SPETTACOLI- Pagina 2

“Lascia stare le rose. Punta sul cinema!”

 

La campagna di San Valentino degli UCI Cinamas di Torino

La campagna di San Valettino degli UCI Cinemas di Torino celebra la sala con il posto migliore dove andare e il miglior regalo da fare per questa occasione. Per San Valentino, il pubblico può dimenticarsi dei regali tradizionali e di luoghi non all’altezza per un appuntamento, e renderlo invece un giorno unico presso UCI Cinemas Moncalieri e UCI Cinamas Torino Lingotto, con la più potente delle esperienze cinematografiche. Nuove uscite, grandi classici e regali sono pensati per rendere l’esperienza in sala ancora più coinvolgente. “Con chiunque tu sia, punta sul cinema!” è un invito rivolto al pubblico per tutto il periodo precedente a San Valentino, per promuovere il grande schermo come la più originale delle esperienze dedicate. Con una proposta che mette insieme la qualità della proposta con una serie di iniziative dedicate, gli UCI Cinemas di Torino confermano, ancora una volta, che la sala è il posto migliore dove andare per questa festività. Il messaggio di questa campagna è “Gioca bene le tue carte”, e rende bene l’idea del regalo perfetto per questa occasione, la UCI Cinemas Gift Card, ideata per sorprendere tutti e che racchiude la magia del cinema in una sola card, offrendo la possibilità di vivere al meglio l’esperienza del grande schermo. Le Gift Card sono acquistabili solo al cinema, nelle versioni da 15-30-50 euro. La programmazione prevede il 5 febbraio “Hamnet – nel nome del figlio”, diretto da Chloé Zhao e interpretato da Jessie Buckley e Paul Mescal, che ha già ottenuto importanti riconoscimenti internazionali conquistando al Golden Globe il premio come Miglior Film Drammatico e Miglior Attrice protagonista per Jessie Buckley. Il 12 febbraio si prosegue con “Cime tempestose”, che porterà sullo schermo il romanzo più famoso di Emily Brontë, una delle storie d’amore tra le più intense e travagliate della letteratura mondiale, diretto da Emerald Fennel e interpretato da Margot Robbie e Jacob Elordie, sarà accompagnato da un omaggio speciale per chiunque acquisti il biglietto nel primo weekend d’uscita: un segnalibro esclusivo pensato come simbolo di un’esperienza che continua oltre al cinema. Tra le nuove uscite, gli UCI Cinemas riportano alla ribalta alcuni film storici come “Pretty Woman”, diretto da Garry Marshall, con Julia Roberts e Richard Gere, che verrà proiettato presso UCI Cinemas Moncalieri e UCI Cinemas Torino il 9-10-11-14 febbraio prossimi, il classico intramontabile “Ghost” con Patrick Swayze, Demi Moore e Whoopie Goldberg, in sala solo il giorno di San Valentino. Per chi acquisterà online il biglietto per lo spettacolo del 14 febbraio ci sarà in regalo la cartolina di San Valentino.

Mara Martellotta

“Ritmi di Solidarietà – Una notte per le Donne”

Il ricavato dello spettacolo, in scena mercoledì 11 febbraio alle 21 presso le Fonderie Limone, sosterrà il progetto “Protezione Famiglie Fragili Oncologiche”

Il palcoscenico delle Fonderie Limone si illumina per un evento che unisce arte, impegno civile e speranza: mercoledì 11 febbraio alle 21 infatti, andrà in scena “Ritmi di Solidarietà – Una notte per le Donne”, una serata di danza, passione e sensibilizzazione dedicata alla memoria di Cristina Golin, coreografa recentemente scomparsa e autrice, tra l’altro, della coreografia del video promozionale delle Olimpiadi invernali di Torino 2006.

L’evento, quindi, vuole essere non solo un omaggio artistico, ma anche un momento di profonda riflessione e un omaggio alla coreografa torinese. L’iniziativa sottolinea la missione del Comune di Moncalieri, da sempre aperto e pronto ad accogliere eventi che mettano al centro la comunità e il suo benessere collettivo.

