I PROSSIMI APPUNTAMENTI AL SANT’ANNA








Martedì 14 aprile, al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino
Martedì 14 aprile, alle ore 21, l’Orchestra Filarmonica di Torino, sotto la direzione di Giampaolo Pretto, propone, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino il concerto “Il metronomo in salotto”, un nuovo appuntamento della stagione “One way memories”, costruito attorno al dialogo tra il grande repertorio sinfonico e la dimensione cameristica. Si tratta di un concerto che mette in relazione l’Orchestra con un delle formazioni più brillanti emerse negli ultimi anni sulla scena internazionale, il Trio Concept.
Ensemble interamente torinese, il Trio Concept è composto da Edoardo Grieco al violino, Francesco Massimino al violoncello e Lorenzo Nguyen al pianoforte. Si è affermato in debutto all’interno di sale iconiche della musica europea, come Musik Verein di Vienna, Concert Gebow di Amsterdam e Elbphilharmonie di Amburgo. Vincitori del Prix Paternot al Festival di Verbier e selezionati come Echo Rising Stars 2025-2026, tornano a Torino, città in cui sono nati artisticamente con il nome di Trio Chagall, con una nuova identità, ma con lo stesso entusiasmo per una musica da camera intensa, comunicativa e profondamente condivisa. Al centro del programma, il Triplo Concerto op.56 di Beethoven, pagina unica nel suo genere, in cui pianoforte, violino e violoncello dialogano tra loro e con l’orchestra in un equilibrio raffinato tra dimensione cameristica e respiro sinfonico. Si tratta di un’opera che incarna perfettamente l’idea di salotto evocata dal titolo del concerto, uno spazio di ascolto, confronto e intimità animato da un’energia collettiva e da una scrittura di grande vitalità.
“Torino ci è mancata tantissimo. Ritornarvi, per suonare con gli amici di sempre dell’Orchestra Filarmonica di Torino, rappresenta un’emozione speciale, e farlo nella sala in cui abbiamo tenuto i nostri primi concerti come ensemble, e dove abbiamo incontrato insegnanti che ci hanno cambiato la vita, ci riempie il cuore di entusiasmo, gratitudine e affetto. In fondo è lo stesso mix di emozioni che rende il Triplo Concerto di Beethoven un’opera unica e straordinaria, pura energia e vitalità – affermano Grieco, Massimino e Nguyen”.
A fare da ideale contrappunto al carattere cameristico del triplo concerto, è la Sinfonia 8 op.93 di Beethoven, che ne mostra il volto più giocoso. Composta tra il 1811 e il 1812, l’Ottava rilegge le forme classiche con spirito libero e ironico, trasformando il rigore in energia e sorpresa. Emblematico l’Allegretto “Scherzando”, che allude al ticchettio del metronomo inventato da Johann Nepomuc Mälzel: un gesto musicale che fa del tempo stesso un gioco sonoro. Tra brillantezza ritmica e leggerezza inventiva, la Sinfonia completa il programma come naturale sviluppo dell’idea di “Il metronomo in salotto”, in cui intimità e slancio collettivo convivono in equilibrio. Come da tradizione, ogni concerto al Conservatorio si aprirà con una storia, un brevissimo racconto ispirato al programma musicale, scritto appositamente per OFT dal giornalista e musicista Lorenzo Montanaro. La lettura del testo che accompagna in modo coinvolgente dentro la musica, è affidata all’associazione liberi pensatori “Paul Valery” e all’Accademia di formazione teatrale “Mario Brusa” di Torino.
Il concerto di martedì 14 aprile, alle ore 21, al Conservatorio Verdi, è preceduto da due momenti di prova aperti al pubblico. L’Orchestra Filarmonica di Torino offre da sempre la possibilità al pubblico di vedere i musicisti al lavoro. La prova di lavoro sarà domenica 12 aprile, dalle10 alle 13, in via Baltea 3, a Torino. La prova generale è in calendario lunedì 13 aprile alle ore 18.30, al teatro Vittoria , in via Gramsci 4, a Torino.
Mara Martellotta
GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Lunedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce EroCaddeo.
Martedì. Al Blah Blah suonano i Dust e i My Supremacy.
