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Fondazione Bottari Lattes… ai tempi della Pandemia

Prosegue la programmazione culturale online, mentre viene prorogato il bando per il Progetto Europeo ETI.

Monforte d’Alba (Cuneo) – Una lectio magistralis tenuta al Teatro Sociale di Alba dallo scrittore e saggista israeliano Amos Oz (Gerusalemme, 1939 – Tel Aviv, 2018), premiato nel 2016 in occasione della sesta edizione del Premio Lattes Grinzane (sezione “La Quercia”) “per la qualità letteraria e la verità umana dei suoi libri, per il suo essere grande narratore, partecipe e critico dello Stato di Israele”: è questa una delle chicche che si possono trovare via web su #PremioLattesGrinzane, pagina FB aperta, in questi tempi di grave emergenza sanitaria, dalla Fondazione Bottari Lattes (nata nel 2009 a Monforte d’Alba per volontà di Caterina Bottari Lattes) al fine di proseguire nella propria programmazione culturale in un periodo di necessaria serrata al pubblico di spazi ed eventi culturali d’ogni genere .

“Il nostro spazio virtuale di condivisione – afferma la presidente Caterina Bottari Lattes – resta sempre aperto, con notizie e attraverso testi, immagini e video delle iniziative realizzate nel corso dei nostri dieci anni di attività”. Fra le proposte quotidiane di maggior interesse, si segnalano:
– #TheBestOf per un viaggio nelle mostre organizzate tra Monforte d’Alba, il territorio cuneese e Torino, tra pittura, disegno, fotografia e scultura.
– #consiglidilettura e #rilettura, per curiosare tra i libri degli scrittori finalisti e vincitori del #PremioLattesGrinzane e ascoltare interventi dei giurati che hanno piacere di condividere con noi romanzi, saggi, poesie, per invitare giovani e adulti a leggere o rileggere testi classici e contemporanei.
– #PremioLattesGrinzane, per riascoltare (come nel caso citato di Amos Oz) alcune lectio magistralis di prestigiosi autori internazionali premiati nel corso degli anni.
Progetto Europeo ETI – Sperimentare una Trasformazione Istituzionale

Visto il perdurare della situazione di crisi sanitaria, la Fondazione di Monforte d’Alba comunica anche che la scadenza per la candidatura al Progetto è stata prorogata dal 5 al 30 aprile 2020.
Il Bando è rivolto agli artisti e chiede loro di presentare progetti innovativi con linguaggi non tradizionali per suggerire differenti modi di fruire l’arte e la cultura attraverso il coinvolgimento di nuovi spettatori, visitatori, lettori.

Il carattere innovativo del progetto risiede soprattutto nel coinvolgimento di privati e imprese. Per esprimere la propria candidatura l’artista deve, infatti, affiancarsi ad un partner privato (persona fisica o giuridica) che sia espressione di competenze specifiche, radicato in un territorio, impegnato nello sviluppo economico e sociale. Dalla viticoltura al tessile, dall’agroalimentare all’artigianato, dall’ecologia al digitale, l’artista potrà scegliere tra diversi comparti, facendo perno sulle specificità del settore economico preso in considerazione. “Non dovrà creare – precisano gli organizzatori – un’opera unica e dalla classica fruizione attraverso il modello della mostra, ma potrà ideare progetti anche immateriali che possano essere sviluppati in format culturali replicabili”.
Questo approccio permetterà di combinare format tradizionali con differenti modelli operativi, economici, di visibilità e di accessibilità, favorendo nuove vie di sviluppo dei pubblici di riferimento.
Le candidature dovranno pervenire entro il 30 aprile 2020, compilando il form online: http://eti-europe.eu/it/candidatura. La selezione sarà effettuata dai quattro enti partner del Progetto ETI.
Oltre alla Fondazione Bottari Lattes, unico partner italiano, le altre tre realtà europee sono: l’ente ideatore e capofila Ecole Nationale d’Art di Parigi (Francia); Idensitat di Barcellona (Spagna; ), Minitremu di Târgu Mureș (Romania). I partner accoglieranno gli artisti selezionati, che potranno mettere in campo azioni innovative, che forniscano all’istituzione le coordinate utili per trasformarsi in sintonia con il nuovo Millennio.

Collaborano con la Fondazione Bottari Lattes al progetto ETI nella sua tappa italiana: Alliance Française Torino, BJCEM-Biennale des jeunes créateurs de l’Europe et de la Méditerranée e Careof.
Info: book@fondazionebottarilattes.it, organizzazione@fondazionebottarilattes.it
Per approfondimenti: https://bit.ly/2WLlnKC

g. m.

Nelle foto:
– Caterina Bottari Lattes
– Amos Oz 
– Logo Progetto Europeo ETI

Libri per tutti, la solidarietà di Paideia

Fino al 27 aprile disponibili gratuitamente dieci titoli digitali nei simboli della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), pensati per favorire la lettura di tutti i bambini

Ognuno di noi può dare il suo contributo per rendere questo momento meno difficile, soprattutto per i bambini e in particolare per quelli più fragili. Così i gruppi editoriali DeA Planeta Libri, GeMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol), Giunti Editore, le case editrici del Gruppo Mondadori e la Fondazione Paideia, che partecipano al progetto per l’inclusione I libri per tutti, lanciato un anno fa grazie alla tecnologia sviluppata da PubCoderhanno deciso di mettere a disposizione gratuitamente le pubblicazioni digitali interattive nei simboli della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA).

