E’ sempre più verosimile che la facoltà telepatica sia prossima a essere realizzata grazie alle nuove tecnologie.
È comunemente ammesso che nel campo della ricerca psichica siamo solo alle soglie della scoperta: il prossimo secolo rivelerà meraviglie che vanno ben al di là di tutto quel che, fino ad ora, è stato svelato. L’indagine scientifica sullo spirito, la cui natura è stata a lungo discussa solo da punti di vista religiosi e metafisici, è ora considerata da pensatori avanzati non solo come praticabile, ma di fronte a un interesse in costante crescita, come imperativa.
Le esperienze trascendentali non sono più considerate allucinazioni. Si ritiene che le facoltà parapsicologiche siano insite nella personalità umana; non dobbiamo smettere di cercare sue nuove espressioni fra le facoltà osservate talvolta nell’essere umano, in particolare quelle della telepatia e dell’intercomunicazione spirituale.
Nel suo senso più ampio, la telepatia, l’azione dello spirito a distanza, implica un potenziale rapporto mentale o psichico tra esseri umani dentro o fuori dal corpo. Di questa comunicazione di spiriti incarnati, o con amici disincarnati contattati attraverso i meccanismi della seduta spiritica – non ci sono ancora prove convincenti.
Tuttavia, più di uno studioso ritiene che la facoltà telepatica sia, da sempre, in via di sviluppo tra gli uomini, che sia evolutiva e addirittura cosmica, cioè che si estenda nell’universo ovunque ci siano esseri senzienti che rispondono telepaticamente e ricevono le vibrazioni trasmesse. Gli agenti percipienti su questo pianeta possono a loro volta essere reciprocamente impressionati dal mondo trascendentale attraverso il mezzo di vibrazioni simili che trasmettono pensieri, sentimenti, simpatie, ammonizioni, ispirazioni.
La distanza non costituirebbe una barriera alla comunicazione subliminale; l’’azione telepatica potrebbe non essere prerogativa dell’essere umano, ma anche insita e caratteristica della natura animale e vi sono scienziati che provano a dimostrare la veridicità di queste teorie paragonando il nostro cervello ad un computer, provando ad inserirvi alcuni microchip, utilizzandoli per raccogliere dati e provare a trasmetterli a distanza con la sola forza del pensiero.
In pratica i microchip impiantati nel nostro cervello potrebbero, un giorno, fornire agli esseri umani un’interfaccia del tutto simile a un computer posizionato nella nostra testa, il che rappresenterebbe un’importante conquista evolutiva per la specie. A sua volta, questo dispositivo sarebbe in grado di stabilire comunicazioni e leggere informazioni dai dispositivi che utilizziamo ogni giorno, in quello che sarebbe un vero e proprio scambio di dati avvenuto telepaticamente.
Anche se la telepatia, ancora oggi, è appannaggio di prestigiatori e mentalisti che, per quanto bravi a mostrare la loro capacità a trasmettere idee a distanza, utilizzano comunque uno o più trucchi, eppure, in alcuni laboratori la possibilità che, indossando apposite attrezzature miniaturizzate il nostro cervello possa trasformarsi in una sorta di radio trasmittente viene sperimentata, ottenendo risultati sempre più promettenti.
Il chirurgo cerebrale Eric Leuthardt dell’Università di Washington utilizza quotidianamente questa metodica, cercando di comprendere quale possa essere il limite del nostro encefalo, nella trasmissione del pensiero a distanza, cercando di superarlo utilizzando sofisticate tecnologie, oggi finalmente a disposizione.
Il lavoro di Leuthardt consiste nel comprendere e analizzare le limitazioni del cervello e il modo in cui potremmo usare la tecnologia per superare i suoi svantaggi.
Il chirurgo ha affermato in una recente intervista al MIT Technology Review come i chip impiantati nel nostro cervello potrebbero un giorno dotare gli esseri umani di un’interfaccia simile a un computer, il che rappresenterebbe un importante traguardo evolutivo per la specie, la cui data ipotetica per raggiungerlo è stata ipotizzata intorno al 2038.
Per conseguire tale obbiettivo è necessario disporre di tecniche di miniaturizzazione dei componenti da inserire nell’organismo, nel caso in questione nel cervello, facendo sì che venga ad avverarsi una delle tante intuizioni visionarie anticipate da un film dal titolo “Viaggio allucinante” in cui è ipotizzata una tecnica in grado di permettere di ridurre a dimensioni ultramicroscopiche un qualunque materiale o oggetto, compresa una equipe di operatori umani per poterli inserire all’interno di un organismo con il compito di distruggere, con un laser, un embolo cerebrale.
