SPETTACOLI- Pagina 2

Nasce in Barriera di Milano il Torino Podcast Festival

Presso la Fondazione Giorgio Amendola. La prima edizione si terrà dal 5 al 7 giugno

La Fondazione Giorgio Amendola ospiterà a giugno la prima edizione del Torino Podcast Festival, primo evento torinese dedicato al podcasting. Su tratta di tre giornate dedicate all’audio come linguaggio di prossimità tra storie, persone e territori. Esplorare il podcast come linguaggio come cultura tra informazione, narrazione, intrattenimento e cultura. Questo è l’obiettivo del festival, la cui prima edizione si terrà da venerdì 5 giugno a domenica 7 giugno presso la Fondazione Giorgio Amendola, in via Tollegno 52, a Torino, nel quartiere di Barriera di Milano.

Il festival mette al centro l’audio come strumento accessibile, inclusivo e capace di creare connessioni tra persone, idee e comunità. La sede dell’evento rappresenta uno spazio attivo e radicato sul territorio. All’interno di questo spazio, in contemporanea alle giornate del festival, nascerà il primo hub multimediale di comunità dedicato alla produzione di podcast, vodcast e contenuti audio, con l’obiettivo di attivare i processi culturali locali con una prospettiva aperta e contemporanea . Si tratta di una vera e propria “sala prova” di podcast dotata di tutta la tecnologia necessaria a registrare il proprio progetto.

“La voce e il suono – ha dichiarato Domenico Cerabona direttore della Fondazione Amendola – sono tra i più potenti strumenti di inclusione e cittadinanza attiva. Attraverso laboratori di storytelling, podcast, videomaking, fotografia e musica urban, i partecipanti potranno raccontare storie di riscatto, creatività e impegno civile, contribuendo alla nuova narrazione collettiva del quartiere”.

Il Torino Podcast Festival è promosso dalla Fondazione Amendola in qualità di capofila, a partire da un’idea di Sound Design Italia, e sarà realizzato in partenariato con la cooperativa Le Soleil, la Fondazione Relife ETS, Panacea Social Farm e con la collaborazione di Panafricando. L’iniziativa nasce dal progetto “Sulle Vie del Futuro. Giovani che non si arrendono” (ambito 1 dell’avviso pubblico “Bella storia. Racconti del territorio ed animazione socioculturale di prossimità), un percorso di narrazione partecipata che coinvolgerà i quartieri di Barriera di Milano e Aurora con l’obiettivo di dare voce ai giovani che ogni giorno costruiscono bellezza e futuro nonostante le difficoltà.

Il progetto è patrocinato, tra gli altri, da Regione Piemonte, Città di Torino e Camera di Commercio di Torino.

Mara Martellotta

L’ANPI di Cuorgnè promuove un progetto sulla Festa della Repubblica

L’ANPI sezione di Cuorgnè, in collaborazione con l’Associazione Smart Opera, promuove un progetto capace di unire cultura, teatro, musica e impegno civile in una giornata dal forte valore simbolico, in occasione dell’ennesimo anniversario della Repubblica Italiana e del suffragio universale femminile. Giovedì 4 giugno l’Auditorium Orpheus della Fondazione Educatorio della Provvidenza, ospiterà un concerto-tributo ad una figura simbolica per l’Italia e per i diritti civili, Tullia De Mayo, poetessa, partigiana e testimone civile, a 25 anni dalla scomparsa. La serata sarà arricchita dal coro femminile della sezione ANPI del Teatro Regio di Torino, formazione composta da soprani, mezzosoprani e contralti del prestigioso teatro torinese, accompagnate al pianoforte dalla maestra Jeong Un Kim. Si tratta di una presenza atta a dare ancora più forza emotiva a un evento costruito attorno ai temi della libertà, della partecipazione e della memoria collettiva.

