SPETTACOLI- Pagina 2

Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera

Teatro Concordia

Venerdì 27 marzo, ore 21

L’arte di leggere i classici di Guendalina Middei – Professor X

 

 

È stato il caso editoriale del 2024, quando il suo libro Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera è diventato il best seller dell’anno. Nel 2019 ha aperto la pagina Facebook Professor X e nel 2022 il profilo Instagram, oggi punti di riferimenti per oltre 500mila lettori appassionati o incuriositi dalla letteratura. Guendalina Middei porta a teatro Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera accompagnando gli spettatori, con passione e originalità, alla scoperta di nove giganti della letteratura e, superando l’idea che serva una cultura enciclopedica per comprenderli e amarli, contagia con il desiderio irresistibile di leggere Leopardi, Tolstoj, Manzoni, Mann, Kafka, Dostoevskij, Austen, Tomasi di Lampedusa e Orwell.

In questo viaggio attraverso alcuni dei loro capolavori, Guendalina Middei presta ascolto alle voci che, come magiche zattere, si levano dalle loro pagine, alla ricerca di quelle stelle polari che indicano la rotta in questa strana cosa che si chiama esistenza. Nei personaggi, che si muovono tra gli inciampi, le emozioni e la ricerca di un senso profondo, l’autrice sente risuonare le tante domande che bruciano dentro di noi. Così, Anna Karenina non è solo la storia di una relazione clandestina e tragica, ma quella di una donna che, riappropriandosi dei suoi desideri, rinasce alla vita. Delitto e castigo racconta di un giovane che sente e pensa troppo intensamente, interrogandosi sul dolore e su come superarlo. In Leopardi si ritrova l’ansia tormentosa di un ragazzo che vorrebbe aprirsi al mondo e scoprire quale posto occupare. E, ancora, a quanti è capitato di vivere una metamorfosi interiore tanto inaspettata come quella di cui parla Kafka? Chiunque ami il gusto di letture che non smettono di sorprendere per la loro ricchezza troverà suggestioni preziose per accostarle e lasciare che parlino, superando con piccoli stratagemmi le difficoltà che pongono.

 

GUENDALINA MIDDEI, BIO

Guendalina Middei, alias Professor X, è nata a Roma nel 1992. Fin da adolescente coltiva la sua grande passione per la letteratura e la cultura classica. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere e un master in Giornalismo culturale, si è dedicata all’insegnamento nei licei e alla scrittura. Ha collaborato con diverse riviste letterarie, tra cui “Culturificio”, “Critica Letteraria” e “Sintesi dialettica”.

Nel 2019 ha aperto la pagina Facebook Professor X e nel 2022 il profilo Instagram. Nel 2021 ha esordito nella narrativa con il romanzo storico Clodio, seguito nel 2023 da Intervista con un matto, pubblicati da Navarra Editore. Con Feltrinelli ha pubblicato i saggi divulgativi Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera (2024) e Sopravvivere al lunedì mattina con Lolita (2025).

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Venerdì 27 marzo 2026, ore 21

Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera

Di e con Guendalina Middei – Professor X

Produzione Charlotte Spettacoli

Biglietti: intero 18 euro, ridotto 16 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

“La Tempesta” di Alfredo Arias al teatro Astra: nessuno pensa di essere il male

Vi è un momento, ne “La Tempesta” di Shakespeare, in cui il mago Prospero, ex Duca di Milano esiliato con sua figlia Miranda dal fratello Antonio, che ne aveva usurpato il Ducato con l’aiuto del Re di Napoli Alonso, uscendo dalla sua caverna sull’isola, luogo d’esilio e teatro magico di una vicenda  dove lo spirito dei venti, Ariel, interagisce con i personaggi in una vicenda teatrale sinfonica, impone il tema centrale e il senso dell’opera con una battuta iconica, che mette in relazione il mistero del sogno, della letteratura e della vita stessa: “Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, parole che evidenziano non tanto l’illusorietà della vita, quanto la verità del sogno.

Con questo spiritus, mettendo fortemente in luce un mostro nascosto dentro ognuno di noi, un demone bugiardo che ci fa vedere il Male sempre al di fuori dei nostri confini e lontano dalla nostra anima, il regista argentino Alfredo Arias ha messo in scena al teatro Astra di Torino, per la stagione 2025-2026 “Mostri”, un allestimento poetico e originale, universale, intimamente legato, nei gesti e nelle azioni degli interpreti, al senso della sopracitata battuta di Prospero, il cui ruolo è stato affidato a un intenso e spiritato Graziano Piazza, attore affermato sulla scena nazionale e internazionale. Arias sembra giocare con questa particolare sostanza che accomuna la vita e il sogno, andando perfino oltre la traduzione di Agostino Lombardo, che indica come “sostanza” il termine inglese “stuff”, parola antica del XIII secolo, arcaismo utilizzato da William Shakespeare e ripreso nel suo senso originale, “stoffa”, nella traduzione del poeta e drammaturgo Roberto Mussapi.

