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Torino dalle sue origini al toro più conosciuto al mondo

Scopri – To  Alla scoperta di Torino

La città di Torino fondata nel terzo secolo A.C dai Taurini fu poi tasformata in colonia romana dall’Imperatore Augusto che le diede il nome di Iulia Augusta Taurinorum passò sotto vari domini, fino a diventare nel 1861 la prima capitale del nuovo Stato unitario ovvero del Regno d’Italia. Torino è conosciuta in Italia e nel mondo con uno stemma raffigurante un toro, derivante dall’araldica medievale che nel 1360 scelse questo simbolo per la città perché assomigliava al nome della stessa. Numerose sono le leggende legate al nome della città, fra cui la narrazione di un drago che attaccò la città e un enorme toro che la portò in salvo. Nel 1300 nacque anche lo stemma con base azzurra a cui si sovrappone un toro in movimento e sormontato da una corona d’oro con nove perle. Il toro è diventato negli anni un vero e proprio simbolo della città, vi sono più di duecento fontane con questo simbolo (chiamate “Turet”) e in Piazza San Carlo, nel 1930, in onore di San Carlo Borromeo, è stata posta al suolo l’immagine in bronzo del toro, dove si crede che passandoci sopra si possa essere più fortunati.

IL TORO E LE SUE VARIANTI

Un’altra opera curiosa e molto conosciuta che si rifà al simbolo della nostra Città si intitola “T’oro” e si trova in via delle Orfane 20, l’opera rappresenta un toro con le corna dorate che esce diettamente da un muro. L’opera è stata creata dall’artista Richi Ferrero, il quale voleva raffigurare una città che sfonda e supera il passato trovando un nuovo futuro con occhi diversi. Vi è poi il “Toro tricefalo”, una scultura dello scultore francese Georges Faure su una balconata di C.o Vittorio Emanuele 58, che rappresenta un toro a tre teste, creato nel 2006 per la Biennale dei Leoni, Lione-Torino. Un’altra opera a forma di toro molto famosa è “Toh”, un manifesto della nuova società torinese che comunica i valori dell’inclusione e della pace, l’opera rappresenta un toro in metallo con dei pezzi di fontana che gli cingono il collo. Toh è stato creato dall’artista Nicola Russo che si è fatto ispirare dai “Turet” le fontane a forma di toro presenti nella città sabauda; Nicola ha immaginato tutti i torinesi che conoscono bene quel toro ma ne conoscono solo il volto e mai il corpo o lo stato d’animo, lo stesso toro immaginandolo rinchiuso nella fontana vivrebbe sensazioni negative di smarrimento e mestizia, proprio per questo crea una statua con un toro che rompe il metallo della fontana. Ecco, quindi, che il “Toh” diventa il simbolo non solo dei torinesi, ma di tutti coloro i quali vogliono uscire dagli schemi e guardare avanti evidenziando le proprie diversità, che in quanto tali li rendono unici. Parte dei proventi delle opere “Toh” va alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul cancro.

GLI ALTRI SIMBOLI DELLA CITTA’

Oltre al toro uno dei simboli classici di Torino è sicuramente la “Mole Antonelliana” situata nel centro storico della città, ed edificata dall’architetto Alessandro Antonelli nel 1863. Anche la Basilica di Superga è un simbolo del Capoluogo Piemontese oltre a molti altri edifici e monumenti storici come Il castello del Valentino, Palazzo Madama e la Porta Palatina risalente al periodo dell’Imperatore Augusto detta anche Porta Capitolina, ma comunemente nota ai torinesi col nome plurale di Porte Palatine. Torino ha numerosissimi simboli che rappresentano la città, ma è anche molto conosciuta per le numerose leggende esoteriche che riguardano la magia bianca e la magia nera, in particolare in un punto preciso di piazza Castello si dice che converga la magia bianca…ma questa è un’altra storia… che richiede una narrazione a parte.

NOEMI GARIANO

Come i colori influenzano Torino

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Passeggiare per Torino significa attraversare una città che comunica continuamente con il cervello, anche quando non ce ne accorgiamo. I colori degli alberi lungo i viali, il blu del Po, le luci rosse dei locali serali, il bianco degli ambienti moderni: ogni tonalità modifica emozioni, battito cardiaco, concentrazione e perfino il modo in cui viviamo gli spazi.

Le neuroscienze spiegano da anni che il cervello umano reagisce ai colori in maniera molto più profonda di quanto si pensi. Torino, forse senza volerlo, è una città che mette continuamente in contatto le persone con stimoli visivi capaci di influenzare umore e comportamento.

Il verde che aiuta la mente

Torino viene spesso associata ai suoi grandi parchi e ai viali alberati. Dal Valentino alla Pellerina, passando per le zone lungo il Po, il verde è una presenza costante nella quotidianità dei torinesi. E proprio il verde rappresenta uno dei colori più legati alla concentrazione e al benessere mentale.

