SPETTACOLI- Pagina 2

“Non sono nata per volare Ma per cadere dalle nuvole”

Music Tales, la rubrica musicale

 

“Non so innamorarmi mai
Neanche avere un’abitudine
Non sono nata per volare
Ma per cadere dalle nuvole

Il brano è uscito l’8 maggio 2026, e si muove mantenendo, nonostante la ritmica incalzante, un nucleo molto emotivo forte. Mi ha colpita da subito benchè io non sia una sua fan accanita.
Ci sono artiste che cantano la fragilità come se fosse una ferita da mostrare. E poi c’è Arisa, che da qualche tempo sembra aver scelto una strada diversa, non solo nella musica: non nasconderla, non necessariamente guarirla, ma imparare a conviverci. In “Rugiada”, il suo nuovo singolo, quella fragilità diventa quasi materia luminosa.
Il titolo non è casuale. La rugiada è qualcosa di leggerissimo, quasi impercettibile, che compare senza fare rumore e che, quando incontra la luce, riesce a trasformare anche una superficie banale in qualcosa di brillante. È un’immagine perfetta secondo me per raccontare una canzone che parla di inquietudine, identità, solitudine e desiderio di libertà, senza però precipitare nel melodramma.

“Rugiada” è stata scritta da Federica Abbate, Nicola Lazzarin e Jacopo Ettorre e arriva all’interno del nuovo percorso discografico di Arisa legato a “Foto Mosse”. Musicalmente il brano sceglie una strada interessante: una produzione ritmica, luminosa, con una cassa dritta che ammicca alla dance e atmosfere urban ed elettroniche.
La scelta potrebbe sembrare quasi in contrasto con il contenuto del testo. E invece funziona proprio per questo. Almeno per il mio gusto.
Perché mentre la musica cammina, il testo inciampa e forse è proprio qui che “Rugiada” trova la sua identità.
Arisa canta di un’anima “senza una casa”, di quella difficoltà a trovare abitudini, punti fermi, una forma definitiva in cui riconoscersi. Ma non lo fa con il tono di chi chiede di essere compatito. Al contrario, c’è una sorta di ironica consapevolezza nel raccontarsi fuori dagli schemi, quasi come se quella diversità fosse ormai diventata una parte della propria identità.
E poi c’è quel passaggio fondamentale: la lacrima che diventa “a tempo col flow”.
È una bella intuizione perché ribalta il significato stesso della tristezza. La lacrima non interrompe più il ritmo della vita: ci entra dentro a piè pari. Diventa parte della musica, del movimento, del viaggio. Figo!
E allora anche la malinconia può pure ballare, non vi pare?
Questa è forse la qualità più interessante del brano: non pretende di trasformare il dolore in qualcosa di eroico. Lo rende semplicemente umano.
Arisa sembra voler scappare soprattutto dalle aspettative, dalle definizioni, dalle abitudini che diventano gabbie. E quando racconta il desiderio di giornate senza programmi, di cene in famiglia, di amici e di momenti semplici, il sogno non è più diventare qualcun altro ma tornare a essere se stessi.
La sua voce, naturalmente, resta il centro emotivo del brano. Ma trovo interessante che non venga utilizzata per dimostrare quanto possa essere potente. Non c’è bisogno di fare a gara con gli acuti o di ricordarci che tecnicamente Arisa può fare praticamente quello che vuole. Perchè comunque è così.
Qui la voce serve soprattutto a raccontare.
Ed è una differenza importante.
Perché quando un’interprete possiede una voce riconoscibile e tecnicamente solida, il rischio è quello di usarla come un fuoco d’artificio. Arisa invece, in “Rugiada”, sembra scegliere la misura. E proprio questa misura permette alle parole di arrivare prima della prestazione.
“Rugiada”, insomma, non è una canzone che cerca di dare risposte; ci dice semplicemente che possiamo essere fragili e continuare a camminare.
Possiamo sentirci fuori posto e trovare comunque un posto.
Possiamo avere un’anima senza una casa e, per qualche istante, sentirci esattamente a casa dentro una canzone.
Mi sento di dare un voto molto alto, per quanto possa valere il mio parere, a questa interpretazione.

Buon ascolto, certa che vi piacerà
https://www.youtube.com/watch?v=pN30HxF_WbA&list=RDpN30HxF_WbA&index=1

 

“L’arte da imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di saper essere come si è, invincibilmente fragili e imperfetti.”

scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

 

Ecco a voi gli eventi da non perdere

Venerdì 18 settembre alla Caffetteria Cavour – Via Vittrio Veneto, 1 – La Loggia Ore 21.30

Reimmaginando Lucio – Omaggio al grande Lucio Battisti

“Direttamente Chiara” il gossip come non lo avete mai ascoltato, senza filtri come ci si aspetta da me.
Lunedì mercoledì e venerdì dalle 9 alle 10 del mattino vi aspetto potete partecipare alla trasmissione attraverso i link ed il numero di seguito

www.RadioTorinoCity.com
Radio@radiotorinocity.com
Wp: +39 393 2881155

Non mancate!!!!

