SPETTACOLI- Pagina 2

Torino sotto le stelle: il ritorno del cinema all’aperto, un rito che non passa mai di moda

Film, incontri e romanticismo

C’è qualcosa di speciale e romantico nel guardare un film all’aperto. Forse è il cielo che lentamente si oscura sopra lo schermo, forse il frinire delle cicale che accompagna i titoli di testa o semplicemente il piacere di condividere una storia con altre persone sedute in un cortile, in un parco o in una piazza. Chi non ci e’ andato almeno una volta magari portandosi un cuscino perche’ le sedie spesso erano scomode? I film erano quelli che nella stagione invernale erano proiettati in prima visione, ma anche film d’epoca e cult indimenticabili. Ci si comprava un gelato e ci si rinfrescava. E’ bello che tutto cio’ continui, che susciti interesse e apprezzamento anche nell’era del digitale e del “faccio tutto da casa”.

A Torino il cinema estivo non è soltanto un passatempo: è una tradizione che negli anni ha saputo reinventarsi senza perdere il proprio fascino. Anche nell’estate 2026 il grande schermo esce dalle sale e torna a occupare spazi pubblici e luoghi inaspettati. La rassegna “Un’Estate al Cinema”, promossa dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema, propone decine di appuntamenti gratuiti tra Torino, Moncalieri ed Exilles, con proiezioni, incontri e momenti di approfondimento che coinvolgono quartieri centrali e periferici. Una formula che continua ad attirare pubblico di tutte le età e che conferma il valore culturale e sociale del cinema all’aperto. Ma il cinema sotto le stelle, a Torino, ha una storia molto più lunga.

Chi ha qualche anno in più ricorda le grandi arene estive che per decenni hanno rappresentato un appuntamento fisso delle serate torinesi. Sono stati attrezzati nel tempo diversi cinema all’ aperto in luoghi importanti come il Parco del Valentino, la Pista 500 o il Cortile di Palazzo Reale, luoghi capaci di trasformare una semplice visione cinematografica in un’esperienza collettiva. Ancora oggi, nelle discussioni tra appassionati, tornano i ricordi delle serate trascorse all’Imbarchino, nei parchi o nei cortili cittadini, segno di un legame affettivo che va oltre il semplice spettacolo cinematografico. L’importanza del cinema estivo non risiede soltanto nella programmazione.

In un’epoca dominata dalle piattaforme digitali e dalla visione individuale, le arene all’aperto restituiscono al cinema la sua dimensione originaria: quella di esperienza condivisa. Le persone si incontrano, si fermano a parlare prima della proiezione, scoprono quartieri che magari frequentano poco e riscoprono il piacere di vivere gli spazi urbani nelle sere d’estate. Non è un caso che molte delle iniziative attuali puntino proprio alla valorizzazione delle periferie e dei luoghi di aggregazione.

Dalle rassegne nei giardini ai film proiettati nei cortili delle case del quartiere, il cinema diventa uno strumento per creare comunità e favorire la partecipazione culturale. Forse è proprio questo il segreto della sua longevità: mentre cambiano i modi di guardare i film, il cinema all’aperto continua a offrire qualcosa che nessuna piattaforma può replicare: l’emozione di una storia vissuta insieme, sotto un cielo estivo che, per qualche ora, diventa il soffitto della più grande sala cinematografica della città.

Maria La Barbera

“Percorsi di senso” con Quadila Festival

Ad Albugnano e in altri Comuni del Basso Monferrato torna “Quadila Festival”, la rassegna culturale itinerante ideata da “Lo Stagno di Goethe”

Da giovedì 9 a domenica 26 luglio

Albugnano (Asti)

Dopo un weekend – anteprima a metà giugno, entra ora nel vivo, nel territorio collinare del “Basso Monferrato”, la sesta edizione del “Quadila Festival”, la rassegna culturale itinerante ideata (con patrocinio, collaborazione e sostegno del Comune di Albugnano, Regione Piemonte, “Fondazione CRT” e “Fondazione Enrico Eandi”) dalla Compagnia Teatrale “Lo Stagno di Goethe Ets”, nata nel 2007 con sede ad Albugnano (Asti), il “Balcone del Monferrato”, cosiddetto per i suoi circa 600 metri di altitudine e per il vasto panorama offerto dal suo famoso “Belvedere”.

“Percorsi di senso” è l’emblematico titolo conferito, quest’anno, al “Festival” che, da giovedì 9 a domenica 26 luglio, proporrà un fitto palinsesto di appuntamenti articolati in ben sette Comuni compresi tra Torinese e Astigiano: Albugnano – cuore pulsante dell’iniziativa – ma anche CasalborgoneAramengoCastelnuovo Don BoscoCerreto d’AstiPino d’Asti e Berzano San Pietro.

