politica- Pagina 264

Partiti alle grandi manovre. Ma chi pensa al territorio?

Un Pd che pericolosamente sta scivolando a sinistra. Pericoloso per ciò che avrebbero voluto essere. Con una legge del contrappasso.
Enrico Letta, democristiano doc schiacciato su Fratoianni. Che brutta fine. Fino a ieri gli ex comunisti accusavano il Pd di essere in mano agli ex democristiani.
Rotto con Calenda, mi sa che Enrico Letta ha perso un po’ il controllo della situazione.
Emblematico il caso della zona ovest. Grugliasco, Collegno e Rivoli.  Secondo i sondaggi il centrosinistra è sotto di 5 punti.
Enrico Letta si appella ai Sindaci: scendete voi in campo, vogliamo valorizzare il territorio. Pronti i sindaci, il PD locale ed il segretario provinciale: propongono Monta’ ex sindaco di Grugliasco.  Risposta: candidato Davide Gariglio retrocesso da capolista alla Camera, per fare posto a Mauro Berruto imposto da Letta. Davide Gariglio democristiano doc ed ex renziano probabilmente paga il curriculum vitae… dunque strada in salita per essere rieletto e forte arrabbiatura dei piddini locali. Un capolavoro per perdere. E Debora Serracchiani candidata capolista ad Alessandria?  Probabilmente manco la vedranno in campagna elettorale.  Che disastro.
Ma tanto Enrico Letta ha già le valigie pronte e dopo le elezioni si dimetterà. Raggianti Carlo Calenda e Matteo Renzi.  Sicuramente porteranno a casa più voti. Lubatti, Fregolent e Marino pronti nel fare il loro dovere ed il treno per Roma per loro è già prenotato.
Per ora , almeno per ora, mi sa che chi si avvantaggerà di queste liste , decisamente bislacche del PD sarà Azione – Italia Viva con l’intramontabile Matteo Renzi.
Altro discorso sono i pentastellati. Le cosiddette primarie online sono fumo negli occhi . Chi sarà candidato ed eletto ha una sola caratteristica: essere amico di Conte.
Il Movimento cinquestelle oramai è diventato un giocattolino, appunto, di Conte.
Sulla galassia di sinistra o dir si voglia di estrema sinistra, francamente mi sono perso.
Forse dovrei dedicarci un po’ più di tempo.
Ma francamente penso d’avere altro di molto più interessante che seguire i nostalgici di ciò che è stato il Pci. Cose da cent’anni fa, giusti  giusti. Unica cosa che ho inteso la proposta di Ingroia di candidare Gina Lollobrigida, la loro nuova pasionaria. Decisamente azzardato,per non dire altro di più ilare.
Un certo rilassamento nel centrodestra.  E sicuramente in Fotza Italia qualcuno vuole forzare e togliere candidati a Fratelli d’Italia.
Sono piccole scaramucce poco rilevanti. Tutti sanno che i Fratellini della Meloni faranno la parte del leone. Gilberto Pichetto saldamente ancorato nel suo biellese con solidi rapporti con Berlusca che ha delegato Tajani nel fare con Salvini e Meloni. In Piemonte tutti confermati gli uscenti. Sembra che vogliano castigare la Porchietto per le sue pericolose amicizie con Carfagna uscita da Forza Italia.  Ma non penso . Sarebbero stupidi. Poi è arrivato il momento di Fabrizio Comba.  Anzi è ritornato il momento di Comba.
Segretario regionale  di Fratelli d Italia e grande amico e sodale di Giudo Crosetto.
Damilano corteggiato sia da Calenda che dal centro destra. Vedremo.
Ed il territorio, precisamente gli interessi del nostro territorio chi li farà?  Buio totale. Del resto non è una novità. Chiosa finale.
Chi vincerà tra Stefano Lepri e Roberto Rosso in Barriera di Milano?  Tutti e due ricandidati.
Stefano Lepri arriva dalla Margherita con un passato di giovane democristiano.  Roberto Rosso giornalista e canavesano . Tutti e due fino a 15 giorni fa poco c’entravano con Barriera di Milano.  Barriera che ora ha un presidente di quartiere di Fratelli d Italia.
Vero che Roberto Rosso è stato eletto 5 anni fa in Barriera.  Ma in questi ultimi 5 anni non si è visto molto. Vedremo, ricordando che fino a trent’anni fa Barriera era una roccaforte inespugnabile dei comunisti. Come diceva il mio Vate Toto’: come passa il tempo.
Dimenticavo. Mimmo Portas fatto fuori dal Pd.
Dunque i Moderati fuori dai giochi con Carlotta Salerno che rimarrà assessore.
Ma questa è un altra storia.
Patrizio Tosetto

