SPETTACOLI- Pagina 2

 Le Rosine per il Salone OFF: Zuleika Iegiani, “Chiamata alla bellezza”

Nell’ambito degli eventi del Salone OFF,  martedì 12 maggio alle ore 21, presso il Polo artistico e culturale delle Rosine, in via Plana 8/C, si terrà  la pièce teatrale dal titolo “Chiamata alla bellezza”, interpretata da Zuleika Iegiani.
L’ingresso è  a offerta libera a sostegno delle opere sociali della Fondazione Istituto Le Rosine.
Lo spettacolo si pone la domanda se riusciamo ancora a fermarci abbastanza a lungo da vedere davvero la bellezza che ci circonda.
Si tratta di una pièce teatrale che rompe le distanze e chiama direttamente in causa lo spettatore che diventa egli stesso protagonista. La scena si espande oltre il palco e diventa momento di incontro durante il quale l’attrice dialoga con il pubblico, lo ascolta e talvolta lo provoca.
“Chiamata alla bellezza” nasce come un libro e prende vita sul palcoscenico trasformandosi in un’esperienza viva, profondamente umana, capace di intrecciare ironia e poesia, leggerezza e stupore, senza offrire alcuna risposta preconfezionata.
Al centro vi è  un invito chiaro, quello di aprire gli occhi, di ascoltare e lasciarsi sorprendere, perché la bellezza non urla e non si impone, ma si rivela nei dettagli, nei momenti inattesi, nei gesti quotidiani.
La pièce teatrale rappresenta un’esperienza capace di emozionare e divertire, lasciando nello spettatore una traccia che va oltre le parole. Un atto teatrale che diventa occasione di scoperta e riflessione.

Mara  Martellotta

Teatro Regio di Torino, la stagione 2026-2027 è “Fatale”

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15 titoli, 9 nuovi allestimenti, 3 appuntamenti di danza e un capolavoro barocco. Inaugurazione il 15 ottobre con “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci”

“Fatale” è il titolo e il tema della stagione 2026-2027 del Teatro Regio di Torino, che indica il segno dell’ineluttabilità del destino e delle sue passioni più estreme, in cui la tensione tra eros e thanatos rivela proprio come nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano.

Come ha ricordato Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio di Torino, il Teatro inaugura con un progetto fuori dall’ordinario, una tetralogia “verista” concepita come un ciclo coerente di quattro capolavori del repertorio italiano di fine Ottocento. Il Regio, dopo il successo di “Manon, Manon, Manon”, si propone un obiettivo ancora più ambizioso, quello di riscoprire le radici del Verismo, un’estetica oggi più che mai attuale capace di raccontare passioni estreme e contraddizioni sociali con la medesima urgenza.

Dal 15 ottobre al 22 novembre andranno in scena quattro nuovi allestimenti della “Cavalleria rusticana”, tratta dalle scene popolari omonime di Giovanni Verga, melodramma in atto unico, di Pietro Mascagni, e i “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo su libretto del medesimo compositore, “La Bohème”, commedia lirica in quattro atti su libretto di Leoncavallo, e “Iris”, su musica di Pietro Mascagni, melodramma in tre atti su libretto di Luigi Illica. Sono firmati da due registi, Daniele Menghini, per Mascagni, e Francesco Micheli, al suo debutto al Regio, per Leoncavallo, sotto la direzione musicale di Andrea Battistoni. Dal 15 ottobre al 22 novembre, per 22 recite, il Teatro si trasformerà in una dimensione creativa di ampia respiro coinvolgendo Orchestra, Coro, Coro di voci bianche e maestranze, in un’impresa di grande complessità. Accanto ai singoli titoli, due fine settimana di novembre permetteranno di seguire l’intero ciclo in tre giorni consecutivi, rendendo Torino una meta privilegiata nel cuore del Verismo, come ricordato anche dal Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo.

“Con questo progetto – afferma il direttore musicale Andrea Battistoni, sul podio per tutti e quattro i titoli – il Regio accetta una sfida culturale coraggiosa, voluta con forza dalla Sovrintendenza e dalla direzione artistica per esplorare l’anima più autentica del melodramma italiano. L’Orchestra, il Coro e il Coro delle voci bianche dimostrano una duttilità fuori dal comune, sostenuti dalla maestranze tecniche ed organizzative del Teatro, in uno sforzo produttivo imponente”.

Ampio spazio verrà dato alla danza, che consolida la sua centralità nel cartellone del Teatro Regio, offrendosi come linguaggio privilegiato per esplorare la tensione del destino attraverso il corpo. Dal 2 al 4 dicembre prossimo tornerà il galà “Roberto Bolle & Friends”, icona della danza mondiale che, insieme al meglio delle stelle internazionali, celebra la bellezza e la perfezione tecnica in un viaggio tra il repertorio classico e le sfide della coreografia contemporanea, il gesto atletico e artistico. Per sei appuntamenti, dal 10 al 13 dicembre, debutterà al Teatro Regio il Tokyo Ballet con un ologramma capace di far convivere epoche e stili diversi: il percorso si aprirà con la sensibilità contemporanea del primo atto di “Kaguyahime” di Jo Kanamori, in prima rappresentazione italiana, che rilegge l’antico mito della “Principessa della Luna” sulle note di Debussy; seguirà “La perfezione cristallina del regno delle ombre” da La Bayader di Minkus, con coreografia di Petipà, per culminare con la potenza del “Sacre du printemps” di Stravinskij, nella scrittura immortale di Maurice Béjart. Si tratta di un inno alla forza che unisce l’uomo alla donna, una danza carica di eros che celebra il legame primordiale potente e inesauribile come il ritorno della primavera. La magia del Natale verrà celebrata dal 18 al 29 dicembre attraverso un appuntamento che ormai è tradizione viva nel cuore del pubblico, “Lo schiaccianoci” di Cajkovskij. A grande richiesta il Regio torna a invitare il Balletto dell’Opera di Tbilisi con la coreografia firmata da Alexej Fadeeĉev e dalla leggendaria etoile Nina Ananiashvili. Lo spettacolo sarà accompagnato da Orchestra e Coro di voci bianche del Regio. A fine gennaio, il 26, e fino al 6 febbraio, il Regio presenterà una rara versione originaria di “Edgar” di Puccini, versione originale in quattro atti, che restituisce al dramma la profondità narrativa e la ricchezza di sfumature sacrificate nelle revisioni successive da parte del compositore in tre atti, offrendo l’ascolto di un Puccini giovanile e audace. Il nuovo allestimento è coprodotto con l’Opéra de Nice e segna il debutto al Regio della regista Nicola Raab. La direzione è affidata a Carlo Rizzi, che rappresenta, dopo vent’anni, un gradito ritorno al Regio.