“Stuff” indica la prima stoffa creata dall’uomo, un semplice canovaccio, un insieme di fili che intrecciandosi danno forma a qualcosa di riconoscibile, simbolico e caratterizzante: è la stoffa dei costumi degli attori in scena, quello che il poeta inglese Yeats definiva il corpo come indumento dell’anima, attingendo a Plotino.

Shakespeare voleva indicare che questa tramatura non è un’affermazione relativa, come spesso viene intesa, ma il contrario: la nostra vita ha la capacità di durata e di eternità del sogno, che scompare, ma essendo immateriale ha una durata inattaccabile, anche se muta e fuggente.

In questa versione di Alfredo Arias de “La Tempesta”, un labirinto funge da teatro dell’intera vicenda, luogo metafisico e simbolo di perdizione fisica e spirituale, una sorta di gabbia in cui i personaggi (tra loro legati dalla responsabilità dell’esilio di Prospero sull’isola), vittime della tempesta voluta da Prospero e innescata da Ariel, interagiscono in quanto vittime della magia vendicativa del mago in un continuo confronto con le conseguenze delle loro azioni e il pentimento. L’uscita dal labirinto muta in fonte di luce, nel miracolo del perdono che prende forma grazie all’amore tra Miranda, figlia di Prospero e vera protagonista dell’opera, il cui nome evoca l’oggetto dello spettacolo, la meraviglia da guardare, e Ferdinando, figlio del Re di Napoli Alonso. Sarà proprio l’amore la grande magia dell’intera opera, il bene che porta il mago Prospero a riconsegnare la sua bacchetta agli abissi marini, scegliendo così la via del perdono e della salvezza per i traditori.

 “Il regista Alfredo Arias, con il suo stile unico e inconfondibile, mette in scena La Tempesta di William Shakespeare nella nuova coproduzione del Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE – Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con Estate Teatrale Veronese. Per Arias è un ritorno alla direzione di quest’opera, tra le più complesse e ricche di simbolismi scritta dal grande autore inglese, che ha rappresentato nei primi decenni della sua carriera, nell’ambito del Festival di Avignone del 1986.

Sull’isola-palcoscenico il regista argentino realizza un allestimento poetico e originale, capace di coinvolgere il pubblico, facendolo immergere nel suo mondo costruito con un linguaggio universalmente riconoscibile. Il protagonista è Graziano Piazza che interpreta Prospero: mago, demiurgo, sovrano dell’isola su cui approdano i naufraghi di una tempesta che egli stesso ha scatenato. Piazza, che nella sua prestigiosa carriera ha lavorato in ruoli da protagonista con i più grandi registi della scena nazionale e internazionale, ne La Tempesta incarna perfettamente la “forza magica” di questo testo immortale, reso unico dalla direzione di Arias”.

Adattamento e regia di Alfredo Arias; in scena Graziano Piazza, Guia Jelo, Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia e Rosaria Selvatico; le scene sono di Giovanni Licheri e Alida Cappellini, i costumi di Daniele Gelsi e le luci di Gaetano La Mela. Lo spettacolo è prodotto da Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Estate Teatrale Veronese.

Lo spettacolo, consigliatissimo, rimarrà in scena al teatro Astra fino a domenica 22 marzo 2026.

Gian Giacomo Della Porta

 

Al Teatro Colosseo arriva Prima Facie

Il teatro che interroga la giustizia e scuote le coscienze

Il 26 e 27 marzo il  di Torino accoglie uno degli appuntamenti più intensi e necessari della stagione: Prima Facie, il testo della drammaturga australiana Suzie Miller che negli ultimi anni si è imposto come uno dei fenomeni teatrali più rilevanti del panorama internazionale. A portarlo in scena, in una versione italiana firmata da Daniele Finzi Pasca, è Melissa Vettore, protagonista di una prova attoriale di grande forza, capace di attraversare con precisione e profondità ogni piega emotiva del racconto.

Tradotto in oltre venti lingue e rappresentato in quasi cinquanta Paesi, Prima Facie ha saputo conquistare i palcoscenici di tutto il mondo, dal debutto a Sydney al trionfo nel West End londinese, fino a Broadway. Ma il successo di quest’opera non si misura soltanto nei riconoscimenti ottenuti o nell’eco internazionale che l’ha accompagnata. La sua forza risiede soprattutto nella capacità di trasformare il teatro in uno spazio di confronto urgente sui temi della violenza di genere, del consenso e delle contraddizioni del sistema giudiziario quando si confronta con le vittime di reati sessuali. Al centro della vicenda c’è Tessa, giovane avvocata penalista brillante e determinata, cresciuta professionalmente dentro una fede assoluta nella legge, nei suoi codici, nella logica rigorosa del processo. Per lei il diritto è una struttura solida, un meccanismo che funziona purché ciascuno svolga il proprio ruolo con competenza e distacco. Ma quando la violenza irrompe nella sua vita privata, quella stessa architettura di certezze si incrina improvvisamente. Tessa si ritrova dall’altra parte del sistema che ha sempre difeso e ne sperimenta in prima persona la freddezza, il sospetto, la richiesta incessante di prove, la messa in discussione della parola di chi denuncia.