Il film è avvincente e non mancano i colpi di scena; nel 1966, quando uscì nelle sale, era fantascienza pura, ma oggi siamo molto vicini a realizzare quanto visto oltre mezzo secolo fa.
Attualmente le possibilità offerte dalla nanotecnologia avanzata promettono possibilità apparentemente infinite e potenziali applicazioni illimitate, utilizzando una serie di nuove funzionalità per mezzo di piccolissime nanostrutture come i nanocavi e i nanomateriali (tutti decine di migliaia di volte più sottili di un capello umano).
Il dottor Leuthardt, in collaborazione con tecnici informatici, è in procinto di realizzare un dispositivo che può essere innestato nel cervello nel modo meno invasivo possibile, permettendo ad una apposita attrezzatura di diventare un’efficace interfaccia cervello-macchina.
Molte difficoltà dovranno essere ancora superate, non ultima quella del reperimento di capitali, ma la via è segnata, è sempre più alla portata degli scienziati una vera e propria integrazione neurale che ci permetterà di comunicare con le macchine senza ingombranti macchinari e, forse, di trasmettere informazioni a distanza e, di conseguenza, poter leggere nella mente delle persone, con tutto quello che può conseguire.
Questi studi complessi dimostrano che scienza e tecnologia sono prive di limiti.
La sperimentazione a cui siamo chiamati è letteralmente illimitata, una sfida che, come tutti i muri da superare che l’umanità si è trovata di fronte, impensierisce e affascina ma, come sempre, supera l’immaginazione per condurci davvero a realizzare, seppure con artefatti protesici miniaturizzati innestati nell’organismo, ma con buone probabilità di riuscita, per tutti la telepatia.
Rodolfo Alessandro Neri
La sua storia è lontana e risale al 1927, ma è a metà degli anni ’50 che i fratelli Gerla fecero conoscere la loro pasticceria sia a Torino che fuori dalle porte della città. Oggi i loro locali sono numerosi ed oltre alla sede di Corso Vittorio Emanuele 88, segnaliamo anche la croisette in corso Alcide del Gasperi 19E, il Motor Village Bistrò sito in Piazza Cattaneo 9 e la pasticceria caffetteria in Via Lagrange 34/H. Gerla non si trova però solo in Torino, ma si è spinta oltre la città anche in località montane aprendo una sede a Bardonecchia “Gerla La Tavola Rotonda” e San Sicario “ Ristorante Gerla 1927 Sporting”.
Infine e non di meno importanza, molto noti sono i catering Gerla che, oltre a fornire servizi a privati, sono in collaborazione costante con lo Stadio Olimpico Grande Torino e con il Teatro Regio, offrendo ai clienti un’eccezionale punto di ristoro. In particolare, nella location principale di Gerla 1927, che è stata luogo della nostra splendida esperienza, si può sperimentare colazione, pranzo ed un ottimo aperitivo. Le colazioni sono molto curate e rispondono ad ogni tipo di esigenza, tutti i giorni escono dai laboratori Gerla venticinque tipi diversi di brioches, tutte fatte a mano e farcite con prodotti freschi di prima qualità. La miscela di caffè scelta da Gerla è Lavazza che oltre alla caffetteria, offre Tè e Tisane. Non solo croissant ma la pasticceria offre, inoltre, un’ampia scelta di prodotti quali 75 varietà di cioccolatini , creme spalmabili, gianduiotti , macarons, biscotti, pasticceria secca e fresca e torte di ogni tipo, classiche e non. A pranzo vengono serviti piatti freschi del giorno, sia tavola calda che fredda.
L’aperitivo è molto curato , si possono scegliere tra una varietà di vini pregiati e cocktail alcolici e analcolici Il personale è molto preparato e professionale; il maitre ci ha subito consigliato un’eccellente Franciacorta . La nostra scelta quindi si è diretta verso un calice di bollicine ed il classico spritz. Entrambi serviti ad una temperatura perfetta, e, per quanto riguarda lo spritz, composto con le giuste dosi. Gli stuzzichini sono deliziosi, variano tra pizzette e mini panini in curcuma ripieni con crema di philadelphia, che vengono serviti su un elegante sheffield d’argento a “due piani”. Il nostro aperitivo si è svolto all’esterno. Il locale vanta anche una sala interna da loro denominata “L’Orangerie”, un luogo raffinato ed elegante, disponibile per pranzi aziendali, rinfreschi o semplicemente per prendersi una pausa ed evadere dalla frenesia della città. E’ stata un’esperienza senza dubbio da ripetere e da noi consigliatissima. Buon appetito e buon divertimento!