GIOVEDì 4 GIUGNO Auditorium Orpheus- corso Gen. Govone 16/A, Torino – ore 20.30

Mara Martellotta

CinemAmbiente, il programma di oggi, venerdì 5 giugno

Per il festival CinemAmbiente, giunto alla sua 29esima edizione, il programma di venerdì 5 giugno prevede nella sala 1, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la prosecuzione del concorso Cortometraggi, dalle 15.30, con cinque film in programma: il francese “Équarisseurs” di Hippolite Burchart-Uhlen, “Passé disparu” diretto da Anna Maria Du Toit, il tailandese “Tripalium” di Chayin Rujiratana, “No als poalets” della spagnola Laura Garcia Andreu e “Your city”, opera sperimentale della cinese Ting Su a chiudere il programma. Tra i titoli proposti per la sezione Documentari, si inizia alle ore 17 con la proiezione di “Social landscapes” di Jonas Meier, seguito da un incontro con il regista. Alle ore 19 sarà proiettato “Arctic link” dello svizzero Ian Purnel, al termine del quale il regista incontrerà il pubblico in sala. Il programma si concluderà alle ore 21 con il film “Desert passages” diretto da Kevin Brennan e Laurence Durkin, cui seguirà incontro con I registi. Nella sala 2 si terrà il primo dei focus della sezione Panorama “Scienza e (in)coscienza”, in cui si esplora il senso di impotenza e frustrazione di una parte sempre più consistente della comunità scientifica internazionale davanti all’aggravarsi della crisi climatica è alla persistente inazione politica. Interverranno il climatologo Luca Mercalli, i registi Michael Strasburger e Florian Heinzen-Ziob, e la linguista ricercatrice Maria Cristina Caimotto. A moderare, Silvana Dalmazzone, docente di Economia dell’Ambiente e dei Cambiamenti climatici. Nella sala saranno molteplici le proiezioni della sezione Made in Italy, che proseguono fino a sera inoltrata: si parte alle ore 16.15 con tre cortometraggi concepiti in ambito universitario, ovvero “PLA Storia di una relazione” di Vincenzo Guarnieri e Umberto Costamagna, seguito da un incontro con il regista Guarnieri e Marco Zanetti, coordinatore di susplas@unito, “Ghiaccio vivo” di Federica Nova e Michele Oggioni, “Deserti abitati. Viaggio fra i granelli di sabbia” di Claudio Valerio e Davide De Benedictis, seguito da un incontro con Carlo Cerrano, zoologo del dipartimento di scienze della vita e dell’ambiente e consulente scientifico del film. A partire dalle ore 18, verranno proiettato opere incentrate sul ciclo naturale e sulla possibilità della trasformazione: “Aspis”, cortometraggio di Antonio Romagnoli, e “Torneranno i lupi”, mediometraggio di Bianca Vallino, seguito da un incontro con la regista. Alle ore 22 sarà presentato in anteprima nazionale “I nemici del popolo” di Andrea Marinelli.

Il festival quest’anno festeggia la Giornata dell’Ambiente con “CinemAmbiente Campus” di cui sono protagonisti gli studenti e le studentesse del Politecnico e d3ll’Università di Torino, che trasformeranno le vie Verdi e Montebello in un laboratorio diffuso di sperimentazione e di dialogo interdisciplinare e intergenerazionale sui temi della transizione ecologica. Alle ore 19, al Castelletto di San Mauro Torinese, verrà inaugurata la mostra fotografica “Blue Thread” di An de Carbuccia, visitabile fino al 26 luglio alla presenza dell’artista che, alle 21, presenterà il suo ultimo film “Children of the Anthropocene” al Cineteatro Gobetti di San Mauro. Il film è parte della sezione Made in Italy del festival.

Alle 19.45, al Cinema Massimo, in sala 3, verrà illustrato il tradizionale punto sullo stato attuale del clima dal climatologia Luca Mercalli, abbinato alla proiezione speciale di “Lessons in Fire” diretto da John Webster, e seguita da un incontro con il regista. Alle ore 11, al Cinema Massimo, si terrà l’incontro di restituzione del progetto “Info SCC”, innovazione  e formazione  per una transizione green nel settore culturale e cinematografico, finanziato dal Ministero della Cultura e guidato dal Green Team del Politecnico di Torino.