Proprio su impulso dell’amministrazione comunale è nata la preziosa rete tra le associazioni coinvolte: Andos, Donna Tea, VITA, in collaborazione con Eclectica e Adriana Cava Dance Company. Grazie al contributo del Comune di Moncalieri e di Vol.To, dimostra come la collaborazione sia la chiave per sostenere i più fragili.

Un sostegno concreto alle famiglie, dove l’intero ricavato della serata sarà devoluto al progetto “Protezione Famiglie Fragili Oncologiche”, un’iniziativa fondamentale per offrire supporto ai nuclei familiari che affrontano la sfida della malattia in condizioni di fragilità.

Il pubblico sarà accolto con un cocktail di benvenuto curato e offerto dall’osteria La Cadrega, un gesto di ospitalità per iniziare insieme una serata all’insegna della condivisione. La Presidente di Andos Torino, Fulvia Pedani, desidera esprimere un profondo ringraziamento al sindaco di Moncalieri Paolo Montagna e a tutta l’amministrazione comunale, per «aver accolto con estrema sensibilità la nostra proposta».

E ancora, la presidente rimarca come «il sostegno del Comune non è stato solo formale: la decisione di concederci gratuitamente il Teatro Fonderie Limone rappresenta un atto di generosità concreto che ci permette di destinare ogni singolo euro raccolto direttamente al nostro progetto comune con le associazioni. Un ringraziamento speciale va anche a Vol.To, il cui prezioso contributo per la copertura di una parte dei costi del service è stato fondamentale per la riuscita dell’iniziativa. L’evento è la dimostrazione di come la collaborazione sinergica tra associazioni, enti del terzo settore e istituzioni possa generare un impatto reale e tangibile sul territorio».

L’iniziativa gode, oltre al patrocinio e contributo del Comune di Moncalieri e Vol.To, anche dei patrocini gratuiti del Consiglio Regionale del Piemonte, della Consulta Regionale Femminile e degli Stati Generali Prevenzione e Benessere, Azienda Zero e della Rete Oncologica.

Nella prima parte della serata dal titolo “Note d’autore” si esibirà la Compagnia Adriana Cava Dance Company. L’elemento principale sarà la scelta accurata di brani musicali di autori di qualità italiani e stranieri. La danza e la musica daranno vita a coreografie ricche di emozioni, di passione, di gioia e di spiritualità, che metteranno in risalto l’armonia dei corpi in movimento dei danzatori della Compagnia, con elementi di grande valore artistico ed espressivo.

Nella seconda parte della serata, Eclectica presenterà lo spettacolo “Orlando”, che racconta il viaggio di una protagonista condizionata da un contesto storico e da rigide norme di genere. Attraverso una trasformazione continua — da uomo a donna e da donna a uomo — Orlando attraversa il tempo, l’amore e la solitudine per emanciparsi dai ruoli imposti e affermare la propria libertà. La metamorfosi diventa così metafora della fluidità dell’identità, del cambiamento e della possibilità di essere, oltre ogni definizione sociale.

È possibile prenotare la partecipazione all’evento e sostenere il progetto con un’offerta minima consigliata di 15€.

Per informazioni è possibile telefonare ai numeri 375/8515743 oppure 329/7728192, o ancora scrivere una mail ai seguenti indirizzi: segreteria@andosonlustorino.it oppure info@adrianacava.it.