Orchestra Filarmonica di Torino presenta “One Way Smile” 

La stagione concertistica 2026-2027

La stagione 2026-2027 dell’Orchestra Filarmonica di Torino si intitola ‘One Way Smile’ perché un sorriso può cambiare il modo di guardare il mondo, può rappresentare una disposizione verso gli altri, una forma di apertura capace di creare relazioni, alleggerire le distanze e creare nuovi orizzonti. È  da questa idea che nasce “Smile”, la stagione 2026-2027 dell’OFT  ultimo capitolo del percorso triennale One Way, progetto artistico che negli ultimi anni ha accompagnato il pubblico attraverso tre parole chiave, Together, Memories e ora Smile, trasformando ogni stagione in un viaggio condiviso dentro la musica e il nostro tempo.
Il sorriso che accompagna One Way Smile è un gesto autentico, a volte delicato, altre volte ironico e dissacrante, il fil rouge che unisce gli otto concerti in cartellone da ottobre 2026 a maggio 2027, tra grandi capolavori del repertorio sinfonico, nuove commissioni, giovani interpreti di fama internazionale e progetti speciali che confermano la vocazione dell’OFT nel voler costruire una relazione sempre più  viva con il proprio pubblico.
La stagione 2026-2027 coincide con l’avvio di una nuova fase nella storia dell’Orchestra  in quanto da pochi mesi la presidenza è stata affidata a Gabriele Montanaro, dopo oltre 25 anni di guida da parte di Michele Mo, sotto la cui presidenza OFT ha consolidato il proprio ruolo tra le realtà orchestrali più significative del panorama musicale italiano, sviluppando un rapporto sempre più profondo con il territorio e la nostra comunità.

“Con questa stagione si conclude un percorso artistico che ci ha accompagnati per tre anni e, allo stesso tempo, si apre una nuova fase di vita dell’orchestra – sottolinea il presidente Gabriele Montanaro – OFTcontinua  a credere che la musica non sia un  patrimonio immobile da custodir , ma un luogo vivo di incontro, capace di generare relazioni, dialogo e partecipazione. In un momento di grandi cambiamenti per il mondo della cultura,  vogliamo rafforzare sempre di più questo legame con il pubblico, sperimentando nuove occasioni di condivisione, senza rinunciare alla visione innovativa e alla qualità artistica che da sempre caratterizzano la nostra identità”.

Accanto a Giampaolo Pretto e al maestro concertatore Sergio Lamberto, la stagione accoglie  tre giovani protagonisti del concertismo internazionale, il flautista Alberto Navarra, la violinista Sueye Park, e il pianista David Khrikuli.
Tra gli appuntamenti più attesi le “Cronache animali” la pocket opera di Nicola Campogrande, proposta in una nuova versione per attrice che canta e piccola orchestra, con Monica Demuru protagonista di uno spettacolo capace di unire teatro musicale, ironia e fantasia.
Due saranno le orchestre ospiti, l’orchestra Magister Harmoniae, che porterà in stagione un  viaggio tra le grandi colonne sonore del cinema, e l’Orchestra Suzuki, che tornerà sul palco dell’OFT con un programma che pone al centro la formazione di giovani musicisti e il valore della trasmissione musicale tra generazioni.

La stagione concertistica si svolgerà al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, affiancata quest’anno da Cascina Roccafranca, in cui si terrà la rassegna musicale Officina, con alcune novità.  “Ingranaggi combinati” rappresenta il fil rouge di questa nuova edizione, che si sviluppa come un laboratorio in cui musica, creatività e altri linguaggi dialogano tra loro.
Ai concerti si affiancheranno incontri dedicati a grafica, architettura, osteopatia e innovazione, mentre prosegue  l’impegno nella promozione della nuova musica attraverso commissioni affidate a giovani compositrici e compositori del Conservatorio “Giovan Battista Martini” di Bologna e il coinvolgimento di studenti provenienti da istituzioni formative italiane.
Una novità sara rappresentata da OFT Fuori orario, un ciclo di incontri pensato per trasferire il dialogo tra orchestra e pubblico al di fuori delle sale da concerto. Una volta al mese presidente, direttore artistico e alcuni componenti dello staff incontreranno appassionati e curiosi davanti a un aperitivo o a un caffè, per raccontare il dietro le quinte dell’attività dell’Orchestra, condividendo idee, ascoltando domande e confrontandosi senza filtro sul palcoscenico.
Da questa stagione le prove generali del lunedì al teatro Vittoria saranno precedute da una guida all’ascolto curata dal musicologo Francesco Cristiani
n’altra novità sarà rappresentata da “Periscopio”, gruppo di ragazze e ragazzi under 25 che affiancherà OFT durante la stagione offrendo idee, punti di vista  e nuove prospettive per immaginare modalità sempre più efficaci per coinvolgere le giovani generazioni nella vita dell’Orchestra.

La stagione Smile verrà  inaugurata martedì 20 ottobre prossimo dall’OFT diretta da Giampaolo Pretto con un concerto che celebra l’equilibrio tra rigore e vitalità dal titolo “La stagione dei numeri dispari”. La prima Sinfonia di Mendelssohn,  composta quando il musicista aveva appena quindici anni, rivela una sorprendente maturità espressiva, mentre la Settima  Sinfonia di Beethoven definita da Wagner “l’apoteosi della danza” chiuderà la serata con una straordinaria esplosione di energia ritmica. Si tratta di un’apertura che invita il pubblico a lasciarsi contagiare dalla forza propulsiva della musica e da quel sorriso che nasce dalla meraviglia.
Martedì 1⁰ dicembre gli Archi dell’OFT, guidati dal maestro concertatore Sergio Lamberto, saranno protagonisti di “ Play & Run” appuntamento inserito nella rassegna Mondi, Culture e Musiche,  promosso da Sistema Musica in occasione dei trent’anni del Centro Interculturale di Torino. Il programma raccoglie alcune delle pagine più affascinanti dedicate all’orchestra d’archi, attraversando oltre un secolo di musica europea, da Elgar a Bartók, da Grieg a Holst, fino a Brahms.
Al centro della serata troverà  spazio anche una composizione di Francesco Mo, commissionata da OFT, e presentata in prima esecuzione assoluta a conferma dell’impegno dell’Orchestra nella promozione della creatività contemporanea.