Secondo numerosi studi psicologici, osservare alberi e natura riduce il livello di stress e permette al cervello di mantenere più facilmente il focus. Per questo motivo molte persone lavorano meglio vicino a una finestra da cui si vede l’esterno. Anche una semplice pausa in cui lo sguardo si sposta sugli alberi può aiutare la mente a recuperare attenzione.

Il motivo affonda nelle origini dell’essere umano. Il cervello nasce nella natura e continua a percepirla come un ambiente sicuro. La presenza di piante e colori naturali stimola la produzione di serotonina e contribuisce a creare una sensazione di equilibrio e stabilità emotiva. Anche chi pensa di non amare particolarmente la natura mantiene una risposta inconscia positiva verso tutto ciò che richiama il verde.

Per questa ragione il verde viene spesso consigliato anche negli ambienti interni. Pareti, dettagli d’arredo o spazi con molte piante trasmettono calma mentale e favoriscono la concentrazione, soprattutto negli studi e negli uffici.

Il rosso accelera il cuore

Se il verde rilassa, il rosso produce l’effetto opposto. È il colore che più facilmente aumenta il battito cardiaco e crea una sensazione di attivazione immediata. Torino lo mostra soprattutto nelle insegne luminose dei locali, nelle zone della movida e negli ambienti progettati per trasmettere energia.

Dal punto di vista neurologico, il rosso richiama attenzione e intensità. Il cervello interpreta l’aumento del battito come uno stato di eccitazione o di allerta. Per questo motivo anche i vestiti rossi influenzano le interazioni sociali. Una persona vestita di rosso appare più intensa, più presente, più difficile da ignorare.

Lo stesso meccanismo si riflette negli ambienti domestici. Una stanza da letto con pareti rosse, tende rosse o elementi molto accesi rende più difficile il rilassamento. Il cervello rimane attivo più a lungo e il corpo fatica a rallentare.

Molti locali scelgono il rosso proprio per creare movimento e stimolare energia sociale. È un colore che funziona bene nei luoghi dinamici, nei cocktail bar e negli spazi dedicati alla vita notturna.

Il blu del Po e il bisogno di calma

Tra i colori più presenti a Torino c’è anche il blu. Basta osservare il Po nelle giornate limpide o i riflessi dell’acqua lungo i Murazzi per capire quanto questo colore contribuisca all’atmosfera della città.

A livello psicologico il blu rallenta il battito cardiaco e trasmette un senso di calma e affidabilità. È il colore più utilizzato negli ambienti professionali perché comunica credibilità, sicurezza e leadership. Non a caso molte persone scelgono tonalità blu per colloqui di lavoro, incontri importanti o contesti in cui vogliono apparire autorevoli.

Anche alcuni ristoranti torinesi specializzati in pesce utilizzano arredamenti azzurri e blu per richiamare il mare e creare un’atmosfera rilassata. Eppure proprio l’azzurro ha un effetto curioso sul cervello: tende a diminuire l’appetito. Succede perché in natura il blu compare raramente negli alimenti e il cervello associa questo colore più alla calma che al desiderio di mangiare.

Il bianco e il nero raccontano invece due forme diverse di distanza. Il bianco trasmette pulizia, ordine e precisione. Per questo viene scelto spesso negli ambienti moderni, nelle gallerie e negli spazi minimalisti della città. Il nero comunica eleganza, raffinatezza e una certa freddezza emotiva. È il colore che crea più distacco, ma anche quello che viene associato più facilmente al concetto di stile.

Camminando per Torino si scopre quindi una città che parla continuamente attraverso i colori. Ogni strada, parco, locale o palazzo produce reazioni nel cervello e modifica il modo in cui le persone si sentono. A volte basta cambiare prospettiva per accorgersi che una città non viene vissuta soltanto con gli occhi, ma anche con le emozioni che riesce a generare.

NOEMI GARIANO

Dolci etnici a Torino, il viaggio nel mondo passa dalle pasticcerie

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Torino continua a cambiare volto anche attraverso il cibo. Negli ultimi anni la città ha visto crescere un numero sempre maggiore di locali dedicati ai sapori internazionali e tra le proposte più amate ci sono senza dubbio i dolci etnici. Dai dessert mediorientali alle specialità sudamericane, passando per le tradizioni asiatiche e africane, il capoluogo piemontese si sta trasformando in una piccola capitale del gusto multiculturale.

Passeggiando tra San Salvario, Porta Palazzo e Aurora è facile imbattersi in vetrine colorate dove scoprire sapori lontani. C’è chi entra per curiosità e torna per abitudine, attratto da profumi intensi di miele, cannella, cocco e pistacchio. In molte di queste attività il dolce non rappresenta soltanto un prodotto da vendere, ma un pezzo di identità culturale da condividere con la città.

I sapori del Medio Oriente conquistano Torino

Tra le specialità che stanno riscuotendo maggiore successo ci sono i dolci mediorientali. I baklava, preparati con pasta fillo, frutta secca e sciroppo di zucchero o miele, stanno diventando sempre più richiesti anche dai torinesi. Alcune pasticcerie arabe propongono ricette tramandate da generazioni, spesso realizzate ancora a mano. Accanto ai classici vassoi dorati trovano spazio anche dolci meno conosciuti come il basbousa di semolino o il kunafa con formaggio dolce e pistacchi.