Licia Lanera porta in scena “Altri libertini”, tratto dal libro di Tondelli

Al teatro Gobetti, da martedì 10 a domenica 15 febbraio 2026, in scena Licia Lanera, vincitrice di quattro premi Ubu, che porta sul palco la pièce “Altri libertini”, diventando la prima, dopo la morte di Pier Vittorio Tondelli, autore dell’omonimo libro, a ottenere i diritti sul testo. L’opera, sequestrata per oscenità appena venti giorni dopo la pubblicazione, nel 1980, racconta una generazione di giovani perduti, rifiutati e squinternati. Sul palco, con Licia Lanera, Giandomenico Cupaiuolo, Danilo Giuva e Roberto Magnani. I tre racconti “Viaggio”, “Altri libertini” e “Autobahn” si intrecciano in un unico flusso narrativo dando voce alla rabbia e al desiderio che attraversarono gli anni Ottanta e che risuonano ancora oggi. Lo spettacolo diventa così un atto di appropriazione: Tondelli non esiste, se non nei corpi, nei gesti e nelle biografie degli attori, che attraversano con intensità quelle parole. Attraverso le riflessioni sull’influsso politico alla fine delle ideologie, Lanera restituisce la vitalità e le miserie di un’intera generazione, portando in scena una cronaca di quei tempi e dei suoi echi.

“Io e i miei compagni di viaggio ci siamo messi addosso l’etichetta di altri libertini –  scrive Licia Lanera – vitelloni nati nel secolo scorso, senza figli, animali notturni, con poca grazia nello stare al mondo, bestie solitarie terrorizzate dalla solitudine, incapaci di essere genitori, condannati a essere eternamente figli, figli dai capelli bianchi, con il drink in mano e la droga nel portafoglio da utilizzare in occasioni speciali. Dunque, questo spettacolo fugge dalla rappresentazione continuamente. Gli attori si appropriano di quelle parole, anche grazie a un periodo di prove durato un anno, e alla fine Pier Vittorio Tondelli non potrà che esistere attraverso le loro parole, biografie e gesti teatrali. Io, con il mio corpo in scena, sono lì ‘in borghese’, a combattere questa personale guerra alla rappresentazione. Sono lì a confondere, a ricordare allo spettatore che siamo in un teatro a rievocare i morti attraverso il corpo dei vivi. Siamo qui a memento della storia, a raccontare le miserie di una generazione che si perpetua sempre uguale da almeno quarant’anni”.

Il testo di Tondelli si articola in tre racconti famosi, che narrano di ragazzi fuori dagli schemi, con tanta voglia di scappare, utilizzando parole crude e vere che sembrano ancora scritte oggi. Sono le storie di chi vive ai margini, che salgono sul palco attraverso il corpo di cinque attori che non si risparmiano,. Il linguaggio è quello della strada, perfetto per raccontare un tempo in cui tutto sembrava possibile e disperato.

Teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino – dal 10 al 15 febbraio 2026 – info: www.vivaticket.com

Martedì, giovedì, sabato ore 19.30 / mercoledì, venerdì ore 20.45 / domenica ore 16

Mara Martellotta

Enjoybook, Beatrice Venezi per “Voci fuori dal coro”

L’incontro con Beatrice Venezi sarà arricchito dalla presenza dell’avvocato Anna Maria Bernardini De Pace e dal produttore Cesare Rascel

La splendida cornice del teatro Juvarra, a Torino, ospiterà giovedì 12 febbraio, alle ore 20.15, la seconda serata di “Voci fuori dal coro”, ciclo di sette appuntamenti organizzati da Enjoybook, che avrà come ospite il direttore d’orchestra Beatrice Venezi, che si racconterà al pubblico in un’atmosfera informale e coinvolgente, nel corso di una serata conviviale che non sarà soltanto ricca di emozioni, testimonianze e racconti autobiografici, ma costituirà anche un momento per gustare insieme un aperitivo accompagnato da un calice di bollicine. L’incontro con Beatrice Venezi sarà arricchito dalla presenza dell’avvocato Anna Maria Bernardini De Pace e dal produttore Cesare Rascel, figlio del noto attore e cantante Renato. Sarà un’occasione per conoscere meglio i protagonisti della serata in un contesto libero, dove la musica dal vivo creerà suggestioni e spunti per narrazioni personali, dalle passioni alle scelte di vita, dalle cadute alle rinascite, nella dimensione più autentica e senza filtri degli ospiti che si aprono a un confronto in un laboratorio di pensiero e sensibilità. Nel corso della serata, la band allieterà il pubblico con musica dal vivo in un viaggio coinvolgente tra le note, apprezzando il sottofondo musicale con il catering a disposizione.