I concerti del 2027 saranno martedì 26 gennaio, martedì 23 febbraio, martedì 23 marzo, martedì 13 aprile, martedì 27 aprile, martedì 18 maggio.

I concerti dell’OFT si terranno il martedì sera al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino con inizio alle ore 21.
Le prove generali a porte aperte si terranno domenica mattina dalle 10 alle 13, anche quest’anno nello spazio multifunzionale in via Baltea 3, nel quartiere Barriera di Milano. Le prove generali al teatro Vittoria del lunedì pomeriggio saranno introdotte da una guida all’ascolto a cura del musicologo Francesco Cristiani.

Mara Martellotta

Uno spettacolo teatrale per ricordare Giacomo Oddero a cento anni dalla nascita

Venerdì 18 settembre prossimo, alle ore 18, il Teatro Sociale Giorgio Busca, ad Alba, ospiterà una singolare narrazione teatrale dedicata alla vita di Giacomo Oddero, al suo impegno pubblico e al segno che ha lasciato nella sua comunità. Giacomo Oddero è stato una figura di grande rilievo della viticoltura piemontese. Produttore e innovatore, ha contribuito alla rinascita e alla valorizzazione del territorio langarolo.

L’iniziativa intreccia storia, testimonianze, teatro e dialoghi, offrendo al pubblico la possibilità di ripercorrere le vicende umane e politiche di una figura che ha contribuito allo sviluppo della città e del territorio. Nella prima parte dell’evento, verrà rappresentata la narrazione teatrale “La grande Sete delle Langhe”, a cura di Paolo Tibaldi, liberamente ispirata al libro del farmacista di via Maestra, di Attilio Ianniello. Seguiranno interviste e testimonianze moderate dal giornalista della Stampa Nicolas Lozito.

“Non verrà proposta al pubblico una biografia celebrativa – assicura la famiglia Oddero – l’evento del 18 settembre sarà l’occasione per rileggere una stagione della storia delle Langhe attraverso il linguaggio del teatro e, insieme, offrire una riflessione sull’importanza della collaborazione e tra istituzioni e cittadini nell’ambito delle comunità locali”.

Durante l’evento si avrà modo di ripercorre le grandi trasformazioni territoriali avvenute nelle Langhe, risultato di un’azione collettiva, nella quale Giacomo Oddero è stato uno dei più importanti protagonisti insieme a quanti, come lui, credevano fermamente nell’impegno collettivo.

L’ingresso sarà libero fino a esaurimento posti

Ph credits Oggero Poderi & Cantine

Mara Martellotta

Torinodanza alle Fonderie Limone di Moncalieri: “Secondo quarto di luna” e “In the brain”

Dal 17 al 19 settembre

Dal 17 al 19 settembre, nell’ambito di Torinodanza Festival, si terrà alle ore 19.30, nella Sala Piccola delel Fonderie Limone di Moncalieri, il balletto “Secondo quarto di luna” di e con Viola Scaglione del Balletto Teatro Torino, e alle 20.45, nella Sala Grande delle Fonderie Limone “In the brain”, per la coreografia e musica di HOFESH, di Shechter.

“Secondo quarto di luna”, realizzato con la cortesia di Silvia Gribaudi, rappresenta un attraversamento, una soglia tra ciò che si mostra e ciò che resta nell’ombra. Come la fase crescente del ciclo lunare, lo spettacolo abita una zona di confine tra luce e oscurità, dove la fragilità e la forza si incontrano. Concepito e interpretato da Viola Scaglione, lo spettacolo nasce da una necessità personale e artistica, quella di dare corpo e vice a uno spazio per anni rimasto in ombra, evitato, come se frequentarlo significasse infrangere un equilibrio. Uno spazio che ora si apre, reclamato con determinazione, domenica un ritorno a sé, un atto di fiducia, una dichiarazione e di esistenza. In quel luogo interiore ora nasce la volontà di essere autentica e presente, un’auto vitale politico e poetico. Radicarsi nel proprio presente e mostrarsi i tera anche se incompleta. Uno spettacolo che si muove tra gli estremi della disciplina e della libertà, della leggerezza e della profondità, dell’individualità e della contaminazione, attraverso un gioco potente che si nutre del desiderio di sconfinare. A sostenere questa esplorazione, una costellazione e di presenze femminili scelte per affinità profonda: Silvia Gribaudi, corsista, che conduce e proietta il lavoro oltre i limiti, trasformando le paure in spazi di libertà, Marta Ciappina, movement coach, che traduce movimento e narrazione, tessendo una grammatica intima e sensibile, Doriana Crema, che tiene e uniti i frammenti del processo, illuminando connessioni e significati, e Ewa Gleisner, in veste di creative producer, che affianca la visione con lucidità e cura, intreccia do struttura e sensibilità.