Molti clienti apprezzano la possibilità di assaggiare prodotti diversi dal solito senza allontanarsi dalla città. I proprietari raccontano che negli ultimi anni la curiosità verso le cucine straniere è cresciuta molto, soprattutto tra i giovani e tra chi ama sperimentare nuovi gusti. Il dessert etnico viene spesso scelto anche durante feste e compleanni, sostituendo le proposte più tradizionali.

Dal Giappone al Sud America, Torino scopre nuovi dessert

Anche i dolci asiatici stanno trovando spazio nel panorama gastronomico torinese. In alcuni locali specializzati si possono assaggiare i mochi giapponesi, piccoli dolci di riso dalla consistenza morbida e ripieni di crema o gelato. Non mancano i pancake soffici in stile giapponese e i bubble waffle di origine hongkonghese, molto fotografati sui social e apprezzati soprattutto dai più giovani.

Negli ultimi tempi stanno crescendo anche le attività dedicate ai dessert latinoamericani. Il tres leches, torta morbida imbevuta di latte, e i churros serviti caldi con cioccolato stanno attirando sempre più clienti. In diverse zone della città aprono piccoli laboratori che uniscono tradizione familiare e attenzione alla qualità degli ingredienti. Alcuni proprietari spiegano di voler creare un ponte tra il Paese d’origine e Torino attraverso ricette che parlano di casa, infanzia e ricordi.

Una città sempre più multiculturale anche a tavola

Il successo dei dolci etnici racconta una Torino in continua evoluzione. La città conserva la sua forte tradizione pasticcera, fatta di gianduiotti, bignole e torte storiche, ma allo stesso tempo si mostra aperta alle contaminazioni. Per molti torinesi entrare in queste pasticcerie significa fare un piccolo viaggio senza lasciare il quartiere.

Gli stessi commercianti sottolineano come il cibo riesca spesso ad avvicinare persone e culture diverse. Nei locali si incontrano studenti, famiglie, lavoratori e turisti accomunati dalla voglia di provare qualcosa di nuovo. Il dessert diventa così uno strumento di incontro e curiosità reciproca.

Tra profumi speziati, tè alla menta e vetrine ricche di colori, Torino continua a scoprire il gusto del mondo. E in una città sempre più internazionale, anche il momento del dolce si trasforma in un’esperienza culturale.

NOEMI GARIANO

Spazio7, Torino dimostra che la cucina è un’esperienza culturale

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Ci sono luoghi che raccontano una città ancora prima di sedersi a tavola. Non perché siano i più famosi o i più appariscenti, ma perché riescono a trasmettere un’idea precisa del territorio in cui si trovano. È ciò che accade entrando da Spazio7, il ristorante ospitato all’interno della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, uno spazio che unisce arte contemporanea e gastronomia in un modo naturale, quasi spontaneo.

Torino è una città che negli anni ha saputo reinventarsi senza perdere la propria identità. Accanto ai caffè storici, alle trattorie e ai sapori della tradizione piemontese, sono nate realtà capaci di guardare al futuro con discrezione, senza inseguire le mode ma cercando una propria personalità. Spazio7 è uno di quei luoghi che raccontano questa evoluzione: un ambiente essenziale, elegante e contemporaneo, dove la cucina diventa parte di un’esperienza più ampia.

Quando il cibo dialoga con l’arte

Visitare una fondazione d’arte significa fermarsi a osservare, prendersi del tempo e lasciarsi incuriosire. È lo stesso approccio che si ritrova anche a tavola. Qui il pasto non rappresenta semplicemente una pausa, ma diventa il naturale proseguimento di un percorso culturale, dimostrando come discipline diverse possano convivere e valorizzarsi a vicenda.

In un periodo in cui molti locali cercano di stupire con effetti scenografici o proposte sempre più estreme, esistono realtà che scelgono una strada differente. L’attenzione si concentra sulla qualità delle materie prime, sull’equilibrio dei sapori e sulla capacità di valorizzare gli ingredienti senza trasformarli in qualcosa di irriconoscibile. È una filosofia che, in fondo, ricorda anche il carattere della stessa Torino: una città elegante, misurata e poco incline all’ostentazione, ma capace di sorprendere chi decide di conoscerla davvero.

L’ambiente contribuisce a creare questa atmosfera. Le linee pulite, gli spazi luminosi e il dialogo continuo con l’arte contemporanea trasmettono una sensazione di tranquillità che invita a rallentare. In un’epoca in cui si è spesso abituati a consumare tutto in fretta, anche il tempo dedicato a un pranzo o a una cena può trasformarsi in un’occasione per concedersi una pausa autentica.

Un simbolo della Torino che guarda avanti

Negli ultimi decenni Torino ha costruito una nuova immagine di sé, diventando sempre più una città della cultura, del design e dell’innovazione. Molti spazi sono stati ripensati, valorizzati e trasformati in luoghi capaci di ospitare eventi, mostre e iniziative che attirano visitatori da tutta Italia. Anche la ristorazione ha seguito questo percorso, contribuendo a rendere la città una meta interessante non solo per chi ama la buona cucina, ma anche per chi cerca esperienze che vadano oltre il semplice piatto.