Questa rassegna culturale rappresenta un format innovativo, capace di rompere le convenzioni tradizionali e di trasformare ogni serata in un’esperienza viva e partecipata. Qui il pubblico è parte integrante di ciò che accade, dialoga, si confronta, contribuisce a creare l’atmosfera.

Biglietti acquistabili al costo di 33 euro, di cui 3 euro devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo. È inoltre possibile acquistare il carnet a prezzo ridotto, e per i possessori della Rinascente Card usufruire di una promo. Informazioni e vendita al link

https://www.mailticket.it/evento/50972/voci-fuori-dal-coro

Mara Martellotta

Vite di cronisti che hanno incrociato la storia

Teatro Concordia

Giovedì 12 febbraio, ore 21

 

Francesco Repice

Ci vediamo alla radio

Vite di cronisti che hanno incrociato la storia

 

 

Lo sport e la radio sono fatti l’uno per l’altro. Se il racconto televisivo è corale, la radiocronaca è per voce sola, come soli sono i campioni delle imprese sportive da raccontare, far vivere, far sentire agli ascoltatori. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, come dice il Piccolo Principe, ma non ai piccoli grandi principi della voce via radio, destinati a rimanere per sempre nella scatola delle meraviglie della memoria.

Francesco Repice, storico cronista di Radio Rai, apre quella scatola delle meraviglie e accompagna gli spettatori in cinquant’anni di momenti indimenticabili in un intreccio tra musica e parole, immagini ed emozioni. Una galleria di eroi della radio, voci assolute e ribelli, capaci di trasmettere il potere della parola, il suo epos solitario. Sandro Ciotti, Bruno Gentili, Francesco Rosi, Bruno Pizzul, Victor Hugo Morales, Giampiero Galeazzi e molti altri. Amici, amici degli amici, maestri incontrati da Repice lungo la propria strada.

Lo spettacolo sfoglia le più gloriose pagine dello sport italiano arricchite di aneddoti unici; un album dei ricordi non esclusivamente sportivi che hanno segnato la storia di tutti. Se sono diventati momenti indelebili lo si deve alle voci che hanno dato appuntamento nel silenzio delle albe, delle notti, delle domeniche pomeriggio.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Giovedì 12 febbraio 2026, ore 21

Ci vediamo alla radio

Di e con Francesco Repice

Produzione Artespettacolo

Biglietti: intero 20 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Unione Musicale, Ensemble Armoniosa eseguirà musiche di Vivaldi

All’Unione Musicale il quarto concerto della serie ‘L’altro suono’, in  cartellone per lunedì 16 febbraio alle ore 20, si terrà eccezionalmente presso il Conservatorio Giuseppe Verdi, e non al teatro Vittoria come di consueto, per ospitare tutti coloro che vorranno celebrare  insieme all’Unione Musicale il 50esimo anniversario del metodo Suzuki in Italia, il sistema di educazione musicale in età precoce ideato dal giapponese Sinichi Suzuki, che ha formato generazioni di musicisti in tutto il mondo.
Per l’occasione si esibirà l’ensemble Armoniosa, formato da musicisti che in prima persona hanno beneficiato del metodo Suzuki per la loro formazione musicale.

“Il metodo Suzuki ha avuto un ruolo fondamentale nel nostro percorso, perché ci ha insegnato fin da subito che la musica è anzitutto ascolto e condivisione, prima ancora che tecnica o teoria. Crescere con questo approccio ci ha permesso di sviluppare uan sensibilità musicale naturale, una curiosità autentica e la gioia di fare musica insieme. Festeggiare i cinquanta anni del metodo Suzuki  in Italia con questo concerto risulta particolarmente significativo per noi perché rappresenta un’occasione per riconoscere quanto quell’approccio abbia segnato il nostro percorso artistico e quanto continui a rappresentare un modello prezioso per chi oggi inizia a imparare la musica”.
L’Ensemble Armoniosa è  nata quattordici anni fa nel contesto dell’Istituto Diocesano Liturgico-Musicale di Asti ed è diventato un punto di riferimento internazionale per la musica barocca.
Il gruppo è formato di soli cinque membri, il violinista Francesco Cerrato, i violoncellisti Stefano Cerrato e Marco Demaria, il clavicembalista Michele Bianchi  e l’organista Daniele Ferretti, che affrontano con maestria anche brani scritti per orchestra.