È qui che Prima Facie rivela tutta la sua potenza: non come semplice racconto di una vicenda individuale, ma come riflessione dolorosa e lucidissima sul confine tra verità e dimostrabilità, tra giustizia formale e giustizia sostanziale. Il testo di Suzie Miller, avvocata oltre che drammaturga, nasce infatti da una conoscenza profonda dei meccanismi processuali e delle loro zone d’ombra. Ed è proprio questa consapevolezza a rendere lo spettacolo così incisivo: la denuncia non passa attraverso slogan o semplificazioni, ma attraverso la complessità di una storia che costringe lo spettatore a interrogarsi.

La regia di Daniele Finzi Pasca accompagna questo materiale drammaturgico con la misura e la sensibilità che contraddistinguono il suo linguaggio scenico.  In questo spazio scenico asciutto e vibrante, Melissa Vettore sostiene il peso e la complessità del monologo con intensità e controllo, seguendo Tessa nella sua progressiva trasformazione: dalla sicurezza quasi granitica dell’inizio alla frattura, dalla lucidità professionale alla vulnerabilità più nuda, fino a una nuova e dolorosa consapevolezza. La sua interpretazione, già salutata dalla critica come una prova straordinaria, si annuncia come uno dei punti di forza assoluti di questo allestimento.

L’arrivo di Prima Facie a Torino rappresenta dunque molto più di una tappa teatrale di rilievo. È l’occasione per confrontarsi, attraverso il linguaggio dell’arte, con una materia viva, scomoda, profondamente contemporanea. Uno spettacolo che non cerca consolazione, ma comprensione; che non offre risposte facili, ma pone domande necessarie. E che proprio per questo si impone come uno degli eventi culturali più significativi di questo finale di stagione al Colosseo.

Valeria Rombolà

I suoni sorprendenti del Torino Jazz Festival

Stupire il pubblico con sonorità non comuni. The Sound of Surprise, questo è il titolo coniato dal giornalista americano Whitney Balliett nel 1959, che il direttore artistico del TJF Stefano Zenni ha voluto far suo per presentare la XIV edizione del Festival. La kermesse si svolgerà dal 25 aprile al 2 maggio con una ricca anteprima dal 22 al 24 aprile. 297 musicisti , 72 sedi, 101 eventi, 5 produzioni originali, 8 esclusive e ben 81 concerti diffusi in tutta la città.

Il Festival prevede l’esibizione di 3 giganti della chitarra (Marc Ribot, Bill Frisell e John Scofield). Ampio spazio per il jazz italiano con : Bruno Tommaso, Franco D’Andrea , Fabrizio Bosso, Emanuele Cisi con Dado Moroni, Giorgio Li Calzi, I Funk Off. Ad aprire il festival il 25 aprile sarà Moni Ovadia & Kassiber Ensemble, con i Der Ghetto Swingers, musicisti ebrei che suonavano nel campo nazista di Terezin. Il TJF celebra i centenari di Miles Davis e John Coltrane con talk concerti, proiezioni. Tanti concerti gratuiti e quelli a pagamento a prezzi popolari. Biglietti in vendita da venerdì 27 marzo nella nuova biglietteria di piazza Palazzo di Città e online.