Mercoledì. All’Hiroshima si esibiscono i Ketama 126. Al Blah Blah suonano gli All You Can Hate + Neyja.
Giovedì. Al teatro Colosseo va in scena “Da quarant’anni… Fra la Via Emilia e il West”, riproposizione del concerto del 21 luglio 1984 in piazza Maggiore a Bologna davanti a 150000 persone. Verrà eseguito dai Musici di Guccini. Al Vinile si esibisce Sergio Moses & Tony Gruttola. All’Hiroshima è di scena Matteo Mancuso. Alla Divina Commedia suonano gli Acusticomanie. Al Blah Blah si esibiscono i Ulan Bator. Allo Ziggy sono di scena Le Capre a Sonagli + Kairoskiller. Al teatro Garibaldi di Settimo, debutta come cantante Moni Ovadia con il disco”Yiddish Blues” affiancato sul palco da Gazich e Famulari. Al Magazzino sul Po suona Larsen + Lori Goldston.
Venerdì. Al teatro Colosseo va in scena “Break Free -Long Live The Queen” con la miglior tribute band europea. Al Magazzino sul Po si esibisce Marxos + Melee X Cardine. Al Folk Club suona Sarah Lee Guthrie & Radoslav Lorkovic. Al Peocio di Trofarello è di scena John Macaluso And Friends. Al Circolo Sud si esibisce Giustino. Al Circolino suonano Only Pleasure Swing & Roll.
Sabato. Allo Ziggy sono di scena Deathless Legacy + Stave The Grave. Al Blah Blah suonano gli Infall + Noise Trail Immersion.
Domenica. All’Inalpi Arena arriva Gianni Morandi. Al Magazzino sul Po suonano i Mombao. Alla Divina Commedia si esibisce La Bbbanda.
Pier Luigi Fuggetta
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WORKSHOP SUBSONICI Cieli su Torino 1996 – 2026 Cinque workshop gratuiti a Le Gru con Max, Vicio, Ninja, Boosta e Samuel per festeggiare i 30 anni di carriera
18 APRILE Suoni della natura, ritmi urbani con Max 19 APRILE Il silenzio tra le note, suono e meditazione con Vicio 3 MAGGIO Batteria acustica e matematica del ritmo con Ninja 30 MAGGIO A cosa serve suonare le canzoni con Boosta 7 GIUGNO Mixing class con Samuel |
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Trent’anni di musica, di palchi, di canzoni che hanno attraversato generazioni e trasformato una città. Per celebrare questo traguardo, i Subsonica hanno scelto di non fermarsi ai quattro concerti sold out alle OGR Torino, ma di prolungare lo spirito di apertura e condivisione che ha caratterizzato l’intero anno del trentennale con qualcosa di più intimo e inedito: cinque workshop gratuiti a Le Gru, uno per ciascuno dei componenti della band, aperti al pubblico su prenotazione. Si chiamano Workshop Subsonici, si svolgeranno tra il 18 aprile e il 7 giugno e portano la firma dell’intera formazione: Samuel, Max Casacci, Boosta, Ninja e Vicio. Ogni appuntamento si trasformerà in un vero e proprio viaggio alla scoperta dei temi che da sempre alimentano la ricerca artistica della band, dalla materia sonora degli ecosistemi alla pedagogia della musica, dal ritmo come architettura matematica fino all’arte del mixaggio. Non semplici incontri con dei musicisti famosi, ma laboratori di pensiero ed esperienza, capaci di trasformare uno spazio commerciale in un luogo di ascolto profondo. Si comincia il 18 aprile con Max Casacci, che guiderà i partecipanti alla scoperta della musica nascosta nel mondo naturale e urbano. L’idea di fondo è che l’ambiente non sia uno sfondo neutro, ma un’orchestra invisibile: dal canto delle foglie al rumore di un treno, ogni elemento del paesaggio sonoro può diventare musicale, materiale vivo da cui costruire ritmi e melodie. Il giorno successivo, il 19 aprile, sarà Vicio a portare il suo sguardo interiore: bassista dalla tecnica rigorosa e praticante di meditazione, esplorerà il silenzio che abita le pause tra le note e quello che si incontra stando fermi, in ascolto del proprio respiro, anche solo