Mara Martellotta

“DanzAzione”, un nuovo percorso educativo multidisciplinare

Conclusione Progetto “DanzAzione” con WORKSHOP 6 GIUGNO 2026 In Corso Sicilia 12,  presso il Circolo C.R.D.C

 

Ci vediamo sabato 6 giugno, a partire dalle ore 14 e fino alle 19, presso il Circolo Ricreativo Dipendenti Comunali di Torino, per un importante appuntamento rivolto a tutta la cittadinanza.

Siamo tutti invitati al Workshop che intende tirare le fila del lavoro svolto durante l’anno nell’ambito del progetto di “DanzAzione”, promosso da Yuki ASD-APS, Centro di Arti Marziali e discipline olistiche.

È un’iniziativa di altissimo profilo volta ad introdurre nelle scuole torinesi un nuovo percorso educativo multidisciplinare.

Lo scopo è quello di promuovere: una soglia elevata di benessere e consapevolezza di sé, trovare una via maestra verso l’inclusione, costruire ambiti educativi più accoglienti, rivolgere particolare attenzione ai giovani portatori di vulnerabilità.

Includendo anche studenti con disabilità cognitive e fisiche, ADHD, BES, e ragazzi provenienti da ambienti e contesti culturali molto differenti tra loro; con relative problematiche di reciproca conoscenza, rispetto e integrazione.

Il progetto, co-finanziato con i fondi dell’8 x 1000 alla Chiesa Valdese, ha preso il via nel quartiere Barriera di Milano, che non è esattamente uno dei più facili della città.

 

A svilupparlo e condurlo -mettendo a disposizione tutte le conoscenze, la bravura, anni di esperienza e pratica sul campo- è stato il pool di “DanzAzione” .

Più che un laboratorio, si definiscono: esperienza collettiva di “anime in movimento”, nata da Alessandra Barilla -danzatrice, danzaterapista e insegnante yoga-, Christian Andreotti -Maestro aikido-, e Fabiana Fabiani -coordinatrice, esperta di rilassamento e ricercatrice del movimento-.

 

Protagonisti dell’iniziativa, dunque, circa 50 studenti dell’I.I.S.”J.B.Beccari” e 25 professionisti nell’ambito socio educativo, tra: educatori, insegnanti, operatori sociali, psicologi e istruttori sportivi che hanno portato nelle scuole torinesi un nuovo percorso educativo multidisciplinare.

La prima fase del percorso si è svolta attraverso incontri mensili dedicati a docenti e operatori; nel corso dei quali si sono condivise tecniche e strumenti volti a rafforzare l’inclusione, l’ascolto e la gestione delle differenze nei contesti educativi.

I partecipanti, attraverso il movimento e linguaggi artistici, hanno potuto sperimentare modalità nuove e diverse sulla via di una maggiore concentrazione, migliore regolazione emotiva e benessere psicofisico.

 

In un secondo tempo, il progetto è entrato nelle classi e, i laboratori che sono stati ideati, hanno accompagnato i ragazzi in un percorso esperienziale -entusiasmante e rivelatore di nuove opportunità di crescita e realizzazione di sé- basato su corpo, respiro, creatività e presenza.

 

Fondamentale è stata l’introduzione di elementi strategici come: danzaterapia, yoga, aikido, teatro e momenti di verbalizzazione. Tutto si è svolto all’interno di uno spazio protetto, dove ognuno ha avuto la possibilità di esprimersi senza il peso di sentirsi giudicato, potendo così maturare una maggiore capacità di ascolto di sé e degli altri.