Pier Luigi Fuggetta

Il teatro Erba promette nuovi sold out

Il “ salotto delle arti integrate”, a due passi dal Po, ospiterà due proposte tra loro diversissime, entrambe cariche di fascino. Il primo è l’intenso spettacolo di prosa, reduce dal successo di otto anni di tour, dal titolo “Alda Merini”, in programma venerdì 20 marzo alle ore 21 e già sold out.
Il secondo è l’esilarante musical con musica dal vivo “Mammamiabella”, sabato 21 marzo alle ore 21, con replica domenica 22 marzo alle ore 16.
La pièce teatrale intitolata “Alda Merini. Una donna sospesa tra il dolore e la gioia” è tratta dal libro di Antonio Nobili con Giorgia Trasselli e Valerio Villa. Si tratta di uno spettacolo che racconta quattro giorni immaginari nel caotico appartamento della poetessa dei Navigli, tra poesia, vita quotidiana e momenti di grande intensità emotiva. Con forte valenza biografica, affronta tematiche attuali, quali l’integrazione sociale,  la solidarietà, la questione femminile e lo stigma nei confronti dei disturbi psichici. I loro quattro giorni insieme porteranno entrambi ad un profondo cambiamento, rivelando il confine tra dolore e bellezza che solo i poeti riescono a raccontare.
Mammamiabella è un musical per la regia di Elena Sofia Ricci con anche in scena Sabrina Pellegrino, Valentina Olla, Stefano Mainetti e Federico Perrotta. Si tratta di una commedia sulla maternità adatta a tutta la famiglia, per una produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo.
Valentina, una trentasettenne in carriera, è  impegnata a far spazio nel suo armadio per la nuova vita che arriva. Il fondo della cabina armadio si apre e di volta in volta lascia entrare personaggi con i quali la futura neo mamma si confronta nel periodo meraviglioso, sconvolgente e apocalittico di metamorfosi che è  la gravidanza. Ecco avvicendarsi,  in questa storia a suon di musica e parole, i genitori di lei, la suocera, l’amico gay, la migliore amica, i ginecologi, l’impiegato addetto all’assegno di maternità  e tanti altri probabili dispensatori di consigli di una materia in cui è  impossibile laurearsi perché quando nasce un bambino nasce anche una mamma.
Per il papà il cambiamento maggiore. Dopo essersi innamorato di una donna sexy, con tacchi a spillo e t shirt alla moda, viene il tempo in cui si trova di fronte a body, pannolini, ma soprattutto ansie, preghiere e aspettative di lei e di lui, facendo trapelare un improbabile manuale d’amore per la nuova vita.

Informazioni e prevendite per gli spettacoli Alda Merini e Mammamiabella direttamente al sito wwww.torinospettacoli.it e www.ticketone.it,
al numero Whatsapp 3209050142, alla biglietteria del teatro Erba di Torino ai numeri 0116615447/0116618404

Mara Martellotta

“DEsPRESSO”… tutti a teatro con i calzini spaiati

Al torinese “Spazio Kairos” si celebra la “Giornata Mondiale della Sindrome di Down” con uno spettacolo teatrale per famiglie

Domenica 22 marzo, ore 17,30

Lo spettacolo è programmato per la prossima domenica 22 marzoalle 17,30. Ma lo stesso spettacolo vuole celebrare una ricorrenza che, da calendario e da anni, cade esattamente, a livello  internazionale, il giorno prima, ovvero il 21 marzo. Primo giorno di Primavera, almeno nell’emisfero boreale (il nostro) e giorno in cui vi è in tutto il mondo un concentrato incredibile di celebrazioni che è davvero una fatica, non da poco, ricordarsele tutte. Fra queste, importantissima e da non scordare (quanti lo sapevano?) la “Giornata Mondiale della Sindrome di Down” riconosciuta ufficialmente dalle “Nazioni Unite” per sensibilizzare sull’inclusione delle persone nate con la cosiddetta “trisomia del cromosoma 21”. Di qui anche la scelta della data atta a richiamare la “triplicazione” del 21° cromosoma. E fra le varie iniziative messe in calendario per celebrare questa particolare giornata, è certamente lodevole l’evento promosso a Torino dalla  Compagnia “Onda Larsen” nel teatrale “Spazio Kairos”, un tempo fabbrica di colla e oggi “Circolo Arci con un teatro dentro” sito in via Mottalciata – fra i “vivaci” Quartieri Aurora e Barriera di Milano – a Torino.

Quale, dunque, il programma messo in piedi per domenica prossima 21 marzo?

Il pomeriggio di festa si apre alle 17,30, con l’ormai tradizionale offerta di merenda alle famiglie. Questo per introdurre il pubblico di ogni età, a partire dagli otto anni, in un’atmosfera di “accoglienza” e “condivisione” che rispecchia i valori portanti dell’iniziativa. Attenzione! Pienamente accettato, anzi consigliato, il “dress code” con “calzini spaiati” o “colorati”, simbolo scelto perché la loro forma richiama quella dei “cromosomi”, nonché per ricordare l’unicità, la diversità e l’inclusione.

A proseguire, alle 18, lo spettacolo “DEsPRESSO”, produzione firmata dal “Collettivo Clochart” di Trento, nata dalla penna e dalla regia di Michele Comite con le coreografie di Hillary Anghileri: protagoniste sul palco Giorgia Benassi e Stefania Favero, quest’ultima in alternanza con Viviana Pacchin.

