SPETTACOLI- Pagina 2

La Gypsy Musical Academy presenta “Sister Act”

Sister Act, il musical dedicato alle suore più divertenti d’America, tornerà in scena venerdì 17 aprile alle 21al teatro Superga di Nichelino nella splendida versione realizzata dai giovani talenti della Gypsy Musical Academy di Torino, con la collaborazione del Music Theatre International di Londra e dell’Associazione Mattia Mantovan Onlus, in uno show che farà ballare il pubblico direttamente dalle poltrone della platea.
A firmare la regia sono Renato Tognocchi, uno dei più  apprezzati professionisti nell’universo del musical italiano, toscano, classe 1982, che vanta partecipazioni con grandi ruoli e titoli quali Grease, La bella e la bestia, Dirty dancing, Fame, Footloose, Cabaret, Anastasia, e Neva Belli, direttrice e fondatrice della Gypsy. Le coreografie sono di Cristina Fraternale Garavalli, la direzione musicale di Marta Lauria, i costumi di Michela Zuncheddu, le scenografie di Daniela Stroppiana e Lucrezia Cozzi.

Come da tradizione, il cuore pulsante dello spettacolo sarà a favore  dell’Associazione Mattia Mantovan Onlus per l’acquisto di un ecografo portatile destinato alla pediatria e neonatologia dell’Ospedale Martini di Torino. Lo spettacolo si avvale del patrocinio del Comune di Nichelino e dell’ASL di Torino.

“Accendere i riflettori per fare del bene rappresenta il nostro motto quando portiamo in scena i nostri allievi durante il loro percorso di formazione-  spiega la direttrice della Gypsy Neva Belli- per quanto riguarda Sister Act , ho diretto molti spettacoli durante la mia carriera ma questo rappresenta uno dei musical più divertenti e travolgenti nella storia moderna del genere. Lavorare con Renato Tognocchi è  stato molto stimolante, tra noi si è  creata una bella sinergia che sicuramente emergerà sul palco”.

La storia si ispira al film cult del 1992 diretto da Emile Ardolino con Whoopi Goldberg. Involontaria testimone di un omicidio compiuto dal boss suo ex amante, Deloris, cantante nei night club, denuncia il crimine a un poliziotto che, per proteggerla, la nasconde in un convento travestita da suora. Sulle prime la novizia, alle prese con la tonaca, il refettorio, la cella e altri rituali del chiostro, appare un poco disorientata. Poi, poco per volta, trasforma lo scalcagnato coro di suorine del convento in uno straordinario ensemble vocale, che riempie di nuovo la chiesa di fedeli.

Info e prenotazioni 3277628172, 3356034207

Mara Martellotta

“I Porci – una gastronomia machista”, al teatro Baretti

Giovedì 16 aprile, alle ore 21, e venerdì 17 aprile alle ore 20, il teatro Baretti accoglie un progetto ideato da Manuel Di Martino, Simone Miglietta e Alessandro Persichella, con gli ultimi due in scena, e la regia di Manuel Di Martino. Si tratta della pièce teatrale, che fa parte della stagione Aurea Familia, dal titolo “I Porci – una gastronomia machista”.

