Pandan, caffetteria- tavola calda che fonda la sua filosofia sulla cooperazione e la solidarietà, ospita gli incontri del progetto di aiuto rivolto alle famiglie dei malati di Alzheimer. Sabato si è tenuto il primo appuntamento aperto al pubblico per conoscere specificità e metodi del percorso.
Il servizio di assistenza alle famiglie dei malati di Alzheimer ha una nuova base a Torino, nel cuore di San Salvario. Pandan, locale a conduzione sociale dove inclusione e collaborazione vengono prima di tutto, promuove un ciclo di appuntamenti che proseguirà per tutto il 2020 che vuole essere un sostegno concreto per le famiglie delle persone affette da Alzheimer.
L’Alzheimer Café propone un percorso che prende in cura il nucleo familiare dei malati di Alzheimer per agire sugli equilibri, sulla comunicazione e sui punti di riferimento che sono stati modificati con l’insorgere della malattia. L’iniziativa infatti ha l’obiettivo di mettere in relazione fra loro chi quotidianamente si prende cura dei pazienti colpiti da questa patologia, non in un contesto medico-sanitario ma in un ambiente accogliente e conviviale,per favorire così il confronto delle esperienze e la condivisione di difficoltà e traguardi.
Il locale di via San Pio V da quest’anno sarà quindi la nuova sede del progetto,diventando ancora di più un luogo dove ci si prende cura in maniera attiva e costante dellefasce più deboli della popolazione. “Pandan ha attivato differenti progetti solidali, dall’inserimento lavorativo di persone con disabilità allo sportello finanziario, fino alla filiera sostenibile Ceste di Rapa. La nostra priorità è promuovere un modello di rete lavorativa inclusiva, cooperativa e attenta all’ecosistema – racconta Roberto Vendrame, pedagogista – Per questo abbiamo deciso di dare avvioall’Alzheimer Café, punto di partenza di un percorso di aiuto ai malati e alle loro famiglie più ampio. Nei prossimi mesi, infatti, attiveremo un progetto di formazione rivolto a negozianti, ristoratori, referenti delle comunità religiose e associative della zona,per far capire come relazionarsi in maniera corretta e consapevole con questa particolare categoria di pazienti, così da permettere loro di vivere la città con maggiore autonomia”.


E‘ stato un uomo politico di tutto rispetto, anche se Forza Italia non lo fece eleggere senatore. Era un credente convinto e praticante.
All’evento, patrocinato dal Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Consulta femminile del Piemonte e dal Comitato Resistenza e Costituzione, interverrà il Vicepresidente del Consiglio regionale con delega al Comitato Resistenza e Costituzione.
Gobetti del quale è stata presidente dal 1994 al 2002. Bianca Guidetti Serra ha svolto l’attività di avvocato penalista per più di mezzo secolo, dal 1947 al 2001, accompagnandolo all’impegno a fianco del sindacato in molteplici cause di lavoro e sui temi del diritto di famiglia e della tutela dei più deboli. Consigliera comunale a Torino e parlamentare seppe concepire la militanza partigiana, la promozione dei Gruppi di difesa della donna per conto del CLN, l’avvocatura intesa come servizio e non solo professione, l’attività politica e quella intellettuale come servizio alla collettività. La sua vita è raccontata nella biografia “Bianca la rossa” scritta con Santina Mobiglia (Einaudi, Torino 2009).
Arisio rappresenta il testimone di un mondo che non c’è più perché la Fiat non c’ è più. Ho riletto nel corso dell’ estate la bella biografia di Piero Bairati su Vittorio Valletta ed ho potuto ricostruire il durissimo lavoro per ricostruire dopo la guerra e creare il miracolo italiano.
quarantamila erano quindicimila. C’ è da attendersi qualche altra bordata dell’arzillo novantenne per Arisio che rischio’ la sua incolumità personale per dare un segnale di cambiamento che inverti la storia della Fiat. Rischiò di essere ammazzato o gambizzato dalle Br che ancora non erano state sconfitte, Nel 1983 venne eletto deputato repubblicano e fece una legislatura senza brillare particolarmente. Lo incontravo qualche volta alle feste in Prefettura e lo vedevo impacciato, malgrado fosse diventato onorevole, Era un uomo che era rimasto semplice, che si era fatto da se’, sapendo rischiare la propria tranquillità personale e famigliare in un momento drammatico. Non entrò nella casta politica, alle elezioni successive non venne riconfermato. Resta il valore morale politico del suo coraggio civile di fronte alle pecore e agli agnelli che stavano subendo il ricatto della demagogia populista e sindacale di quegli anni. Fu un uomo coriaceo ,un piemontese duro e puro ,un esempio del valore che il vecchio Piemonte sapeva dare al lavoro. Oggi siamo finiti nello stagno del reddito di cittadinanza, figlio lontano del marasma di quegli anni il cui il salario era una variabile indipendente dalla produttività.