Spazio7 rappresenta bene questa visione. È uno di quei posti che dimostrano come il cibo possa raccontare un territorio esattamente come fanno un museo, un edificio storico o un’opera d’arte. Non serve scegliere tra cultura e gastronomia: le due dimensioni possono incontrarsi e dare vita a un’esperienza capace di lasciare un ricordo.

Forse è proprio questa una delle caratteristiche che rendono Torino una città così affascinante. Non cerca continuamente di stupire con grandi effetti, ma preferisce conquistare attraverso dettagli, qualità e autenticità. E sono proprio luoghi come Spazio7 a ricordare che spesso le esperienze più interessanti nascono quando mondi diversi si incontrano, trasformando anche un semplice pranzo in un’occasione per osservare la città da una prospettiva nuova.

NOEMI GARIANO

I Murazzi di Torino, dove il Po racconta la città

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Da antichi magazzini fluviali a simbolo della vita notturna torinese, i Murazzi continuano a reinventarsi senza perdere il loro legame con la storia della città.

Ci sono luoghi che raccontano una città meglio di qualsiasi guida turistica. A Torino, uno di questi è senza dubbio rappresentato dai Murazzi del Po, il lungo susseguirsi di arcate che costeggia il fiume ai piedi della collina. Un luogo che nel corso dei decenni ha cambiato volto più volte, passando da spazio dedicato alle attività commerciali fluviali a cuore della movida cittadina, fino all’attuale fase di rilancio che punta a renderlo vivo in ogni momento della giornata.

Passeggiando lungo il Po, soprattutto nelle sere d’estate, è facile incontrare runner, ciclisti, gruppi di amici seduti lungo il fiume e persone che semplicemente si fermano a guardare l’acqua scorrere. È una Torino diversa da quella delle piazze monumentali e dei grandi palazzi storici: più rilassata, più silenziosa e profondamente legata al suo fiume.

Una storia che parte dall’Ottocento

Le arcate dei Murazzi vennero realizzate nella prima metà dell’Ottocento con uno scopo ben preciso: contenere le piene del Po e creare spazi destinati ai depositi delle merci trasportate via fiume. Per molti decenni questi ambienti ospitarono magazzini, cantine e attività legate al commercio fluviale, contribuendo allo sviluppo economico della città.

Con il passare del tempo il trasporto sul Po perse importanza e questi spazi cambiarono funzione. Tra gli anni Ottanta e Novanta i Murazzi si trasformarono in uno dei simboli della vita notturna torinese, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di giovani.

Una nuova stagione

Come molti luoghi simbolo delle città, anche i Murazzi hanno attraversato momenti complessi. Dopo gli anni della grande affluenza sono arrivati periodi di chiusure, problemi legati alla sicurezza e un progressivo calo delle attività.

Negli ultimi anni, però, il volto dei Murazzi sta cambiando ancora. L’obiettivo non è soltanto riportare locali e intrattenimento, ma costruire uno spazio capace di accogliere attività culturali, sportive e ricreative durante tutto il giorno. Concerti, iniziative all’aperto, passeggiate e appuntamenti estivi stanno contribuendo a riportare le persone sulle rive del Po, restituendo centralità a uno dei luoghi più caratteristici della città.

Un pezzo della memoria di Torino

I Murazzi hanno accompagnato l’evoluzione di Torino per quasi due secoli. Hanno visto passare merci, studenti, artisti, famiglie e migliaia di ragazzi che li hanno scelti come punto di ritrovo. Oggi continuano a cambiare, ma senza perdere quel fascino che li rende immediatamente riconoscibili.

Chi è cresciuto a Torino difficilmente non conserva almeno un ricordo legato ai Murazzi: una passeggiata al tramonto, una serata con gli amici o qualche minuto trascorso a osservare il Po nelle giornate più tranquille. Ed è forse proprio questo il loro valore più grande. Più che un luogo da visitare, rappresentano uno spazio vissuto, capace di unire storia, socialità e quotidianità.

In una città in continua evoluzione, i Murazzi ricordano che alcuni luoghi riescono a rinnovarsi senza perdere la propria identità. E continuano, ancora oggi, a raccontare Torino da una prospettiva diversa: quella delle sue rive.

NOEMI GARIANO (foto di copertina Laura Pati)

Torino e i suoi cortili nascosti: un patrimonio silenzioso che racconta secoli di storia

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Torino è una città che sa sorprendere anche chi la attraversa ogni giorno. Le grandi piazze, i portici e i palazzi storici rappresentano l’immagine più conosciuta del capoluogo piemontese, ma basta oltrepassare uno dei numerosi portoni del centro per entrare in un mondo spesso sconosciuto. Dietro facciate eleganti si celano infatti cortili, giardini interni, scaloni monumentali e dettagli architettonici che raccontano la storia della città con discrezione, lontano dagli itinerari turistici più frequentati.

