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Christian Mandura, lo chef torinese che continua a reinventarsi

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Nel mondo della ristorazione torinese il suo nome gira da anni, ma Christian Mandura non è mai stato uno chef da riflettori facili. Poche interviste, molta cucina e una continua voglia di cambiare pelle senza perdere identità. È proprio questo che negli anni lo ha reso uno dei volti più interessanti dell’alta cucina sotto la Mole.

Il suo percorso è stato tutto tranne che lineare. Mandura ha sempre cercato progetti capaci di rompere gli schemi, mettendo al centro l’esperienza del cliente prima ancora del semplice piatto. Una cucina precisa, moderna, costruita sul dettaglio e sulla tecnica, ma senza quella rigidità che spesso allontana le persone dall’alta ristorazione.

Chi lo conosce racconta di uno chef esigente soprattutto con se stesso, uno di quelli che passano ore su una preparazione pur di trovare il giusto equilibrio. E forse è proprio questa ricerca continua ad averlo portato, negli anni, a cambiare spesso direzione senza mai perdere credibilità.

L’esperienza di Unforgettable e la stella Michelin

Il grande salto arriva con Unforgettable, il locale che per molti ha cambiato il modo di vivere il fine dining a Torino. Un ristorante diverso da tutto quello che la città aveva visto fino a quel momento: pochi posti, cucina a vista e un rapporto diretto tra chef e ospite.

Lì Mandura riesce a costruire un’esperienza più vicina a uno spettacolo che a una cena tradizionale. Ogni dettaglio viene studiato, dal ritmo del servizio alla composizione dei piatti. Un progetto coraggioso che nel tempo porta anche al riconoscimento della stella Michelin e attira clienti da tutta Italia.

Ma più che la stella, a colpire era l’idea dietro il locale: una cucina contemporanea, libera, capace di sorprendere senza risultare forzata.

Maison Capriccioli e il ritorno all’eleganza classica

Dopo l’esperienza di Unforgettable, Mandura sceglie di cambiare ancora. Con Maison Capriccioli il suo stile si sposta verso qualcosa di più essenziale ed elegante, quasi un ritorno alla grande cucina di mare reinterpretata in chiave moderna.

Un ambiente raffinato, servizio curato e piatti dove il pesce diventa protagonista assoluto. In cucina resta la sua precisione, ma con toni più maturi e meno provocatori rispetto al passato.

Chi ha seguito il suo percorso ha visto in questo passaggio la voglia di dimostrare che uno chef contemporaneo può muoversi tra mondi diversi senza snaturarsi.

Oggi la sfida giapponese da AKOYA Torino

Il capitolo attuale della sua carriera parla giapponese. Oggi Christian Mandura guida AKOYA Torino, un progetto esclusivo con appena dieci coperti dove la cucina nipponica viene interpretata con rigore, tecnica e grande attenzione al prodotto.

Qui non si entra per una semplice cena, ma per vivere un’esperienza pensata nei minimi dettagli. Il cliente si siede davanti allo chef e si affida completamente al percorso creato durante il servizio. Gesti precisi, silenzi, tempi lenti e una cura quasi maniacale per ogni preparazione.

AKOYA rappresenta probabilmente il lato più maturo della cucina di Mandura: meno effetti speciali, più sostanza. Una cucina pulita, elegante e costruita sull’equilibrio, dove l’influenza giapponese incontra la sensibilità italiana senza eccessi.

In una città sempre più attenta alla gastronomia di alto livello, Christian Mandura continua così a fare quello che gli riesce meglio: sorprendere senza mai smettere di evolversi.

NOEMI GARIANO

La collina di Torino e le sue meraviglie

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Scopri – To   Alla scoperta di Torino