I tanti momenti condivisi, le pause, gli esercizi di contatto e le parole pronunciate durante gli incontri, hanno contribuito a creare e consolidare legami più forti, autentici e significativi tra i partecipanti….ed ecco lo splendido e, per certi aspetti, sorprendente “incontro di anime”.

É questo il meraviglioso risultato del lavoro di DanzAzione a cui assisteremo sabato. Esempio di successo da replicare…..

Ritorna da oggi al Cinema Massimo il Festival CinemAmbiente

 

La più importante manifestazione dedicata ai film a tema ambientale, dal 3 al 7 giugno 

Ai nastri di partenza la 29esima edizione del festival CinemAmbiente, diretto da Lia Furxhi, che si svolge dal 3 al 7 giugno a Torino e online sulla piattaforma OpenDDB, con una selezione di titoli in cartellone visibili in replica sul sito www.festivalcinemambiente.it.

L’edizione 2026 presenta 69 film in arrivo da 30 Paesi. I film proposti nella consueta suddivisione Concorso Documentari, Concorso Cortometraggi, Made in Italy, Panorama, Eventi speciali e VR indicano un festival “carsico”, in cui temi di grande attualità emergono in contesti diversi. Lo scioglimento dei ghiacciai, dovuto al riscaldamento climatico evocato dall’immagine guida di Roberto Catani, attraversa numerosi film, cosiccome la necessità di ripensare i modelli di produzione e consumo e, più in generale, un sistema economico fondato sullo sfruttamento intensivo delle risorse.

Il festival viene inaugurato mercoledì 3 giugno al cinema Massimo, alle 20.30, sala 1, con la versione restaurata di “Den store Grønlandsfilm”(Il grande film della Groenlandia, 1922), sonorizzazione dal vivo dalla band Inuit Inuk. Si tratta di un omaggio alla Groenlandia, territorio simbolo del cambiamento climatico, oggi al centro di tensioni geopolitiche internazionali. Il film, che è anche una dedica alle tradizioni e alla cultura Inuit prima della forzata modernizzazione, documenta parzialmente la quinta spedizione di Thule, guidata dal “padre” dell’eschimologia, Knud Rasmussen. La band Inuk accompagnerà le immagini sullo schermo con canzoni tratte dal proprio repertorio indie-pop/rock in lingua groenlandese, e con musiche originali composte per l’occasione.

Nella stessa giornata del 3 giugno si avvia la sezione dedicata alla realtà virtuale, con “AN Immersive Lament in the age of Extinction” ospitata nelle sale Cine VR del Museo Nazionale del Cinema , dal 3 al 7 giugno, sarà protagonista la fotografa e artista multimediale Lena Herzog, che al festival porta due opere della sua recente trilogia “Trinity: last Whispers” e “Any war, any enemy”.

Le proiezioni al festival si avviano già nel pomeriggio, con l’apertura del Made in Italy, sezione dedicata alla più recente produzione nazionale con tre opere brevi collettive: “Écouter”, “Distacco That’s Reinassance” e “Une montagne de questions”, dalle 16.30, dove le Alpi diventano un luogo in cui osservare il rapporto tra memoria e futuro, distruzione e possibilità di rinascita. I cortometraggi rappresentano l’esito finale del progetto transfrontaliero “Incit-piano integrato territoriale GRAIES Clima Lab”, con il sostegno del programma interregionale V-A Alcotra, in collaborazione con Ruta Film School.

Dalle 17.45, quattro cortometraggi comporranno una riflessione sul paesaggio come archivio di tensioni storiche, industriali e ambientali, “Memento Muri” di Jonathan Bugel, seguito da un incontro con il regista. Sarà poi proiettata l’anteprima nazionale di “Averno” di Filippo Maria Pontiggia, con conseguente incontro con il regista. Seguiranno “Dentro paesaggi di luce”, di Michele Trentini, per chiudere con la proiezione “All You Can Waste” di Monica Torasso e Andrea Deaglio, cui seguirà incontro con i registi.