 

Non mancherà nel programma 2026-2027 un vero gioiello barocco, che verrà rappresenta l’11 febbraio, la “Juditha Triumphans”. Questo oratorio, del 1716, è l’unico superstite di Antonio Vivaldi, e narra l’episodio biblico di Giuditta e Oloferne, simboleggiando allegoricamente la vittoria della Repubblica di Venezia a Corfù sugli Ottomani. In una città come Torino si è voluto omaggiare la presenza della quasi totalità degli scritti vivaldiani, custoditi a pochi metri dal Teatro Regio, nella Biblioteca Nazionale Universitaria. A dirigere ci sarà Gianluca Capuano, specialista del repertorio Barocco. Dal 27 febbraio al 10 marzo andrà in scena uno dei titoli più iconici e rappresentati al mondo, “La traviata” di Giuseppe Verdi. Una nuova produzione che vedrà il ritorno del regista Jacopo Spirei, già reduce dal successo di “Hamlet”, affiancato dallo scenografo Gary MacCann e dalla costumista Giada Masi, freschi vincitori del premio Abbiati 2025. A guidare l’Orchestra il direttore musicale Andrea Battistoni. A interpretare la protagonista sarà il soprano Ecaterina Bakanova, già amata dal pubblico torinese nei ruoli di Blanche e Manon, che si alternerà con Maria Novella Malfatti, al suo debutto al Regio di Torino. Il 20-21 e 25 marzo andrà in scena al Piccolo Regio Puccini, per la prima volta, “La Tragédie de Carmen”, che non è una semplice riduzione del capolavoro di Bizet, ma una riscrittura affascinante di Peter Brook che, con il libretto di Jean-Claude Carrière e la partitura di Marius Constant, priva il romanzo di ogni convenzione per far emergere la verità dei personaggi. Il nuovo allestimento è affidato alla regia di Cecilia Ligorio. Il progetto risulta essenziale, la durata ridotta, i cori eliminati e l’orchestra limitata a venti elementi. Sul podio il direttore artistico Sergio Alapont e in scena i talenti del Regio Ensemble. Uno spettacolo essenziale e potente, capace di restituire la forza del mito di Carmen alla luce di uno sguardo contemporaneo. Dal 6 al 17 aprile torna al Regio uno dei capolavori più seducenti e brutali di Strauss, “Salome”, che fu ospitata nel 1906 nella sua prima rappresentazione fuori dai Paesi di lingua tedesca. L’opera è trattato dal dramma di Oscar Wilde e racconta il connubio tra innocenza e perversione della Principessa Salomè, la cui danza per Erode culminerà nella richiesta della testa di Giovanni Battista.

L’allestimento porta la firma del regista cinematografico e teatrale ungherese Kornél Mundruczó, al suo debutto al Regio, che ambienta la storia in una dimensione di decadenza e potere, ispirandosi al cinema di Buñuel trasforma la Reggia di Erode in un banchetto borghese claustrofobico. Sul podio Axel Kober, anch’egli per la prima volta al Regio, che ottenne grande successo alla Scala, nel 2023, con il medesimo titolo. Il Piccolo Regio Puccini ospiterà il 18 e il 30 aprile, e il 2 maggio, un nuovo allestimento di uno spettacolo che rilegge il capolavoro di Puccini come un racconto di formazione cala e di parlare a pubblici di ogni età. Si intitola “La Bohème. Il primo amore”. La creazione è affidata a Lorenzo Ponte, talento emergente della Paolo Grassi di Milano. Il regista e direttore è Emanuele Quaranta, che costruisce una visione in cui la musica diventa memoria e la partitura un tessuto di ricordi. La “Carmen” di Bizet verrà presentata al Teatro Regio in un nuovo allestimento dal 15 al 29 maggio, segnando il gradito ritorno di Arnaud Bernard dopo il grande successo del progetto Manon. Pienamente inserita nel tema della prossima stagione, questa produzione esplora più  destino dal volto dell’azzardo. Il regista Bernard sovrappone una visione antropologica radicale, e il suo lavoro nasce da una rilettura del testo di Mérimé, spogliato di ogni lato pittoresco e riletto attraverso la lente di Pier Paolo Pasolini. A dirigere sarà la mano esperta di Daniel Oren, grazie al quale la musica di Bizet diventa voce di un conflitto accecante, prato a scattare tra le regole sociali e l’irresistibilità dell’eros. La stagione del Regio si concluderà con “Evgenij Onegin” di Petr Il’ic Cajkovskij dal 15 al 29 giugno. L’opera, tratta dal poema di Aleksandr Puškin, viene proposta in uno degli allestimenti più acclamati al mondo, per la celebre regia di Robert Carsen e nella produzione della Canadian Opera Company, creata per il Metropolitan Opera di New York che, nel 2027, compirà trent’anni. La regia, con le scene e i costumi di Michael Levine, esalta la bellezza malinconica di una Russia sospesa tra al semplicità della campagna e il rigore di San Pietroburgo.

Al Piccolo Regio Puccini verranno proposti altri tre titoli, “Pierino e il lupo” di Prokof’ev, “Il piccolo spazzacamino” di Britten, e il Giorno della Memoria verrà ricordato con la favola di Natale (Guareschi, Coppola), mentre per i più grandi sono previsti adattamenti d’autore come “La tragédie de Carmen” di Brook e il nuovo spettacolo “La Bohème. Il primo amore”.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio saranno affidati alla guida esperta di Gea Garatti Ansini, che dal mese di marzo 2026 ne cura la preparazione. Al loro fianco il Coro delle voci bianche del Regio sarà come sempre diretto da Claudio Fenoglio.