Lo spettacolo si sviluppa attorno all’incontro tra “due fragilità speculari”: Viviana, una giovane donna prigioniera dell’apatia e del buio della depressione, e Giorgia, una ragazza con la “Sindrome di Down” che decide di mettere in campo ogni risorsa a sua disposizione per aiutarla. Attraverso il linguaggio universale e poetico del “teatro-danza” e della “clownerie”, la narrazione scardina i pregiudizi comuni e invita gli spettatori a ribaltare il “punto di vista tradizionale” su chi sia realmente “il diverso”. Quello da aiutare, da comprendere, da includere. Lo stesso titolo, “DEsPRESSO, con la maiuscola posta strategicamente sulla parola “Presso”, suggerisce una doverosa riflessione “sulla prossimità e sul bisogno intrinseco di connessione che accomuna ogni essere umano, indipendentemente dalle proprie condizioni cognitive o emotive”.

“Il fulcro drammaturgico dello spettacolo – sottolineano i responsabili – risiede nel ‘paradosso della normalità’. Il pubblico è portato a interrogarsi se sia più ‘normale’ l’approccio pessimistico e disincantato con cui spesso affrontiamo la quotidianità o lo slancio vitale e positivo di Giorgia, che non si stanca mai di ‘celebrare l’esistenza’ … L’opera non si limita però solo all’analisi del presente, ma apre uno squarcio necessario sul tema del ‘dopo di noi’, esplorando con delicatezza il destino delle persone con disabilità nel momento in cui viene meno il supporto genitoriale e sottolineando l’urgenza di costruire reti di solidarietà e legami significativi che garantiscano, in ogni momento, una vita piena e dignitosa”.

Parole cui fanno eco quelle altrettanto significative e importanti degli organizzatori di “Spazio Kairos”“L’impatto visivo e performativo di ‘DEsPRESSO’, capace di alternare momenti di leggerezza clownesca a sequenze coreografiche di grande potenza espressiva, permette di trattare temi complessi come la ‘salute mentale’ e l’‘inclusione sociale’. Il legame che si instaura tra le due protagoniste diventa così il simbolo di una società che sa ‘guardarsi negli occhi’, dimostrando che la comprensione reciproca è l’unico strumento efficace per superare la solitudine”“E proprio in questa cornice – concludono – lo ‘Spazio Kairos’ conferma la sua vocazione di luogo dedicato a un teatro che non è solo intrattenimento, ma uno spazio di crescita collettiva e di indagine profonda sull’umanità contemporanea”.

Appuntamento teatrale davvero consigliabile, ricco di alte autentiche emozioni e in grado di farci doverosamente riflettere sui temi concreti e quotidiani connessi alla “diversità”: quel non essere tutti uguali che deve spingerci a creare percorsi univoci e solidali da affrontare “insieme” … “tutti insieme”. Mano nella mano … e con un unico cuore.

Per ulteriori info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; Tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena

Teatro Regio, “Congedi” con la solista Maria Bengtsson

Il secondo appuntamento de “I concerti 2025-2026” della Fondazione TRT riunisce due interpreti di riferimento per il repertorio tardo romantico mitteleuropeo, in un programma che accosta il lirismo crepuscolare dell’ultimo Strauss al grande sinfonismo di Brahms. Torna a dirigere sul podio di Torino il direttore d’orchestra Bertrand De Billy, protagonista di un’importante carriera internazionale tra teatri d’opera e sale sinfoniche. Ad aprire il concerto, il soprano svedese Maria Bengtsson, interprete particolarmente apprezzata nel repertorio tedesco e straussiano.
Composti negli ultimi anni di vita del musicista, i Vier letzte Lieder rappresentano una sorta di testamento musicale di Richard Strauss. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il compositore visse un periodo di riflessione e progressivo distacco dalla grande produzione sinfonica, con una scrittura sempre più essenziale. Proprio in questo clima nacque, nel 1946, “Im Abendrot” su testo del poeta romantico Josef von Ekendorff, una pagina che evoca il tramonto della natura come metafora del congedo dalla vita. Poco dopo, Strauss, entrò in contatto con alcune poesie di Hermann Hesse e ne scelse tre: “Früling”, “September” e “Beim schlafengehen”, che andarono ad affiancarsi a “Im Abendrot” formando il gruppo dei quattro Lieder, oggi noti come “Vier letzte Lieder”. Il titolo, con cui furono pubblicati dall’editore Boosey & Hawkes nel 1949, deriva da una definizione dello stesso Strauss, che li considerava come gli ultimi canti della sua produzione. In queste pagine, la voce di soprano si fonde con una grande orchestra in un tessuto luminoso e contemplativo. Le immagini poetiche come la primavera, l’autunno, l’abbandono del sonno e il tramonto delineano un percorso simbolico che conduce dalla vitalità della natura alla quiete finale. Non a caso, nel conclusivo “Im Abendrot”, Strauss richiama il tema del suo celebre poema sinfonico “Tod und Verclärung” (Morte e Trasfigurazione) del 1889, creando un ponte ideale tra la giovinezza e la fine della vita artistica.