Domanda  “Perché ‘Percorsi di senso’”? Rispondono gli organizzatori: “Al centro della riflessione di quest’anno, c’è la dimensione sensoriale dell’esperienza umana, una sfida aperta alla forte supremazia della ‘vista’ nella cultura occidentale contemporanea che finisce per relegare gli ‘altri sensi’ a un ruolo marginale. Attraverso una proposta che spazia da spettacoli e concerti a camminate teatrali, incontri e scambi di sapere, il Festival si propone di favorire una percezione più complessa della realtà. Il tema gioca volutamente sulla triplice accezione della parola ‘senso’: lo strumento fisico con cui partecipiamo alla vita, il significato profondo che attribuiamo al nostro tempo e la direzione che imprimiamo al nostro cammino. Il tutto mantenendo la cifra stilistica della leggerezza e della convivialità”.

Obiettivo primo, dunque, l’offerta, attraverso i vari eventi proposti, di “una percezione il più possibile complessa della realtà”. Che è poi l’obiettivo primo alla base della nascita della stessa Compagnia teatrale organizzatrice, “Lo Stagno di Goethe”, così definita, per l’appunto, prendendo spunto da una frase celebre di Johann Wolfgang von Goethe che paragonava il “teatro” ad uno “stagno”, che non è solo “acqua limpida” ma intrecci di melma, alghe, sporcizie e animaletti vari. Non belli a vedersi, ma pure “realtà di fatto”. Così, il “teatro”. Che ha da essere “intreccio culturale” in grado di accogliere tutte le “sfumature della vita” (il bello e il brutto) per essere davvero “utile e coinvolgente”. Ed è su questo principio di fondo che si muovono gli appuntamenti articolati in “Percorsi di senso”.

Programma prima settimana

La prima settimana di eventi si apre giovedì 9 luglioalle 21, al punto panoramico di Berzano San Pietro (Asti) con un “monologo itinerante”, da “ascoltare in cuffia”, tratto dal romanzo “Mosca-Petuški: poema ferroviario”, il libro del noto scrittore russo Venedikt Erofeev (1938-1990), diffusosi clandestinamente in Unione Sovietica negli anni ’70 e diventato simbolo di satira dissacrante e ribellione verso la burocrazia e le storture della vita quotidiana in URSS. Un’esperienza immersiva che darà il via ad un lungo weekend di incontri animato come sempre anche dal “Quadila Bar” ospitato nel suggestivo cortile dell’“Antica Canonica” di Albugnano (aperto il 10 e l’11 luglio dalle 19 e il 12 luglio dalle 17), e curato da “NessunIsola Aps” con il sostegno e la collaborazione dell’“Enoteca Regionale” di Albugnano e del progetto “Riviera Monferrato”. Il fine settimana, dopo l’apertura a Berzano San Pietro, si concentrerà ad Albugnano, dove, tra i tanti appuntamenti, segnaliamo sabato 11 luglioalle 21,30, il recital ospitato al “Belvedere”“La Signora Meraviglia” (ispirato all’omonimo romanzo) della scrittrice, cantante e attrice italo-somala Saba Anglana (Mogadiscio, 1970): un’opera  intensa (tra le dodici finaliste dello “Strega” nel 2025) arricchito da un fitto intreccio di voce e pianoforte, dove la musica fonde “scale pentatoniche blues” del Corno d’Africa, ritmi occidentali e sonorità sacre. In tutto questo, Saba Anglana, cantando in italiano, spagnolo, inglese, amarico e somalo tesse un dialogo appassionante tra Europa e Africa. Domenica 12 luglioalle 18 e in replica alle 22 con una suggestiva “versione notturna”, il cortile dell’“Antica Canonica” di Albugnano diventerà il luogo magico di un altro spettacolo teatrale con “ascolto in cuffia”, questa volta ispirato all’opera “Endgame” (“Finale di partita”) di Samuel Beckett, il famoso scrittore e drammaturgo irlandese di cui quest’anno ricorrono i 120 anni dalla nascita.

L’ingresso è gratuito per tutti gli appuntamenti, con possibilità di offerte libere a sostegno del “Festival”. Per info e programma dettagliato: “Lo Stagno di Goethe”, via Roma 4, Albugnano (Asti); tel. 335/4836854 o www.lostagnodigoethe.com

g.m.

Nelle foto: “La Signora Meraviglia”; Saba Anglana; “Quadila Bar”

“Estate al Forte di Bard”. Prima settimana di luglio… Che Musica, ragazzi!

