SPETTACOLI- Pagina 2

Prato inglese, debutta “Le allegre comari di Windsor”

 

Per la regia di Marta Cortellazzo Wiel. E  “Come vi piace” per la direzione di Giulia Odetto al teatro Carignano

Si rinnova anche quest’anno la proposta estiva del Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale per la stagione 2025-2026, dal 18 giugno al 12 luglio prossimi, con “Prato inglese. Sere d’estate con il teatro di William Shakespeare “, un’iniziativa dedicata ai grandi classici shakespeariani,  portati in scena in un contesto e in un’atmosfera più informali e insoliti.
Il progetto quest’anno prevede due commedie: “Le allegre comari di Windsor” , diretto da Marta Cortellazzo Weil, e “Come vi piace” per la regia di Giulia Odetto, entrambe tradotte e adattate da Diego Pleuteri. Si tratta di due testi ironici, che attraversano momenti diversi della produzione shakespeariana, da un lato la quotidianità grottesca e irresistibile delle borghesi di Windsor, dall’altro la libertà fiabesca e pastorale della foresta di Arden. Saranno in scena, tra gli altri, Lorenzo Bartoli, Teresa Castello, Christian Di Filippo, Matteo Federici, Jacopo Ferro, Josef Gjura, Celeste Gugliandolo, Anna Manella, Stefania Medri, Marta Pizzigallo, Michele Schiano di Cola, Marcello Spinetta. Anna Varaldo firma le scene, Giovanna Fiorentini i costumi.

“Intendo ambientare questa versione di “Allegre comari di Windsor” – spiega la regista Marta Cortellazzo Weil – nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Sono anni in cui si vive un momento florido e la classe borghese, di cui fanno parte le protagoniste e i loro mariti, non ha alcun bisogno di affermarsi, ha tutto a portata di mano e di conseguenza diventa improduttiva. Cosa fa? Niente. Si annoia. Ed è proprio la noia il motore che spinge Alice Ford e Margaret Page a decidere di vendicarsi del signor John Falstaff il quale, per poter tentare un’ascesa sociale, le inganna con una lettera d’amore, scritta ad entrambe senza cambiare una sola virgola. Di certo sono ferite nell’orgoglio, ma la verità è che le due donne non vedono l’ora di poter far qualcosa. Finalmente la loro noia potrà essere spezzata via da un vero e proprio piano studiato per potersi vendicare di Falstaff, in questo caso un generale  che si vanta di aver partecipato alla seconda guerra mondiale, mentre è  rimasto seduto dietro alla scrivania  a reclutare uomini che andassero in guerra. In questo mondo chiuso e disinteressato, si staglia la figura di Anne Page. Lei e il suo innamorato Felton sono coloro che, spinti dalla curiosità di guardare fuori, decidono di fuggire da quel mondo così ottuso. In questa riscrittura, dunque, rappresentano coloro che parteciperanno alle rivoluzioni dell’epoca, in particolare a quelle del ’68, alla ricerca di nuovi modi di pensare, nuovi valori, nuove versioni della società, nuovi stili di vita, prendendo le distanze dal passato e dalla cultura dominante, con un impulso proiettato verso l’esterno e verso il futuro”.

“La foresta, questo luogo che pensiamo e chiamiamo selvaggio – spiega la regista di “Come vi piace”, Giulia Odetto –  dove i sensi  si amplificano e l’ignoto prende spazio e dove è facile percepire la propria vulnerabilità  e perdere il controllo, lo sguardo si smarrisce, diventa frenetico, cerca i raggi del sole tra tutte quelle fronde e scopre, forse per la prima volta, cosa accade quando la luce, deviando e rimbalzando, rende sfumati i contorni delle cose. Ho scelto di lavorare su “Come vi piace” attratta da una storia di amore appassionante, quello tra Clelia e Rosalinda, due amiche che crescono insieme, attraversano sfide, desideri, identità  e, pur cambiando, rimangono insieme.
Dentro questo paesaggio, in cui i corpi si mischiano, le identità slittano e le gerarchie si confondono, si fa spazio una domanda: come si ama?
Il testo fornisce una semplice risposta: come vi piace. Esistono tantissime forme di amore in questa commedia e mi piacerebbe che, uscendo dal teatro, il pubblico si sentisse un poco più incoraggiato ad essere e amare come gli piace, ma anche consapevole della necessità di conoscersi a fondo,  forse perdendosi nelle proprie selve oscure, per capire davvero cosa piace ed evitare di ritrovarsi a recitare una parte assegnata, che può essere indesiderata.
In “Come vi piace” non c’è magia, eppure la commedia è  attraversata da eventi e sorpresa che, ancora oggi, possono apparire rari e miracolosi. Ne è un esempio il finale affidato, cosa insolita nei classici, ad un personaggio femminile. Per quanto questa rarità mi emozioni, sento che il bisogno di avere un’ultima parola sia un retaggio da abbandonare. Voglio provare a non chiudere il discorso, a lasciare la foresta e il palcoscenico , il nostro mondo, in movimento, in divenire”.

Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino
Biglietteria Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino
Telefono 0115169555
Email biglietteria@teatrostabiletorino.it
Orari: da martedì  a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.

MM

Occit’amo Festival celebra la festa di Sant Joan

Con la grande Orchestra Occitana a Saluzzo e la salita in musica al Roccere

Sabato 20 giugno, a Saluzzo, e domenica 21 giugno in Val Maira e Val Varaita, nell’ambito del festival Occit’amo si terrà la due giorni di celebrazioni del solstizio d’estate, dedicata a Sant Joan. In realtà, questa tradizione rappresenta un’usanza particolarmente sentita anche in Catalogna, nelle isole Baleari e ad Alghero.