Dopo il successo riscontrato in diversi contesti nazionali, come il Torino Fringe Festival 2023, Venice Open Stage 2023 e Stazione d’emergenza 2022,  “I Porci” approda a Torino aprendo una riflessione all’interno della stagione Aurea Familia: una stagione che indaga le storie familiari, sociali e identitarie del nostro presente. Lo spettacolo ci trascina in un futuro distopico, dove gli ultimi due maschi Alpha, simboli della virilità più becera, sono esposti come animali in una sorta di zoo umano. Li osserviamo nutrirsi, bestemmiare, azzuffarsi, ubriacarsi, manifestare pulsioni e fragilità in un rituale tanto violento quanto rivelatore. Attraverso il linguaggio del teatro fisico e dell’ironia, Miglietta e Persichella ci restituiscono una riflessione chirurgica sui meccanismi culturali del machismo, il rapporto del macho con il cibo, la donna, Dio, la sopraffazione e il desiderio. Cruda, comica e dolorosamente autentica, la pièce “I Porci” ci invita a ridere del mostro per riconoscerlo, a decifrarlo una volta per tutte.
Si tratta di una messa in scena che si spinge fino alla deformazione caricaturale, per mostrare da quali padri non vogliamo più discendere. Nel testo originale, a dare ritmo alla narrazione è la pagina bianca. Un segno vertiginoso e prenatale in cui abbiamo deciso di perderci, scavando nel sogno di un Dio sgraziato e innocente, colto nell’eternità della sua infanzia ribelle e sedotto dall’urgenza di creare. Se Pasolini auspicava nelle sue opere l’avverarsi della Ierofania, l’apparizione del sacro nel quotidiano, Micheal e Mirco disegnano l’epifania opposta, cioè l’apparizione del quotidiano nel sacro.
Fondamentali in questo percorso sono le collaborazioni con la scrittrice e filosofa Rubina Giorgi, studiosa delle relazioni, tra l’altro, tra mistica e poesia, con l’artista visivo Frediano Brandetti, creatore di strutture oniriche e metamorfiche, e con la musicista e compositrice Lili Refrain, artista che alterna nelle sue composizioni una vocalità lirica a sonorità distorte.

Biglietti: intero 13 euro – ridotto 11 euro – info: www.teatrobaretti.it

Mara Martellotta

In scena al teatro Astra  “Venere e Adone” e “Lo stupro di Lucrezia”  

Walter Malosti rilegge i due poemetti shakespeariani  “Venere e Adone” e “Lo stupro di Lucrezia”, composti da William Shakespeare tra il 1592 e il 1594, al teatro Astra di Torino, in scena da martedì 14 a domenica 19 aprile prossimi, sul palco del teatro di via Rosolino Pilo 6 per la stagione ‘Mostri’ del Teatro Piemonte Europa.
Malosti, a partire dai due spettacoli pluripremiati da lui diretti nel 2007 e nel 2012, e caratterizzati da un’alta densità musicale, ha ideato, in collaborazione con G.U.P. Alcaro una versione in forma di concerto, che unisce i due Poemetti, questa volta senza più scena, se non quella ricchissima e molto potente creata da voce e suono. Correva l’anno 1593, Londra era devastata dalla peste e i teatri erano chiusi. Shakespeare  componeva su commissione il poemetto erotico mitologico ‘Venere e Adone’ che gli darà  la fama come poeta. Sotto la patina arcadica, con ampie striature comiche, ‘Venere e Adone’ rappresenta una sorta di protocollo psicoanalitico ante litteram dell’eros più carnale e ossessivo. L’anno seguente l’autore  riprese un episodio dell’antica storia romana, lo stupro di Lucrezia da parte di Sesto Tarquinio, un atto di violenza raccontato in modo sconvolgente. La voce di Lucrezia diventa uno degli esempi di meditazione sulle conseguenze dello stupro visto dalla parte di una donna. Ma a impressionare ulteriormente il lettore/ ascoltatore è  lo sguardo nella psiche del carnefice e la lucida analisi dei suoi impulsi tortuosi.