Grande attesa per il debutto al “Forte” del nuovo “tour” di Antonello Venditti. Con lui Arisa e la simpatia di Paolo Ruffini e Filippo Caccamo

Da sabato 4 a venerdì 10 luglio

Bard (Aosta)

Sarà un’estate indimenticabile quella del 2026 al valdostano “Forte di Bard”. Oltre venti gli appuntamenti proposti nel solo mese di luglio tra musica, spettacoli ed approfondimenti culturali. Partiamo dai primi in agenda e assolutamente, per quanto possibile, da non perdere.

Il più atteso e di gran “lustro” è sicuramente il debutto del nuovo “tour italiano”, tra le mura – meraviglioso scenario – dell’ottocentesca “Fortezza” sabauda, di Antonello Venditti, tra i più popolari e prolifici cantautori della cosiddetta “scuola romana” e tra gli artisti italiani in assoluto con il maggior numero di dischi venduti, quasi 40 milioni di copie. Segnatevi ben bene la data dell’arrivo a Bard del “leggendario” Antonello (al secolo, Antonio): martedì 7 luglioore 21,30. L’artista celebrerà il legame indissolubile con il suo pubblico, offrendo una selezione dei brani più iconici del suo repertorio, da “Notte prima degli esami” a “Grazie Roma”, da “Ricordati di Me” a “Unica” e a tanti altri “inni generazionali” proposti con la forza e l’emozione delle esecuzioni dal vivo (biglietti su “ticketone.it”).

Siamo partiti dall’appuntamento con Venditti, considerandone la grande forza attrattiva sul pubblico più vasto ed eterogeneo, legato alla suggestiva forza poetica trasmessa dalle sue “eterne” composizioni, ma non di meno sarà di indubbio richiamo al “Forte” la serata – sabato 4 luglio (ore 21,30) – dedicata alla genovese Arisa (al secolo, Rosalba Pippa), che farà risuonare in Vallée alcuni dei brani che hanno segnato il suo percorso artistico – da “Sincerità” a “La notte”, fino a quell’indimenticata “Controvento”, vincitrice del “Festival di Sanremo 2014” – insieme a “Magica Favola” e ad altre canzoni inedite che fanno parte dell’album “Foto Mosse”, progetto che segna un nuovo capitolo della sua carriera (ultimi biglietti disponibili su “ticketone.it”). Il concerto è promosso in collaborazione con la torinese “Audere S.r.l.”, società che cura la produzione di concerti e spettacoli in tutta Italia.

Entrambi i concerti, quello di Venditti e quello di Arisa, seguono un altro precedente appuntamento di cui già si è detto in un articolo di alcuni giorni fa su “Il Torinese”: lo spettacolo (venerdì 3 luglioore 21) de “La Banda musicale di Donnas-Bandadonnas”, che al “Forte di Bard” festeggerà il suo mezzo secolo di attività accompagnando in concerto il trombettista spagnolo di fama internazionale Rubén Simeó, che sul palco di “Piazza d’Armi” porterà il suo ultimo potente spettacolo, “Close to you”, incentrato su alcuni tra i più grandi successi della “musica pop” mondiale.

A chiudere “in musica” la prima settimana di luglio, sarà, domenica 5 luglio (dal primo pomeriggio fino alle 20), “Celtica”, Festival internazionale di musica, arte e cultura celtica, che con “Echi dal Forte” celebrerà la sua 30^ edizione con iniziative musicali, ma non solo, che porteranno tutta l’energia dell’evento alla riscoperta delle radici celtiche del territorio.

Giovedì 9 e venerdì 10 luglio (ore 21,30), la musica cederà il passo allo spettacolo. Anzi, agli spettacoli, confezionati con intelligente e visionaria ironia dal simpaticamente strabordante livornese Paolo Ruffini (giovedì) e dal calabro di Reggio Filippo Caccamo (venerdì). Il primo porterà nella “Piazza d’Armi” il suo spettacolo “Il Babysitter (quando diventerai piccolo capirai)”, nell’ambito della rassegna “Aosta Classica al Forte di Bard”. Sul palco, tre straordinari bambini – Isabel, Leonardo e Nicholas – accompagnano il pubblico in un viaggio divertente, poetico e imprevedibile nel mondo dell’infanzia (biglietti su “ticketone.it”). Il comico e “content creator” Filippo Caccamo calcherà, da parte sua, la scena con un progetto originale, inedito e soprattutto irresistibilmente comico: “Fuori di tela”. Con la sua inconfondibile ironia l’artista calabrese costruisce un vero e proprio universo scenico tra gag fulminanti, dialoghi esilaranti e situazioni surreali (biglietti su “ticketone.it”). L’evento é promosso in collaborazione con “Audere S.r.l.”.

Tutta la programmazione di “Estate al Forte di Bard 2026” è disponibile su www.fortedibard.it.