Buona Destra Piemonte: si dimette il Coordinamento Regionale

Con la nascita dell’alternativa centrista si dà il potenziale inizio ad una nuova stagione politica che, a seconda degli scenari politici successivi al 25 Settembre, potrebbe portare al superamento di quel bipolarismo mai realmente esistito e che si è trasformato, negli anni, in un bipopulismo dannoso per il Paese.

Crediamo però che in politica debbano esistere dei limiti, crediamo che la dignità e la coerenza debbano essere sempre perseguiti, crediamo che quando un leader di partito inizia ad apparire come appartenente ad altro partito,  per dignità e coerenza, prima dovrebbe lasciare il partito di cui indossava il simbolo. Sopratutto se quel partito non è nato dal singolo e non è nato, almeno nell’apparenza, come comitato elettorale di quel singolo. Crediamo che esistendo uno Statuto lo si dovrebbe seguire e, da Statuto, i tesserati di altri partiti dovrebbero essere espulsi. Sempre che partito, Statuto e valori non siano stati unicamente un bluff per ritagliarsi un po’ di visibilità.
Crediamo che seguire il vento in balìa delle onde, innamorandosi del “forte”di turno, non sia politica. Crediamo che essere passati dalla politica “alta ed altra” alla fase Contiana, poi Draghiana, poi Calendiana, passando dalla retorica antifascista del fronte antisovranista fino all’indignazione verso la stessa retorica utilizzata dai compagni di viaggio di 24 ore prima, sia indice di un progetto che può essere identificato con tutto, tranne che con una buona politica. Crediamo che i limiti ed i desiderata del singolo siano venuti alla luce, sostenuti dai pochi senza costrutto che si allineerebbero con chiunque. Crediamo che da sognatori di una rivoluzione culturale e politica, ricca di valori, di visione a lungo termine, di progetti e proposte concrete si sia arrivati a farsi andare bene tutto, adattandosi anche alle ripetute contraddizioni ed al populismo dell’antipopulismo.
La dignità e l’agibilità politica del nostro progetto sono state sconfessate e sacrificate in nome di non si sa bene cosa, con una totale perdita di quell’identità valoriale e coerenza con noi stessi che nel tempo ci aveva contraddistinto, pur con tutte le sfumature del nostro percorso.
Non volendo pensare alla malafede, sicuramente si evidenzia un’incapacità politica che è esplosa nel momento in cui si è dovuto passare dalla teoria alla pratica, quando la barra del timone sarebbe dovuta essere tenuta da mani salde ci si è ritrovati allo sbando più totale e la rotta è stata persa. Ora che la strada intrapresa coincide con quella che noi non avevamo mai lasciato, vedere festeggiare chi ha diametralmente cambiato la propria posizione ci strappa più di un sorriso.
Se per alcuni la politica si riduce ad un mero esercizio di politologia da social o in una tifoseria contro il nemico di turno, beninteso che il contrasto alla “politica contro” fosse una base fondante della nascita della Buona Destra, per altri la serietà, la coerenza e la dignità sono capisaldi non in vendita per uno scranno parlamentare o per un posto nella direzione di un altro partito.
Se per alcuni, casualmente coloro che meno hanno dato, meno hanno fatto, meno si sono esposti pubblicamente per questo percorso, l’identità ed i valori si possono quotidianamente cambiare più volte al giorno, altri, fortunatamente i più, non sono disposti a tanto.
Di fronte ad un’evidente suicidio politico del singolo e del gruppo, non si può chiudere gli occhi o voltare la testa, ma si può decidere con dignità di non partecipare allo spettacolo in scena. Quella casa della quale abbiamo contribuito a gettare le fondamenta, ad arredarla, a renderla accogliente, abitabile e sempre più abitata, è stato deciso più o meno razionalmente di renderla un rudere cadente e decadente, una scatola vuota.
La politica è decisione. La politica è coraggio. Il coraggio che ci ha contraddistinto da sempre e che ci ha spinto a sostenere la nascita di un’alternativa che fosse seme per il futuro.
Purtroppo, davanti ad una serie di prese di posizione contrastanti tra loro e che si sono rivelate sbagliate non si è avuto il coraggio di ammettere l’errore, il coraggio di correggerlo.
Questa casa, a cui rimarremo sempre affezionati come ad un bel sogno svanito, non è più la nostra casa. Non la riteniamo nemmeno più una casa, ma un salotto di 4 amici del si a tutto, del si anche a sconfessare se stessi senza contenuti, senza valori. Che se la suonano e se la cantano, in solitudine, compiacendosi.
In ragione di questo, Il Segretario Regionale, il Direttivo Regionale, il Coordinamento Regionale e tutti i Referenti Locali della Buona Destra del Piemonte, rassegnano le proprie dimissioni da tutte le cariche ricoperte fin qui nel partito. Proseguiremo con coerenza il nostro percorso che mira a costruire un’alternativa concreta, forte e competitiva, che dia una nuova via e visione al futuro del
Paese. Una strada che abbiamo intrapreso e, a differenza d’altri, mai lasciato e sulla quale continueremo la nostra attività ritenendola l’unica via per ridare dignità alla politica attraverso la concretezza delle idee e la fattibilità di proposte serie e lontane dalla fascinazione del momento. La politica non può ridursi al mero esercizio della denigrazione “dell’avversario” o limitarsi al lancio di slogan di facile consumo, ma deve farsi guida attraverso cultura e competenza tramite le quali elaborare proposte, idee ed una visione concreta del futuro del Paese. Questo era un nostro caposaldo, questo noi in Piemonte abbiamo sempre fatto e su questa strada continueremo.