L’intera rete, che nasce per favorire una lettura accessibile a tutti i bambini, è unita e solidale nella scelta di offrire un servizio a tutta la popolazione italiana, consentendo di accedere via internet, liberamente da qualunque luogo, ai suoi libri digitali interattivi accessibili. Le risorse digitali sono un grande aiuto per essere vicini alle famiglie e ai loro figli. I libri in simboli in versione digitale sono uno strumento che offre strategie comunicative personalizzate e modalità interattive di fruizione della lettura che possono potenziare l’accesso alla comunicazione non solo di bambini e ragazzi con disabilità e bisogni comunicativi complessi, ma anche di persone straniere e soggetti con fragilità di comunicazione di tutte le età.

 

L’elenco dei titoli disponibili gratuitamente:

 

Amici nel mare (Il Battello a Vapore) – Piemme

 Brucoverde – La Coccinella

I tre porcellini – De Agostini

Il gatto con gli stivali – De Agostini

La bella addormentata – De Agostini

Stella stellina la notte si avvicina… – La Coccinella

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza – Guanda

 Tea. Perché devi lavorare? – Giunti

Tea. E se non ci riesco? – Giunti

Tea. Perché il buio è così nero? – Giunti

Come effettuare l’accesso

In questi giorni sospesi, sarà bello ritrovarsi tutti insieme intorno ad una storia, valorizzando l’importanza dell’esperienza della lettura condivisa e accedere ai titoli gratuiti è facile: basta installare l’applicazione “I libri per tutti” disponibile gratuitamente su Apple Store e Google Play Store e scaricare qualsiasi titolo che appaia nella libreria virtuale. I libri saranno disponibili gratuitamente a partire dal 30 marzo fino al 27 aprile. Dalla data successiva saranno nuovamente in vendita a un prezzo promozionale di €4.99, come ulteriore facilitazione per l’accesso alla lettura di tutti i bambini.

Per scoprire di più sul progetto: www.ilibripertutti.it

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

Anita Nair  “Sapore amaro”  -Guanda-  euro 19,00

Anita Nair è l’autrice indiana del best seller “Cuccette per signora” (del 2001) ed ora ci incanta con questo romanzo a più voci femminili in cui intesse storie, sentimenti, paure, sconfitte e vessazioni subite da 4 protagoniste principali intorno alle quali ruotano altri personaggi memorabili. Geniale è il filo che collega le loro vite, perché la Nair fa parlare una scrittrice e scienziata 35enne morta suicida, Srilakshmi. Come si è uccisa lo scoprirete alla fine, ma l’importante è che dopo la cremazione il suo amante segreto trafuga una delle falangi sopravvissute al fuoco e la nasconde nello scomparto segreto di un mobile, condannando così la sua anima a restare sulla terra.

“Solo io sapevo che non sarei mai stata liberata. Irrecuperabile in vita. Irrecuperabile in morte. Trafugandomi e seppellendomi nel suo cuore e nel suo armadio, Markose aveva fatto si che rimanessi per sempre nel limbo”. Sono le parole con cui Srilakshmi riassume la sua tragedia.

50 anni dopo il mobile finisce per caso in un Resort, ed è proprio lì che va a nascondersi la piccola Megha di 6 anni per scappare dall’orco che le usa violenza. Il doppiofondo si apre e la falange -in cui è rimasta intrappolata l’anima che non trova pace- inizia a passare di mano in mano intersecando le vite di altre donne e le loro tragedie. Nel Resort c’è la giornalista di successo Urvashi con un matrimonio agli sgoccioli, in fuga dall’amante narcisista borderline che non accetta il rifiuto e diventa lo stalker che la perseguita in ogni modo. Poi c’è Najma, costretta a celare la mostruosità del suo viso, sfregiato con l’acido da uno spasimante respinto, davanti a spettatori che hanno finto di non vedere. Queste le traiettorie principali lungo le quali viaggia l’anima di Srilakshmi che, raccontandoci le loro vite, traccia il quadro sconsolante della condizione femminile in India. Le loro esistenze difficili che volgono in tragedie quanto più cercano di auto affermarsi ed emanciparsi da una società che le relega al fondo di tutto e sotto tutti.  Un libro che resta nel cuore.

 