Gianni Milani

Nelle foto: Antonello Venditti, Arisa, Paolo Ruffini, Filippo Caccamo

INTERPLAY/26, doppio appuntamento serale

Il 3 luglio, prima della pausa estiva

Carlo Massari, artista e figura di riferimento del teatro-danza italiano, sarà in scena venerdì 3 luglio al Living Lab Mosaico Danza di strada della Viola, a Torino, in occasione del doppio appuntamento previsto nel cartellone del Festival Internazionale di Danza Contemporanea e Performing Arts INTERPLAY/26. La serata, l’ultima prima della pausa estiva, prevede alle 19.30 un assolo di Massari, dal titolo “STRANO”, creato e interpretato dallo stesso artista per SPaCCa — Sanpapi, con la coproduzione di Margine Operativo e il Premio CollaborActionXL della Rete AnticorpiXL 2020. Lo spettacolo condurrà il pubblico all’interno di un universo interiore caotico e vivido, dove l’immaginazione si scontra con la solitudine e la paura. Attraverso un linguaggio transdisciplinare, il corpo diventa un campo di forze tra desiderio e costrizione, in una danza febbrile che oscilla tra l’irrequietezza del bambino e la poesia del sognatore. Sono molte e importanti le collaborazioni che hanno portato Carlo Massari ad affermarsi sulla scena nazionale e internazionale, da quelle con la Biennale di Venezia e Marco Baliani fino alle altre con Cie Balletto Civile e Cie Abbondanza-Bertoni. Ha diretto, inoltre, opere liriche per il Klaipėda State Music Theatre e curato coreografie per il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro Regio di Parma e il Landestheater Salzburg, lavorando con registi del calibro di Damiano Michieletto, Silvia Paoli e Andrea Bernard. Nel 2011 fonda, insieme a Chiara Taviani, la CC Company, destinata nel 2025 a confluire nel progetto SPaCCA, progetto nato dalla fusione con Sanpapi Company e codiretto da Lara Guidetti.

Alle ore 20, al termine dell’esibizione solista di Massari, andrà in scena lo Sharing Coreografico “Moraine – Capitolo 0”, anteprima di “Moraine – Capitolo 1” (In scena il 16 settembre per la chiusura di INTERPLAY/26), progetto nato dalla collaborazione tra Carlo Massari e il Collettivo Lattea, formato da Chiara Cardona, Francesca Massaioli e Ornella Trespidi, realizzato con il supporto del Bando Starter di CSP. Il Collettivo Lattea è stato già protagonista della Giornata Internazionale della Danza con “Architetture di Spazi Minimi”, presso il Teatro Astra, e della performance interdisciplinare “Versi in Movimento #2”, svolta alla Biblioteca Civica Natalia Ginzburg, in occasione il Salone del Libro OFF. Cardona, Massaioli e Trespidi porteranno in scena al Living Lab un lavoro che intreccia danza, ricerca e relazione con il territorio. “Moraine” si annuncia come il capitolo più ambizioso del loro percorso, vincitore del Bando Starter della Fondazione Compagnia di San Paolo 2025-2027, con la produzione esecutiva di Zerogrammi.

Al termine degli spettacoli, il pubblico è invitato a festeggiare  l’INTERPLAY Party con food & drink nel suggestivo spazio verde del Living Lab Mosaico Danza.
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Info e biglietti: per il programma completo e le modalità di accesso agli spettacoli, consultare il sito ufficiale http://www.mosaicodanza.it

Mara Martellotta

Magliano Alfieri Classic Festival, il Monferrato centro musicale internazionale

Dal 5 al 15 luglio prossimo torna il Magliano Alfieri Classic Festival, che giunge quest’anno alla sua settima edizione, confermandosi come uno dei progetto più originali dedicati alla musica classica e all’alta formazione musicale a livello nazionale. Per 10 giorni, il Roero e il Monferrato si trasformeranno in una vera e propria cittadella diffusa, capace di riunire studenti, docenti e giovani musicisti provenienti da esperienze artistiche internazionali. Concerti, masterclass, laboratori, prove aperte e momenti d’incontro animeranno i comuni di Magliano Alfieri, Canale, Govone, Bra, San Martino Alfieri e Monticello d’Alba, creando un dialogo continuo tra eccellenza artistica, formazione e valorizzazione del territorio.