Torna (aggiornato) il simbolo del Psdi

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Alla conclusione delle operazioni di deposito dei contrassegni presso il ministero dell’Interno, i Socialdemocratici esprimono la loro soddisfazione per aver completato le operazioni idonee a riportare il simbolo del Sole nascente nell’agone politico. Il partito, che ha per segretario nazionale Umberto Costi, schiera infatti il solo emblema, tra i tanti presentati, che riporta con coerenza la scritta “Socialdemocrazia” e rappresenta esplicitamente la continuità del partito fondato nel 1947 da Giuseppe Saragat. I Socialdemocratici, saldamente collocati in una posizione di sinistra riformista, parteciperanno alle prossime elezioni, politiche e regionali, con l’ambizione di essere parte attiva di un’alleanza che faccia da argine ad ogni forma di populismo, sovranismo ed antieuropeismo. Di certo, a dispetto di notizie di stampa riguardanti «una non meglio precisata associazione», non sono e non saranno alleati con la formazione politica di Luigi Di Maio. Come sottolineano in una nota il segretario organizzativo Claudio Maria Ricozzi ed il responsabile per la comunicazione del partito Antonio Matasso, «probabilmente, allo stesso modo in cui il ministro degli Esteri ha scambiato tempo fa un paese per un altro, oggi ha confuso per la vera Socialdemocrazia un’associazione costituita all’ultimo momento da un esiguo numero di persone, giocando peraltro sugli acronimi e senza aver depositato alcun simbolo elettorale, semplicemente perché i soci di quel sodalizio non possono farlo». Ricozzi e Matasso sottolineano infine che nel partito milita la maggioranza di coloro i quali sono rimasti socialdemocratici negli ultimi venticinque anni, unitamente ad alcuni che hanno militato anche nel Psi, ricevendo lettere accorate da persone molto vicine al presidente Saragat, con apprezzamenti per «chi ha presentato il simbolo del Sole nascente al Viminale, mantenendolo nel tradizionale alveo della sinistra». Nello scorso. mese di maggio, in concomitanza con la riorganizzazione dei Socialdemocratici, altre due iniziative di frangia si erano mosse nello stesso campo: quella dell’associazione culturale “Proposta Socialista Democratica Innovativa” alleata con Di Maio e presieduta da Mario Calí, nonché un’altra legata alla pretesa dell’ex segretario Carlo Vizzini di recuperare il vecchio simbolo, da un soggetto che i Socialdemocratici ritengono non titolato a detenerlo. La scelta dei socialisti democratici saragattiani è stata dunque quella di aggiornare lo storico simbolo e lo statuto per arrivare al 13 agosto a depositare il contrassegno, con l’approvazione della maggioranza della comunità umana e politica legata a Giuseppe Saragat. Un gruppo che «in questi anni, al contrario di qualche ex socialdemocratico, non è andato in giro a destra e a manca in cerca di lidi più comodi».