La seconda parte del concerto è dedicata alla Sinfonia n.4 in mi minore op.98, l’ultima sinfonia di Johannes Brahms, composta tra il 1884 e il 1885, in cui il compositore di Amburgo raggiunge uno dei vertici del virtuosismo sinfonico ottocentesco, con una scrittura di grande concentrazione tematica e straordinaria coerenza formale. Il primo movimento si apre con un tema di intensa malinconia, costruita su un gesto melodico che sale in levare e diventa il nucleo di un più ampio sviluppo in forma-sonata. Nei movimenti centrali, Brahms continua a elaborare il materiale con grande economia di mezzi: l’Andante moderato alterna sezioni di carattere solenne e meditativo, mentre l’Allegro giocoso introduce una parentesi più energica e luminosa.
Il celebre finale rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’intera Sinfonia: Brahms recupera una forma barocca, la “Ciaccona”, costruendo una serie di variazioni su un basso ostinato di otto battute, facendo riferimento ideale alla “Ciaccona” che conclude la Partita n.2 per violino solo di J.S. Bach, un modello che Brahms rielabora in chiave sinfonica con 32 variazioni e una coda conclusiva poderosa.
Il programma del concerto pone così in dialogo due momenti cruciali della tradizione musicale tedesca: da un lato il congedo poetico e trasfigurato dell’ultimo Strauss, dall’altro l’architettura sinfonica compiuta della maturità di Brahms.

Teatro Regio-piazza Castello 215 – lunedì 23 marzo alle ore 20

Mara Martellotta

Al teatro Astra ha debuttato “La tempesta” di Shakespeare 

Il regista Alfredo Arias, con il suo stile unico e inconfondibile, mette in scena “La tempesta” di William Shakespeare al Teatro Astra, in programma fino al 22 marzo prossimo per la traduzione di Agostino Lombardo, nella nuova co-produzione del Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con l’Estate Teatrale Veronese.
Per Arias si tratta di un ritorno alla direzione di quest’opera, tra le più complesse e ricche di simbolismi scritte dal grande autore inglese e che ha rappresentato nei primi decenni della sua carriera nell’ambito del Festival di Avignone del 1986.
Sull’isola-palcoscenico, il regista argentino allestisce uno spettacolo poetico e originale, capace di coinvolgere il pubblico, facendolo immergere in un linguaggio universalmente riconoscibile. Il protagonista è Graziano Piazza, che interpreta Prospero, mago, demiurgo, sovrano dell’isola su cui approdano i naufraghi di una tempesta che egli stesso ha scatenato. Piazza, che nella sua prestigiosa carriera ha lavorato da protagonista con i più grandi registi della scena nazionale e internazionale, nella “Tempesta” incarna la forza magica di questo testo immortale, reso unico dalla direzione di Arias, che dichiara: “Temiamo che un mostro appaia nelle nostre vite, senza sapere che forse, quel mostro, siamo noi”.
Mara Martellotta

La storia di Sandra e Nanni Ricordi

Alessandra Gasparinetti Ricordi, parlando di sé stessa con affettuosa ironia e naturalezza riporta al focolare domestico Nanni Ricordi, compagno di vita e grande personaggio. C’è un destino legato alle opere dei grandi, raccontato con lo stupore degli occhi azzurri di Sandra, figlia di un poeta ed ex ballerina dal fascino innegabile e dalla vivace intelligenza. Modella per grandi marche di biancheria e gocce decongestionanti per gli occhi, conquistò il pubblico con la sua grazia ed eleganza ma fu l’incontro con Nanni Ricordi a darle maggior visibilità, unione suggellata dal loro matrimonio di sangue sulla spiaggia delle Seychelles.

Nonostante le proprietà di Stresa, Milano e Miami Beach, il trasferimento nel 1989  nell’abitazione settecentesca di Sala Monferrato fu la scelta definitiva per trascorrere il periodo più importante della loro vita. L’interno, ristrutturato in modo conservativo, è ricco di oggetti artistici e lunghi tavoli antichi che ricordano incontri conviviali tra vecchie amicizie. Durante il nostro incontro per intervistarla Sandra,  insieme all’amica Eleonora, ci ha accolti con gentilezza rivivendo l’atmosfera dei pomeriggi passati nel giardino, con grandi merende vivacizzate dal pianoforte di Nanni, in compagnia dei vicini e del parroco.

Diversi artisti fecero visita a Nanni e Sandra tra cui Dario Fo e Franca Rame, ospitati durante l’alluvione del ’94, oltre a Enzo Jannacci, Paolo Conte e Gino Paoli. Nella casa di Sandra sono ancora frequenti le visite di Ivan Cattaneo.

Attirano prepotentemente l’attenzione due grandi dipinti polimaterici di impatto espressionista a conferma di come Ivan, geniale, ironico e dissacrante cantautore, sia versatile nel contemplare oltre alla musica diverse altre discipline artistiche, in particolare la pittura e l’arte multimediale.