Per la stagione 2026-2027 tornano le “Conferenze-Concerto” pensate per accompagnare il pubblico alla scoperta delle opere e dei balletti in programma. Durante gli appuntamenti, musicologi e giornalisti dislogheranno con i protagonisti degli spettacoli facendo ascoltare dal vivo alcuni dei momenti musicali più celebri. Ingresso libero.

Mara Martellotta

SchoolVision 2026 Al via da Torino le finali 

Dogliani, “coraggiosa” Capitale della TV

Nel cuore delle Langhe e patria incontestata del “Dolcetto”, Dogliani s’appresta ad ospitare la quindicesima edizione del “Festival della TV”

Dal 29 al 31 maggio

Dogliani (Cuneo)

Un tema e un titolo che è, ad un tempo, una “dichiarazione d’identità” e una “sfida” a fare sempre di più e sempre meglio. Si intitola, infatti, “Dialoghi Coraggiosi” la quindicesima edizione del “Festival della TV 2026” (organizzato da “IL IDEE AL LAVORO”) che per tre giorni Dogliani, piccolo ma storico borgo di poco più di 4.600 abitanti, nel cuore di quelle Langhe, s’appresta ad ospitare, diventando centro internazionale del racconto italiano su TV e “Media”. Quindici anni di gran “coraggio” ed enorme impegno che torneranno a rivivere sui palchi delle tre principali piazze del Paese (che diede i natali a Luigi Einaudi, primo Presidente della nostra Repubblica, e al grande Michele Ferrero indimenticato imprenditore dell’omonima industria dolciaria) da venerdì 29 a domenica 31 maggio. E sarà ancora gran successo! Il successo di sempre. E, si spera, perfino qualcosina in più! Forti dei numeri delle passate edizioni. In quindici anni, infatti, il “Festival” ha ospitato 1.441 protagonisti della comunicazione, costruito 537 incontri, accumulato oltre 2.500 ore di interventi e raggiunto più di 3,2 milioni di persone. Numeri che raccontano qualcosa di raro: “la capacità – si sottolinea – di trasformare un luogo piccolo in un punto di riferimento nazionale per chi pensa, fa e racconta i media”.

Quest’anno, inoltre, il programma si fa ancora più diffuso con un nuovo palco, quello di Piazza Confraternita, che si aggiunge a Piazza Umberto I e Piazza Belvedere, e un’agenda densa di 49 incontri, più di cento ospitipremimusica dal vivo e vari appuntamenti collaterali.

A tagliare il nastro di partenza, venerdì 29 maggio, in Piazza Umberto I, sarà Gerry Scotti, graditissimo ritorno e scelta non casuale, per un conduttore televisivo che certamente rappresenta uno degli esempi più concreti di cosa significhi costruire un rapporto autentico con il pubblico e di chi sa esattamente cosa il pubblico vuole e come parlare a milioni di persone ogni sera, sette giorni su sette. Ad intervistare Gerry sarà Alessandra Comazzi, storica critica televisiva e nota firma de “La Stampa” torinese. Subito dopo, il passaggio di testimone è affidato a Ilaria D’Amico e a Marco Liorni, conduttore di successo del “daytime Rai”, intervistato da Chiara Maffioletti. La giornata si chiude idealmente con Urbano Cairo, editore e presidente di “RCS MediaGroup”, in conversazione con Mario Giordano, e con il monologo “Francesco: il primo italiano” di Aldo Cazzullo, che porta sul palco un racconto tra storia, teatro civile e identità nazionale. A seguire, e fin dal primo giorno, sul “nuovo” palco di Piazza Confraternita, si terrà una sequenza di incontri ad alta intensità narrativa, ad iniziare da “Voci di donne, voci di potere” con Marianna Aprile, giornalista del settimanale “Oggi” e volto di “La7”, per finire con “Voci spezzate. Dal caso Moro al caso Tortora” con Fabrizio Gifuni che riporta al centro una ferita ancora aperta della storia italiana.

Tutto questo nel programma del primo giorno. E non di meno promettono e manterranno le due giornate successive (tutto il programma nel dettaglio su: www.festivaldellatv.it ), in un alternarsi costante di nomi eccellenti della televisione e del giornalismo di casa nostra: da Enrico Mentana – solo per citarne alcuni – a Serena Dandini e a Paolo Gentiloni, fino a Corrado Formigli e a Carlo Lucarelli, in dialogo con giornalisti, direttori di testata, economisti, “creator” e voci della nuova generazione.

“Festival della TV”, ma non solo. Anche questa quindicesima edizione non mancherà infatti alla sua caratteristica di grande “Festa della Musica”. Momento clou, in tal senso, il ritorno a Dogliani, sabato sera, della grandissima e davvero “donna d’arte coraggiosa e battagliera” (quale scelta migliore in omaggio al tema festivaliero di quest’anno?) Noa – Achinoami Nini – una delle voci più prestigiose della world music, che dopo l’incontro con il pubblico regalerà una speciale esibizione dal vivo, trasformando Piazza Umberto I in un palcoscenico internazionale sotto le stelle, mentre domenica sera, sempre in Piazza Umberto I, andrà in scena “Suoni dal futuro”, il progetto di Manuel Agnelli, musicista e storico frontman degli “Afterhours”: un palco dedicato alle “nuove band” scoperte e selezionate da Agnelli, per raccontare la musica che verrà e dare spazio a chi sta muovendo  i primi passi. E proprio pensando alla cosiddetta “Generazione Z”, nel cuore del Festival (tra vie e piazze, il passaggio di persone e street food di qualità) si darà vita quest’anno anche allo “Spazio della Consulta Giovani di Dogliani”, un ambiente allestito nel centro storico e trasformato in un piccolo studio di produzione in cui si svolgeranno gli incontri “Dialoghi coraggiosi: il Festival chiama e la Gen Z risponde”: un osservatorio sulle nuove generazioni fatto di interviste, workshop, momenti di confronto con ospiti giovani e creator, che si affiancherà al programma ufficiale, coinvolgendo anche le “Consulte Giovani” della provincia di Cuneo e rafforzando il legame tra il Festival, il territorio e il futuro pubblico della televisione e dei media. Il conto alla rovescia è iniziato. CORAGGIO, si parte. Dogliani vi aspetta!

