cat” da Gli Aristogatti.

Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi – Nichelino (TO)
Maleficamente Disney
Biglietti: prezzo unico 33 euro
011 6279789 biglietteria@teatrosuperga.it

Mara Martellotta

Il fascino di una Berlino decadente: “Cabaret”, torna Brachetti

Torna sul palco del teatro Alfieri di Torino, da giovedì 9 a domenica 12 aprile prossimo, lo spettacolo “Cabaret. The musical”, in una nuova produzione di Fabrizio Di Fiore Entertainment & FdF GAT, per la regia di Arturo Brachetti e Luciano Cannito. “Cabaret. The musical” è una produzione che trasporta il pubblico nella sfrenata Berlino degli anni Trenta, ad un passo dell’avvento del nazismo. Tra eccessi e privazioni della libertà, decadenza e contraddizioni quotidiani, in un momento storico distante e, allo stesso tempo, molto attuale.

“Cabaret” è uno spettacolo irriverente, piccante, spettacolare e divertente al tempo stesso, uno dei più famosi musical di sempre, il cui ritmo veloce è scandito senza censure e pregiudizi da celebri numeri musicali come “Cabaret”, “Willkommen” e “Money, money”. Ricreata al massimo della sua brillantezza e spettacolarità, è la storia di due coppie di innamorati, poi travolte da un destino ineluttabile. In questo “Cabaret” gestito da Ence, personaggio che interpreta lo stesso Brachetti, la prima donna del Kit Kat Club, Sally Bowles, interpretata da Laura Galigani, si innamora dello scrittore americano Cliff, una vicenda amorosa che si intreccia a quella della proprietaria della pensione, Fräulein Schneider, interpretata da Simonetta Cartia, e del suo amante ebreo Herr Schultz, interpretato da Antonio Mazzara. Si tratta di uno spettacolo rutilante, decadente, lussuoso e scioccante allo stesso tempo, come la Berlino di quegli anni. A impreziosire la rappresentazione, sono le scene di Rinaldo Rinaldi e i costumi di Maria Filippi. La colonna sonora e i brani musicali iconici, come “Cabaret” e “Wilkommen”, sono realizzati da una band dal vivo per la direzione musicale di Giovanni Maria Lori, che è stato arrangiatore di molti musical e produzioni teatrali. Si annuncia come uno spettacolo contemporaneo, a tratti provocatorio, che esplora temi di politica, amore e libertà personale in un’epoca di grande incertezza, offrendo nuovi spunti di riflessione.

9, 10, 11 aprile ore 20.45 – 12 aprile ore 15.30

Teatro Alfieri – piazza Solferino 4, Torino

Mara Martellotta