I due poemetti sembrano formare una specie di dittico  simmetricamente contrappuntato, in cui la seconda tavola rovescia la prima: dallo sfondo giorgionesco e arionesco di “Venere e Adone” con conigli, cani, cavalli e cinghiali, si passa ne “Lo stupro di Lucrezia” ad un tragico notturno , immerso in una livida oscurità caravaggesca,  squarciata solo dalla luce di una torcia. Senza ombra di dubbio la figura del mostro andrebbe attribuita in questi Poemetti a Sesto Tarquinio, l’orrido violentatore di Lucrezia, ma occorre anche prestare attenzione alla figura di Venere che, per il grande poeta inglese Ted Hughes, autore di un visionario e misterico saggio poema “Shakespeare and The Goddess of Complete Being” si sdoppia nel cinghiale assassino di Adone che, con un bacio di morte, gli squarcia l’inguine, con la dea che confessa che, se anche essa avesse avuto zanne aguzze, avrebbe potuto ucciderlo per prima baciandolo. Secondo lo stesso Hughes questi poemetti rappresentano la base su cui individuare idealmente tutta la strategia poetica e i fondamenti metafisici dell’intera opera shakespeariana, figure estreme colme di metafora e di mito inserite in una sorta di equazione tragica che innerva tutte le sue opere maggiori. Lucrezia e il suo suicidio hanno provocato vibranti polemiche e giustapposizioni sul giudizio morale e politico da dare a questa figura esemplare . Anche all’interno del mondo cristiano divenne una causa celebre della casistica, tanto che Agostino disse “ammazzando se stessa ha ammazzato un innocente”.
“Venere e Adone” e “Lo stupro di Lucrezia” sono due capolavori assoluti, gli unici e certi originali di quel mostro di bravura che, per possedendo dei contorni ancora incerti, risponde al nome del poeta William Shakespeare.

Mara Martellotta

Cinque secoli di voci nella chiesa di San Dalmazzo, con Novi Cantores Torino

Nella chiesa di San Dalmazzo, a Torino, domenica 19 aprile prossimo, si terrà il concerto “Voci nel tempo”, la voce come spazio di attraversamento, spiritualità, racconto, poesia, materia sonora che cambia nei secoli, pur restando umana.

È da questa idea che prende forma “Voci nel tempo”, concerto della stagione 2026 dell’ Accademia “Stefano Tempia” affidato al giovane Ensemble vocale Novi Cantores Torino, guidato da Matteo Gentile e dalla direttrice polacca Marta Dziubińska, protagonista di un programma che attraversa cinque secoli di musica corale, da Palestrina al Novecento.

Il percorso costruisce un ampio affresco della coralità europea, mettendo in relazione stili e linguaggi lontani nel tempo, ma uniti dalla centralità della voce come strumento di espressione spirituale e poetica.

Dalla polifonia rinascimentale emergono l’equilibrio di Palestrina, l’energia descrittiva di Janequin e l’intensa spiritualità dell’Europa centro orientale con Waclaw di Szamotuly.

Il programma prosegue nella modernità, dal lirismo di Cajkovskij e Saint Saëns alla rarefazione poetica di Barber, fino alle visioni più aspre e simboliche dei compositori nordici  Raberg e Rautavaara. Uno sguardo è poi rivolto al Novecento italiano, con pagine di Giorgio Ghedini e Luciano Berio, accanto alle elaborazioni di Holst e ai brani di Stopford e Chilcott, che restituiscono alla coralità una dimensione di luce e condivisione.

Accanto al concerto, la presenza della musica di Luciano Berio si approfondisce nel seminario “Oltre il canto. Estetica e ricerca nella produzione corale di Luciano Berio” pensato come uno spazio di ascolto e riflessione aperto a musicisti, cantori, studenti, compositori e appassionati.

Il seminario attraversa il pensiero e la pratica corale del compositore mettendo al centro alcuni nuclei fondamentali della sua ricerca, il rapporto tra la voce e la parola, la dimensione teatrale del canto, l’uso del gesto vocale e dei suoni non convenzionali, il dialogo tra tradizione e sperimentazione, il coro come organismo dinamico e laboratorio di ricerca. Più che una lezione, si tratta di un’occasione di confronto su cosa significhi oggi fare musica corale e su quali possibilità espressive si aprano oltre a una concezione puramente esecutiva del canto, il seminario è gratuito ed è in programma il 19 aprile, prima del concerto, dalle ore 17.30 alle 19.30, nella chiesa di San Dalmazzo, in via Garibaldi, angolo via delle Orfane.

Fondato nel 2020, nel pieno dell’emergenza sanitaria, l’Ensemble vocale Novi Cantores Torino, riunisce giovani coristi con una solida esperienza corale, ed è diretto fin dalla Fondazione da Marta Dziubińska e Matteo Gentile. L’Ensemble ha debuttato nel 2021, esibendosi in diversi luoghi della cultura legati al territorio piemontese, tra cui Villa della Regina, Palazzo Carignano, l’Abbazia di Vezzolano, la Real Chiesa di San Lorenzo e il Tempio Valdese di Torino, partecipando inoltre a rassegne e festival come “Qui giunti d’ognidove”, a Carignano, “Adventum in cantum” a Chieri, il “Torino Chamber Music Festival” e “Alt(r)i ascolti”, a Chamois.

