Dichiarazione dell’on. Daniela Ruffino (Azione):
Un’autentica e profonda riforma della giustizia non può non considerare lo stato delle carceri e delle condizioni dei detenuti come il capitolo decisivo perché riceva il timbro di riforma di civiltà. Il ministro Carlo Nordio ha fatto il suo dovere d’ufficio recandosi in visita nel carcere Lorusso e Cutugno a Torino. Due donne morte suicide in poche ore sono un pesante atto d’accusa contro i responsabili dello stabilimento penale. Le inchieste accerteranno, almeno si spera, se c’è stata una catena di omissioni all’origine dei due drammi. Il ministro farà bene però ad andare oltre queste vicende per affrontare la questione del sovraffollamento. Come si è visto non è stato sufficiente depenalizzare una serie di reati per migliorare le condizioni di vita quotidiana in carcere. La protesta inscenata dai detenuti a Torino non è un semplice fatto simbolico. Nordio potrà constatarlo visitando altre carceri, magari prima che si registrino altri suicidi.
“La stagione estiva induce ad un certo rilassamento, ma non per tutti.
Le persone senza fissa dimora rimangono sempre in strada e devono affrontare i problemi di sempre.
Un caso emblematico è il piccolo arco tra i Giardini Reali e piazza Castello, diventato da tempo “un albergo” dove alloggiano 4 senza tetto con un cane, che espletano i loro bisogni, con un forte olezzo di urina presente e una situazione igienico sanitaria precaria.
Una porta “dell’assurdo” che dovrebbe rappresentare un biglietto da visita per i turisti e chi transita per recarsi in piazza Castello, un luogo al contrario da evitare.
L’Amministrazione ha intenzione di prendere un provvedimento per tale accampamento, vista la situazione igienica?
L’autunno non è poi così lontano e gli “invisibili” torneranno con i loro giacigli, sacchi e zaini infilati tra cancelli e colonne a stazionare sotto portici, anfratti di fortuna facendoli diventare la loro “casa” e la situazione precipiterà nuovamente con i primi freddi.
E’ stato predisposto un piano per l’inverno 2023/2024 per i senza fissa dimora, vorrei conoscere i dettagli e sapere se sono state previste delle strutture per ospitarli e quanto sarà l’investimento economico previsto.
A settembre se ne discuterà in Sala Rossa”
Pino IANNO’ Torino Libero Pensiero
Cattolici, adesso oltre la testimonianza
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
La GMG di Lisbona ha confermato, ancora una volta, anche se non è affatto una notizia, il
giacimento di valori, di impegno, di altruismo e di cultura che accompagnano le giovani
generazioni cattoliche provenienti da tutto il mondo. E quindi anche dal nostro paese, l’Italia. Un
momento di straordinaria importanza che si ripete periodicamente e che conferma, anche con il
magistero di Papa Francesco, il ruolo che possono avere nella società contemporanea, seppur
molto secolarizzata e laicizzata, i valori cristiani e cattolici.
Detto questo, che non è nient’altro che una fotografia oggettiva e persin scontata, è altrettanto
indubbio che oltre alla testimonianza straordinaria di questi giovani, resta ancora inevasa una
domanda che, almeno per il nostro paese, merita di avere prima o poi una risposta adeguata e
pertinente. Ovvero, quando sarà possibile che questo giacimento di valori, di impegno, di
generosità e di cultura oltrepassano la dimensione testimoniale – peraltro importante e sempre
significativa – e accettano la scommessa e la durezza anche dell’impegno politico diretto? Detto
in altri termini, quando sarà possibile immettere queste “forze nuove” nella concreta dialettica
politica italiana? Certo, forse la domanda è troppo cruda e magari anche mal posta. Ma sarebbe
semplicemente da irresponsabili che una forza del genere, prorompente e carica di valori e di
impegno concreto, si arrestasse di fronte alla politica e alle sue dinamiche perchè ancora vissute
come distinte e distanti dal proprio percorso formativo ed ideale. Certo, non mi nascondo dietro
ad un dito. Partiti personali, partiti senza una cultura politica precisa e definita, partiti fatti da
classi dirigenti improvvisate e rigorosamente ubbidienti e servili non rappresentano un viatico così
entusiasta ed allettante per intraprendere un cammino di impegno politico diretto e militante.
Qualcuno dirà, e anche giustamente, che non è affatto necessario legare l’impegno politico alla
presenza sistematica ed organica all’interno dei partiti. Anche perchè, com’è evidente, si tratta di
partiti che tutto hanno tranne che un profilo politico e culturale accattivante o che siano
particolarmente ospitanti. Perchè o si tratta, il più dei casi, di partiti personali o del capo dove il
filtro è l’adesione totale ed incondizionata ai diktat e ai tic del padre/padrone del partito, oppure
sono articolati in rigide ed impenetrabili correnti organizzate dove l’unico esercizio possibile è
quello di applaudire il verbo o il dogma recitato dal capo corrente di turno.