“Dal punto di vista interpretativo – raccontano i musicisti  – questa configurazione a cinque comporta sfide importanti, ogni parte è estremamente esposta e richiede una forte consapevolezza stilistica, un ascolto costante, un equilibrio molto raffinato. Contemporaneamente, però, proprio questa struttura offre una grande libertà espressiva e una straordinaria versatilità, permettendo di affrontare il repertorio barocco con una voce personale, coerente e al tempo stesso sorprendentemente ricca sul piano sonoro”.
Il concerto  è  dedicato all’arte di Vivaldi, a partire dalle celebri Stagioni, che saranno eseguite in prima assoluta  nella trascrizione appositamente creata dal maestro Barchi.

“Questa trascrizione – spiegano i musicisti dell’Ensemble – permette di esplorare nuove sfumature dinamiche e timbriche, accentuando il carattere teatrale  e quasi sperimentale  delle Stagioni, e rendendo ancora più evidente l’incredibile modernità  del linguaggio di Vivaldi. Per noi è un modo di aprire il concerto con un’opera iconica, offrendo al pubblic  una chiave di ascolto inedita, ma coerente con la nostra identità  e con la ricerca che da sempre  accompagna il lavoro di Armoniosa”.
Il programma torinese sarà completato dalla Sonata KV 47, dal Concerto N. 1 RV 383 a e dalla Sonata “La follia”, rimodellato seguendo una prassi tipica dell’età barocca che concepiva la musica come un organismo vivente, capace di adattarsi alle esigenze contigenti.

Mara Martellotta

Al teatro Colosseo Ranucci nel “Diario di un trapezista”

Sigfrido Ranucci, il giornalista RAI noto per le sue inchieste, approda al teatro Colosseo di Torino lunedì 9 febbraio per dar vita ad un racconto personale e intenso. Si tratta dello spettacolo “Diario di un trapezista”, che svela il lato più umano, fragile e segreto di un percorso professionale costruito su scelte prese spesso in pochi secondi, capaci di segnare una vita.
La scelta del titolo deriva da un suggerimento che Ranucci ebbe da Roberto Morrione, collega giornalista scomparso nel 2011 e fondatore di RAI News 24. “Se si diventa obiettivo di qualcuno bisogna passare al trapezio successivo perché in questo modo è  più complicato acchiapparti”, affermava Morrione.

Attraverso una narrazione diretta e coinvolgente al tempo stesso, Ranucci ripercorre storie e incontri decisivi che hanno accompagnato la realizzazione di alcune delle sue inchieste più importanti. Ed è così che emerge l’importanza di alcune persone rimaste nell’ombra, ma fondamentali, figure sorprendenti che hanno contribuito con le loro azioni a cambiare il corso degli eventi, da un tassista a un vagabondo, da una bodyguard a una vicepreside, da un rapinatore a una professoressa, tutti frammenti di un’umanità che diventano chiavi di lettura per comprendere i rischi e la responsabilità nel raccontare la verità.
Il ‘Diario di un trapezista’ rappresenta un viaggio tra giornalismo, memoria e coscienza civile, oltre che una riflessione sul destino, sulle scelte fatte e su quelle mancate, sull’eredità invisibile che ogni incontro lascia dentro di noi.
A questo racconto il teatro è  capace di dare uno spazio di condivisione e consapevolezza.