“In the brain”, nuovo lavoro di Hofesch Schechter, creato per Schchter II, è una elettrizzante immersione nel movimento, nel ritmo e nell’energia collettiva. Si tratta di un viaggio pulsante e urgente nella profondità della nostra coscienza, dove le storie si dissolvono, l’identità svanisce e rimane solo il ritmo. Animato da un’energia felice e inarrestabile di Schechter II, lo spettacolo è un viaggio per liberarsi, per perdere se stessi, per abbandonarsi all’impeto del movimento e all’euforia dei corpi racchiusi nel tipico groove di Hofesch Schechter. In parte un rave, in parte un rituale in cui i danzatori non si limitano a esibirsi, ma si scatenano, incarnano il ritmo, frantumano la barriera tra pubblico e artisti e portano le persone in un’esperienza totalizzante. Ispirato a Cave, una breve coreografia realizzata dalla Martha Graham Company e dallo Studio Simkin, che esplorava la vita notturna e l’aggregazione umana attraverso la danza, “In the brain” trasforma il teatro in una celebrazione viscerale, ad alta tensione di movimento, della musica, dell’energia pura e senza filtri. Schechter II è un progetto di formazione sostenuto dalla Hofesch Schechter Company, dedicato alle nuove generazioni e agli artisti emergenti tra i 18 e i 25 anni. Una compagnia formata dai migliori giovani danzatori provenienti da ogni parte del mondo e selezionati ogni due anni. Il progetto offre ai partecipanti di osservare da vicino il funzionamento e le pratiche di una rinomata compagnia di danza internazionale lavorando a stretto contatto con il coreografo Hofesch Schechter, e partecipando a tournée delle rielaborazioni delle sue più celebri coreografie. Avviato nel 2018, Schechter II ha riscosso grande successo di critica e ha vinto il premio Prix de la Critique for Best Performers al Théâtre de la Ville di Parigi.

Fonderie Limone di Moncalieri – via Pastrengo 88

Biglietteria: teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Orari: da martedì a sabato 13-19 / domenica dalle 14 alle 19 – lunedì riposo. Biglietteria serale attiva un’ora prima dell’inizio dello spettacolo

Per tutte le serate sarà predisposta una navetta che partirà dal,a ferma della metropolitana Bengasi 30 minuti prima dell’inizio del primo spettacolo e tornerà al termine dell’ultima replica prevista. Ci si deve prenotare sul sito torinodanzafestival.it nelle pagine dedicate ai singoli spettacoli.

Mara Martellotta

Fertili Terreni Teatro celebra i dieci anni di attività 

46 titoli e un progetto internazionale per 132 rappresentazioni a partire da giovedì 8 ottobre.

La stagione 2026-2027 di FTT Fertili Terreni Teatro rappresenta la decima tappa dell’itinerario tracciato da A.M.A. Factory, Cubo Teatro e Tedacà, le tre compagnie torinesi che dal 2017 sono artefici di un modello di proposta ad ampio raggio sul territorio. Con la sua programmazione articolata in tre diversi spazi cittadini, ad oggi FTT incarna l’unico esempio in Italia di un modello di rete e proposta culturale capillarmente diffusi sul territorio, una specificità che rende l’intero progetto un unicum a livello nazionale. Le tre compagnie, seguendo un’idea di teatro che sia opportunità di crescita artistica per la città e la sua comunità, nel corso degli anni hanno unito gli sforzi in una direzione comune per quanto riguarda la proposta artistica, senza tralasciare gli ambiti relativi alla relazione con il pubblico e le comunità. L’edizione di quest’anno coincide con i dieci anni di vita dell’intero progetto, ricorrenza celebrata con una serie di appuntamenti in in programma da ottobre 2026 ad ottobre 2027, con 46 titoli di cui tre prime nazionali e sette prime regionali, cui si aggiunge un’apertura alla scena internazionale con il progetto FTT UNLIMITED per un cartellone di spettacoli di compagnie estere, il tutto per 132 serate di spettacoli.

“In un tempo in cui tutto scorre e nulla riesce ad attirare la nostra attenzione, abbiamo deciso di fermarci per un attimo e riflettere sulla nostra attività che portiamo avanti da 10 anni – osservano Beppe Rosso, Girolamo Lucania e Simone Schinocca – 10 anni di Fertili Terreni Teatro non è poco, anzi…non era scontato passare dalla logica competitiva a un processo di collaborazione. Avremmo difficilmente sperato che il lavoro dei tre presidi culturali avrebbe creato così tante situazioni di alleanze, progettazione e incontro che vanno ben oltre la creazione di una stagione e teatrale condivisa. Chi avrebbe immaginato che il confronto, la contaminazione tra le tre compagnie avrebbe portato per ogni singola realtà di produzione anche a una crescita qualitativa e a riconoscimenti nazionali arrivati in questi ultimi anni. Abbiamo voluto soffermarci su questi 10 anni e proporre in una stagione quello che sappiamo fare al meglio, che è la nostra vocazione. Fare, creare nuove produzioni artistiche, sostenere realtà del territorio nel realizzare i loro progetti culturali, ospitare compagnie di riferimento nel panorama nazionale e investire su percorsi di internazionalizzazione con la creazione di legami e progettualità stabili con realtà provenienti da tutta Europa. E certo cercare spazi reali di vicinanza, fare in modo che le persone che entrano nei nostro spazi non si percepiscano solo come pubblico, ma protagonisti, un po’ come a casa loro. Il 10, nel vestito grafico, somiglia all’Io, che sono due lettere del ‘noi’, in un concept che può essere riempito dai volti delle persone. Un po’ come dire che siamo individualità che, insieme, hanno la forza di diventare un noi. Dieci anni di teatro, di progetti artistici, di comunità, di incontri, e non vogliamo darlo per scontato”.