Gianni Milani

Nelle foto: Palco Piazza Umberto I (Ph. Paolo Properzi); Gerry Scotti; Noa (Ph. Daniele Solavaggione)

Il Piemonte apre Cannes Classics con “L’Age d’or”

 LA REGIONE PIATTAFORMA INTERNAZIONALE DEL CINEMA

 

Il presidente Alberto Cirio: «Il Piemonte oggi è un territorio competitivo a livello internazionale, in grado di attrarre produzioni, valorizzare le proprie professionalità e generare ricadute reali su imprese, lavoro e indotto. L’apertura di Cannes Classics con un film realizzato in Piemonte è un risultato che racconta in modo concreto la direzione che abbiamo scelto: investire sull’audiovisivo come leva strategica capace di unire cultura e sviluppo economico».

 

Gli assessori Marina Chiarelli e Andrea Tronzano: «Portare il Piemonte a Cannes significa molto più che partecipare a un festival internazionale: significa affermare un modello culturale capace di connettere creatività, formazione, lavoro e territori. In questi anni abbiamo scelto di investire sull’audiovisivo non solo come settore culturale, ma come leva strategica di sviluppo e opportunità per le nuove generazioni».

 

Girato tra Piemonte e Francia con il sostegno del bando regionale Piemonte Film Tv Fund e di Film Commission Torino Piemonte, il film di Bérenger Thouin inaugura la sezione del Festival dedicata alla storia del cinema di Cannes.

Non è solo un film in apertura a Cannes, ma è la conferma di una scelta strategica della Regione Piemonte. “L’Age d’or”, opera prima del cineasta francese Bérenger Thouin, il film d’apertura di Cannes Classics è una coproduzione internazionale tra Francia e Italia che porta al centro il Piemonte, dove il film è stato realizzato per due settimane di lavorazione lo scorso marzo.

Prodotto da Gogogo Film e dalla torinese Graffiti Film di Enrica Capra, con il contributo della Regione Piemonte grazie al bando Piemonte Film Tv Fund nell’ambito del PR FESR 2021–2027 e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte, il progetto rappresenta un esempio concreto della capacità della Regione di attrarre produzioni internazionali e generare valore sul territorio. Il lungometraggio sarà distribuito da Pyramide Films in Francia e da Lucky Red per l’Italia, mentre le vendite internazionali saranno affidate a Films Boutique.

Il film – che vede protagoniste Souheila Yacoub e Yile Vianello – racconta la storia di Jeanne e Celeste, due figure femminili che attraversano la prima parte del Novecento, muovendosi tra le grandi trasformazioni della Storia e le tensioni del proprio tempo. Un linguaggio originale, che intreccia immagini d’archivio e recitazione, per costruire una narrazione visiva potente e contemporanea.

Le riprese hanno coinvolto numerose location piemontesi tra Torino, Agliè, Collegno e Savigliano e tra i luoghi scelti: Palazzo Carignano, il Museo del Risorgimento, i Docks Dora, il Villaggio Leumann, la Certosa di Collegno, il Castello Ducale di Agliè e il Museo Ferroviario di Savigliano.  Accanto alle maestranze francesi, il progetto ha valorizzato competenze e professionalità locali, con una significativa presenza di tecnici piemontesi nella troupe, a conferma della solidità e della competitività del sistema audiovisivo regionale.

In questi anni la Regione Piemonte ha scelto di costruire un sistema capace di attrarre produzioni internazionali, sostenere le imprese e valorizzare i territori. Il Piemonte oggi è una piattaforma credibile, competitiva e riconosciuta a livello europeo. Con “L’Age d’or” il Piemonte rafforza il proprio posizionamento nel panorama internazionale dell’audiovisivo, confermando una visione che mette insieme cultura, industria e sviluppo territoriale.

«Il Piemonte oggi è un territorio competitivo a livello internazionale, in grado di attrarre produzioni, valorizzare le proprie professionalità e generare ricadute reali su imprese, lavoro e indotto. L’apertura di Cannes Classics con un film realizzato in Piemonte è un risultato che racconta in modo concreto la direzione che abbiamo scelto: investire sull’audiovisivo come leva strategica capace di unire cultura e sviluppo economico» dichiara il presidente Alberto Cirio.

«Portare il Piemonte a Cannes significa molto più che partecipare a un festival internazionale: significa affermare un modello culturale capace di connettere creatività, formazione, lavoro e territori. – dichiarano l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli e l’assessore all’Internazionalizzazione Andrea Tronzano – In questi anni abbiamo scelto di investire sull’audiovisivo non solo come settore culturale, ma come leva strategica di sviluppo e opportunità per le nuove generazioni. Oggi il Piemonte è credibile perché ha costruito un sistema: competenze, imprese, professionalità e una rete territoriale capace di attrarre produzioni internazionali e generare valore duraturo. Cannes rappresenta un riconoscimento importante di questo percorso e della direzione che abbiamo scelto di costruire».

Secondo la Presidente di Film Commission Torino Piemonte, Beatrice Borgia: «La presenza del lungometraggio L’age d’or a Cannes rappresenta una nuova e prestigiosa occasione di visibilità internazionale per il comparto piemontese – capace di confermare il proprio valore di hub creativo e industriale – e di evidenziare ancora una volta la crescita e la qualità del sistema produttivo locale, qui rappresentato da Graffiti Film di Enrica Capra».

«‘L’Età dell’oro’ è una cavalcata nella storia del ‘900 attraverso la figura di due donne atipiche, l’aspirante borghese Jeanne, figlia di macellai che diventa contessa, e l’intrepida Celeste, italiana rivoluzionaria e idealista. Intorno a loro, la Storia si invita nel film sotto forma di magnifici filmati d’epoca, che si integrano nella finzione e con cui gli attori interagiscono con naturalezza. Il perfetto sincronismo di archivi e finzione è frutto di anni di preparazione, e il film è già un piccolo caso cinematografico. Il suo successo è un grande risultato per tutto il comparto piemontese, dove il film è stato in gran parte girato e post-prodotto, e per tutto il sistema cinema della regione» dichiara Enrica Capra di Graffiti Film.