Domenica 19 aprile – ore 21 – chiesa di San Dalmazzo – via Garibaldi, angolo via delle Orfane, Torino.

Biglietti: intero 10 euro – ridotto 5 euro – www.stefanotempia.it

Mara Martellotta

“Certe fantasie finiscono Come stelle della radio addormentate in un jukebox”

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Music Tales, la rubrica musicale 

“Certe fantasie finiscono
Come stelle della radio addormentate in un jukebox
Dimmi: “Sei bellissima”
Io così, tristissima
Sognando Las Vegas in una sala slot””
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C’è chi torna da Sanremo con una hit in tasca e si affretta a replicare la formula. Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, fa l’opposto.
Chi l’ha ritrovata e apprezzata all’Ariston 2026 con “Che fastidio!” (oltre 16 milioni di stream su Spotify) la ascolterà oggi con un brano decisamente sorprendente, che cambia passo e tono e lascerà a bocca aperta.  Perché “Hollywood” non ha niente della ragazza frenetica e ironica di prima.
C’è qualcosa di più fermo, più maturo, a mio avviso, più coraggioso.
Il brano è una ballad dolce e amara sospesa tra introspezione e il disincanto che nasce dalla realtà che ci circonda, con un ritmo lento armonizzato da un perfetto incastro di archi e pianoforte.  In superficie racconta una storia d’amore che non funziona. Sotto, però, per chi sa ascoltare, racconta qualcosa di molto più universale: l’amarezza di chi si accorge di essersi trasformato inseguendo un ideale di successo, fino a non riconoscersi più.
Lo dice lei stessa senza giri di parole: «Ho volutamente scelto di parlare di una relazione con un uomo, ma il soggetto cui faccio riferimento è una personificazione della celebrità. L’ho scritto in modo che avesse una doppia interpretazione.»
Il titolo, allora, non è un omaggio. È una trappola consapevole. Hollywood come promessa di perfezione, di grandi finali, di identità costruite per piacere. E poi quel verso che smonta tutto: “Ma baby non è Hollywood.” Non siamo dentro un film. Non ci sarà nessun grande finale che sistema tutto.
A metà brano arriva persino una svolta rap che rende il tutto più ruvido e affascinante; il momento in cui la scenografia cade e resta solo la voce che dice la verità.
In un pop italiano che spesso premia il rumore e l’immediato, “Hollywood” ha il coraggio della lentezza. È un brano che non si offre tutto al primo ascolto. Si apre, pian piano, come una confessione. A me è piaciuto parecchio, spero di avervi regalato qualcosa di bello in questo lunedì.
Buon ascolto
“Un giorno incontrai un bambino cieco… mi chiese di descrivergli il mare, io osservandolo glielo descrissi, poi mi chiese di descrivergli il mondo… io piangendo glielo inventai…”
JIM MORRISON
Chiara De Carlo
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Orchestra Filarmonica di Torino e Trio Concept: “Il metronomo in salotto”

Martedì 14 aprile, al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Martedì 14 aprile, alle ore 21, l’Orchestra Filarmonica di Torino, sotto la direzione di Giampaolo Pretto, propone, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino il concerto “Il metronomo in salotto”, un nuovo appuntamento della stagione “One way memories”, costruito attorno al dialogo tra il grande repertorio sinfonico e la dimensione cameristica. Si tratta di un concerto che mette in relazione l’Orchestra con un delle formazioni più brillanti emerse negli ultimi anni sulla scena internazionale, il Trio Concept.