per cinque minuti al giorno. Il 3 maggio tocca a Ninja, batterista dei Subsonica, che aprirà i suoi metodi di studio e il suo approccio logico alla costruzione del ritmo, partendo dai beat più iconici della band per raccontare come la batteria acustica sia, prima di tutto, un esercizio di matematica applicata al tempo. Il 30 maggio sarà la volta di Boosta, che affronterà una domanda tutt’altro che scontata: a cosa serve, davvero, suonare le canzoni? L’incontro esplorerà la musica come strumento pedagogico capace di allenare l’ascolto e l’empatia nelle nuove generazioni, una bussola per restare umani in un presente sempre più rumoroso. Il ciclo si chiude il 7 giugno con Samuel, voce dei Subsonica, che porterà a Le Gru una vera e propria mixing class: una dimostrazione tecnica di post-produzione live in cui, attraverso filtri ed effettistica, mostrerà come costruire un tappeto sonoro dinamico e coerente capace di isolare l’ascoltatore dal caos circostante e trasportarlo in un’architettura sonora in continua evoluzione. Gli incontri saranno introdotti da Federico Sacchi, musicteller che ha già firmato lo spettacolo antologico “Rimango Subsonico” nell’ambito delle celebrazioni del trentennale. Tutti gli appuntamenti si terranno alle ore 17.00, avranno una durata di circa sessanta minuti e sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria. I Workshop Subsonici a Le Gru sono realizzati grazie al sostegno del mall di Grugliasco nell’ambito delle celebrazioni di Cieli su Torino 96-26, il grande progetto che ha accompagnato l’uscita di “Terre Rare”, undicesimo album della band, e che ha già visto Torino trasformarsi in un museo a cielo aperto dedicato alla storia dei Subsonica. |
Un appuntamento innovativo a cura dell’Associazione Culturale ‘I Lunatici’, giunto alla seconda edizione, e nato per condividere esperienze artistiche e di teatro sociale, ma soprattutto un’occasione per riflettere insieme sui temi della salute mentale e della disabilità e su quali attività e azioni possano rendere la nostra società più inclusiva; temi a cui Lunathica (che coordina i diversi appuntamenti che compongono questo ricco cartellone di eventi) ha sempre prestato una particolare attenzione all’interno della sua programmazione.
“La seconda edizione di una manifestazione costituisce sempre una sfida – afferma Cristiano Falcomer, ideatore e direttore artistico del Festival – Sulla scia dell’entusiasmo della prima edizione abbiamo raddoppiato la durata della programmazione, aumentato il numero delle collaborazioni e il coinvolgimento di enti del territorio e non. Se lo scorso anno la manifestazione si rivolgeva prevalentemente a operatori del settore, quest’anno abbiamo sviluppato l’offerta anche nei confronti del pubblico attraverso la programmazione di spettacoli di teatro sociale e arricchendo la componente teatrale. Si tratta dunque di un’edizione più fruibile anche per chi segue la programmazione estiva di Lunathica, pur rimanendo nel solco del teatro sociale, ma mantenendo la vocazione de ‘I Lunatici’ il cui percorso è iniziato proprio in ambito teatrale. Per raggiungere maggiormente i giovani abbiamo sviluppato importanti sinergie con gli istituti scolastici del territorio. Nel ricco cartellone, infatti, sono previste numerose iniziative rivolte alle scuole e all’interno di esse. L’entusiasmo con cui nuove realtà hanno aderito alla manifestazione e il prezioso riconoscimento istituzionale e sostegno del Ministero della Cultura ci hanno indotto a impegnarci ulteriormente per far crescere questo progetto, che contribuisce a sviluppare il senso di comunità, partecipazione e inclusione, che è sempre più presente nella mission di Lunathica“.