Martin Caparros  “Tutto per la patria”  -Einaudi-  euro  19,50

Il giornalista e scrittore argentino, nato a Buenos Aires nel 1957 -direttore di svariate riviste culturali, laureato in Storia a Parigi e vissuto anche a New York e Madrid- imbastisce un giallo ambientato nella capitale argentina degli anni 30. L’idea gliel’ha suggerita la lettura di Camilleri e le avventure del commissario Montalbano l’hanno conquistato al punto da spingerlo a cimentarsi nello stesso genere letterario. Ambienta il suo giallo nella Buenos Aires del 1933 quando, nonostante la crisi del 29, l’Argentina era una delle 10 nazioni più ricche al mondo: un crogiolo di culture importate soprattutto da italiani e spagnoli, cantieri aperti un po’ ovunque e il via al traffico nell’incredibile Avenida 9 de Julio. Caparros fa scendere in campo il suo protagonista, Andrés Rivarola, giovane perdigiorno che si arrangia come può per vivere e sogna di comporre un tango memorabile. Si ritrova nei panni di investigatore-reporter alle prese con un mondo che ha forti echi di fascismo (sono gli anni in cui Hitler prende il potere e l’Europa sta sbandando pericolosamente) e, tra corruzione e confusione politica, i militari in Sudamerica scavalcano tutto e tutti per arrivare al vertice. La vittima è Mercedes, giovane trovata morta con la gola tagliata e, stranamente, la notizia viene nascosta per giorni. Suicidio o omicidio? Il padre accusa gli anarchici durante il funerale trasformato in comizio. A intorpidire le acque si aggiungono poi fumose sale da ballo in cui la ribellione batte nei tacchi dei “tangueiros”, ambienti malfamati, sporchi maneggi politici, il mondo del calcio (con il campione Bernabé Ferreyra che ambisce compensi da star ma si rifiuta di rientrare nella squadra argentina). Al di là della trama, che scoprirete intricata, la grande protagonista del romanzo è soprattutto Buenos Aires. La sua gente, i suoi luoghi  mitici, come  il cimitero La Recoleta (una città nella città con mausolei che sono autentiche opere d’arte) e i primi anni del professionismo calcistico. Poi Caparros si diverte prendendo di mira i circoli intellettuali dell’epoca e ritrae un Borges acerbo (la grande fama internazionale deve ancora arrivare) che infastidisce con il suo atteggiamento tra il supponente e il ridicolo, tronfio, dai versi ancora scadenti e corteggiatore di donne senza successo. Insomma un tuffo in una Buenos Aires indimenticabile.

 

 

Claudio Magris  “Polene. Occhi del mare” –La nave di Teseo- euro 20,00

Vi fa solcare mari in tempesta, veleggiare verso l’ignoto e vi travolge nei flutti salati questo libro di Magris, tra saggio, racconto, e immagini bellissime. Protagoniste le polene, mitiche statue- sculture che imperavano sulle prue delle navi, dall’antichità fino a temi più moderni (difficile stabilire l’ultimo creatore di polene, comunque nel 1907 la Marina Americana decise di toglierle dalla prua delle sue navi).

Sguardi che scrutavano l’ignoto, alcune dalle sembianze di donne fatali e seducenti, sirene adescatrici rappresentate da ammalianti sorrisi e seni procaci; altre invece sfingiche, arcigne, più demoni che angeli, o dall’aspetto energico e rompiscatole come quello delle donne che attendevano i marinai a casa. La polena più antica di cui si ha memoria nel mito sarebbe stata la testa d’ariete che indicava la rotta alla nave degli Argonauti. Ma le più affascinanti sono soprattutto le effigi femminili, a volte donne bellissime dalle forme voluttuose ispirate a modelle in carne ed ossa ritratte dagli artigiani. “Il modello ideale”..scrive Magris “il prototipo della polena è neoclassico….nasce da un vortice di vento che, alla base, sembra increspare le onde e si prolunga nella veste fluttuante, linea ondulata di onda marina trattenuta prima di disperdersi nell’informe”. Magris rintraccia storie affascinanti e suggerisce le visite a musei carichi di storie di uomini e mare, dove le  polene riposano e si lasciano ammirare: come il Valhalla alle isole Scilley, i Musei Marittimi di Anversa e Barcellona, quello di Ringkøbing in Danimarca o il National Museum of the Royal Navy a Portsmouth.

Poi con il declino della navigazione a vela anche le  polene furono trascinate a fondo da una progressiva decadenza. Molte vennero smontate dalle navi, altre, vittime di tempeste e naufragi, furono restituite dal mare smangiucchiate dall’acqua, dai pesci e dal tempo nelle profondità più buie. E Magris è abilissimo nel ripercorrere e raccontarci le loro vite e il loro destino.

 

 

Miryam Grazioso e la bellezza dei libri “imperfetti”

Informazione promozionale / “Non scrivo libri perfetti, non mi piace la perfezione, il mio libro è imperfetto come me. Ho conquistato il cuore dei lettori non con la virgola perfetta ma con il cuore di chi ha scritto e con l’anima di una persona che crede ancora che possiamo curare il nostro pianeta prima di essere presuntuosi e calpestarne altri…”. L’autrice (originaria di Venezia, oggi vive a Siracusa), è stata ospite al settantesimo festival della musica italiana  a Sanremo per  un’intervista all’interno del Palafiori

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Il Grande successo del primo volume del sequel “Giulia e i quattro mondi” che ha attirato la curiosità dei giornali e stravolto la vita dell’esordiente autrice Miryam Grazioso racconta di come dei giovani ragazzi si troveranno  ad affrontare un importante missione : salvare il mondo dalle catastrofi ambientali. 
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Il romanzo fantasy ambientato ai giorni nostri “2017”  é legato alla realtà odierna, ai fatti che ci circondano, a ciò che succede oggi, a ciò che si sente al telegiornale dà al lettore una visione diversa di come  guardare e considerare il proprio mondo. I protagonisti catapultati nel 2058, in un castello celeste vedranno con i loro occhi tramite uno schermo cosa accadrà al pianeta terra se nessuno se ne prenderà cura.  La protagonista Giulia, l’affascinante Martin e gli altri amici si troveranno a fare una dura scelta: attraversare quattro porte che li porteranno in quattro epoche differenti per salvare creature fantastiche e mitologiche in luoghi storici e attualmente visitabili con l’aiuto della magia o dimenticare tutto e attendere la fine del mondo nel 2058.
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Se decideranno di attraversare le quattro porte dovranno riuscire a inserire la giusta chiave con la giusta incisione <<La via iniziale è sempre la terra, dove tutto ebbe origine… >> L’incisione della prima chiave aprirà la porta che darà inizio a un’avventura fantasy ai confini della realtà. Il libro scritto in prima persona farà sentire ogni lettore il protagonista.  Sarà stato questo il segreto del successo della giovane Autrice? Lei si racconta così : “Non scrivo libri perfetti, non mi piace la perfezione, il mio libro è imperfetto come me. Ho conquistato il cuore dei lettori non con la virgola perfetta ma con il cuore di chi ha scritto e con l’anima di una persona che crede ancora che possiamo curare il nostro pianeta prima di essere presuntuosi e calpestarne altri… “
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L’autrice  – che è stata anche stata ospite al settantesimo festival della musica italiana  a Sanremo 2020 per  un’intervista all’interno del Palafiori – continua dicendo che il libro non solo ha attirato l’interesse dei giornalisti e dei giornali ma, visto il successo, anche l’attenzione di noti registi, ma questa è una confidenza che fa a noi. Chissà, magari un giorno vedremo le sue pagine, le pagine di “Giulia e i quattro mondi” scorrere nello schermo del cinema guardando il film “Giulia e i quattro mondi”… Sarà magia?…
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Guarda qui l’intervista:

Il Coronavirus non ferma il Premio InediTO: designati i finalisti

Nonostante l’emergenza Coronavirus e le difficoltà del momento, il Premio InediTO – Colline di Torino, punto di riferimento in Italia tra quelli dedicati alle opere inedite, non si è fermato e ha concluso la fase di selezione delle 700 opere iscritte alla diciannovesima edizione

I membri del Comitato di Lettura  formato da Valentino Fossati (sezione Poesia), Anna Francesca Vallone (sezione Narrativa-Romanzo), Francesco Delle Donne (sezione Narrativa-Racconto), Alfredo Nicotra (sezione Saggistica), Simone Carella (sezione Testo Teatrale), Eleonora Galasso (sezione Testo Cinematografico) e Valerio Vigliaturo (sezione Testo Canzone), direttore anche del concorso, hanno designato i nomi dei 49 finalisti delle sette sezioni e dei 18 autori in gara per i premi speciali “InediTO Young” in collaborazione con Aurora Penne, nonché “Alexander Langer” e “Giovanni Arpino” in collaborazione con la Città di Torino (tra i quali spiccano i nomi di Andriano Angelini Sut, tra i quarantuno candidati al Premio Strega 2018Renato Gabriellidrammaturgo, sceneggiatore e docente di Scrittura teatrale alla Scuola “Paolo Grassi” di Milano, Stefano Valentini, sceneggiatore e regista, vincitore del London Indipendent Film Festival e del Roma Indipendent Film Festival) e il cui elenco completo è consultabile sul sito www.premioinedito.it

Un lavoro complesso e determinante quello dei giovani membri del Comitato che, aderendo alla campagna #ioleggoacasa, dopo un’attenta e scrupolosa lettura, in cui sono emersi tendenze, temi e stili diversi, hanno scelto le migliori opere giunte in occasione di questa edizione a centinaia (record assoluto del premio) da tutta Italia e dall’estero (Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Svizzera, Croazia, Egitto, USA), a conferma sempre più dell’internazionalità del premio.

Le opere finaliste saranno ora sottoposte alla valutazione della super Giuria presieduta dalla scrittrice Margherita Oggero e formata dai poeti Maurizio Cucchi e Maria Grazia Calandrone, gli scrittori Enrica Tesio, Raffaele Riba, Marco Lupo (Premio Campiello opera prima 2019) e Gaia Rayneri, i filosofi e saggisti Michela Marzano Leonardo Caffo, l’attore Tindaro Granata, Emiliano Bronzino (direttore artistico di AstiTeatro), gli sceneggiatori Lisa Nur Sultan (coautrice del film “Sulla mia pelle”), Fabio Natale, il critico musicale Dario Salvatori, e la cantautrice partenopea Teresa De Sio, nonché dai vincitori della passata edizione.

La premiazione del concorso sostenuto dalla Regione Piemonte,  dalla Fondazione CRT e dalla Camera di Commercio di Torino, e che coinvolge tra i partner il Premio Lunezia, il M.E.I. (Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza, Film Commission Torino Piemonte, l’associazione Tedacà, la casa di produzione Indyca e il Festival delle Colline Torinesi, si svolgerà, compatibilmente con il ritorno graduale alla normalità, a fine maggio attraverso la consegna dei premi e un reading dedicato alle opere dei vincitori.

Il Piemonte di Salvator Gotta

Salvator Gotta, nato a Montalto Dora il 18 maggio 1887 e scomparso a Rapallo il 7 giugno 1980, è uno degli scrittori piemontesi più ‘prolifici’ quanto a produzione del secolo scorso

Monarchico e fascista (fu l’autore della versione finale del testo di ‘Giovinezza’) poco per volta è caduto nel dimenticatoio (anche per questa sua scelta di campo fatta all’epoca), a dispetto di una nutritissima serie di opere tra le quali va ricordato il celebre ‘Piccolo Alpino’.