Elezioni: Ruffino “programma Terzo Polo per futuro dell’Italia”

“No pillole o programmi roboanti ma impossibili da realizzare, ma soprattutto no ad accozzaglie di propositi elettorali che sono divieti allo sviluppo e annunci di nuove tasse come quelli del cartello elettorale di centrosinistra.” Dichiara in una nota la deputata di Azione, Daniela Ruffino. “Noi siamo per una reale diminuzione della pressione fiscale, contro le patrimoniali, per la tutela del lavoro e dell’ambiente, la crescita e lo sviluppo economico. Questo il programma concreto, semplice e realizzabile del Terzo Polo per il futuro dell’Italia” conclude.

Moderati-PD: dopo 18 anni finisce l’alleanza

Prendiamo atto, non senza rammarico, che l’alleanza tra i Moderati e il PD, in cui la nostra forza ha saputo essere determinante sui territori e nelle amministrazioni, con oggi giunge al termine.

La scelta del Partito Democratico di non riconoscere il ruolo dei Moderati sulla Città di Torino, in cui Carlotta Salerno e Silvio Magliano sono rappresentativi, ci impone una riflessione sulla nostra alleanza politica storica.
Il nostro movimento è stato decisivo in svariati frangenti per far vincere il centrosinistra. Prendiamo comunque atto di questa scelta, dunque, e auguriamo al Partito Democratico una buona campagna elettorale.on. Giacomo Portas
Carlotta Salerno
Silvio Magliano 

Candidature e liste: siamo alle solite

Dunque, ci risiamo con il suk arabo. La vicenda delle candidature, degli incroci nella quota
proporzionale e nella scelta dei collegi uninominali vincenti, ripropone il capitolo della fatidica
designazione centralistica dei candidati da parte di ogni partito. Soprattutto quando questa
designazione coincide con le giornate di Ferragosto. Del resto, lo diciamo da ormai molto tempo e
da molto tempo è un tema del tutto irrisolto. E cioè, l’impossibilità – o meglio la non volontà – di
ridare la voce ai cittadini/elettori attraverso il varo di una riforma elettorale degna di questo nome.
Per l’ennesima volta, infatti, ci troviamo di fronte ad uno scenario dove due soli criteri la fanno da
padrone: quello della fedeltà al capo partito da un lato e quello della brutale rappresentanza
correntizia dall’altro. Due criteri che nulla centrano con la competenza, il radicamento territoriale,
l’espressività sociale e, non ultimo, la “professionalità” della politica. Insomma, da anni
denunciamo – tutti, partiti, organi di informazione, intellettuali, opinionisti e commentatori – la
debolezza strutturale della nostra classe dirigente e la sua sostanziale incapacità di ergersi a
guida autorevole e qualificata del paese e poi si fa di tutto per bloccare una riforma che almeno
cerca, seppur con scarsa possibilità di successo,di invertire quella rotta. E, pertanto, la selezione
e la promozione della classe dirigente politica continua ad avvenire all’insegna dei criteri che
quotidianamente denunciamo e combattiamo.
Ora, ci si trova di fronte all’ennesima competizione elettorale del tutto impotenti e anche un po’
rassegnati. Ovvero, il giorno dopo la compilazione centralistica delle liste già sapremo – senza
sbagliarsi granchè – chi saranno i futuri eletti e chi saranno i sicuri sconfitti o trombati. E questo
perchè, anche attraverso gli ormai quotidiani sondaggi, conosciamo in forte anticipo il peso dei
vari partiti e, di conseguenza, i potenziali eletti di quella lista proporzionale nelle varie
circoscrizioni e i vincenti dei collegi uninominali. Tutto è già certificato. Anzi, per essere ancora più
precisi e dettagliati, il giorno dopo la compilazione delle liste i candidati possono anche fare a
meno di cimentarsi con la campagna nazionale elettorale perchè già si sa la potenziale e futura
composizione delle Camere. Salvo miracoli – sempre possibili, per carità – addebitabili ad eventi
straordinari ed imprevedibili. Ma, appunto, proprio perchè imprevedibili sono del tutto fuori della
norma.
Insomma, anche questa volta pagheremo le conseguenze della debolezza della politica. O meglio,
della esplicita volontà dei capi partito di continuare a designarsi i propri eletti. C’è una sola
speranza, al riguardo. Ed è quella che i capi partito scelgano al meglio la futura rappresentanza
democratica. Perchè altrimenti sarebbe difficile, estremamente difficile, denunciare giustamente le
malefatte e lo squallore del populismo grillino e poi continuare tranquillamente a praticare quella
degenerazione. Ovvero, continuare ad avere una rappresentanza parlamentare disciplinata
unicamente ed esclusivamente dalla fedeltà, dalla logica tribale della spartizione delle varie tribù
correntizie e dalla sostanziale debolezza delle singole personalità politiche. Sarebbe, ancora una
volta,il trionfo dell’anti politica, del qualunquismo, della demagogia e del pressappochismo.
Ovvero, per dirla in altri termini, della vulgata populista che tutti diciamo, almeno a parole, di
combattere e di voler definitivamente sradicare dal tessuto democratico del nostro paese.