Però, e proprio di fronte ad un quadro così desolante ed ossificato, forse è giunto anche il
momento per alzare il tiro. O meglio, per fare uno scatto in avanti e un vero salto di qualità. Ben
sapendo che, prima o poi, occorre pur affrontare il nodo della partecipazione e della presenza
nella politica organizzata e nei partiti che restano, bene o male, gli strumenti decisivi ed essenziali
della stessa politica. Anche perchè, ed è appena sufficiente scorrere le diverse fasi storiche del
nostro paese per rendersene conto, il ruolo dei cattolici è decisivo e determinante nella sfera
pubblica quando si accettano sino in fondo, e si fanno i conti, con le dinamiche concrete che
caratterizzano e disciplinano la politica. Sapendo di uscire da una dimensione puramente
testimoniale ma con la consapevolezza e la convinzione di intraprendere un nuovo cammino, o
una nuova missione, per cambiare e migliorare la società con cui occorre pur convivere. E l’intero
magistero dei grandi leader, statisti e testimoni cattolici democratici, cattolici popolari e cattolici
sociali del passato ci spinge a porci questa domanda cercando, al contempo, di dare una risposta
concreta e convincente per oggi. Certo, una risposta adeguata ai tempi e che non sia meramente
nostalgica o passatista. Ma, comunque sia, una risposta che accetti sino in fondo le sfide e le
domande, a volte scomode e a volte complicate e difficili, che la politica pone di fronte a noi di
volta in volta.
Perchè, come diceva un grande leader cattolico popolare a noi giovani negli anni ‘80 durante
lunghi e qualificati corsi di formazione alla politica, “solo quando si passa dalla presunzione della
testimonianza alla crudezza della politica si misura la nostra capacità di saper dare risposte
generali e convincenti ai bisogni e alle domande dei cittadini di una comunità e di un paese”. Quel
leader si chiamava Carlo Donat-Cattin. Ma, ieri come oggi, la sfida è sempre quella. E oggi tocca
ai giovani cattolici saper dimostrare, concretamente, che a quella sfida e a quella domanda, prima
o poi, occorre pur dare una risposta concreta, credibile e convincente.
Ne prendiamo atto dopo l’ennesimo episodio, verificatosi sulla linea 4 a Torino: il conducente interviene in difesa del controllore ed è aggredito. Un problema ormai cronico, del quale le Istituzioni devono farsi carico.
Dobbiamo prendere atto che, ormai, autisti e controllori dei mezzi GTT svolgono un mestiere pericoloso. Ci troviamo a commentare l’ennesima aggressione ai danni del personale sui mezzi del servizio di trasporto pubblico: vittime, questa volta, autista e controllore sulla linea 4 a Torino, aggrediti in zona piazza d’Armi, subendo danni fisici (tumefazioni al volto) e alle cose (rottura dei cellulari). Giuste le richieste alla Prefettura e alle Istituzioni di farsi carico di un problema ormai cronico, episodi simili si registrano con una frequenza sconcertante.
Silvio Magliano – Presidente Gruppo Consiliare Moderati, Consiglio Regionale del Piemonte.
SAUZE D’OULX – La politica ed i politici della Valle di Susa saranno i grandi protagonisti domenica 13 agosto alle ore 17presso la Sala Conferenze dell’Ufficio del Turismo di viale Genevris.
L’occasione è la presentazione del libro “Come eravamo. Gli anni della politica in Valle di Susa 1960-2004” scritto da Tullio Monti, con la collaborazione di Luigi Massa ed Emanuela Sarti.
L’appuntamento si aprirà con il saluto del Sindaco di Sauze d’Oulx Mauro Meneguzzi. Luca Giai, responsabile ufficio stampa del Comune di Sauze d’Oulx introdurrà e condurrà l’incontro che vedrà protagonisti l’autore Tullio Monti che dialogherà con Marco Cicchelli, uno degli autori della postfazione del libro.
Di cosa si parlerà? Grazie al lavoro enciclopedico di Tullio Monti, che ha realizzato due volumi rispettivamente da 400 e 500 pagine, si proverà a riassumere la storia dei partiti e degli amministratori che in questi 45 anni hanno animato la vita politica della Valle di Susa, nello spazio temporale che va dal 1960 al 2004 in quella che è ricordata come la Prima Repubblica sino ad arrivare all’inizio della Seconda Repubblica. Nomi, date, aneddoti per uno spaccato di storia contemporanea tutto da rivivere.