E se fu canavesano di nascita, Montalto Dora gli ha dedicato una targa e nel paese dell’Eporediese c’è ancora chi lo ricorda bene, tuttavia ebbe anche un legame con il Monferrato. Suo nonno materno, Salvatore Pavese, infatti, era medico condotto a Valmacca e proprio il paese del Monferrato Casalese (e al contempo rivierasco lungo il fiume Po, come Casale Monferrato e Valenza) il 18 agosto del 1971 gli attribuì la cittadinanza onoraria, alla quale Gotta rispose con una bella lettera di ringraziamento indirizzata al sindaco. E, dopo la sua scomparsa, Valmacca gli ha intitolato una via. Erano luoghi quelli del Monferrato Casalese che Salvator Gotta conosceva bene, come dimostra una sua bella opera, ‘Addio Vecchio Piemonte !’, scritta nel 1970 per  tipi della Arnoldo Mondadori Editore. Il libro contiene dettagliate notizie storiche, biografiche, politiche ed ideologiche riguardanti il conte Clemente Solaro della Margherita, ministro di Carlo Alberto, re di Sardegna, prima dell’emanazione dello Statuto. Il racconto prende le mosse dalla visita di un capitano dell’esercito sabaudo al castello del marchese Rolando Della Valle a Pomaro Monferrato che annuncia alla signorina ‘la Tota’, Maria Giorcelli, che lo sovrintende, del prossimo convegno tra re Vittorio Emauele e l’imperatore Napoleone III di Francia, in quanto si era deciso che qui si tenessero i consigli di guerra tra gli alleati (siamo nel 1859 al tempo di quella che i libri di storia chiamano la seconda guerra di indipendenza) per un motivo logistico. Il re aveva posto il suo quartier generale a San Salvatore Monferrato e Napoleone la sua residenza ad Alessandria. E Maria Giorcelli, figlia del geometra Giorcelli, intendente del marchese Guasco di Bosio, era nipote di Paolo Onorato Vigliani, giureconsulto ed uomo politico molto stimato da Cavour. Maria, poi, era stata la istitutrice delle quattro figlie del conte Solaro della Margherita. Nel libro, che ha appunto come protagonista l’ex ministro del re sabaudo appunto sullo sfondo del Risorgimento italiano c’è il Piemonte, con i suoi luoghi, le sue tradizioni, gli ideali di un regno che da lì avrebbe preso il volo per diventare il Regno d’Italia, ma ci sono anche Pomaro ed il suo castello, San Salvatore Monferrato, Casale Monferrato, con descrizioni puntuali ed aderenti alla realtà, fatte da un autore che li conosceva bene e che amava il Piemonte, in particolare quel ‘Vecchio Piemonte’ al quale dice addio con una punta di nostalgia.

Massimo Iaretti

 

I libri più letti e commentati nel mese di Marzo

 Sul gruppo FB Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Cari amici lettori,

Stiamo vivendo un momento estremamente difficile e mai come ora un buon libro può essere un valido alleato per combattere noia, solitudine e smarrimento.

I libri più letti e commentati a marzo non sono novità, visto che le attività editoriali sono ridotte al minimo: sono, invece, i titoli più amati che puntualmente ritornano tra le preferenze dei nostri lettori.

Il titolo più discusso del mese è Cecità, classico di Josè Saramago, purtroppo tornato strettamente d’attualità; secondo posto nelle preferenze per Quel che resta del giorno, romanzo del premio Nobel Kazuo Ishiguro reso famoso dall’omonimo film; terzo classificato Indian Creek di Pete Fromm, curioso e divertente diario di un giovane ricercatore che trascorre un inverno da solo in mezzo alle montagne.

 

Se non è possibile leggere è sempre raccomandabile rileggere e qui di seguito mettiamo tre titoli amati dai lettori che fa sempre piacere sfogliare: Il vecchio e il mare, di Ernest Hemingway, I Miserabili di Victor Hugo e non può mancare I Promessi Sposi, anche questo tornato in auge di recente.

 

 

Per la serie: Time’s List of the 100 Best Novels, ovvero i cento romanzi più importanti del secolo XX, scritti in inglese e selezionati dai critici letterari per la rivista Times, questo mese abbiamo preso in esame tre capolavori della letteratura di genere fantascientifico: il tragico e poetico Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut, il profetico  Snow Crash di Neal Stephenson e l’altrettanto lungimirante e inquietante Ubik del grandissimo Philip K. Dick.

 

Infine, in occasione della recente Giornata Mondiale della Poesia un sondaggio tra i nostri iscritti ha decretato Pablo Neruda, seguito da Jacques Prevert e Alda Merini, il miglior cantore dell’amore: nell’invito a scoprire le sue liriche, vi invitiamo a venirci a trovare su FB per trascorrere un po’ di tempo a parlare di libri insieme a noi!

 

Podio del mese

Cecità, Josè Saramago Feltrinelli) –  Quel che resta del giorno, Ishiguro (Einaudi) – Indian Creek, Fromm (Keller)

 

Time’s List of the 100 Best Novels

Mattatoio n.5, Vonnegut (Feltrinelli) – Snow Crash, Stephenson (BUR) – Ubik, Dick (Fanucci)

 

Classici da rileggere

Il vecchio e il mare, Hemingway (Mondadori) – I Miserabili, Hugo (Mondadori) – Promessi Sposi, Manzoni (Mondadori)

 

Testi di Valentina Leoni, grafica e impaginazione di Claudio Cantini redazione@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

Bernard Minier “Una fottuta storia”  -Baldini & Castoldi-  euro 20,00

 