Mara Martellotta

“Ditegli sempre di sì”, la pazzia (e le risate) di Michele Murri

Domenica 8 al Gioiello ultima replica

Fu scritta nel 1927 per Vincenzo Scarpetta con il titolo Chill’è pazzo, un atto unico in dialetto napoletano, protagonista la maschera scarpettiana di Sciosciammocca; cinque anni dopo Eduardo la riprese, italianizzandola in due atti, tra cancellazioni e modifiche, diede corpo e anima al nuovo Michele Murri, facendo tuttavia confessare all’autore di non esserne particolarmente soddisfatto, meno equilibrio, sottotracce tralasciate, luoghi comuni che non lo convincevano. Infatti non troppe edizioni si ebbero in seguito per la commedia che la storia del teatro conobbe in maniera definitiva come Ditegli sempre di sì, inserita da una terza edizione del 1962, all’indomani di un passaggio televisivo, nella Cantata dei giorni pari, divertente intreccio – e non soltanto – attorno al mondo della pazzia.

Michele Murri, di professione commerciante, se ne torna a casa dopo un anno trascorso in manicomio, la sorella Teresa ha fatto di tutto per tenere ogni parente e vicino all’oscuro delle vere cause di quell’allontanamento, su richiesta del medico asseconderà in ogni cosa le parole e i desideri del fratello, al di là di ogni briciola di miglioramento che l’uomo possa presentare. Ma non è sufficiente dire sempre di sì, Michele travisa ogni situazione e immagina e confonde e ingarbuglia parole che arrivano a confondere le intenzioni e il vivere di tutti i giorni di quanti passano per la sua casa. Combina matrimoni, comprende come qualcuno abbia vinto un terno al lotto mentre al contrario costui sta per essere messo dentro per un ammanco di trentamila lire, crede con un ridicolo errore che un amico sia passato a miglior vita, facendogli recapitare una corona di fiori da parte del fratello con cui quello non parla da anni. Tutti rimangono coinvolti, fidanzate speranzose, la servetta che va e viene scombussolata per casa, un presunto attore pronto a declamare poemi al cuore della ragazza che vorrebbe impalmare, un amico che vorrebbe tranquillamente festeggiare il compleanno, Michele persino, che arriva a confondere la propria identità. A Teresa non resterà che ricondurlo “là”, in quel manicomio che ha sempre cercato di nascondere a tutti.

Un meccanismo di comicità dove ogni ingranaggio è al posto suo, quelli della risata che nascono facilmente, la sembianza della farsa pronta a farsi tragedia personale: laddove Eduardo guarda con attenzione e reverenza al suo maestro Pirandello, laddove rimpagina le corde di Ciampa, in special modo la civile, e richiude il protagonista dentro la propria pazzia, quasi un nuovo Enrico IV tra le sale del castello, nell’unica compagnia dei suoi armigeri. “Il pazzo è un sognatore da sveglio”, aveva detto Immanuel Kant, la voce di Eduardo, ad inizio spettacolo, ci avverte con un guizzo nuovo e tutto suo che “non c’è filosofia nella farsa che recito stasera, ma un personaggio della vita vera, un tal dei tali affetto da follia… allora è un dramma, mi direte voi, io vi rispondo è una tragedia nera, ma non è nostra, e la tragedia vera diventa farsa se non tocca a noi: divertitevi dunque”. Riandando di prepotenza a quell’umorismo, amaro seppur corrosivo, che è lo stesso delle pagine di Pirandello, l’imperativo – confessa il giovane regista Domenico Pinelli, fatto di genuinità e di autenticità in quel suo timore, nell’”inciampo” lo chiama lui, lui “giovane attore alla sua prima vera esperienza da regista” – ad andare oltre, a far proprie lezioni antiche facendo affiorare quell’amarezza che circola anche attraverso i sorrisi, dando maggior spessore ai piccoli o grandi personaggi, lasciando che ogni traccia s’espanda alla “condizione umana”, generalizzata.