Più che una semplice rassegna concertistica, il festival rappresenta un progetto culturale che pone al centro la trasmissione del sapere musicale e il confronto tra generazioni di interpreti. Il tema di questa edizione è “Ispirazioni – humus Roero” e richiama l’idea di un terreno fertile nel quale cultura, territorio e creatività possono generare nuove esperienze artistiche. Durante il festival, il Roero si trasforma in un campus musicale internazionale, e le giornate sono scandite da lezioni individuali, musica da camera, attività orchestrali, incontri e concerti che coinvolgono studenti, docenti e pubblico in un’esperienza condivisa. A testimoniare la vocazione della ma jfestazione, daranno artisti e docenti provenienti da corsi internazionali sviluppati tra Italia Brasile, Cile, Germania, Italia, Svizzera Austria, Regno Unito, Paesi Bassi e Stati Uniti.

Il festivalIsi aprirà domenica 5 luglio con il concerto dell’Asti Sistema Orchestra, diretta da Fabio Poggi. Tra gli appuntamenti di maggior rilievo, spicca il concerto della pianista Rita Tulli, protagonista a Bra il 6 luglio con il progetto “Autoritratto”. Figura di riferimento del jazz europeo, la Tulli ha collaborato, nel corso della sua carriera con artisti come Baker, Metheny, Joe Anderson ed Enrico Rava. Il 7 luglio sarà la volta di David Dirimescu. Particolarment significativo il concerto dell’8 luglio a Canale, dal titolo “Contrappunti sinestetici DiVini tra Arneis e Mozart, che riunirà alcuni maestri del festival in un percorso capace di intrecciare musica e cultura del territorio. Accanto al concerto dei docenti, il festival dedica spazio ai giovani musicisti attraverso i saggi pubblici delle diverse classi strumentali, offrendo al pubblico la possibilita di seguire da vicino il percorso formativo degli allievi. L’11 luglio, il Castello Reale di Govone ospiterà “Il respiro della terra” con i maestri della MACF, mentre il 12 luglio verrà accolto Festival in Festa, con orchestra del MACF, l’Asti Sistema Orchestra ela partecipazione del compositore Paolo Vivaldi. La manifestazione si concluderà il 15 luglio a Monticello d’Alba, con MACF Golden Talent, concerto dedicato alla giovano violoncellista Maria Clara Mandolesi.

Il festival è nato nel 2020 da un’iniziativa congiunta del comune di Magliano Alfieri e dell’associazione Arti Riflesse, ed è stato concepita come alta formazione musicale e valorizzazione del territorio. Negli anni ha progressivamente consolidato la propria identità, diventando punto di riferimento per giovani musicisti e docenti provenienti da contesti nazionali e internazionali. Parallelamente alla presenza dei corsi, è aumentata la presenza sul territorio, trasformando una manifestazione inizialmente concentrata su Magliano Alfieri in un progetto diffuso che coinvolge oggi più comuni del Roero e del Monferrato astigiano. L’ideatore e direttore artistico del Festival è il maestro Massimo Macrì, per molti anni primo violoncello solista dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e docente del Conservatorio Verdi di Torino. Attraverso l’associazione Le Arti Riflesse, da lui fondata e presieduta.

L’obiettivo è quello di creare un ambiente in cui giovani musicisti, provenienti da diversi Paesi, possa condividere studio, esperienze e relazioni professionali, vivendo la musica non solo come perfezionamento tecnico, ma anche come occasione di confronto umano

Mara Martellotta

Premiato il lavoro del Balletto Teatro di Torino con la Certificazione per la Parità di Genere

Il DNV, l’ente indipendente riconosciuto a livello globale per le attività di verifica e certificazione di sistemi di gestione in ambito qualità, sostenibilità e responsabilità organizzativa, ha rilasciato al Balletto Teatro di Torino, nella giornata di lunedì 22 giugno scorso, la Certificazione per la Parità di Genere UNI/PdR 125:2022, a seguito di una verifica riguardante l’adozione di politiche, procedure e indicatori misurabili relativi alla gestione del personale, all’equità interna, ai processi di selezione e alla promozione delle pari opportunità.

«Accogliamo questa certificazione non come un punto di arrivo, ma come un segnale che incoraggia a continuare nella direzione intrapresa – ha dichiarato Viola Scaglione, Direttrice del Balletto Teatro di Torino – il nostro lavoro ci ha insegnato che non esistono formule definitive esistono ascolto, confronto, tentativi, aggiustamenti continui. Questo risultato appartiene a tutta la squadra del BTT ed è il frutto di un impegno condiviso, costruito nel tempo con responsabilità, attenzione e partecipazione”.

Questa Certificazione rappresenta per il Balletto Teatro di Torino, impegnato da quasi cinquant’anni nella creazione e nella diffusione della danza contemporanea, il frutto di un percorso continuo basato sulla ricerca costante di qualità, consapevolezza e miglioramento, evidenza di un lavoro collettivo basato sulla partecipazione e sulla collaborazione di chi, con ruoli e competenze differenti, contribuisce quotidianamente alla vita dell’organizzazione.