Il Festival nell’arco di sei giorni offrirà spettacoli, convegni e dibattiti, workshop teatrali e laboratori creativi, tutti a ingresso libero. Il cartellone si suddivide in due macroaree: una rivolta al pubblico e agli operatori con attività concentrate in Area Remmert a Cirié e una dedicata alle scuole (coinvolgendo studenti di varie fasce d’età, dalla scuola dell’Infanzia alle scuole superiori) con appuntamenti distribuiti tra il LanzoIncontra a Lanzo, Area Remmert e l’Istituto di Istruzione Statale “Tommaso D’Oria” a Ciriè. In questo contesto si inseriscono gli interventi informativi a cura del Centro DPAA ASLTO4 all’interno dell’Istituto D’Oria sullo sviluppo della personalità. Momenti, anche pratici, utili per fornire ai ragazzi elementi per coltivare la consapevolezza di sé, riconoscere i segnali del disagio al fine di prevenire l’insorgere di patologie.
Tra gli spettacoli assume un particolare significato “Porte, Ponti e Aquiloni” (18 aprile, ore 21) lavoro di teatro sociale integrato a cura di Mosaico Teatro, realizzato con il contributo della Cooperativa Sociale COESA e del C.I.S. di Ciriè, ed esito della proficua collaborazione di realtà differenti che hanno messo al servizio del progetto le rispettive competenze e inclinazioni per dar vita a un’opera corale. Partendo da una riflessione sui confini fisici, sociali e culturali, il percorso di creazione ha guidato i partecipanti (utenti e operatori di C.I.S. e COESA, studenti dell’Istituto Scolastico D’Oria) nella stesura di una nuova narrazione collettiva. Le scenografie dello spettacolo, inoltre, sono state realizzate all’interno di un laboratorio integrato di allestimento in collaborazione con l’Associazione Volare Alto ODV. Alle 18 di sabato Cooperativa Domus Laetitiae e Associazione Arcipelago Patatrac propongono “Acqua – Specchio dei ricordi e dell’anima”, un lavoro teatrale ispirato all’acqua come elemento identitario e simbolico realizzato da un gruppo integrato composto da persone adulte con disabilità e studenti degli istituti superiori del territorio biellese. Venerdì 17 aprile alle 18.00 andrà in scena “Di calcio d’amore e di altre sciocchezze” a cura di “L’Asola di Govi” che narra con delicatezza e ironia una storia di fraternità e autismo. A seguire, alle 21.30, è la volta di Racconti Onirici, reading letterario a cura di Emergenza Teatro, in collaborazione con Cooperativa Sociale Interactive e Asl TO4, ispirato ai Sessanta Racconti di Dino Buzzati: le vicende si immergono in una dimensione dove il reale sfuma nel mistero e anche le situazioni più banali rivelano risvolti tragicomici.
Giovedì 16 al mattino a Cirié verranno rappresentati due spettacoli portati in scena da utenti e operatori dei centri diurni gestiti dalla Cooperativa Sociale Coesa: alle 10.00 ‘La scatola’ nato da un laboratorio di “Teatrino delle Ombre” svolto presso il Centro Diurno L’Elfo di Lanzo; e alle 11 Il Regno di Non-Dove a cura della compagnia ‘I Brillanti Commedianti’, nato all’interno del percorso teatrale del Centro Diurno Cascina Nuova di Borgaro Torinese.
La mattina di venerdì 17 alle 9.30 si terrà ‘Diversità in dialogo’, un convegno partecipato a cura di TRAME – Rete Piemontese di Teatro e Diversità che diventa dibatto e laboratorio attivo, con l’obiettivo di ragionare insieme ai partecipanti sui concetti di Diversità, Inclusione, Accessibilità e Protagonismo culturale. Verranno presentate le esperienze artistiche delle numerose organizzazioni che compongono la Rete Trame, attraverso video e testimonianze che saranno da stimolo per una riflessione comune e attiva. Una riflessione comune che vuole essere di comunità, che possa favorire lo svilupparsi di una cultura della diversità, una cultura che necessita della voce delle nuove generazioni.
Ricca anche quest’anno la proposta di laboratori e workshop. Il workshop teatrale Rumenta a cura di Associazione Il Tiglio Aps – Urzene Teatro esplora il concetto di “rifiuto” come punto di partenza drammatico: dal negarsi all’altro alla riscoperta dell’oggetto abbandonato che si fa memoria. Cucire Parole è il laboratorio creativo proposto da Cascina Macondo Aps, basato sul gioco con parole ritagliate da giornali per scoprire un nuovo modo di comunicare contenuti ed emozioni anche accettando trasgressioni sintattiche.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.