Alle porte di Torino sono numerosi i luoghi di interesse non solo dei turisti ma anche per i cittadini sabaudi. Tra di essi il Monte dei Cappuccini a due passi dal centro di Torino, dove si erge la Chiesa di Santa Maria Al Monte in stile tardo rinascimentale con interni barocchi tipica del sedicesimo secolo, all’interno della Chiesa vi è raffigurata una leggenda che narra di un’enorme lingua di fuoco che uscì dal tabernacolo per far fuggire gli invasori francesi. Il Monte dei cappuccini ospita anche un grande convento adiacente alla Chiesa di Santa Maria, nel quale una parte è adibita al Museo Nazionale della Montagna dal 1874.
Quest’ultimo ha al suo interno molte documentazioni, filmati, installazioni dedicate alla montagna e all’alpinismo estremo con sezioni espositive sempre nuove e aggiornate nel tempo. Al termine del museo una terrazza panoramica che affaccia su Piazza Vittorio la più grande piazza Piemontese.
L’ARTE CULINARIA DELLA COLLINA TORINESE
A pochi passi dal convento, il ristorante “Al monte dei cappuccini” aperto dal martedì al sabato, la sua terrazza panoramica e i suoi interni di gran classe fanno del ristorante uno dei posti più particolari della collina torinese. La cucina rispetta e valorizza le origini del territorio, tra i piatti più ambiti l’albese con limone, parmigiano e bagna cauda, il carpaccio di tonno e l’insalata di carciofi. Tra i primi troviamo i malfatti di salsiccia di Bra, i tagliolini alle verdure croccanti e i ravioli della Val Varita, tra i secondi la tagliata di ginepro e rosmarino, il filet mignon alle due cotture con prugne e la scottata al parmigiano. Per i più golosi hanno anche una vasta selezione di dolci tra cui il classico bonet della tradizione piemontese cotto al forno, il tortino di sfoglia con pere e cioccolato e molti altri.
VILLA REGINA E VILLA GENERO
Tra le meraviglie della collina torinese vi è anche Villa della Regina, una dimora lussureggiante del seicento costruita per volere Maurizio di Savoia, figlio del Duca Carlo Emanuele I e Caterina D’Asburgo, proprio per questo la villa in origine si chiamava Villa del Principe. Negli anni divenne la dimora estiva di Anna Maria D’Orleans e prese il nome attuale.
Davanti alla villa un enorme giardino ad anfiteatro con dodici statue e al centro una fontana raffigurante il dio Nettuno. All’interno della residenza numerosi arazzi seicenteschi, affreschi e raffinate sale con decorate e dipinte dai grandi maestri di quell’epoca, come i quadri di Giovanni Battista Crosato.
A due passi da Villa Regina, vi è Villa Genero, meno conosciuta, ma altrettanto maestosa. Villa Genero venne edificata nel milleottocento per volere del banchiere torinese Felice Genero e passata negli anni nelle mani di benestanti famiglie piemontesi, ancora oggi la villa è privata. La particolarità di questa dimora è sicuramente il suo parco con alberi secolari, sentieri, scale ornamentali, statue e fontane e in cima una meravigliosa terrazza dove si può osservare la città dall’alto. Il parco è invece accessibile a tutti per poter fare jogging, passeggiare e godersi la natura a pochi passi dalla città.
 BASILICA DI SUPERGA
Tanti turisti ogni fine settimana prediligono invece la Basilica Di Superga, fatta costruire a partire dal 1715 dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla vergine Maria dopo la battaglia contro i francesi. La Basilica fu commissionata all’architetto Filippo Juvarra, principale esponente del Barocco, l’opera fu molto difficoltosa perché il terreno non permetteva la costruzione della basilica, dovette quindi abbassare la cima del colle per riuscire ad ottenere un terreno piano che ne permettesse l’edificazione.
Nel 1731 venne inaugurata e da allora è possibile vederla da quasi tutta Torino. La basilica con pianta circolare ha una grande cupola barocca all’estremità, si dice ispirata al Pantheon di Roma. All’interno troviamo la cripta Reale con le spoglie della famiglia Savoia.

La Basilica di Superga, Villa Regina, Villa Genero e il Monte dei Cappuccini rappresentano solo una parte delle meraviglie della collina torinese, spesso ancora poco conosciuta nel profondo.

Noemi Gariano

Torino e la nuova era della pizza gourmet

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Negli ultimi anni Torino ha cambiato completamente il suo modo di vivere la pizza. Accanto alle classiche pizzerie di quartiere sono nati locali più moderni, dove la pizza non viene più vista soltanto come un piatto veloce ma come un’esperienza studiata nei dettagli. Gli impasti sono più leggeri, le lievitazioni più lunghe e gli ingredienti scelti con una cura quasi da ristorante stellato. La città oggi è diventata uno dei punti di riferimento del Nord Italia per chi cerca una pizza gourmet fatta con tecnica, creatività e prodotti di qualità.

Andrea Brunetti, il pizzaiolo che ha portato personalità e ricerca nella pizza torinese

Tra i protagonisti più interessanti della scena torinese c’è Andrea Brunetti, pizzaiolo che negli ultimi anni è riuscito a distinguersi grazie a uno stile molto personale. Il suo modo di lavorare parte dalla tradizione napoletana ma si evolve verso qualcosa di più contemporaneo. Le sue pizze hanno un impasto molto soffice, leggero e arioso, con un cornicione importante ma mai pesante. Ogni elemento sembra studiato per dare equilibrio, senza coprire il gusto degli ingredienti principali.

Quello che colpisce del suo lavoro è soprattutto la ricerca continua sulle materie prime. Nel suo menu si trovano prodotti selezionati con attenzione, spesso legati al territorio piemontese, utilizzati però con un approccio moderno. Non punta mai sull’eccesso o sugli abbinamenti strani soltanto per stupire. Le sue pizze cercano invece armonia e semplicità, anche quando utilizzano ingredienti più ricercati.

Una delle pizze più rappresentative del suo stile è quella in cui i sapori risultano molto netti ma allo stesso tempo delicati. La mozzarella resta sempre protagonista senza coprire il resto, il pomodoro mantiene freschezza e acidità e ogni ingrediente aggiunto serve davvero a completare il piatto. Anche gli oli, le creme e le consistenze vengono usati con attenzione per creare un’esperienza più elegante rispetto alla classica pizza tradizionale.

Il locale trasmette la stessa idea della sua cucina: moderno ma accogliente, curato ma senza risultare troppo formale. L’obiettivo non è trasformare la pizza in qualcosa di distante dalla tradizione, ma darle un’identità nuova mantenendo però il lato conviviale che da sempre la rende speciale. Proprio questa capacità di unire tecnica e semplicità ha permesso ad Andrea Brunetti di diventare uno dei nomi più apprezzati della pizza gourmet torinese.