“Vedere un’ istituzione culturale di primo piano come il Balletto Teatro di Torino abbracciare un percorso di certificazione è un segnale di grande maturità – ha spiegato Massimo Alvaro, Amministratore Delegato di Business Assurance Italia per DNV – Con la UNI/PdR 125:2022 l’impegno per la parità di genere smette di essere un’opinione e diventa un sistema di gestione verificabile. Il nostro audit ha confermato la solidità delle pratiche adottate, che contribuisce a promuovere un cambio di paradigma, dimostrando che la qualità artistica e la qualità del contesto lavorativo sono due facce della stessa medaglia”.

Il percorso è stato reso possibile grazie al bando “Avviso pubblico 2025 per la concessione di contributi alle micro, piccole e medie imprese per servizi di assistenza tecnica  e accompagnamento in forma di voucher e per servizi di certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022” – PNRR, Missione 5, Componente 1, Investimento 1.3 (“Sistema di certificazione della parità di genere”), promosso da Unioncamere (Unione Italiana delle Camere di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura).

Balletto Teatro di Torino – Via Ormea, 51 – 10125 Torino – tel. 011/4730189

info@ballettoteatroditorino.org / www.ballettoteatroditorino.it

Mara Martellotta

 

Rosso Beethoven prosegue con il concerto “Tensione”

Dopo l’inaugurazione affidata ad Agata Zajac, il programma di “Rosso Beethoven” proseguirà martedì 7 e mercoledì 8 luglio presso la Corte d’Onore di Palazzo Reale con il concerto intitolato “Tensione” , secondo appuntamento della stagione estiva del Teatro Regio. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio torna Aram Khacheh, già  applaudito al Piccolo Regio con “Pierino e il lupo” di Sergej Prokof’ev.
Sono in programma due capolavori del periodo eroico di Beethoven, l’Ouverture dall’Egomont e la Quinta Sinfonia.

Composte a pochi anni di distanza l’una dall’altra, le due opere condividono una medesima tensione ideale. Nell’Egmont, ispirato al dramma di Goethe, Beethoven trasforma la vicenda del conte fiammingo in una riflessione sul coraggio individuale e sul valore del sacrificio in nome della libertà. La musica segue il cammino dell’eroe dalla tragedia alla vittoria morale, lasciando risuonare  un messaggio capace di superare la vicenda storica per assumere un significato universale. L’Egmont è  stato composto su commissione del Teatro Imperiale di Vienna negli anni 1809-1810 e la sua prima esecuzione è avvenuta a Lipsia il 15 giugno 1810.
La Quinta Sinfonia rappresenta uno dei vertici assoluti della storia della musica. Più ancora del celebre incipit è  la straordinaria coerenza della sua costruzione a renderla un’opera senza tempo. Da un nucleo tematico essenziale il compositore sviluppa un organismo musicale di forza espressiva straordinaria,  nel quale ogni elemento concorre a un processo di trasformazione inesorabile. La tensione ideale non si dissolve, anzi trova compimento in un finale che non celebra una vittoria esteriore, ma la conquista di una nuova consapevolezza. È  il momento in cui la Sinfonia diventa qualcosa di più di una forma musicale, una riflessione sull’uomo, sulla sua capacità di affrontare il limite e di affermare la propria libertà.
La Quinta Sinfonia fu composta da Beethoven tra il 1804 e il 1808 e eseguita per la prima volta nel dicembre del 1808 al Theater an der Wien . All’inizio non ebbe il successo che meritava, ma in un secondo momento sarebbe stata una delle sinfonie più applaudite della storia musicale.

I concerti hanno inizio alle ore 21. Con la nuova formula ‘Emozione Reale’, grazie all’apertura straordinaria alle ore 19.30, si potrà visitare l’appartamento della regina Elena a Palazzo Reale, passeggiare nel giardino Ducale  e godersi un aperitivo alla Caffetteria Reale prima di assistere al concerto.
Ai possessori del biglietto è consentito l’ingresso a partire dalle ore 20. La Caffetteria Reale resterà aperta per consumazioni prima degli spettacoli.
Prenotazione tavoli info@caffetteriareale.it
In caso di annullamento per maltempo il teatro ha previsto date di recupero per i concerti Tensione (9/7) e Luce (23/7)

Mara Martellotta

Nasce Barriera Beat, l’orchestra che fa dell’inclusione la sua musica

 

Ha debuttato ieri Barriera Beat, la nuova orchestra giovanile nata nel quartiere di Barriera di Milano e promossa dall’associazione culturale Estemporanea.