Mara Martellotta
Ci sono ritorni che hanno il sapore di casa, come quello di Dogliani, che annuncia il suo prossimo appuntamento dal 29 àprile al 31 maggio 2026 con un’edizione intitolata “Dialoghi coraggiosi”. Il primo ospite annunciato sarà Gerry Scotti che torna a Dogliani per aprire la tre giorni dedicata alla televisione e ai media.
Venerdì 29 maggio, in piazza Umberto I, Gerry Scotti salirà, infatti, sul palco del Festival della TV che porterà il segno del traguardo dei quindici anni in un piccolo paese delle Langhe che, attraverso incontri, ha saputo costruire un momento unico di coesione fra il mondo della televisione, dei new media e la comunicazione con il pubblico.
La scelta non è casuale. In un momento in cui la televisione si interroga sul proprio ruolo e sulla propria forza Gerry Scotti rappresenta uno degli esempi più visibili di che cosa significhi costruire un rapporto autentico con il pubblico. Dal luglio 2025 con ‘La Ruota della Fortuna’ ha ricostruito le regole del prime time su Canale 5, raggiungendo 4 milioni di spettatori a puntata, con share superiore al 25% e nessuna intenzione di fermarsi. Un successo costruito sulla semplicità apparente di chi sa costruire un rapporto solido con il pubblico, che conosce le sue esigenze e sa come parlare a milioni di telespettatori.
Questa capacità di trasformare ogni puntata in un appuntamento irrinunciabile rappresenta il fil rouge che lega Gerry Scotti al tema del Festival di quest’anno. “Dialoghi coraggiosi”, filo conduttore scelto per la quindicesima edizione del Festival.
Non si tratta solo di una dichiarazione d’intenti, ma della storia di quindici anni di incontri in cui la complessità non è stata ridotta, ma attraversata, in cui il confronto ha avuto il coraggio di essere vero. Gerry Scotti, con la sua ironia e naturalezza, incarna perfettamente lo spirito di un festival che ha sempre creduto nel valore della parola detta e condivisa.
Il festival della TV è organizzato da LE IDEE AL LAVORO, in collaborazione con Dogliani Eventi, con la direzione artistica di Federica Mariani, quella organizzativa di Simona Arpellino e la direzione tecnica di Mauro Tunis. Gli ospiti della quindicesima edizione del Festival della TV di Dogliani saranno annunciati nelle prossime settimane, il prossimo 6 maggio.
Mara Martellotta
DI MARIANNA L’AMICO
SUL PALCO L’ESPERIENZA DEL CARCINOMA AL SENO
Mercoledì 15 aprile alle 21 il Cineteatro Baretti, in via Baretti 4, ospita l’anteprima nazionale del monologo semiserio che trasforma l’esperienza del carcinoma al seno in un rito di cura, ironia e condivisione. Cosa accade quando la mente comprende la necessità di un intervento chirurgico, ma il corpo resta indietro, vibrante di emozioni indicibili? Da questa frattura, tra logica e sentire, nasce “Si spogli!”, il monologo teatrale di e con Marianna L’Amico, lucana di nascita e torinese d’adozione.
Lo spettacolo non è un semplice racconto di malattia, ma un’esperienza di “clown umano” applicata alla vita vera. Al centro della narrazione c’è il percorso oncologico legato a un carcinoma al seno: dalla diagnosi improvvisa all’operazione, scandita dal comando, tecnico e spersonalizzante, che dà il titolo alla pièce, «Si spogli». Se la sanità funziona e l’intervento riesce impeccabilmente, resta aperta la questione del vissuto emotivo. In scena, l’autrice esplora quel crinale sottile dove la fragilità diventa forza attraverso un linguaggio poetico, dissacrante e profondamente liberatorio.
«Tre giorni dopo l’intervento ero a letto, tra drenaggi e calze antitrombo – spiega Marianna L’Amico – Il mio corpo sembrava dirmi: finalmente mi ascolti. Ho iniziato a scrivere per non soffocare quel peso, ma solo quando ho ritrovato il filo rosso della mia carriera trentennale, la gioia, ho capito come raccontarlo. Il clown è stato il mio maestro: insegna a cadere, a giocare con i limiti e a trasformare il piombo in oro attraverso il sorriso».