Giovedì 8 ottobre prossimo sarà la data di apertura della stagione, con la prima di quattro repliche in programma de “La Scortecata” di Emma Dante, vero e proprio evento da inserire nella scoperta della nuova sede di Tedacà, pronta a ospitare il pubblico con una sala teatrale, spazio ristorazione e locali dedicati ad accogliere attività didattiche; in un giorno a lungo atteso, si ridisegna lageografia di un angolo della città, ora adibito a spazio teatrale. Di celebrazione in celebrazione, la nuova stagione teatrale sarà anche l’occasione e per festeggiare i primi 25 anni di vita di Tedacà. Non di meno, anche per San Pietro in Vincoli e per Cubo Teatro, si presentano novità strutturali con nuovi spazi in ottica di miglioramento complessivo dell’offerta in termini di accoglienza e relazioni con il pubblico. Per quanto riguarda San Pietro in Vincoli, due nuovi spazi ospiteranno laboratori, prove e progetti e uno spazio ristoro attrezzato anche per gli studenti. La sala spettacolo di Cubo Teatro sarà ampliata con un aumento della capienza e l’efficientamento di impianti.

La sezione internazionale del cartellone si aprirà al Bellarte il 25 ottobre prossimo con “Méli Mélo”, atto conclusivo del progetto Danza Dansez! Festival Trascendans, ideato da Tedacà e Choryphée e sostenuto Interreg Francia Italia Alcotra. Nel corso della serata saranno presentate tre performance della compagnia Choryphée  che interrogano il presente attraverso il corpo con un linguaggio che diventa poetico e politico insieme.

La stagione di Fertili Terreni Teatro non offre allo spettatore solo pièce teatrali e progetti collaterali, ma anche attività pensate per coinvolgere in prima linea un’intera comunità: è questo il caso di Officina FTT, progetto triennale vincitore dell’Avviso Pubblico “Torino che Cultura!”, finanziato con fondi PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027.

I biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Mara Martellotta

Alberto Fortis: Ci vuole un nuovo umanesimo

 

 “L’arte può aiutarci a cambiare paradigma”

 

Per Alberto Fortis la musica non è soltanto una professione, ma uno strumento per interrogarsi sulla società, sulle relazioni, sull’educazione e sulla possibilità di costruire un futuro auspicabile. Da qui nasce anche il suo impegno sul fronte della pace che lo trasporterà verso una nuova esperienza internazionale: l’ufficializzazione della candidatura al segretariato del Summit mondiale dei Premi Nobel per la pace.

Che cosa rappresenta per lei questa candidatura?

È un percorso che sento coerente con ciò che ho sempre fatto. Ho ricoperto il ruolo di testimonial nazionale per diverse associazioni e ho capitanato anche un’ambasceria UNICEF dedicata ai bambini della Navajo Nation. È un excursus che mi ha accompagnato nel tempo e che probabilmente deriva anche dalla mia formazione e dalla mia esperienza di studente di medicina.

Quanto può incidere l’arte in un momento storico come quello attuale?

Moltissimo. Oggi siamo davanti a una vera lotta tra bene e male e l’arte, inclusa la musica, viene spesso svilita. Ci troviamo davanti a prodotti che vengono definiti arte pur trasmettendo messaggi di violenza. Io credo invece che l’arte debba avere una funzione diversa: creare consapevolezza, relazioni e opportunità.

C’è bisogno di un nuovo umanesimo?

Credo di sì. Stiamo vivendo una sorta di neo feudalesimo nel quale l’economia e il potere sembrano prevalere sulla persona, ma la storia ci insegna che se cadono le basi della piramide, prima o poi cade anche il vertice. La gente è più consapevole, ma soprattutto stanca, c’è voglia di cambiamento.

Dove vede i segnali di questa volontà di trasformazione?

Ai concerti quando parlo di determinati temi vedo una reazione molto forte e trasversale. Non importa se siamo al Nord o al Sud, se il pubblico è giovane o adulto, è tangibile il desiderio di risveglio. Le persone sono stanche di essere continuamente preoccupate, distratte e bombardate dalla paura.

Anche i giovani la sorprendono?

Molto. Mi capita di incontrare ragazzi che non mi conoscevano e che, dopo il concerto, vengono a parlarmi. Mi raccontano che si sentono molto coinvolti dai temi di cui parlo, questa è una cosa che mi fa sperare. Nei licei, nelle università e nei teatri ho visto che esiste un humus straordinario: ragazzi che ascoltano trap e rap, ma contemporaneamente amano la lirica. Non è vero che le nuove generazioni non abbiano sensibilità.

Secondo lei dove bisogna intervenire?

Nell’educazione. Dovremmo insegnare ai bambini anche attraverso esperienze concrete e il nord Europa può rappresentare un modello in questo senso.

Questi esempi li ha sperimentati da vicino?

Sono stato in Islanda e sono rimasto colpito dal livello medio di serenità e civiltà collettiva e anche nei ragazzi giovani ho trovato un grande senso delle regole, rispetto per la natura e una certa tranquillità sociale. È una società che ha una storia particolare, con una forte tradizione parlamentare e democratica.

E sul piano internazionale quale futuro immagina?