Torinodanza 2026, svelato il programma. Da settembre alle Fonderie Limone di Moncalieri 

“Un festival è una creatura viva e, come tale, si trasforma nel tempo assumendo forme e dinamiche diverse. Nel corso degli anni, Torinodanza ha creato una straordinaria fidelizzazione di pubblico, ‘EXTRA’ nel mettere in dialogo danza e teatro. Torinodanza è un luogo di spettacolo ma anche di riflessione, esperienze e relazioni internazionali. Cuore pulsante è la manifestazione autunnale che, nell’edizione 2026, si configura come una vera e propria geografia del movimento, in cui le compagnie, provenienti da tutta Europa, America e Asia, delineeranno una mappa di estetiche che dialogano tra tradizione, sperimentazione, riflessioni sul presente e sguardi sul mondo”.

Con queste parole introduttive di Anna Cremonini, direttrice artistica del Festival Torinodanza, è stato svelato il programma di Torinodanza 2026, dal titolo “Dance Matters”, che si svolgerà dal 9 settembre all’11 ottobre prossimi presso le Fonderie Limone di Moncalieri. Un programma che si annuncia ricco di grandi nomi e che, anche per questa edizione, darà spazio ad artiste e artisti internazionali tra i più rappresentativi del settore, oltre che rappresentare una grande occasione di visibilità per nuovi talenti di prospettiva.

Saranno 17 le compagnie che si esibiranno e 17 le rappresentazioni in totale, tra cui 4 prime assolute, 7 prime nazionali e 4 coproduzioni che andranno a sommarsi ad appuntamenti laboratoriali, masterclass e le date di Torinodanza EXTRA, che avranno luogo al teatro Carignano, arricchendo così la stagione del Teatro Stabile di Torino con spettacoli di danza e teatro performativo.

A inaugurare il Festival 2026, il 9 settembre alle 20.45, sul palco della Sala Grande delle Fonderie Limone, sarà il coreografo e direttore artistico della compagnia Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan, Cheng Tsung-Lung, con la sua creazione dal titolo “Sounding Light”. Una prima nazionale del tutto originale, in cui i danzatori saranno chiamati a dar vita alla stessa colonna sonora dello spettacolo, trasformandosi attraverso la danza, il respiro e la voce in veri e propri strumenti musicali. Il coreografo greco Christos Papadopoulos si esibirà il 12 settembre prossimo, presentando “My Fierce Ignorant Step”, un progetto incentrato sulla memoria intima e biografica dell’artista, la cui coreografia verrà evidenziata da una sincronizzazione di passi e movimenti complicati. Dal 17 al 19 settembre è in programma il grande ritorno di Hofesh Shechter, coreografo inglese che porterà al Festival “In the Brain”, insieme a una formazione giovanile da lui fondata e denominata “Shechter”. Si tratta di uno spettacolo che fonde concetti rave e rituali, liberando un’energia travolgente e trasportando il pubblico in un’esperienza totalizzante. Due giovani danzatori, protagonisti della serata di mercoledì 23 settembre, creeranno in scena la coreografia di “Fantasie minor”, una rivisitazione di “Fantasia in fa minore” di Franz Schubert che segna il ritorno del coreografo portoghese Marco da Silva Ferreira in questa nuova edizione di Torinodanza, dopo il grande successo ottenuto nel 2024. Il 26 settembre sarà la volta di una novità per Torinodanza, che ospiterà Rachid Ouramdane, coreografo francese e direttore del Chaillot-Theatre National de la Danse, in scena con lo spettacolo “Contre-nature”, un’esplorazione di nuovi linguaggi che mutano in un crocevia tra danza e volo. Prima nazionale per “Amae no kozo”, diretto e interpretato dall’italiana Eliana Stragapede e dal croato Borna Babic, che insieme daranno vita al duo Paper Bridge, in scena il 26 e 27 settembre. Molto atteso anche il ritorno del coreografo belga-francese Damien Jalet, che presenterà in prima nazionale lo spettacolo “Thrice”, iapirato alla poesia “Vento, acqua, pietra” di Octavio Paz.

Viola Scaglione, la prima fra gli artisti italiani ad esibirsi, il 17 settembre, porterà in scena l’intimo assolo, da lei interpretato, “”Secondo quarto di luna”. Seguirà, il 23 settembre, “Smoking Rooms” di Michele Di Stefano, un’esplorazione che evoca la dimensione di quei luoghi in cui i corpi si ritrovano in una prossimità forzata, come nel caso delle sale d’attesa, le smoking lounge o l’anticamera di un ufficio. Il 30 settembre sarà la volta della prima nazionale di “Coraggio: la sfortuna non esiste”, portato in scena dai giovani interpreti Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali, incentrato sui temi del cambiamento e del destino come scelta di esistere e possibilità di diventare. Sempre nella serata del 30 settembre, la compagnia MM Contemporary Dance Compani di Michele Merola si esibirà in tre lavori ispirati a grandi titoli del repertorio ballettistico e finalizzati a una valorizzazione della creazione contemporanea. “Michel – The Animals I Am” sarà lo spettacolo che Chiara Bersani porterà a Torinodanza il 3 ottobre prossimo, proponendo al pubblico una performance che vedrà protagonisti tre interpreti portatori di disabilità e che indagherà i molteplici volti della bellezza. Il 7 ottobre debutterà in prima nazionale “We Are Who We Are”, nuova creazione di Michael Incarbone e Max Gomard. La coreografia, interpretata dagli stessi Incarbone e Gomard, celebra l’incontro tra due artisti coetanei che scelgono di condividere un terreno di creazione dando vita a un processo di co-autorialità in cui si rispecchiano, si confondono e si ridefiniscono a vicenda. La stessa sera, il 7 ottobre, debutterà in prima nazionale anche “Dido and Aeneas”, nuova creazione di Dewey Dell e Vito Matera. Dopo il successo de “La sagra della primavera”, Agata e Teodora Castellucci tornano quest’anno con una riscrittura elettroacustica dell’omonimo capolavoro barocco di Henry Purcell. Il 10 ottobre sarà presentato in anteprima nazionale “Madeleine”, il nuovo progetto di Stefania Tansini, concepito nel corso di Étape Danse 2025 e ispirato al celebre passaggio della madeleine di Marcel Proust. La giovane coreografa, che sarà in scena insieme ad altre quattro performer, indagherà come le esperienze sensoriali possano far collassare passato e presente, risvegliando corpi non addomesticati.