Sabato 20 giugno, sotto l’Ala di Ferro di piazza Cavour, a Saluzzo, alle 21, oltre un centinaio di musicisti andranno a formare la Grande Orchestra Occitana, dando vita a un sorprendente concerto. Domenica 21 giugno, nel pomeriggio, avrà luogo la tradizionale salita alla vetta Roccerè, accompagnata da musiche e canti che prenderà il via da due diverse parti: alle 13 da Sant’Anna di Roccabruna, in Val Maira, e alle 14 dal Santuario di Val Mala, in Val Varaita, per ricongiungersi al Colle della Ciabra e affrontare l’ultima parte del percorso insieme. A seguire, musica, canti e danze occitane dalla croce del Roccerè. Entrambi gli eventi sono a ingresso libero e gratuito.

Per maggiori informazioni, visitare il sito www.occitamo.it

Mara Martellotta

Tosca, eroina tragica, in scena al Teatro Regio di Torino

In scena al Teatro Regio di Torino il nuovo allestimento del capolavoro di Giacomo Puccini, “Tosca”, per la regia di Stefano Poda, con il direttore musicale Andrea Battistoni sul podio per l’ultima produzione della stagione

Al Teatro Regio, da venerdì 12 a domenica 21 giugno, sarà in scena Tosca, con la visione totale di Stefano Poda per il nuovo allestimento del capolavoro di Giacomo Puccini. Stefano Poda firmerà regia scene, luci, costumi e coreografia. Sul podio dell’Orchestra, del Coro e del Coro di Voci Bianche del Regio sarà il Direttore Andrea Battistoni. Protagonisti saranno tre solisti di fama internazionale: Chiara Isotton, Martin Muehle e Roberto Frontali. I cori saranno istruiti da Gea Geratti Ansini e da Claudio Fenoglio. Collaboratore alla regia sarà Paolo Giani Cei.

Dopo il recente successo de “La Juive”, che ha ottenuto il Premio Abbiati 2023, Stefano Poda ritorna il palcoscenico del Regio, sugellando un legame artistico profpmdomche ha dato vita a produzioni oniriche memorabili come il Thaïs del 2008, Leggenda del 2011, Fausto del 2015 e Turandot del 2018. In questa nuova coproduzione con l’Abay, Kazach, National Opera, il,regista firma uno spettacolare allestimento capace di meravigliare per la forza simbolica e l’inconfondibile estetica visionaria, compiendo un’opera radicale spogliando il capolavoro di Puccini dai clichè storici per restituirlo alla sua dimensione di dramma universale e rito collettivo.

Tosca viene concepita come una grande installazione contemporanea dedicata alla romanità; la scena è dominata da una materia imponente di marmo e simboli, arricchita da reperti trasformati in ologrammi, in un dialogo costante tra archeologia e contemporaneità.

“Il mondo visivo dello spettacolo si fonda su un forte dualismo storico e simbolico – dichiara il regista Stefano Poda – da un lato il Settecento, l’universo dell’Ancien Regime, con le sue gerarchie e il suo splendore ormai corroso, rappresentato da Scarpia, figura di potere decadente, di in mondo destinato a dissolversi. Dall’altro lato c’è l’Ottocento nascente, portatore di nuove idee politiche, modernità e cambiamento, incarnato simbolicamente da Cavaradossi”.

Floria Tosca compie la sua parabola di eroina tragica, e la sua vicenda privata viene stimolata da un meccanismo di potere che Puccini traduce in una partitura di spietata modernità. Si tratta dello scontro tra la brama del vecchio mondo e l’anelito di una modernità nascente, che si risolve in un finale dirompente.

“Per restituire Tosca alla sua vera universalità – spiega Stefano Poda -il regista dal palcoscenico deve imparare a disimparare, cosiccome lo spettatore non deve solo vedere, ma ascoltarsi e vedersi”.

Per il direttore musicale Andrea Battistoni, Tosca costituisce un vertice musicale italiano, capace di anticipare logiche narrative moderne attraverso una perfetta fusione tra musica, parola e ritmo teatrale.

“Si tratta di un’opera che sento visceralmente – dichiara Andrea Battistoni, sottolineando come la capacità di Puccini di reinventare il genere per il nuovo secolo provochi una tensione emotiva inesorabile”.

Chiara Isotton, che interpreta il personaggio di Tosca, è un soprano di autentica scuola italiana che padroneggia il ruolo con vocalità morbida e presenza scenica magnetica, fondendo temperamento e raffinata sensibilità. Martin Muehle, nel ruolo di Cavaradossi, è interprete di riferimento per il repertorio drammatico spinto. Presta la sua voce brunita a un pittore rivoluzionario di nobile intensità. Il vertice del ruolo baritonale è rappresentato da Roberto Frontali, nel ruolo di Scarpia, che domina la scena con autorevolezza, rendendo il personaggio impeccabile e dalla gelida eleganza . L’opera sarà presentata mercoledì 3 giugno, alle ore 18, presso il Piccolo Regio Puccini nel corso della conferenza-concerto condotta dalla giornalista Susanna Franchi, a cui interverranno il direttore musicale Andrea Battistoni e il regista Stefano Poda. In questa occasione, il Polo Culturale di Marengo, insieme all’Unione Giornalisti e Comunicatori Europei, consegnerà ai due artisti la medaglia di Marengo, che celebra la loro interpretazione del capolavoro pucciniano evidenziando il legame profondo tra la vittoria di Napoleone del 14 giugno 1800 e il libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.

Ingresso libero

Info: www.teatroregio.torino.it – biglietteria@teatroregio.torino.it – info@teatroregio.torino.it – 011 8815241

Orari da lunedì a sabato ore 11-19 / domenica ore 10.30-15.30 e un’ora prima degli spettacoli.