Un thriller di oltre 500 pagine da divorare, lasciandovi trasportare tra continui colpi di scena in cui le carte in tavola vengono mescolate di continuo, buoni e cattivi si invertono e quando la soluzione sembrerebbe a portata di mano …si riparte seguendo una nuova tangente imprevedibile. E’ magnifico l’intreccio dello scrittore francese 59enne Bernard Minier: dialoghi scorrevoli, senso del ritmo e finale a sorpresa. Tutti elementi che potrebbero trasformare il libro in un film di successo. La storia è ambientata a Glass Island nello Stato di Washington. L’isola è finzione letteraria per la quale Minier si è ispirato a 4 isole molto reali: 3 nello stato di Washington, la 4°canadese, Bowen Island, nella Columbia Britannica. Scenario della vicenda è un tranquillo arcipelago abitato dalle solite poche anime che si conoscono tutte; mentre d’estate è un’ambita meta turistica raggiungibile col traghetto. E’ proprio a bordo di uno di questi che inizia il rebus: due adolescenti, i fidanzatini Henry Walker e Naomi Sanders, litigano, poi la ragazza scompare e viene ritrovata cadavere su una spiaggia deserta, impigliata in una rete da pesca. Il primo ad essere sospettato è proprio il 16enne Henry, figlio adottivo di Liv e France, coppia omosessuale errabonda che ha attraversato l’America fermandosi sempre in sistemazioni temporanee. Sono approdate sull’isola da 4 anni, con l’ansia di un segreto da nascondere per cui obbligano Henry a un profilo basso: nessuna foto scolastica, né profili social e tanto meno album di famiglia. Ad aggiungere pepe alla storia si aggiungono un misterioso investigatore privato, un  magnate con ambizioni politiche alla ricerca del figlio che non ha mai conosciuto… e il resto è tutto da scoprire, pagina dopo pagina.

 

 

 

Massimo Onofri “Isolitudini. Atlante letterario delle isole e dei mari”  -La nave di Teseo-  euro  23,00

Questo è un po’ il libro dei libri, e se amate mari e isole è l’itinerario da seguire per collegare scrittori e luoghi, scoprendo anche pagine di autori che magari non conoscevate. Onofri ha fatto un lavoro raffinato ed enciclopedico, diviso in blocchi –dalla Grecia all’Oceano Indiano, dall’Estremo Oriente al Grande Nord, passando per i Poli estremi e i Tropici- ripercorrendo pagine che raccontano paesaggi, climi, avventure, narrativa di viaggio e tanto altro, sostenuto dalla sua erudizione sconfinata, che però non inciampa in noia o pedanteria.

Iniziate l’avventura solcando gli oceani dei cinque continenti, con artisti, scrittori ed esploratori (come James Cook e Shackleton), appartenenti a più epoche e latitudini. Partite con Lawrence Durrel che nel 1935 approda a Corfù, poi veleggiate da costa a costa con mostri sacri come Lord Byron ed Edgar Allan Poe, transitate nelle opere di Defoe e R.L.Stevenson, di Salgari e Melville, scoprite le rotte nordiche con Stig Dagerman, Tove Jansson e Björn Larsson. E l’avventura letteraria continua sulle orme di Jack London e il suo Pacifico, su quelle di Mark Twain, sfiorando Islanda e isole Faer Øer, per arrivare a Cape Cod di Thoureau. Scoprirete anche curiosità inedite, come  la storia di atolli minuscoli o quella intrigante di Redonda. Isola disabitata dell’arcipelago delle Sopravento sotto la giurisdizione di Antigua e Barbuda “…un gigantesco scoglio di tre km quadrati” acquistato da un banchiere nel 1865 che si proclamò re, per arrivare allo scrittore spagnolo Javier Marias che, dopo complicate vicende, ne diventa sovrano nel 1997. Insomma 474 pagine di pura avventura letteraria fino ai confini più estremi delle acque che ricoprono il globo.

 

 

Dorothy Wipple  “Le sorelle Field”  – Astoria-  euro 20,00

Dorothy Whipple (nata nel 1893, morta nel 1966) è stata un’autrice inglese di successo nella prima metà del secolo scorso, con al suo attivo una decina di romanzi in cui radiografava in modo arguto pregi e difetti delle classi medio-alte, la complessità dei rapporti umani e il ruolo delle donne relegate nella nicchia di angeli del focolare. In questo libro, ambientato negli anni 30 del 900, protagoniste sono le tre sorelle Field: un grande affetto condiviso, ma destini molto diversi, determinati soprattutto dagli uomini che sceglieranno e dal limitato perimetro che all’epoca si concedeva alle donne col matrimonio.

C’è Lucy che, da quando la madre è morta, ha rinunciato al sogno di studiare ad Oxford e si è letteralmente sacrificata per la famiglia, caricandosi sulle spalle la cura del padre vedovo, crescendo i  fratelli e le due sorelline, Charlotte di 13 anni e Vera di 11.

Lucy è una donna equilibrata e solida che sposa William, uomo innamorato, intelligente e rispettoso; il loro sarà un matrimonio felice e senza scossoni, anche se il destino non gli concederà di avere figli. Ma lei e William hanno trovato la loro formula per un’unione serena e felice. Non altrettanto si può dire delle sorelle, che lei cercherà di salvare.

La più sfortunata è  decisamente Charlotte che si innamora di Geoffry, uomo orribile e squallido, che intuiamo opportunista fin dalla sua prima apparizione. Ma è nel matrimonio che darà il peggio di sé: rozzo venditore dalla bottiglia facile, terrorizza con la sua violenza moglie e figli. Un despota che vorremmo prendere a schiaffi, sadico che non lascia traccia sui corpi delle sue vittime, ma le distrugge in modo profondo, spietato e subdolo. Leggere le cattiverie che mette in atto e la sudditanza della moglie, la sua incapacità di proteggere almeno i figli, vi farà ribollire di rabbia. Ma è anche la testimonianza che la violenza psicologica sul gentil sesso non è solo cosa di oggi. Però allora non avevano voce in capitolo o megafoni con cui denunciare.