Il progetto coinvolge oltre 50 ragazze e ragazzi tra i 7 e i 14 anni, provenienti da contesti culturali e sociali diversi, tra cui 10 giovani con disabilità, e punta a fare della musica uno strumento di crescita, partecipazione e inclusione. Nato nel cuore di un quartiere spesso raccontato per le sue fragilità, Barriera Beat propone una narrazione diversa, fondata sulla valorizzazione delle differenze e sul protagonismo delle nuove generazioni.

A salutare i giovani musicistic’era Carlotta Salerno, assessora alle Politiche giovanili e Rigenerazione urbana della Città di Torino, che ha detto: “Abbiamo ascoltato esibirsi giovani musicisti e musiciste di qualità elevata, al pari di un’orchestra professionale. L’associazione Estemporanea con Barriera Beat ha realizzato un progetto che incide concretamente nella vita delle ragazze e dei ragazzi di Barriera, per questo come politiche giovanili abbiamo voluto sostenere l’iniziativa, con l’obiettivo di coinvolgere l’orchestra anche in occasioni future”.

Oltre alla dimensione artistica, l’orchestra costruisce un vero percorso educativo continuativo: i giovani partecipanti seguono lezioni settimanali durante tutto l’anno, lavorano nelle prove d’insieme e prendono parte a concerti e spettacoli, sviluppando competenze musicali, relazionali e personali. L’inclusione è una pratica quotidiana, sostenuta anche dalla presenza di docenti specializzati e da strumenti musicali messi a disposizione delle famiglie, per garantire a tutti l’accesso a un’esperienza stabile di formazione e aggregazione per il quartiere.

L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato da Estemporanea, realtà attiva da dieci anni sul territorio e animatrice de La Boule, spazio culturale ricavato dalla riqualificazione di un’ex sala scommesse. Il debutto ufficiale di Barriera Beat avverrà nelle prossime settimane al Festival Contaminazioni di Frabosa Soprana, dove i giovani musicisti saliranno sul palco insieme a partecipanti provenienti da altre realtà orchestrali giovanili.

TorinoClick

Yul Brynner. Fascino e mistero

di Debora Bocchiardo

Julij Borisovič Briner, noto come Yul Brynner, è un uomo di grande fascino e capace di destare domande e curiosità su di sé e sulle sue origini, tuttora mai chiarite del tutto.

Secondo alcune sue dichiarazioni, l’attore sarebbe nato nel 1915 sull’isola russa di Sachalin da un padre di nazionalità russa con origini in parte mongole e in parte siberiane e da madre con ascendenze anche rom. Motivo per cui Yul fu in prima file per i diritti di questo popolo e presidente onorario dell’Unione Mondiale Rom. Tuttavia sulle sue origini esistono diverse versioni.

I misteri sono molti… e le contraddizioni accrebbero il mito. Secondo alcune fonti Brynner sarebbe nato addirittura nel 1912, ma la data più credibile dovrebbe essere quella apposta sulla sua tomba: ovvero il 1920.

Nel 1927, dopo la separazione dal marito, la madre di Brynner si trasferì prima a Harbin (Cina), poi nel 1933 a Parigi.