Mara Martellotta

Si conclude a Susa “Regie Armonie Lungo la Via Francigena”

Il 20 giugno prossimo, alle 21, si concluderà la stagione 2026 di “Regie Armonie Lungo la Via Francigena” presso la maestosa cornice della cattedrale di San Giusto, sita in piazza San Giusto, a Susa. La città di Susa conserva uno straordinario patrimonio monumentale di epoca romana e medievale. Nella storica cattedrale di San Giusto si terrà un concerto capace di porre in risalto le sonorità dell’imponente organo presente in controfacciata. L’iniziativa si avvale della partecipazione della cattedrale di San Giusto, del Rotary Club Susa e Val Susa, del Patrocinio e del sostegno del Comune di Susa. Il progetto esecutivo e artistico dei concerti lungo la via Francigena è a cura dell’Associazione Itinerari Musica in collaborazione con i comuni di volta in volta interessati, e si avvale del patrocinio e del contributo del Consiglio Regionale della Regione Piemonte, del patrocinio dell’Unione Montana Valle di Susa, del patrocinio e contributo dell’amministrazione comunale di Avigliana, Buttigliera Alta, Sant’Ambrogio, Chiusa di San Michele, Villardora e Susa. Partner dell’iniziativa è l’Associazione Culturale Organaglia, e in qualità di media partner la web TV Solo Classica Channel.

Sabato 20 giugno si esibiranno Luca Bendicti all’organo e Alberto Barletta al flauto traverso. Alberto Barletta è già primi flauto dell’orchestra Toscanini di Parma ed è stato primo flauto dell’Orchestra Scarlatti di Napoli e dell’Orchestra della RAI di Roma. Luca Benedicti collabora in qualità di organista con l’OSN Rai dal 2004, con la quale ha inciso nel 2022 la trilogia romana di Respighi e nel 2025, dello stesso compositore, la “Sinfonia drammatica” e “Vetrate di chiesa”, sotto la direzione del maestro Robert Treviño. Nel 2026 è stato invitato a tenere concerti a Lubecca, Hannover, Magdeburgo e Varsavia. È presidente dell’Associazione Itinerari in musica.

Mara Martellotta

Tullio Pinelli, il nobile “gentilissimo” che non fu solo lo sceneggiatore di Fellini

Un omaggio curato da Distretto Cinema

 

“Quando parla della Lux nei cui ambulacri era ospite fisso in attesa di riscuotere le rate delle sceneggiature, Fellini ricorda un andirivieni di attrici, attori, registi, sceneggiatori, gente della produzione. È proprio alla ‘Lucchessefilme’ (come viene chiamata in gergo cine-romanesco – la Lux Film invenzione e proprietà dell’industriale biellese Riccardo Gualino, ndr) che il nostro incrocia un signore smilzo dal profilo aguzzo, compassato, gentilissimo: Tullio Pinelli. È avvocato civilista, ma ha chiuso lo studio a Torino per scendere a Roma con moglie e quattro figli attratto dalla sirena del cinema. Si conoscono di vista, quando un giorno verso la fine del ’46 si sorprendono a leggere lo stesso giornale appeso a un’edicola. Nasce un’amicizia che diventa subito un’associazione artistica”. Così l’incontro di un futuro regista e di quello che sarà il “suo” sceneggiatore, non certo il solo in una collaborazione che sarà avviata e cessata e ripresa, nelle pagine di “Fellini”, autore Tullio Kezich, la più bella certo, e affettuosa e autorevole, biografia che sia stata scritta sull’autore riminese.

Non fu soltanto il “suo” sceneggiatore. È stato un uomo, Tullio Pinelli, che ha attraversato un intero secolo (era nato a Torino nel 1908, morì a Roma nel marzo 2009), storico e letterario e cinematografico, discendente da una antica e nobile famiglia che tra gli altri avrebbe dato allo Stato il generale di fanteria Ferdinando Pinelli, inviato a reprimere il banditismo calabrese dopo l’Unità; prima un ragazzo cresciuto nel d’Azeglio di Augusto Monti, a fianco di Pavese e di Massimo Mila, di Norberto Bobbio e di Leone Ginzburg, un drammaturgo promettente che esordì con una commedia dialettale, messa in scena nel ’32 dal giovane Macario, “‘L sofà d’la Marchesa ‘d Mômbarôn”, poi capace di mettersi sotto l’occhio attento della critica con “I padri etruschi” (settembre 1941) e vari altri titoli, drammatici o di carattere fortemente spiritualistico, costretto a ritirarsi momentaneamente dalle scene e, durante il conflitto, a partecipare alla Resistenza contro fascisti e tedeschi, prima nel Grossetano poi sulle alture nei pressi di Alpignano, dove ebbe a trattare la resa di 40 militari della Divisione repubblichina Monterosa, difendendoli da quelle formazioni partigiane che ne avevano già deciso la fucilazione.

Non fu soltanto il “suo” sceneggiatore, decretando in gran parte il successo – immediato o ripensato dai critici e soprattutto dal pubblico dopo gli inizi – di “Luci del varietà” e dello “Sceicco bianco”, dei “Vitelloni” e della “Strada” e del “Bidone”, delle “Notti di Cabiria” e della “Dolce vita” e di “8 1/2”, di “Giulietta degli spiriti” del ’65 per arrivare dopo la lunga ventennale interruzione a “Ginger e Fred” (1986) e alla “Voce della luna” con cui Fellini si sarebbe accomiatato dal cinema. Tullio Pinelli fu altresì lo sceneggiatore di Mario Soldati, di Lattuada e Germi, di Pietrangeli e Bolognini, di Liliana Cavani per “Francesco” e “Galileo”, per De Sica e Monicelli.

Termina oggi un omaggio curato da Distretto Cinema in collaborazione con il Museo del Cinema, che ha coinvolto anche il figlio Carlo Alberto, dal titolo “Grand Tour – Omaggio a Tullio Pinelli” e che ha visto interessati nelle scorse serate i centri di Cuorgnè con la proiezione del cult “Amici miei”, film di Mario Monicelli, sceneggiato da Pinelli (l’intera rassegna è stata curata da Fulvio Paganin), un’importante occasione per approfondire il legame autentico tra lo sceneggiatore e il territorio canavesano, e di Pianezza con la visione di “89 e mezzo”, l’intimo documentario firmato proprio da Carlo Alberto Pinelli, che ha presenziato in sala, dedicato alla figura del padre.