Sono luoghi che conservano il fascino del passato e che permettono di osservare Torino da una prospettiva diversa, più intima e autentica.

Un patrimonio che attraversa i secoli

Molti dei palazzi storici torinesi furono progettati durante l’epoca sabauda con ampi cortili interni che non avevano soltanto una funzione estetica. Erano spazi destinati all’arrivo delle carrozze, luoghi di rappresentanza per le famiglie nobili e ambienti pensati per garantire luce e ventilazione agli edifici.

Passeggiando tra questi cortili è possibile osservare colonne in pietra, pavimentazioni originali, balconate in ferro battuto, porticati e decorazioni che testimoniano l’evoluzione architettonica della città. Ogni edificio custodisce particolari differenti e racconta una storia fatta di trasformazioni, restauri e cambiamenti che hanno accompagnato Torino nel corso dei secoli.

Spesso chi attraversa il centro storico non immagina che dietro un semplice portone possa nascondersi un luogo tanto ricco di storia e bellezza.

Una Torino meno conosciuta conquista sempre più visitatori

Negli ultimi anni cresce l’interesse verso un turismo più lento e consapevole. Sempre più persone scelgono infatti di allontanarsi dai percorsi tradizionali per scoprire angoli meno noti della città, privilegiando esperienze che permettano di entrare davvero in contatto con il territorio.

Anche molti torinesi stanno riscoprendo questi spazi grazie a visite guidate, iniziative culturali e aperture straordinarie organizzate durante l’anno. Occasioni che consentono di osservare ambienti normalmente non accessibili e di conoscere curiosità legate ai palazzi storici, alle famiglie che li hanno abitati e agli eventi che hanno contribuito a costruire l’identità della città.

Si tratta di un patrimonio spesso poco valorizzato ma capace di affascinare sia i residenti sia i turisti alla ricerca di una Torino diversa da quella raccontata dalle guide più tradizionali.

Il fascino dei dettagli che rendono unica la città

La bellezza di Torino non risiede soltanto nei suoi monumenti più celebri, ma anche nella capacità di custodire piccoli tesori che si rivelano soltanto a chi osserva con attenzione. Un cortile silenzioso, una scala monumentale, un giardino nascosto o una facciata riccamente decorata possono trasformare una semplice passeggiata in un vero viaggio nella storia.

È forse proprio questa eleganza discreta a rappresentare una delle caratteristiche più affascinanti della città. Torino non sente il bisogno di mostrare tutto immediatamente: preferisce lasciarsi scoprire poco alla volta, regalando scorci inaspettati e dettagli che raccontano il suo passato con naturalezza.

Per chi desidera conoscere davvero il capoluogo piemontese, vale quindi la pena rallentare il passo, osservare i particolari e avere la curiosità di varcare quei portoni che, all’apparenza anonimi, custodiscono uno dei patrimoni architettonici più affascinanti della città.

NOEMI GARIANO

Torino riscopre il valore del verde: i parchi sempre più protagonisti della vita cittadina

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Torino è una città che sa sorprendere. Chi la visita per la prima volta rimane colpito dalle piazze eleganti, dai portici e dai palazzi storici, ma basta fermarsi qualche giorno in più per accorgersi che uno dei suoi punti di forza è un altro: il verde. Non è un caso che, appena arriva la bella stagione, i parchi si riempiano di persone che leggono un libro, fanno sport, passeggiano con il cane o semplicemente cercano un po’ di tranquillità dopo una giornata di lavoro.

Negli ultimi anni questi spazi sono diventati ancora più importanti. Sempre più torinesi scelgono di trascorrere il tempo libero all’aria aperta, riscoprendo il piacere di vivere la città con ritmi diversi. Non servono grandi programmi: a volte basta una passeggiata lungo il Po o qualche ora all’ombra degli alberi per staccare davvero dalla routine.

Dal Valentino alla Pellerina, ogni parco ha la sua identità

Tra i luoghi più amati c’è senza dubbio il Parco del Valentino. Affacciato sul Po e a pochi passi dal centro, è uno di quei posti che riescono a mettere d’accordo tutti. C’è chi lo attraversa ogni mattina per andare al lavoro, chi lo sceglie per correre e chi, invece, si concede una pausa sedendosi su una panchina a osservare il fiume. Il Borgo Medievale e i lunghi viali alberati contribuiscono a creare un’atmosfera particolare, capace di far dimenticare per qualche ora il traffico cittadino.

Non meno frequentato è il Parco della Pellerina, il più grande della città. Qui gli spazi sono così ampi da dare quasi l’impressione di essere fuori Torino. Famiglie, gruppi di amici e sportivi condividono gli stessi prati senza che il parco perda mai la sua dimensione rilassata. È uno di quei luoghi che cambiano volto durante la giornata: silenzioso al mattino, vivace nel pomeriggio e più tranquillo nelle ore serali.

Anche il Parco Ruffini continua a essere un punto di riferimento, soprattutto per chi pratica attività fisica. Campi sportivi, percorsi pedonali e aree verdi convivono in uno spazio che ogni giorno viene vissuto da migliaia di persone.