Ensemble interamente torinese, il Trio Concept è composto da Edoardo Grieco al violino, Francesco Massimino al violoncello e Lorenzo Nguyen al pianoforte. Si è affermato in debutto all’interno di sale iconiche della musica europea, come Musik Verein di Vienna, Concert Gebow di Amsterdam e Elbphilharmonie di Amburgo. Vincitori del Prix Paternot al Festival di Verbier e selezionati come Echo Rising Stars 2025-2026, tornano a Torino, città in cui sono nati artisticamente con il nome di Trio Chagall, con una nuova identità, ma con lo stesso entusiasmo per una musica da camera intensa, comunicativa e profondamente condivisa. Al centro del programma, il Triplo Concerto op.56 di Beethoven, pagina unica nel suo genere, in cui pianoforte, violino e violoncello dialogano tra loro e con l’orchestra in un equilibrio raffinato tra dimensione cameristica e respiro sinfonico. Si tratta di un’opera che incarna perfettamente l’idea di salotto evocata dal titolo del concerto, uno spazio di ascolto, confronto e intimità animato da un’energia collettiva e da una scrittura di grande vitalità.

“Torino ci è mancata tantissimo. Ritornarvi, per suonare con gli amici di sempre dell’Orchestra Filarmonica di Torino, rappresenta un’emozione speciale, e farlo nella sala in cui abbiamo tenuto i nostri primi concerti come ensemble, e dove abbiamo incontrato insegnanti che ci hanno cambiato la vita, ci riempie il cuore di entusiasmo, gratitudine e affetto. In fondo è lo stesso mix di emozioni che rende il Triplo Concerto di Beethoven un’opera unica e straordinaria, pura energia e vitalità – affermano Grieco, Massimino e Nguyen”.

A fare da ideale contrappunto al carattere cameristico del triplo concerto, è la Sinfonia 8 op.93 di Beethoven, che ne mostra il volto più giocoso. Composta tra il 1811 e il 1812, l’Ottava rilegge le forme classiche con spirito libero e ironico, trasformando il rigore in energia e sorpresa. Emblematico l’Allegretto “Scherzando”, che allude al ticchettio del metronomo inventato da Johann Nepomuc Mälzel: un gesto musicale che fa del tempo stesso un gioco sonoro. Tra brillantezza ritmica e leggerezza inventiva, la Sinfonia completa il programma come naturale sviluppo dell’idea di “Il metronomo in salotto”, in cui intimità e slancio collettivo convivono in equilibrio. Come da tradizione, ogni concerto al Conservatorio si aprirà con una storia, un brevissimo racconto ispirato al programma musicale, scritto appositamente per OFT dal giornalista e musicista Lorenzo Montanaro. La lettura del testo che accompagna in modo coinvolgente dentro la musica, è affidata all’associazione liberi pensatori “Paul Valery” e all’Accademia di formazione teatrale “Mario Brusa” di Torino.

Il concerto di martedì 14 aprile, alle ore 21, al Conservatorio Verdi, è preceduto da due momenti di prova aperti al pubblico. L’Orchestra Filarmonica di Torino offre da sempre la possibilità al pubblico di vedere i musicisti al lavoro. La prova di lavoro sarà domenica 12 aprile, dalle10 alle 13, in via Baltea 3, a Torino. La prova generale è in calendario lunedì 13 aprile alle ore 18.30, al teatro Vittoria , in via Gramsci 4, a Torino.

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Gianni Morandi e Moni Ovadia

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Lunedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce EroCaddeo.

Martedì. Al Blah Blah suonano i Dust e i My Supremacy.

Mercoledì. All’Hiroshima si esibiscono i Ketama 126. Al Blah Blah suonano gli All You Can Hate + Neyja. 

Giovedì. Al teatro Colosseo va in scena “Da quarant’anni… Fra la Via Emilia e il West”, riproposizione  del concerto del 21 luglio 1984 in piazza Maggiore a Bologna davanti a 150000 persone. Verrà eseguito dai Musici di Guccini. Al Vinile si esibisce Sergio Moses & Tony Gruttola. All’Hiroshima è di scena Matteo Mancuso. Alla Divina Commedia suonano gli Acusticomanie. Al Blah Blah si esibiscono i Ulan Bator. Allo Ziggy sono di scena Le Capre a Sonagli + Kairoskiller. Al teatro Garibaldi di Settimo, debutta come cantante Moni Ovadia con il disco”Yiddish Blues” affiancato sul palco da Gazich e Famulari. Al Magazzino sul Po suona Larsen + Lori Goldston.