 

Oggi giovedì, giornata finale dell’omaggio, verranno proiettati al cinema Massimo “Adua e le compagne” di Antonio Pietrangeli (alle 15,30) e “La strada” (alle 20,30) mentre alle 18 si potrà assistere a “Napoli – New York”, un vecchio progetto di Fellini e Pinelli mai girato e ripreso da Gabriele Salvatores soltanto nel 2024, una storia ambientata nell’immediato dopoguerra, tra le macerie di una Napoli in completa miseria, dove i protagonisti sono i giovanissimi Carmine e Celestina, che tentano di sopravvivere in mezzo a mille prove e disavventure. Il loro imbarco clandestino li farà arrivare a New York, trovare una famiglia e unirsi ai tanti emigranti che già hanno raggiunto gli States. Diceva Salvatores, a seguito del ritrovamento da parte dello sceneggiatore in “un baule pieno di scartoffie”: “Già solo il fatto di essere venuto in possesso di una storia scritta da Federico Fellini e Tullio Pinelli, di cui si sapeva poco o niente, mi è sembrato meraviglioso… Come fare a non lasciarsi coinvolgere? Una storia che risale alla fine degli anni Quaranta, ispirata a una storia vera, raccontata come una favola. E scritta in un momento di passaggio per il nostro cinema: tra il neorealismo, la commedia all’italiana e i primi tentativi di un cinema più fantastico.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, Tullio e Carlo Alberto Pinelli; la serata del ricevimento dell’Oscar per la strada”, cena a casa Pinelli, con Fellini e Paolo Stoppa.

Hiroshima Sound Garden accende giugno tra cultura, musica e impegno sociale  

La settimana di Hiroshima Sound Garden si apre all’insegna dell’arte come trasformazione dello spazio pubblico.

Lunedì 15 giugno il protagonista sarà Richi Ferrero, figura centrale della ricerca artistica torinese, al centro dell’incontro “Dal teatro di ricerca all’arte pubblica”, occasione per presentare il volume a lui dedicato, curato da Cristina Natta-Soleri per Allemandi Editore.

Da oltre cinquant’anni Ferrero attraversa discipline e linguaggi, costruendo un percorso che intreccia teatro sperimentale, installazioni urbane, arti visive e performance. Un viaggio creativo che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra arte e città, rendendo lo spazio pubblico un luogo di partecipazione e immaginazione collettiva. A dialogare con l’artista sarà Fabrizio Gargarone, mentre la serata si concluderà con le sonorità visionarie del trombettista avant jazz Ramon Moro.

Martedì 16 giugno il Garden diventerà invece teatro di un gesto simbolico e concreto dedicato alla memoria femminile. Nell’ambito delle iniziative per l’empowerment e il contrasto al pink-washing promosse dall’Università di Torino, sarà inaugurato il nuovo giardino musicale di Hiroshima Mon Amour, arricchito da installazioni ludico-musicali per l’infanzia grazie al progetto YOUTOO della Città di Torino  in collaborazione con l’Associazione Toponomastica Femminile, progetto 4EGE For an effective gender equality: certification and other best practices e Torino Città delle donne. Al centro dell’iniziativa, la scelta collettiva del nome del giardino tra tre figure che hanno cambiato la storia dell’innovazione e della creatività: Daphne Oram, pioniera della musica elettronica; Clara Rockmore, virtuosa del theremin; Ada Lovelace, considerata la prima programmatrice della storia. Un’azione di arte pubblica che intreccia cultura, cittadinanza e parità di genere, culminando nel concerto dell’arpista CECILIA.

La serata proseguirà poi con il Comedy Garden e lo spettacolo Dopo Cristo di Tiziano Labella. Il comico romano, forte di un percorso internazionale nella stand-up comedy, porterà sul palco un monologo che alterna ironia tagliente, osservazione sociale e riflessioni personali, trasformando il quotidiano in materiale comico capace di parlare a tutti.

Mercoledì 17 giugno spazio invece a mareAmare, l’ambizioso progetto multidisciplinare ideato e diretto da Nicolò Piccinni. Nato dall’incontro tra musica, letteratura e teatro, il lavoro prende forma in un libro illustrato, un concept album e uno spettacolo dal vivo che racconta il bisogno umano di trovare un senso nelle proprie inquietudini. Tra canzoni eseguite dal vivo, immagini, narrazione e suggestioni sceniche, mareAmare accompagna il pubblico in un viaggio emotivo che attraversa perdita, trasformazione e rinascita. Una riflessione poetica sul nostro tempo e sulle realtà, reali o immaginate, in cui cerchiamo rifugio per comprendere noi stessi. La serata assume inoltre un importante valore sociale: l’ingresso sarà gratuito a fronte della donazione di almeno tre paia di mutande nuove, destinate al progetto “Non Lasciateci in Mutande” della Società di San Vincenzo De Paoli. Un gesto semplice ma concreto che trasforma la cultura in occasione di solidarietà, confermando la vocazione di Hiroshima Sound Garden a essere non soltanto luogo di spettacolo, ma spazio di comunità, incontro e partecipazione.

Valeria Rombolà

“Guerra”, la nuova stagione teatrale 2026-2027 del TPE – Teatro Astra

La prossima stagione teatrale 2026-2027, che debutterà al teatro Astra di via Rosolino Pilo 6, a Torino, presenta un titolo particolarmente attuale, “Guerra”, prodotta dal Teatro Piemonte Europa. Prosegue, così, con il tema della guerra il triennio firmato dal direttore artistico Andrea De Rosa, reduce dal grande successo di pubblico e critica ottenuto dalla rassegna appena conclusa, intitolata “Mostri”. Le persone, e le molteplici identità che in esse si configurano, sono al centro di questo percorso che, con la stagione “Guerra”, cercherà di rispondere, attraverso il grande gioco del teatro, a due domande fondamentali che riguardano l’identità collettiva: “in che modo veniamo cambiati dalla guerra?” e “Quale guerra si combatte nel mio spettacolo?”.