Grazie alla collaborazione pluriennale con Casa Comune, alle ore 18, presso la libreria Binaria del Centro Commensale, si terrà la seconda delle tre ecoletture, con l’antropologo e scrittrice Jennifer Lilibel Aliaga Chavez, autrice di “Occhi foresta”.

Mara Martellotta

Lukas Sternath l’ultimo concerto della stagione dell’Orchestra Rai

Giovedì 4 e venerdì 5 giugno, vede protagonista il giovane talento del pianismo internazionale come solista

L’ultimo concerto della stagione 2025-2026 dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma giovedì 4 giugno alle 20.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura, è completamente dedicato all’arte di Johannes Brahms. Il concerto sarà replicato venerdì 5 giugno alle ore 20. Protagonisti il direttore d’orchestra Karl-Heinz Steffens e il pianista Lukas Sternath, che sostituiscono rispettivamente Fabio Luisi e Beatrice Rana, impossibilitati a partecipare. In programma il Concerto n.2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op.83 e la Sinfonia n.2 in re maggiore op.73

“Sto terminando – affermava lo stesso Brahms – un piccolo concerto per pianoforte con un piccolo Scherzo assai grazioso. Il si bemolle è un’ottima tonalità che però temo ti aver utilizzato troppo spesso”.

È lo stesso compositore a scherzare sulle proporzioni dilatate del Concerto n.2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra, composto ed eseguito dallo stesso autore a Budapest nel 1881. Riconosciuto per la complessità della scrittura pianistica e l’assenza di ogni tratto virtuosistico fine a se stesso, si distingue da giovanile Concerto n.1 in re minore op.15 per i toni più dolci e meno conflittuali. Ad affrontarlo con l’Orchestra Rai è il giovane pianista Lukas Sternath. Classe 2001 e cresciuto tra le file dei leggendari Piccoli Cantori di Vienna, si è poi formato con maestri del calibro di Igor Levit, Paul Lewis e Sir András Schiff. La sua ascesa nazionale è culminata nel 2022 con la vittoria nel 71esimo concorso ARD di Monaco, dove ha ottenuto il primo premio e sette premi speciali.

Nella seconda parte della serata è in programma la Sinfonia n.2 in re maggiore op.73, sempre di Brahms. Scritta quasi di getto nell’estate del 1887 tra le montagne della Carinzia, la pagina si distingue per il suo carattere intimo, sereno e bucolico. L’opera fu eseguita per la prima volta a Vienna nello stesso anno dei Wiener Philharmoniker, diretti da Hans Richter, ottenendo immediato successo. Nonostante un iniziale insuccesso, la Sinfonia si impose subito per la sua trasparenza orchestrale e la sua luminosità. Sul podio è protagonista Karl-Heinz Steffens, arrivato alla sua stessa stagione come direttore principale e consulente artistico della Nrrköping Symphony Orchestra, riconosciuto sia nel repertorio sinfonico sia in quello operistico.

Biglietti da 9 a 30 euro, il vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino  – biglietteria.osn@rai.it – 011 8104653

Mara Martellotta

Un “elisir” di successi, tra tradizione e contemporaneità

Presentata la stagione dello Stabile torinese

Una giusta punta d’orgoglio, sin dall’inizio di questa presentazione della 71ma stagione del TST – Teatro Nazionale, autorità e in quella fotografia e in quel titolostaff e dirigenza tutti schierati sul palcoscenico del Gobetti, nelle parole del presidente Alessandro Bianchi: “Quella che stiamo concludendo in questi giorni ha raggiunto la quota dei 170mila biglietti venduti, un record che mai avevamo raggiunto. Non significa soltanto maggiori ricavi, in quella cifra c’è la verità di un interesse crescente, per il teatro e per le scelte dei nostri spettacoli, come la spinta a proseguire.” E allora vai! con la numero settantuno, tre sale a far da palcoscenico – le abituali Carignano, Gobetti e Fonderie Limone – più l’apporto di un appartamento al piano nobile di piazza Carignano 2 dentro il quale verrà proposto “L’evento”, per la regia di Kriszta Székely, a cui darà voce e corpo la giovane e talentuosa Alice Fazzi, testo del premio Nobel 2022 per la Letteratura Annie Ernaux, una vicenda che sa d’autobiografia, ambientata nell’ottobre del 1963, in cui una studentessa ventitreenne è costretta a ricorrere a vie clandestine per interrompere una gravidanza, nell’illegalità che ancora vige in suolo francese: una esperienza umana dolorosa che incrocia ambiguità e silenzi, la vicinanza di poche compagne, l’incontro con una madre.