Anche fuori città il verde continua a conquistare

Basta allontanarsi di pochi chilometri dal centro per trovare altri luoghi che meritano una visita. La collina di Superga offre sentieri immersi nel verde e panorami che permettono di osservare Torino da una prospettiva completamente diversa. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino alle montagne, regalando uno scenario che continua a stupire anche chi vive qui da sempre.

Poco distante si trova anche il Parco La Mandria, una delle aree protette più estese d’Italia. Camminando tra boschi, prati e antiche cascine si ha quasi la sensazione di essere molto lontani dalla città, quando in realtà il centro è raggiungibile in pochi minuti. È una meta scelta durante tutto l’anno da chi ama passeggiare, andare in bicicletta o semplicemente trascorrere qualche ora immerso nella natura.

Il verde, oggi, non rappresenta soltanto un elemento decorativo. È diventato una parte fondamentale della qualità della vita, un luogo dove rallentare e ritrovare un equilibrio che spesso la frenesia quotidiana fa perdere. Torino, da questo punto di vista, può contare su un patrimonio prezioso che continua a essere apprezzato sia dai residenti sia dai turisti.

Forse è anche questo uno dei motivi per cui il capoluogo piemontese riesce a lasciare un ricordo particolare a chi lo visita. Accanto ai monumenti, ai musei e ai caffè storici esiste infatti una città più silenziosa, fatta di alberi, sentieri e spazi aperti. Una Torino che non cerca di stupire con effetti speciali, ma che conquista poco alla volta, passeggiata dopo passeggiata.

NOEMI GARIANO

Le torte di Torino: una città da gustare morso dopo morso

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Passeggiare per Torino significa anche lasciarsi tentare da profumi e sapori che si diffondono dalle sue caffetterie più caratteristiche. In alcuni angoli del centro e nei quartieri più vivaci si celano piccole meraviglie artigianali, dove il dolce diventa esperienza. C’è un mondo fatto di glassa, burro, impasti profumati e farciture inattese che merita di essere raccontato. Tra le varie realtà che animano la scena cittadina, alcune si distinguono per originalità e cura. Ecco un itinerario del gusto che parte dal cuore di Vanchiglia, attraversa Via Po e tocca un’altra tappa immancabile per gli amanti delle torte fatte come una volta. Un viaggio che non è solo gastronomico, ma anche estetico e affettivo: i luoghi del dolce raccontano storie di città, di passioni e di mani che lavorano con dedizione ogni giorno.
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Caffè Cesare: dolci che raccontano storie
In Via Vanchiglia 9, in una zona che mescola anima studentesca e atmosfere retrò, Caffè Cesare non passa inosservato. Il bancone è un invito continuo alla curiosità, e appena si entra si capisce che qui la pasticceria non è solo una questione di ricette, ma di cultura del gusto. La proposta è sorprendente e variegata, a cominciare dagli alfajores: due biscotti friabili uniti da un generoso strato di dulce de leche, rifiniti con una leggera spolverata di cocco. Un omaggio alla tradizione argentina, che conquista chiunque abbia voglia di provare qualcosa di autentico e diverso.
Ma non finisce qui. La Charlotte all’ananas, elegante nella sua semplicità, è una proposta che pochi conoscono ma che lascia il segno. C’è poi il matcha fresco con fragole pestate, che affianca profumi orientali alla freschezza della frutta, in un contrasto perfettamente bilanciato.
Chi ama le ricette più familiari potrà invece contare su una carrot cake che non tradisce, oppure tuffarsi tra muffin per ogni gusto e palato. Ogni settimana spuntano anche novità fuori menu, che rispecchiano la stagionalità e l’inventiva dello staff.
La vera firma della casa però sono i Crumbl Cookies. Chi entra una volta per provarli, ritorna. Grandi, friabili, burrosi: esistono in infinite combinazioni, come se ogni gusto fosse una tappa di un viaggio. Dal classico cioccolato, passando per cheesecake, red velvet, Lotus, caramello salato, fino al pistacchio, la scelta è praticamente infinita. Qui non si parla di semplici biscotti, ma di piccoli dessert da assaporare con lentezza. Il tutto accompagnato da bevande che escono dalla consuetudine: chai latte profumato, cinnamon caldo e speziato, oppure una lemon cake da gustare con il tè del pomeriggio. Anche il cappuccino ha un tocco personale, decorato con disegni di latte art che rendono ogni tazza un piccolo quadro da bere.
Caffè Cesare è un luogo dove sedersi a leggere, chiacchierare, studiare o semplicemente lasciarsi coccolare da un profumo che cambia ogni giorno. L’arredamento semplice ma curato, i tavolini in legno e la luce naturale che filtra dalle grandi finestre rendono questo posto una seconda casa per molti.
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Caffetteria Clarissa: eleganza, torte e feste sotto i portici
Spostandosi verso il centro storico, in Via Po, la Caffetteria Clarissa si rivela un’altra tappa imperdibile. Un locale dall’anima sontuosa, arredato in tonalità rosso scuro che evocano ambienti retrò, ma mai superati. L’atmosfera è intima, raffinata, ideale per una pausa ma anche per qualcosa di più: qui infatti si organizzano feste di laurea, compleanni e incontri privati nelle sale interne, che assicurano privacy e uno stile unico.
Le torte di Clarissa hanno una personalità precisa: artigianali, curate nei dettagli, con ingredienti selezionati e combinazioni equilibrate. Che si tratti di una classica Sacher, di una millefoglie rivisitata o di una torta moderna al cioccolato e lamponi, ogni fetta racconta una ricerca e un amore per la pasticceria fatta con passione. Il personale accoglie sempre con un sorriso e sa consigliare chi cerca qualcosa di particolare per una ricorrenza o semplicemente per sé. L’attenzione al cliente è un altro ingrediente che fa la differenza.
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Berlicabarbis: l’altra dolce faccia di Torino (FOTO DI COPERTINA)
Infine, non si può concludere un giro tra le torterie di Torino senza citare Berlicabarbis. Il nome è già una dichiarazione d’intenti, un richiamo al dialetto piemontese che promette dolcezza. Qui le torte sono protagoniste assolute: alte, colorate, spesso scenografiche. I gusti variano a seconda delle stagioni e dell’ispirazione del momento, ma ciò che non cambia è la sensazione di casa che si respira appena varcata la soglia.Berlicabarbis è un rifugio per chi cerca una pausa sincera, un luogo che mette d’accordo amanti della pasticceria classica e fan delle novità. Tra cheesecake, crostate, torte di mele, red velvet e brownies, si può passare un pomeriggio senza accorgersi del tempo che scorre. Il locale ha anche una vena giocosa, con arredi colorati e citazioni sparse qua e là, che lo rendono perfetto per chi ama un tocco di originalità. Non è raro vedere clienti scattare foto alle vetrine prima ancora di ordinare: qui anche l’occhio vuole la sua parte.
In queste tre caffetterie Torino si racconta attraverso il dolce. Ogni torta è un gesto, una piccola forma di accoglienza, un invito a fermarsi. In un mondo che corre veloce, i profumi che escono da questi forni ci ricordano che a volte basta un biscotto ben fatto per cambiare il ritmo della giornata. E in una città che unisce tradizione e innovazione, sedersi davanti a una fetta di torta è anche un modo per sentirsi, per un attimo, nel posto giusto al momento giusto.
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NOEMI GARIANO