Le altre pizzerie gourmet che stanno facendo parlare Torino

Un’altra realtà molto apprezzata in città è FERMENTO Care & Passion, locale che ha costruito il proprio successo soprattutto grazie allo studio sugli impasti. Qui la lievitazione ha un ruolo fondamentale e il risultato finale è una pizza molto digeribile, leggera e fragrante. Il menu cambia spesso seguendo la stagionalità e propone ingredienti freschi che vengono valorizzati senza appesantire la pizza.

L’atmosfera del locale è contemporanea e rilassata, perfettamente in linea con l’idea moderna di pizzeria gourmet. Le pizze più richieste sono quelle che uniscono ingredienti semplici a dettagli più creativi, come creme delicate, formaggi particolari o salumi artigianali. Anche gli antipasti seguono la stessa filosofia: pochi elementi ma scelti con grande attenzione.

Tra le realtà più conosciute c’è anche Berberè, che a Torino ha trovato un pubblico molto appassionato. La loro pizza è diversa rispetto a quella napoletana classica perché punta maggiormente sulla croccantezza e sulla leggerezza dell’impasto. Le farine utilizzate e le lunghe fermentazioni permettono di ottenere una pizza molto equilibrata, con sapori puliti e ben definiti.

Il menu alterna pizze più tradizionali a proposte moderne con ingredienti stagionali e combinazioni originali ma sempre accessibili. Molto apprezzata anche la scelta di valorizzare prodotti semplici senza complicare troppo i gusti. È proprio questa immediatezza, unita alla qualità tecnica, che ha reso Berberè una delle pizzerie gourmet più frequentate della città.

Torino oggi riesce quindi a raccontare diverse interpretazioni della pizza contemporanea. Da una parte ci sono pizzaioli come Andrea Brunetti, che puntano su identità e creatività personale, dall’altra locali che lavorano soprattutto sulla tecnica e sulla qualità degli impasti. In ogni caso, la pizza gourmet torinese continua a crescere e a conquistare sempre più persone, trasformando un piatto tradizionale in qualcosa di moderno senza perderne l’anima autentica.

NOEMI GARIANO

Torino guarda a Racconigi: la Reggia sabauda attira sempre più visitatori

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Negli ultimi mesi sempre più torinesi stanno scegliendo di trascorrere una giornata lontano dal traffico e dal ritmo veloce della città per riscoprire luoghi storici del territorio piemontese. Tra questi, la Reggia di Racconigi sta vivendo un periodo di rinnovato interesse, grazie alla sua storia, ai grandi spazi verdi e a un’atmosfera diversa rispetto alle mete turistiche più affollate. Situata a poca distanza da Torino, la residenza sabauda rappresenta oggi una delle destinazioni culturali più apprezzate da famiglie, studenti e turisti che desiderano conoscere meglio il passato del Piemonte senza allontanarsi troppo dal capoluogo.

Molti visitatori arrivano da Torino durante il fine settimana, approfittando della comodità del collegamento e della possibilità di trascorrere alcune ore immerse nella tranquillità. La Reggia colpisce soprattutto per il contrasto tra l’eleganza degli ambienti interni e il silenzio che circonda il grande parco esterno. Chi visita Racconigi spesso racconta di avere la sensazione di entrare in una realtà diversa, lontana dalla frenesia quotidiana. Negli ultimi anni il desiderio di vivere esperienze più autentiche e legate al territorio ha infatti spinto molte persone a rivalutare luoghi storici che per molto tempo erano stati considerati secondari rispetto alle grandi città d’arte.

La storia della Reggia continua ad affascinare nuove generazioni

La Reggia di Racconigi conserva ancora oggi il fascino delle antiche residenze reali. Le sale arredate, i soffitti decorati e gli ambienti che un tempo ospitavano la famiglia reale sabauda permettono ai visitatori di immaginare la vita dell’epoca. Molti giovani, soprattutto studenti provenienti da Torino e dalle scuole della provincia, visitano il complesso durante gite scolastiche o iniziative culturali organizzate nel corso dell’anno. Per molti di loro si tratta della prima occasione per conoscere da vicino una parte importante della storia piemontese.

Anche il parco che circonda la Reggia continua a essere uno degli elementi più apprezzati. Durante la primavera e l’estate numerose persone scelgono Racconigi per passeggiare all’aria aperta o trascorrere alcune ore in un ambiente tranquillo e ricco di verde. La presenza delle cicogne, diventate ormai un simbolo della zona, contribuisce a rendere ancora più particolare l’esperienza dei visitatori. Non mancano poi fotografi, appassionati di natura e semplici curiosi che raggiungono la cittadina per osservare il paesaggio e scoprire un lato diverso del Piemonte.

Negli ultimi tempi anche i social network hanno avuto un ruolo importante nella crescita dell’interesse verso Racconigi. Sempre più persone condividono fotografie della Reggia, dei viali alberati e degli interni storici, contribuendo a far conoscere il luogo anche a chi non lo aveva mai visitato. Questo passaparola ha favorito soprattutto il turismo di prossimità, con molti torinesi che decidono di organizzare una visita anche soltanto per una giornata.