Certo, le radici della farsa esistono, svilirle sarebbe come svilire quelle di Edoardo stesso: ma Pinelli vince la scommessa, come regista soprattutto vorrei dire, artefice di grande quanto rispettosa filologia, preciso indagatore del “sentimento” bacato del suo protagonista (e dei suoi compagni), delle verità e delle sovrapposizioni, della finzione e della vita stessa; mentre l’attore Pinelli si fa maschera eduardiana, s’abbandona a gesti precisi, a sospensioni ammiccanti di voce e di parole, a certezze che immediatamente divengono dubbi per ritornare verità sacrosante, a simpatici giochi di parole, il tutto con leggerezza e padronanza di grande mestiere. Gli viene spavaldamente, senza risparmio, appresso il suo compagno d’avventura Mario Autore (sue anche le musiche) – dico compagno ripensando a quell’altra loro avventura, lui Eduardo e Pinelli Peppino nel film di Rubini “I fratelli De Filippo”, di ormai cinque anni fa -, infaticabile autore/attore Luigi Strada, strapazzato dalla vita e dall’insuccesso, che sfogliando un variopinto e azzeccato trio delle risate e con la faticosa dicitura di una sua poesia d’amore si ritaglia momenti di vero apprezzamento e applausi a scena aperta. Con loro Anna Iodice come affettuosa e salvifica Teresa, Mario Cangiano come spaesato spasimante e tutti gli altri, dodici attori in scena, bello sforzo produttivo – con ogni rispetto pallido di fronte a quel “Sabato domenica e lunedì”, visto qui in settimana, per cui si sono rimboccati le maniche fior di Stabili e altri enti vari – per una produzione davanti alla quale il giovane Pinelli s’è visto tremare le vene e i polsi: ma l’operazione, tra grumi di tristezza e fragorose risate, lui, non passi le notti in bianco, non l’ha sbagliata davvero. Al Gioiello, ultima replica – ed è davvero un peccato – domenica 8 febbraio, ore 16. Applausoni alla prima, inconfondibili. Un consiglio, se amate il teatro, quello che vi rimette in sesto: andate e vedervelo e, come insisteva Eduardo, “divertitevi dunque!”. Di quanto ne abbiamo bisogno, lo sappiamo tutti.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Francesco Maria Attardi e Giulia Cher, alcuni momenti dello spettacolo.

Chris Obehi, stasera al Circolo sociale Jigeenyi

Tra gli eventi di punta del Black History Month di questo weekend, da non perdere

Ieri sera ai Musei Reali, all’interno delle celebrazioni del Black History Month, Chris Obehi ha incantato il numeroso pubblico intervenuto. Il suo concerto si è imposto come uno dei momenti più intensi della rassegna: non solo un’esibizione musicale, ma una testimonianza di vita potente. 

Prima di cantare, Chris Obehi ha scelto di condividere la propria storia. Nato in Nigeria nel 1998 come Christopher Goddey, cresce in un ambiente in cui la musica è presenza quotidiana e familiare: la madre che ogni domenica canta nel coro gospel della chiesa e il padre che, al rientro dal lavoro, mette sempre musica in casa, facendogli ascoltare Fela Kuti. È così che Chris respira fin da bambino un universo sonoro fatto di ritmo, voce e impegno, ben prima che la musica diventi linguaggio artistico consapevole.

Nel 2015 la sua vita cambia radicalmente. Costretto a fuggire dalle persecuzioni religiose di Boko Haram, intraprende il viaggio verso l’Europa seguendo una delle rotte migratorie più pericolose. La Libia è una tappa obbligata e violentissima: i lager, le torture, la sospensione dell’umanità. Poi il mare, attraversato su un gommone con circa cento persone a bordo, senza saper nuotare. Solo sessanta verranno tratte in salvo. 