Personalmente vedrei con interesse un possibile asse tra Europa, India e Canada. Potrebbe essere un terzo polo, non soltanto dal punto di vista geografico, ma anche culturale. L’Europa rappresenta una grande culla culturale, l’India ha una tradizione spirituale molto forte e una grande preparazione tecnologica, mentre il Canada ha dimostrato una propria capacità di difendere identità e valori. Potrebbe nascere una terza via.

È una posizione politica?

Io non mi colloco più in uno schema tradizionale di destra e sinistra. Non mi riconosco in determinati pensieri della destra, ma vedo anche una sinistra che spesso si perde in guerre interne che considero suicide. Credo che serva un nuovo paradigma fondato sul bene comune.

È qui che entra in gioco anche il lavoro con Michelangelo Pistoletto?

Certamente. Il concetto di Terzo Paradiso e quello di demopraxia, cioè l’azione democratica, vanno proprio nella direzione di una responsabilità collettiva. È un concetto profondamente gandhiano: non aspettare semplicemente che qualcosa cambi, ma agire.

Lei cita spesso Gandhi.

Perché credo nella possibilità di una presa di coscienza. Non dobbiamo essere ingenui: politica ed economia condizionano il mondo, ma non possiamo rinunciare alla speranza. Siamo, come dico spesso anche da ex studente di medicina, cellule di un unico organismo e ciascuno di noi ha una responsabilità enorme.

La musica può essere uno strumento di questa ritrovata responsabilità?

La musica può diventare un collante. Il successo dei concerti, al di là della qualità degli spettacoli, dimostra che esiste ancora una grande voglia di aggregazione. Le persone hanno bisogno di stare insieme e condividere

È questa la sua idea di futuro?

Immagino un mondo nel quale tornino centrali la dignità, l’educazione, la cultura e il rispetto. Non so se sarà facile e non so quanto tempo servirà, ma credo che deporre le armi, metaforicamente parlando, in questo caso sarebbe un errore. Bisogna continuare a lavorare perché qualcosa cambi.

 

Maria La Barbera

Ricco programma di concerti per MiTo mercoledì 16 settembre

Mercoledì 16 settembre, MiTo SettembreMusica offre al pubblico un programma molto ricco di concerti: alle ore 17, al Tempio Valdese, si esibirà l’Italian Clarinet Quartet, fondato nel 2017 e affermatosi come una delle più rilevanti formazioni cameristiche nel panorama clarinettistico e musicale, sia in Italia sia a livello internazionale. Il Quartetto eseguirà musiche di Vivaldi, Puccini, Albéniz, Granados, Debussy, Escaich. Alle ore 20, al Conservatorio, si esibirà il Quartetto d’Archi del Teatro alla Scala, la cui prima formazione risale al 1953. Il Quartetto eseguirà il secondo appuntamento con i quartetti di Beethoven e la Groɓe Fuge in si bemolle maggiore op.133. Per il ciclo MiTo per la Città, alle ore 17, all’Accademia delle Scienze Sala dei Mappamondi, si terrà il concerto-spettacolo su musiche di Jean-Philippe Rameau dal titolo “Il Mascalzone”, ovvero vite e avventure di John Law, esperto di calcolo della probabilità, spadaccino, galeotto, studioso di sistemi finanziari, giocatore d’azzardo, fondafore della Banque Royale della famosa Compagnia del Mississipi e controllore generale delle finanze del Regno di Francia, narrate da lui medesimo. Nel concerto spettacolo, in collaborazione con l’Accademia Montis Regalis, si esibirà l’attore Gianluca Gambino, al clavicembalo Maurizio Fornero. Il testo e la regia sono di Corrado Rollin. Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria al sito www.accademiadellescienze.it

Mara Martellotta

Il Festival Spellbound 26 chiude a Torino 

Sabato 26 e domenica 27 settembre prossimi, presso l’Orto Botanico di Torino e il Magazzino sul Po, tornerà Spellbound 26 per l’atto conclusivo della sua seconda edizione. Dopo il successo ottenuto nelle giornate del 27 e 28 giugno, il festival curato da ALMARE torna nel capoluogo piemontese proseguendo nel percorso dedicato alle relazioni tra ascolto, ambiente e memoria.  Attraverso concerti, installazioni, incontri e pratiche d’ascolto, Spellbound 26 indaga il suono come strumento capace di mettere in dialogo passato e futuro, rielaborando criticamente pratiche e materiali tradizionali e interrogando le trasformazioni imposte dalle dinamiche storiche, sociali ed ecologiche. Concepito come un festival diffuso, Spellbound si sviluppa in diversi momenti e spazi della città di Torino, privilegiando i parchi pubblici come luoghi di produzione culturale e incontro. Spellbound mantiene una forte attenzione all’accessibilità, attraverso prezzi contenuti e forme di sostegno per il pubblico. La direzione artistica è orientata alla produzione di nuove opere, sviluppate in collaborazione con partner internazionali e pensate in relazione ai luoghi che le ospitano.

