SPETTACOLI- Pagina 2

In corso le riprese piemontesi di “Brianza”

Il nuovo lungometraggio del regista e produttore torinese Simone Catania

Il 25 febbraio scorso sono iniziate le riprese piemontesi di “Brianza”, lungometraggio diretto dal regista e produttore torinese Simone Catania che, ispirandosi a un fatto di cronaca, ripercorre
le vicende di Giorgio Farina (interpretato da Fausto Russo Alesi), uomo onesto che compirà un reato a causa del disagio derivato dalle dinamiche sociali e culturali di una cittadina di periferia.

Le riprese, che si concluderanno il prossimo 16 marzo per proseguire successivamente in Lombardia e in Svizzera, hanno coinvolto diverse location di Torino, tra le quali l’Armeria Majerna di Piazza XVIII Dicembre e alcuni spazi in via Negarville, presso la Circoscrizione 5, oltre a Chivasso, Giaveno, Sant’Ambrogio e Venaria, tutti Comuni aderenti alla Rete regionale.

“Brianza rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni e territorio – ha dichiarato Beatrice Borgia, presidente di Film Commission Torino Piemonte – avendo intercettato sia le risorse della Fondazione Compagnia di San Paolo, attraverso il bando sviluppo, sia quelle della Regione Piemonte tramite il bando produzione. Un percorso produttivo di livello internazionale che
la società torinese Indyca ha saputo strutturare in maniera esemplare”.

“Il Sistema Cinema Piemonte rappresenta un importante driver di sviluppo con significative ricadute economiche sul territorio – ha dichiarato Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo – si tratta di un comparto capace di attivare risorse e finanziamenti, generando valore e nuove opportunità. In questo quadro e coerentemente con i nostri obiettivi strategici, si inserisce il sostegno della Compagnia al Fondo Sviluppo per Film e Serie TV promosso da FCTP, che supporta la prima e più delicata fase iniziale dei progetti audiovisivi, accompagnandoli verso la produzione e contribuendo così ad attrarre nuovi investimenti, attivare una spesa qualificata sul territorio e rafforzare l’intera filiera del settore. Il film del regista Simone Catania è per noi motivo di grande soddisfazione poiché tra i primi progetti che arrivano a realizzarsi a partire proprio dall’opportunità offerta dal nostro Fondo Sviluppo. Un esempio concreto di come, anche in ambito culturale, sia necessario investire sugli ecosistemi per accompagnare l’evoluzione dei concept culturali verso progetti produttivi solidi e distribuibili sul mercato cinematografico”.

Prodotto da Indyca Beauvoir Films in collaborazione con Rough Cat Brianza, il film è realizzato con il contributo del FESR Piemonte 2021-2027 – Bando “Piemonte Film TV Fund” e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Film Tv Development Fund e vede un forte coinvolgimento di maestranze locali, pari a circa il 70% dell’intera troupe.

Mara Martellotta

Anima Festival 2026 si arricchisce di un ospite di eccezione, Sal da Vinci

Per la sua unica data del tour in Piemonte

Un altro fantastico artista si aggiunge allo straordinario parterre musicale di Anima Festival 2026. Martedì 21 luglio a salire sul palco dell’anfiteatro  dell’Anima di Cervere sarà il vincitore del Festival di Sanremo, Sal da Vinci.
Reduce dal trionfo sanremese con il brano “Per sempre sì” , Sal da Vinci inaugura la sua nuova stagione del vivo con il tour estivo 2026, che prenderà il via il 18 luglio all’Arena della Regina di Cattolica  e attraverserà l’Italia toccando festival e arene tra i più  importanti della stagione.
Cervere rappresenta l’unica tappa in Piemonte della sua tournée. Lo spettacolo accompagnerà il pubblico in un viaggio musicale che intreccia I brani più  amati della carriera dell’artista, con quelli che stanno segnando questo nuovo capitolo artistico, offrendo uno show costruito per esaltare la dimensione live e la forte intensità interpretativa che da sempre contraddistingue Sal da Vinci.
La vittoria a Sanremo ha segnato una tappa decisiva nel percorso dell’artista, confermandone la capacità di unire tradizione melodica, sensibilità contemporanea e grande forza emotiva. Con “Per sempre sì” rappresenterà  l’ Italia al prossimo  Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna.
Il successo del brano continua anche sulle piattaforme digitali. Il video ufficiale di “Per sempre sì” ha già superato i 10 milioni di  visualizzazioni, contribuendo a consolidare una popolarità che conta centinaia di milioni di streaming complessivi.
La prevendita dei biglietti per il concerto di Cervere partirà in esclusiva su TicketOne  per cinque giorni da venerdì 13 marzo alle ore 14, mentre la vendita generalizzata su tutti i circuiti online e nei punti autorizzati prenderà il via mercoledì 18 marzo alle ore 11.
L’appuntamento con Sal da Vinci, che gli organizzatori Ivan e Natascia Chiarlo hanno definito l’”avverarsi di un sogno”, si inserisce in un cartellone 2026 particolarmente ricco con cui Anima Festival celebra il proprio decennale.