Il Po, l’anima lenta di Torino

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C’è un momento della giornata in cui il Po sembra fermarsi. Succede verso sera, quando la luce scende dietro la collina e il fiume si colora di riflessi dorati, mentre le sagome dei ponti si allungano sull’acqua. Torino, spesso raccontata per le sue piazze eleganti e i viali ordinati, trova proprio qui una dimensione diversa, più intima e naturale. Il Po non è solo un corso d’acqua che attraversa la città: è una presenza costante, un luogo di incontro, di sport, di passeggiate e di storie che si intrecciano da generazioni.

Le barche storiche e la tradizione sul fiume

Tra le immagini più amate dai torinesi ci sono le due imbarcazioni storiche che solcano il Po durante la bella stagione: la Valentina e la Valentino. I loro nomi, quasi a voler incarnare lo spirito romantico della città, richiamano il Parco del Valentino e quel tratto di fiume che da sempre è sinonimo di tempo libero. Non sono semplici barche turistiche, ma un modo per riscoprire Torino da una prospettiva insolita, navigando lentamente tra i ponti e osservando le facciate dei palazzi riflesse nell’acqua. A bordo si respira un’atmosfera sospesa, fatta di racconti, di curiosità storiche e di quel silenzio interrotto solo dal rumore lieve del motore e dallo sciabordio contro lo scafo.

Il legame tra Torino e il Po affonda le radici lontano nel tempo. Le società remiere, i circoli storici e gli atleti che si allenano ogni giorno lungo le sponde raccontano una tradizione sportiva viva e sentita. Canottieri e vogatori trasformano il fiume in una palestra a cielo aperto, mentre i passanti si fermano a osservare le barche sottili che fendono l’acqua con movimenti sincronizzati.

Murazzi Fabio Liguori
Murazzi foto Fabio Liguori

Murazzi, passeggiate e vita all’aperto

Scendendo verso i Murazzi, il fiume cambia ancora volto. Le arcate che costeggiano l’acqua sono state per anni il cuore della movida torinese e, ancora oggi, rappresentano uno spazio che si reinventa tra locali, eventi e iniziative culturali. Camminare lungo il Po significa attraversare una Torino dinamica, dove studenti, famiglie e turisti condividono lo stesso panorama.

Il Parco del Valentino, con i suoi viali alberati e i prati che si aprono fino alla riva, è uno dei luoghi più frequentati nelle giornate di sole. Qui si viene per correre, andare in bicicletta, leggere un libro all’ombra o semplicemente per sedersi su una panchina a guardare il fiume scorrere. Poco distante, il Borgo Medievale aggiunge un tocco fiabesco al paesaggio, mentre la collina torinese, dall’altra parte, offre uno sfondo verde che cambia colore con le stagioni.