È durante quella traversata che si consuma l’episodio destinato a segnare per sempre il suo cammino e quello di chi oggi lo ascolta. Chris tiene in braccio un bambino sconosciuto, cercando di consolarlo mentre lui stesso è stremato, con una gamba ustionata dal miscuglio di benzina e acqua salata. Viene scambiato per suo padre, e forse anche questo equivoco contribuisce a salvarlo. Intorno a lui, il mare si prende i suoi “fratelli”, uno dopo l’altro, inghiottiti dalle onde. Dalla nave dei soccorsi li vede scomparire uno alla volta, impotente.

A Lampedusa, giorni dopo, rivede quel bambino: è sereno, gioca a palla. In quel momento comprende che si sono salvati a vicenda. «Se non avessi salvato quel bambino, lui non avrebbe salvato me. E oggi non sarei qui».

La Sicilia diventa una seconda casa, Palermo il luogo della rinascita. Qui Obehi si forma come musicista, studia contrabbasso al Conservatorio e inizia a costruire una poetica sonora personale suonando la chitarra da autodidatta. Nel 2020 vince il Premio Balistreri e Favara e pubblica per 800A Records il suo primo album, OBEHI– “Mani d’Angelo” in lingua esan. Un disco che racconta il suo percorso umano e musicale, e che contiene Non siamo pesci, unico brano in italiano dell’album, ispirato al viaggio in gommone del 2015 e allo scampato naufragio, poi scelto come colonna sonora del documentario The Welcome Table del regista statunitense Josh Fox.

La sua musica è una fusione che restituisce il volto migliore della globalizzazione: un linguaggio senza barriere né confini, in cui l’afrobeat di Fela Kuti e i ritmi tradizionali africani dialogano con l’Europa e l’Occidente, dando vita a nuove soluzioni sonore. Obehiè anche un grande affabulatore: sul palco intreccia racconto e canzone, mescolando italiano, inglese, siciliano, la lingua della terra dove ha trovato una nuova vita e si è scoperto musicista.

Si esibisce sia da solista sia insieme ai musicisti siciliani con cui ha creato un quartetto esplosivo: Luca Trentacoste alla batteria, Fabrizio Malerba alle chitarre e Federico Mordino alle percussioni. Un progetto che negli anni lo ha portato su palchi importanti: dall’apertura del concerto di Bombino al Nomad Festival di Palermo, alla partecipazione all’Heroes Festival di Torino aprendo il live di Fatoumata Diawara, fino a condividere il palco con artisti come La Niña, Calibro 35 e Lucio Corsi. Il quartetto è stato anche invitato come main artist a chiusura del Kontakt Festival di Toruń, in Polonia.

Nel suo percorso figurano importanti festival siciliani – Mondo Sounds Festival a San Vito Lo Capo, Festivallead Agrigento – e significativi riconoscimenti, come la Targa SIAE – Giovane Autore a Musica Contro le Mafienel 2019. A fine 2021, grazie a un progetto sostenuto da Italia Music Export, riesce a tornare in Nigeria per registrare a Lagos un singolo insieme agli Egypt 80, la storica band di Seun Kuti e di suo padre Fela Kuti. Il brano, Actions and Consequences, esce nel febbraio 2022.

Nel 2025 partecipa al programma televisivo Dalla strada al palco su Rai1, duettando con Malika Ayane, e viene nuovamente invitato dalla Rai in occasione della Giornata dell’Africa per un concerto insieme a Fiorella Mannoia, Leo Gassmann e altri artisti di spicco della scena italiana.

Prima delle serate torinesi, il 5 febbraio Chris Obehi si era già esibito a Carmagnola e ha incontrato studenti in una scuola per raccontare la propria storia, un esempio di coraggio e determinazione che invita a comprendere e a creare empatia verso le storie dei migranti. 

Il concerto ai Musei Reali si è aperto così: con una storia capace di spezzare il pubblico in due, per poi ricomporlo attraverso la musica. E forse è proprio in questo passaggio, tra ferita e danza, che risiede la forza più autentica di Chris Obehi.

Stasera si esibirà al circolo sociale Jigeenyi in via Borgo Dora 3/o

Per prenotare consultare il sito https://www.blackhistorymonthtorino.it/

GIULIANA PRESTIPINO