Poi c’è l’autentica bellezza della famiglia, Vera, che miete vittime al suo passaggio e rivela dosi massicce di egoismo e narcisismo. Sposa un adorante Brian, uomo un po’ sfocato e noioso, e avranno dei figli. Ma Vera non è predisposta a fare passi indietro per il bene altrui: moglie fedifraga e madre assente vive tutta concentrata su se stessa, ritenendosi libera di fare tutto ciò che vuole. Qui  sarà lei a distruggere il marito.. e vedrete con che sviluppi.

Addio all’altro papà di Asterix

È morto in Francia Albert Uderzo, il disegnatore di Asterix. È stato stroncato nel sonno da una crisi cardiaca. Aveva 92 anni e insieme a René Goscinny ( morto a 51 anni, nel 1977) creò il celebre personaggio dei fumetti nel 1959. Nato nel dipartimento della Marna da genitori italiani è stato uno dei grandi disegnatori che hanno incantato intere generazioni. Se è vero che la sua morte lascia un grande vuoto è altrettanto vero che i suoi personaggi – Asterix, Obelix, Idefix e tutti altri – vivranno per sempre.

 

Nel 50 avanti Cristo tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! Un villaggio dell’Armorica, abitato da irriducibili Galli resiste ancora e sempre all’invasore. E la vita non è facile per le guarnigioni legionarie romane negli accampamenti fortificati di Babaorum, Aquarium, Laudanum e Petibonum..”

Le avventure a fumetti di Asterix il Gallico, nota e fortunata serie ideata dai francesi René Goscinny e Albert Uderzo, iniziavano con questo “incipit”. I due geniali autori d’Oltralpe crearono le strisce dove il protagonista era un piccolo e orgoglioso guerriero gallo dall’elmo alato, con casacca nera e pantaloni rossi, un paio di baffi giallo-polenta e lo sguardo furbo e allegro. Asterix il gallico apparve per la prima volta sul n° 0 del periodico a fumetti “Pilote”. Era il 29 ottobre 1959 e, in pratica, sia il giornale che la serie degli irriducibili Galli – su sceneggiatura di Goscinny e disegni di Uderzo – vedevano la luce lo stesso giorno. Inizialmente, Asterix avrebbe dovuto essere l’unico personaggio principale della storia, ma Uderzo insistette affinché il piccolo protagonista avesse una spalla. E così venne ideato Obelix, corpulento trasportatore di menhir dai pantaloni a strisce bianchi e blu, con il volto incorniciato da capelli intrecciati e baffi rossicci. Accanto a lui (dal 1963 in poi), venne introdotto l’ inseparabile e fido Idefix: un cagnolino “ecologista”, che soffre terribilmente quando vede maltrattare o sradicare un albero, ululando il suo dolore. Gli autori collocarono questi stravaganti Galli in Armorica (l’attuale Bretagna), dotandoli di una forza straordinaria grazie agli effetti di una pozione magica preparata dal druido Panoramix. Così il villaggio era in condizione di resistere ostinatamente alle legioni di Cesare, restando l’unica enclave libera della Gallia dal dominio imperiale di Roma.

Dal 1959 al 2015, gli albi ufficiali di Asterix sono stati 36 e Goscinny (morto a 51 anni, nel 1977) nel tratteggiare i caratteri dei due principali protagonisti scelse anche di ridistribuirne i ruoli. In questo modo Asterix diventò l’eroe quasi perfetto mentre i difetti franco-gallici andarono a ricadere sul grosso Obelix: suscettibile, irascibile, goloso di cinghiali arrosto e dispensato dal bere la pozione poiché – essendo caduto da piccolo in una pentola colma del magico intruglio – ne aveva perennemente assimilato il formidabile beneficio. Per i legionari romani questi Galli rappresentano un vero e proprio incubo e nei frequenti scontri – pur non accadendo mai nulla d’irreparabile – hanno sempre la peggio fino ad essere costretti a rovinose ritirate. Una folla di personaggi popolano il villaggio armoricano. Dal “capo” Abraracourcix e sua moglie Beniamina fino al bardo Assurancetourix, dal canto straziante che provoca nubrifagi tanto che, al termine del grande banchetto che tradizionalmente conclude ogni avventura, per zittirlo, viene legato e imbavagliato. A questi vanno aggiunti il pescivendolo Ordinalfabetix e sua moglie Ielosubmarine (che ha vita dura in un villaggio di mangiatori di cinghiali), l’irascibile  fabbro Automatix, il decano Matusalemix ( che, a dispetto dei suoi 93 anni ha una moglie giovane e carina) e la bella Falbalà.

Quest’ultima è la ragazza con più “charme” del villaggio, dove ha fatto ritorno dopo aver studiato per anni a Condate (l’odierna Rennes, nota città universitaria). Il suo fascino è come un fulmine a ciel sereno che colpisce tutti gli uomini del villaggio e in particolare Obelix. Tutti venerano Toutatis,  il dio celtico della guerra, della fertilità e della ricchezza e temono solo che il cielo gli “caschi sulla testa“. Nella saga compaiono anche altri personaggi, spesso ricorrenti nelle storie, come il mercante fenicio Grandimais o Beltorax,  cugino di Asterix che vive in Britannia, adora il cinghiale bollito in salsa di menta e, come tutti i britanni, ama bere acqua calda, la bevanda nazionale che nei secoli a venire si arricchirà di foglioline di tè. Un caso a parte è quello degli sfortunati pirati vichinghi guidati da Barbarossa che, nel tentativo di assalire navi da carico e potersi così ripagare i debiti contratti per la loro imbarcazione,  incontrano spesso Asterix e Obelix e  finiscono per essere ogni volta picchiati e affondati. Oltre ai film d’animazione, Asterix e Obelix sono stati protagonisti anche di quattro pellicole, con cast piuttosto importanti.