Il programma prenderà il via venerdì 10 luglio con Emma Marrone, attesa per l’unica data piemontese del suo tour estivo in modalità “tutti in piedi”. Domenica 12 luglio sarà  la volta di Madame con ‘Madame Tour Estate 2026’, mentre giovedì 16 luglio salirà sul palco Serena Brancale.
Sabato 18 luglio tornerà nell’Anfiteatro dell’Anima Luca Carboni con il tour Rio Ario, a nove anni di distanza dalla sua precedente esibizione a Cervere, seguito, martedì 21 luglio, da Sal da Vinci.
Il decennale della manifestazione vivrà poi un momento speciale a settembre con un vero e proprio evento nell’evento e l’arrivo, il 3 settembre, di Riccardo Cocciante, con “Io Riccardo Cocciante nel 2026”, unica data nel Nordovest nell’anno che coincide con l’ottantesimo compleanno dell’artista.
Sabato 5 settembre sarà la volta di Claudio Baglioni, con “GrandTour la vita è adesso” progetto celebrativo per i quaranta anni dello storico album “La vita è adesso. Il sogno è  sempre”.

“ Anima festival è il risultato di un cammino costruito negli anni insieme al pubblico e agli sponsor che hanno creduto nel progetto – spiega Ivan Chiarlo, patron della manifestazione insieme alla sorella Natascia – grazie a questo sostegno siamo riusciti a trasformare l’Anfiteatro dell’Anima in un luogo capace di accogliere grandi artisti del panorama musicale nazionale e internazionale.  Il cartellone del decennale vuole essere un regalo speciale per chi ha condiviso questa avventura e ha contribuito a far crescere quello che all’inizio era solo un sogno”.

Mara Martellotta

“Piccola Rassegna Culturale Torinese” al Teatro Baretti

Scena aperta su quattro spettacoli di grande originalità, di cui tre “prime assolute”

Tra il 19 marzo ed il 9 aprile

Le date cadono sempre di giovedì. Da giovedì 19 marzo a giovedì 9 aprile. Un cartellone di quattro spettacoli, tutti ospitati al “Teatro Baretti” nell’omonima via di Torino, raggruppati sotto il titolo di “Piccola Rassegna Culturale Torinese”, con ben tre “prime assolute” e un sottotitolo emblematico, provocatorio e di certo curioso: “In scena lo scomposto dramma della nuova società sabauda + cultura – paura”. Sottotitolo che così spiega il direttore artistico della Rassegna, Max Borella“Questa rassegna è un gesto politico nel senso più ampio del termine: è un invito a incontrarsi e a non avere paura delle storie altrui: più cultura meno paura non è solo uno slogan ma è una direzione ed una responsabilità”. Da quando la rassegna è nata, correva l’anno 2019, l’obiettivo è sempre stato quello di “sostenere e valorizzare le energie artistiche della città, creando un appuntamento in cui i linguaggi potessero mescolarsi: teatro, musica, cinema, performance e video arte”. Ancora Borella“Fare cultura non è un gesto neutro ma è un atto di resistenza alla semplificazione, al cinismo dominante e all’isolamento sociale. È un modo per dare nome a ciò che ci spaventa per trasformarlo in racconto, in visione, in possibilità e sfida”.

Organizzata dal “Circolo Arci Sud”, con il patrocinio della “Circoscrizione 8”, la Rassegna è alla sua settima edizione e si propone di mettere insieme, attraverso un’attenta selezione delle storie proposte, “registri diversi, poetiche e generazioni lontane fra loro”. Riuscendoci benissimo, almeno a giudicare dalle “presenze” in scena.