Elisir” è il titolo della stagione, stampato in negativo sulla copertina del programma, cento pagine di titoli e di notizie e di futuri appuntamenti, due rosate vegliarde, torretta di gelato in mano, qualche grinza in viso e occhialoni e una tuta da catwoman, compresa la stella del Guarini in rilievo, una selva di significati in quella fotografia e in quel titolo, dove “l’elisir” – non inteso certo come ricetta per l’immortalità né come mezzo per arrestare il corso del tempo – ci aiuta a vivere più a lungo, dove il teatro migliora l’aspetto della vita, dove di fronte a palcoscenico e attori lo spettatore è assai più felice, dove giganteggia una linea pop e dove si tende a sottolineare una discontinuità rispetto al passato. Insomma aria di festa, desiderio di produrre e di mostrare, un calendario che è stato d’obbligo “comporre e scomporre”, confesserà Valerio Binasco – mentre sfoglia i siparietti che da qualche tempo ci regala, mentre si alza e si risiede sulla sedia, mentre improvvisa o legge, mentre spiega o più o meno silenziosamente rimugina -, per farsi meraviglioso carico della teatrale potenzialità italiana e per votarsi sempre di più a quella internazionalizzazione che, con il nome della Székely, porterà a Torino Eline Arbo, regista norvegese direttrice dell’International Theatre di Amsterdam, con “The End of Eddy” di Eduard Louis, il ritorno dell’inglese Ben Duke con la sua ultima creazione “The Last Hamlet” e la réunion dei discendenti di quello che è stato il mito Charlie Chaplin guidati da James Thierrée e Victoria Chaplin che presenteranno “Rendez-vous”.

94 titoli in sede e in tournée, tra cui 21 produzioni e coproduzioni, 57 ospitalità e 16 spettacoli per Torinodanza Festival: “per entrare a teatro e uscire più diversi” sostiene Binasco. Si inaugura il 5 ottobre al Carignano con “Una delle ultime sere di carnovale” di Goldoni, regia di Binasco (“è il mio primo spettacolo in costume, voglio dare retta a Goldoni più che posso”), l’abbandono di Venezia e la partenza dell’autore per Parigi, ma uomini e donne come noi, “si parla di gente povera, di mestiere e di classe operaia, di emigrazione”, nella continuazione di questi ultimi due anni in cui “mi sono dedicato a mettere in scena i ‘signor nessuno’, a leggere le nostre storie comuni”. Tra gli interpreti, Orietta Notari, Natalino Balasso, Marta Cortellazzo Wiel, Giordana Faggiano, Nicola Pannelli e Milvia Marigliano fresca del successo personale nella “Grazia” di Sorrentino come Coco Valori. Ma, ad essere esatti, avrà già anticipato il giorno precedente al Gobetti Mathias Martelli – raggiunto al telefono in quel di Madrid prima tappa del lungo tour che all’insegna di “Dario Fo 100” lo porterà ai quattro lati del mondo, da New York a Sidney, da Rio de Janeiro a Tunisi, da Santiago del Cile a Stoccarda, da Atene a Parigi – con “Lu santo jullàre Françesco”, ancora Fo, nell’800mo centenario della morte del Santo, un ritratto “contemporaneo, folle, necessario e luminosamente irregolare”.