Il teatro diventa, così, la scena delle nostre dinamiche più intime che, da individuali, mutano in collettive, trasformando il soggetto nella rappresentazione della società o del popolo cui appartiene. Inoltre, con questa nuova programmazione 2026-2027, il TPE – Teatro Astra celebra i suoi primi vent’anni di attività, confermandosi un polo di riferimento, riconosciuto in ambito culturale non soltanto torinese, ma anche italiano.

“Della nostra proposta viene apprezzata la linea artistica coerente, con tematiche forti e concettuali che sottolineano un approccio culturale ambizioso – ha dichiarato il presidente Giulio Graglia – anche il pubblico dimostra di intercettarne i valori artistici con una risposta solida, sale gremite e tanti ‘sold out’. Siamo felici di registrare un incremento complessivo degli abbonamenti sottoscritti e un +6% di pubblico, di cui il 15% composto da giovani under 30, che indica un prezioso lavoro di coinvolgimento dei nuovi spettatori. In questo secondo anno da presidente del TPE mi fa piacere confermare la prosecuzione di una serie di appuntamenti che inquadrano l’ente in una posizione strategica e centrale nell’ambito delle attività teatrali cittadine, aprendo le porte del teatro ai tanti e tante operatori e operatrici del territorio. Un ringraziamento speciale va alle istituzioni che ci accompagnano lungo il cammino, ovvero MiC, Regione Piemonte e Città di Torino; alle fondazioni che ci sostengono, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT; al partner del progetto, Intesa Sanpaolo. Un sentito ringraziamento, altrettanto importante, lo rivolgo a tutto lo staff del TPE, esperto e preparato”.

Il progetto artistico della stagione 2026-2027 non intende limitarsi a una mera rappresentazione del conflitto inteso come fatto storico o geopolitico, ma vuole aprire i suoi orizzonti alle trasformazioni causate dalla guerra, strumento e dimensione di disvelamento e lacerazione. In questa cornice, il teatro viene concepito come luogo privilegiato non per “risolvere” i macro-problemi del mondo, ma per indagare con precisione e crudeltà ciò che accade ai corpi, alle coscienze, alle relazioni.

“Eraclito definiva ‘pòlemos’ il conflitto, padre di tutte le cose – dichiara il direttore artistico Andrea De Rosa – la guerra è davvero il nostro destino o una legge inevitabile dell’essere umano? Dobbiamo accettare che il passaggio attraverso la distruzione sia l’unica via per ritrovare una tensione generativa, un’occasione di trasformazione? La nostra stagione teatrale attraversa queste domande senza semplificarle, mettendo in dialogo testi classici e contemporanei per interrogare la guerra in quanto potente forza che abita sia l’individuo sia la collettività”.

Il direttore Andrea De Rosa ha inoltre ricordato le parole del generale Wellington, colui che sconfisse Napoleone Bonaparte a Waterloo nel 1815: “Subito dopo le battaglie perse, la più grande vergogna per un soldato sono le battaglie vinte”. Parole che mettono in evidenza l’orrore e il male della guerra, un senso della vergogna che può essere percepito fortemente ogniqualvolta ci si ritrovi di fronte al massacro o all’omicidio.

“Astenendosi da qualunque tentazione di pacifismo o bellicismo – conclude Andrea De Rosa – bisognerebbe ricordare a tutti le parole del grande generale: in qualunque guerra, anche i vincitori dovranno sempre provare vergogna. Questo il teatro lo sa fare. E lo deve fare”.

Ad aprire la stagione “Guerra”, dal 3 all’8 novembre prossimi, sarà “Preghiera. Tempi di guerra” del grande coreografo italiano Virgilio Sieni che, attraverso danze pacifiche, indica alternative al combattimento, quali l’impegno, l’attenzione, la forza di restare presenti e uniti attraverso il contatto e la vicinanza. Seguirà, dal 18 al 29 novembre prossimi, la nuova regia di Andrea De Rosa, dal titolo “Guerra civile”. Si tratta di un lavoro che nasce dal confronto con la “Pharsalia” di Marco Anneo Lucano, poema dedicato alla guerra civile tra Pompeo e Cesare, riscritto drammaturgicamente da Fabrizio Sinisi. Dall’1 al 6 dicembre prossimi andrà in scena “Quinto: non uccidere”, il nuovo spettacolo di Massimiliano Civica tratto da una sceneggiatura di Ernst Lubitsch. La figura storica che ha ispirato il personaggio di Lady Oscar troverà spazio nel lavoro che il regista Antonio Latella porterà sul palco del teatro Astra l’8 e il 9 dicembre, dal titolo “Oscar”. Il ricordo della tragedia del G8 di Genova verrà rievocato da “Sherpa”, testo di Roland Schimmelpfennig, interpretato da Giorgina Pi l’11 e il 13 dicembre prossimi. Il mito del pugile Leone Iacovacci rivivrà grazie allo spettacolo di Girolamo Lucania, dal 17 al 20 dicembre prossimi. “Heroes”, dal 26 al 31 dicembre, di Caterina Mochi Sismondi, spettacolo in cui il linguaggio del clown interagisce con il tema bellico, precederà il grande ritorno di “Dracula”, fiore all’occhiello della stagione 2025-2026 intitolata “Mostri”, dal 14 al 31 gennaio 2027. “sdisOrè”, monologo tratto da Testori, dialogherà con la pièce teatrale “Orestea” di Eschilo, in programma rispettivamente dal 2 al 21 febbraio e dal 17 al 28 febbraio, per la regia di Carmelo Rifici. Leonardo Manzan porterà in scena la pièce teatrale “La festa” dal 9 al 14 febbraio, nella quale la questione della guerra si intreccia con la pressione politica e con la presenza ingombrante dell’apparato russo. Seguirà “Lasciami andare, madre”, dal 6 al 14 marzo, per la regia di Valter Malosti, che torna al TPE a un anno di distanza dai suoi “Poemetti” shakespeariani. Dal 16 al 21 marzo è in programma l’amatissima tragedia “I Persiani”, di Anagoor e con la regia di Simone Derai. Paola Rota e Simone Paschitto porteranno in scena  una riscrittura di “Madre coraggio e i suoi figli” di Bertolt Brecht, dal 1⁰ all’11 aprile, in occasione del settantesimo anniversario della morte dell’autore.