Turismo culturale e valorizzazione del territorio

Secondo molti commercianti e operatori del territorio, l’aumento dei visitatori rappresenta un segnale positivo non soltanto per Racconigi ma anche per tutta l’area vicina a Torino. Il turismo culturale continua infatti a essere una delle risorse più importanti del Piemonte, soprattutto quando riesce a collegare città, storia e tradizioni locali. La Reggia di Racconigi dimostra come anche i centri più piccoli possano attirare attenzione e valorizzare il proprio patrimonio attraverso eventi, visite guidate e iniziative dedicate alla cultura.

Molti visitatori che arrivano da Torino scelgono inoltre di fermarsi nelle caffetterie e nei ristoranti della zona, contribuendo al movimento economico della cittadina. Questo legame sempre più forte tra il capoluogo piemontese e Racconigi conferma il desiderio di riscoprire luoghi vicini ma spesso poco conosciuti. In un periodo in cui il turismo punta sempre di più sulle esperienze autentiche e sulla valorizzazione del territorio, la Reggia sabauda continua così a rappresentare uno dei simboli storici più affascinanti del Piemonte.

Noemi Gariano

Gli antipasti più golosi di Torino

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Torino è una città che ama la tavola e che custodisce una tradizione culinaria ricca, elegante e allo stesso tempo popolare. Tra tutte le sue specialità gli antipasti occupano un posto centrale perché rappresentano il modo in cui i torinesi aprono il pasto e introducono l’ospite alla loro storia gastronomica. Gli antipasti torinesi sono un insieme di sapori antichi, spesso legati alla cucina contadina o alle case nobili, e mostrano un equilibrio molto caratteristico tra sapidità, delicatezza e rispetto degli ingredienti. Raccontare questi piatti significa raccontare una parte della città e del suo modo di vivere la convivialità.
foto A. Pisano
Vitello tonnato e tonno di coniglio
Il vitello tonnato è forse il più conosciuto degli antipasti torinesi e uno dei più rappresentativi. La sua presenza sulle tavole piemontesi è quasi inevitabile nelle occasioni importanti. La ricetta tradizionale prevede un taglio di carne come il girello, cotto lentamente in un brodo aromatico con verdure, vino e spezie. Una volta raffreddato viene affettato sottilmente e coperto con una salsa ottenuta frullando tonno, uova sode, acciughe, capperi e un poco del fondo di cottura. La cremosità della salsa deve essere equilibrata, senza risultare troppo pesante, e il sapore del tonno deve fondersi con la delicatezza della carne senza sovrastarla. Ogni famiglia ha la sua variante ma la struttura del piatto resta sempre la stessa. Esiste anche una versione moderna, spesso preparata con carne appena scottata e una salsa più leggera, ma a Torino la preferenza resta quasi sempre per la versione classica.
Accanto al vitello tonnato c’è il tonno di coniglio, un altro antipasto tipico che porta un nome curioso. Qui il tonno non c’entra nulla perché il protagonista è il coniglio che, dopo essere stato disossato e cotto in acqua aromatizzata con erbe e vino bianco, viene conservato sott’olio proprio come fosse un pesce. Il risultato è una carne morbida e saporita che si serve fredda, accompagnata da cipolle, carote o semplicemente da alcune foglie di insalata. La preparazione richiede pazienza perché il coniglio deve riposare almeno un giorno immerso nell’olio aromatizzato che ne esalta il sapore. Questo piatto nasce dalla necessità di conservare la carne e oggi è diventato un simbolo della cucina rustica piemontese, semplice e raffinata allo stesso tempo.
Insalata russa e acciughe al verde
L’insalata russa è presente in molte regioni italiane, ma a Torino ha sempre trovato una collocazione particolare negli antipasti. La preparazione tradizionale prevede patate, carote e piselli tagliati a piccoli cubetti e cotti in modo da restare compatti. Le verdure vengono poi mescolate con una maionese fatta in casa che deve risultare vellutata ma sostenuta, così da avvolgere gli ingredienti senza sfaldarli. In alcune case si aggiunge anche il tonno, in altre le uova sode, ma la versione più diffusa è quella più semplice, in cui la freschezza delle verdure e la morbidezza della salsa bastano da sole. A Torino l’insalata russa è un antipasto senza tempo, servito nelle feste, nei pranzi domenicali e persino nelle trattorie storiche della città.
Un altro grande classico sono le acciughe al verde, una preparazione profondamente piemontese che unisce la sapidità delle acciughe alla freschezza del prezzemolo. La salsa verde si prepara tritando finemente prezzemolo, aglio, capperi, pane ammorbidito in aceto e olio extravergine di oliva. Il composto deve essere omogeneo, brillante e profumato. Le acciughe conservate sotto sale vengono pulite con cura, sciacquate e asciugate, poi immerse nella salsa e lasciate riposare per qualche ora. Il risultato è un antipasto deciso ma equilibrato che racconta la storia della città, un luogo dove la cucina povera ha sempre saputo trasformarsi in sapore autentico.
Peperoni con bagna cauda e giardiniera piemontese
Tra gli antipasti che rappresentano più da vicino il territorio non possono mancare i peperoni con bagna cauda, una delle combinazioni più apprezzate dai torinesi. I peperoni vengono solitamente arrostiti interi finché la pelle non si stacca con facilità, poi tagliati in falde e disposti a strati. La bagna cauda è una salsa calda a base di aglio, acciughe e olio, tradizionalmente servita come piatto conviviale ma utilizzata anche come condimento per gli antipasti. La sua intensità si sposa perfettamente con la dolcezza naturale dei peperoni. Nelle famiglie torinesi è un antipasto diffusissimo nei mesi freddi, mentre in estate si preferisce servire i peperoni arrostiti con olio, sale e acciughe fredde, una versione più leggera ma sempre legata alla tradizione.
La giardiniera piemontese merita un posto speciale perché rappresenta un piccolo ritratto dell’orto. Carote, sedano, cavolfiori, cipolline e peperoni vengono tagliati e sbollentati in acqua e aceto, poi lasciati riposare in barattoli colmi di verdure e liquido di conservazione. Il risultato è un insieme di sapori vivaci e leggermente aciduli che accompagnano perfettamente salumi e formaggi ma che a Torino vengono serviti anche come antipasto autonomo. La giardiniera è un piatto legato alla stagionalità e alla tradizione del conservare, un gesto che appartiene ancora oggi alle famiglie che tramandano le ricette di generazione in generazione.
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La tradizione torinese
Gli antipasti torinesi raccontano una città che ha sempre saputo unire eleganza e concretezza. Ogni ricetta porta con sé una storia e un legame con il territorio. Non si tratta soltanto di piatti da assaggiare ma di piccole testimonianze culturali che mostrano quanto la cucina piemontese sia varia e ricca pur partendo da ingredienti semplici. Torino non offre soltanto una tradizione culinaria solida, ma anche un modo di vivere la tavola che privilegia il tempo condiviso e il piacere di gustare cibi preparati con cura.
Chi visita la città resta spesso sorpreso dalla quantità di antipasti proposti nei ristoranti e nelle trattorie. È un rituale che introduce al pasto e che esprime la filosofia gastronomica torinese, basata sulla lentezza e sulla qualità. La varietà degli antipasti permette di scoprire diversi aspetti della cucina locale, dai sapori decisi della bagna cauda alla delicatezza del vitello tonnato. Ogni piatto ha una sua identità precisa e insieme formano un mosaico che rappresenta bene il carattere della città.
Torino non ha mai abbandonato la sua tradizione, anzi l’ha resa un punto di forza. Gli antipasti continuano a essere la porta d’ingresso ideale per chi desidera conoscere la cultura gastronomica piemontese. Preparazioni come il tonno di coniglio, le acciughe al verde, i peperoni arrostiti e l’insalata russa resistono al passare del tempo grazie alla loro semplicità e alla loro autenticità. Sono piatti che non seguono soltanto la moda del momento ma che rimangono, anno dopo anno, parte fondamentale delle tavole torinesi.
Gli antipasti di Torino sono molto più di un inizio del pasto. Rappresentano un patrimonio, un modo di raccontare la città attraverso sapori che hanno radici profonde. Chiunque si sieda a una tavola torinese scoprirà che questi piatti non sono semplici ricette ma frammenti di storia, conservati e tramandati con cura. È proprio questa continuità a rendere la cucina torinese così affascinante e a fare degli antipasti una delle sue espressioni più autentiche.
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NOEMI GARIANO