Non soltanto i classici, nelle scelte del direttore artistico, del direttore artistico junior Pleuteri, del vicedirettore artistico di nuova nomina Leonardo Lidi (a lui si dovrà a febbraio al Gobetti la messinscena dell’”Inserzione” di Natalia Ginzburg, “una storia di solitudine, amicizia, gelosia e follia”, interpreti Marta Pizzigallo e Ilaria Campani, e la ripresa dell’”Amleto” con Mario Pirrello) e del Direttore Generale Filippo Fonsatti, ma una buona parte di contemporaneità, fatti male i conti due terzi delle proposte, “sui venticinque spettacoli del Carignano – sottolinea Pleuteri, immaginando una colorata torta da suddividere – quindici si devono ad autori viventi “, come ampia è la presenza femminile a tirare le fila di vari spettacoli, attrici e registe, mentre già ad inizio dell’incontro (“ma non è una polemica quella che voglio fare”) Rosanna Purchia, assessore alla Cultura del Comune, s’augura una scalata in rosa anche verso le responsabilità manageriali e organizzative dell’Ente torinese. Tra le tante proposte, Alessandro Haber affronterà “Le ultime lune”, testo di Fulvio Bordon con cui Marcello Mastroianni, già malato, dette l’addio alle scene, la brechtiana “Madre Courage” con Lunetta Savino per la regia di Leo Muscato, “una figura contraddittoria che vive nel conflitto come dentro un mercato permanente, scivolosa, inafferrabile, in una parola umana”, mentre s’annunciano per la prima quindicina di dicembre “la musica dal vivo e un deciso taglio rock, a trasformare la scena in un concerto di luce, suono e corpi”. Giuseppe Cederna affronta il mondo animale di Bernardo Zannoni, vincitore del Campiello 2022 con “I miei stupidi intenti”, vedremo la coppia Favino regista e Anna Ferzetti (anche lei successo personale con “La grazia”) interprete in “People, Places & Things” del britannico Duncan Macmillan, a raccontare un percorso di recupero dalla dipendenza da alcol e droghe da parte di Emma, attrice fragile e smarrita; Davide Livermore proporrà con lo Stabile genovese “Orlando Furioso” “da” Ludovico Ariosto, Shakespeare (“Otello”) e John Ford (“Peccato che sia una sgualdrina”) a onorare il teatro seicentesco d’oltremanica, Emma Dante e “Dopo la prova” con cui Gabriele Lavia rende omaggio a Ingmar Bergman, Stefano Massini a fare e a farci fare i conti con “Lo zar” che al secolo ha il nome di Vladimir Putin: dopo “Mein Kampf” e “Donald”, un nuovo percorso, “lo spettacolo attraversa il crollo dell’URSS fra violenza, fame, tumulti e bande criminali, e ricostruisce la metodica scalata al potere del futuro leader”.

Nella sala di via Rossini, tra gli altri, “Lettere a Bernini”, amaro quanto rabbioso ricordo del genio verso l’odiato collega Francesco Borromini, “Predatori di pianura”, ispirato a Ruzante, per la regia di Gabriele Vacis e l’interpretazione di Andrea Pennacchi, in pieno successo con i suoi compagni dopo l’exploit di “Le città di pianura” al cinema, “Figli” scritto dallo scomparso Mattia Torre e adattato e diretto da Fausto Paravidino, interpretato da Edoardo Pesce, poi Stefania Rocca e Michele Di Mauro, Jurij Ferrini ancora una volta pronto a cimentarsi con Rafael Spregelburd, Giordana Faggiano – era ora che qualcuno la chiamasse a protagonista assoluta! è stato il compito di Davide Sacco – con “Lettera di una sconosciuta” dalla novella di Stefan Zweig, la storia di una donna che, mai notata, ha trascorso la intera vita all’ombra di un celebre scrittore, tra sacrificio e devozione. Sbirciando nelle sale delle Fonderie Limone di Moncalieri, Roberto Andò dirige Lino Musella e un nutrito cast di interpreti in “Non posso narrare la mia vita”, a rendere omaggio alla voce indimenticabile di Enzo Moscato, Gabriele Vacis affronta in maniera definitiva la “Trilogia dei Libri” con il Corano, una quindicina di giorni a maggio per riapplaudire uno degli spettacoli più convincenti della stagione che si sta per concludere, quel “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti”, Pleuteri e Lidi a preparare una ottima pista a un trio d’attrici di eccezionale bravura, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti e Teresa Castello, tra i “giorni migliori” del teatro italiano, un cane un gatto e un pesciolino rosso di sesso femminile che vivono una loro avventura (in tempo di Covid) in attesa di un personale Godot che non arriverà mai.