Giorgio Merlo

Ruffino “Sinistra sempre aumentato tasse, da centrodestra solo promesse. Terzo polo farà vera riforma fiscale”

“Dal centrodestra stiamo ascoltando tanti buoni propositi per tagliare le tasse ma realmente non illustrano una proposta specifica e soprattuto convincente”. Dichiara in una nota la deputata di Azione, Daniela Ruffino. “Dicono che le coperture per tagliare le tasse ci sono, bene! Quali sono e dove le trovano però non lo spiegano. Se è questa la credibilità su cui fondano il loro programma e la campagna elettorale allora abbiamo la vittoria in tasca. Non è purtroppo con tante belle, ma irrealizzabili, promesse con cui si vinceranno le prossime elezioni ma solo illustrando proposte concrete e sopratutto fattibili. La sinistra le ha sempre aumentate, il centrodestra ha sempre promesso un taglio mai arrivato, il Terzo Polo farà la vera politica fiscale che le famiglie e le imprese aspettano da tempo e per rilanciare l’economia dell’Italia”, conclude.

Impegno Civico e P.S.D.I. insieme alle elezioni politiche


La leva del PNRR al centro di un nuovo progetto di welfare e di sviluppo sostenibile

Raggiunta a Roma l’intesa programmatica che porterà la storica formazione politica del “Sole Nascente” ad aderire ad Impegno Civico in occasione delle elezioni politiche in programma il prossimo 25 settembre. Sviluppo sostenibile, diritti civili, giustizia sociale e politiche di contrasto al cambiamento climatico nel quadro della transizione ecologica, questi i punti su cui hanno trovato convergenza Luigi Di Maio, Mario Calì e Bruno Tabacci. Attraverso la lista comune “Impegno Civico”, presente sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica, inizia una sinergia che richiama alla mente i grandi progressi economico-sociali della migliore tradizione liberaldemocratica e socialdemocratica italiana.
«Questo accordo – afferma il capo politico di Impegno Civico, Luigi Di Maio – rimarca in maniera ancora più forte l’accento che il nostro progetto politico mette sull’inclusione e la condivisione. L’imperativo adesso è unire le forze per fornire precise soluzioni sui temi, le esigenze e le istanze che hanno a cuore i cittadini in questo momento storico. Sostenibilità nella transizione ecologica e massimo impegno nel mettere a terra ogni singola risorsa prevista nel Pnrr, non sono che alcune delle nostre priorità. È soltanto uniti che riusciremo a dare risposte concrete».
«Più case, scuole ed ospedali, migliori e per tutti. Il famoso trinomio – ricorda Mario Calì, Presidente Nazionale del PSDI – reso celebre nel dopoguerra dai Socialisti Democratici di Giuseppe Saragat, futuro Presidente della Repubblica, è ancora oggi un solido caposaldo per qualsivoglia programma politico. Un tassello irrinunziabile di una agenda sociale, riformista e progressista, per l’Italia del XXI secolo. Le politiche a sostegno dell’abitare, della formazione e della cura, restano infatti esigenze fondamentali per tutti, cittadine e cittadini di ogni età, ed oggi rappresentano ancor di più una sfida cruciale sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo grazie alle opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
In un momento storico caratterizzato da un’amnesia diffusa, le intuizioni socialdemocratiche che in Italia hanno segnato l’inizio di un vero welfare universale, rimangono valide ed attuali perché in grado di consentire a giovani, adulti ed anziani, di guardare al futuro con minore apprensione e maggiore fiducia. Il PSDI – conclude Mario Calì – porta in dote allo schieramento progressista un patrimonio ideale, progettuale ed umano di assoluto ed evidente valore».

