La ‘coesione istituzionale’ decisiva per il governo del territorio.
“Se c’era ancora qualche dubbio da chiarire per le forze centriste in vista delle prossime elezioni
regionali piemontesi, li ha sciolti definitivamente l’ex sindaco di Torino ed attuale parlamentare dei
5 stelle Chiara Appendino. Perchè nel momento in cui si mette addirittura in discussione il valore
decisivo e cruciale della ‘coesione istituzionale’ tra il Sindaco di Torino Stefano Lorusso e il
Presidente della Regione Alberto Cirio per il governo del territorio, semplicemente si evidenzia
l’assenza di qualsivoglia cultura di governo del partito populista per eccellenza.
E questo è uno dei motivi, forse il principale, che obbliga le forze e i movimenti centristi e riformisti
del Piemonte a non stringere alcun accordo politico e programmatico con le forze populiste e
massimaliste. Per riaffermare, al contempo, una vera cultura di governo e anche, e soprattutto,
per il buon governo del territorio”.
Giorgio Merlo, dirigente nazionale Tempi Nuovi-Popolari Uniti.
Centro, ora unità. Se si vuol competere. Certo, se si dovesse guardare il recente voto polacco da un lato con la vittoria di Donald Tusk e le ottime prospettive di Keir Starmer nel Regno Unito arriveremmo alla facile conclusione che è giunto il momento, anche e soprattutto nel nostro paese, di costruire e consolidare al più presto un’offerta politica centrista, riformista e di governo. Alternativa ai populismi e, nello specifico, al massimalismo settario e radicale della sinistra della Schlein e al sovranismo leghista. Purtroppo, in Italia chi denuncia, e giustamente, la deriva del bipolarismo sempre più selvaggio e maldestro, nonchè nocivo per la stessa salute della nostra democrazia, si limita a condizionare – con scarsi se non impercettibili risultati – uno degli attori principali proprio di questo bipolarismo. E nulla più, almeno per il momento. Insomma, sempre di più “si vince al centro” o, se piace di più, si vince con l’affermazione di una “terza via”. Ora, al di là dell’attuale vittoria polacca e delle ottime prospettive del Regno Unito, è indubbio che il tema interpella a maggior ragione il nostro paese. E, soprattutto, l’area di Centro. Certo, non mancano i partiti e le formazioni politiche che vogliono occupare quello spazio. E noi, cioè il movimento politico e culturale dei Popolari di ‘Tempi Nuovi” non ci stanchiamo di ripetere che l’unica strada in grado di attenuare e battere il secco impianto bipolare è quello di irrobustire e rafforzare un polo di Centro. Ovviamente plurale e di governo, riformista e dinamico. Ma questo Centro, purtroppo e con altrettanta chiarezza, è credibile e con una prospettiva certa solo nella misura in cui è unito. Ma, di grazia, che senso ha un partito che ha l’ambizione di occupare politicamente uno spazio centrista e di farsi interprete di quella domanda e poi, al contempo, litiga a mani basse con l’altro partito che percorre lo stesso obiettivo? Ma come può un normale e semplice elettore che non si riconosce, o non si riconosce più, nell’attuale bipolarismo e nei partiti che lo compongono, fidarsi di un progetto che vede uno stillicidio quotidiano tra le 3 o 4 formazioni politiche che vogliono farsi paladini di una rinnovata “politica di centro” nel nostro paese? La domanda è talmente banale che non merita neanche di una risposta. E, ancora, quali sarebbero le motivazioni politiche di questa rissa quotidiana? Anche qui la risposta è semplice: beghe personali, vendette trasversali, personalismi senza limiti e litigi da cortile. Ma, per fare un solo esempio concreto, i grandi leader e statisti della Democrazia Cristiana – cioè, per capirci, i vari capi corrente – si amavano all’infinito? Certamente no, anzi! Ma quei grandi leader e statisti hanno sempre avuto una precisa consapevolezza accompagnato da un comportamento altrettanto netto: e cioè, lo scontro politico era duro e senza esclusione di colpi ma le ragioni dell’unità, di natura politica, avevano sempre e puntualmente il sopravvento. Solo così la politica trionfava a scapito delle strutturali e del tutto fisiologiche contrapposizioni personali. Ecco perchè, possiamo parlare e discettare della vittoria del polacco Tusk e delle aspettative crescenti del britannico Starmer solo se da noi riusciamo a trasformare la domanda di Centro in un vero e proprio progetto politico unitario. Senza fermarsi ai rancori fanciulleschi e alle pregiudiziali personali di natura prevalentemente adolescenziale.