Venerdì. Al teatro Colosseo va in scena “Break Free -Long Live The Queen” con la miglior tribute band europea. Al Magazzino sul Po si esibisce Marxos + Melee X Cardine. Al Folk Club suona Sarah Lee Guthrie & Radoslav Lorkovic. Al Peocio di Trofarello è di scena John Macaluso And Friends. Al Circolo Sud si esibisce Giustino. Al Circolino suonano Only Pleasure Swing & Roll.

Sabato. Allo Ziggy sono di scena Deathless Legacy + Stave The Grave. Al Blah Blah suonano gli Infall + Noise Trail Immersion.

Domenica.  All’Inalpi Arena arriva Gianni Morandi. Al Magazzino sul Po suonano i Mombao. Alla Divina Commedia si esibisce La Bbbanda.

Pier Luigi Fuggetta

Cinque workshop “subsonici” gratuiti a Le Gru

WORKSHOP SUBSONICI

Cieli su Torino 1996 – 2026

Cinque workshop gratuiti a Le Gru 

con Max, Vicio, Ninja, Boosta e Samuel 

per festeggiare i 30 anni di carriera

 

18 APRILE Suoni della natura, ritmi urbani con Max

19 APRILE Il silenzio tra le note, suono e meditazione con Vicio

3 MAGGIO Batteria acustica e matematica del ritmo con Ninja

30 MAGGIO A cosa serve suonare le canzoni con Boosta

7 GIUGNO Mixing class con Samuel

Trent’anni di musica, di palchi, di canzoni che hanno attraversato generazioni e trasformato una città. Per celebrare questo traguardo, i Subsonica hanno scelto di non fermarsi ai quattro concerti sold out alle OGR Torino, ma di prolungare lo spirito di apertura e condivisione che ha caratterizzato l’intero anno del trentennale con qualcosa di più intimo e inedito: cinque workshop gratuiti a Le Gru, uno per ciascuno dei componenti della band, aperti al pubblico su prenotazione.

Si chiamano Workshop Subsonici, si svolgeranno tra il 18 aprile e il 7 giugno e portano la firma dell’intera formazione: Samuel, Max Casacci, Boosta, Ninja e Vicio. Ogni appuntamento si trasformerà in un vero e proprio viaggio alla scoperta dei temi che da sempre alimentano la ricerca artistica della band, dalla materia sonora degli ecosistemi alla pedagogia della musica, dal ritmo come architettura matematica fino all’arte del mixaggio. Non semplici incontri con dei musicisti famosi, ma laboratori di pensiero ed esperienza, capaci di trasformare uno spazio commerciale in un luogo di ascolto profondo.

Si comincia il 18 aprile con Max Casacci, che guiderà i partecipanti alla scoperta della musica nascosta nel mondo naturale e urbano. L’idea di fondo è che l’ambiente non sia uno sfondo neutro, ma un’orchestra invisibile: dal canto delle foglie al rumore di un treno, ogni elemento del paesaggio sonoro può diventare musicale, materiale vivo da cui costruire ritmi e melodie.

Il giorno successivo, il 19 aprile, sarà Vicio a portare il suo sguardo interiore: bassista dalla tecnica rigorosa e praticante di meditazione, esplorerà il silenzio che abita le pause tra le note e quello che si incontra stando fermi, in ascolto del proprio respiro, anche solo per cinque minuti al giorno.

Il 3 maggio tocca a Ninja, batterista dei Subsonica, che aprirà i suoi metodi di studio e il suo approccio logico alla costruzione del ritmo, partendo dai beat più iconici della band per raccontare come la batteria acustica sia, prima di tutto, un esercizio di matematica applicata al tempo.