Chiuderà la rassegna l’americano Kyle Abraham, che porterà in scena il 10 e l’11 ottobre, in prima nazionale, uno spettacolo dedicato alla cultura degli anni Ottanta, intitolato “Cassette vol. 1”.

Torinodanza 2026 rappresenterà l’occasione per celebrare al meglio i cento anni della grande pioniera della danza moderna e figura di spicco del panorama culturale italiano, Susanna Egri. Per festeggiare il centenario, il 16 luglio sarà in programma al teatro Carignano una serata fuori abbonamento che includerà  “Istantanee” (coreografia di Susanna Egri), “Cantata Profana: Il Cervo Fatato” (coreografia di Raphael Bianco), “Brides Of Gods” (prima assoluta – coreografia di Raphael Bianco), “La Volontà Del Mare” (scritto e diretto da Giorgio Ferrero). Serata fuori abbonamento.

“Torinodanza si conferma un punto di riferimento per la scena coreutica italiana e internazionale e, nell’edizione di quest’anno, assume un significato ancora più rilevante per il Piemonte – ha dichiarato Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte – la nostra regione si prepara infatti ad accogliere la NID Platform – Nuova Piattaforma della Danza Italiana, uno degli appuntamenti più importanti per la promozione e la valorizzazione della danza contemporanea nel nostro Paese. È un riconoscimento importante per Torino e per il Piemonte, che conferma la solidità di un sistema culturale capace di attrarre progettualità di livello nazionale e internazionale, mettendo in relazione istituzioni, artisti, compagnie, operatori e pubblici. In questo percorso, Torinodanza rappresenta un presidio fondamentale, un festival che, negli anni, ha saputo costruire identità, qualità artistica e capacità di dialogo con il presente. Torinodanza conferma la qualità di un lavoro costruito nel tempo insieme al Teatro Stabile di Torino, con il sostegno della Regione Piemonte, della Città di Torino e dei partner pubblici e privati. Una collaborazione solida, che ha permesso al Festival di crescere come spazio di ricerca, produzione culturale e confronto internazionale. La Regione Piemonte sostiene con convinzione questo progetto perché ne riconosce il valore strategico all’interno del sistema culturale regionale. La danza è linguaggio, ricerca, innovazione, ma anche strumento di relazione tra comunità, generazioni e territori. Attraverso Torinodanza, il Piemonte rafforza la propria vocazione ad essere una terra che accoglie cultura, produce visione e accompagna la crescita delle arti performative. Ospitare la NID significa aprire una nuova fase: non solo accendere i riflettori sulla danza italiana, ma consolidare il ruolo del Piemonte come piattaforma culturale dinamica, capace di generare connessioni, opportunità e nuove traiettorie di sviluppo. È in questa direzione che prosegue il nostro impegno: sostenere la qualità, promuovere l’accesso alla cultura e valorizzare quei linguaggi contemporanei che aiutano a leggere il presente e a immaginare il futuro”.

Torinodanza Festival 2026 è sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo, Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Città di Torino, Città di Moncalieri. Il Festival si arricchisce grazie alle seguenti collaborazioni: Fondazione per la Cultura Torino con MITO SettembreMusica, Fondazione Piemonte dal Vivo con la Lavanderia a Vapore di Collegno – Centro di residenza per la danza, Associazione Culturale Mosaico Danza con il Festival Interplay, Fondazione TPE con il Festival delle Colline Torinesi, Orsolina28 Art Foundation.

Mara Martellotta

A Torino atteso ritorno del violinista armeno Sergey Khachatryan

Sarà  protagonista del concerto di giovedì 7 maggio alle 20.30 all’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, il violinista armeno Sergey Khachatryan, il più giovane vincitore della storia del concorso Sibelius di Helsinki, e solista abituale di orchestre come i Berliner Philharmoniker, la London Symphony Orchestra e l’Orchestra Concertgebouw  di Amsterdam. Il concerto sarà  trasmesso  su Radio 3 e in diretta streaming su raicultura.it, con replica venerdì 8 maggio alle ore 20.
Sul podio sarà impegnato Robert Trevino, di origini messicane, già direttore ospite principale dell’Orchestra RAI e attuale direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca, oltre che consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö.

Ad aprire il concerto sarà l’Ouverture da “Der Freischütz”, “Il franco cacciatore” , capolavoro di Carl Maria von Weber, per la prima volta eseguito a Berlino nel 1821. L’opera segna la nascita del Romanticismo tedesco, celebrandone il folklore, il soprannaturale e le foreste misteriose. La trama ruota intorno a Max, un cacciatore che, per amore, accetta sette proiettili magici dal demoniaco Samiel, ignorando che sarà l’ultimo colpo a tradirlo. Dal punto di vista musicale l’ouverture è  rivoluzionaria per l’uso di legni e corni, capaci di creare atmosfere cariche di tensione e oscurità,  al limite del cinematografico.
Seguirà  il concerto n. 1 in sol minore op. 26 per violino e orchestra di Max Brunch, interpretato da Sergey Khachatryan. Si tratta dell’unica pagina della produzione del compositore tedesco entrata stabilmente in repertorio, grazie alla sua espressività eloquente  e spontanea. Questo concerto è dedicato al leggendario Joseph Joachim e fonde il virtuosismo tecnico con un calore melodico che ha da sempre affascinato il pubblico dalla sua prima esecuzione nel 1866.
La serata verrà conclusa dal poema sinfonico di Arnold Schönberg “Pelleas und Melisande”, dall’omonimo dramma simbolista di Maurice Maeterlinck. Il lavoro, composto a Berlino tra il 1902 e il 1903 ed eseguito per la prima volta a Vienna dallo stesso Schönberg nel 1905, fu suggerito al giovane autore da Richard Strauss nel medesimo periodo in cui Debussy stava per portare in scena il suo Pélleas et Melisande. A parte il titolo, nella partitura di Schönberg non c’è nulla della sofisticata rarefazione sonora di Debussy. La scrittura si fa immediata, l’impeto tardo romantico incandescente, due segnali di un autore che presto avrebbe trovato la sua via di espressione principale nell’Espressionismo.