Il monologo si sviluppa come un dialogo intimo e funambolico che racconta questa storia personale che diventa, a poco a poco, collettiva, incontrando vissuti ed esperienze del pubblico riguardanti la salute, ma anche il dolore e la capacità di rispondere alla vita. La protagonista si guarda allo specchio, parla a cuore aperto e usa il dialetto lucano per dare voce alla verità più viscerale, coinvolgendo gli spettatori in un rito di riconoscimento reciproco.
Non c’è accusa verso il sistema sanitario, né rassegnazione: c’è il darsi il permesso di esistere, con tutta la propria dignità, anche quando ci si ritrova letteralmente “in mutande” davanti agli eventi della vita o si è costretti a toglierle davanti a molte persone. Uno spettacolo che cerca anche di sensibilizzare sull’importanza dell’empatia in ambiente ospedaliero, sulla necessità di accompagnare con attenzione e maggiori informazioni il paziente.
Dopo il successo della versione breve presentata al festival Women & the City di Torino, lo spettacolo approda al Baretti in una veste ampliata, di circa 60 minuti: si tratta dell’anteprima nazionale. È un invito a stare nella presenza, a ridere di cuore (perché sì, si ride molto anche se si parla di carcinoma, ago aspirato, biopsie e operazione) e a riconoscersi umani e mortali, scoprendo che proprio in questa consapevolezza risiede la massima leggerezza.
«“Si spogli!” è un atto di gratitudine verso la vita, un momento di alchimia teatrale dove il dolore non ha l’ultima parola, lasciando spazio alla bellezza e alla scintilla della guarigione emotiva: racconta la mia trasformazione» conclude L’Amico.
Biglietti: 12 euro. Ridotto under25/ over65/ Aiace/ Anpi 10. In vendita su https://www.anyticket.it/anyticketprod/Web/SchedaEvento.aspx?partner=BATO&idSpettacolo=24373
Lo spettacolo
Di e con: Marianna L’Amico.
Regia: Fabrizio Barbiero e Marianna L’Amico.
Produzione: Circo Madera e Artinforma srls.
Musiche: Dino Viceconte.
Fotografie: Simona De Pascalis.
Costumi: Sandra Comas.
Assistente alla produzione: Monica Durigon.
Promozione e distribuzione: Manuela Romano 349 244 9600
Fb: si spogli, se-no
Insta: si spogli, se_no
La protagonista
Lucana doc, ma nata a Foggia il 20 febbraio 1974, Marianna abita a Torino. Sposata allegramente con Carlo (informatico) e benedetta dalla nascita di Enrico e Gaia, 11 anni fa, ha fondato Artinforma srls, una piccola società di servizi artistici e informatici con suo marito. Dopo 25 anni di esperienza teatrale (arte di strada, formazione e animazione) e 13 di costellazioni familiari, le sue proposte formative uniscono le arti teatrali e figurative, il gioco e la crescita personale, tenute insieme dalla gioia, come strumento di riconnessione con la leggerezza e la energia innata del proprio cuore.
«Per me il clown, con naso o senza, è il Virgilio semplice e onesto di questo mondo. Scrivo e mi diverto, con e senza rime: filastrocche, canzoni, testi teatrali, oracoli e presto un manuale di giochi ed esperienze artistiche per bambini – spiega – Adoro il tempo lento, la collaborazione e il buon cibo; anche le tre cose mescolate insieme. Lavoro con gruppi e in sessione individuale (privati, associazioni, scuole e chiunque ami mettersi in gioco)!
Per me l’arte in tutte le forme, se allineata in connessione col cuore, è guarigione; e chi è al servizio per aiutare, guarire, facilitare, educare o assistere le persone, è un artista».
Formazione teatrale principale: ATF di Philip Radice, ICRA di Michele Monetta, Paolo Nani, Jango Edwards, Comicoro/Circo Madera.