I torinesi pazzi per Il diavolo veste Prada

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Dal 29 aprile 2026 le sale di Torino hanno cambiato ritmo. File all’ingresso, spettacoli quasi tutti esauriti e un passaparola continuo: Il diavolo veste Prada è tornato al cinema e i torinesi hanno risposto in massa. Un vero e proprio boom di incassi, con molte proiezioni sold out già nei primi giorni. Un entusiasmo che non si vedeva da tempo per un film che, pur essendo considerato “leggero”, ha dimostrato di avere un impatto emotivo e culturale molto più profondo.

 

Un successo che parla a tutti

 

Ma perché Il diavolo veste Prada continua a conquistare? Il segreto sta in una combinazione perfetta: da un lato una campagna pubblicitaria martellante, fatta di gadget, collaborazioni con brand come Kiko e vetrine a tema che hanno invaso anche le vie dello shopping torinese; dall’altro una storia che, a distanza di anni, resta incredibilmente attuale. Il primo film racconta l’arrivo di una giovane ragazza di umili origini in un mondo che sembra troppo grande per lei, quello della moda. Catapultata nella redazione di Runway, ispirata al celebre magazine Vogue, si trova a fare i conti con un ambiente competitivo e spietato, dominato dalla figura iconica di Miranda Priestly, personaggio chiaramente ispirato a Anna Wintour.

 

La protagonista, interpretata da Anne Hathaway, affronta un percorso di trasformazione fatto di sacrifici, errori e crescita personale. Non è solo una storia di moda, ma di identità: il tentativo di trovare il proprio posto nel mondo senza perdere se stessi. È il sogno di chi parte da zero e vuole arrivare lontano, ma anche il racconto delle difficoltà nel mantenere relazioni e affetti quando il lavoro prende il sopravvento. Un tema universale che ha colpito anche il pubblico torinese.