Mario Alesina Fiume Po
Foto Mario Alesina Fiume Po

Mangiare e rilassarsi con vista sull’acqua

Il Po è anche un luogo dove fermarsi a tavola. Lungo le sue sponde si trovano ristoranti e locali che propongono aperitivi al tramonto, cene all’aperto e serate con musica dal vivo. Sedersi a pochi metri dall’acqua, con il rumore del fiume in sottofondo, regala una sensazione di evasione che sorprende chi pensa a Torino soltanto come città industriale o sabauda. In realtà, qui il rapporto con la natura è parte integrante dell’identità urbana.

Tra un giro in battello, una pedalata lungo la ciclabile e una cena affacciata sul fiume, il Po continua a essere uno dei luoghi più autentici della città. Non ha la monumentalità delle grandi piazze né la solennità dei palazzi storici, ma possiede qualcosa di più sottile e duraturo: la capacità di far rallentare il passo, di far sentire Torino meno frenetica e più vicina al ritmo dell’acqua che la attraversa da secoli.

Noemi Gariano

Torino scopre la frutta realistica: il dolce che sembra appena colto dall’albero

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

A guardarla sembra vera. Una mela lucida, una pera perfetta, un fico appena raccolto. E invece è un dolce. La frutta realistica sta conquistando Torino e sempre più appassionati di pasticceria si fermano davanti alle vetrine per osservare queste creazioni che sfidano lo sguardo e sorprendono il palato.

Si tratta di una delle tendenze più affascinanti dell’alta pasticceria contemporanea. L’obiettivo è semplice solo in apparenza: realizzare un dessert che riproduca fedelmente l’aspetto di un frutto vero, tanto da rendere difficile distinguere la realtà dall’opera del pasticcere.

Un’arte arrivata dalla Francia

La tecnica della frutta realistica nasce nella moderna pasticceria francese, dove negli ultimi anni alcuni maestri hanno portato all’estremo il concetto del trompe-l’œil, l’arte di creare illusioni visive. Da lì il fenomeno si è diffuso rapidamente in tutta Europa, arrivando anche in Italia e trovando terreno fertile in una città come Torino, da sempre legata alla tradizione dolciaria e alla ricerca dell’eccellenza.

Oggi queste creazioni non sono più soltanto un esercizio di stile, ma rappresentano una vera esperienza gastronomica. Chi le assaggia non cerca soltanto un dolce buono, ma anche la sorpresa di scoprire cosa si nasconde sotto una forma apparentemente familiare.

Dietro ogni frutto ore di lavoro

Realizzare un frutto realistico richiede tempo, precisione e una grande conoscenza delle tecniche di pasticceria. Ogni dettaglio viene studiato attentamente: la forma, il colore, le sfumature della buccia e persino le piccole imperfezioni che rendono unico un frutto naturale.

L’esterno viene modellato e rifinito fino a raggiungere un realismo sorprendente, mentre all’interno si trovano mousse, creme, composte e inserti che richiamano il gusto autentico del frutto rappresentato. Una mela, ad esempio, può contenere diverse lavorazioni della mela stessa, abbinate a consistenze differenti per offrire un’esperienza completa al momento dell’assaggio.

Il risultato è un equilibrio tra estetica e gusto: l’occhio viene ingannato, ma il sapore resta protagonista.

Anche Urbani punta sulla frutta realistica

Tra le realtà torinesi che hanno scelto di investire in questa nuova tendenza c’è anche Urbani, che ha recentemente introdotto la propria linea di frutta realistica. Un progetto che nasce dalla volontà di unire innovazione e tradizione, proponendo al pubblico un prodotto capace di stupire senza rinunciare alla qualità.

Le creazioni vengono realizzate attraverso un lungo lavoro artigianale e puntano a riprodurre non soltanto l’aspetto dei frutti, ma anche la loro identità gustativa. L’idea è quella di offrire un dessert che racconti il frutto in tutte le sue sfaccettature, attraverso consistenze, profumi e sapori che richiamano la materia prima originale.

L’accoglienza del pubblico sembra essere molto positiva. La curiosità spinge molti clienti ad avvicinarsi a queste creazioni, ma è il gusto a convincerli a tornare.

Una moda o il futuro della pasticceria?

La domanda è inevitabile. La frutta realistica è soltanto una tendenza del momento oppure rappresenta una nuova direzione per la pasticceria moderna? La risposta arriverà con il tempo, ma una cosa appare già evidente: dietro queste creazioni non c’è soltanto spettacolo.

Ci sono studio, tecnica, ricerca e una grande attenzione ai dettagli. Elementi che ben si sposano con la cultura gastronomica torinese, da sempre capace di valorizzare l’artigianalità e l’innovazione.

Nel frattempo la frutta realistica continua a conquistare vetrine, social network e appassionati. E a Torino sono sempre di più coloro che, davanti a una mela apparentemente perfetta, si ritrovano a chiedersi: “Sarà davvero un frutto oppure un dolce?”.

NOEMI GARIANO