Si inizia giovedì 19 marzo (ore 20) subito con una “prima”: “Memorie del burattinaio” con Pino Potenza e la regia di Olga Kalenichenko, su testi di Alberto Melis Pino Potenza. Attore e autore teatrale, Potenza vanta oltre trent’anni di carriera ed è attivo dal 2017 con l’Associazione Culturale “L’Asola di Govi”, ai “Docks Dora” di via Valprato, a Torino. Il suo lavoro spazia dalla “Commedia dell’Arte” ai “classici” e include pur anche, il “teatro dei burattini”. E proprio da quest’ultima esperienza teatrale è nata l’idea di portare in scena le sue “Memorie del burattinaio”, per raccontarsi e raccontare “quelle ombre del proprio passato taciute troppo a lungo”.

Altra “prima” , nel segno della comicità leggera e surreale, per il secondo appuntamento (giovedì 26 marzo, ore 20) con “Il Grande Paraponzi”, di e con Beppe Puso. Torinese, attore cantautore e scrittore, Puso sceglie qui la strada dell’avventura, portando in scena un’esilarante favola studiata su misura per grandi e piccini.

Il terzo appuntamento, quello del “giovedì santo” (giovedì 2 aprile, ore 20), “Calvarium” di e con Sara Lisanti – salernitana ma torinese d’adozione – body performer e trapezista presso la Scuola di Circo “Flic”, è una coinvolgente “performance” che narra la “Passione di Gesù”, partendo dal tradimento di Giuda, per arrivare attraverso il processo, il supplizio e il “Calvario”, fino al “Golgota”.

A chiudere (giovedì 9 aprile, ore 20), un’altra “prima”: “Problemi di ego”, di e con Diego Lacaille e Jacopo Tealdi.  “Lo spettacolo – è stato scritto – affronta il tema della salute mentale con una leggerezza calviniana, senza mai scivolare nel patetico. Si ride delle nevrosi, ci si riconosce nei tic nervosi e si esplora quella rabbia che, se guardata da vicino, è spesso solo un grido d’aiuto mascherato da insulto. È un invito a fare pace con i propri ‘mostri’, scoprendo che forse, per guarire, basta smettere di stringere i pugni e imparare a usare le mani per fare qualcos’altro.  Magari qualcosa di bello”.

Per info“Teatro Baretti”, via Baretti 4, Torino; tel. 351/9288169 o circolo.sud@gmail.com

G.m.

Nelle foto: Pino Potenza, Sara Lisanti e Jacopo Tealdi 

“Il barbiere di Siviglia” nella Palazzina di Caccia di Stupinigi

Domenica 15 marzo, alle ore 19, si terrà il primo appuntamento della rassegna domenicale del TSN Teatro Superga Nichelino, nel Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Si tratta di un omaggio alla lirica italiana, con l’esecuzione del capolavoro di Gioachino Rossini “Il barbiere di Siviglia”. Rappresentato a Roma nel teatro di Torre Argentina nel 1816, si tratta di una delle più vivaci opere buffe della tradizione musicale italiana, su libretto di Cesare Sterbini, tratto dall’omonima commedia di Beaumarchais del 1775. “Il barbiere di Siviglia” mette in scena la forza dell’amore giovanile che supera ogni convenzione sociale, interessi economici e intrighi di Palazzo. Tratteggia un grande affresco che deride la società del bel mondo settecentesco e rivoluziona l’opera buffa, opera di un geniale ventitreenne pesarese che, grazie alla fama ottenuta dal “Barbiere”, divenne il compositore più richiesto dell’Ottocento.

La rassegna “Lirica a corte” è organizzata dal TSN Teatro Superga Nichelino in collaborazione con STM Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

Info e biglietti: intero 38,50 euro – 0116279789 – biglietteria@teatrosuperga.it – orari biglietteria: da martedì a venerdì dalle 15 alle 19

Mara Martellotta

Andrea Ferraris, dal fumetto autobiografico al cinema internazionale

La storia delle adozioni è sempre complicata, per le traversie che comporta, ma raccontare un adozione dal punto di vista autobiografico è impresa ardua. Ci è riuscito il fumettista Andrea Ferraris talmente bene, che un film tratto da una sua graphic novel è stato presentato in anteprima mondiale nell’ultimo Santa Barbara International Film festival tenutosi nella località californiana il 4 febbraio di quest’anno. Il film girato dall’esordiente regista palermitano Nicola Rinciari è una trasposizione del fumetto edito in Italia dalla casa editrice Einaudi di Torino che ha per titolo ‘’Una zanzara nell’orecchio’’. E’ raccontata la vicenda di Andrew ( l’americano Jake Lacy ) e Daniela ( l’iraniana Nazanin Boniadi ) una coppia che si reca a Goa in India, per adottare Sarvari( l’indiana Ruhi Pal ), una bambina di quattro anni che intendono portare in Italia ( negli Stati Uniti nel film ). Nel momento in cui la bambina rifiuta di lasciare l’orfanotrofio che in fondo è la sua casa, il loro progetto famigliare entra in crisi. Il tentativo di realizzare un nuovo legame e di tornare insieme in Italia ( gli Usa nel film ) si trasforma in un Odissea che mette a dura prova l’ideale famigliare, il ruolo di genitori e l’equilibrio della coppia. Nicola Rinciari ha lavorato tra le altre sue attività come artista di previsualizzazione presso l’americana Dream Works Feature Animation. Nelle sue parole si sente chiamato a comunicare la bellezza della vita anche nei suoi difetti e nelle sue asperità. Il tutto si riflette nel suo lavoro che spazia dal genere fantasy, alla commedia, al dramma. Ogni forma di espressione è per lui una forma di poesia. Mira a mostrare al pubblico un frammento della nostra realtà, da una diversa prospettiva. Parte da un problema, un argomento, un sentimento e lo trasforma in storia che coinvolga lo spettatore sia a livello intellettuale che emotivo. Questa la filosofia del regista siciliano. Pochi fumettisti per contro hanno avuto la capacità di intersecare documento autobiografico, lavoro personale e stile comunicativo come Andrea Ferraris. E adesso arrivano anche i riconoscimenti internazionali.

Aldo Colonna

 

“ACTORMAN” in scena il 14 marzo con Simone Moretto

Il sipario su “ACTORMAN” si alza sabato 14 marzo e l’attore Simone Moretto mette in scena sé stesso, al Teatro Q77, a Torino

 

Spettacolo “One-man show” in cui ripercorre la sua vita, coinvolgendo il pubblico nell’esilarante e autoironico viaggio che attraversa vent’anni della sua carriera e della sua esistenza fino ad oggi.

Credo sia giusto sottolineare, prima di tutto, che “ACTORMAN” non è uno spettacolo qualsiasi; ma un particolare e suggestivo esempio di talento e bravura.

È un monologo -tutt’altro che facile- dietro al quale c’è un immenso e duro lavoro.

Sul palco c’è solo Simone.

Lui, con la potenza della sua recitazione, conduce tutta la serata avvolgendo il pubblico in un’autentica esperienza emozionale indimenticabile.

Ed è proprio così che emerge tutta la caratura di questo artista; risultato di un innato talento, che ha saputo coltivare e fare crescere con la costante e seria preparazione, in anni di studio appassionato e rigoroso.

La definizione migliore di cosa comporti questo “One-man show” me la diede proprio Simone Moretto quando lo intervistai a lungo per “Il Torinese quotidiano online”:

«… occorrono sfrontatezza e coraggio infiniti. Per esempio, è impegnativo tenere la scena in un teatro pieno con un monologo; implica una mole di lavoro che gli altri non vedono… ma non sai quanta fatica per arrivare lì!».

 

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L’attore Simone Moretto si racconta

Dunque “ACTORMAN” è l’occasione da non perdere per ammirare la bravura di questo talentuoso interprete camaleontico, in continua e rapida ascesa; tra fiction tv, film, teatro e pubblicità.

Lo spettacolo -il cui testo è stato scritto da Massimo Pica e Giampiero Perone- era già andato in scena al Teatro Gioiello una settimana prima che dilagasse il Covid. Fu subito un grande successo, con il teatro pieno, 500 persone; purtroppo fermato dall’epidemia.

Ora, Simone Moretto, riprende laddove il progetto era stato interrotto, perché ha un legame particolarmente profondo con “ACTORMAN”.

 

È la sua storia. A partire da quando era ragazzino e viveva in uno sperduto paesino della Valle D’Aosta in cui non accadeva mai niente. É cresciuto lì, dove negli anni 80 c’era solo una videoteca e si potevano prendere 3 VHS per volta.

Ma è proprio allora che ha iniziato a vedere tutti i film dei grandi maestri, ed incominciato ad accarezzare l’idea che la sua strada, forse, poteva essere quella della regia.

Poi ci sono state le peripezie degli inizi, gli stati d’ansia dei primi provini, per arrivare infine all’approdo dei grandi set cinematografici. Le fiction e i film stranieri dove, come una mosca bianca, spiccava come unico attore italiano capace di misurarsi con produzioni a stelle e strisce; ovvero, una gran bella sfida! Egregiamente vinta!

Oggi è un attore affermato, conteso da teatro, tv, cinema e pubblicità. Ha validi agenti che lo rappresentano nel mondo, perché il suo è uno sguardo che punta sempre anche oltreconfine. In questo è parecchio favorito dall’essere poliglotta, valore aggiunto che gli consente di destreggiarsi facilmente sui set di tutte le latitudini.

 

È capace di calarsi perfettamente in molteplici ruoli che spaziano dal cattivo (che ama moltissimo), all’uomo buono ed eroe positivo, al rappresentante della legge, o ancora, nella straripante e contagiosa comicità di “Forbicifollia”, che, sempre nell’intervista per “Il Torinese quotidiano online” definì:

«….spettacolo che adoro e ho fatto più a lungo nella vita; sono in scena da 16 anni ininterrotti con oltre 2000 repliche. É un giallo comico, ma interattivo. Il pubblico impazzisce all’accendersi delle luci in sala e le indagini le svolge lui».

 

Allora appuntamento con “ACTORMAN”: concentrato di bravura, presenza scenica ed autoironia.

Sul palco, al centro della scena e attore unico, Simone Moretto, ci conduce dietro le quinte della vita e del mondo di un attore.

Scoprirete follie, fragilità, sfide, discese e risalite di chi ha scelto un mestiere che gli consente di vivere mille vite oltre la sua.

Tutto raccontato con strategica ed affascinante autoironia….perché la grandezza di un uomo, ancor prima che dell’attore, è saper ridere di se stesso.

LAURA GORIA

 

Sabato 14 Marzo 2026 Ore 21,30 Teatro Q77 Vertigo Live di Corso Brescia 77 a Torino

Acquisto biglietti sito: www.teatroq77.it

 

 

 

 

 

 

 

“L’uomo dei sogni”, incubi e divertimento di una perfetta commedia

Al Gobetti, sino a domenica 15 marzo

Sfiora il cinema, in dose minima, magari con uno sguardo sghembo e velocissimo, la nuova commedia di Giampiero Rappa – che anche la dirige e ne ricopre vari ruoli – “L’uomo dei sogni”, in scena al Gobetti sino a domenica prossima per la stagione dello Stabile. Che dovrebbe assolutamente essere visto. Perché nel titolo ti torna alla mente inevitabilmente l’eguale titolo dell’hollywoodiano Kevin Costner mentre in quel Joe Black, che soppianta il Giovanni Bizzarro del protagonista, torni facilmente al biondino Brad Pitt che prende le sembianze della Morte una trentina d’anni fa. Come pensi che Rappa non può non essersi ricordato di Calderon o del mago Prospero per il quale “noi siamo della stessa stoffa di cui son fatti i sogni”. Ma forse non si tratta che di assonanze e di impalpabili libertà d’autore e tutto finisce qui. Perché il Giovanni in questione è un noto creatore di fumetti, di quelli che godono di agganci con la Marvel, da gran tempo esclusosi dal mondo e altezzoso, egocentrico, esasperato ed esasperante, anche assai originale e fantasioso, ormai insensibile a tutto e a tutti, pronto ad annullare le sue lezioni ad allievi che sognano di diventare cartoonist, da settimane barricato in casa sua, dove non entra anima viva. Sino all’arrivo della figlia Viola dalla Nuova Zelanda, fatidicamente incinta, gran frequentatrice del sesso maschile negli ultimi mesi, confusionaria ma con l’animo di riprendere in mano la situazione di papà, montatrice di successo anche e di un successo che cresce sino a toccare la collaborazione con Peter Jackson per il prossimo film.

Giovanni vive le giornate, e le notti soprattutto, tra i suoi personaggi e gli incubi che essi gli producono (la scena con tanto di siparietto per le apparizioni è di Laura Benzi), quelli che la sua fantasia ha già generato come gli altri che, simili a quelli che entrano misteriosamente in teatro durante le prove della commedia di Pirandello, ancora sono alla ricerca di una realizzazione propria. Trappole e materializzazioni, l’Uomo bianco e l’Uomo nero e terrificanti monaci, senza tralasciare il socio e lo psichiatra di Giovanni, funeree e odiose presenze; inquietudini e tormenti che vanno a invadere quella parasonnia di cui il protagonista sempre più soffre e ad attraversare con gli squarci di luce inventati da Gianluca Cappelletti l’anima buia che invade l’intero palcoscenico, i surreali dialoghi con il gatto di casa di cui è facile confondere nome e colore del pelo, anche un inevitabile “viaggio” che Giovanni/Joe è obbligato a compiere, introdotto da una coppia di steward e hostess, messi anche lì a rivendicate tutto quel mondo di sogni che il teatro porta con sé (“perché, in fondo, il teatro è questo:un luogo dove la realtà e l’immaginazione si fondono, dove gli incubi possono essere sconfitti e i sogni possono diventare possibili”, dice l’autore): inventando Rappa in 90’ un felice alternarsi – o un sapiente confondersi che a tratti sbilancia lo spettatore – tra realtà e sogno, tra momenti che s’avvicinano al dramma e altri decisamente divertenti o decisamente feroci, tutto quanto immerso in una favola acida. Alle incertezze iniziali di Viola – voglio tenere questo bambino oppure no? – si sostituiscono i piedi ben piantati per terra e una certa buona dose d’affetto della vicina di casa, di mestiere poliziotta, pronti a ridare un briciolo di speranza e a far quadrare i conti: perché alla fine Giovanni un viaggio lo farà, i suoi personaggi si apriranno alle immagini delle nuvole viste dagli oblò e la visita alla figlia in Nuova Zelanda, dove farsi veramente chiamare nonno, ci sarà davvero. Davvero? o sarà ancora l’ennesimo sogno nelle giornate del protagonista?

L’uomo dei sogni” è un testo attuale, di quelli che t’accorgi scritti bene, che non gira mai a vuoto, senza sbavature, in maniera convinta, capace di coinvolgere lo spettatore anche in quella sua girandola di conscio/inconscio, di pastiglie prese secondo i canoni e ridotte a piacimento, un testo di depressioni e di sostegni, di risate (tanto per far la vita meno amara, avrebbe detto un tempo il grande attore malincomico), bello e tutto da ri-pensare. Di quelli che ti metti in poltrona e ammiri, lo sguardo perso lontano e dentro se stessi, come il protagonista quando contempla il mare: accresciuto nei propri valori da un eccezionale quartetto d’attori, da Nicola Pannelli – in altre occasioni uno degli assi portanti dello Stabile torinese, un’occasione per tutte il padre bilioso della “Gatta” di Williams messa in scena da Lidi -, voce fatta salire dal basso, grande nei rancori come negli squarci di positività, ad Elisabetta Mazzullo che è Viola, accattivante e disperata e solare presenza resa con grande convincimento, dallo stesso Giampiero Rappa alla divertentissima Lisa Galantina, che si sdoppiano e si triplicano, come tanti fuochi d’artificio, che “fanno voci” come il compianto Robin Williams di “Mrs. Doubtfire”.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di Achille Lepera.

Il barbiere di Siviglia nella Palazzina di Caccia di Stupinigi

Lirica a corte

 

Il primo appuntamento della rassegna domenicale del TSN nel Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi è un omaggio alla lirica italiana.

Considerato il capolavoro di Gioachino Rossini, Il barbiere di Siviglia (Roma, Teatro di Torre Argentina, 1816) è una delle più scoppiettanti opere buffe della tradizione musicale italiana. Musicata su libretto di Cesare Sterbini tratto dall’omonima commedia di Beaumarchais del 1775, mette in scena la forza dell’amore giovanile che supera convenzioni e convenienze sociali, interessi economici e intrighi di palazzo. Un grande affresco che deride la società del bel mondo settecentesco e che rivoluziona l’opera buffa, opera di un geniale ventitreenne pesarese che, grazie alla fama ottenuta con quest’opera, divenne il più richiesto compositore del primo Ottocento.

La rassegna Lirica a Corte è organizzata da TSN Teatro Superga Nichelino in collaborazione con STM Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

PROGRAMMA

Ecco ridente in cielo (Conte)

Largo al factotum (Figaro)

Fra momenti io torno… All’idea di quel metallo(Bartolo, Conte, Figaro, Rosina)

Una voce poco fa (Rosina)

Ma bravi! Ma benone!… Donne donne, eterni dei(Rosina, Figaro)

Ora mi sento meglio… A un dottor della mia sorte(Bartolo, Rosina)

Fredda ed immobile… Mi par d’esser con la testa(Rosina, Bartolo, Conte, Figaro)

Venite signorina… Vedete che gran cosa (Conte, Bartolo, Rosina)

Ah, qual colpo inaspettato (Rosina, Conte, Figaro)

Di sì felice innesto (Figaro, Rosina, Conte, Bartolo)

CREDITI

Figaro (baritono): Gabriele Nani

Conte d’Almaviva (tenore): Michele Galbiati

Rosina (soprano): Anna Bordignon

Bartolo (basso): Cesare Filiberto Tenuta

Al pianoforte: M° Paolo Grosa

Guida il concerto: Roberto Tagliani

Info

Domenica 15 marzo 2026, ore 19

Musical a Corte

Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi – Nichelino (TO)

Il barbiere di Siviglia

Biglietti: prezzo unico 38,50 euro

011 6279789 biglietteria@teatrosuperga.it

www.teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

I biglietti si possono acquistare presso la biglietteria del Teatro Superga, sul luogo dell’evento nei giorni di spettacolo dalle ore 18, online su Ticketone.it

MARA MARTELLOTTA

“IGirl”, indimenticabile performance di Federica Rosellini su testo di Marina Carr

Federica Rosellini, magnetica e intensa interprete di “IGirl”, performance tratta dall’omonimo testo della grande drammaturga irlandese Marina Carr e in scena al teatro Astra fino a domenica 15 marzo, evoca in scena la potenza di quegli spiriti della letteratura e del mito che abbiamo imparato ad amare generazione dopo generazione. Se il teatro incarna ciò che resta dell’esistenza al termine della memoria, Federica Rosellini è poesia della rappresentazione, corpo archetipico di donna che pare emergere in superficie per la prima volta, ponte necessario tra la magia e lo stupore di chi osserva qualcosa di antichissimo nel momento della rinascita.

“IGirl” è un inno alla ferita che fiorisce, all’intimo sangue che scorre dietro gli occhi indomiti della donna. Federica Rosellini, attraverso il corpo tatuato, è il prodromo della parola di fronte alle pitture rupestri dei primi uomini, è il canto, la danza continua che molto tempo dopo sarebbe stata alla base del lirismo, è la sequoia millenaria che, pur rassegnandosi a morire sotto la scure dei pionieri, accoglie il futuro attraverso il sacrificio della voce di Walt Whitman. In un’epoca in cui la scomparsa del sacro sembra andare di pari passo alla svalutazione di ciò che è vivo e respira, la performance dell’attrice trevigiana assume un valore ancora più significativo in rapporto ai tatuaggi portati in scena, cicatrici sfuggite alla dimenticanza, simboli che legano il passato al presente.

Ad accompagnare Federica Rosellini nel viaggio di “IGirl”, esperienza sciamanica e sensoriale che fonde teatro, videoarte e musica, vi è una gallina (meccanica), creatura biologicamente in grado di piangere, ma incapace di farlo. Nella sua impossibilità di lacrimare si riflette quella delle donne di questo poema, che non versano lacrime e sono chiamate a sostenere l’insostenibile senza concedersi né pianto né rabbia. Inoltre, come tutti gli uccelli, la gallina è un dinosauro, un dinosauro aviano, superstite di un leggendario mondo perduto, nostra compagna e testimone di ciò che è stato, sotto un cielo che piange cenere.

Esiste un racconto enigmatico, il più breve nella storia della letteratura, scritto dal guatemalteco Augusto Monterroso, che nella performance di Federica Rosellini pare una rivelazione, il senso ultimo da cui ripartire. Il racconto è il seguente:

“Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì”.

Le interpretazioni sono molteplici, ma dopo aver visto “IGirl” viene quasi facile pensare che, in fin dei conti, sia il dinosauro il vero protagonista del racconto, il dinosauro che al risveglio ritrova il suo mondo.

“IGirl è un’epopea dei corpi minoritari: i corpi che la Storia ha sacrificato o dimenticato, i corpi femminili, queer, animali selvatici, spirituali. Tutti i corpi non conformi  che il potere ha marchiato come anomali, impuri, indegni. La lunga violenza del patriarcato, dell’impero teologico e coloniale ha edificato la propria idea di ‘umano’ sull’esclusione e la cancellazione dell’altro. IGirl smaschera questo fondamento stragista, rivelando come ogni nostra identità sia costruita sulle rovine di ciò che abbiamo distrutto. E in quei corpi minoritari e nelle loro ferite trova la possibilità di una nuova rinascita. In questo paesaggio in trasformazione, si staglia il femminile mostruoso. Le ‘Mostresse’, figure marginali, ibridate, cancellate dagli eroi maschili della mitologia, ritornano a reclamare la propria voce. Necessità di un femminile non pacificato, selvatico, che unisce la ferita alla forza di rinascere”.

“IGirl” di Marina Carr – performer e regia Federica Rosellini – traduzione di Monica Capuani e Valentina Rapetti – video Rä di Martino – musica originale Daniela Pes – sound designer GUP Alcaro – disegni, costumi e tatuaggi Simona D’Amico – scenografia Paolo Villani – light designer Simona Gallo – aiuto regia Elvira Berarducci – assistente alla regia Barbara Mazzi.

Lo spettacolo è una coproduzione TPE-Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile Bolzano, Elsinor-Centro di Produzione Teatrale, in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi

 

Gian Giacomo Della Porta

“E mi manca il respiro Eppure sono viva”

/

Music Tales, la rubrica musicale 

“Ah, non mi sento le gambe
Ah, dove sono le braccia?
E mi manca il respiro
Eppure sono viva
Sento che sorrido
E io non l’ho deciso”
Al Festival di Sanremo, ogni anno, arrivano canzoni destinate a rimanere e altre che passano più velocemente. Tra quelle che meritano di restare, secondo me, c’è senza dubbio “Sei tu”, il brano presentato da Levante, una delle artiste più raffinate e autentiche della musica italiana contemporanea, ovviamente dal mio punto di vista.
Levante, nome d’arte di Claudia Lagona, è una cantautrice siciliana che negli anni si è costruita uno spazio tutto suo nel panorama musicale italiano. Fin dal suo esordio ha dimostrato di avere uno stile riconoscibile: una scrittura personale, poetica e spesso profondamente emotiva, capace di unire delicatezza e intensità. Non è soltanto una cantante, ma una vera autrice, capace di raccontare storie e sentimenti con una sensibilità rara.
Con “Sei tu”, presentata al Festival di Sanremo quest’anno, Levante ha portato sul palco una canzone che racchiude perfettamente la sua identità artistica. Il brano parla d’amore, ma non nel modo più scontato: è una dichiarazione intima, quasi sospesa, fatta di immagini e parole che sembrano nascere direttamente dall’anima. La cosa che colpisce di più è che il pezzo è scritto interamente da lei, un dettaglio che oggi non è così scontato come dovrebbe essere. In un’epoca in cui molte canzoni nascono da team infiniti di autori, vedere un’artista che firma da sola il proprio brano è un segno di autenticità e coraggio artistico…oltre che di grande bravura.
Anche sul palco Levante ha dimostrato tutta la sua eleganza. La sua esibizione è stata essenziale ma intensa, capace di trasmettere emozione senza bisogno di effetti spettacolari. C’era qualcosa di estremamente raffinato nel modo in cui ha interpretato la canzone: la voce, lo sguardo, la presenza scenica. Persino l’abito. Tutto contribuiva a creare un momento delicato e sincero, in cui la musica tornava ad essere soprattutto racconto ed emozione.
Proprio per questo motivo, personalmente credo che Levante avrebbe meritato la vittoria. Non solo per la qualità della canzone, ma per ciò che rappresenta: un’artista completa, capace di scrivere, interpretare e dare forma a un universo musicale coerente e riconoscibile. “Sei tu” non è soltanto una canzone del Festival, ma una piccola dichiarazione di stile in un contesto dove spesso prevale l’effetto immediato.
Forse non ha vinto la gara, ma ha lasciato qualcosa di più importante: una canzone elegante, sincera e profondamente personale. E a volte, nella musica, è proprio questo che conta davvero.
Buon ascolto
“Se non ricordi che amore t’abbia mai fatto commettere la più piccola follia, allora non hai amato.”
(William Shakespeare)
CHIARA DE CARLO
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