 

Curiosamente, dietro il successo dell’attrice si nasconde un’altra storia: Anne Hathaway non era la prima scelta per il ruolo e ha insistito con determinazione pur di ottenerlo. Un dettaglio che rende il film ancora più simbolico, quasi un riflesso della trama stessa.

 

Il ritorno: più grinta, più emozione

 

Il secondo capitolo, arrivato nelle sale, riprende da dove tutto sembrava essersi concluso. Senza svelare troppo, la protagonista torna nel mondo di Runway con una consapevolezza completamente diversa. Più sicura, più determinata, ma non per questo al riparo dalle difficoltà. Anzi, la nuova storia si fa più intensa, con momenti anche drammatici che aggiungono profondità al racconto.

 

Molti spettatori che hanno già visto il film parlano di un seguito sorprendentemente all’altezza del primo, cosa tutt’altro che scontata. Se l’originale resta un punto di riferimento, questo nuovo capitolo riesce comunque a rinnovare la formula, offrendo una prospettiva più matura e contemporanea.

 

Tra moda, sogni e identità

 

Ambientato tra gli Stati Uniti e Milano, il film gioca anche su un’estetica visiva forte e riconoscibile. Le musiche, curate e coinvolgenti, accompagnano una narrazione che scorre veloce ma lascia il segno. Non è solo intrattenimento: è una storia che trasmette forza, ambizione e voglia di reinventarsi.

 

Forse è proprio questo che ha conquistato Torino. In un periodo in cui molti cercano nuovi stimoli e nuove direzioni, Il diavolo veste Prada torna a ricordare che ogni cambiamento richiede coraggio. E che, anche nei momenti più difficili, si può trovare la propria strada. Un film che fa sognare, ma che allo stesso tempo parla di realtà. E che, almeno per ora, continua a riempire le sale della città.

Noemi Gariano

Torino nascosta tra rigore e meraviglia: il volto discreto del barocco

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Torino si lascia scoprire poco alla volta quasi con pudore come se non volesse mostrare subito tutta la propria ricchezza e questa caratteristica si riflette anche nella sua architettura che a prima vista appare composta ordinata quasi severa ma che in realtà custodisce al suo interno una sorprendente profondità di dettagli e invenzioni soprattutto nel periodo barocco quando la città si trasforma seguendo un’idea precisa di eleganza controllata senza mai cedere completamente all’eccesso visivo che invece caratterizza altre città italiane il barocco torinese infatti non urla ma sussurra non invade lo spazio ma lo misura creando un equilibrio tra pieni e vuoti tra luce e ombra che rende l’esperienza visiva più intima quasi raccolta

Un barocco che si rivela oltre le facciate

A differenza di quello romano dove le facciate sono spesso scenografiche mosse ricche di decorazioni che vogliono stupire immediatamente chi osserva a Torino si nota una scelta diversa gli edifici mantengono verso l’esterno una certa sobrietà con linee pulite e proporzioni rigorose quasi a voler rispettare un ordine urbano ben definito ma è entrando che si scopre il vero carattere di questo stile gli interni si aprono in giochi di curve cupole ardite decorazioni che sorprendono proprio perché non anticipate dall’esterno è come se la città avesse deciso di custodire la propria bellezza più intensa per chi è disposto a fermarsi ad attraversare le soglie a guardare oltre la superficie questa doppia anima crea un dialogo continuo tra apparenza e sostanza tra disciplina e libertà espressiva

Geometrie e prospettive: la firma torinese

Un altro elemento distintivo dell’architettura torinese è l’attenzione quasi matematica alla disposizione degli spazi le piazze le strade i portici tutto sembra rispondere a un disegno unitario dove ogni elemento trova il proprio posto con precisione questa visione urbanistica si lega al potere e all’idea di capitale che Torino ha rappresentato per lungo tempo ma allo stesso tempo lascia spazio a soluzioni architettoniche sorprendenti come scale che si avvolgono su se stesse giochi prospettici che guidano lo sguardo e creano illusioni di profondità il risultato è una città che non si limita a essere osservata ma che invita a essere percorsa vissuta passo dopo passo perché ogni angolo può rivelare qualcosa di inatteso

In questo equilibrio tra rigore esterno e ricchezza interna tra ordine e invenzione Torino costruisce la propria identità architettonica distinguendosi da altre realtà italiane senza bisogno di competere sul piano dello sfarzo immediato ma scegliendo piuttosto una via più silenziosa e forse proprio per questo più duratura capace di affascinare chi sa coglierne le sfumature e di lasciare un’impressione che cresce nel tempo senza esaurirsi in un solo sguardo.

NOEMI GARIANO

Torino guarda alle langhe: l’eleganza della Locanda In Cannubi

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Tra le colline delle Langhe, patrimonio riconosciuto e celebrato a livello internazionale, esistono luoghi che riescono a raccontare il territorio con una naturalezza rara. La Locanda in Cannubi è uno di questi. E sebbene geograficamente si trovi a qualche decina di chilometri da Torino, il legame con il capoluogo piemontese appare evidente: nella cultura gastronomica, nello stile dell’accoglienza e in quell’idea di eleganza sobria che accomuna città e territorio.