Sarà l’Orto Botanico dell’Università di Torino a ospitare “Near Silence”, progetto di ALMARE, interpretato dal sound artist kenyota KMRU e regiato da Odede, che pone al centro della sua ricerca le cosiddette “quiet areas”, territori caratterizzati da bassi livelli di rumore antropico. Attraverso registrazioni ambientali e interviste alla comunità locale, “Near Silence” indaga le trasformazioni del paesaggio sonoro e le molteplici agentività del silenzio: da un lato come rimozione della pluralità di voci del mondo naturale e possibile effetto dell’ecocidio in corso, dall’altro come risorsa condivisa da proteggere. L’evento sarà preceduto da un dialogo tra l’artista KMRU e Gascia Ouzounian, professoressa associata di Musicologia all’Università di Oxford, la cui ricerca si colloca all’intersezione tra sound studies e studi urbani, con particolare attenzione alle forme di inquinamento acustico e ai concetti di guerra vibrazionale e occupazione atmosferica.

A inaugurare la serata, un djset presso il Magazzino sul Po tra rielaborazione, trasmissione e reinvenzione di tradizioni sonore: protagonisti saranno il duo britannico Sealionwoman e il live di Takkak Takkak, progetto dei musicisti Shigeru Ishihara (DJ Scotch Egg) e Johanes “Mo’ong” Santoso Pribadi. L’evento proseguirà con il djset del collettivo Jokkoo, tra club culture contemporanee, sperimentazione elettronica e linguaggi performativi. A concludere sarà Pho Bho, collettivo e label indipendente torinese che, attraverso una ricerca orientata alle forme più innovative della musica da club contemporanea, intreccia poliritmi, basse frequenze e influenze
provenienti da diverse geografie sonore.

Mara Martellotta

Grattacielo Sanpaolo: “Da Granada a Montmartre”, solista Gaëlle Solal

Martedì 15 settembre alle ore 18 si terrà all’Auditorium del Grattacielo Intesa Sanpaolo un concerto per MiTO SettembreMusica dedicato a pezzi per chitarra  

Grande attesa per il concerto di martedì 15 settembre prossimo per MiTO SettembreMusica, che si terrà alle ore 18 all’Auditorium del Grattacielo Intesa Sanpaolo, dal titolo “Da Granada a Montmartre”, un omaggio a Manuel de Falla, a Federico Garcia Lorca, a Enrique Granados, Isaac Albeniz , Joaquín Rodrigo.
Protagonista alla chitarra Gaëlle Solal. I biglietti sono esauriti.
Figlio di genitori appassionati di musica, Solal scopre la chitarra classica all’età di cinque anni e si iscrive al Conservatorio di Marsiglia, per entrare poi al Conservatorio di Parigi a 16 anni e diplomarsi in un solo triennio con il Primo Premio all’unanimità. Più  attenta alla libertà che alle regole, la Solal è  promotrice di progetti eclettici multidisciplinari, come solista e in ensemble da camera. Fortemente impegnata nel sociale, si batte per la visibilità  delle donne nel mondo attraverso l’associazione Guitar’Elles di cui è  fondatrice. Dal 2011 risiede a Bruxelles.

Secondo concerto di MiTO SettembreMusica di martedì 15 settembre sarà al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino il concerto tutto incentrato su musiche di Robert Schumann, dall’Arabeske in do maggiore op. 18 alla Kreisleriana op. 16, alla Sonata n. 1 in fa diesis minore op. 11. Al pianoforte  il vincitore del Concorso Pianistico Internazionale Busoni 2025 Yifan Wu, nato nel 2005 e avviato allo studio professionale del pianoforte a quattordici anni con Yunlin Yang.
Attualmente prosegue la sua formazione con Stanislav Ioudenitch presso la Escuela Superior de Musica Reina Sofia a Madrid. Oltre al pianoforte, Yifan Wu coltiva anche una forte passione per l’arte contemporanea, in particolare per la fotografia, con la quale ha vinto numerosi premi internazionali  tra cui il titolo di Architecture Photographer of the Year  2022 agli International Photography Awards e le sue opere sono state esposte a New York, Shanghai, Budapest.

Per MiTO per la Città l’Accademia dei Solinghi eseguirà il concerto  intitolato “Amori, sospiri e bizzarrie del Seicento italiano” presso il teatro Sant’Anna alle ore 18.

Mara Martellotta

“La città che ha tante voci”, progetto culturale di Tangram Teatro

 In collaborazione con la RSA Cooperativa Sociale Caregiver di via Spalato , la scuola IC Ennio Morricone di corso Vercelli e la Scuola Holden di via Borgo Dora 49

“La città che ha tante voci” rappresenta  il  nuovo progetto di Tangram Teatro che, da settembre a dicembre prossimo, porrà in dialogo bambini e bambine, cittadini e cittadine senior, giovani artisti e artiste e professionisti e professioniste  dello spettacolo attraverso un percorso di creazione, ascolto e partecipazione.
Il progetto culturale pone al centro la produzione artistica di qualità quale strumento di coesione sociale e rigenerazione culturale dei territori, prevedendo la partecipazione attiva della comunità, attraverso un percorso partecipato, che coinvolge protagonisti del teatro, studenti delle scuole primarie e cittadini senior, valorizzando l’arte come spazio di ascolto, relazione e trasformazione.
I bambini, sotto la guida di drammaturghi, saranno coinvolti in residenze di drammaturgia finalizzate alla scrittura autonoma di testi teatrali. Questi testi prodotti verranno affidati ad attori professionisti che li porteranno in scena, proponendo un alto livello artistico.
I bambini si misureranno così con un’esperienza professionale, rafforzando l’autostima e la fiducia nelle proprie potenzialità.