Nella prima, del 1999, “Asterix & Obelix contro Cesare”, oltre a Gérard Depardieu nei panni di Obelix ( personaggio che interpreterà in tutti i film) ci sono Christian Clavier (Asterix), Roberto Benigni (Lucius Detritus) e  Laetitia Casta (Falbalà). Tre anni dopo, in “ Asterix & Obelix – Missione Cleopatra”, oltre alla conferma della coppia Clavier-Depardieu compare nei panni della regina egizia l’affascinante Monica Bellucci. Nel 2008, nel cast di “Asterix alle Olimpiadi”, Clovis Cornillac eredita il personaggio di Asterix e , oltre a numerose stelle dello sport come Zidane e Michael Schumacher, c’è Alain Delon ad interpretare Giulio Cesare. Infine, nel 2012, quando sui grandi schermi compare “Asterix e Obelix al servizio di Sua Maestà”, è Édouard Baer a dare il volto ad Asterix mentre Catherine Deneuve è la regina Cordelia e Luca Zingaretti interpreta un generale romano.Le storie degli irriducibili galli sono ironiche e divertenti e, più che stimolare sentimenti nazionalistici – come sottolineato, erroneamente, da alcuni osservatori – sono un esempio abbastanza raro di autoironia transalpina, dove emergono più i difetti che le virtù degli abitanti del villaggio bretone anche se, a fare le spese di quel loro carattere piuttosto deciso, sono quasi sempre i centurioni e i soldati delle legioni dell’Aquila.

Marco Travaglini

 

L’importanza vitale della lettura

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Karl Popper scrisse un saggio nel quale dimostrava come la televisione facesse male. Di Popper e della sua “Società aperta” mi ritengo da sempre un discepolo, ma quel libretto mi era sembrato poco convincente  forse perché non amo particolarmente la Tv di cui non sono mai  dipendente perché a casa, quand’ero bambino, la televisione era giustamente razionata

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Adesso sto riscoprendo il suo valore della  critica popperiana perché tutte le televisioni in epoca di pandemia drammatizzano, insistendo in modo intollerabile, su un tema di cui abbiamo purtroppo piena consapevolezza  Insistere in modo martellante significa creare una paura sociale dagli sbocchi imprevedibili che nessun psicologo sarà mai in grado di lenire. Spettacolizzare il virus appare davvero demenziale. Vespa è giunto a fornire in tv i sintomi del coronavirus, incurante degli effetti devastanti di notizie così generiche e allarmanti che possono sconvolgere la vita delle persone.
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Le comunicazioni televisive  del presidente del Consiglio in piena notte, sabato scorso,  in modo generico e pasticciato hanno creato altro gravissimo  allarme. Non così in linea di massima di può dire per la carta stampata, se si  escludono alcuni articoli in cui i soliti intellettuali si sono esibiti nelle loro riflessioni conformiste e inutili che, per fortuna, ormai leggono in pochi. L’alternativa agli “arresti domiciliari”  non è la Tv e non sono  nemmeno i giornali di  carta che obbligano gli edicolanti a tenere aperti i loro esercizi, come fossero un pubblico servizio mentre in realtà sono letti da una minoranza. L’alternativa è la lettura, la scoperta dei grandi libri che diano una valenza di più ampio spessore alla quotidianità drammatica che viviamo.
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Siamo stati abituati a vivere, seguendo la velocità del tempo, la nevrosi indotta dalla fretta e dalla superficialità di un consumismo che stiamo per perdere.   Neppure in spiaggia, d’estate, si vede gente che legge libri. Siamo tutti attratti dall’ iPhone o dal tablet, chattiamo e telefoniamo in modo nevrotico. Le pagine scritte dei grandi scrittori (non degli scrittorelli di oggi che sono insulsi e perdono d’ interesse  con  i ritmi di una  scadenza da yogurt) riescono a distoglierci dalla drammaticità del contingente che così non  è più un elemento unico ed assoluto di confronto. La cultura così negletta e trascurata riassume oggi una grande rilevanza vitale.
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Anche per chi non è un lettore abituale  leggere diventa uno strumento vitale per affrontare la drammaticità del presente. Flaubert, Zola, Proust, Tolstoj Manzoni, Verga, Pirandello, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, Gozzano Montale, Tomasi di Lamoedusa , tanto per citare alcuni esempi. La biografia di Cavour di Rosario Romeo o la Storia d’Italia di Croce o le Lettere dal carcere di Gramsci , per non  parlare di Dante, una lettura  suprema ,sempre rigenerante, con il commento insuperato di Sapegno. Sono semplici indicazioni . Eviterei i vari Baricco e i vari Serra che nei  momenti difficili non riescono neppure a farci sorridere. I giornalistini che scrivono libri possono rimanere chiusi nelle librerie, con la speranza che presto vadano al macero. Hanno invaso la nostra vita per troppi anni, complice la Tv marchettara, oggi debbono tacere.
Scrivere a quaglieni@gmail.com