Nel primo volume di “Come eravamo. Gli anni della politica in Valle di Susa 1960-2004” si andrà con la memoria alla Storia dei grandi partiti che hanno scritto la Storia repubblicana: dal PCI alla DC, dal PSI al PSDI, dal PRI al PLI, sino ad arrivare alla Lega Nord
Nel secondo volume di “Come eravamo. Gli anni della politica in Valle di Susa 1960-2004” invece si andrà alla scoperta delle grandi figure che hanno scritto le Storie della politica valsusina. E in questo caso ci sono, tra le 128 schede riportate nel libro, tre schede di personaggi politici legati direttamente a Sauze d’Oulx: Daniele Cantore, Giuseppe Pippo Greco e Ada Majero Vitton.
Ma nel libro ovviamente vengono ricordati anche altri personaggi della vita politica di Sauze d’Oulx come il Sindaco liberale Giorgio Gally che è stato sindaco dal 1975 al 1985, sconfitto poi nel 1985 da Piero Gros. Si arriva poi al Sindaco Augusto Faurenel 1990 e alla lista di sinistra del Sindaco Renato Miglio dal 1995 al 1999 quando vince le elezioni Roberto Faure che fa due mandati prima dell’attuale Sindaco Mauro Meneguzzi in carica dal 2009, ma temporalmente non compreso in questo libro. Oltre ai sindaci sono anche ricordati altri personaggi come Carlo Besson, Giuseppe Perron Cabus, Rita Faure.
Un’occasione per tornare a parlare di politica, per ricordare quando c’erano i partiti e per capire da dove, politicamente parlando, arriviamo.
Dichiarazione dell’on. Daniela Ruffino (Azione):
L’indifferenza di Stato è peggio della “ragion di Stato”. Susan John, una donna nigeriana di 42 anni, è morta nel carcere Lorusso e Cutugno a Torino dopo che per tre settimane ha rifiutato cibo e acqua. Chi doveva occuparsi di lei e non lo ha fatto? Sembra che non fosse in sciopero della fame, ma era stata trasferita nel settore riservato a detenuti con problemi psichiatrici. A maggior ragione ricorrevano le circostanze per una tempestiva richiesta di ricovero da parte di chi ne ha il potere. Non si conosce la catena delle possibili omissioni, ma il ministro Nordio farà bene a mandare ispettori in quel carcere. Se la civiltà di un Paese si misura dal livello di umanità con cui tratta i detenuti, oggi è sceso il buio sull’Italia.
“L’OCCASIONE PER IL CONSIGLIO REGIONALE DI UNA RIFLESSIONE AMPIA SULLE INFRASTRUTTURE”
«Le considerazioni portate alla luce dalla neosindaca di Bussoleno sono importanti e meritano una riflessione. Una riflessione che non può che essere anche politica e coinvolgere il Consiglio Regionale. Le grandi opere, infatti, hanno una proiezione temporale che va ben oltre le singole legislature e necessitano perciò di condivisione, se non si vuole ricadere nel balletto per cui chi vince rimette in discussione e riparte da capo.
Un eventuale spostamento della stazione prevista attualmente a Susa potrebbe mettere in pausa sine-die i lavori per la realizzazione del tunnel della Orsiera, con un risparmio di 2 miliardi di euro per i prossimi anni.
Inoltre, è interessante la valutazione per cui un eventuale spostamento della nuova stazione su Bussoleno andrebbe ad utilizzare un’area già fortemente infrastrutturata, portando ad ulteriori risparmi per i cittadini.
È vero che la realizzazione di quest’opera dovrà comunque attendere il completamento del tunnel di base, che avverrà tra 10 anni circa, ma ritengo importante che la Regione Piemonte inizi fin da subito a prendere in mano il dibattito, a governarlo e ad allargarlo a più interlocutori possibili. Se si parte subito c’è il tempo per una decisione condivisa e per mettere sul tavolo – prima – compensazioni importanti alternative alla stazione per i comuni interessati.
Se grazie ad un cambio di progetto si possono ottenere importanti risparmi di denaro pubblico ed un maggiore consenso dei cittadini verso la realizzazione dell’opera, ritengo importante valutare la cosa.
Grazie all’intervento attivo di molti amministratori della Valle di Susa, in questi anni si è arrivati ad un progetto del TAV decisamente migliore rispetto al primo presentato, portando ad una riduzione dei tempi di realizzazione, ad un risparmio di denaro e ad una maggiore sostenibilità ambientale, non pregiudicando allo stesso tempo l’efficienza e l’utilità.
Questa può essere l’occasione per un approfondimento del Consiglio Regionale sui nodi ancora aperti della TAV, ad esempio il tratto Avigliana-Orbassano, il cui impatto sulla collina morenica e sull’abitato di Rivalta potrebbe essere molto pesante e del quale il progetto definitivo è in ritardo di oltre un anno. Serve maggiore chiarezza».
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Daniele Valle
Vicepresidente del Consiglio Regionale – Consigliere regionale PD