“Unione Popolare ha diritto di cittadinanza?”

BUROCRAZIA CONTRO DEMOCRAZIA:

 

Dichiarazione del Segretario provinciale di Rifondazione Comunista

Fausto Cristofari

 

Siamo qui, alla vigilia di Ferragosto, intenti a raccogliere le firme per far sì che la lista di  alternativa Unione Popolare, che ha per portavoce Luigi De Magistris,  possa presentarsi alle elezioni politiche del 25 settembre. Quasi nessun altro deve farlo. Chi già era in Parlamento prima del 31/12/21 e chi ha trovato qualche spericolato apparentamento ne è esentato.

Il Presidente Mattarella, che ha chiamato al voto in tempi così ristretti, si è mostrato sordo a qualunque appello: nessuna riduzione del numero di firme necessarie (misura pure adottata in occasioni meno emergenziali di questa), nessuna possibilità di considerare valida la firma elettronica (come già fatto in occasione degli ultimi referendum).

In queste circostanze, la democrazia, in senso sostanziale, è monca.

Inoltre, nei giorni scorsi, avevamo già denunciato i ritardi con cui la burocrazia comunale ha concesso l’autorizzazione all’autentica delle firme. Apprendiamo ora che l’Ufficio elettorale del Comune, in occasione del Ferragosto, resterà chiuso per tre giorni. Cosa forse normale in tempi normali. Ma alla Città di Torino, al Sindaco Lo Russo, non interessa il fatto che c’è una campagna elettorale in corso? Sanno che l’apertura dell’Ufficio elettorale, in questi giorni, è indispensabile per consentire tutta una serie di adempimenti obbligatori per la presentazione delle liste? Che indicazioni sono state date alla dirigenza per affrontare la scadenza elettorale? E la dirigenza non ha pensato di provvedere a far fronte all’emergenza?

Lo sconforto è grande, perché la democrazia non ha bisogno di essere proclamata, ma va praticata. Rivolgiamo quindi un appello a tutti i mezzi di informazione affinché rompano il muro di silenzio che circonda le forze e le coalizioni politiche che non fanno parte dei soliti noti già presenti nelle istituzioni.

m La vigilia di Ferragosto, Unione Popolare raccoglierà a Torino le firme, in mattinata, dalle ore 10, al Parco Ruffini e al Gran Balon e, nel pomeriggio, dalle 16,30, al Parco della Tesoriera.

Ci sarà un giornalista o una giornalista che abbia a cuore la partecipazione e la democrazia disposto/a a spendere due righe anche per noi di Unione Popolare?

Link a blog https://unionepopolare.blog/unione-popolare-ci-metto-la-firma/

Sanità, trasporti, economia: quale futuro per il Canavese?

Gianluca Gavazza, oggi consigliere segretario del Consiglio regionale del Piemonte, è uno degli esponenti della Lega, eletti a Palazzo Lascaris. Residente a Torrazza Piemonte è stato eletto nel collegio di Torino e Città Metropolitana.