In una delle sale troneggia il pianoforte a coda regalato a Nanni da Leonard Bernstein dopo essere stato invitato a New York per assistere ad un suo concerto. Sandra, con particolare affetto verso la nipote Antonella Pomi, sensibile pittrice, ci mostra con orgoglio diversi quadri che raffigurano animali eseguiti con buona tecnica.

La casa editrice fu fondata nel 1808 dal capostipite Giovanni Ricordi, proprietario del Casino Ricordi, importante negozio musicale di Milano. Giovanni acquistò l’intero archivio musicale del teatro alla Scala, il fondo di manoscritti che rappresentò la base di partenza dell’attività imprenditoriale come fornitore delle compagnie d’opera mondiali. L’azienda fu ereditata dal figlio Tito I e dal nipote Giulio, editore di Giuseppe Verdi. Il grande compositore di Busseto lasciò una dedica sul proprio ritratto, oggi conservato nella casa monferrina accanto al pianoforte.

L’attività di stampa delle opere liriche e sinfoniche dei grandi autori dell’800 italiano, Puccini, Bellini, Rossini, Verdi e Donizetti fu proseguita dal figlio di Giulio, Tito II Ricordi, con la pubblicazione delle opere di autori contemporanei del ‘900, Respighi, Busoni, Sciarrino, Nono, Varèse, Casella, Grisey e Dallapiccola. La famiglia Ricordi ha traghettato l’epopea della musica da un secolo all’altro come una sinfonia.

Tito II Ricordi fu l’organizzatore dei viaggi di Puccini a New York e Buenos Aires per assistere alle rappresentazioni delle sue opere. Come Brahms chiuse il ciclo della sinfonia classico romantica, Puccini  rappresentò la continuità e la conclusione della gloriosa storia del melodramma italiano con l’incompiuta Turandot, un anno dopo la suite opera 25 interamente dodecafonica di Arnold Schoenberg. L’azienda del nonno Tito II vide il proseguimento con la nuova industria fondata dal nipote Nanni, punto di riferimento della discografia italiana.

Il primo disco prodotto da Nanni Ricordi fu pubblicato nel 1958 con una interpretazione di Maria Callas, una registrazione dalla Medea di Luigi Cherubini. Nei primi anni ’60 Nanni ebbe l’intuizione di pubblicare i brani ironici e graffianti in dialetto milanese di Jannacci, composti in collaborazione con Fo. In questo modo si aprì la strada alla musica popolare pubblicando le musiche di Tenco, De Andrè, Dalla, Endrigo, Battisti, De Gregori, Conte, Gianco, Gaber, Bindi e Vanoni. Oltre alla vendita di partiture musicali, nei diciotto negozi iniziò la promozione e la distribuzione dei prodotti discografici della Ricordi.

Sandra ricorda con orgoglio l’incontro di Nanni con Barbra Streisand, Luchino Visconti e Bob Marley che lo accompagnò dall’aeroporto a Milano per un concerto. Sandra ricorda con nostalgia il cuore benefattore e tenero di Nanni, piacevoli situazioni ricche di umanità nei confronti di cantanti appartenenti alla loro etichetta discografica. Allo stesso modo, Sandra si è attivata verso gli abitanti del paese con generosità ed è molto amata e considerata da tutti. Ammirevole la dedizione per Nanni nel lungo decorso della malattia, affrontata con forza e dignità.
Nel 2017 è stato inaugurato il Museo Ricordi a Sala Monferrato, sede permanente fortemente voluta da Sandra, alla presenza di Ivan Cattaneo, Gino Paoli, Ricky Gianco e Paolo Conte. Per il Nanni Ricordi Day del 2022, nel decennale della morte, è stato intitolato il belvedere del paese al talento del grande editore discografico e padre dei cantautori. Nel 2025 il sindaco di Sala Mario Melotti ha assegnato il premio gentilezza a Sandra, punto di riferimento per l’intera comunità.
Giuliana Romano Bussola 
Armano Luigi Gozzano 

“Solo una Donna, Felicia Impastato”

Sarà la “Cappella di San Filippo” a Chieri ad ospitare la storia teatrale di una delle più grandi figure femminili eroicamente impegnate nella lotta alla mafia

Sabato 21 e domenica 22 marzo (ore 16)

Chieri (Torino)

Sul palco la “Compagnia Torino Spettacoli”, il celebre “Teatro Stabile Privato” fondato oltre sessant’anni fa da Giuseppe Erba, cui si deve buona parte del grande impulso dato alla rinascita teatrale subalpina del Dopoguerra, accanto a lui (e anche grazie a loro!) gli indimenticati storici direttori artistici Germana Erba e Piero Nuti, con il mitico ispiratore Gian Mesturino (“architetto dei teatri e dei sogni”) in team  dal 1994 con Irene Mesturino e con il regista e drammaturgo Girolamo Angione. La location, un prezioso scrigno della storica Chieri “monumentale”, la “Cappella di San Filippo”, nel Centro Storico della Città (via Vittorio Emanuele, 63) che si apre per la seconda volta alla rassegna teatrale “Protagoniste tra scena e vita” promossa dalla “Città di Chieri”, in collaborazione per l’appunto con “Torino Spettacoli” e con il patrocinio della “Città Metropolitana” e del programma “MAB Unesco”.