Il 30 maggio sarà la volta di Boosta, che affronterà una domanda tutt’altro che scontata: a cosa serve, davvero, suonare le canzoni? L’incontro esplorerà la musica come strumento pedagogico capace di allenare l’ascolto e l’empatia nelle nuove generazioni, una bussola per restare umani in un presente sempre più rumoroso.

Il ciclo si chiude il 7 giugno con Samuel, voce dei Subsonica, che porterà a Le Gru una vera e propria mixing class: una dimostrazione tecnica di post-produzione live in cui, attraverso filtri ed effettistica, mostrerà come costruire un tappeto sonoro dinamico e coerente capace di isolare l’ascoltatore dal caos circostante e trasportarlo in un’architettura sonora in continua evoluzione.

Gli incontri saranno introdotti da Federico Sacchi, musicteller che ha già firmato lo spettacolo antologico “Rimango Subsonico” nell’ambito delle celebrazioni del trentennale.

Tutti gli appuntamenti si terranno alle ore 17.00, avranno una durata di circa sessanta minuti e sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.

I Workshop Subsonici a Le Gru sono realizzati grazie al sostegno del mall di Grugliasco nell’ambito delle celebrazioni di Cieli su Torino 96-26, il grande progetto che ha accompagnato l’uscita di “Terre Rare”, undicesimo album della band, e che ha già visto Torino trasformarsi in un museo a cielo aperto dedicato alla storia dei Subsonica.

Ciriè e Lanzo Torinese: “FILI SOTTILI – Festival di Arte, Salute e Inclusione”

Un appuntamento innovativo a cura dell’Associazione Culturale ‘I Lunatici’, giunto alla seconda edizione, e nato per condividere esperienze artistiche e di teatro sociale, ma soprattutto un’occasione per riflettere insieme sui temi della salute mentale e della disabilità e su quali attività e azioni possano rendere la nostra società più inclusiva; temi a cui Lunathica (che coordina i diversi appuntamenti che compongono questo ricco cartellone di eventi) ha sempre prestato una particolare attenzione all’interno della sua programmazione.

“La seconda edizione di una manifestazione costituisce sempre una sfida – afferma Cristiano Falcomer, ideatore e direttore artistico del Festival –  Sulla scia dell’entusiasmo della prima edizione abbiamo raddoppiato la durata della programmazione, aumentato il numero delle collaborazioni e il coinvolgimento di enti del territorio e non. Se lo scorso anno la manifestazione si rivolgeva prevalentemente a operatori del settore, quest’anno abbiamo sviluppato l’offerta anche nei confronti del pubblico attraverso la programmazione di spettacoli di teatro sociale e arricchendo la componente teatrale. Si tratta dunque di un’edizione più fruibile anche per chi segue la programmazione estiva di Lunathica, pur rimanendo nel solco del teatro sociale, ma mantenendo la vocazione de ‘I Lunatici’ il cui percorso è iniziato proprio in ambito teatrale. Per raggiungere maggiormente i giovani abbiamo sviluppato importanti sinergie con gli istituti scolastici del territorio. Nel ricco cartellone, infatti, sono previste numerose iniziative rivolte alle scuole e all’interno di esse. L’entusiasmo con cui nuove realtà hanno aderito alla manifestazione e il prezioso riconoscimento istituzionale e sostegno del Ministero della Cultura ci hanno indotto a impegnarci ulteriormente per far crescere questo progetto, che contribuisce a sviluppare il senso di comunità, partecipazione e inclusione, che è sempre più presente nella mission di Lunathica“.

Il Festival nell’arco di sei giorni offrirà spettacoli, convegni e dibattiti, workshop teatrali e laboratori creativi, tutti a ingresso libero. Il cartellone si suddivide in due macroaree: una rivolta al pubblico e agli operatori con attività concentrate in Area Remmert a Cirié e una dedicata alle scuole (coinvolgendo studenti di varie fasce d’età, dalla scuola dell’Infanzia alle scuole superiori) con appuntamenti distribuiti tra il LanzoIncontra a Lanzo, Area Remmert e l’Istituto di Istruzione Statale “Tommaso D’Oria” a Ciriè. In questo contesto si inseriscono gli interventi informativi a cura del Centro DPAA ASLTO4 all’interno dell’Istituto D’Oria sullo sviluppo della personalità. Momenti, anche pratici, utili per fornire ai ragazzi elementi per coltivare la consapevolezza di sé, riconoscere i segnali del disagio al fine di prevenire l’insorgere di patologie.