Con lui ‘Canavesanoedintorni.it’ ha avuto un lungo colloquio nel suo ufficio a Torino, affrontando molti temi, a partire, naturalmente dal territorio, non mancando di affrontare quello sul quale si è particolarmente impegnato, la ‘battaglia’ per la riapertura della linea ferroviaria Chivasso-Asti. Ed è stata davvero una chiacchierata a tutto tondo, nella quale Gavazza non si è mai sottratto alle risposte.

 

Consigliere a Ivrea la questione ‘calda’ è quella dell’ospedale …

Sarà un investimento importante per una struttura ospedaliera che dirà la sua, andando anche a servire la Valle d’Aosta. Attualmente è aperta la questione sulla scelta del sito, da un lato c’è l’area Montefibre che consentirebbe un recupero di una zona industriale dismessa e si troverebbe a 400 metri dalla stazione ferroviaria e ad un chilometro della bretella autostradale e in questo modo ci sarebbe un collegamento anche in direzione di parte del Vercellese e del Biellese, dall’altro c’è l’ipotesi di Pavone Canavese.

 

Per Chivasso, invece, cosa bolle in pentola ?

Il ponte di Sant’Anna che lo chiede da tempo. E’ stato fatto nel 1870 per essere percorso da carretti con cavalli. Dal 2007 c’è un progetto che rimbalza da una parte all’altra. E’ un’opera che va fatta perché, a largo raggio, collega Aosta con Genova per la logistica. Il territorio si sviluppa quando ci sono le strutture.

 

In questa ottica possiamo vedere anche il collegamento ferroviario Chivasso – Asti, interrotto da anni ?

Si lavora per fare partire un progetto pilota che durerà per un anno per riattivare questa tratta sino a Montiglio Monferrato. Il principio è lo stesso del ponte, che nello specifico interessa in prima persona i Comuni di Verolengo e di Crescentino, la Città Metropolitana di Torino e la Provincia di Vercelli. Dicevo il principio è lo stesso: è inutile parlare di insediamenti industriali se non ci sono le infrastrutture. Ecco perché serve la linea ferroviaria attiva. Poi c’è il discorso che questa è utile anche per il turismo con i treni storici: nulla vieta di caricare le bici sui treni e poi seguire dei percorsi dalle stazioni ai bricchi.

 

Pur essendo un consigliere eletto in Città Metropolitana, che legami ha con la Valcerrina ?

Quando ero giovane e lavoravo nel settore commerciale/agricolo caricavo uva, fieno, paglia, bestiame in Valle. Ero spesso a caricare fieno a Casalino di Mombello e la pesatura era a Cerrina, ma andavo anche ad Odalengo Grande, Odalengo Piccolo. E poi avevamo la terra a Grana, in Provincia di Asti e d’estate ero sempre lì.

 

Ritiene che il Canavese sia penalizzato come territorio rispetto alla Città Metropolitana. Cosa ne pensa dell’ipotesi di una Provincia del Canavese che ogni tanto riaffiora ed è stata in passato anche oggetto di proposte di legge al Parlamento, mai però approdate ad una discussione ?

 

Il mio partito ha una suddivisione territoriale che fa capo da un lato a Torino, dall’altro al Canavese che è una realtà di circa 400mila persone. Ritengo che le tradizioni, le identità territoriali, vadano sempre e comunque rispettate. Ma quando si va a parlare in contesti di grandi dimensioni non è opportuno andare a frazionare. Settimo Torinese ha bisogno di Balme come Balme ha bisogno di Settimo Torinese.

 

A cosa sta lavorando sotto l’aspetto legislativo ?

 

Una proposta di legge che porti l’Iva sull’acqua naturale, non quella gassata, al 4% anziché al 22%. Poi si sta mettendo mano ad una normativa sul benessere animale. Se è vero che si vuole abolire la catena al cane, con qualche problema per le aziende agriocole è giusto però che chi lo vuole tenere in appartamento gli metta a disposizione degli spazi minimi per legge. Naturalmente sarebbe una disposizione che non tocca chi è già proprietario di un cane ma troverebbe applicazione dalla sua approvazione in poi.  Certamente è un argomento che va approfondito con tutta la serietà e la cautela del caso.

 

Massimo Iaretti