La giovane drammaturga Caterina Marino, dal 13 al 14 aprile prossimo, porterà sul palco “La futura classe dirigente”, spettacolo costruito a partire dalle interviste fatte a bambini e ragazzi riguardo al loro futuro. La nota poetessa Mariangella Gualtieri, insieme all’artista torinese Lemmo, per la regia di Cesare Ronconi, porterà la parola poetica, in quanto rito vocale e musicale, con le letture di “Ruvido umano”, il 22 e 23 aprile prossimi. Chiuderanno la rassegna teatrale lo spettacolo “Risiko!”, un progetto innovativo di Alessandro Paschitto, dal 4 al 30 maggio, che verrà affiancato nelle stesse giornate da “La tribù del calcio balilla”, di Michele Eburnea e Rocco Placidi, in cui il biliardino diventa un simbolico campo di battaglia, finalizzato a far emergere i meccanismi invisibili che modellano la nostra identità. Il gioco viene dunque visto come momento di alleggerimento solo apparente, dietro al quale permane la riflessione sulle forme simboliche della lotta.
In aggiunta alla programmazione principale, in un’ottica di apertura e reciprocità, il TPE propone una serie di appuntamenti che completano l’offerta del nuovo anno: il festival delle Colline Torinesi, Palcoscenico Danza e la rassegna Porte Aperte.

Mara Martellotta

Estate Reale, un ricco programma per chi resta in città

I dieci anni dei Musei Reali di Torino , dal 12 giugno al 31 ottobre

Per chi rimane in città e per i turisti, i Musei Reali di Torino offrono un palinsesto culturale dal titolo “Estate Reale 2026. Una sera al museo”, che si sviluppa dal 12 giugno al 31 ottobre prossimo offrendo un ricco programma di aperture serali straordinarie con cui quest’anno, i Musei Reali, celebrano il decennario della loro istituzione. Concerti dal vivo, spettacoli dal vivo, teatro, letteratura, poesia e arti performative accompagneranno i partecipanti lungo un percorso che attraverserà architetture storiche, giardini, sale monumentali e spazi archeologici. Nel corso di tutta l’estate, i luoghi più suggestivi dei Musei Reali di Torino, dal teatro romano ai Giardini, dal Palazzo Reale alla galleria Sabauda, si trasformeranno in spazi d’incontro, capaci di accogliere pubblici diversi attardato esso esperienze culturali immersive, accessibili e trasversali. Tutti gli appuntamenti prevedono l’apertura straordinaria dalle 19.45 alle 23.30, con ultimo ingresso alle 22.45. Il biglietto speciale comprende l’accesso alla visita libera di una sezione museale, sempre diversa, è la partecipazione agli spettacoli in programma. Nel 2026 i Musei Reali di Torino celebrano il decimo anniversario della nascita del grande complesso di edifici, collezioni e spazi che, dal 2016, riunisce in un’unica sistema culturale realtà un tempo separate, come Palazzo Reale, Armeria Reale, Cappella della Sindone, Galleria Sabauda, Museo di Antichità, Biblioteca Reale, Sala Chiablese e Giardini Reali. Estate Reale 2026 si avvale del patrocinio della Città di Torino e del sostegno della Fondazione CRT, e dedica questa commemorazione attraverso i luoghi simbolo di Torino.

“La programmazione di spettacoli, appuntamenti serali e visite dedicate dei Musei Reali di Torino, rappresenta da dieci anni un modello di offerta culturale degli istituti autonomi del Ministero della Cultura – ha dichiarato PaolaD’Agostino, Direttrice Generale – anche quest’anno abbiamo sviluppato con i diversi partner dell’iniziativa un programma adatto a ogni fascia di età e pubblico. Chi trascorrerà l’estate in città o chi verrà a visitarla per pochi giorni, troverà un’offerta serale in più, per godere di un complesso monumentale unico al mondo, arricchito da programmi culturali diversi. Una programmazione dei Musei Reali di Torino per tutti e tutte. Durante queste aperture serali speciali, essi non diventano soltanto cornice suggestiva degli eventi, ma aprono sezioni diverse per incoraggiare sempre di più una scoperta o un approfondimento del loro immenso patrimonio”.

Estate Reale 2026 prenderà avvio venerdì 12 giugno con lo spettacolo “Storie vere al 97%- la X non è mai il punto dove scavare” di e con Alessandro Barbaglia e musiche di Stefano Cavanna. Si tratta di una serata in collaborazione con l’associazione Revejo e Apic, dedicata al racconto della disciplina archeologica attraverso il teatro e la divulgazione contemporanea, che si inserisce nell’iniziativa istituzionale GEA-Giornate Europee dell’Archeologia. Lo spettacolo è accessibile anche con traduzione Lis e sistemi FM con cuffie dedicate, e conduce il pubblico all’interno del Museo dell’Antichità, creando un dialogo tra ricerca archeologica, narrazione e ricerca culturale.

Sabato 21 giugno prossimo, in occasione della Festa della Musica, il Salone delle Guardie Svizzere dei Musei Reali ospiterà “Note di luce”, un concerti dedicato alle musiche di Ludovico Einaudi. Il dialogo tra pianoforte e archi accompagnato da un allestimento luminoso capace di trasformare lo spazio storico in un ambiente intimo e sospeso. La serata vede l’apertura straordinaria di alcuni tra gli ambienti più suggestivi del percorso di Palazzo Reale, co e l’appartamento dei Principi Forestieri, la Cappella della Sindone, la Cappella Regia e le Sacrestie.