Qui Brynner si avvicinò al modo dello spettacolo e a vari mestieri, tra cui il chitarrista nei locali notturni parigini e il trapezista nel “Cirque d’Hiver”. Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, stabilendosi a New York, dove studiò teatro con la compagnia di Michail Aleksandrovič Čechov. In questo periodo posò anche come modello per il famoso fotografo George Platt Lynes, in una serie di celebri foto di nudo integrale rese pubbliche solo dopo la sua morte. Durante la seconda Guerra Mondiale lavorò come interprete in francese per l’esercito americano nelle trasmissioni destinate alla Resistenza francese. Nel 1946 iniziò a lavorare a Broadway come attore teatrale, poi nel 1949 debuttò come attore cinematografico nel film Il porto di New York, per la regia di László Benedek. Brynner raggiunse la celebrità negli anni cinquanta, quando interpretò con successo il re del Siam nel musical teatrale The King and I. Lo spettacolo arrivò fino a Broadway e gli valse il Tony Award come miglior attore. Sull’onda del successo teatrale, i produttori cinematografici Charles Brackett e Darryl F. Zanuck acquisirono i diritti della pièce per trarne un film, affidando la regia a Walter Lang e i ruoli dei due protagonisti ancora una volta a Brynner e a Deborah Kerr. Il film Il re ed io (1956) riscosse un grande successo e lanciò l’attore anche sul grande schermo, procurandogli l’Oscar per la migliore interpretazione maschile. Nel ricevere il premio dalle mani di Anna Magnani, Brynner pronunciò una battuta molto citata: “Spero non sia un errore, perché non lo darò indietro per nulla al mondo”. La scena del ballo tra i due attori protagonisti, sulle note di Shall We Dance? è diventata un cult del grande schermo, più volte citata in altri film, come nella commedia Due padri di troppo (1997) con Robin Williams e Billy Crystal. Il film ispirò anche una serie televisiva intitolata Anna ed io, trasmessa nel 1972, in cui Brynner ebbe come partner Samantha Eggar nel ruolo che era stato di Deborah Kerr. Sempre nel 1956 Brynner affrontò un altro ruolo fondamentale per la sua carriera: quello del crudele faraone Ramses II nel kolossal I dieci comandamenti, di Cecil B. DeMille, in cui recitò al fianco di Charlton Heston che interpretava il ruolo di Mosè. Brynner offrì un’altra memorabile interpretazione, con la definitiva consacrazione nel panorama delle nuove star hollywoodiane. Nello stesso anno fu interprete di Anastasia, in cui recitò al fianco di Ingrid Bergman. Da segnalare la sua partecipazione al kolossal Salomone e la regina di Saba (1959), diretto da King Vidor, al fianco di Gina Lollobrigida, in cui sostituì Tyrone Power, morto durante le riprese.  Nel 1960 la sua carriera toccò l’apice con l’interpretazione del personaggio che forse rimase più impresso nell’immaginario collettivo: il pistolero Chris Adams nel film I magnifici sette. Un indimenticabile western, diretto da John Sturges e ispirato a I sette samurai di Akira Kurosawa, con un cast eccezionale: Steve McQueenCharles BronsonJames CoburnEli WallachRobert VaughnBrad Dexter e Horst Buchholz. La pellicola ebbe un sequel, Il ritorno dei magnifici sette (1966), diretto da Burt Kennedy, in cui Brynner interpretò nuovamente il ruolo di Chris Adams. Nel corso degli anni sessanta Brynner offrì interpretazioni in film di grande successo come I morituri (1965), in cui recitò al fianco di Marlon Brando, e La pazza di Chaillot (1969), con Katharine Hepburn.

Sul finire del decennio la sua carriera sembrava però avviata al declino. Approdò quindi a film meno famosi, a volte cercando di imitare i suoi ruoli più importanti in produzioni minori.  Tra questo Indio Black, sai che ti dico: Sei un gran figlio di… (1970) o Il mondo dei robot (1973) che lo rilanciò temporaneamente anche con un sequel:Futureworld – 2000 anni nel futuro (1976).

All’apice del successo, Brynner fu considerato un sex symbol anche grazie al capo rasato. Pochi sanno che Yul i capelli li aveva eccome, ma li tagliò per interpretare il Re del Siam nel 1951. Visto il grande successo, da quel momento l’attore decise di non cambiare mai più il suo look.

Yul Brynner, oltre ad essere stato protagonista di numerose relazioni, vere e presunte, si sposò quattro volte.

La prima il 6 settembre 1944 sposò l’attrice Virginia Gilmore, da cui il 23 dicembre 1946 ebbe un figlio, Yul Brynner II, soprannominato “Rock” da suo padre in onore del pugile Rocky Graziano, vincitore del titolo mondiale dei pesi medi nel 1947. Rock, divenuto poi scrittore, sarà l’autore della storia della famiglia intitolata: “Empire and Odyssey: The Brynners in Far East Russia and Beyond”.

Brynner e la Gilmore divorziarono nel 1960. Il 31 marzo 1960, durante le riprese de I magnifici sette, Yul sposò la modella Doris Kleiner, da cui nel 1962 ebbe la figlia, Victoria. La coppia divorziò nel 1967. Il 24 settembre 1971 Brynner sposò Jacqueline de Croisset, vedova del pubblicitario Philippe de Croisset. La coppia adottò due bambini vietnamiti, Mia (1974) e Melody (1975), e divorziò nel 1981.

Il 4 aprile 1983 l’attore sposò la malese Kathy Lee, che lavorò poi con lui a Broadway.

Brynner fu un grande appassionato di fotografia e un ottimo chitarrista. Nell’ultima parte della sua vita Brynner, secondo la figlia, sarebbe diventato buddista. Accanito fumatore, nel 1985 Brynner si ammalò di cancro ai polmoni. Una volta scoperta la diagnosi, l’attore registrò un video nel quale lanciava un avvertimento sui danni provocati dal fumo da divulgare dopo la sua morte.

Morì il 10 ottobre 1985. Yul Brynner è sepolto in Francia nel cimitero del monastero di Saint-Michel-de-Bois-Aubry. Il luogo della sua sepoltura è segnato solo da una semplice lapide di pietra che riporta nome, cognome, date di nascita e morte. A Vladivostok, nella sua casa natale, è stato realizzato un piccolo museo con una statua a grandezza naturale