Elio Rabbione

Nelle immagini: Valerio Binasco, regista di “Una delle ultime sere di carnovale” (ph. Virginia Brown); “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti” (ph. Luigi De Palma); “People, Places & Things” (ph. Enrico De Luigi); “Rendez-vous” (ph. Richard Haughton).

Chiude il Festival della Tv: 100 ospiti in piazza

In Piemonte la Nuova Piattaforma della Danza Italiana 2026

La decima edizione della Nuova Piattaforma della Danza Italiana (NID Platform), in programma dall’1 al 4 settembre, avrà il Piemonte come protagonista: saranno Collegno, Moncalieri, Torino e Venaria Reale ad ospitare spettacoli, open studios, performance, incontri, panel di approfondimento raccolti sotto il titolo “Coreografie del possibile”.

Il tema richiama i principi essenziali della danza – corpo, gesto, composizione, relazione tra spazio e tempo – e la capacità di immaginare nuove connessioni tra artisti, luoghi, pubblici, operatori italiani e stranieri, istituzioni e territori, favorendo opportunità di crescita, collaborazione e circuitazione oltre confine.

La scelta delle quattro città riconosce al territorio la capacità di presentarsi come un vero ecosistema culturale diffuso, integrato e riconoscibile a livello nazionale e internazionale. Sono stati infatti individuati luoghi già segnati da processi di rigenerazione urbana e culturale: Lavanderia a Vapore a Collegno, Fonderie Limone a Moncalieri, Teatro Astra, OGR, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani a Torino, Reggia di Venaria Reale.

Saranno 18 le proposte capaci di offrire un’ampia mappa della scena coreografica italiana: la sezione Programmazione presenterà 14 spettacoliOpen Studios 4 lavori in fase di sviluppo. Ad alternarsi autrici, autori, compagnie consolidate, nuove generazioni, linguaggi ibridi, formati diversi e pratiche che attraversano danza, teatro fisico, performance, immagine, parola, suono, relazione con lo spazio e rapporto con il pubblico. Si aggiungeranno inoltre due produzioni ospiti, scelte per le caratteristiche che le rendono completamento del panorama artistico della programmazione.

Nel corso della presentazione della manifestazione, svoltasi a Roma nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli ha messo l’accento sul fatto che «la presenza della NID in Piemonte non rappresenta soltanto l’arrivo di una manifestazione importante sul nostro territorio. È il riconoscimento di un sistema culturale che ha investito con continuità sulla danza come linguaggio artistico, come ambito di ricerca e come componente strategica delle politiche per lo spettacolo dal vivo. La NID Platform 2026 sarà anche un’occasione per raccontare il Piemonte attraverso una geografia culturale ampia: teatri, centri di residenza, spazi industriali riconvertiti e patrimonio storico-architettonico concorreranno a costruire una piattaforma diffusa, restituendo l’immagine di un territorio in cui la cultura non è concentrata in un unico luogo, ma vive attraverso una pluralità di spazi, funzioni e comunità».

L’edizione 2026 della NID Platform è sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Piemonte ed è coordinata dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, soggetto capofila e attuatore designato dall’Associazione Danza Esercizio e Promozione con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

L'intervento dell'assessore Chiarelli