Estate Reale torna a ospitare una rassegna musicale, giunta alla sua sesta edizione, dal titolo “Torino crocevia di sonorità”, realizzata in collaborazione con il Conservatorio Verdi di Torino, che quest’anno ruota attorno al sottotitolo “Note ritrovate, un manoscritto, una regina: i mille volti della musica”. Tutti i venerdì dal 26 giugno al 28 agosto, il teatro romano ospiterà una serie di concerti serali che spaziano dalla musica contemporanea al jazz, fino alle musiche cameristiche. Giovedì 16 luglio, la cornice dei Giardini Reali accoglierà il Gran Ballo d’Estate, una serata di musiche, danze e costumi d’epoca, ispirato alle grandi feste di corte ottocentesche, realizzato con l’associazione di Danza Torinese.

In attesa delle stelle cadenti, sabato 8 agosto, nei Giardini Reali del teatro romano, andrà in scena “La Notte di San Lorenzo”, in partnership con la Fondazione Club Silencio, che proporrà attività, installazioni artistiche e concerti a lume di candela. Sempre con Club Silenci, i Musei Reali ospiteranno il 5 settembre “Vendemmia Reale”, una visita serale ai Giardini Reali con musica e degustazione di vino condotte da esperti sommelier. Domenica 6 settembre, in occasione e del “Read a Book Day”, i Giardini Reali ospiteranno i poeti, un evento prodotto con l’associazione Liberi Pensatori Centro Studi Paul Valéry, per valorizzare il rapporto tra parola, paesaggio e patrimonio culturale attraverso letture di poesie, interventi artistici e momenti musicali pensati per coinvolgere il pubblico di tutte le età. Dal 26 giugno al 28 agosto, tutti i venerdì si terrà la rassegna culturale “Crocevia di sonorità, realizzata in collaborazione con il Conservatorio Verdi di Torino.

Gli appuntamenti di ottobre saranno due: mercoledì 14 ottobre, in occasione della Giornata Nazionale del Barocco Italiano, i Musei Reali di Torino accoglieranno un concerto dedicato alla musica barocca, in collaborazione con l’Accademia del Santo Spirito, accompagnato dall’apertura straordinaria della Cappella della Sindone, della Cappella Regia e delle Sacrestie. A chiudere la rassegna, sabato 31 ottobre sarà l’appuntamento intitolato “Samognos”, la vera storia di Halloween. Una serata tra archeologia e ritualità antiche per far scoprire o riscoprire al pubblico le origini storiche e culturali della tradizione di Halloween, con performance e narrazioni lungo un percorso che, dal Museo di Antichità, nelle sezioni Archeologia, a Torino, e Galleria Archeologica, viene a concludersi nei Giardini Reali, con danze e il suggestivo rito del fuoco per celebrare la fine dell’estate e l’inizio del nuovo anno.

Musei Reali di Torino – Piazzetta Reale 1

https://museireali.beniculturali.it/mr-to.eventi@cultura.gov.it

Mara Martellotta

“NOSTOS – Ritorno a casa”, in scena per Teatro Comunità in Festival 2026

XVII Edizione

Dal 13 giugno al 4 luglio 2026, Torino Nord (Falchera e Barriera)

Teatro Comunità in Festival, il progetto culturale e sociale ideato da Choros con la direzione artistica artistica di Maria Grazia Agricola, che da diciassette edizioni attraversa quartieri, scuole, biblioteche e piazze trasformandoli in luoghi di incontro, relazione e produzione culturale.


Il titolo scelto per l’edizione 2026, “NOSTOS – Ritorno a casa”, richiama il viaggio di ritorno di Ulisse nell’Odissea e diventa metafora di un percorso collettivo che mette al centro Torino Nord, i suoi abitanti e il ritorno simbolico al Teatro Marchesa, spazio storico, oggi al centro di un processo di rigenerazione urbana e culturale.

Il progetto nasce con l’obiettivo di accompagnare la riapertura del Teatro Marchesa valorizzandolo come futuro polo artistico e culturale di riferimento per il territorio. Nel corso del festival, spettacoli, performance itineranti, laboratori, incontri e stage di formazione coinvolgeranno scuole, giovani artisti, associazioni, biblioteche e cittadini in un grande racconto collettivo dedicato ai temi della memoria, delle trasformazioni urbane, dell’identità e delle nuove fragilità contemporanee.

«Con “NOSTOS – Ritorno a casa” vogliamo attraversare Torino Nord come si attraversa una grande biografia collettiva» dichiara Maria Grazia Agricola, Direttrice artistica di Choros. «Il teatro diventa uno strumento per ascoltare i territori, dare voce alle comunità, creare connessioni tra generazioni e immaginare nuovi futuri possibili»

Tra gli elementi centrali del festival vi sono il coinvolgimento diretto delle scuole e delle realtà territoriali, la collaborazione con l’associazione Sguardi e il progetto “Villaggio di Luci”, oltre alla valorizzazione di luoghi simbolici della periferia nord attraverso linguaggi teatrali, visivi e performativi.

PROGRAMMA

13 giugno 2026 – ore 11.30
Resta Viva – Performance teatrale
Cortile Cascina Marchesa, Torino
Performance teatrale dedicata al contrasto della violenza contro le donne. L’evento si inserisce nell’ambito dell’Open Day di Cascina Marchesa, dedicato alla valorizzazione degli spazi e delle realtà culturali che abitano il centro civico.

“Resta Viva”: Performance teatrale a cura di Maria Grazia Agricola.

La cultura della violenza fisica, psicologica, economica e sociale nei confronti delle donne è una cultura incapace di generare futuro: non lascia spazio all’innovazione, non fa crescere le nuove generazioni, non sa immaginare sviluppo. È una cultura che produce guerra e conflitto. Uscire dal buio è necessario, per le donne e per restare vivi tutti. La performance teatrale Resta Viva, a cura di Maria Grazia Agricola, porta in scena storie, racconti e visioni di ciò che accade alle donne e di un nuovo mondo possibile, evocati attraverso biografie e risonanze teatrali.