Laura Galigani come Sally Bowles all’Alfieri, repliche sino a domenica
Tornare a rivedere sul palcoscenico dell’Alfieri “Cabaret”, giunto al suo terzo anno di repliche, di pieno linguaggio cinematografico come di appagante teatralità, significa trovarsi dinanzi ad una prova registica (firmata a quattro mani da Luciano Cannito, sue anche le coreografie, e Arturo Brachetti) e attoriale che non fa che convincere sempre di più – oltre che far pensare, parecchio -, che lascia intravvedere minimi cambiamenti rispetto al passato e recenti quanto particolari nervature che segnano, che approfondiscono, che elegantemente ti fanno entrare sempre di più nell’anima dello spettacolo. Uno spettacolo che si sta ponendo come una delle maggiori riuscite nella produzione del Fabrizio Di Fiore Entertainment. Due isole di regia in parallelo che hanno costruito il privato e il divertimento del Kit Kat Klub – nel doppio piano della scenografia firmata da Rinaldo Rinaldi (nel perfetto congegno dei girevoli, il vagone di un treno e una vecchia stazione, una camera d’albergo di poverissime pretese, un negozio di frutta, le luci soprattutto dello spettacolo più folle nel più trasgressivo dei locali della Berlino d’inizio anni Trenta, dove “chi guarda chi” in piena libertà; e poi la grandezza di una città, lassù dove trovano posto altre luci e l’orchestra dal vivo) – con un invidiabile ritmo, con il divertimento che non tralascia lo spazio ai momenti di una tragedia che sta per esplodere, ai sogni e al loro infrangersi contro una realtà troppo amara e dolorosa, alle passioni, alla spensieratezza, alla libertà anche sessuale che invadevano quegli anni.
Il film omonimo di Bob Fosse (otto Oscar su dieci candidature nel ’73) ci ha insegnato l’ascesa e la caduta della spericolata Sally Bowles, cantante di quel locale, e di Clifford Bradshaw, scrittore americano di molte idee e di poca fortuna, ridotto nel suo soggiorno nella capitale tedesca (“Willkommen”) a pensare di fornire lezioni d’inglese, altroché il grande romanzo!, dietro cui il romanziere Christopher Isherwood con molte libertà nascose se stesso, anche lui ospite della sorta Repubblica di Weimar a raccogliere materiali di vita e di esistenze che convoglieranno in seguito in “I am a Camera” e “Addio a Berlino”. Un amore che nasce e sembra eterno, incosciente e solido, mentre tutto sembra votato al piacere e al successo (“Money Money”), mentre iniziano a comparire le nubi del nuovo regime, la Notte dei lunghi coltelli e l’affidamento del Cancellierato al futuro dittatore, mentre le prime squadre prendono a intonare “Tomorrow belongs to Me”, come suona il titolo di una delle più belle canzoni del musical (e uno dei momenti di più tragica poesia del film, e si guardi come la regia l’ha qui risolta; le musiche continuano a essere quelle di John Kander, le parole di Fred Ebb, il libretto di Joe Masteroff). Sally continuerà a costruire e a sperare in una carriera di cantante all’interno del club, perché la vita dopo tutto è un grande “Cabaret”, Cliff tornerà in America, una vera fuga, come in quegli anni abbandonavano e fuggivano il mondo tedesco maestri del cinema come Billy Wilder e Otto Priminger, Robert Siodmak e Fritz Lang, Fred Zinnemann e Max Ophüls, senza la speranza di ritornarvi. Era un mondo che offendeva gli angoli anche appartati e semplici degli affetti privati, come quelli dell’affittacamere Fraülein Schneider e dell’anziano Herr Schultz, un ebreo ancora orgoglioso di essere tedesco e ancora sicuro che quella tragedia, con le sue prime avvisaglie, “durerà poco”: anche per loro un tempo breve di affetti e il doveroso distacco, di fronte ad un futuro più che incerto.