I biglietti per il concerto, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino.
Info: 0118104653
biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Gli angoli del cinema a Torino

TORINO CITTA’ DELLA RADIO, DEL CINEMA E DELLA TELEVISIONE

Torino è la città dalle mille definizioni, tra queste “città del cinema”: forse la più sto(r)ica, la più austera, la più tecnica. Ma dove si può davvero assaporare il cinema nella capitale piemontese, oltre a l’inconfondibile Museo del Cinema con sede nella Mole Antonelliana?

Cinema per tutti i gusti

Se c’è qualcosa che non manca a Torino sono i cinema. Resistendo con le unghie e con i denti all’avvento dello streaming e alla proliferazione dei multisala nei centri commerciali, sono numerosi i cinema d’essai storici in cui si possono assaporare film d’epoca, proiezioni speciali e nuove uscite:

  • Cinema Romano: fondato nel 1911 e collocato nella centralissima Galleria Subalpina, questo cinema dallo stile liberty ospita festival stagionali e proietta le nuove uscite cinematografiche.

  • Cinema Massimo: ai piedi della Mole Antonelliana si trova il cinema di riferimento per Torino. Qua hanno luogo i Festival più importanti – tra cui quello organizzato dal Museo del Cinema -, così come première e incontri a tema. Il punto di forza del cinema sono le numerose rassegne che riscoprono le opere di grandi autori e proiettano gemme cinematografiche restaurate, dando la possibilità al pubblico di rivederle sul grande schermo.

  • Cinema Nazionale: collocato nell’elegante Via Carlo Alberto, è un cinema che proietta film moderni meticolosamente selezionati tra l’enorme offerta mercato internazionale. Qua si possono ammirare opere prodotte in tutto il mondo, non solamente i grandi titoli mainstream, spesso scoprendo chicche straniere non visibili nei cinema con un programma più commerciale.

  • Cinema Lux: nella bellissima Galleria San Federico ha riaperto da poco uno dei cinema simbolo della città, fondato nel 1934. Anch’esso in stile art déco, il cinema è impreziosito da pareti di marmo e da un bar super fornito che fa invidia a quelli dei multisala. La programmazione predilige nuove uscite e film internazionali.

Nell’era contemporanea, sono pochi i negozi fisici che vivono di compravendita di materiale cinematografico, purtroppo. Tuttavia, se si vuole toccare con mano parte della storia della settima arte e, perché no, portarne a casa un pezzo, ecco le due tappe da non perdere:

Cinefolies: vicinissima alla Mole, in Via Giachino Rossi, c’è una piccola vetrata dalla quale si possono scorgere all’interno poster d’epoca, libri e oggettistica varia. Nonostante all’esterno possa non sembrare, l’archivio del punto vendita è ricchissimo ed è quasi impossibile non trovare ciò che si sta cercando.

La settima arte: il secondo punto di riferimento per la vendita e la ricerca di poster storici è la boutique di Via dell’Arsenale 36/G. Oltre a collezionare pezzi originali e difficili da trovare, il negozio offre anche di restauro, ricostruzione e lavaggio, telature e fornimento di cornici, telai e supporti vari.

Bookshop del Museo del Cinema: il bookshop, sempre accessibile, è propone un catalogo di prodotti degno di nota, ricco di chicche originali, poster libri teorici e gadget unici, non solo inerenti alla mostra in corso, come si potrebbe pensare.

Torino è un set a cielo aperto. Le vie del centro, così come le zone di periferia o le colline che si affacciano sul Po sono state lo sfondo di innumerevoli storie, sia televisive che cinematografiche. Per chi fosse interessato o per gli appassionati è possibile ripercorrere tutte le location sul sito della Film Commission Piemonte.

Di seguito segnaliamo alcuni dei prodotti italiani più iconici girati a Torino:

  • A che punto è la notte, 1994. Serie tv visibile ora su Rai Play con protagonista Marcello Mastroianni. Quasi interamente girata a Torino, nei due episodi si possono ammirare i punti più conosciuti del capoluogo negli anni ‘90 attraverso la lente di Nanny Loy. Si ammira un Torino misteriosa e segreta ma sempre ammaliante.

  • Le amiche, 1955. Nel film si parla di una Torino commerciale, industriale, dedita allo sviluppo economico. Le vetrine di Via Roma mostrano una città che vive grazie al suo artigianato e alla sua vena imprenditoriale.

  • Profondo Rosso, 1975. Uno dei capolavori di Dario Argento che non sarebbe lo stesso senza le location suggestive di Torino. Tra le più iconiche Villa Scott, capolavoro liberty torinese in Corso Giovanni Lanza, realizzata su progetto di Pietro Fenoglio nel 1902, al momento visitabile solo dall’esterno in quanto di proprietà privata. La seconda è senza dubbio Piazza CLN, dedicata al Comitato di Liberazione Nazionale, costituito nel 1943 per liberare il paese dal fascismo.

  • La Legge di Lidia Poet, (2023-ora). Per la serie tv di successo ora visibile su Netflix, Torino è letteralmente un set a cielo aperto: Piazza Carlo Alberto, la Biblioteca Nazionale, l’ex carcere Le Nove, Palazzo dei Cavalieri, redazione della Gazzetta Piemontese, Piazza San Carlo sono solo alcune delle location visibili sul piccolo schermo.