Tra gli spettacoli assume un particolare significato “Porte, Ponti e Aquiloni” (18 aprile, ore 21) lavoro di teatro sociale integrato a cura di Mosaico Teatro, realizzato con il contributo della Cooperativa Sociale COESA e del C.I.S. di Ciriè, ed esito della proficua collaborazione di realtà differenti che hanno messo al servizio del progetto le rispettive competenze e inclinazioni per dar vita a un’opera corale. Partendo da una riflessione sui confini fisici, sociali e culturali, il percorso di creazione ha guidato i partecipanti (utenti e operatori di C.I.S. e COESA, studenti dell’Istituto Scolastico D’Oria) nella stesura di una nuova narrazione collettiva. Le scenografie dello spettacolo, inoltre, sono state realizzate all’interno di un laboratorio integrato di allestimento in collaborazione con l’Associazione Volare Alto ODV. Alle 18 di sabato Cooperativa Domus Laetitiae e Associazione Arcipelago Patatrac propongono “Acqua – Specchio dei ricordi e dell’anima”, un lavoro teatrale ispirato all’acqua come elemento identitario e simbolico realizzato da un gruppo integrato composto da persone adulte con disabilità e studenti degli istituti superiori del territorio biellese. Venerdì 17 aprile alle 18.00 andrà in scena “Di calcio d’amore e di altre sciocchezze” a cura di “L’Asola di Govi” che narra con delicatezza e ironia una storia di fraternità e autismo. A seguire, alle 21.30, è la volta di Racconti Onirici, reading letterario a cura di Emergenza Teatro, in collaborazione con Cooperativa Sociale Interactive e Asl TO4, ispirato ai Sessanta Racconti di Dino Buzzati: le vicende si immergono in una dimensione dove il reale sfuma nel mistero e anche le situazioni più banali rivelano risvolti tragicomici.

Giovedì 16 al mattino a Cirié verranno rappresentati due spettacoli portati in scena da utenti e operatori dei centri diurni gestiti dalla Cooperativa Sociale Coesa: alle 10.00 ‘La scatola’ nato da un laboratorio di “Teatrino delle Ombre” svolto presso il Centro Diurno L’Elfo di Lanzo; e alle 11 Il Regno di Non-Dove a cura della compagnia ‘I Brillanti Commedianti’, nato all’interno del percorso teatrale del Centro Diurno Cascina Nuova di Borgaro Torinese.
La mattina di venerdì 17 alle 9.30 si terrà ‘Diversità in dialogo’, un convegno partecipato a cura di TRAME – Rete Piemontese di Teatro e Diversità che diventa dibatto e laboratorio attivo, con l’obiettivo di ragionare insieme ai partecipanti sui concetti di Diversità, Inclusione, Accessibilità e Protagonismo culturale. Verranno presentate le esperienze artistiche delle numerose organizzazioni che compongono la Rete Trame, attraverso video e testimonianze che saranno da stimolo per una riflessione comune e attiva. Una riflessione comune che vuole essere di comunità, che possa favorire lo svilupparsi di una cultura della diversità, una cultura che necessita della voce delle nuove generazioni.

Ricca anche quest’anno la proposta di laboratori e workshop. Il workshop teatrale Rumenta a cura di Associazione Il Tiglio Aps – Urzene Teatro esplora il concetto di “rifiuto” come punto di partenza drammatico: dal negarsi all’altro alla riscoperta dell’oggetto abbandonato che si fa memoria. Cucire Parole è il laboratorio creativo proposto da Cascina Macondo Aps, basato sul gioco con parole ritagliate da giornali per scoprire un nuovo modo di comunicare contenuti ed emozioni anche accettando trasgressioni sintattiche.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

Mara Martellotta