L’appuntamento è per i prossimi sabato 21 e domenica 22 marzo (ore 16) con “Solo una Donna, Felicia Impastato”, testo di Vita Villi, interpretato dalla stessa Villi, Davide Diamanti e dal “Solito Dandy” (al secolo Fabrizio Longobardi), con la partecipazione dei “Germana Erba’s Talents”, per la regia di Miriam Mesturino e aiuto regia Laura Notaro. Sul palco la Storia (con la “S” maiuscola) di una piccola grande donna siciliana, fra le più coraggiose attiviste nell’impegno di lotta alla mafia. Storia portata in scena non a caso, nella sua “prima” chierese, proprio sabato 21 marzo, giorno in cui a Torino si terrà la “Marcia Nazionale” per la XXXI “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle Mafie” promossa da “Libera” di Don Ciotti, con lo slogan “Fame di verità e giustizia”.

Quella di Felicia Bartolottavedova Impastato (Cinisi, 1916 – 2006) è Storia nota ai più e nasce e si consuma in un piccolo comune siciliano, a una trentina di chilometri da Palermo, dilaniato, negli anni ’30 (anni di gioventù per Felicia) da brutali scontri tra famiglie mafiose, in un clima di atroce soffocante violenza. E proprio in questo clima, nonostante tutto,  Felicia si innamora, si innamora perdutamente di Luigi Impastato, vicino al boss Gaetano (“don Tano”Badalamenti, successore di Cesare Manzella quale capomafia locale. Ma Felicia è categorica: nella sua casa gli uomini di “Cosa Nostra” non devono entrare. Protegge, difende e nasconde suo figlio, il ribelle Peppino, fondatore di “Radio Aut”, che utilizza per attaccare apertamente i mafiosi, lo stesso padre e il brutto mondo che lo circonda. Le speranze si infrangono la notte del 9 maggio 1978, quando (dopo la morte in un presunto “incidente” del padre Luigi) Peppino Impastato – che nel frattempo si era candidato alle elezioni comunali nelle liste di “Democrazia Proletaria” – viene assassinato all’età di trent’anni. La vicenda (scoperta qualche ora dopo il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle “Brigate Rosse”) viene archiviata come fallito tentativo di un “atto terroristico” da parte del giovane “rivoluzionario”, fatto trovare morto sui binari della ferrovia accanto ad una carica esplosiva, così da far credere che egli stesso fosse rimasto vittima di un attentato da lui progettato o che si fosse suicidato. Ma Felicia non cede. Da allora ha inizio la sua “guerra” dichiarata alla “mafia”. Deve scoprire la verità, portare avanti le idee e le parole di suo figlio, sfidando la rete mafiosa, alleandosi con la giustizia. Una lunga, inarrestabile guerra, che Felicia vince quarant’anni dopo, allorché, nel 2002, “don Tano” verrà riconosciuto colpevole e condannato per l’uccisione di Peppino. Dopo aver finalmente ottenuto giustizia, Felicia raccontò la sua vita e la sua lotta alla mafia nel libro “La mafia in casa mia” e morì due anni dopo, a Cinisi, il 7 dicembre 2004. Aveva 88 anni. Dal 2016 è onorata nel “Giardino dei Giusti” di Milano.  Il pubblico teatrale ne seguirà tutta la vita, da ragazzina fino alla morte, accompagnando in scena la “grande” Felicia, che, prima di diventare “moglie”, “madre” e “simbolo”, era “Solo una Donna”.

Nel suo percorso scenico, Felicia è accompagnata passo passo da un “Coro”, diretto rimando al “teatro greco antico”, che “agisce come un’onda trasportando con sé le regole di una vecchia Sicilia, gli obblighi familiari, le paure e le speranze della giovane donna e interpretando via via vari personaggi”. Figura incisiva è quella del “Cantastorie” simbolo della “tradizione narrativa” che “segue l’anima sincera della ragazza, l’esuberanza della fanciullezza, il timore e la dolcezza dell’amore, sussurrando parole di tenerezza al triste epilogo che avrà il suo bambino e raccontandoci la storia di una Sicilia tremante di dolore”.

Per info e prevendite: Tel. 011/6615447/6618404/320.9050142 o info@torinospettacoli.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena