“Non viviamo tempi facili ma l’emergenza ci rende solidali e capaci di accettare limitazioni fino a pochi mesi fa inimmaginabili. È necessario, sin da subito, cominciare a riflettere sulla pianificazione della cosiddetta ‘fase 2’ dell’emergenza con particolare attenzione ai diritti dei minori, soprattutto quelli più fragili e vulnerabili”.
Lo ha dichiarato la garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza Ylenia Serra al termine di un incontro sul tema con i garanti regionali di Lombardia, Liguria, Veneto, Toscana, Lazio, Basilicata, Marche, Molise, Puglia, Calabria, Sardegna e delle province autonome di Trento e Bolzano.
“L’emergenza sanitaria – ha continuato Serra – ha notevolmente complicato l’attività dei garanti, che hanno dovuto far fronte a nuovi ostacoli che hanno reso ancor più difficile tutelare i diritti dei minori, a cominciare dal diritto allo studio. La scarsità di strumenti informatici, soprattutto tra le fasce più deboli, unita all’assenza di copertura del segnale in alcune zone, ha reso impossibile garantire l’educazione a distanza in modo uniforme su tutto il territorio”.
A ciò deve aggiungersi l’incremento dei casi di cyberbullismo e di adescamento on line e l’aumento di occasioni di conflittualità familiare che, con il protrarsi della convivenza forzata, possono sfociare in episodi di violenza, subita o assistita, di cui è impossibile anche la semplice denuncia.
Le ricadute psicologiche e sanitarie sono importanti e sarà necessario disporre di strumenti e di risorse dedicate. “Il Piemonte – conclude la garante – dispone senza dubbio di importanti strumenti a tutela dell’infanzia, ma è un fatto che, in assenza di diagnosi certe, il distanziamento sociale ha creato difficoltà anche per quanto riguarda il ricongiungimento familiare in casi di affido o di diritto di visita e l’inserimento in comunità o in case famiglia, cui ora si stanno trovando soluzioni, e che solo continuando a elaborare modalità alternative si potrà garantire la necessaria continuità socio-assistenziale ed educativa”.
Alla mensa del povero presso la Parrocchia Sant’Alfonso
Un sacerdote è stato multato domenica scorsa per aver celebrato Messa davanti ad una decina di persone in una chiesa di circa 300 metri quadrati. I funerali sono stati negati anche agli stretti famigliari dei morti con una scelta dolorosa che nessuno ha responsabilmente contestato. L’ Anpi invece pretende che vada fatta un’eccezione per la sua partecipazione al 25 aprile e quindi ha protestato con arroganza. Il governo giallo-rosso ha ceduto e quindi ci saranno manifestazioni ufficiali con possibili assembramenti, senza neppure tra l’altro considerare l’età media degli iscritti all’ Anpi. Che Pasqua venga sacrificata sull’altare della sicurezza e che il 25 aprile comporti obbligatoriamente la presenza dell’ Anpi rivela scarso civismo, mancanza di responsabilità ,rinnovata manifestazione di una concezione monopolistica del 25 aprile che non necessariamente coincide solo con la storia dell’ Anpi. Il partigianato non è stato solo comunista, ma espressione di diversi orientamenti politici. Il fatto che non abbia protestato la FIVL che raccoglie gli ex partigiani anticomunisti, la dice lunga su certe prese di posizione egemoniche e prive di adeguata sensibilità civica. Tra l’altro questa presa di posizione cozza con l’organizzazione di maratone on line per il 25 aprile in cui la parte del leone è quella dell’ Anpi. Dette maratone erano considerate sostitutive delle manifestazioni tradizionali com’era logico prevedere in questa circostanza drammatica.