Per i torinesi, la locanda rappresenta una destinazione ideale per una fuga breve ma intensa, capace di unire paesaggio, cucina e tradizione in un’esperienza coerente e raffinata.

Una vetrata sulle langhe che racconta il territorio

Entrare nella locanda significa immergersi in un ambiente che coniuga calore e ricercatezza. Il cuore dello spazio è una grande vetrata interna che si affaccia sui vigneti circostanti, un elemento architettonico che diventa parte integrante dell’esperienza. Non si tratta semplicemente di una vista, ma di un dialogo continuo tra interno ed esterno, tra la cucina e il paesaggio che la ispira.

Questa soluzione consente di vivere le Langhe in ogni stagione: d’inverno, con la luce soffusa che si riflette sui filari spogli; in primavera e in estate, con il verde intenso delle vigne; in autunno, con i colori caldi che rendono il panorama quasi pittorico. Il risultato è un’atmosfera raccolta ma mai chiusa, intima ma aperta al territorio.

I tavoli ampi , sono pensati per favorire la convivialità. Non è un dettaglio secondario: la disposizione invita alla condivisione, al dialogo, a un tempo più lento. L’ambiente, pur mantenendo un tono elegante e curato, evita ogni rigidità, restituendo una sensazione di accoglienza autentica.

Servizio e stile: l’eleganza discreta che richiama torino

Un altro elemento che avvicina idealmente la locanda alla sensibilità torinese è il servizio. Il personale si distingue per professionalità e cortesia, con uno stile formale ma mai distante. Le giacche eleganti, la cura nei gesti e l’attenzione al cliente contribuiscono a definire un’identità precisa: quella di un locale di prestigio che però non rinuncia alla dimensione umana.

È proprio questa misura, questo equilibrio tra raffinatezza e semplicità, a richiamare una certa tradizione piemontese che Torino conosce bene. Non c’è ostentazione, ma una qualità che emerge nei dettagli, nella continuità dell’esperienza, nella coerenza tra ambiente, servizio e cucina.

Una cucina che interpreta le langhe con creatività

La proposta gastronomica della locanda si muove tra rispetto della tradizione e slanci di creatività. Il menù, articolato e curato, offre una varietà di piatti che reinterpretano ingredienti e ricette del territorio con tocchi originali.

Tra gli antipasti, spiccano alcune creazioni della casa che sorprendono per equilibrio e inventiva, come il supplì al Barolo accompagnato da una salsa alla paprika, oppure una tartina con crema di ricotta e pesto, capace di unire freschezza e intensità. Non mancano preparazioni più classiche, accanto a proposte come i gamberetti in tempura, che introducono una nota contemporanea.

Particolare attenzione è dedicata alla panificazione, con grissini fatti in casa, pane preparato con lievito madre e varianti arricchite da semi di chia, oltre a una focaccia fragrante servita calda. Sono dettagli che raccontano una filosofia precisa: quella di un lavoro artigianale che parte dalle basi.

I primi piatti rappresentano uno dei punti di forza dell’offerta. I cannelloni al cinghiale esprimono una cucina decisa e territoriale, mentre i ravioli agli agrumi introducono una dimensione più fresca e sorprendente. Non mancano i grandi classici, come i ravioli del plin al sugo d’arrosto e il risotto, preparati con attenzione e rispetto della tradizione.

Tra i secondi si trovano proposte come l’entrecôte, mentre il percorso si chiude con dessert che non rinunciano alla personalità, come una panna cotta rivisitata con la salvia, capace di lasciare un ricordo originale.

Un ponte naturale tra torino e le colline del vino

La locanda in Cannubi si inserisce così in quel sistema di eccellenze che rendono il Piemonte una delle regioni più complete dal punto di vista enogastronomico. Per Torino, rappresenta una naturale estensione del proprio orizzonte: un luogo vicino, accessibile, ma capace di offrire un’esperienza profondamente diversa dalla città.

In un’epoca in cui il turismo di prossimità assume sempre più valore, realtà come questa dimostrano come basti spostarsi di pochi chilometri per ritrovare un equilibrio tra gusto, paesaggio e tempo. Le Langhe, viste dalla prospettiva torinese, non sono soltanto una meta, ma una parte integrante di un’identità condivisa.

La Locanda In Cannubi, con la sua vetrata sui vigneti e la sua cucina attenta, ne è una delle espressioni più autentiche.