A CURA DI: Maria Grazia Agricola, Camilla Branda, Samuele Guzzo e Giorgio Maruccia.

In scena: Giuseppina Choc, Antonio Fenu, Samuele Guzzo, Enza Lasalandra, Mario Loforte, Giorgio Maruccia.

14 giugno 2026 – ore 17.30
Resta Viva – Presentazione progetto, podcast e performance
Biblioteca civica Don Lorenzo Milani – Via dei Pioppi 43, Torino

Un appuntamento dedicato alla riflessione sul tema della violenza di genere e alla promozione di una cultura fondata sul rispetto, sull’uguaglianza e sulla dignità della persona. L’incontro prevede la presentazione del progetto “Resta Viva”, promosso in collaborazione con la Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C., e del podcast “Non chiamatela fortuna”, ideato e curato da Daniela Magnetti e Daniele Scaglione.

A seguire, la performance teatrale Resta Viva, a cura di Associazione Chorós, con la regia e il coordinamento di Maria Grazia Agricola. Attraverso racconti, testimonianze e risonanze teatrali, lo spettacolo porta in scena storie di donne e prospettive di cambiamento, utilizzando il linguaggio del Teatro Comunità come strumento di consapevolezza, partecipazione e trasformazione sociale.

20 giugno 2026 – ore 21.15
Cosa resta di Giulietta – Performance teatrale itinerante
Falchera – Piazza Astengo, Falchera Vecchia e Giardini Biblioteca Don Milani
Spettacolo site-specific ispirato a Romeo e Giulietta, interpretato da giovani performer.

27 giugno 2026 – ore 21.15
Le Nostre Stirpi
Piazza Astengo – Falchera, Torino
Grande affresco teatrale urbano tra teatro, videomapping, installazioni artistiche e memoria collettiva.

30 giugno 2026 – ore 10.00

Dialoghi con il Futuro – Incontri e seminari

Un incontro pubblico aperto ad abitanti, associazioni, operatori culturali e realtà del territorio dedicato al tema della rigenerazione urbana a base artistica e culturale, in relazione al percorso di riapertura del Teatro Marchesa. Un momento di confronto che mette al centro il ruolo del teatro, dell’arte e della cultura come strumenti concreti di trasformazione sociale e investimento sulle nuove generazioni.

Ospiti dell’incontro saranno rappresentanti della Cooperativa Sociale La Paranza del Rione Sanità di Napoli — esperienza nazionale di valorizzazione culturale e riscatto comunitario nata attorno al patrimonio storico e artistico del quartiere — insieme al drammaturgo e regista Mimmo Sorrentino, tra le principali figure italiane del teatro partecipato e sociale contemporaneo.

2, 3, 4 luglio 2026
Stage di formazione teatrale
Auditorium Biblioteca Don Lorenzo Milani – Via dei Pioppi 43, Torino
Tre giornate di alta formazione dedicate a giovani attori, operatori culturali, docenti e associazioni.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero con prenotazione consigliata.
Info e prenotazioni: infochoroscomunita@gmail.com | 331 4649092
www.choroscomunita.com

Il genio di Beethoven protagonista nella nuova stagione dell’Orchestra Rai

La nuova stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai da ottobre 2026 a giugno 2027, sarà caratterizzata dalla celebrazione dai 200 anni dalla morte di Beethoven. Il cartellone prevede l’esecuzione di tutte le sinfonie, tutti i concerti per pianoforte, il concerto per violino, l’overture Coriolano, e la Missa Solemnis. Per il Concerto di Natale verrà eseguita la“Nona Sinfonia” diretta da Fabio Luisi con il Coro del Regio. Leonidas Kavakos solista nel concerto per violino e Orchestra diretto da Giulio Cilona. Nel Concerto di Pasqua Juraj Valcuha dirige la Missa Solemnis” con il Coro del Regio. Nel “Quinto concerto per pianoforte e Orchestra” solista Jan Lisiecki. Andres Orozco Estrada dirige la “Quinta Sinfonia”. Passaggio di testimone tra Andres Orozco Estrada che lascia il ruolo di direttore principale a Michele Mariotti. Orozco Estrada apre la stagione il 22 ottobre con la “Sesta” di Mahler e Mariotti la chiude il 27 maggio con la “Quinta” di Mahler. Dal 3 al 30 giugno Beethoven Pops presenta in 6 concerti tutte le altre pagine Beethoveniane dirette da Hussein Piskar, Michele Mariotti, Aurel Dawidiuk, Giulio Cilona, Kevin Chen, Diego Ceretta (nel doppio ruolo di pianista e direttore) e i pianisti KevinChen, Nikola Meeuwsen, Lukas Sternath. Ritorna Daniele Gatti con la “Decima” di Mahler. Juraj Valcuha dirige il “Concerto n.1 per pianoforte e Orchestra” di Rachmaninov” solista Alexander Malofeev. Spazio ai giovani direttori, Giulio Cilona, Ana Maria Patino Osorio, Giedre Slekyte, Diego Ceretta. Giuseppe Mengoli propone una carrellata di brani ispirati alla storia del Valzer. Robert Trevino dirigerà un concerto per Rai NuovaMusica, nella “Nona” di Brukner e nella “Turangalila Symphonie” di Messiaen, che mancava da Torino da 25 anni, con Alessandro Taverna al pinoforte e Nathalie Forget alle ondes Martenot. Prima dell’inizio della stagione ci saranno 2 omaggi : uno a Tornatore con la proiezione ed esecuzione dal vivo di “Nuovo Cinema Paradiso” diretta da Pietro Mianiti e uno a Giovanni Sollima come compositore, direttore e solista al violoncello.

Pier Luigi Fuggetta