Brachetti s’è ritagliato alla grande i momenti del Kit Kat Klub, con i suoi numeri di Maestro delle Cerimonie, il vulcanico Emcee. Coordina, canta, commenta, chiama il pubblico (di ieri e di oggi) a testimone, intenso e vero motore di quell’angolo di decadenza. Brevi e più ampi momenti in cui non ha rinunciato ad essere Brachetti, regalando ancora una volta quei flash di trovate – è sufficiente un cambio velocissimo, un abito che appare inspiegabile, uno stupore, una smorfia, una trovata mai superflua, trova anche lo spazio per citare quel nanerottolo del suo führer alle prese con un mappamondo, in un preciso memento chapliniano – che ce lo fanno ad ogni occasione apprezzare. Ha alle spalle quel mostro sacro di Joel Grey (che si guadagnò l’Oscar come migliore attore non protagonista nel film di Fosse) e parecchi altri: ma il suo sberleffo, i suoi grumi di cattiveria e di fiammata diabolica, la sua gran capacità di condurre il gioco sino in fondo, sino a mostrarsi come un prigioniero pronto a entrare tra la nebbia di una camera a gas, un vecchio pastrano addosso e una fascia gialla, ne decretano il pieno successo. Se lasciamo a Luciano Cannito la cementata ossatura e la supervisione dell’alternarsi e dell’amalgamarsi delle vicende, quei momenti più intimi che potrebbero affaticarsi di troppi sentimentalismi e che al contrario ne sono tenuti fuori dallo sguardo disteso sulla realtà, se diamo a lui e ai suoi collaboratori l’efficace trasposizione italiana dei testi, ottima, sinceramente udibile, semplicemente quotidiana, laddove in altri musical si è incappati in nuovi testi per molti versi stonati e ridicoli, allora il successo è completo. Laura Galigani combatte, pure lei, contro un altro mostro sacro che è stata Liza Minnelli. Non puoi non “rivedere” certi occhioni sgranati, certi numeri perfetti, certe scene che da più di cinquant’anni ti stanno nella memoria: ebbene, alla prima della ripresa a cui ho assistito, la sua Sally me la sono guardata e goduta appieno, costruita a poco a poco nella ariosa spensieratezza, nella speranza e nella grinta, inalberando il continuo e disperato voler chiudere gli occhi dinanzi alla tragedia che avanza.
Tutti quanti sono dei necessari quanto autoritari tasselli nella storia. Simonetta Cartia, bella prova d’interpretazione e di voce e di sentimenti, e Tony Mazzara, la coppia d’attempati innamorati, il Clifford di Luca Pozzar, sogni di gran romanziere ma un disincanto che arriva presto, le sortite a sfondo pubblicitario/erotico, gli atteggiamenti alla Marylin (non li abbandoni perché le stan benissimo!) di Giulia Ercolessi, giovane signorina Kost che ha un forte debole per i marinai, ballerine e ballerini che entrano ed escono a riempire letteralmente di bravura l’intero palcoscenico, tra improvvisi personaggi e numeri di danza (tutti, come tutti i colleghi, rivestiti dei fantasiosi costumi di Maria Filippi) che lascio al divertimento dello spettatore. Repliche ultime della stagione sino a domenica 12 (ore 15,30). Un successo.
Elio Rabbione
Foto Tommaso Ciriolo
Domenica 12 aprile, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, sarà interamente dedicato a Dmitri Šostakovič il quinto appuntamento del ciclo dei concerti cameristici “Le Domeniche dell’ Auditorium”, in programma alle 10.30 e registrato da Radio 3, che lo trasmetterà domenica 26 aprile alle 20.30.
Protagonista è il Light Point Double Trio dell’OSN Rai, composto da Arianna Luzzani al violino, Amedeo Fenoglio al violoncello, Andrea Rebaudengo al pianoforte, Biagio Zoli ai timpani, Matteo Flori ed Emiliano Rossi alle percussioni.
Šostakovič̣ è stato un compositore capace di tradurre in musica le contraddizioni di un’epoca intera, oscillando tra l’ironia sferzante e la tragedia più profonda. Il contrasto fra l’estro giovanile e la meditazione tardiva emerge chiaramente nel confronto tra due pagine emblematiche presentate dall’Ensemble OSN della Rai in vesti strumentali di grande fascino: la “Suite for Variety Orchestra”, del 1938 e articolata in otto movimenti, nell’arrangiamento di Ferran Cruixent, e la Sinfonia n.15 in la maggiore op.141, del 1972, proposta nella celebre trascrizione di Viktor Derevianko.
Biglietti: prezzo unico 5 euro – in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino, in piazza Rossaro.
Mara Martellotta