Noemi Gariano

Antica Locanda dell’Orco, sapori del Canavese a due passi da Torino

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Da Torino basta poco per ritrovarsi immersi in un Piemonte più lento e raccolto dove la cucina è ancora un rito e la tradizione non è una posa ma un modo naturale di vivere la tavola è quello che succede andando verso Rivarolo Canavese un centro storico porticato e vivo dove la gastronomia diventa identità qui nel cuore del Canavese a pochi chilometri dalla città metropolitana si incontra l’Antica Locanda dell’Orco una cucina che parla di territorio e di stagioni ma senza nostalgia perché il Piemonte a tavola non è solo memoria ma ricerca continua

LA LOCANDA TRA TRADIZIONE E IDENTITÀ

L’Antica Locanda dell’Orco nasce come punto di riferimento della cucina piemontese interpretata con attenzione contemporanea, la regia in cucina è di Giuseppe Randisi che ha costruito una proposta gastronomica fondata su materia prima del territorio e su ricette che raccontano una storia senza scivolare nel folclore il locale, si trova in una via storica della cittadina e conserva il fascino di una locanda vera, fatta di sale raccolte, dettagli caldi e un’atmosfera che mette subito a proprio agio, la proposta parte dalle radici e guarda avanti con equilibrio

DALLA CUCINA I PIATTI CHE RACCONTANO IL TERRITORIO

In carta si ritrovano i classici della tradizione piemontese eseguiti con rigore e personalità, gli antipasti sono un omaggio alla regione tra vitello tonnato carne cruda lavorata al coltello insalatine di stagione e verdure che seguono il ritmo dell’orto, tra i primi non mancano agnolotti fatti in casa ripieni di carne o verdure a seconda della stagione paste fresche e risotti legati a prodotti locali, nei secondi trovano spazio piatti storici come la finanziera la bagna cauda le lumache i bolliti e i brasati a fianco di preparazioni più delicate a base di pesce d’acqua dolce e di carne selezionata, completano l’esperienza dolci della tradizione preparati in casa come il bonet, creme e torte di stagione, la cantina segue la stessa filosofia, valorizzando vini del territorio insieme a etichette nazionali ed estere capaci di accompagnare piatti importanti.

RIVAROLO CANAVESE E L’ATMOSFERA DEL LUOGO

Rivarolo Canavese è una cittadina viva con portici eleganti piazze curate e una tradizione commerciale radicata, passeggiare prima o dopo un pranzo alla Locanda significa attraversare vie che conservano un ritmo umano; botteghe storiche scorci inattesi e un rapporto con il paesaggio che ricorda come il Canavese sia una terra di mezzo tra città e montagna, la presenza del Fiume Orco e delle campagne circostanti non è solo scenografia, ma influenza concreta sulla cultura gastronomica che arriva nel piatto

PERCHÉ VALE IL VIAGGIO DA TORINO

Per chi parte da Torino la Locanda rappresenta una destinazione ideale per un pranzo lento una cena speciale o una sosta gastronomica nel fine settimana, la cucina racconta il territorio con rispetto e personalità, il servizio mantiene toni familiari ma curati e l’ambiente è pensato per far sentire l’ospite accolto non spettatore, è una proposta che parla a chi cerca autenticità, a chi vuole riscoprire sapori storici e a chi apprezza la cucina piemontese nella sua forma più sincera, con la sensazione finale di aver fatto non solo un pasto ma un piccolo viaggio nel cuore del Canavese.

Noemi Gariano

Vitel Etonné, ristorante simbolo della tradizione piemontese

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Nel cuore di Torino tra tradizione e cucina di qualità

Nel centro storico di Torino, a pochi passi dalle principali vie e dai luoghi più visitati della città, si trova il ristorante Vitel Etonné, un locale che negli anni è diventato una meta conosciuta non solo dai torinesi ma anche da molti visitatori e turisti. La sua posizione centrale lo rende facilmente raggiungibile e spesso viene scelto da chi vuole fermarsi a mangiare piatti tipici piemontesi in un ambiente curato ma allo stesso tempo accogliente. Il ristorante è conosciuto per una cucina legata al territorio, con ingredienti di qualità e piatti che richiamano la tradizione locale, ma presentati in modo moderno e attento ai dettagli.

Il vitello tonnato e gli antipasti della casa

Il piatto che rappresenta il ristorante e da cui prende anche il nome è il vitello tonnato, considerato il vero cavallo di battaglia del locale. Si tratta di uno dei piatti più famosi della cucina piemontese e qui viene proposto come specialità della casa, molto richiesto dai clienti. Tra gli antipasti si trova anche l’uovo poche, spesso servito con ingredienti stagionali e abbinamenti che cambiano durante l’anno. Gli antipasti richiamano la tradizione piemontese e comprendono piatti preparati con carne cruda, verdure di stagione e prodotti del territorio, con particolare attenzione alla qualità delle materie prime.

Primi e secondi della tradizione piemontese

La cucina del ristorante propone anche diversi primi piatti tipici piemontesi, come pasta fresca fatta in casa, agnolotti, tajarin e plin con sughi tradizionali come arrosto, burro e salvia o sughi di carne. Sono piatti che fanno parte della tradizione regionale e che rappresentano una parte importante del menù. Anche per quanto riguarda i secondi piatti, la proposta è legata soprattutto alla carne, con piatti tipici piemontesi preparati con ingredienti selezionati, ma non mancano alcune proposte diverse che variano in base alla stagione.

Il ristorante Vitel Etonné nel tempo è diventato quindi un punto di riferimento per chi cerca a Torino una cucina piemontese di qualità, con piatti della tradizione, ingredienti del territorio e un menù che unisce ricette classiche e proposte stagionali, mantenendo sempre un forte legame con la gastronomia locale.

NOEMI GARIANO