E dopo aver visto un film che ci ha lasciati senza parole, dove si va per ritrovarle e parlarne per ore?
Torino è ricca di locali a tema culturale e di intrattenimento: basta pensare al Cafè Luxemburg, recente aggiunta dell’omonima storicissima libreria aperta dal 1872, una pietra miliare della città. O ancora al BlahBlah in Via Po, locale a tema musicale i cui muri sono costellati da poster di musicisti di tutte le epoche e che accolgono band, solisti e artisti prevalentemente di genere rock.

A tema esclusivamente cinema segnaliamo Lobelix, che si definisce il mix perfetto tra pub e cocktail bar. Fondato nel 1999, l’atmosfera frizzante e accogliente è decorata da poster cinematografici, props, oggetti di scena e un menù che accontenta tutti, grandi e piccoli. Qua troverete anche un’accurata selezione di cocktail unici ispirati ai vostri film preferiti. Provare per credere!

Beatrice Pezzella

Dietro alle quinte del cinema: al via gli Open Day di Film Commission 

La Film Commission Torino Piemonte compie 25 anni di attività e, nell’ambito degli eventi di celebrazione, organizza un ciclo di 5 giornate riservate a studenti delle scuole superiori, universitari (8 e 22 maggio), alla cittadinanza e agli appassionati ( 9 e 23 maggio), con l’intento di mostrare il “dietro le quinte” della produzione audiovisiva. La sede di via Cagliari 42 sarà aperta al pubblico con eventi e attività speciali per raccontare la storia della Fondazione, e valorizzare le numerose professionalità del comparto, dal casting al trucco, dalla scenografia alla produzione.

Prenderanno parte agli Open Day oltre venti professionisti e capireparto tra i più attivi sulle produzioni nazionali e internazionali realizzate sul territorio: per il casting, Elena Aime, Leucotea Monti, Sara Patti, Eluana Velliscig racconteranno la scelta di figurazioni e comparse, oltre alle modalità di svolgimento dei provini e i criteri di selezione. Nel reparto costumi, attraverso la viva voce di chi li sceglie e confeziona, Cristina Audisio, Francesca Cibischino, Sara Giovene e Silvia Nebiolo approfondiranno le dinamiche di utilizzo degli abiti di scena per attori e comparse. La scelta dei luoghi dove si realizza il film e la serie televisiva è affidata al location manager: a spiegare il lavoro svolto in stretta sinergia con il reparto di regia e scenografia saranno Federico Fusco, Luca Garzigliato e Sara Montironi. Per la scenografia interverranno Elisabetta Ajani, Mario Scarzella e Ascianio Viarigi, insieme alle arredatrice Carola Benedetti e Morena Trevisiol, presentando le varie fasi di costruzione di ambienti, fondali, oggetti di scena che portano alla creazione e di interni e strutture scenografiche. Nello spazio trucco e acconciature saranno presenti le truccatrici Paola Fracchia, Vanessa Ferrauto, Noemi Litrico, Ilaria Dixyna Spadaro, insieme alle air stylist Rosa Calì, Antonella Capomolla e Giorgia Martinetti, che mostreranno dal vivo le tecniche di preparazioni del cast.

Venerdì 8 e 22 maggio, dedicati alle scuole superiori e agli studenti universitari, e sabato 9 e 23 maggio al pubblico, presenteranno un orario che andrà dalle ore 10 alle ore 16.30. La visita ha una durata di un’ora e mezza su prenotazione.

Gli Open Day daranno la possibilità di visitare la sede di Film Commission Torino Piemonte con un percorso che narra, attraverso una mostra e gli allestimenti realizzati per l’occasione, la storia della Fondazione, dalla sua costituzione a oggi, attraverso titoli, presenze ai maggiori festival, appuntamenti industry e fonte di sostegno alla produzione. Tutta l’iniziativa si concluderà sabato 13 giugno con un summer party, un’ultima giornata di Open Day diffusi nella città e altre occasioni di confronto e condivisione. Viene rinnovata la collaborazione di FCTP di Alberto Marchetti, partner delle cinque giornate. Per ogni giornata è previsto un accesso ogni mezz’ora, dalle ore 10 alle 16.30, di 30 persone per turno.

L’ingresso è gratuito ed è possibile prenotarsi al sito https://www.fctp.it/open-day.php

Mara Martellotta

Gabriele Montanaro presidente dell’Associazione Orchestra Filarmonica di Torino

L’Orchestra Filarmonica di Torino ha aperto una nuova fase della sua storia puntando su una leadership cresciuta tra le proprie fila. L’assemblea, riunitasi il 29 aprile scorso, ha nominato Gabriele Montanaro presidente dell’Associazione Orchestra Filarmonica di Torino, succedendo a Michele Mo, che prosegue il proprio impegno all’interno dell’Ente come direttore artistico.

Classe 1981, torinese, Montanaro è da oltre 15 anni una figura chiave dell’OFT, dove ha ricoperto il ruolo di segretario generale, rivolgendo una particolare attenzione ai temi centrali per le istituzioni culturali, quali lo sviluppo e il rinnovamento del pubblico, innovazione e dei modelli d’offerta e partecipazione. Divulgatore e giornalista pubblicista, ha sviluppato il proprio percorso anche a livello nazionale tra incarichi nella governante culturale e attività accademica, insegnando marketing culturale al Conservatorio di Modena.

“Assumo questo incarico con entusiasmo e con l’intento di proseguire e rafforzare il percorso di crescita di OFT – ha dichiarato Gabriele Montanaro – ci attendono passaggi decisivi quali l’evoluzione del pubblico, il rinnovamento generazionale, la ridefinizione dei modelli di proposta culturale, la diversificazione delle attività e l’individuazione di una sede che consenta all’Ente di esprimere al massimo il proprio potenziale. Sono sfide da cogliere con coraggio e ambizione. Affrontare questo percorso sarà possibile grazie a una visione condivisa e a una squadra di alto livello, da Michele Mo, che ha tracciato la strada nei decenni passati e che continuerà a rappresentare una presenza fondamentale come direttore artistico, ai membri del Consiglio Direttivo, gli associati, i musicisti, i sostenitori e tutto lo staff, oltre al pubblico, a cui verrà sempre proposto il meglio della nostra musica”.

Mara Martellotta