“Quando Uncem due anni fa proposte le Olimpiadi delle Alpi, aveva visto giusto. Nessun territorio e nessuna Città possono star da soli oggi nell’ospitare i Giochi.
Non a caso, per Mondiali di Calcio e Olimpiadi si mettono insieme interi Paesi come Giappone e Cina. E le Alpi insieme, solo insieme, sono vincenti, possono risparmiare sui costi delle opere, avere una efficace organizzazione congiunta, dire con forza cosa sia questa regione unica al centro dell’Europa, cerniera che unisce. Siamo vincenti se siamo insieme. Bene hanno fatto il Presidente Cirio e il Sindaco Lo Russo a proporre l’uso di impianti delle Olimpiadi del 2006, a Torino e nelle Valli, già realizzati. Bene hanno fatto chiedendo di potersi confrontare con il Presidente Cio Malagò. Le Alpi sono insieme e sono in relazione con le grandi città come Milano, Venezia, Verona, Brescia e il Lago di Garda, Trento, Torino. Insieme siamo forti. Da sole le valli alpine, nonostante le Olimpiadi, rischiano di essere più sole, con forti e crescenti sperequazioni tra l’una e l’altra, tra territori, che dobbiamo evitare. Il percorso vincente è alpino insieme, unito”.
Lo afferma Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte.
Sono venuto a conoscenza del World Fashion Festival ad inizio marzo, quando la mia amica torinese Silvia Actis Perino me ne ha parlato, lei ha vinto il premio per il miglior abito dell’evento. Si è svolto il 28/29 e 30 ottobre, l’evento ha visto la presenza di 50 worldwide designers, 120 media partners e 48 espositori internazionali (italia Romania USA Marocco India Belgio Germania ecc..) ci sono state anche figure importanti del governo di Dubai e imprenditori.
Pagine social dell’evento si possono trovare anche su facebook e instagram.
Sì, una nuova legge emanata dal regno saudita lo consente. La notizia c’è tutta e colpisce parecchio perché stiamo parlando di un mondo, quello delle armi, che fino a ieri, nelle monarchie del Golfo, era tassativamente maschile. Allora Matteo Renzi, sempre più criticato in Italia perché tiene conferenze a pagamento molto redditizie a Riad ha ragione quando afferma che l’Arabia Saudita del principe ereditario Mohammed Bin Salman sta diventando più aperta, liberale e democratica. Vero è che qualcosa si sta muovendo sul serio in quel Paese, le donne possono finalmente guidare liberamente l’auto e adesso vogliono anche imparare a difendersi, a comprare armi e a sparare al poligono come fanno gli uomini. La realtà però in Arabia è molto diversa. Nonostante qualche apertura e qualche timida riforma il regno saudita guidato da Mbs resta in testa alla lista delle nazioni che violano i diritti umani. Attivisti, pacifisti, artisti e intellettuali continuano a finire in carcere e si usa la pena di morte con decapitazione per reati come lo spaccio di droga e l’omosessualità. Non c’è rapporto al mondo sui diritti umani che non condanni Riad. Secondo le organizzazioni che studiano gli Stati in base alla repressione interna, Bin Salman, da quando guida di fatto la monarchia, ha accentuato la repressione del dissenso e l’Arabia Saudita è in classifica dietro solo al Messico. Nei primi sei mesi di quest’anno i sauditi hanno già giustiziato lo stesso numero di persone uccise dal boia in tutto il 2020 e il Regno resta uno degli Stati più insicuri per le violenze e gli abusi compiuti contro i suoi cittadini. Sotto accusa in particolare l’uso sistematico di torture, esecuzioni, omicidi, sparizioni inspiegabili, arresti illegali e uso della pena di morte, proteste vietate contro il regime, forti limiti alla libertà di espressione, impossibilità per i cittadini di partecipare alla vita pubblica e totale mancanza di libertà religiosa. Tra le vittime illustri il giornalista Jamal Khashoggi barbaramente eliminato nel 2018. Nelle carceri saudite le violazioni dei diritti umani sono quotidiane e colpiscono prigionieri politici e attivisti come Loujain al Hathloul e Mohammed al Rabea. Filippo Re