L’iniziativa si pone come prima sperimentazione italiana del progetto “Scene& Heard”, nato ventisette anni fa a Londra da un’esperienza newyorchese e oggi riconosciuto nel Regno Unito come uno tra i più validi esempi in grado di coniugare qualità artistica e vocazione sociale.
Parallelamente i senior del territorio diventano custodi e narratori di memorie individuali e collettive e i loro racconti alimenteranno un processo creativo alla base di una performance teatrale, creata dalla formazione under 30 PoEM, che restituirà tracce e testimonianze dei luoghi della quotidianità, in un dialogo aperto tra generazioni.
Al centro di entrambi i processi creativi vi è  il racconto della città intesa come bene e memoria comune, ma anche come città fantastica, evocata dall’immaginazione dei bambini, crocevia di culture, lingue e visioni.

Città invisibile  che abita la città reale. Il progetto costruisce, così,  una mappa emotiva e culturale dei luoghi, intrecciando passato e futuro, centro e margine, pratica artistica e comunità. L’arte diventa occasione di incontro, strumento di inclusione e dispositivo di valorizzazione del territorio, capace di generare un senso di appartenenza e nuove forme di partecipazione culturale.
L’obiettivo è quello di costruire una pluralità di racconti, di cui i cittadini di generazioni diverse sono autori, e in cui gli artisti agiscono da facilitatori, traduttori e mediatori dei linguaggi che rappresentano.
La prospettiva intergenerazionale è  al centro dell’attività del progetto, i piccoli Esploratori e i Custodi, che conservano la memoria dei luoghi, sono i creatori del materiale narrativo e teatrale alla base dei processi artistici. Parallelamente i giovani artisti lavorano a fianco di professionisti più esperti in un continuo scambio di pratiche e esperienze.
Il progetto si articola in nove eventi indirizzati ad un pubblico generico, un evento per un pubblico specifico, tre laboratori, due residenze.
Due saranno gli spettacoli inediti frutto delle due residenze di scrittura creativa, replicati in due circoscrizioni per un totale di quattro spettacoli; una performance realizzata al termine del laboratorio all’interno della RSA di via Spalato e della successiva residenza degli artisti presso Tangram Teatro , con due repliche per pubblico generico, una per un pubblico specifico. Sarà poi indetto uno spettacolo in prima nazionale dal titolo “ A Three Things Day” dell’attore e autore inglese Ben Moor, che ha riscosso un certo successo all’Edinburgh Fringe Festival del 2025.

Le attività sono articolate su tre circoscrizioni  e coinvolgono diversi attori; la Scuola Holden, punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale e internazionale per la scrittura creativa, contribuirà all’individuazione di giovani drammaturghi tra i neodiplomati che parteciperanno alla residenza con i bambini delle scuole primarie. Enchiridion ETS garantirà, grazie alla sua collaborazione stabile con Tangram Teatro e con il Community Hub di via Baltea, un coordinamento organizzativo tra i vari attori coinvolti nel progetto.
PoEM, formazione teatrale under 30, nata da una classe per attori del Teatro Stabile di Torino, cui si sono uniti Roberto Tarasco e Gabriele Vacis, garantisce un alto livello artistico nonché un impatto sociale nelle azioni che coinvolgono i cittadini senior.
Tangram Teatro ETS ha scelto di affidare il coordinamento organizzativo a Enchiridion ETS, che da tre anni collabora stabilmente con la struttura occupandosi di ricerca nell’ambito della drammaturgia contemporanea europea e nordamericana, di sperimentazione nell’ambito di nuovi linguaggi digitali, di formazione e di didattica del teatro.

L’ideazione del progetto è  di Francesca Montanino, dottore di ricerca in storia del teatro inglese presso l’Università di Siena, e che si occupa di produzione e organizzazione teatrale. Ha curato la traduzione di molti testi anglosassoni rappresentati per la prima volta in Italia e si è occupata del coordinamento e dell’organizzazione di diverse rassegne in Italia e UK, oltre che di didattica teatrale per bambini ed adolescenti.
Il progetto prevede il coinvolgimento attivo di numerose figure under 35 appartenenti a diverse professionalità dello spettacolo dal vivo, quali drammaturghi, attori, scenografi e organizzatori, inserite in un percorso strutturato di avviamento alla professione. Nella selezione dei giovani partecipanti Scuola Holden agisce da facilitatore nell’individuare giovani autori e autrici tra i suoi diplomati. Enchiridion coadiuva nell’individuazione di giovani attrici e attori, tra i diplomati nelle principali scuole di teatro. In una prima fase i giovani professionisti parteciperanno ad un workshop condotto da Ben Moor, finalizzato all’acquisizione di pratiche artistiche consolidate a livello internazionale. Successivamente,  nell’ambito di due residenze artistiche, i drammaturghi affiancati da professionisti della rete, accompagneranno i dodici bambini della scuola primaria IC Morricone nella creazione di testi originali.

In un’ultima fase residenziale, giovani attori e scenografi lavoreranno alla messa in scena dei testi, in affiancamento a professionisti esperti, contribuendo allo sviluppo delle competenze artistiche e produttive. Le azioni a supporto della produzione artistica si concretizzeranno nella realizzazione di due spettacoli teatrali professionali inediti, replicati due volte negli spazi della rete.
Gli artisti under 30 di PoEM saranno coinvolti in un percorso laboratoriale con gli utenti della RSA di via Spalato, finalizzato alla raccolta di memorie e testimonianze. Tale percorso evolve in una residenza artistica che culminerà nella produzione di una performance, inedita e replicata in tre spazi diversi.

Mara Martellotta